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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Marinelli e Paolucci su nuovo rapporto Gimbe su sanità: “Nuova bocciatura” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903031809271.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"abruzzolive.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://abruzzolive.it/marinelli-e-paolucci-su-nuovo-rapporto-gimbe-su-sanita-nuova-bocciatura/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Una nuova bocciatura per la sanità abruzzese, alla luce dei dati dell’ultimo rapporto della Fondazione GIMBE, tra le più autorevoli realtà indipendenti di analisi e monitoraggio del Servizio sanitario nazionale. Dopo otto anni di governo della destra, la Regione deve rispondere dei risultati ottenuti: disavanzi sanitari, mobilità passiva, difficoltà di accesso alle prestazioni e cittadini costretti a rinunciare alle cure. La sanità è uno dei tanti ‘vorrei’ di questa maggioranza: un settore nel quale gli annunci non sono stati accompagnati da risposte strutturali. I numeri devono diventare il punto di partenza per una verifica seria delle politiche adottate e per individuare responsabilità e soluzioni”, dichiarano il segretario regionale del Partito Democratico Daniele Marinelli e Silvio Paolucci, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, commentando i dati sulla sanità abruzzese e le criticità che emergono sul fronte economico, organizzativo e dell’accesso alle cure.                             L’Aquila, bar del Teatro, servizi al palazzo di Giustizia e spazi in piazza Duomo: via l’iter per nuovo affidamento                                                 9 Ottobre 2026                            Lanciano, Taxi e Ncc, approvato il nuovo regolamento, Memmo: regole chiare e controlli effettivi sulle licenze                                                 9 Ottobre 2026                    “Partiamo dai conti. Nel 2018 le quattro ASL abruzzesi registravano perdite complessive per circa 20,8 milioni di euro, con un avanzo dopo le coperture della Gestione sanitaria accentrata (GSA). La Regione Abruzzo presenta infatti a consuntivo 2018 un avanzo di 0,088 milioni di euro, considerando le risorse della GSA. Al quarto trimestre 2024 il disavanzo è arrivato a 180,7 milioni: quasi 160 milioni in più. Per il 2025, il complesso delle ASL registra invece un disavanzo di 74.514.276 euro, in diminuzione rispetto al 2024, anche se il dato delle aziende sanitarie resta pesante – analizzano Marinelli e Paolucci -. A fronte di questo squilibrio, per il 2024 sono stati stimati circa 42,5 milioni di maggiore gettito dall’addizionale regionale IRPEF, nell’ambito di una manovra fiscale sanitaria superiore a 113 milioni di euro. Significa che, mentre la Regione non riesce a riportare stabilmente in equilibrio il sistema, una parte del conto continua a ricadere sulle tasche degli abruzzesi. Il finanziamento nazionale del Servizio sanitario è certamente un problema: nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del PIL, contro una media del 7,1% nei Paesi europei dell’area OCSE. Ma la carenza di risorse nazionali non può diventare l’alibi per coprire le responsabilità regionali. Governare significa anche organizzare meglio i servizi, programmare il personale, ridurre gli sprechi e garantire ai cittadini risposte adeguate”. I due esponenti Dem richiamano quindi il dato che, più di ogni altro, misura le conseguenze concrete delle difficoltà del sistema: “Nel 2024 il 12,6% degli abruzzesi, quasi 160mila persone, ha rinunciato a visite o esami. La media nazionale è del 9,9% e l’Abruzzo risulta secondo in Italia, dopo la Sardegna, per quota di cittadini che rinunciano alle prestazioni sanitarie. In un solo anno si contano oltre 43mila persone in più. Non è un indicatore astratto: significa che per una parte della popolazione curarsi è diventato difficile. È su questo che una politica sanitaria dovrebbe essere giudicata. Anche la mobilità sanitaria conferma le difficoltà. Il saldo negativo è passato dai 71,2 milioni del 2018 a oltre 104 milioni nel 2024, con un peggioramento del 46,1%. Il dato dimostra che l’Abruzzo continua a non riuscire a rispondere a una parte significativa della domanda di salute dei propri cittadini. E sulle liste d’attesa i recuperi documentati a fine 2023 erano ancora insufficienti: appena il 28% dei ricoveri chirurgici arretrati del 2020-2021 e il 29% della specialistica dello stesso periodo. Per gli screening del 
2022, il recupero si fermava al 21% per il primo livello e al 27% per il secondo. Per alcuni interventi, come quelli alla prostata, il rispetto dei tempi arrivava appena al 28%. La Regione dica quanti cittadini sono ancora in attesa e con quali tempi potranno ottenere le prestazioni”. Quanto al tema della capacità produttiva degli ospedali. “I dati sulle dimissioni mostrano che nei presidi considerati si è passati da 158.631 dimissioni nel 2018 a 135.482 nel 2025: 23.149 in meno, pari a una riduzione del 14,59%. A Ortona il calo sfiora il 40%, a Castel di Sangro raggiunge il 39%, a Sulmona quasi il 30%, ad Avezzano supera il 23% e a Lanciano il 22%. La riduzione dei ricoveri non dimostra, da sola, un peggioramento dell’assistenza, ma pone una domanda inevitabile: dove è stata trasferita questa attività e come vengono presi in carico oggi i pazienti? La Giunta deve fornire dati e spiegazioni, non lasciare interrogativi aperti”. Sui livelli essenziali di assistenza, il recupero non cancella il terreno perso. “Nel 2018 l’Abruzzo aveva ottenuto 209 punti nella Griglia LEA, collocandosi all’ottavo posto tra le Regioni. Nel 2022 la Regione è tornata non adempiente e nel 2023 risultava insufficiente in due aree su tre. Il recupero registrato nel 2024 va riconosciuto, ma nella comparazione elaborata da GIMBE, l’Abruzzo è ancora al tredicesimo posto. Non è un risultato che cancella il terreno perso.Dopo l’uscita dal commissariamento nel 2016, a distanza di dieci anni l’Abruzzo è ancora in Piano di rientro. Non solo non si è avuto il coraggio di chiedere l’uscita dal Piano, ma oggi, alla luce dei disavanzi, torna persino lo spettro di un nuovo commissariamento. Se ci troviamo nuovamente davanti a disavanzi pesanti, pressione fiscale, mobilità passiva e rinuncia alle cure, è evidente che il risanamento non può considerarsi compiuto. La stessa analisi di GIMBE sui Piani di rientro richiama la necessità di affiancare al controllo dei conti una reale riorganizzazione dell’assistenza”.Il Pd punta l’attenzione anche sulle scelte organizzative e sulle risorse investite. “Il PNRR rappresenta un’occasione decisiva per costruire una sanità territoriale più vicina alle persone. Ma non bastano gli edifici: Case e Ospedali di Comunità devono funzionare con personale adeguato, orari certi, continuità assistenziale e reale presa in carico. I dati richiamati sulla rimodulazione dei finanziamenti e sui definanziamenti, che secondo le informazioni disponibili supererebbero i 13,6 milioni di euro, richiedono un chiarimento puntuale. La Regione renda noto quali strutture siano effettivamente operative, con quali professionisti e per quante ore al giorno. Una struttura realizzata o rendicontata non equivale automaticamente a un servizio pienamente funzionante. Anche la rete ospedaliera resta una questione aperta: l’individuazione dei due DEA di secondo livello è stata rinviata a un termine di 36 mesi dal documento tecnico. Una decisione strategica per l’emergenza-urgenza e l’alta complessità non può essere sostituita da ulteriori rinvii, come Marsilio fa con tutte quante le questioni apicali dell’Abruzzo, lo abbiamo visto ieri all’ultimo Consiglio regionale. Quale modello ospedaliero si intende realizzare? Come saranno distribuite le specialità sui territori e con quali tempi?”Infine, il dato sulla spesa per la fornitura di personale. “Secondo i numeri riportati negli appunti relativi al rapporto, i contratti passano da 3,81 milioni di euro nel 2024 a 74,93 milioni nel 2025: oltre 71 milioni in più in un solo anno, con l’Abruzzo al terzo posto in Italia per valore assoluto. È una cifra che richiede trasparenza. Vogliamo sapere quali ASL abbiano sottoscritto questi contratti, per quali professionalità, con quali operatori e a quali costi. La carenza di personale è un problema reale, ma proprio per questo le scelte devono essere motivate, verificabili e sostenibili. Dopo otto anni la destra deve spiegare perché il disavanzo sanitario resta così pesante, perché tanti cittadini continuano a curarsi fuori regione o rinunciano alle prestazioni, perché i re
cuperi sulle liste d’attesa restano incompleti e perché una spesa così rilevante per il personale non è accompagnata da risultati chiaramente leggibili per i cittadini”.    
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		<title><![CDATA[L’Aquila, bar del Teatro, servizi al palazzo di Giustizia e spazi in piazza Duomo: via l’iter per nuovo affidamento ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903031909272.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"abruzzolive.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://abruzzolive.it/laquila-bar-del-teatro-servizi-al-palazzo-di-giustizia-e-spazi-in-piazza-duomo-via-liter-per-nuovo-affidamento/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lanciano, Taxi e Ncc, approvato il nuovo regolamento, Memmo: regole chiare e controlli effettivi sulle licenze                                                 9 Ottobre 2026                            Marinelli e Paolucci su nuovo rapporto Gimbe su sanità: “Nuova bocciatura”                                                 9 Ottobre 2026                    L’Aquila. Bar del Teatro, servizi al Palazzo di Giustizia e spazi della struttura in vetro di Piazza Duomo: il Comune avvia l’iter per i nuovi affidamentiLa Giunta comunale ha approvato l’atto di indirizzo per la valorizzazione di alcuni spazi e servizi di proprietà del Comune dell’Aquila, avviando il percorso che porterà alla pubblicazione di un avviso pubblico per raccogliere manifestazioni di interesse. L’obiettivo è dare una nuova destinazione e rendere nuovamente fruibili alcuni spazi situati in luoghi importanti della città.Gli spazi interessati sono il bar del Teatro Comunale “Nazzareno De Angelis”, il bar-ristoro e i distributori automatici del Palazzo di Giustizia e due spazi all’interno della struttura in vetro di Piazza Duomo.In particolare, il bar del Teatro Comunale “Nazzareno De Angelis” sarà affidato in locazione per sei anni, prorogabili per altri sei. L’aggiudicazione avverrà sulla base del maggior rialzo rispetto al canone posto a base di gara e il gestore dovrà garantire l’apertura del bar negli orari di apertura del Teatro.Il bar-ristoro del Palazzo di Giustizia sarà affidato in concessione di servizi per sei anni, rinnovabili per ulteriori sei, così come i distributori automatici di bevande e alimenti presenti nella struttura.Per quanto riguarda invece i due spazi della struttura in vetro di Piazza Duomo, è prevista una concessione amministrativa d’uso a titolo oneroso per attività legate all’informazione, alla cultura, alla comunicazione e alla promozione del territorio. La durata e le modalità della concessione saranno definite in una fase successiva.Il Comune procederà ora alla pubblicazione di un avviso pubblico unico, suddiviso in quattro lotti. L’avviso avrà una prima funzione esplorativa e consentirà agli operatori interessati di conoscere le condizioni, le caratteristiche degli spazi e le modalità per manifestare il proprio interesse. Al termine di questa fase saranno avviate le singole procedure per l’affidamento dei quattro lotti.“Con questo primo atto vogliamo mettere a valore spazi di proprietà comunale che possono tornare a svolgere una funzione concreta al servizio della città. Si tratta di luoghi diversi, ma accomunati dalla possibilità di ospitare attività e servizi capaci di migliorarne la fruizione e renderli più vivi. La pubblicazione dell’avviso rappresenta il prossimo passaggio per aprire questa opportunità agli operatori interessati, con procedure trasparenti e condizioni chiare”, hanno dichiarato il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e l’assessore al Patrimonio Vito Colonna.
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		<title><![CDATA[Lanciano, Taxi e Ncc, approvato il nuovo regolamento, Memmo: regole chiare e controlli effettivi sulle licenze ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903031009279.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"abruzzolive.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://abruzzolive.it/lanciano-taxi-e-ncc-approvato-il-nuovo-regolamento-memmo-regole-chiare-e-controlli-effettivi-sulle-licenze/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’Aquila, bar del Teatro, servizi al palazzo di Giustizia e spazi in piazza Duomo: via l’iter per nuovo affidamento                                                 9 Ottobre 2026                            Marinelli e Paolucci su nuovo rapporto Gimbe su sanità: “Nuova bocciatura”                                                 9 Ottobre 2026                    “Il Consiglio comunale di Lanciano ha approvato, nella seduta del 7 ottobre, il nuovo regolamento per i servizi taxi e noleggio con conducente (NCC). L’approvazione del regolamento deve tradursi ora in un impegno concreto per la legalità e la qualità del servizio. Chi lavora rispettando le regole, sostenendo costi e adempiendo ai propri obblighi deve essere tutelato. Le licenze disponibili vanno rimesse in campo e assegnate a chi le esercita nel rispetto delle leggi”. A sottolinearlo è Paola Memmo, Capogruppo comunale della Lega.“Un ringraziamento – prosegue – va all’assessore al Commercio Maria Ida Troilo per la collaborazione e il contributo al lavoro sul nuovo regolamento. Il confronto tra l’assessorato, gli uffici competenti e il Consiglio comunale è fondamentale per dare risposte concrete alla città e agli operatori del settore.Per la Lega è essenziale accompagnare il nuovo regolamento con verifiche puntuali sulla regolarità delle licenze taxi e delle autorizzazioni NCC, sul mantenimento dei requisiti richiesti e sulle effettive modalità di svolgimento del servizio. Il messaggio – aggiunge – è chiaro: stop alle licenze abusive e all’utilizzo irregolare delle autorizzazioni. Chiediamo che ogni eventuale irregolarità venga accertata dagli uffici competenti e affrontata con gli strumenti previsti dalla normativa, nel rispetto delle garanzie di tutti. Le regole devono valere per ciascun operatore. Un servizio affidabile e trasparente è essenziale per i cittadini, per chi raggiunge Lanciano per lavoro e per i visitatori, e contribuisce all’accoglienza e allo sviluppo della città.L’obiettivo è dare ai cittadini maggiori garanzie e agli operatori regolari condizioni di concorrenza leale. All’approvazione – conclude – devono seguire risultati concreti, primo fra tutti il bando pubblico”.
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		<title><![CDATA[Diritto alla salute, il 9° Rapporto GIMBE: “sempre più condizionato da reddito e residenza”. Negli ultimi 4 anni € 18,8 miliardi di “tagli invisibili” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902915309150.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902915309150.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"aliautonomie.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:10:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://aliautonomie.it/2026/10/09/diritto-alla-salute-il-9-rapporto-gimbe-sempre-piu-condizionato-da-reddito-e-residenza-negli-ultimi-4-anni-e-188-miliardi-di-tagli-invisibili/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Pierpaolo Sagone3-4 minutiLa Fondazione GIMBE ha presentato il 7 ottobre 2026 presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati il 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN), documentando come il diritto alla tutela della salute sia sempre più condizionato dal luogo di residenza e dalle disponibilità economiche dei cittadini.Negli ultimi quattro anni il SSN ha subito € 18,8 miliardi di “tagli invisibili”, mentre nel triennio 2027-2029 si profila un divario cumulativo di € 32,3 miliardi tra finanziamento e previsioni di spesa. Nel 2025 le famiglie hanno sostenuto direttamente € 42,4 miliardi di spesa sanitaria; persistono profonde diseguaglianze territoriali nell’accesso ai LEA e alla mobilità sanitaria e la crisi del personale continua a indebolire la capacità del servizio pubblico di garantire cure tempestive ed eque. Un medico su quattro e un infermiere su cinque censiti dall’OCSE non lavorano nel SSN, mentre per il personale sanitario si stima una minore spesa cumulativa di € 36,8 miliardi rispetto a uno scenario con quota di spesa invariata ai livelli del 2012.Il Rapporto analizza inoltre la fase conclusiva della Missione 6 Salute del PNRR. Tutti gli obiettivi finali sono stati rendicontati alla Commissione europea, ma le evidenze pubblicamente disponibili non consentono ancora una verifica indipendente completa del loro conseguimento. La sfida, dal 2027, sarà soprattutto valutare se strutture, tecnologie e servizi siano realmente operativi, dotati di personale adeguato e capaci di migliorare accesso, qualità ed esiti dell’assistenza.Il quadro che emerge conferma che il problema non è soltanto aumentare nominalmente le risorse, ma garantire che siano adeguate ai bisogni di salute e accompagnate da riforme capaci di rafforzare il servizio pubblico. Senza un’inversione di rotta, il rischio è che il SSN continui progressivamente a perdere la capacità di assicurare universalità, uguaglianza ed equità, ampliando il divario tra chi può pagare e chi è costretto ad attendere o rinunciare alle cure.È per questo che la Fondazione GIMBE ha aggiornato e ampliato il Piano di Rilancio del SSN: 16 linee di intervento per orientare e monitorare le politiche di Governo e Regioni, dal finanziamento pubblico alla governance Stato-Regioni, dall’esigibilità dei LEA al personale sanitario, dal rafforzamento dell’assistenza territoriale al rapporto pubblico-privato, dalla sanità integrativa alla prevenzione, ricerca e digitalizzazione.Un Piano che mantiene come bussola l’articolo 32 della Costituzione e i princìpi fondanti del SSN e che, in vista delle prossime consultazioni elettorali, costituirà il riferimento della Fondazione GIMBE per valutare i programmi sulla sanità di tutte le forze politiche.Perché la salute non è un privilegio riservato a chi può permetterselo, ma un diritto costituzionale che deve essere garantito a tutti
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		<title><![CDATA[Rapporto GIMBE sul SSN: i numeri su fondi, medici, infermieri e rinunce alle cure ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902903009023.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902903009023.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"biomedicalcue.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:35:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.biomedicalcue.it/rapporto-gimbe-sul-ssn-i-numeri-su-fondi-medici-infermieri-e-rinunce-alle-cure/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Carolina ValdinosiIl 7 ottobre 2026, nella Sala della Regina della Camera dei Deputati, la Fondazione GIMBE ha presentato il suo 9° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale. Il documento mette in fila i conti pubblici della sanità, la spesa che resta in carico alle famiglie, i numeri del personale, i risultati delle Regioni nei Livelli essenziali di assistenza e lo stato della Missione 6 del PNRR. La tesi di fondo, riassunta dal presidente Nino Cartabellotta in apertura, è che il sistema continui a produrre buoni esiti di salute, con un'aspettativa di vita elevata e una bassa mortalità evitabile, mentre perde la capacità di garantire prestazioni eque e tempestive a tutti.La frase che ha circolato di più è sua: «oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami». Dietro lo slogan c'è però una quantità di dati che merita di essere letta con calma, distinguendo le cifre ufficiali (ISTAT, OCSE, Ragioneria Generale dello Stato, Ministero della Salute, ANAC) dalle elaborazioni della Fondazione, che in alcuni casi costruiscono scenari ipotetici per misurare quanto il sistema avrebbe ricevuto a parità di condizioni. Questa guida ripercorre il Rapporto sezione per sezione, spiegando cosa misura ogni numero e cosa invece non può dire.Punti chiave    Tra il 2022 e il 2026 il Fondo sanitario nazionale è salito da 125,4 a 142,9 miliardi di euro, ma la sua quota sul PIL è scesa dal 6,27% al 6,14%, una differenza che GIMBE quantifica in 18,8 miliardi nel periodo 2023-2026.    Secondo le elaborazioni GIMBE su DPFP 2026 e Legge di Bilancio 2026, nel triennio 2027-2029 la spesa sanitaria prevista supera il Fondo di 32,3 miliardi complessivi, che senza nuovi stanziamenti ricadranno sulle Regioni.    Nel 2025 le famiglie italiane hanno pagato di tasca propria 42,4 miliardi di euro per la salute, su una spesa sanitaria totale di 190,1 miliardi.    Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita o un esame, contro il 7,6% del 2023.    Il 26,1% dei medici e il 19,6% degli infermieri censiti dall'OCSE in Italia non lavorano nel servizio pubblico, e il Paese ha 1,2 infermieri per medico contro una media OCSE di 2,4.    Dei 10 obiettivi della Missione 6 Salute inclusi nell'ultima rata del PNRR, solo 3 risultano verificabili in modo indipendente sulle evidenze pubbliche disponibili al 30 settembre 2026.Che cos'è il Rapporto GIMBE e come va lettoLa Fondazione GIMBE è un ente con sede a Bologna che da anni conduce un monitoraggio indipendente sul Servizio sanitario nazionale attraverso la campagna "Salviamo il nostro SSN". Il Rapporto annuale è il suo prodotto principale. L'edizione 2026 analizza sette aree, cioè finanziamento pubblico e riparto alle Regioni, spesa sanitaria, Livelli essenziali di assistenza, sprechi e inefficienze, personale, Missione 6 Salute del PNRR e ruolo del privato. A queste si aggiunge l'aggiornamento del cosiddetto Piano di rilancio del SSN, una proposta di politica sanitaria articolata in sedici linee di intervento.Per leggere bene il documento conviene tenere separati due tipi di informazione. Ci sono i dati osservati, come la spesa delle famiglie rilevata da ISTAT o il numero di medici dipendenti certificato dalla Ragioneria Generale dello Stato. E ci sono le stime controfattuali, che rispondono alla domanda "quanto ci sarebbe stato se una certa quota fosse rimasta costante". I due numeri più citati del Rapporto, i 18,8 miliardi di tagli invisibili e i 36,8 miliardi mancanti al personale, appartengono alla seconda categoria. Sono calcoli legittimi e dichiarati come tali dalla Fondazione stessa, che non li presenta come riduzioni di bilancio effettive. Il testo integrale, con figure e tabelle, è disponibile sul portale dedicato al 9° Rapporto GIMBE sul Servizio sanitario nazionale.Il finanziamento pubblico e i tagli invisibiliIl Fondo sanitario nazionale è la somma che lo Stato mette a disposizione ogni ann
o per finanziare il servizio pubblico, poi ripartita tra le Regioni. Tra il 2022 e il 2026 è cresciuto di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 a 142,9 miliardi. In valore assoluto, quindi, la sanità ha ricevuto più soldi ogni anno.Il quadro cambia quando lo stesso fondo viene rapportato al prodotto interno lordo. Nel 2022 il Fondo valeva il 6,27% del PIL. Negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l'eccezione del 6,14% previsto per il 2026. La Fondazione ha quindi calcolato quanto sarebbe stato stanziato tra il 2023 e il 2026 se il rapporto fosse rimasto fermo al livello del 2022, usando i dati ISTAT sul PIL a prezzi correnti per gli anni 2023-2025 e la stima contenuta nel Documento programmatico di finanza pubblica per il 2026. La differenza cumulata è di 18,8 miliardi.Cartabellotta la descrive come la misura delle «risorse inferiori rispetto a quelle che il SSN avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto FSN/PIL del 2022». È un indicatore di priorità politica, perché dice quanta parte della ricchezza prodotta dal Paese viene destinata alla sanità pubblica. Chi lo legge deve sapere che dipende dall'anno scelto come riferimento. Con un anno base diverso il risultato cambierebbe.Il confronto con il 2010 e il peso dell'inflazioneIl Rapporto aggiunge un secondo confronto, su un arco più lungo. Dal 2010 al 2026 il Fondo sanitario nominale è cresciuto di 37,5 miliardi. Una volta depurato dall'inflazione generale calcolata da ISTAT, però, il finanziamento del 2026 torna sostanzialmente ai livelli del 2010. Nel frattempo la popolazione è invecchiata e sono aumentati i costi dei nuovi farmaci e delle tecnologie diagnostiche. Secondo la Fondazione, «limitarsi a comunicare i miliardi stanziati non basta a dimostrare che il SSN sia adeguatamente finanziato».Va precisato che l'inflazione generale misura l'andamento dei prezzi al consumo nel loro complesso. I costi specifici della sanità (stipendi del personale, prezzi dei farmaci innovativi, apparecchiature) seguono dinamiche proprie, che possono essere più o meno rapide. Il deflattore scelto da GIMBE è quindi un'approssimazione ragionevole, e la Fondazione lo dichiara esplicitamente.L'Italia nel confronto internazionaleSui dati OCSE il Rapporto colloca la spesa sanitaria pubblica italiana del 2025 al 6,2% del PIL, contro una media dei Paesi OCSE del 7,1%. In termini pro capite, misurati in dollari a parità di potere d'acquisto per neutralizzare le differenze di prezzo tra Paesi, l'Italia spende 3.952 dollari per abitante. Sono 909 dollari meno della media OCSE e 1.013 meno della media dei Paesi europei. Tra i sette Paesi del G7 l'Italia è ultima per spesa sanitaria pubblica pro capite.La tabella OCSE riportata dal Rapporto permette di vedere anche la composizione della spesa privata. Il totale privato italiano, 1.385 dollari pro capite, è quasi identico alla media OCSE di 1.407. Cambia però il modo in cui viene pagato. La quota out of pocket, cioè versata direttamente dalle famiglie al momento della prestazione, è di 1.189 dollari, superiore del 12,3% alla media OCSE. La quota intermediata da fondi e assicurazioni, 196 dollari, è inferiore del 43,7%. Il paziente italiano, in altre parole, paga di più di tasca propria e dispone di meno strumenti che lo proteggano dal costo improvviso di una cura.Cartabellotta ha tradotto il divario con la media europea in euro, moltiplicandolo per i quasi 59 milioni di residenti, e ha indicato una cifra superiore ai 36 miliardi. Lo ha definito «una voragine scavata negli ultimi 15 anni da Governi di ogni colore». Il calcolo è indicativo, perché converte una media a parità di potere d'acquisto in un fabbisogno di bilancio, ma rende l'ordine di grandezza della distanza.Il DPFP 2026 e il divario di 32,3 miliardiIl Documento programmatico di finanza pubblica 2026, approvato il 2 ottobre, contiene le previsioni di spesa sanitaria fino al 2029. In valore nominale la spesa sale da 141,5 miliardi nel 2025 a 148,8 nel 2026, fino a 1
60 miliardi nel 2029. In rapporto al PIL, invece, la quota passa dal 6,4% del 2026 al 6,3% nel triennio 2027-2029. I tassi di crescita annui previsti sono del 5,2% per il 2026, poi dell'1,9%, del 2,6% e del 2,8%.Il punto più delicato riguarda la distanza tra due grandezze diverse. La spesa sanitaria prevista dal DPFP indica quanto il sistema costerà, mentre il Fondo sanitario nazionale stabilito dalle leggi di bilancio indica quanto lo Stato si impegna a finanziare. Secondo le elaborazioni GIMBE su Legge di Bilancio 2026 e DPFP 2026, la forbice tra le due voci vale 7,6 miliardi nel 2027, 10,7 nel 2028 e 14 nel 2029, per un totale di 32,3 miliardi nel triennio.La lettura della Fondazione è che, senza nuovi stanziamenti statali, la differenza ricadrà sui bilanci regionali. Le Regioni avrebbero allora due strade per mantenere i conti in equilibrio, aumentare le imposte locali o ridurre i servizi. «In entrambi i casi, il costo ricadrà ancora una volta sui cittadini», ha detto Cartabellotta. Va ricordato che le leggi di bilancio dei prossimi anni possono modificare il Fondo, quindi il divario è una proiezione sulle norme attualmente in vigore e non un deficit già scritto.Come vengono ripartiti i fondi tra le RegioniUna volta stabilito il Fondo, la parte cosiddetta indistinta viene distribuita alle Regioni sulla base di criteri fissati dalla Conferenza Stato-Regioni e recepiti con delibera CIPESS. Per il 2025 la quota media è di 2.218 euro per abitante. I valori vanno dai 2.143 euro della Provincia autonoma di Bolzano ai 2.319 del Molise.Il caso che il Rapporto mette in evidenza è la Campania, che con 2.173 euro pro capite riceve la quota più bassa tra le Regioni a statuto ordinario. Il criterio principale del riparto è la popolazione pesata per età, perché gli anziani consumano più prestazioni. La Campania è la Regione più giovane d'Italia e per questo riceve meno, nonostante condizioni socioeconomiche sfavorevoli e una speranza di vita alla nascita quasi tre anni inferiore a quella della Provincia autonoma di Trento.Dal 2023 il riparto include anche indicatori di mortalità precoce e di deprivazione socioeconomica. Secondo GIMBE il loro peso è però marginale, lo 0,75% ciascuno. La conseguenza è che i fondi seguono soprattutto la struttura per età della popolazione e molto poco la distribuzione reale dei bisogni di salute, che dipendono anche da reddito, istruzione e condizioni abitative.Quanto spendono le famiglie italiane per curarsiSecondo i conti sanitari ISTAT (sistema SHA), la spesa sanitaria totale del 2025 ammonta a 190,1 miliardi di euro. Di questi, 140,8 miliardi sono spesa pubblica, 42,4 miliardi sono pagati direttamente dalle famiglie e quasi 7 miliardi passano attraverso fondi sanitari, assicurazioni, istituzioni senza scopo di lucro e imprese. La cifra pubblica rilevata da ISTAT differisce leggermente dai 141,5 miliardi indicati nel DPFP per lo stesso anno, perché le due fonti appartengono a sistemi contabili diversi.Rispetto al 2024 la spesa out of pocket è scesa dell'1%, pari a 434 milioni in meno. La spesa intermediata è salita del 10,1%, con 642 milioni in più. Dentro questa voce corrono soprattutto le assicurazioni sanitarie volontarie, passate da 4,69 a 5,29 miliardi, con una crescita del 12,7%. Le istituzioni senza scopo di lucro sono salite del 3,1% e le imprese del 2,6%.Il lieve calo della spesa diretta potrebbe sembrare una buona notizia. Il Rapporto invita però a non leggerlo così, e la spiegazione sta nella sezione successiva. Sul fronte della sanità integrativa, Cartabellotta avverte che se il servizio pubblico arretra «fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura», e chiede regole e vigilanza perché la sanità integrativa completi le tutele del SSN senza sostituirle.Le rinunce a visite ed esamiIl dato che più di altri descrive l'accesso reale alle cure viene dall'indagine ISTAT sulle condizioni di salute. Nel 2024 oltre 5,8 milioni di pers
one, il 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato ad almeno una visita o un esame di cui avevano bisogno. Nel 2023 la quota era del 7,6%. Circa 4 milioni di persone hanno indicato come motivo i tempi di attesa, 3,1 milioni le ragioni economiche. Le due cause non si escludono, perché ciascuno poteva indicarle entrambe.Qui si capisce perché la spesa out of pocket non è considerata un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche. Da una parte non registra le prestazioni a cui le persone rinunciano perché non possono permettersele, dato che una visita non fatta non genera alcuna spesa. Dall'altra comprende anche acquisti che il servizio pubblico non è tenuto a coprire, come prestazioni fuori dai LEA o beni e servizi a basso valore clinico. Una diminuzione della spesa privata può quindi convivere con un peggioramento dell'accesso, ed è esattamente ciò che i dati 2024 e 2025 lasciano ipotizzare.La Fondazione parla di un «debito sanitario» che genera interessi di salute, economici e sociali. L'immagine si riferisce a un meccanismo noto in medicina, quello delle diagnosi ritardate. Un controllo saltato oggi può tradursi domani in una malattia scoperta in fase più avanzata, più costosa da trattare e con prognosi peggiore.I LEA e la pagella del Nuovo sistema di garanziaI Livelli essenziali di assistenza sono le prestazioni che il servizio pubblico deve garantire a tutti, gratuitamente o con il pagamento di un ticket. Il Ministero della Salute verifica ogni anno se le Regioni li rispettano attraverso il Nuovo sistema di garanzia, che assegna un punteggio da 0 a 100 in tre macro-aree (prevenzione, assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera). Per risultare adempiente una Regione deve superare la soglia di 60 in ciascuna delle tre.Nel 2024 le Regioni e Province autonome adempienti sono 18 su 21, contro le 13 del 2023. Le tre inadempienti sono la Calabria, ferma a 52 nell'area distrettuale, la Sicilia, a 49 nella prevenzione, e la Provincia autonoma di Bolzano, a 59 nella prevenzione. In cima alla classifica si trovano Veneto (96, 95, 97), Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte, con punteggi sopra 85 in tutte le aree.Il Rapporto osserva però che 6 delle 18 Regioni promosse hanno almeno una macro-area con un punteggio compreso tra 60 e 69, appena sopra la soglia. Dalla tabella ministeriale si tratta di Basilicata, Campania, Marche, Molise, Sardegna e Valle d'Aosta. Il Molise, per esempio, ha ottenuto esattamente 60 nell'area ospedaliera. Nello stesso anno in cui la pagella migliora cresce anche la quota di popolazione che rinuncia alle cure. Secondo Cartabellotta «la pagella ministeriale migliora, ma non misura l'effettiva esigibilità dei LEA», perché una Regione può risultare formalmente in regola mentre una parte dei suoi cittadini fatica ad accedere ai servizi.La mobilità sanitaria e i nuovi LEAUn altro indicatore delle disuguaglianze territoriali è la mobilità sanitaria interregionale, cioè il valore delle cure ricevute da pazienti fuori dalla propria Regione di residenza, che la Regione d'origine rimborsa a quella che eroga la prestazione. Nel 2023 ha raggiunto 5,15 miliardi di euro, il valore più alto dal 2010. Ogni paziente che si sposta porta con sé una parte del bilancio sanitario della propria Regione, che paga un altro sistema per una cura che non è riuscita a offrire.Dal 30 ottobre 2026 entreranno in vigore i LEA aggiornati, dopo un'attesa di quasi dieci anni. La Fondazione accoglie la novità con una riserva precisa. Inserire una prestazione nell'elenco dei LEA la rende un diritto sulla carta, ma serve verificare che le Regioni abbiano personale, tecnologie e organizzazione per erogarla in tempi ragionevoli e in modo uniforme.Il personale sanitarioLa sezione sul personale è la più ricca del Rapporto, e contiene il dato che smonta un luogo comune molto diffuso, quello secondo cui in Italia mancherebbero medici in assoluto.Quanto si spende per chi lavora nel SSNNel 2025 la spesa per il perso
nale dipendente e convenzionato ammonta a 52,2 miliardi di euro. La sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è però scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9%. Se la quota fosse rimasta costante, tra il 2012 e il 2025 al personale sarebbero andati 36,8 miliardi in più, di cui 23,9 negli anni 2020-2025. Anche in questo caso, come precisa lo stesso Rapporto, si tratta della differenza cumulata rispetto a uno scenario ipotetico e non di un taglio nominale.Il messaggio della Fondazione è che il servizio pubblico ha perso attrattività e che i professionisti non si trattengono con gli appelli. Cartabellotta indica tre leve, cioè retribuzioni competitive, condizioni di lavoro compatibili con la vita privata e prospettive di carriera.Tanti medici, ma non nel servizio pubblicoSecondo l'OCSE l'Italia dispone di 5,8 medici ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 4,0, e si colloca al secondo posto su 34 Paesi che forniscono il dato. Il numero, però, conta tutti i medici abilitati e attivi. Dei 339.256 censiti dall'OCSE, almeno 88.258, il 26,1%, non lavorano nel SSN e non frequentano percorsi di formazione post-laurea come le scuole di specializzazione. Più di un medico su quattro, dunque, esercita altrove, nel privato puro, all'estero o in attività diverse.Da qui una conseguenza che il Rapporto esplicita. Aumentare i posti nei corsi di laurea in Medicina non garantisce più medici al servizio pubblico, soprattutto nelle specialità e nei territori dove servono davvero. I medici dipendenti del SSN nel 2024, secondo la Ragioneria Generale dello Stato, sono 108.243, pari a 1,84 ogni 1.000 abitanti. Anche qui le differenze regionali sono ampie, con valori compresi tra 1,35 del Molise e 2,56 della Sardegna.Il confronto internazionale sulle retribuzioni non mostra per i medici uno scarto evidente. Secondo i dati OCSE riportati nel Rapporto, un medico specialista italiano guadagna in media 147.782 dollari a parità di potere d'acquisto, contro una media OCSE di 145.795, con l'Italia al diciassettesimo posto su 32 Paesi. La fuga dal servizio pubblico, quindi, non si spiega solo con lo stipendio medio, e le altre due leve indicate dalla Fondazione (condizioni di lavoro e carriera) pesano almeno altrettanto.Medici di famiglia e pediatriLe carenze più gravi si concentrano in alcune specializzazioni e nell'assistenza primaria. Al 1° gennaio 2025 la Fondazione stima che manchino 5.716 medici di medicina generale. Il calcolo assume come riferimento ottimale un medico ogni 1.200 assistiti, un parametro scelto dalla Fondazione. Mancherebbero anche 497 pediatri di libera scelta, per il 78,7% concentrati in tre Regioni, Lombardia, Piemonte e Veneto. Sono stime basate sui dati SISAC, la struttura che gestisce la contrattazione per la medicina convenzionata.Infermieri, il problema è il numeroPer gli infermieri la situazione è opposta a quella dei medici. L'Italia ne conta 6,9 ogni 1.000 abitanti contro 9,7 della media OCSE, una dotazione inferiore del 29%. Anche qui una parte consistente lavora fuori dal servizio pubblico. Dei 407.750 infermieri censiti dall'OCSE, almeno 79.926, il 19,6%, non operano nel SSN. Gli infermieri dipendenti del servizio pubblico nel 2024 sono 279.990, pari a 4,75 ogni 1.000 abitanti, con valori che vanno da 3,75 in Lombardia a 6,78 in Liguria.Le cause indicate dal Rapporto sono soprattutto due. La prima è la formazione, con 19,5 laureati in Infermieristica ogni 100.000 abitanti contro 43,6 della media OCSE, il che colloca l'Italia al trentaquattresimo posto su 38 Paesi. La seconda è la retribuzione. Un infermiere ospedaliero italiano guadagna in media 49.730 dollari a parità di potere d'acquisto contro i 67.773 della media OCSE, il 27% in meno, con l'Italia al trentesimo posto su 36.Il risultato è uno squilibrio strutturale tra le due professioni. In Italia ci sono 1,2 infermieri per ogni medico, la metà della media OCSE di 2,4, e il Paese si colloca al trentesimo posto su 33. Per l'organizzazione dei reparti e dell'assistenza domic
iliare il dato ha conseguenze concrete, perché molte attività di monitoraggio, presa in carico dei cronici e continuità assistenziale ricadono sul personale infermieristico.Il fenomeno dei gettonistiPer coprire i turni scoperti molte aziende sanitarie hanno fatto ricorso a cooperative e agenzie che forniscono personale a gettone. Sui dati ANAC, il valore dei contratti per servizi di fornitura di personale ha raggiunto 1,06 miliardi di euro nel biennio 2024-2025, con 496 milioni nel primo anno e 568 nel secondo, un aumento del 15%. I contratti riferiti specificamente ai medici sono passati da 31 a 50 milioni, con una crescita del 62%, mentre quelli per il personale infermieristico sono scesi da 24 a 13 milioni.Il legislatore è intervenuto per limitare il ricorso ai gettonisti. Secondo Cartabellotta lo stop normativo, da solo, non riporta medici e infermieri nei reparti e rischia di lasciare scoperti servizi essenziali se non è accompagnato da misure di reclutamento e permanenza nel SSN.Pubblico e privato, due tipi di offerta da non confondereIl Rapporto insiste su una distinzione che nel dibattito pubblico spesso si perde. Esiste un privato accreditato e convenzionato, che fa parte del SSN, eroga prestazioni per conto del servizio pubblico ed è pagato con fondi pubblici. E c'è un privato puro, che il cittadino paga di tasca propria o attraverso una polizza.Nel 2023, delle 29.386 strutture sanitarie censite dal Ministero della Salute, 17.042 (il 58%) sono private accreditate e 12.344 (il 42%) pubbliche. Il peso del privato accreditato varia molto secondo il tipo di assistenza. Raggiunge l'85,1% nell'assistenza residenziale, il 78,4% in quella riabilitativa, il 72,8% nella semiresidenziale e il 59,7% nella specialistica ambulatoriale. Negli ospedali la distribuzione è quasi paritaria, con 511 strutture pubbliche e 485 private accreditate.La spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto nel 2025 i 29,4 miliardi, il 25,9% in più rispetto al 2012. In proporzione alla spesa sanitaria pubblica la sua quota è scesa al 20,8%, il valore più basso dell'intero periodo 2012-2025. In proporzione, il convenzionamento pesa oggi meno che in qualsiasi altro anno dal 2012.Dove la crescita è netta è nel privato puro. La spesa delle famiglie presso strutture non accreditate, tracciata dal Sistema Tessera Sanitaria, è passata da 3,05 miliardi nel 2016 a 8,2 miliardi nel 2024, con un aumento del 169%. Nello stesso anno la spesa privata presso le strutture accreditate ha raggiunto anch'essa 8,2 miliardi. Per GIMBE i numeri documentano l'espansione di un «secondo binario» dell'offerta sanitaria, riservato a chi può pagare o dispone di un fondo o di una polizza.La Missione 6 Salute del PNRRIl 29 settembre 2026 il Governo ha trasmesso alla Commissione europea la decima e ultima richiesta di pagamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per la Missione 6 Salute la rata comprende nove target e una milestone, che il Governo dichiara raggiunti e che ora attendono la validazione europea.La Fondazione ha confrontato ciascun obiettivo con le evidenze pubblicamente disponibili al 30 settembre 2026. Il risultato è che solo 3 dei 10 obiettivi sono verificabili in modo indipendente. Il primo è la telemedicina, con 566.321 assistiti registrati sulla piattaforma Agenas a dicembre 2025 a fronte di una soglia di 300.000. Il secondo riguarda gli interventi di edilizia sanitaria ex articolo 20 della legge 67/1988, con pagamenti documentati negli open data per oltre 227 milioni contro i 225 richiesti. Il terzo è il Fascicolo sanitario elettronico, che secondo il cruscotto nazionale ha raggiunto il 98,9% sull'indicatore richiesto, con una soglia fissata al 90%.Per gli altri sette obiettivi mancano dati pubblici abbastanza dettagliati. Il Governo, nella sua relazione al Parlamento, rendiconta per esempio 1.270 Case della Comunità (il target ne chiedeva almeno 1.038) e 327 Ospedali di Comunità (contro un minimo di 307). Lo stesso vale per 
i 6.034 posti di terapia intensiva e semi-intensiva e per le 3.173 apparecchiature diagnostiche collaudate. Non sono però pubblici gli elenchi con codice di progetto, sede, data di attivazione e relazioni dei periti indipendenti che consentirebbero di controllare struttura per struttura.GIMBE precisa che "non verificabile integralmente" non significa "non raggiunto". Significa che un osservatore esterno non può accertarlo con le informazioni disponibili. La Fondazione chiede quindi un monitoraggio pubblico continuo, con dati aperti pubblicati almeno ogni sei mesi. Dal 2027, osserva Cartabellotta, la domanda cambia e diventa se le strutture costruite funzionano davvero, se hanno il personale necessario e quale effetto producono su accesso, esperienza dei pazienti ed esiti di salute. Il rischio, per le Case della Comunità in particolare, è quello di edifici completati ma privi di medici e infermieri sufficienti, un tema che si lega direttamente ai numeri sul personale visti sopra e alle riflessioni sulla riorganizzazione della medicina territoriale dopo il PNRR.Il Piano di rilancio del SSN e le elezioni del 2027L'ultima parte del Rapporto aggiorna il Piano di rilancio del Servizio sanitario nazionale, che la Fondazione presenta come una cornice strategica costruita a partire dalle criticità documentate. Le linee di intervento sono sedici. Toccano il finanziamento pubblico adeguato ai bisogni, una governance tra Stato e Regioni capace di ridurre i divari, l'aggiornamento continuo dei LEA e la loro esigibilità uniforme, le politiche sul personale, il rafforzamento dell'assistenza territoriale integrata con ospedale e servizi sociali. Comprendono anche la riduzione di sprechi e inefficienze, le regole del rapporto tra pubblico e privato, il riordino della sanità integrativa e gli investimenti in prevenzione, ricerca e digitalizzazione.Rispetto alle edizioni precedenti il Piano dà più spazio alla sicurezza e alla manutenzione del patrimonio edilizio e tecnologico, ai dati aperti e alla partecipazione dei cittadini. La Fondazione ha annunciato che nel 2027 lo userà come griglia per valutare i programmi sanitari dei partiti in vista delle elezioni politiche, perché, nelle parole di Cartabellotta, «i cittadini hanno il diritto di conoscere azioni e omissioni della politica nella tutela della loro salute». Ogni impegno di spesa sanitaria andrà comunque misurato con i vincoli di finanza pubblica, un tema che riguarda la nuova governance economica europea e i conti pubblici italiani.Tra le righe della tabella sul PNRR c'è un dettaglio che riassume bene il problema della verificabilità. Il target sulla formazione richiedeva la pubblicazione dell'elenco di almeno 290.000 dipendenti del SSN iscritti ai corsi sulle infezioni ospedaliere. Il portale ministeriale riporta 293.386 persone "formate", un numero sopra la soglia, ma l'elenco degli iscritti previsto dal target non risulta pubblicato e il rapporto tra iscritti e formati resta da chiarire. Su una delle poche voci della Missione 6 che riguardano direttamente le persone, e non gli edifici o le macchine, il dato esiste ma non è ancora controllabile da chi sta fuori.Domande frequentiChe cosa sono i tagli invisibili di cui parla il Rapporto GIMBE?Sono le risorse che il Servizio sanitario nazionale avrebbe ricevuto se il Fondo sanitario fosse rimasto al 6,27% del PIL, il livello del 2022. Il Fondo è cresciuto in euro, ma la sua quota sulla ricchezza nazionale è scesa. Tra il 2023 e il 2026 GIMBE stima una differenza cumulata di 18,8 miliardi.Quanto spendono di tasca propria le famiglie italiane per la sanità secondo il Rapporto GIMBE?Secondo i dati ISTAT riportati nel Rapporto GIMBE, nel 2025 la spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie è stata di 42,4 miliardi di euro, in calo dell'1% sul 2024. Altri 7 miliardi circa passano da fondi e assicurazioni, la cui spesa è cresciuta del 10,1% in un anno.Perché in Italia mancano medici se ne abbiamo più della media OCSE?L'Italia conta 5,8 me
dici ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 4,0, ma almeno il 26,1% non lavora nel servizio pubblico né frequenta una specializzazione. Le carenze si concentrano in alcune specialità e nella medicina generale, dove GIMBE stima 5.716 medici di famiglia mancanti al gennaio 2025.Quante persone rinunciano alle cure in Italia per attese o costi?Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita o un esame, secondo i dati ISTAT citati da GIMBE. Circa 4 milioni hanno indicato i tempi di attesa e 3,1 milioni le difficoltà economiche, con la possibilità di segnalare entrambi i motivi.Gli obiettivi del PNRR Salute sono stati raggiunti?Il Governo dichiara raggiunti i nove target e la milestone della Missione 6 inclusi nell'ultima rata, ora in attesa di validazione europea. Il monitoraggio GIMBE ne verifica in modo indipendente solo 3 su 10, perché per gli altri mancano dati pubblici dettagliati, il che non equivale a un mancato raggiungimento.Quali Regioni non rispettano i LEA nel 2024?Nella verifica del Nuovo sistema di garanzia del Ministero della Salute risultano inadempienti nel 2024 Calabria, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano, ciascuna sotto la soglia di 60 in una macro-area. Le Regioni adempienti salgono a 18 su 21, ma sei restano tra 60 e 69 in almeno un'area.Segui Biomed CuE
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		<title><![CDATA[Lavoro, salari e sanità: da Catanzaro la Cgil rilancia la mobilitazione nazionale e regionale - Calabria.Live ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902978609731.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"calabria.live" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:43:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="1165" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902978609731.PDF"><![CDATA[calabria.live]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://calabria.live/lavoro-salari-e-sanita-da-catanzaro-la-cgil-rilancia-la-mobilitazione-nazionale-e-regionale/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Oggi siamo qui, in questo attivo, per serrare le file e proseguire il percorso verso la mobilitazione nazionale sui temi della pace, del lavoro, dei salari e della difesa della Costituzione, con particolare attenzione all’autonomia differenziata». È quanto ha dichiarato Enzo Scalese, segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, nel corso dell’attivo dei quadri e dei delegati della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, che si è svolto nella sala Giuditta Levato del Museo Musmi, nel Parco della Biodiversità di Catanzaro.L’incontro ha collegato le ragioni della manifestazione “Insieme sulla Via Maestra”, promossa dalla Cgil insieme a oltre cento associazioni e realtà della società civile, alle criticità del territorio calabrese: perdita del potere d’acquisto, difficoltà nell’accesso alle cure, caro energia e carburanti, fragilità dell’occupazione e divari nei servizi.Scalese ha richiamato le difficoltà della sanità regionale, facendo riferimento al report Gimbe sulle liste d’attesa e alla necessità di garantire ai cittadini calabresi gli stessi diritti riconosciuti nel resto del Paese. Nel suo intervento anche la solidarietà agli agricoltori impegnati nelle proteste, che stanno portando in piazza il disagio di una parte importante dell’economia regionale.«Come lavoratori e lavoratrici viviamo quotidianamente le difficoltà legate alla perdita del potere d’acquisto di salari e stipendi. È un problema sociale che in Calabria si presenta con particolare intensità: al caro carburante si aggiunge il caro carrello della spesa, con persone costrette a rinunciare anche a beni e necessità quotidiane», ha sottolineato Scalese.La mobilitazione nazionale si lega quindi agli appuntamenti regionali già in preparazione. «Chiediamo di sostenere la manifestazione del 17 ottobre e leghiamo questo appuntamento alle mobilitazioni regionali già in cantiere per il 14 novembre a Cosenza, Reggio Calabria e Vibo Valentia», ha aggiunto il segretario dell’Area Vasta, indicando tra le priorità la sanità e la necessità di «restituire dignità al lavoro, ai lavoratori e alle lavoratrici».Il segretario generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta, ha ribadito la continuità dell’impegno del sindacato, dai referendum alle iniziative di protesta. «Questo appuntamento assume un valore particolare per i temi che affronta: welfare, salari, pace e difesa della Costituzione», ha affermato, criticando il percorso del Governo sull’autonomia differenziata e sostenendo che non tenga conto delle sentenze della Consulta.Trotta ha inoltre evidenziato la questione salariale, l’aumento del costo della vita e dell’energia e le difficoltà dei trasporti in Calabria. «Il 17 ottobre saremo in piazza insieme alle cento associazioni della Via Maestra. Abbiamo ripreso questo percorso perché riteniamo necessario che anche la società civile si mobiliti per costruire un’opposizione sociale», ha dichiarato.Per il segretario regionale, gli appuntamenti di ottobre e novembre rispondono a una stessa esigenza: portare le rivendicazioni generali dentro le condizioni concrete della Calabria. «Il caro energia, il caro gasolio, i salari bassi e i rischi dell’autonomia differenziata incidono su un mercato del lavoro e su una società già fragili, mentre i giovani continuano ad andare via», ha sottolineato.Nel suo intervento anche una critica alla comunicazione dei governi nazionale e regionale, giudicata distante dalle difficoltà delle famiglie. Trotta ha contestato gli annunci sulle presenze turistiche e sull’apertura dell’ospedale di Sibari, sostenendo che l’avvio dei soli ambulatori non equivalga alla piena operatività della struttura. «Siamo alla politica degli annunci, sia a livello nazionale sia regionale. Si racconta che tutto vada bene, mentre aumentano i poveri, come rileva l’Istat, e diminuisce il potere d’acquisto», ha affermato.L’attivo di Catanzaro si inserisce nella piattaforma della Via Maestra, che tiene insieme lavoro, pace, ambiente, wel
fare e Costituzione. Tra gli obiettivi, occupazione stabile e adeguatamente retribuita, contrasto alla precarietà e alle disuguaglianze, investimenti e politiche industriali capaci di accompagnare la transizione ecologica tutelando i lavoratori. Sul versante dei diritti sociali, la mobilitazione richiama la garanzia di sanità, istruzione, cura e assistenza, insieme alla difesa del potere d’acquisto delle pensioni e al sostegno delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie.Il prossimo appuntamento sarà sabato 17 ottobre a Roma: il concentramento è previsto alle 13.30 in piazza della Repubblica, da dove il corteo raggiungerà piazza del Popolo, con conclusione indicata intorno alle 17. Il percorso proseguirà il 14 novembre con le tre manifestazioni in Calabria, a Cosenza, Vibo Valentia e Reggio Calabria. (rcz)   
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		<title><![CDATA[Lavoro, salari e sanità: da Catanzaro la Cgil rilancia la mobilitazione nazionale e regionale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903064809701.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"catanzaroinforma.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Trotta: «Le rivendicazioni nazionali in Calabria hanno un peso ancora maggiore». Appuntamenti il 17 ottobre a Roma e il 14 novembre a Cosenza, Vibo Valentia e Reggio Calabria</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.catanzaroinforma.it/cronaca/2026/10/09/lavoro-salari-e-sanita-da-catanzaro-la-cgil-rilancia-la-mobilitazione-nazionale-e-regionale/428703/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rafforzare la partecipazione alla manifestazione nazionale del 17 ottobre a Roma e preparare le mobilitazioni regionali del 14 novembre, mettendo al centro salari, sanità, servizi pubblici, pace e difesa della Costituzione. È il percorso rilanciato dall’attivo dei quadri e dei delegati della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, che si è svolto nella sala Giuditta Levato del Museo Musmi, nel Parco della Biodiversità di Catanzaro.L’incontro ha collegato le ragioni della manifestazione “Insieme sulla Via Maestra”, promossa dalla Cgil insieme a oltre cento associazioni e realtà della società civile, alle criticità del territorio calabrese: perdita del potere d’acquisto, difficoltà nell’accesso alle cure, caro energia e carburanti, fragilità dell’occupazione e divari nei servizi.«Oggi siamo qui, in questo attivo, per serrare le file e proseguire il percorso verso la mobilitazione nazionale sui temi della pace, del lavoro, dei salari e della difesa della Costituzione, con particolare attenzione all’autonomia differenziata», ha dichiarato Enzo Scalese, segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia.Scalese ha richiamato le difficoltà della sanità regionale, facendo riferimento al report Gimbe sulle liste d’attesa e alla necessità di garantire ai cittadini calabresi gli stessi diritti riconosciuti nel resto del Paese. Nel suo intervento anche la solidarietà agli agricoltori impegnati nelle proteste, che stanno portando in piazza il disagio di una parte importante dell’economia regionale.«Come lavoratori e lavoratrici viviamo quotidianamente le difficoltà legate alla perdita del potere d’acquisto di salari e stipendi. È un problema sociale che in Calabria si presenta con particolare intensità: al caro carburante si aggiunge il caro carrello della spesa, con persone costrette a rinunciare anche a beni e necessità quotidiane», ha sottolineato Scalese.La mobilitazione nazionale si lega quindi agli appuntamenti regionali già in preparazione. «Chiediamo di sostenere la manifestazione del 17 ottobre e leghiamo questo appuntamento alle mobilitazioni regionali già in cantiere per il 14 novembre a Cosenza, Reggio Calabria e Vibo Valentia», ha aggiunto il segretario dell’Area Vasta, indicando tra le priorità la sanità e la necessità di «restituire dignità al lavoro, ai lavoratori e alle lavoratrici».Il segretario generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta, ha ribadito la continuità dell’impegno del sindacato, dai referendum alle iniziative di protesta. «Questo appuntamento assume un valore particolare per i temi che affronta: welfare, salari, pace e difesa della Costituzione», ha affermato, criticando il percorso del Governo sull’autonomia differenziata e sostenendo che non tenga conto delle sentenze della Consulta.Trotta ha inoltre evidenziato la questione salariale, l’aumento del costo della vita e dell’energia e le difficoltà dei trasporti in Calabria. «Il 17 ottobre saremo in piazza insieme alle cento associazioni della Via Maestra. Abbiamo ripreso questo percorso perché riteniamo necessario che anche la società civile si mobiliti per costruire un’opposizione sociale», ha dichiarato.Per il segretario regionale, gli appuntamenti di ottobre e novembre rispondono a una stessa esigenza: portare le rivendicazioni generali dentro le condizioni concrete della Calabria. «Il caro energia, il caro gasolio, i salari bassi e i rischi dell’autonomia differenziata incidono su un mercato del lavoro e su una società già fragili, mentre i giovani continuano ad andare via», ha sottolineato.Nel suo intervento anche una critica alla comunicazione dei governi nazionale e regionale, giudicata distante dalle difficoltà delle famiglie. Trotta ha contestato gli annunci sulle presenze turistiche e sull’apertura dell’ospedale di Sibari, sostenendo che l’avvio dei soli ambulatori non equivalga alla piena operatività della struttura. «Siamo alla politica degli annunci, sia a livello nazionale sia regionale. Si racconta che tutto vada bene, mentre aumentano i poveri, come rileva l’Istat, e diminuisce il 
potere d’acquisto», ha affermato.L’attivo di Catanzaro si inserisce nella piattaforma della Via Maestra, che tiene insieme lavoro, pace, ambiente, welfare e Costituzione. Tra gli obiettivi, occupazione stabile e adeguatamente retribuita, contrasto alla precarietà e alle disuguaglianze, investimenti e politiche industriali capaci di accompagnare la transizione ecologica tutelando i lavoratori. Sul versante dei diritti sociali, la mobilitazione richiama la garanzia di sanità, istruzione, cura e assistenza, insieme alla difesa del potere d’acquisto delle pensioni e al sostegno delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie.Il prossimo appuntamento sarà sabato 17 ottobre a Roma: il concentramento è previsto alle 13.30 in piazza della Repubblica, da dove il corteo raggiungerà piazza del Popolo, con conclusione indicata intorno alle 17. Il percorso proseguirà il 14 novembre con le tre manifestazioni in Calabria, a Cosenza, Vibo Valentia e Reggio Calabria.   
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		<title><![CDATA[Vincenzo Costantino: “Calabria ultima nella sanità. E chi non ha i soldi per curarsi al Nord?” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903062409725.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"catanzaroinforma.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>"C’è una cosa che non si può più accettare della Calabria: che una persona, proprio nel momento in cui è più fragile e avrebbe bisogno di essere aiutata,</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:41:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.catanzaroinforma.it/cronaca/2026/10/09/vincenzo-costantino-calabria-ultima-nella-sanita-e-chi-non-ha-i-soldi-per-curarsi-al-nord/428709/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[“C’è una cosa che non si può più accettare della Calabria: che una persona, proprio nel momento in cui è più fragile e avrebbe bisogno di essere aiutata, debba cominciare a farsi i conti in tasca per capire se può permettersi di curarsi.Perché curarsi in Lombardia, in Veneto o in Emilia-Romagna non è solo questione di prendere un aereo. C’è il viaggio da pagare, un alloggio da trovare, i giorni di lavoro persi, le spese di chi ti accompagna. E alla paura della malattia si aggiunge quella di non farcela economicamente.E chi quei soldi non li ha? Chi non può permettersi di partire, di restare lontano da casa per settimane, di pagare le spese necessarie? Aspetta. Rimanda. E qualche volta rinuncia.È questa la Calabria di cui dovremmo parlare. Prima di ogni altra cosa.Qualche tempo fa, riflettendo sulle difficoltà dei collegamenti nel Mezzogiorno, scrivevo che la distanza del Sud si misura in euro, non in chilometri. Oggi penso che la nostra sanità ne sia la dimostrazione più dolorosa.I dati diffusi dalla Fondazione GIMBE ci restituiscono una realtà che non possiamo continuare a trattare come una notizia tra le tante. Nel 2024 la Calabria è ancora ultima nella valutazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, con 189 punti su 300. L’assistenza territoriale è insufficiente, ferma a 52 punti. È vero, c’è stato un miglioramento rispetto al 2023, ma restiamo lontani da una condizione accettabile.E c’è un altro numero che dovrebbe indignarci: 326,9 milioni di euro. È il saldo negativo della mobilità sanitaria calabrese nel 2023, il più alto d’Italia. Risorse che, nella compensazione tra regioni, escono dal nostro sistema per finanziare le cure ricevute altrove. E non comprendono le spese aggiuntive sostenute direttamente dalle famiglie per viaggiare e soggiornare fuori regione.Non è una questione di parte. Sono problemi che si trascinano da decenni e che hanno attraversato governi di ogni colore. Ma proprio per questo non possono più diventare un alibi. La sanità dovrebbe essere giudicata da una sola cosa: i risultati che i cittadini possono misurare nella propria vita.Quanti calabresi devono ancora attraversare l’Italia per ricevere cure adeguate?Eppure, mentre tutto questo accade, continuiamo ad assistere alla narrazione di una Calabria straordinaria. Una Calabria meravigliosa, piena di bellezze, di opportunità, di luoghi da scoprire. Una Calabria da celebrare, da promuovere, da raccontare.E sia chiaro: amo profondamente questa terra, credo nelle sue possibilità e nell’importanza di promuoverne la bellezza.Ma non possiamo accontentarci di una regione bellissima da fotografare, se poi diventa così difficile viverci, perché la qualità di una comunità si misura anche da come si prende cura delle persone nel momento in cui hanno più bisogno.Raccontiamo pure una Calabria straordinaria, ma nel frattempo lavoriamo seriamente per costruire una Calabria nella quale sia normale poter vivere, lavorare, crescere i propri figli e curarsi.E non riesco a immaginare una battaglia politica più importante di questa”.Vincenzo Costantino   
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		<title><![CDATA[Race for the Cure 2026: Napoli punta sull’inclusione - Cinque Colonne Magazine ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903046009385.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cinquecolonne.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Napoli si prepara ad accogliere la decima edizione della Race for the Cure, l’evento simbolo di Komen Italia dedicato alla prevenzione e alla lotta ai tumori del seno</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 13:51:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="55" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903046009385.PDF"><![CDATA[cinquecolonne.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.cinquecolonne.it/race-for-the-cure-2026-napoli-punta-sullinclusione.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Napoli si prepara ad accogliere la decima edizione della Race for the Cure, l’evento simbolo di Komen Italia dedicato alla prevenzione e alla lotta ai tumori del seno, in programma da domani, venerdì 9 ottobre, a domenica 11 ottobre in piazza del Plebiscito. L’edizione 2026 è stata presentata oggi nella Sala Giunta del Comune di Napoli, alla presenza di Emanuela Ferrante, assessora allo Sport e alle Pari opportunità, Marzia Imperiali di Francavilla, presidente Komen Comitato Campania, colonnello Alberto Valent, comandante Scuola Militare Nunziatella, Bruno Daniele, dirigente Unità Oncologica Ospedale del Mare, Alessandra Rubino, responsabile del Bilancio Sociale di Kimbo.  Race for the Cure 2026L’iniziativa, che si avvale del patrocino del Comune di Napoli, quest’anno nasce con un obiettivo preciso: essere la Race più inclusiva mai realizzata in città, rendendo la prevenzione concretamente accessibile e riducendo le barriere che ancora possono ostacolare l’accesso alla salute. Per questo, accanto alle attività della manifestazione, saranno presenti interpreti LIS e realtà impegnate quotidianamente sul fronte dell’inclusione e della partecipazione, tra cui FAND, ENS sez. prov. Napoli e UICI. Proprio l’UICI sarà presente con una propria Carovana per offrire gratuitamente screening della vista. Domenica 11 ottobre sarà presente alla Race Angela Procida, medaglia di bronzo nei 50 dorso S2 alle Paralimpiadi di Parigi 2024 e ai Mondiali di Singapore 2025. Il cuore della manifestazione è il Villaggio della Salute, dove per tre giorni la Carovana della Prevenzione di Komen Italia offrirà screening gratuiti con ecografie e mammografie rivolte alle fasce di età under 40 e over 69. La Race for the Cure si apre tradizionalmente con le Donne in Rosa, protagoniste della manifestazione: donne che stanno affrontando o hanno superato un tumore al seno e che, attraverso la caratteristica maglia rosa, contribuiscono a portare al centro dell’attenzione pubblica il valore della prevenzione e della diagnosi precoce. Quest’anno saranno accompagnate in una speciale parata dagli allievi e dalle allieve della Scuola Militare Nunziatella, che prenderanno parte anche alle diverse attività del Villaggio della Salute. Gli spaziDurante i tre giorni, gli spazi della piazza saranno animati da incontri, attività di informazione e divulgazione, momenti dedicati al benessere e iniziative sportive per bambini, ragazzi, adulti.  Ampio spazio sarà dedicato allo sport e al movimento, dal jazzercise al pilates, dallo yoga al taijiquan, fino al qi gong, alla scherma, al taekwondo, al rugby, al tiro con l’arco, al tennis e al padel. Per i più piccoli sono previste animazione a cura di RamBlas eventi, laboratori sul riciclo, educazione alla sicurezza organizzata dall’associazione Pompieropoli, parte integrante del corpo nazionale dei vigili del fuoco; mentre l’area benessere proporrà attività dedicate alla cura della persona. Nella giornata di sabato 10, dedicata al benessere psicofisico, all’interno dell’area olistica del Villaggio della Salute è prevista anche un’iniziativa promossa dalla V Municipalità grazie alla presidente Clementina Cozzolino, all’assessora alle Pari opportunità Tiziana D’Aniello e al consigliere con delega al Benessere e alla Salute Maurizio Malfitano. Anche la sostenibilità sarà protagonista con AiCS Ambiente, presente con i progetti Preventing Plastic Invasion e Rifiuthlon e attività di upcycling, riciclo e corretta gestione della plastica. Domenica 11 ottobre sarà il momento centrale della manifestazione. Dopo il riscaldamento e l’arrivo delle Allieve e degli Allievi della Nunziatella, alle 10.30 partirà la passeggiata di 2 chilometri aperta a tutti, con le Donne in Rosa in prima fila. Al termine, la premiazione delle squadre più numerose e le testimonianze delle Donne in Rosa chiuderanno la mattinata. PrevenzioneLa Race for the Cure si inserisce nella campagna di sensibilizzazione “La Prevenzione è il nostro capolavoro”, realizzata da Komen Italia insieme al Ministero della Cultura e al Ministero della Salute, in occasione di ot
tobre, mese internazionale della prevenzione dei tumori del seno. Grazie alla partnership con il Ministero della Cultura i partecipanti alla Race for the Cure avranno la possibilità di visitare gratuitamente i principali musei napoletani nei giorni del Villaggio della Salute: con una donazione di 13 euro è possibile iscriversi alla Race for the Cure come singolo partecipante, oppure in squadra; i partecipanti riceveranno lo zainetto e l’iconica maglia della Race for the Cure.I donatori, muniti di ticket, ricevuta online o maglietta Race, limitatamente alle giornate del Villaggio della Salute potranno visitare gratuitamente i musei statali: Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo “Diego Aragona Pignatelli Cortés”; Palazzo Reale di Napoli, Castel Sant’Elmo, Certosa di San Martino e Villa Floridiana. L’organizzazione tecnica della corsa/passeggiata è a cura di Napoli Running. Parole dei protagonisti«Race for the Cure – ha affermato l’assessora Ferrante – è una delle manifestazioni alle quali teniamo di più non solo per lo spirito sportivo che la anima, ma anche per il messaggio di solidarietà di cui è portatrice. Da sempre questa iniziativa è al fianco delle donne con tumore al seno e sappiamo quanto l’attività sportiva possa incidere positivamente sul fisico e sulla mente di chi combatte questa battaglia». «Quest’anno abbiamo aperto le porte a tantissime persone e a tantissime associazioni. Ci saranno non soltanto le tradizionali attività di screening, ma anche le visite di controllo curate da dentisti, oculisti e altri professionisti – ha annunciato la presidente Marzia Imperiali di Francavilla –. Gli screening per il tumore al seno sono quanto mai necessari perché l’età delle pazienti si è abbassata. La diagnosi precoce ci permette di arrivare ad affrontare questo male con uno spirito diverso e di cercare di combatterlo con il sorriso». «La prevenzione è fondamentale – ha sottolineato il dottor Burno –. Uno dei dati diffusi dalla Fondazione Gimbe riguarda gli screening e merita attenzione: l’incidenza in Campania, e in generale nell’Italia meridionale, è più bassa di quella nazionale. Race for the Cure servire proprio a motivare e sensibilizzare la popolazione ad accedere agli screening». Redazione CinqueColonneVedi tutti gli articoli dell'Autore   
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		<title><![CDATA[Lavoro, salari e sanità: da Catanzaro la Cgil rilancia la mobilitazione nazionale e regionale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903067709618.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"corrieredellacalabria.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Al Musmi l’attivo dei quadri e dei delegati dell’Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 14:59:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="3962" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903067709618.PDF"><![CDATA[corrieredellacalabria.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.corrieredellacalabria.it/2026/10/09/lavoro-salari-e-sanita-da-catanzaro-la-cgil-rilancia-la-mobilitazione-nazionale-e-regionale/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[I nostri canaliCATANZARO Rafforzare la partecipazione alla manifestazione nazionale del 17 ottobre a Roma e preparare le mobilitazioni regionali del 14 novembre, mettendo al centro salari, sanità, servizi pubblici, pace e difesa della Costituzione. È il percorso rilanciato dall’attivo dei quadri e dei delegati della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, che si è svolto nella sala Giuditta Levato del Museo Musmi, nel Parco della Biodiversità di Catanzaro. L’incontro ha collegato le ragioni della manifestazione “Insieme sulla Via Maestra”, promossa dalla Cgil insieme a oltre cento associazioni e realtà della società civile, alle criticità del territorio calabrese: perdita del potere d’acquisto, difficoltà nell’accesso alle cure, caro energia e carburanti, fragilità dell’occupazione e divari nei servizi. «Oggi siamo qui, in questo attivo, per serrare le file e proseguire il percorso verso la mobilitazione nazionale sui temi della pace, del lavoro, dei salari e della difesa della Costituzione, con particolare attenzione all’autonomia differenziata», ha dichiarato Enzo Scalese, segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia. Scalese ha richiamato le difficoltà della sanità regionale, facendo riferimento al report Gimbe sulle liste d’attesa e alla necessità di garantire ai cittadini calabresi gli stessi diritti riconosciuti nel resto del Paese. Nel suo intervento anche la solidarietà agli agricoltori impegnati nelle proteste, che stanno portando in piazza il disagio di una parte importante dell’economia regionale. «Come lavoratori e lavoratrici viviamo quotidianamente le difficoltà legate alla perdita del potere d’acquisto di salari e stipendi. È un problema sociale che in Calabria si presenta con particolare intensità: al caro carburante si aggiunge il caro carrello della spesa, con persone costrette a rinunciare anche a beni e necessità quotidiane», ha sottolineato Scalese. La mobilitazione nazionale si lega quindi agli appuntamenti regionali già in preparazione. «Chiediamo di sostenere la manifestazione del 17 ottobre e leghiamo questo appuntamento alle mobilitazioni regionali già in cantiere per il 14 novembre a Cosenza, Reggio Calabria e Vibo Valentia», ha aggiunto il segretario dell’Area Vasta, indicando tra le priorità la sanità e la necessità di «restituire dignità al lavoro, ai lavoratori e alle lavoratrici». Il segretario generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta, ha ribadito la continuità dell’impegno del sindacato, dai referendum alle iniziative di protesta. «Questo appuntamento assume un valore particolare per i temi che affronta: welfare, salari, pace e difesa della Costituzione», ha affermato, criticando il percorso del Governo sull’autonomia differenziata e sostenendo che non tenga conto delle sentenze della Consulta. Trotta ha inoltre evidenziato la questione salariale, l’aumento del costo della vita e dell’energia e le difficoltà dei trasporti in Calabria. «Il 17 ottobre saremo in piazza insieme alle cento associazioni della Via Maestra. Abbiamo ripreso questo percorso perché riteniamo necessario che anche la società civile si mobiliti per costruire un’opposizione sociale», ha dichiarato. Per il segretario regionale, gli appuntamenti di ottobre e novembre rispondono a una stessa esigenza: portare le rivendicazioni generali dentro le condizioni concrete della Calabria. «Il caro energia, il caro gasolio, i salari bassi e i rischi dell’autonomia differenziata incidono su un mercato del lavoro e su una società già fragili, mentre i giovani continuano ad andare via», ha sottolineato. Nel suo intervento anche una critica alla comunicazione dei governi nazionale e regionale, giudicata distante dalle difficoltà delle famiglie. Trotta ha contestato gli annunci sulle presenze turistiche e sull’apertura dell’ospedale di Sibari, sostenendo che l’avvio dei soli ambulatori non equivalga alla piena operatività della struttura. «Siamo alla politica degli annunci, sia a livello nazionale sia regionale. Si racconta che tutto vada bene, mentre aumentano i poveri, com
e rileva l’Istat, e diminuisce il potere d’acquisto», ha affermato. L’attivo di Catanzaro si inserisce nella piattaforma della Via Maestra, che tiene insieme lavoro, pace, ambiente, welfare e Costituzione. Tra gli obiettivi, occupazione stabile e adeguatamente retribuita, contrasto alla precarietà e alle disuguaglianze, investimenti e politiche industriali capaci di accompagnare la transizione ecologica tutelando i lavoratori. Sul versante dei diritti sociali, la mobilitazione richiama la garanzia di sanità, istruzione, cura e assistenza, insieme alla difesa del potere d’acquisto delle pensioni e al sostegno delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie. Il prossimo appuntamento sarà sabato 17 ottobre a Roma: il concentramento è previsto alle 13.30 in piazza della Repubblica, da dove il corteo raggiungerà piazza del Popolo, con conclusione indicata intorno alle 17. Il percorso proseguirà il 14 novembre con le tre manifestazioni in Calabria, a Cosenza, Vibo Valentia e Reggio Calabria.Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornatoNews&Com SRLTelefono: 0968-53665 Email:  newsandcom@gmail.comx   
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		<title><![CDATA[In Toscana si vive più a lungo e la sanità funziona, ma mancano quasi 400 medici e 300mila persone rinunciano alle cure ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902908109158.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"corrierediarezzo.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:14:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.corrierediarezzo.it/news/cronaca/466842/in-toscana-si-vive-piu-a-lungo-e-la-sanita-funziona-ma-mancano-quasi-400-medici-e-300mila-persone-rinunciano-alle-cure.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Giuseppe Silvestri5-6 minutiL'analisiLa Fondazione Gimbe promuove il sistema: migliori servizi e aspettativa di vita superiore alla media nazionale. Non mancano però le criticità e la situazione è sempre più complessaSi vive a lungo, i servizi sanitari essenziali funzionano e di medici e infermieri ce ne sono più della media nazionale. La Toscana esce bene dal 9° Rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, ma i numeri raccontano anche un’altra storia: i medici di famiglia diminuiscono, sempre più cittadini rinunciano a curarsi e le famiglie pagano di tasca propria più della media italiana per ricorrere al privato. È il riflesso di un quadro nazionale che anno dopo anno è sempre meno rassicurante.Il sistema spende menoIl Fondo sanitario nazionale in valore assoluto cresce: nel 2026 arriva a 142,9 miliardi di euro. Ma rispetto al Pil pesa meno di prima, visto che nel 2022 la spesa sanitaria era il 6,27%, poi scesa al 6. Secondo Gimbe, tra il 2023 e il 2026 questa differenza vale più di 18,8 miliardi di tagli invisibili. Nel G7 l’Italia è ultima per spesa pubblica pro capite: 3.952 dollari, contro una media Ocse di 4.861. A pagare il conto sono i cittadini. Nel 2025 la spesa di tasca propria delle famiglie ha toccato i 42,4 miliardi di euro e più di 5,8 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) ha rinunciato a una visita o a un esame, soprattutto per attese troppo lunghe e motivi economici.La carenza di medici di famiglia regione per regioneLa situazione in ToscanaI conti tornano meglio che altrove. Nel 2025 la quota pro capite del Fondo assegnata alla Toscana è stata di 2.251 euro, contro i 2.218 della media nazionale. L’aspettativa di vita alla nascita arriva a 84,3 anni, mentre in Italia è di 83,7. Sui Livelli essenziali di assistenza, nel Nuovo sistema di garanzia 2024 la Toscana è terza in Italia con 280 punti su 300 ed è pienamente adempiente. Nel dettaglio è terza per l’assistenza distrettuale (94 punti) e quarta sia per la prevenzione (96) che per l’assistenza ospedaliera (90). Un dato, però, va guardato con attenzione: rispetto al 2023 il punteggio complessivo è sceso di 6 punti.I medici dipendenti ogni mille abitantiIl personaleLa Toscana ha più personale sanitario pubblico della media: 15 dipendenti ogni mille abitanti, contro i 12,1 della media italiana. In ospedale i medici dipendenti sono 2,36 ogni mille abitanti (1,84 in Italia) e gli infermieri 5,91 (4,75), con 2,51 per ogni medico. Eppure, per coprire i turni scoperti, nel 2025 la Regione ha speso 34,9 milioni per i gettonisti, i professionisti forniti da società esterne. Il vero problema è la medicina di base. Tra il 2019 e il 2024 i medici di famiglia sono calati del 15,5%, più che nel resto del Paese (-14,1%). Ognuno segue in media 1.413 assistiti, contro i 1.383 della media nazionale. Se si prende come riferimento un dottore ogni 1.200 assistiti, al 1° gennaio 2025 ne mancavano 394. E non andrà meglio a breve: 466 medici di famiglia compiranno 70 anni e andranno in pensione entro il 2028. Sul fronte dei pediatri la situazione è diversa. Per i pediatri di libera scelta si stima una carenza di 30 professionisti e 93 pensionamenti entro il 2029, ma la Toscana è prima in Italia per presa in carico: il 94% dei bambini tra 6 e 13 anni ha un pediatra, contro l’82,9% della media nazionale.I pediatri che mancano regione per regioneRinunce, spesa privata e mobilitàAnche in Toscana, comunque, la crisi si sente. Nel 2024 l’8,2% dei residenti, circa 300mila persone, ha dichiarato di aver rinunciato a prestazioni sanitarie di cui aveva bisogno. Il dato resta sotto la media italiana (9,9%), ma in un anno è salito di 2,6 punti percentuali. Nello stesso periodo la spesa sanitaria pro capite pagata direttamente dai cittadini e trasmessa al Sistema Tessera sanitaria è stata di 848 euro, contro i 787 della media nazionale. Quanto alla mobilità sanitaria, nel 2023 la Toscana ha chiuso con un saldo positivo di 47,2 milion
i di euro: è quinta in Italia per crediti (308,3 milioni) e decima per debiti (261,1 milioni). Il modello toscano si distingue per il peso della rete pubblica: le strutture private accreditate gestiscono solo il 27,9% del valore della mobilità attiva regionale (14esima posizione), mentre a livello nazionale il privato assorbe il 54,5% dei pazienti attratti. Nel complesso è un modello che regge, ma che ha bisogno di essere sostenuto. Il rapporto Gimbe, in definitiva, descrive una Toscana che riesce ancora a tutelare i suoi cittadini e a garantire servizi di buon livello. Ma tra il pensionamento in massa dei medici di base, le liste d’attesa che si allungano e le rinunce alle cure in crescita, anche le regioni che funzionano meglio rischiano di avvicinarsi a un punto in cui il diritto alla salute dipende sempre più dal reddito di chi ha bisogno di curarsi.
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		<title><![CDATA[Sanità pubblica, l’allarme di Codici: «Chi può paga, chi non può rinuncia alle cure» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902915809151.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"dedalomultimedia.org" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:10:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.dedalomultimedia.org/sezioni/sanità/37821-sanita-pubblica-lallarme-di-codici-chi-puo-paga-chi-non-puo-rinuncia-alle-cure.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rapporto GIMBE: oltre 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato a visite ed esami nel 2024.Sicilia tra le Regioni inadempienti sui Livelli Essenziali di Assistenza.«Chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia». È la fotografia della sanità italiana contenuta nel 9° Rapporto della Fondazione GIMBE, che denuncia crescenti difficoltà nell’accesso alle cure. Persalute l’associazione Codici, i dati confermano una crisi che mette a rischio il diritto alla salute.Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita o a un esame, contro il 7,6% dell’anno precedente. Circa 4 milioni di cittadini hanno indicato i tempi d’attesa e 3,1 milioni motivi economici.Aumenta anche il ricorso alla sanità privata: nel 2025 la spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie ha raggiunto 42,4 miliardi di euro. Tra il 2016 e il 2024, la spesa presso strutture private non accreditate è cresciuta del 169%, alimentando il rischio di una sanità a due velocità.Sicilia in difficoltàNel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto 5,15 miliardi di euro. Nel 2024, Sicilia, Calabria e Provincia autonoma di Bolzano sono risultate inadempienti sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), confermando le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi.Pesano anche le carenze di personale: secondo GIMBE, a gennaio 2025 mancavano 5.716 medici di medicina generale e 497 pediatri di libera scelta. Gli infermieri sono 6,9 ogni mille abitanti, contro i 9,7 della media OCSE.Sul fronte delle risorse, l’Italia è ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite. Le previsioni indicano inoltre un divario di 32,3 miliardi di euro tra spesa prevista e finanziamento del Servizio sanitario nazionale nel triennio 2027-2029.«Non è accettabile che la salute dipenda dal reddito o dal luogo di residenza», dichiara Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici.L’associazione chiede maggiori finanziamenti, un piano straordinario contro le liste d’attesa, nuove assunzioni e LEA effettivamente garantiti in tutta Italia, affinché curarsi torni a essere un diritto concreto e non un privilegio legato alle disponibilità economiche.
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	<item>
		<title><![CDATA[Personale sanitario, Fadoi: il Ssn deve tornare attrattivo per i medici ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903029009227.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903029009227.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"doctor33.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La Federazione degli internisti richiama i dati del Rapporto Gimbe: la quota di spesa sanitaria destinata al personale è scesa dal 39,7% al 36,9% tra il 2012 e il 2025</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:43:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="4746" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903029009227.PDF"><![CDATA[doctor33.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.doctor33.it/articolo/69004/personale-sanitario-fadoi-il-ssn-deve-tornare-attrattivo-per-i-medici]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Servizio sanitario nazionale deve tornare a investire sul personale per aumentare la propria capacità di attrarre e trattenere i medici. È la posizione espressa dalla Fadoi, Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, commentando i dati sul personale contenuti nel Rapporto Gimbe.«Si può discutere se vada rimarcato che il Fondo sanitario nazionale abbia registrato un incremento record in valori assoluti o se pesi di più il suo arretramento rispetto al Pil. Ma, al di là delle diverse letture, i numeri del Rapporto Gimbe indicano con chiarezza che negli ultimi anni il conto più pesante lo ha pagato il personale», sottolinea la Federazione in una nota.A richiamare l'attenzione sull'andamento della spesa è Andrea Montagnani, presidente Fadoi. «Nel 2012 stipendi di dipendenti e convenzionati assorbivano il 39,7% della spesa sanitaria pubblica, mentre nel 2025 la quota è scesa al 36,9%», evidenzia.Secondo la Federazione, anche il numero complessivo di medici disponibili in Italia deve essere interpretato alla luce della loro effettiva presenza nel Servizio sanitario nazionale.Il Paese conta infatti 5,8 medici ogni mille abitanti, rispetto a una media Ocse di quattro. Tuttavia, degli oltre 339mila professionisti censiti, almeno 88.258, pari al 26,1%, non lavorano nel Ssn né sono impegnati in percorsi di formazione post-laurea.«Questo conferma che il problema non è soltanto quanti medici abbiamo, ma quanto il Servizio sanitario nazionale riesca ad attrarli e trattenerli», osserva Montagnani.Per Fadoi, i dati richiamati dal Rapporto Gimbe confermano quindi la necessità di rafforzare l'attrattività del sistema pubblico attraverso maggiori investimenti nel personale.«Per salvaguardare il nostro Ssn occorre quindi tornare a investire nel suo capitale più prezioso: quello umano», conclude il presidente della Federazione.???????????Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito...L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la...Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso...Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona...Inserisci le tue chiavi di accesso
]]></tp:ocr>
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	<item>
		<title><![CDATA[Visite ed esami, a luglio 4.301 prestazioni oltre i limiti di tempo: «Si riducano le liste di attesa» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902050600579.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902050600579.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ECODIBERGAMO.IT" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Amboni, della Cgil Bergamo: «Spese sanitarie aumentate, serve maggiore trasparenza sui dati».</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 02:27:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="119688" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902050600579.PDF"><![CDATA[ECODIBERGAMO.IT]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ecodibergamo.it/stories/premium/la-salute/visite-ed-esami-a-luglio-4301-prestazioni-oltre-i-limiti-di-tempo-si-riducan-o_3968682_11/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fondazione Gimbe ha stimato che 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cureUn «riallineamento dei finanziamenti per il Servizio sanitario nazionale», così da tagliare le liste d’attesa ed evitare che i cittadini più fragili rinuncino alle cure, e una «maggiore trasparenza sui dati», per permettere a tutti di monitorare in maniera puntuale lo stato dell’arte.In Italia 5,8 milioni di persone rinunciano a visite ed esamiÈ la lettura di Orazio Amboni, del Dipartimento Welfare della Cgil di Bergamo, di fronte al recente rapporto della Fondazione Gimbe: nel documento presentato il 7 ottobre, il centro di ricerca ha stimato che 5,8 milioni di persone in Italia rinunciano a visite ed esami; in Lombardia, sarebbe in questa situazione il 10,3% dei cittadini.I cittadini non hanno sufficienti risorse economiche per curarsi con prestazioni a pagamento «Il Rapporto Gimbe – sottolinea Amboni – ha lanciato, ancora una volta, l’allarme sulle difficoltà del Servizio sanitario nazionale, sia per la perdita di valore reale del Fondo sanitario rispetto al Pil, sia per la rinuncia alle cure da parte dei cittadini che non hanno sufficienti risorse economiche per curarsi con prestazioni a pagamento. Su questo secondo aspetto è davvero difficile, se non impossibile, quantificare con esattezza il numero dei cittadini che rinuncia alle cure».A luglio il 15% delle prestazioni ha sforato i limitiAmboni ha comunque analizzato alcuni dati pubblici rilasciati dalle Asst bergamasche nell’ambito della normativa sulla trasparenza. A luglio 2026, ad esempio, per la specialistica ambulatoriale – cioè visite ed esami – erano indicate 29.371 prestazioni in lista: stando agli stessi dati, 25.070 di queste (l’85%) sono state garantite entro i tempi d’attesa fissati, mentre le altre 4.301 (il 15%) hanno sforato i limiti.Dalle dichiarazioni dei redditi emerge che le spese sanitarie sono il 63,9% degli oneri detraibili«Spese sanitarie su del 9% in un anno»Per Amboni, però, andrebbero considerati anche coloro che, una volta ottenuta l’impegnativa, «hanno rinunciato (all’esame tramite il canale pubblico, ndr) scegliendo o di non curarsi o di rivolgersi a un servizio a pagamento diretto».Una platea che sfugge a quei resoconti, perché riferiti solo alle prestazioni effettivamente prenotate ed erogate. Intanto, gli esborsi di tasca propria per la salute crescono: «Si è visto dalle dichiarazioni dei redditi che, ormai, le spese sanitarie sono il 63,9% degli oneri detraibili e sono aumentate del 9% in un anno», aggiunge il sindacalista basandosi sulle statistiche fiscali diffuse dal ministero dell’Economia.Amboni: «Serve un riallineamento dei finanziamenti e maggiore trasparenza sui dati»Dai numeri alle considerazioni: «Oltre a un riallineamento dei finanziamenti per il Servizio sanitario nazionale e alle altre proposte riformatrici presenti nella proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil – conclude Amboni –, è necessaria anche una maggiore trasparenza sui dati».© RIPRODUZIONE RISERVATABergamo            Iniziative popolari            Politica            assistenza sanitaria            Specializzazioni mediche            Salute            Servizi sociali            Questioni sociali (generico)            Sociale            Orazio Amboni   
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Sanità, Pd: nuova bocciatura per l’Abruzzo dal rapporto Gimbe ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903047509556.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903047509556.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ekuonews.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Marinelli e Paolucci: criticità profonde. Con la destra disavanzi per 180,7 milioni e quasi 160mila cittadini rinunciano alle cure</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 14:41:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="76" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903047509556.PDF"><![CDATA[ekuonews.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ekuonews.it/sanita-pd-nuova-bocciatura-per-labruzzo-dal-rapporto-gimbe/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Marinelli e Paolucci: criticità profonde. Con la destra disavanzi per 180,7 milioni e quasi 160mila cittadini rinunciano alle cure--PARTIAL--   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Prima Udine, ora San Daniele: tra restyling, lifting e punturine, la sanità regionale resta un disastro ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902904509010.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902904509010.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"friulisera.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:31:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="48" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902904509010.PDF"><![CDATA[friulisera.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://friulisera.it/prima-udine-ora-san-daniele-tra-restyling-lifting-e-punturine-la-sanita-regionale-resta-un-disastro/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Continuo a leggere di restyling e lifting milionari (mancano solo le punturine!) alle sedi che dovrebbero curare i malati in attesa da anni nella sanità regionale targata Fedriga, Riccardi e… Bocelli.Ora è la volta dell’ospedale di San Daniele (che viene depotenziato da anni da Riccardi, come denunciavano i primari già nel 2021), poche settimane fa del CUP di Udine, il cui problema sono le liste d’attesa di anni, non certo i merletti.L’assessore regionale Riccardo poi si scaglia contro i “ricoveri impropri”.Ma è un medico? Decide lui quali ricoveri si possono fare e quali no?Di improprio io ci vedo solo la sua gestione della sanità privata… pardon, pubblica.Ma evidentemente l’assessore regionale di destra crede che il problema della sanità sia “rifarsi il look”, come si titolava.Il problema del CUP è che la gente ci va per prenotare le visite e si ritrova a dover aspettare uno, due, tre, quattro anni per una visita, costretta in interminabili e “strane” liste d’attesa.2 anni e mezzo per una visita medica; 20 mesi per l’otturazione di un dente per un bambino di 7 anni: sono solo alcune delle numerose segnalazioni che ci giungono.In base ai dati della Fondazione GIMBE, poi, nel 2025 le famiglie hanno dovuto sborsare € 42,4 miliardi per curarsi.E chi non ce li ha?Non si cura e peggiora, fino alle estreme conseguenze.Non è in fondo la civiltà dell’hamburger il modello di riferimento della destra di governo?Inoltre, come hanno appena denunciato i sindacati, il concorso regionale per infermieri è stato un flop: restano ancora 153 posti vacanti.Ma a questa giunta regionale importa qualcosa della salute dei cittadini e delle condizioni di lavoro di medici e infermieri, sorretti letteralmente a farsi in quattro?È ora di dirlo chiaramente: la sanità deve essere di qualità e pubblica e deve essere gratuita. Per davvero.Andrea Di LenardoCapogruppo Alleanza Verdi e Sinistra – Possibile UdineSegreteria nazionale Possibile   
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	<item>
		<title><![CDATA[9° Rapporto GIMBE 2026: il Servizio Sanitario Nazionale tra scivolamento del "ghiacciaio" e la necessità di un ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902895809031.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"fuoriporta.info" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:38:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="38" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902895809031.PDF"><![CDATA[fuoriporta.info]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.fuoriporta.info/post/9-rapporto-gimbe-2026-il-servizio-sanitario-nazionale-tra-scivolamento-del-ghiacciaio-e-la-neces]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) continua a garantire risultati di salute complessivamente buoni, ma la sua capacità di assicurare cure tempestive ed eque si indebolisce progressivamente. È questo il quadro impietoso tracciato dal 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato il 7 ottobre 2026 alla Camera dei Deputati. La metafora del "ghiacciaio", utilizzata dalla Fondazione GIMBE fin dal 2013, descrive perfettamente un processo di erosione silenziosa ma costante, in cui il diritto alla tutela della salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione diventa sempre più difficile da esercitare nei tempi appropriati e in modo uniforme sul territorio.Il Rapporto analizza lo stato di salute del SSN partendo dalle criticità storiche diagnosticate già nel 2019:       Definanziamento pubblico: Sebbene formalmente la stagione dei tagli lineari si sia conclusa, il finanziamento pubblico continua a subire l'erosione dell'inflazione e dei costi energetici, con un'incidenza del Fabbisogno Sanitario Nazionale (FSN) sul PIL che oscilla intorno al 6%, ben al di sotto della media dei Paesi europei dell'area OCSE (7,1%).       Ampliamento dei LEA e ritardi: Nonostante l'ingresso in vigore del nuovo nomenclatore tariffario per la specialistica ambulatoriale e protesica (fine 2024) e la pubblicazione dei primi aggiornamenti dei Livelli Essenziali di Assistenza nel settembre 2026, restano forti dubbi sull'effettiva esigibilità omogenea su tutto il territorio nazionale.       Sprechi e inefficienze: L'assenza di un piano nazionale organico continua a pesare sulle risorse del sistema, tra sovra-utilizzo di prestazioni a basso valore, sotto-utilizzo di interventi efficaci e inefficienze amministrative.       Espansione incontrollata del secondo pilastro: La crescita della sanità integrativa e dei fondi privati rischia di alimentare il consumismo sanitario e di ampliare le diseguaglianze sociali, anziché integrarsi virtuosamente con il settore pubblico.   A queste criticità si sommano fattori ambientali critici, come la non sempre leale collaborazione istituzionale tra Stato e Regioni e le crescenti aspettative irrealistiche dei cittadini verso una "sanità infallibile", spesso alimentate da disinformazione. Le conseguenze per i cittadini: liste d'attesa e rinuncia alle cureIl deterioramento dell'offerta pubblica si traduce quotidianamente in enormi disagi per i pazienti:    Liste d'attesa interminabili per visite specialistiche e interventi chirurgici, che spingono gran parte della popolazione a rivolgersi al privato a pagamento o a rinunciare del carosello di cure. Nel 2024, quasi il 10% della popolazione (oltre 5,8 milioni di persone) ha dichiarato di aver rinunciato a prestazioni sanitarie, in gran parte per motivi economici o per i lunghi tempi d'attesa.       Carenza di personale sanitario: Se l'Italia registra un'elevata numerosità di medici in rapporto alla popolazione, il deficit infermieristico è strutturale (6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti contro una media OCSE di 9,7). A ciò si aggiungono la fuga dei professionisti dal pubblico, il burnout e la grave carenza di Medici di Medicina Generale (MMG) e Pediatri di Libera Scelta (PLS).       Diseguaglianze territoriali: Il divario Nord-Sud rimane marcato, alimentando il fenomeno della mobilità sanitaria (che nel 2023 ha raggiunto i 5,15 miliardi di euro), con una forte capacità attrattiva delle strutture private accreditate.   Per evitare che il SSN si trasformi definitivamente in 21 sistemi regionali frammentati e dipendenti dalle capacità economiche individuali, la Fondazione GIMBE propone un Piano di Rilancio basato su 16 linee d'intervento:       Salute in tutte le politiche (Health in All Policies).       Prevenzione e promozione della salute secondo l'approccio One Health.       Governance Stato-Regioni più rigorosa per ridurre le diseguaglianze nell'esigibilità dei LEA.       Finanziamento pubb
lico crescente e coerente con i reali bisogni di salute.       Aggiornamento continuo ed esigibilità dei LEA su tutto il territorio.       Patrimonio edilizio e tecnologico sicuro e modernizzato.       Personale sanitario: restituire attrattività al servizio pubblico valorizzando competenze e retribuzioni.       Integrazione dei servizi tra ospedale, territorio, domicilio e sociale.       Riduzione di sprechi e inefficienze per riallocare risorse verso l'alto valore.       Governance del rapporto pubblico-privato per tutelare l'interesse pubblico.       Riforma della sanità integrativa, rendendola realmente complementare.       Trasformazione digitale sicura e interoperabile (FSE, telemedicina).       Ricerca indipendente stabilmente finanziata.       Dati aperti e accessibili per la valutazione e le decisioni informate.       Informazione scientifica basata sulle evidenze e contrasto alle fake news.       Partecipazione civica per rafforzare il SSN come patrimonio collettivo.   Difendere il Servizio Sanitario Nazionale non significa soltanto garantire cure mediche, ma tutelare la coesione sociale e il principio costituzionale di uguaglianza: la tutela della salute non può essere un privilegio per pochi, ma un diritto fondamentale garantito a tutti.
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[I liguri spendono 870 euro l’anno per farsi curare, 10% in più della media italiana - la Repubblica ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902125300354.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902125300354.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"genova.repubblica.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il dato emerge dal rapporto Gimbe presentato alla Camerama la regione con 2,2 miliardi è tra quelle che ricevono più fondi</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 02:12:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="36066" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902125300354.PDF"><![CDATA[genova.repubblica.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://genova.repubblica.it/cronaca/2026/10/09/news/i_liguri_spendono_870_euro_l_anno_per_farsi_curare_piu_della_media_italiana-425635106/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il dato emerge dal rapporto Gimbe presentato alla Camerama la regione con 2,2 miliardi è tra quelle che ricevono più fondi--PARTIAL--   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Sanità, l’allarme del M5s su Medicina nucleare al villa Scassi: “La riforma Bucci colpisce il ponente” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903024209339.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903024209339.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"genova24.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Giordano e Piccardo: "Dal primo novembre pesanti conseguenze per le procedure di individuazione del linfonodo sentinella" e "I pazienti rischiano di dover proseguire il percorso lontano da casa"</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 13:24:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="2550" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903024209339.PDF"><![CDATA[genova24.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.genova24.it/2026/10/m5s-medicina-nucleare-villa-scassi-477269/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Genova. Dal campo largo arrivano parole di preoccupazione per le voci di chiusura di Medicina nucleare all’ospedale Villa Scassi come parte della riforma della sanità pubblica territoriale e ospedaliera voluta dalla Regione.Giordano (M5s): “Colpo alla sanità pubblica e al diritto alla salute dei cittadini del Ponente”“Altro che rilancio della sanità ligure! La riforma sanitaria di Bucci rischia di trasformarsi nel definitivo depotenziamento dell’ospedale Villa Scassi. Secondo le informazioni in nostro possesso, dal primo novembre la Medicina nucleare del nosocomio di Sampierdarena è destinata alla chiusura, con pesanti conseguenze per le procedure di individuazione del linfonodo sentinella, fondamentali nella chirurgia del tumore al seno e in altri percorsi oncologici. Entro fine anno pare sia prevista anche la chiusura di Anatomia patologica, servizio essenziale per la diagnostica oncologica, per la Breast Unit e per specialità come Urologia e Chirurgia generale, che necessitano anche di esami istologici intraoperatori in tempo reale. La farmacia ospedaliera, nel frattempo, ha già chiuso, con ulteriori disagi per i pazienti, soprattutto oncologici. Un colpo durissimo alla sanità pubblica e al diritto alla salute dei cittadini del Ponente genovese”.Lo denuncia il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano, richiamando i dati Gimbe, che “dovrebbero imporre scelte diametralmente opposte: nel 2023 la Liguria ha registrato un saldo negativo della mobilità sanitaria di 74,4 milioni di euro, mentre nel 2024 il 10,1% dei liguri ha rinunciato alle cure. Non solo: ci collochiamo al 14esimo posto per l’assistenza ospedaliera. Numeri che dovrebbero spingere la Giunta a rafforzare i presidi esistenti, non a impoverirli di servizi specialistici fondamentali”.Tornando allo Scassi, secondo Giordano “stanno sistematicamente togliendo ossigeno all’ospedale, privandolo, un servizio dopo l’altro, delle competenze e delle eccellenze costruite negli anni, fino a rischiare di trasformarlo in una struttura prevalentemente destinata alla lungodegenza, sul modello del Gallino o del Celesia. Un progressivo declassamento che farebbe perdere all’ospedale il suo ruolo strategico per Sampierdarena, la Valpolcevera e l’intero Ponente genovese. Sarebbe gravissimo se a pagare il prezzo di questa riorganizzazione fossero soprattutto i pazienti oncologici, costretti a rivolgersi ad altre strutture come il San Martino per prestazioni diagnostiche essenziali, con inevitabili disagi e possibili allungamenti dei tempi di cura”.Giordano infine avverte: “Privare un ospedale dei servizi diagnostici indispensabili significa rendere sempre più difficile il lavoro dei medici, comprometterne l’attrattività e rischiare di perdere professionisti altamente specializzati. Bucci e Nicolò chiariscano immediatamente quali siano le reali intenzioni della Regione sul futuro dell’ospedale e quali garanzie intendano offrire ai pazienti e agli operatori. E smettano di chiamare “riforma sanitaria” quello che rischia invece di essere un progressivo impoverimento e smantellamento degli ospedali pubblici”.Piccardo (Pd): “I pazienti rischiano di dover proseguire il proprio percorso al San Martino”“Il reparto di medicina nucleare sta attraversando una fase delicata: il pensionamento del primario, la sostituzione di personale, non possono indebolire una struttura essenziale che non può essere smantellata, ma deve invece essere rafforzata. Pare sia stata prospettata la decisione di trasferire gli esami, già dai prossimi giorni, con ricadute che devono essere chiarite immediatamente”. Così la vicecapogruppo PD in Regione Katia Piccardo su rischio chiusura reparto di Medicina nucleare a Villa Scassi“Tra le criticità ci sono i pazienti ricoverati o operati al Villa Scassi, che rischiano di dover proseguire il proprio percorso al San Martino, e il futuro del personale del comparto, al momento in discussione. La minaccia di chiusura del reparto è inaccettabile. Le notizie sul possibile ridimensionamento di altri servizi 
essenziali dell’ospedale alimentano ulteriori preoccupazioni”. “La Regione chiarisca quali siano le decisioni assunte e garantisca continuità assistenziale, tutela dei pazienti e certezze per i lavoratori. La riforma sanitaria non può tradursi in un progressivo impoverimento del Villa Scassi e delle preziose professionalità a servizio dei pazienti. Colpendo ancora una volta lavoratori e cittadini e facendolo in un settore delicato come l’oncologia. La cosiddetta riforma fortemente voluta da Bucci rischia di tradursi in uno smantellamento costante e quasi quotidiano: questo non è assolutamente  tollerabile”, conclude.   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903024209339.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Quei 18,8 miliardi che nascondono il vero problema del Ssn ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902903909016.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902903909016.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilsussidiario.net" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:34:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="60708" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902903909016.PDF"><![CDATA[ilsussidiario.net]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ilsussidiario.net/news/rapporto-gimbe-i-tagli-invisibili-quei-188-miliardi-che-nascondono-il-vero-problema-del-ssn/3006689/amp/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Carlo Zocchetti - Pubblicato 9 Ottobre 2026, ore 06:20 - 6 min In settimana è stato presentato a Roma il Rapporto sul Servizio sanitario nazionale curato dalla Fondazione GIMBEÈ stato presentato mercoledì scorso a Roma, presso la Sala della Regina della Camera dei deputati, dal Presidente della Fondazione GIMBE (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze) Nino Cartabellotta il 9° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale (SSN) prodotto dalla Fondazione.Ricco, come al solito, di numeri e dati, il corposo volume (quasi 300 pagine, e con l’aggiunta di oltre 20 pagine di comunicato stampa) presenta una fotografia dello stato di salute del SSN attraverso l’analisi di diversi argomenti così sintetizzati nell’indice del rapporto: il finanziamento pubblico del servizio sanitario e il suo riparto alle regioni, la spesa sanitaria, i livelli essenziali di assistenza, l’esistenza di sprechi e inefficienze, il personale sanitario, la Missione Salute del Pnrr, il ruolo del privato in sanità.Conclude il volume il capitolo “Piano di rilancio del Servizio sanitario nazionale”, cioè le 16 linee di intervento che secondo GIMBE dovrebbero essere adottate per monitorare le attività condotte dal Governo e dalle Regioni.Quali sono gli elementi di maggiore rilevanza (perché non c’è qui lo spazio per analizzare tutto il contenuto del volume) che il rapporto discute? Fa piacere innanzitutto rilevare che GIMBE parte da una valutazione positiva del SSN perché, come abbiamo più volte riportato anche su queste colonne, “continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile”, ma questo giudizio positivo è subito accompagnato da un elemento di critica:per tutta una serie di motivi che il rapporto esamina e discute il SSN, secondo GIMBE, “ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo” e sta dando luogo a importanti diseguaglianze territoriali nella salute e differenze sociali nell’accesso ai servizi, con il risultato che si “stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità”.A questo livello generale della analisi si può dire che è la stessa conclusione che era stata proposta, all’inizio dell’anno, dal volume “Sussidiarietà e… salute” della Fondazione per la Sussidiarietà.E quali sarebbero gli elementi di critica che GIMBE riconosce all’origine di questa valutazione? Vista l’attenzione che la Fondazione ha sempre rivolto all’argomento, il primo tema viene da sé: le risorse. Tra il 2023 e il 2026, secondo GIMBE, il finanziamento pubblico avrebbe ricevuto dei “tagli invisibili” per 18,8 miliardi di euro.Da dove deriva questa conclusione? Il Rapporto ammette che il Fondo sanitario nazionale nel periodo 2022-2026 è aumentato di 17,4 miliardi, ma se lo si rapportasse alla ricchezza del Paese (Pil) questo rapporto è diminuito rispetto al 2022 (dove era pari al 6,27% del Pil): fosse rimasto uguale ad allora la sanità avrebbe avuto a disposizione in questi anni appunto 18,8 miliardi in più. Non si tratta quindi di tagli nominali ma di riduzione della quota di ricchezza che viene utilizzata per il SSN: da qui la critica di GIMBE e la definizione di “tagli invisibili”.(Ansa)Inevitabile anche il confronto con i dati europei e con i Paesi del G7 (tra questi il nostro rappresenta il fanalino di coda in termini di finanziamento della sanità): secondo GIMBE, si sta continuando nella “voragine scavata negli ultimi 15 anni da Governi di ogni colore”.Questo definanziamento complessivo del SSN è accompagnato da criteri di riparto del FSN alle regioni che secondo GIMBE non sono allineati ai bisogni di salute, con la conseguenza che alcune regioni, nonostante la recente introduzione di diversi criteri di riparto, ricevono meno risorse (e fa il caso specifico della Campania) di quelle che dovrebbero ricevere.Oltre ai 140 miliardi di euro che mette lo Stato per la sanità le famiglie aggiungono, secondo GIMBE, ulterio
ri 50 miliardi di spesa: 43 sotto forma di “out of pocket” (spesa diretta) e 7 intermediati da fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti.La spesa diretta delle famiglie non appare in crescita, mentre sta decisamente aumentando quella intermediata (soprattutto quella per assicurazioni sanitarie volontarie): è un ulteriore segnale di insoddisfazione verso il SSN e questo crea, puntualizza Cartabellotta, “una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura”, corsia che dovrebbe essere regolata affinché la sanità integrativa non ampli le diseguaglianze esistenti.Una seconda preoccupazione del Rapporto di GIMBE è indirizzata a quei 5,8 milioni di persone che nel 2024 hanno rinunciato a visite ed esami, quota che negli ultimi anni appare in deciso aumento e che è dominata da due ragioni – da una parte la lunghezza dei tempi di attesa, dall’altra i motivi economici -, ma che vede un grosso contributo anche dal luogo di residenza (come dimostrano le regioni dove l’erogazione dei Lea è giudicata insufficiente).Siamo di fronte a prestazioni che sono garantite sulla carta, ma che per una quota molto rilevante di cittadini nella realtà sono inaccessibili: e il pensiero non può che andare anche alla recente approvazione di nuove prestazioni all’interno dei Livelli essenziali di assistenza.Un terzo elemento di criticità è il personale, dove la spesa del SSN tra il 2012 e il 2025 ha ridotto la sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica passando dal 39,7% al 36,9%. Ma il problema non è solo la spesa. Abbiamo decisamente meno infermieri rispetto all’Europa (-30%) e di quelli che abbiamo circa il 20% non lavora per il Ssn: c’è quindi un evidente problema di attrattività della professione.E un problema di attrattività c’è anche per i medici, anche se il contesto quantitativo è un po’ diverso: da una parte abbiamo più medici dell’Europa, ma uno su quattro non lavora per il SN, dall’altra vi sono alcune discipline in particolare sofferenza (emergenza-urgenza, MMG, ecc.). E anche la distribuzione geografica andrebbe rivista, considerata la diversa incidenza delle due professioni nelle diverse Regioni e Provincie. Sul punto dei professionisti per diversi motivi GIMBE ritiene non deve essere considerato positivo l’uso dei “gettonisti” che ha caratterizzato in particolare il biennio 2024-2025.Per il Rapporto una considerazione va fatta poi per quanto riguarda la presenza nel SSN del privato accreditato (da alcuni chiamato convenzionato), un privato che (anche per GIMBE) è parte integrante del servizio sanitario. Le strutture del privato accreditato risultano presenti particolarmente in alcuni settori: assistenza residenziale (85,1%) e semiresidenziale (72,8%), assistenza riabilitativa (78,4%), specialistica ambulatoriale (59,7%), con un volume economico di attività che nel 2025 ha raggiunto circa 30 miliardi di euro.È aumentata del 26% dal 2012, ma rispetto alla spesa pubblica per la sanità la sua incidenza è scesa al 20,8% (il che significa che la spesa pubblica complessiva ha visto un aumento che è molto di più di quanto sia aumentata la spesa privata accreditata). Sul punto GIMBE indica la necessità di rafforzare la governance pubblica così che accreditamento, volumi di attività e remunerazione delle prestazioni siano allineati “ai bisogni di salute e alla qualità dell’assistenza”.
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		<title><![CDATA[Sanità, cresce la spesa privata e il ruolo delle assicurazioni ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902908009157.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"intermediachannel.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:13:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.intermediachannel.it/2026/10/08/sanita-cresce-la-spesa-privata-e-il-ruolo-delle-assicurazioni/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rapporto GIMBE: nel 2025 le famiglie hanno sostenuto 42,4 miliardi di euro di spesa sanitaria, mentre le assicurazioni volontarie salgono a 5,29 miliardiIl Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale fotografa una crescente pressione della spesa sanitaria sulle famiglie e un maggiore ricorso alla sanità intermediata. Nel 2025 la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto 190,1 miliardi di euro: 140,8 miliardi sono stati sostenuti dal sistema pubblico, 42,4 miliardi direttamente dalle famiglie e quasi 7 miliardi attraverso fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti.Per il settore assicurativo il dato più rilevante riguarda le assicurazioni sanitarie volontarie, la cui spesa è aumentata del 12,7%, passando da 4,69 a 5,29 miliardi di euro. La spesa sanitaria intermediata nel suo complesso è cresciuta del 10,1%, mentre quella sostenuta direttamente dalle famiglie è diminuita dell’1%.Il quadro emerge dal 9° Rapporto della Fondazione GIMBE. Secondo il presidente Nino Cartabellotta, il SSN continua a garantire buoni risultati sul piano degli esiti di salute, ma incontra difficoltà crescenti nell’assicurare prestazioni accessibili e tempestive. «Il SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo».La pressione sul sistema pubblico emerge anche dal finanziamento. Tra il 2023 e il 2026 il Fondo Sanitario Nazionale è salito da 125,4 a 142,9 miliardi di euro, ma il rapporto tra finanziamento e PIL è rimasto inferiore al livello del 2022. Secondo GIMBE, mantenendo quel rapporto costante, il SSN avrebbe avuto 18,8 miliardi di euro in più nel quadriennio.Per il triennio 2027-2029 la Fondazione stima inoltre un divario complessivo di 32,3 miliardi di euro tra previsioni di spesa sanitaria e risorse del Fondo Sanitario Nazionale. In assenza di nuovi stanziamenti, la pressione potrebbe trasferirsi sui bilanci regionali e sui cittadini.A incidere sulla domanda di prestazioni private sono anche le difficoltà di accesso alle cure. Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di avere rinunciato ad almeno una visita o un esame. Circa 4 milioni hanno indicato i tempi di attesa e 3,1 milioni motivi economici.GIMBE richiama quindi l’attenzione sul ruolo della sanità integrativa. «Se il servizio pubblico arretra, fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura», ha osservato Cartabellotta, chiedendo regole, trasparenza e vigilanza affinché la sanità integrativa completi le tutele del SSN senza ampliare le disuguaglianze.La crescita della spesa privata è evidente anche nelle strutture non accreditate. Tra il 2016 e il 2024 la spesa out-of-pocket presso il privato puro è aumentata del 169%, passando da 3,05 a 8,2 miliardi di euro. Secondo GIMBE, si sta così consolidando un secondo binario dell’offerta sanitaria, accessibile attraverso la disponibilità economica diretta oppure tramite fondi e polizze.Il Rapporto dedica spazio anche alle criticità del personale e alle differenze territoriali. Nel 2024 risultano adempienti ai Livelli Essenziali di Assistenza 18 Regioni e Province autonome su 21, ma la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto nel 2023 i 5,15 miliardi di euro. Sul fronte delle risorse umane, GIMBE stima inoltre 36,8 miliardi di euro di minore spesa cumulata per il personale tra il 2012 e il 2025 rispetto a uno scenario con incidenza invariata sulla spesa sanitaria pubblica.Nel Piano di Rilancio del SSN, la Fondazione inserisce tra le priorità anche il riordino della sanità integrativa e la governance del rapporto tra pubblico e privato. Per il mercato assicurativo, la crescita delle coperture sanitarie si inserisce quindi in un sistema nel quale aumenta la domanda di protezione finanziaria, mentre restano aperte le questioni legate all’accessibilità e all’uniformità delle cu
re. Il Rapporto GIMBE indica infine nella sostenibilità del SSN e nella capacità di garantire cure accessibili a tutti due delle principali questioni da affrontare nei prossimi anni, con effetti diretti anche sull’evoluzione della sanità integrativa e delle coperture assicurative.
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		<title><![CDATA[ Sanità Campania: molte ombre, poche luci ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903079206677.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"itvonline.news" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 06:20:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il rapporto Gimbe: mezzo milione di persone non ha la possibilità di curarsi, spesi in un anno per i viaggi della speranza fuori regione 482 milioni di euroVideoAttualitàPrimo pianoDi Amedeo Picariello il 8 Ott 2026Mezzo milione di campani ha rinunciato a visite o esami. Un’altra fetta consiste di persone è costretta ancora ai viaggi delle speranza, andando in strutture sanitarie fuori regione: una mobilità sanitaria che è costata alle casse di palazzo Santa Lucia qualcosa come 482 milioni di euro in un anno. Sono i due dati che raccontano le difficoltà di accesso all’assistenza in Campania, secondo il nono Rapporto della Fondazione GIMBE.
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		<title><![CDATA[Sanità, in Calabria ammalarsi ha un costo altissimo ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903275407595.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lacnews24.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Curarsi in Calabria può significare perdere giornate di lavoro, consumare risparmi, affrontare lunghi viaggi o rinunciare. È il volto meno visibile di una sanità che fatica a garantire prossimità</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 07:34:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.lacnews24.it/attualita/il-prezzo-di-ammalarsi-in-calabria-quando-il-diritto-alla-salute-diventa-una-prova-di-resistenza-quotidiana-gjgj3p25]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[La Calabria impone una sofferenza quotidiana ad un popolo al quale la Repubblica riconosce il diritto di curarsi, ma non sempre garantisce i mezzi per esercitarlo. C'è una povertà che non si misura con il reddito, non compare negli estratti conto e non si lascia fotografare nelle statistiche sull'occupazione. È la povertà di salute. Quella che si manifesta quando una persona scopre di essere malata e, insieme alla paura della diagnosi, deve affrontare un'altra angoscia: trovare qualcuno che la curi, un luogo dove farlo e il denaro necessario per arrivarci. In Calabria questa povertà assume una dimensione particolarmente dolorosa. Non riguarda soltanto gli ospedali, i posti letto, le liste d'attesa o i bilanci delle aziende sanitarie. Investe l'intera esistenza delle persone. Condiziona le scelte familiari, consuma i risparmi, sottrae giornate di lavoro, trasforma i figli in accompagnatori dei genitori e i genitori in organizzatori di viaggi della speranza per i propri bambini. Il disagio sanitario più grave non è soltanto quello di non ricevere una cura. È quello di dover organizzare la propria vita intorno all'incertezza di poterla ricevere. Il 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato il 7 ottobre 2026 alla Camera dei Deputati, offre una base documentale per comprendere quanto sia profonda la distanza tra il diritto costituzionale alla salute e la sua effettiva fruizione. La Calabria figura ancora tra le Regioni inadempienti nell'assistenza territoriale. Ciò significa che proprio il sistema chiamato a intercettare i bisogni di salute vicino alle abitazioni, prima che diventino emergenze ospedaliere, non raggiunge la soglia minima richiesta. E dietro quella soglia ci sono persone. Non percentuali.  SanitàSanità, Calabria ancora in fondo alla classifica: ha il punteggio più basso nell’assistenza territoriale. Ecco il report GimbeRedazione Attualità  La geografia della sofferenza Il primo disagio è quello della distanza. Non soltanto chilometrica, ma assistenziale. Per chi vive nei piccoli centri dell'entroterra calabrese, la malattia può cominciare con la ricerca di un mezzo di trasporto. Una visita specialistica, un accertamento diagnostico, una seduta terapeutica diventano appuntamenti che coinvolgono intere famiglie. Occorre qualcuno che guidi, qualcuno che accompagni, qualcuno che rinunci al lavoro. Una prestazione che dovrebbe durare venti minuti può occupare un'intera giornata. E quando la malattia richiede controlli ripetuti, la distanza diventa una forma di impoverimento. Non soltanto economico: impoverimento del tempo, dell'autonomia personale, della serenità familiare. Il secondo disagio è l'attesa. Attendere una visita significa spesso attendere di sapere che cosa si ha. Attendere un esame significa convivere con il dubbio. Attendere un intervento può significare sopportare dolore, perdere capacità lavorativa, rinunciare alla normalità. La lista d'attesa, dunque, non è soltanto un problema di organizzazione sanitaria. È una sottrazione di tempo alla vita. Per chi possiede risorse economiche esiste frequentemente un'alternativa: pagare. Per chi non le possiede, l'attesa può trasformarsi in rinuncia. È qui che l'universalismo sanitario rischia di diventare una promessa differenziata per reddito. Gli anziani lasciati alla solitudine sanitaria Ma esiste un disagio ancora più difficile da rappresentare: quello dell'anziano che non riesce più a uscire di casa. È la persona affetta da più patologie croniche, che avrebbe bisogno di controlli regolari, assistenza infermieristica, riabilitazione, sostegno sociale e continuità terapeutica. Non necessariamente di un ospedale. Eppure, quando la medicina territoriale non funziona, l'ospedale diventa l'unico riferimento riconoscibile, anche per bisogni che dovrebbero trovare risposta altrove. L'anziano perde co
sì due volte la propria autonomia: prima per la malattia, poi per l'insufficienza dell'organizzazione chiamata ad assisterlo. Il peso si trasferisce sulle famiglie. Soprattutto sulle donne, frequentemente costrette a conciliare lavoro, figli e assistenza ai genitori. Quando la famiglia non riesce a sostenere quel carico, la fragilità sanitaria rischia di trasformarsi in abbandono sociale. La sanità territoriale che manca non produce soltanto prestazioni non erogate. Produce solitudine. I malati che diventano emigranti della salute C'è poi una forma di emigrazione calabrese che raramente entra nei discorsi dedicati allo spopolamento. È quella dei malati. Non partono per trovare un lavoro, per studiare o per costruirsi un futuro. Partono per affrontare un intervento chirurgico, ricevere una terapia, ottenere una diagnosi complessa o cercare una risposta specialistica nella quale ripongono maggiore fiducia. Talvolta la scelta è motivata dalla necessità clinica di rivolgersi a centri altamente specializzati. Altre volte nasce dall'insufficienza dell'offerta locale, dai tempi di attesa o dalla sfiducia. Non tutte le partenze rappresentano dunque un fallimento della sanità regionale. Ma quando partire diventa la risposta ordinaria a bisogni che potrebbero essere soddisfatti vicino a casa, il problema è strutturale. Nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale italiana ha raggiunto 5,153 miliardi di euro. La Calabria figura, insieme ad altre cinque Regioni, nel gruppo che concentra il 78,2% dei saldi negativi nazionali. Dietro questi trasferimenti ci sono costi che la contabilità sanitaria non rappresenta interamente: alberghi, treni, carburante, pasti, accompagnatori, ferie consumate, redditi perduti. E soprattutto c'è il costo emotivo di affrontare una malattia lontano dalla propria casa. La mobilità sanitaria contabilizza le prestazioni. Non contabilizza integralmente la sofferenza di chi è costretto a partire. Il malato calabrese può così diventare emigrante due volte: la prima per il lavoro, la seconda per la salute. E qualche volta è il figlio già emigrato a dover accogliere il genitore che arriva al Nord per curarsi. Il disagio più crudele: rinunciare senza fare rumore Esiste una categoria di malati che non compare nelle liste d'attesa, perché non riesce neppure a entrare nel sistema. Sono quelli che rinunciano. Non prenotano la visita perché sanno di non poter pagare un'alternativa privata. Non affrontano il viaggio perché non hanno chi li accompagni. Rimandano l'accertamento perché temono di perdere una giornata di lavoro. Smettono di chiedere perché hanno imparato che chiedere non sempre produce una risposta. È la domanda sanitaria sommersa. Il Rapporto GIMBE documenta che nel 2024, in Italia, oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. Circa 4 milioni indicano le attese e 3,1 milioni le difficoltà economiche, con possibilità di sovrapposizione. Sono dati nazionali, non specificamente calabresi. Ma assumono un significato particolarmente preoccupante in un territorio nel quale alla fragilità dell'offerta sanitaria si aggiungono difficoltà economiche e territoriali. Il vero rischio è che la rinuncia alle cure venga interpretata come una riduzione della domanda, mentre può rappresentare l'esatto contrario: un bisogno che esiste, ma che il sistema non riesce più a vedere. I bambini, i disabili e le famiglie senza tregua La sofferenza sanitaria diventa ancora più intensa quando riguarda i bambini con disabilità, i minori che necessitano di percorsi riabilitativi continuativi e le persone non autosufficienti. Per queste famiglie non basta ottenere una prestazione. Occorre garantirne la regolarità, la continuità e il coordinamento. Una seduta riabilitativa interrotta, un'assistenza domiciliare insufficient
e, un percorso diagnostico frammentato non sono semplici disfunzioni amministrative. Possono incidere sull'autonomia, sull'apprendimento, sulla qualità della vita e sulle opportunità future. In queste condizioni i genitori diventano amministratori involontari di un'assistenza che dovrebbe essere pubblicamente organizzata. Telefonano, prenotano, sollecitano, presentano istanze, percorrono chilometri, anticipano spese. La disabilità di un figlio rischia così di diventare anche una condizione di precarietà economica e lavorativa dell'intera famiglia. La questione non riguarda soltanto la sanità. Riguarda l'integrazione sociosanitaria, cioè il punto nel quale il diritto alla salute dell'articolo 32 della Costituzione incontra il diritto all'assistenza dell'articolo 38. Quando questi due diritti procedono separatamente, il cittadino fragile resta nello spazio vuoto che li divide. Il pronto soccorso come ultima spiaggia Un altro disagio riguarda chi arriva in pronto soccorso non soltanto per un'emergenza, ma perché non ha trovato una risposta tempestiva altrove. Il pronto soccorso rischia di diventare il luogo nel quale confluiscono anche le insufficienze della medicina territoriale, della diagnostica e dell'assistenza alle cronicità. Qui la sofferenza assume una dimensione collettiva. Il paziente attende, il familiare attende, il personale sanitario lavora sotto pressione. Il tempo trascorso in attesa, specialmente per una persona anziana o fragile, può trasformarsi in un'esperienza di smarrimento e perdita di dignità. La risposta non può consistere soltanto nell'aumentare gli accessi o moltiplicare le strutture. Occorre ricostruire una rete assistenziale capace di prevenire gli accessi evitabili e assicurare una presa in carico dopo la dimissione. La nuova sanità territoriale: il pericolo degli edifici senza assistenza Il PNRR avrebbe dovuto contribuire a correggere queste diseguaglianze attraverso Case della Comunità, Ospedali di Comunità, assistenza domiciliare e telemedicina. Ma il Rapporto GIMBE introduce una distinzione decisiva: il raggiungimento degli obiettivi amministrativi e la realizzazione delle infrastrutture non dimostrano, da soli, che i servizi siano realmente operativi, dotati di personale e accessibili ai cittadini. È un avvertimento che riguarda direttamente la Calabria. Una Casa della Comunità senza professionisti sufficienti non risolve il problema della prossimità. Un Ospedale di Comunità senza una rete assistenziale funzionante non garantisce la continuità delle cure. La telemedicina, senza personale, strumenti e collegamenti adeguati, rischia di diventare un'innovazione disponibile soprattutto a chi possiede già le competenze per utilizzarla. La sanità non si misura dal numero delle inaugurazioni, ma dalla quantità e qualità dei bisogni ai quali riesce a rispondere. La responsabilità che non può essere dispersa La condizione calabrese impone infine una riflessione istituzionale. Non basta attribuire ogni insufficienza alla scarsità delle risorse nazionali. E non basta, all'opposto, ricondurre ogni criticità all'incapacità organizzativa regionale. Lo Stato determina il finanziamento complessivo, definisce i LEA e deve garantirne l'uniformità. La Regione programma e organizza il servizio sanitario. Le aziende sanitarie devono tradurre risorse e programmazione in prestazioni effettive. La frammentazione delle competenze non può diventare una frammentazione delle responsabilità. La mancata piena attuazione del federalismo fiscale, con la determinazione dei fabbisogni standard e l'adeguata perequazione, costituisce un ulteriore nodo strutturale da affrontare. La distribuzione delle risorse dovrebbe riflettere i bisogni effettivi di salute, le condizioni socioeconomiche, le caratteristiche demografiche e i costi necessari a garantire le prestazioni. Ma maggiori risorse, senza una 
riorganizzazione verificabile dei servizi, non garantirebbero automaticamente migliori risultati. Occorre dunque una doppia responsabilità: dello Stato e della Regione, perché assicurino rispettivamente le condizioni finanziarie e istituzionali dell'uguaglianza e la concreta disponibilità delle cure. La Calabria non chiede il privilegio di guarire. Chiede il diritto di essere curata. Il problema, alla fine, non è soltanto sanitario. Una comunità nella quale ammalarsi significa rischiare di impoverirsi, perdere autonomia, allontanarsi dalla famiglia o rinunciare a una prestazione è una comunità nella quale la cittadinanza sociale risulta indebolita. La malattia non dovrebbe trasformarsi in una prova di resistenza economica, geografica e familiare. Per questo la Calabria ha bisogno di una politica della salute che cominci dalle persone, non dagli organigrammi. Che misuri il tempo necessario a ottenere una diagnosi, i chilometri percorsi per una terapia, gli anziani effettivamente assistiti a domicilio, le persone che rinunciano alle cure, i bambini ai quali viene garantita continuità riabilitativa. Serve una vera mappa dei rischi sociosanitari, costruita con i Comuni, le aziende sanitarie e le comunità locali, capace di identificare i bisogni che non emergono dalle sole prestazioni erogate. E serve un presidio di prossimità che colleghi stabilmente assistenza sanitaria e sociale, affinché nessun cittadino fragile debba trasformarsi nel coordinatore solitario delle proprie cure. La misura di una sanità giusta non è il numero di malati che riesce ad attrarre da altri territori. È, prima di tutto, la capacità di prendersi cura delle persone che le sono affidate. La Calabria non è soltanto una regione dalla quale si parte per lavorare. È anche una terra dalla quale troppe persone avvertono la necessità di partire per curarsi. E mentre la politica discute di strutture, competenze, bilanci e riforme, c'è una domanda che dovrebbe precedere tutte le altre: Quanto costa, in sofferenza umana, essere malati in Calabria? È una domanda alla quale nessun bilancio sanitario, da solo, può rispondere. Eppure è proprio da quella risposta che dovrebbe cominciare ogni seria politica della salute.   
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		<title><![CDATA[Multe e autovelox: dove finiscono davvero i soldi degli automobilisti? - L'Altra Imola ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902905909180.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"laltraimola.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L''articolo 142 del Codice della Strada parla chiaro: la totalità dei ricavi spettanti all''ente locale e derivanti dai verbali per eccesso di velocità deve essere reinvestita in interventi sulla viabilità e sulla sicurezza.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Dove finiscono davvero i soldi delle multe? Dagli autovelox alla caccia alle buche, cosa dice la leggeQuando la foto scattata dall’autovelox si trasforma nel recapito di una contravvenzione a casa, il primo sentimento dell’automobilista oscilla quasi sempre tra la rabbia e il sospetto. La sensazione diffusa, spesso alimentata dalle cronache locali, è che i Comuni utilizzino i rilevatori di velocità come veri e propri “bancomat” per risanare i bilanci in affanno. Ma dal punto di vista legale la realtà è più complessa: la legge impone paletti precisi e vincola una quota sostanziale degli incassi al miglioramento delle infrastrutture viarie.A fare da apripista in questo scenario sono proprio le sanzioni staccate dai dispositivi elettronici per il controllo dei limiti. Per queste somme l’ordinamento prevede una disciplina particolarmente rigida. L’articolo 142 del Codice della Strada parla chiaro: la totalità dei ricavi spettanti all’ente locale e derivanti dai verbali per eccesso di velocità deve essere reinvestita in interventi sulla viabilità e sulla sicurezza. Questo significa che ogni singolo euro incassato da autovelox e tutor non può terminare nel calderone generico della spesa comunale, ma deve ritornare direttamente sulla strada attraverso il rifacimento del manto d’asfalto, la riparazione delle buche, l’installazione di barriere di protezione più moderne o il potenziamento dell’illuminazione negli incroci più pericolosi.Per le altre infrazioni — che si tratti di un divieto di sosta, di un passaggio con il semaforo rosso o dell’uso del cellulare al volante — la norma di riferimento torna a essere l’articolo 208. In questo caso la regola aurea è quella della spesa divisa a metà. Una prima metà dell’incasso complessivo resta a destinazione libera e può confluire nel bilancio generale del Municipio per finanziare servizi che vanno dalla gestione del verde alla scuola, fino ai servizi sociali. La seconda metà, invece, entra in un canale rigorosamente vincolato alla sicurezza stradale e alla mobilità.Anche la ripartizione di questa seconda metà segue una mappa ben precisa tracciata dal legislatore, senza lasciare spazio all’improvvisazione. Almeno un quarto delle risorse deve coprire la manutenzione, la sostituzione e l’ammodernamento della segnaletica stradale, sia verticale sia orrizzontale. Un altro quarto va obbligatoriamente riservato al potenziamento della Polizia Locale, finanziando l’acquisto di nuove pattuglie, divise, etilometri e apparecchiature di controllo. Con quello che rimane, la giunta comunale è chiamata a finanziare ulteriori interventi sul manto stradale, ma anche progetti per la mobilità ciclistica, percorsi protetti per i pedoni, scivoli per disabili o corsi di educazione stradale nelle scuole.Resta tuttavia un interrogativo centrale: chi controlla che queste regole vengano effettivamente rispettate e che i fondi non prendano altre strade? Per evitare che i vincoli rimangano buone intenzioni sulla carta, il sistema impone agli enti locali un doppio passaggio di trasparenza. Da un lato la pianificazione della spesa deve essere deliberata in fase di bilancio, dall’altro entro il 31 maggio di ogni anno ogni Comune ha l’obbligo di inviare una dettagliata relazione telematica ai Ministeri dell’Interno e delle Infrastrutture. In questo report l’amministrazione deve rendicontare punto per punto la quantità di denaro incassata dalle sanzioni e l’impiego effettivo dei fondi vincolati. I municipi che non trasmettono la relazione o che destinano i ricavi a capitoli impropri rischiano sanzioni amministrative e il congelamento delle somme, a dimostrazione di come la tutela della sicurezza stradale debba rimanere, almeno sulla carta, il vero obiettivo di ogni sanzione.Imola, attacco di Fdi al sindaco Panieri a Singapore per la F1: «Missione diplomatica o vacanza?»Multe e autovelox: dove finiscono davvero i soldi degli automobilisti?Sanità, GIMBE: in Emilia-Romagna mancano 502 medici di famigliaMas
simo Citro «L’elettrosmog disturba le cellule favorendo l’insorgenza di tumori”Lugo, molesto e a torso nudo in stazione: 38enne dà in escandescenze ed è stato arrestato   
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		<title><![CDATA[Sanità, GIMBE: in Emilia-Romagna mancano 502 medici di famiglia - L'Altra Imola ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902905609181.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"laltraimola.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Se vogliamo davvero migliorare il nostro Servizio sanitario regionale dovremmo avere il coraggio di guardare ciò che non funziona, cominciando a fare quei cambiamenti che dipendono direttamente dalla Regione.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[AUMENTANO LE RINUNCE ALLE PRESTAZIONICome scrive Elena Ugolini, l 9° Rapporto GIMBE, presentato ieri, va letto per intero, senza fermarsi ai risultati sui quali il presidente De Pascale e l’assessore Fabi hanno costruito una lettura trionfalistica del servizio sanitario regionale, nonostante “il profondo definanziamento nazionale” e il rischio di un “collasso dell’intero sistema”.Ci sono infatti numeri che mostrano criticità nell’organizzazione dei servizi sanitari e nella capacità di attrarre, trattenere e valorizzare il personale nella nostra Regione. Se il sistema continua a garantire livelli importanti di assistenza, molto lo dobbiamo alla professionalità, alla disponibilità e all’impegno quotidiano di medici, infermieri e di tutti gli operatori che vi lavorano. Ma non possiamo pensare che la tenuta del sistema poggi all’infinito sul loro sforzo. Ci sono crepe che rischiano di diventare talmente profonde da essere insanabili.Se vogliamo davvero migliorare il nostro Servizio sanitario regionale – esorta Ugolini – dovremmo avere il coraggio di guardare ciò che non funziona, cominciando a fare quei cambiamenti che dipendono direttamente dalla Regione.Il dato più preoccupante riguarda l’accesso concreto alle cure. In Emilia-Romagna le persone che dichiarano di aver rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno erano il 5,8% nel 2023 e sono diventate l’8,8% nel 2024: tre punti percentuali in più in un solo anno. Lo stesso GIMBE mette in guardia dal considerare sufficienti le classifiche sui Livelli essenziali di assistenza, perché non riescono a rappresentare pienamente tempi di attesa, agende chiuse, difficoltà di prenotazione, distanza dai servizi e rinuncia alle prestazioni. Una prestazione formalmente garantita deve poter essere prenotata e ottenuta nei tempi necessari.C’è poi il problema dell’aumento delle dimissioni dei professionisti nel servizio pubblico. Il Rapporto GIMBE sottolinea, a livello nazionale, che nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri hanno superato i pensionamenti e richiama la necessità di rendere nuovamente attrattivo il lavoro nel SSN. In Emilia-Romagna il dato diffuso da Anaao Assomed è particolarmente significativo: nel 2025, 304 medici ospedalieri si sono dimessi volontariamente, contro 182 pensionamenti. Significa che, per ogni 100 medici che hanno lasciato il servizio andando in pensione, 167 hanno scelto di dimettersi. La media nazionale è 131.Non possiamo affrontare la carenza di personale soltanto contando quanti professionisti entrano: dobbiamo preoccuparci anche di quanti scelgono di andarsene e capire perché. Continuare a chiedere uno sforzo ulteriore a chi rimane, senza intervenire sulle condizioni di lavoro, rischia soltanto di aggravare il problema.Servono ascolto del personale, meno burocrazia, maggiore autonomia e coinvolgimento nella gestione, obiettivi chiari, percorsi di crescita professionale e una maggiore attenzione alle condizioni di lavoro. La contrapposizione ideologica tra pubblico e privato aiuta poco: se alcune modalità organizzative risultano più attrattive, vale la pena capire quali elementi possano essere utilmente applicati anche nel servizio pubblico.Rimane estremamente seria la situazione dei medici di medicina generale. GIMBE stima che al 1° gennaio 2025 in Emilia-Romagna ne manchino 502, la quarta carenza più elevata tra le Regioni italiane dopo Lombardia, Veneto e Campania. Ogni medico di famiglia nella nostra Regione ha mediamente 1.420 assistiti, sopra la media nazionale di 1.383.Proprio per questo trovo ancora più incomprensibile la recente decisione della Regione di eliminare il compenso riconosciuto ai medici di medicina generale che volontariamente fanno da tutor agli studenti del sesto anno di Medicina durante il tirocinio obbligatorio. Se abbiamo bisogno di medici di famiglia, dobbiamo avvicinare i giovani a questa professione e valorizzare chi dedica tempo alla loro formazione. Perché togliere quel riconoscim
ento ai medici che danno la disponibilità a seguire, in un rapporto uno a uno, i giovani che frequentano l’ultimo anno di Medicina?C’è un quarto tema che non emerge nel rapporto GIMBE. La Giunta e la maggioranza che la sostiene continuano a dire che servono più fondi, senza valutare come vengono spesi quelli che si hanno. Nel 2025 in Emilia-Romagna sono stati destinati oltre 10 miliardi di euro alla sanità, ma non è possibile avere costi, ricavi, finanziamenti e volumi di attività dei singoli stabilimenti ospedalieri se non per i 5 ospedali universitari. Senza questa fotografia è molto difficile individuare punti di forza e di debolezza, inefficienze e margini di miglioramento, e intervenire sulla spesa senza ricorrere a tagli lineari.Guardare alle criticità e capire dove intervenire è indispensabile per preservare ciò che funziona e correggere ciò che oggi mette in difficoltà cittadini e professionisti. (Elena Ugolini – Capogruppo Rete Civica in Regione E-R)Pronto Soccorso di Imola: Patto per il Nord chiede un medico fisso al Triage   
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		<title><![CDATA[Multe e autovelox: dove finiscono davvero i soldi degli automobilisti? - L'Altra Imola ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902906209183.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"laltraimola.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L''articolo 142 del Codice della Strada parla chiaro: la totalità dei ricavi spettanti all''ente locale e derivanti dai verbali per eccesso di velocità deve essere reinvestita in interventi sulla viabilità e sulla sicurezza.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:28:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Sanità, GIMBE: in Emilia-Romagna mancano 502 medici di famiglia - L'Altra Imola ]]></title>
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uire, in un rapporto uno a uno, i giovani che frequentano l’ultimo anno di Medicina?C’è un quarto tema che non emerge nel rapporto GIMBE. La Giunta e la maggioranza che la sostiene continuano a dire che servono più fondi, senza valutare come vengono spesi quelli che si hanno. Nel 2025 in Emilia-Romagna sono stati destinati oltre 10 miliardi di euro alla sanità, ma non è possibile avere costi, ricavi, finanziamenti e volumi di attività dei singoli stabilimenti ospedalieri se non per i 5 ospedali universitari. Senza questa fotografia è molto difficile individuare punti di forza e di debolezza, inefficienze e margini di miglioramento, e intervenire sulla spesa senza ricorrere a tagli lineari.Guardare alle criticità e capire dove intervenire è indispensabile per preservare ciò che funziona e correggere ciò che oggi mette in difficoltà cittadini e professionisti. (Elena Ugolini – Capogruppo Rete Civica in Regione E-R)Multe e autovelox: dove finiscono davvero i soldi degli automobilisti?Massimo Citro «L'elettrosmog disturba le cellule favorendo l'insorgenza di tumori"Salva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.© Copyright 2026 - L'Altra Imola | Privacy Policy | Mail: laltraimola@gmail.comNome utente o indirizzo emailPasswordRicordamiRegistration is closed.   
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		<title><![CDATA[Il nodo liste di attesa. Ecco cosa non funziona: “Tanti anziani in difficoltà” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902130400357.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lanazione.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>I bisogni insoddisfatti delle visite mediche in Umbria riguardano l9 cittadini su 100: in Toscana sono lo 0,9% e nelle Marche solo l’1,2 per cento</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 02:13:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.lanazione.it/umbria/cronaca/il-nodo-liste-di-attesa-ecco-cosa-non-funziona-tanti-anziani-in-difficolta-pi640pao]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Primo mese a 1 € I bisogni insoddisfatti delle visite mediche in Umbria riguardano l9 cittadini su 100: in Toscana sono lo 0,9% e nelle Marche solo l’1,2 per centoPerugia, 9 ottobre 2026 – La nona edizione del rapporto Gimbe, la fondazione indipendente che contribuisce alla sostenibilità di un servizio sanitario pubblico, non tratta i dati sanitari delle ultime settimane. Come meritano certi approfondimenti, la fotografia è del 2024 e 2025 ed evidenzia pregi e difetti del sistema sanitario pubblico in Umbria. Sistema in evoluzione, ma che offre spunti per capire dove eravamo qualche mese fa e dove sta lavorando l’attuale Giunta.E allora i dati Eurostat 2026 (questi sì recenti) raccontano una criticità importante: l’Umbria presenta il valore più alto in Italia per bisogni insoddisfatti di visite mediche (8,8%), molto superiore alla media nazionale e Ue, il peggiore del nostro Paese. E il confronto con le regioni confinanti non è lusinghiero: in Toscana lo 0,9% della popolazione dichiara bisogni insoddisfatti di visite mediche, nelle Marche la percentuale è dell’1,2%, nel Lazio il 2,1%. Dunque quell’8,8% evidenzia una criticità nell’accesso alle prestazioni sanitarie, legata sia a fattori economici che organizzativi. In Umbria, per farla breve, quasi 9 persone su 100 dichiarano di non aver potuto effettuare visite mediche necessarie.Quali sono i motivi? Intanto ci sono cause strutturali e organizzative: tempi di attesa prolungati per visite specialistiche e diagnostiche o difficoltà di contatto con il Cup, chiusura delle agende, mancato rispetto delle priorità. Spesso, secondo Gimbe, c’è insufficiente disponibilità di servizi territoriali (es. assistenza domiciliare, salute mentale, Rsa), scarsa integrazione tra ospedale, territorio e servizi sociali. A incidere le differenze tra aree urbane e rurali/interne, con maggiore difficoltà di accesso nelle zone meno servite.E non vanno sottovalutate le difficoltà di utilizzo dei servizi digitali (Cup online, Fascicolo sanitario elettronico) per alcune fasce di popolazione (anziani, persone con bassa alfabetizzazione digitale). Le conseguenze? Dove il pubblico non riesce a garantire tempi e servizi adeguati, chi può permetterselo si rivolge al privato, mentre chi non può rischia di rinunciare alle cure. Va aggiunto che in Umbria, la quota di mobilità sanitaria gestita da privati convenzionati è bassa (15,1%), segno di una forte presenza pubblica, ma ciò non elimina le disuguaglianze legate alla capacità di spesa.Le luci. L’Umbria resta una delle Regioni “benchmark” per il calcolo del fabbisogno standard, insieme a Emilia-Romagna, Marche, Veneto e Lombardia. Questo significa che i suoi costi e risultati sono presi come riferimento per la ripartizione delle risorse nazionali. La nostra Regione ha ricevuto una delle quote premiali pro-capite più elevate (€ 35,35 per abitante, totale € 30.070.579), seconda solo alla Liguria. Questo riconoscimento è legato anche all’indice di vecchiaia della popolazione. Siamo inoltre “adempienti” sia nella verifica cumulativa 2010-2019 (85,9% di adempimento) sia nel Nuovo Sistema di Garanzia 2020-2024, con punteggi elevati nelle tre macro-aree (prevenzione: 95, distrettuale: 82, ospedaliera: 77, totale 2024: 254).Michele Nucci© Riproduzione riservataTag dell'articoloSocietà soggetta a direzione e coordinamento di QN Media S.p.A.categorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 08475510155 - ISSN: 2499-295X   
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		<title><![CDATA[Costantino: "Calabria ultima nella sanità. E chi non ha i soldi per curarsi al Nord?" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903060509690.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lanuovacalabria.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>di VINCENZO COSTANTINOCè una cosa che non si può più accettare della Calabria: che una persona, proprio nel momento in cui è più fragile e avrebbe bisogno...</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:25:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://lanuovacalabria.it/costantino-calabria-ultima-nella-sanita-e-chi-non-ha-i-soldi-per-curarsi-al-nord]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[di VINCENZO COSTANTINOC’è una cosa che non si può più accettare della Calabria: che una persona, proprio nel momento in cui è più fragile e avrebbe bisogno di essere aiutata, debba cominciare a farsi i conti in tasca per capire se può permettersi di curarsi.Perché curarsi in Lombardia, in Veneto o in Emilia-Romagna non è solo questione di prendere un aereo. C’è il viaggio da pagare, un alloggio da trovare, i giorni di lavoro persi, le spese di chi ti accompagna. E alla paura della malattia si aggiunge quella di non farcela economicamente.E chi quei soldi non li ha? Chi non può permettersi di partire, di restare lontano da casa per settimane, di pagare le spese necessarie? Aspetta. Rimanda. E qualche volta rinuncia.È questa la Calabria di cui dovremmo parlare. Prima di ogni altra cosa.Qualche tempo fa, riflettendo sulle difficoltà dei collegamenti nel Mezzogiorno, scrivevo che la distanza del Sud si misura in euro, non in chilometri. Oggi penso che la nostra sanità ne sia la dimostrazione più dolorosa.I dati diffusi dalla Fondazione GIMBE ci restituiscono una realtà che non possiamo continuare a trattare come una notizia tra le tante. Nel 2024 la Calabria è ancora ultima nella valutazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, con 189 punti su 300. L’assistenza territoriale è insufficiente, ferma a 52 punti. È vero, c’è stato un miglioramento rispetto al 2023, ma restiamo lontani da una condizione accettabile.E c’è un altro numero che dovrebbe indignarci: 326,9 milioni di euro. È il saldo negativo della mobilità sanitaria calabrese nel 2023, il più alto d’Italia. Risorse che, nella compensazione tra regioni, escono dal nostro sistema per finanziare le cure ricevute altrove. E non comprendono le spese aggiuntive sostenute direttamente dalle famiglie per viaggiare e soggiornare fuori regione.Non è una questione di parte. Sono problemi che si trascinano da decenni e che hanno attraversato governi di ogni colore. Ma proprio per questo non possono più diventare un alibi. La sanità dovrebbe essere giudicata da una sola cosa: i risultati che i cittadini possono misurare nella propria vita.Quanti calabresi devono ancora attraversare l’Italia per ricevere cure adeguate?Eppure, mentre tutto questo accade, continuiamo ad assistere alla narrazione di una Calabria straordinaria. Una Calabria meravigliosa, piena di bellezze, di opportunità, di luoghi da scoprire. Una Calabria da celebrare, da promuovere, da raccontare.E sia chiaro: amo profondamente questa terra, credo nelle sue possibilità e nell’importanza di promuoverne la bellezza.Ma non possiamo accontentarci di una regione bellissima da fotografare, se poi diventa così difficile viverci, perché la qualità di una comunità si misura anche da come si prende cura delle persone nel momento in cui hanno più bisogno.Raccontiamo pure una Calabria straordinaria, ma nel frattempo lavoriamo seriamente per costruire una Calabria nella quale sia normale poter vivere, lavorare, crescere i propri figli e curarsi.E non riesco a immaginare una battaglia politica più importante di questa.Segui La Nuova Calabria sui socialTestata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019  Direttore responsabile: Enzo Cosentino Direttore editoriale: Stefania Papaleo Redazione centrale: Vico dell'Onda 5 88100 Catanzaro (CZ)  LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797Service Provider Sirinfo Srl Contattaci: redazione@lanuovacalabria.itTel. 3508267797   
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		<title><![CDATA[Lavoro, salari e sanità: da Catanzaro la Cgil rilancia la mobilitazione nazionale e regionale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903059409691.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lanuovacalabria.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Rafforzare la partecipazione alla manifestazione nazionale del 17 ottobre a Roma e preparare le mobilitazioni regionali del 14 novembre, mettendo al centro...</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:25:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://lanuovacalabria.it/lavoro-salari-e-sanita-da-catanzaro-la-cgil-rilancia-la-mobilitazione-nazionale-e-regionale]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Al Musmi l’attivo dei quadri e dei delegati dell’Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia. Scalese: «Restituire dignità al lavoro». Trotta: «Le rivendicazioni nazionali in Calabria hanno un peso ancora maggiore». Appuntamenti il 17 ottobre a Roma e il 14 novembre a Cosenza, Vibo Valentia e Reggio Calabria.Rafforzare la partecipazione alla manifestazione nazionale del 17 ottobre a Roma e preparare le mobilitazioni regionali del 14 novembre, mettendo al centro salari, sanità, servizi pubblici, pace e difesa della Costituzione. È il percorso rilanciato dall’attivo dei quadri e dei delegati della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, che si è svolto nella sala Giuditta Levato del Museo Musmi, nel Parco della Biodiversità di Catanzaro.L’incontro ha collegato le ragioni della manifestazione “Insieme sulla Via Maestra”, promossa dalla Cgil insieme a oltre cento associazioni e realtà della società civile, alle criticità del territorio calabrese: perdita del potere d’acquisto, difficoltà nell’accesso alle cure, caro energia e carburanti, fragilità dell’occupazione e divari nei servizi.«Oggi siamo qui, in questo attivo, per serrare le file e proseguire il percorso verso la mobilitazione nazionale sui temi della pace, del lavoro, dei salari e della difesa della Costituzione, con particolare attenzione all’autonomia differenziata», ha dichiarato Enzo Scalese, segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia.Scalese ha richiamato le difficoltà della sanità regionale, facendo riferimento al report Gimbe sulle liste d’attesa e alla necessità di garantire ai cittadini calabresi gli stessi diritti riconosciuti nel resto del Paese. Nel suo intervento anche la solidarietà agli agricoltori impegnati nelle proteste, che stanno portando in piazza il disagio di una parte importante dell’economia regionale.«Come lavoratori e lavoratrici viviamo quotidianamente le difficoltà legate alla perdita del potere d’acquisto di salari e stipendi. È un problema sociale che in Calabria si presenta con particolare intensità: al caro carburante si aggiunge il caro carrello della spesa, con persone costrette a rinunciare anche a beni e necessità quotidiane», ha sottolineato Scalese.La mobilitazione nazionale si lega quindi agli appuntamenti regionali già in preparazione. «Chiediamo di sostenere la manifestazione del 17 ottobre e leghiamo questo appuntamento alle mobilitazioni regionali già in cantiere per il 14 novembre a Cosenza, Reggio Calabria e Vibo Valentia», ha aggiunto il segretario dell’Area Vasta, indicando tra le priorità la sanità e la necessità di «restituire dignità al lavoro, ai lavoratori e alle lavoratrici».Il segretario generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta, ha ribadito la continuità dell’impegno del sindacato, dai referendum alle iniziative di protesta. «Questo appuntamento assume un valore particolare per i temi che affronta: welfare, salari, pace e difesa della Costituzione», ha affermato, criticando il percorso del Governo sull’autonomia differenziata e sostenendo che non tenga conto delle sentenze della Consulta.Trotta ha inoltre evidenziato la questione salariale, l’aumento del costo della vita e dell’energia e le difficoltà dei trasporti in Calabria. «Il 17 ottobre saremo in piazza insieme alle cento associazioni della Via Maestra. Abbiamo ripreso questo percorso perché riteniamo necessario che anche la società civile si mobiliti per costruire un’opposizione sociale», ha dichiarato.Per il segretario regionale, gli appuntamenti di ottobre e novembre rispondono a una stessa esigenza: portare le rivendicazioni generali dentro le condizioni concrete della Calabria. «Il caro energia, il caro gasolio, i salari bassi e i rischi dell’autonomia differenziata incidono su un mercato del lavoro e su una società già fragili, mentre i giovani continuano ad andare via», ha sottolineato.Nel suo intervento anche una critica alla comunicazione dei governi nazionale e regionale, giudicata distante dal
le difficoltà delle famiglie. Trotta ha contestato gli annunci sulle presenze turistiche e sull’apertura dell’ospedale di Sibari, sostenendo che l’avvio dei soli ambulatori non equivalga alla piena operatività della struttura. «Siamo alla politica degli annunci, sia a livello nazionale sia regionale. Si racconta che tutto vada bene, mentre aumentano i poveri, come rileva l’Istat, e diminuisce il potere d’acquisto», ha affermato.L’attivo di Catanzaro si inserisce nella piattaforma della Via Maestra, che tiene insieme lavoro, pace, ambiente, welfare e Costituzione. Tra gli obiettivi, occupazione stabile e adeguatamente retribuita, contrasto alla precarietà e alle disuguaglianze, investimenti e politiche industriali capaci di accompagnare la transizione ecologica tutelando i lavoratori. Sul versante dei diritti sociali, la mobilitazione richiama la garanzia di sanità, istruzione, cura e assistenza, insieme alla difesa del potere d’acquisto delle pensioni e al sostegno delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie.Il prossimo appuntamento sarà sabato 17 ottobre a Roma: il concentramento è previsto alle 13.30 in piazza della Repubblica, da dove il corteo raggiungerà piazza del Popolo, con conclusione indicata intorno alle 17. Il percorso proseguirà il 14 novembre con le tre manifestazioni in Calabria, a Cosenza, Vibo Valentia e Reggio Calabria. Segui La Nuova Calabria sui socialTestata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019  Direttore responsabile: Enzo Cosentino Direttore editoriale: Stefania Papaleo Redazione centrale: Vico dell'Onda 5 88100 Catanzaro (CZ)  LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797Service Provider Sirinfo Srl Contattaci: redazione@lanuovacalabria.itTel. 3508267797   
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		<title><![CDATA[Sanità, una stangata: all’anno 1.600 euro solo per farsi curare - Cronaca, Lecco ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902869208785.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902869208785.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"laprovinciaunicatv.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>I dati di Acli a partire dalle denunce dei redditi. L’incremento nel Lecchese è stato del 30% in cinque anni La salute arriva a pesare quasi il 4% sul reddito familiare</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.laprovinciaunicatv.it/stories/lecco/lecco-citta/sanita-una-stangata-allanno-1600-euro-solo-per-farsi-curare-o_3968698_11/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[LeccoOltre 1.600 euro all’anno a famiglia per la sanità, tra farmaci, visite ed esami i lecchesi negli ultimi cinque anni hanno speso il 30% in più. Le dichiarazioni e i 730 analizzati riguardano, raccontano dagli sportelli, la fascia intermedia della popolazione lecchese, famiglie con figli, dipendenti statali, professionisti del ceto medio. I dati pubblicati il corrente mese nel rapporto “Over vulnerabilità e resilienza” non contemplano quindi i cittadini più benestanti e nemmeno i nuclei più in difficoltà.Ne risulta comunque da questo spaccato che la spesa media annua per la sanità, ciò che viene pagato di tasca propria privatamente, nelle ultime dichiarazioni analizzate relative al 2024 è pari a 1.663 euro. Nel 2022 questa cifra arrivava a 1.497 euro e nel 2020 a 1.258 euro. Il balzo è pari dunque al 29,8%.E’ una spesa maggiore rispetto a quanto queste famiglie spendono gli immobili, per la loro casa tra manutenzioni, mutui o affitti, 1.508 euro annui. Nel panorama lombardo, sempre stando al rapporto delle Acli, a Como (1.669 euro) si spende la stessa cifra, mentre a Monza (1.602) si spende un po’ meno. La differenza è più sostanziale con Sondrio (1.536), mentre il costo della sanità parte privata per le famiglie è più salato a Varese (1.695), ancor di più a Milano (1.753).Nel fare il conto del carrello della spesa, in un periodo delicato per il caro benzina e le bollette, anche FederConsumatori stima un costo annuo per la sanità pari a circa 1.700 euro, soldi che le famiglie devono trovare in tasca e che non sono coperti dal sistema gratuito universale. I motivi possono essere diversi. La fretta di trovare un appuntamento libero per fare un controllo, la difficoltà di spostarsi lontano per raggiungere un ambulatorio, l’indisponibilità di attendere mesi e mesi prima di essere ricevuti da uno specialista. Secondo la Fondazione Gimbe comunque i lombardi spendono in media meno, 1.105 euro anno per la sanità senza rimborsi o coperture, cifra che è però molto superiore alla media italiana, 787 euro.Le Acli spiegano: «Tra il 2019 e il 2024 si è registrato un aumento significativo di tutte le voci di spesa. In particolare, il valore medio delle spese per immobili è cresciuto del 51,2% nell’intervallo di tempo considerato, mentre quello delle spese sanitarie è aumentato del 29,8%, con incidenze superiori ai corrispondenti valori regionali, arrivando a pesare il 3,8% sul reddito. Più contenuto l’incremento delle spese per istruzione e sport, che nel quinquennio sono aumentate del 16,5% e risultano sostenute dal 17% dei contribuenti. Tale aumento non sempre si è tradotto in un incremento del peso delle diverse voci di spesa sul reddito dei contribuenti, ad eccezione, in particolare, delle spese per immobili, che nel 2024 rappresentano il 14,7% dei redditi dei contribuenti del primo quintile, contro il 9,3% del 2020».Sempre a proposito del 2024, ultimo anno di rilevazione, scrive la Fondazione Gimbe «il 10,3% dei cittadini ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie con un incremento di 3,1 punti percentuali rispetto al 2023». «Senza nuove e più importanti risorse sulla sanità pubblica, il conto ricadrà di nuovo sulle Regioni che avranno due possibilità, aumentare le imposte o tagliare i servizi, in entrambi i casi a farne le spese saranno ancora una volta i cittadini».© RIPRODUZIONE RISERVATALecco                            Como                            Milano                            Monza                            Varese            assistenza sanitaria            Politica Salute            Salute            Associazioni Cristiane Lavoratori Italiane   
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		<title><![CDATA[Sanità, Marinelli e Paolucci (Pd): “In Abruzzo criticità ancora profonde” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903065409703.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903065409703.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"laquilablog.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Crescita della spesa per la fornitura di personale. Sono gli elementi sui quali intervengono il segretario regionale del PD Marinelli</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.laquilablog.it/sanita-marinelli-e-paolucci-pd-in-abruzzo-criticita-ancora-profonde/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Disavanzo sanitario, mobilità passiva, rinuncia alle cure e crescita della spesa per la fornitura di personale. Sono i principali elementi sui quali intervengono il segretario regionale del Partito Democratico Daniele Marinelli e il capogruppo dem in Consiglio regionale Silvio Paolucci, commentando i dati dell’ultimo rapporto della Fondazione GIMBE.Secondo i due esponenti del Pd, il quadro restituito dall’analisi evidenzierebbe “criticità profonde” nel sistema sanitario regionale e richiederebbe una verifica delle politiche adottate negli ultimi anni.Marinelli e Paolucci partono dai conti. Nella loro ricostruzione, nel 2018 le quattro Asl abruzzesi registravano perdite complessive per circa 20,8 milioni di euro, mentre la Regione chiudeva con un lieve avanzo dopo le coperture della Gestione sanitaria accentrata. Al quarto trimestre 2024 il disavanzo sarebbe invece arrivato a 180,7 milioni.Per il 2025, affermano, il complesso delle aziende sanitarie registrerebbe un disavanzo di circa 74,5 milioni di euro. I due rappresentanti dem richiamano inoltre la manovra fiscale sanitaria e il maggiore gettito derivante dall’addizionale regionale Irpef.“Il finanziamento nazionale del Servizio sanitario è certamente un problema”, riconoscono Marinelli e Paolucci, sottolineando però che, a loro giudizio, la carenza di risorse non può esaurire l’analisi sulle difficoltà regionali. “Governare significa anche organizzare meglio i servizi, programmare il personale, ridurre gli sprechi e garantire ai cittadini risposte adeguate”.Tra i dati evidenziati dal Pd c’è quello relativo alla rinuncia alle prestazioni sanitarie. Secondo i numeri richiamati nella nota, nel 2024 il 12,6% degli abruzzesi, quasi 160mila persone, avrebbe rinunciato a visite o esami, a fronte di una media nazionale del 9,9%.“Non è un indicatore astratto”, sostengono. “Significa che per una parte della popolazione curarsi è diventato difficile”.Marinelli e Paolucci richiamano anche la mobilità sanitaria passiva, sostenendo che il saldo negativo sarebbe passato dai 71,2 milioni di euro del 2018 a oltre 104 milioni nel 2024.Sul fronte delle liste d’attesa, i due esponenti dem citano i dati relativi ai recuperi degli arretrati registrati a fine 2023 e chiedono alla Regione di rendere noto il numero attuale dei cittadini ancora in attesa e i tempi previsti per l’erogazione delle prestazioni.L’analisi si concentra anche sull’attività ospedaliera. Nei presidi presi in considerazione dal Pd le dimissioni sarebbero passate dalle 158.631 del 2018 alle 135.482 del 2025, con una riduzione del 14,59%. “La riduzione dei ricoveri non dimostra, da sola, un peggioramento dell’assistenza”, precisano Marinelli e Paolucci, chiedendo però alla Giunta di chiarire dove sia stata trasferita l’attività e come vengano oggi presi in carico i pazienti.Per quanto riguarda i Livelli essenziali di assistenza, i due rappresentanti del Pd riconoscono il recupero registrato nel 2024, ma sottolineano che, secondo la comparazione elaborata da GIMBE, l’Abruzzo si collocherebbe ancora al tredicesimo posto.L’attenzione viene poi rivolta alla sanità territoriale finanziata dal Pnrr. Il Pd chiede alla Regione di specificare quali Case e Ospedali di Comunità siano effettivamente operativi, con quale personale e per quante ore al giorno, oltre a chiarire lo stato dei finanziamenti e delle eventuali rimodulazioni.Marinelli e Paolucci chiedono inoltre indicazioni sul futuro assetto della rete ospedaliera e sull’individuazione dei due Dea di secondo livello, contestando il rinvio previsto nel documento tecnico regionale.Infine, il Pd solleva la questione della spesa per la fornitura di personale. Secondo i dati riportati nella nota, i contratti sarebbero passati da 3,81 milioni di euro nel 2024 a 74,93 milioni nel 2025.“È una cifra che richiede trasparenza”, affermano Marinelli e Paolucci, chiedendo di conoscere quali Asl abbiano sottoscritto i contratti, per quali figure
 professionali, con quali operatori e a quali costi.Per i due esponenti dem, i dati richiamati impongono quindi alla Regione di fornire chiarimenti sui conti, sulle liste d’attesa, sulla mobilità sanitaria e sull’organizzazione del personale, mettendo a disposizione informazioni aggiornate e verificabili sul funzionamento del sistema sanitario abruzzese.Pezzopane: “Le donne hanno conquistato il diritto di scegliere, non di essere nominate”PD L’Aquila, Avellani: “Progetto aperto e partecipato per costruire la città del futuro”L’Aquila Blog, quotidiano on-line e web-tv registrato al Tribunale dell’Aquila n. 14 dell’8/01/2020. Direttore responsabile Cinzia Scopano - Caporedattore, Alessio Ludovici© 2012 - 2026 laquilablog.it | Chi siamo | Design and Development by Mister Wolf | Tutti i diritti riservati | Privacy Policy | Cookie PolicyAlcune foto potrebbero essere prese dal web e ritenute di dominio pubblico; i proprietari, contrari alla pubblicazione, potranno segnalarcelo contattando la redazione.Il sito www.laquilablog.it è stato designato da Search Console, sistema di Google, come organizzazione giornalistica europea, in base alla definizione della Direttiva Ue 2019/790 sul diritto d’autore.© 2026 L'Aquila BlogRicerche frequentiScopri L’Aquila 2026 su L’Aquila Blog!   SCOPRI DI PIÙUtilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Lo facciamo per migliorare l'esperienza di navigazione e per mostrare annunci (non) personalizzati. Il consenso a queste tecnologie ci consentirà di elaborare dati quali il comportamento di navigazione o gli ID univoci su questo sito. Il mancato consenso o la revoca del consenso possono influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.   
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		<title><![CDATA[Sanità in crisi, 400 mila piemontesi rinunciano alle cure. Ma sui Lea la Regione è promossa  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902889708894.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lastampa.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il 9° rapporto della Fondazione Gimbe fotografa i Livelli essenziali di assistenza, finanziamenti, costi, personale e accessibilità</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:37:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.lastampa.it/cuneo/2026/10/09/news/sanita_piemonte_rinuncia_cure_piemonte-15761652/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[In EvidenzaSezioniEdizioni LocaliLa voce de La StampaServiziSei qui:Articolo FreeIl 9° rapporto della Fondazione Gimbe fotografa i Livelli essenziali di assistenza, finanziamenti, costi, personale e accessibilitàPaola Scola2 minuti di letturaLA STAMPA SAE S.P.A         P. IVA 13425960013         Redazione:         Via Ernesto Lugaro 15 - 10126 Torino (TO), ItaliaI diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi        mezzo e l'adattamento totale o parziale.   
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		<title><![CDATA[Sanità, Zullo (FdI): Gimbe non si limiti a fotografare i problemi, studi sprechi aziende sanitarie ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902908709160.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lavocedelpatriota.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:14:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.lavocedelpatriota.it/sanita-zullo-fdi-gimbe-non-si-limiti-a-fotografare-i-problemi-studi-sprechi-aziende-sanitarie/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Comunicato Stampa2-3 minuti“Non è fotografando lo stato di salute del Servizio sanitario nazionale, né chiedendo semplicemente più finanziamenti, che si offre un contributo concreto al miglioramento della sanità italiana. In questo, ancora una volta, la Fondazione Gimbe sbaglia approccio. Intanto il finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale: è corretto rapportarlo al Pil e al confronto con altri Paesi europei? A mio avviso no. In valori assoluti il Governo Meloni ha incrementato il F.S.N dal 2022 al 2026 di ben 17.5 miliardi di euro. Cartabellotta dice: se fosse stato stanziato il 6,3% del PIL come nel 2022 il F.S.N. avrebbe goduto di 18.8 Miliardi. Dove sbaglia Cartabellotta: nel riferirsi ad un solo parametro ovvero la percentuale sul PIL. Perché sbaglia? Perché se il PIL fosse rimasto quello del 2022 il Fondo Sanitario Nazionale sarebbe stato di soli 125.4 miliardi mentre nel 2026 il Fondo Sanitario Nazionale è finanziato con ben 143 Miliardi. Ne deriva – è matematica – che il governo Meloni ha incrementato il F.S.N in una misura mai vista negli anni precedenti. Rapportare tutto esclusivamente a confronti con altri Paesi europei è riduttivo: ogni sistema sanitario ha caratteristiche, bisogni epidemiologici, demografici e organizzativi differenti. La vera domanda, allora, non è soltanto quanti soldi mettiamo nella sanità, ma come vengono spesi e quali risultati producono. A Gimbe, che rivendica la propria indipendenza, chiediamo dunque di fare un passo in più: non limitarsi a fotografare le criticità, ma studiare quanto il SSN produce in termini di prestazioni, salute e qualità della vita, analizzando anche sprechi e inappropriatezze delle aziende sanitarie. Il nostro Ssn resta tra i migliori al mondo. Per difenderlo e renderlo ancora più efficace servono analisi prospettiche, coraggiose e indipendenti, non la semplice richiesta di immettere altre risorse in un sistema senza verificare prima come vengono utilizzate”.Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Ignazio Zullo, capogruppo FdI in Commissione Sanità a Palazzo Madama.
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Un infermiere su cinque non lavora nel Ssn ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903058809513.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903058809513.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"mondoprofessionisti.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il Servizio sanitario nazionale continua a garantire buoni esiti di salute, ma incontra difficoltà crescenti nell’assicurare un accesso equo e tempestivo alle cure.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 14:33:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="26" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903058809513.PDF"><![CDATA[mondoprofessionisti.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.mondoprofessionisti.it/dalle-professioni/infermieri/un-infermiere-su-cinque-non-lavora-nel-ssn/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[È il quadro tracciato dal 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato il 7 ottobre 2026 alla Camera dei Deputati. Finanziamento, personale, rinuncia alle prestazioni e differenze territoriali sono tra i principali nodi individuati. Per gli infermieri emerge un dato significativo: l’Italia dispone di 6,9 professionisti ogni 1.000 abitanti, contro una media Ocse di 9,7, mentre quasi un infermiere su cinque non lavora nel Ssn.Secondo i dati riportati da GIMBE, l’Italia conta 407.750 infermieri nel perimetro considerato dall’OCSE. La disponibilità per abitante è inferiore del 29% alla media Ocse e almeno 79.926 professionisti, pari al 19,6%, non lavorano nel Servizio sanitario nazionale.Considerando esclusivamente i dipendenti del SSN, nel 2024 gli infermieri sono 279.990, pari a 4,75 ogni 1.000 abitanti. Il dato varia sensibilmente tra le Regioni, dai 3,75 della Lombardia ai 6,78 della Liguria.A pesare sono anche formazione e retribuzioni. In Italia si registrano 19,5 laureati in infermieristica ogni 100.000 abitanti, contro 43,6 della media Ocse. Le retribuzioni degli infermieri ospedalieri risultano inoltre inferiori del 27% rispetto alla media Ocse a parità di potere d’acquisto.Lo squilibrio emerge anche nel rapporto tra professioni: l’Italia conta 1,2 infermieri per medico, la metà della media Ocse di 2,4.Personale, 36,8 miliardi in meno rispetto al 2012Nel 2025 la spesa per il personale dipendente e convenzionato ammonta a 52,2 miliardi di euro, ma la sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9%.GIMBE calcola che, se quella quota fosse rimasta invariata, tra il 2012 e il 2025 sarebbero stati destinati al personale 36,8 miliardi di euro in più.Non si tratta di un taglio nominale, ma della differenza cumulativa rispetto a uno scenario ipotetico nel quale la quota della spesa sanitaria destinata al personale fosse rimasta ai livelli del 2012.Finanziamento, il peso sul PIL non cresceTra il 2023 e il 2026 il Fondo Sanitario Nazionale è aumentato nominalmente di 17,5 miliardi, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 miliardi del 2026.GIMBE evidenzia però che la quota rispetto al PIL è rimasta intorno al 6%, rispetto al 6,27% del 2022. Da qui la stima di 18,8 miliardi di “tagli invisibili”: risorse che, secondo la Fondazione, sarebbero state disponibili mantenendo costante il rapporto tra Fondo sanitario e PIL del 2022.Per il triennio 2027-2029 viene inoltre stimato un divario cumulativo di 32,3 miliardi tra le previsioni di spesa sanitaria e l’entità del Fondo Sanitario Nazionale.Quasi 6 milioni rinunciano a visite ed esamiNel 2025 la spesa sanitaria complessiva raggiunge 190,1 miliardi di euro: 140,8 miliardi di spesa pubblica, 42,4 miliardi direttamente a carico delle famiglie e quasi 7 miliardi intermediati da fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti.Sul fronte dell’accessibilità, nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato ad almeno una visita o un esame, rispetto al 7,6% dell’anno precedente.Circa 4 milioni hanno indicato tra le cause i lunghi tempi di attesa e 3,1 milioni motivazioni economiche. Le due ragioni potevano essere indicate contemporaneamente.Anche i divari territoriali restano rilevanti. Nel 2024 risultano adempienti ai LEA 18 Regioni e Province autonome su 21, contro 13 nel 2023, mentre la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto nel 2023 5,15 miliardi di euro, il valore più elevato dal 2010.Pnrr, ora bisogna misurare l’impattoIl Rapporto dedica spazio anche alla Missione 6 Salute del Pnrr. I nove target e la milestone dell’ultima richiesta di pagamento risultano dichiarati raggiunti e rendicontati dal Governo, con la validazione europea ancora in corso.Secondo il monitoraggio indipendente di GIMBE, sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili solo tre obiettivi risultano integralmente verificabili, mentre per gli altri mancano evidenze sufficientemente dettagliate. La Fondazione precisa che questo non significa che i target non siano stati raggiunti.Con
clusa la fase di rendicontazione, la questione sarà verificare se strutture, tecnologie e servizi finanziati siano realmente operativi, dispongano di personale sufficiente e producano miglioramenti nell’accesso e negli esiti di salute.Per gli infermieri il quadro mette insieme più criticità: dotazione inferiore alla media OCSE, pochi laureati, retribuzioni più basse e difficoltà del SSN nell’attrarre e trattenere professionisti. Un problema che rende le politiche sul personale uno dei passaggi centrali per la tenuta futura del servizio sanitario pubblico. 
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		<tp:writer>Luigi Pio Berliri</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Pentenero: “In Piemonte mancano medici di base e pediatri, la rete territoriale è sotto pressione” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902895209029.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"newsnovara.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:37:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="75" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902895209029.PDF"><![CDATA[newsnovara.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.newsnovara.it/2026/10/08/amp/argomenti/sanita-10/articolo/sanita-pentenero-in-piemonte-mancano-medici-di-base-e-pediatri-la-rete-territoriale-e-sotto-2.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[La situazione della sanità territoriale piemontese finisce nuovamente al centro dello scontro politico. A intervenire è Gianna Pentenero, presidente del gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, che commenta i dati contenuti nel nono Rapporto GIMBE sul Servizio sanitario nazionale e critica l’operato della Giunta Cirio.“Leggendo il nono Rapporto GIMBE sullo stato del Servizio sanitario nazionale, la Giunta Cirio dovrebbe avviare una riflessione profonda sui numeri che riguardano il Piemonte – afferma Pentenero –. È inutile continuare a esibire il lieve miglioramento dei LEA, passati da 270 a 272 punti, quando cresce il numero dei cittadini che rinunciano a curarsi e la medicina territoriale continua a mostrare segnali sempre più evidenti di sofferenza”.Secondo i dati richiamati dalla consigliera regionale, nel 2024 il 9,2% dei piemontesi avrebbe rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, per un totale di oltre 391 mila persone.“Significa che quasi un cittadino su dieci incontra ostacoli nell’accesso alle cure, un dato che dovrebbe rappresentare una priorità assoluta per chi governa la sanità regionale”, sottolinea Pentenero.Particolare attenzione viene riservata alla situazione dei medici di medicina generale. La carenza stimata in Piemonte, secondo i dati citati nel comunicato, sarebbe passata in un anno da 431 a 463 medici. Ogni medico di famiglia segue mediamente 1.407 assistiti e più della metà avrebbe già superato la soglia dei 1.500 pazienti.A questo si aggiunge il nodo dei pensionamenti. “Tra il 2025 e il 2028 ben 433 medici di medicina generale hanno raggiunto o raggiungeranno i 70 anni – evidenzia Pentenero –, aumentando ulteriormente la pressione su un sistema che già oggi fatica a garantire la presenza capillare dei professionisti sul territorio”.Una situazione che, secondo la capogruppo Pd, riguarda anche i pediatri di libera scelta. “Il Piemonte registra il più alto numero medio di assistiti per pediatra a livello nazionale: 1.126 contro una media italiana di 917. Sono indicatori che fotografano una rete territoriale sotto pressione, con conseguenze che si fanno sentire soprattutto nelle aree più fragili”.Pentenero richiama quindi le caratteristiche territoriali del Piemonte, sottolineando le differenze esistenti tra pianura e montagna e tra grandi città e piccoli comuni.“In una regione come la nostra, la presenza di medici e servizi sanitari sul territorio dovrebbe essere al centro dell’azione politica. Invece molti territori vengono lasciati soli ad affrontare la carenza di professionisti, con cittadini costretti a spostarsi o ad attendere tempi incompatibili con i propri bisogni di salute”.Da qui la richiesta di interventi per rafforzare la medicina di prossimità e favorire l’arrivo di nuovi professionisti. “Di fronte a questi numeri servirebbero interventi straordinari e una strategia chiara per rafforzare la medicina territoriale, attrarre nuovi professionisti e garantire il diritto alla cura in ogni angolo del Piemonte”.La presidente del gruppo Pd conclude chiamando direttamente in causa il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi: “Continuiamo a registrare una preoccupante insufficienza di risposte. Prime fra tutte le incognite sull’organizzazione delle Case della Comunità che, in questo quadro, come ripetiamo sempre, rischiano di diventare scatole vuote”.
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Report Gimbe, Fism: 'Misure ministero per rafforzare Ssn diventino accesso e prossimità'. ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902236601287.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902236601287.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"oggitreviso.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 03:06:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[http://www.oggitreviso.it//report-gimbe-fism-misure-ministero-rafforzare-ssn-diventino-accesso-prossimit%C3%A0-au16145-387058]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Report Gimbe, Fism: "Misure ministero per rafforzare Ssn diventino accesso e prossimità".                          09/10/2026 02:30 | AdnKronos |                09/10/2026 02:30 | AdnKronos |              12345		 				       	Roma, 8 ott. (Adnkronos Salute) - “Il 9° Rapporto Gimbe richiama criticità che il Servizio sanitario nazionale deve affrontare. Accanto a queste, vanno valorizzate le misure promosse dal ministero della Salute per rafforzare prevenzione, personale e servizi. La priorità è tradurle in risposte concrete per i cittadini, con cure accessibili, tempestive e appropriate”. Così, in una nota, la Fism, Federazione delle società medico-scientifiche italiane, valuta positivamente gli interventi avviati per rafforzare il Ssn ed evidenzia 4 proposte operative per il triennio 2027-2029. “In 4 anni, cosa mai successa prima - dettaglia Fism - siamo passati da 125,4 a 142,9 miliardi di euro nel 2026: +17,5 miliardi, la crescita più alta di sempre. Solo nell’ultima legge di Bilancio, +3,5 miliardi strutturali, gli stanziamenti per la prevenzione e il personale, e l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza. La programmazione ministeriale prevede 238 milioni di euro annui per i programmi di prevenzione e diagnosi precoce e 450 milioni annui a regime per l’assunzione di personale sanitario”.Questi interventi - osserva la società scientifica - dovranno misurarsi nella capacità di ridurre le attese, garantire la presa in carico delle persone con patologie croniche e rendere effettivi i servizi sul territorio. Le società scientifiche possono affiancare le istituzioni con competenze cliniche, formazione, raccomandazioni basate sulle evidenze e strumenti per valutare qualità e risultati. L’Italia continua a ottenere “risultati di salute di rilievo internazionale”, tra cui un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile. La spesa pubblica sanitaria resta però “inferiore alla media Ocse: 6,2% del Pil contro 7,1% e 3.952 dollari pro capite contro 4.861. La spesa sanitaria totale pro capite è di 5.337 dollari contro 6.097. Le famiglie sostengono una spesa diretta superiore del 12,3% alla media, mentre la spesa intermediata da fondi e assicurazioni è inferiore del 43,7%”.L’aumento delle risorse e l’aggiornamento dei Lea sono passaggi rilevanti. Per rendere le nuove prestazioni concretamente esigibili “occorre accompagnarli con una programmazione basata sui bisogni di salute, sui costi effettivi e sulla capacità di erogazione dei servizi. I bisogni - evidenzia Fism - crescono con l’invecchiamento della popolazione e con la diffusione delle patologie croniche, che interessano circa 24 milioni di persone”. Sul personale, “l’Italia dispone di 5,8 medici ogni mille abitanti, rispetto ai 4 della media Ocse - continua la nota - Le maggiori criticità riguardano la componente infermieristica e assistenziale: 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro 9,7; 1,2 infermieri per medico contro 2,4; 19,5 laureati in infermieristica ogni 100mila abitanti contro 43,6. Le retribuzioni degli infermieri ospedalieri sono inferiori del 27% a parità di potere d’acquisto. Anche nell’assistenza a lungo termine il divario è rilevante: 1,5 operatori ogni 100 anziani contro 5 nella media Ocse”.La medicina generale, la cui quota di spesa è passata dal 6,2% al 5,1%, “sostiene una parte essenziale della presa in carico della cronicità. La sua efficacia va valutata anche in base alla continuità assistenziale e alla capacità di seguire le persone, in raccordo con i servizi territoriali e ospedalieri - puntualizza Fism - Sul fronte dell’equità, nel 2024 risultano adempienti ai Lea 18 regioni e province autonome, cinque in più rispetto all’anno precedente. Restano tuttavia 5,8 milioni di persone che dichiarano di aver rinunciato a visite o esami e una mobilità sanitaria interregionale pari a 5,15 miliardi di euro. I divari dipendono anche dall’organizzazione dei servizi, dalla distribuzione delle risorse professional
i e dai determinanti sociali della salute. La spesa destinata al privato accreditato rappresenta il 20,8% della spesa sanitaria pubblica, il valore più basso dal 2012. Il ricorso ai professionisti a gettone pesa per circa lo 0,4% della spesa: un indicatore da monitorare insieme alla stabilità degli organici e alla continuità dell’assistenza”.Fism avanza quattro proposte operative per il triennio 2027-2029: 1) Rafforzare infermieristica e assistenza territoriale. Affiancare agli interventi sul personale un piano per formazione, sviluppo professionale e valorizzazione retributiva; investire inoltre nella long-term care, dove il divario con la media Ocse è più ampio. 2) Programmare il costo reale dei nuovi Lea. Definire il fabbisogno necessario per erogare le nuove prestazioni in ogni Regione, accompagnando l’aggiornamento dei livelli essenziali con risorse, personale e capacità organizzativa adeguati. 3) Misurare l’accesso e l’operatività dei servizi. Realizzare un cruscotto nazionale pubblico, aggiornato almeno ogni sei mesi, che rilevi il rispetto dei tempi per le prestazioni prescritte, le richieste rimaste senza risposta e l’effettiva operatività di Case e ospedali di comunità e delle tecnologie sanitarie. Infine, 4) Promuovere appropriatezza e prevenzione. Applicare le raccomandazioni delle Società Scientifiche sulle prestazioni a basso valore e collegare accreditamento, qualità ed esiti. Rafforzare screening, informazione e counseling, anche attraverso iniziative come ‘Fism for People’.“Le analisi - conclude Loreto Gesualdo, presidente Fism - aiutano a individuare le priorità. Le misure promosse dal ministero offrono strumenti concreti per affrontarle. La Fism mette a disposizione le competenze delle proprie 250 società scientifiche per accompagnare questo percorso e contribuire a tradurre le scelte in servizi più vicini alle persone. Il Ssn deve continuare a garantire risultati di salute e rafforzare tempi, accesso e prossimità”.           09/10/2026 02:30            AdnKronos   
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		<title><![CDATA[Report Gimbe, Fism: "Misure ministero per rafforzare Ssn diventino accesso e prossimità". ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901692104166.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"oggitreviso.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 04:35:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Report Gimbe, Fism: "Misure ministero per rafforzare Ssn diventino accesso e prossimità".                          09/10/2026 02:30 | AdnKronos |                09/10/2026 02:30 | AdnKronos |              12345		 				       	Roma, 8 ott. (Adnkronos Salute) - “Il 9° Rapporto Gimbe richiama criticità che il Servizio sanitario nazionale deve affrontare. Accanto a queste, vanno valorizzate le misure promosse dal ministero della Salute per rafforzare prevenzione, personale e servizi. La priorità è tradurle in risposte concrete per i cittadini, con cure accessibili, tempestive e appropriate”. Così, in una nota, la Fism, Federazione delle società medico-scientifiche italiane, valuta positivamente gli interventi avviati per rafforzare il Ssn ed evidenzia 4 proposte operative per il triennio 2027-2029. “In 4 anni, cosa mai successa prima - dettaglia Fism - siamo passati da 125,4 a 142,9 miliardi di euro nel 2026: +17,5 miliardi, la crescita più alta di sempre. Solo nell’ultima legge di Bilancio, +3,5 miliardi strutturali, gli stanziamenti per la prevenzione e il personale, e l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza. La programmazione ministeriale prevede 238 milioni di euro annui per i programmi di prevenzione e diagnosi precoce e 450 milioni annui a regime per l’assunzione di personale sanitario”.Questi interventi - osserva la società scientifica - dovranno misurarsi nella capacità di ridurre le attese, garantire la presa in carico delle persone con patologie croniche e rendere effettivi i servizi sul territorio. Le società scientifiche possono affiancare le istituzioni con competenze cliniche, formazione, raccomandazioni basate sulle evidenze e strumenti per valutare qualità e risultati. L’Italia continua a ottenere “risultati di salute di rilievo internazionale”, tra cui un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile. La spesa pubblica sanitaria resta però “inferiore alla media Ocse: 6,2% del Pil contro 7,1% e 3.952 dollari pro capite contro 4.861. La spesa sanitaria totale pro capite è di 5.337 dollari contro 6.097. Le famiglie sostengono una spesa diretta superiore del 12,3% alla media, mentre la spesa intermediata da fondi e assicurazioni è inferiore del 43,7%”.L’aumento delle risorse e l’aggiornamento dei Lea sono passaggi rilevanti. Per rendere le nuove prestazioni concretamente esigibili “occorre accompagnarli con una programmazione basata sui bisogni di salute, sui costi effettivi e sulla capacità di erogazione dei servizi. I bisogni - evidenzia Fism - crescono con l’invecchiamento della popolazione e con la diffusione delle patologie croniche, che interessano circa 24 milioni di persone”. Sul personale, “l’Italia dispone di 5,8 medici ogni mille abitanti, rispetto ai 4 della media Ocse - continua la nota - Le maggiori criticità riguardano la componente infermieristica e assistenziale: 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro 9,7; 1,2 infermieri per medico contro 2,4; 19,5 laureati in infermieristica ogni 100mila abitanti contro 43,6. Le retribuzioni degli infermieri ospedalieri sono inferiori del 27% a parità di potere d’acquisto. Anche nell’assistenza a lungo termine il divario è rilevante: 1,5 operatori ogni 100 anziani contro 5 nella media Ocse”.La medicina generale, la cui quota di spesa è passata dal 6,2% al 5,1%, “sostiene una parte essenziale della presa in carico della cronicità. La sua efficacia va valutata anche in base alla continuità assistenziale e alla capacità di seguire le persone, in raccordo con i servizi territoriali e ospedalieri - puntualizza Fism - Sul fronte dell’equità, nel 2024 risultano adempienti ai Lea 18 regioni e province autonome, cinque in più rispetto all’anno precedente. Restano tuttavia 5,8 milioni di persone che dichiarano di aver rinunciato a visite o esami e una mobilità sanitaria interregionale pari a 5,15 miliardi di euro. I divari dipendono anche dall’organizzazione dei servizi, dalla distribuzione delle risorse professional
i e dai determinanti sociali della salute. La spesa destinata al privato accreditato rappresenta il 20,8% della spesa sanitaria pubblica, il valore più basso dal 2012. Il ricorso ai professionisti a gettone pesa per circa lo 0,4% della spesa: un indicatore da monitorare insieme alla stabilità degli organici e alla continuità dell’assistenza”.Fism avanza quattro proposte operative per il triennio 2027-2029: 1) Rafforzare infermieristica e assistenza territoriale. Affiancare agli interventi sul personale un piano per formazione, sviluppo professionale e valorizzazione retributiva; investire inoltre nella long-term care, dove il divario con la media Ocse è più ampio. 2) Programmare il costo reale dei nuovi Lea. Definire il fabbisogno necessario per erogare le nuove prestazioni in ogni Regione, accompagnando l’aggiornamento dei livelli essenziali con risorse, personale e capacità organizzativa adeguati. 3) Misurare l’accesso e l’operatività dei servizi. Realizzare un cruscotto nazionale pubblico, aggiornato almeno ogni sei mesi, che rilevi il rispetto dei tempi per le prestazioni prescritte, le richieste rimaste senza risposta e l’effettiva operatività di Case e ospedali di comunità e delle tecnologie sanitarie. Infine, 4) Promuovere appropriatezza e prevenzione. Applicare le raccomandazioni delle Società Scientifiche sulle prestazioni a basso valore e collegare accreditamento, qualità ed esiti. Rafforzare screening, informazione e counseling, anche attraverso iniziative come ‘Fism for People’.“Le analisi - conclude Loreto Gesualdo, presidente Fism - aiutano a individuare le priorità. Le misure promosse dal ministero offrono strumenti concreti per affrontarle. La Fism mette a disposizione le competenze delle proprie 250 società scientifiche per accompagnare questo percorso e contribuire a tradurre le scelte in servizi più vicini alle persone. Il Ssn deve continuare a garantire risultati di salute e rafforzare tempi, accesso e prossimità”.           09/10/2026 02:30            AdnKronos   
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		<title><![CDATA[Qualcosa è cambiato ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902895609033.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"panoramadellasanita.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:38:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:url><![CDATA[https://panoramadellasanita.it/site/qualcosa-e-cambiato/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Qualcosa è cambiatoLa presentazione del Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale ha assunto una sua solenne ritualità. La sala della Regina a Montecitorio, pubblico altamente qualificato, nutrita rappresentanza della politica. L’occasione perfetta per far passare il messaggio di fondo: la necessità della riforma. Nino Cartabellotta – presidente, fondatore, anima e front man della fondazione – è comunicatore brillante e gradevole ma non suole indorare la pillola. Nel paese dei Pinocchi i grilli parlanti corrono il rischio della martellata o dell’indifferenza. Stavolta, però, i parlamentari partecipano e sembrano prendere sul serio la gravità della situazionedi Giovanni Monchiero*Le inadempienze del sistema e le rinunce di una parte crescente della popolazione sono sotto gli occhi di tutti. Meno noto – o deliberatamente ignorato – il tema del sottofinanziamento che sta assumendo dimensioni clamorose. Nel 2010 la spesa sanitaria pubblica pro-capite era in linea con la media europea, ora – dati Ocse – è mille dollari in meno. E parliamo dell’Europa a 27, non dei paesi con i quali amiamo confrontarci. La Germania spende più del doppio, la Francia il 50% in più.  Per riportarci in media occorrerebbero 57 miliardi di dollari; tenendo conto del potere d’acquisto reale, forse basterebbero 32 miliardi di euro, all’anno. Cifra enorme, molto difficile da reperire nelle pieghe di un bilancio asfittico e oppresso dai debiti.Poi ci sono i soliti guai, le inappropriatezze, gli sprechi, persino la spesa privata che non cresce perché la gente ha finito i soldi. Il personale sottopagato e demotivato, la carenza degli infermieri, la fuga dei medici. Le diseguaglianze regionali, la mobilità, i 5 anni di aspettativa di vita fra la regione più longeva e quella meno, le polemiche sulla ripartizione delle risorse statali. I Lea, aggiornati ogni dieci anni, aggiungendo il nuovo, mantenendo il vecchio, ignorando i costi. E i dati edulcorati, il Nuovo Sistema di Garanzia che dice che tutto va bene. Il debito sommerso: tra previsioni di spesa artificiosamente contratte e bilanci non sempre attendibili il disavanzo reale veleggia verso i 7 miliardi annui, destinati prima o poi a venire alla luce. In conclusione, una serie di proposte per correggere le storture più evidenti e garantire la sopravvivenza di un servizio insostituibile.Alla presentazione del rapporto segue la risposta della politica, invitata ad esporre la propria visione sul futuro della sanità e a sintetizzare le proposte di cambiamento. La campagna elettorale si prospetta lunga, ma è già iniziata e, a differenza di quanto accaduto l’anno scorso, i partiti schierano i big. Spiccano, di conseguenza, le defezioni dei due maggiori partiti di governo. L’annunciata presenza, per Forza Italia, del sottosegretario ai rapporti con il parlamento Paolo Barelli, viene impedita dalla delicatezza delle votazioni in aula. Non partecipa, invece, Fratelli d’Italia che pure esprime il Ministro della Salute, il Sottosegretario e il presidente della X Commissione del Senato. Scelta anomala, ma le recenti polemiche sui dati Istat già lasciavano trapelare scarsa disponibilità a riflettere sul reale.Gli altri partiti, dicevo, si fanno rappresentare ai massimi livelli. Il Movimento 5 Stelle schiera Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato; la Lega, Elena Bonelli, capogruppo in Commissione affari sociali (e sanità) al Senato; Italia Viva, Davide Faraone, vicepresidente del partito, già sottosegretario alla salute nel governo Renzi. Poi la sfilata dei segretari politici: Lupi per Noi Moderati, Calenda per Azione, Bonelli per Europa Verde, Fratoianni per Sinistra Italiana, ed Elly Schlein per il PD.Il programma richiede interventi brevi, inevitabilmente non esaustivi. In forme tollerabili il gioco delle parti fra maggioranza ed opposizione. In tutti mi pare di cogliere consapevolezza della gravità della situazione e disponibilità all’intervento riformatore. Il tono della discussione e il peso politico degli intervenuti costitu
iscono positivo auspicio per la prossima legislatura.Qualcosa sta cambiando e ci autorizza a sperare in una riforma ragionata, partecipata, che rinnovi e preservi il nostro irrinunciabile servizio sanitario nazionale.*Vicedirettore Panorama della Sanità
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		<title><![CDATA[Sanità, il Pd Umbria approva il documento: "L'Umbria sta giocando la partita, il Governo no" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902900908974.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902900908974.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"perugiatoday.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il segretario Bernardini: "Non solo un argine alle emergenze, ma un progetto per il futuro. Portare il finanziamento del SSN almeno al 7% del PIL è una condizione, non un punto d''arrivo"</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:18:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.perugiatoday.it/politica/sanita-pubblica-regione-governo-pd-perugia.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Raccontiamo la tua città ogni giorno, con una redazione sul territorio. La pubblicità ci permette di offrire gratuitamente gran parte del nostro lavoro: scegli come continuare a leggerci.Niente pubblicità e un sostegno diretto al nostro lavoro, al prezzo di un caffè al mese.L'app è gratuita: segui la tua città ovunque, sempre a portata di mano.Hai già un account? AccediIl segretario Bernardini: "Non solo un argine alle emergenze, ma un progetto per il futuro. Portare il finanziamento del SSN almeno al 7% del PIL è una condizione, non un punto d'arrivo""È con soddisfazione che concludiamo con il voto positivo in Assemblea regionale il lavoro portato avanti in questi mesi dal Dipartimento sanità e da vari gruppi tematici e territoriali". Così il segretario del Partito Democratico dell'Umbria, Damiano Bernardini, commenta l'approvazione del documento sulla Sanità, consegnato alle forze della coalizione e alla Presidente Proietti come contributo di riflessione del partito democratico regionale al Piano Socio Sanitario."La nuova sanità che vogliamo costruire in Umbria – sottolinea Bernardini – deve avere l'ambizione e i connotati di un progetto per il futuro. Non solo un argine alle emergenze del presente". In questo senso, appare evidente che "la sfida regionale e quella nazionale hanno l'esigenza di procedere insieme".Da una parte, l'Umbria deve avere "il coraggio di innovare la propria organizzazione, rafforzare il territorio, investire nelle persone, modernizzare gli ospedali, utilizzare le nuove tecnologie e realizzare una vera integrazione sociosanitaria". Dall'altra, il Governo deve garantire al Servizio Sanitario Nazionale "le risorse necessarie per rendere possibile questa trasformazione". Il segretario cita il 9° Rapporto della Fondazione GIMBE sul SSN, che ha denunciato 18,8 miliardi di euro di "tagli invisibili" al fondo sanitario tra il 2023 e il 2026. "Il 7% del PIL per la sanità quindi non è il punto di arrivo di una riforma strutturale. È una delle condizioni per poterla realizzare. Perché più risorse senza cambiamento non bastano, ma nemmeno una grande riforma può essere realizzata senza risorse adeguate".La sfida è doppia: investire di più e innovare"Dopo anni di difficoltà, l'impegno del pubblico deve tornare a crescere. Dopo anni di una cultura della sanità che ruota intorno alle strutture, è il momento che la persona torni al centro. Andare oltre la logica dell'emergenza costante e recuperare la capacità e la responsabilità di programmare". L'Umbria, afferma Bernardini, "deve fare la sua parte, costruendo un futuro diverso per la sanità regionale". Il nuovo Piano socio-sanitario, il primo dal 2009, dovrà andare in questa direzione con l'ambizione di "portare la cura più vicino alle case dei cittadini". Una nuova stagione della sanità umbra che non si sostanzi in "una semplice riorganizzazione amministrativa o di singoli interventi in grado di tappare qualche buca del sistema, ma in una prospettiva capace di tenere insieme qualità delle cure, innovazione, prossimità, sostenibilità e diritto alla salute".I dieci punti del documentoIl Partito Democratico dell'Umbria consegna all'elaborazione regionale diversi punti programmatici.Risorse nazionali: portare progressivamente il finanziamento del SSN almeno al 7% del PIL. Non si tratta solo di chiedere più denaro, ma di riconoscere che un sistema universalistico ha bisogno di una base finanziaria adeguata e stabile.Il cittadino al centro: una sanità moderna deve permettere al cittadino di non sentirsi solo di fronte alla malattia. Le Case della Comunità devono diventare luoghi reali di presa in carico, i Distretti rafforzati, con medici di medicina generale, pediatri, servizi sociali, assistenza domiciliare, riabilitazione e specialistica che lavorano come parti di un unico sistema. L'obiettivo è passare dalla logica della prestazione a quella della presa in carico.Territorio e ospedali: rafforzare il territorio non 
significa indebolire gli ospedali. L'ospedale del futuro è il nodo di una rete in cui emergenza, alta specialità, assistenza domiciliare e servizi sociali collaborano per garantire continuità di cura. L'Umbria deve mantenere e rilanciare le proprie due Aziende ospedaliere, valorizzando le competenze e favorendo l'integrazione tra Perugia e Terni.One Health e prevenzione: riconoscere il rapporto tra salute delle persone, ambiente e comunità. Investire nella prevenzione lungo tutto l'arco della vita, nella promozione di stili di vita sani, nella riduzione dei fattori di rischio e nella prevenzione delle disuguaglianze.Personale sanitario: non esiste riforma della sanità senza una politica per chi ci lavora. Serve un piano pluriennale del personale, maggiore stabilità, condizioni di lavoro migliori, capacità di attrarre e trattenere professionalità e una formazione collegata ai nuovi bisogni.Digitalizzazione: sistemi informativi integrati, interoperabilità dei dati, telemedicina, teleassistenza e teleriabilitazione possono rendere più semplice la continuità delle cure e ridurre le distanze territoriali. L'intelligenza artificiale può essere utilizzata per l'analisi epidemiologica, l'individuazione precoce dei rischi, il supporto diagnostico e la programmazione dei servizi.Equità territoriale: la distanza geografica non può diventare distanza dal diritto alla salute. Occorre ridurre le differenze tra aree urbane, aree interne e territori periferici, garantendo accessibilità, continuità assistenziale e servizi di prossimità.Fragilità: anziani, persone con disabilità, non autosufficienti, persone con problemi di salute mentale o dipendenze e famiglie che assistono persone fragili hanno bisogno di percorsi integrati. Più assistenza domiciliare, più integrazione sociosanitaria, sostegno ai caregiver, riabilitazione, autonomia, inclusione sociale e lavorativa.Salute mentale, cure palliative e riabilitazione: tre settori da rafforzare. Per la salute mentale, progressivo incremento delle risorse dedicate fino al 5% della spesa sanitaria regionale nell'arco di tre anni. Le cure palliative devono diventare una rete regionale strutturale, con il progetto dell'hospice pediatrico di Assisi come centro di riferimento regionale. La riabilitazione deve accompagnare la persona dall'ospedale alla casa, puntando anche all'autonomia e all'inclusione.Governo della domanda e dell'offerta: le liste d'attesa non si risolvono semplicemente aumentando il numero delle prestazioni. Servono appropriatezza delle prescrizioni, orientamento dei cittadini, ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri, programmazione dell'offerta e utilizzo trasparente delle strutture accreditate.Governance e misurabilità"Una riforma è credibile se i cittadini possono verificarne i risultati. È necessaria una governance pubblica, integrata e misurabile". La Regione deve tornare pienamente a svolgere il proprio ruolo di programmazione, coordinamento e verifica. Le due Aziende USL e le due Aziende ospedaliere devono essere mantenute, rafforzando però l'integrazione delle funzioni amministrative, tecniche e di supporto. Regione, Aziende sanitarie, ospedali, Distretti, Comuni, Ambiti sociali, Università, professionisti, Terzo settore e soggetti accreditati devono lavorare dentro una governance stabile. E gli obiettivi – accessibilità, tempi di attesa, presa in carico, assistenza domiciliare, prevenzione, continuità assistenziale, qualità degli esiti, integrazione sociosanitaria, condizioni del personale e differenze territoriali – devono essere monitorati e resi pubblici."L'Umbria sta giocando la partita, il Governo no", conclude Bernardini, rilanciando la doppia sfida – nazionale e regionale – per una sanità che torni a investire nelle persone, nei professionisti, nella prevenzione, nei territori, negli ospedali, nella tecnologia e nella capacità di ripensarsi in base alle esigenze della domanda di assistenza.Scegli PerugiaToday  come fonte preferita su Google
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		<title><![CDATA[Servizio Sanitario Nazionale: in quattro anni circa 19 miliardi di “tagli invisibili” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902895309030.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902895309030.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"pressenza.com" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:37:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.pressenza.com/it/2026/10/servizio-sanitario-nazionale-in-quattro-anni-circa-19-miliardi-di-tagli-invisibili/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Giovanni CaprioNegli ultimi quattro anni il SSN ha subito € 18,8 miliardi di “tagli invisibili”, mentre nel triennio 2027-2029 si profila un divario cumulativo di € 32,3 miliardi tra finanziamento e previsioni di spesa. Nel 2025 le famiglie hanno sostenuto direttamente € 42,4 miliardi di spesa sanitaria; persistono profonde diseguaglianze territoriali nell’accesso ai LEA e alla mobilità sanitaria e la crisi del personale continua a indebolire la capacità del servizio pubblico di garantire cure tempestive ed eque. Un medico su quattro e un infermiere su cinque censiti dall’OCSE non lavorano nel SSN, mentre per il personale sanitario si stima una minore spesa cumulativa di € 36,8 miliardi rispetto a uno scenario con quota di spesa invariata ai livelli del 2012.E’ quanto evidenzia il 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) della Fondazione GIMBE, documentando come il diritto alla tutela della salute sia sempre più condizionato dal luogo di residenza e dalle disponibilità economiche dei cittadini. Il confronto internazionale per quanto riguarda la sanità è poi particolarmente impietoso: l’Italia è ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media OCSE. La spesa pubblica pro-capite è pari a $ 3.952 a parità di potere d’acquisto: $ 909 in meno della media OCSE e $ 1.013 in meno della media europea. “Un divario che, rapportato ai quasi 59 milioni di residenti supera, i € 36 miliardi. Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da governi di ogni colore, che anno dopo anno ha allontanato l’Italia dal resto d’Europa” sottolinea il presidente di GIMBE,  Nino  Cartabellotta. Tra i Paesi del G7, l’Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite. La spesa diretta pro-capite delle famiglie supera invece la media OCSE del 12,3%, mentre quella intermediata è inferiore del 43,7%: al minore investimento pubblico corrisponde una minore protezione finanziaria delle famiglie, più esposte al pagamento diretto delle cure.“Nel 2025” si legge nel Rapporto “la spesa sanitaria totale è di € 190,1 miliardi: € 140,8 miliardi di spesa pubblica, € 42,4 miliardi a carico delle famiglie e quasi € 7 miliardi intermediati da fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti. Rispetto al 2024, la spesa out-of-pocket diminuisce dell’1% (- € 434 milioni), mentre quella intermediata cresce del 10,1% (  € 642 milioni). In particolare, quella per assicurazioni sanitarie volontarie aumenta del 12,7%, passando da € 4,69 a € 5,29 miliardi”.Intanto, Il DPFP 2026, approvato il 2 ottobre, prevede una spesa sanitaria in aumento in termini nominali, ma in calo dal 6,4% del PIL nel 2026 al 6,3% nel 2027-2029. Le stime confermano che non c’è alcuna inversione di tendenza: al contrario, la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità si riduce. Inoltre, nel triennio 2027-2029 si amplia ulteriormente la forbice tra previsioni di spesa ed entità del Fondo Sanitario Nazionale, lo strumento finanziario statale destinato a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale: € 7,6 miliardi nel 2027, € 10,7 miliardi nel 2028 e € 14 miliardi nel 2029, per un divario cumulativo di € 32,3 miliardi.Tutto ciò spinge sempre più persone a rinunciare a visite ed esami: nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami, rispetto al 7,6% del 2023: circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d’attesa e 3,1 milioni per motivi economici, potendo indicare entrambe le cause. “Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie”, commenta amaramente Cartabellotta, “è in gioco la tenuta del patto sociale. Una prestazione garantita sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute”.E se sui LEA le Regioni “promosse” sono aumentate, re
stano però i divari. Nel 2024 18 Regioni e Province autonome su 21 risultano adempienti ai LEA, contro le 13 del 2023. Tuttavia, 6 delle 18 Regioni “promosse” presentano almeno una macro-area con un punteggio compreso tra 60 e 69  e, nello stesso anno, aumenta la quota di popolazione che rinuncia a visite o esami. “Finalmente,” sottolinea Cartabellotta, “dal 30 ottobre 2026 saranno in vigore i LEA aggiornati, dopo un’attesa di quasi 10 anni. Tuttavia, inserire una nuova prestazione nei LEA non equivale a renderla accessibile a tutti: bisogna garantire che le Regioni siano effettivamente in grado di erogarla in modo tempestivo e uniforme”.Il quadro che emerge dal Rapporto conferma che il problema non è soltanto aumentare nominalmente le risorse, ma garantire che siano adeguate ai bisogni di salute e accompagnate da riforme capaci di rafforzare il servizio pubblico. Senza un’inversione di rotta, il rischio è che il SSN continui progressivamente a perdere la capacità di assicurare universalità, uguaglianza ed equità, ampliando il divario tra chi può pagare e chi è costretto ad attendere o rinunciare alle cure.
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	<item>
		<title><![CDATA[Sanità: in Molise più fondi per abitante e meno medici. Servizi appena sufficienti, e un terzo della spesa pubblica va al privato ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902967008639.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902967008639.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"primonumero.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Rapporto GIMBE 2026: Molise penultimo nei LEA, ultimo per medici dipendenti. Fondi pro capite più alti, cure insufficienti e privato dominante.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 09:37:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.primonumero.it/2026/10/sanita-il-molise-e-la-regione-con-piu-fondi-per-abitante-ma-meno-medici-e-servizi-appena-sufficienti-e-un-terzo-della-spesa-pubblica-va-al-privato-convenzionato/1530912255/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rapporto GIMBE 2026: Molise penultimo nei LEA, ultimo per medici dipendenti. Fondi pro capite più alti, cure insufficienti e privato dominante.--PARTIAL--   
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		<title><![CDATA[Nuovi Lea, il diritto alla salute comprende anche le cure odontoiatriche ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902949308562.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902949308562.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianosanita.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Gentile Direttore, l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresenta un passo positivo per il Servizio sanitario nazionale.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 09:19:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/nuovi-lea-il-diritto-alla-salute-comprende-anche-le-cure-odontoiatriche/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lettere al direttoreGentile Direttore, l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresenta un passo positivo per il Servizio sanitario nazionale. Per l’Associazione Italiana Odontoiatri, però, deve accompagnarsi a un maggiore impegno per la salute orale, ancora poco rappresentata nell’assistenza pubblica...Gentile Direttore,l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresenta un passo positivo per il Servizio sanitario nazionale. Per l’Associazione Italiana Odontoiatri, però, deve accompagnarsi a un maggiore impegno per la salute orale, ancora poco rappresentata nell’assistenza pubblica.L’accesso alle cure odontoiatriche nel SSN resta prevalentemente rivolto all’età evolutiva e alle persone in condizioni di vulnerabilità sanitaria e sociale, oltre alle prestazioni previste per le urgenze e la diagnosi precoce dei tumori del cavo orale. AIO chiede di rafforzare queste tutele, rendendo chiari e più uniformi tra regioni i requisiti di accesso e garantendo servizi disponibili e tempi appropriati.Il quadro richiamato dalla Fondazione GIMBE nella presentazione del 9° Rapporto sul SSN evidenzia quanto il diritto alla salute rischi di essere condizionato dal reddito e dal luogo di residenza. Anche in odontoiatria, l’efficacia dei LEA deve essere misurata sulla possibilità concreta di ricevere le cure e sulla riduzione delle rinunce per ragioni economiche.In questa prospettiva si colloca tra l’altro anche l’impegno del SUMAI, sindacato dei medici specialisti ambulatoriali per rafforzare l’odontoiatria nel SSN e renderla accessibile alle persone più fragili. La salute orale incide sulla salute generale, sull’alimentazione e sulla qualità della vita: non può essere considerata un bisogno secondario. Servono finanziamenti adeguati e tariffe che coprano realisticamente i costi delle prestazioni, garantendo qualità, sicurezza e continuità assistenziale.AIO propone inoltre di valorizzare la rete degli studi odontoiatrici attraverso collaborazioni trasparenti e sostenibili con il SSN, tutelando autonomia clinica, appropriatezza terapeutica e libertà di scelta del paziente.Prevenzione, controlli periodici e percorsi di mantenimento devono trovare maggiore spazio nella programmazione sanitaria. AIO chiede un confronto stabile tra Ministero della Salute, Regioni e rappresentanze odontoiatriche: il diritto alla salute comprende anche le cure della bocca e deve diventare effettivo in ogni territorio.Graziano Langone Segretario Sindacale Nazionale AIO – Associazione Italiana OdontoiatriMaurizio Capuano Segretario Regionale SUMAI Assoprof – Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria e Socio AIO09 Ottobre 2026© Riproduzione riservataGentile direttore,ho letto, come ogni anno, il Rapporto della Fondazione GIMBE sul Servizio sanitario nazionale, presentato alla Camera. È un lavoro costruito su dati ufficiali, e chi presiede la Commissione...Gentile Direttore,la domanda che ci dobbiamo porre è semplice: perché la politica vuole così male ai cittadini e ai lavoratori del SSN della sanità privata accreditata? Una precisazione è d’obbligo....Gentile Direttore,ai non addetti ai lavori il rinvio di un anno dell’aggiornamento dell’albo nazionale dei Direttori Generali può sembrare una questione marginale. In realtà, si tratta di una decisione che...Gentile Direttore, è stato dato di recente un ampio spazio dai media alla Classifica degli ospedali specializzati migliori del mondo. Si tratta di una classifica realizzata dal settimanale statunitense Newsweek...Dislipidemie e nuovi inibitori PCSK9: cosa cambia nella pratica clinicaIntelligenza emotiva nel nursing: da competenza relazionale a leva per sicurezza, benessere e governanceIntelligenza Artificiale Generativa nella Pratica Clinica: strumenti, evidenze, limiti e governance per i professionisti del SSNAritmie atriali e anticoagulazione personalizzata: come orientare diagnosi, stratificazione e te
rapiaStrategie per ridurre i conflitti interni e aumentare la performance clinico-organizzativaSanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneContratto medici e dirigenti sanitari 2025-2027: è fumata bianca, sì alla preintesa. Fino a 560 euro al mese, salgono specificità e incarichi. Più tutele su orari, ferie e aggressioni. Ecco le novitàRiparto Fondo sanitario 2026. L’appello di Bertolaso (Lombardia): “Chiudere subito, ritardo pesa su programmazione regionale”Dimissioni dal Ssn: la voce inascoltata e l’esodo dei mediciÈ fuga dei medici dalla sanità pubblica. Studio Anaao: “Sono più quelli che si dimettono rispetto a chi va in pensione. È un vero e proprio esodo”Direttori generali, una proroga che interroga il modello di governance e rischia di rinviare l’innovazioneDa Ema via libera a 12 nuovi farmaci. Tra questi il primo trattamento orale per l'acne inversaContratto medici e dirigenti sanitari 2025-2027: è fumata bianca, sì alla preintesa. Fino a 560 euro al mese, salgono specificità e incarichi. Più tutele su orari, ferie e aggressioni. Ecco le novitàContratto medici e dirigenti sanitari. Obiettivo chiudere entro ottobre. Aumenti fino a oltre 380 euro, indennità ferie e nuove regole sull’extra orario. Ma sui fondi la partita è ancora apertaL’Infermiere, una professione usurante che richiede un nuovo sistema di welfareTumore della prostata: siamo pronti per uno screening con RM senza mezzo di contrasto?Quotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata   
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		<title><![CDATA[Fuga dal sistema, disincanto e burnout ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902912309116.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianosanita.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Gentile Direttore, pur condividendo l''analisi di fondo sul progressivo e inevitabile venir meno del senso di appartenenza della dirigenza medica — a fronte di una voce sistematicamente inascoltata</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:04:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="3135" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902912309116.PDF"><![CDATA[quotidianosanita.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/fuga-dal-sistema-disincanto-e-burnout/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lettere al direttoreGentile Direttore, pur condividendo l'analisi di fondo sul progressivo e inevitabile venir meno del senso di appartenenza della dirigenza medica — a fronte di una voce sistematicamente inascoltata dalla politica e dalle istituzioni —, ritengo necessario estendere la riflessione del Dott. Giuseppe Belleri...Gentile Direttore,pur condividendo l’analisi di fondo sul progressivo e inevitabile venir meno del senso di appartenenza della dirigenza medica — a fronte di una voce sistematicamente inascoltata dalla politica e dalle istituzioni —, ritengo necessario estendere la riflessione del Dott. Giuseppe Belleri anche al personale del Comparto Sanità e, nello specifico, agli esercenti le professioni sanitarie non mediche.Se per i medici il passaggio verso la sanità privata convenzionata o la libera professione rappresenta un’alternativa concreta, per gli altri operatori del settore pubblico la situazione è radicalmente diversa. Anch’essi lascerebbero volentieri il Servizio Sanitario Nazionale, ma si scontrano con un amaro paradosso: la sanità privata offre loro retribuzioni, tutele e condizioni di lavoro spesso persino peggiori.Tuttavia, l’aspetto ancor più grave e mortificante, che merita di essere denunciato con forza, risiede nella sostanziale assenza di una reale e compiuta autonomia per i professionisti sanitari non medici.Come ho già avuto modo di evidenziare, ci troviamo di fronte a un corto circuito normativo e culturale inaccettabile: professionisti con percorsi accademici di alto livello — articolati in lauree triennali, lauree magistrali, master di I e II livello e persino dottorati di ricerca — non si vedono riconoscere, nella pratica quotidiana, un’autonomia operativa e decisionale proporzionata al rango di professioni intellettuali.In questo scenario, il lavoro all’interno del servizio pubblico ha perso ogni attrattiva ideale o vocazionale, riducendosi a mero strumento di sostentamento economico. Non c’è spazio per la soddisfazione professionale, né esiste una reale prospettiva di carriera basata sul merito e sulla valorizzazione delle competenze faticosamente acquisite.Finché non si comprenderà che il declino del SSN non riguarda solo la classe medica ma investe l’intero corpo dei professionisti sanitari — privati dell’autonomia che spetterebbe loro di diritto e imbrigliati in modelli organizzativi obsoleti —, la “fuga” dal sistema, sia essa un abbandono effettivo o una resa silenziosa al disincanto e al burnout, sarà un processo del tutto inarrestabile.Francesco Sciacca, Ph.D09 Ottobre 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore,già a luglio l’ECDC e l’OMS avevano rilasciato una guida sui rischi sanitari legati anche al Chemsex, che in Italia è ancora sottovalutato e poco gestito dai servizi delle...Gentile Direttore,l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresenta un passo positivo per il Servizio sanitario nazionale. Per l’Associazione Italiana Odontoiatri, però, deve accompagnarsi a un maggiore impegno per la...Gentile direttore,ho letto, come ogni anno, il Rapporto della Fondazione GIMBE sul Servizio sanitario nazionale, presentato alla Camera. È un lavoro costruito su dati ufficiali, e chi presiede la Commissione...Gentile Direttore,la domanda che ci dobbiamo porre è semplice: perché la politica vuole così male ai cittadini e ai lavoratori del SSN della sanità privata accreditata? Una precisazione è d’obbligo....Dislipidemie e nuovi inibitori PCSK9: cosa cambia nella pratica clinicaIntelligenza emotiva nel nursing: da competenza relazionale a leva per sicurezza, benessere e governanceIntelligenza Artificiale Generativa nella Pratica Clinica: strumenti, evidenze, limiti e governance per i professionisti del SSNAritmie atriali e anticoagulazione personalizzata: come orientare diagnosi, stratificazione e terapiaStrategie per ridurre i conflitti interni e aumentare la performance clinico-organizzativaSanità digitale per ga
rantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneContratto medici e dirigenti sanitari 2025-2027: è fumata bianca, sì alla preintesa. Fino a 560 euro al mese, salgono specificità e incarichi. Più tutele su orari, ferie e aggressioni. Ecco le novitàRiparto Fondo sanitario 2026. L’appello di Bertolaso (Lombardia): “Chiudere subito, ritardo pesa su programmazione regionale”Dimissioni dal Ssn: la voce inascoltata e l’esodo dei mediciÈ fuga dei medici dalla sanità pubblica. Studio Anaao: “Sono più quelli che si dimettono rispetto a chi va in pensione. È un vero e proprio esodo”Direttori generali, una proroga che interroga il modello di governance e rischia di rinviare l’innovazioneDa Ema via libera a 12 nuovi farmaci. Tra questi il primo trattamento orale per l'acne inversaContratto medici e dirigenti sanitari 2025-2027: è fumata bianca, sì alla preintesa. Fino a 560 euro al mese, salgono specificità e incarichi. Più tutele su orari, ferie e aggressioni. Ecco le novitàContratto medici e dirigenti sanitari. Obiettivo chiudere entro ottobre. Aumenti fino a oltre 380 euro, indennità ferie e nuove regole sull’extra orario. Ma sui fondi la partita è ancora apertaL’Infermiere, una professione usurante che richiede un nuovo sistema di welfareTumore della prostata: siamo pronti per uno screening con RM senza mezzo di contrasto?Quotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata   
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		<title><![CDATA[Chemsex, riduzione del danno e consumo controllato ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902912009117.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianosanita.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Gentile Direttore, già a luglio l’ECDC e l’OMS avevano rilasciato una guida sui rischi sanitari legati anche al Chemsex, che in Italia è ancora sottovalutato e poco gestito</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:04:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/chemsex-riduzione-del-danno-e-consumo-controllato/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lettere al direttoreGentile Direttore, già a luglio l’ECDC e l’OMS avevano rilasciato una guida sui rischi sanitari legati anche al Chemsex, che in Italia è ancora sottovalutato e poco gestito dai servizi delle dipendenze...Gentile Direttore,già a luglio l’ECDC e l’OMS avevano rilasciato una guida sui rischi sanitari legati anche al Chemsex, che in Italia è ancora sottovalutato e poco gestito dai servizi delle dipendenze.Il caso di cronaca nera, della morte violenta di Fabio Colapietro, avvenuta a settembre 2026 costituisce un evento sentinella e un’occasione per interrogarsi, da una prospettiva di sanità pubblica, sul significato del chemsex e sui rischi derivanti da una sua rappresentazione esclusivamente patologizzante.Il chemsex viene generalmente definito come l’uso intenzionale di sostanze psicoattive in associazione all’attività sessuale, con particolare riferimento, sebbene non esclusivo, agli uomini gay e bisessuali. L’obiettivo può essere quello di aumentare il piacere, facilitare l’intimità, ridurre le inibizioni, prolungare l’attività sessuale o modificare l’esperienza corporea e relazionale. Questa definizione descrive un comportamento e un contesto, non è un pattern diagnostico.Uno dei problemi principali nel dibattito sul chemsex consiste nella sovrapposizione concettuale fra uso sessualizzato di sostanze e uso problematico di sostanze.La letteratura più recente suggerisce di considerare il fenomeno lungo un continuum all’interno del quale esistono esperienze caratterizzate da uso occasionale e intenzionalmente ricreativo [1], esperienze nelle quali compaiono elementi di rischio più rilevanti e situazioni nelle quali il consumo diviene persistente, compulsivo o associato a conseguenze cliniche significative [ibidem]. Ne consegue che la presenza del chemsex non consente, da sola, di inferire la presenza di una condizione patologica.Anche il caso Colapietro impone una particolare cautela metodologica.La cronaca disponibile descrive un contesto caratterizzato da consumo ripetuto di più sostanze e una successiva colluttazione; tuttavia, non è possibile trasformare questo singolo episodio in una relazione causale generale tra chemsex e comportamento omicida.La violenza non costituisce una conseguenza necessaria del chemsex. Al contrario, dai dati riportati disponibili [3, 4, 5] il rischio può aumentare quando vengono meno elementi fondamentali di controllo: consumo protratto per molte ore o giorni, policonsumo, perdita di sonno, assenza di limiti condivisi, isolamento, conflittualità interpersonale, incapacità di riconoscere un deterioramento delle condizioni psicofisiche e assenza di persone in grado di intervenire.La distinzione tra i rischi sanitari, comportamenti devianti ed il vissuto normalizzabile di Chemsex è fondamentale anche sul piano culturale. “Normalizzare” un comportamento non significa negarne i rischi. Significa però riconoscere che un’esperienza può essere vissuta come ricreativa e intenzionale senza che ciò implichi automaticamente, dipendenza, disfunzionalità o violenza.Una prospettiva scientificamente fondata dovrebbe essere in grado di sostenere contemporaneamente due affermazioni:Questa apparente contraddizione è in realtà il punto di partenza della Riduzione del Danno.L’obiettivo dell’intervento sanitario può pertanto consistere nella riduzione della probabilità e della gravità degli eventi avversi, senza subordinare l’accesso alle cure alla decisione di cessare il consumo. Nel chemsex questo principio assume una particolare rilevanza. Bisogna fare i conti con il fatto che Il chemsex può svolgere, per alcune persone, una funzione eminentemente ludica e ricreativa. A ciò può aggiungersi una dimensione prestazionale, nella quale la sostanza viene percepita come strumento per modificare durata e intensità dell’esperienza sessuale.Il passaggio da esperienza ricreativa a uso problematico non è definito semplicemente dalla presenza della sostanza, 
ma dalla progressiva perdita di controllo, dall’aumento delle conseguenze negative, dalla compromissione del funzionamento individuale e relazionale.La comprensione di queste differenze permette di lavorare in un’ottica di Riduzione del Danno.Uno degli sviluppi più interessanti della prospettiva della Riduzione del Danno consiste nel considerare il gruppo non soltanto come luogo nel quale avviene il consumo, ma come possibile dispositivo informale di sicurezza. La letteratura descrive pratiche di “watching out for others”, organizzazione collettiva e sostegno reciproco [1].Adottando questo punto di vista si può suggerire di introdurre una figura che potremmo definire facilitatore di sicurezza. Non necessariamente un operatore sanitario o una persona completamente estranea alla scena del chemsex, ma un soggetto che, in una determinata occasione, scelga intenzionalmente di mantenere una condizione di sufficiente lucidità per osservare l’ambiente e intervenire quando emergano segnali di rischio.Il modello è intuitivamente paragonabile a quello del guidatore designato: in un gruppo nel quale alcune persone scelgono di consumare alcol, una persona rimane astinente per poter guidare successivamente e garantire la sicurezza del gruppo. Trasposto, con le dovute cautele, al chemsex, il principio diventa:una persona mantiene una posizione sufficientemente lucida per conservare una capacità di osservazione, comunicazione e intervento.Non si tratta, evidentemente, di trasformare un pari in un professionista sanitario né di attribuirgli responsabilità cliniche che non possiede. Il valore di questo modello risiede soprattutto nella distribuzione della responsabilità di sicurezza all’interno della scena di consumo.L’analogia con il guidatore designato permette di introdurre una concezione più ampia del controllo. In questa prospettiva si passa da:Devo essere abbastanza forte da controllarmia: Il gruppo allestisce condizioni affinché qualcuno possa mantenere una capacità di controllo e proteggere gli altri.Questa trasformazione è coerente con il paradigma della Harm Reduction, che considera il rischio come risultato dell’interazione fra sostanza, persona e ambiente.Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato, nell’ambito delle raccomandazioni relative all’HIV e alle popolazioni bersaglio, la preferenza per servizi specialistici sul chemsex, interventi peer-led e non giudicanti, fondati sulla Riduzione del Danno piuttosto che esclusivamente sulla cessazione del consumo [6].Ludovico VerdePsicologo-Psicoterapeuta, UOMI ASL Napoli 1 Centro – AMIAGAY apsChiara CicalaPsicologa -PsicoterapeutaAndrea Paolo Di NapoliPsicologo-Psicoterapeuta i.f. –AMIGAY aps.Riferimenti essenziali09 Ottobre 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore,pur condividendo l'analisi di fondo sul progressivo e inevitabile venir meno del senso di appartenenza della dirigenza medica — a fronte di una voce sistematicamente inascoltata dalla politica e...Gentile Direttore,l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresenta un passo positivo per il Servizio sanitario nazionale. Per l’Associazione Italiana Odontoiatri, però, deve accompagnarsi a un maggiore impegno per la...Gentile direttore,ho letto, come ogni anno, il Rapporto della Fondazione GIMBE sul Servizio sanitario nazionale, presentato alla Camera. È un lavoro costruito su dati ufficiali, e chi presiede la Commissione...Gentile Direttore,la domanda che ci dobbiamo porre è semplice: perché la politica vuole così male ai cittadini e ai lavoratori del SSN della sanità privata accreditata? Una precisazione è d’obbligo....Dislipidemie e nuovi inibitori PCSK9: cosa cambia nella pratica clinicaIntelligenza emotiva nel nursing: da competenza relazionale a leva per sicurezza, benessere e governanceIntelligenza Artificiale Generativa nella Pratica Clinica: strumenti, evidenze, limiti e
 governance per i professionisti del SSNAritmie atriali e anticoagulazione personalizzata: come orientare diagnosi, stratificazione e terapiaStrategie per ridurre i conflitti interni e aumentare la performance clinico-organizzativaSanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneContratto medici e dirigenti sanitari 2025-2027: è fumata bianca, sì alla preintesa. Fino a 560 euro al mese, salgono specificità e incarichi. Più tutele su orari, ferie e aggressioni. Ecco le novitàRiparto Fondo sanitario 2026. L’appello di Bertolaso (Lombardia): “Chiudere subito, ritardo pesa su programmazione regionale”Dimissioni dal Ssn: la voce inascoltata e l’esodo dei mediciÈ fuga dei medici dalla sanità pubblica. Studio Anaao: “Sono più quelli che si dimettono rispetto a chi va in pensione. È un vero e proprio esodo”Direttori generali, una proroga che interroga il modello di governance e rischia di rinviare l’innovazioneDa Ema via libera a 12 nuovi farmaci. Tra questi il primo trattamento orale per l'acne inversaContratto medici e dirigenti sanitari 2025-2027: è fumata bianca, sì alla preintesa. Fino a 560 euro al mese, salgono specificità e incarichi. Più tutele su orari, ferie e aggressioni. Ecco le novitàContratto medici e dirigenti sanitari. Obiettivo chiudere entro ottobre. Aumenti fino a oltre 380 euro, indennità ferie e nuove regole sull’extra orario. Ma sui fondi la partita è ancora apertaL’Infermiere, una professione usurante che richiede un nuovo sistema di welfareTumore della prostata: siamo pronti per uno screening con RM senza mezzo di contrasto?Quotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata   
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		<title><![CDATA[Tortona - Già affittato il 50 per cento delgi spazi della nuova logistica Gimbe ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902911509188.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"radiopnr.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il cinquanta per cento degli stabilimenti nel nuovo polo logistico costruito a Tortona, la Nexos Tortona Logistics, inaugurato due settimane fa e situato a 2 km dal casello autostradale sono già stati allocati a un unico cliente. L''advisor Colliers ha agito come intermediario per locare una porzione di 50.000 m² del polo logistico Nexos Tortona Logistics a un operatore leader nel settore dell’e-commerce, di cui non viene al momento resa nota l''identità, ma con tutta probabilità risulta essere un importante operatore titolare di un frequentato portale del commercio on line specializzato nel settore di macchine ed attrezzature per l''agricoltura.La struttura si sviluppa complessivamente su 101.000 m² di superficie di magazzino e 3.000 m² di uffici, con 100 banchine di carico e ulteriori 20 predisposizioni, il tutto realizzato con caratteristiche di elevate performance ambientali ed energetiche della struttura, come da prestigiose certificazioni già ottenute. Proprio la posizione e la qualità dell''area hanno immediatamente attirato l''attenzione di clienti molto significativi, che hanno manifestato interesse e chiuso gli accordi per ottenere gli spazi che, con un solo cliente, occupano già metà dell''area del polo logistico progettato e sviluppato da Garbe Industrial Real Estate Italy.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:29:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="201" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902911509188.PDF"><![CDATA[radiopnr.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.radiopnr.it/notizia?t=1&id=26790-tortona-gia-affittato-il-50-per-cento-delgi-spazi-della-nuova-logistica-gimbe]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il cinquanta per cento degli stabilimenti nel nuovo polo logistico costruito a Tortona, la Nexos Tortona Logistics, inaugurato due settimane fa e situato a 2 km dal casello autostradale sono già stati allocati a un unico cliente. L'advisor Colliers ha agito come intermediario per locare una porzione di 50.000 m² del polo logistico Nexos Tortona Logistics a un operatore leader nel settore dell’e-commerce, di cui non viene al momento resa nota l'identità, ma con tutta probabilità risulta essere un importante operatore titolare di un frequentato portale del commercio on line specializzato nel settore di macchine ed attrezzature per l'agricoltura.La struttura si sviluppa complessivamente su 101.000 m² di superficie di magazzino e 3.000 m² di uffici, con 100 banchine di carico e ulteriori 20 predisposizioni, il tutto realizzato con caratteristiche di elevate performance ambientali ed energetiche della struttura, come da prestigiose certificazioni già ottenute. Proprio la posizione e la qualità dell'area hanno immediatamente attirato l'attenzione di clienti molto significativi, che hanno manifestato interesse e chiuso gli accordi per ottenere gli spazi che, con un solo cliente, occupano già metà dell'area del polo logistico progettato e sviluppato da Garbe Industrial Real Estate Italy.All'interno del programma radiofonico di RadioPNR, "Buongiorno PNR", Davide Maruffo ci ha regalato l'anteprima delle principali notizie presenti nel settimanale tortonese in uscita ed in distribuzione oggi.All'interno del programma radiofonico di RadioPNR "Buongiorno PNR", Carolina Torre, vice Sindaco di Garbagna ci ha invitati alla grande festa per la 55^ Sagra delle Castagne e con dovizia di particolari ...   
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		<title><![CDATA[Sanità, un italiano su dieci rinuncia a curarsi. E il privato diventa la stampella del Ssn | L’analisi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902895909032.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ripartelitalia.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:38:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="10" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902895909032.PDF"><![CDATA[ripartelitalia.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ripartelitalia.it/sanita-un-italiano-su-dieci-rinuncia-a-curarsi-e-il-privato-diventa-la-stampella-del-ssn-lanalisi/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il rapporto della Fondazione Gimbe: il Servizio sanitario nazionale garantisce ancora buoni risultati di salute, ma non riesce più a erogare prestazioni in modo equo e tempestivo.Intanto il rinnovo del contratto dei medici prova a rendere più attrattivi gli ospedali pubblici.Sono 5,8 milioni gli italiani che rinunciano a curarsi.Cittadini che scompaiono dai radar della sanità, scoraggiati da tempi d’attesa troppo lunghi per un esame o una visita specialistica e dai costi da sostenere per aggirarli, e che spesso ricompaiono in pronto soccorso quando la malattia è ormai conclamata e acuta.È il quadro, riportato da il Giornale in un articolo firmato da Maria Sorbi, che emerge dal rapporto della Fondazione Gimbe presentato alla Camera dei deputati.La spesa sanitaria continua a pesare in modo rilevante sui bilanci delle famiglie.Nel 2025, su un totale di 190 miliardi di euro, 42,4 miliardi sono usciti direttamente dalle tasche dei cittadini.Chi può cerca una copertura in fondi e assicurazioni, tanto che le polizze private sono aumentate del 12%.“Servono regole, trasparenza e vigilanza perché la sanità integrativa completi le tutele del Ssn, senza sostituirle né ampliare le diseguaglianze”, sottolinea il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.È proprio quel punto di equilibrio, secondo Gimbe, la chiave per garantire cure senza “zone d’ombra”.La diagnosi è netta: “Il Sistema sanitario continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo”.Il ruolo del privato accreditatoSenza la “stampella” del privato accreditato, il Ssn non avrebbe oggi la forza di reggere la domanda di cure.Il privato si fa carico del 30% dei ricoveri e del 40% delle prestazioni ambulatoriali, con picchi del 50% in Lombardia.“E i cittadini non pagano nulla, se non il ticket”, osserva Michele Nicchio, presidente di Aiop Lombardia.“C’è ancora molto pregiudizio e il privato viene ancora considerato come un male da tollerare, ma, essendo accreditato, opera nell’ambito del Sistema sanitario, ha gli stessi rimborsi sulle prestazioni, gli stessi controlli”.Risorse e “tagli fantasma”Facile, allora, dare la colpa alla mancanza di risorse.In realtà i finanziamenti sono aumentati: 17,5 miliardi in più, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 del 2026, una crescita superiore a quella del triennio precedente.Gimbe però denuncia i “tagli fantasma”: se il rapporto tra Fondo sanitario nazionale e Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi di euro in più.La fuga dei medici dal pubblicoL’altra ferita da curare è l’attrattività del servizio pubblico per i professionisti.In Italia, spiega il rapporto, i medici non mancano: con 5,8 camici bianchi ogni mille abitanti il Paese è secondo tra quelli Ocse.Tuttavia, degli oltre 339mila medici censiti, almeno 88mila non lavorano nel Ssn.Un primo segnale per restituire appeal al pubblico arriva dal rinnovo del contratto dei medici, che porterà in busta paga fino a 560 euro in più dal 2027.“La cura dei cittadini comincia dalla cura di chi li assiste”, ha dichiarato il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo commentando l’accordo, che prevede anche più tutele contro le aggressioni sul posto di lavoro, permessi per gravi patologie e regole per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.“Il problema non è soltanto quanti medici abbiamo, ma quanto il Servizio sanitario nazionale riesca ad attrarli e trattenerli”, spiega Andrea Montagnani, presidente di Fadoi.“Per salvaguardare il nostro Ssn occorre quindi tornare a investire nel suo capitale più prezioso: quello umano”.I numeri – 5,8 milioni: gli italiani che rinunciano a visite e
d esami, scoraggiati da costi e tempi troppo lunghi –  12%: l’aumento delle polizze assicurative per coprire i costi della sanità familiare – 560 euro: l’aumento massimo in busta paga dal 2027 per i medici con il rinnovo del contratto
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		<title><![CDATA[Medici di famiglia, ne mancano 5.700. Ecco le Regioni più in difficoltà  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902976609759.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"sanita33.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 16:01:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="231" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902976609759.PDF"><![CDATA[sanita33.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.sanita33.it/medici/8309/medici-di-famiglia-ne-mancano-5-700-ecco-le-regioni-piu-in-difficolta.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Politica sanitaria             				  			             Medici di Famiglia           09 Ottobre 2026                          Medici di famiglia, ne mancano 5.700. Ecco le Regioni più in difficoltà                          Secondo le stime FIMMG, il deficit equivale a 6,8 milioni di assistiti. Oltre metà dei medici supera i 1.500 pazienti, con punte del 74% in Lombardia           In Italia mancano circa 5.700 medici di medicina generale rispetto al fabbisogno stimato e il deficit equivale a una capacità assistenziale teorica insufficiente per 6,8 milioni di cittadini. È quanto emerge dalle elaborazioni della Federazione italiana medici di medicina generale (FIMMG), presentate in occasione dell’85° Congresso nazionale a Villasimius, in Sardegna. A fronte di un fabbisogno stimato in 42.500 professionisti, nel 2025 risultavano in servizio 36.812 medici di famiglia. La stima del deficit assistenziale è calcolata considerando un rapporto ottimale di 1.200 assistiti per medico e non significa che 6,8 milioni di cittadini siano privi di un medico: una parte della carenza viene infatti compensata dai professionisti in servizio, che spesso superano i massimali di assistiti. A confermare la pressione sulla medicina generale sono i dati ufficiali del Ministero della Salute: il 51,7% dei medici di famiglia ha superato la soglia ordinaria di 1.500 assistiti. La situazione più critica si registra in Lombardia, dove la percentuale raggiunge il 74%, seguita dal Veneto con il 68,7%, dalla Provincia autonoma di Bolzano con il 65,1%, dalla Valle d’Aosta con il 61,1%, dalla Sardegna con il 60,6% e dalla Campania con il 58,8%.Sono complessivamente dieci le Regioni, oltre alle Province autonome di Trento e Bolzano, nelle quali più della metà dei medici supera quota 1.500 pazienti. Il sovraccarico può ridurre il tempo disponibile per la prevenzione, il monitoraggio delle patologie croniche e la continuità assistenziale. Alla carenza numerica si aggiungono gli ambiti territoriali rimasti vacanti, con ricadute soprattutto nelle comunità in cui l’accesso alle cure è più difficile. La situazione rischia di aggravarsi nei prossimi anni. Secondo le elaborazioni FIMMG su dati ENPAM, tra il 2026 e il 2031 saranno 10.681 i medici di assistenza primaria che raggiungeranno i 68 anni, maturando i requisiti anagrafici per il pensionamento. Per garantire il ricambio generazionale sarà quindi necessario formare un numero adeguato di nuovi professionisti. Tuttavia, anche ipotizzando il mantenimento di circa 2.200 borse di formazione all’anno e un tasso di abbandono del 20%, le simulazioni della Federazione indicano il rischio che il deficit rimanga sostanzialmente invariato. Una parte dei medici attualmente in formazione, inoltre, è già convenzionata e non rappresenterà quindi un ingresso aggiuntivo nel sistema al termine del percorso.Dalla formazione arrivano comunque segnali positivi. Per il triennio 2026-2029 le borse disponibili sono passate da 2.228 a 2.651, con 423 posti in più e un incremento del 19%. Crescono anche i candidati al concorso, saliti da 5.396 a 5.875, con un aumento di 479 iscritti, pari all’8,9%. Restano però marcati gli squilibri territoriali tra il numero di aspiranti medici e le borse finanziate dalle Regioni. In Campania, a fronte di 1.080 iscritti al concorso, sono disponibili soltanto 240 borse. Nel Lazio si contano 200 borse per 600 candidati, mentre in Emilia-Romagna sono 185 per 625 iscritti. In Piemonte la situazione è opposta: le 300 borse disponibili superano i 288 candidati. Per FIMMG, l’aumento delle candidature rappresenta un’opportunità da non disperdere, ma non basta a risolvere la carenza. La sfida è rendere la medicina generale una scelta professionale attrattiva e sostenibile, garantendo condizioni di lavoro adeguate e strumenti coerenti con i bisogni assistenziali della popolazione.La Federazione chiede interventi concreti per rafforzare la professione: riduzione degli adempimenti burocratici, per restituire tempo alla relazione con il paziente; studi p
rofessionali tecnologicamente attrezzati; strumenti diagnostici per potenziare la capacità di risposta sul territorio; riconoscimento della medicina generale come specializzazione universitaria e detassazione degli incentivi professionali. L’obiettivo, sottolinea FIMMG, non è soltanto sostituire i medici che lasceranno il servizio, ma creare le condizioni per garantire un’assistenza territoriale accessibile, continuativa e sostenibile. I dati sulla carenza, sul sovraccarico degli assistiti e sui pensionamenti attesi indicano la necessità di intervenire sia sulla programmazione della formazione sia sull’organizzazione quotidiana del lavoro dei medici di famiglia.           			Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:			Oppure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!			ISCRIVITI				 POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE		  09/10/2026        Interviste        Sanità, Cartabellotta: basta trattative annuali sui fondi, serve un patto per il SSN          Interviste                    Sanità, Cartabellotta: basta trattative annuali sui fondi, serve un patto per il SSN                  Il presidente della Fondazione GIMBE chiede finanziamenti pluriennali certi e riforme strutturali. Priorità al personale sanitario e all'accesso alle cure 		  09/10/2026        Studi e Analisi        Vaccini, Gavi: oltre 30 miliardi di dollari di benefici economici nel 2025          Studi e Analisi                    Vaccini, Gavi: oltre 30 miliardi di dollari di benefici economici nel 2025                  Il rapporto annuale dell'Alleanza per i vaccini registra il valore più alto della sua storia. I Paesi a basso reddito hanno contribuito con 301 milioni di dollari al finanziamento dei programmi... 		  09/10/2026        Studi e Analisi        Obesity Day, Fondazione ADI: un immigrato su due riferisce un aumento di peso in Italia          Studi e Analisi                    Obesity Day, Fondazione ADI: un immigrato su due riferisce un aumento di peso in Italia                  Per la campagna nazionale del 10 ottobre, Fondazione ADI presenta un'indagine sulle abitudini alimentari delle persone immigrate 		  09/10/2026        Studi e Analisi        Trapianti, Italia seconda tra i grandi Paesi europei per donazione di organi          Studi e Analisi                    Trapianti, Italia seconda tra i grandi Paesi europei per donazione di organi                  L'Italia è prima nell'Ue per trapianti di fegato e cuore, ma oltre 8.000 persone restano in attesa   
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		<title><![CDATA[Sanità, Cartabellotta: basta trattative annuali sui fondi, serve un patto per il SSN  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902976409761.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"sanita33.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 16:01:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="231" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902976409761.PDF"><![CDATA[sanita33.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.sanita33.it/interviste/8307/sanita-cartabellotta-basta-trattative-annuali-sui-fondi-serve-un-patto-per-il-ssn.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Politica sanitaria             				  			             ssn           09 Ottobre 2026                          Sanità, Cartabellotta: basta trattative annuali sui fondi, serve un patto per il SSN                          Il presidente della Fondazione GIMBE chiede finanziamenti pluriennali certi e riforme strutturali. Priorità al personale sanitario e all'accesso alle cure           «Ci vuole un rifinanziamento progressivo», con risorse certe indipendentemente dal Governo in carica e un patto politico che superi le divisioni tra i partiti. È la proposta di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, intervistato da Sanità33, dopo la presentazione del 9° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale, tenutasi il 7 ottobre alla Camera dei Deputati.«Io vorrei vivere in un Paese dove non è che ogni anno dobbiamo aspettare questa sorta di teatrino», afferma Cartabellotta, riferendosi alla contrattazione sulle risorse tra ministero della Salute e ministero dell'Economia. La proposta è definire una programmazione finanziaria stabile, accompagnata da riforme per recuperare sprechi e inefficienze. «Un patto politico che deve prescindere dai singoli partiti», sottolinea, e dagli avvicendamenti delle legislature.Sul finanziamento, Cartabellotta riconosce i maggiori stanziamenti del Governo, ma invita a distinguere tra valori nominali e risorse effettivamente disponibili. «È vero, è incontrovertibile il fatto che negli ultimi quattro anni il Governo ha assegnato alla sanità, in termini nominali, 17 miliardi e mezzo», osserva. Tuttavia, rispetto al 2022, la quota del PIL destinata al Fondo sanitario nazionale è diminuita. «Il tema fondamentale è con quale unità di misura noi valutiamo l'entità del finanziamento». A questo si aggiunge l'inflazione, che ha ridotto il potere d'acquisto delle risorse assegnate alle Regioni.La seconda priorità riguarda il personale sanitario. «Il capitolo più sacrificato negli ultimi tredici anni è stato quello del personale sanitario», afferma Cartabellotta. Secondo le analisi GIMBE, quasi 90.000 medici, circa uno su quattro, non lavorano nel SSN né sono inseriti nei percorsi formativi post-laurea. Anche tra gli infermieri uno su cinque non lavora nel servizio pubblico.«La priorità della priorità è quella di restituire attrattività al Servizio sanitario nazionale», ribadisce il presidente GIMBE. Il problema non riguarda soltanto le risorse complessive, ma anche la capacità di garantire le prestazioni previste dai Livelli essenziali di assistenza. «Noi abbiamo il paniere LEA più ricco d'Europa, ma abbiamo uno dei finanziamenti pubblici più bassi», osserva, evidenziando la distanza tra programmazione sanitaria e disponibilità finanziarie.Sul ruolo della politica, Cartabellotta rileva che gli interventi durante la presentazione alla Camera hanno rispecchiato le diverse posizioni di maggioranza e opposizione. «Ha pesato non poco l'assenza sia di Fratelli d'Italia sia di Forza Italia», osserva. Ma la soluzione, secondo il presidente GIMBE, non può dipendere dalle proposte di una singola forza politica: serve «un patto di sistema Paese» e una revisione di norme risalenti a trent'anni fa, insieme a una maggiore digitalizzazione del SSN.Il servizio pubblico continua a garantire buoni risultati di salute, ma ha progressivamente perso capacità di assicurare prestazioni eque e tempestive. Il rischio, secondo Cartabellotta, è che il progressivo indebolimento del servizio pubblico comprometta ulteriormente l'accesso alle cure. «Stiamo accumulando quello che ho chiamato un debito di salute nei confronti della popolazione», afferma. Un debito che, sottolinea, avrà conseguenze «in termini di esiti di salute», ma anche sul piano economico e sociale. Per questo, conclude, la sanità deve diventare «quotidianamente oggetto di dibattito pubblico e politico», con scelte che vadano oltre le singole legislature.Marco Malagutti           			Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:			Op
pure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!			ISCRIVITI				 POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE		  09/10/2026        Studi e Analisi        Vaccini, Gavi: oltre 30 miliardi di dollari di benefici economici nel 2025          Studi e Analisi                    Vaccini, Gavi: oltre 30 miliardi di dollari di benefici economici nel 2025                  Il rapporto annuale dell'Alleanza per i vaccini registra il valore più alto della sua storia. I Paesi a basso reddito hanno contribuito con 301 milioni di dollari al finanziamento dei programmi... 		  09/10/2026        Studi e Analisi        Obesity Day, Fondazione ADI: un immigrato su due riferisce un aumento di peso in Italia          Studi e Analisi                    Obesity Day, Fondazione ADI: un immigrato su due riferisce un aumento di peso in Italia                  Per la campagna nazionale del 10 ottobre, Fondazione ADI presenta un'indagine sulle abitudini alimentari delle persone immigrate 		  09/10/2026        Studi e Analisi        Trapianti, Italia seconda tra i grandi Paesi europei per donazione di organi          Studi e Analisi                    Trapianti, Italia seconda tra i grandi Paesi europei per donazione di organi                  L'Italia è prima nell'Ue per trapianti di fegato e cuore, ma oltre 8.000 persone restano in attesa 		  09/10/2026        Studi e Analisi        Case e Ospedali di comunità, Anci: servono fino a 27mila infermieri aggiuntivi          Studi e Analisi                    Case e Ospedali di comunità, Anci: servono fino a 27mila infermieri aggiuntivi                  Il rapporto Anci stima un fabbisogno di 19.500-27mila infermieri e fino a 11.600 operatori sociosanitari e addetti alla riabilitazione per rendere operative le strutture territoriali   
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	<item>
		<title><![CDATA[Ssn, il 9° Rapporto Gimbe: risorse, personale e Pnrr le sfide per la sanità  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902966508638.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"tecnicaospedaliera.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 09:37:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="114" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902966508638.PDF"><![CDATA[tecnicaospedaliera.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.tecnicaospedaliera.it/ssn-il-9-rapporto-gimbe-risorse-personale-e-pnrr-le-sfide-per-la-sanita/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Servizio Sanitario Nazionale continua a garantire buoni esiti di salute, ma la sua capacità di offrire prestazioni in modo tempestivo e uniforme appare sempre più sotto pressione. È questa la fotografia restituita dal 9° Rapporto Gimbe sul Ssn, presentato il 7 ottobre a Roma dal presidente Nino Cartabellotta nella suggestiva cornice della Sala della Regina di Montecitorio.Uno dei nodi centrali del rapporto riguarda il finanziamento. Tra il 2023 e il 2026 il Fondo Sanitario Nazionale è cresciuto nominalmente di 17,5 miliardi di euro, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 miliardi del 2026. Rapportando però le risorse al PIL, emerge un quadro diverso: se la quota destinata al Ssn fosse rimasta nel periodo 2023-2026 allo stesso livello del 2022, pari al 6,27% del PIL, il sistema avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi di euro in più. Gimbe definisce questa differenza come una forma di taglio invisibile.La prospettiva per i prossimi anni non appare più favorevole. Secondo le previsioni contenute nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica 2026, tra il 2027 e il 2029 si amplierebbe ulteriormente il divario tra spesa sanitaria e Fondo Sanitario Nazionale: 7,6 miliardi nel 2027, 10,7 nel 2028 e 14 miliardi nel 2029, per un totale di 32,3 miliardi. Senza risorse aggiuntive, avverte Gimbe, la pressione finirà irrimediabilmente sui bilanci regionali e quindi sui cittadini.Il capitale umano resta un punto criticoA pesare sulla capacità del Ssn di trasformare le risorse in assistenza è anche la disponibilità di professionisti. Nel 2025 la spesa per il personale dipendente e convenzionato è stata di 52,2 miliardi di euro, ma la sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9%. Mantenendo costante quella quota, tra il 2012 e il 2025 sarebbero stati destinati al personale 36,8 miliardi di euro in più.Il problema non è soltanto quantitativo. Secondo i dati Ocse, l’Italia conta 5,8 medici ogni mille abitanti, contro una media di 4,0, ma 88.258 medici, pari al 26,1% del totale censito, non lavorano nel Ssn né sono inseriti in percorsi formativi post-laurea.Ancora più marcato il divario per gli infermieri: 6,9 ogni mille abitanti contro 9,7 della media Ocse e quasi uno su cinque, il 19,6%, non lavora nel Ssn. Il rapporto infermieri/medici è così pari a 1,2, contro 2,4 della media Ocse. Cartabellotta ha sintetizzato in modo estremamente efficace la disaffezione che caratterizza questo momento storico «Chi è nel SSN cerca di uscirne; chi è fuori non vuole entrare».Per un sistema che sta investendo nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale e nella digitalizzazione, la disponibilità di personale adeguato diventa tuttavia una condizione essenziale perché le nuove strutture e tecnologie possano tradursi in servizi effettivamente fruibili.Dal Pnrr alle strutture realmente operativeÈ proprio su questo passaggio che si concentra una delle questioni sollevate dal Rapporto rispetto alla Missione 6 Salute del Pnrr. Il 29 settembre il Governo ha trasmesso alla Commissione Europea la decima e ultima richiesta di pagamento, comprendente nove target e una milestone relativi alla sanità. Gimbe sottolinea tuttavia che il loro raggiungimento non è integralmente verificabile sulla base delle evidenze pubbliche disponibili.I numeri rendicontati sono significativi: 1.270 Case della Comunità, a fronte delle 1.038 previste dal target; 327 Ospedali di Comunità rispetto a una soglia di 307; 3.173 apparecchiature diagnostiche collaudate, contro le 3.100 richieste. Per il Fascicolo sanitario elettronico, l’indicatore nazionale riportato dal Rapporto raggiunge il 98,9%, a fronte di un requisito del 90%.Il punto, però, non è soltanto contabilizzare il raggiungimento dei target. Per Gimbe sarà necessario verificare, a partire dal 2027, se i servizi siano realmente operativi, se dispongano di personale adeguato e quale impatto producano sull’accesso alle cure, sull’esperienza dei pazienti, sugli esiti di s
alute e sull’efficienza del Ssn.La sfida per la sanità del prossimo futuroLa questione riguarda quindi il passaggio dagli investimenti alle capacità effettive del sistema. Nuove strutture, tecnologie e strumenti digitali rappresentano infatti solo una parte della trasformazione: perché producano valore devono essere inseriti in un’organizzazione capace di garantire personale, integrazione tra servizi, manutenzione e continuità assistenziale.Nel Piano di Rilancio del Ssn – aggiornato insieme al Rapporto Gimbe individua 16 linee di intervento, tra cui il potenziamento del territorio e dell’integrazione con ospedale e servizi sociali, le politiche sul personale, la digitalizzazione, la prevenzione e la sicurezza e manutenzione del patrimonio edilizio e tecnologico.Per la sanità italiana, dunque, la prossima fase non sarà soltanto quella di reperire nuove risorse, ma di dimostrare che quelle disponibili riescono a trasformarsi in infrastrutture funzionanti, servizi accessibili e assistenza effettivamente erogata.      Abbonati a Tecnica Ospedaliera   
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		<tp:writer>Elena D''Alessandri</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Cisl Pensionati Napoli, rapporto Gimbe: “Garantire ad anziani il diritto a curarsi” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902902709020.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902902709020.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"tuttosanita.com" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:34:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="244" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902902709020.PDF"><![CDATA[tuttosanita.com]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.tuttosanita.com/cisl-pensionati-napoli-rapporto-gimbe-garantire-ad-anziani-il-diritto-a-curarsi/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[“I dati del 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario rappresentano un campanello d’allarme che la politica nazionale e regionale non possono più ignorare. La sanità a Napoli e in Campania continua a scontare una doppia penalizzazione: da un lato un sistema di finanziamento che non tiene adeguatamente conto delle condizioni sociali ed epidemiologiche della popolazione, dall’altro ritardi e criticità organizzative che compromettono il diritto dei cittadini a ricevere cure tempestive e appropriate, soprattutto in una città come Napoli, dove il contesto è caratterizzato da fragilità socioeconomiche e significative diseguaglianze nella salute”.Così il sub reggente della FNP CISL Napoli Lorenzo Medici.“Nonostante le grandi difficoltà esistenti nel territorio metropolitano e nelle altre province, alla Campania – segnala – vengono assegnati 2.173 euro pro capite dal Fondo Sanitario Nazionale, contro una media di 2.218 euro. Siamo la Regione a statuto ordinario con la quota più bassa. È indispensabile rivedere i criteri di riparto, attribuendo maggiore peso alla deprivazione sociale, alla mortalità precoce e agli effettivi bisogni sanitari della popolazione. E non c‘è solo un problema di scarsità delle risorse.”Desta particolare preoccupazione, secondo la categoria, la situazione dell’assistenza territoriale. “I ritardi nell’attivazione effettiva delle Case e degli Ospedali di Comunità – sottolinea Medici – rischiano di compromettere uno degli obiettivi fondamentali della riforma sanitaria: portare le cure vicino alle persone. Non abbiamo bisogno di strutture inaugurate e prive di personale, ma di servizi realmente funzionanti, capaci di assistere anziani, malati cronici e persone non autosufficienti.A Napoli mancano oltre 300 medici di medicina generale, più di 600 in Campania. Senza di essi, infermieri, specialisti e assistenti sociali, la medicina di prossimità resterà un progetto incompiuto. E saranno ancora una volta gli anziani e le persone più fragili a pagarne il prezzo”.Il sindacato evidenzia anche l’altro problema delle liste d’attesa.“Il miglioramento dei risultati nella valutazione dei Livelli Essenziali di Assistenza – aggiunge il responsabile della Fpn – è un dato che riconosciamo, ma essere formalmente adempienti ai LEA non significa garantire concretamente il diritto alla cura. Non è accettabile che un pensionato debba attendere mesi per un esame diagnostico, ricorrere alla sanità privata o addirittura rinunciare alle cure perché la pensione non consente di sostenere ulteriori spese. La salute non può diventare un privilegio riservato a chi dispone di maggiori possibilità economiche. Per questo chiediamo alla Regione Campania l’apertura di un confronto concreto su un piano straordinario che preveda abbattimento delle liste d’attesa, piena operatività delle strutture territoriali, potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata, riduzione della mobilità passiva e rafforzamento dei servizi per anziani e non autosufficienti”.
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[SAN DANIELE DEL FRIULI | RAPPORTO GIMBE: RICCARDI «PERSONALE SANITARIO PUBBLICO FVG TRA I PIU’ ALTI D’ITALIA» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902908609159.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902908609159.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"tv12.medianordest.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:14:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="4716" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902908609159.PDF"><![CDATA[tv12.medianordest.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://tv12.medianordest.it/54210/san-daniele-del-friuli-rapporto-gimbe-riccardi-personale-sanitario-pubblico-fvg-tra-i-piu-alti-ditalia-2/]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902908609159.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[08/10/2026 SAN DANIELE DEL FRIULI – Inaugurato a San Daniele del Friuli il nuovo pronto soccorso. Tra i presenti l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi con il quale abbiamo fatto il punto sui dati emersi dalla rapporto della Fondazione Gimbe e sui medici a gettone. – Intervistati Riccardo Riccardi (Assessore Alla Salute Friuli Venezia Giulia), Riccardo Riccardi (Assessore Alla Salute Friuli Venezia Giulia) (Servizio di Omar Costantini)Questo contenuto audiovisivo è di proprietà esclusiva di Medianordest. È vietato l’utilizzo, la distribuzione, la riproduzione, o qualsiasi altra forma di elaborazione o condivisione del materiale senza previa autorizzazione scritta da parte di Medianordest.
]]></tp:ocr>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Manovra, Salvini: «Tre miliardi da banche e assicurazioni? Possiamo essere più ambiziosi» | Corriere TV ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903046109386.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903046109386.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"video.corriere.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Le parole del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 13:51:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="378672" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903046109386.PDF"><![CDATA[video.corriere.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://video.corriere.it/economia/manovra-salvini-tre-miliardi-da-banche-e-assicurazioni-possiamo-essere-piu-ambiziosi/9177face-c008-4017-854b-6fdb8ad7exlk]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[09 ottobre 2026Le parole del ministro delle Infrastrutture e dei TrasportiCorriereTv(LaPresse) "Due o tre miliardi da banche e assicurazioni per la manovra? Potremmo essere più ambiziosi e aspettarci 5 miliardi di contributo volontario e gioioso da chi sta facendo grandi profitti, non extraprofitti". Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in una conferenza stampa sulla casa e il contributo per l'affitto ai genitori separati, rispondendo a una domanda sulla prossima manovra. "Conto che ci arriveremo con un confronto positivo e costruttivo, senza mettere una norma. Qualcuno dice 'abbiamo già' dato. No", ha aggiunto, "per le grandi banche è una cifra rispettosa. Credo che ci arriveremo di comune accordo" in maggioranza. Comunque, ha confermato Salvini, "il tema del contributo ci sarà in legge di bilancio".Gli allarmi sull’Intelligenza artificiale? È solo questione di soldi«Se applaudite ancora un po' dividerò il premio con Trump», la battuta di Navi Pillay ai festeggiamenti dei colleghi dopo il Nobel per la PaceSestriere, prima nevicata dell’autunno: fiocchi anche a 1.600 metri in PiemonteDoppia tromba d'aria a Marsala: auto capovolte e feriti. Le immagini impressionantiFuori programma a «Fin che la barca va»: la polizia interrompe l'intervista di Chiambretti a MughiniManovra, Salvini: «Tre miliardi da banche e assicurazioni? Possiamo essere più ambiziosi»Il video che ha allertato gli osservatori israeliani: il pilota egiziano inquadra l'aereo El Al, in sottofondo l'incitamento alla vendetta di SadatCristina Bombassei, Aidaf: «Le aziende familiari resistono meglio alle crisi perché investono. Aprire il capitale porta trasparenza»«Sulla robotica adesso ci danno tutti ragione, ma solo cinque anni fa eravamo i nerd»Il rapporto Gimbe: «Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite»Per usufruire del servizio di domande e risposte de ilMedicoRisponde è necessario essere registrati al sito Corriere.it o a un altro dei siti di RCS Mediagroup.Non ricordi le credenziali?Recupera il tuo account   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
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		<title><![CDATA[Biennale dell'Economia Cooperativa 2026: la prima giornata - Economia ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903064909702.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903064909702.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"video.corriere.it" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 15:28:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="378672" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903064909702.PDF"><![CDATA[video.corriere.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://video.corriere.it/biennale-dell-economia-cooperativa-2026-la-prima-giornata/3ca1f8aa-f8fb-4c85-8fce-85c98dadcxlk]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Presenta e modera i lavoriFrancesca Gambarini, Giornalista L'Economia del Corriere della Sera Ore 14.45Lettere CooperativeUna stanza, un disegno e un sogno: bisogni che sanno cooperare Ore 15.00Key Note SpeechAlessandro Rosina, Professore Ordinario di Demografia e Statistica sociale, Università Cattolica del Sacro Cuore di MilanoItalia 2050.Crisi demografica, sfide e opportunità per un Paese che ha smesso di crescere Ore 15.15InterventoTomaso Greco, Co-fondatore di Adesso!Rinnovarsi o perire.La libertà di costruire il presente. Ore 15.25PanelCome le cooperative risponderanno ai nuovi bisogni degli italiani.Leandro Caccamo, Presidente PianagriItalo Corsale, Presidente CNSMauro Lusetti, Presidente ConadDaniela Mori, Presidente Unicoop FirenzeChiara Nasi, Presidente CirfoodNella Rescigno, Presidente JustMo’Sara Travaglini, Presidente Dar Casa Ore 16.20Key Note SpeechNino Cartabellotta, Presidente Fondazione GIMBETutela della salute: da diritto per tutti a privilegio per pochi? Ore 16.35PanelMichele De Pascale, Presidente Regione Emilia-RomagnaChiara Tenerini, Componente Commissione Lavoro, Camera dei deputatiPaola Mancini, Componente Commissione Lavoro e affari sociali, Senato della RepubblicaAnnalisa Pelacci, Presidente ProgesMassimiliano Contini, Direttore Generale Team ApDaniela Fumarola, Segretaria Generale CISLInformazioni sull'eventoBiennale dell'Economia Cooperativa 2026: la prima giornataIn diretta streaming su Corriere.itModera Francesca Gambarini, Giornalista L'Economia del Corriere della SeraPer usufruire del servizio di domande e risposte de ilMedicoRisponde è necessario essere registrati al sito Corriere.it o a un altro dei siti di RCS Mediagroup.Non ricordi le credenziali?Recupera il tuo account   
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