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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[«Il Trentino va sempre più verso una sanità privata» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903275907600.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"ADIGE" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 07:35:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il commento. Zanella (Pd): «Si lavori sull’attrattività: vertici inadeguati alle sfide»  «Il Trentino va sempre più verso una sanità privata»  «La fotografia emersa dal rapporto Gimbe rende ancora più evidente che per salvare il servizio sanitario provinciale serve investire urgentemente in pensiero e risorse, lavorando su trattenimento e attrattività del personale, ma anche sulle capacità politiche e manageriale di assessorato e Azienda, attualmente assolutamente inadeguate alla sfida prioritaria della difesa della sanità pubblica». In consigliere del Pd Paolo Zanella ragiona sui numeri. «La sanità anche in Trentino scivola sempre più verso il privato. Dopo i recenti numeri che ha fornito l'assessore sulle dimissioni dal servizio sanitario pubblico drammaticamente in aumento tra medici e infermieri, un altro dato ci dice molto sulla privatizzazione in atto: l'esplosione della spesa out of pocket. In Trentino il dato è ben oltre la media nazionale di 787 euro e nel 2024 è arrivato a ben 900 euro, ancora in aumento rispetto a quello del 2023 di 844 euro. È evidente che si tratta di spesa privata dovuta alla difficoltà di accedere alle prestazioni nel pubblico e non basta legarla alla capacità di spesa media del territorio, visto che negli ultimi anni in Trentino il potere di acquisto è stato eroso più che altrove».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Il consigliere Paolo Zanella -tit_org- «Il Trentino va sempre più verso una sanità privata»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[L'affondo di Decaro: «Poche risorse da parte del governo» = Decaro al governo: «Più risorse» Ma è polemica ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902036003541.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"CORRIERE DEL MEZZOGIORNO BARI E PUGLIA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 04:20:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="201553" Sales="19567" Printing="24688" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902036003541.PDF"><![CDATA[CORRIERE DEL MEZZOGIORNO BARI E PUGLIA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’affondo di Decaro: «Poche risorse da parte del governo»   IlrapportoGimbe  Decaro al governo: «Più risorse» Ma è polemica  «Il rapporto Gimbe dice ciò che ripeto da mesi: c’è un sotto-finanziamento del Fondo sanitario nazionale per tutte le Regioni». Così il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, lancia un nuovo affondo contro il governo sulla sanità dopo il rapporto Gimbe, secondo cui 400 mila pugliesi rinunciano alle cure.  a pagina 3 Tota  BARI «Il rapporto Gimbe dice  ciò che ripeto da mesi: c’è un sotto-finanziamento del Fondo sanitario nazionale per tutte le Regioni». Il presidente della Regione, Antonio Decaro (foto), commenta così il report diffuso ieri dalla fondazione Gimbe e che racconta una Puglia alle prese con i problemi comuni a molte Regioni: fuga dei medici, pazienti che rinunciano a curarsi per le troppe attese (400 mila i pugliesi) e conti che non tornano. Perché - dice Gimbe - se è vero che il finanziamento da parte dello Stato aumenta ogni anno, è vero anche che, se non è legato alla ricchezza prodotta nel Paese, non basta a coprire i costi crescenti.  «È un problema di tutte le regioni - spiega Decaro - anche il ministro della Sanità ha chiesto un finanziamento maggiore per l’anno prossimo, al suo stesso Governo». Ieri, Decaro e i presidenti Gianni (Toscana), de Pascale (Emilia-Romagna), Fico (Campania) Proietti (Umbria), Todde (Sardegna) avevano lanciato un sollecito al governo: stanziare almeno 6 miliardi l ’a n n o , p e r i prossimi tre anni, per far fronte a quel sottofinanziamento che anche Gimbe accerta. Tuttavia, non sono solo ombre: per Decaro Gimbe accerta che «la Puglia è la prima regione del Sud Italia per l’offerta sanitaria, decima nel nostro Paese, per l’offerta sanitaria legata alla sanità territoriale a quello ospedaliera e alla prevenzione».  Per la consigliera regionale Loredana Capone (Pd) «i numeri non mentono». Il disavanzo pugliese - dice - «non dipende dalla mala gestione di Decaro e prima di Emiliano, ma dalla scelta del governo Meloni di non investire abbastanza in sanità riducendone il peso rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese. Urge un deciso cambio di rotta». Diverso il parere del senatore Ignazio Zullo, capogruppo di FdI in commissione Sanità a Palazzo Madama. Quelle di Gimbe, dice, sono le stime «di una fondazione privata ma presentate come fossero sentenze». Il finanziamento reale - aggiunge Zullo - «lo certifica la Ragioneria dello Stato, gli esiti li certifica l’Ocse, i livelli essenziali li misura il Ministero. Se vogliamo parlare di numeri, parliamo di quelli veri: fondo ai massimi storici, prima inversione del rapporto fondo/pil dal 2014».  Mary Tota © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Mary Tota  Heading:   Highlight:   Image:Il presidente della Regione, Antonio Decaro -tit_org- L'affondo di Decaro: «Poche risorse da parte del governo»   Decaro al governo: «Più risorse» Ma è polemica   -sec_org-
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		<tp:writer>Mary Tota</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Servono medici di famiglia = La salute della sanità Sistema che funziona ma medici in affanno ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901752805669.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901752805669.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"CORRIERE DI AREZZO" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:26:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="23406" Sales="759" Printing="433" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901752805669.PDF"><![CDATA[CORRIERE DI AREZZO]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il rapporto Gimbe promuove la sanità toscana, ma mancano 400 professionisti. E troppi cittadini rinunciano alle cure  Servono medici di famiglia   Il rapporto Gimbe Toscana al terzo posto in Italia per i Livelli essenziali di assistenza Ma mancano 400 dottori di famiglia e sempre più cittadini rinunciano alle cure  La salute della sanità Sistema che funziona ma medici in affanno  AREZZO La Toscana esce bene dal 9° Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale: aspettativa di vita di 84,3 anni (83,7 la media italiana), terza in Italia per i Livelli essenziali di assistenza con 280 punti su 300 e più personale pubblico (15 dipendenti ogni mille abitanti contro 12,1). Il nodo è la medicina di base: tra il 2019 e il 2024 i medici di famiglia sono calati del 15,5%, ne mancano quasi 400 e 466 andranno in pensione entro il 2028. Intanto l’8,2% dei toscani, circa 300mila persone, ha rinunciato a cure di cui aveva bisogno (+2,6 punti in un anno) e la spesa privata pro capite sale a 848 euro, contro i 787 nazionali. Il modello regge, ma il rischio è un diritto alla salute legato al reddito.  alle pagine 2 e 3 Giuseppe Silvestri   AREZZO Si vive a lungo, i servizi sanitari essenziali funzionano e di medici e infermieri ce ne sono più della media nazionale. La toscana esce bene dal 9° Rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, ma i numeri raccontano anche un’altra storia: i medici di famiglia diminuiscono, sempre più cittadini rinunciano a curarsi e le famiglie pagano di tasca propria più della media italiana per ricorrere al privato.  È il riflesso di un quadro nazionale che anno dopo anno è sempre meno rassicurante.   IL SISTEMA SPENDE MENO Il Fondo sanitario nazionale in valore assoluto cresce: nel 2026 arriva a 142,9 miliardi di euro. Ma rispetto al Pil pesa meno di prima, visto che nel 2022 la spesa sanitaria era al 6,27%, poi scesa al 6.  SeconPediatri, qua do Gimbe, Ne mancano s tra il E’ seguito il 94 2023 e il 2026 questa differenza vale più di 18,8 miliardi di tagli invisibili. Nel G7 l’Italia è ultima per spesa pubblica pro capite: 3.952 dollari, contro una media Ocse di 4.861. A pagare il conto sono i cittadini. Nel 2025 la spesa di tasca propria delle famiglie  ha toccato i 42,4 miliardi di euro e più di 5,8 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) ha rinunciato a una visita o a un esame, soprattutto per attese troppo  lunghe e motivi economici.  LA SITUAZIONE IN TOSCANA I conti tornano meglio che altrove. Nel 2025 la quota pro capite del Fondo assegnata alla Toscana è stata di 2.251 euro, contro i 2.218  della media nazionale. L’aspettativa di vita alla nascita arriva a 84,3 anni, mentre in Italia è di 83,7.  Sui Livelli essenziali di assistenza, nel Nuovo sistema di garanzia 2024 la Toscana è terza in Italia con 280 punti su 300 ed è pienamente adempiente. Nel dettaglio è terza per l’assistenza distrettuale (94 punti) e quarta sia per la prevenzione (96) che per l’assistenza ospedaliera (90). Un dato, però, va guardato con attenzione: rispetto al 2023 il punteggio complessivo è sceso di 6 punti.  IL PERSONALE La Toscana ha più personale sanitario pubblico della media: 15 dipendenti ogni mille abitanti, contro i 12,1 della media italiana. In ospedale i medici dipendenti sono 2,36 ogni mille abitanti (1,84 in Italia) e gli infermieri 5,91 (4,75), con 2,51 infermieri per ogni medico.  Eppure, per coprire i turni scoperti, nel 2025 la Regione ha speso 34,9 milioni per i gettonisti, i professionisti forniti da società esterne.  Il vero problema è la medicina di base. Tra il 2019 e il 2024 i medici di famiglia sono calati del 15,5%, più che nel resto del Paese (-14,1%).  Ognuno segue in media 1.413 assistiti, contro i 1.383 della media nazionale. Se si  prende come riferimento un medico ogni 1.200 assistiti, al 1° gennaio 2025 ne mancavano 394. E non andrà meglio a breve: 466 medici di famiglia compiranno 70 anni e andranno in pensione entro il 2028.  Sul fronte dei pediatri la situazione è diversa. Per i pediatri di libera scelta si stima una carenza di 30 professionisti e 93 pension
amenti entro il 2029, ma la Toscana è prima in Italia per presa in carico: il 94% dei bambini tra 6 e 13 anni ha un pediatra, contro l’82,9% della media nazionale.   RINUNCE E SPESA PRIVATA Anche in Toscana, comunque, la crisi si sente. Nel 2024 l’8,2% dei residenti, circa 300mila persone, ha dichiarato di aver rinunciato a prestazioni sanitarie di cui aveva bisoMobilità sanit gno. Il dato rePositivo il saldo sta sotper motivi di sal to la media italiana (9,9%), ma in un anno è salito di 2,6 punti percentuali.  Nello stesso periodo la spesa sanitaria pro capite pagata direttamente dai cittadini e trasmessa al Sistema Tessera sanitaria è stata di 848 euro, contro i 787 della media nazionale.  Quanto alla mobilità sanitaria, nel 2023 la Toscana ha chiuso con un saldo positivo di 47,2 milioni di euro: è quinta in Italia per crediti (308,3 milioni) e decima per debiti (261,1 milioni). Il modello toscano si distingue per il peso della rete pubblica: le strutture private accreditate gestiscono solo il 27,9% del valore della mobilità attiva regionale (14esima posizione), mentre a livello nazionale il privato assorbe il 54,5% dei pazienti attratti.  Nel complesso è un modello che regge, ma che ha bisogno di essere sostenuto. Il rapporto Gimbe, in definitiva, descrive una Toscana che riesce ancora a tutelare i suoi cittadini e a garantire servizi di buon livello. Ma tra il pensionamento in massa dei medici di base, le  liste d’attesa che si allungano e le rinunce alle cure in crescita, anche le regioni che funzionano meglio rischiano di avvicinarsi a un punto in cui il diritto alla salute dipende sempre più dal reddito di chi ha bisogno di curarsi.  ---End text---  Author: Giuseppe Silvestri  Heading:   Highlight: Pediatri, quasi ci siamo Ne mancano soltanto trenta E’ seguito il 94% dei pazienti 6-13 anni   Mobilità sanitaria Positivo il saldo dei migranti per motivi di salute: 47,2 milioni di euro  Image: -tit_org- Servono medici di famiglia   La salute della sanità Sistema che funziona ma medici in affanno   -sec_org-
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		<tp:writer>Giuseppe Silvestri</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La salute della sanità Sistema che funziona ma medici in affanno ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903264707648.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"CORRIERE DI SIENA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 07:39:00 +0200</pubDate>
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cano si distingue per il peso della rete pubblica: le strutture private accreditate gestiscono solo il 27,9% del valore della mobilità attiva regionale (14esima posizione), mentre a livello nazionale il privato assorbe il 54,5% dei pazienti attratti.  Nel complesso è un modello che regge, ma che ha bisogno di essere sostenuto. Il rapporto Gimbe, in definitiva, descrive una Toscana che riesce ancora a tutelare i suoi cittadini e a garantire servizi di buon livello. Ma tra il pensionamento in massa dei medici di base, le  liste d’attesa che si allungano e le rinunce alle cure in crescita, anche le regioni che funzionano meglio rischiano di avvicinarsi a un punto in cui il diritto alla salute dipende sempre più dal reddito di chi ha bisogno di curarsi.  ---End text---  Author: Giuseppe Silvestri  Heading:   Highlight: Pediatri, quasi ci siamo Ne mancano soltanto trenta E’ seguito il 94% dei pazienti 6-13 anni   Mobilità sanitaria Positivo il saldo dei migranti per motivi di salute: 47,2 milioni di euro  Image: -tit_org- La salute della sanità Sistema che funziona ma medici in affanno   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Giocare con i numeri Gli "investimenti record" sulla sanità non esistono ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901869402911.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"DOMANI" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 04:02:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[COSA DICONO DAVVERO I DATI   Giocare con i numeri Gli "investimenti record" sulla sanità non esistono   NINOCARTABELLOTTA   II finanziamento pubblico alla sanità è diventato uno dei tenu più caldi dello scontro politico:   da un lato il governo rivendica "investimenti record", dall'altro le opposizioni denunciano risorse insufficientL Chi ha ragione? Gli stessi numeri possono raccontare storie diverse, perché è l'unità di misura a condizionare il confronto politico e la percezione pubblica. Il Fabbisogno sanitario nazionale [Fsn) può essere letto in tré modi. Il primo è quello più intuitivo: quanti euro vengono stanziati ogni anno. È il Fsn nominale, che indica l'ammontare in miliardi delle risorse assegnate ogni anno con la legge di Bilancio. Ma non racconta quanto pesa la sanità nelle scelte del paese, ne se l'inflazione incìde sul loro valore. Ü secondo è il Fsn in percentuale del Pii, che misura la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn e indica quanto "pesa" la sanità nelle scelte politiche II terzo è il "Fsn reale", che corregge il finanziamento pubblico per l'inflazione generale e misura quanto valgono davvero quelle risorse nel tempo.   I dati e la realtà   II governo Meloni rivendica di aver portato il Fsn "al livello più alto di sempre», un dato incontrovertibile: dai 125,4 miliardi di euro del 2022 si è passati ai 142,9 miliardi di euro del 2026, con un aumento di 17,5 miliardi e un incremento medio annuo del 3,3 per cento. Un aumento mai registrato   nell'arco di quattro anni sotto alcun governo. Ma se cambiamo unità di misura, il record si ribalta e diventa "il livello minimo di sempre": infatti, ü rapporto Fsn/Pil scende dal 6,27 per cento del 2022 al 6,02 per cento nel 2023, resta stabile nel 2024 (6,06 per cento] e nel 2025 (6,03 per cento), poi risale al 6,14 per cento nel 2026. Nella percezione pubblica pochi decimali sono poca cosa, fin quando non li traduciamo in miliardi: se ü rapporto Fsn/Pil fosse rimasto quello del 2022 (6,27 per cento) al Ssn nel 2023-2026 sarebbero andati 18,8 miliardi di euro in più. Sono questi i "tagli invisibili" del governo Meloni: risorse non stanziate che avrebbero dato una boccata d'ossigeno a un Ssn in affanno. Non basta annunciare i miliardi per legittimare l'impegno dei governi sulla sanità, ma serve anche la quota di ricchezza destinata al Ssn. c'è poi il "Fsn reale", quasi assente dalla comunicazione pubblica. L'incremento del Fsn nominale nel periodo 2023-2026 è stato largamente eroso dall'inflazione generale. Assumendo il 2022 come anno base, il Fsn del 2026, corretto con l'indice Istat Nie, vale 127,9 miliardi di euro, contro i 142,9 miliardi nominali, in euro del 2022 l'aumento si   invecchia con numerose malattie croniche, sia i costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche.   Le previsioni   E se i numeri degli ultimi quattro anni ridimensionano la narrazione degli investimenti record, le previsioni per il   prossimo triennio sollevano interrogativi ancora più rilevanti sulla sostenibilità del ssn. Non si tratta più soltanto di valutare quante risorse vengono stanziate, ma di capire se saranno sufficienti a coprire la spesa sanitaria prevista. Infatti, il Documento programmatico di finanza pubblica [Dpfp) 2026, approvato il 2 ottobre, prevede ima spesa sanitaria in calo dal 6,4 per cento del Pii nel 2026 al 6,3 per cento nel 2027-2029. Nessuna inversione di tendenza; la quota di ricchezza del paese destinata alla sanità si riduce Inoltre, nel triennio si amplia progressivamente la   forbice tía previsioni di spesa e Fsn: 7,6 miliardi nel 2027,10,7 miliardi nel 2028 e 14 miliardi nel 2029, per un divario cumulativo di 32,3 miliardi di euro. si apre così una distanza crescente tra quanto lo Stato prevede di spendere per la sanità e le risorse che mette a disposizione delle regionL E, poiché spetta allo Stato garantire il finanziamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), senza consistenti stanziamenti nella prossima manovra questo divario si scaricherà sui bilanci regionali, costringendo le regioni ad aumentare le imposte o a ridurr
e ² servizi. In entrambi i casi, saranno i cittadini a pagare. Intanto, il Ssn ha già perso la capacità di erogare prestazioni m modo equo e tempestivo, compromettendo l'esigibilità del diritto alla tutela della salute, sempre più condizionato dal Cap di residenza   e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami, con buona pace dell'universalismo che tutto il mondo, ignaro, contìnua a invidiarci   Le previsioni   perii   prossimo   triennio sollevano interrogativi rilevanti sulla sostertibiìiìà del Ss n   FC'QANS/.   -tit_org- Giocare con i numeri Gli “investimenti record” sulla sanità non esistono   -sec_org-
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		<tp:writer>NINO CARTABELLOTTA</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Rinunce a visite ed esami Si riducano le liste d'attesa» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903192807909.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 27 di <b>"ECO DI BERGAMO" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Amboni (Cgil): «Servono più finanziamenti al Servizio sanitario nazionale» «Il 15% delle prestazioni oltre i limiti di tempo previsti. Più trasparenza sui dati»</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 08:08:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Rinunce a visite ed esami Si riducano le liste d’attesa» Amboni (Cgil): «Servono più finanziamenti al Servizio sanitario nazionale» «Il 15% delle prestazioni oltre i limiti di tempo previsti. Più trasparenza sui dati»   Dopo il report della Fondazione Gimbe  luca bonzanni  Un «riallineamento dei finanziamenti per il Servizio sanitario nazionale», così da tagliare le liste d’attesa ed evitare che i cittadini più fragili rinuncino alle cure, e una «maggiore trasparenza sui dati», per permettere a tutti di poter monitorare in maniera puntuale lo stato dell’arte.  È la lettura di Orazio Amboni, del Dipartimento Welfare della Cgil di Bergamo, di fronte al recente rapporto della Fondazione Gimbe: nel documento presentato mercoledì, il centro di ricerca ha stimato che 5,8 milioni di persone in Italia rinunciano a visite ed esami; in Lombardia, sarebbe in questa situazione il 10,3% dei cittadini. «Il Rapporto Gimbe – sottolinea Amboni – ha lanciato, ancora una volta, l’allarme sulle  difficoltà del Servizio sanitario nazionale, sia per la perdita di valore reale del Fondo sanitario rispetto al Pil, sia per la rinuncia alle cure da parte dei cittadini che non hanno sufficienti risorse economiche per curarsi con prestazioni a pagamento.  Su questo secondo aspetto è davvero difficile, se non impossibile, quantificare con esattezza il numero dei cittadini che rinuncia alle cure. Ma qualche possibilità ci sarebbe».  I numeri e i tempi In che modo? «Ogni ricetta rilasciata da un medico del servizio sanitario viene automaticamente memorizzata dal sistema informatico regionale: basterebbe confrontare il numero delle prestazioni prescritte con il numero delle prestazioni  davvero erogate», suggerisce il sindacalista. Amboni ha comunque analizzato alcuni dati pubblici rilasciati dalle Asst bergamasche nell’ambito della normativa sulla trasparenza. A luglio 2026, ad esempio, per la specialistica ambulatoriale – cioè visite ed esami – erano indicate 29.371 prestazioni in lista: stando agli stessi dati, 25.070 di queste (l’85%) sono state garantite entro i tempi d’attesa fissati, mentre le altre 4.301 (il 15%) hanno sforato i limiti. La performance è diversa a seconda della tipologia: le prescrizioni con le classi di priorità più elevate ottemperano alla scadenza in oltre il 90% dei casi, mentre per quelle «programmabili», ossia non urgenti, il risultato cala.  Per Amboni, però, andrebbero considerati anche coloro che, una volta ottenuta l’impegnativa, «hanno rinunciato (all’esame tramite il canale pubblico, ndr) scegliendo o di non curarsi o di rivolgersi a un servizio a pagamento diretto».  Una platea che sfugge a quei resoconti, perché riferiti solo alle prestazioni effettivamente prenotate ed erogate. Intanto, gli esborsi di tasca propria per la salute crescono: «Si è visto dalle dichiarazioni dei redditi che, ormai, le spese sanitarie sono il 63,9% degli oneri detraibili e sono aumentate del 9% in un anno», aggiunge il sindacalista basandosi sulle statistiche fiscali diffuse dal ministero dell’Economia. Dai numeri alle considerazioni: «Oltre a un riallineamento dei finanziamenti per il Servizio sanitario nazionale e alle altre proposte riformatrici presenti nella proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil – conclude Amboni –, è necessaria anche una maggiore trasparenza sui dati».  ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: LUCA BONZANNI  Heading: Dopo il report della Fondazione Gimbe  Highlight: LA FRASE  2 «Si è visto dalle dichiarazioni dei redditi che, ormai, le spese sanitarie sono il 63,9% degli oneri detraibili e sono aumentate del 9% in un anno»  Orazio Amboni Dipartimento Welfare Cgil  Image:Fondazione Gimbe ha stimato che 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure -tit_org- «Rinunce a visite ed esami Si riducano le liste d’attesa»   -sec_org-
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		<tp:writer>LUCA BONZANNI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Schillaci "alleato" di Decaro sulla sanità ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903183607689.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"EDICOLA DEL SUD BARI BAT" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 07:43:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Schillaci “alleato” di Decaro sulla sanità   SOTTOFINANZIAMENTO DEL FONDO  2 BARI  Il vero problema della sanità è il sottofinanziamento.  Mancano le risorse per sostenere il sistema pubblico e la responsabilità, secondo Antonio Decaro, va cercata nelle scelte del Governo nazionale.  Il presidente della Regione Puglia parte dai dati del nono rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale per rilanciare l’allarme sui conti e spostare il confronto politico a  Roma. «C’è un problema di sottofinanziamento del Fondo sanitario nazionale per tutte le Regioni. Non è un problema pugliese, è un problema di tutte le Regioni», scandisce Decaro. Poi l’affondo all’esecutivo Meloni: «Anche il ministro della Sanità ha chiesto al suo stesso Governo un finanziamento maggiore per l’anno prossimo. Quindi non lo chiedono nemmeno le Regioni, lo chiedono gli stessi ministri al loro Governo».   La situazione  Una presa di posizione che arriva mentre la Puglia è alle prese con pesanti squilibri finanziari, la ricerca delle coperture e il nodo irrisolto delle liste d’attesa. «C’è un tema di sottofinanziamento, c’è un tema di liste d’attesa», insiste il governatore. Decaro rivendica però i risultati raggiunti: la Puglia è prima nel Mezzogiorno per il rispetto dei livelli essenziali di assistenza, con 27 obiettivi centrati nelle tre  macroaree di valutazione. Il messaggio politico è chiaro: il sistema sanitario regionale garantisce risultati, ma deve fare i conti con risorse insufficienti. Resta il nodo delle responsabilità: Roma è chiamata ad aumentare i finanziamenti, Bari a dimostrare di saper governare la spesa.  Perché il sottofinanziamento non cancella i disavanzi. E i primati non accorciano automaticamente le liste d’attesa.LIL.IAC.  ---End text---  Author: Redazione  Heading: SOTTOFINANZIAMENTO DEL FONDO  Highlight:   Image: -tit_org- Schillaci “alleato” di Decaro sulla sanità   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Schillaci " alleato " di Decaro sulla sanità ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902922808313.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"EDICOLA DEL SUD BASILICATA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 08:46:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Schillaci “alleato” di Decaro sulla sanità   SOTTOFINANZIAMENTO DEL FONDO  2 BARI  Il vero problema della sanità è il sottofinanziamento.  Mancano le risorse per sostenere il sistema pubblico e la responsabilità, secondo Antonio Decaro, va cercata nelle scelte del Governo nazionale.  Il presidente della Regione Puglia parte dai dati del nono rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale per rilanciare l’allarme sui conti e spostare il confronto politico a  Roma. «C’è un problema di sottofinanziamento del Fondo sanitario nazionale per tutte le Regioni. Non è un problema pugliese, è un problema di tutte le Regioni», scandisce Decaro. Poi l’affondo all’esecutivo Meloni: «Anche il ministro della Sanità ha chiesto al suo stesso Governo un finanziamento maggiore per l’anno prossimo. Quindi non lo chiedono nemmeno le Regioni, lo chiedono gli stessi ministri al loro Governo».   La situazione  Una presa di posizione che arriva mentre la Puglia è alle prese con pesanti squilibri finanziari, la ricerca delle coperture e il nodo irrisolto delle liste d’attesa. «C’è un tema di sottofinanziamento, c’è un tema di liste d’attesa», insiste il governatore. Decaro rivendica però i risultati raggiunti: la Puglia è prima nel Mezzogiorno per il rispetto dei livelli essenziali di assistenza, con 27 obiettivi centrati nelle tre  macroaree di valutazione. Il messaggio politico è chiaro: il sistema sanitario regionale garantisce risultati, ma deve fare i conti con risorse insufficienti. Resta il nodo delle responsabilità: Roma è chiamata ad aumentare i finanziamenti, Bari a dimostrare di saper governare la spesa.  Perché il sottofinanziamento non cancella i disavanzi. E i primati non accorciano automaticamente le liste d’attesa.LIL.IAC.  ---End text---  Author: Lil. Iac.  Heading: SOTTOFINANZIAMENTO DEL FONDO  Highlight:   Image: -tit_org- Schillaci “ alleato ” di Decaro sulla sanità   -sec_org-
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		<tp:writer>lil. iac.</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Sanità, Decaro: «Noi sottofinanziati» Da destra il presidente Rocca rilancia «Servono 18 miliardi in tre anni» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903127606265.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903127606265.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, Decaro: «Noi sottofinanziati» Da destra il presidente Rocca rilancia «Servono 18 miliardi in tre anni»  l Regione Puglia sottofinanziata.  Questa la nuova denuncia del governatore Antonio Decaro, dopo il vaglio dell’ultimo rapporto Gimbe. Per il leader il documento evidenzia un bilancio della sanità pugliese, che ha un posizionamento di rilievo nel Mezzogiorno per l’offerta sanitaria ma registra carenza del personale e pazienti che rifiutano di curarsi.  «Dice - analizza il presidente pugliese quello che dico da diversi mesi: c'è un problema di sottofinanziamento del Fondo sanitario nazionale per tutte le regioni». «Non è un problema pugliese - ha aggiunto - . ma di tutte le regioni. Anche il ministro della Sanità ha chiesto un finanziamento maggiore per l'anno prossimo, al suo stesso Governo». Poi un’altra riflessione: «C'è un tema di sottofinanziamento, c'è un tema di liste d'attesa. Il risultato positivo di quella classifica - ha aggiunto il presidente - è che la Puglia è la prima regione del Sud Italia  per l'offerta sanitaria, perché ci sono 27 parametri, che vengono catalogati in tre categorie, che vedono la Puglia al decimo posto nel nostro Paese, prima del Sud Italia, per l'offerta sanitaria legata alla sanità territoriale a quello ospedaliera e alla prevenzione».  Sulla linea di Decaro anche Francesco Rocca, governatore del Lazio, da sempre considerato vicino ad Arianna Meloni, intervenuto a L’Aria che tira su La7: «Noi tutti presidenti di Regione, di destra e sinistra, abbiamo firmato in questi giorni un documento che manderemo al governo sul fabbisogno» per la sanità.   «Quando si ha la responsabilità di amministrare, ci si confronta serenamente, senza quella demagogia che è stata richiamata anche da Schlein, che parla di 13 miliardi. Quelli vanno sugli investimenti e non sulla spesa corrente, che è invece quello che serve per la sanità».  Rocca ha riconosciuto l’impegno dell’esecutivo di destra: «Quella che ha stanziato il governo Meloni sulla sanità è la cifra più alta degli ultimi 30 anni. Noi dobbiamo guardare a quello che si può fare con senso di responsabilità e alla buona spesa». Poi la richiesta: «Abbiamo chiesto 18 miliardi in tre anni con degli  interventi mirati anche per scongiurare l'allontanamento del personale di cui parla il rapporto Gimbe». «È un documento unitario - ha ricordato riferendosi alla linea della conferenza delle regioni-.  Questo dovrebbe dire qualcosa anche a chi continua a fare demagogia sul dolore e sulle difficoltà dei nostri cittadini».  Sul tema dei fondi per la sanità alla regioni è tornato anche Stefano Minerva, capogruppo regionale del Pd: «Al centrodestra che da settimane punta il dito contro la sanità pugliese, e al sottosegretario Gemmato, vorrei fare una domanda molto semplice: come si può pretendere che le Regioni garantiscano più cure se le risorse non crescono quanto i costi e i bisogni delle persone?». Per Loredana Capone, consigliere regionale dem, «i numeri non mentono e il “buco” della Regione Puglia in tema di salute non proviene da una mala gestione di Emiliano o di Decaro, ma dalla scelta del governo Meloni di non investire abbastanza in sanità».  ---End text---  Author: MICHELE DE FEUDIS  Heading:   Highlight:   Image:REGIONI I governatori di Puglia e Lazio Antonio Decaro e Francesco Rocca -tit_org- Sanità, Decaro: «Noi sottofinanziati» Da destra il presidente Rocca rilancia «Servono 18 miliardi in tre anni»   -sec_org-
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		<tp:writer>MICHELE DE FEUDIS</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[ultima per Lea di una sanità da Occhiuto» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903241007363.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903241007363.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 07:10:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="59321" Sales="2842" Printing="2207" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903241007363.PDF"><![CDATA[GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Calabria ultima per Lea «Fallimento di una sanità peggiorata da Occhiuto»   Il gruppo dem e Tucci (M5S) sul rapporto Gimbe 2024: «Bilancio impietoso, risorse non tradotte in servizi reali»  CATANZARO  «I numeri parlano chiaro e inchiodano il presidente Roberto Occhiuto alle sue responsabilità politiche e istituzionali. Nel 2025 alla Calabria è stato assegnato un riparto del Fondo sanitario nazionale pari a 2.223 euro pro capite, una cifra superiore alla media nazionale (2.218 euro). Eppure, nonostante risorse pro capite più alte, la Calabria è ultima in Italia per i Livelli essenziali di assistenza (LEA), con appena 189 punti su 300 nel monitoraggio del 2024 ed è l’unica regione insufficiente nell’assistenza distrettuale e territoriale con soli 52 punti a fronte di una soglia minima di 60.  Questo, scrive in una nota il gruppo del Partito Democratico on Consiglio regionale, il «bilancio impietoso» presentato ieri l’altro alla Camera dei deputati, nel 9° Rapporto Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale. «Appare evidente – affermano i dem – come quelle risorse non vengano tradotte in servizi reali. I calabresi vivono sulla propria pelle i disservizi e le emergenze quotidiane, con una realtà ben diversa da quella presentata nei reel social di Occhiuto, che ormai è commissario ad acta per la Sanità da ben 5 anni. I numeri certificano un fallimento totale su tutti i fronti, il quadro del rapporto Gimbe smonta ogni narrazione autocelebrativa. Ma c’è di più! L’aspettativa di vita in Calabria si ferma a 82,9 anni, al di sotto della media nazionale. Il personale sanitario è ridotto all’osso: 10,4 unità ogni 1.000 abitanti contro le 12,1 della media italiana, con medici e infermieri costretti a operare in trincea in condizioni disperate e con organici ridotti al lumicino. A questo sfacelo si unisce il salasso della mobilità sanitaria: nel 2023 la Calabria ha registrato un saldo negativo di ben 326,9 milioni di euro. Centinaia di milioni che fuggono dalla nostra regione perché i calabresi sono costretti a emigrare per curarsi, pagando di tasca propria viaggi e soggiorni e chi non può permetterselo rinuncia alle cure».  Sulla stella linea il commento del parlamentare del Movimento 5 Stelle, Riccardo Tucci. «Cinque anni – scrive – sono un tempo ampiamente sufficiente per invertire la rotta e cambiare le sorti della sanità calabrese. Eppure nulla è cambiato. Anzi, se qualcosa va riconosciuto a Roberto Occhiuto, è quello di esser riuscito nell'impresa di peggiorare il peggiorabile: l'ultimo rapporto della Fondazione Gimbe lo certifica chiaramente, piazzando la Calabria all'ultimo posto in Italia per l'erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), con una sanità territoriale e distrettuale sprofondata sotto ogni soglia di dignità».  red. cal.  ---End text---  Author: red cal  Heading:   Highlight:   Image:Dem Il gruppo dei consiglieri regionali -tit_org- ultima per Lea di una sanità da Occhiuto»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Nel 2024 in 6 milioni hanno rinunciato alle visite ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902036103542.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"GAZZETTA DI MODENA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 04:21:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Focus/1 Le assicurazioni sanitarie volontarie sono aumentate del 12,7%  Nel 2024 in 6 milioni hanno rinunciato alle visite  ? «Nel 2024 oltre 5, 8 milioni di  persone, pari al 9, 9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami, rispetto al 7, 6% del 2023: circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d’attesa e 3, 1 milioni per motivi economici, potendo indicare entrambe le cause». Lo rileva il nono Rapporto sul Servizio sanitario nazionale. «Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie – afferma il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – è in gioco la tenuta del patto sociale. Una prestazione garantita  sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute». La spesa’out-of-pocket’ «non è un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche. Da un lato, non intercetta le prestazioni a cui le persone rinunciano per indisponibilità economica; dall’altro, include spese per prestazioni extra-Lea e per beni e servizi a basso valore».  «In questo contesto – sottolinea Cartabellotta – il Ssn deve garantire cure accessibili e proteggere le famiglie dalle conseguenze economiche della malattia. Le rinunce a visite ed esami restano fuori dal conto della spesa, ma alimentano bisogni di salute insoddisfatti: è un “debito sanitario” che genera “interessi” di salute, economici e sociali”.  Nel 2025 “la spesa sanitaria totale è di 190, 1 miliardi: euro 140, 8 miliardi di spesa pubblica, 42, 4 miliardi a carico delle famiglie e quasi 7 miliardi intermediati da fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti. Rispetto al 2024, la spesa “out-of-pocket” diminuisce dell’1% (- 434 milioni) , mentre quella intermediata cresce del 10,1% (+ 642 milioni) . In particolare, quella per assicurazioni sanitarie volontarie aumenta del 12,7%, passando da 4,69 a euro 5,29 miliardi».  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Nel 2024 in 6 milioni hanno rinunciato alle visite   -sec_org-
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		<title><![CDATA[I medici ci sono, a mancare sono gli infermieri ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902036603543.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"GAZZETTA DI MODENA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[Focus/2 Ma è sempre più difficile trattenere gli addetti nel Servizio Sanitario Nazionale  I medici ci sono, a mancare sono gli infermieri  ? Secondo l'OCSE, l'Italia dispone di 5,8 medici per 1.000 abitanti (media OCSE: 4,0) e si colloca al 2° posto tra i 34 Paesi che forniscono il dato. Tuttavia, dei 339.256 medici censiti dall'OCSE, almeno 88.258 (26,1%) non lavorano nel SSN né frequentano percorsi formativi post-laurea: «Se oltre 1 medico su 4 non lavora nel SSN né è inserito in percorsi formativi post-laurea, è evidente che il servizio pubblico fatica sempre più ad attrarre e trattenere i medici. Aumentare i posti nei Corsi di Laurea di Medicina non garantisce quindi più medici al SSN, in particolare nelle specialità e nei territori dove  servono», afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE. Secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato (RGS), nel 2024 i medici dipendenti del SSN sono 108.243, pari a 1,84 medici per 1.000 abitanti, con valori compresi tra 1,35 del Molise e 2,56 della Sardegna. Le carenze si concentrano in alcune specializzazioni e nell'assistenza primaria: al 1° gennaio 2025 la Fondazione GIMBE stima un deficit di 5.716 medici di medicina generale (MMG), assumendo come riferimento il rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti, e di 497 pediatri di libera scelta  (PLS), il 78,7% dei quali concentrato in Lombardia, Piemonte e Veneto. Per gli infermieri il problema è innanzitutto quantitativo: l'Italia ne conta 6,9 ogni 1.000 abitanti contro 9,7 della media OCSE, una dotazione inferiore del 29%. Tuttavia, dei 407.750 infermieri censiti dall'OCSE, almeno 79.926 (19,6%) non lavorano nel SSN.  «Alla grave carenza di personale infermieristico - spiega ancora Cartabellotta - si aggiunge il fatto che 1 infermiere su 5 non lavora nel SSN: un ulteriore segnale delle difficoltà del servizio pubblico ad attrarre e trattenere questi professionisti».  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- I medici ci sono, a mancare sono gli infermieri   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Il rapporto Gimbe: negli ultimi anni tagli "invisibili" per 18,8 miliardi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902036403545.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"GAZZETTA DI MODENA" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Cartabellotta: «Il sottofinanziamento sta erodendo i principi di equità»</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 04:21:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità impoverita Il rapporto Gimbe: negli ultimi anni tagli “invisibili” per 18,8 miliardi Cartabellotta: «Il sottofinanziamento sta erodendo i principi di equità»  «I  l Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità. Queste criticità non cancellano il diritto alla tutela della salute, ma ne compromettono l’effettiva esigibilità, sempre più condizionata dal Cap di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami».  Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha aperto la presentazione del nono Rapporto sul Servizio sanitario nazionale (Ssn) alla Camera.  Il Rapporto Gimbe fotografa lo “stato di salute”del Ssn analizzando finanziamento pubblico e riparto delle risorse alle Regioni, spesa sanitaria, Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), sprechi e inefficienze, personale sanitario,  Missione 6 Salute del PNRR e ruolo del privato in sanità.  Il Rapporto aggiorna e amplia inoltre il Piano di Rilancio del SSN: una cornice strategica che, a partire dalle criticità documentate, individua le priorità per rafforzare e innovare il SSN.  Secondo Gimbe, «nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale (Fsn) è aumentato di 17,5 miliardi, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Il quadro cambia però se il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese: nel 2022 il Fsn rappresentava il 6,27% del Pil; negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l’eccezione del 6,14% del 2026. Se nel periodo 2023-2026 il rapporto Fsn/Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi in più».  Il finanziamento nominale è certamente aumentato – spiega Cartabellotta – «ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn. È il fenomeno dei tagli invisibili: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022».  E c’è un altro dato da non trascurare secondo Gimbe, «al 2010 al 2026 il Fsn nominale è cresciuto di 37,5 miliardi ma, al netto dell’inflazione generale Ista, nel 2026 il finanziamento è sostanzialmente tornato ai livelli  del 2010».  «Nel frattempo – continua il Presidente – sono aumentati i bisogni di una popolazione che invecchia e i costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche. Limitarsi a comunicare i miliardi stanziati non basta a dimostrare che il SSN sia adeguatamente finanziato».  Confronti internazionali: Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite.  «Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media Ocse. La spesa pubblica pro-capite è pari a 3. 952 dollari a parità di potere d’acquisto: 909 dollari in meno della media Ocse e 1. 013 dollari in meno della media europea», si legge nel report.  «Un divario – commenta Cartabellotta – rapportato ai quasi 59 milioni di residenti supera i euro 36 miliardi.  Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da Governi di ogni colore, che anno dopo anno ha allontanato l’Italia dal resto d’Europa».  Tra i Paesi del G7, «l’Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite.  La spesa diretta pro-capite delle famiglie supera invece la media Ocse del 12,3%, mentre quella intermediata è inferiore del 43,7%: al minore investimento pubblico corrisponde una minore protezione finanziaria delle famiglie, più esposte al pagamento diretto delle cure», conclude il report.  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Nino Cartabellotta presidente di Fondazione Gimbe L’Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite tra i Paesi del G7 -tit_org- Il rapporto Gimbe
: negli ultimi anni tagli “invisibili” per 18,8 miliardi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[I medici ci sono, a mancare sono gli infermieri ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902058300576.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"GAZZETTA DI REGGIO" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 02:27:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Negli ultimi anni tagli "invisibili" per 18,8 miliardi = Il rapporto Gimbe: negli ultimi anni tagli "invisibili" per 18,8 miliardi ]]></title>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rapporto Gimbe Negli ultimi anni tagli “invisibili” per 18,8 miliardi   Il rapporto Gimbe: negli ultimi anni tagli “invisibili” per 18,8 miliardi Cartabellotta: «Il sottofinanziamento sta erodendo i principi di equità»   Sanità impoverita  ? a pag. 4  «I  l Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità. Queste criticità non cancellano il diritto alla tutela della salute, ma ne compromettono l’effettiva esigibilità, sempre più condizionata dal Cap di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami».  Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha aperto la presentazione del nono Rapporto sul Servizio sanitario nazionale (Ssn) alla Camera.  Il Rapporto Gimbe fotografa lo “stato di salute”del Ssn analizzando finanziamento pubblico e riparto delle risorse alle Regioni, spesa sanitaria, Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), sprechi e inefficienze, personale sanitario,  Missione 6 Salute del PNRR e ruolo del privato in sanità.  Il Rapporto aggiorna e amplia inoltre il Piano di Rilancio del SSN: una cornice strategica che, a partire dalle criticità documentate, individua le priorità per rafforzare e innovare il SSN.  Secondo Gimbe, «nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale (Fsn) è aumentato di 17,5 miliardi, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Il quadro cambia però se il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese: nel 2022 il Fsn rappresentava il 6,27% del Pil; negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l’eccezione del 6,14% del 2026. Se nel periodo 2023-2026 il rapporto Fsn/Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi in più».  Il finanziamento nominale è certamente aumentato – spiega Cartabellotta – «ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn. È il fenomeno dei tagli invisibili: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022».  E c’è un altro dato da non trascurare secondo Gimbe, «al 2010 al 2026 il Fsn nominale è cresciuto di 37,5 miliardi ma, al netto dell’inflazione generale Ista, nel 2026 il finanziamento è sostanzialmente tornato ai livelli  del 2010».  «Nel frattempo – continua il Presidente – sono aumentati i bisogni di una popolazione che invecchia e i costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche. Limitarsi a comunicare i miliardi stanziati non basta a dimostrare che il SSN sia adeguatamente finanziato».  Confronti internazionali: Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite.  «Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media Ocse. La spesa pubblica pro-capite è pari a 3. 952 dollari a parità di potere d’acquisto: 909 dollari in meno della media Ocse e 1. 013 dollari in meno della media europea», si legge nel report.  «Un divario – commenta Cartabellotta – rapportato ai quasi 59 milioni di residenti supera i euro 36 miliardi.  Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da Governi di ogni colore, che anno dopo anno ha allontanato l’Italia dal resto d’Europa».  Tra i Paesi del G7, «l’Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite.  La spesa diretta pro-capite delle famiglie supera invece la media Ocse del 12,3%, mentre quella intermediata è inferiore del 43,7%: al minore investimento pubblico corrisponde una minore protezione finanziaria delle famiglie, più esposte al pagamento diretto delle cure», conclude il report.  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Sanità impoverita  Highlight: Nino Cartabellotta presidente di Fondazione Gimbe   L’Italia è fanali
no di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite tra i Paesi del G7  Image: -tit_org- Negli ultimi anni tagli “invisibili” per 18,8 miliardi  Il rapporto Gimbe: negli ultimi anni tagli “invisibili” per 18,8 miliardi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità, la spesa reale torna ai livelli del 2018. Allarme sui conti delle Regioni ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902186801849.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 34 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 03:37:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, la spesa reale torna ai livelli del 2018. Allarme sui conti delle Regioni  Salute, spesa pubblica al palo. Al netto dell’inflazione, l’asticella nel 2026 si è fermata allo stesso livello del 2018. E nei prossimi anni gli aumenti nominali previsti peseranno sui conti delle Regioni.  È quanto emerge dal 9° Rapporto sul servizio sanitario nazionale curato dalla Fondazione Gimbe e presentato ieri alla Camera. I numeri del documento fanno chiarezza su un tema che da sempre divide le forze politiche, che si intestano gli incrementi e rimpallano le responsabilità sui tagli al finanziamento pubblico.  Nel report, l’andamento del fabbisogno sanitario nazionale (FSN) viene analizzato attraverso tre diverse “unità di misura”: valore nominale, incidenza sul PIL e valore a prezzi costanti. Dal 2010 al 2026 il FSN nominale è aumentato complessivamente di € 37,5 miliardi, in media € 2,3 miliardi l’anno, ma con trend molto diversi tra il periodo pre-pandemico (2010-2019) caratterizzato da forti tagli, gli anni del Covid (2020-2022) segnati da una forte ripresa assorbita però quasi per intero dai costi della pandemia e il periodo post-pandemico (2023-2026).  In quest’ultima fase (tutta imputabile al Governo Meloni) il FSN è cresciuto complessivamente di € 17,5 miliardi, passando da € 125,4 miliardi nel 2022 a € 142,9 miliardi nel 2026. Tuttavia, una parte rilevante dell’incremento è stata assorbita dall’inflazione e dall’aumento dei costi energetici.  L’analisi a prezzi costanti, ridimensiona ulteriormente l’entità degli incrementi nominali: assumendo il 2010 come anno base, il FSN a prezzi costanti per il 2026 è stimato in € 105,2 miliardi, sostanzialmente sullo stesso livello del 2010 (€ 105,4 miliardi). In altri termini, l’incremento nominale è sostanzialmente compensato dall’aumento generale dei prezzi.  In termini di incidenza sul PIL, infine, il FSN è sceso dal 6,27% del 2022 a valori prossimi al 6% negli anni successivi, con l’unica eccezione del 6,14% del 2026. Se il rapporto FSN/PIL fosse rimasto invariato al livello del 2022, nel quadriennio 2023-2026 sarebbero stati disponibili € 18,8 miliardi in più rispetto alle risorse effettivamente stanziate.  Sul piano previsionale, per il periodo 2027-2029, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) 2026 stima una spesa sanitaria al 6,4% del PIL nel 2026 e al 6,3% nel triennio 2027-2029.  Considerato che il rapporto FSN/PIL è previsto in progressiva riduzione, dal 6,14% del 2026 al 5,78% del 2029, il crescente divario tra previsioni di spesa sanitaria e finanziamento pubblico si scaricherà inevitabilmente sui bilanci delle Regioni, aggravando i disavanzi e rendendo più complesso garantire i livelli di assistenza, soprattutto in un contesto di crescita economica debole e forte incertezza internazionale.  In questo quadro, il SSN continua a garantire risultati di salute complessivamente buoni, ma la sua capacità di assicurare cure tempestive ed eque si indebolisce progressivamente. Il sottofinanziamento strutturale, le carenze di personale sanitario, le diseguaglianze territoriali e socio-economiche rendono l’accesso alle cure sempre più dipendente dal luogo di residenza e dalla capacità di spesa individuale.  _____© Riproduzione riservata______  n  ---End text---  Author: MATTEO BARBERO  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanità, la spesa reale torna ai livelli del 2018. Allarme sui conti delle Regioni   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità, aumenti e nuove tutele per i medici La Fp Cgil: «Serve un piano di assunzioni» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903264607647.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"LE CRONACHE LUCANE" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 07:39:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[La preintesa riguarda oltre 137mila professionisti, in Basilicata resta il divario degli organici rispetto alla media italiana, con una dotazione inferiore del 5,4%  Sanità, aumenti e nuove tutele per i medici La Fp Cgil: «Serve un piano di assunzioni»  A  umenti in busta paga e nuove tutele per la dirigenza sanitaria, ma in Basilicata servono anche assunzioni. La Fp Cgil di Potenza accoglie positivamente la preintesa per il rinnovo del contratto nazionale 2025-2027 dell’Area Sanità, che interessa oltre 137mila professionisti. Alla trattativa Aran ha partecipato anche Gianpaolo D’Addeo, cardiologo del San Carlo e componente della delegazione sindacale.Gli incrementi arrivano a circa 500 euro lordi medi mensili, con un minimo di 480 euro per medici e veterinari e di 400 per i dirigenti sanitari, oltre a circa 6mila euro di arretrati, al netto dell’indennità di vacanza contrattuale già percepita. Il sindacato sottolinea di aver ridotto il divario tra le professionalità introdotto dalle ultime leggi di bilancio.L’accordo riconosce ai neoassunti un incarico dal primo mese, valorizza le carriere al raggiungimento dei tre e dei dieci anni di servizio e introduce miglioramenti su recupero delle ore lavorate, pronta disponibilità, ferie ed equità retributiva di genere.«È un risultato che consideriamo importante perché interviene contemporaneamente sul riconoscimento economico e sulla qualità del lavoro», dichiara Giuliana Scarano, segretaria generale della Fp Cgil Potenza.Resta però il nodo degli organici. Secondo i dati del nono Rapporto Gimbe richiamati dal sindacato, nel 2024 la Basilicata contava 1,74 medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale ogni mille residenti, contro 1,84 della media italiana: il 5,4% in meno.«È una criticità che non può essere affrontata con interventi episodici né scaricata sulla disponibilità dei  singoli professionisti», osserva Scarano. Il rafforzamento del personale infermieristico, precisa il sindacato, non può compensare la carenza di medici: ogni professionalità va programmata secondo i fabbisogni dei servizi.Il rinnovo può contribuire a trattenere i professionisti nel servizio pubblico, ma per il sindacato deve essere accompagnato da interventi sugli organici. L’obiettivo è consentire alle aziende sanitarie di reclutare il personale necessario e offrire ai medici prospettive di formazione e carriera in Basilicata.Da qui la richiesta a Regione e Governo di una programmazione stabile dei fabbisogni e di un piano straordinario di assunzioni. Per la Fp Cgil occorre rafforzare anche le sinergie con l’Università della Basilicata e il corso di Medicina.«Il contratto fa un passo avanti sulla valorizzazione del lavoro; ora servono scelte conseguenti sugli organici, perché senza un numero adeguato di medici non è possibile garantire servizi di qualità e sostenibilità del lavoro», conclude Scarano.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanità, aumenti e nuove tutele per i medici La Fp Cgil: «Serve un piano di assunzioni»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[La sanità contesa tra Puglia e Lucania ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902887108864.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902887108864.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Latronico: «Dipende dai pugliese». Decaro: «Problemi di sotto ? nanzimenti»</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:30:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL CASO DELLE CURE NEGATE DALL'OSPEDALE MIULLI AI PAZIENTI DELLA BASILICATA  La sanità contesa tra Puglia e Lucania Latronico: «Dipende dai pugliese». Decaro: «Problemi di sottofinanzimenti»  I  l raggiungimento del tetto di spesa da parte dell’Ente Ecclesiastico Ospedale F. Miulli, secondo la Regione Basilicata, non ha alcun legame diretto con l’accordo di mobilità sanitaria tra Basilicata e Puglia. A mettere un punto fermo su una vicenda che tocca da vicino pazienti, famiglie e operatori del settore è l’assessore lucano alla Salute, Cosimo Latronico, intervenuto dopo le osservazioni sollevate da Giovanni Vizziello, capogruppo in Consiglio regionale di Basilicata Casa Comune. L’ospedale F.  Miulli è una struttura sanitaria privata pugliese. Come accade per tutte le altre realtà private accreditate, riceve dalla Regione Puglia un budget annuale de inito, entro il quale devono rientrare le prestazioni erogate sia ai cittadini pugliesi sia a quelli provenienti da fuori regione.  In altre parole, il tetto di spesa non nasce da una decisione della Basilicata, ma dalla programmazione autonoma compiuta dalla Regione Puglia.  s “Il fatto che il Mulli abbia raggiunto il proprio tetto di spesa non dipende in alcun modo dall’accordo di mobilità, ma rientra nelle scelte autonome di programmazione compiute dalla Regione Puglia”. Lo dice l’assessore lucano alla Salute, Cosimo Latronico, intervenendo “per chiarire la situazione relativa al rapporto tra la Basilicata e l’Ente Ecclesiastico Ospedale “F. Miulli’ con i relativi tetti di spesa per le prestazioni sanitarie”. La questione, ieri, era stata sollevata dal capogruppo in Consiglio regionale di Basilicata Casa Comune, Giovanni Vizziello. “L’ospedale Miulli - precisa Latronico - è una struttura sanitaria privata pugliese che riceve dalla Regione Puglia un budget annuale limitato per le prestazioni destinate sia ai pazienti pugliesi che a quelli provenienti da fuori regione, esattamente come avviene per tutte le altre strutture private accreditate. L’accordo di con ine siglato tra Basilicata e Puglia riguarda l’intera rete ospedaliera e ambulatoriale, sia pubblica che privata: si tratta di uno strumento previsto dalle norme nazionali che serve a programmare in modo ordinato lussi inanziari, volumi di attività e percorsi di cura”. L’assessore lucano mette inoltre in evidenza che “l’inserimento degli interventi ad alta complessità all’interno del tetto di spesa  risponde a precise direttive ministeriali ed è soggetto ai controlli dei ministeri vigilanti. Il blocco temporaneo di alcune prestazioni programmabili da parte del Miulli si ripete purtroppo ogni anno e rappresenta un problema da affrontare, ma non è certo riconducibile a decisioni o ad atti della Regione Basilicata.  Trovo contraddittorio - prosegue Latronico - proporre da un lato di aumentare le risorse per far curare i cittadini fuori regione e dall’altro chiedere di ridurre la mobilità passiva. Se vogliamo davvero rafforzare la sanità lucana dobbiamo garantire la continuità delle cure ai pazienti già presi in carico, ma allo stesso tempo continuare a investire con forza sulle nostre strutture. È la strada - conclude l’assessore - che stiamo già percorrendo, ad esempio sul ‘Madonna delle Grazie’ di Matera e sugli altri presidi regionali, attraverso l’assunzione di nuovi professionisti, l’acquisto di tecnologie all’avanguardia e la de inizione di percorsi diagnostico-terapeutici dedicati”.  “L’assessore Latronico continua a confondere le spiegazioni burocratiche con le responsabilità politiche. Ai cittadini lucani che rischiano di vedersi rinviare un intervento chirurgico già programmato presso l’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti non interessa sapere a chi spetti formalmente la competenza sui tetti di spesa. Interessa sapere quando potranno essere curati, magari a Matera e non ad Acquaviva delle Fonti. E su questo dall’assessore Latronico non arriva alcuna risposta concreta”, sostiene il consigliere regionale lucano della minoranza di centrosinistra Roberto Cifarelli (gruppo misto), intervenendo sulle dichiara
zioni dell’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico (FdI) in merito alla sospensione di alcune prestazioni sanitarie programmate presso l’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti”. “L’assessore Latronico - continua Cifarelli - sostiene che la responsabilità  sia della Regione Puglia, dimenticando che proprio lui aveva presentato l’accordo sulla mobilità sanitaria come uno strumento avanzato di programmazione, capace di governare i lussi e garantire cure appropriate. Oggi, di fronte alle dif icoltà, si limita a chiamarsi fuori. Quando si irmano gli accordi si rivendicano i meriti, quando emergono i problemi si scaricano le responsabilità.  Non è così che si governa la sanità. È lo stesso assessore Latronico ad ammettere che  il blocco delle prestazioni si ripete ogni anno. E allora la domanda è semplice: a cosa serve un accordo di programmazione se non riesce a prevenire criticità ricorrenti?”.  Secondo Cifarelli, “ancora più grave è sostenere che sia contraddittorio garantire le cure fuori regione e contemporaneamente ridurre la mobilità passiva. È esattamente il contrario: la mobilità si riduce rafforzando la sanità lucana, non rendendo più dif icile ai cittadini curarsi altrove. Nell’immediato bisogna garantire le prestazioni già programmate; nel medio periodo bisogna mettere i nostri ospedali nelle condizioni di rispondere ai bisogni dei pazienti. “Quanto al Madonna delle Grazie di Matera, non bastano gli annunci su assunzioni e investimenti.  Servono risultati veri icabili: reparti funzionanti, prestazioni garantite, liste d’attesa ridotte e servizi capaci di trattenere i pazienti sul territorio. È su questi risultati che si misura la credibilità di chi governa”. “Chiediamo all’assessore Latronico - continua l’esponente dell’opposizione - di attivarsi immediatamente con la Regione Puglia per garantire gli interventi già programmati, di chiarire le criticità dell’accordo sulla mobilità sanitaria e di presentare un piano concreto di rafforzamento degli ospedali lucani. Governare signi ica prevenire i problemi e trovare soluzioni, non limitarsi a spiegare perché la responsabilità sarebbe di altri. Il diritto alla salute non può essere ostaggio dei tetti di spesa e dello scaricabarile tra Regioni. I lucani hanno bisogno di cure, non di giusti icazioni”, conclude Cifarelli. Insomma, per i cittadini lucani coinvolti, il punto non è stabilire con precisione notarile a chi spetti la competenza formale sui tetti di spesa. La domanda vera, e insieme più semplice e più drammatica, è un’altra: quando potranno essere curati? E, se non ad Acquaviva delle Fonti, dove? Magari a Matera, magari in una struttura lucana in grado di assorbire la domanda assistenziale. È su questo terreno, quello delle risposte concrete, che Cifarelli accusa Latronico di non aver ancora fornito indicazioni suf icienti. La vicenda del Miulli tocca  un tema strutturale, non episodico: la mobilità sanitaria tra regioni. In un sistema nazionale che garantisce ai cittadini la possibilità di curarsi anche fuori dal proprio territorio, gli accordi interregionali servono a regolare lussi, costi e prestazioni. Ma proprio perché sono strumenti di programmazione, dovrebbero anticipare i problemi, non inseguirli. Cifarelli insiste su un punto centrale: se, come lo stesso Latronico avrebbe ammesso, il blocco delle prestazioni si ripete ogni anno, allora il problema non può essere derubricato a incidente imprevedibile. Al contrario, diventa una criticità ricorrente, e dunque programmabile. In altre parole, se una falla si apre sempre nello stesso punto, non basta continuare a descrivere il danno: bisogna riparare la struttura. Qui la polemica si fa più politica. A cosa serve un accordo sulla mobilità sanitaria se non è in grado di evitare che pazienti già inseriti in percorsi terapeutici vedano slittare interventi o prestazioni? È una domanda che non riguarda soltanto il rapporto tra Basilicata e Puglia, ma la credibilità stessa della governance sanitaria regionale.  DECARO PUNTA IL ITO CONTRO IL GOERNO NAZIONALE  Il rapporto Gimbe diffuso ieri, che ha traccia
to un bilancio della sanità pugliese, prima al Sud per offerta sanitaria ma che paga ancora il gap in materia di carenza del personale e pazienti che ri iutano di curarsi, “dice quello che dico da diversi mesi, cioè che c’è un problema di sotto inanziamento del Fondo sanitario nazionale per tutte le regioni. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, a margine di una conferenza stampa di presentazione di un evento sportivo, che si è tenuta questa mattina nella sede della Presidenza regionale. “Non è un problema pugliese - ha spiegato  Decaro - . È un problema di tutte le regioni, lo ha chiesto anche il ministro della Sanità un inanziamento maggiore per l’anno prossimo, al suo stesso Governo”. “C’è un tema di sotto inanziamento, c’è un tema di liste d’attesa.  Il risultato positivo di quella classi ica - ha aggiunto il presidente - è che la Puglia è la prima regione del Sud Italia per l’offerta sanitaria, perché ci sono 27 parametri che vengono catalogati in tre categorie che vedono la Puglia al decimo posto nel nostro Paese, prima del Sud Italia, per l’offerta sanitaria legata alla sanità territoriale a quello ospedaliera e alla prevenzione”.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:L'ASSESSORE LUCANO COOSIMO LATRONICO ANTONIO DECARO -tit_org- La sanità contesa tra Puglia e Lucania   -sec_org-
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		<title><![CDATA[La sanita tra luci e ombre = Il nodo liste di attesa Ecco cosa non funziona «Tanti anziani in difficoltà» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901747905664.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 46 di <b>"NAZIONE UMBRIA PERUGIA" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>I bisogni insoddisfatti delle visite mediche in Umbria riguardano 9 cittadini su 100: in Toscana sono lo 0,9% e nelle Marche solo l'1,2 per cento</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:26:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LISTE D’ATTESA: PIÙ DIFFICILE CURARSI PER GLI ANZIANI MA CI SARANNO NUOVE ASSUNZIONI. E NASCE IL “116117“  UMBRIA  LA SANITÀ TRA LUCI E OMBRE Nucci Nucci alle alle pagine pagine 22 ee 3 3   Il nodo liste di attesa Ecco cosa non funziona «Tanti anziani in difficoltà» I bisogni insoddisfatti delle visite mediche in Umbria riguardano 9 cittadini su 100: in Toscana sono lo 0,9% e nelle Marche solo l’1,2 per cento  PERUGIA  La nona edizione del rapporto Gimbe, la fondazione indipendente che contribuisce alla sostenibilità del servizio sanitario pubblico, non tratta i dati sanitari delle ultime settimane. O non solo quelli. Come meritano certi approfondimenti, la fotografia è del 2024 e 2025 ed evidenzia pregi e difetti del sistema sanitario pubblico in Umbria. Sistema in evoluzione, ma che offre spunti per capire dove eravamo qualche mese fa e dove sta lavorando l’attuale Giunta.  E allora i dati Eurostat 2026 (questi sì, recenti) raccontano una criticità importante: l’Umbria presenta il valore più alto in Italia per bisogni insoddisfatti di visite mediche (8,8%), molto superiore alla media nazionale e Ue, il peggiore del nostro Paese. E il confronto con le regioni confinanti non è lusinghiero: in Toscana lo 0,9% della popolazione dichiara bisogni insoddisfatti di visite mediche, nelle Marche la percentuale è dell’1,2%, nel Lazio il 2,1%. Dunque quell’8,8% evidenzia una criticità nell’accesso alle prestazioni sanitarie, legata sia a fattori economici che organizzativi. In Umbria, per farla breve, quasi 9 persone su 100 dichiarano di non aver potuto effettuare visite mediche necessarie.  Quali sono i motivi? Intanto ci sono cause strutturali e organizzative dice Gimbe: tempi di attesa prolungati per visite specialistiche e diagnostiche o difficoltà di contatto con il Cup, chiusura delle agende, mancato rispetto delle priorità. Spesso c’è insufficiente disponibilità di servizi territoriali (assistenza domiciliare, salute mentale, Rsa), scarsa integrazione tra ospedale, territorio e servizi sociali. A incidere le differenze tra aree urbane e rurali/interne, con maggiore difficoltà di accesso nelle zone meno servite. E non vanno sottovalutate le difficoltà di utilizzo dei servizi digitali (Cup online, Fascicolo sanitario elettronico) per alcune fasce di popolazione (anziani, persone con bassa alfabetizzazione digitale).  Le conseguenze? Dove il pubblico non riesce a garantire tempi e servizi adeguati, chi può permetterselo si rivolge al privato, mentre chi non può rischia di rinunciare alle cure. Va aggiunto che in Umbria, la quota di mobilità sanitaria gestita da privati convenzionati è bassa (15,1%), segno di una forte presenza pubblica, ma ciò non elimina le disuguaglianze legate alla capacità di spesa.  Le luci. L’Umbria resta una delle Regioni “benchmark” per il calcolo del fabbisogno standard, insieme a Emilia-Romagna, Marche, Veneto e Lombardia. Questo significa che i suoi costi e risultati sono presi come riferimento per la ripartizione delle risorse nazionali. La nostra Regione ha ricevuto una delle quote premiali pro-capite più elevate (35,35 euro per abitante, totale 30.070.579), seconda solo alla Liguria. Questo riconoscimento è legato anche all’indice di vecchiaia della popolazione. Siamo inoltre “adempienti” sia nella verifica cumulativa 2010-2019 (85,9% di adempimento) sia nel Nuovo Sistema di Garanzia 2020-2024, con punteggi elevati nelle tre macroaree dei Lea (prevenzione: 95, distrettuale: 82, ospedaliera: 77, totale 2024: 254).  Michele Nucci  ---End text---  Author: Michele Nucci  Heading:   Highlight: RAPPORTO GIMBE  «Insufficienza dei serviti territoriali Ma solo il 15,2% si rivolge al privato   I pazienti che chiamano IL 55% HA BISOGNO DI UNA VISITA  Emanuele Ciotti Direttore Asl 1  Si è considerato che, per chi chiama il 116117, in media, il 36,09% dei casi viene risolto telefonicamente (in circa 7 minuti), il 55,25% richiede una visita ambulatoriale (durata media di circa 12-13 minuti) e il 7,94% una visita domiciliare (40 minuti). Proprio le visite a domicilio, pur rappresentando una quota conten
uta degli interventi, assorbono il 26,1% del tempo medico complessivo  Image:LNZ -tit_org- La sanita tra luci e ombre Il nodo liste di attesa Ecco cosa non funziona «Tanti anziani in difficoltà»   -sec_org-
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		<tp:writer>MICHELE NUCCI</tp:writer>
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		<title><![CDATA["Sottoscritta la preintesa per il contratto dei medici Ora piano di assunzioni" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902921808315.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"NUOVA DEL SUD" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 08:46:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Sottoscritta la preintesa per il contratto dei medici Ora piano di assunzioni”  POTENZA - È stata sottoscritta nella giornata di ieri la preintesa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale 2025-2027 dell’Area Sanità, che interessa oltre 137 mila professionisti tra medici, veterinari, dirigenti sanitari e dirigenti delle professioni sanitarie. Alla trattativa nazionale ha partecipato anche Gianpaolo D’Addeo, cardiologo dell’azienda ospedaliera San Carlo, delegato della Fp Cgil di Potenza e componente della delegazione Fp Cgim al tavolo negoziale in Aran.  Per la Fp Cgil di Potenza si tratta di un risultato importante, perché il rinnovo dà risposte concrete sul piano economico, che resta un elemento fondamentale di riconoscimento del lavoro, ma va oltre la sola componente salariale, intervenendo sulla valorizzazione professionale, sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive di chi opera nel Servizio sanitario pubblico.  Gli incrementi economici arrivano a circa 500 euro lordi medi mensili, con un aumento minimo di 480 euro per medici e veterinari e di 400 euro per i dirigenti sanitari, oltre agli arretrati. Una differenza che non nasce dal contratto, ma da una  sperequazione tra le diverse professionalità introdotta dalle ultime leggi di bilancio, che la Fp Cgil ha contestato ripetutamente nel corso della trattativa, riuscendo, attraverso il confronto al tavolo, a ridurre significativamente questo divario. Gli arretrati, trattandosi di un contratto sottoscritto in vigenza, non saranno particolarmente elevati: si attestano intorno ai 6 mila euro pro capite, al netto dell’indennità di vacanza contrattuale già percepita.  Accanto alla parte economica, la preintesa introduce diverse novità sul piano normativo. Ai neoassunti viene riconosciuto un incarico già dal primo mese di servizio e viene rafforzata la valorizzazione delle carriere, con specifici riconoscimenti economici al maturare dei 3 e dei 10 anni di servizio. Viene inoltre chiarito che gli incarichi devono essere accompagnati da una componente di retribuzione  variabile. Importanti anche gli interventi sull’orario di lavoro: viene rafforzata la possibilità di recuperare le ore lavorate e non recuperate, limitato il servizio fuori sede e aumentata la retribuzione della pronta disponibilità. Sul versante delle tutele sono previste due giornate di ferie aggiuntive nei primi tre anni di servizio, un’indennità riconosciuta anche durante le ferie e misure per una maggiore equità retributiva di genere.  “È un risultato che consideriamo importante perché interviene contemporaneamente sul riconoscimento economico e sulla qualità del lavoro – dichiara Giuliana Scarano, segretaria generale della Fp Cgil Potenza –. Abbiamo lavorato per ridurre una sperequazione che penalizzava una parte dei professionisti e per ottenere un contratto capace di valorizzare le carriere, tutelare il tempo di lavoro e migliorare le condizioni  nelle quali medici e dirigenti sono chiamati a garantire ogni giorno il diritto alla salute”.  Il valore di questi interventi emerge ancora più chiaramente se rapportato alla situazione degli organici medici in Basilicata.  Secondo il nonno Rapporto Gimbe, pubblicato proprio nella giornata di ieri, nel 2024 nella nostra regione erano presenti 1,74 medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale ogni 1.000 residenti, contro 1,84 a livello nazionale. La Basilicata presenta quindi una dotazione di medici dipendenti del sistema sanitario nazionale inferiore di circa il 5,4% rispetto alla media nazionale. È una differenza che riguarda specificamente la componente medica e che rende ancora più evidente quanto sia necessario intervenire sulle condizioni che possono favorire il reclutamento e la permanenza dei professionisti nel servizio sanitario pubblico. Il rinnovo contrattuale si muove in questa direzione, agendo sulla retribuzione, sulle prospettive di carriera e sulle condizioni di lavoro. Può quindi contribuire a contrastare la progressiva fuoriuscita di professionisti dal Ssn, ma per colmare  il divario non è sufficiente migliorare il con
tratto: servono anche assunzioni.  “Il dato Gimbe ci consegna una fotografia precisa – prosegue Scarano –. In rapporto alla popolazione, in Basilicata abbiamo meno medici dipendenti rispetto alla media nazionale. È una criticità che non può essere affrontata con interventi episodici né scaricata sulla disponibilità dei singoli professionisti. Anche un rafforzamento della dotazione infermieristica, pur rappresentando un dato positivo, non può compensare una presenza di medici inferiore alla media nazionale: le diverse professionalità devono essere programmate in relazione ai rispettivi fabbisogni e alle esigenze dei servizi.  Occorre quindi una politica organica del personale, capace di rendere il Servizio sanitario pubblico competitivo nel reclutamento e nella permanenza dei professionisti, migliorare le condizioni di lavoro e programmare gli organici sulla base dei reali bisogni  di salute della popolazione”.  Per la Fp Cgil di Potenza la firma della preintesa deve quindi rappresentare l’avvio di una fase nuova anche sul piano regionale.  “ Chiediamo alla Regione e al Governo una programmazione stabile dei fabbisogni e un piano straordinario di assunzioni – conclude Scarano –. Dobbiamo mettere le aziende nelle condizioni di reclutare i professionisti necessari e, allo stesso tempo, creare le condizioni perché scelgano di formarsi, lavorare e costruire il proprio percorso professionale nel Servizio sanitario pubblico regionale, rafforzando ulteriormente le sinergie con l’Università degli studi della Basilicata e, in particolare, con il corso di laurea in medicina e chirurgia. Il contratto fa un passo avanti sulla valorizzazione del lavoro; ora servono scelte conseguenti sugli organici, perché senza un numero adeguato di medici non è possibile garantire servizi di qualità e sostenibilità del lavoro”.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: Per la Fp Cgil di Potenza si tratta di un risultato importante, perché il rinnovo dà risposte concrete sul piano economico e interviene sulla valorizzazione professionale, sulle condizioni di lavoro e su chi opera nel Ssn  Image:Via libera al contratto collettivo -tit_org- “Sottoscritta la preintesa per il contratto dei medici Ora piano di assunzioni”   -sec_org-
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		<title><![CDATA[I medici ci sono, a mancare sono gli infermieri ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903134206199.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"NUOVA FERRARA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:57:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Focus/2 Ma è sempre più difficile trattenere gli addetti nel Servizio Sanitario Nazionale  I medici ci sono, a mancare sono gli infermieri  ? Secondo l'OCSE, l'Italia dispone di 5,8 medici per 1.000 abitanti (media OCSE: 4,0) e si colloca al 2° posto tra i 34 Paesi che forniscono il dato. Tuttavia, dei 339.256 medici censiti dall'OCSE, almeno 88.258 (26,1%) non lavorano nel SSN né frequentano percorsi formativi post-laurea: «Se oltre 1 medico su 4 non lavora nel SSN né è inserito in percorsi formativi post-laurea, è evidente che il servizio pubblico fatica sempre più ad attrarre e trattenere i medici. Aumentare i posti nei Corsi di Laurea di Medicina non garantisce quindi più medici al SSN, in particolare nelle specialità e nei territori dove  servono», afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE. Secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato (RGS), nel 2024 i medici dipendenti del SSN sono 108.243, pari a 1,84 medici per 1.000 abitanti, con valori compresi tra 1,35 del Molise e 2,56 della Sardegna. Le carenze si concentrano in alcune specializzazioni e nell'assistenza primaria: al 1° gennaio 2025 la Fondazione GIMBE stima un deficit di 5.716 medici di medicina generale (MMG), assumendo come riferimento il rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti, e di 497 pediatri di libera scelta  (PLS), il 78,7% dei quali concentrato in Lombardia, Piemonte e Veneto. Per gli infermieri il problema è innanzitutto quantitativo: l'Italia ne conta 6,9 ogni 1.000 abitanti contro 9,7 della media OCSE, una dotazione inferiore del 29%. Tuttavia, dei 407.750 infermieri censiti dall'OCSE, almeno 79.926 (19,6%) non lavorano nel SSN.  «Alla grave carenza di personale infermieristico - spiega ancora Cartabellotta - si aggiunge il fatto che 1 infermiere su 5 non lavora nel SSN: un ulteriore segnale delle difficoltà del servizio pubblico ad attrarre e trattenere questi professionisti».  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- I medici ci sono, a mancare sono gli infermieri   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Nel 2024 in 6 milioni hanno rinunciato alle visite ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903134006201.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"NUOVA FERRARA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:57:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Focus/1 Le assicurazioni sanitarie volontarie sono aumentate del 12,7%  Nel 2024 in 6 milioni hanno rinunciato alle visite  ? «Nel 2024 oltre 5, 8 milioni di  persone, pari al 9, 9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami, rispetto al 7, 6% del 2023: circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d’attesa e 3, 1 milioni per motivi economici, potendo indicare entrambe le cause». Lo rileva il nono Rapporto sul Servizio sanitario nazionale. «Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie – afferma il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – è in gioco la tenuta del patto sociale. Una prestazione garantita  sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute». La spesa’out-of-pocket’ «non è un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche. Da un lato, non intercetta le prestazioni a cui le persone rinunciano per indisponibilità economica; dall’altro, include spese per prestazioni extra-Lea e per beni e servizi a basso valore».  «In questo contesto – sottolinea Cartabellotta – il Ssn deve garantire cure accessibili e proteggere le famiglie dalle conseguenze economiche della malattia. Le rinunce a visite ed esami restano fuori dal conto della spesa, ma alimentano bisogni di salute insoddisfatti: è un “debito sanitario” che genera “interessi” di salute, economici e sociali”.  Nel 2025 “la spesa sanitaria totale è di 190, 1 miliardi: euro 140, 8 miliardi di spesa pubblica, 42, 4 miliardi a carico delle famiglie e quasi 7 miliardi intermediati da fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti. Rispetto al 2024, la spesa “out-of-pocket” diminuisce dell’1% (- 434 milioni) , mentre quella intermediata cresce del 10,1% (+ 642 milioni) . In particolare, quella per assicurazioni sanitarie volontarie aumenta del 12,7%, passando da 4,69 a euro 5,29 miliardi».  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Nel 2024 in 6 milioni hanno rinunciato alle visite   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Negli ultimi anni tagli "invisibili" per 18,8 miliardi = Il rapporto Gimbe: negli ultimi anni tagli "invisibili" per 18,8 miliardi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903126306216.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"NUOVA FERRARA" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Cartabellotta: «Il sottofinanziamento sta erodendo i principi di equità»</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:57:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rapporto Gimbe Negli ultimi anni tagli “invisibili” per 18,8 miliardi   Sanità impoverita Il rapporto Gimbe: negli ultimi anni tagli “invisibili” per 18,8 miliardi Cartabellotta: «Il sottofinanziamento sta erodendo i principi di equità»  ? a pag. 4  «I  l Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità. Queste criticità non cancellano il diritto alla tutela della salute, ma ne compromettono l’effettiva esigibilità, sempre più condizionata dal Cap di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami».  Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha aperto la presentazione del nono Rapporto sul Servizio sanitario nazionale (Ssn) alla Camera.  Il Rapporto Gimbe fotografa lo “stato di salute”del Ssn analizzando finanziamento pubblico e riparto delle risorse alle Regioni, spesa sanitaria, Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), sprechi e inefficienze, personale sanitario,  Missione 6 Salute del PNRR e ruolo del privato in sanità.  Il Rapporto aggiorna e amplia inoltre il Piano di Rilancio del SSN: una cornice strategica che, a partire dalle criticità documentate, individua le priorità per rafforzare e innovare il SSN.  Secondo Gimbe, «nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale (Fsn) è aumentato di 17,5 miliardi, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Il quadro cambia però se il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese: nel 2022 il Fsn rappresentava il 6,27% del Pil; negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l’eccezione del 6,14% del 2026. Se nel periodo 2023-2026 il rapporto Fsn/Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi in più».  Il finanziamento nominale è certamente aumentato – spiega Cartabellotta – «ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn. È il fenomeno dei tagli invisibili: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022».  E c’è un altro dato da non trascurare secondo Gimbe, «al 2010 al 2026 il Fsn nominale è cresciuto di 37,5 miliardi ma, al netto dell’inflazione generale Ista, nel 2026 il finanziamento è sostanzialmente tornato ai livelli  del 2010».  «Nel frattempo – continua il Presidente – sono aumentati i bisogni di una popolazione che invecchia e i costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche. Limitarsi a comunicare i miliardi stanziati non basta a dimostrare che il SSN sia adeguatamente finanziato».  Confronti internazionali: Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite.  «Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media Ocse. La spesa pubblica pro-capite è pari a 3. 952 dollari a parità di potere d’acquisto: 909 dollari in meno della media Ocse e 1. 013 dollari in meno della media europea», si legge nel report.  «Un divario – commenta Cartabellotta – rapportato ai quasi 59 milioni di residenti supera i euro 36 miliardi.  Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da Governi di ogni colore, che anno dopo anno ha allontanato l’Italia dal resto d’Europa».  Tra i Paesi del G7, «l’Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite.  La spesa diretta pro-capite delle famiglie supera invece la media Ocse del 12,3%, mentre quella intermediata è inferiore del 43,7%: al minore investimento pubblico corrisponde una minore protezione finanziaria delle famiglie, più esposte al pagamento diretto delle cure», conclude il report.  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: Nino Cartabellotta presidente di Fondazione Gimbe   L’Italia è fanalino di coda per spes
a sanitaria pubblica pro-capite tra i Paesi del G7  Image: -tit_org- Negli ultimi anni tagli “invisibili” per 18,8 miliardi  Il rapporto Gimbe: negli ultimi anni tagli “invisibili” per 18,8 miliardi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[La Ghezza (M5s): «Dal governo meno risorse per la sanità» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902088000973.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 02:50:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[La Ghezza (M5s): «Dal governo meno risorse per la sanità»   La polemica  «Il Governo continua a raccontare che sulla sanità le risorse aumentano, ma i numeri dicono altro. Non basta aumentare nominalmente il Fondo sanitario nazionale se, rapportando quelle risorse alla ricchezza del Paese e all’inflazione, il finanziamento del Servizio sanitario nazionale perde progressivamente peso. Il rapporto Gimbe mette in evidenza il taglio invisibile dal 2023 al 2026 pari a 18,8 miliardi di euro». Lo dichiara la capogruppo del M5S Maria La Ghezza. «Per il triennio 2027-2029 - aggiunge - la forbice tra spesa sanitaria prevista e risorse disponibili potrebbe raggiungere complessivamente 32,3 miliardi di euro. A questo si aggiunge il dato sul riparto del Fondo Nazionale, i cui criteri non sono allineati ai bisogni di salute. Anche sul personale il quadro è preoccupante: se la quota della spesa sanitaria destinata al personale fosse rimasta quella del 2012, tra il 2012 e il 2025 sarebbero stati investiti 36,8 miliardi di euro in più. Il rapporto parla anche dei Lea. La Puglia nel 2024 supera la soglia di 69 punti in tutte le tre macro-aree dei Lea, con 85 nella prevenzione, 76 nell’area distrettuale e 81 nell’area ospedaliera. Non vuol dire che non ci siano problemi, ma che si lavora con serietà per risolverli».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading: La polemica  Highlight:   Image: -tit_org- La Ghezza (M5s): «Dal governo meno risorse per la sanità»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Curarsi costa sempre di più A famiglia 1.600 euro l'anno = Sanità, una stangata All'anno 1.600 euro solo per farsi curare ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903192907910.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903192907910.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"PROVINCIA DI LECCO" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nel Lecchese aumenta la spesa sanitaria:  30% dal 2020 a oggi Lo studio. I dati di Acli a partire dalle denunce dei redditi L'incremento nel Lecchese è stato del 30% in cinque anni La salute arriva a pesare quasi il 4% sul reddito familiare</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 08:08:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Curarsi costa sempre di più A famiglia 1.600 euro l’anno Nel Lecchese aumenta la spesa sanitaria: +30% dal 2020 a oggi   Sanità, una stangata All’anno 1.600 euro solo per farsi curare Lo studio. I dati di Acli a partire dalle denunce dei redditi L’incremento nel Lecchese è stato del 30% in cinque anni La salute arriva a pesare quasi il 4% sul reddito familiare  Oltre 1.600 euro all’anno a famiglia per la sanità, tra farmaci, visite ed esami i lecchesi negli ultimi cinque anni hanno speso il 30% in più. Le dichiarazioni e i 730 analizzati riguardano, raccontano dagli sportelli, la fascia intermedia della popolazione lecchese, famiglie con figli, dipendenti statali, professionisti del ceto medio. I dati pubblicati il corrente mese nel rapporto “Over vulnerabilità e resilienza” non contemplano quindi i cittadini più benestanti e nemmeno i nuclei più in difficoltà.  Ne risulta comunque da questo spaccato che la spesa media annua per la sanità, ciò che viene pagato di tasca propria privatamente, nelle ultime dichiarazioni analizzate relative al 2024 è pari a 1.663 euro. Nel 2022 questa cifra arrivava a 1.497 euro e nel 2020 a 1.258 euro. Il balzo è pari dunque al  29,8%.  È una spesa maggiore rispetto a quanto queste famiglie spendono per gli immobili, per la loro casa tra manutenzioni, mutui o affitti, 1.508 euro annui.  Nel panorama lombardo, sempre stando al rapporto delle Acli, a Como (1.669 euro) si spende la stessa cifra, mentre a Monza (1.602) si spende un po’ meno. La differenza è più sostanziale con Sondrio (1.536), mentre il costo della sanità parte privata per le famiglie è più salato a Varese (1.695), ancor di più a Milano (1.753).  servizio a pagina 21  Oltre 1.600 euro all’anno a famiglia per la sanità, tra farmaci, visite ed esami i lecchesi negli ultimi cinque anni hanno speso il 30% in più.  Le dichiarazioni e i 730 analizzati riguardano, raccontano dagli sportelli, la fascia intermedia della popolazione lecchese, famiglie con figli, dipendenti statali, professionisti del ceto medio. I dati pubblicati il corrente mese nel rapporto “Over vulnerabilità e resilienza” non contemplano quindi i cittadini più benestanti e nemmeno i nuclei più in difficoltà.  Ne risulta comunque da questo spaccato che la spesa media annua per la sanità, ciò che viene pagato di tasca propria privatamente, nelle ultime dichiarazioni analizzate relative al 2024 è pari a 1.663 euro. Nel 2022 questa cifra arrivava a 1.497 euro e nel 2020 a 1.258 euro. Il balzo è pari dunque al 29,8%.  E’ una spesa maggiore rispetto a quanto queste famiglie spendono gli immobili, per la loro casa tra manutenzioni, mutui o affitti, 1.508 euro annui. Nel panorama lombardo, sempre stando al rapporto delle Acli, a Como (1.669 euro) si spende la stessa cifra, mentre a Monza (1.602) si spende un po’ meno. La differenza è più sostanziale con Sondrio (1.536), mentre il costo della sanità parte privata per le famiglie è più salato a Varese (1.695), ancor di più a Milano (1.753).  Nel fare il conto del carrello della spesa, in un periodo delicato per il caro benzina e le bollette, anche FederConsumatori stima un costo annuo per la sanità pari a circa 1.700 euro, soldi che le famiglie devono trovare in tasca e che non sono coperti dal sistema gratuito universale. I motivi possono essere diversi. La fretta di trovare un appuntamento libero per fare un controllo, la difficoltà di spostarsi lontano per raggiungere un ambulatorio, l’indisponibilità di attendere mesi e mesi prima di essere ricevuti da uno specialista.  Secondo la Fondazione Gimbe comunque i lombardi spendono in media meno, 1.105 euro anno per la sanità senza rimborsi o coperture, cifra che è però molto superiore alla media italiana, 787 euro.  Le Acli spiegano: .  Sempre a proposito del 2024, ultimo anno di rilevazione, scrive la Fondazione Gimbe «il 10,3% dei cittadini ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie con un incremento di 3,1 punti percentuali rispetto al 2023».  «Senza nuove e più importanti risorse sulla sanità pubblica, il conto ricadrà di nuovo sulle Regioni che avranno due possibilità, aumentare le imposte o tagliare i servizi, in entrambi i casi a farne le spese saranno ancora una volta i cittadini».  ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: n I lombardi  spendono circa 1.105 euro all’anno mentre la media italiana è di 787 euro  Image:Il sistema sanitario nazionale perde progressivamente la capacità di garantire cure accessibili a tutti -tit_org- Curarsi costa sempre di più A famiglia 1.600 euro l’anno     Sanità, una stangata All’anno 1.600 euro solo per farsi curare   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Medici, intesa sul contratto La Cgil: «Ora le assunzioni» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903264107646.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 07:39:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[GLI OPERATORI SANITARI IN BASILICATA  Medici, intesa sul contratto La Cgil: «Ora le assunzioni» Scarano (Fp): «Reclutare i professionisti necessari»  Ha partecipato anche Gianpaolo D'Addeo, cardiologo dell'azienda ospedaliera San Carlo, delegato della Fp Cgil di Potenza e componente della delegazione Fp Cgim al tavolo negoziale in Aran, dove è stata sottoscritta la preintesa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale 2025-2027 dell'Area sanità. Per la Fp Cgil di Potenza si tratta di un risultato importante, perché il rinnovo dà risposte concrete sul piano economico, che resta un elemento fondamentale di riconoscimento del lavoro, ma va oltre la sola componente salariale, intervenendo sulla valorizzazione professionale, sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive di chi opera nel Servizio sanitario pubblico. Gli incrementi economici arrivano a circa 500 euro lordi medi mensili, con un aumento  minimo di 480 euro per medici e veterinari e di 400 euro per i dirigenti sanitari, oltre agli arretrati. Accanto alla parte economica, la preintesa introduce anche diverse novità sul piano normativo.  «È un risultato che consideriamo importante perché interviene contemporaneamente sul riconoscimento economico e sulla qualità del lavoro» ha dichiarato Giuliana Scarano, segretaria generale  della Fp Cgil Potenza.  Per il sindacato, il valore di questi interventi emerge ancora più chiaramente se rapportato alla situazione degli organici medici in Basilicata. Secondo il Rapporto Gimbe, pubblicato mercoledì, nel 2024 in Basilicata erano presenti 1,74 medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale ogni 1.000 residenti, contro 1,84 a livello nazionale. «Chiediamo alla Regione e al Governo una programmazione stabile dei fabbisogni e un piano straordinario di assunzioni – ha concluso Scarano –. Dobbiamo mettere le aziende nelle condizioni di reclutare i professionisti necessari e, allo stesso tempo, creare le condizioni perché scelgano di formarsi, lavorare e costruire il proprio percorso professionale nel Servizio sanitario pubblico regionale».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Giuliana Scarano -tit_org- Medici, intesa sul contratto La Cgil: «Ora le assunzioni»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Quei dati che certificano il fallimento di Occhiuto» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902938208351.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902938208351.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD ED. REGGIO CALABRIA" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L 'affondo del Partito democratico contro il governatore</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 08:49:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Quei dati che certificano il fallimento di Occhiuto» L’affondo del Partito democratico contro il governatore   IL RAPPORTO  Per il gruppo del Pd in consiglio regionale i numeri «parlano chiaro e inchiodano il presidente Roberto Occhiuto alle sue responsabilità politiche e istituzionali. Nel 2025 alla Calabria è stato assegnato un riparto del Fondo sanitario nazionale pari a 2.223 euro pro capite, una cifra superiore alla media nazionale (2.218 euro). Eppure, nonostante risorse pro capite più alte, la Calabria è ultima in Italia per i Livelli essenziali di assistenza (LEA), con appena 189 punti su 300 nel monitoraggio del 2024 ed è l'unica regione insufficiente nell’assistenza distrettuale e territoriale con soli 52 punti a fronte di una soglia minima di 60. Questo il bilancio impietoso presentato ieri, alla Camera dei deputati, nel 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale. Appare evidente come quelle risorse non vengano tradotte in servizi reali. I calabresi vivono sulla propria pelle i disservizi e le emergenze quotidiane, con una realtà ben diversa da quella presentata nei reel social di Occhiuto, che ormai è commissario ad acta per la Sanità da ben 5 anni.  I numeri certificano un fallimento totale su tutti i fronti, il quadro del rapporto GIMBE smonta ogni narrazione autocelebrativa».  E «mentre la sanità calabrese affonda, Occhiuto -si legge ancora nella nota del Gruppo PD - continua a girare l'Italia e le  trasmissioni televisive per presentare il suo libro e tentare la scalata politica personale, azzardando l'indegna definizione della Calabria come "laboratorio" ed esempio per il Paese. È una propaganda intollerabile che calpesta la dignità dei calabresi che non hanno garantito il diritto a essere assistiti e curati e di chi lavora negli ospedali. Il "coraggio di governare", che Occhiuto sbandiera nei suoi reel e nei circuiti mediatici, non è altro che la sfacciataggine di chi rifiuta di guardare in faccia la realtà. Il presidente spenga lo smartphone, scenda dai palchi e inizi a frequentare i pronto soccorso, le strutture delle aree interne e i presidi territoriali abbandonati, dove il personale sanitario fa i miracoli per supplire all'assenza totale di programmazione della sua giunta».  La Calabria pretende risposte immediate secondo i democratici: «Un piano straordinario per le assunzioni, misure strutturali per trattenere i medici, l'abbattimento delle liste d'attesa e la garanzia dell'assistenza di prossimità. Il Partito Democratico continuerà a denunciare senza sconti questo fallimento politico e amministrativo. presidente Occhiuto, il vero coraggio di governare oggi significa una sola cosa: smetterla con la realtà virtuale, smettere di raccontarsi che va tutto bene».  ---End text---  Author: Redazione  Heading: IL RAPPORTO  Highlight:   Image: -tit_org- «Quei dati che certificano il fallimento di Occhiuto»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[La Calabria dei contrasti nel rapporto Gimbe ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902938308352.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD ED. REGGIO CALABRIA" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Risorse più alte della media ma insufficienti per i bisogni Spesa del personale sostenuta ma organici in affanno</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 08:49:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[La Calabria dei contrasti nel rapporto Gimbe Risorse più alte della media ma insufficienti per i bisogni Spesa del personale sostenuta ma organici in affanno   I DATI  LA Calabria riceve dal Fondo sanitario nazionale più risorse pro capite della media italiana, ma continua a essere in coda nella capacità di garantire i livelli essenziali di assistenza. È uno dei dati che emergono dal 9° Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, presentato il 7 ottobre alla Camera e richiamato nelle scorse ore dall’opposizione. Nel riparto 2025 del fondo sanitario nazionale indistinto alla Calabria sono stati assegnati 2.223 euro per abitante, cinque euro in più rispetto alla media nazionale di 2.218. La Calabria si colloca così a metà della graduatoria delle Regioni, sopra Veneto ed Emilia-Romagna, ma anche sotto i 2.319 euro del Molise e i 2.296 della Valle d’Aosta.  Il punto, però, non è soltanto quanto la Calabria riceve, ma quanto quelle risorse siano adeguate ai bisogni della popolazione. Gimbe mette a confronto il finanziamento sanitario con un indicatore del bisogno potenziale di assistenza, la prevalenza della multicronicità, cioè la presenza di più patologie croniche nella stessa persona. Ed è proprio in Calabria, insieme alla Basilicata, che emerge uno dei maggiori disallineamenti: a un livello relativamente elevato di bisogno sanitario non corrisponde una quota di risorse proporzionata. Un paradosso che aiuta a spiegare perché una Regione possa ricevere una quota pro capite leggermente superiore alla media nazionale – 2.223 euro contro 2.218 – e continuare tuttavia ad avere forti difficoltà nell’erogazione dei servizi.  C’è poi un altro dato, quello dei Lea. Nel 2024 – dato preso a riferimento – la Calabria è l’unica Regione italiana inadempiente nell’area distrettuale, con 52 punti, sotto la soglia di 60. Nelle altre due aree raggiunge 66 punti nella prevenzione e 71 nell’assistenza ospedaliera. Gimbe, sommando i tre punteggi, le attribuisce 189 punti complessivi, il risultato più basso tra tutte le Regioni e Province autonome. La Calabria è inoltre 18ª nell’area distrettuale, 12ª nella prevenzione e 12ª  nell’ospedaliera. C’è però un elemento di miglioramento: rispetto al 2023 il punteggio complessivo calabrese è cresciuto di 12 punti, uno degli incrementi più consistenti registrati nel confronto annuale.  Sul fronte del personale emerge un’altra anomalia. Nel 2024 il Servizio sanitario calabrese contava 19.034 dipendenti, pari a 10,4 ogni mille abitanti, contro i 12,1 della media nazionale.   Peggio della Calabria fanno soltanto Sicilia, Campania e Lazio.  Particolarmente evidente è la carenza infermieristica: gli infermieri dipendenti sono 4 ogni mille abitanti, contro i 4,75 della media italiana. I medici sono invece 1,78 ogni mille abitanti, rispetto all’1,84 nazionale. Ne deriva un rapporto di circa 2,25 infermieri per medico, inferiore ai 2,59 della media italiana.  Eppure, la Calabria non presenta una spesa per dipendente particolarmente contenuta. Nel 2024 la spesa pro capite per il personale dipendente del Ssn è stata di 683 euro, contro i 717 della media italiana. Ma il costo medio per unità di personale raggiunge 65.950 euro, contro i 59.242 della media nazionale: quasi 6.700 euro in più per dipendente. Gimbe colloca Calabria e Molise tra le Regioni con spesa per unità superiore alla media e dotazione di personale inferiore alla media.  Infine, la mobilità sanitaria.  Gli ultimi dati contabilizzati, relativi al 2023, mostrano che Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, insieme al Lazio, raccolgono il 78,2% del saldo passivo nazionale. Un dato che per Gimbe è la spia delle «profonde disparità nell’esigibilità del diritto alla tutela della salute».  ---End text---  Author: Redazione  Heading: I DATI  Highlight:   Image:Una ambulanza Una corsia d’ospedale -tit_org- La Calabria dei contrasti nel rapporto Gimbe   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Liste d'attesa e carenza di personale, Decaro: "Il problema è il sottofinanziamento" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901748705656.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"QUOTIDIANO DI BARI" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:26:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il presidente della Regione sul rapporto Gimbe  Liste d’attesa e carenza di personale, Decaro: “Il problema è il sottofinanziamento”  Il rapporto Gimbe, che ha tracciato un bilancio della sanità pugliese, prima al Sud per offerta sanitaria ma che paga ancora il gap in materia di carenza del personale e pazienti che rifiutano di curarsi, “dice quello che dico da diversi mesi, cioè che c’è un problema di sottofinanziamento del Fondo sanitario nazionale per tutte le regioni. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, a margine della presentazione di un evento sportivo, che si è tenuta nella sede della Presidenza regionale. “Non è un problema pugliese - ha spiegato Decaro - . È un problema di tutte le regioni, lo ha chiesto anche al ministro della Sanità un finanziamento maggiore per l’anno prossimo, al suo stesso Governo”. “C’è un tema di sottofinanziamento, c’è un tema di liste d’attesa. Il risultato positivo di quella classifica - ha aggiunto il presidente - è che la Puglia è la prima regione del Sud Italia per l’offerta sanitaria, perché ci sono 27 parametri che vengono catalogati in tre categorie che vedono la Puglia al decimo posto nel nostro Paese, prima del Sud Italia, per l’offerta sanitaria legata alla sanità territoriale a quello ospedaliero e alla prevenzione”.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Liste d'attesa e carenza di personale, Decaro: “Il problema è il sottofinanziamento”   -sec_org-
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	<item>
		<title><![CDATA[I liguri spendono per curarsi 870 euro, il 10 per cento in più della media nazionale = I liguri spendono 870 euro l'anno per farsi curare il 10% in più della media ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902247801431.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902247801431.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 55 di <b>"REPUBBLICA GENOVA" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>II dato emerge dal rapporto Gimbe presentato alla Camera ma la regione con 2,2 miliardi è tra quelle che ricevono più fondi</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 03:17:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="63127" Sales="4967" Printing="5747" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902247801431.PDF"><![CDATA[REPUBBLICA GENOVA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[I liguri spendono per curarsi 870 euro, il 10 per cento in più della media nazionale   I liguri spendono 870 euro l’anno per farsi curare il 10% in più della media Il dato emerge dal rapporto Gimbe presentato alla Camera ma la regione con 2,2 miliardi è tra quelle che ricevono più fondi  I liguri spendono 870 euro all’anno per curarsi, e sono ben al di sopra della spesa media italiana, di 787 euro. Lo certifica la Fondazione Gimbe, nel suo 9° rapporto sul servizio sanitario nazionale che ha presentato alla Camera dei deputati. Gimbe conferma che la Liguria è la peggiore regione, in tutto il Nord, per fughe sanitarie: il conto che pagano i liguri per questo vale, nel 2023, 74,4 milioni. Una cifra che risulta dal debito complessivo generato dalla mobilità passiva, oltre 250 milioni di euro, sottraendo il credito della mobilità attiva, di chi arriva in Liguria per curarsi, di 180 milioni.  di MICHELA BOMPANI A a pagina 5    liguri spendono 870 euro all’anno per curarsi, e sono ben al di sopra della spesa media italiana, di 787 euro. Lo certifica la Fondazione Gimbe, nel suo 9° rapporto sul servizio sanitario nazionale che ha presentato alla Camera dei deputati.  Gimbe conferma che la Liguria è la peggiore regione, in tutto il Nord, per fughe sanitarie: il conto che pagano i liguri per questo vale, nel 2023, 74,4 milioni. Una cifra che risulta dal debito complessivo generato dalla mobilità passiva, oltre 250 milioni di euro, sottraendo il credito della mobilità attiva, di chi arriva in Liguria per curarsi, di 180 milioni.  Eppure la Liguria, indica il rapporto, è tra le Regioni che riceve più fondi, con 2,2 miliardi, grazie all’indice di anzianità, e si piazza dopo il Molise, 2,3 miliardi, e poco sotto la Valle d’Aosta. «In particolare nel  I  2025 — spiega il rapporto — le Regioni che hanno ottenuto la quota premiale pro-capite più elevata sono Liguria e Umbria, rispettivamente al primo e al quinto posto per indice di vecchiaia». Si tratta di un “premio di 57,63 euro pro capite.  E forse può aiutare a comprendere le sempre maggiori fughe anche di medici, verso altre regioni, l’analisi delle retribuzioni: il costo medio per unità di personale, in Liguria, è il più basso d’Italia, con 51mila euro, mentre la media nazionale è pari a 59mila euro e il top è nella provincia di Bolzano, con oltre 90mila euro.  La Liguria poi è la Regione del Nord, considerate le dimensioni, che spende di più per i medici gettonisti: 13,5 milioni di euro. Del resto, al 1° gennaio 2025, indica il rapporto, mancano in Liguria 116 medici di famiglia, la Regione ne ha persi il 15% dal 2019 al 2024. E entro il 2028 ne andranno in pensione altri 215. Il rapporto medici-pazienti però rimane sopra la media nazionale, 2,26 ogni mille abitanti, contro 1,84 del resto d’Italia.  Va meglio per gli infermieri: la Liguria è prima in Italia per quelli in servizio. La media nazionale è di 4,75 infermieri per mille abitanti, con un range che varia da 3,75 della Lombardia proprio al top della Liguria, con 6,78 ogni mille abitanti.  Migliorano i Lea, i livelli essenziali di assitenza, dove la Regione risulta adempiente in tutte e tre le voci: prevenzione, con un punteggio alto, 93; area distrettuale, con 84 punti e area ospedaliera, con 73 punti, pochi, ma considerati sufficienti.  «Tutti i dati e le analisi di questo rapporto — spiega la Fondazione Gimbe e il suo presidente, Nino Cartabellotta — convergono su un punto fondamentale: il servizio sanitario nazionale continua a garantire risultati di salute complessivamente buoni, ma la sua capacità di assicurare cure tempestive e eque si indebolisce progressivamente». E punta il dito: «Le diseguaglianze territoriali e socio-economiche rendono l’accesso alle cure sempre più dipendente dal luogo di residenza e dalla capacità di spesa individuale».  Gimbe poi mette in guardia il percorso di autonomia differenziata che riguarda Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto anche nel campo sanitario: «L’ufficio parlamentare di bilancio e il servizio bilancio di Camera e Senato hanno evidenziato la necessità di ulteriori appr
ofondimenti sulla determinazione e sul finanziamento dei Lea».  I dati hanno immediatamente fatto scattare la protesta del centrosinistra: «Curarsi in Liguria è diventato un salasso: 870 euro all’anno a testa spesi di tasca propria — dice Simone D’Angelo, consigliere regionale Pd — i cittadini liguri sborsano oltre il 10% in più rispetto alla media nazionale. Un paradosso intollerabile, considerato che la nostra Regione riceve una delle quote pro-capite più alte d’Italia dal fondo sanitario nazionale. Dove finiscono tutte queste risorse se le persone sono costrette a ricorrere al privato?».  L’assessore Massimo Nicolò commenta ottimisticamente i dati, per le voci che sono migliorate: «Gimbe certifica i progressi compiuti, ma anche la responsabilità di continuare a lavorare per migliorare i servizi e rispondere ai bisogni dei cittadini — dice — siamo soddisfatti perché la Liguria viene promossa sul fronte dei Lea e i dati sul personale confermano alcuni punti di forza importanti del nostro sistema: è la Regione italiana con il più alto numero di infermieri dipendenti in rapporto alla popolazione. Sul fronte della mobilità sanitaria, i dati del 2024 ci indicano che c’è ancora del lavoro da fare.  Stiamo intervenendo per rafforzare la capacità del nostro sistema di dare risposte più tempestive e di qualità ai cittadini».  ---End text---  Author: MICHELA BOMPANI  Heading:   Highlight: l costo medio per unità di personale, in Liguria al limite minimo con 51mila euro mentre la media nazionale è pari a 59mila   Il dato migliore è quello degli infermieri 4,75 per mille abitanti la percentuale più alta   L’assessore Nicolò “Certificati i progressi compiuti ma anche la responsabilità di continuare a migliorare i servizi”  Image:I medici in Liguria hanno un costo fra i più bassi di quelli italiani In compenso pesano i gettonisti R -tit_org- I liguri spendono per curarsi 870 euro, il 10 per cento in più della media nazionale   I liguri spendono 870 euro l'anno per farsi curare il 10% in più della media   -sec_org-
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		<tp:writer>Michela Bompani</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Fondi per la sanità la Campania è penalizzata = Campania penalizzata dai fondi per la sanità ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902039303574.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 61 di <b>"REPUBBLICA NAPOLI" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 04:21:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fondi per la sanità la Campania è penalizzata   l’analisi di MASSIMO VILLONE   Campania penalizzata dai fondi per la sanità   l’analisi di MASSIMO VILLONE  A a pagina 11  l nono Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale è stato presentato a Roma il 7 ottobre. Ci consegna una fotografia delle precarie condizioni di salute del Ssn, che assomma sistemi regionali sempre più diseguali in specie tra Nord e Sud. Qualche esempio.  Il riparto anzitutto. All’inizio era spesa storica, poi coefficienti definiti dal compromesso politico in Conferenza Stato-Regioni. Nel 2011 si adotta un metodo di regioni benchmark, senza risultati concreti. Come riferimento rimane sostanzialmente la spesa storica, perpetuando le diseguaglianze (pp. 53-54). Oggi il 98,5% della quota segue la popolazione, prevalentemente pesata per età. Alla deprivazione socioeconomica e alla mortalità prematura va lo 0,75% ciascuna (p. 55).  La farmaceutica si ripartisce ancora sul fabbisogno storico, e la pesatura per età toglie risorse soprattutto a Campania e Sicilia (p. 56). Così la Campania, la regione più giovane, riceve 2.173 € pro capite, penultima in Italia, con 249,5 milioni in meno rispetto alla media (pp.  58-59). Ma ha la speranza di vita più bassa del paese, 82,1 anni contro gli 85 della Provincia di Trento o gli 84,3 della Lombardia (p. 84).  Poi la mobilità. Nel 2023 vale 5,15 miliardi, il 78,2% del passivo grava su cinque regioni del Mezzogiorno e il Lazio. La Campania perde 306,3 milioni, la Lombardia ne guadagna 645,8. Oltre metà della mobilità attiva va al privato accreditato. Complessivamente, il Sud perde circa 1,400 miliardi, e altrettanto va a Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che prendono il 95,1% del saldo attivo (p. 145), Risorse che lasciano il Sud e alimentano il Nord.  Il personale. La Campania ha 9,4 dipendenti del Ssn ogni mille abitanti contro 12,1 di media, e 3,87 infermieri contro 4,75 (pp. 179, 182). Tra il 2025 e il 2028 raggiungono l’età della pensione 1.147 medici di famiglia, il dato più alto in Italia (pp. 191-192). Infine, le strutture. La revisione del Pnrr ha ridotto i target per case e ospedali di comunità e terapie intensive (p. 220), e l’attivazione delle nuove strutture mostra persistenti differenze regionali (p. 113). Per l’Istat la spesa effettiva dipende più dalle dotazioni strutturali che dal bisogno (p. 157). Chi ha di più spende di più.  In questo quadro arrivano le intese di autonomia difI  ferenziata (AD) da ultimo approvate dalle regioni Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Per la sanità trasferiscono alle Regioni funzioni su personale, tariffe, sanità e previdenza integrativa, edilizia.  Esattamente le leve su cui si costruisce il divario rispetto ad altre regioni, in una prospettiva di regionalismo competitivo che nulla ha a che fare con il disegno costituzionale. Nel Rapporto si esprime l’avviso che senza correttivi l’autonomia differenziata «affosserà definitivamente la sanità del Mezzogiorno» (p. 147).  La documentazione presentata dalle Regioni esclude con formula identica ogni pregiudizio per altri territori, ma i numeri dicono altro. Come si potrà evitare, ad esempio, che un aumento delle retribuzioni di medici e infermieri determini un drenaggio di personale dal Sud verso il Nord? E che dire dei dati Istat e Oms che il Rapporto Gimbe richiama sui milioni di famiglie che soprattutto al Sud hanno ridotto le spese sanitarie o si sono impoverite per affrontarle, o hanno rinunciato del tutto a curarsi (pp. 109, 156-7)? Calato il sipario senza sorprese sulla riforma elettorale, ci aspettiamo ora che riparta l’AD. Donzelli (FdI) in dichiarazione di voto ha assegnato alla III Repubblica che a suo dire nasce con la nuova legge anche l’attenzione ai territori cara alla Lega, ed è un preciso segnale.  Il Rapporto offre ottimi argomenti per la battaglia politica nelle sedi di concertazione come la Conferenza Stato-Regioni, e per quella giuridica in Consulta, dove bisognerà tornare in specie per far valere i principi della sentenza 192/2024. La Regione Puglia ha già annunciato ricorso contro il dec
reto legislativo 147/2026, sul nuovo sistema di finanziamento alle Regioni.  Mentre prepariamo le carte bollate, pensiamo al paradosso della Campania. Siamo una regione giovane, e quindi abbiamo meno finanziamenti per la sanità. Ma siamo giovani anche perché moriamo prima per la minore aspettativa di vita, abbassando così l’età media. In vernacolo napoletano si dice “cornuti e mazziati”. Con il forbito linguaggio dei giuristi diremo invece che l’art.  32 Cost. tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo. Ma vale a Napoli come a Milano?  ---End text---  Author: MASSIMO VILLONE  Heading: l’analisi di MASSIMO VILLONE   l’analisi di MASSIMO VILLONE  Highlight:   Image: -tit_org- Fondi per la sanità la Campania è penalizzata   Campania penalizzata dai fondi per la sanità   -sec_org-
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		<tp:writer>MAssIMO VILLONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, Zaffini: «il Ssn va misurato sui bisogni non sul Pil» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902039103584.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902039103584.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"RIFORMISTA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 04:21:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="75000" Sales="15000" Printing="15000" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100902039103584.PDF"><![CDATA[RIFORMISTA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[SANITÀ, ZAFFINI: «IL SSN VA MISURATO SUI BISOGNI NON SUL PIL»  A. C.   I  l Servizio sanitario nazionale resta sotto pressione, ma i dati vanno letti senza semplificazioni. È la posizione di Francesco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali e Sanità del Senato, che interviene sul Rapporto GIMBE sul Servizio sanitario nazionale, presentato mercoledì alla Camera dall’omonima Fondazione, ricordando anzitutto come lo stesso documento riconosca al sistema italiano buoni esiti di salute, elevata aspettativa di vita e bassa mortalità evitabile.  Zaffini contesta in particolare la lettura dei cosiddetti «tagli invisibili»: «Nei bilanci ci sono 17,5 miliardi in più in quattro anni e il Fondo sanitario è il più alto di sempre». Il nodo, sostiene, è superare il rapporto rigido tra spesa sanitaria e Pil e misurare invece le risorse sui bisogni effettivi, anche alla luce dell’invecchiamento della popolazione.  Restano però criticità reali. Sulle liste d’attesa, Zaffini riconosce che il problema «non va minimizzato» e indica come priorità la disponibilità di dati certi sulle prestazioni erogate nei tempi previsti.  Sul personale, distingue invece tra medici e infermieri: per questi ultimi ammette una carenza strutturale, con un rapporto di 1,3 infermieri per medico contro 2,5 e retribuzioni inferiori rispetto alla media.  Quanto al PNRR, la sfida si sposta ora dai cantieri al personale che dovrà rendere operative le nuove strutture. Il passaggio successivo, secondo Zaffini, sarà definire il costo reale dei LEA Regione per Regione e costruire una programmazione fondata su bisogni, accesso alle cure e capacità effettiva del sistema.  ---End text---  Author: a. c  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanità, Zaffini: «il Ssn va misurato sui bisogni non sul Pil»   -sec_org-
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		<tp:writer>a. c</tp:writer>
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		<title><![CDATA[L'aspettativa di vita è di 83,7 anni ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903264007645.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903264007645.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"SENTINELLA DEL CANAVESE" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 07:39:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="45000" Sales="11000" Printing="11000" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903264007645.PDF"><![CDATA[SENTINELLA DEL CANAVESE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[AOSTA  L’aspettativa di vita è di 83,7 anni  L’aspettativa di vita alla nascita dei valdostani è di 83,7 anni. Lo rivela il nono rapporto Gimbe. Il dato è in linea con  quello nazionale Nel documento viene anche precisato che le spese sanitarie out-ofpocket, sostenute in media direttamente da ciascun valdostano, ammontano a 697 euro, quasi 100 euro in meno rispetto al dato nazionale.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- L'aspettativa di vita è di 83,7 anni   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901651104648.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901651104648.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 40 di <b>"STAMPA ALESSANDRIA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 04:51:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="43436" Sales="4507" Printing="3795" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901651104648.PDF"><![CDATA[STAMPA ALESSANDRIA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il 9° rapporto della Fondazione Gimbe fotografa Livelli essenziali di assistenza, finanziamenti, costi, personale e accessibilità  La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure  L  a Sanità del Piemonte è promossa nell’insieme, rispetto alle altre regioni, ma ci sono comunque quasi 400 mila persone che rinunciano alle cure. Per motivi di costi o di liste d’attesa. Dunque con difficoltà sui territori.  Il 9° Rapporto della Fondazione Gimbe esprime una valutazione positiva per quanto riguarda i Livelli essenziali di assistenza. Ponendo il Piemonte al quarto posto tra Regioni e Province autonome, con 272 punti su 300 nel monitoraggio 2024 (+2 rispetto all'anno precedente). I punteggi per comparto: Prevenzione 95, Distrettuale 90, Ospedaliera 87, con «performance omogenee e solide in tutte le macro-aree». Tuttavia rimangono problemi concreti di accesso a una visita specialistica o un esame diagnostico.  «Il Rapporto Gimbe - spiegano i tecnici - è uno degli strumenti di analisi più utilizzati per fotografare lo stato della sanità pubblica. Attraverso dati di fonti istituzionali, la Fondazione analizza in modo indipendente finanziamenti, servizi, personale, accesso alle cure e differenze fra territori, confrontando le performance delle Regioni e le criticità del Ssn». Dal documento emerge che nel 2024 il 9,2% dei piemontesi ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, per ostacoli di varia natura nell'approdo a visite, esami e cure. Gli abitanti hanno pagato in modo diretto 875 euro ciascuno di spesa sanitaria, contro  una media nazionale di 787. A fronte di un finanziamento sanitario pubblico pro capite nel 2025 di 2.253 euro (la media italiana è di 2.218 euro).  Quanto al personale, i dati piemontesi sono migliori rispetto a quelli generali: sempre con riferimento al 2024, si registrano 13,7 operatori sanitari dipendenti ogni 1000 abitanti (12,1 in Italia), 1,89 medici e 5,19 infermieri. Eppure il problema della carenza di personale resta in evidenza, soprattutto in alcuni settori: medicina generale (433 medici cesseranno l’attività nel triennio, mentre quelli in servizio hanno una media di 1.407 assistiti ciascuno), pediatri di libera scelta (45 smetteranno l’attività, a fronte di 109 mancanti, secondi solo alla Lombardia, e un carico di  ---End text---  Author: PAOLA SCOLA  Heading:   Highlight: Massiccio il ricorso ai gettonisti Mancano ancora medici di famiglia e pediatri di libera scelta   FEDERICO RIBOLDI ASSESSORE REGIONALE SANITÀ  “  Problemi concreti che conosciamo e sui quali siamo impegnati quotidianamente  Image:LA SANITÀ DEL PIEMONTE SPESA SANITARIA PRIVATA (out-of-pocket)  875 € all’anno pro capite (Media Italia: 787 €)  RINUNCIA ALLE CURE (2024)  9,2% dei piemontesi (oltre 391.000 persone) ha dovuto rinunciare ad almeno una visita specialistica o esame diagnostico  CARENZA ATTUALE Mancano circa  463 medici di famiglia  LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA (LEA) Punteggio Complessivo  272 punti su 300 (4° posto nazionale) Area Distrettuale (territorio) 4° posto in Italia Area Ospedaliera 5° posto in Italia Area Prevenzione 6° posto nazionale  CARICO ASSISTENZIALE  ASPETTATIVA DI VITA  Media di 1.407 assistiti  83,6 anni  (oltre la metà dei professionisti supera la soglia critica di 1.500 assistiti)  FONDO SANITARIO NAZIONALE PRO-CAPITE (2025) 2.253 € assegnati a ciascun cittadino piemontese  per medico  PENSIONAMENTI (2025-2028)  433 medici  PERSONALE DIPENDENTE TOTALE 13,7 unità ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 12,1)  raggiungeranno i 70 anni  EMERGENZA PEDIATRI 1.126 bambini per pediatra (Dato peggiore d'Italia Media nazionale: 917) Carenza  109 pediatri Fonte: Rapporto Gimbe 2026  SPESA PER "GETTONISTI" (2025)  57,5 milioni di euro spesi per il personale sanitario esterno  MEDICI DIPENDENTI 1,89 ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 1,84) RAPPORTO INFERMIERI/MEDICI 2,75 (Media Italia: 2,59) Withub -tit_org- La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure   -sec_org-
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		<tp:writer>PAOLA SCOLA</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[AGGIORNATO - La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901650804649.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901650804649.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 40 di <b>"STAMPA ALESSANDRIA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 04:51:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="43436" Sales="4507" Printing="3795" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901650804649.PDF"><![CDATA[STAMPA ALESSANDRIA]]></source>
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nte, ma siamo consapevoli che non basta: la qualità della sanità pubblica si misura anche nella capacità di garantire concretamente a ogni cittadino le cure di cui ha bisogno, nei tempi e nei luoghi appropriati». —  ---End text---  Author: PAOLA SCOLA  Heading:   Highlight: Massiccio il ricorso ai gettonisti Mancano ancora medici di famiglia e pediatri di libera scelta   FEDERICO RIBOLDI ASSESSORE REGIONALE SANITÀ  “  Problemi concreti che conosciamo e sui quali siamo impegnati quotidianamente  Image:LA SANITÀ DEL PIEMONTE SPESA SANITARIA PRIVATA (out-of-pocket)  875 € all’anno pro capite (Media Italia: 787 €)  RINUNCIA ALLE CURE (2024)  9,2% dei piemontesi (oltre 391.000 persone) ha dovuto rinunciare ad almeno una visita specialistica o esame diagnostico  CARENZA ATTUALE Mancano circa  463 medici di famiglia  LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA (LEA) Punteggio Complessivo  272 punti su 300 (4° posto nazionale) Area Distrettuale (territorio) 4° posto in Italia Area Ospedaliera 5° posto in Italia Area Prevenzione 6° posto nazionale  CARICO ASSISTENZIALE  ASPETTATIVA DI VITA  Media di 1.407 assistiti  83,6 anni  (oltre la metà dei professionisti supera la soglia critica di 1.500 assistiti)  FONDO SANITARIO NAZIONALE PRO-CAPITE (2025) 2.253 € assegnati a ciascun cittadino piemontese  per medico  PENSIONAMENTI (2025-2028)  433 medici  PERSONALE DIPENDENTE TOTALE 13,7 unità ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 12,1)  raggiungeranno i 70 anni  EMERGENZA PEDIATRI 1.126 bambini per pediatra (Dato peggiore d'Italia Media nazionale: 917) Carenza  109 pediatri Fonte: Rapporto Gimbe 2026  SPESA PER "GETTONISTI" (2025)  57,5 milioni di euro spesi per il personale sanitario esterno  MEDICI DIPENDENTI 1,89 ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 1,84) RAPPORTO INFERMIERI/MEDICI 2,75 (Media Italia: 2,59) Withub -tit_org- AGGIORNATO - La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure   -sec_org-
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nte, ma siamo consapevoli che non basta: la qualità della sanità pubblica si misura anche nella capacità di garantire concretamente a ogni cittadino le cure di cui ha bisogno, nei tempi e nei luoghi appropriati». —  ---End text---  Author: PAOLA SCOLA  Heading:   Highlight: LA SANITÀ DEL PIEMONTE SPESA SANITARIA PRIVATA (out-of-pocket)  875 € all’anno pro capite (Media Italia: 787 €)  RINUNCIA ALLE CURE (2024)  9,2% dei piemontesi (oltre 391.000 persone) ha dovuto rinunciare ad almeno una visita specialistica o esame diagnostico  CARENZA ATTUALE Mancano circa  463 medici di famiglia  LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA (LEA) Punteggio Complessivo  272 punti su 300 (4° posto nazionale) Area Distrettuale (territorio) 4° posto in Italia Area Ospedaliera 5° posto in Italia Area Prevenzione 6° posto nazionale  CARICO ASSISTENZIALE  ASPETTATIVA DI VITA  Media di 1.407 assistiti  83,6 anni  (oltre la metà dei professionisti supera la soglia critica di 1.500 assistiti)  FONDO SANITARIO NAZIONALE PRO-CAPITE (2025) 2.253 € assegnati a ciascun cittadino piemontese  per medico  PENSIONAMENTI (2025-2028)  433 medici  PERSONALE DIPENDENTE TOTALE 13,7 unità ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 12,1)  raggiungeranno i 70 anni  EMERGENZA PEDIATRI 1.126 bambini per pediatra (Dato peggiore d'Italia Media nazionale: 917) Carenza  109 pediatri Fonte: Rapporto Gimbe 2026  SPESA PER "GETTONISTI" (2025)  57,5 milioni di euro spesi per il personale sanitario esterno  MEDICI DIPENDENTI 1,89 ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 1,84) RAPPORTO INFERMIERI/MEDICI 2,75 (Media Italia: 2,59) Withub   Massiccio il ricorso ai gettonisti Mancano ancora medici di famiglia e pediatri di libera scelta   FEDERICO RIBOLDI ASSESSORE REGIONALE SANITÀ  “  Problemi concreti che conosciamo e sui quali siamo impegnati quotidianamente  Image: -tit_org- La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure   -sec_org-
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nte, ma siamo consapevoli che non basta: la qualità della sanità pubblica si misura anche nella capacità di garantire concretamente a ogni cittadino le cure di cui ha bisogno, nei tempi e nei luoghi appropriati». —  ---End text---  Author: PAOLA SCOLA  Heading:   Highlight: Massiccio il ricorso ai gettonisti Mancano ancora medici di famiglia e pediatri di libera scelta   FEDERICO RIBOLDI ASSESSORE REGIONALE SANITÀ  “  Problemi concreti che conosciamo e sui quali siamo impegnati quotidianamente  Image:LA SANITÀ DEL PIEMONTE SPESA SANITARIA PRIVATA (out-of-pocket)  875 € all’anno pro capite (Media Italia: 787 €)  RINUNCIA ALLE CURE (2024)  9,2% dei piemontesi (oltre 391.000 persone) ha dovuto rinunciare ad almeno una visita specialistica o esame diagnostico  CARENZA ATTUALE Mancano circa  463 medici di famiglia  LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA (LEA) Punteggio Complessivo  272 punti su 300 (4° posto nazionale) Area Distrettuale (territorio) 4° posto in Italia Area Ospedaliera 5° posto in Italia Area Prevenzione 6° posto nazionale  CARICO ASSISTENZIALE  ASPETTATIVA DI VITA  Media di 1.407 assistiti  83,6 anni  (oltre la metà dei professionisti supera la soglia critica di 1.500 assistiti)  FONDO SANITARIO NAZIONALE PRO-CAPITE (2025) 2.253 € assegnati a ciascun cittadino piemontese  per medico  PENSIONAMENTI (2025-2028)  433 medici  PERSONALE DIPENDENTE TOTALE 13,7 unità ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 12,1)  raggiungeranno i 70 anni  EMERGENZA PEDIATRI 1.126 bambini per pediatra (Dato peggiore d'Italia Media nazionale: 917) Carenza  109 pediatri Fonte: Rapporto Gimbe 2026  SPESA PER "GETTONISTI" (2025)  57,5 milioni di euro spesi per il personale sanitario esterno  MEDICI DIPENDENTI 1,89 ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 1,84) RAPPORTO INFERMIERI/MEDICI 2,75 (Media Italia: 2,59) Withub -tit_org- La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure   -sec_org-
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		<tp:ocr><![CDATA[Il 9° rapporto della Fondazione Gimbe fotografa Livelli essenziali di assistenza, finanziamenti, costi, personale e accessibilità  La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure   IL DOSSIER  PAOLA SCOLA  L  a Sanità del Piemonte è promossa nell’insieme, rispetto alle altre regioni, ma ci sono comunque quasi 400 mila persone che rinunciano alle cure. Per motivi di costi o di liste d’attesa. Dunque con difficoltà sui territori.  Il 9° Rapporto della Fondazione Gimbe esprime una valutazione positiva per quanto riguarda i Livelli essenziali di assistenza. Ponendo il Piemonte al quarto posto tra Regioni e Province autonome, con 272 punti su 300 nel monitoraggio 2024 (+2 rispetto all'anno precedente). I punteggi per comparto: Prevenzione 95, Distrettuale 90, Ospedaliera 87, con «performance omogenee e solide in tutte le macro-aree». Tuttavia rimangono problemi concreti di accesso a una visita specialistica o un esame diagnostico.  «Il Rapporto Gimbe - spiegano i tecnici - è uno degli strumenti di analisi più utilizzati per fotografare lo stato della sanità pubblica. Attraverso dati di fonti istituzionali, la Fondazione analizza in modo indipendente finanziamenti, servizi, personale, accesso alle cure e differenze fra territori, confrontando le performance delle Regioni e le criticità del Ssn». Dal documento emerge che nel 2024 il 9,2% dei piemontesi ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, per ostacoli di varia natura nell'approdo a visite, esami e cure. Gli abitanti hanno pagato in modo diretto 875 euro ciascuno di spesa sanitaria, contro  una media nazionale di 787. A fronte di un finanziamento sanitario pubblico pro capite nel 2025 di 2.253 euro (la media italiana è di 2.218 euro).  Quanto al personale, i dati piemontesi sono migliori rispetto a quelli generali: sempre con riferimento al 2024, si registrano 13,7 operatori sanitari dipendenti ogni 1000 abitanti (12,1 in Italia), 1,89 medici e 5,19 infermieri. Eppure il problema della carenza di personale resta in evidenza, soprattutto in alcuni settori: medicina generale (433 medici cesseranno l’attività nel triennio, mentre quelli in servizio hanno una media di 1.407 assistiti ciascuno), pediatri di libera scelta (45 smetteranno l’attività, a fronte di 109 mancanti, secondi solo alla Lombardia, e un carico di  1.126 bambini pro capite, il peggior dato nazionale dove la media è di 917), ma anche urgentisti di Pronto soccorso e professionisti di Emergenza territoriale 118. Un esempio: nel Cuneese al 1° settembre 2026 mancavano 48 dottori per le postazioni 118, su un fabbisogno di 77. Intanto la Regione e le Asl sono ricorse alla soluzione dei «gettonisti», arrivando a spendere 57,54 milioni per contratti di fornitura di personale esterno. Una cifra fra le più alte. Il bilancio, dunque, è di una sanità regionale ai vertici del Paese nei principali indicatori dei Lea, ma alle prese con liste d'attesa, carenza di alcune figure e fuga dei cittadini verso la spesa privata, per ricevere cure in tempi adeguati o rinunciare.  «Le criticità evidenziate dal Rapporto Gimbe - commenta Federico Ribaldi, assessore regionale alla Sanità -, a partire dalle difficoltà di accesso alle cure e dalla carenza di medici di famiglia, pediatri e professionisti sanitari, sono problemi concreti che conosciamo e sui quali siamo impegnati quotidianamente. Difficoltà che interessano l'intero Sistema sanitario nazionale e richiedono interventi strutturali, non soluzioni temporanee. Lavoriamo al rafforzamento della sanità territoriale, a riduzione delle liste d'attesa e valorizzazione del personale sanitario, intervenendo su formazione e attrattività delle professioni e attraverso collaborazioni internazionali con le Università di Torino e del Piemonte Orientale, rispettivamente in Uzbekistan e Albania. L'obiettivo è garantire un'assistenza sempre più accessibile e omogenea su tutto il territorio regionale, comprese le aree montane e periferiche».  Infine: «Come avevamo evidenziato a luglio, il quarto posto nazionale del Piemonte nei 
Lea è un risultato importante, ma siamo consapevoli che non basta: la qualità della sanità pubblica si misura anche nella capacità di garantire concretamente a ogni cittadino le cure di cui ha bisogno, nei tempi e nei luoghi appropriati». —  ---End text---  Author: PAOLASCOLA  Heading: IL DOSSIER  Highlight: Massiccio il ricorso ai gettonisti Mancano ancora medici di famiglia e pediatri di libera scelta  Image:LA SANITÀ DEL PIEMONTE SPESA SANITARIA PRIVATA (out-of-pocket)  875 € all’anno pro capite (Media Italia: 787 €)  RINUNCIA ALLE CURE (2024)  9,2% dei piemontesi (oltre 391.000 persone) ha dovuto rinunciare ad almeno una visita specialistica o esame diagnostico  CARENZA ATTUALE Mancano circa  463 medici di famiglia  LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA (LEA) Punteggio Complessivo  272 punti su 300 (4° posto nazionale) Area Distrettuale (territorio) 4° posto in Italia Area Ospedaliera 5° posto in Italia Area Prevenzione 6° posto nazionale  CARICO ASSISTENZIALE  ASPETTATIVA DI VITA  Media di 1.407 assistiti  83,6 anni  (oltre la metà dei professionisti supera la soglia critica di 1.500 assistiti)  FONDO SANITARIO NAZIONALE PRO-CAPITE (2025) 2.253 € assegnati a ciascun cittadino piemontese  per medico  PENSIONAMENTI (2025-2028)  433 medici  PERSONALE DIPENDENTE TOTALE 13,7 unità ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 12,1)  raggiungeranno i 70 anni  EMERGENZA PEDIATRI 1.126 bambini per pediatra (Dato peggiore d'Italia Media nazionale: 917) Carenza  109 pediatri Fonte: Rapporto Gimbe 2026  SPESA PER "GETTONISTI" (2025)  57,5 milioni di euro spesi per il personale sanitario esterno  MEDICI DIPENDENTI 1,89 ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 1,84) RAPPORTO INFERMIERI/MEDICI 2,75 (Media Italia: 2,59) Withub FEDERICO RIBOLDI ASSESSORE REGIONALE SANITÀ  “  Problemi concreti che conosciamo e sui quali siamo impegnati quotidianamente  Sono 13,7 gli operatori sanitari dipendenti per 1000 abitanti (2024) -tit_org- La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure   -sec_org-
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		<title><![CDATA["Sanità, bene la Liguria" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903129306250.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 36 di <b>"STAMPA SAVONA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Sanità, bene la Liguria”   L’ASSESSORE NICOLÒ  «La Liguria è stata promossa sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza ed è la Regione italiana con il più alto numero di infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale in rapporto alla popolazione». Lo annuncia l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò stando ai dati del 9° Rapporto Gimbe. —  ---End text---  Author: Redazione  Heading: L’ASSESSORE NICOLÒ  Highlight:   Image: -tit_org- “Sanità, bene la Liguria”   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità promossa main 400 mila rinunciano a essere curati = La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903127506260.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 36 di <b>"STAMPA VERCELLI" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità promossa ma in 400 mila rinunciano a essere curati   Il 9° rapporto della Fondazione Gimbe fotografa Livelli essenziali di assistenza, finanziamenti, costi, personale e accessibilità  La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure  L  a Sanità del Piemonte è promossa nell’insieme, rispetto alle altre regioni, ma ci sono comunque quasi 400 mila persone che rinunciano alle cure. Per motivi di costi o di liste d’attesa. Il 9° Rapporto della Fondazione Gimbe esprime una valutazione positiva per quanto riguarda i Livelli essenziali di assistenza. – PAGINA 36    L  a Sanità del Piemonte è promossa nell’insieme, rispetto alle altre regioni, ma ci sono comunque quasi 400 mila persone che rinunciano alle cure. Per motivi di costi o di liste d’attesa. Dunque con difficoltà sui territori.  Il 9° Rapporto della Fondazione Gimbe esprime una valutazione positiva per quanto riguarda i Livelli essenziali di assistenza. Ponendo il Piemonte al quarto posto tra Regioni e Province autonome, con 272 punti su 300 nel monitoraggio 2024 (+2 rispetto all'anno precedente). I punteggi per comparto: Prevenzione 95, Distrettuale 90, Ospedaliera 87, con «performance omogenee e solide in tutte le macro-aree». Tuttavia rimangono problemi concreti di accesso a una visita specialistica o un esame diagnostico.  «Il Rapporto Gimbe - spiegano i tecnici - è uno degli strumenti di analisi più utilizzati per fotografare lo stato della sanità pubblica. Attraverso dati di fonti istituzionali, la Fondazione analizza in modo indipendente finanziamenti, servizi, personale, accesso alle cure e differenze fra territori, confrontando le performance delle Regioni e le criticità del Ssn». Dal documento emerge che nel 2024 il 9,2% dei piemontesi ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, per ostacoli di varia natura nell'approdo a visite, esami e cure. Gli abitanti hanno pagato in modo diretto 875 euro ciascuno di spesa sanitaria, contro  una media nazionale di 787. A fronte di un finanziamento sanitario pubblico pro capite nel 2025 di 2.253 euro (la media italiana è di 2.218 euro).  Quanto al personale, i dati piemontesi sono migliori rispetto a quelli generali: sempre con riferimento al 2024, si registrano 13,7 operatori sanitari dipendenti ogni 1000 abitanti (12,1 in Italia), 1,89 medici e 5,19 infermieri. Eppure il problema della carenza di personale resta in evidenza, soprattutto in alcuni settori: medicina generale (433 medici cesseranno l’attività nel triennio, mentre quelli in servizio hanno una media di 1.407 assistiti ciascuno), pediatri di libera scelta (45 smetteranno l’attività, a fronte di 109 mancanti, secondi solo alla Lombardia, e un carico di  1.126 bambini pro capite, il peggior dato nazionale dove la media è di 917), ma anche urgentisti di Pronto soccorso e professionisti di Emergenza territoriale 118. Un esempio: nel Cuneese al 1° settembre 2026 mancavano 48 dottori per le postazioni 118, su un fabbisogno di 77. Intanto la Regione e le Asl sono ricorse alla soluzione dei «gettonisti», arrivando a spendere 57,54 milioni per contratti di fornitura di personale esterno. Una cifra fra le più alte. Il bilancio, dunque, è di una sanità regionale ai vertici del Paese nei principali indicatori dei Lea, ma alle prese con liste d'attesa, carenza di alcune figure e fuga dei cittadini verso la spesa privata, per ricevere cure in tempi adeguati o rinunciare.  «Le criticità evidenziate dal Rapporto Gimbe - commenta Federico Ribaldi, assessore regionale alla Sanità -, a partire dalle difficoltà di accesso alle cure e dalla carenza di medici di famiglia, pediatri e professionisti sanitari, sono problemi concreti che conosciamo e sui quali siamo impegnati quotidianamente. Difficoltà che interessano l'intero Sistema sanitario nazionale e richiedono interventi strutturali, non soluzioni temporanee. Lavoriamo al rafforzamento della sanità territoriale, a riduzione delle liste d'attesa e valorizzazione del personale sanitario, intervenendo su formazione e attrattività delle professioni e attrav
erso collaborazioni internazionali con le Università di Torino e del Piemonte Orientale, rispettivamente in Uzbekistan e Albania. L'obiettivo è garantire un'assistenza sempre più accessibile e omogenea su tutto il territorio regionale, comprese le aree montane e periferiche».  Infine: «Come avevamo evidenziato a luglio, il quarto posto nazionale del Piemonte nei Lea è un risultato importante, ma siamo consapevoli che non basta: la qualità della sanità pubblica si misura anche nella capacità di garantire concretamente a ogni cittadino le cure di cui ha bisogno, nei tempi e nei luoghi appropriati». —  ---End text---  Author: PAOLA SCOLA  Heading:   Highlight: Massiccio il ricorso ai gettonisti Mancano ancora medici di famiglia e pediatri di libera scelta   FEDERICO RIBOLDI ASSESSORE REGIONALE SANITÀ  “  Problemi concreti che conosciamo e sui quali siamo impegnati quotidianamente  Image:LA SANITÀ DEL PIEMONTE SPESA SANITARIA PRIVATA (out-of-pocket)  875 € all’anno pro capite (Media Italia: 787 €)  RINUNCIA ALLE CURE (2024)  9,2% dei piemontesi (oltre 391.000 persone) ha dovuto rinunciare ad almeno una visita specialistica o esame diagnostico  CARENZA ATTUALE Mancano circa  463 medici di famiglia  LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA (LEA) Punteggio Complessivo  272 punti su 300 (4° posto nazionale) Area Distrettuale (territorio) 4° posto in Italia Area Ospedaliera 5° posto in Italia Area Prevenzione 6° posto nazionale  CARICO ASSISTENZIALE  ASPETTATIVA DI VITA  Media di 1.407 assistiti  83,6 anni  (oltre la metà dei professionisti supera la soglia critica di 1.500 assistiti)  FONDO SANITARIO NAZIONALE PRO-CAPITE (2025) 2.253 € assegnati a ciascun cittadino piemontese  per medico  PENSIONAMENTI (2025-2028)  433 medici  PERSONALE DIPENDENTE TOTALE 13,7 unità ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 12,1)  raggiungeranno i 70 anni  EMERGENZA PEDIATRI 1.126 bambini per pediatra (Dato peggiore d'Italia Media nazionale: 917) Carenza  109 pediatri Fonte: Rapporto Gimbe 2026  SPESA PER "GETTONISTI" (2025)  57,5 milioni di euro spesi per il personale sanitario esterno  MEDICI DIPENDENTI 1,89 ogni 1.000 abitanti (Media Italia: 1,84) RAPPORTO INFERMIERI/MEDICI 2,75 (Media Italia: 2,59) Withub -tit_org- Sanità promossa main 400 mila rinunciano a essere curati  La Sanità del Piemonte promossa nei Lea Ma 400 mila cittadini rinunciano alle cure   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Zanella (Pd): «Salute, si scivola sempre più verso il privato» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903100406985.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"T QUOTIDIANO" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 06:36:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Zanella (Pd): «Salute, si scivola sempre più verso il privato»  n «I dati del rapporto Gimbe mettono in luce una sanità che anche in Trentino scivola sempre più verso il privato». La denuncia arriva dal consigliere provinciale del Partito Democratico Paolo Zanella, che attacca la giunta provincia sulla gestione della sanità alla luce dei dati della Fondazione Gimbe (il T di ieri).  In particolare il consigliere dem accende i riflettori sull'«esplosione della spesa out of pocket». «In Trentino il dato è ben oltre la media nazionale di  787 euro e nel 2024 è arrivato a ben 900 euro, ancora in aumento rispetto a quello del 2023 di 844 euro — sottolinea Zanella — È evidente che si tratta di spesa privata dovuta alla difficoltà di accedere alle prestazioni nel pubblico e non basta legarla alla capacità di spesa media del territorio, visto che negli ultimi anni in Trentino il potere di acquisto è stato eroso più che altrove, mentre il trend dell'out of pocket è in aumento. E questi sono dati del 2024: quale sarà l'entità della spesa privata a carico dei cittadini nel 2026 quando, nel primo semestre, siamo finiti all'ultimo posto nazionale per rispetto dei tempi di attesa?». Inotre per quanto riguarda la mobilità attiva, una quota del 58,3% è determinata dal privato convenzionato. «Questi dati — conclude — rendono ancora più evidente che per salvare il servizio sanitario serve investire urgentemente in pensiero e risorse, lavorando su trattenimento e attrattività del personale, ma anche sulle capacità politiche e manageriale di assessorato e Azienda, attualmente assolutamente inadeguate alla sfida prioritaria della difesa della sanità pubblica».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Zanella (Pd): «Salute, si scivola sempre più verso il privato»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità in Puglia, luci e ombre nel rapporto Gimbe: crescono i Lea ma pesa la fuga per curarsi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903100506986.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"TARANTO BUONASERA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 06:36:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="70000" Sales="14000" Printing="14000" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903100506986.PDF"><![CDATA[TARANTO BUONASERA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[La fotografia dell'agenzia indipendente evidenzia l'esistenza di un passivo milionario per le cure fuori reg one   Sanità in Puglia, luci e ombre nel rapporto Gimbe: crescono i Lea ma pesa la fuga per curarsi   Un quadro deliaglialu della salute pubblica pugliese emerge dalle rilevazioni e dalle analisi contenute nella nona edizione del resoconto pubblicalo dalla Fondazione Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale. Lo suidio esamina risorse, spese ñ criticità dell'assistenza sul territuriu locale.   Risorse finanziarie e spesa dei l'illadini Sul fmnte dei trasferiménti, nel 2025 la quota prò capite assegnata alla regione nell'ambito del l'ondo sanitario nazionale ha raggiunto 2226 euro. superando leggerrnenie il dato medio di 2218 euro rilevalo sul territorio italiano. L'aspettativa di vita stimata alla nascila, sempre riferita al 2025. .si attesta a 83,5 anni, un valore prossimo agli 83,7 anni riscontrali a livello contineniale nazionale. Nel 2024, le famiglie pugliesi hanno registrato una spesa diretta prò capite inviata alla dichiarazione dei redditi pari a 544 euro, cifra nettamente inferiore rispetto ai 787 euro medi registrati nel resto della penisola. Durante il 2025, inoltre, l'amministrazione non ha iscritto a bilancio alcuna somma per reclutare operatori saniiari tramile contratti estemi o ditte fomiirici.   La carenza negli organici saniiari   [ dati relativi al 2024 evidenziano uno scoperto negli organici dipendenti: la struttura sanitaria regionale conta 11.1 addetti ogni 1000 residenti, rispetto alla media italiana di 12.1 unità. Più nello specifico, i medici operanti come dipendenti sono 1,72 ogni 1000 abitanti a fronte dell'1.84 nazionale, menire il personale infermieristico dipendente risulta pari a 4,56 unità ogni 1000 cittadini, contro un parametro nazionale di 4,75. Il rappono tra le due categorie professionali registra tuttavia 2.66 infermieri per ogni medico, un valore superiore al 2,59 rilevalo sul piano   generale.   Qualità dei servizi ed erogazione dei Lea   I parametri del Nuovo Sistema di Cïaran?ia indicano per il 2024 un punteggio complessivo di 242 punti su 300 ne I rassicurare le prestazioni essenziali, posizionando la Puglia al decimo posto tra regioni e province autonome con un incremento di 14 punti su 12023. Nella graduatoria per settori, il tenitorio risulta all'ottavo posto per l'assisienza negli ospedali, all'undicesimo posto nella prevenzione pubblica e al tredicesimo posto nelle attività territoriali distrettuali. Nel 2024, il 10,9 per cento della popolazione, equivalente a 424000 persone, ha rinunciato a ricevere trattamenti saniiari, evidenziando una crescila di 2,5 punii percentuali nel confronto con l'anno antecedente e superando il 9.9 per cento stimato a livello nazionale.   L'impatto economico della mobilità sanitaria   I dati del 2023 confermano un deficit rilevante per i viaggi della salute verso altre regioni, con un saldo negativo pari a 253,2 milioni di euro, in aumento di 23 milioni di euro rispetto al 2022. L'ammontare è sintesi di 123347695 euro di crediti (con un nono posto per atiraiiivilà) e 376593382 euro di debiti (che collocano la regione in quarta posizione). La Puglia figura insieme a Calabria, Campania, Lazio, Sardegna e Sicilia tra le sei realtà che generano il 78,2 per cento dell'imero disavanzo di mobilità passiva in Italia. Nello stesso ambito, la sanità pnvata accreditata pugliese dimostra una forte attrait i va, garantendo il 68,9 per cento del valore economico delle cure erogate ai pazienti provenienti da fuori regione, ponendosi a! lerzu posto nazionale supra la media del 54.5 per cento.   La medicina di base e la pediatria di libera scelta 11 settore dei medici di medicina generale attraversa una fase di contrazione. Tra i 12019 e il 2024 i professi on isti di base nella regione sono d imi ti iti del 26,3 per cenlo. a fronte di una contrazione nazionale del 14,1 per cento. Al ! gennaiu2025, la media regionale conta 1331 assistiti per medico rispetto alla media italiana di 1383. Applicando la quota ideale di I medico ogni 1200 residenti, la sti
ma indica un vuoto organico pari a 279 medici. Proiettando la situa/ione al   2028. sono 702 i medici di famiglia destinati a raggiungere i 70 anni di età per il collocamento a riposo. Situazione differente per la pediatria di libera scella dove, al I gennaio 2025. non emergono carenze rispetto al parametro standard di 1 pediatra ogni 850 assistiti. Il carico medio si colloca a 830 piccoli pazienti per ciascun pediatra, suttu il dato medio i tal lano di 917 e disiante dalla soglia limite di 100Û assistiti. Nel territorio pugliese, 1'84,3 per cento dei minori tra 6 e 13 anni risulta in carico ai pediatri, un valore superiore all'82,9 per cento nazionale. Entro il   2029. tuttavia, saranno 143 i pediatri che compiranno i 70 anni necessari per il pensi onaniento.   -tit_org- Sanità in Puglia, luci e ombre nel rapporto Gimbe: crescono i Lea ma pesa la fuga per curarsi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[L'estate in trincea dell'emergenza: ventimila accessi ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903128206251.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903128206251.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"UNIONE SARDA" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:58:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gallura. La conferenza socio sanitaria  L’estate in trincea dell’emergenza: ventimila accessi 3 0 3 2 6 3  «L’estate del 2027 inizia oggi»: il direttore generale della Asl Gallura Antonio Irione ha raccontato in cifre ai sindaci la stagione appena conclusa, da prima linea, e i progetti per provare ad evitare di ritrovarsi in trincea. Un’analisi di quasi due ore, tracciata insieme ai più stretti collaboratori, senza sconti sulle criticità. La prima è il Pronto soccorso: dati alla mano – con oltre ventimila accessi tra giugno e settembre – la Asl gallurese è stata la prima nell’Isola per numero di pazienti, il solo presidio olbiese – con tredicimila – il secondo ospedale sardo. Il tutto con una pianta organica che definire sot6 3 tostimata è un eufemismo. «Sono stati giorni di grande emergenza», ammette Irione. E i problemi dell’estate tornano anche negli interventi dei sindaci dei comuni costieri, Arzachena, San Teodoro, Trinità. Le guardie mediche turistiche quest’anno c’erano ma con orari insufficienti ad evitare l’assalto al Pronto soccorso. La sindaca di San Teodoro Rita Deretta ha sollecitato un’attivazione anticipata in una stagione sempre più lunga.  «La prima sfida – ha detto Irione – è la ricerca di personale». I dipendenti della Asl Gallura erano 1534 a inizio anno, si conta di arrivare a 1768 per puntare a 2085 il prossimo anno. Le carenze più importanti sono quelle della psichiatria – che è drammatica e con importanti risvolti sociali – e della pediatria. Il sindaco di Bortigiadas Emiliano Deiana, sfoderando i dati Gimbe che mostrano come la Sardegna abbia in realtà un numero alto di medici per abitante, ha sottolineato l’esigenza di un impiego efficace delle risorse. Per quanto riguarda la lista d’attesa è in programma un nuovo sistema: non sarà più il pa3 0 3 2 ziente a dover telefonare più volte in attesa di un posto ma sarà il Cup a prenderlo in carico. Tra le novità, un progetto ad alta tecnologia per il Pronto soccorso di Tempio.  Sarà Settimo Nizzi, come previsto dalla legge, a guidare la conferenza socio-sanitaria in qualità di presidente della provincia. Nell’ufficio di presidenza anche i sindaci dei due capoluoghi (lo stesso Nizzi e Gianna Masu per Tempio) e tre rappresentanti dei distretti. (c.d.r.)  RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:???? ASL  La conferenza socio sanitaria della Asl Gallura -tit_org- L'estate in trincea dell'emergenza: ventimila accessi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[I magheggi di Gimbe sui «tagli» alla sanità ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901638404701.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"VERITÀ" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Le sforbiciate? Calcolate con formule immaginarie. Balle pure sulla carenza di medici</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 04:52:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="223069" Sales="49571" Printing="22371" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100901638404701.PDF"><![CDATA[VERITÀ]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[I magheggi di Gimbe sui «tagli» alla sanità  Le sforbiciate? Calcolate con formule immaginarie. Balle pure sulla carenza di medici   DA NOI OTTIMI DATI SU RICOVERI EVITATI E ASPETTATIVA DI VITA. RECORD DI FONDI STANZIATI  Senatore di Fdi, presidente della commissione Sanità n Nel Rapporto Gimbe sulla sanità registro una brutta deriva politica. Do qualche numero Ocse: l’Italia registra dati migliori di tutti su aspettativa di vita (+2,4 anni), mortalità (35%), ricoveri evitabili (meno della metà). Qui il merito è dei nostri operatori. In particolare, la medicina generale: i ricoveri evitati sono 224 ogni 100.000 abitanti, la media Ocse è 473 e in Germania, il Paese che spende di più, sono 810.  Sui «tagli invisibili»: non sono tagli. Sono la differenza fra la spesa reale e una spesa immaginaria datata 2022, calcolata tenendo ferma una percentuale del Pil. La stessa formula immaginaria, con l’anno base 2019, darebbe 28 miliardi, con il 2010 44, con il 2020 107: un numero che oscilla fra 19 e 107 non è una misura da considerare per programmare. Sono 17,6 i miliardi già messi nel fondo sanitario da questo governo e diventeranno 23 col prossimo bilancio: mai nessun governo aveva messo tanto nella sanità.  Sul Sud e sul riparto. I fondi si dividono pesando l’età, perché gli anziani costano di più.  Le differenze fra Regioni sono del 4% per abitante e non spiegano 4 anni di vita: quelli nascono da organizzazione e condizioni sociali. Intanto, cinque Regioni in più, tre meridionali, hanno raggiunto in un anno i Lea.  Sulla «rinuncia alle cure». I 5,8 milioni vengono da un sondaggio: la stessa domanda posta da Eurostat dà il 3,8%.  Quanto al «debito sanitario che genera interessi»: se esistesse davvero, morirebbero più persone di malattie curabili. Ocse ci dice il contrario.  Sul personale. I 36,8 miliardi «in meno» sono la stessa «supercazzola» dei tagli invisibili: la quota del personale è scesa perché sono cresciuti farmaci innovativi e tecnologie. Non ci mancano i medici, ne abbiamo più di quasi tutta l’Europa. Ma è sugli infermieri che Gimbe ha facile ragione: 1,3 per medico contro 2,5, con stipendi inferiori di un quarto.   E c’è il dato che il Rapporto non cita: 1,5 addetti all’assistenza di lungo termine ogni 100 anziani contro 5 di media Ocse. Lì va indirizzata la prossima battaglia. La medicina generale, infine, non si misura contando le teste: questa regge la cronicità del Paese con una quota di spesa scesa dal 6,2 al 5,1%. Serve recuperare velocemente.  Sul privato: la spesa pubblica verso i convenzionati è al 20,8%, il minimo dal 2012.  Sul Piano di rilancio. Manca ciò che serve per decidere da dove cominciare: bisogni, costo dei Lea Regione per Regione, accesso dalle ricette, capacità di cura. La salute è una cosa seria e va trattata senza bugie.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: FRANCESCO ZAFFINI  Heading: DA NOI OTTIMI DATI SU RICOVERI EVITATI E ASPETTATIVA DI VITA. RECORD DI FONDI STANZIATI  Highlight:   Image:MEDIATICO Nino Cartabellotta -tit_org- I magheggi di Gimbe sui «tagli» alla sanità   -sec_org-
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		<tp:writer>FRANCESCO ZAFFINI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[A Brindisi una nuova scommessa sulla salute ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903135306182.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903135306182.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 22 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 09 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Alba Assicurazione inaugura un'area dedicata alle coperture sanitarie integrative</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:57:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[A Brindisi una nuova scommessa sulla salute Alba Assicurazione inaugura un’area dedicata alle coperture sanitarie integrative  La salute sta cambiando il mestiere dell’assicuratore. E Alba Assicurazioni ha deciso di giocare la sua partita proprio qui. Dopo oltre cinquant’anni di attività a Brindisi, l’agenzia apre una nuova area dedicata a UniSalute e mette al centro uno dei mercati più sensibili del momento: quello delle coperture sanitarie integrative, cresciute insieme alle difficoltà di accesso rapido alle prestazioni e alla trasformazione del welfare italiano.  “Dopo 50 anni ancora qui. Ancora per voi” è lo slogan scelto per l’inaugurazione dei nuovi spazi dedicati a UniSalute, in via Dalmazia 27 a Brindisi. Una formula che guarda alla storia dell’agenzia, iniziata nel 1974 con Cosimo Alba, e alla sua evoluzione. Da allora il mercato assicurativo è cambiato, così come le  esigenze delle famiglie e delle imprese.  “Oggi una delle trasformazioni più evidenti riguarda proprio il rapporto fra assicurazione e salute”, spiega Gianluca Alba, agente assicurativo e titolare dell’agenzia.  I numeri spiegano perché. Nel 2024 5,8 milioni di italiani, pari al 9,9 percento della popolazione, hanno rinunciato a visite specialistiche o accertamenti diagnostici per liste d’attesa, difficoltà economiche o problemi di accesso alle strutture. Solo le attese troppo lunghe hanno costretto a rinunciare alle prestazioni il 6,8 percento della popolazione, contro il 4,5 percento dell’anno precedente e il 2,8 percento del 2019. “È un dato che fotografa una pressione crescente sul Servizio Sanitario Nazionale e, insieme, spiega l’aumento  della domanda di strumenti integrativi.  In questo spazio, sempre più ampio, la sanità integrativa assume un ruolo diverso rispetto al passato: per famiglie e lavoratori è uno degli strumenti con cui cercare di ridurre tempi, costi e incertezze nell’accesso alle cure”, osserva Alba.  Un segnale significativo arriva ora, dal settore pubblico. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha attivato una copertura sanitaria integrativa per il personale scolastico, rivolta a una platea di oltre 1,2 milioni di dipendenti.  La copertura è gestita da UniSalute, in coassicurazione con Poste Assicura e Intesa Sanpaolo Protezione, nell’ambito della procedura pubblica avviata per il comparto scuola, e comprende prestazioni come visite specialistiche, ricoveri, prevenzione cardiovascolare, cure odontoiatriche e spese legate al parto. “È un passaggio che va oltre il mondo della scuola”, sottolinea Gianluca Alba.  “Mostra quanto il confine fra sanità pubblica e strumenti integrativi stia diventando più complesso: di fronte alle  difficoltà di ottenere alcune prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale, anche il settore pubblico investe in forme di welfare che consentono ai lavoratori di accedere al sistema sanitario convenzionato. Più che una sostituzione del servizio pubblico, si tratta di un secondo livello di tutela che fino a  pochi anni fa era appannaggio delle grandi aziende e di specifiche categorie professionali”.  Per il settore assicurativo significa trovarsi davanti a un mercato che cambia pelle. Ed è su questo terreno che Alba Assicurazioni ha deciso di investire.  La nuova area UniSalute nasce da  un’attività che l’agenzia svolge già attraverso un call center dedicato, ma introduce un modello strutturato.  Nei nuovi locali lavorano insieme la componente commerciale e quella dell’assistenza, per seguire il cliente nei rapporti con i centri convenzionati, nelle procedure previste dalle coperture e nelle necessità legate alle prestazioni sanitarie. “Il punto è questo: trasformare un prodotto assicurativo in un servizio più semplice da utilizzare”, spiega Alba.  Chi sottoscrive una copertura sanitaria, infatti, vuole sapere dove rivolgersi, quali strutture utilizzare, quali procedure seguire e in quali tempi. “In un settore nel quale la qualità percepita dipende sempre più dall’esperienza del cliente, la differenza si gioca anche sulla capacità di eliminare passaggi e rendere più diretto il rapporto con la r
ete sanitaria”.  L’investimento dei fratelli Alba si inserisce così in una trasformazione più ampia dell’azienda. Dalla prima agenzia aperta da Cosimo Alba all’ingresso dei figli Gianluca e Alessia, fino al passaggio generazionale avviato nel 2000, l’impresa familiare ha per gradi ampliato competenze, organizzazione e servizi.  Una struttura che oggi comprende direzione commerciale, collaboratori, subagenti e personale specializzato e che sceglie di investire in uno dei comparti più dinamici del mercato assicurativo.  Al di là dei metri quadrati in più o della nuova insegna, il punto è capire come stia cambiando il lavoro dell’assicuratore: per decenni il settore si è identificato soprattutto con auto, casa, impresa e previdenza. “Oggi la salute occupa uno spazio crescente e richiede competenze specifiche, reti convenzionate, tecnologia e assistenza.  Per noi i cinquant’anni di vita segnano il punto dal quale leggere il prossimo mercato”, conclude Gianluca Alba. E la nuova area UniSalute dice con chiarezza dove l’azienda ha deciso di guardare.  www.assicurazionialba.it  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:GIANLUCA E ALESSIA ALBA -tit_org- A Brindisi una nuova scommessa sulla salute   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Dal Senato c'é il primo si alla legge che vuole modernizzare le farmacie ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903133606197.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/09/2026100903133606197.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"VERITÀ" </b>  del 09 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 05:57:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Dal Senato c’è il primo sì alla legge che vuole modernizzare le farmacie   Il sottosegretario alla Salute, Gemmato: «Più vicine ad anziani, fragili e malati cronici»  n L’industria farmaceutica italiana corre, la legislazione arranca. A disciplinare un settore innovativo concorrono ancora norme che risalgono ai regi decreti del 1934 e del 1938.  Marcello Gemmato ha citato in Senato 700 provvedimenti e un centinaio di norme, spesso sovrapposti. È questo il groviglio che il sottosegretario alla Salute vuole sciogliere con il riordino della legislazione farmaceutica.  Il 7 ottobre il Senato ha approvato il disegno di legge delega; ora il testo passa alla Camera. Il Testo unico non è ancora legge, ma il primo passo è compiuto. «Non stiamo mettendo in campo una misura di carattere economico», ha spiegato Gemmato dopo il voto. Il progetto, discusso con operatori e Parlamento, nasce per ricomporre regole frammentate e superare la logica dei «provvedimenti spot».  Dietro la semplificazione c’è, però, un problema sostanziale: garantire che l’accesso ai medicinali non sia ostacolato da procedure complicate o distanze territoriali. Per il sottosegretario, farmacista di formazione, al centro restano anziani, malati cronici e persone fragili.  Il primo terreno su cui misurare il cambiamento è la distribuzione dei farmaci. Una terapia efficace, se difficile da reperire, rischia di restare soltanto sulla carta. La delega indica perciò la revisione delle regole di distribuzione, con l’obiettivo di rendere l’accesso più equo, continuativo e personalizzato. C’è anche un risvolto per i conti pubblici: seguire regolarmente le cure può contribuire a prevenire complicazioni e ricoveri.  In questo disegno la farmacia territoriale assume un ruolo più ampio della semplice consegna dei medicinali.  Prevenzione, televisite, telemonitoraggio e collaborazione con medici e specialisti possono avvicinare l’assistenza ai cittadini, soprattutto nei comuni più piccoli. Su questo fronte Gemmato ha ricordato un risultato già acquisito: la legge di Bilancio 2026 ha integrato stabilmente la farmacia dei servizi nel Servizio sanitario nazionale, destinandole 50 milioni di euro annui. Resta la sfida dell’applicazione sul territorio: Marco Cossolo, presidente di Federfarma, ha sottolineato la necessità di rendere l’offerta dei servizi più omogenea tra le Regioni.  C’è poi il fronte della sicurezza degli approvvigionamenti. L’Italia è un grande  produttore di farmaci, ma dipende dall’estero per parte dei principi attivi e degli eccipienti, soprattutto asiatici.  Crisi diplomatiche e interruzioni delle filiere possono tradursi in carenze di medicinali. La delega punta quindi a favorire la produzione nazionale, fino ai prodotti finiti: non un’autosufficienza promessa per decreto, ma il riconoscimento di una vulnerabilità industriale che può incidere sulla continuità delle cure.  Più complesso il capitolo della spesa. Il testo prevede la revisione dei tetti e dei meccanismi di payback, con cui le aziende contribuiscono a coprire gli sforamenti. Gemmato ha rivendicato l’eliminazione, dal 2026, della quota destinata alle Regioni del contributo dell’1,83%. Sul riassetto più ampio restano interrogativi: le opposizioni contestano l’ampiezza della delega e chiedono garanzie sulle risorse e sui costi per i territori. Il confronto proseguirà sui decreti attuativi.  La riforma tocca infine i dati: integrazione delle informazioni su prescrizioni, consumi e scorte, strumenti per individuare prima le carenze e ridurre gli adempimenti. Il Senato ha fissato per i decreti legislativi un termine di dodici mesi dall’entrata in vigore della futura legge, sostituendo la scadenza originaria del 31 dicembre 2026.  G e m m ato ha ringraziato parlamentari e operatori e ha auspicato un rapido esame alla Camera. Dopo il primo sì del Senato, il punto non è soltanto quante norme saranno accorpate. È capire se il riordino riuscirà a tradursi in un accesso ai medicinali più semplice e uniforme, soprattutto per chi incontra ogni giorno le maggiori difficoltà nel curarsi.  © RIPRODUZIONE
 RISERVATA  ---End text---  Author: MICOL FERRARA  Heading:   Highlight:   Image:DECISO Marcello Gemmato -tit_org- Dal Senato c'é il primo si alla legge che vuole modernizzare le farmacie   -sec_org-
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		<tp:writer>Micol Ferrara</tp:writer>
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