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		<title><![CDATA[«Risorse ridotte per la sanità» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801778805930.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"ADIGE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rapporto Gimbe In tre anni «tagli invisibili» per 18 miliardi: 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure  «Risorse ridotte per la sanità»  ROMA - Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Prodotto interno lordo.  Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato ieri.  I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%.  Il risultato è che all'appello mancano 18,8 miliardi per la sanità. «È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente del Gimbe Nino Cartabellotta.  Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del governo, toccherà alle  Uno stetoscopio su alcuni moduli medici (iStock) Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe.  Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario. Nel 2025, su un totale di 190,1 miliardi di euro di spesa sanitaria in Italia, 42,4 miliardi sono stati proprio a loro carico.  Non stupisce allora che lo scorso anno sia cresciuta del 10,1% la spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni.   L'altra faccia della medaglia è la rinuncia a visite ed esami, un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di italiani.  «Se il servizio pubblico arretra, fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura», dice ancora Cartabellotta.  Non va affatto meglio dal punto di vista del personale sanitario. La riduzione della quota destinata agli stipendi sul totale della spesa sanitaria ha sottratto ai professionisti 36,8 miliardi dal 2012 fino a oggi, contribuendo a un calo dell'attrattività del pubblico: oggi circa un medico su quattro e un infermiere su cinque lavorano fuori dal servizio sanitario.  «L'analisi è molto chiara: è un taglio silenzioso, una tassa Meloni che finiscono per pagare i cittadini di tasca propria quando devono andare a curarsi», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sottolineato che la priorità del Pd «è portare la spesa sanitaria alla media europea del 7% del Pil».  «Con i tagli alla sanità, Meloni si paga le armi», aggiungono in una nota i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato.  Critiche al Rapporto, invece, arrivano dalla maggioranza: «Non è una fotografia neutrale. I cosiddetti “tagli invisibili” sono un esercizio contabile: limitarsi al rapporto col Pil, senza dire che il finanziamento nominale è ai massimi, è una lettura di parte», afferma la senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato Licia Ronzulli.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Risorse ridotte per la sanità»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[AGGIORNATO - «Risorse ridotte per la sanità» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801778905931.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"ADIGE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rapporto Gimbe In tre anni «tagli invisibili» per 18 miliardi: 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure  «Risorse ridotte per la sanità»  ROMA - Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Prodotto interno lordo.  Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato ieri.  I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%.  Il risultato è che all'appello mancano 18,8 miliardi per la sanità. «È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente del Gimbe Nino Cartabellotta.  Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del governo, toccherà alle  Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe.  Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario. Nel 2025, su un totale di 190,1 miliardi di euro di spesa sanitaria in Italia, 42,4 miliardi sono stati proprio a loro carico.  Non stupisce allora che lo scorso anno sia cresciuta del 10,1% la spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni.   L'altra faccia della medaglia è la rinuncia a visite ed esami, un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di italiani.  «Se il servizio pubblico arretra, fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura», dice ancora Cartabellotta.  Non va affatto meglio dal punto di vista del personale sanitario. La riduzione della quota destinata agli stipendi sul totale della spesa sanitaria ha sottratto ai professionisti 36,8 miliardi dal 2012 fino a oggi, contribuendo a un calo dell'attrattività del pubblico: oggi circa un medico su quattro e un infermiere su cinque lavorano fuori dal servizio sanitario.  «L'analisi è molto chiara: è un taglio silenzioso, una tassa Meloni che finiscono per pagare i cittadini di tasca propria quando devono andare a curarsi», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sottolineato che la priorità del Pd «è portare la spesa sanitaria alla media europea del 7% del Pil».  «Con i tagli alla sanità, Meloni si paga le armi», aggiungono in una nota i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato.  Critiche al Rapporto, invece, arrivano dalla maggioranza: «Non è una fotografia neutrale. I cosiddetti “tagli invisibili” sono un esercizio contabile: limitarsi al rapporto col Pil, senza dire che il finanziamento nominale è ai massimi, è una lettura di parte», afferma la senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato Licia Ronzulli.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Uno stetoscopio su alcuni moduli medici (iStock) -tit_org- AGGIORNATO - «Risorse ridotte per la sanità»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Aspettativa di vita: siamo primi in Italia ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803252907503.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"ADIGE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Aspettativa di vita: siamo primi in Italia   REPORT GIMBE  È stato presentato ieri a Roma il 9° Rapporto della Fondazione Gimbe, che ha fotografato la salute della sanità italiana e trentina.  Per quanto riguarda la nostra provincia, emerge come l’aspettativa di vita alla nascita (dati 2025) sia pari a 85 anni (media nazionale 83,7). Per quanto riguarda il personale sanitario i dati sono riferiti al 2024: si registrano 15,6 unità di personale dipendente ogni 1.000 abitanti (media Italia 12,1).  Nel dettaglio 2,04 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,84) e 5,60 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,75).  Interessante il dato sulla spesa sanitaria out of pocket (le prestazioni sanitarie che i cittadini pagano direttamente di tasca propria): nel 2024 la spesa dei trentini è stata pari a 900 euro, contro una media italiana di 787 euro. Un segnale, questo, di una privato che va forte.  ---End text---  Author: Redazione  Heading: REPORT GIMBE  Highlight:   Image: -tit_org- Aspettativa di vita: siamo primi in Italia   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Risorse ridotte per la sanità» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801779105929.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"ALTO ADIGE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[I "tagli invisibili" della sanità Mancano fondi per 19 miliardi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035203550.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[I “tagli invisibili” della sanità Mancano fondi per 19 miliardi  N  egli ultimi 4 anni il Fondo sanitario nazionale (Fsn) ha perso 18,8 miliardi di euro.  “Tagli invisibili”, stando ad una prima lettura: perché nel periodo 2023-2026 il Fsn è aumentato di 17,5 miliardi, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 del 2026. E allora? A svelare il paradosso è il nono Rapporto sul Servizio sanitario nazionale (Ssn) della Fondazione Gimbe: i numeri cambiano se il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese. Nel 2022, dice Gimbe, il Fsn rappresentava il 6,27% del Pil; negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, e al 6,14% quest’anno. Se nel periodo 2023-2026 il rapporto Fsn-Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi in più. «Il finanziamento nominale è aumentato – spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta – ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn. È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn-Pil del 2022». Dal 2010 al 2026, «il Fsn nominale è cresciuto di 37,5 miliardi ma, al netto dell’inflazione generale Istat, nel 2026 il finanziamento è tornato ai livelli del 2010».  È uno dei passaggi più importanti del Rapporto, per il quale il Ssn continua «a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile». Ma, avverte Gimbe, se il diritto alla salute è sempre più condizionato dal luogo di residenza e dalle condizioni economiche, significa che il Ssn sta smarrendo i principi di universalità, uguaglianza ed equità. Il confronto con gli altri Paesi indica una distanza notevole: nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse. La spesa pubblica pro-capite ammonta a 3.952 dollari a parità di potere d’acquisto: 909 in meno della media Ocse e 1.013 dollari in meno della media europea. «Una voragine – commenta Cartabellotta – scavata negli ultimi 15 anni da governi di ogni colore, che ha allontanato l’Italia dal resto d’Europa», ponendola all’ultimo posto tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite.  E le cose non cambieranno, insiste Gimbe, perché il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) prevede una spesa sanitaria in aumento in termini nominali, ma in calo dal 6,4% del Pil nel 2026 e al 6,3% nel 2027-2029. Quindi «si amplia ulteriormente la forbice tra previsioni di spesa ed entità del Fsn: 7,6 miliardi di euro nel 2027, 10,7 nel 2028 e 14 miliardi nel 2029, per un divario cumulativo di 32,3 miliardi»  che ricadrà, ammette Cartabellotta, sui bilanci delle Regioni.  Secondo il Rapporto, nel 2025 il riparto del Fsn indistinto assegna in media 2.218 euro per abitante, con valori compresi tra i 2.319 del Molise e i 2.143 di Bolzano. La Campania, con 2.173 euro, ottiene la quota pro-capite più bassa tra le Regioni a statuto ordinario. «È emblematico – rileva Cartabellotta –: la regione più giovane d’Italia riceve meno risorse pro-capite della media nazionale, nonostante condizioni socio-economiche sfavorevoli e una speranza di vita alla nascita quasi tre anni inferiore a quella di Trento».  Un capitolo dello studio è dedicato all’accessibilità alle cure: nel  2024 oltre 5,8 milioni di persone (il 9,9% della popolazione), hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami, rispetto al 7,6% del 2023: circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d’attesa e 3,1 milioni per motivi economici. Eppure, nel 2024, 18 regioni e province autonome su 21 risultano adempienti ai Livelli essenziali di assistenza (Lea), contro le 13 del 2023. E dal 30 ottobre, ricorda Cartabellotta, «saranno in vigore i Lea aggiornati, dopo un’attesa di quasi 10 anni».  Note dolenti anche dalla spesa per il personale dipendente e convenzionato che nel 2025 ammonta a  52,2 miliardi di euro. La sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,
9%. Se questa quota negli anni fosse rimasta invariata, Gimbe calcola che nel periodo 2012-2025 sarebbero stati destinati al personale 36,8 miliardi in più. I medici? Non mancano affatto, visto che in Italia sono 5,8 per 1.000 abitanti (media Ocse: 4,0). Tuttavia, dei 339.256 camici bianchi, almeno 88.258 (26,1%) non lavorano nel Ssn né frequentano percorsi formativi. Le carenze si concentrano in alcune specializzazioni e nell’assistenza primaria: in particolare, mancano 5.716 camici bianchi di medicina generale. Per gli infermieri il problema è innanzitutto quantitativo: l’Italia ne conta 6,9 ogni 1.000 abitanti contro 9,7 della media Ocse.  E gli obiettivi del Pnrr? Il monitoraggio Gimbe mostra che «il raggiungimento degli obiettivi non è integralmente verificabile. Ciò non implica il mancato raggiungimento dei target, ma non consente di verificarne integralmente il conseguimento in maniera indipendente». Il Rapporto aggiorna poi il Piano di rilancio del Ssn di Gimbe: «Serve una strategia organica che integri un finanziamento pubblico adeguato ai bisogni di salute, una governance Stato-Regioni capace di ridurre i divari, l’aggiornamento continuo e l’uniforme esigibilità dei Lea, il rilancio delle politiche sul personale sanitario, il potenziamento del territorio e l’integrazione con ospedale e servizi sociali, la riduzione di sprechi e inefficienze, la governance del rapporto pubblico-privato, il riordino della sanità integrativa e gli investimenti in prevenzione, ricerca e digitalizzazione».  ---End text---  Author: VITO SALINARO  Heading:   Highlight: A livello internazionale si accentua il divario tra il Ssn e gli altri Paesi: «Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da Governi di ogni colore, che ha allontanato l’Italia dal resto d’Europa»   La Fondazione Gimbe: la dotazione del Fsn rispetto al Pil è scesa al 6,1% nel 2026 Diritto alla salute condizionato da reddito e Cap; quasi 6 milioni rinunciano a visite o esami  Image: -tit_org- I “tagli invisibili” della sanità Mancano fondi per 19 miliardi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Il pieno che manca = Accise mobili, Meloni ci pensa Pressing sulla flessibilità Ue ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801722704373.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Meloni sollecita a mantenere il tetto sui carburanti e pensa a nuovi interventi sulle accise Il rapporto: la sanità ha "perso" 19 miliardi di minori investimenti. Rinuncia alle cure</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL FATTO Oggi il giorno decisivo con il voto finale sulla riforma elettorale. Tensioni sul mercato dei titoli di Stato  Il pieno che manca Meloni sollecita a mantenere il tetto sui carburanti e pensa a nuovi interventi sulle accise Il rapporto: la sanità ha “perso” 19 miliardi di minori investimenti. Rinuncia alle cure   Accise mobili, Meloni ci pensa Pressing sulla flessibilità Ue  VITO SALINARO  Il “caro-carburanti” e l’inflazione continuano a minare i conti pubblici. La premier ci ripensa sul meccanismo delle accise mobili, ma resta cauta: «Abbiamo 160 milioni, aspettiamo però per capire se regge il “price cap”». Eni intanto taglia il suo gasolio a 2,21 euro. Lo spread arriva a 115 e il Fmi rilancia l’allarme debiti. Meloni insiste anche sulla nuova flessibilità Ue: «C’è interesse, non siamo solo noi».  E sempre a proposito di conti pubblici, di ieri i nuovi dati Gimbe sulla sanità: persi 19 miliardi in termini di minori investimenti.  Campisi e Guerrieri pagg. 7 e 9    Roma  S  i accavallano i piani sul fronte dei conti pubblici, con la manovra 2027 alle porte. Ci sono sempre le spine dei carburanti, che inducono la premier Giorgia Meloni a preannunciare un possibile ripensamento sul meccanismo delle accise mobili: «Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo». E c’è lo spread tornato in ebollizione: ieri ha ripreso a risalire a 115,2 punti soprattutto perché, mentre i rendimenti del Bund tedesco sono un po’ scesi, quelli sul Btp decennale sono tornati al 4,62%.  Sono notizie che, facendo salire la spesa per interessi, restringono gli spazi di bilancio. Tanto più che dalle banche, per bocca del presidente  dell’Abi, Antonio Patuelli, è giunto un secco no a eventuali nuovi “contributi”, come vorrebbe la Lega: «C’è già un accordo triennale», ha ricordato (con misure da circa 10 miliardi), e «gli accordi si rispettano».  Ecco che vanno trovati altrove Lo spread nuovi fondi per il tensioni s bilancio. E quindi Stato. Dal Meloni, dal vertidebiti.  E l’ ce Med9 di Spalaa nuovi “ to, in Croazia, ha ripreso il pressing anche sul versante europeo: sulla nuova flessibilità chiesta a causa della spirale inflattiva che fa sballare tutti i conti 2027, ha premesso che «è un tema che non ha posto soltanto l’Italia» e «mi pare che ci sia interesse» perché è una proposta «di buon  senso, certo non stiamo chiedendo una spesa libera perché vogliamo essere allegri». E Palazzo Chigi sembra quasi trovare una sponda nell’allarme rilanciato dal Fondo monetario internazionale sui debiti pubblici: «I governi si sale a 115, trovano di fronte a scelte politiche i titoli di molto dure per mi allarme contenere la spebi dice no sa pubblica e conontributi” trastare il forte aumento dei rendimenti obbligazionari, è urgente ricostruire lo spazio di manovra fiscale», afferma l’analisi di Kristalina Georgieva, direttrice Fmi. Dall’Europa arrivano invece segnali ambivalenti: fonti Ue precisano che il Patto di stabilità già prevede che si tenga conto di un’inflazione più elevata, mentre la presidente Ursula von der Leyen ha sostenuto, dopo un incontro con Macron, che i prezzi dell’energia saranno comunque al centro del Consiglio Ue del 15 -16.  Intanto, però, c’è da pensare alla corsa dei carburanti, che crea problemi ovunque. Ieri, in media, il prezzo della benzina è sceso e quello del gasolio risalito; tuttavia - malgrado lo sconto fiscale sia finito - Eni, compagnia pubblica, ha voluto dare un altro cenno di buona volontà abbassando di 4 centesimi il costo del suo gasolio, portato a 2,21 euro al litro, una mossa commerciale dovuta a un ultimo, brusco calo delle quotazioni internazionali. In generale, però, i prezzi hanno segnato valori medi di 2,28 euro. Da qui l’annuncio di Meloni: «A settembre abbiamo oltre 160 milioni» spendibili per le accise mobili, ha constatato, «ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli così o tenerli come provvista», in attesa di capire se reggerà il tetto accettato dalle 4 compagnie “big”.  In mezzo a tutti questi piani si trova il ministro Giancarlo Giorgetti, che tiene saldo l’equilibrio di bilancio. 
 «Alla tenuta dei conti pubblici è legata la sicurezza del Paese. Osservando quello che accade sui mercati finanziari internazionali sappiamo perfettamente quanto sia importante mandare segnali di serietà», ha rimarcato ieri il titolare del Mef, che oggi e domani sarà in Lussemburgo per Eurogruppo ed Ecofin dove cercherà dei varchi. Intanto incassa lo sforamento del deficit (il primo, quello già concordato) per energia e difesa: oggi dovrebbe ricevere l’ok di Bruxelles; con esso il governo punta ad uscire nel 2027 dalla procedura di deficit, evitando così che le ulteriori spese per tali voci siano contabilizzate a livello Ue.  ---End text---  Author: EUGENIO FATIGANTE  Heading:   Highlight: Lo spread risale a 115, tensioni sui titoli di Stato. Dal Fmi allarme debiti. E l’Abi dice no a nuovi “contributi”   Carburanti, i prezzi restano alti ed Eni abbassa il gasolio a 2,21 euro al litro La premier: in cassa 160 milioni spendibili, però aspettiamo per capire se regge il tetto E sulla richiesta di mani più libere per l’inflazione, in Europa «c’è interesse»  Image:La premier Giorgia Meloni a Spalato, al vertice Med9/Ansa -tit_org- Il pieno che manca  Accise mobili, Meloni ci pensa Pressing sulla flessibilità Ue   -sec_org-
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		<tp:writer>EUGENIO FATIGANTE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Quasi 19 miliardi di "tagli invisibili" alla sanità italiana ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803182807698.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 29 di <b>"CITTADINO DI LODI" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 08:09:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[GIMBE Oltre 5,8 milioni di cittadini rinunciano a visite  Quasi 19 miliardi di “tagli invisibili” alla sanità italiana  Negli ultimi quattro anni sono stati 18,8 miliardi i “tagli invisibili” alla sanità italiana. È quanto emerge dal 9° Rapporto Gimbe, presentato ieri alla Camera. Un documento che fotografa lo “stato di salute” del Ssn analizzando finanziamento pubblico e riparto delle risorse alle Regioni, spesa sanitaria, Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), sprechi e inefficienze, personale sanitario, Missione 6 Salute del Pnrr e ruolo del privato in sanità. Secondo il report, nel periodo 2023-2026 il Fondo Sanitario Nazionale è aumentato di 17,5 miliardi, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Ma il quadro cambia se il finanziamento viene rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil; negli  anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l’eccezione del 6,14% del 2026. Se nel periodo 2023-2026 il rapporto Fondo sanitario/Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Servizio Sanitario Nazionale avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi in più.  Come riporta Gimbe, inoltre, nel 2024 oltre 5,8 milioni di italiani, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di avere rinunciato a una o più visite o esami. Un dato in aumento rispetto al 7,6% del 2023. n  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Nino Cartabellotta (Gimbe) -tit_org- Quasi 19 miliardi di “tagli invisibili” alla sanità italiana   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Salvate il Ssn: da Gimbe il piano per il rilancio ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802161801580.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"CONQUISTE DEL LAVORO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:50:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[CHIERCHIA (CISL FP): servono risorse certe per la piena valorizzazione del personale  Salvate il Ssn: da Gimbe il piano per il rilancio  Q  uasi 19 miliardi di euro: sono quelli persi dal Ssn tra il 2023 e il 2026, nonostante l'aumento di 17,5 miliardi delle risorse destinate al Fondo sanitario, passate da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026: è quanto emerge dal 9° Rapporto Gimbe presentato alla Camera. Seguendo l'analisi esposta dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, malgrado negli ultimi 3 anni si sia registrato un aumento del finanziamento nominale del Fondo sanitario, si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn. “È il fenomeno dei tagli invisibili” ha detto Cartabellotta. “Non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto del 2022”, quando il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil, mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Altro dato da sottolineare è la crescita di 37,5 miliardi del Fondo sanitario intervenuta dal 2010 al 2026, condizione “annul lata”dall'inflazione, dall'aumento dei bisogni di una popolazione che invecchia e dai costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche, che hanno sostanzialmente fatto tornare il finanziamento ai livelli del 2010. Una situazione che potrebbe non cambiare, visto che nel Documento programmatico di finanza pubblica per il prossimo triennio si prevede “una spesa sanitaria in aumento in termini nominali, ma in calo dal 6,4% del Pil nel 2026 al 6,3% nel 2027-2029. Inoltre, secondo Gimbe, nel triennio 2027-2029 si amplia ulteriormente la forbice tra previsioni di spesa ed entità del Fondo sanitario.  “Poiché spetta allo Stato garantire il finanziamento dei Lea, il nodo è capire con quali risorse verrà colmato questo divario” ha dichiarato il presidente Gimbe, secondo il quale in assenza di ulteriori stanziamenti, la spesa ricadrà sulle Regioni, le quali saranno costrette o ad aumentare le imposte o a tagliare i servizi, con evidenti costi per i cittadini, nei confronti dei quali il Ssn “ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo”.  Criticità che “non cancellano il diritto alla tutela della salute, ma  ne compromettono l’effettiva esigibilità, sempre più condizionata dal Cap di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami”. Nel 2024, infatti, sono stati più di 5,8 milioni coloro che lo hanno fatto, rispetto al 7,6% del 2023. “E' in gioco la tenuta del patto sociale” ha detto Cartabellotta. Altro fenomeno che sta erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità del Ssn, è la crisi del personale sanitario, la cui spesa nel 2025 ammonta a 52,2 miliardi di euro, anche se l'incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9%. Secondo Gimbe, se la quota fosse rimasta invariata, tra il 2012 e il 2025 al personale sarebbero stati destinati 36,8 miliardi di euro in più. Un dato che, per il presidente Cartabellotta, ha fatto perdere al Ssn la sua attrattività, portando alla grande fuga dei “camici bianchi” che non accenna a rallentare. Infine le diseguaglianze territoriali e sociali: nel 2024 sono 18 su 21 le Regioni e le province autonome risultate inadempienti ai Lea, contro le 13 del 2023. Disparità confermate anche dalla mobilità sanitaria interregionale che nel 2023 ha raggiunto 5,15 miliardi di euro: il valore più elevato dal 2010. Una situazione preoccupante quella del Ssn, per il cui rilancio Gimbe ha presentato un piano in 16 punti, per “preserva re uno strumento di democrazia e coesione sociale e una leva per lo sviluppo economico del Paese.  “Un Ssn che continua a garantire risposte fondamentali ai cittadini, ma che rischia di entrare in una crisi irreversibile se non si interviene sulle risorse, sull’orga nizzazione e, soprattutto, sulla valorizzazione del personale” come dichiarato dal segretario generale Cisl Fp, Roberto Chierchia.  “Non si può pensare - ha detto di mettere in sicurezza il
 Ssn senza investire sulle persone che lo fanno funzionare ogni giorno. Per questo occorre accelerare l’iter di certificazione del CCNL della Sanità 2025-2027 e aprire immediatamente la prossima tornata contrattuale per il triennio 2028-2030, incrementando ulteriormente le risorse già stanziate per colmare il divario retributivo dalle principali economie europee”. Chierchia ha chiesto, inoltre, al Governo di superare rapidamente misure ormai anacronistiche, a partire dai tetti di spesa sul salario accessorio degli enti del Ssn e di estendere anche ai lavoratori pubblici la detassazione all’1% delle somme percepite a titolo di produttività”.  Importante per il segretario Fp Cisl anche “il peso ormai strutturale del privato accreditato nella risposta sanitaria del Paese. Rappresenta l’85,1% dell’assistenza residenziale, il 78,4% di quella riabilitativa, il 72,8% della semi-residenziale e il 59,7% della specialistica ambulatoriale. Pubblico e privato sono due componenti di una stessa risposta ai bisogni di salute del Paese e la qualità di entrambe passa dalla qualità del lavoro. Ecco perché - ha concluso rilanciamo la sfida del Libro Verde della Cisl sul welfare: costruire una filiera realmente integrata tra sanitario, socio-sanitario, socio-assistenziale e sociale, nella quale ospedali, case di comunità, strutture territoriali previste dal Pnrr, servizi sociali e soggetti accreditati operino dentro una programmazione pubblica unitaria.  Un sistema capace di mettere al centro la persona e prendere in carico i bisogni lungo tutto il percorso di cura e assistenza”.  A.T.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Salvate il Ssn: da Gimbe il piano per il rilancio   -sec_org-
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	<item>
		<title><![CDATA[Pochi medici e infermieri E per Gimbe in tanti rinunciano alle cure = Il rapporto Gimbe sulla Puglia: in 400 mila rinunciano alle cure Qui meno medici e infermieri ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035503549.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035503549.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"CORRIERE DEL MEZZOGIORNO BARI E PUGLIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Sanità, è stata migliorata l'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza L'aspettativa di vita inferiore rispetto alla media italiana: 83 anni e mezzo</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Pochi medici e infermieri E per Gimbe in tanti rinunciano alle cure   IlrapportoGimbesullaPuglia: in400milarinuncianoallecure Quimenomedicieinfermieri  Sanità, è stata migliorata l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza L’aspettativa di vita inferiore rispetto alla media italiana: 83 anni e mezzo  Circa 424 mila pugliesi hanno rinunciato alle cure in Puglia. Lo mette in rilievo l’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe. In compenso è migliorata l’erogazione dei Lea (livelli essenziali di assistenza). In Puglia ci sono meno medici e meno infermieri rispetto a pagina 4 Tota alla media nazionale.   BARI Medici in fuga, pazienti  che rinunciano alle cure se non riescono a pagarsele di tasca propria ma al tempo stesso l’offerta migliora. È la fotografia, tra chiari e scuri, scattata dalla fondazione Gimbe al sistema sanitario nazionale e pugliese. Un andamento comune in quasi tutte le Regioni ma che in Puglia conferma il già noto.  Prima di vedere nel dettaglio i dati, è bene partire dal principio: dal fondo sanitario nazionale. Ovvero dai soldi che annualmente il governo stanzia per la sanità. Terna caldissimo.  Gimbe si infila nel duello tra il governo che sostiene di aver erogato più risorse e le Regioni che ne chiedono altre perché i costi corrono più veloci.  Dice Gimbe: è vero che il fondo è aumentato in maniera nominale. Ma è pur vero che ci sono stati «tagli invisibili» ossia risorse inferiori rispetto a quelle che la Sanità avrebbe ricevuto se si fosse mantenuto invariato il rapporto tra il fondo e la ricchezza prodotta nel Paese (il Pil) nel 2022: dopo quell’anno, la spesa sanitaria è calata rispetto al Pil.  Veniamo, ora, a quanto spetta alla Puglia: per ogni abitante 2.226 euro. Più della media nazionale pro-capite di 2.218 euro. Una buona notizia? Sembra di sì. Ma Gimbe, spiega perché non funziona: «Le correzioni introdotte a partire dal 2023 restano marginali: la deprivazione socio-economica (che dovrebbe aiutare la Puglia, ndr) pesa appena lo 0,75%». Oltretutto quei soldi in più sono destinati a curare una popolazione anziana (quella pugliese ha una aspettativa di vita di 83,5 anni contro una media nazionale di 83,7).  Il resto conferma l’andamento che in Puglia è noto: nel  2024, 424mila persone hanno rinunciato a curarsi. Il 10,9% di chi chiede una prestazione.  Quelli che possono, se le pagano da sé: 544 euro di spesa annuale media.  Le liste di attesa incidono e  la carenza di personale, cristallizzata nei dati, non aiuta. Qui ci sono meno medici della media nazionale (1,72 medici dipendenti ogni mille abitanti rispetto a 1,84 della media nazionale), meno infermieri (4,56  per mille abitanti rispetto ai 4,75 della media). Fuggono anche i medici di medicina generale: al primo gennaio 2025 ne mancavano 279. Meglio sul fronte dei pediatri dove non ci sono carenze. Il risultato? I  viaggi della speranza: 253,2 milioni è la mobilità passiva.  Si procede bene sui Lea: la Puglia è decima in Italia per servizi essenziali erogati ai cittadini gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket.  Immediato il fuoco di fila della maggioranza, soprattutto sul tema del finanziamento. Felice Spaccavento (Prossima) è netto: «Gimbe conferma che il Fondo sanitario è inadeguato.  Nei prossimi tre anni servono 32 miliardi in più». Per Maria La Ghezza (M5S), «non si può scaricare tutto sulle Regioni, non dotandole delle risorse adeguate». Stefano Minerva (Pd) chiede risposte immediate, «il governo vuole invertire la rotta rimettendo la sanità al centro o continuerà a chiedere alle Regioni di fare di più con risorse che valgono sempre meno?». Chiude Ruggiero Passero (Per la Puglia): «Il rapporto Gimbe certifica la tenuta della Puglia, ma il Governo riveda il finanziamento della sanità e i criteri di riparto». Ieri, intanto, la Regione ha siglato l’accordo con i pediatri. Dal bilancio saranno attinti i 10 euro di base per la somministrazione dei vaccini antinfluenzali e contro la bronchiolite. Quanto ai 3,50 euro aggiuntivi a dose, i pediatri hanno rinunciato a prenderli sul vaccino contro la bronchiolite (10mil
a dosi) mentre li attingeranno dal fondo di remunerazione di cui la categoria dispone, per le 140 mila dosi di antinfluenzale.  Cinquantamila invece sono le dosi date alle farmacie per la somministrazione del vaccino antinfluenzale agli adulti.  Mary Tota  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Mary Tota  Heading:   Highlight:   Image:La vicenda La fondazione Gimbe denuncia i «tagli invisibili» al fondo sanitario. Dal 2023, il fondo è cresciuto in termini nominali ma è calata rispetto al Pil. In Puglia 424mila persone hanno rinunciato a curarsi.  Migliora l’erogazione dei Lea (livelli essenziali di assistenza)  La transazione -tit_org- Pochi medici e infermieri E per Gimbe in tanti rinunciano alle cure  Il rapporto Gimbe sulla Puglia: in 400 mila rinunciano alle cure Qui meno medici e infermieri   -sec_org-
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		<tp:writer>Mary Tota</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Rilievo giusto del governo all'Ue sull'inflazione ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801777105941.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"CORRIERE DELLE ALPI" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’allarme di Gimbe: «Tagliati 18,8 miliardi all Rilievo giusto del governo all’Ue sull’inflazione   Il commento di Francesco Morosini  I  un report sulle cure: l sistema politico italiano è entrato nel vivo 5.8 milioni gli italiani della sessione di bilanche hanno rinunciato cio. Infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvaa sottoporsi alle visite to il Documento programmatico di finanza pubROMA(DPFP), decisivo per la blica determinazione dell’assetto Le cifre della finanza pubblica. Infatti, è la premessa su cui inquaIl Servizio sanitario nazionale drare, essendone il presuppocontinua a soffrire e, con esso, sto, il successivo Documento si incrina il diritto alla salute programmatico di bilancio dei cittadini.  crescita nomi(DPB), poi daLa inviare a BruxelnaleScopo del fondo sanitario degli les.  del DPFP è di massiultimi anni nasconde infatti mizzare il coordinamento tra  porto al Prodotto interno lorle finanze pubbliche degli Stado.  Intanto, mentre medici ti dell’Unione europea (UE). e infermieri scappano ha dalsostipubConseguentemente, blico, cittadini sempre tuito lai precedente Nota dipiù spesso rinunciano alle cure e aggiornamento di economia quando ricorrono a e finanzapossono (NADEF).  fondi sanitari assicurazioni A differenza diequesta, prioriprivate.  È questo il ritratto deltariamente centrata sulla vigila sanità pubblica che emerge lanza di deficit e debito, il DPdal 9° Rapporto Servizio SaFP lega assiemesul finanza pubnitario Nazionalemacroecorealizzato blica e situazione da Fondazione Gimbe e per prenomica.  In ragione di ciò, sentato ieri. la traiettoria esso è decisiva Idella numeri Gimbe spesaillustrati pubblicada primaria mostrano che nel periodo netta (cioè escluse le voci, co2023-2026 il Fondo me gli interessi, fuorisanitario dal connazionale è aumentato discel17,5 trollo del governo).  È una  miliardi nel 2026.  Se però il fita la cui ratio è squisitamente nanziamento è rapportato alla politica.  ricchezza prodotta dal Paese D’altronde, l’essere in un’unilo cambia:l’Euroanel 2022 il cascenario area monetaria, Fondo sanitario rappresentarea, richiede disciplina fiscava del la Piltenuta mentre negli le. il In6,27% cambio, anni successivi la quota si è dell’euro tutela dalla crescita mantenuta alprime 6%. e dei prezzi diintorno materie Il risultato all'appello derivati.  Ma èla che politica, specie mancano perha la se entra in18,8 annomiliardi elettorale, sanità.  «È il fenomeno dei “tapure altre necessità.  Inoltre, gli invisibili”: non tagliinnomiil ribollire delle piazze Eunali, risorseattraversare inferiori rispetropama potrebbe i to a quelle che il Ssnè avrebbe confini.  Il quesito se tra le ricevuto mantenendo invariato pieghe del DPFP possano rinil rapportorisorse Fsn/Pil del 2022», tracciarsi aggiuntive.  dice il presidente del In fondo, il raccordo traGimbe denaso trend, che potrebbe sociacreare ro pubblico e consenso uno di 32,3 miliardi tra le è ilscarto mestiere della politica.  il fabbisogno della e le riUna possibilità di sanità maggior sorse Senza spesadisponibili.  la offre il DPFP coninterla venti del di governo, toccherà clausola flessibilità (NEC,alle Regioni colmare il gap e queacronimo di National Escape ste potrebbero rivalersi suiStacitClause).  Questa offre agli tadini le imposte ti parteaumentando dell’UE lo spazio o tagliando servizi, avverte dell’1,5% deliPIL per increGimbe.  Dal canto i cittadimentare spese in loro, ambito enerni già da anni pagano le diffigetico e difesa (questa comcoltà servizio sanitario.  prendedel la tutela di infrastrutNel su un totale di 190,1 ture2025, civili strategiche).  Nondimiliardi di euro di spesa sanimeno il governo è intenzionataria in Italia, 42,4 miliardi soto a ricorrervi parzialmente.  no statiperché, propriosebbene a loro carico.  Anche siano Non stupisce allora che lo scorrisorse scorporabili dalla traiettoria della spesa netta, sono debiti. Ora onerosi nei mercati internazionali.  Neppure va dimenticato che l’Italia è tuttora in procedura per disavanzo eccessivo. L’argomento, almeno potenzialmente, consente al Ministro dell’
Economia di tenere la barra dinnanzi alla domanda di spesa elettorale. D’altra parte è suo compito garantire l’affidabilità creditoria del Paese presso i mercati finanziari.  Ne consegue che, a parte ciò Dalla Fondazione Gimbe che consente la NEC, per il arriva (iStock) resto ill’allare DPFP sanità offre poco.  In  a sanità» sostanza, il piatto è scarno.  Così molte promesse politiche, quali agevolazioni fiscali, rischiano d’essere di mariso anno sia cresciuta del 10,1% naio.  la spesa fondi C’è peròintermediata una richiestada corretsanitari e assicurazioni.  ta del governo a Bruxelles.L'altra faccia dellache medaglia è la riPerché rileva l’inflazione nuncia a visite edgonfiare, esami, un fefutura potrebbe sennomeno che nel 2024 ha tocca2a sue responsabilità, voci di to 5,8 milioni di italiani.  spesa (pensioni, ad esempio) «L'analisi è molto chiara:ilè un che potrebbero sfondare taglio silenzioso, una tassa Metetto di spesa, viceversa calcoloni che finiscono per pagare lato sull’inflazione oggi stima-i cittadini di tasca propria quanta. Se accolta, aprirebbe mardo andare curarsi», ginidevono d’azione in più aall’esecuha detto lafacile segretaria deltrattePartitivo.  Che, ipotesi, to Democratico, Ellymargine Schlein, rà per ogni possibile che ha sottolineato laspepriodi spesa aggiuntivo.che Ma, rità del «è portare la spesa cie in unPd modo tempestoso, il sanitaria alla media europea DPFP, sebbene arcigno, ha del 7% alternative.  del Pil».  poche © RIPRODUZIONE RIPRODUZIONERISERVATA RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Il commento di Francesco Morosini  Highlight:   Image: -tit_org- Rilievo giusto del governo all'Ue sull'inflazione   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità, Gimbe «In tré anni tagli invisibili per 18 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803254107499.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"CORRIERE DELLE ALPI" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, Gimbe «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi»  Anche se nominalmente è cresciuto, dal 2023 al 2026 il Fondo sanitario ha perso quasi 19 miliardi di euro per via della contrazione della quota di finanziamento in rapporto al Pil. Si prevede che per il prossimo triennio saranno necessari 32 miliardi aggiuntivi per finanziare la sanità senza gravare sui cittadini. Sono alcuni dei dati del Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato ieri alla Camera dei deputati. Per quanto riguarda la fotografia del Veneto, l’aspettativa di vita è di 84,4 anni (media Italia 83,7) e il numero di medici ogni mille abitanti è di 1,62, inferiore alla media nazionale (1,84).  Nel 2025 il valore dei contratti a “gettonisti” è stato di 8,3 milioni di euro.  Nel 2024 la spesa sanitaria pro capite trasmessa al sistema sanitario per la dichiarazione dei redditi è pari a 903 euro (media Italia 787 euro). Secondo Gimbe il Veneto si posiziona prima tra le regioni per stato di attuazione dei Lea (Livelli essenziali di assistenza).  Nel 2024 il 7,9% dei cittadini – oltre 383 mila persone - ha dichiarato di aver rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie (media Italia 9,9%) con un + 0,5 punti percentuali rispetto al 2023.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanità, Gimbe «In tré anni tagli invisibili per 18 miliardi»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[La corsa senza fine della spesa sanitaria In Piemonte vale 2.253 euro a persona ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803109706951.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"CORRIERE TORINO" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il nono rapporto Gimbe: esplodono i costi della salute nel territorio</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:17:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lacorsasenzafine dellaspesasanitaria InPiemontevale 2.253euroapersona Il nono rapporto Gimbe: esplodono i costi della salute nel territorio  L  a sanità piemontese ci ha abituati alle contraddizioni da molto tempo, ormai. Da una parte le eccellenze capaci di segnare primati nazionali, come il traguardo dei cinquemila trapianti di rene celebrato ieri alle Molinette. Dall’altra la sanità quotidiana, quella di chi cerca un medico di famiglia, aspetta una visita o paga per curarsi.  Ed è qui che il nono Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale accende più di una spia sul Piemonte. Nel 2024 la spesa sanitaria registrata dal Sistema Tessera Sanitaria raggiunge 875 euro per abitante, contro i 787 della media italiana. Sul fronte pubblico, il Fondo sanitario nazionale nel 2025 assegna al Piemonte 2.253 euro pro capite, poco più dei 2.218 nazionali. Risorse pubbliche leggermente superiori alla media convivono dunque con un esborso privato più elevato, anche se i Livelli essenziali di assistenza restano positivi. Nel monitoraggio 2024 il Piemonte ottiene 95 punti nella prevenzione, 90 nell’assistenza distrettuale e 87 in quella ospedaliera. La somma elaborata da Gimbe porta il totale a 272 punti.  Ma buoni Lea non significa automaticamente facilità di accesso, e le liste d’attesa per i ricoveri in Rsa a carico pubblico ne sono la prova. Non solo.  Nel 2024 il 9,2% dei piemontesi ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria: quasi uno su dieci, sebbene sotto il 9,9% nazionale. E infatti, Gimbe osserva che il fenomeno coinvolge ormai anche le regioni del Nord. In Piemonte, però, è soprattutto la medicina territoriale a mostrare le crepe del sistema. Al primo gennaio 2025 Gimbe stima che in Piemonte manchino 463 medici di medicina generale. Il calcolo assume come riferimento un medico ogni 1.200 assistiti e il Rapporto avverte che le medie regionali possono nascondere situazioni locali ancora più critiche. Ancora più forte è la pressione sulla pediatria di libera scelta. Ogni pediatra piemontese segue mediamente 1.126 assistiti, il valore più alto d’Italia, contro una media nazionale di 917 e oltre il massimale ordinario di mille. La carenza stimata è di 109 pediatri. Per Gimbe, con questi livelli di saturazione, in molte aree la possibilità di scegliere un professionista disponibile rischia di restare teorica. E basta il caso dell’Alta Valle di Susa, dove non c’è nemmeno un pediatra, a provarlo. E dove dopo le proteste, i cittadini hanno deciso di organizzarsi creando un comitato ad hoc formato da genitori di Oulx e Comuni limitrofi che non si rassegnano all’idea di non avere in città un pediatra stanziale. Sulla base dei numeri presentati dalla fondazione scientifica, la presidente del gruppo Pd in Consiglio regionale, Gianna Pentenero, parla di «bocciatura della sanità territoriale» e invita il presidente Alberto Cirio e l’assessore Federico Riboldi a non fermarsi ai risultati dei LEA.  «Quasi un cittadino su dieci incontra ostacoli nell’accesso alle cure», sostiene, indicando nella carenza di medici di famiglia e pediatri uno dei problemi più urgenti.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Simona De Ciero  Heading:   Highlight:   Image:Nel 2024 la spesa sanitaria registrata dal Sistema Tessera Sanitaria raggiunge 875 euro per abitante, contro i 787 della media italiana Nino Cartabellotta, gastroenterologo è presidente della Fondazione Gimbe -tit_org- La corsa senza fine della spesa sanitaria In Piemonte vale 2.253 euro a persona   -sec_org-
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		<tp:writer>Simona De Ciero</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Legge elettorale, oggi il via libera ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801835205614.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"CRONACHE DI CASERTA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La maggioranza supera senza problemi i tre voti di fiducia: manca l'ultimo sì</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:54:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[I leader dell’opposizione pranzano insieme a Montecitorio, i partiti cominciano a pensare alla data delle prossime Politiche  Legge elettorale, oggi il via libera La maggioranza supera senza problemi i tre voti di fiducia: manca l’ultimo sì  ROMA - Con 214 voti favorevoli, 126 astenuti e nessun contrario l’aula della Camera ha approvato l’articolo 8 della riforma della legge elettorale, che introduce il voto fuorisede per i caregiver familiari. L’esame del testo riprenderà nel pomeriggio con gli ordini del giorno mentre domani è atteso il voto definitivo e segreto.  Lungo pranzo insieme, al ristorante di Montecitorio. Seduti allo stesso tavolo, anche se non è ancora quello del programma comune, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Assente invece Elly Schlein, che ieri mattina era alla Camera - visibilmente influenzata - per il voto sulla legge elettorale e la presentazione del rapporto Gimbe. “Non si è parlato di politica”, ha detto  ai cronisti, al termine il leader M5S, mentre per Fratoianni il faccia a faccia ha consentito un “proficuo scambio di vedute”. Quanto al tavolo programmatico da organizzare a breve anche con Schlein, “certo, ci sarà un incontro sul programma”, ha replicato Conte. “L’astensione dell’opposizione sull’articolo 8 rappresenta un segnale politico difficile da comprendere se si considera cosa c’era in gioco. Su quell’articolo non c’erano soltanto le disposizioni per il voto dei fuori sede, una conquista di democrazia e partecipazione, ma anche tutele cruciali per i caregiver di minori malati e di disabili gravi, compresi i maggiorenni. Scegliere la via dell’astensione su temi che toccano direttamente le famiglie,  la fragilità e il diritto costituzionale al voto significa voltare le spalle a chi ogni giorno affronta prove durissime.  Fratelli d’Italia continuerà invece a lavorare con coerenza e determinazione, mettendo al primo posto i diritti dei più deboli e di chi se ne prende cura quotidianamente”. Lo dichiara la deputata di Fratelli d’Italia, Grazia Di Maggio. “Questa legge affronta uno dei mali della politica contemporanea: la polarizzazione tra estrema destra  ed estrema sinistra, una dinamica in cui sembra prevalere chi grida di più e che finisce per lasciare una società divisa, frammentata e rissosa. Dagli eccessi woke a Cesare Lombroso, fino a toni che rasentano la violenza politica e che sono arrivati all’inaccettabile uso del termine ‘invertito’ per definire un omosessuale: dobbiamo fermare questa deriva”. Lo afferma Paolo Emilio Russo, deputato di Forza Italia, intervenendo in Aula in dichiarazione di voto  sulla fiducia all’art. 3 della legge elettorale.  “Abbiamo scelto un impianto proporzionale che consente a ciascun elettore di affermare le proprie idee senza alimentare un bipartitismo forzato”, prosegue Russo. “Candidato premier, programmi e alleanze sono chiari sin dall’inizio, ma resta uno spazio politico per i moderati e per chi rifiuta la politica delle contrapposizioni esasperate. È esattamente lo spazio che Forza Italia intende occupare”, sottolinea il deputato. “Quello di un riformismo che non ha bisogno di gridare, della sicurezza costruita anche con prevenzione ed educazione, dello sviluppo che nasce dall’ascolto delle categorie”.     ©LAPRESSE 2026  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Legge elettorale, oggi il via libera   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Legge elettorale, oggi il via libera ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801811605282.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"CRONACHE DI NAPOLI" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:42:00 +0200</pubDate>
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	<item>
		<title><![CDATA[Sanita, l'allarme Gimbe: 18,8 miliardi di "tagli invisibili" in quattro anni = Sanità, l'allarme Gimbe: 18,8 miliardi di "tagli invisibili" in quattro anni ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802229301363.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"DISCUSSIONE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:42:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, l’allarme Gimbe: 18,8 miliardi di “tagli invisibili” in quattro anni  ANNA GAROFALO A PAGINA 7   Nel 2024 oltre 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato a visite o esami, quasi 4 milioni per le liste d’attesa  Sanità, l’allarme Gimbe: 18,8 miliardi di “tagli invisibili” in quattro anni  Diciotto miliardi e 800 milioni di euro di “tagli invisibili” in quattro anni e oltre 5,8 milioni di italiani che nel 2024 hanno rinunciato ad almeno una visita o a un esame.  È la fotografia del Servizio sanitario nazionale tracciata dal 9° Rapporto Gimbe, presentato ieri alla Camera dei Deputati.  Un sistema che continua a garantire buoni esiti di salute, ma nel quale reddito e luogo di residenza pesano sempre di più sulla possibilità di ottenere assistenza nei tempi necessari.  Tra il 2023 e il 2026 il Fondo sanitario nazionale è salito di 17,5 miliardi, da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi.  Il quadro cambia, secondo la Fondazione, se le risorse vengono rapportate alla ricchezza prodotta dal Paese. Nel 2022 il Fondo valeva il 6,27% del Pil, mentre negli anni successivi la quota si è attestata attorno al 6%, con il 6,14% previsto per il 2026.  Se il rapporto fosse rimasto al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi in più.  “Il finanziamento nominale è certamente aumentato”, le parole del Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, “ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn”. Da qui la definizione di “tagli invisibili”: non riduzioni nominali, ma minori risorse rispetto a quelle che sarebbero state disponibili con un rapporto tra Fondo e Pil invariato. Dal 2010 al 2026 lo stanziamento è cresciuto di 37,5 miliardi, ma, al netto dell’inflazione generale Istat, quest’anno è sostanzialmente tornato ai livelli di sedici anni fa. Nel frattempo sono aumentati i bisogni legati all’invecchiamento della popolazione e i costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche. Il dato che misura più direttamente le difficoltà di accesso riguarda le rinunce. Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di non aver effettuato una o più visite o esami, contro il 7,6% dell’anno precedente. Circa 4 milioni hanno indicato come causa i lunghi tempi d’attesa, mentre 3,1 milioni hanno segnalato motivi economici. Le due risposte potevano sovrapporsi. “Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie, è in gioco la tenuta del patto sociale”, ha avvertito Cartabellotta.  Per Gimbe una prestazione prevista sulla carta, ma non raggiungibile nella realtà lascia il cittadino solo davanti al proprio bisogno di salute. Le cure alle quali si rinuncia non entrano inoltre nel calcolo della spesa, ma producono quello che la Fondazione definisce un “debito sanitario”, destinato a generare conseguenze sanitarie, economiche e sociali. Nel 2025 le famiglie hanno sostenuto direttamente 42,4 miliardi di spesa sanitaria, all’interno di un totale di 190,1 miliardi. La componente pubblica ammonta a 140,8 miliardi, mentre quasi 7 miliardi passano attraverso fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti. Le polizze volontarie hanno raggiunto 5,29 miliardi, con un incremento del 12,7% rispetto al 2024. Gimbe richiama il rischio che fondi e coperture assicurative si trasformino in una corsia preferenziale per chi può permettersele.  Il confronto internazionale colloca l’Italia all’ultimo posto nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 questa voce equivale al 6,2% del Pil, a fronte del 7,1% della media Ocse. Il valore pro capite raggiunge 3.952 dollari a parità di potere d’acquisto, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 sotto quella europea.  La crisi investe anche medici e infermieri. Nel 2025 la spesa per personale dipendente e convenzionato ha toccato 52,2 miliardi, ma la sua incidenza sul totale pubblico è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9%. Se quella percentuale fosse rimasta costante, nei tredici anni sarebbero stati destinati ai  professionisti 36,8 miliardi in più. L
’Italia dispone di 5,8 medici ogni mille abitanti contro una media Ocse di 4, ma almeno 88.258 dei 339.256 censiti, pari al 26,1%, non lavorano nel Ssn né frequentano percorsi formativi post-laurea. Per i medici di medicina generale Gimbe stima un deficit di 5.716 unità al primo gennaio 2025. Sul versante infermieristico il Paese conta 6,9 professionisti ogni mille abitanti rispetto ai 9,7 della media Ocse; almeno 79.926, quasi uno su cinque, risultano fuori dal servizio pubblico. Restano inoltre le distanze territoriali. Nel 2024 diciotto Regioni e Province autonome su 21 risultavano adempienti ai Livelli essenziali di assistenza, contro tredici nel 2023, ma sei delle diciotto promosse presentavano almeno una macro-area con punteggio  tra 60 e 69. La mobilità sanitaria interregionale nel 2023 ha raggiunto 5,15 miliardi, il livello più alto dal 2010.  Lo sguardo si sposta infine sul prossimo triennio. Il Documento programmatico di finanza pubblica 2026 prevede una spesa sanitaria nominalmente in aumento, mentre l’incidenza sul Pil passa dal 6,4% di quest’anno al 6,3% nel periodo 2027-2029. Nello stesso arco temporale, secondo Gimbe, la distanza tra previsioni di spesa e Fondo sanitario nazionale raggiungerà complessivamente 32,3 miliardi: 7,6 nel 2027, 10,7 nel 2028 e 14 nel 2029.  Senza ulteriori stanziamenti, ha ammonito Cartabellotta, il peso finirà sui bilanci regionali, con il rischio di maggiori imposte o minori servizi.  ---End text---  Author: ANNA GAROFALO  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanita, l'allarme Gimbe: 18,8 miliardi di “tagli invisibili” in quattro anni Sanità, l’allarme Gimbe: 18,8 miliardi di “tagli invisibili” in quattro anni   -sec_org-
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		<tp:writer>Anna Garofalo</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«In 4 anni il Ssn ha perso più di 18 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802036003542.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"DOMANI" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:43:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rapporto Cimbe   «In 4 anni il Ssn ha perso più di 18 miliardi   »   La sanità pubblica ha perso 16,8 miliardi di euro in 4 anni a causa di «tagli fantasma». A sostenerlo è il Rapporto sul Servizio sanitario nazionale, presentato oggi alla Camera dalla Fondazione Bimbe. Il dato si riferisce al rapporto tra ¡i Pii e il Fondo sanitario nazionale:   nonostante l'aumento dell'Fsn, negli ultimi quattro anni si è infatti ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn.   -tit_org- «In 4 anni il Ssn ha perso più di 18 miliardi»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Sanità, in tre anni tagli invisibili al fondo nazionale per 18 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803110206952.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"ECO DI BERGAMO" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il 9° Rapporto sul servizio sanitario in Italia realizzato dalla Fondazione Gimbe: il finanziamento rappresentava il 6,27% del Pil nel 2023, successivamente la quota si è mantenuta intorno al 6%</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:17:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Sanità, in tre anni tagli invisibili al fondo nazionale per 18 miliardi» Il 9° Rapporto sul servizio sanitario in Italia realizzato dalla Fondazione Gimbe: il finanziamento rappresentava il 6,27% del Pil nel 2023, successivamente la quota si è mantenuta intorno al 6%   Il dossier  Antonino Michienzi  Roma. Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del Fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil.  Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul servizio sanitario nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato ieri.  I numeri illustrati mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026.  Il rapporto con la ricchezza Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all’appello mancano 18,8 miliardi per la sanità.  «È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente Gimbe Nino  Cartabellotta. Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del Governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe.  Le difficoltà dei cittadini Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario. Nel 2025, su un totale di 190,1 miliardi di euro di spesa sanitaria in Italia, 42,4 miliardi sono stati proprio a loro carico. Non stupisce allora che lo scorso anno sia cresciuta del 10,1% la spesa intermediata  da fondi sanitari e assicurazioni. L’altra faccia della medaglia è la rinuncia a visite ed esami, un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di italiani. «Se il servizio pubblico arretra, fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per  chi dispone di una copertura», dice ancora Cartabellotta.  Non va meglio sul fronte del personale sanitario. La riduzione della quota destinata agli stipendi sul totale della spesa sanitaria ha sottratto ai professionisti 36,8 miliardi dal 2012 a oggi, contribuendo  a un calo dell’attrattività del pubblico: oggi circa un medico su 4 e 1 infermiere su 5 lavorano fuori dal servizio sanitario. «L’analisi è molto chiara: è un taglio silenzioso, una tassa Meloni che finiscono per pagare i cittadini di tasca propria quando devono andare a curarsi», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sottolineato che la priorità del Pd «è portare la spesa sanitaria alla media europea del 7% del Pil». «Con i tagli alla sanità, Meloni si paga le armi», aggiungono in una nota i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Affari sociali di Camera e Senato.  Critiche dalla maggioranza Critiche al Rapporto, invece, arrivano dalla maggioranza: «Non è una fotografia neutrale. I cosiddetti “tagli invisibili” sono un esercizio contabile: limitarsi al rapporto col Pil, senza dire che il finanziamento nominale è ai massimi, è una lettura di parte», afferma la senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato Licia Ronzulli.  «Subito nella manovra 6 miliardi l’anno per il triennio contro i “tagli invisibili”» chiedono invece in una nota congiunta sei presidenti di Regione: Eugenio Giani (Toscana), Antonio De Caro (Puglia), Michele de Pascale (Emilia-Romagna), Roberto Fico (Campania), Stefania Proietti (Umbria)
, Alessandra Todde (Sardegna).  ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: ANTONINO MICHIENZI  Heading: Il dossier  Highlight: Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend. La rinuncia a visite ha toccato 5,8 milioni di italiani.  Cresce la spesa per fondi e assicurazioni  Image:Oggi circa un medico su 4 lavora fuori dal servizio sanitario ansa -tit_org- «Sanità, in tre anni tagli invisibili al fondo nazionale per 18 miliardi»   -sec_org-
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		<tp:writer>ANTONINO MICHIENZI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Sanità territoriale, Gimbe la boccia» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803182907699.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 19 di <b>"ECO DI BIELLA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Dalla mancanza dei medici di base e dei pediatri passando dalle mancate esigenze dei territori</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 08:09:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LO STUDIO Pentenero (Pd): «Cirio rifletta sui numeri e sulle strategie»  «Sanità territoriale, Gimbe la boccia»  Dalla mancanza dei medici di base e dei pediatri passando dalle mancate esigenze dei territori  «Leggendo il nono Rapporto Gimbe sullo stato del Servizio sanitario nazionale, la Giunta Cirio dovrebbe avviare una riflessione profonda sui numeri che riguardano il Piemonte. È inutile continuare a esibire il lieve miglioramento dei Lea, passati da 270 a 272 punti, quando cresce il numero dei cittadini che rinunciano a curarsi e la medicina territoriale continua a mostrare segnali sempre più evidenti di sofferenza». Lo dichiara Gianna Pentenero, presidente del Gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Piemonte.  «I dati raccolti dalla Fondazione Gimbe raccontano una realtà molto preoccupante. Nel 2024 il 9,2% dei piemontesi ha rinunciato a almeno una prestazione sanitaria, pari a oltre 391 mila persone, in aumento rispetto all'anno precedente. Significa che quasi un cittadino su dieci incontra ostacoli nell'accesso alle cure, un dato che dovrebbe rappresentare una priorità assoluta per chi governa la sanità regionale».  Mancano i medici di famiglia e pediatri. «Accanto ad alcuni elementi positivi che riguardano le strutture più attrattive e i livelli complessivi delle prestazioni, emerge con forza la crisi della medicina di prossimità. In Piemonte la carenza stimata di medici di medicina generale è salita da 431 a 463 unità in un solo anno e ogni medico di famiglia segue mediamente 1.407 assistiti, un dato superiore alla media nazionale. Inoltre, più della metà dei medici di famiglia risulta già oltre la soglia dei 1.500 assistiti. A rendere ancora più preoccupante il quadro è il tema dei pensionamenti: secondo i dati richiamati dal Rapporto Gimbe, tra il 2025 e il 2028 ben 433 medici di medicina generale hanno raggiunto o raggiungeranno i 70 anni, aumentando ulteriormente la pressione su un sistema che già oggi fatica a garantire la presenza capillare dei professionisti sul territorio».  «La situazione è altrettanto preoccupante per la pediatria di libera scelta: il Piemonte registra il più alto numero medio di assistiti per pediatra a livello nazionale (1.126 Numero medio di assistiti per Pls in Piemonte contro una media nazionale di 917). Sono indicatori che fotografano una rete territoriale sotto pressione, con conseguenze che si fanno sentire soprattutto nelle aree più fragili».  Esigenze del territorio. «In una regione come la nostra, caratterizzata da profonde differenze tra pianura e montagna, tra grandi centri urbani e piccoli comuni, la presenza di medici e servizi  sanitari sul territorio dovrebbe essere al centro dell'azione politica. Invece molti territori vengono lasciati soli ad affrontare la carenza di professionisti, con cittadini costretti a spostarsi o ad attendere tempi incompatibili con i propri bisogni di salute».  «Di fronte a questi numeri servirebbero interventi straordinari e una strategia chiara per rafforzare la medicina  territoriale, attrarre nuovi professionisti e garantire il diritto alla cura in ogni angolo del Piemonte. Da Cirio e dall'assessore Riboldi continuiamo invece a registrare una preoccupante insufficienza di risposte. Prime fra tutte registriamo le incognite sull’organizzazione delle Case della Comunità che, in questo quadro, come ripetiamo sempre, rischiano di diventare scatole vuote».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Sanità territoriale, Gimbe la boccia»   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La sanità che non torna ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803231507269.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"EDICOLA DEL SUD BARI BAT" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:36:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA SANITÀ CHE NON TORNA   EDITORIALE  In Puglia i soldi per la sanità non sono meno della media italiana. I medici e gli infermieri, invece, sì. Qualcosa non torna.  Nel 2025 la Puglia ha ricevuto 2.226 euro pro capite dal Fondo sanitario nazionale, leggermente più della media italiana di 2.218 euro.  Eppure nel 2024 aveva 1,72 medici dipendenti ogni mille abitanti contro 1,84 in Italia, 4,56 infermieri contro 4,75 e complessivamente 11,1 dipendenti ogni mille abitanti contro 12,1.  È uno dei dati che emergono dal rapporto Gimbe sulla sanità italiana.  La Regione ha il diritto di chiedere più risorse al Governo, come ha fatto insieme ad altre cinque Regioni dopo l’allarme di Gimbe sui 18,8 miliardi di «tagli invisibili». Ma ha anche il dovere di spiegare ai pugliesi perché, con un finanziamento pro capite sostanzialmente in linea con quello nazionale, il personale continui a essere sotto la media.  Dietro quelle virgole ci sono reparti, turni, liste d’attesa. C’è la visita che non si riesce a prenotare, l’esame fissato troppo tardi e una domanda sempre più frequente: quanto costa farlo privatamente? La sanità pubblica non può diventare un rimpallo di responsabilità tra Roma e Bari. Servono più risorse, certamente. Ma servono anche organizzazione, personale e capacità di utilizzare bene quelle disponibili.  Perché quando siamo seduti in una sala d’attesa, con un referto tra le mani e un po’ di paura addosso, sapere di chi sia la colpa interessa relativamente.  Vogliamo soltanto essere curati. E possibilmente in tempo.  ---End text---  Author: ANTONIO PROCACCI  Heading: EDITORIALE  Highlight:   Image: -tit_org- La sanità che non torna   -sec_org-
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		<tp:writer>ANTONIO PROCACCI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La sanità che non torna ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803109606950.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"EDICOLA DEL SUD BASILICATA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:17:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA SANITÀ CHE NON TORNA   EDITORIALE ANTONIO PROCACCI  In Puglia i soldi per la sanità non sono meno della media italiana. I medici e gli infermieri, invece, sì. Qualcosa non torna.  Nel 2025 la Puglia ha ricevuto 2.226 euro pro capite dal Fondo sanitario nazionale, leggermente più della media italiana di 2.218 euro.  Eppure nel 2024 aveva 1,72 medici dipendenti ogni mille abitanti contro 1,84 in Italia, 4,56 infermieri contro 4,75 e complessivamente 11,1 dipendenti ogni mille abitanti contro 12,1.  È uno dei dati che emergono dal rapporto Gimbe sulla sanità italiana.  La Regione ha il diritto di chiedere più risorse al Governo, come ha fatto insieme ad altre cinque Regioni dopo l’allarme di Gimbe sui 18,8 miliardi di «tagli invisibili». Ma ha anche il dovere di spiegare ai pugliesi perché, con un finanziamento pro capite sostanzialmente in linea con quello nazionale, il personale continui a essere sotto la media.  Dietro quelle virgole ci sono reparti, turni, liste d’attesa. C’è la visita che non si riesce a prenotare, l’esame fissato troppo tardi e una domanda sempre più frequente: quanto costa farlo privatamente? La sanità pubblica non può diventare un rimpallo di responsabilità tra Roma e Bari. Servono più risorse, certamente. Ma servono anche organizzazione, personale e capacità di utilizzare bene quelle disponibili.  Perché quando siamo seduti in una sala d’attesa, con un referto tra le mani e un po’ di paura addosso, sapere di chi sia la colpa interessa relativamente.  Vogliamo soltanto essere curati. E possibilmente in tempo.  ---End text---  Author: ANTONIO PROCACCI  Heading: EDITORIALE ANTONIO PROCACCI  Highlight:   Image: -tit_org- La sanità che non torna   -sec_org-
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		<tp:writer>ANTONIO PROCACCI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[L'allarme di Fondazione Gimbe «Tagliati 18,8 miliardi alla sanità» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801776305949.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801776305949.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"EDICOLA PER L'ITALIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’allarme di Fondazione Gimbe «Tagliati 18,8 miliardi alla sanità»  Sono 5,8 milioni gli italiani che rinunciano alle cure. Schlein all’attacco: «Una “tassa Meloni” che pagano i cittadini»  ROMA  Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Prodotto interno lordo. Intanto, mentre medici e infermieri scappano  dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato ieri.  I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il  6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%.  Il risultato è che all'appello  mancano 18,8 miliardi per la sanità. «È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente del Gimbe Nino Cartabellotta.  Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe. Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario.  Nel 2025, su un totale di 190,1 miliardi di euro di spesa sanitaria in Italia, 42,4 miliardi sono stati proprio a loro carico. Non stupisce allora che lo scorso anno sia cresciuta del 10,1% la spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni. L'altra faccia della medaglia è la rinuncia a visite ed esami, un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8  milioni di italiani.  Non va affatto meglio dal punto di vista del personale sanitario. La riduzione della quota destinata agli stipendi sul totale della spesa sanitaria ha sottratto ai professionisti 36,8 miliardi dal 2012 fino a oggi, contribuendo a un calo dell'attrattività del pubblico: oggi circa un medico su quattro e un infermiere su cinque lavorano fuori dal servizio sanitario. «L'analisi è molto chiara: è un taglio silenzioso, una tassa Meloni che finiscono per pagare i cittadini di tasca propria quando devono andare a curarsi», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sottolineato che la priorità del Pd «è portare la spesa sanitaria alla media europea del 7% del Pil». Critiche al Rapporto, invece, arrivano dalla maggioranza: «Non è una fotografia neutrale. I cosiddetti “tagli invisibili” sono un esercizio contabile», afferma la senatrice di FI e vicepresidente del Senato Licia Ronzulli.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Allarme sanità per Fondazione Gimbe ISTOCK -tit_org- L’allarme di Fondazione Gimbe «Tagliati 18,8 miliardi alla sanità»   -sec_org-
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	<item>
		<title><![CDATA[Gimbe: in tre anni tagli "invisibili" alla sanità per 19 mld ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803072306749.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"GAZZETTA DEL SUD" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:03:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe: in tre anni tagli “invisibili” alla sanità per 19 mld   Quasi 6 milioni di italiani ormai rinunciano alle cure, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico  ROMA  Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil. Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale realizzato da Fondazione Gimbe.  I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all’appello mancano 18,8 mld per la sanità.  «È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.  Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del Governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe.  Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario. Nel 2025, su un totale di 190,1 miliardi di euro di spesa sanitaria in Italia, 42,4 miliardi sono stati proprio a loro carico. Non stupisce allora che lo scorso anno sia cresciuta del 10,1% la spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni.  L’altra faccia della medaglia è la rinuncia a visite ed esami, un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di italiani. «Se il servizio pubblico arretra, fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura», dice ancora Cartabellotta.  Non va meglio sul fronte del personale sanitario. La riduzione della quota destinata agli stipendi sul totale della spesa sanitaria ha sottratto ai professionisti 36,8 miliardi dal 2012 a oggi, contribuendo a un calo dell’attrattività del pubblico: oggi circa 1 medico su 4 e 1 infermiere su 5 lavorano fuori dal servizio sanitario.  «L’analisi è molto chiara: è un taglio silenzioso, una tassa Meloni che finiscono per pagare i cittadini di tasca propria quando devono andare a curarsi», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Sanità Fatale arretramento -tit_org- Gimbe: in tre anni tagli “invisibili” alla sanità per 19 mld   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Cure troppo care e attese infinite Un calabrese su dieci rinuncia ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803253507505.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Cure troppo care e attese infinite Un calabrese su dieci rinuncia   Gimbe: aumenta la quota di cittadini che rinunciano a visite ed esami. La spesa sanitaria delle famiglie è di 449 euro pro capite contro i 787 della media italiana, mentre medici di famiglia e pediatri continuano a diminuire  COSENZA  In Calabria l’emergenza è sempre stata pane quotidiano e la normalità finisce spesso per diventare straordinarietà. È la vicenda meridionalistica, una questione rimasta irrisolta, sia per l’assenza di un vero disegno politico, sia per una storica insufficiente dotazione di infrastrutture funzionali, scientifiche, sociali e fiscali, capaci di abbattere il dualismo tra il Nord e il Sud del paese. E l’ultimo rapporto sfornato dalla Fondazione Gimbe, il nono, sul Servizio sanitario nazionale, conferma le distanze tra le due Italie. Sostiene il presidente Nino Cartabellotta: «Il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità. Queste criticità non cancellano il diritto alla tutela della salute, ma ne compromettono l’effettiva esigibilità, sempre più condizionata dal Cap di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami».  Sono le cifre a scavare la frattura geografica. Nel 2024 il 10% dei calabresi, oltre 180mila residenti, ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. La media italiana è del 9,9%, ma il dato regionale è cresciuto di 2,7 punti percentuali in un solo anno. All’origine di questa impennata di casi ci sono due problemi: il costo delle cure e l’attesa di riceverle.  La spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie calabresi e trasmessa al Sistema Tessera Sanitaria nel 2024 è stata di 449 euro pro capite, contro i 787 euro della media nazionale.  Ma attenzione: il dato più basso non significa necessariamente che in Calabria si spenda meno perché il bisogno di salute è inferiore. Può significare, invece, che, a differenza di altri territori, qui una parte delle prestazioni non viene acquistata, oppure viene rinviata. Quando il reddito non consente di accedere alla sanità privata, l’alternativa è una sola: attendere in fondo alla fila nella speranza che il male non sia più rapido dei tempi del sistema salute.  Un sistema che resta ancora in coda nei Lea. Gimbe ricorda il punteggio assegnato alla regione: 189 su 300 nella valutazione complessiva. È un miglioramento di 12 punti rispetto al 2023, ma non basta a evitare la «maglia nera» nazionale. Ancora più pesante il dato sull’assistenza distrettuale (il territorio, che rappresenta ancora l’elemento debole della filiera sanitaria): la Calabria è ultima. È invece 17.ma nella prevenzione e 16.ma nell’assistenza ospedaliera.  Il problema parte anche dagli ambulatori e dagli studi dei medici di famiglia. Tra il 2019 e il 2024 i medici di medicina generale sono diminuiti del 20,2%, contro il 14,1% nazionale. Al primo gennaio 2025 ne mancavano, secondo la stima Gimbe, 43 rispetto al rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti. E altri 420 raggiungeranno i 70 anni entro il 2028. Sul fronte pediatrico, i posti scoperti sono già 16, mentre 70 pediatri raggiungeranno il limite pensionabile entro il 2029. Solo il 77,1% dei bambini tra 6 e 13 anni risulta seguito da un pediatra di libera scelta, contro l’82,9% nazionale.  Difficoltà che si ritrovano anche nel personale dipendente. In Calabria ci sono 10,4 unità ogni mille abitanti, contro le 12,1 della media italiana. I medici sono 1,78 ogni mille abitanti, gli infermieri appena 4, contro 4,75 a livello nazionale. Il rapporto infermieri-medici è di 2,25, mentre in Italia è 2,59. La desertificazione dei luoghi di cura è anche una delle cause che alimentano la fuga di pazientti. Nel 2023 
la mobilità sanitaria ha prodotto per la Calabria un saldo negativo di 326,9 milioni di euro, con 362,4 milioni di debiti e appena 35,4 milioni di crediti. Un dato economico di un fenomeno che non si limita più ai casi complessi. Una parte dei calabresi cerca altrove ciò che non trova, o non riesce a ottenere in tempi accettabili, nella propria regione. E così la rinuncia alle cure diventa l’ultimo anello di una catena sempre più debole. Prima si cerca il medico di famiglia. Poi si prova a prenotare. Quindi si aspetta la chiamata. Ma se i tempi si dilatano, si verifica un’alternativa privata più veloce. Si fanno i conti e si decide (spesso la scelta è tra il pane e le cure). E così, per una quota crescente di persone, arriva la rinuncia.  Eppure, la Calabria nel 2025 ha ricevuto 2.223 euro pro capite dal Fondo sanitario nazionale, una cifra sostanzialmente in linea con la media italiana di 2.218 euro. Il problema, dunque, è nella capacità di trasformare le risorse in servizi accessibili, in personale presente nei luoghi di cura, in appuntamenti disponibili e in assistenza di prossimità.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Giovanni Pastore  Heading:   Highlight: Le liste d’attesa spingono i pazienti fuori regione: una fuga verso strutture d’eccellenza che in un anno costa 326,9 milioni di euro  Image:Rinuncia alle cure Una scelta “obbligata” per un calabrese su dieci -tit_org- Cure troppo care e attese infinite Un calabrese su dieci rinuncia   -sec_org-
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		<tp:writer>Giovanni Pastore</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Liste d'attesa, cresce l'esercito dei rinunciatari ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801811905281.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"GAZZETTA DI MODENA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>De Nicola (Cgil): «Gimbe conferma: si amplia divario tra chi può curarsi e chi no»</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:42:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Liste d'attesa, cresce l'esercito dei rinunciatari  De Nicola (Cgil): «Gimbe conferma: si amplia divario tra chi può curarsi e chi no»  La pubblicazione del nono rapporto della Fondazione Gimbe sullo stato del Servizio sanitario nazionale riapre il confronto sulle politiche sanitarie del Governo. Secondo la Cgil, i dati presentati a Roma confermano un progressivo definanziamento della sanità pubblica e l’assenza di una vera inversione di tendenza. Una lettura rilanciata da Alessandro De Nicola, segretario della Cgil Modena. Tra i punti centrali del rapporto vi è l’andamento del Fondo sanitario nazionale. Fra il 2023 e il 2026 il fondo  è cresciuto di 17,5 miliardi di euro, ma per la Cgil l’aumento non basta a coprire il fabbisogno reale. Se fosse stata mantenuta invariata l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil, pari al 6,27%, sarebbero serviti altri 18 miliardi. Per il sindacato il Governo avrebbe quindi coperto solo una parte delle necessità effettive del sistema.  «La Fondazione Gimbe definisce correttamente questi mancati finanziamenti come tagli invisibili», osserva De Nicola. «Non si tratta di riduzioni dirette delle risorse,  ma di stanziamenti insufficienti rispetto ai bisogni reali del Servizio sanitario nazionale».  Le preoccupazioni riguardano anche il futuro. Nel Documento programmatico di finanza pubblica approvato il 2 ottobre, sottolinea la Cgil, non emergerebbero segnali di rafforzamento per il triennio 2027-2029. Al contrario, il peso della spesa sanitaria sul totale della spesa pubblica continuerebbe a ridursi.  Secondo De Nicola, ciò rischia di scaricare ulteriori oneri sulle Regioni, costrette  a scegliere tra aumenti fiscali e riduzione dei servizi.  Tra i dati più allarmanti figura quello relativo alla rinuncia alle cure. Le persone che dichiarano di aver rinunciato a visite o prestazioni per ragioni economiche o a causa delle liste d’attesa sarebbero passate da circa quattro milioni nel 2023 a quasi sei milioni nel 2024.  Per la Cgil si tratta di un segnale evidente delle crescenti difficoltà di accesso ai servizi pubblici.  Criticità emergono anche sul fronte del personale sanitario. Rispetto al 2012, evidenzia il rapporto, si è ridotta l’incidenza della spesa destinata ai lavoratori del settore.  Per De Nicola il contenimento dei costi è stato ottenuto trasferendo una quota crescente delle spese sulle famiglie e comprimendo gli investimenti sul personale.  «La qualità del Servizio sanitario nazionale dipende sempre più dal luogo in cui si nasce e dalla disponibilità economica delle persone», afferma il segretario della Cgil Modena.  Per la Cgil la difesa della sanità pubblica resta una priorità e il sindacato annuncia la partecipazione alla mobilitazione promossa dalla rete La Via Maestra sui temi di sanità, lavoro, welfare, ambiente, pace e Costituzione. De Nicola critica inoltre le parole del ministro Schillaci sui nuovi Lea: annunciare centinaia di prestazioni, sostiene, non basta senza finanziamenti adeguati e risorse certe per garantirle a tutti.  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: «Annunciare centinaia di prestazioni non basta senza finanziamenti adeguati »  Image:Alessandro De Nicola segretario Cgil Modena -tit_org- Liste d'attesa, cresce l'esercito dei rinunciatari   -sec_org-
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		<title><![CDATA[In 3 anni tagli alla sanità per 18 miliardi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801722604372.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"GAZZETTA DI PARMA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:11:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[In 3 anni tagli alla sanità per 18 miliardi   Gimbe In 5,8 milioni rinunciano alle cure. Schlein: «Una tassa che pagano i cittadini»  ?? Roma Il Servizio sanitario  nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil. Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal  9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato ieri. I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è  mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all'appello mancano 18,8 miliardi per la sanità.  «È il fenomeno dei ‘tagli invisibili’: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del  Governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe.  Non stupisce allora che lo scorso anno sia cresciuta del 10,1% la spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni. L'altra faccia della medaglia è la rinuncia a visite ed esami, un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di italiani. «L'analisi è chiara: è un taglio silenzioso, una tassa Meloni che finiscono per pagare i cittadini di tasca propria quando devono andare a curarsi», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein,  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Gimbe In 5,8 milioni rinunciano alle cure. Schlein: «Una tassa che pagano i cittadini»  Highlight: Sanità Uno stetoscopio su alcuni moduli medici.  (Ansa/iStock)  Image: -tit_org- In 3 anni tagli alla sanità per 18 miliardi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[E Conte tornerà a chiedere a Schlein garanzie (pubbliche) sul patto con Renzi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802229401360.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"GAZZETTINO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:42:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[E Conte tornerà a chiedere a Schlein garanzie (pubbliche) sul patto con Renzi  LA STRATEGIA  ROMA Che il tema esista lo ha messo a verbale anche Angelo Bonelli, incalzato dai giornalisti con l’ennesima domanda sui tempi per il tavolo del programma di coalizione. «Va affrontata la questione del centro». Che, tradotto, significa, non solo capire quante liste andranno presentate - tra Casa Riformista che preme per il listino unico e Progetto Civico che vuole giocare la partita per sé ma anche trovare la formula che permetta di disinnescare le resistenze reciproche tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Al momento, nella scacchiera del campo progressista ognuno ha mosso la sua di pedina: Elly Schlein ha detto che il programma si scriverà anche insieme ai centristi; Giuseppe Conte ha chiesto garanzie su Matteo Renzi e quest’ultimo ha fatto altrettanto con il leader pentastellato, addirittura triplicando la posta in gioco: «Mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e mai dalla parte di Donald Trump».   Fin qui la cronaca. Se c’è, però, una convinzione di cui si dicono «certi» molti big del Movimento è che «sia stato sottovalutato un dettaglio»: «Giuseppe ha chiesto che sia Schlein a garantire per il leader di Iv e ancora non ha ricevuto risposta». Quello di Conte, dunque, non sarebbe tanto un atto di fiducia condizionato verso la leader dem, come l’hanno inteso dalle parti del Na2areno, quanto piuttosto una «richiesta formale» da articolare con argomenti specifici, necessari a rompere gli indugi sul leader Iv, noto «per la sua scarsa affidabilità», affonda il colpo un maggiorente pentastellato. Rassicurazioni che, al momento, non sarebbero giunte, né per iscritto, né a voce, in una delle tante occasioni nelle quali i due leader hanno avuto modo di incrociarsi, anche solo di sfuggita, alla Camera per il voto sullo Stabilicum. Non si tratta di un punto su cui l’ex premier del governo giallorosso è intenzionato a soprassedere, al contrario: «Siamo certi - raccontano le stesse fonti di primo piano del M5S - che presto tornerà a porre il tema, chiedendo a Schlein di indicare pubblicamente le garanzie a sostegno di Matteo Renzi». Una mossa che potrebbe servire all’avvocato del Popolo per rassicurare una comunità, la sua, che ancora continua a mal digerire l’accoppiata con l’ex rottamatore, con cui la segretaria dem ha stretto un patto. Del resto era stato proprio Renzi, in estate, a proporre un patto anti-inciucio tra tutte le forze politiche. In questo caso, al contrario, l’accordo sarebbe ristretto a due: Conte e Schlein.   I NODI CENTRISTI  Con patto o senza, poi, sarà necessario che i due leader decidano come (e se) aiutare Progetto Civico, oggi alle prese con la norma della riforma elettorale che fa lievitare enormemente il numero di firme richieste alle forze non  presenti in Parlamento per presentarsi alle prossime elezioni.  Per avere uno sconto - 1500 firme per collegio anziché 6000 - sarebbe necessario un simbolo e la costituzione di una componente nel gruppo misto. Il tutto da mettere in piedi entro 15 giorni dall’entrata in vigore del Melonellum. Come fare? Uno spiraglio arriva dal regolamento del Senato, che prescrive che sia possibile costituire una componente rappresentativa di una forza che abbia corso alle elezioni regionali, eleggendo un proprio rappresentante. Proprio il caso del Partito socialista italiano guidato da Enzo Maraio che, con il partito dei civici, punta a fare asse. Affinché l’operazione vada in porto ci sarà bisogno che qualcuno, nel campo largo, “presti” i propri senatori. Ed è qui che Conte e Schlein dovrebbero venire in soccorso. Meno accidentato il percorso del duo Ernesto Maria Ruffini-Franco Gabrielli, alla guida di Più Uno: Bruno Tabacci sarebbe pronto a cedere il simbolo di Impegno civico, con cui si è presentato alle Politiche del 2022.  In attesa del tavolo del programma, intanto, proseguono le tavolate. Ieri a Montecitorio è andato in scena il pranzo tra Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Giuseppe Conte. Assente giustificata Elly Schlein che, influenzat
a, subito dopo il suo intervento alla presentazione del Rapporto Gimbe sul Ssn ha abbandonato Montecitorio. I partecipanti al convivio hanno assicurato che «non si è parlato di politica» e che ci sia stato un «proficuo scambio di vedute».  Dal Na2areno frenano ricostruzioni divisive, facili al ricordo del tavolo a quattro all’Hostaria Costanza, in cui i leader di Pd, M5S e Avs promettevano due piazze pubbliche per raccontare le cose fatte insieme. Nella direzione dell’unità vanno anche i vari conciliaboli tra esponenti del campo largo che si sono svolti ieri in Transatlantico. Le opposizioni studiano un’iniziativa congiunta da mettere in piedi dopo il voto sul Melonellum. Poi si penserà al centro. Politico e di gravità permanente.  Valentina Pigliautile  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: NEL CENTROSINISTRA SI PONE IL TEMA DELLE FORZE DI CENTRO IL LEADER M5S VUOLE DA ELLY UN IMPEGNO SULLA LEALTÀ DI IV   I PUNTI  1 2  Il sistema proporzionale  Addio all’elezione con i collegi uninominali: con la nuova legge elettorale si torna sostanzialmente ad un sistema proporzionale, con l’Italia divisa in varie circoscrizioni  Il premio di maggioranza  Alla coalizione che vince, superando il 42%, viene assegnato un premio di maggioranza pari ad massimo di 70 deputati e 35 senatori (tetto di 220 deputati e 113 senatori)  3  Le preferenze e i capilista  È stato il nodo dell’estate: l’elezione attraverso le preferenze, che Meloni tanto voleva inserire nella legge, anche se con il “correttivo” dei capilista bloccati e scelti dai partiti  Image:La leader del Pd Elly Schlein e quello di M5S Giuseppe Conte -tit_org- E Conte tornerà a chiedere a Schlein garanzie (pubbliche) sul patto con Renzi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità inaccessibile per uno su 10 La stampella del privato sulle cure ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801844802638.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"GIORNALE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:18:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità inaccessibile per uno su 10 La stampella del privato sulle cure   Il rapporto La Fondazione Gimbe: «Il Ssn non ha capacità di erogare prestazioni in modo equo e veloce» Ospedali poco attrattivi? Rinnovato il contratto dei medici. Zangrillo: «Curiamo chi assiste i cittadini»  Sapere che 5,8 milioni di italiani rinunciano a curarsi impone una riflessione collettiva. Sono cittadini che spariscono dai radar della sanità, scoraggiati dai tempi d’attesa troppo lunghi per un esame o dai costi di una visita specialistica. E ricompaiono in pronto soccorso quando la loro malattia è conclamata e acuta.  Le spese per la salute continuano ad avere un impatto pesante sui bilanci delle famiglie. Nel 2025, su un totale di 190 miliardi di euro, 42,4 miliardi arrivano dalle tasche dei cittadini che, quando possono, cercano una copertura in fondi e assicurazioni, tanto che le polizze private sono aumentate del 12%.  «Servono regole, trasparenza e vigilanza perché la sanità integrativa completi le tutele del Ssn, senza sostituirle né ampliare le diseguaglianze» fa notare il presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. E quel punto di equilibrio è la chiave per garantire cure senza «zone d’ombra».   «Il Sistema sanitario continua a garantire buoni esiti di salute - dà la sua diagnosi alla presentazione del rapporto sanitario alla Camera dei deputati - in particolare  un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo».  Va detto che se non ci fosse la «stampella» del privato (accreditato), oggi il Ssn non avrebbe la forza di reggere la richiesta di cure. Il privato si fa carico del 30% dei ricoveri e del 40% delle prestazioni ambulatoriali, con picchi del 50% in Lombardia. «E i cittadini non pagano nulla, se non il ticket - tiene a sottolineare Michele Nicchio, presidente Aiop lombardia - C’è ancora molto pregiudizio e il privato viene ancora considerato come un male da tollerare ma, essendo accreditato, opera nell’ambito del Sistema sanitario, ha gli stessi rimborsi sulle prestazioni, gli stessi controlli».  Facile dare la colpa alle risorse. Insufficienti? E invece sono aumentate: con 17,5 miliardi in più (erano 125,4 nel 2022, sono 142,9 nel 2026) i finanziamenti per la sanità sono cresciuti rispetto a quanto avvenuto nel triennio precedente. Ma il pool Gimbe denuncia i «tagli fantasma»: «Se il rapporto Fondo sanitario nazionale/pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi di euro in più».  Altra ferita da curare: l’attrattività per i medici. In Italia, spiega il rapporto Gimbe, i medici non mancano.  Con 5,8 camici bianchi per mille abitanti siamo al secondo posto tra i Paesi Ocse. Tuttavia, degli oltre 339mila medici censiti, almeno 88mila non lavorano nel Ssn. Un primo segnale per ridare più appeal al pubblico arriva dal rinnovo del contratto dei medici, che avranno in busta paga fino a 560 euro in più. «La cura dei cittadini comincia dalla cura di chi li assiste» dichiara il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo nel giorno dell’accordo che prevede anche più tutele sul posto di lavoro contro le aggressioni, permessi per gravi patologie e regole per l'utilizzo dell'Intelligenza artificiale.  «Il problema - spiega Andrea Montagnani, presidente Fadoi– non è soltanto quanti medici abbiamo, ma quanto il Servizio sanitario nazionale riesca ad attrarli e trattenerli.  Per salvaguardare il nostro Ssn occorre quindi tornare a investire nel suo capitale più prezioso: quello umano».  ---End text---  Author: Maria Sorbi  Heading:   Highlight: I NUMERI 5,8 milioni  Senza cure Gli italiani che rinunciano a visite ed esami scoraggiati da costi e tempi troppo lunghi  +12%  Polizze L’aumento delle polizze assicurative per coprire i costi della sanità della famiglia  560 euro  Medici L’aumento in busta paga dal 2027 per i medici in base al rinnovo del contratto sanitario  Image:Prevenzione Tempi d’attesa dilatati e costi del privato scoraggiano le diagnosi precoci -tit_org- 
Sanità inaccessibile per uno su 10 La stampella del privato sulle cure   -sec_org-
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		<tp:writer>Maria Sorbi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Liguria e piemonte nel rapporto gimbe = Liguria, recupero sui Lea e record di infermieri ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801716404442.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801716404442.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"GIORNALE DEL PIEMONTE" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La prima ha il record di infermieri e recupera posizioni nei lea, ma i cittadini spendono molto nel privato il secondo, al top per le cure essenziali, limita il passivo della mobilità, ma è carente nel numero di pediatri Il bilancio Gimbe sulla sanità: mancano medici di base e pesa ancora la mobilità passiva</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:12:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LIGURIA E PIEMONTE NEL RAPPORTO GIMBE La prima ha il record di infermieri e recupera posizioni nei Lea, ma i cittadini spendono molto nel privato Il secondo, al top per le cure essenziali, limita il passivo della mobilità, ma è carente nel numero di pediatri   IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE REGIONALE FRASCATORE: «RICONOSCERE I PASSI AVANTI»  Liguria, recupero sui Lea e record di infermieri  Il bilancio Gimbe sulla sanità: mancano medici di base e pesa ancora la mobilità passiva  ¦ Il 9° Rapporto Gimbe traccia il bilancio della sanità nel Nord-Ovest. La Liguria registra il record nazionale di infermieri dipendenti (6,78 ogni 1.000 abitanti) e recupera terreno sui Lea (250 punti, +31 sul 2023). Restano critici la mobilità passiva (-74,4 milioni) e il deficit di medici di  base. Il Piemonte brilla nelle cure essenziali (4° in Italia con 272 punti) e limita il passivo della mobilità (-20,7 milioni), ma affronta una forte spesa per gettonisti (57,5 milioni) e la saturazione dei pediatri.   Bottino a pagina 11   ¦ È ancora una volta il Rapporto Gimbe a scattare la fotografia dettagliata sul Servizio Sanitario Nazionale, analizzando l’andamento del finanziamento pubblico, l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), gli squilibri del personale e la mobilità sanitaria interregionale. I dati regionali del 9° Rapporto mettono in luce dinamiche e sfide specifiche per il NordOvest, in particolare per Liguria e Piemonte.  In Liguria, le risorse pro-capite destinate dal Fondo Sanitario Nazionale per il 2025 toccano i 2.295 euro, cifra superiore alla media nazionale di 2.218 euro. L’aspettativa di vita alla nascita si attesta su una media di 83,7 anni, perfettamente in linea con il dato nazionale. Uno degli elementi più rilevanti riguarda la dotazione di personale sanitario dipendente: nel 2024 la regione registra 16,6 unità ogni 1.000 abitanti (contro la media italiana di 12,1). Nel dettaglio, si contano 2,26 medici (media Italia 1,84) e 6,78 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,75), portando il rapporto infermieri/medici a 2,99 (rispetto al 2,59 nazionale). Per il ricorso ai servizi di fornitura di personale esterno (i cosiddetti «gettonisti»), nel 2025 si stima una spesa di 13,5 milioni di euro.  Sul fronte privato, la spesa outof-pocket (ovvero quella che i cittadini pagano di tasca propria) dichiarata nel 2024 tramite Sistema della Tessera sanitaria è pari a 870 euro procapite più alta della media Italia a 787 euro.  I dati relativi alle cure essenziali evidenziano un recupero significativo: con 250 punti su 300 negli adempimenti Lea per il 2024 (+31 punti rispetto al 2023, anno in cui la regione era inadempiente), la Liguria sale all’8° posto tra regioni e province autonome. Nell’analisi del Nuovo Sistema di Garanzia, la Liguria si posiziona 8ª sia nell’area della prevenzione sia nell’assistenza distrettuale, collocandosi invece al 14° posto per l’assistenza ospedaliera.  Restano tuttavia aperte alcune criticità, come la rinuncia alle cure: nel 2024 il 10,1% dei cittadini (oltre 152 mila persone) ha dichiarato di aver rinunciato a prestazioni sanitarie (+2,3% rispetto al 2023).  Non bene la mobilità sanitaria: nel 2023 il saldo è negativo per -74,4 milioni di euro (con 157,5 milioni di crediti e 231,8 milioni di debiti). La quota erogata dal privato accreditato sul totale della mobilità attiva è pari all’11,4%, posizionando la regione al 19° posto in Italia. Per quanto riguarda la medicina di base e la pediatria si stima una carenza di 116 Medici di Medicina Generale e la riduzione della categoria è stata del 15,1% tra il 2019 e il 2024. Entro il 2028 andranno in pensione 215 MMG. Sul fronte dei Pediatri  di Libera Scelta, il deficit stimato è di 7 unità, con il 91,6% dei bambini tra 6 e 13 anni seguito da un pediatra (3ª regione in Italia).  Il presidente della Commissione Sanità della Regione Liguria, Marco Frascatore, ha commentato i dati sottolineando il valore primario delle risorse umane: «La Liguria è la prima Regione italiana per numero di infermieri dipendenti del Ssn in rapporto
 alla popolazione. È un dato che va ricordato ogni volta che sentiamo dire che manca personale. Le difficoltà esistono, ma è importante riconoscere i risultati e i progressi sui Lea (+31 punti). Continueremo a confrontarci con le criticità, come mobilità e attrattività, per difendere il lavoro quotidiano dei nostri professionisti». Per quanto riguarda il Piemonte vanno segnalate la stabilità dei Lea, ma una forte pressione sui pediatri In Piemonte, il Fsn pro-capite per il 2025 si attesta a 2.253 euro. L’aspettativa di vita alla nascita è pari a 83,6 anni. La dotazione di personale nel 2024 registra 13,7 dipendenti ogni 1.000 abitanti, con 1,89 medici e 5,19 infermieri (rapporto infermieri/medici pari a 2,75). A differenza della Liguria, l’impatto economico per la fornitura di personale esterno («gettonisti») nel 2025 risulta notevolmente più alto, pari a 57,5 milioni di euro. La spesa sanitaria out-of-pocket ammonta a 875 euro pro-capite., più alta che in Liguria.  Sul versante delle prestazioni e dell’organizzazione, per le cure essenziali Il Piemonte ottiene 272 punti su 300 nei Lea per il 2024, confermandosi al 4° posto nazionale. Nelle singole aree si attesta al 6° posto nella prevenzione, al 4° nella distrettuale e al 5° nell’ospedaliera. La rinuncia alle cure riguarda il 9,2% dei residenti (circa 391 mila persone). La regione per la mobilità sanitaria presenta un saldo negativo contenuto a -20,7 milioni di euro. La componente del privato accreditato costituisce il 49,5% della mobilità attiva regionale. Capitolo medici di famiglia e pediatri: si stimano carenze per 463 MMG e ben 109 Pls. Il Piemonte detiene la media più alta in Italia per assistiti pro-capite per pediatra (1.126 bambini per pediatra, oltre il massimale senza deroghe).  ---End text---  Author: Monica Bottino  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Liguria e piemonte nel rapporto gimbe     Liguria, recupero sui Lea e record di infermieri   -sec_org-
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		<tp:writer>Monica Bottino</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Gimbe: in tre anni tagli "invisibili" alla sanità per 19 mld ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803110306953.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"GIORNALE DI SICILIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:17:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe: in tre anni tagli “invisibili” alla sanità per 19 mld   Quasi 6 milioni di italiani ormai rinunciano alle cure, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico  ROMA  Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil. Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale realizzato da Fondazione Gimbe.  I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all’appello mancano 18,8 mld per la sanità.  «È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.  Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del Governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe.  Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario. Nel 2025, su un totale di 190,1 miliardi di euro di spesa sanitaria in Italia, 42,4 miliardi sono stati proprio a loro carico. Non stupisce allora che lo scorso anno sia cresciuta del 10,1% la spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni.  L’altra faccia della medaglia è la rinuncia a visite ed esami, un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di italiani. «Se il servizio pubblico arretra, fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura», dice ancora Cartabellotta.  Non va meglio sul fronte del personale sanitario. La riduzione della quota destinata agli stipendi sul totale della spesa sanitaria ha sottratto ai professionisti 36,8 miliardi dal 2012 a oggi, contribuendo a un calo dell’attrattività del pubblico: oggi circa 1 medico su 4 e 1 infermiere su 5 lavorano fuori dal servizio sanitario.  «L’analisi è molto chiara: è un taglio silenzioso, una tassa Meloni che finiscono per pagare i cittadini di tasca propria quando devono andare a curarsi», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Gimbe: in tre anni tagli “invisibili” alla sanità per 19 mld   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, bassa l ' aspettativa di vita ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803110006954.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803110006954.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"GIORNALE DI SICILIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:17:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="188000" Sales="6206" Printing="4299" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803110006954.PDF"><![CDATA[GIORNALE DI SICILIA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, bassa l’aspettativa di vita   Diffusi i dati Gimbe Scandalo referti istologici, da due anni niente ristori Carla Fernandez  In Sicilia l’aspettativa di vita è più bassa rispetto a quasi tutto il resto d’Italia. Si ferma a 82,6 anni, contro una media nazionale di 83,7: la regione è penultima. È uno dei dati del nono rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio sanitario, presentato ieri alla Camera. Nel 2025 il Fondo sanitario nazionale ha assegnato alla Sicilia 2.205 euro per abitante, contro i 2.218 della media italiana. Sul fronte del personale, nel 2024 l’Isola contava 10,1 dipendenti del Ssn ogni mille abitanti, contro i 12,1 in tutta Italia.  Un quadro nel quale si inserisce il caso dei ritardi nella consegna degli istologici all’Asp di Trapani. Ieri i legali di alcuni pazienti e familiari che si sono rivolti alla magistratura sono tornati sul caso: a quasi due anni dalla prima denuncia, non è arrivato alcun riscontro alle richieste di confronto sui ristori. Una vicenda che, scrivono, richiederebbe «un comportamento connotato da serietà, tempestività, trasparenza e senso di responsabilità». E aggiungono: «La tutela della salute dei cittadini è questione di primaria rilevanza pubblica e istituzionale», contestando all’azienda la mancata  assunzione di responsabilità.  L’Asp preferisce non replicare.  Sul fronte penale, l’azienda sanitaria è pure parte offesa.  L’inchiesta coinvolgeva inizialmente 19 indagati: per due infermiere la Procura ha chiesto l’archiviazione, proseguono gli accertamenti sulle altre posizioni.  Sabato, a un anno dalla scomparsa di Maria Cristina Gallo, l’insegnante che per prima denunciò lo scandalo, Ma2ara del Vallo la ricorderà con la giornata «Dalla memoria all’azione»: alle 10 una tavola rotonda sulla tutela dei diritti e della salute, poi una targa commemorativa e, in serata, la celebrazione in Cattedrale. (*CAF*)  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanità, bassa l ’ aspettativa di vita   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Fondo sanitario a  17,5 mld = Segue da pag.9 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802099700099.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Lo dice il rapporto Gimbe alla Camera dei deputati</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 01:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Negli ultimi tre anni. Ma è cresciuto molto meno dell’aumento del Pil  Fondo sanitario a +17,5 mld Lo dice il rapporto Gimbe alla Camera dei deputati   SEGUE DA PAG. 9  l 9° Rapporto Gimbe, presentato ieri alla Camera dei deputati, intende fotografare lo «stato di salute» del Sistema sanitario nazionale. Innanzitutto, a partire dal dibattito irrisolto fra maggioranza e l’opposizione sulle risorse impiegate nel settore. Il rapporto spiega che nel triennio 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Il quadro cambia, però, se il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese.  Se nello stesso periodo il rapporto fosse rimasto costante al livello del 2022, il Sistema sanitario nazionale avrebbe avuto a disposizione ulteriori 18,8 miliardi in più. «Il finanziamento nominale è certamente aumentato», ha spiegato il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta, «ma si è riI  Nino Cartabellotta dotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Sistema sanitario nazionale». Un dato indiscutibile è rappresentato dal fatto che tra i Paesi del G7, l’Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite con mille dollari in meno della media. Per contro, la spesa sanitaria diretta pro-capite delle famiglie supera invece la media.  Nel 2025, dunque, la spesa sanitaria totale è stata di 190,1 miliardi di euro: 140,8 miliardi di spesa pubblica, 42,4 miliardi a carico delle famiglie e quasi 7 miliardi intermediati da fondi sanitari, assicurazioni. La spesa per il personale ammonta a 52,2 miliardi di euro. In particolare, nel 2025 il riparto del Fondo sanitario nazionale ha assegnato in media 2mila 218 euro per abitante.  Il Molise è la Regione che ha ricevuto di più (2.319 euro), la Campania quella che ha ricevuto di meno (2.173 euro). Tuttavia, le vere diseguaglianze territoriali sono rappresentate dalla mobilità sanitaria fra le Regioni che nel 2023 ha raggiunto la cifra di 5,15 miliardi di euro.  Nel 2024 oltre 3,1 milioni di italiani hanno dichiarato di  aver rinunciato a una o più visite o esami per motivi economici, in 4 milioni hanno rinunciato per le liste di attesa troppo lunghe.  Un medico su quattro non lavora nel Sistema sanitario nazionale. I medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale sono poco più di 100mila, meno di due per ogni mille abitanti.  Per quanto riguarda gli infermieri, l’Italia ne conta 6,9  ogni mille abitanti contro 9,7 della media Ocse, un infermiere su cinque in Italia non lavora nel Sistema sanitario nazionale.  Segue a pag. 10  La spesa sanitaria pubblica destinata al privato convenzionato (parte integrante del Sistema sanitario nazionale) è di 29,4 miliardi. La spesa presso le strutture private non accreditate è di 8 miliardi (dato 2024).  Il dibattito politico Tra i Pae sul rapporto Gimbe si è l’Italia è rivelato piuttosto vivace.  per spesa «Oggi chi può paga, chi pubblica p non può aspetta o rinuncon mill cia a visite ed esami», ha in men accusato Cartabellotta media. P presentando il dossier la spesa presso la Sala della Regina della Camera.  diretta p Una analisi «molto chiadelle fa ra», secondo la segretaria supera l dal Pd, Elly Schlein.  Nel 2024 L'obiettivo che noi vomilioni d gliamo raggiungere è quelhanno d lo di alzare la spesa sanitadi aver ri ria sul Pil al livello della a una o media europea», ha proo esami p messo nel suo intervento.  «Un corto circuito sociale econ devastante con un sistema sanitario pubblico sull’orlo del collasso», ha affermato Nicola Fratoianni di Avs.  Il presidente di Noi moderati, Maurizio Lupi, ha sottolineato: «Considerato il Covid e l’allargamento delle maglie rispetto alla finanza pubblica proprio a causa della pandemia «le risorse che sono state destinate al servizio pubblico sono inferiori in quel triennio 2019-2022, 11,5 miliardi di euro contro 17,5 del governo Meloni».  «Con i tagli alla sanità, Giorgia Meloni si paga le armi. E i problemi non si del G7, finiscono qui, perché la diin coda screpanza tra il Fondo sasanitaria nitari
o nazionale e la spepro-capite sa sanitaria effettiva fa sì e dollari che le Regioni dovranno o della coprire 7,6 miliardi nel er contro, 2027, 10,7 miliardi nel sanitaria 2028 e 14 miliardi nel 2029, con l'ovvia consero-capite guenza che si troveranno amiglie a scegliere tra aumentare a media.  le tasse e tagliare i servioltre 3,1 zi», hanno scritto in una i italiani nota i parlamentari del chiarato M5s.  nunciato «Il problema della sapiù visite nità italiana non è quaner motivi to si spende: è come si spende», ha annotato omici Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico. Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha chiesto: «Se oggi ci sono dei soldi, questi vanno investiti sugli infermieri, in particolare sul loro reddito e sui medici che scelgono la medicina d'urgenza».  ______© Riproduzione riservata______  n  ---End text---  Author: FRANCO ADRIANO  Heading:   Highlight: Tra i Paesi del G7, l’Italia è in coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite con mille dollari in meno della media. Per contro, la spesa sanitaria diretta pro-capite delle famiglie supera la media.  Nel 2024 oltre 3,1 milioni di italiani hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami per motivi economici  Image:Nino Cartabellotta -tit_org- Fondo sanitario a  17,5 mld        Segue da pag.9   -sec_org-
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		<tp:writer>FRANCO ADRIANO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità pubblica, l'inganno strisciante dei "tagli invisibili" per 18,8 miliardi Perché la spesa sale ma il servizio ai pazienti crolla ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035603554.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"L'IDENTITÀ" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL NONO RAPPORTO GIMBE  Sanità pubblica, l'inganno strisciante dei “tagli invisibili” per 18,8 miliardi Perché la spesa sale ma il servizio ai pazienti crolla  di GIORGIO BRESCIA  N  el dibattito sulla sanità pubblica, un nuovo paradosso interviene a disorientare probabilmente i cittadini. Da un lato, la politica rivendica cifre record: un Fondo sanitario in crescita e nuovi miliardi stanziati nelle leggi di bilancio.  Dall'altro, chiunque cerchi di prenotare una visita o un esame si scontra con liste d'attesa interminabili, carenza di personale e Pronto soccorso allo stremo e luogo continuo di aggressioni e violenze da parte di utenti esasperati.  Come si conciliano queste due realtà opposte? La risposta sta in ciò che la Fondazione Gimbe definisce "tagli invisibili".  Cosa sono davvero? Subito un punto va chiarito: non si tratta di risorse finanziarie sottratte fisicamente dal bilancio statale dall'oggi al domani. Se si osservano esclusivamente i dati nominali, il denaro non manca: il Fondo sanitario nazionale è infatti passato dai 125,4 miliardi di euro del 2022 ai 142,9 miliardi del 2026, segnando un aumento complessivo di 17,5 miliardi. Tuttavia, fermarsi ai soli numeri assoluti offre una visione parziale e ingannevole. I "tagli invisibili" emergono chiaramente quando si confronta il finanziamento della sanità con la ricchezza complessiva prodotta dal Paese, ovvero il Prodotto Interno Lordo .  Nel 2022 la quota di Pil destinata alla sanità pubblica era pari al 6,27%. Negli anni successivi, questa percentuale è progressivamente scesa attorno al 6%, attestandosi al 6,14% nel 2026. Sembra una variazione minima, ma tradotta in risorse reali significa che se l'Italia avesse mantenuto invariata l'incidenza della spesa sanitaria al livello del 2022, nel quadriennio 2023-2026 il sistema sanitario avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi di euro in più, che non sono pochi.   Quei 18,8 miliardi sono esattamente il valore dei "tagli invisibili": fondi mai erogati perché la sanità è cresciuta meno dell'economia generale.  Perché sono ugualmente e pericolosamente dannosi? Un taglio invisibile produce effetti del tutto reali ed assai dannosi per la popolazione. La ragione è semplice: i bisogni di salute di una popolazione non restano immobili nel tempo. Mentre l'Italia affronta un progressivo invecchiamento demografico, subisce al contempo un aumento costante delle patologie croniche e il costo sempre più elevato delle innovazioni tecnologiche e farmaceutiche.  A ciò si aggiunge l'impatto dell'inflazione, che ha eroso gli aumenti nominali riportando il valore reale del finanziamento ai livelli del 2010. E quando la quota di ricchezza destinata alla salute diminuisce, il servizio pubblico perde capacità di risposta. Le conseguenze pesano sui bilanci delle Regioni, costrette a comprimere i servizi territoriali o ad alzare le imposte locali per coprire i disavanzi.  Alla fine, l'impatto economico e sociale si scarica interamente sulle famiglie. Nel 2024 oltre 5,8 milioni di cittadini hanno dovuto rinunciare a visite ed esami per tempi d'attesa o motivi economici. Nello stesso tempo, la spesa sanitaria sostenuta di tasca propria dalle famiglie ha raggiunto i 42,4 miliardi di euro, mentre cresce il ricorso alle polizze sanitarie private. Si consolida così un "secondo binario" della salute, riservato solo a chi ha disponibilità economiche.  Il diritto alla tutela della salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, rischia di trasformarsi da pilastro universale a un privilegio legato al reddito economico o al codice di avviamento postale di residenza.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanità pubblica, l'inganno strisciante dei “tagli invisibili” per 18,8 miliardi Perché la spesa sale ma il servizio ai pazienti crolla   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Spesa sanitaria, Italia ultima nel G7 «In tre anni tagli per 18,8 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801721804380.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"LEGGO" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Ilreport Gimbe: lunghe attese ecosti salati, 5,6 milioni di italiani rinunciano a visite o esami</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[VIETATO AMMALARSI Spesa sanitaria, Italia ultima nel G7 «In tre anni tagli per 18,8 miliardi» (C) Ced Digital e Servizi | 1791423637 | 93.63.249.37 | sfoglia.leggo.it  Il report Gimbe: lunghe attese e costi salati, 5,8 milioni di italiani rinunciano a visite o esami  «Quando tempi d’attesa, disponibilità economiche e residenza condizionano l’accesso alle prestazioni sanitarie è in gioco la tenuta del patto sociale. Una prestazione garantita sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute». È il j’accuse della Fondazione Gimbe al Governo. Ieri il presidente Nino Cartabellotta ha presentato alla Camera il 9° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale.  TAGLI INVISIBILI. Il primo dato preoccupante riguarda i “tagli invisibili”. In valore assoluto, il Fondo sanitario nazionale è cresciuto di 17,5 miliardi, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 del 2026. Ma la realtà è diversa: in rapporto al Pil, il finanziamento è sceso dal 6,27% del 2022 al 6% negli  anni successivi, con una lieve risalita (0,14) nel 2026. In altre parole, se fosse rimasto ai livelli del 2022, oggi il Ssn avrebbe 18,8 miliardi in più. A rosicchiare ulteriormente le risorse è stata l’inflazione, che ha di fatto annullato la crescita nominale di 37,5 miliardi registrata tra il 2010 e il 2026. «Nel frattempo – ha osservato Cartabellotta – sono aumentati i bisogni di una popolazione che invecchia e i costi».  ULTIMI NEL G7. Tra i Paesi del G7, l’Italia è ultima per spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 ha destinato alla sanità il 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse, con 3.952 euro per abitante: 909 in meno della media Ocse e 1.013 in meno di quella europea. Intanto, la spesa sanitaria diretta delle famiglie è del 12,3%  superiore alla media Ocse, mentre quella coperta da fondi e assicurazioni è del 43,7% inferiore: meno risorse pubbliche significano quindi una maggiore esposizione dei cittadini al costo delle cure.  RINUNCIA ALLE CURE. Altro sintomo di un sistema sempre più in sofferenza è la rinuncia alle cure. Nel 2024 circa un cittadino su dieci ha rinunciato ad almeno una prestazione per liste d'attesa troppo lunghe e 3,1 milioni lo hanno fatto per motivi economici. In parallelo, cresce il privato: la spesa out-of-pocket nelle strutture non accreditate è aumentata del 169%, passando da 3,05 miliardi nel 2016 a 8,2 miliardi nel 2024. «Numeri che documentano la progressiva espansione di un “secondo binario” dell’offerta sanitaria riservato a chi può pagare».  riproduzione riservata ®  ---End text---  Author: Rossella Di Gilio  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Spesa sanitaria, Italia ultima nel G7 «In tre anni tagli per 18,8 miliardi»   -sec_org-
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		<tp:writer>Rossella Di Gilio</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Gimbe: «Tagli invisibili per 18 miliardi Quasi 6 milioni rinunciano alle cure» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801777905933.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"LIBERTÀ" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe: «Tagli invisibili per 18 miliardi Quasi 6 milioni rinunciano alle cure»   REPORT SULLA SANITÀ PUBBLICA  Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil. Mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre di più rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a fondi sanitari e assicurazioni private. È il ritratto della sanità pubblica emerso dal 19/o Rapporto sul Servizio sanitario nazionale di Fondazione Gimbe. I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023/26 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all'appello mancano 18,8 miliardi per la sanità. «È il fenomeno dei 'tagli invisibili’: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che  il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente Gimbe Cartabellotta.  Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del Governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste possono rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe. I cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario. Nel 2025, su un totale di 190,1 miliardi di spesa  in Italia, 42,4 miliardi sono stati proprio a loro carico. Non stupisce che lo scorso anno sia cresciuta del 10,1% la spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni. L'altra faccia della medaglia è la rinuncia a visite ed esami, un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di italiani. «Se il servizio pubblico arretra, fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura», dice Cartabellotta. Non va meglio sul fronte del personale sanitario. La riduzione della quota destinata agli stipendi sul totale della spesa sanitaria ha sottratto ai professionisti 36,8 miliardi dal 2012 a oggi, contribuendo a un calo dell'attrattività del pubblico: circa un medico su 4 e un infermiere su 5 lavorano fuori dal servizio sanitario.  ---End text---  Author: Redazione  Heading: REPORT SULLA SANITÀ PUBBLICA  Highlight:   Image:Uno stetoscopio su alcuni moduli medici ANSA/ISTOCK -tit_org- Gimbe: «Tagli invisibili per 18 miliardi Quasi 6 milioni rinunciano alle cure»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Rapporto Gimbe 2026: il diritto alla Salute non può essere un privilegio: è un diritto negato = Il diritto alla Salute non può essere un privilegio: è un diritto negato ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803234607172.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803234607172.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"LIBERTA SICILIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il Rapporto Gimbe fotografa una sanità italiana sempre più diseguale E la Sicilia resta tra le Regioni che pagano il prezzo più alto</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:27:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rapporto Gimbe 2026: il diritto alla Salute non può essere un privilegio: è un diritto negato   La fotografia di una sanità italiana sempre più diseguale. E la Sicilia resta tra le Regioni che pagano il prezzo più alto   Il diritto alla Salute non può essere un privilegio: è un diritto negato  Il Rapporto Gimbe fotografa una sanità italiana sempre più diseguale E la Sicilia resta tra le Regioni che pagano il prezzo più alto  C  di Salvo Sorbello ’è una domanda che la politica siciliana dovrebbe avere il coraggio di porsi: quanto deve ancora aspettare un cittadino di Siracusa prima di poter considerare davvero garantito il proprio diritto alla salute? Il Rapporto Gimbe 2026 sul Servizio Sanitario Nazionale consegna una fotografia che non lascia spazio alle interpretazioni. Il SSN continua a produrre risultati complesPag. 3 sivamente positivi, ma la sua capacità di garantire cure tempestive.     domanda che C ’èla una politica siciliana  dovrebbe avere il coraggio di porsi: quanto deve ancora aspettare un cittadino di Siracusa prima di poter considerare davvero garantito il proprio diritto alla salute? Il Rapporto Gimbe 2026 sul Servizio Sanitario Nazionale consegna una fotografia che non lascia spazio alle interpretazioni.  Il SSN continua a produrre risultati complessivamente positivi, ma la sua capacità di garantire cure tempestive, appropriate ed equamente distribuite si sta progressivamente indebolendo.  E la Sicilia è ancora una volta dalla parte sbagliata della classifica. Nel 2024 l'Isola risulta inadempiente nell'area della prevenzione. Il 78,2% dei saldi negativi della mobilità sanitaria nazionale si concentra inoltre in sei Regioni, tra cui proprio la Sicilia. Non sono semplicemente numeri. Dietro quei numeri ci sono persone costrette a partire, famiglie che affrontano viaggi, malati che cercano altrove ciò che non trovano nella propria provincia. E ci sono risorse economiche che escono dal territorio.  Quando un cittadino deve andare fuori provincia o fuori Regione per curarsi, la sanità del territorio ha già perso. Siracusa conosce bene questa realtà.  Da anni la provincia vive una condizione di evidente fragilità sanitaria. Liste d'attesa, difficoltà nell'accesso alle prestazioni, carenza di personale, servizi territoriali da rafforzare e mobilità sanitaria hanno finito per alimentare una situazione nella quale chi possiede maggiori disponibilità economiche  può cercare rapidamente una soluzione nel privato, mentre chi ha meno risorse è costretto ad aspettare o, peggio ancora, a rinunciare.  È una sanità a due velocità. Una per chi può pagare. Un'altra per chi non può. E questo non è più accettabile. Il Rapporto Gimbe sottolinea come la povertà economica rappresenti uno dei fattori che maggiormente espongono le persone alla rinuncia alle cure. Nel 2024 oltre 2,2  milioni di famiglie italiane vivevano in condizioni di povertà assoluta. Nelle Isole l'incidenza raggiunge l'11,2%.  Sono proprio queste famiglie che rischiano di rimanere indietro. La sanità, quindi, non è soltanto una questione di bilanci, ospedali e statistiche. È una questione di uguaglianza. E qui emerge tutta la contraddizione siciliana.  Da una parte si continua a parlare di risanamento, Piani di rientro e contenimento della spesa. Dall'altra, dopo quasi vent'anni, la Sicilia è ancora dentro il Piano di rientro. Quasi vent'anni per mettere ordine nei conti, senza essere riusciti a trasformare fino in fondo il sistema.  Ma quanto tempo ancora bisogna aspettare? Il cittadino non può essere chiamato a pagare all'infinito per inefficienze che non ha prodotto. Paga attraverso le tasse. Paga attraverso la sanità privata. Paga quando deve spostarsi.   Paga quando accompagna un familiare lontano da casa. E paga soprattutto quando, per mancanza di denaro o per tempi di attesa incompatibili con il proprio stato di salute, decide di rinunciare.  Questo è il vero fallimento Per Siracusa, dunque, il nuovo ospedale non può essere soltanto una promessa da spendere nelle campagne elettorali.  Deve diventare il simbolo  di una nuova stagione della sani
tà provinciale.  Ma attenzione: costruire un ospedale non basta.  Servono medici. Servono infermieri. Servono tecnici.  Servono servizi territoriali efficienti. Servono diagnostica e prevenzione.  Servono strutture capaci di ridurre concretamente la mobilità sanitaria. Servono soprattutto programmazione e responsabilità.  Perché sarebbe drammatico consegnare ai cittadini una struttura moderna e scoprire poi che mancano le professionalità e l'organizzazione necessarie per farla funzionare pienamente. Siracusa non può più accontentarsi delle classifiche che la relegano nelle retrovie. Non può accettare che un cittadino siracusano debba sentirsi meno tutelato di un cittadino che vive in un'altra parte d'Italia. Non può essere normale che per ottenere una prestazione sanitaria si debba mettere mano al portafoglio o preparare una valigia.  La salute non è un privilegio. È un diritto E quando un diritto fondamentale diventa più facilmente accessibile a chi ha denaro, mentre chi è povero deve aspettare o rinunciare, significa che qualcosa di profondo nel sistema si è spezzato.  Il Rapporto Gimbe non dovrebbe dunque essere archiviato come l'ennesimo documento tecnico.  Dovrebbe diventare un atto d'accusa. Per la Sicilia. E soprattutto per una provincia, quella di Siracusa, che non può più permettersi di essere ultima. La politica smetta di contare le promesse e cominci a contare i cittadini che aspettano di essere curati.  ---End text---  Author: Salvo Sorbello  Heading: La fotografia di una sanità italiana sempre più diseguale. E la Sicilia resta tra le Regioni che pagano il prezzo più alto  Highlight:   Image: -tit_org- Rapporto Gimbe 2026: il diritto alla Salute non può essere un privilegio: è un diritto negato    Il diritto alla Salute non può essere un privilegio: è un diritto negato   -sec_org-
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		<title><![CDATA[E Conte tornerà a chiedere a Schlein garanzie (pubbliche) sul patto con Renzi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802139100473.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"MATTINO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 02:52:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[E Conte tornerà a chiedere a Schlein garanzie (pubbliche) sul patto con Renzi  LA STRATEGIA  ROMA Che il tema esista lo ha messo a verbale anche Angelo Bonelli, incalzato dai giornalisti con l’ennesima domanda sui tempi per il tavolo del programma di coalizione.  «Va affrontata la questione del centro». Che, tradotto, significa, non solo capire quante liste andranno presentate - tra Casa Riformista che preme per il listino unico e Progetto Civico che vuole giocare la partita per sé - ma anche trovare la formula che permetta di disinnescare le resistenze reciproche tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Al momento, nella scacchiera del campo progressista ognuno ha mosso la sua di pedina: Elly Schlein ha detto che il programma si scriverà anche insieme ai centristi; Giuseppe Conte ha chiesto garanzie su Matteo Renzi e quest’ultimo ha fatto altrettanto con il leader pentastellato, addirittura triplicando la posta in gioco: «Mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e mai dalla parte di Donald Trump».  Fin qui la cronaca. Se c’è, però, una convinzione di cui si dicono  «certi» molti big del Movimento è che «sia stato sottovalutato un dettaglio»: «Giuseppe ha chiesto che sia Schlein a garantire per il leader di Iv e ancora non ha ricevuto risposta». Quello di Conte, dunque, non sarebbe tanto un atto di fiducia condizionato verso la leader dem, come l’hanno inteso dalle parti del Na2areno, quanto piuttosto una «richiesta formale» da articolare con argomenti specifici, necessari a rompere gli indugi sul leader Iv, noto «per la sua scarsa affidabilità», affonda il colpo un maggiorente pentastellato. Rassicurazioni che, al momento, non sarebbero giunte, né per iscritto, né a voce, in una delle tante occasioni nelle quali i due leader hanno avuto modo di incrociarsi, anche solo di sfuggita, alla Camera per il voto sullo Stabilicum. Non si tratta di un punto su cui l’ex premier del governo giallorosso è intenzionato a soprassedere, al contrario: «Siamo certi - raccontano le stesse fonti di primo piano del M5S - che presto tornerà a porre il tema, chiedendo a Schlein di indicare pubblicamente le garanzie a sostegno di Matteo Renzi». Una mossa che potrebbe servire all’avvocato del Popolo per  rassicurare una comunità, la sua, che ancora continua a mal digerire l’accoppiata con l’ex rottamatore, con cui la segretaria dem ha stretto un patto. Del resto era stato proprio Renzi, in estate, a proporre un patto anti-inciucio tra tutte le forze politiche. In questo caso, al contrario, l’accordo sarebbe ristretto a due: Conte e Schlein.   I NODI CENTRISTI  Con patto o senza, poi, sarà necessario che i due leader decidano come (e se) aiutare Progetto Civico, oggi alle prese con la norma della riforma elettorale che fa lievitare enormemente il numero di firme richieste alle forze non presenti in Parlamento per presentarsi alle prossime elezioni. Per avere uno sconto - 1500 firme per collegio anziché 6000 - sarebbe necessario  NEL CENTROSINISTRA SI PONE IL TEMA DELLE FORZE DI CENTRO IL LEADER M5S VUOLE DA ELLY UN IMPEGNO SULLA LEALTÀ DI IV  un simbolo e la costituzione di una componente nel gruppo misto. Il tutto da mettere in piedi entro 15 giorni dall’entrata in vigore del Melonellum. Come fare? Uno spiraglio arriva dal regolamento del Senato, che prescrive che sia possibile costituire una componente rappresentativa di una forza che abbia corso alle elezioni regionali, eleggendo un proprio rappresentante. Proprio il caso del Partito socialista italiano guidato da Enzo Maraio che, con il partito dei civici, punta a fare asse. Affinché l’operazione vada in porto ci sarà bisogno che qualcuno, nel campo largo, “presti” i propri senatori. Ed è qui che Conte e Schlein dovrebbero venire in soccorso. Meno accidentato il percorso del duo Ernesto Maria Ruffini-Franco Gabrielli, alla guida di Più Uno: Bruno Tabacci sarebbe pronto a cedere il simbolo di Impegno civico, con cui si è presentato alle Politiche del 2022. In attesa del tavolo del programma, intanto, proseguono le tavolate. Ieri a Montecitorio è andato in sce
na il pranzo tra Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Giuseppe Conte. Assente giustificata Elly Schlein che, influenzata, subito dopo il suo intervento alla presentazione del Rapporto Gimbe sul Ssn ha abbandonato Montecitorio. I partecipanti al convivio hanno assicurato che «non si è parlato di politica» e che ci sia stato un «proficuo scambio di vedute». Dal Na2areno frenano ricostruzioni divisive, facili al ricordo del tavolo a quattro all’Hostaria Costanza, in cui i leader di Pd, M5S e Avs promettevano due piazze pubbliche  per raccontare le cose fatte insieme. Nella direzione dell’unità vanno anche i vari conciliaboli tra esponenti del campo largo che si sono svolti ieri in Transatlantico.  Le opposizioni studiano un’iniziativa congiunta da mettere in piedi dopo il voto sul Melonellum. Poi si penserà al centro. Politico e di gravità permanente.  Valentina Pigliautile  ---End text---  Author: Valentina Pigliautile  Heading:   Highlight: NEL CENTROSINISTRA SI PONE IL TEMA DELLE FORZE DI CENTRO IL LEADER M5S VUOLE DA ELLY UN IMPEGNO SULLA LEALTÀ DI IV  Image:La leader del Pd Elly Schlein e quello di M5S Giuseppe Conte -tit_org- E Conte tornerà a chiedere a Schlein garanzie (pubbliche) sul patto con Renzi   -sec_org-
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		<tp:writer>Valentina Pigliautile</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Rilievo giusto del governo all'Ue sull'inflazione ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801776205948.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"MATTINO DI PADOVA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’allarme di Gimbe: «Tagliati 18,8 miliardi all Rilievo giusto del governo all’Ue sull’inflazione   Il commento di Francesco Morosini  I  un report sulle cure: l sistema politico italiano è entrato nel vivo 5.8 milioni gli italiani della sessione di bilanche hanno rinunciato cio. Infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvaa sottoporsi alle visite to il Documento programmatico di finanza pubROMA(DPFP), decisivo per la blica determinazione dell’assetto Le cifre della finanza pubblica. Infatti, è la premessa su cui inquaIl Servizio sanitario nazionale drare, essendone il presuppocontinua a soffrire e, con esso, sto, il successivo Documento si incrina il diritto alla salute programmatico di bilancio dei cittadini.  crescita nomi(DPB), poi daLa inviare a BruxelnaleScopo del fondo sanitario degli les.  del DPFP è di massiultimi anni nasconde infatti mizzare il coordinamento tra  porto al Prodotto interno lorle finanze pubbliche degli Stado.  Intanto, mentre medici ti dell’Unione europea (UE). e infermieri scappano ha dalsostipubConseguentemente, blico, cittadini sempre tuito lai precedente Nota dipiù spesso rinunciano alle cure e aggiornamento di economia quando ricorrono a e finanzapossono (NADEF).  fondi sanitari assicurazioni A differenza diequesta, prioriprivate.  È questo il ritratto deltariamente centrata sulla vigila sanità pubblica che emerge lanza di deficit e debito, il DPdal 9° Rapporto Servizio SaFP lega assiemesul finanza pubnitario Nazionalemacroecorealizzato blica e situazione da Fondazione Gimbe e per prenomica.  In ragione di ciò, sentato ieri. la traiettoria esso è decisiva Idella numeri Gimbe spesaillustrati pubblicada primaria mostrano che nel periodo netta (cioè escluse le voci, co2023-2026 il Fondo me gli interessi, fuorisanitario dal connazionale è aumentato discel17,5 trollo del governo).  È una  miliardi nel 2026.  Se però il fita la cui ratio è squisitamente nanziamento è rapportato alla politica.  ricchezza prodotta dal Paese D’altronde, l’essere in un’unilo cambia:l’Euroanel 2022 il cascenario area monetaria, Fondo sanitario rappresentarea, richiede disciplina fiscava del la Piltenuta mentre negli le. il In6,27% cambio, anni successivi la quota si è dell’euro tutela dalla crescita mantenuta alprime 6%. e dei prezzi diintorno materie Il risultato all'appello derivati.  Ma èla che politica, specie mancano perha la se entra in18,8 annomiliardi elettorale, sanità.  «È il fenomeno dei “tapure altre necessità.  Inoltre, gli invisibili”: non tagliinnomiil ribollire delle piazze Eunali, risorseattraversare inferiori rispetropama potrebbe i to a quelle che il Ssnè avrebbe confini.  Il quesito se tra le ricevuto mantenendo invariato pieghe del DPFP possano rinil rapportorisorse Fsn/Pil del 2022», tracciarsi aggiuntive.  dice il presidente del In fondo, il raccordo traGimbe denaso trend, che potrebbe sociacreare ro pubblico e consenso uno di 32,3 miliardi tra le è ilscarto mestiere della politica.  il fabbisogno della e le riUna possibilità di sanità maggior sorse Senza spesadisponibili.  la offre il DPFP coninterla venti del di governo, toccherà clausola flessibilità (NEC,alle Regioni colmare il gap e queacronimo di National Escape ste potrebbero rivalersi suiStacitClause).  Questa offre agli tadini le imposte ti parteaumentando dell’UE lo spazio o tagliando servizi, avverte dell’1,5% deliPIL per increGimbe.  Dal canto i cittadimentare spese in loro, ambito enerni già da anni pagano le diffigetico e difesa (questa comcoltà servizio sanitario.  prendedel la tutela di infrastrutNel su un totale di 190,1 ture2025, civili strategiche).  Nondimiliardi di euro di spesa sanimeno il governo è intenzionataria in Italia, 42,4 miliardi soto a ricorrervi parzialmente.  no statiperché, propriosebbene a loro carico.  Anche siano Non stupisce allora che lo scorrisorse scorporabili dalla traiettoria della spesa netta, sono debiti. Ora onerosi nei mercati internazionali.  Neppure va dimenticato che l’Italia è tuttora in procedura per disavanzo eccessivo. L’argomento, almeno potenzialmente, consente al Ministro dell’
Economia di tenere la barra dinnanzi alla domanda di spesa elettorale. D’altra parte è suo compito garantire l’affidabilità creditoria del Paese presso i mercati finanziari.  Ne consegue che, a parte ciò Dalla Fondazione Gimbe che consente la NEC, per il arriva (iStock) resto ill’allare DPFP sanità offre poco.  In  a sanità» sostanza, il piatto è scarno.  Così molte promesse politiche, quali agevolazioni fiscali, rischiano d’essere di mariso anno sia cresciuta del 10,1% naio.  la spesa fondi C’è peròintermediata una richiestada corretsanitari e assicurazioni.  ta del governo a Bruxelles.L'altra faccia dellache medaglia è la riPerché rileva l’inflazione nuncia a visite edgonfiare, esami, un fefutura potrebbe sennomeno che nel 2024 ha tocca2a sue responsabilità, voci di to 5,8 milioni di italiani.  spesa (pensioni, ad esempio) «L'analisi è molto chiara:ilè un che potrebbero sfondare taglio silenzioso, una tassa Metetto di spesa, viceversa calcoloni che finiscono per pagare lato sull’inflazione oggi stima-i cittadini di tasca propria quanta. Se accolta, aprirebbe mardo andare curarsi», ginidevono d’azione in più aall’esecuha detto lafacile segretaria deltrattePartitivo.  Che, ipotesi, to Democratico, Ellymargine Schlein, rà per ogni possibile che ha sottolineato laspepriodi spesa aggiuntivo.che Ma, rità del «è portare la spesa cie in unPd modo tempestoso, il sanitaria alla media europea DPFP, sebbene arcigno, ha del 7% alternative.  del Pil».  poche © RIPRODUZIONE RIPRODUZIONERISERVATA RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Il commento di Francesco Morosini  Highlight:   Image: -tit_org- Rilievo giusto del governo all'Ue sull'inflazione   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità, Gimbe «In tré anni tagli invisibili per 18 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801767405972.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"MATTINO DI PADOVA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:17:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, Gimbe «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi»  Anche se nominalmente è cresciuto, dal 2023 al 2026 il Fondo sanitario ha perso quasi 19 miliardi di euro per via della contrazione della quota di finanziamento in rapporto al Pil. Si prevede che per il prossimo triennio saranno necessari 32 miliardi aggiuntivi per finanziare la sanità senza gravare sui cittadini. Sono alcuni dei dati del Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato ieri alla Camera dei deputati. Per quanto riguarda la fotografia del Veneto, l’aspettativa di vita è di 84,4 anni (media Italia 83,7) e il numero di medici ogni mille abitanti è di 1,62, inferiore alla media nazionale (1,84).  Nel 2025 il valore dei contratti a “gettonisti” è stato di 8,3 milioni di euro.  Nel 2024 la spesa sanitaria pro capite trasmessa al sistema sanitario per la dichiarazione dei redditi è pari a 903 euro (media Italia 787 euro). Secondo Gimbe il Veneto si posiziona prima tra le regioni per stato di attuazione dei Lea (Livelli essenziali di assistenza).  Nel 2024 il 7,9% dei cittadini – oltre 383 mila persone - ha dichiarato di aver rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie (media Italia 9,9%) con un + 0,5 punti percentuali rispetto al 2023.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanità, Gimbe «In tré anni tagli invisibili per 18 miliardi»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[La sanita' lucana ai raggi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802961408696.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 10:42:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA SANITA’ LUCANA AI RAGGI   LA RADIOGRAFIA EFFETTUATA DAL RAPPORTO “GIMBE”  La Basilicata presenta nel 2024 un dato che, a prima vista, potrebbe sembrare rassicurante: 13 dipendenti del Servizio sanitario ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 12,1. Il numero emerge dal nono Rapporto sul Servizio sanitario nazionale della Fondazione Gimbe, presentato ieri nella Sala della Regina della Camera dei deputati. È un’indicazione che colloca la regione al di sopra della media italiana sul fronte della dotazione complessiva di personale.  Ma i numeri, in sanità, raramente raccontano una sola storia. Più spesso somigliano a un mosaico: per comprenderlo davvero bisogna osservare non solo il totale, ma anche come sono distribuite le tessere. Il dato complessivo dei dipendenti, infatti, si accompagna a una dinamica più articolata. In Basilicata i medici dipendenti sono 1,74 ogni mille abitanti, dunque sotto la media nazionale di 1,84.  Gli infermieri, invece, sono 5,55 ogni mille abitanti, ben al di sopra del 4,75 registrato a livello italiano. È proprio qui che si coglie uno degli aspetti più interessanti del quadro lucano: la regione appare relativamente più forte nella presenza infermieristica che in quella medica. Il rapporto tra infermieri e medici è pari a 3,18, contro il 2,59 nazionale. Un valore che segnala una struttura del personale diversa da quella media del Paese. Da un lato, questo può essere letto come un elemento potenzialmente positivo, perché una sanità moderna ha bisogno di rafforzare la componente assistenziale, territoriale e di presa in carico continuativa, e gli infermieri rappresentano una colonna portante di questo sistema. Dall’altro lato, la minore incidenza di medici rispetto alla media nazionale pone interrogativi concreti: è suf iciente il numero dei camici bianchi per garantire tempestività delle cure, copertura dei reparti, tenuta dei pronto soccorso e continuità nell’assistenza specialistica? È una domanda tutt’altro che accademica. La quantità complessiva del personale conta, ma conta almeno quanto la sua qualità organizzativa e la sua distribuzione tra professioni diverse. Un ospedale o una rete territoriale non funzionano per semplice somma aritmetica: servono equilibri, competenze integrate, capacità di risposta ai bisogni di salute.  E se da una parte la Basilicata mostra una dotazione complessiva superiore alla media, dall’altra il dato sui medici suggerisce prudenza nei giudizi troppo ottimistici. Anche sul fronte del inanziamento, la regione si colloca leggermente sopra il dato medio italiano. Nel 2025 il Fondo sanitario nazionale pro capite in Basilicata è stato pari a 2.251 euro, rispetto a una media nazionale di 2.218 euro. La differenza non è enorme, ma è signi icativa: indica che il sistema sanitario lucano bene icia di una disponibilità di risorse per abitante superiore a quella del Paese nel suo complesso. Naturalmente, avere qualche euro in più pro capite non equivale automaticamente ad avere una sanità migliore. Le risorse sono la condizione necessaria, non quella suf iciente. È nella capacità di spenderle bene, di trasformarle in servizi accessibili, personale stabile, tecnologia, prevenzione e assistenza territoriale che si misura la reale ef icacia di un sistema sanitario. In altre parole, il inanziamento è il carburante, ma ciò che fa davvero la differenza è il motore organizzativo. In questo senso, la Basilicata si trova di fronte a una s ida comune a molte realtà italiane: tradurre un livello di inanziamento relativamente favorevole in risultati percepibili dai cittadini. Perché il giudizio sulla sanità non nasce nei rapporti statistici, ma nelle corsie, negli ambulatori, nelle liste d’attesa, nei tempi di risposta, nella possibilità di trovare un medico quando serve. Il Rapporto Gimbe segnala anche un altro indicatore decisivo: nel 2025 l’aspettativa di vita alla nascita in Basilicata è di 83,1 anni, contro gli 83,7 della media nazionale. Si tratta di sei decimi di differenza, uno scarto che può apparire modesto ma che, sul piano epidemiologico e sociale, n
on è irrilevante. L’aspettativa di vita è spesso il termometro più severo, perché sintetizza molti fattori: qualità dell’assistenza sanitaria, prevenzione, condizioni socioeconomiche, stili di vita, diffusione delle patologie croniche, capacità del territorio di accompagnare l’invecchiamento della popolazione. Per questo il confronto con il dato nazionale suggerisce che la Basilicata, pur disponendo di una dotazione di personale complessivamente superiore alla media e di un fondo pro capite leggermente più alto, non riesce ancora a tradurre pienamente questi elementi in un vantaggio misurabile sul piano degli esiti complessivi di salute. Non sarebbe corretto attribuire tutto alla sanità in senso stretto, perché la longevità è il risultato di una trama più ampia. Ma proprio per questo il dato invita a una ri lessione meno burocratica e più strategica: quali politiche di prevenzione sono state più ef icaci? Dove si annidano le fragilità? Quale ruolo giocano la medicina territoriale, la presa in carico degli anziani, la prossimità dei servizi nelle aree interne? Un elemento particolarmente interessante riguarda il ricorso ai cosiddetti gettonisti, cioè i servizi di fornitura di personale sanitario acquistati dall’esterno. Nel 2025, per la Basilicata, non sono riportati importi per questa voce. È un dato che, se confermato nella sua lettura sostanziale, può essere interpretato in due modi. Il primo, più favorevole, è che la regione sia riuscita a non dipendere da forme di reclutamento emergenziale spesso costose e criticate, costruendo una tenuta del sistema su personale dipendente e su un’organizzazione più ordinaria. Il secondo, più cauto, è che il dato vada letto alla luce delle modalità di rilevazione e non autorizzi automaticamente a proclamare l’assenza di criticità. In ogni caso, nel dibattito nazionale segnato negli ultimi anni dall’esplosione del fenomeno dei gettonisti, il fatto che in Basilicata nel 2025 non risultino importi segnalati rappresenta un elemento da osservare con attenzione. In un sistema sanitario che troppo spesso ha dovuto rattoppare le carenze con soluzioni tampone, l’idea di una regione che non espone spese in questo capitolo appare quasi come una notizia in controtendenza.  E, in tempi di sanità sotto pressione, le controtendenze meritano sempre un supplemento di analisi. C’è poi un numero che colpisce più di altri. Nel 2024 la spesa sanitaria pro capite trasmessa al Sistema Tessera Sanitaria per la dichiarazione dei redditi è stata in Basilicata pari a 425 euro, contro una media italiana di 787. Una distanza molto ampia, che apre scenari interpretativi diversi. Da un lato, una minore spesa privata può indicare un ricorso meno intenso a prestazioni a pagamento o un minore peso economico diretto della sanità sulle famiglie. Sarebbe, in questo caso, un segnale positivo: signi icherebbe che il servizio pubblico riesce a coprire una parte signiicativa dei bisogni, limitando la necessità di rivolgersi al privato. Dall’altro lato, però, il dato potrebbe anche ri lettere una minore capacità di spesa dei cittadini, una domanda inespressa di cure o un accesso più contenuto a determinate prestazioni. È il classico caso in cui il numero, da solo, non basta. Una spesa più bassa non è necessariamente una buona notizia, così come una spesa più alta non è automaticamente un male: dipende da ciò che rivela sui comportamenti sanitari, sulle opportunità di accesso e sulle disuguaglianze economiche. Proprio per questo, il confronto tra i 425 euro lucani e i 787 nazionali dovrebbe spingere a un’indagine più approfondita.  Perché se il cittadino spende meno grazie a un buon sistema pubblico, la notizia è incoraggiante. Se invece spende meno perché rinuncia, rinvia o seleziona le cure in base al portafoglio, il quadro cambia radicalmente.  ---End text---  Author: Redazione  Heading: LA RADIOGRAFIA EFFETTUATA DAL RAPPORTO “GIMBE”  Highlight:   Image: -tit_org- La sanita’ lucana ai raggi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«La Puglia rifiuta le cure ai lucani» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802961208698.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"MATTINO DI PUGLIA E BASILICATA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Decaro contro il Governo per «i tagli invisibili» da 1Smiliardi alla sanità</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 10:42:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LE ACCUSE ALLA REGIONE PUGIESE DI BLOCCARE GLI INTERVENTI CHIRURGICI PROGRAMMATI  «La Puglia rifiuta le cure ai lucani»  Decaro contro il Governo per «i tagli invisibili» da 18miliardi alla sanità  L’  accusa è di quelle pesanti e a sollevarla è il capogruppo in Consiglio regionale di Basilicata Casa Comune, Giovanni Vizziello. “L’assessore lucano alla Sanità, Cosimo Latronico (Fratelli d’Italia) ne aveva parlato come di uno strumento di programmazione avanzata con il quale si compie un passo signi icativo nel governo della mobilità sanitaria e si garantiscono ai cittadini cure appropriate e di qualità, ma, l’Accordo sulla mobilità sanitaria siglato lo scorso anno tra Puglia e Basilicata non ha retto alla prova dei fatti ed oggi siamo punto e a capo, perché ad esempio l’ospedale Miulli, a seguito di una circolare della Regione Puglia, ha bloccato tutti i ricoveri per interventi chirurgici programmati dei pazienti lucani. L’ennesimo esempio di pressappochismo da parte di chi, come l’assessore Latronico, garantisce solo a parole le esigenze di cure dei lucani”, afferma Vizziello in una nota.  Secondo l’esponente della minoranza di centrosinistra, “la genialata dell’Assessore Latronico, prontamente censurata dal Ministero della Salute, è stata quella di escludere dal tetto di spesa previsto gli interventi ad alta complessità: interventi che, secondo il Ministero, non possono essere considerati in deroga al tetto di spesa previsto e che, essendo conteggiati, hanno determinato l’esaurimento anticipato del budget di spesa previsto per i pazienti lucani in mobilità sanitaria verso gli ospedali pugliesi”. “Chiediamo - continua il dirigente di Basilicata Casa Comune - all’assessore Latronico di riparare all’errore marchiano commesso provvedendo innanzitutto ad un nuovo stanziamento che consenta di rimpinguare il budget di spesa intanto esaurito per consentire ai cittadini, in particolare quelli della provincia di Matera, di effettuare le prestazioni già programmate presso l’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti e soprattutto di programmare investimenti in grado di rendere attrattivo il Madonna delle Grazie di Matera, impedendo così che i lucani siano costretti ad essere assistiti fuori dai con ini regionali e contenendo realmente la mobilità sanitaria passiva, costata alla Regione Basilicata più di 500 milioni di euro nel decennio 20242024”, conclude Vizziello.   DECARO CONTRO IL GOVERNO PER I TAGLI INVISIBILI ALLA SANITA’ “Subito nella manovra 6 miliardi l’anno per il triennio contro i ‘tagli invisibili’” emersi dai dati del nuovo report di Gimbe sul Servizio sanitario nazionale. Questa la richiesta in una nota congiunta di sei presidenti di Regione: Eugenio Giani (Toscana), Antonio De Caro (Puglia), Michele de Pascale (Emilia-Romagna), Roberto Fico (Campania), Stefania Proietti (Umbria), Alessandra Todde (Sardegna). “La presentazione dello stato della sanità da parte della Fondazione Gimbe, la cui serietà e autorevolezza sono riconosciute a livello nazionale - dichiarano i sei governatori -, rappresenta un contributo di grande importanza. Ora è necessario agire di conseguenza con scelte concrete contro i ‘tagli invisibili’ che arrivano addirittura a 18,8 miliardi negli ultimi tre anni”.  “I dati parlano chiaro - proseguono i presidenti di Regione -: il reperimento nella prossima legge inanziaria di almeno 6 miliardi di euro all’anno per i prossimi tre anni, per un volume complessivo di 18 miliardi, risponde alle ri lessioni e valutazioni oggettivamente espresse dallo stesso ministro Schillaci per la tenuta del sistema pubblico”.   “Si tratta quindi di dar corpo a questa indicazione, trasformando queste valutazioni in atti precisi e vincolanti a tutela della sanità pubblica - concludono -: a partire dal lavoro della Conferenza delle Regioni ino alla loro effettiva traduzione nella manovra economica di ine anno. La difesa del diritto alla salute richiede risposte certe e un impegno inanziario non rinviabile”.  In Puglia nel 2024 si registrano una media di medici e infermieri dipendenti, ogni 1000 abitanti, più bassa di
 quella italiana, riferisce il rapporto Gimbe. In particolare nel 2024, a livello regionale i dati riscontrati sono: 1,72 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,84) e 4,56 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,75). In totale nello stesso anno si registrano 11,1 unità di personale dipendente ogni 1.000 abitanti (media Italia 12,1). La spesa sanitaria privata ‘out-of-pocket’, e quindi direttamente a carico del cittadino in Puglia nel 2024 è pari a 544 euro al di sotto della media nazionale di 787 euro. In riferimento al Fondo sanitario nazionale pro-capite in Puglia nel 2025 è stato pari a 2.226 euro a fronte di una media nazionale di 2.218. L’aspettativa di vita alla nascita, in riferimento al 2025, è stata pari a 83,5  anni (media nazionale 83,7).  Di fatti, il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil. Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato oggi. I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il inanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all’appello mancano 18,8 miliardi per la sanità. “È il fenomeno dei ‘tagli invisibili’: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto  mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022”, dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del Governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe. Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le dif icoltà del servizio sanitario. Nel 2025, su un totale di 190,1 miliardi di euro di spesa sanitaria in Italia, 42,4 miliardi sono stati proprio a loro carico.  Non stupisce allora che lo scorso anno sia cresciuta del 10,1% la spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni. L’altra faccia della medaglia è la rinuncia a visite ed esami, un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di italiani. “Se il servizio pubblico arretra, fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura”, dice ancora Cartabellotta. Non va meglio sul fronte del personale sanitario. La riduzione della quota destinata agli stipendi sul totale della spesa sanitaria ha sottratto ai professionisti 36,8 miliardi dal 2012 a oggi, contribuendo a un calo  dell’attrattività del pubblico: oggi circa 1 medico su 4 e 1 infermiere su 5 lavorano fuori dal servizio sanitario.  “L’analisi è molto chiara: è un taglio silenzioso, una tassa Meloni che iniscono per pagare i cittadini di tasca propria quando devono andare a curarsi”, ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sottolineato che la priorità del Pd “è portare la spesa sanitaria alla media europea del 7% del Pil”. Il rapporto  Gimbe “sottolinea quello che diciamo da tutta la legislatura: mentre il governo Meloni si vanta di record inesistenti sulla sanità, la sottopone a tagli invisibili per quasi 20 miliardi e fa ricadere gli insostenibili costi – economici e non solo – su cittadini ed enti locali. Considerando i inanziamenti in rapporto al PIL, infatti, siamo tornati ai livelli del 2010 e secondo GIM
BE le manovre del governo Meloni hanno fatto mancare 18,8  miliardi alla sanità pubblica.  E le cose non miglioreranno, dal momento che si prevede che per il prossimo triennio saranno necessari 32 miliardi aggiuntivi per inanziare la sanità senza gravare sui cittadini. Per lo stesso triennio, il governo aveva previsto di spendere oltre 20 miliardi per la Difesa, solo momentaneamente scesi a 14, ma comunque una cifra colossale rispetto al de inanziamento della sanità e ai salari reali  in costante calo, letteralmente divorati dall’in lazione. In pratica, con i tagli alla sanità Meloni si paga le armi. E i problemi non iniscono qui, perché la discrepanza tra il Fondo sanitario nazionale e la spesa sanitaria effettiva fa sì che le Regioni dovranno coprire 7,6 miliardi nel 2027, 10,7 miliardi nel 2028 e 14 miliardi nel 2029, con l’ovvia conseguenza che si troveranno a scegliere tra aumentare le tasse e tagliare i servizi. In  entrambi i casi, a pagare saranno i cittadini, già strozzati dalla spesa out of pocket e dall’aumento dei ticket e della spesa per le assicurazioni sanitarie. Non sorprende, dunque, che un italiano su dieci rinunci alle cure, altro chiaro segnale del clamoroso fallimento del governo Meloni sulla sanità”. Lo scrivono in una nota i parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Affari Sociali di Camera e Senato.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «La Puglia rifiuta le cure ai lucani»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[E Conte tornerà a chiedere a Schlein garanzie (pubbliche) sul patto con Renzi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802161601582.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"MESSAGGERO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:50:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[E Conte tornerà a chiedere a Schlein garanzie (pubbliche) sul patto con Renzi  LA STRATEGIA  ROMA Che il tema esista lo ha messo a verbale anche Angelo Bonelli, incalzato dai giornalisti con l’ennesima domanda sui tempi per il tavolo del programma di coalizione. «Va affrontata la questione del centro».  Che, tradotto, significa, non solo capire quante liste andranno presentate - tra Casa Riformista che preme per il listino unico e Progetto Civico che vuole giocare la partita per sé ma anche trovare la formula che permetta di disinnescare le resistenze reciproche tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Al momento, nella scacchiera del campo progressista ognuno ha mosso la sua di pedina: Elly Schlein ha detto che il programma si scriverà anche insieme ai centristi; Giuseppe Conte ha chiesto garanzie su Matteo Renzi e quest’ultimo ha fatto altrettanto con il leader pentastellato, addirittura triplicando la posta in gioco: «Mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e mai dalla parte di Donald Trump».  Fin qui la cronaca. Se c’è, però, una convinzione di cui si dicono «certi» molti big del Movimento è  che «sia stato sottovalutato un dettaglio»: «Giuseppe ha chiesto che sia Schlein a garantire per il leader di Iv e ancora non ha ricevuto risposta». Quello di Conte, dunque, non sarebbe tanto un atto di fiducia condizionato verso la leader dem, come l’hanno inteso dalle parti del Na2areno, quanto piuttosto una «richiesta formale» da articolare con argomenti specifici, necessari a rompere gli indugi sul leader Iv, noto «per la sua scarsa affidabilità», affonda il colpo un maggiorente pentastellato. Rassicurazioni che, al momento, non sarebbero giunte, né per iscritto, né a voce, in una delle tante occasioni nelle quali i due leader hanno avuto modo di incrociarsi, anche solo di sfuggita, alla Camera per il voto sullo Stabilicum. Non si tratta di un punto su cui l’ex premier del governo giallorosso è intenzionato a soprassedere, al contrario: «Siamo certi - raccontano le stesse fonti di primo piano del M5S - che presto tornerà a porre il tema, chiedendo a Schlein di indicare pubblicamente le garanzie a sostegno di Matteo Renzi». Una mossa che potrebbe servire all’avvocato del Popolo per rassicurare una comunità, la sua, che ancora continua a mal digerire  l’accoppiata con l’ex rottamatore, con cui la segretaria dem ha stretto un patto. Del resto era stato proprio Renzi, in estate, a proporre un patto anti-inciucio tra tutte le forze politiche. In questo caso, al contrario, l’accordo sarebbe ristretto a due: Conte e Schlein.   I NODI CENTRISTI  Con patto o senza, poi, sarà necessario che i due leader decidano come (e se) aiutare Progetto Civico, oggi alle prese con la norma della riforma elettorale che fa lievitare enormemente il numero di firme richieste alle forze non presenti in Parlamento per presentarsi alle prossime elezioni. Per avere uno sconto - 1500 firme per collegio anziché 6000 - sarebbe necessario un simbolo e la costituzione di una componente nel gruppo misto. Il tutto da mettere in  piedi entro 15 giorni dall’entrata in vigore del Melonellum. Come fare? Uno spiraglio arriva dal regolamento del Senato, che prescrive che sia possibile costituire una componente rappresentativa di una forza che abbia corso alle elezioni regionali, eleggendo un proprio rappresentante. Proprio il caso del Partito socialista italiano guidato da Enzo Maraio che, con il partito dei civici, punta a fare asse. Affinché l’operazione vada in porto ci sarà bisogno che qualcuno, nel campo largo, “presti” i propri senatori. Ed è qui che Conte e Schlein dovrebbero venire in soccorso. Meno accidentato il percorso del duo Ernesto Maria Ruffini-Franco Gabrielli, alla guida di Più Uno: Bruno Tabacci sarebbe pronto a cedere il simbolo di Impegno civico, con cui si è presentato alle Politiche del 2022. In attesa del tavolo del programma, intanto, proseguono le tavolate. Ieri a Montecitorio è andato in scena il pranzo tra Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Giuseppe Conte. Assente giustificata Elly Schlein che, influenzat
a, subito dopo il suo intervento alla presentazione del Rapporto Gimbe sul Ssn ha abbandonato Montecitorio. I partecipanti al convivio hanno assicurato che  «non si è parlato di politica» e che ci sia stato un «proficuo scambio di vedute». Dal Na2areno frenano ricostruzioni divisive, facili al ricordo del tavolo a quattro all’Hostaria Costanza, in cui i leader di Pd, M5S e Avs promettevano due piazze pubbliche per raccontare le cose fatte insieme. Nella direzione dell’unità  vanno anche i vari conciliaboli tra esponenti del campo largo che si sono svolti ieri in Transatlantico. Le opposizioni studiano un’iniziativa congiunta da mettere in piedi dopo il voto sul Melonellum. Poi si penserà al centro. Politico e di gravità permanente.  Valentina Pigliautile  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Valentina Pigliautile  Heading:   Highlight: NEL CENTROSINISTRA SI PONE IL TEMA DELLE FORZE DI CENTRO IL LEADER M5S VUOLE DA ELLY UN IMPEGNO SULLA LEALTÀ DI IV  Image:La leader del Pd Elly Schlein e quello di M5S Giuseppe Conte -tit_org- E Conte tornerà a chiedere a Schlein garanzie (pubbliche) sul patto con Renzi   -sec_org-
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		<tp:writer>Valentina Pigliautile</tp:writer>
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		<title><![CDATA[In Umbria si vive più a lungo = Oltre centomila umbri rinunciano a Curarsi perché costa troppo ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802209301051.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802209301051.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 56 di <b>"MESSAGGERO UMBRIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>»I dati nel rapporto della Fondazione Gimbe: in aumento anche la mobilità sanitaria »L'aspettativa di vita nella regione supera gli 84 anni, più alta della media italiana »I dati nel rapporto della Fondazione Gimbe: in aumento anche la mobilità sanitaria La buona notizia: l'aspettativa di vita supera gli 84 anni, più alta della media italiana</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:29:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[In Umbria si vive più a lungo I dati nel rapporto della Fondazione Gimbe: in aumento anche la mobilità sanitaria `L’aspettativa di vita nella regione supera gli 84 anni, più alta della media italiana `   Oltre centomila umbri rinunciano a curarsi perché costa troppo I dati nel rapporto della Fondazione Gimbe: in aumento anche la mobilità sanitaria La buona notizia: l’aspettativa di vita supera gli 84 anni, più alta della media italiana `  PERUGIA Aspettativa di vita alta e più medici e infermieri al lavoro rispetto alla media nazionale, ma le buone notizie finiscono qui perché il rapporto Gimbe presentato ieri alla Camera racconta pure di 104mila umbri che rinunciano a curarsi per motivi economici. La fondazione ha messo in fila una serie di numeri per descrivere la situazione del servizio sanitario nazionale. Cifre alla mano, l’aspettativa di vita alta è certo un buono dato: 84,1 anni contro gli 83,7 della media nazionale (rilevazione riferita al 2025). Una cifra che come tutte le altre, però, va interpretata perché a voler cercare il pelo nell’uovo in quel numero ci sta anche il grande tema con cui fa i conti da tempo il Cuore verde: l’invecchiamento.  Fatto sta che l’aumento dell’aspettativa di vita porta con sé anche la richiesta di servizi sanitari adeguati: lo sanno bene dalle parti di Palazzo Donini.  Fabrizi a pag. 57  I DATI  PERUGIA Aspettativa di vita alta e più medici e infermieri al lavoro rispetto alla media nazionale, ma le buone notizie finiscono qui perché il rapporto Gimbe presentato ieri alla Camera racconta pure di 104mila umbri che rinunciano a curarsi per motivi economici.   ASPETTATIVA DI VITA  La fondazione ha messo in fila una serie di numeri per descrivere la situazione del servizio sanitario nazionale. Cifre alla mano, l’aspettativa di vita alta è certo un buono dato: 84,1 anni contro gli 83,7 della media nazionale (rilevazione riferita al 2025). Una cifra che come tutte le altre, però, va interpretata perché a voler cercare il pelo nell’uovo in quel numero ci sta anche il grande tema con cui fa i conti da tempo il Cuore verde: l’invecchiamento.  Fatto sta che l’aumento dell’aspettativa di vita porta con sé anche la richiesta di servizi sanitari adeguati: lo sanno bene dalle parti di Palazzo Donini, in particolare in quegli uffici alle prese da mesi con la stesura del nuovo piano sociosanitario in cui ampi capitoli dovranno gioco forza essere dedicati alle patologie croniche in particolare quelle delle fasce di età meno giovani. Ma vero è anche, come sottolineato proprio dal rapporto Gimbe, che un’aspettativa di vita elevata corrisponde a un sistema sociale e anche sanitario capace di “tenere”.   IL PERSONALE  Riguardo al personale sanitario, nel 2024 a livello regionale Gimbe ha censito 14,2 unità di dipendenti ogni mille abitanti.  Anche qui un dato sopra la media nazionale, che è ferma a 12,1.   Con buona pace delle polemiche sulla mancanza di personale.  Livelli più alti della media Paese - riferisce il rapporto - sono quelli relativi ai medici dipendenti: 2,33 ogni mille abitanti contro 1,84, e anche per agli  infermieri che sono 5,86 ogni mille umbri contro il dato di 4,75 ogni mille italiani. Indicatore che certo da solo non basta a inquadrare la questione perché va incrociato con le caratteristiche dei territorio di riferimento.  ---End text---  Author: Federico Fabrizi  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- In Umbria si vive più a lungo  Oltre centomila umbri rinunciano a Curarsi perché costa troppo   -sec_org-
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		<title><![CDATA[IAGGIORNATO -  n Umbria si vive più a lungo = Oltre centomila umbri rinunciano a Curarsi perché costa troppo ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802208201052.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 56 di <b>"MESSAGGERO UMBRIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>»I dati nel rapporto della Fondazione Gimbe: in aumento anche la mobilità sanitaria »L'aspettativa di vita nella regione supera gli 84 anni, più alta della media italiana »I dati nel rapporto della Fondazione Gimbe: in aumento anche la mobilità sanitaria La buona notizia: l'aspettativa di vita supera gli 84 anni, più alta della media italiana</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:29:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[In Umbria si vive più a lungo I dati nel rapporto della Fondazione Gimbe: in aumento anche la mobilità sanitaria `L’aspettativa di vita nella regione supera gli 84 anni, più alta della media italiana `   Oltre centomila umbri rinunciano a curarsi perché costa troppo I dati nel rapporto della Fondazione Gimbe: in aumento anche la mobilità sanitaria La buona notizia: l’aspettativa di vita supera gli 84 anni, più alta della media italiana `  PERUGIA Aspettativa di vita alta e più medici e infermieri al lavoro rispetto alla media nazionale, ma le buone notizie finiscono qui perché il rapporto Gimbe presentato ieri alla Camera racconta pure di 104mila umbri che rinunciano a curarsi per motivi economici. La fondazione ha messo in fila una serie di numeri per descrivere la situazione del servizio sanitario nazionale. Cifre alla mano, l’aspettativa di vita alta è certo un buono dato: 84,1 anni contro gli 83,7 della media nazionale (rilevazione riferita al 2025). Una cifra che come tutte le altre, però, va interpretata perché a voler cercare il pelo nell’uovo in quel numero ci sta anche il grande tema con cui fa i conti da tempo il Cuore verde: l’invecchiamento.  Fatto sta che l’aumento dell’aspettativa di vita porta con sé anche la richiesta di servizi sanitari adeguati: lo sanno bene dalle parti di Palazzo Donini.  Fabrizi a pag. 57  I DATI  PERUGIA Aspettativa di vita alta e più medici e infermieri al lavoro rispetto alla media nazionale, ma le buone notizie finiscono qui perché il rapporto Gimbe presentato ieri alla Camera racconta pure di 104mila umbri che rinunciano a curarsi per motivi economici.   ASPETTATIVA DI VITA  La fondazione ha messo in fila una serie di numeri per descrivere la situazione del servizio sanitario nazionale. Cifre alla mano, l’aspettativa di vita alta è certo un buono dato: 84,1 anni contro gli 83,7 della media nazionale (rilevazione riferita al 2025). Una cifra che come tutte le altre, però, va interpretata perché a voler cercare il pelo nell’uovo in quel numero ci sta anche il grande tema con cui fa i conti da tempo il Cuore verde: l’invecchiamento.  Fatto sta che l’aumento dell’aspettativa di vita porta con sé anche la richiesta di servizi sanitari adeguati: lo sanno bene dalle parti di Palazzo Donini, in particolare in quegli uffici alle prese da mesi con la stesura del nuovo piano sociosanitario in cui ampi capitoli dovranno gioco forza essere dedicati alle patologie croniche in particolare quelle delle fasce di età meno giovani. Ma vero è anche, come sottolineato proprio dal rapporto Gimbe, che un’aspettativa di vita elevata corrisponde a un sistema sociale e anche sanitario capace di “tenere”.   IL PERSONALE  Riguardo al personale sanitario, nel 2024 a livello regionale Gimbe ha censito 14,2 unità di dipendenti ogni mille abitanti.  Anche qui un dato sopra la media nazionale, che è ferma a 12,1.   Con buona pace delle polemiche sulla mancanza di personale.  Livelli più alti della media Paese - riferisce il rapporto - sono quelli relativi ai medici dipendenti: 2,33 ogni mille abitanti contro 1,84, e anche per agli  infermieri che sono 5,86 ogni mille umbri contro il dato di 4,75 ogni mille italiani. Indicatore che certo da solo non basta a inquadrare la questione perché va incrociato con le caratteristiche dei territorio di riferimento.   L’EMERGENZA  Ma l’allarme arriva in un altro capitolo del report, nella percentuale di cittadini che dichiarano di non essersi curati perché non erano nelle condizioni economiche di poterlo fare. Su questo terreno l’allarme è evidente perché la fondazione ha riscontrato che nel 2024 il 12,2 per cento dei residenti in Umbria rientra nella categoria della “povertà sanitaria”. Facendo il rapporto tra il sondaggio e la popolazione residente, la cifra è di quelle che fanno una certa impressione: 104mila umbri avrebbero scelto di fare a meno di una o più prestazioni sanitarie per motivi di costi. La media nazionale è di oltre due punti inferiore: 9,9 per cento.  E chi si cura, spesso decide di spostarsi per farlo meglio: riguardo al tema della mobilità sanit
aria, nel 2023 è emerso un saldo negativo pari a meno 55,8 milioni di euro, che risulta in aumento di 19,1 rispetto all’anno 2022.  Federico Fabrizi  ---End text---  Author: Federico Fabrizi  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- IAGGIORNATO -  n Umbria si vive più a lungo  Oltre centomila umbri rinunciano a Curarsi perché costa troppo   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità regionale Cresce il numero dei gettonisti negli ospedali = Più medici e infermieri della media nazionale ma gettonisti in aumento ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801726404398.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"MESSAGGERO VENETO" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Paceapagina12</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità regionale Cresce il numero dei gettonisti negli ospedali Pace a pagina 12   Il report   Più medici e infermieri della media nazionale ma gettonisti in aumento   La fotografia del Servizio sanitario regionale che emerge dall’ultimo Rapporto Gimbe: la spesa pro capite è più alta ma per le cure essenziali siamo solo al nono posto in Italia  TRIESTE  Sanità  Rispetto alla media italiana la spesa sanitaria pro capite è più alta (2.263 euro in Fvg a fronte di un dato nazionale di 2.218 euro nel 2025), c’è più personale  sanitario dipendente in rapporto agli abitanti (17,4 unità ogni 1.000 cittadini contro 12,1 nel 2024) eppure la regione non è ai primi posti per i risultati di erogazione delle cure essenziali (solo in nona posizione a livello italiano seppure adempiente per il nuovo sistema di garanzia). È il paradosso della sanità  pubblica del Friuli Venezia Giulia fotografato, ancora una volta, da uno studio che mette a paragone indicatori confrontabili nel Paese: il 9° rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale.  Dal report emerge anche che nel 2025 è aumentata la spesa per i gettonisti in regione: ha  toccato i 25,61 milioni, in aumento da 17,72 milioni impiegati l’anno precedente per la stessa finalità. Certo, è contenuta se parametrata alla spesa complessiva per il sistema sanitario che, come annunciato di recente dall’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, toccherà i 3,4 miliardi nella legge  di Stabilità 2027. Ma se Sardegna e Abruzzo hanno registrato aumenti molto più sensibili per i gettonisti nello stesso periodo (rispettivamente oltre +90 e +70 milioni), regioni più popolose e con sistemi sanitari virtuosi come Emilia-Romagna e Veneto spendono molto meno (la prima ha quasi azzerato la spesa e il Veneto ha stanziato in complesso 18,3 milioni).  Come si spiega il fenomeno? Riccardi premette: «Il gettonista non mi piace». Ma spiega che a fronte di una «struttura dispersiva e frammentata con molte sovrapposizioni» costruita con la logica «di fare tutto dappertutto», è necessario ricorrervi «per tenere aperti i servizi» anche a fronte di concorsi banditi da cui non si riesce ad assumere. E sul confronto con le Regioni del Nordest, «modelli diversi ma entrambi un riferimento», sulle diverse cifre incide anche un diverso apporto dal privato accreditato. «Abbiamo circa la metà di incidenza del privato nella produzione di prestazioni sanitarie: nel 2025 a consuntivo il 4,5% a fronte dell’8,9% e 9,1% di quei territori», osserva Riccardi, che non si  stanca di rimarcare che si è «lontani» dal 6% stabilito come tetto in Fvg. «Sono convinto che sia una soglia da non superare ma a cui arrivare per garantire flessibilità», aggiunge. Insomma, anche il privato accreditato, ragiona Riccardi, è una forma di spesa in personale non pubblico, proprio come i gettonisti: «Non spendo di qua ma spendo di là».  L’inversione di tendenza sulla spesa per i gettonisti, ragiona l’assessore, si potrà avere solo con un sistema «fortemente trasformato» che riesca a soddisfare realmente «i bisogni che sono mutati profondamente».  Tradotto dal linguaggio della politica: mettere in pratica il sistema che accentra in pochi ospedali altamente specializzati la cura di patologie acute (il principio sancito con l’approvazione della rete oncologica regionale) e che invece lascia presidi territoriali per la presa in carico di quelle croniche.  Ad ogni modo, «siamo un sistema in salute nel panorama italiano», rivendica l’assessore, ricordando che per tutti gli indicatori sui livelli essenziali di assistenza (Lea) sono positivi.  ---End text---  Author: VALERIA PACE  Heading: Il report  Highlight: FOCUS  La fotografia del Friuli Venezia Giulia nel 9° Rapporto Gimbe  SPESA SANITARIA PRO CAPITE 2025  €2.263 €2.218  PERSONALE SANITARIO Sanitari dipendenti ogni 1.000 abitanti nel 2024 di cui medici  di cui infermieri  2025  25,6 milioni  17,4 6,23  SPESA FVG PER I GETTONISTI  12,1 4,75  2,3  FVG  Italia  FVG  2024  1,84 Italia  17,72 milioni  Withub  Image: -tit_org- Sanità regionale Cresce il numero dei gettonisti negli ospedali  
Più medici e infermieri della media nazionale ma gettonisti in aumento   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Rilievo giusto del governo all'Ue sull'inflazione ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801728304573.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"MESSAGGERO VENETO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:14:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’allarme di Gimbe: «Tagliati 18,8 miliardi all Rilievo giusto del governo all’Ue sull’inflazione   Il commento di Francesco Morosini  I  un report sulle cure: l sistema politico italiano è entrato nel vivo 5.8 milioni gli italiani della sessione di bilanche hanno rinunciato cio. Infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvaa sottoporsi alle visite to il Documento programmatico di finanza pubROMA(DPFP), decisivo per la blica determinazione dell’assetto Le cifre della finanza pubblica. Infatti, è la premessa su cui inquaIl Servizio sanitario nazionale drare, essendone il presuppocontinua a soffrire e, con esso, sto, il successivo Documento si incrina il diritto alla salute programmatico di bilancio dei cittadini.  crescita nomi(DPB), poi daLa inviare a BruxelnaleScopo del fondo sanitario degli les.  del DPFP è di massiultimi anni nasconde infatti mizzare il coordinamento tra  porto al Prodotto interno lorle finanze pubbliche degli Stado.  Intanto, mentre medici ti dell’Unione europea (UE). e infermieri scappano ha dalsostipubConseguentemente, blico, cittadini sempre tuito lai precedente Nota dipiù spesso rinunciano alle cure e aggiornamento di economia quando ricorrono a e finanzapossono (NADEF).  fondi sanitari assicurazioni A differenza diequesta, prioriprivate.  È questo il ritratto deltariamente centrata sulla vigila sanità pubblica che emerge lanza di deficit e debito, il DPdal 9° Rapporto Servizio SaFP lega assiemesul finanza pubnitario Nazionalemacroecorealizzato blica e situazione da Fondazione Gimbe e per prenomica.  In ragione di ciò, sentato ieri. la traiettoria esso è decisiva Idella numeri Gimbe spesaillustrati pubblicada primaria mostrano che nel periodo netta (cioè escluse le voci, co2023-2026 il Fondo me gli interessi, fuorisanitario dal connazionale è aumentato discel17,5 trollo del governo).  È una  miliardi nel 2026.  Se però il fita la cui ratio è squisitamente nanziamento è rapportato alla politica.  ricchezza prodotta dal Paese D’altronde, l’essere in un’unilo cambia:l’Euroanel 2022 il cascenario area monetaria, Fondo sanitario rappresentarea, richiede disciplina fiscava del la Piltenuta mentre negli le. il In6,27% cambio, anni successivi la quota si è dell’euro tutela dalla crescita mantenuta alprime 6%. e dei prezzi diintorno materie Il risultato all'appello derivati.  Ma èla che politica, specie mancano perha la se entra in18,8 annomiliardi elettorale, sanità.  «È il fenomeno dei “tapure altre necessità.  Inoltre, gli invisibili”: non tagliinnomiil ribollire delle piazze Eunali, risorseattraversare inferiori rispetropama potrebbe i to a quelle che il Ssnè avrebbe confini.  Il quesito se tra le ricevuto mantenendo invariato pieghe del DPFP possano rinil rapportorisorse Fsn/Pil del 2022», tracciarsi aggiuntive.  dice il presidente del In fondo, il raccordo traGimbe denaso trend, che potrebbe sociacreare ro pubblico e consenso uno di 32,3 miliardi tra le è ilscarto mestiere della politica.  il fabbisogno della e le riUna possibilità di sanità maggior sorse Senza spesadisponibili.  la offre il DPFP coninterla venti del di governo, toccherà clausola flessibilità (NEC,alle Regioni colmare il gap e queacronimo di National Escape ste potrebbero rivalersi suiStacitClause).  Questa offre agli tadini le imposte ti parteaumentando dell’UE lo spazio o tagliando servizi, avverte dell’1,5% deliPIL per increGimbe.  Dal canto i cittadimentare spese in loro, ambito enerni già da anni pagano le diffigetico e difesa (questa comcoltà servizio sanitario.  prendedel la tutela di infrastrutNel su un totale di 190,1 ture2025, civili strategiche).  Nondimiliardi di euro di spesa sanimeno il governo è intenzionataria in Italia, 42,4 miliardi soto a ricorrervi parzialmente.  no statiperché, propriosebbene a loro carico.  Anche siano Non stupisce allora che lo scorrisorse scorporabili dalla traiettoria della spesa netta, sono debiti. Ora onerosi nei mercati internazionali.  Neppure va dimenticato che l’Italia è tuttora in procedura per disavanzo eccessivo. L’argomento, almeno potenzialmente, consente al Ministro dell’
Economia di tenere la barra dinnanzi alla domanda di spesa elettorale. D’altra parte è suo compito garantire l’affidabilità creditoria del Paese presso i mercati finanziari.  Ne consegue che, a parte ciò Dalla Fondazione Gimbe che consente la NEC, per il arriva (iStock) resto ill’allare DPFP sanità offre poco.  In  a sanità» sostanza, il piatto è scarno.  Così molte promesse politiche, quali agevolazioni fiscali, rischiano d’essere di mariso anno sia cresciuta del 10,1% naio.  la spesa fondi C’è peròintermediata una richiestada corretsanitari e assicurazioni.  ta del governo a Bruxelles.L'altra faccia dellache medaglia è la riPerché rileva l’inflazione nuncia a visite edgonfiare, esami, un fefutura potrebbe sennomeno che nel 2024 ha tocca2a sue responsabilità, voci di to 5,8 milioni di italiani.  spesa (pensioni, ad esempio) «L'analisi è molto chiara:ilè un che potrebbero sfondare taglio silenzioso, una tassa Metetto di spesa, viceversa calcoloni che finiscono per pagare lato sull’inflazione oggi stima-i cittadini di tasca propria quanta. Se accolta, aprirebbe mardo andare curarsi», ginidevono d’azione in più aall’esecuha detto lafacile segretaria deltrattePartitivo.  Che, ipotesi, to Democratico, Ellymargine Schlein, rà per ogni possibile che ha sottolineato laspepriodi spesa aggiuntivo.che Ma, rità del «è portare la spesa cie in unPd modo tempestoso, il sanitaria alla media europea DPFP, sebbene arcigno, ha del 7% alternative.  del Pil».  poche © RIPRODUZIONE RIPRODUZIONERISERVATA RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Il commento di Francesco Morosini  Highlight:   Image: -tit_org- Rilievo giusto del governo all'Ue sull'inflazione   -sec_org-
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		<title><![CDATA[L'evoluzione della sanità all'evento di Class Editori ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802075200846.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"MF" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’evoluzione della sanità all’evento di Class Editori  C  onclusa la stagione del Pnrr, per la sanità italiana si apre una fase nuova: trasformare gli investimenti e l’innovazione degli ultimi anni in un modello capace di reggere nel tempo, sul piano economico, organizzativo e della qualità delle cure.  È il tema al centro di Best Italian Hospitals 2026, quinta edizione dell’iniziativa di Class Editori dedicata alle trasformazioni e alle eccellenze del sistema sanitario italiano, in programma oggi dalle 14.30 alle 18.15, negli studi di Class CNBC a Milano. Ad aprire i lavori è il confronto Sistema Sanitario Nazionale: la sostenibilità post Pnrr, con Francesco Saverio Mennini, capo del dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in  favore del servizio sanitario nazionale del ministero della Salute; Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe; Angelo Tanese, dg di Agenas, e Guido Bertolaso, assessore al Welfare di regione Lombardia.  Durante l’evento interverranno anche, tra gli altri, Maria Chiara Carrozza, professoressa di Ingegneria Biomedica e BioRobotica all’università Milano-Bicocca ed ex ministro dell’Istruzione; Enrico Giovannini, direttore scientifico di Asvis, Marcello Cattani, presidente di Farmindustria; Sergio Dompé, executive president di Dompé farmaceutici, Daniele Piacentini, dg di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, Marco Centenari, ceo del Gruppo San Donato e Fabrizio Ernesto Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. (riproduzione riservata)  ---End text---  Author: Gaudenzio Fregonara  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- L'evoluzione della sanità all’evento di Class Editori   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sempre più toscani nel privato E i governatori bussano al governo ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802036503547.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"NAZIONE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="335000" Sales="44068" Printing="30327" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802036503547.PDF"><![CDATA[NAZIONE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sempre più toscani nel privato E i governatori bussano al governo Trecentomila persone restano fuori dal sistema e spendono di tasca propria. Sono 104mila in Umbria  FIRENZE  Trecentomila toscani e oltre 104mila umbri hanno rinunciato nel 2024 a una visita o a un esame. Sono tra i numeri più eclatanti del nono Rapporto Gimbe sullo stato di salute della sanità pubblica: l’8,2% dei cittadini in Toscana, il 12,2% in Umbria rinuncia a curarsi (media nazionale 9,9%). Per colpa delle liste d’attesa. Ma non solo. E il dato continua a crescere in entrambe le regioni.  La fotografia arriva da due sistemi sanitari che, nel complesso, continuano a reggere. Qui i Lea, i Livelli essenziali di assistenza che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti, promuovono Toscana e Umbria: la prima è terza in Italia con 280 punti su 300, la seconda settima con  254. Ma entrambe perdono terreno rispetto all’anno precedente. La sanità funziona peggio di prima ma funziona ancora. Il problema principale è arrivarci.  E sul definanziamento del servizio sanitario, contro quelli che la Fondazione di Nino Cartabellotta chiama «tagli invisibili», si apre lo scontro politico. Sei governatori, un fronte comune contro il governo: la richiesta è trasformare l’allarme in risorse.  Eugenio Giani e Stefania Proietti, insieme ai presidenti di Emilia-Romagna, Puglia, Campania e Sardegna, bussano a Palazzo Chigi chiedendo 6 miliardi di euro in più all’anno per tre anni nella prossima legge di bilancio.  In Toscana i numeri raccontano un sistema ancora forte, ma sottoposto a una pressione crescente. L’aspettativa di vita è di 84,3 anni, superiore alla media  nazionale, e la Regione resta ai vertici per i Lea. Eppure in un solo anno la quota di cittadini che rinunciano a visite ed esami è salita di 2,6 punti percentuali.  Il fronte più scoperto è quello dei medici di famiglia. Dal 2019 al 2024 sono diminuiti del 15,5%. Secondo Gimbe ne mancano 394 rispetto al fabbisogno considerato ottimale e altri 466 andranno in pensione entro il 2028. Intanto cresce il peso della spesa privata: 848 euro pro capite, contro i 787 della media italiana. E nel 2025 il ricorso ai servizi di fornitura di personale sanitario è costato al sistema toscano 34,9 milioni di euro.  In Umbria la situazione è ancora più critica sul fronte dell’accesso. Il 12,2% dei residenti ha rinunciato alle cure, oltre 104mila persone: tre punti percentuali in più rispetto al 2023. Anche qui i Lea sono rispettati, ma il punteggio scende a 254. E la mobilità sanitaria chiude con un saldo negativo di 55,8 milioni di euro: pazienti e risorse che prendono la strada di altre Regioni.  Anche dove la sanità continua a produrre buoni risultati, l’accesso si fa sempre più difficile. Garantire i livelli essenziali non basta se una parte crescente dei cittadini rinuncia prima di arrivare. Chi può pagare accorcia la strada. Chi non può aspetta. Oppure non si cura.  Ilaria Ulivelli  ---End text---  Author: Ilaria Ulivelli  Heading:   Highlight: IL PARADOSSO  Anche nelle regioni dove la sanità continua a produrre buoni risultati, l’accesso si fa sempre più difficile   Tensione politica  Eugenio Giani  Governatore della Toscana  «Subito nella manovra 6 miliardi l’anno per il triennio contro i tagli invisibili» emersi dal report Gimbe. Firmato da 6 presidenti di Regione: Eugenio Giani (Toscana), Antonio De Caro (Puglia), Michele de Pascale (Emilia-Romagna), Roberto Fico (Campania), Stefania Proietti (Umbria) e Alessandra Todde (Sardegna).  Image: -tit_org- Sempre più toscani nel privato E i governatori bussano al governo   -sec_org-
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		<tp:writer>ILARIA ULIVELLI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Niente cure per 5,8 milioni di italiani Nel referto di Gimbe il malato è la Sanità ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801723004376.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"NOTIZIA GIORNALE" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Già oggi il nostro Paese è ultimo tra i G7 per spesa prò capite E nel 2029 al Fondo sanitario mancheranno altri 32 miliardi</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Niente cure per 5,8 milioni di italiani Nel referto di Gimbe il malato è la Sanità   Già oggi il nostro Paese è ultimo tra ¡ G7 per spesa prò capite E nel 2029 al Fondo sanitario mancheranno altri 32 miliardi   di ANDREA SPARACIARI   a       I Servi2iu sanità-   I   rio nazionale è õ ç paziente cro. n ico, ñ n ÷ patolo   gie multiple: sta male perché negli ultimi 15 anni i governi di tutti i colori non lo hanno curato a sufficien•¿a". E la diagnosi che il dot -   tor Nino Cartabe! lotta, presidente della Hondaziunc Gimbc, ieri ha illustrato alla Camera, durante la presentazione del IX Rapporto .   Secondo il rapporto, il risultato di quei 15 anni è che i cittadini hanno perso ''progressivamente" il diritto alla tutela della salute. I dati io mostrano con   chiarezza : aumentano gli italiani che non si curano e cresce la parte di spesa sanitaria che pagano di tasca propria. 11 dato più posante riguarda le rinunce. Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di avi   r rinunciato ad almeno una vìsita o un esame. Nel 2023 erano il 7,6%. Circa 4 milioni hanno rinunciato per le liste d'attesa e 3 , 1 milioni per motivi e cuno mi ci. "Una prestazione garantita   sulla carta, ma inaccessibile nella realtà, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute", chiarisce Cartabe 11 otta , Chi rinuncia non compare nelle statistiche di spesa, ma i hisogni restano:   per Gimbe è un "debito sanitario" che produce "interessi" di salute, economici e sociali.   CHI SI CURA,PAGA   Chi si cura, invece, paga sempre di più di tasca propria. Nel 2025 la spesa sanitaria totale è stata di 190,1 miliardi. Di questi. 140 , 8 stino -spesa pubblica. 42,4 escono direttamente dalle tasche delle famiglie e quasi 7 passano per fondi, assicurazioni altri soggetti. La spesa diretta cala dell'Iti, ma solo perché una parte si sposta sulle polizze , Le assicurazioni sanitarie volontarie crescono del 12,7%, da 4,69 a 5,29 miliardi. Il risclìio, avverte Gimbe, è che fondi e assicurazioni diventino "una corsia preferenziale" per chi può permettersi una copertura. Rispetto alla media Ocse, le famiglie italiane spendono di tasca propria il 12,3% in più a testa. Tramite fondi e assicurazioni spendono invece il 43,7% in meno. [n pratica, meno lo Stato investe , più le famiglie pagano direttamente le cure.   QUESITAGLIINUISIBH.I   Poi ci sono i tagli che non si vedono. Dal 2022 al 2026 il Fondo sanitario nazionale È salito da 125,4a 142,9 miliardi, circa 17,5 miliardi in più. Ma nel 2022 il fondo valeva il 6 , 27 % del Pii, e da allora la quota è rimasta intorno al 6%, salvo il 6,14% del 2026. Se il rapporto con il Pii fosse rimasto quello del 2022, tra il 2023 e il   2026 il Ss « avrebbe avuto 18 , 8 miliardi in più . Gimbe li chiama "tagli invisibili":   "Limitarsi a comunicare i miliardi stanziati nun basta". Su un perioda più lungo il quadro peggiora : dal 2010 il fondo è cresciuto di 37 , 5 miliardi, ma al netto dell'inflazione nel 2026 è tornato ai livelli del 2010 .   Anche il confronto intemazionale è sfavorevole. Nul 2025 la -spesa sanitaria pubblica italiana vale il 6,2% del Pii , contro il 7 . 1 ' % della media Ocse. Per abitante sono 3.952 dollari a parità di potere d'acquisto; 909 in meno della media Ocsc ti 1.013 in meno di quella europea. È il dato più basso del G7. Cartabel lotta stima il divario complessivo in oltre 36 miliardi.   FUTURO ÍÅßÎ   E le previsioni non indicano un cambio di direzione a breve. Il Documento programmatico di finanza pubblica approvato il 2 ottobre scorso, prevede che la spesa sanitaria scenda dal 6,4% del Pi] nel 2026 al 6,3% nel triennio 2027 - 20   9 .   Il fondo, inoltre, coprirà sempre meno della spesa prevista: mancheranno 7,6 miliardi nel 2027, 10,7 nel 2028   e 14 nel 2029, per un totale di 32,3 miliardi. Senza nuovi stanziamenti, spiega Gimbe, le Regioni avranno "due sole possibilità: aumentare le imposte o tagliare i servizi". In entrambi i casi pagheranno i cittadini. ·   CHI PUÒ...   Chi si cura sempre più spesso paga di tasca propria Nel 2025 i citt
adini hanno speso oltre 42 miliardi   bUnasalaoperalMia   -tit_org- Niente cure per 5,8 milioni di italiani Nel referto di Gimbe il malato è la Sanità   -sec_org-
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		<tp:writer>Andrea Sparaciari</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Rilievo giusto del governo all'Ue sull'inflazione ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035903553.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"NUOVA VENEZIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="72000" Sales="5200" Printing="3915" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035903553.PDF"><![CDATA[NUOVA VENEZIA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’allarme di Gimbe: «Tagliati 18,8 miliardi all Rilievo giusto del governo all’Ue sull’inflazione   Il commento di Francesco Morosini  I  un report sulle cure: l sistema politico italiano è entrato nel vivo 5.8 milioni gli italiani della sessione di bilanche hanno rinunciato cio. Infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvaa sottoporsi alle visite to il Documento programmatico di finanza pubROMA(DPFP), decisivo per la blica determinazione dell’assetto Le cifre della finanza pubblica. Infatti, è la premessa su cui inquaIl Servizio sanitario nazionale drare, essendone il presuppocontinua a soffrire e, con esso, sto, il successivo Documento si incrina il diritto alla salute programmatico di bilancio dei cittadini.  crescita nomi(DPB), poi daLa inviare a BruxelnaleScopo del fondo sanitario degli les.  del DPFP è di massiultimi anni nasconde infatti mizzare il coordinamento tra  porto al Prodotto interno lorle finanze pubbliche degli Stado.  Intanto, mentre medici ti dell’Unione europea (UE). e infermieri scappano ha dalsostipubConseguentemente, blico, cittadini sempre tuito lai precedente Nota dipiù spesso rinunciano alle cure e aggiornamento di economia quando ricorrono a e finanzapossono (NADEF).  fondi sanitari assicurazioni A differenza diequesta, prioriprivate.  È questo il ritratto deltariamente centrata sulla vigila sanità pubblica che emerge lanza di deficit e debito, il DPdal 9° Rapporto Servizio SaFP lega assiemesul finanza pubnitario Nazionalemacroecorealizzato blica e situazione da Fondazione Gimbe e per prenomica.  In ragione di ciò, sentato ieri. la traiettoria esso è decisiva Idella numeri Gimbe spesaillustrati pubblicada primaria mostrano che nel periodo netta (cioè escluse le voci, co2023-2026 il Fondo me gli interessi, fuorisanitario dal connazionale è aumentato discel17,5 trollo del governo).  È una  miliardi nel 2026.  Se però il fita la cui ratio è squisitamente nanziamento è rapportato alla politica.  ricchezza prodotta dal Paese D’altronde, l’essere in un’unilo cambia:l’Euroanel 2022 il cascenario area monetaria, Fondo sanitario rappresentarea, richiede disciplina fiscava del la Piltenuta mentre negli le. il In6,27% cambio, anni successivi la quota si è dell’euro tutela dalla crescita mantenuta alprime 6%. e dei prezzi diintorno materie Il risultato all'appello derivati.  Ma èla che politica, specie mancano perha la se entra in18,8 annomiliardi elettorale, sanità.  «È il fenomeno dei “tapure altre necessità.  Inoltre, gli invisibili”: non tagliinnomiil ribollire delle piazze Eunali, risorseattraversare inferiori rispetropama potrebbe i to a quelle che il Ssnè avrebbe confini.  Il quesito se tra le ricevuto mantenendo invariato pieghe del DPFP possano rinil rapportorisorse Fsn/Pil del 2022», tracciarsi aggiuntive.  dice il presidente del In fondo, il raccordo traGimbe denaso trend, che potrebbe sociacreare ro pubblico e consenso uno di 32,3 miliardi tra le è ilscarto mestiere della politica.  il fabbisogno della e le riUna possibilità di sanità maggior sorse Senza spesadisponibili.  la offre il DPFP coninterla venti del di governo, toccherà clausola flessibilità (NEC,alle Regioni colmare il gap e queacronimo di National Escape ste potrebbero rivalersi suiStacitClause).  Questa offre agli tadini le imposte ti parteaumentando dell’UE lo spazio o tagliando servizi, avverte dell’1,5% deliPIL per increGimbe.  Dal canto i cittadimentare spese in loro, ambito enerni già da anni pagano le diffigetico e difesa (questa comcoltà servizio sanitario.  prendedel la tutela di infrastrutNel su un totale di 190,1 ture2025, civili strategiche).  Nondimiliardi di euro di spesa sanimeno il governo è intenzionataria in Italia, 42,4 miliardi soto a ricorrervi parzialmente.  no statiperché, propriosebbene a loro carico.  Anche siano Non stupisce allora che lo scorrisorse scorporabili dalla traiettoria della spesa netta, sono debiti. Ora onerosi nei mercati internazionali.  Neppure va dimenticato che l’Italia è tuttora in procedura per disavanzo eccessivo. L’argomento, almeno potenzialmente, consente al Ministro dell’
Economia di tenere la barra dinnanzi alla domanda di spesa elettorale. D’altra parte è suo compito garantire l’affidabilità creditoria del Paese presso i mercati finanziari.  Ne consegue che, a parte ciò Dalla Fondazione Gimbe che consente la NEC, per il arriva (iStock) resto ill’allare DPFP sanità offre poco.  In  a sanità» sostanza, il piatto è scarno.  Così molte promesse politiche, quali agevolazioni fiscali, rischiano d’essere di mariso anno sia cresciuta del 10,1% naio.  la spesa fondi C’è peròintermediata una richiestada corretsanitari e assicurazioni.  ta del governo a Bruxelles.L'altra faccia dellache medaglia è la riPerché rileva l’inflazione nuncia a visite edgonfiare, esami, un fefutura potrebbe sennomeno che nel 2024 ha tocca2a sue responsabilità, voci di to 5,8 milioni di italiani.  spesa (pensioni, ad esempio) «L'analisi è molto chiara:ilè un che potrebbero sfondare taglio silenzioso, una tassa Metetto di spesa, viceversa calcoloni che finiscono per pagare lato sull’inflazione oggi stima-i cittadini di tasca propria quanta. Se accolta, aprirebbe mardo andare curarsi», ginidevono d’azione in più aall’esecuha detto lafacile segretaria deltrattePartitivo.  Che, ipotesi, to Democratico, Ellymargine Schlein, rà per ogni possibile che ha sottolineato laspepriodi spesa aggiuntivo.che Ma, rità del «è portare la spesa cie in unPd modo tempestoso, il sanitaria alla media europea DPFP, sebbene arcigno, ha del 7% alternative.  del Pil».  poche © RIPRODUZIONE RIPRODUZIONERISERVATA RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Il commento di Francesco Morosini  Highlight:   Image: -tit_org- Rilievo giusto del governo all'Ue sull'inflazione   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità, Gimbe «In tré anni tagli invisibili per 18 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802040103567.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"NUOVA VENEZIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, Gimbe «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi»   IL RAPPORTO NAZIONALE  Anche se nominalmente è cresciuto, dal 2023 al 2026 il Fondo sanitario ha perso quasi 19 miliardi di euro per via della contrazione della quota di finanziamento in rapporto al Pil. Si prevede che per il prossimo triennio saranno necessari 32 miliardi aggiuntivi per finanziare la sanità senza gravare sui cittadini. Sono alcuni dei dati del Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato ieri alla Camera dei deputati. Per quanto riguarda la fotografia del Veneto, l’aspettativa di vita è di 84,4 anni (media Italia 83,7) e il numero di medici ogni mille abitanti è di 1,62, inferiore alla media nazionale (1,84).  Nel 2025 il valore dei contratti a “gettonisti” è stato di 8,3 milioni di euro.  Nel 2024 la spesa sanitaria pro capite trasmessa al sistema sanitario per la dichiarazione dei redditi è pari a 903 euro (media Italia 787 euro). Secondo Gimbe il Veneto si posiziona prima tra le regioni per stato di attuazione dei Lea (Livelli essenziali di assistenza).  Nel 2024 il 7,9% dei cittadini – oltre 383 mila persone - ha dichiarato di aver rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie (media Italia 9,9%) con un + 0,5 punti percentuali rispetto al 2023.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading: IL RAPPORTO NAZIONALE  Highlight:   Image: -tit_org- Sanità, Gimbe «In tré anni tagli invisibili per 18 miliardi»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[506 euro a testa per curarsi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802961508697.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"NUOVO MOLISE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 10:42:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA SPESA SANITARIA PRIVATA DEI MOLISANTI SECONDO IL RAPPORTO DI GIMBE  506 EURO A TESTA PER CURARSI   È quanto sborsano di tasca propria, senza alcun rimborso, gli abitanti del Molise: molto di più dei 469 euro pagati dai calabresi o dei 425 euro dai lucani. Luci e ombre del sistema  L  a spesa sanitaria privata ‘out-of-pocket’, letteralmente di tasca propria senza alcun rimborso da parte del servizio sanitario nazionale o di un’assicurazione privata, dei liguri nel 2024 è stata in media di 870 euro a testa per curarsi, oltre il 10% in più della media nazionale di 787 euro. Lo rileva la Fondazione Gimbe analizzando la spesa pro-capite trasmessa al sistema della tessera sanitaria per la dichiarazione dei redditi. Costa più di un af itto medio a Genova curarsi in Liguria, nonostante la regione nel 2025 sia risultata sul podio nel riparto pro-capite del fondo sanitario nazionale con 2.295 euro ad abitante, a ruota del Molise con 2.319 e della Valle d’Aosta con 2.296, sopra alla media nazionale di 2.218 euro. La Liguria nel 2024 si è attesta al settimo posto a livello nazionale per ammontare della spesa sanitaria privata ‘out-of-pocket’, dietro alla Lombardia con in media 1.105 euro spesi a testa, al Lazio con 921, all’Emilia Romagna con 914, al Veneto con 903, al TrentinoAlto Adige con la Provincia autonoma di Trento a 900 euro e la Provincia autonoma di Bolzano a 882, al Piemonte con 875. Davanti alla Toscana con 848 euro, al Friuli Venezia Giulia con 787, alle Marche con 723, alla Valle d’Aosta con 697, all’Umbria con 689, alla Sardegna con 596, all’Abruzzo con 569, alla Puglia con 544, al Molise con 506, alla Campania e alla Sicilia entrambe con 469 euro, alla Calabria con 449 e alla Basilicata con 425.  IL PARADOSSO DELLA SANITà MOLISANA Il Molise guida l’Italia nel riparto del Fondo sanitario indistinto 2025 con una media di 2.319 euro per abitante, a fronte di un dato nazionale di 2.218 euro. È questo il dato che emerge dal 9/o Rapporto Gimbe, presentato oggi alla Camera dei deputati, una fotogra ia nitida e insieme inquieta dello “stato di salute” del Servizio sanitario nazionale. Nitida, perché i numeri non lasciano molto spazio alle interpretazioni.  Inquieta, perché dietro il primato contabile del Molise si cela un paradosso che merita di essere osservato con attenzione: più risorse sulla carta, ma meno medici dipendenti al letto del paziente. È la classica situazione in cui il bilancio racconta una storia e l’organizzazione del servizio ne racconta un’altra.  E allora la domanda sorge quasi spontanea: basta avere più soldi per garantire una sanità più forte, più accessibile, più vicina ai cittadini? I dati suggeriscono di no, o almeno non automaticamente.  Il primo elemento da mettere a fuoco è quello inanziario. Nel riparto del Fondo sanitario indistinto 2025, il Molise si colloca al primo posto in Italia per quota pro capite: 2.319 euro per abitante. Il confronto con la media nazionale, ferma a 2.218 euro, segnala uno scarto non trascurabile. In termini relativi, il dato molisano conferma una capacità di assorbire risorse superiore al resto del Paese. Questo valore, però, non va letto in modo semplicistico, come se fosse il certiicato automatico di un sistema più ef iciente. Le regioni più piccole, con una popolazione ridotta e con particolari caratteristiche territoriali, demogra iche e organizzative, possono presentare costi pro capite più elevati. Garantire servizi sanitari in contesti meno popolosi o più frammentati richiede infatti una struttura minima che non sempre bene icia delle economie di scala. In altre parole, il Molise riceve di più per abitante anche perché far funzionare la macchina sanitaria in un territorio piccolo non è necessariamente meno costoso: talvolta è persino più complesso. Se il capitolo delle risorse colloca il Molise in cima alla classi ica, quello del personale medico dipendente lo spinge invece all’ultimo posto. Nel 2024 i medici dipendenti erano 1,35 per mille abitanti, il dato più basso del Paese. Ed è qui che il paradosso diventa evidente. Una sanità non si misura sol
o in euro stanziati, ma nella capacità concreta di tradurre quei fondi in professionisti, servizi, presa in carico, continuità assistenziale.  I medici dipendenti rappresentano una colonna portante del sistema ospedaliero e territoriale: se sono pochi, il rischio è che aumentino i carichi di lavoro, si allunghino i tempi, si riduca la tenuta dell’intero impianto assistenziale. È un po’ come disporre di carburante in abbondanza ma avere pochi motori per mettere in movimento il veicolo. Il dato del Molise, letto insieme a quello del Fondo sanitario, suggerisce dunque una tensione strutturale tra disponibilità di risorse e capacità di trasformarle in forza lavoro stabile. Non è un dettaglio tecnico, ma una questione cruciale per comprendere la qualità reale dei servizi offerti ai cittadini. Nel quadro delineato dal Rapporto Gimbe compare però anche un elemento di segno diverso. Al 1/o gennaio 2025, in Molise non si registrano carenze nel numero dei medici di Medicina generale. È una notizia rilevante, perché la tenuta dell’assistenza primaria resta uno dei pilastri più importanti per alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire un primo presidio di prossimità. In anni in cui molte aree italiane hanno denunciato problemi di ricambio generazionale, pensionamenti e dif icoltà di reclutamento dei medici di famiglia, il dato molisano assume un valore particolare. Signi ica che, almeno su questo fronte, il territorio riesce a mantenere una copertura adeguata. E non è poco. Il medico di Medicina generale è spesso il primo interprete del bisogno di salute, il professionista che intercetta fragilità, cronicità, urgenze differibili e disagi sociali che si ri lettono sulla domanda sanitaria. Naturalmente, l’assenza di carenze numeriche non esaurisce il tema della qualità dell’assistenza territoriale. Conta anche la distribuzione geogra ica dei professionisti, la facilità di accesso per i cittadini, l’integrazione con gli altri servizi. Ma il dato resta un segnale positivo in un contesto nazionale che, su questo versante, appare spesso affaticato.  Diversa, seppur meno allarmante, la situazione dei pediatri di libera scelta. Il report segnala una carenza pari a due unità. Numericamente il dato può apparire limitato, ma in una realtà territoriale piccola ogni assenza pesa più che altrove, soprattutto quando si parla di assistenza all’infanzia e di tutela delle famiglie. Due pediatri in meno, in una regione di dimensioni contenute, possono tradursi in maggiori distanze da percorrere, in liste di assistiti più ampie per i professionisti in servizio, in una minore capillarità dell’assistenza. Non è una falla strutturale, ma è un campanello da non ignorare. Perché la qualità di un sistema sanitario si misura anche nella sua capacità di intervenire prima che le criticità da marginali diventino croniche. Il quadro del personale si completa con il capitolo infermieristico. Nel 2024 il Molise registra 4,92 infermieri per mille abitanti, un valore leggermente superiore alla media nazionale di 4,75. Anche questo è un indicatore che merita attenzione, perché gli infermieri sono sempre più centrali nella gestione dei percorsi di cura, nell’assistenza ospedaliera, nella cronicità, nella domiciliarità e nella medicina di comunità. Il fatto che il Molise si collochi sopra la media italiana indica una tenuta migliore su questo speci ico segmento del personale sanitario. Ma sarebbe un errore considerare il dato come compensazione automatica della carenza di medici dipendenti. Le professionalità non sono intercambiabili, anche se devono lavorare in squadra. Una sanità moderna vive proprio dell’equilibrio tra competenze diverse, non della sostituzione forzata di una igura con un’altra. Il Rapporto Gimbe presentato alla Camera dei deputati riporta così al centro una questione che riguarda il Molise ma, in fondo, parla all’intero Servizio sanitario nazionale: il rapporto tra inanziamento e organizzazione. Avere più risorse pro capite è importante, ma non suf iciente.  Se i fondi non si traducono in personale adeguato, se il reclutamento resta debole
, se la rete professionale non cresce in modo coerente, il rischio è quello di una sanità formalmente sostenuta ma sostanzialmente sotto pressione. Il caso molisano, in questo senso, è quasi emblematico. Da un lato mostra che il sistema dispone di un livello di inanziamento per abitante superiore alla media. Dall’altro evidenzia una fragilità marcata nel numero dei medici dipendenti. È un contrasto che impone una lettura non ideologica ma concreta: il problema della sanità non è solo quanto si spende, ma come si struttura ciò che si spende.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- 506 euro a testa per curarsi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Allarme tagli "invisibili": meno 279 medici di base In Puglia cure più difficili ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802138800474.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 02:52:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Allarme tagli “invisibili”: meno 279 medici di base In Puglia cure più difficili   Il rapporto Gimbe evidenzia un indebolimento del sistema pubblico: risorse scarse, liste d’attesa e mobilità verso altre regioni pesano sempre più sulle famiglie, mentre entro il 2028 sono previste centinaia di uscite tra i professionisti in servizio   Nodi  I  sanità  della  Tra il 2023 e il 2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato nominalmente di 17,5 miliardi.  Una buona notizia se non fosse che, una volta rapportate le risorse erogate alla ricchezza prodotta dal Paese, emergano “tagli invisibili” quantificabili in 18,8 miliardi di euro in più che il Servizio sanitario nazionale avrebbe avuto a disposizione. È il quadro tracciato dal nono rapporto Gimbe, presentato ieri mattina a Roma. Nel 2022, il Fondo valeva il 6,27% del Pil, ma negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l'eccezione del 6,14% del 2026. Se nel periodo 2023-2026 il rapporto Fsn/Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto appunto a disposizione 18,8 miliardi in più. Al netto dell’inflazione, inoltre, il finanziamento reale del 2026 torna sostanzialmente ai livelli del 2010. Un indebolimento progressivo della capacità di assicurare cure tempestive ed eque. La conseguenza diretta è che il sottofinanziamento strutturale, le carenze di personale sanitario, le diseguaglianze territoriali e socioeconomiche rendono l’accesso alle cure sempre più dipendente dal luogo di residenza e dalla capacità di spesa individuale. Pesando per la maggior parte sui bilanci delle Regioni, che avranno due sole leve per recuperare le risorse: aumentare le entrate o tagliare i servizi.  La Puglia riceve 2.226 euro pro capite di risorse del Fondo, leggermente al di sopra della media nazionale (2.218 euro).  Come sottolinea il rapporto  Gimbe, però, anche dopo la recente revisione, i criteri di riparto continuano a penalizzare il Mezzogiorno, dove persistono carenze nell’erogazione di servizi e, nella maggior parte dei casi, Piani di rientro o commissariamenti, associati a peggiori indicatori di salute e maggiori difficoltà di accesso ai servizi. Oggi il 98,5% delle risorse viene distribuito sulla base della popolazione e dei consumi sanitari legati all’età. Agli  indicatori socioeconomici, come povertà relativa, disoccupazione e bassa scolarizzazione, pesa appena lo 0,75 per cento.  Due dati su questo fronte sono strettamente connessi: da un lato, in Puglia la spesa sanitaria pro capite sostenuta direttamente dai cittadini è di 544 euro (a fronte di una media nazionale di 787 euro), dall’altro aumenta la quota di persone che hanno rinunciato a una o più prestazioni sanitarie, soprattutto per motivazioni economiche. In Puglia sono il 10,9%, che la collocano al sesto posto a livello nazionale (con una media del 9,9%).  Male anche la mobilità passiva, con la Puglia che nel 2023 (ultimi dati disponibili nel rapporto Gimbe) si attesta su un saldo negativo di 253,2 milioni di euro, quota aumentata nel 2025: 345 milioni (come riportato dai dati presentati in più occasioni dalla Regione Puglia). Perde il servizio sanitario pubblico e ne guadagnano i privati: a fronte di una media nazionale del 54,5%, la quota del valore della mobilità per ricoveri e prestazioni specialistiche erogata dalle strutture private convenzionate varia in maniera significativa tra le Regioni. Oltre al Molise (90,2%), la quota supera il 60% in Lombardia (71,1%), Puglia (68,9%) e Lazio (63,8%).  Un capitolo a parte è dedicato nel rapporto Gimbe all’analisi del personale sanitario e ai fabbisogni delle Regioni. Se fino al 2019 c’è stata una contrazione delle assunzioni di personale soprattutto nelle Regioni sottoposte ai Piani di rientro, come la Puglia, soggette a specifici vincoli assunzionali definiti nei programmi operativi, nel 2022 si è invece registrato  un incremento quasi doppio rispetto alle altre. Considerando l’intero periodo 2015-2024, tuttavia, le dinamiche regionali restano eterogenee.  Rapportando il dato alla popolazione Istat al 1° gennaio 2025, la media na
zionale è pari a 1,84 medici per mille abitanti.  In Puglia il rapporto scende a 1,72.  La situazione più critica si registra sui medici di medicina generale. Gimbe ha calcolato che entro il 2028 saranno 702 i pensionamenti in Puglia, con un aggravamento della situazione: fino al 2024, infatti, il numero di professionisti disponibili è diminuito in percentuale del 26,3% (il secondo più ampio in Italia dopo la Sardegna, -40,3%). Al 1° gennaio 2025 la carenza è stimata in 279 unità.  Secondo Gimbe, anche nell’ipotesi che tutti i medici di base andassero in pensione a 70 anni e tutte le borse di studio finanziate tra il 2022 e il 2025 fossero assegnate e portate a termine, le nuove leve non riuscirebbero comunque a compensare i pensionamenti attesi entro il 2028 e le carenze stimate al 1° gennaio 2025, con un gap di oltre 2.700 medici in tutta Italia. Trattandosi dello scenario più ottimistico, è verosimile che nel 2028 il divario sia ancora più ampio. Da un lato, infatti, sempre più medici di base scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni; dall’altro, il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore a quello delle borse finanziate, perché non tutte vengono assegnate e almeno il 20% degli iscritti abbandona il corso.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Francesca SORRENTINO  Heading: Il rapporto Gimbe evidenzia un indebolimento del sistema pubblico: risorse scarse, liste d’attesa e mobilità verso altre regioni pesano sempre più sulle famiglie, mentre entro il 2028 sono previste centinaia di uscite tra i professionisti in servizio   Nodi  I  sanità  della  Highlight: Zoom Fondi e risorse: il divario cresce  Tra il 2023 e il 2026 il Fondo sanitario è aumentato, ma il rapporto con il Pil è calato. Sempre stando al nono rapporto di Gimbe, al Ssn sono mancati 18,8 miliardi.   1  Cittadini e prestazioni La rinuncia alle cure In Puglia il 10,9 per cento della popolazione rinuncia a prestazioni sanitarie. La spesa sostenuta direttamente dalle famiglie è di 544 euro pro capite.   2  Mobilità sanitaria: il conto delle fughe Nel 2023 la Puglia ha registrato un saldo negativo di 253,2 milioni per la mobilità sanitaria. Nel 2025 il dato regionale è salito a 345 milioni.   3  Image: -tit_org- Allarme tagli “invisibili”: meno 279 medici di base In Puglia cure più difficili   -sec_org-
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		<tp:writer>Francesca SORRENTINO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Emiliano Altavilla - «Professionisti in fuga dagli ospedali Ormai è un fenomeno progressivo» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802138900475.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 02:52:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Emiliano Altavilla Segretario Anaao Assomed Puglia  «Professionisti in fuga dagli ospedali Ormai è un fenomeno progressivo»  «Il sistema sanitario nazionale e regionale vive in un circolo vizioso. Poche le prospettive di risolvere i problemi». È il commento di Emiliano Altavilla, segretario regionale di Anaao Assomed Puglia, al rapporto Gimbe sul sistema sanitario nazionale presentato ieri a Roma.  Altavilla, quali sono secondo lei le criticità maggiori? «Il punto centrala del rapporto è che Gimbe non ha fatto altro che rimarcare quello che stiamo dicendo da tempo.  Manca il personale. Nel 2024 abbiamo avuto una riduzione dei medici dipendenti rispetto alla media nazionale: dati alla mano 1,72 medici ogni mille abitanti contro 1,84 nel resto d’Italia. Stesso discorso per gli infermieri: 4,56 rispetto ai 4,8 della media nazionale. Mancano anche pediatri di libera scelta e i medici di medicina generale, 279 nel 2024 e il numero secondo le previsioni è destinato ad aumentare drasticamente. La Puglia sta facendo di tutto per migliorare la situazione del sistema sanitario regionale, e lo dimostrano anche i risultati positivi che siamo riusciti a raggiungere sui Lea. Ma il discorso rimane sempre lo stesso: i cittadini o rinunciano direttamente alle cure o vanno fuori Regione, con un aggravio della spesa importante per il nostro servizio sanitario. È un problema che abbiamo affrontato nemmeno una settimana fa con l’assessore Donato Pentassuglia. Vedo poche prospettive di risoluzione del problema».  Il rapporto evidenzia la persistenza dei divari tra Nord e Sud, è davvero così? «Il divario tra Nord e Sud c’è  sempre stato. Nonostante l’uniformità dei protocolli a livello nazionale, è anche una questione di percezione. Al Nord si percepisce un livello di eccellenza maggiore, soprattutto da parte di persone anziane, che nella nostra regione sono sempre di più. Quando sussistono le possibilità i cittadini preferiscono sportarsi altrove perché pensano di ricevere servizi migliori. Ma un altro tema importante è quello dell’attrattività delle nostre strutture. Assistiamo quotidianamente a una fuga progressiva dei medici dagli ospedali. Un fenomeno legato soprattutto alle condizioni di lavoro e agli stipendi non adeguati: c'è chi ha lasciato per contratti migliori all'estero o al Nord, e chi invece ha lasciato a causa dei turni massacranti. Sono situazioni molto complesse ma viviamo ormai in un  circolo vizioso, che i dati diffusi da Gimbe non fanno altro che confermare».  Si continuano a chiedere più risorse, ma resta aperto il nodo del riparto del Fondo sanitario nazionale. Quali prospettive ci sono? «Resta una questione aperta, ma è un cane che si morde la coda. Noi abbiamo avuto con l’assessore Pentassuglia un confronto serio con i dati alla mano. Ma non vedo grandi spiragli da questo punto di vista, ci sono dei divari strutturali che difficilmente si potranno superare. Ovviamente bisognerà capire in sede di legge di bilancio quali saranno le risorse a disposizione e come ripartire i fondi prima di pensare a eventuali soluzioni, ma in linea generale bisogna dare incentivi agli operatori sanitari per arginare la fuga dagli ospedali. Ad esempio, è stata firmata l’intesa nazionale sui contratti dei medici con aumenti da 560 euro. È un segnale positivo ma bisogna capire come verranno poi applicati per dare uno spiraglio soprattutto ai colleghi più giovani. Fondamentale è incentivare il welfare aziendale: buoni pasto, asili negli ospedali, avanzamenti di carriera reali che rispecchino le professionalità. In Puglia su questo fronte c’è molta disparità tra azienda e azienda, solo per fare un esempio all’ospedale di Brindisi vengono forniti i buoni pasto che invece non sono garantiti in quello di Francavilla Fontana. Sembrano piccole cose, ma per un medico rappresentano un incentivo in più che permettere di affrontare meglio una professione difficile».  F.Sor.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: ‘‘  I cittadini rinunciano alle cure o sono costretti ad andare fuori Regione Servono inc
entivi per rendere più attrattive le nostre strutture  Image: -tit_org- Intervista a Emiliano Altavilla - «Professionisti in fuga dagli ospedali Ormai è un fenomeno progressivo»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Decaro e altri 5 governatori scrivono al governo «Servono 6 miliardi l'anno» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802137800476.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 02:52:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Decaro e altri 5 governatori scrivono al governo «Servono 6 miliardi l’anno»   Le reazioni   La richiesta dopo il rapporto Gimbe: negli ultimi tre anni il sistema avrebbe perso 18,8 miliardi in termini reali I presidenti chiedono subito un intervento strutturale  La sanità pubblica torna al centro del confronto politico dopo la diffusione del nono Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, che quantifica in 18,8 miliardi di euro i cosiddetti «tagli invisibili» accumulati negli ultimi tre anni. Sei presidenti di Regione – Antonio Decaro per la Puglia, Eugenio Giani per la Toscana, Michele de Pascale per l’Emilia-Romagna, Roberto Fico per la Campania, Stefania Proietti per l’Umbria e Alessandra Todde per la Sardegna – chiedono al Governo di intervenire già con la prossima manovra economica, destinando alla sanità almeno 6 miliardi di euro aggiuntivi all’anno per il prossimo triennio, per un totale di 18 miliardi.  «La presentazione dello stato della sanità da parte della Fondazione Gimbe, la cui serietà e autorevolezza sono riconosciute a livello nazionale, rappresenta un contributo di grande importanza», dichiarano i sei governatori. «Ora è necessario agire di conseguenza con scelte concrete contro i “tagli invisibili” che arrivano addirittura a 18,8 miliardi negli ultimi tre anni». Secondo i presidenti, «il reperimento nella prossima legge finanziaria di almeno 6 miliardi di euro all’anno per i prossimi tre anni, per un volume complessivo di 18 miliardi», rappresenta una risposta necessaria per garantire la tenuta del sistema pubblico. La richiesta è quindi quella di trasformare le valutazioni in «atti precisi e vincolanti a tutela della sanità pubblica», a partire dal lavoro della Conferenza delle Regioni fino alla manovra economica di fine anno. «La difesa del diritto alla salute richiede risposte certe e un impegno finanziario non rinviabile».  In Puglia il rapporto Gimbe diventa anche terreno di scontro politico. Forza Italia rivendica l’azione del Governo e accusa il centrosinistra di limitarsi a chiedere maggiori risorse senza riconoscere gli interventi già realizzati. «Mentre Decaro continua a lamentare la mancanza di risorse per la sanità, il Governo passa dalle parole ai fatti: con il rinnovo del contratto della dirigenza sanitaria arrivano aumenti fino a 560 euro al mese per circa 138mila professionisti», affermano i consiglieri regionali azzurri.  Per Forza Italia, il rinnovo contrattuale rappresenta la differenza tra chi chiede nuovi finanziamenti e chi utilizza le risorse per rafforzare concretamente il servizio sanitario. «È la differenza tra chi continua a chiedere più risorse e chi quelle risorse le utilizza per rafforzare concretamente il servizio sanitario e valorizzare chi ci lavora». Gli esponenti del partito sottolineano inoltre che la sanità si difende «investendo sulle persone, sui medici e sul personale sanitario» e ringraziano il ministro Zangrillo per la firma del contratto.  La replica arriva dal Partito  Democratico. Stefano Minerva, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, parte dai dati Gimbe per contestare la lettura del centrodestra. «Al centrodestra che da settimane punta il dito contro la sanità pugliese, e al sottosegretario Gemmato che non perde occasione per farlo, vorrei fare una domanda molto semplice: come si può pretendere che le Regioni garantiscano più cure, più personale e più servizi se le risorse non crescono quanto crescono i costi e i bisogni delle persone?».  Per Minerva il problema non è soltanto l’aumento nominale del Fondo sanitario nazionale, ma il suo valore reale. «Il Rapporto mette nero su bianco una cosa che i cittadini sperimentano ogni giorno: dire che aumentano i miliardi destinati alla sanità non significa automaticamente avere più sanità». Secondo Gimbe, se dal 2023 fosse stata mantenuta la stessa quota di ricchezza nazionale destinata alla salute nel 2022, il Servizio sanitario avrebbe avuto complessivamente 18,8 miliardi in più.  «Sono quelli che definisce “tagli invisibili”, invisibili nelle cifre nominali del Fondo, molto meno invisibili qua
ndo una persona aspetta mesi per una visita o deve pagare di tasca propria per curarsi», sottolinea Minerva. Il consigliere dem insiste anche sul personale: «Possiamo costruire ospedali, comprare macchinari e aprire nuove strutture ma se il servizio pubblico non riesce ad assumere e trattenere chi deve curare, quei muri da soli non servono a nessuno».  Minerva richiama però anche i risultati ottenuti dalla Puglia sui Livelli essenziali di assistenza. «Nel 2024 la Puglia ha superato le soglie previste per i Livelli essenziali di assistenza in tutte e tre le aree: prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera». Nell’elaborazione dei dati ministeriali citata dal capogruppo Pd, la Regione raggiunge complessivamente 242 punti su 300, il risultato più alto tra le Regioni del Mezzogiorno. «Questo non significa dire che va tutto bene», precisa Minerva, «significa semplicemente rifiutare un racconto nel quale della sanità pugliese esistono soltanto i problemi».  Liste d’attesa, servizi, personale e gestione delle risorse restano questioni da affrontare, ma per il Pd la responsabilità non può essere scaricata esclusivamente sulle Regioni. «Non si può chiedere alle Regioni di fare sempre di più lasciando che il valore reale delle risorse  si assottigli». Minerva richiama anche le prospettive finanziarie dei prossimi anni: i documenti di finanza pubblica prevedono una crescita nominale della spesa sanitaria, ma un’incidenza ferma al 6,4 per cento del Pil nel 2027, nel 2028 e nel 2029. «Non basta dire che ci saranno più miliardi se, nel frattempo, la quota della ricchezza del Paese destinata alla salute non cresce con i bisogni».  Sulla stessa linea si colloca Felice Spaccavento, presidente della III Commissione Sanità del Consiglio regionale della Puglia: «Il Rapporto Gimbe dice con chiarezza quello che sosteniamo da tempo, insieme al presidente Antonio Decaro e alla maggioranza: il Fondo sanitario nazionale è inadeguato rispetto ai bisogni reali». Secondo Spaccavento, nei prossimi tre anni servirebbero oltre 32 miliardi di euro in più. «La sanità ha un costo e, quando le risorse nazionali non bastano, quel costo finisce inevitabilmente per gravare sulle Regioni».  Anche Ruggiero Passero, presidente del gruppo Per la Puglia, difende i risultati regionale: «Gimbe conferma che la Puglia è pienamente adempiente sui Livelli essenziali di assistenza, con risultati positivi in tutte e tre le aree: prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera». Passero parla di «un dato importante», ma sottolinea la contraddizione tra la crescita nominale del Fondo sanitario e la perdita di risorse rispetto al Pil. «Tra il 2023 e il 2026 il Fondo sanitario nazionale è cresciuto nominalmente, mentre rispetto al Pil il sistema ha perso risorse per 18,8 miliardi di euro».   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Massimiliano IAIA  Heading: Le reazioni   La richiesta dopo il rapporto Gimbe: negli ultimi tre anni il sistema avrebbe perso 18,8 miliardi in termini reali I presidenti chiedono subito un intervento strutturale  Highlight: HANNO DETTO  «Il Governo dimostra di voler rafforzare la sanità pubblica» PARIDE MAZZOTTA  «La vera sfida? Risposte alle richieste dei cittadini» STEFANO MINERVA  «Risorse non più sufficienti a coprire i bisogni» FELICE SPACCAVENTO  «Assistenza garantita dal sistema regionale» RUGGIERO PASSERO  Image:Il governatore pugliese Antonio Decaro -tit_org- Decaro e altri 5 governatori scrivono al governo «Servono 6 miliardi l’anno»   -sec_org-
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		<tp:writer>Massimiliano IAIA</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Quelle cure rinviate che pesano come macigni = Quelle cure rinviate... ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803234707173.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 27 di <b>"NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’analisi QUELLE CURE RINVIATE CHE PESANO COME MACIGNI   Quelle cure rinviate...    DALLA PRIMA PAGINA  Luigi SPEDICATO  N  el 2024 quasi 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una visita o a un esame, secondo i dati Istat ripresi dall'ultimo rapporto della Fondazione Gimbe. Si discute molto dei miliardi che mancano al Servizio sanitario nazionale, molto meno di ciò che accade a chi, davanti a un'attesa troppo lunga o a una spesa troppo alta, smette semplicemente di chiedere assistenza. Gli studiosi parlano di povertà sanitaria, e il rischio è che stia già diventando un problema assai più ampio di quello sanitario.  La rinuncia ha infatti due volti che si sommano: uno economico, fatto di ticket, (...) Continua a pag.27  (...) farmaci non rimborsati e del privato a cui ci si rivolge quando il pubblico non risponde, e uno organizzativo, fatto di liste d'attesa che in alcune aree, Puglia compresa, possono durare mesi e talvolta anni. Nessuno dei due si distribuisce in modo equo, perché colpiscono più duramente redditi bassi, anziani soli e territori dove l'offerta pubblica è meno capillare. Lo suggerisce anche un dato del rapporto della Fondazione Gimbe: la spesa delle famiglie cala, mentre salgono i premi assicurativi pagati alle compagnie private. Chi può si assicura, chi non può rinuncia.  Per capire che cosa accade dopo, immaginiamo un caso. Un uomo di cinquantacinque anni, operaio stagionale nel Salento, scopre di avere il diabete. Il medico di base gli prescrive i controlli periodici, ma la prima visita diabetologica disponibile nel pubblico è tra molti mesi; il privato costa più di quanto lui possa permettersi, in un anno in cui le giornate di lavoro sono poche. Rimanda, e poi rimanda ancora, perché ogni giornata di lavoro persa per una visita è una giornata non pagata e soldi in meno per la sua famiglia. Non si sente male, il diabete sa essere silenzioso, e questo rende più facile rinunciare.  Intanto la malattia, non controllata, procede. Dopo un paio d'anni arrivano la vista che peggiora e i primi problemi ai reni, e un giorno un malore lo porta al pronto soccorso, che è la porta più costosa del sistema, ed è la prima volta in cui l'uomo torna a farsi vedere da un medico.  Segue il ricovero, e con il ricovero un'assenza dal lavoro che il contratto precario non tollera: il lavoro non gli viene rinnovato. Il reddito, già basso, si riduce ancora. E qui il meccanismo si chiude su sé stesso: con meno denaro, i controlli diventano ancora meno accessibili, le terapie vengono seguite peggio, la malattia avanza più in fretta.  È un circolo perverso: la povertà alimenta la malattia, e la malattia alimenta la povertà. Nessuna delle due fasi è, da sola, la causa; è il loro intreccio a trasformare una condizione cronica gestibile in una traiettoria di impoverimento personale e familiare. Una patologia che con cure regolari costa poco al sistema e alla persona diventa, con il tempo, una serie di complicanze che costano molto a entrambi.  E il conto, a questo punto, non resta più nel bilancio sanitario. L'uomo ottiene il riconoscimento di un'invalidità e, se la sua autonomia si riduce, un'indennità di accompagnamento. La moglie riduce l'orario di lavoro per assisterlo, rinunciando a una parte di reddito e di pensione futura, mentre la famiglia chiede aiuto ai servizi sociali del Comune e, scivolata sotto la soglia di povertà, a sostegni al reddito. Il risparmio ottenuto anni prima, una visita non fatta, un'attesa non accorciata, ricompare in capitoli di spesa diversi, e per importi verosimilmente molto più alti. I figli, nel frattempo, crescono in una famiglia che ha imparato a rinunciare, con pesanti ricadute sulla salute e opportunità che ne risentiranno.  Questo accade perché i bilanci pubblici ragionano per compartimenti: chi risparmia in sanità non è lo stesso Ente che paga la non autosufficienza, l'invalidità o il sostegno al reddito. Il vantaggio si vede subito e in un solo luogo, il costo è dilazionato e disperso tra molti soggetti.  Mancano stime sistematiche di questi costi nascosti, e produrle sare
bbe già un passo avanti, insieme a trattare la rinuncia alle cure come un indicatore di performance dei sistemi regionali. Il rapporto Gimbe ricorda che le Regioni, per far quadrare i conti, dovranno scegliere tra più imposte e meno servizi: ogni taglio indiscriminato rischia di alimentare altra rinuncia.  Non si tratta di spendere di più a prescindere, ma di spendere dove la rinuncia diventa un costo: prevenzione, medicina territoriale, tempi d'attesa credibili.  Altrimenti ogni euro non speso per curare in tempo rischia di trasformarsi in molto più di un euro speso per assistere dopo.  Luigi Spedicato *L’autore ha svolto dal 2020 al 2025 le funzioni di presidente dell’Organismo Indipendente di Valutazione della Asl Lecce © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Luigi Spedicato  Heading: DALLA PRIMA PAGINA  Highlight:   Image: -tit_org- Quelle cure rinviate che pesano come macigni  Quelle cure rinviate...   -sec_org-
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		<tp:writer>Luigi SPEDICATO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Rilievo giusto del governo all'Ue sull'inflazione ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801777405944.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"PICCOLO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’allarme di Gimbe: «Tagliati 18,8 miliardi all Rilievo giusto del governo all’Ue sull’inflazione   Il commento di Francesco Morosini  I  un report sulle cure: l sistema politico italiano è entrato nel vivo 5.8 milioni gli italiani della sessione di bilanche hanno rinunciato cio. Infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvaa sottoporsi alle visite to il Documento programmatico di finanza pubROMA(DPFP), decisivo per la blica determinazione dell’assetto Le cifre della finanza pubblica. Infatti, è la premessa su cui inquaIl Servizio sanitario nazionale drare, essendone il presuppocontinua a soffrire e, con esso, sto, il successivo Documento si incrina il diritto alla salute programmatico di bilancio dei cittadini.  crescita nomi(DPB), poi daLa inviare a BruxelnaleScopo del fondo sanitario degli les.  del DPFP è di massiultimi anni nasconde infatti mizzare il coordinamento tra  porto al Prodotto interno lorle finanze pubbliche degli Stado.  Intanto, mentre medici ti dell’Unione europea (UE). e infermieri scappano ha dalsostipubConseguentemente, blico, cittadini sempre tuito lai precedente Nota dipiù spesso rinunciano alle cure e aggiornamento di economia quando ricorrono a e finanzapossono (NADEF).  fondi sanitari assicurazioni A differenza diequesta, prioriprivate.  È questo il ritratto deltariamente centrata sulla vigila sanità pubblica che emerge lanza di deficit e debito, il DPdal 9° Rapporto Servizio SaFP lega assiemesul finanza pubnitario Nazionalemacroecorealizzato blica e situazione da Fondazione Gimbe e per prenomica.  In ragione di ciò, sentato ieri. la traiettoria esso è decisiva Idella numeri Gimbe spesaillustrati pubblicada primaria mostrano che nel periodo netta (cioè escluse le voci, co2023-2026 il Fondo me gli interessi, fuorisanitario dal connazionale è aumentato discel17,5 trollo del governo).  È una  miliardi nel 2026.  Se però il fita la cui ratio è squisitamente nanziamento è rapportato alla politica.  ricchezza prodotta dal Paese D’altronde, l’essere in un’unilo cambia:l’Euroanel 2022 il cascenario area monetaria, Fondo sanitario rappresentarea, richiede disciplina fiscava del la Piltenuta mentre negli le. il In6,27% cambio, anni successivi la quota si è dell’euro tutela dalla crescita mantenuta alprime 6%. e dei prezzi diintorno materie Il risultato all'appello derivati.  Ma èla che politica, specie mancano perha la se entra in18,8 annomiliardi elettorale, sanità.  «È il fenomeno dei “tapure altre necessità.  Inoltre, gli invisibili”: non tagliinnomiil ribollire delle piazze Eunali, risorseattraversare inferiori rispetropama potrebbe i to a quelle che il Ssnè avrebbe confini.  Il quesito se tra le ricevuto mantenendo invariato pieghe del DPFP possano rinil rapportorisorse Fsn/Pil del 2022», tracciarsi aggiuntive.  dice il presidente del In fondo, il raccordo traGimbe denaso trend, che potrebbe sociacreare ro pubblico e consenso uno di 32,3 miliardi tra le è ilscarto mestiere della politica.  il fabbisogno della e le riUna possibilità di sanità maggior sorse Senza spesadisponibili.  la offre il DPFP coninterla venti del di governo, toccherà clausola flessibilità (NEC,alle Regioni colmare il gap e queacronimo di National Escape ste potrebbero rivalersi suiStacitClause).  Questa offre agli tadini le imposte ti parteaumentando dell’UE lo spazio o tagliando servizi, avverte dell’1,5% deliPIL per increGimbe.  Dal canto i cittadimentare spese in loro, ambito enerni già da anni pagano le diffigetico e difesa (questa comcoltà servizio sanitario.  prendedel la tutela di infrastrutNel su un totale di 190,1 ture2025, civili strategiche).  Nondimiliardi di euro di spesa sanimeno il governo è intenzionataria in Italia, 42,4 miliardi soto a ricorrervi parzialmente.  no statiperché, propriosebbene a loro carico.  Anche siano Non stupisce allora che lo scorrisorse scorporabili dalla traiettoria della spesa netta, sono debiti. Ora onerosi nei mercati internazionali.  Neppure va dimenticato che l’Italia è tuttora in procedura per disavanzo eccessivo. L’argomento, almeno potenzialmente, consente al Ministro dell’
Economia di tenere la barra dinnanzi alla domanda di spesa elettorale. D’altra parte è suo compito garantire l’affidabilità creditoria del Paese presso i mercati finanziari.  Ne consegue che, a parte ciò Dalla Fondazione Gimbe che consente la NEC, per il arriva (iStock) resto ill’allare DPFP sanità offre poco.  In  a sanità» sostanza, il piatto è scarno.  Così molte promesse politiche, quali agevolazioni fiscali, rischiano d’essere di mariso anno sia cresciuta del 10,1% naio.  la spesa fondi C’è peròintermediata una richiestada corretsanitari e assicurazioni.  ta del governo a Bruxelles.L'altra faccia dellache medaglia è la riPerché rileva l’inflazione nuncia a visite edgonfiare, esami, un fefutura potrebbe sennomeno che nel 2024 ha tocca2a sue responsabilità, voci di to 5,8 milioni di italiani.  spesa (pensioni, ad esempio) «L'analisi è molto chiara:ilè un che potrebbero sfondare taglio silenzioso, una tassa Metetto di spesa, viceversa calcoloni che finiscono per pagare lato sull’inflazione oggi stima-i cittadini di tasca propria quanta. Se accolta, aprirebbe mardo andare curarsi», ginidevono d’azione in più aall’esecuha detto lafacile segretaria deltrattePartitivo.  Che, ipotesi, to Democratico, Ellymargine Schlein, rà per ogni possibile che ha sottolineato laspepriodi spesa aggiuntivo.che Ma, rità del «è portare la spesa cie in unPd modo tempestoso, il sanitaria alla media europea DPFP, sebbene arcigno, ha del 7% alternative.  del Pil».  poche © RIPRODUZIONE RIPRODUZIONERISERVATA RISERVATA  ---End text---  Author: Francesco Morosini  Heading: Il commento di Francesco Morosini  Highlight:   Image: -tit_org- Rilievo giusto del governo all’Ue sull’inflazione   -sec_org-
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		<tp:writer>Francesco Morosini</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Più medici e infermieri della media nazionale ma gettonisti in aumento ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803252807502.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"PICCOLO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Più medici e infermieri della media nazionale ma gettonisti in aumento   La fotografia del Servizio sanitario regionale che emerge dall’ultimo Rapporto Gimbe: la spesa pro capite è più alta ma per le cure essenziali siamo solo al nono posto in Italia  TRIESTE  Sanità  Rispetto alla media italiana la spesa sanitaria pro capite è più alta (2.263 euro in Fvg a fronte di un dato nazionale di 2.218 euro nel 2025), c’è più personale  sanitario dipendente in rapporto agli abitanti (17,4 unità ogni 1.000 cittadini contro 12,1 nel 2024) eppure la regione non è ai primi posti per i risultati di erogazione delle cure essenziali (solo in nona posizione a livello italiano seppure adempiente per il nuovo sistema di garanzia). È il paradosso della sanità  pubblica del Friuli Venezia Giulia fotografato, ancora una volta, da uno studio che mette a paragone indicatori confrontabili nel Paese: il 9° rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale.  Dal report emerge anche che nel 2025 è aumentata la spesa per i gettonisti in regione: ha  toccato i 25,61 milioni, in aumento da 17,72 milioni impiegati l’anno precedente per la stessa finalità. Certo, è contenuta se parametrata alla spesa complessiva per il sistema sanitario che, come annunciato di recente dall’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, toccherà i 3,4 miliardi nella legge  di Stabilità 2027. Ma se Sardegna e Abruzzo hanno registrato aumenti molto più sensibili per i gettonisti nello stesso periodo (rispettivamente oltre +90 e +70 milioni), regioni più popolose e con sistemi sanitari virtuosi come Emilia-Romagna e Veneto spendono molto meno (la prima ha quasi azzerato la spesa e il Veneto ha stanziato in complesso 18,3 milioni).  Come si spiega il fenomeno? Riccardi premette: «Il gettonista non mi piace». Ma spiega che a fronte di una «struttura dispersiva e frammentata con molte sovrapposizioni» costruita con la logica «di fare tutto dappertutto», è necessario ricorrervi «per tenere aperti i servizi» anche a fronte di concorsi banditi da cui non si riesce ad assumere. E sul confronto con le Regioni del Nordest, «modelli diversi ma entrambi un riferimento», sulle diverse cifre incide anche un diverso apporto dal privato accreditato. «Abbiamo circa la metà di incidenza del privato nella produzione di prestazioni sanitarie: nel 2025 a consuntivo il 4,5% a fronte dell’8,9% e 9,1% di quei territori», osserva Riccardi, che non si  stanca di rimarcare che si è «lontani» dal 6% stabilito come tetto in Fvg. «Sono convinto che sia una soglia da non superare ma a cui arrivare per garantire flessibilità», aggiunge. Insomma, anche il privato accreditato, ragiona Riccardi, è una forma di spesa in personale non pubblico, proprio come i gettonisti: «Non spendo di qua ma spendo di là».  L’inversione di tendenza sulla spesa per i gettonisti, ragiona l’assessore, si potrà avere solo con un sistema «fortemente trasformato» che riesca a soddisfare realmente «i bisogni che sono mutati profondamente».  Tradotto dal linguaggio della politica: mettere in pratica il sistema che accentra in pochi ospedali altamente specializzati la cura di patologie acute (il principio sancito con l’approvazione della rete oncologica regionale) e che invece lascia presidi territoriali per la presa in carico di quelle croniche.  Ad ogni modo, «siamo un sistema in salute nel panorama italiano», rivendica l’assessore, ricordando che per tutti gli indicatori sui livelli essenziali di assistenza (Lea) sono positivi.  ---End text---  Author: VALERIA PACE  Heading:   Highlight:   Image:FOCUS  La fotografia del Friuli Venezia Giulia nel 9° Rapporto Gimbe  SPESA SANITARIA PRO CAPITE 2025  €2.263 €2.218  PERSONALE SANITARIO Sanitari dipendenti ogni 1.000 abitanti nel 2024 di cui medici  di cui infermieri  2025  25,6 milioni  17,4 6,23  SPESA FVG PER I GETTONISTI  12,1 4,75  2,3  FVG  Italia  FVG  2024  1,84 Italia  17,72 milioni  Withub -tit_org- Più medici e infermieri della media nazionale ma gettonisti in aumento   -sec_org-
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		<tp:writer>VALERIA PACE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Risorse ridotte per la sanità» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801778105939.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"PREALPINA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Risorse ridotte per la sanità» RAPPORTO GIMBE In tre anni «tagli invisibili» per un totale di 18 miliardi  ROMA - Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil. Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato ieri. I numeri mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all'appello mancano 18,8 miliardi per la sanità.  «È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente del Gimbe Nino Cartabellotta. Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe.  Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario. Nel  2025, su un totale di 190,1 miliardi di euro di spesa sanitaria in Italia, 42,4 miliardi sono stati proprio a loro carico. Non stupisce allora che lo scorso anno sia cresciuta del 10,1% la spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni. L'altra faccia della medaglia è la rinuncia a visite ed esami, un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di italiani. Inoltre la riduzione della quota destinata agli stipendi sul totale della spesa sanitaria ha sottratto ai professionisti 36,8 miliardi dal 2012 fino a oggi, contribuendo a un calo dell'attrattività del pubblico: oggi circa un medico su quattro e un infermiere su cinque lavorano fuori dal servizio sanitario. «L'analisi è molto chiara: è un taglio silenzioso, una tassa Meloni che finiscono per pagare i cittadini di tasca propria quando devono andare a curarsi», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Immagine di uno stetoscopio appoggiato su alcuni moduli medici (ISTOCK) -tit_org- «Risorse ridotte per la sanità»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Il Servizio Sanitario Nazionale è in affanno = Il Servizio Sanitario è in affanno ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803253207506.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 20 di <b>"PROVINCIA DI CIVITAVECCHIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Presentato ieri il 9° rapporto della Fondazione Gimbe. Cartabellotta: «Oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami»</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LO STUDIO L’Italia è lo stato fanalino di coda tra quelli che fanno parte del G7 per la spesa pubblica pro capite  Il Servizio Sanitario Nazionale è in affanno   Il 9° rapporto della Fondazione Gimbe. Cartabellotta: «Chi può paga, gli altri rinunciano alle visite»   l’Italia è fanalino di coda tra i paesi membri del G7 per la spesa pubblica pro capite  IlPresentato Servizio Sanitario è in affanno ieri il 9° rapporto della Fondazione Gimbe. Cartabellotta: «Oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami»  Potremmo dire che è un po’ come il panda rosso o la tigre: in pericolo, ma non ancora in via di estinzione. Insomma, mentre si appresta a festeggiare i 48 anni il nostro Ssn non se la passa benissimo. Continua sì a garantire un’elevata aspettativa di vita, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Anche perché fa i conti con la grande fuga degli operatori e finanziamenti insufficienti ai bisogni di un Paese che invecchia.  Risultato? Il diritto alla salute è «sempre più condizionato dal Cap di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami. Ma la crisi del Ssn non è più solo un problema sanitario: ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese». Il monito arriva da forte e chiaro da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che ha presentato il corposo 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale alla Camera dei Deputati, un un’affollata Sala della Regina.   Un documento che, fra “tagli invisibili” e impietosi confronti internazionali, individua i tanti mali, ma anche le priorità per rafforzare e innovare il Ssn. Perché il paziente è critico, ma non ancora senza speranza. Piuttosto «la politica – dice Cartabellotta – deve chiarire quale modello di sanità intende lasciare alle future generazioni e  con quali risorse e riforme renderlo concreto». Perché senza Ssn chi ci curerà domani? Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse. La spesa pubblica pro-capite è pari a 3.952 dollari a parità di potere d’acquisto: 909 in meno della media Ocse e 1.013 in  meno della media europea.  «Un divario che, rapportato ai quasi 59 milioni di residenti, supera i 36 miliardi. Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da Governi di ogni colore, che anno dopo anno ha allontanato l’Italia dal resto d’Europa», accusa Cartabellotta.  Tra i Paesi del G7, spiace ribadirlo, ma l’Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite. La spesa diretta pro-capite delle famiglie supera invece la media Ocse del 12,3%, mentre quella intermediata è inferiore del 43,7%: al minore investimento pubblico corrisponde una minore protezione finanziaria delle famiglie, più esposte al pagamento diretto delle cure.  ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Il Servizio Sanitario Nazionale è in affanno   Il Servizio Sanitario è in affanno   -sec_org-
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		<title><![CDATA[AGGIORNATO - Il Servizio Sanitario Nazionale è in affanno = Il Servizio Sanitario è in affanno ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803253307507.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 20 di <b>"PROVINCIA DI CIVITAVECCHIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Presentato ieri il 9° rapporto della Fondazione Gimbe. Cartabellotta: «Oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami»</p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[LO STUDIO L’Italia è lo stato fanalino di coda tra quelli che fanno parte del G7 per la spesa pubblica pro capite  Il Servizio Sanitario Nazionale è in affanno   Il 9° rapporto della Fondazione Gimbe. Cartabellotta: «Chi può paga, gli altri rinunciano alle visite»   l’Italia è fanalino di coda tra i paesi membri del G7 per la spesa pubblica pro capite  IlPresentato Servizio Sanitario è in affanno ieri il 9° rapporto della Fondazione Gimbe. Cartabellotta: «Oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami»  Il diritto alla salute è «sempre più condizionato dal Cap di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami. Ma la crisi del Ssn non è più solo un problema sanitario: ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese». Il monito arriva da forte e chiaro da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che ha presentato il corposo 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale alla Camera dei Deputati, un un’affollata Sala della Regina.  A PAGINA 4  Potremmo dire che è un po’ come il panda rosso o la tigre: in pericolo, ma non ancora in via di estinzione. Insomma, mentre si appresta a festeggiare i 48 anni il nostro Ssn non se la passa benissimo. Continua sì a garantire un’elevata aspettativa di vita, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Anche perché fa i conti con la grande fuga degli operatori e finanziamenti insufficienti ai bisogni di un Paese che invecchia.  Risultato? Il diritto alla salute è «sempre più condizionato dal Cap di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami. Ma la crisi del Ssn non è più solo un problema sanitario: ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese». Il monito arriva da forte e chiaro da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che ha presentato il corposo 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale alla Camera dei Deputati, un un’affollata Sala della Regina.   Un documento che, fra “tagli invisibili” e impietosi confronti internazionali, individua i tanti mali, ma anche le priorità per rafforzare e innovare il Ssn. Perché il paziente è critico, ma non ancora senza speranza. Piuttosto «la politica – dice Cartabellotta – deve chiarire quale modello di sanità intende lasciare alle future generazioni e  con quali risorse e riforme renderlo concreto». Perché senza Ssn chi ci curerà domani? Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse. La spesa pubblica pro-capite è pari a 3.952 dollari a parità di potere d’acquisto: 909 in meno della media Ocse e 1.013 in  meno della media europea.  «Un divario che, rapportato ai quasi 59 milioni di residenti, supera i 36 miliardi. Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da Governi di ogni colore, che anno dopo anno ha allontanato l’Italia dal resto d’Europa», accusa Cartabellotta.  Tra i Paesi del G7, spiace ribadirlo, ma l’Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite. La spesa diretta pro-capite delle famiglie supera invece la media Ocse del 12,3%, mentre quella intermediata è inferiore del 43,7%: al minore investimento pubblico corrisponde una minore protezione finanziaria delle famiglie, più esposte al pagamento diretto delle cure.  ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- AGGIORNATO - Il Servizio Sanitario Nazionale è in affanno    Il Servizio Sanitario è in affanno   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Curarsi costa sempre di più A famiglia 1.700 euro l'anno = Stangata sulla sanità All'anno 1.700 euro solo per farsi curare ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801718404478.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 19 di <b>"PROVINCIA DI COMO" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nel Comasco aumenta la spesa sanitaria privata:  25% dal 2021 a oggi Lo studio. Acli rivela un forte aumento della spesa privata L'incremento nel Comasco è stato del 25% in cinque anni «I cittadini non possono attendere i tempi del pubblico»</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:12:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Curarsi costa sempre di più A famiglia 1.700 euro l’anno Nel Comasco aumenta la spesa sanitaria privata: +25% dal 2021 a oggi   Stangata sulla sanità All’anno 1.700 euro solo per farsi curare Lo studio. Acli rivela un forte aumento della spesa privata L’incremento nel Comasco è stato del 25% in cinque anni «I cittadini non possono attendere i tempi del pubblico»  Fino a 1.700 euro all’anno a famiglia per la sanità, tra farmaci, visite ed esami i comaschi negli ultimi cinque anni hanno speso il 25% in più. L’osservatorio delle Acli di Como è piccolo, le dichiarazioni e i 730 analizzati riguardano, raccontano dagli sportelli, la fascia intermedia della popolazione comasca, famiglie con figli, dipendenti statali, professionisti del ceto medio.  I dati pubblicati il corrente mese nel rapporto “Over vulnerabilità e resilienza” non contemplano quindi i cittadini più benestanti  e nemmeno i nuclei più in difficoltà.  Ne risulta comunque da questo spaccato che la spesa media annua per la sanità, ciò che viene pagato di tasca propria privatamente, nelle ultime dichiarazioni analizzate relative al 2024 è pari a 1.669 euro. Nel 2022 questa cifra arrivava a 1.578 euro e nel 2020 a 1.328 euro. Il balzo è pari dunque al 25,6%.  Una spesa maggiore rispetto a quanto queste famiglie spendono per gli immobili, per la loro casa tra manutenzioni, mutui o affitti, 1.544 euro annui. Nel panorama lombardo, sempre stando al rapporto delle Acli, a Lecco (1.633 euro) e a Monza (1.602) si spende un po’ meno, la differenza è più sostanziale con Sondrio (1.536).  Baccilieri a pagina 19  Sergio Baccilieri  Fino a 1.700 euro all’anno a famiglia per la sanità, tra farmaci, visite ed esami i comaschi negli ultimi cinque anni hanno speso il 25% in più.  L’osservatorio delle Acli di Como è piccolo, le dichiarazioni e i 730 analizzati riguardano, raccontano dagli sportelli, la fascia intermedia della popolazione comasca, famiglie con figli, dipendenti statali, professionisti del ceto medio. I dati pubblicati il corrente mese nel rapporto “Over vulnerabilità e resilienza” non contemplano quindi i cittadini più benestanti e nemmeno i nuclei più in difficoltà.  Ne risulta comunque da questo spaccato che la spesa media annua per la sanità, ciò che viene pagato di tasca propria privatamente, nelle ultime dichiarazioni analizzate relative al 2024 è pari a 1.669 euro. Nel 2022 questa cifra arrivava a 1.578 euro e nel 2020 a 1.328 euro. Il balzo è pari dunque al 25,6%. «Una voce sempre più dispendiosa quella sanità nei bilanci familiari - precisa la presidente delle Acli Marina Consonni - sono i farmaci, gli esami, le visite specialistiche che i cittadini hanno deciso di pagare privatamente, non riuscendo tramite ricetta o non volendo attendere i tempi del sistema sanitario».  E’ una spesa maggiore rispetto a quanto queste famiglie spendono gli immobili, per la loro casa tra manutenzioni, mutui o affitti, 1.544 euro annui. Nel panorama lombardo, sempre stando al rapporto delle Acli, a Lecco (1.633 euro) e a Monza (1.602) si spende un po’ meno, la differenza è più sostanziale con Sondrio (1.536), mentre il costo della sanità parte privata per le famiglie è più salato a Varese (1.695), ancor di più a Milano (1.753).  Nel fare il conto del carrello della spesa, in un periodo delicato per il caro benzina e le bollette, anche FederConsumatori stima un costo annuo per la sanità pari a circa 1.700 euro, soldi che le famiglie devono trovare in tasca e che non sono coperti dal sistema gratuito universale. I motivi possono essere diversi. La fretta di trovare un appuntamento libero per fare un controllo, la difficoltà di spostarsi lontano per raggiungere un ambulatorio, l’indisponibilità di attendere mesi e mesi prima di essere ricevuti da uno specialista.  Secondo la Fondazione Gimbe comunque i lombardi spendono in media meno, 1.105 euro anno per la sanità senza rimborsi o coperture, cifra che è però molto superiore alla media italiana, 787 euro.  Sempre a proposito del 2024, ultimo anno di rilevazione, scrive la Fondazione Gimbe «il 10,3% dei cittadini ha dichiara
to di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie con un incremento di 3,1 punti percentuali rispetto al 2023».  «Senza nuove e più importanti risorse sulla sanità pubblica, il conto ricadrà di nuovo sulle Regioni che avranno due possibilità, aumentare le imposte o tagliare i servizi, in entrambi i casi a farne le spese saranno ancora una volta i cittadini».  «Un’involuzione che indebolisce i principi di universalità ed equità – così il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta - disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle cure, ampliando il divario tra chi può pagare e chi è costretto ad attendere o a rinunciare. Il sistema sanitario nazionale continua formalmente a funzionare, ma perde progressivamente la capacità di garantire cure accessibili a tutti, mettendo a rischio il patto sociale tra cittadini e istituzioni».   ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: SERGIO BACCILIERI  Heading:   Highlight: n I lombardi  spendono circa 1.105 euro all’anno mentre la media italiana è di 787 euro  Image:In aumento le spese sanitarie Il sistema sanitario nazionale perde progressivamente la capacità di garantire cure accessibili a tutti -tit_org- Curarsi costa sempre di più A famiglia 1.700 euro l’anno     Stangata sulla sanità All’anno 1.700 euro solo per farsi curare   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Gimbe lancia l'allarme sulla Sanità pubblica «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801728204572.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"PROVINCIA DI COMO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:14:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe lancia l’allarme sulla Sanità pubblica «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi»  ROMA  Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil. Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a  ¦  fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato oggi. I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla  ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all'appello mancano 18,8 miliardi per la sanità. «È il fenomeno dei tagli invisibili: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del Governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe.  Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Uno stetoscopio su alcuni moduli medici ISTOCK -tit_org- Gimbe lancia l’allarme sulla Sanità pubblica «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Gimbe lancia l'allarme sulla Sanità pubblica «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801838305529.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"PROVINCIA DI LECCO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe lancia l’allarme sulla Sanità pubblica «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi»  ROMA  Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil. Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a  ¦  fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato oggi. I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla  ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all'appello mancano 18,8 miliardi per la sanità. «È il fenomeno dei tagli invisibili: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del Governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe.  Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Uno stetoscopio su alcuni moduli medici ISTOCK -tit_org- Gimbe lancia l’allarme sulla Sanità pubblica «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Gimbe lancia l'allarme sulla Sanità pubblica «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803162906619.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"PROVINCIA DI SONDRIO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:52:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe lancia l’allarme sulla Sanità pubblica «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi»  ROMA  Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil. Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a  ¦  fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato oggi. I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla  ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all'appello mancano 18,8 miliardi per la sanità. «È il fenomeno dei tagli invisibili: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del Governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe.  Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Uno stetoscopio su alcuni moduli medici ISTOCK -tit_org- Gimbe lancia l’allarme sulla Sanità pubblica «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Alla Sanità tagli per 18 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801778305937.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 26 di <b>"PROVINCIA QUOTIDIANO DI CREMONA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Allarme del Gimbe: «Molti rinunciano alle cure». Opposizioni all'attacco</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Alla Sanità tagli per 18 miliardi» Allarme del Gimbe: «Molti rinunciano alle cure». Opposizioni all’attacco  ROMA Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil. Intanto, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico, i cittadini sempre più spesso rinunciano alle cure e quando possono ricorrono a fondi sanitari e assicurazioni private. È questo il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio  Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe. I numeri mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all'appello mancano 18,8 miliardi per la sanità.   «È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta. Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del Governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi, avverte Gimbe. Dal canto loro, i cittadini già da anni pagano le difficoltà del servizio sanitario. Nel 2025, su un totale di 190,1 miliardi di euro di spesa sanitaria in Italia, 42,4 miliardi sono stati proprio a loro carico. Non stupisce allora che lo scorso anno sia cresciuta del 10,1% la spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni. L'altra faccia della medaglia è la rinuncia a visite ed esami, un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di italiani.  Non va meglio sul fronte del  personale sanitario. La riduzione della quota destinata agli stipendi sul totale della spesa sanitaria ha sottratto ai professionisti 36,8 miliardi dal 2012 a oggi, contribuendo a un calo dell'attrattività del pubblico: «L'analisi è molto chiara: è una tassa Meloni che finiscono per pagare i cittadini di tasca propria quando devono andare a curarsi», ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha sottolineato che la priorità del Pd «è portare la spesa sanitaria alla media europea del 7% del Pil». «Con i tagli alla sanità, Meloni si paga le armi», aggiunge il leader del M5s Giuseppe Conte, mentre i governatori di 6 Regioni (Toscana, Puglia, Emilia Romagna, Campania, Umbria e Sardegna) chiedono «subito nella manovra 6 miliardi l'anno per il triennio».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Alla Sanità tagli per 18 miliardi»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Basilicata a due velocità Più infermieri, meno medici ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803072006750.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803072006750.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:04:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="70000" Sales="5639" Printing="816" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803072006750.PDF"><![CDATA[QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Basilicata a due velocità Più infermieri, meno medici Rapporto Gimbe: 13 dipendenti del personale medico ogni mille abitanti. Meglio della media nazionale ma non basta  Scende il numero dei medici, sale quello degli infermieri. E, alla fine, la Basilicata va in paro risultando promossa nel bilanciamento del personale sanitario distribuito sul territorio regionale in base al numero degli abitanti.  Questa la fotografia restituita dalla nuova indagine sul Servizio Sanitario nazionale della Fondazione Gimbe che, per l’anno 2024, certifica un risultato positivo per i lucani che, con 13 dipendenti del servizio sanitario ogni mille abitanti, beneficiano di una media superiore a quella nazionale (12,1), ovvero 1,74 medici e 5,55 infermieri. Uno disavanzo notevole che conferma quanto l’incremento degli operatori infermieristici tamponi quella che, anche nei mesi scorsi, era stata individuata come possibile emergenza in Basilicata, ovvero la presenza di un minor numero di personale medico, anche nel 2024 inferiore alla media nazionale (1,84). Al contempo, per il territorio lucano emerge un dato significativo riguardante le cure cosiddette “out-of-pocket”, ovvero sostenute senza rimborsi né da parte del Sistema sanitario né da eventuali assicurazioni private: due anni fa, tale spesa si attestava a 425 euro pro-capite, risultando quindi il valore più basso in Italia, sensibilmente più basso della media nazionale di 787 euro, registrando una spesa sanitaria pubblica pro-capite di 2.251 euro. Anche in questo caso, un dato superiore alla media italiana, ferma a 2.218 euro.  Risultati, quelli lucani, che mostrano una regione sostanzialmente in linea con l’organizzazione sanitaria richiesta ma che, ancora una volta, evidenziano uno squilibrio che, nei prossimi anni, potrebbe essere appianato da fattori che sarebbero tuttavia a detrimento dell’equilibrio, quali il pensionamento di una discreta parte dei professionisti. Nemmeno un anno fa, infatti, il Servizio Stato sociale, Politiche fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil aveva allertato sull’uscita, prevista tra il 2026 e il  2030, di un numero pari a 325 medici e 730 infermieri in Basilicata, riducendo una platea che, in quel momento, annoverava rispettivamente 931 e 2.646 figure professionali. Una problematica alla quale la Regione aveva provato a ovviare, soprattutto per quel che riguardava gli infermieri, con una serie di procedure di formazione e di assunzione, nel tentativo di limitare il gap generato dal difficile ricambio generazionale.  In generale, secondo il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, restano evidenti quelle fragilità che, in qualche modo, nemmeno il riallineamento di gran parte delle Regioni sui Lea è riuscito a risolvere. «Il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita (in Basilicata è di 83,1 contro gli 83,7 della media nazionale, ndr) e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità». Del resto, ha ricordato, «la pagella ministeriale migliora ma non misura l’effettiva esigibilità dei Lea.  Una Regione può così risultare formalmente adempiente, mentre una parte dei cittadini incontra difficoltà nell’accesso alle cure».  ---End text---  Author: DAMIANO MATTANA  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Basilicata a due velocità Più infermieri, meno medici   -sec_org-
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		<tp:writer>Damiano Mattana</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Quella sanità ferita dai tagli "invisibili" = Sanità pubblica Assistenza "ferita" dai tagli invisibili ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801722504375.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801722504375.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:11:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="23000" Sales="5467" Printing="8785" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801722504375.PDF"><![CDATA[QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL DOSSIER GIMBE  Quella sanità ferita dai tagli “invisibili”   Sanità pubblica Assistenza “ferita” dai tagli invisibili   Il focus La Fondazione Gimbe: in tre anni calato di 18,8 miliardi il rapporto spesa/Pil  imbe lancia l’allarme sul definanziamento della sanità: tagli per circa 18,8 miliardi di euro.  a pagina XII  G    è una cosa che dovrebbe fare più paura di una lista d’attesa: l’idea che ormai ci siamo abituati alla lista d’attesa. Al pronto soccorso dove si aspetta, all’esame rinviato, al medico che manca, all’infermiere che non c’è. All’idea che se vuoi curarti in tempi ragionevoli devi mettere mano al portafoglio. È questo il punto vero del nono Rapporto Gimbe sul Ssn. Il ritratto di un sistema che continua a stare in piedi mentre sotto frana il terreno.  Quasi 5,8 milioni di italiani nel 2024 hanno rinunciato ad almeno una visita o a un esame, per le liste d’attesa o per ragioni economiche. Hanno rimandato una diagnosi, aspettato troppo, scoperto che la soluzione più rapida era pagare. E quando chi può permetterselo compra sul mercato ciò che il pubblico non riesce più a garantire, il principio di universalità comincia a sgretolarsi.  I numeri del finanziamento indicano una direzione precisa. Secondo Gimbe, tra il 2023 e il 2026 il Fondo sanitario nazionale ha perso 18,8 miliardi di euro rispetto a GLI INVESTIMENTI quanto sarebbe Lo Stato arretra stato necessario per mantenere in- delegando ai privati variato il rapporto tra spesa sanita- sempre più servizi: ria e Pil. Nel pros- quasi 6 milioni simo triennio il divario potrebbe ar- di utenti rinunciano rivare a 32,3 mia visite o terapie liardi. Sono i cosiddetti tagli invisibili. Ogni euro che manca si trasforma, prima o poi, in una lista d’attesa, in un reparto sotto organico, in una prestazione rinviata. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, lo ha detto con chiarezza : «Il Ssn continua a garantire buoni GLI SQUILIBRI esiti di salute, in Il Sud ancora particolare un’elevata aspet- in grande affanno: tativa di vita e una bassa morta- le “migrazioni” lità evitabile, ma verso ospedali ha perso la capacità di erogare di altre regioni prestazioni in non diminuiscono modo equo e tempestivo». Il sistema, dunque, non è ancora collassato.  Continua a funzionare grazie alla qualità e alla resistenza di chi ci lavora, mentre le sue fondamenta si indeboliscono. «Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale», aggiunge Cartabellotta, stanno progressivamente erodendo «i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità: «Chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami».  Il vero paradosso è che la pagella ufficiale può persino migliorare mentre la  C’  realtà dei cittadini peggiora. Nel 2024 18 Regioni e Province autonome su 21 risultano adempienti ai Lea, contro le 13 del 2023. Ma in sei dei 18 enti promossi aumenta la quota di popolazione che rinuncia a visite ed esami. Cartabellotta mette il dito nella piaga: «La pagella ministeriale migliora, ma non misura l’effettiva esigibilità dei Lea». Una Regione può risultare formalmente adempiente e avere cittadini che ricevono risposte tardive, incomplete o che rinunciano del tutto. Dal 30 ottobre entreranno in vigore i Lea aggiornati, dopo quasi dieci anni di attesa. Ma inserire una prestazione nell’elenco non significa automaticamente renderla accessibile. Servono medici, infermieri, strutture e capacità organizzativa. Altrimenti il diritto resta sulla carta.  E qui arriva la frattura geografica, quella che rende ancora più evidente il problema. In Toscana l’aspettativa di vita alla nascita è di 84,3 anni, contro una media nazionale di 83,7. In Valle d’Aosta è di  83,7. Il sistema, dunque, continua a produrre risultati importanti. Ma il vero tracollo è nel Mezzogiorno, dove la mobilità sanitaria diventa la risposta alle carenze dei servizi. Nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto 5,15 miliardi di euro, il valore più alto dal 2010. Dietro quella cifra ci sono pazienti che viaggiano, famiglie che spendono, 
persone costrette a cercare altrove ciò che non trovano nella propria regione.  Poi c’è il personale. Nel 2025 la spesa per il personale dipendente e convenzionato è stata di 52,2 miliardi, ma la sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9%. Se quella quota fosse rimasta invariata, nel periodo 2012-2025 sarebbero stati destinati al personale 36,8 miliardi in più, di cui 23,9 miliardi tra il 2020 e il 2025. Il paradosso dei medici è impressionante: l’Italia ne conta 5,8 ogni mille abitanti, contro i 4 della media Ocse, ma almeno 88.258 medici, il 26,1%, non lavorano nel Ssn né sono inseriti in percorsi formativi post-laurea. Non basta quindi avere medici. Bisogna riuscire a tenerli dentro il sistema pubblico.  Il contratto appena firmato per PERSONALE la dirigenza menuovo contratto dica, sanitaria, er i medici prevede veterinaria e delle professioni saumenti di 560 euro nitarie riguarda 137.871 dirigenma non basta: ti e prevede un incremento del 26% ha scelto 7,4%, con un aui lavorare altrove mento medio di 560 euro lordi al mese. È un passo necessario, ma non sufficiente. Lo dimostrano i gettonisti. Nel biennio 2024-2025 il valore dei contratti per la fornitura di personale ha raggiunto 1,06 miliardi di euro. Nel 2025 la spesa è cresciuta del 15%, mentre quella specificaALLARME mente riferita al presidente personale medico è aumentata Cartabellotta: del 62%.  A rischio i princìpi Il Rapporto è stato presentato di uguaglianza ieri nella Sala deluniversalità, equità la Regina della Camera, alla pretempestività» senza di rappresentanti delle istituzioni e delle opposizioni, ma, pur essendo stati invitati, non c’era alcun membro della maggioranza. Un’assenza che non cambia i numeri, ma rende ancora più evidente la distanza tra l’allarme lanciato da Gimbe e il confronto politico necessario. La sanità pubblica non sta crollando con un rumore improvviso. Peggio: si sta sgretolando. Un pezzo oggi, uno domani. Una lista d’attesa, un medico che se ne va, un reparto in affanno, una prestazione pagata di tasca propria. E quando il pubblico arretra, il privato avanza.  ---End text---  Author: CLAUDIO MARINCOLA  Heading: Il focus La Fondazione Gimbe: in tre anni calato di 18,8 miliardi il rapporto spesa/Pil  Highlight: IL PERSONALE  Il nuovo contratto per i medici prevede aumenti di 560 euro ma non basta: il 26% ha scelto di lavorare altrove   L’ALLARME  Il presidente Cartabellotta: «A rischio i princìpi di uguaglianza universalità, equità e tempestività»   GLI INVESTIMENTI  Lo Stato arretra delegando ai privati sempre più servizi: quasi 6 milioni di utenti rinunciano a visite o terapie   GLI SQUILIBRI  Il Sud ancora in grande affanno: le “migrazioni” verso ospedali di altre regioni non diminuiscono  Image:MEDICI IN FUGA Nonostante il ritocco all’insù degli stipendi l’attrattività del servizio pubblico resta bassa -tit_org- Quella sanità ferita dai tagli “invisibili”  Sanità pubblica Assistenza “ferita” dai tagli invisibili   -sec_org-
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		<tp:writer>CLAUDIO MARINCOLA</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Rapporto Gimbe, in Puglia meno personale rispetto alla media italiana' ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803114807162.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803114807162.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"QUOTIDIANO DI BARI" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:27:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="60000" Sales="15000" Printing="15000" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803114807162.PDF"><![CDATA[QUOTIDIANO DI BARI]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità  Rapporto Gimbe, ‘in Puglia meno personale rispetto alla media italiana’  In Puglia nel 2024 si registrano una media di medici e infermieri dipendenti, ogni 1000 abitanti, più bassa di quella italiana. Il dato emerge dal nono rapporto sul Servizio sanitario nazionale realizzato da fondazione Gimbe.  In particolare nel 2024, a livello regionale i dati riscontrati sono: 1,72 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,84) e 4,56 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,75). In totale nello stesso anno si registrano 11,1 unità di personale dipendente ogni 1.000 abitanti (media Italia 12,1). La spesa sanitaria privata ‘out-ofpocket’, e quindi direttamente a carico del cittadino in Puglia nel 2024 è pari a 544 euro al di sotto della media nazionale di 787 euro. In riferimento al Fondo sanitario nazionale pro-capite in Puglia nel 2025 è stato pari a 2.226 euro a fronte di una media nazionale di 2.218. L’aspettativa di vita alla nascita, in riferimento al 2025, è stata pari a 83,5 anni (media nazionale 83,7).  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Rapporto Gimbe, in Puglia meno personale rispetto alla media italiana’   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Stipendi medici, aumento in arrivo Gimbe: troppi tagli = Nuovo contratto dei medici In arrivo 560 euro al mese Parità tra uomini e donne ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802163101577.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"QUOTIDIANO NAZIONALE" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Prosperetti e Ulivelli alle pagine 16 e 17 Ci saranno anche più tutele sul posto di lavoro contro le aggressioni Allo studio le regole per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale in corsia</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:49:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lo studio: 5,8 milioni senza cure  Stipendi medici, aumento in arrivo Gimbe: troppi tagli Prosperetti e Ulivelli alle pagine 16 e 17   Nuovo contratto dei medici In arrivo 560 euro al mese Parità tra uomini e donne Ci saranno anche più tutele sul posto di lavoro contro le aggressioni Allo studio le regole per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in corsia  ROMA  L’obiettivo era chiudere la partita, e così è stato. Al termine dell’incontro di ieri mattina all’Aran, l’ipotesi di accordo sul rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dell’Area Sanità 2025-2027 – che riguarda circa 137mila dirigenti del Ssn (120mila medici e 17mila tra veterinari, biologi, chimici, fisici, psicologi, farmacisti e dirigenti professioni sanitarie) – è stata sottoscritta da tutte le organizzazioni sindacali di categoria. Al centro un aumento retributivo medio, a partire dall’inizio del  2027, di 393 euro al mese per 13 mensilità, a cui si aggiungono circa 167 euro medi di risorse previste da disposizioni di legge, fino a un incremento complessivo di circa 560 euro. «Un risultato che, sommato al precedente rinnovo, – ha commentato la premier Giorgia Meloni – porta per il personale medico della sanità pubblica incrementi mensili complessivi superiori a mille euro». Accanto a queste risorse – ha sottolineato il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo – «ci sono poi stanziamenti dedicati a specifiche indennità: 362 milioni di euro per medici e veterinari, 8  milioni per i sanitari e 15 milioni per il pronto soccorso».  «Ma il valore dell’intesa – spiega il presidente Aran, Antonio Naddeo – va oltre la parte economica: introduciamo una riforma significativa del sistema degli incarichi, rafforziamo le tutele per chi subisce aggressioni e prevediamo nuovi strumenti a sostegno delle persone e della  qualità del lavoro». Tra le novità figurano anche permessi straordinari per i dirigenti affetti da gravi patologie e una prima regolamentazione dell’utilizzo dell’Ia. Attenzione anche alla «parità di retribuzione fra uomini e donne». Recependo le prescrizioni del decreto legislativo 96 del 2026, il testo dispone che le aziende e gli enti forniscano le informazioni sul divario retributivo ingiustificato fra i sessi e valutino opportuni correttivi.  Soddisfazione dai sindacati confederali Fp Cgil, Cisl medici e Uil Fp, dai sindacati di categoria Anaao Assomed e Cimo Fesmed e dalla Fnomceo per una  pre-intesa siglata, risultato storico, un anno prima della scadenza. Ma rimangono ancora questioni in sospeso. Guido Quici, presidente della Cimo-Fesmed chiede «la revisione complessiva della disciplina della libera professione». Per il presidente Fnomceo Filippo Anelli è, inoltre, fondamentale che «la prossima manovra destini ulteriori risorse alle assunzioni».  Più drastica la Fvm che, al netto di un’inflazione che supera già il 4,2% annuo, parla di un «contratto in perdita», usato come spot pre-elettorale.  Giulia Prosperetti  ---End text---  Author: Giulia Prosperetti  Heading:   Highlight: I sindacati «Ma senza investimenti adeguati sul personale nessuna riforma potrà funzionare»  Image:Filippo Anelli, presidente Fnomceo Il ministro Orazio Schillaci -tit_org- Stipendi medici, aumento in arrivo Gimbe: troppi tagli Nuovo contratto dei medici In arrivo 560 euro al mese Parità tra uomini e donne   -sec_org-
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		<tp:writer>GIULIA PROSPERETTI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[I tagli invisibili al servizio sanitario «In quattro anni spariti 18 miliardi» Il Gimbe: in 5,8 milioni senza cure ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802161901581.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"QUOTIDIANO NAZIONALE" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Lo studio: i finanziamenti rispetto al Pil sono passati dal 6,27% al 6,14%</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:50:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[I tagli invisibili al servizio sanitario «In quattro anni spariti 18 miliardi» Il Gimbe: in 5,8 milioni senza cure Lo studio: i finanziamenti rispetto al Pil sono passati dal 6,27% al 6,14%  ROMA  Prosegue il «lento ma inesorabile smantellamento del Servizio sanitario nazionale», denunciato da anni dalla Fondazione Gimbe. Negli ultimi 4 anni – secondo i dati del nono Rapporto sul Ssn, presentato ieri – sono stati effettuati «tagli invisibili» alla Sanità per 18,8 miliardi e nel prossimo triennio la situazione non farà che peggiorare. «Nessuna inversione di tendenza – conferma il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta –.  Il Dpfp del 2 ottobre stima una spesa sanitaria al 6,4% sul Pil e al 6,3% nel triennio 2027-2029.  Si va indietro». Tra le principali criticità: sottofinanziamento strutturale, diseguaglianze territoriali e sociali e una profonda crisi del personale. Tutti elementi che – sottolinea Cartabellotta – «stanno progressivamente erodendo i princìpi di universalità, uguaglianza ed equità».  Sebbene il finanziamento nominale al Fondo Sanitario Nazionale (Fsn) sia aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 del 2026 (e un ulteriore aumento è previsto per il 2027-2029), si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn. Tradotto, se nel periodo 2023-2026 il rapporto Fsn/Pil – sceso intorno al al 6% – fosse rimasto costante al livello del 2022 (6,27%), il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi in più. Senza contare l’impatto dell’inflazione che ha, di fatto, vanificato la crescita di 37,5 miliardi del Fsn nominale avvenuta tra il 2010 e il 2026 riportando sostanzialmente il finanziamento ai livelli di 16 anni fa. Insomma «limitarsi a comunicare i miliardi stanziati – evidenzia Cartabellotta – non basta a dimostrare che il Ssn sia adeguatamente finanziato».  Guardando al futuro, a preoccupare il presidente della Fondazione Gimbe è l’ampliamento della forbice tra previsioni di spesa ed entità del Fsn: 7,6 miliardi nel 2027, 10,7 miliardi nel 2028 e 14 miliardi nel 2029. Un divario cumulativo di 32,3 miliardi che – è l’allarme lanciato da Cartabellotta – «in assenza di ulteriori stanziamenti, ricadrà interamente sui bilanci delle Regioni, che per mantenere i conti in ordine avranno due sole possibilità: aumentare le imposte o tagliare i servizi».  Ad oggi, per sopperire alle carenze del Ssn, il ricorso al privato è sempre più frequente. Mentre 5,8 milioni di persone (il 9,9% della popolazione) rinunciano a visite ed esami per i lunghi tempi d’attesa o per motivi  economici, nel 2025 su una spesa sanitaria totale è di 190,1 miliardi, 42,4 sono stati a carico delle famiglie.  Cresce parallelamente del 169% la spesa out-of-pocket nel ‘privato puro’, ovvero in strutture non convenzionate con il Ssn, passata da 3,05 miliardi nel 2016 agli 8,2 del 2024. «Numeri che – precisa Cartabellotta – documentano la progressiva espansione di un secondo binario dell’offerta sanitaria riservato a chi può pagare o dispone di un fondo sanitario o di una polizza assicurativa». Anche sul fronte del personale sanitario, la situazione non migliora: molti medici (5,8 per mille abitanti), pochi infermieri (6,9 ogni mille abitanti) e un Ssn sempre meno attrattivo con oltre un medico su quattro che sceglie di non lavorare nel servizio pubblico. La Fondazione, inoltre, stima un deficit di 5.716 medici di medicina generale e di 497 pediatri di libera scelta.  Se a livello nazionale pesano i divari regionali, l’Emilia-Romagna conferma il suo posizionamento al vertice tra le Regioni italiane per punteggi legati ai parametri Lea. Ma – commentano il presidente della Regione Michele de Pascale e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi – «è necessario un robusto rifinanziamento della sanità pubblica in Italia, se si vuole scongiurare il collasso dell’intero sistema».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Giulia Prosperetti  Heading:   Highlight:   Image:Fabbisogno sanitario nazionale (FSN) in % del Pil 7,20%  6,73%  6,62%  6,52%  6,61% 6,4
7%  6,61%  FSN  Livello complessivo delle risorse finanziarie pubbliche stanziate annualmente dallo Stato per garantire il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale e l'erogazione dei Livelli 6,62% Essenziali di Assistenza  6,52%  6,45%  6,39%  6,32%  6,27% 6,06% 6,03%  Elaborazione GIMBE: dati da PIL anni 2010-2025 ISTAT a prezzi correnti, anno 2026 stima DPFP 2026  2010  2011  2012  2013  2014  2015  2016 2017  2018  6,14%  6,02%  2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025 2026 -tit_org- I tagli invisibili al servizio sanitario «In quattro anni spariti 18 miliardi» Il Gimbe: in 5,8 milioni senza cure   -sec_org-
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		<tp:writer>GIULIA PROSPERETTI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sempre più toscani nel privato E i governatori bussano al governo ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802161701583.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"QUOTIDIANO NAZIONALE" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Trecentomila persone restano fuori dal sistema e spendono di tasca propria. Sono 104mila in Umbria</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:50:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sempre più toscani nel privato E i governatori bussano al governo Trecentomila persone restano fuori dal sistema e spendono di tasca propria. Sono 104mila in Umbria  FIRENZE  Trecentomila toscani e oltre 104mila umbri hanno rinunciato nel 2024 a una visita o a un esame. Sono tra i numeri più eclatanti del nono Rapporto Gimbe sullo stato di salute della sanità pubblica: l’8,2% dei cittadini in Toscana, il 12,2% in Umbria rinuncia a curarsi (media nazionale 9,9%). Per colpa delle liste d’attesa. Ma non solo. E il dato continua a crescere in entrambe le regioni.  La fotografia arriva da due sistemi sanitari che, nel complesso, continuano a reggere. Qui i Lea, i Livelli essenziali di assistenza che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti, promuovono Toscana e Umbria: la prima è terza in Italia con 280 punti su 300, la seconda settima con  254. Ma entrambe perdono terreno rispetto all’anno precedente. La sanità funziona peggio di prima ma funziona ancora. Il problema principale è arrivarci.  E sul definanziamento del servizio sanitario, contro quelli che la Fondazione di Nino Cartabellotta chiama «tagli invisibili», si apre lo scontro politico. Sei governatori, un fronte comune contro il governo: la richiesta è trasformare l’allarme in risorse.  Eugenio Giani e Stefania Proietti, insieme ai presidenti di Emilia-Romagna, Puglia, Campania e Sardegna, bussano a Palazzo Chigi chiedendo 6 miliardi di euro in più all’anno per tre anni nella prossima legge di bilancio.  In Toscana i numeri raccontano un sistema ancora forte, ma sottoposto a una pressione crescente. L’aspettativa di vita è di 84,3 anni, superiore alla media  nazionale, e la Regione resta ai vertici per i Lea. Eppure in un solo anno la quota di cittadini che rinunciano a visite ed esami è salita di 2,6 punti percentuali.  Il fronte più scoperto è quello dei medici di famiglia. Dal 2019 al 2024 sono diminuiti del 15,5%. Secondo Gimbe ne mancano 394 rispetto al fabbisogno considerato ottimale e altri 466 andranno in pensione entro il 2028. Intanto cresce il peso della spesa privata: 848 euro pro capite, contro i 787 della media italiana. E nel 2025 il ricorso ai servizi di fornitura di personale sanitario è costato al sistema toscano 34,9 milioni di euro.  In Umbria la situazione è ancora più critica sul fronte dell’accesso. Il 12,2% dei residenti ha rinunciato alle cure, oltre 104mila persone: tre punti percentuali in più rispetto al 2023. Anche qui i Lea sono rispettati, ma il punteggio scende a 254. E la mobilità sanitaria chiude con un saldo negativo di 55,8 milioni di euro: pazienti e risorse che prendono la strada di altre Regioni.  Anche dove la sanità continua a produrre buoni risultati, l’accesso si fa sempre più difficile. Garantire i livelli essenziali non basta se una parte crescente dei cittadini rinuncia prima di arrivare. Chi può pagare accorcia la strada. Chi non può aspetta. Oppure non si cura.  Ilaria Ulivelli  ---End text---  Author: Ilaria Ulivelli  Heading:   Highlight: IL PARADOSSO  Anche nelle regioni dove la sanità continua a produrre buoni risultati, l’accesso si fa sempre più difficile   Tensione politica  Eugenio Giani  Governatore della Toscana  «Subito nella manovra 6 miliardi l’anno per il triennio contro i tagli invisibili» emersi dal report Gimbe. Firmato da 6 presidenti di Regione: Eugenio Giani (Toscana), Antonio De Caro (Puglia), Michele de Pascale (Emilia-Romagna), Roberto Fico (Campania), Stefania Proietti (Umbria) e Alessandra Todde (Sardegna).  Image: -tit_org- Sempre più toscani nel privato E i governatori bussano al governo   -sec_org-
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		<tp:writer>ILARIA ULIVELLI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Imparare a star bene torna a Padova il Festival di Salute ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802162101587.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 33 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:50:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Imparare a star bene torna a Padova il Festival di Salute   Ricercatori e premi Nobel parlano del futuro della medicina dal 14 al 16 ottobre e poi ci sono gli spettacoli  er il terzo anno il Festival di Salute torna a Padova, dal 14 al 16 ottobre. Tre giorni intitolati “Voglio stare bene”. Un messaggio che può apparire ovvio, ma che ovvio non è perché la salute si costruisce ogni giorno e teoricamente da quando siamo giovanissimi e scegliamo noi cosa fare, cosa mangiare, se ci costringiamo a fare alP  meno 8500 passi al giorno o stiamo invece incollati al divano, se usciamo la sera per andare al cinema o al teatro o preferiamo stare in casa, insomma tutti quei comportamenti che sono indispensabili per la nostra salute fisica e mentale e che abbiamo la possibilità di poter decidere di fare oppure no.  Perché se è vero che il DNA gioca un ruolo importante - e su quello c’è poco da fare, perché l’ereditarietà, con tutto quello che si porta appresso non possiamo certo modificarla - è invece possibile evitare di ammalarci, con i nostri comportamenti quotidiani, ma anche partecipando agli screening che ci vengono proposti dal Servizio sanitario nazionale, aderendo alle campagne di vaccinazione e non rimandando gli esami che ci vengono prescritti. In una parola facendo quella prevenzione che dovrebbe interessare ognuno di noi, perché prevenzione vuol dire evitare almeno le malattie dovute quasi esclusivamente a comportamenti scorretti. Per questo in piazza a Padova sarà possibile sottoporsi a screening prenotabili online sul peso e la salute delle ossa.  Aprirà i lavori del Festival - ospite anche quest’anno dell’Università - il teologo Vito Mancuso. Con una lettura sulla Salute come questione complessa. E ovviamente parleremo dei passi avanti delle nuove cure contro i tumori, le novità terapeutiche per l’Hiv, la medicina di precisione e le malattie rare, la lotta all’obesità, sessioni interattive sul colesterolo, la bronchiolite e la perdita di peso, i farmaci innovativi e i costi che si impennano.  Infine i quattro spettacoli gratuiti - al Teatro Verdi - che, sebbene diversi, raccontano tutti a modo loro la dimensione della malattia e della cura: mercoledì 14 Jacopo Veneziani e il suo racconto della medicina attraverso la pittura, seguito dalla performance di Vittorio Lingiardi e Federica Fracassi “Farsi Male. Variazioni sul Masochismo”.  Il giorno dopo “La cura” di Concita De Gregorio, con le musiche di Erica Mou. E subito dopo lo spettacolo prodotto e ideato dallo staff del Festival di Salute, scritto e pensato dallo studioso di Ca’ Foscari Shaul Bassi, recitato da Cristina Donadio: “ Shakespeare bodies”. Tutti prenotabili dal sito di Salute.  Per chi non potrà essere con noi saremo in streaming su repubblca.it e poi online su www.repubblica.it/salute. Per tutti gli altri vi aspettiamo nell’Aula Magna dell’Università.  ---End text---  Author: ELVIRA NASELLI  Heading:   Highlight: programma 14 ottobre Aula magna Università 10.45 Salute: una questione complessa di Vito Mancuso 12.30 Ascoltati e ascolta gli altri.  Manuale per stare bene intervista a Maura Gancitano 14.30 Troppo conforme con Chiara Becchimanzi 15.30 Mangiare bene allunga la vita intervista a Nicola Sorrentino 16.20 Così ho fatto luce sulla vita con Gabriele Beccaria e Martin Chalfie 17.30 A voi il microfono. Come faccio a tenere sotto controllo il colesterolo? Risponde Claudio Bilato Sera teatro Verdi I corpi nell’arte: il racconto con Jacopo Veneziani Farsi male. Variazione sul masochismo con Federica Fracassi e Vittorio Lingiardi   15 ottobre Aula magna 9.30 Farmaci intelligenti: la rivoluzione nella lotta ai tumori intervista a Jean Marie Lehn 11.00 Obiettivo 80 intervista a Elena Zamagni 11.30 Forza Europa Annalisa Cuzzocrea dialoga con Elena Cattaneo, Alberto Mantovani e Rosario Rizzuto 16:00 Tumori, dal polmone al pancreas: le nuove frontiere con Massimo Di Maio, Laura Marziali, Michele Reni e Anna Sapino 17.30 A voi il microfono.  Perché mi prude? Rispondono Mauro Cancian ed Elena Radaelli Sera Teatro Verdi 18.30 La Cura con Concita De Gregorio 
ed Erica Mou 19.30 Shakespeare bodies Cristina Donadio recita brani selezionati da Shaul Bassi   16 ottobre Sala Paladin 9.30 Farmaci: tutti utili? Troppo costosi? Intervista ad Andrea Crisanti 10.40 IA: questa intelligenza che non comprende il mondo con Gabriele Beccaria, Giorgio Parisi e Francesco Vaccarino 11.10 Giocare al dottore con ChatGpt è molto molto pericoloso intervista a Roberto Burioni 12.30 Violenza di genere: le tracce che restano sul corpo con Jacopo Agrimi, Eleonora Lozzi e Antonella Viola Aula magna 14.30 La Repubblica tutela ancora la salute delle persone? Con Nino Cartabellotta, Guido Liris, Beatrice Lorenzin, Rachele Scarpa 15.40 Invecchiare in salute: la scommessa necessaria con Massimo Bordignon e Alessandro Rosina 16.50 Esiste una questione femminile in medicina? Con Ilaria Capua, Raffaella Rumiati e Linda Laura Sabbadini 18:00 I ragazzi e l’amore intervista a Matteo Lancini  Image:La platea del teatro Verdi di Padova durante uno degli spettacoli del Festival dell’anno scorso Q -tit_org- Imparare a star bene torna a Padova il Festival di Salute   -sec_org-
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		<tp:writer>Elvira Naselli</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Invece Concita - Se questo Non vi interessa buona fortuna ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801924302421.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:12:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Se questo non vi interessa buona fortuna   INVECE CONCITA di CONCITA DE GREGORIO  a torniamo un momento sulla Sanità pubblica, nell’altalena del nostro scontento: casa-scuola-salute.  Sarà pur vero, come sento commentare, che in Italia otto persone su dieci sono proprietarie di casa (dalla mia prospettiva non si direbbe, si vede che frequento molto i due su dieci in affitto) e che le proteste per la scuola sono una tempesta stagionale, autunnale, quest’anno più violenta del solito in coerenza con la collera climatica. Ma la salute? Veramente non vi riguarda, fortunatissimi voi? Avete tutti assicurazioni private, assistenze domiciliari a pagamento, potete pagare una Tac in clinica? Non mi pare.  Leggo dall’Istat che sei milioni di persone rinunciano alle cure.  Sei milioni sono tantissimi, in un Paese dove la salute è sulla carta pubblica e gratuita. Non lo è nei fatti, però, perché i soldi a bilancio sono di anno in anno sempre meno, in favore della sanità privata. Anche se talvolta sono tagli invisibili, spiega  M  l’ultimo rapporto Gimbe. Sale, in cifre assolute, il finanziamento al Fondo sanitario nazionale, ma diminuisce in rapporto al Prodotto interno lordo. Troppo complicato? Al di sopra delle competenze matematiche di un commentatore social medio? Peccato: non serve sofisticata competenza, le frazioni si studiano alle elementari. Nel rapporto (cioè frazione) fra un valore che cresce e un altro che cresce di più il risultato diminuisce. Si perdono 18.8 miliardi per la salute, nel caso specifico. Date un’occhiata alla legge di bilancio, voi che non vi fate fregare dalla propaganda dei bugiardi: consultate i testi. La salute costa più della somma erogata dal fondo che la finanzia, ogni anno di più. Di conseguenza. Il peso economico cadrà sulle Regioni che dovranno aumentare le tasse o tagliare i servizi: paghiamo noi. La spesa per le assicurazioni private cresce. Il 20 per cento degli infermieri non lavora per il servizio pubblico. Non ci sono risorse per adeguare all’inflazione gli stipendi dei medici. Se non ve ne importa niente, buona fortuna.  ---End text---  Author: CONCITA DE GREGORIO  Heading: INVECE CONCITA di CONCITA DE GREGORIO  Highlight: Studiare bene i numeri per vedere i tagli alla Sanità  Image: -tit_org- Invece Concita - Se questo Non vi interessa buona fortuna   -sec_org-
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		<tp:writer>Concita De Gregorio</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Gimbe promuove la sanità pugliese: bene i Lea, ma pochi medici e infermieri ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802064900759.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802064900759.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 58 di <b>"REPUBBLICA BARI" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:12:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="46378" Sales="3649" Printing="4222" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802064900759.PDF"><![CDATA[REPUBBLICA BARI]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe promuove la sanità pugliese: bene i Lea, ma pochi medici e infermieri   Il rapporto  Tagli invisibili, disparità territoriali e in Puglia mancano medici e infermieri. Questa la fotografia del nuovo rapporto Gimbe sul servizio sanitario nazionale. Sul fronte dei livelli essenziali di assistenza (Lea), la regione registra un ottimo risultato superando le soglie di sufficienza nelle tre macro-aree: prevenzione, assistenza distrettuale e quella ospedaliera. Tuttavia, restano le carenze di personale: la Puglia conta 1,72 medici ogni 1.000 abitanti (contro i 1,84 della media nazionale) e 4,56 infermieri (rispetto a 4,75). Il fondo sanitario nazionale assegna alla Puglia 2.226 euro pro-capite. Intanto nonostante la buona notizia della firma della pre-intesa sul contratto Sanità 2025-2027 che prevede un aumento di 560 euro mensili in busta paga per dirigenti medici e sanitari, si teme l’incidenza che questo avrà sulle casse regionali. La maggioranza che sostiene Decaro attacca il governo nazionale « si prende i meriti — dicono dal centrosinistra — ma tocca alle Regioni trovare i fondi». — L. PORT.  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Il rapporto  Highlight:   Image: -tit_org- Gimbe promuove la sanità pugliese: bene i Lea, ma pochi medici e infermieri   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Sanità, rapporto Gimbe l'Emilia resta in vetta "Ma i tagli incombono" = Sanità, Emilia sempre ai vertici meglio i territori degli ospedali ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801816005294.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801816005294.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 57 di <b>"REPUBBLICA BOLOGNA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:43:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, rapporto Gimbe l’Emilia resta in vetta “Ma i tagli incombono”   Sanità, Emilia sempre ai vertici meglio i territori degli ospedali  L’Emilia-Romagna è seconda dietro il Veneto nella classifica dei livelli essenziali di assistenza, riferita al 2024: ha 282 punti, 4 in più dell’anno prima. Secondo gli indicatori del nuovo sistema di garanzia, risulta ai vertici per prevenzione, con 97 punti, seconda solo alla provincia di Trento. Ma soprattutto migliora nella sanità territoriale, dove conquista 94 punti e si piazza dietro al Veneto, pari merito alla Toscana.  di CATERINA GIUSBERTI A a pagina 7    Emilia-Romagna è seconda dietro il Veneto nella classifica dei livelli essenziali di assistenza, riferita al 2024: ha 282 punti, 4 in più dell’anno prima. Secondo gli indicatori del nuovo sistema di garanzia, risulta ai vertici per prevenzione, con 97 punti, seconda solo alla provincia di Trento. Ma soprattutto migliora nella sanità territoriale, dove conquista 94 punti e si piazza dietro al Veneto, pari merito alla Toscana. Mentre nella pagella dello scorso anno, fatta sui dati 2023, eravamo a 89 punti. Per i livelli di assistenza ospedaliera infine siamo terzi, dopo il Veneto e la provincia di Trento, mentre lo scorso anno eravamo quarti. Però caliamo, nel  L’  punteggio, passando da 92 punti a 91. Il tutto a fronte a una quota di riparto tra le più basse: 2.218 euro pro-capite, pari alla media italiana.  «Se non possiamo non essere orgogliosi degli ottimi risultati centrati dal Servizio sanitario pubblico dell’Emilia-Romagna, resta l’enorme preoccupazione per la tenuta della sanità pubblica del nostro Paese, vittima di un profondo definanziamento nazionale», commentano il presidente Michele de Pascale e l’assessore alla Salute Massimo Fabi. «Risultati - aggiungono - di cui dobbiamo ringraziare medici, infermieri, operatori, personale amministrativo che lavorano in condizioni sempre più complesse». Ci confermiamo ai vertici per mobilità sanitaria, con 849 milioni di crediti da altre regioni, il  56% dei quali erogati da strutture private. Resta il dato Istat 2024 sulla rinuncia alle cure dell’8,8% degli emiliano-romagnoli già presente nel bollettino Gimbe dello scorso anno. Un fenomeno che riguarda da Piacenza a Rimini 392mila persone.  Sul fronte del personale, entro il 2028 andranno in pensione 490 medici di medicina generale e ne mancano all’appello 502. Un dato che ci rende quarti in Italia per carenza, dietro Lombardia, Veneto e Campania. La situazione dei pediatri è migliore: ne andranno in pensione 76 e non c’è carenza. Rispetto agli infermieri, infine, ne abbiamo pochi, ma più di altre regioni: 6,24 ogni mille abitanti. Alla voce infermieri siamo terzi dopo la Liguria e Bolzano. La spesa sanitaria pro-capite, infine, è stata di 914 euro nel 2024 contro una media italiana di 787.  ---End text---  Author: CATERINA GIUSBERTI  Heading:   Highlight: Nel rapporto Gimbe la classifica delle regioni: primato per la prevenzione.  De Pascale: “Preoccupa il definanziamento”  Image:Nel 2028 andranno in pensione 490 medici di medicina generale Q -tit_org- Sanità, rapporto Gimbe l'Emilia resta in vetta “Ma i tagli incombono”  Sanità, Emilia sempre ai vertici meglio i territori degli ospedali   -sec_org-
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		<tp:writer>Caterina Giusberti</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Sanità, la grande ammalata ma la Regione ha meno fondi = Campania, sanità pubblica bocciata si vive di meno, i pazienti vanno via ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802036603544.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802036603544.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 53 di <b>"REPUBBLICA NAPOLI" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il rapporto Gimbe boccia il servizio sanitario in Campania: aspettativa di vita più bassa, i pazienti si operano in altre regioni. Il record negativo dei finanziamenti Il rapporto Gimbe sul servizio sanitario nazionale evidenzia le difficoltà: siamo ultimi come aspettativa di vita, continuano i viaggi in altre regioni, oltre 1'8 per cento rinuncia alle cure</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="72440" Sales="5700" Printing="6595" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802036603544.PDF"><![CDATA[REPUBBLICA NAPOLI]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, la grande ammalata ma la Regione ha meno fondi Il rapporto Gimbe boccia il servizio sanitario in Campania: aspettativa di vita più bassa, i pazienti si operano in altre regioni. Il record negativo dei finanziamenti   Campania, sanità pubblica bocciata si vive di meno, i pazienti vanno via Il rapporto Gimbe sul servizio sanitario nazionale evidenzia le difficoltà: siamo ultimi come aspettativa di vita, continuano i viaggi in altre regioni, oltre l’8 per cento rinuncia alle cure  Criticità in ogni settore, progressi assistenziali minimi, migrazione sanitaria con una bilancia negativa tra debito e credito. Lo scenario sulla salute in Campania riferito al 2024-2025, inserito nel nono rapporto Gimbe 2026 sul Servizio sanitario nazionale e presentato dal presidente Nino Cartabellotta alla Camera, non lascia spazio a ottimismo: in generale ammette che sull’intero territorio l’Ssn continua a “garantire buoni esiti di salute”, ma quando il report analizza le singole posizioni, la scena cambia.  A a pagina 3    riticità in ogni settore, progressi assistenziali minimi, migrazione sanitaria con una bilancia negativa tra debito e credito. Lo scenario sulla salute in Campania riferito al 2024-2025, inserito nel nono rapporto Gimbe 2026 sul Servizio sanitario nazionale e presentato dal presidente Nino Cartabellotta alla Camera, non lascia spazio a ottimismo: in generale ammette che sull’intero territorio l’Ssn continua a “garantire buoni esiti di salute”, ma quando il report analizza le singole posizioni conferma che “ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo”. A parlare sono sempre i numeri e le posizioni assegnate alla classifica delle singole regioni. Si parte dalla speranza di vita che, per i nostri territori, detiene un primato negativo: qui si vive all’incirca un anno e mezzo (82,1) in meno rispetto alla media nazionale pari a 83,7. Cioè siamo ultimi nella classifica, con una forbice negativa di quasi tre anni rispetto alla provincia autonoma di Trento, dove gli abitanti possono sperare di vivere fino a 85 anni. A seguire la fuga dei pazienti. Insieme a Lazio e Lombardia, la Campania è tra le prime  C  tre regioni per spesa legata alla mobilità passiva. I nostri concittadini scappano verso le strutture sanitarie di altre regioni, in particolare del nord, per essere curati. Un fattore che pesa sulle casse regionali per oltre 400 milioni l’anno, rappresentando il 9,4% del totale nazionale della mobilità passiva. Nel 2023 il saldo negativo era paria -306,3 milioni di euro (in riduzione di 2,1 milioni rispetto al 2022). Le cifre attuali confermano lo squilibrio: per i crediti 176.023.837 (regione in settima posizione), mentre per i debiti 482.326.154 (seconda posizione). Non è finita. Altro capitolo contrassegnato da Gimbe è la rinuncia alle cure: a livello nazionale, nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone (pari al 9,9 per cento della popolazione) sono state costrette a rinunciare a visite ed esami a causa di liste di attesa troppo lunghe o per ragioni economiche.  E la Campania? Ecco: nello stesso 2024 l’8,6 per cento dei cittadini – oltre 481 mila persone – ha rinunciato a una o più prestazioni sanitarie, con un incremento di 2,7 punti percentuali rispetto al 2023. Sempre in tema di record negativi va ricordato quello del finanziamento pro-capite: nel riparto del Fondo sanitario nazionale per il 2025, la Campania ha ricevuto la quota pro-capite più bassa in assoluto. Vediamo: 2.173 euro per abitante rispetto ai 2.218 della media nazionale. La quota più alta è stata assegnata al Molise: 2.319 euro pro-capite.  C’è una crisi strutturale in virtù della quale Cartabellotta ha denunciato come l’Ssn stia «perdendo la capacità di garantire universalità, uguaglianza ed equità a causa del sottofinanziamento e della carenza di personale». L’allarme per il triennio 2027-2029 viene etichettato dal presidente come una «vera e propria bomba a orologeria che il report fa emergere analizzando i dati della legge di bilancio 2026. Il  nodo è capire con quali risorse verrà colmato questo divario. In assenza 
di ulteriori stanziamenti, ricadrà interamente sui bilanci delle Regioni, che per mantenere i conti in ordine avranno due sole possibilità: aumentare le imposte o tagliare i servizi. In entrambi i casi, il costo ricadrà ancora una volta sui cittadini». Come mirare a un piano di rilancio del servizio sanitario nazionale? Gimbe traccia 16 linee di intervento per orientare e monitorare le politiche di governo e Regioni. Tra gli interventi succeduti alla fine della sessione, va registrata la voce di Carlo Calenda che, senza mezzi termini, ha bollato le Case di comunità: «Sono una vera e propria idiozia. Posso testimoniare che non c’è un singolo medico che non lo sappia: se manca il personale e tu agisci con un “sopraente” va a finire che in assenza di medici disponibili mandi sotto stress le persone». Oltretutto con i pronti soccorso allo stremo e ospedali chiusi.  A tal proposito aggiunge il leader di Azione: «C’è un gigantesco bisogno di detassare le indennità: il lavoro dei medici è pericoloso. E poi va fatto un vero filtro nei pronto soccorso. Due problemi strutturali: medici che iperprescrivono più di tutti i Paesi dell’Ocse, mentre la seconda questione si fonda sui medici di famiglia che non fanno da filtro».  ---End text---  Author: GIUSEPPE DEL BELLO  Heading:   Highlight: Un altro record negativo è il finanziamento pro-capite del fondo sanitario pubblico: qui la quota a persona è la più bassa in assoluto  Image: -tit_org- Sanità, la grande ammalata ma la Regione ha meno fondi   Campania, sanità pubblica bocciata si vive di meno, i pazienti vanno via   -sec_org-
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		<tp:writer>Giuseppe Del Bello</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Allarme salute in Sicilia si vive un anno di meno = Malasanità e prevenzione l'Isola fanalino di coda: si vive un anno di meno ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803133406208.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803133406208.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 51 di <b>"REPUBBLICA PALERMO" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Presentato il rapporto Gimbe: sotto accusa il servizio sanitario Obesità in aumento. screening e controlli ai livelli minimi</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:28:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Allarme salute in Sicilia si vive un anno di meno   Malasanità e prevenzione l’Isola fanalino di coda: si vive un anno di meno Presentato il rapporto Gimbe: sotto accusa il servizio sanitario Obesità in aumento, screening e controlli ai livelli minimi  Un neonato in Sicilia ha davanti a sé un anno e un mese di vita in meno rispetto alla media italiana. L’aspettativa di vita nella nostra regione si ferma a 82,6 anni, peggio fa solo la Campania con 82,1 anni.  di GIOACCHINO AMATO A a pagina 6  Cartabellotta: “La povertà e le condizioni socioeconomiche impediscono di curarsi e di nutrirsi bene”  di GIOACCHINO AMATO  n neonato che viene alla luce in Sicilia ha davanti a sé un anno e un mese di vita in meno rispetto alla media italiana. L’aspettativa di vita alla nascita nella nostra regione si ferma a 82,6 anni, peggio fa solo la Campania con 82,1 anni. In Valle d’Aosta o in Abruzzo si vive fino a 83,7 anni, un dato che rappresenta la media nazionale. Il divario cresce a quasi due anni di longevità in meno dei siciliani nel confronto con lombardi e veneti per arrivare a due anni e mezzo nel paragone con la provincia autonoma di Trento che ha un’aspettativa di vita di 85 anni.  Sono i dati contenuti nel 9° rapporto Gimbe sul servizio sanitario nazionale presentato alla Camera dei deputati che registrano un ulteriore peggioramento della qualità del servizio sanitario dell’Isola. Diciannovesima per Lea, i livelli essenziali di assistenza, inadempiente alla voce prevenzione e con il 9% dei cittadini, 432 mila persone, costretti a rinunciare a curarsi per motivi economici. «Quello dell’aspettativa di vita alla nascita — spiega il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta — è l’indicatore principe della salute di una popolazione. È chiaro che dipende da una serie di elementi, il più importante è il livello del servizio sanitario, se la qualità di cure e prevenzione diminuisce, cala l’aspettativa di vita. Ci sono anche le condizioni socioeconomiche, la povertà impedisce di curarsi e di nutrirsi bene. Persino le infrastrutture hanno un peso, pensiamo agli anziani soli che vivono nelle zone interne carenti di servizi».  Il dato allarmante, però, riguarda il radicale cambiamento rispetU  to a pochi decenni fa, quando tutto il Mezzogiorno e la Sicilia brillavano per longevità della popolazione, grazie al clima e alla dieta mediterranea. «Eravamo l’isola felice — conferma il diabetologo del Policlinico di Palermo, Silvio Buscemi, presidente della Società italiana dell’obesità — ma adesso la dieta mediterranea che prima era considerata povera è diventata costosa.  Pesano l’abbandono delle campagne, i cambiamenti climatici, il crescente disagio economico. Tutto questo si traduce in abitudini alimentari poco sane che incidono sull’aspettativa di vita. Anche se, non per assolvere l’obesità che anche in Sicilia è in aumento, in questo caso i due elementi cardine sono il livello delle cure e la prevenzione».  Lo conferma Renato Costa, responsabile sanità della Cgil Sicilia:  «Partivamo da parametri lusinghieri ma in pochi anni abbiamo perso le tutele per le fasce più fragili che sono il dato sentinella sull’aspettativa di vita. Il fatto che la Sicilia sia da 14 anni in piano di rientro non è solo un problema economico, significa mancare gli obbiettivi in termini di prevenzione e screening. Abbiamo perso colpevolmente il vantaggio ambientale che avevamo».  In più diventa sempre più difficile curarsi: «Sta diventando difficile accedere alle cure — sottolinea Costa — con il problema delle liste d’attesa che non si riesce a risolvere e con i pronto soccorso sempre più ingolfati. Tutto ciò non avviene per caso ma per il comportamento scellerato di chi negli ultimi anni ha gestito la sanità». Che la nota dolente sia la prevenzione lo conferma Antonio Russo, direttore dell’unità di Oncologia medica del Policlinico di Palermo. «Secondo i dati dell’Osservatorio nazionale screening relativi al 2025 — ricorda Russo — la nostra regione è tra le ultime in Italia per quanto riguarda l’aderenza agli screening. Siamo al terzultimo posto p
er quanto riguarda lo screening mammografico (41,5% contro il 58,4% della media nazionale), al penultimo posto per lo screening colorettale (17,7% rispetto al 35,8%) e al terzultimo posto per lo screening cervicale (29,3% contro il 43,5%). Questi dati fotografano una realtà regionale in cui la popolazione a rischio risulta particolarmente esposta ad una probabilità più alta di ricevere una diagnosi di malattia in fase avanzata. Incrementare la prevenzione si traduce nell’incremento degli anni di vita guadagnati».  ---End text---  Author: GIOACCHINO AMATO  Heading:   Highlight:   Image:Un controllo ecografico. Sotto il Cup dell’Asp di via Cusmano. A destra Nino Cartabellotta R -tit_org- Allarme salute in Sicilia si vive un anno di meno   Malasanità e prevenzione l'Isola fanalino di coda: si vive un anno di meno   -sec_org-
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		<tp:writer>Gioacchino Amato</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Sanità, accesso alle cure difficile per oltre la metà dei cittadini = Liste d'attesa da incubo "Il 60% delle persone rinuncia a fare esami" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802065400760.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802065400760.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 52 di <b>"REPUBBLICA ROMA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>In unostudio della Cgil l'analisi dei servizi erogati dal pubblico: a partire dai medici di base le criticità e le lunghe liste d'attesa. Bartoletti: "Manca una rete tra noi e gli specialisti"</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:12:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, accesso alle cure difficile per oltre la metà dei cittadini In uno studio della Cgil l’analisi dei servizi erogati dal pubblico: a partire dai medici di base le criticità e le lunghe liste d’attesa. Bartoletti: “Manca una rete tra noi e gli specialisti”   Liste d’attesa da incubo “Il 60% delle persone rinuncia a fare esami”   La Cgil raccoglie le richieste d’aiuto dei cittadini del Lazio Chi ha soldi si rivolge ai privati. Protesta in piazza il 17 ottobre  Nel giorno in cui la Fondazione Gimbe fotografa un paese dove 6 milioni di persone rinunciano a curarsi, a Roma e nel Lazio la situazione non è meno avvilente. Il problema arriva quando serve una visita specialistica, un esame diagnostico, una prestazione che non può aspettare. È lì che, secondo il sondaggio della Cgil Roma e Lazio a cui hanno partecipato 2.405 persone, il percorso di cura rischia di trasformarsi in una corsa a ostacoli.  A alle pagine 2 e 3    el giorno in cui la Fondazione Gimbe fotografa un paese dove 6 milioni di persone rinunciano a curarsi, a Roma e nel Lazio la situazione non è meno avvilente perché se il medico di famiglia c’è quasi sempre, il problema arriva dopo.  Quando serve una visita specialistica, un esame diagnostico, una prestazione che non può aspettare. È lì che, secondo il sondaggio della Cgil Roma e Lazio a cui hanno partecipato 2.405 persone, il percorso di cura rischia di trasformarsi in una corsa a ostacoli: mesi di attesa, ricorso al privato, spese che pesano sui bilanci familiari e, per molti, la rinuncia alle cure.  Le persone che hanno risposto al questionario, realizzato online nel settembre 2026, lo hanno fatto spontaneamente e quindi non sono un campione statisticamente rappresentativo della popolazione laziale.  Ma raccoglie esperienze reali, soprattutto di anziani, e restituisce un quadro netto delle difficoltà percepite da chi ha risposto.  Il primo livello, quello della medicina di base, appare relativamente più solido. Il 99% dichiara di avere un medico di medicina generale assegnato e l’88,5% giudica facile otteN  nere un appuntamento quando serve. Ma non mancano segnali di affaticamento: il 18% dice di avere spesso o sempre difficoltà a contattare il proprio medico e il 29% indica tra i principali problemi gli orari di apertura insufficienti.  C’è poi un dato particolarmente significativo per una sanità che dovrebbe essere sempre più di prossimità: solo il 10% afferma che il proprio medico è sempre disponibile  per una visita domiciliare. Il 16% dice invece che non la effettua mai e il 50% non sa nemmeno se può chiederla.  Ma «la criticità maggiore emerge sulla specialistica e sulla diagnostica — spiega il segretario della Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola — solo il 35% è passato dal servizio pubblico. Il 48% ha scelto il privato o l’intramoenia, mentre il 12% ha utilizzato un’assicurazione sanitaria privata».   Il motivo è soprattutto il tempo.  Tra chi si è rivolto al pubblico, il 42% ha aspettato oltre sei mesi e il 23% tra tre e sei mesi. Il 13% non ha nemmeno ricevuto una data per la prenotazione.  «Il drammatico risultato è che 6 persone su 10 raccontano di aver rinunciato spesso o sempre a una visita o a un esame necessario a causa delle liste d’attesa e considerando anche chi lo ha fatto raramente, la  quota sale all’86%», aggiunge Di Cola. Per chi ha la possibilità il privato diventa una scorciatoia quasi obbligata: il 95% degli intervistati afferma di aver pagato almeno qualche volta di tasca propria per ottenere una prestazione più rapidamente, e il 61,9% dice di averlo fatto spesso.  Per l’84,9% la spesa sanitaria privata pesa abbastanza o molto sul bilancio familiare.  «Questo non è il diritto alla salute  sancito dalla nostra Costituzione — sostiene il segretario — servono investimenti importanti per dare forza al servizio sanitario pubblico, per le assunzioni del personale, per la reinternalizzazione dei servizi in appalto e l’aumento degli stipendi». Anche per queste ragioni «sabato 17 ottobre saremo in piazza a Roma con una grande manifestazione promossa dalla Via Maestra, con un co
rteo da Repubblica fino a piazza del Popolo», conclude Di Cola.  Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha recentemente quantificato in un 5-8% il «buco di risposta» per quanto riguarda le visite nel pubblico. «Ci manca l’ultimo miglio, ma la direzione è quella giusta», ha detto indicato anche nelle Case della comunità uno strumento per aumentare l’offerta territoriale.  Inoltre, Rocca vorrebbe incrementare ulteriormente l’abbattimento delle liste d’attesa grazie a un piano di assunzioni che «ci ha già permesso di aumentare l’organico del personale sanitario di 5mila unità, alle quali se ne aggiungeranno ulteriori 5 mila entro la fine del 2027», aveva aggiunto il governatore nei giorni scorsi.  Proprio le Case della comunità, però, dal sondaggio sembrano ancora Il poco conosciute: il 35% dice di conoscerle bene, ma il 46% ne ha soltanto sentito parlare e il 18% non ne ha mai sentito parlare. Solo il 20% ha utilizzato i loro servizi; il 41% non li ha ancora utilizzati ma vorrebbe farlo.  Alla fine, le richieste degli intervistati convergono su tre parole: personale, attese, specialistica.  ---End text---  Author: MARINA DE GHANTUZ CUBBE  Heading:   Highlight: il sindacato  Natale Di Cola Guida la Cgil Roma e Lazio che a settembre ha elaborato il sondaggio sulla sanità a cui hanno risposto oltre 2.000 persone   i numeri  48% Chi ha scelto la sanità privata Dal sondaggio della Cgil Roma e Lazio emerge che circa la metà delle persone che ha partecipato ha de scelto il privato o l’intramoenia per farsi visitare, mentre il 12% ha utilizzato un’assicurazione sanitaria  95% Le cure a proprie spese Praticamente la totalità delle oltre 2.000 persone che ha partecipato al sondaggio ha detto di aver sostenuto di tasca propria le spese per una visita sanitaria, andando dal privato mentre 6 persone su 10 dicono di aver rinunciato a farsi visitare   Difficoltà anche con i medici di famiglia tra appuntamenti e mancate visite domiciliari  Image:Il Lazio fa ancora fatica a rispondere ai bisogni di salute dei cittadini -tit_org- Sanità, accesso alle cure difficile per oltre la metà dei cittadini   Liste d'attesa da incubo “Il 60% delle persone rinuncia a fare esami”   -sec_org-
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		<tp:writer>MARINA DE GHANTUZ CUBBE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Fondo sanitario, Campania ultima ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803161606622.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"ROMA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:53:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fondo sanitario, Campania ultima La Fondazione Gimbe: «È la regione a statuto ordinario che riceve di meno»   IL RAPPORTO Cartabellotta: penalizzata nonostante condizioni economiche sfavorevoli e speranza di vita ridotta  DI MAURO MASSA  ROMA. «Nel 2025 il riparto del Fondo sanitario nazionale indistinto assegna in media 2.218 euro per abitante, con valori compresi tra i 2.319 del Molise e i 2.143 della provincia autonoma di Bolzano. La Campania, con euro 2.173, riceve la quota procapite più bassa tra le Regioni a statuto ordinario». È quanto emerge dal nono Rapporto sul Servizio sanitario nazionale presentato alla Camera dalla Fondazione Gimbe. «Il caso della Campania - rileva il presidente Nino Cartabellotta - è emblematico dei limiti dell’attuale sistema: la Regione più giovane d'Italia riceve meno risorse pro-capite della media nazionale, nonostante condizioni socio-economiche sfavorevoli e una speranza di vita alla nascita quasi tre anni inferiore a quella della Provincia autonoma di Trento. Le correzioni introdotte a partire dal 2023 restano marginali: mortalità precoce e deprivazione socio-economica pesano appena lo 0,75% ciascuna». Dal Rapporto emerge anche che «nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami, rispetto al 7,6% del 2023: circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d’attesa e 3,1 milioni per motivi economici, potendo indicare entrambe le cause». Secondo Cartabellotta «in questo contesto, il Sistema sanitario nazionale deve garantire cure accessibili e proteggere le famiglie dalle conseguenze economiche della malattia». Gimbe sostiene che «nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Il quadro cambia però se il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal  Paese: nel 2022 il Fsn rappresentava il 6,27% del Pil; negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l'eccezione del 6,14% del 2026 . Se nel periodo 2023-2026 il rapporto Fsn/Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi in più. Il finanziamento nominale è certamente aumentato ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn. È il fenomeno dei tagli invisibili: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022». Infine, dall’analisi di Gimbe emerge che nel 2025 la spesa per il personale dipendente del servizio sanitario e convenzionato ammonta a 52,2 miliardi, tuttavia la sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica nel tempo è progressivamente scesa, passando dal 39,7% del 2012 al 36,9% del 2025. Non mancano le reazioni politiche ai dati del Rapporto. Per la senatrice di Forza Italia, e vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli, «non è una fotografia neutrale. Cartabellotta prende i dati che confermano la sua tesi e scarta gli altri. Il Fondo sanitario sale di 17,5 miliardi e lo chiama taglio. La spesa per il personale arriva a 52,2 miliardi e la  presenta come una perdita. Così non si informa: si fa propaganda, ed è scorretto. Il problema vero, e lo riconosciamo, è un altro: il Ssn fatica ad attrarre e trattenere. Per questo abbiamo sbloccato i contratti, con un incremento cumulato medio di circa 380 euro netti al mese, e per questo in manovra il capitolo assunzioni e indennità è tra le priorità». Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico. è chiaro: «Possiamo anche spendere di più ma a condizione prima di aver imparato a spendere meglio la imponente massa di risorse che già spendiamo. Che negli ultimi 25 anni è più che raddoppiata in termini nominali, è aumentata di oltre un terzo in termini reali». Dal fronte dell’opposizione, la segretaria del Pd Elly Schlein ribadisce che «per noi la priorità è portare la spesa sanitaria alla media europea del 7% del Pil. Il rapporto di Gimbe ha chiarito che se la spesa sanitaria fosse rimasta al livello del 2022 su
l Pil, ci sarebbero dovuti essere 19 miliardi in più. È un taglio silenzioso, una “tassa Meloni” che finiscono per pagare i cittadini di tasca propria quando devono andare a curarsi».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Mauro Massa  Heading: IL RAPPORTO Cartabellotta: penalizzata nonostante condizioni economiche sfavorevoli e speranza di vita ridotta  Highlight: Dall’analisi emerge che in Italia quasi sei milioni di persone hanno rinunciato alle cure per i tempi lunghi di attesa e scarsità di mezzi finanziari.  Ronzulli (Fi): «Non è una fotografia neutrale, gli stanziamenti non sono stati tagliati»  Image: -tit_org- Fondo sanitario, Campania ultima   -sec_org-
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		<tp:writer>Mauro Massa</tp:writer>
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		<title><![CDATA[I 140 anni di Legacoop e il futuro dell'Italia ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801727904393.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"SABATO SERA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Biennale dell’economia cooperativa: a Milano il 9 e 10  I 140 anni di Legacoop e il futuro dell’Italia  «Far crescere l’Italia, insieme». È la s?da attorno alla quale Legacoop riunirà a Milano, il 9 e 10 ottobre, protagonisti della politica, dell’economia, del lavoro, dell’impresa e della ricerca per la Biennale dell’Economia Cooperativa, in programma a The Mall, nel giorno (il 10) in cui l’organizzazione celebra i 140 anni dalla sua fondazione.  Due giornate per discutere non soltanto del futuro della cooperazione, ma soprattutto delle grandi trasformazioni che attendono l’Italia e l’Europa: crescita e competitività, lavoro e coesione sociale, crisi demogra?ca, salute, nuovi bisogni, politica industriale e ruolo dell’Europa.   Il presidente Gamberini: «L’Italia torni a crescere» «Celebrare 140 anni di storia signi?ca soprattutto assumersi la responsabilità di guardare avanti - afferma Simone Gamberini, presidente di Legacoop -. L’Italia ha bisogno di tornare a crescere, ma la crescita non può essere misurata soltanto attraverso i numeri: deve tradursi in lavoro di qualità, riduzione delle disuguaglianze, innovazione, welfare e nuove opportunità per le persone e per i territori.  Con la Biennale vogliamo mettere a confronto idee e proposte diverse e off rire il contributo della cooperazione alla costruzione di un nuovo progetto di sviluppo per il Paese, dentro un’Europa più forte e più coesa».   Gamberini all’inizio dei lavori presenterà il documento su cui si basa il lavoro «Far crescere l’Italia, insieme. Le proposte di Legacoop per il Paese» e il Manifesto per i 140 anni.   Gli interventi di Tajani, Schlein, Conte e sindacati I saluti istituzionali del sindaco di Milano Giuseppe Sala e del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana,  verranno aperti dall’intervento di Francesco Clementi, professore ordinario di Diritto pubblico comparato presso l’Università La Sapienza di Roma.  Nella prima giornata interverranno, tra gli altri, il vicepremier e ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, Elly Schlein, Giuseppe Conte e i leader di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Daniela Fumarola e Vera Buonomo.   Demografia, salute, casa, ministri, cooperatori e agricoli Al centro della Biennale anche alcune delle grandi questioni sociali del Paese.  Alessandro Rosina affronterà la crisi demogra?ca e l’Italia del 2050, mentre Nino Cartabellotta porrà il tema della sostenibilità e dell’universalità del diritto alla salute. Il mondo cooperativo si confronterà su come rispondere ai nuovi bisogni degli italiani, dal welfare all’abitare, dai consumi ai servizi.  La seconda giornata allargherà lo sguardo all’Europa.  Dopo l’intervento del presidente dell’International Cooperative Alliance Ariel Guarco, l’ex premier Enrico Letta parlerà di «Europa: molto più di un mercato».  Seguiranno confronti con rappresentanti delle istituzioni, del Governo e dell’impresa, tra cui Adolfo Urso, Fra ncesco L ollobr ig ida, Tommaso Foti, Raffaele Fitto e Maurizio Marchesini, insieme ai vertici di importanti realtà cooperative e delle organizzazioni agricole.   Cresce in Europa, lezione  con il Nobel Aghion e Prodi Momento centrale della Biennale sarà la Lectio Magistralis del Premio Nobel per l’Economia 2025 Philippe Aghion, dedicata a «Crescere in Europa: la distruzione creatrice tra cooperazione e coesione sociale».  A seguire, Aghion stesso si confronterà, tra gli altri, con Romano Prodi (già presidente della Commissione Europea ed ex Premier), Carlo Cimbri e Fabrizia Lapecorella, in un panel moderato da Ferruccio de Bortoli (già direttore del Corriere della Sera).   Le emozioni di Veltroni, economia, guerra e Ga2a La Biennale sarà anche un viaggio nella storia e nella cultura cooperativa, attraverso le «Lettere Cooperative» e lo spettacolo «Le emozioni che abbiamo vissuto», di e con Walter Veltroni.  A completare il programma, nella serata del 9 ottobre alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, l’appuntamento «Economia di guerra o economia di pace?», confronto tra Mario Pianta, Rodolfo Di Tommaso e Attilio Dadda.  Al termine la proie
zione del cortometraggio «Everyday in Ga2a», prodotto da WeWorld e diretto da Omar Rammal, vincitore del David di Donatello 2026.  © riproduzione riservata Simone Gamberini, presidente nazionale di Legacoop (dai pro?li social dell’organizzazione)  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- I 140 anni di Legacoop e il futuro dell’Italia   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Tagli alla sanità L'allarme di Gimbe ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802036303541.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"SECOLO XIX" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:43:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Tagli alla sanità L’allarme di Gimbe  ROMA  I  l Servizio sanitario nazionale continua a soffrire e, con esso, si incrina il diritto alla salute dei cittadini. La crescita nominale del fondo sanitario degli ultimi anni nasconde infatti un assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Prodotto interno lordo. È il ritratto della sanità pubblica che emerge dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato ieri.  I numeri illustrati da Gimbe mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all'appello mancano 18,8 miliardi per la sanità. La rinuncia a visite ed esami nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di italiani.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Tagli alla sanità L'allarme di Gimbe   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Liguria in testa per numero di infermieri» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801839805512.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801839805512.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"SECOLO XIX GENOVA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:49:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[RAPPORTO GIMBE  «Liguria in testa per numero di infermieri»  «I dati del Rapporto Gimbe ci consegnano una fotografia della sanità ligure che conferma i progressi» commenta l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò.«La Liguria viene promossa sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza. Siamo la regione con il più alto numero di infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale in rapporto alla popolazione. Anche sul fronte dei medici di medicina generale la nostra regione presenta una delle situazioni meno critiche». Sulle fughe c’è ancora tanto da fare.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Liguria in testa per numero di infermieri»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Liguria in testa per numero di infermieri» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801777805932.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801777805932.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 23 di <b>"SECOLO XIX IMPERIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[RAPPORTO GIMBE  «Liguria in testa per numero di infermieri»  «I dati del Rapporto Gimbe ci consegnano una fotografia della sanità ligure che conferma i progressi» commenta l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò.«La Liguria viene promossa sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza. Siamo la regione con il più alto numero di infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale in rapporto alla popolazione. Anche sul fronte dei medici di medicina generale la nostra regione presenta una delle situazioni meno critiche». Sulle fughe c’è ancora tanto da fare.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Liguria in testa per numero di infermieri»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Liguria in testa per numero di infermieri» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803131906161.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803131906161.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 25 di <b>"SECOLO XIX LA SPEZIA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:27:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="18552" Sales="2227" Printing="1680" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803131906161.PDF"><![CDATA[SECOLO XIX LA SPEZIA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[RAPPORTO GIMBE  «Liguria in testa per numero di infermieri»  «I dati del Rapporto Gimbe ci consegnano una fotografia della sanità ligure che conferma i progressi» commenta l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò.«La Liguria viene promossa sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza. Siamo la regione con il più alto numero di infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale in rapporto alla popolazione. Anche sul fronte dei medici di medicina generale la nostra regione presenta una delle situazioni meno critiche». Sulle fughe c’è ancora tanto da fare.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Liguria in testa per numero di infermieri»   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Liguria in testa per numero di infermieri» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803162806618.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 23 di <b>"SECOLO XIX LEVANTE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:52:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[RAPPORTO GIMBE  «Liguria in testa per numero di infermieri»  «I dati del Rapporto Gimbe ci consegnano una fotografia della sanità ligure che conferma i progressi» commenta l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò.«La Liguria viene promossa sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza. Siamo la regione con il più alto numero di infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale in rapporto alla popolazione. Anche sul fronte dei medici di medicina generale la nostra regione presenta una delle situazioni meno critiche». Sulle fughe c’è ancora tanto da fare.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Liguria in testa per numero di infermieri»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Liguria in testa per numero di infermieri» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803072206748.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 23 di <b>"SECOLO XIX SAVONA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:03:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[RAPPORTO GIMBE  «Liguria in testa per numero di infermieri»  «I dati del Rapporto Gimbe ci consegnano una fotografia della sanità ligure che conferma i progressi» commenta l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò.«La Liguria viene promossa sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza. Siamo la regione con il più alto numero di infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale in rapporto alla popolazione. Anche sul fronte dei medici di medicina generale la nostra regione presenta una delle situazioni meno critiche». Sulle fughe c’è ancora tanto da fare.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Liguria in testa per numero di infermieri»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[In manovra 6 miliardi a ssn ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802036703545.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[«in manovra 6 miliardi a ssn»  «in manovra 6 miliardi a ssn» «Subito nella manovra 6 miliardi l’anno per il triennio contro i tagli invisibili» emersi dai dati del nuovo report della Fondazione Gimbe sul  Servizio sanitario nazionale presentato ieri alla Camera. Questa la richiesta al Governo in una nota congiunta di sei presidenti di Regione: Eugenio Giani (Toscana),  Antonio De Caro (Puglia), Michele de Pascale (Emilia-Romagna), Roberto Fico (Campania), Stefania Proietti (Umbria), Alessandra Todde (Sardegna).  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- In manovra 6 miliardi a ssn   -sec_org-
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		<title><![CDATA[La fuga dal Ssn comincia con i giovani medici = La fuga dal Ssn comincia dai giovani medici ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035403548.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035403548.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Marzio Bartoloni —a pag. 10</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[sanità e lavoro  La fuga dal Ssn comincia con i giovani medici Marzio Bartoloni —a pag. 10   La fuga dal Ssn comincia dai giovani medici   Il bando. Si scelgono sempre meno le carriere in ospedale e più quelle con sbocchi nel privato: pronto soccorso, metà borse non assegnate  La fuga dei camici bianchi dalla Sanità pubblica inizia subito dopo la laurea in Medicina. Quando i giovani medici devono decidere la specializzazione da seguire - un percorso formativo di 3-5 anni inevitabile per fare la pratica clinica - in molti snobbano tutte quelle carriere che hanno come sbocco professionale l’ospedale pubblico.  Per molti neo dottori meglio infatti scegliere quelle specializzazioni che prevedono la possibilità di lavorare nel privato con guadagni spesso molto più alti del solo stipendio del Servizio sanitario. Un trend che dura da anni e che sembra intensificarsi ancora di più quest’anno come dimostrano i dati sulle scelte - arrivate ieri - del nuovo bando nazionale per le specializzazioni mediche che quest'anno ha messo in palio 15503 borse per i laureati in Medicina con ben una su quattro che non è stata assegnata (il 24,9%  contro il 17% dell'anno scorso).  Una fuga tra l’altro che continua anche dopo quando i medici lavorano in ospedale visto che secondo gli ultimi dati per la prima volta il numero delle dimissioni volontarie dalla Sanità pubblica hanno superato quelle dei pensionamenti. Una emorragia che non fa altro che peggiorare il carico di lavoro di diversi reparti, a partire dai pronto soccorso che guarda caso continuano ad essere tra le specializzazioni mediche (emergenze-urgenza) meno scelte dai giovani medici: quest’anno sono state assegnate solo la metà delle borse a disposizione e cioè 515 su 1020 totali. I dati - raccolti da Als Anaao giovani per il Sole 24 Ore e che nei prossimi giorni potrebbero vedere alcuni piccoli aggiustamenti migliorativi, tra scorrimenti e seconde scelte, vedono questa spaccatura evidente legata alle possibilità di guadagno troppo poco attrattive nel Ssn: tra le specializzazioni meno scelte - con posti non assegnati che vanno dal 50% all'87% - ci sono quelle per diventare microbiologi e virologi (passati del tutto di moda dopo il  Covid), ma anche farmacologi, patologici clinici, radioterapisti, medici di cure primarie o palliative che lavorano in gran parte nel settore pubblico e come detto medici dei pronto soccorso. Ma anche il chirurgo perde sempre più appeal forse per i rischi di cause penali e richieste di risarcimenti.  Al contrario sono gettonatissime altre specialità dove i posti sono già quasi esauriti (tra il 99% e il 90%) come quelle per diventare dermatologi, oftalmologi, chirurghi plastici, cardiologi, pediatri o ginecologi dove l'attività privata può diventare molto remunerativa. «Si conferma una evidente dicotomia - sottolinea Giammaria Liuzzi, vice segretario Anaao - i giovani medici scelgono in maniera prioritaria le specializzazioni con sblocco totale o preferenziale verso il privato, rispetto alle specialità ospedaliere, prime tra tutte la medicina di emergenza. Occorre un cambio di paradigma che metta al centro lo specialista del domani con una riforma della formazione medica che metta fine all'esodo dagli ospedali già durante la specializzazione». In realtà il ministro della Salute Orazio Schillaci già nella manovra 2025 ha aumentato di circa 100 euro in media l'importo delle borse - soprattutto quelle meno scelte - che viaggiano intorno ai 1700-1800 euro al mese, ma l’incentivo per ora non sembra aver sortito effetto. E anche nella legge di Bilancio ora in preparazione Schillaci spera di spuntare almeno un miliardo per incentivare il personale: 500 milioni per assunzioni e liste d’attesa, 150 milioni per le indennità di infermieri e personale e 350 milioni per potenziare l’indennità di esclusiva dei medici e cioè la voce dello stipendio che premia chi “giura fedeltà” al Ssn e non lavora anche per il privato. Ieri c’è stata anche la firma nei tempi del nuovo contratto dei medici (si veda articolo a fianco), ma per il segretario di Anaao Pierino di Silver
io «non è un punto d’arrivo»: gli occhi sono infatti puntati sulla manovra per «dare risposte economiche concrete ai medici e ai dirigenti sanitari. Senza investimenti adeguati sul personale nessuna riforma potrà fermare la fuga dal Servizio sanitario pubblico». Mentre il Gimbe ieri ha segnalato come il Ssn avrebbe perso 18,8 miliardi di finanziamenti sul Pil dal 2023 al 2026.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marzio Bartoloni  Heading:   Highlight: In manovra il ministro Schillaci punta a trovare 350 milioni per l’indennità di esclusiva dei medici  Image:Le specializzazioni mediche meno richieste e quelle più gettonate Le scelte dei giovani medici per le borse di specializzazione POSTI A BANDO  % NON ASSEGNATI  POSTI A BANDO  % NON ASSEGNATI  SPECIALIZZAZIONI Più RICHIESTE Oncologia medica  317  15,1%  Ortopedia e traumatologia Medicina fisica e riabilitativa Neuropsichiatria infantile Reumatologia  505 394 255 122  15,0% 15,0% 14,9% 13,9%  Neurochirurgia  141  12,1%  SPECIALIZZAZIONI MENO RICHIESTE Microbiologia e virologia  114  87,7%  Farmacologia e Tossicologia Clinica  123  77,2%  Medicina termale Patologia Clinica e Biochimica Clinica  8 276  75,0% 75,0%  Statistica sanitaria e Biometria Medicina e Cure Palliative  53 177  73,6% 66,7%  131 151 84 1.020 80 77  64,9% 53,0% 50,0% 49,5% 48,8% 45,5%  Radiodiagnostica Ginecologia ed Ostetricia Pediatria Malattie dell'apparato digerente Otorinolaringoiatria Neurologia  717 562 865 232 193 363  11,9% 10,5% 9,1% 8,2% 7,8% 6,9%  349 87 244 667 186  41,3% 37,9% 37,3% 35,8% 32,8%  Endocrinologia e malattie del metabolismo Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica Malattie dell'apparato cardiovascolare Oftalmologia Dermatologia e venereologia  245 111 652 248 158  6,5% 5,4% 3,8% 2,8% 1,3%  Medicina di comunità e delle cure primarie Radioterapia Chirurgia Toracica Medicina d'emergenza urgenza Scienza dell'alimentazione Genetica medica Nefrologia Medicina nucleare Malattie Infettive e Tropicali Chirurgia Generale Anatomia patologica IMAGOECONOMICA Sempre meno appeal. L’allontanamento dall’area delle urgenze -tit_org- La fuga dal Ssn comincia con i giovani medici La fuga dal Ssn comincia dai giovani medici   -sec_org-
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		<tp:writer>Marzio Bartoloni</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Nino Cartabellotta  - "Divari regionali e poco personale Le liste d'attesa punta dell'iceberg ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035303551.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035303551.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"STAMPA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il presidente di Gimbe: "Rendiamo il Ssn attrattivo per chi ci lavora"</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Divari regionali e poco personale Le liste d’attesa punta dell’iceberg Il presidente di Gimbe: “Rendiamo il Ssn attrattivo per chi ci lavora”   Nino Cartabellotta  L’INTERVISTA  N  ino Cartabellotta, Presidente Gimbe, è convinto: il Servizio sanitario nazionale è sempre meno universale.  È solo colpa delle liste d’attesa? «Le lunghe attese sono il problema più tangibile per i cittadini,ma rappresentanosolo la punta dell’iceberg. Si staallargando la distanza tra il diritto alla tutela della salute e quello realmente esigibile. Pesano la carenza di personale, le difficoltàdiprenotazione,ladebolezzadell’assistenzaterritoriale e i divari regionali. Chi può paga di tasca propria o si sposta per curarsi; chi non può aspettaorinuncia».  Schillaci chiede altri 5,5 miliardi per il 2027, oltre al miliardo già previsto. Che indicazioni arrivano dal Documento di programmazione finanziaria del 2 ottobre? «Non segnala alcuna inversioneditendenza.Laspesasanitariaèprevistaal6,4%delPilnel 2026 e cala al 6,3% nel triennio successivo. Confrontando le previsioni di spesa con il finanziamentopubblicolavoragine raggiunge 32,3 miliardi in tre anni: 7,6 miliardi di euro nel 2027, 10,7 miliardi nel 2028 e 14 miliardi nel 2029.  Senza nuove risorse in Legge di Bilancio 2027 aumenterà la pressione sui bilanci regionali eil conto lopagherannoi cittadini, con maggiori imposte regionaliomenoservizi».  L’inflazione erode il Fondo sanitario nazionale o è un  parametro marginale per la sanità? «Dal 2010 al 2026 il Fondo è aumentato di 37,5 miliardi di euro, ma il suo valore nel 2026, corretto per l’inflazione generale, è sostanzialmente quello del 2010. Tuttavia, questo confronto non misura i costi specifici della sanità né quanti servizi e prestazioni il Ssn può acquistare. Per valutare se il finanziamento è adeguato occorre considerare i bisogni crescenti di una popolazione che invecchia e convive con più malattie croniche, oltre ai costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche».  I medici sono in fuga dal pubblico e gli infermieri mancano del tutto. Come si inverte la rotta? «Non basta aumentare i posti a Medicina o Infermieristica.  Bisogna rendere attrattivo il Ssn,unluogodovevalgalapena entrare, crescere e restare.  Servono stipendi competitivi, condizionidilavorosostenibili,prospettivedicarriera,valorizzazione delle competenze e maggiore sicurezza. I medici cisono,mailproblemaèladifficoltà del servizio pubblico  ad attrarli e trattenerli. Per gli infermieri, invece, la carenza è strutturale: rispetto alla media Ocse ne abbiamo il 29% in meno,conretribuzioniinferiori del 27%. Dopo la pandemia l’attrattività della professione traigiovaniècrollata».  Il Pnrr Salute è al traguardo.  Case e Ospedali di Comunità funzioneranno davvero? «Troppopresto perdirlo. Tutti gli obiettivi della Missione Salute sono stati rendicontati e quellidell’ultimarataattendonola validazione europea. Per alcuni target i dati pubblici consentonola verifica;per Casee Ospedalidi Comunità ealtri interventi mancano dettagli per una verifica indipendentecompleta.Questononsignificachegliobiettivinonsianostatiraggiunti.Maraggiungereitargetnonsignificaautomaticamentemigliorarel’assistenza. Ecco perché, conclusa la rendicontazione amministrativa, è indispensabile avviare un monitoraggio nazionale, per verificare quanto gli investimenti del Pnrr abbiano migliorato l’accessibilità ai servizi territoriali, l’esperienzadeipazienti, gliesitidisaluteedefficienza».  La sanità torna al centro delle promesse elettorali. Ma quando arriveranno proposte concrete? «La sanità è tra le principali preoccupazioni degli italiani, ma manca una strategia organicaperrilanciareilSsn.IlPianoGimbe,aggiornatonelRapporto, propone 16 linee di intervento: finanziamento, personale,Lea,territorio,prevenzione, rapporto pubblico-privato,digitale,sanitàintegrativa e contrasto agli sprechi.  Nel 2027 lo utilizzeremo per valutareiprogrammielettorali: non bastano dichiarazioni di principio o promesse generiche.Icittadinimeritanoproposte concrete e verificabili surisorse,tempi,responsabilitàerisultati». 
PA.RU. —  ---End text---  Author: PA RU  Heading: Nino Cartabellotta  Highlight: “  Servono stipendi competitivi condizioni di lavoro sostenibili, sicurezza e valorizzazione delle competenze  Image:Nino Cartabellotta  presidente fondazione Gimbe -tit_org- Intervista a Nino Cartabellotta  - “Divari regionali e poco personale Le liste d’attesa punta dell'iceberg   -sec_org-
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		<tp:writer>pa ru</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Fondi per la Sanità erosi dall'inflazione Gimbe: "Siamo al livelli di sedici anni fa" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035803552.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035803552.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"STAMPA" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il report dellaFondazione lancia l'allarme sulla tenuta del Servizio nazionale. In4 anni anche 18,8 miliardi di "tagli invisibili' Le famiglie sempre più esposte: nel 2025 hanno speso 42,4 miliardi e il privato avanza. Meno risorse per i dipendenti</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="764000" Sales="79275" Printing="66758" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802035803552.PDF"><![CDATA[STAMPA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fondi per la Sanità erosi dairinuazion< Cimbe: "Siamo ai livelli di sedici anni fe   II reportdella Fondazione lancia l'allarme sullatenuta del Servizio nazionale. In 4 anni anche 18,8 miliardi di "tagli invisi Le famiglie sempre più esposte: nel 2025 hanno speso 42,4 miliardi e il privato avanza. Meno risorse per i dipendei   PAOLO RUSSO   ROMA   Per ora ci consente di vivere più a lungo di molti vicini europei, salvandoci da molte "morti evitabili", ma il nostro Servizio sani Cario nazionale si sta veramente sgretolando. Perchédal2010ad oggi il finanziamento, sottraendo la quota erosa dall'inflazione, è rimasto fermo al palo. Perché a parità di potere d'acquisto i 3.952 dollari spesi annualmenteperlasalute di ogni italiano sono 1.013 in meno della media europea, E perché stiamo disinvestendo anche nel capitale più prezioso, quello dei nostri medici e infermieri che all'estero ci invidiano ma ai quali ³ï²Çàïï³ abbiamo dato in dote 36,8 miliardi in meno, così da portare un medico su quattro e un infermiere su cinque fuori dal perimetropubblico.   Questo mentre il "privato-privato", quello non convenzionato, dal 2016 al 2024 è volato del 169% negli incassi, mentre 5,8 milioni di italiani,   intrappolati nelle liste d'attesa o frenati dai costi, hanno rinundatoa visitée analisi.   Mai come quest'anno il rapporto annuale della Fondazione Gimbe è stato così pieno di spie rosse accese. E non è che si veda laluce alla fine del tunnel. Mentre il ministro Schillaci e le Regioni chiedono infatti per il prossimo anno 6,5 miliardi in più, compreso quanto già programmato dalla manovra, l'Economia non sembra intenzio   nata a superare l'asticella del 6,1-6,2% di spesa rispetto al Pii, E il Documento programmatico di finanza pubblica appenaapprovato indica una spesa sanitaria al 6,3% del Pii dal 2027 al 2029. Insufficiente a stare dietro a una dinamica che, spinta dall'invecchiamento della popolazione e dai costi dell'innovazione, secondo lo stesso documento del Governo aprirà nei prossimi tré anni una voragine di 32,3 miliardi tra spesa prevista e finanziamenti programmati.   Poi ci sono i 18,8 miliardi che il rapporto definisce "tagli invisibili". Quelli che ci sarebbero voluti per restare al 6,27% del Pii di quattro anni fa anziché attestarsi intomo al 6%. E allargando l'obiettivo si   scopre che dal 2010 il Fondo è cresciuto nominalmente di 37,5 miliardi, ma una volta depurato dall'inflazione nel 2026 è sostanzialmente tornato al punto di partenza.   Il confronto con gli altri Paesi rende ancora più evidente la dieta imposta alla sanità pubblica. A parità di potere d'acquistospendiamo infatti 909dollari meno della media Ocse e 1,013 meno di quella europea. Moltipllcato per quasi 59milioni di residenci, il fossato con l'Europa supera i 36 miliardi. E mentre lo Stato spende meno, le famiglie sono più esposte:   nel 2025 hanno pagato direttamente di tasca propria 42,4 miliardi, ai quali se ne aggiungo   no quasi 7 intermediati da fondi, assi curazioniealtrisoggetti. Le sole polizze sanitarie volontarie sono cresciute in un annodell2,7%.   conto più salato lo paga però il personale. Nel 2012 gli stipendi di dipendenti e convenzionati assorbivano il 39,7% della spesa sanitaria pubblica, nel 2025 appena il 36,9%. Se quella quota fosse rimasta costante, in Credici anni a medici, infermieri e altri professionisti sarebbero andati 36,8 miliardi in più. L'Italia, è vero, ha 5,8 medici ogni mille abitanti contro i 4 della media Ocse. Ma degli oltre 339 mila censiti, almeno 88.258, il 26,1%, non lavorano nel Ssn ne sono in formazione post-laurea. Per gli infermieri il problema è doppio: sono appena 6,9 ogni mille abiCanti conCro9,7 dellamedia Ocse e quasi 80 mila, uno su cinque, lavorano fuori dal servizio   pubblico. A rendere pocoappetìbile la corsia contribuiscono anche stipendi che per gli infermieri ospedalieri sono inferiori del27%,aparitàdipotered'acquisCo, rispetto alla media Ocse. Così continua il paradosso dei medici "gettonisti". Nel biennio 2024-2025 i contratti perla fornitura esterna di personale hanno raggiunto 1,06 mil
iardi. Nell'ultimo anno la spesaèsalita del 15%,maquella riferita specificamente ai medici è schizzata del 62%. Segno che vietare per legge il ricorso alle cooperative non basta se poi il pubblico non riesce a trattene-   re chi dovrebbe coprire i turni.   Ed è proprio dove il Ssn arretra che avanza il privato puro mentre quelloconvenzionato è fermo al palo. Nelle strutture nonaccreditate conii Ssniaspesa è passata da 3,05 miliardi nel 2016 a 8,2 nel 2024: più 169%. Un secondo binario che corre per chi può permetterselo, mentre nel 2024 il 9,9% degliitaliani,5,8milioni di persone, ha rinunciato almeno a una visitaoaunesame.   «119 miliardi che mancano se le risorse perla sanità fossero rimaste al livello del 2022   sul Pii è una tassa Meloni che finiscono per pagare i cittadini di tasca propria quandodevono andare a curarsi, mentre sei milioni rinunciano almeno a una prestazione sanitaria perché non se la possono permettere» rilancia la segretaria del Pd Elly Schlein. E secondo i 5S «le cose non miglioreranno perché per il prossimo tri ennio serviranno 32 miliardi in più per non far gravare la sanità sui cittadini, mentre per lo stesso periodo il governo prevede di spendere 14 miliardi perlaDifesa».   La cosa certa è che per rimettere in sesto il nostro Ssn servirà una terapia d'urto perché il tempo delleaspirine sembra essere già finito. ministro della Salute e le Regioni chiedono   6,5 miliardi in più per il prossimo anno   IL REPORT   ConiposUone (Iella sposa sanitaria 2026   Medici per 1000 abitanti      mi mi , sis ms mi im ms         Fonte: Rapporto Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale - Fondazione 2036   '   Media Ocse   Infermieri per 1000 abitanti   a , 7   6,9   ItaliaMedia Ocse   -tit_org- Fondi per la Sanità erosi dall’inflazione Gimbe: “Siamo al livelli di sedici anni fa”   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>paolo russo</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[L'aspettativa di vita è di 83,7 anni in linea con il dato del resto del Paese ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803131306159.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 35 di <b>"STAMPA AOSTA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’aspettativa di vita è di 83,7 anni in linea con il dato del resto del Paese  L’aspettativa di vita alla nascita dei valdostani è di 83,7 anni, in linea con il dato nazionale. Lo rivela il 9° rapporto Gimbe, che mette a confronto anche la spesa e il personale della sanità regionale con le medie italiane. Ogni valdostano spende in media di tasca propria 697 euro in spese sanitarie, 90 in meno rispetto al dato nazionale di 787 euro. Il riparto pro capite del fondo sanitario è più alto in Valle  d’Aosta: 2.296 euro contro i 2.218 del Paese. Nel 2024 la regione contava 18 unità di personale sanitario dipendente ogni mille abitanti, contro una media italiana di 12,1. I medici dipendenti sono 2,41 ogni mille abitanti (1,84 in Italia), gli infermieri 4,89 (4,75). Il rapporto tra infermieri e medici è di 2,03, più basso di quello nazionale (2,59): in Valle d’Aosta ci sono due infermieri per ogni medico. —  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- L'aspettativa di vita è di 83,7 anni in linea con il dato del resto del Paese   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Pochi medici e pediatri Sanità pubblica in affanno ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801811305279.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801811305279.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 41 di <b>"STAMPA TORINO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 05:42:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Pochi medici e pediatri Sanità pubblica in affanno  Sanità subalina in chiaroscuro nel nono Rapporto della Fondazione Gimbe. La spesa: nel 2024 quella a carico dei piemontesi è stata di 875 euro pro-capite. Personale: 13,7 unità di personale dipendente ogni mille abitanti (media Italia 12,1). il rapporto infermieri/medici è pari a 2,75 (media Italia 2,59). Gettonisti: il valore economico dei contratti è pari a 57,5 milioni. Medici di famiglia: la carenza stimata è salita da 431 a 463 unità in un solo anno. Pediatri: il rapporto inserisce il Piemonte, con Lombardia e Veneto, tra le regioni  che concentrano la gran parte del deficit nazionale (quasi 500 unità a livello complessivo). Livelli essenziali di assistenza: Piemonte promosso, ma secondo Gimbe la valutazione, come per altre Regioni, non considera chi rinuncia alle cure: nel 2024 il 9,2% dei piemontesi ha rinunciato a almeno una prestazione sanitaria.  Stando a Gianna Pentenero, capogruppo Pd in Regione, basta questo «perchè la Giunta Cirio avvii una riflessione profonda sullo stato in cui versa la Sanità piemontese». ALE.MON . —  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Pochi medici e pediatri Sanità pubblica in affanno   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[I trentini sborsano 900 euro per curarsi ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803233807180.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803233807180.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"T QUOTIDIANO" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>I dati di Fondazione Gimbe sulla spesa pro capite. La media italiana si ferma a 787 euro</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[I trentini sborsano 900 euro per curarsi  I dati di Fondazione Gimbe sulla spesa pro capite. La media italiana si ferma a 787 euro  N  ovecento euro a testa. È quanto, in media, viene speso ogni anno in Trentino in sanità, una cifra superiore di oltre cento euro alla media italiana, che si ferma a 787 euro. Il dato emerge dal nono Rapporto sul servizio sanitario nazionale della Fondazione Gimbe, che mostra anche le difficoltà di accesso alle prestazioni, la mobilità sanitaria e la disponibilità di personale.   Spesa out-of-pocket Nella classifica della spesa sanitaria sostenuta di tasca propria dai cittadini, il Trentino si colloca al quinto posto tra le Regioni e Province autonome. Ad avere il triste primato c’è la Lombardia, unica a superare la soglia dei mille euro, con 1.005 euro pro capite. Il dato, però, va letto con cautela. Nel report Gimbe sottolinea che la distribuzione regionale della spesa pagata direttamente dai cittadini, non può essere interpretata automaticamente come un indicatore della qualità del servizio sanitario pubblico. La stessa Fondazione  osserva che le Regioni con i migliori risultati nell'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) si collocano tutte sopra la media nazionale della spesa privata. Al contrario, quelle sottoposte a Piano di rientro, con l'eccezione del Lazio, sono al di sotto. La maggiore spesa delle famiglie può quindi dipendere anche dalla loro capacità economica, da una maggiore propensione al consumo sanitario e, in misura minore, dalla presenza di rimborsi attraverso assicurazioni e fondi sanitari.   Uno su dieci rinuncia alle cure Il quadro cambia quando si guarda alla rinuncia alle prestazioni sanitarie.  Nel 2024 il 9,9% della popolazione italiana ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. È il secondo valore più alto registrato dal 2017, dopo l'11,1% del 2021, ed è in netto aumento rispetto al 7,6% del 2023, quando le persone coinvolte erano circa 4,5 milioni, e al 7% del 2022. Il fenomeno riguarda tutto il Paese, anche se con differenze territoriali. A livello di macro aree si passa dall'11% delle Isole all'8,1% del Nord-Est. E in questo ambito che Trentino si distingue in positivo: la  provincia di Trento registra una quota di rinuncia del 7,4%, cioè circa 40mila persone, mentre Bolzano si ferma al 5,3%. Le due Province occupano, dato positivo, gli ultimi posti della classifica nazionale. Alla base della rinuncia alle cure ci sono due ostacoli: i tempi di attesa e i costi. È la combinazione dei due fattori a rendere difficile l'accesso alle prestazioni. Per la Fondazione, quando i tempi del servizio pubblico diventano troppo lunghi il cittadino è spinto verso il privato, ma se il costo della prestazione supera la capacità di spesa della famiglia, anche questa alternativa viene meno. Alla fine, la prestazione viene rinviata o direttamente abbandonata.   Mobilità, il privato pesa il 58,3% Un altro capitolo riguarda la mobilità sanitaria interregionale, cioè la possibilità per i cittadini di ricevere cure anche fuori dalla Regione di residenza. Nel 2023, ultimo anno contabilizzato, il valore complessivo della mobilità ha raggiunto i 5,153 miliardi di euro, il livello più alto dal 2010. Il Trentino si colloca nella fascia intermedia della classifica, con un saldo positivo contenuto, compreso tra 100mila e 25 milioni di euro. Più  significativo è invece il dato relativo al ruolo delle strutture private accreditate. Nel 2023 il privato ha erogato complessivamente 1,966 miliardi di euro, pari al 54,5% del valore della mobilità attiva legata a ricoveri e prestazioni di specialistica ambulatoriale. Le strutture pubbliche si sono fermate a 1,643 miliardi, pari al 45,5%. In Trentino la quota del privato è ancora più alta: raggiunge il 58,3%, collocando il territorio al quinto posto nazionale. Un dato che, secondo Gimbe, va letto come indicatore della composizione dell'offerta e della capacità di attrazione del sistema sanitario.   Il personale sanitario Sul fronte del personale, il rapporto conta complessivamente 713.976 dipendenti de
l comparto sanitario in Italia, pari a 12,1 unità ogni mille abitanti. In Trentino gli addetti sono 8.524, con una dotazione di 15,6 unità ogni mille abitanti, quindi superiore alla media nazionale. Guardando ai professionisti della sanità, escludendo quindi gli amministrativi, in Italia sono complessivamente 585.161. I medici sono 108.243, pari a 1,84 ogni mille abitanti. In Trentino il rapporto è più basso, con 1,04 medici  ogni mille abitanti. Per gli infermieri, invece, il quadro è opposto: a fronte di una media nazionale di 4,75 ogni mille abitanti, in Trentino si arriva a 5,60. Il capitolo sui medici di medicina generale restituisce infine un dato particolarmente favorevole per il territorio. Rispetto al 2019, a livello nazionale il numero dei medici di famiglia è diminuito del 14,1%. In Trentino la contrazione è stata appena dell'1,5%, il valore più basso registrato nella classifica. Non significa però che il problema sia superato. Il numero medio di assistiti per medico è in linea con quello nazionale: 1.388 in Trentino contro 1.383. Il territorio riesce a contenere la riduzione dei medici, ma non a ridurre in modo significativo il carico medio per ciascun professionista. Il Servizio sanitario continua a garantire complessivamente buoni risultati di salute, ma mostra difficoltà crescenti nell'assicurare cure tempestive e accessibili a tutti. Anche i dati trentini raccontano questa complessità: la capacità di accesso alle cure resta legata anche ai tempi, all'offerta disponibile e alla possibilità economica delle famiglie di ricorrere al privato.  ---End text---  Author: Lucia Ori  Heading:   Highlight: .   La sanità trentina in cifre Riunce alle prestazioni sanitarie (2024)  Distribuzione del personale sanitario 2024  % della popolazione  Personale dipendente  Italia 713.976 12,1 unità x 1000 abitanti  Professionisti sanitari  585.161  9,9%  7,4%  Italia  Provincia di Trento  Provincia di Trento 8524 15,6 unità per 1000 abitanti  Medici  108.243 1.84 unità x 1000 abitanti  2.04 unità per 1000 abitanti  Infermieri  279.990 4,75 unità x 1000 abitanti  5,60 unità x 1000 abitanti  Medici di medicina generale  Spesa Sanitaria Procapite (2024)  Italia  Provincia di Trento  -14,10%  -1,50%  Stima nazionale di carenza 2019-2024  Stima nazionale di carenza 2019-2024  1.383  1.388  Numero di assistiti  Numero di assistiti  787 euro  900 euro  Italia  Provincia di Trento  Withub  Image: -tit_org- I trentini sborsano 900 euro per curarsi   -sec_org-
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		<tp:writer>Lucia Ori</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Zaffini: «Fondi record Il sistema nazionale garantisce salute» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802036403546.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"TEMPO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 04:44:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rapporto Gimbe  Zaffini:«Fondirecord Il sistema nazionale garantisce salute»  K Il9°rapportopresentato ieriallaCameradallaFondazioneGimbericonoscecheilServizioSanitario Nazionale garantisce «buoni esiti di salute,elevataaspettativadivitaebassamortalitàevitabile». E tuttavia presenta una serie di dati che rendono doveroso«leggerlo perintero». A dirlo è il presidente della Commissione Affari sociali e sanità, Francesco Zaffini, che esordisce: «Con il 13% in meno di spesa per abitante rispetto alla media OCSE viviamo due anni e mezzo in più. Il merito è tutto dei nostri operatori ai quali non si rende il giusto merito raccontando di una sanità allo sbando». A fronte dei «tagli invisibili» pari a 18,8 miliardi di euro negli ultimi quattro anni, citati nel report, il senatore FdI specifica che non si tratta di tagli veri e propri,bensì della «differenza fralaspesarealeeunaspesaimmaginariacalcolatatenendofermaunapercentualedelPIL».Espiega:«Neibilancicisono17,5miliardiinpiùinquattroanni:èilfondo piùaltodi sempre. Mainessun governo ha messo tanto danaro».  Per il quadro che emerge dalla Fondazione Gimbe,ciòchepremenonèsolol’aumentonominale delle risorse ma il «garantire che siano adeguate aibisognidisaluteeaccompagnatedariformecapaci di rafforzare il servizio pubblico». E proprio sul tema della «rinuncia alle cure», a fronte degli «oltre 5,8 milioni di persone» coinvolte secondo il documento, Zaffini sottolinea che il numero proviene «da un sondaggio» e che la «stessa domanda posta dall’indagine europea dà il 3,8%».  Diqui,però,l’argomentoresta«realeenonvaminimizzato» e perciò «serve pubblicare il numero vero: quante prescrizioni vengono eseguite nei tempi, quante in ritardo, quante mai». Più netta la posizione sui «36,8 miliardi in meno» destinati al personale. «Sono la stessa “supercazzola” dei tagli invisibili: la quota del personale è scesa perché sono cresciuti farmaci innovativi e tecnologie», conclude Zaffini.  ©Riproduzione riservata  ---End text---  Author: DAVID DI SEGNI  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Zaffini: «Fondi record Il sistema nazionale garantisce salute»   -sec_org-
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		<tp:writer>DAVID DI SEGNI</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Toscana Pochi medici di famiglia ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803161806620.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803161806620.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"TIRRENO" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Per il rapporto Gimbe sanità tra le migliori d'Italia, ma perde punti</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:52:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="222000" Sales="17562" Printing="14355" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803161806620.PDF"><![CDATA[TIRRENO]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Toscana Pochi medici di famiglia Per il rapporto Gimbe sanità tra le migliori d’Italia, ma perde punti  L  a sanità toscana resta sul podio nazionale, ma sotto la superficie dei buoni risultati dell’ultimo rapporto Gimbe, presentato ieri, affiora una criticità sempre più difficile da ignorare: la carenza di medici di famiglia. Nel 2024 la Toscana risulta adempiente in tutte e tre le aree dei Livelli essenziali di assistenza, con 96 punti nella prevenzione, 94 nell’area distrettuale e 90 in quella ospedaliera. Con 280 punti complessivi è terza in Italia, dietro Veneto ed Emilia-Romagna. Ma rispetto al 2023 perde sei punti.   È soprattutto sul territorio che emerge la crepa. Secondo l’elaborazione della Fondazione sui dati Sisac, al 1° gennaio 2025 in Toscana mancavano 394 medici di medicina generale rispetto a un rapporto ritenuto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti. È una delle situazioni più critiche tra le grandi regioni italiane, dopo Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna e Piemonte. Complessivamente, a livello nazionale, i medici di famiglia mancanti sono 5.716, distribuiti in 18 Regioni e Province autonome. Il problema,  avverte Gimbe, non è soltanto numerico. Con livelli di saturazione elevati «si riduce la possibilità di esercitare il principio della libera scelta» e diventa più difficile trovare un medico disponibile vicino casa. Una difficoltà che non riguarda più soltanto le aree montane e rurali, ma «interessa ormai anche molte grandi città». E il ricambio generazionale non sembra sufficiente a colmare il divario: anche nello scenario più ottimistico, entro il 2028 mancherebbero ancora oltre 2.700 medici di famiglia a livello nazionale. A  questa pressione si accompagna il ricorso crescente al personale esterno: in Toscana i contratti di fornitura di personale sono passati dai 28,36 milioni di euro del 2024 ai 34,87 milioni del 2025, con un aumento di 6,51 milioni. La Toscana conserva intanto una forte capacità di attrazione: nel 2023 ha rappresentato il 6,4% dei crediti della mobilità sanitaria attiva nazionale.  Il podio resta, ma il rapporto segnala che la qualità complessiva della sanità toscana deve fare i conti con una fragilità sempre più evidente: quella dell’assistenza di prossimità.  Il report genera la reazione di sei governatori del centrosinistra: Eugenio Giani (Toscana), Antonio De Caro (Puglia), Michele de Pascale (Emilia-Romagna), Roberto Fico (Campania), Stefania Proietti (Umbria), Alessandra Todde (Sardegna): «Subito nella manovra 6 miliardi l'anno per il triennio contro i tagli invisibili. I dati parlano chiaro – proseguono – il reperimento nella prossima legge finanziaria di almeno 6 miliardi di euro all'anno per i prossimi tre anni, per un volume complessivo di 18 miliardi, risponde alle riflessioni e valutazioni oggettivamente espresse dallo stesso ministro Schillaci per la tenuta del sistema pubblico».  Passando al piano nazionale la situazione non migliora.  È un «paziente cronico», per usare la definizione di Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe. Il Servizio sanitario nazionale garantisce elevata aspettativa di vita, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo.  Il diritto alla salute è «sempre più condizionato dal Cap di residenza e dalle condizioni economiche»: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia. È il quadro del 9° Rapporto, tra finanziamenti insufficienti e fuga degli operatori.   Il nodo sono i «tagli invisibili». Tra 2023 e 2026 il Fondo sanitario è cresciuto di 17,5 miliardi, da 125,4 a 142,9 miliardi. Ma, se il rapporto tra Fondo  e Pil fosse rimasto quello del 2022, il Ssn avrebbe avuto 18,8 miliardi. «Il finanziamento nominale è certamente aumentato, ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn», osserva Cartabellotta.  Intanto cresce la rinuncia alle cure: nel 2024 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami, il 9,9% della popolazione contro il 7,6% del 2023. 4 milioni hanno indicato i tempi d’attesa e 3,1 milioni i motivi economici. Per Gimbe non basta mettere più soldi: servono r
iforme coerenti e una «traiettoria pluriennale di finanziamento». Propone un piano e indica una priorità: il personale. «I professionisti o non vogliono entrare nel servizio pubblico, oppure se ne vanno via». Senza attrattività, le riforme rischiano di fallire. ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: Uno dei problemi più urgenti si sta dimostrando quello dell’assistenza di prossimità   La situazione in Italia è un «paziente cronico», per usare la definizione di Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe   E sei presidenti di Regione chiedono al governo di stanziare sei miliardi per coprire i tagli “invisibili”  Image:Nella nostra regione aumenta il ricorso a personale esterno, in crescita i contratti di fornitura tra il 2024 e il 2025 -tit_org- Toscana Pochi medici di famiglia   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Rilievo giusto del governo all'Ue sull'inflazione ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801777205946.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"TRIBUNA DI TREVISO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’allarme di Gimbe: «Tagliati 18,8 miliardi all Rilievo giusto del governo all’Ue sull’inflazione   Il commento di Francesco Morosini  I  un report sulle cure: l sistema politico italiano è entrato nel vivo 5.8 milioni gli italiani della sessione di bilanche hanno rinunciato cio. Infatti, il Consiglio dei Ministri ha approvaa sottoporsi alle visite to il Documento programmatico di finanza pubROMA(DPFP), decisivo per la blica determinazione dell’assetto Le cifre della finanza pubblica. Infatti, è la premessa su cui inquaIl Servizio sanitario nazionale drare, essendone il presuppocontinua a soffrire e, con esso, sto, il successivo Documento si incrina il diritto alla salute programmatico di bilancio dei cittadini.  crescita nomi(DPB), poi daLa inviare a BruxelnaleScopo del fondo sanitario degli les.  del DPFP è di massiultimi anni nasconde infatti mizzare il coordinamento tra  porto al Prodotto interno lorle finanze pubbliche degli Stado.  Intanto, mentre medici ti dell’Unione europea (UE). e infermieri scappano ha dalsostipubConseguentemente, blico, cittadini sempre tuito lai precedente Nota dipiù spesso rinunciano alle cure e aggiornamento di economia quando ricorrono a e finanzapossono (NADEF).  fondi sanitari assicurazioni A differenza diequesta, prioriprivate.  È questo il ritratto deltariamente centrata sulla vigila sanità pubblica che emerge lanza di deficit e debito, il DPdal 9° Rapporto Servizio SaFP lega assiemesul finanza pubnitario Nazionalemacroecorealizzato blica e situazione da Fondazione Gimbe e per prenomica.  In ragione di ciò, sentato ieri. la traiettoria esso è decisiva Idella numeri Gimbe spesaillustrati pubblicada primaria mostrano che nel periodo netta (cioè escluse le voci, co2023-2026 il Fondo me gli interessi, fuorisanitario dal connazionale è aumentato discel17,5 trollo del governo).  È una  miliardi nel 2026.  Se però il fita la cui ratio è squisitamente nanziamento è rapportato alla politica.  ricchezza prodotta dal Paese D’altronde, l’essere in un’unilo cambia:l’Euroanel 2022 il cascenario area monetaria, Fondo sanitario rappresentarea, richiede disciplina fiscava del la Piltenuta mentre negli le. il In6,27% cambio, anni successivi la quota si è dell’euro tutela dalla crescita mantenuta alprime 6%. e dei prezzi diintorno materie Il risultato all'appello derivati.  Ma èla che politica, specie mancano perha la se entra in18,8 annomiliardi elettorale, sanità.  «È il fenomeno dei “tapure altre necessità.  Inoltre, gli invisibili”: non tagliinnomiil ribollire delle piazze Eunali, risorseattraversare inferiori rispetropama potrebbe i to a quelle che il Ssnè avrebbe confini.  Il quesito se tra le ricevuto mantenendo invariato pieghe del DPFP possano rinil rapportorisorse Fsn/Pil del 2022», tracciarsi aggiuntive.  dice il presidente del In fondo, il raccordo traGimbe denaso trend, che potrebbe sociacreare ro pubblico e consenso uno di 32,3 miliardi tra le è ilscarto mestiere della politica.  il fabbisogno della e le riUna possibilità di sanità maggior sorse Senza spesadisponibili.  la offre il DPFP coninterla venti del di governo, toccherà clausola flessibilità (NEC,alle Regioni colmare il gap e queacronimo di National Escape ste potrebbero rivalersi suiStacitClause).  Questa offre agli tadini le imposte ti parteaumentando dell’UE lo spazio o tagliando servizi, avverte dell’1,5% deliPIL per increGimbe.  Dal canto i cittadimentare spese in loro, ambito enerni già da anni pagano le diffigetico e difesa (questa comcoltà servizio sanitario.  prendedel la tutela di infrastrutNel su un totale di 190,1 ture2025, civili strategiche).  Nondimiliardi di euro di spesa sanimeno il governo è intenzionataria in Italia, 42,4 miliardi soto a ricorrervi parzialmente.  no statiperché, propriosebbene a loro carico.  Anche siano Non stupisce allora che lo scorrisorse scorporabili dalla traiettoria della spesa netta, sono debiti. Ora onerosi nei mercati internazionali.  Neppure va dimenticato che l’Italia è tuttora in procedura per disavanzo eccessivo. L’argomento, almeno potenzialmente, consente al Ministro dell’
Economia di tenere la barra dinnanzi alla domanda di spesa elettorale. D’altra parte è suo compito garantire l’affidabilità creditoria del Paese presso i mercati finanziari.  Ne consegue che, a parte ciò Dalla Fondazione Gimbe che consente la NEC, per il arriva (iStock) resto ill’allare DPFP sanità offre poco.  In  a sanità» sostanza, il piatto è scarno.  Così molte promesse politiche, quali agevolazioni fiscali, rischiano d’essere di mariso anno sia cresciuta del 10,1% naio.  la spesa fondi C’è peròintermediata una richiestada corretsanitari e assicurazioni.  ta del governo a Bruxelles.L'altra faccia dellache medaglia è la riPerché rileva l’inflazione nuncia a visite edgonfiare, esami, un fefutura potrebbe sennomeno che nel 2024 ha tocca2a sue responsabilità, voci di to 5,8 milioni di italiani.  spesa (pensioni, ad esempio) «L'analisi è molto chiara:ilè un che potrebbero sfondare taglio silenzioso, una tassa Metetto di spesa, viceversa calcoloni che finiscono per pagare lato sull’inflazione oggi stima-i cittadini di tasca propria quanta. Se accolta, aprirebbe mardo andare curarsi», ginidevono d’azione in più aall’esecuha detto lafacile segretaria deltrattePartitivo.  Che, ipotesi, to Democratico, Ellymargine Schlein, rà per ogni possibile che ha sottolineato laspepriodi spesa aggiuntivo.che Ma, rità del «è portare la spesa cie in unPd modo tempestoso, il sanitaria alla media europea DPFP, sebbene arcigno, ha del 7% alternative.  del Pil».  poche © RIPRODUZIONE RIPRODUZIONERISERVATA RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Il commento di Francesco Morosini  Highlight:   Image: -tit_org- Rilievo giusto del governo all'Ue sull'inflazione   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità, Gimbe «In tré anni tagli invisibili per 18 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803109906949.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"TRIBUNA DI TREVISO" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 07:17:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, Gimbe «In tre anni tagli invisibili per 18 miliardi»  Anche se nominalmente è cresciuto, dal 2023 al 2026 il Fondo sanitario ha perso quasi 19 miliardi di euro per via della contrazione della quota di finanziamento in rapporto al Pil. Si prevede che per il prossimo triennio saranno necessari 32 miliardi aggiuntivi per finanziare la sanità senza gravare sui cittadini. Sono alcuni dei dati del Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe e presentato ieri alla Camera dei deputati. Per quanto riguarda la fotografia del Veneto, l’aspettativa di vita è di 84,4 anni (media Italia 83,7) e il numero di medici ogni mille abitanti è di 1,62, inferiore alla media nazionale (1,84).  Nel 2025 il valore dei contratti a “gettonisti” è stato di 8,3 milioni di euro.  Nel 2024 la spesa sanitaria pro capite trasmessa al sistema sanitario per la dichiarazione dei redditi è pari a 903 euro (media Italia 787 euro). Secondo Gimbe il Veneto si posiziona prima tra le regioni per stato di attuazione dei Lea (Livelli essenziali di assistenza).  Nel 2024 il 7,9% dei cittadini – oltre 383 mila persone - ha dichiarato di aver rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie (media Italia 9,9%) con un + 0,5 punti percentuali rispetto al 2023.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanità, Gimbe «In tré anni tagli invisibili per 18 miliardi»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Livelli essenziali di assistenza, l'Isola recupera ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100801777305947.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"UNIONE SARDA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[36 2  30  Il Rapporto. Gimbe. «Spesa pubblica diminuita». Medici, sì al nuovo contratto  Livelli essenziali di assistenza, l’Isola recupera  La Sardegna recupera sui Lea (i livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni che il Servizio sanitario eroga gratuitamente o dietro pagamento del ticket), ottiene un punteggio complessivo di 212 (il massimo è 300), si posiziona al 15° posto tra le regioni e risulta «adempiente» nelle tre aree: prevenzione (13° posto), distrettuale (17°) e ospedaliera (18°).Sono alcuni dei dati che emergono nel nono Rapporto della Fondazione Gimbe.  Altre informazioni riguardano la spesa sanitaria out-of-pocket pro-capite (596  euro, contro la media nazionale di 787 euro); il costo dei contratti sostenuti per i “gettonisti” nel 2025 (209,6 milioni); la rinuncia alle prestazioni sanitarie (il 17,2% dei cittadini, 270mila persone, la media italiana è del 9,9%); la mobilità sanitaria (con un saldo negativo di quasi 102 milioni).  Il dato In generale, nella sua analisi annuale Gimbe denuncia l’assottigliamento della spesa pubblica per la salute in rapporto al Pil, mentre medici e infermieri scappano dal pubblico. I numeri mostrano che nel periodo 2023-2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il Fondo  sanitario rappresentava il 6,27% del Pil mentre negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%. Il risultato è che all'appello mancano 18,8 miliardi per la sanità.  «È il fenomeno dei “tagli invisibili”: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022», dice il presidente Nino Cartabellotta. «Per il prossimo triennio è previsto lo stesso trend, che potrebbe creare uno scarto di 32,3 miliardi tra il fabbisogno della sanità e le risorse disponibili. Senza interventi del Governo, toccherà alle Regioni colmare il gap e queste potrebbero rivalersi sui cittadini aumentando le imposte o tagliando i servizi».  Sul fronte del personale, la riduzione della quota destinata agli stipendi sul totale della spesa sanitaria ha sottratto ai  professionisti 36,8 miliardi dal 2012 a oggi, contribuendo a un calo dell’attrattività: oggi circa 1 medico su 4 e 1 infermiere su 5 lavorano fuori dal servizio sanitario pubblico.  La svolta Intanto arriva il via libera al nuovo contratto per i medici.  Previsto un aumento delle retribuzioni fino a 560 euro al mese, a partire dal 2027. Ma non solo. In arrivo anche più tutele sul posto di lavoro contro le aggressioni, permessi per gravi patologie e regole per l’utilizzo dell’AI.   RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Livelli essenziali di assistenza, l'Isola recupera   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Stipendi, sanità, pensioni, crescita: le vere cifre smontano le balle che crescono nel campo largo = Crescono i fondi per la sanità, la sinistra (che li tagliò) si lamenta ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802161401592.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100802161401592.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"VERITÀ" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Potere d'acquisto risalito dal 2023, aumenti record agli statali, ospedali tagliati dal Pd La Fondazione Gimbe: «17,5 miliardi in più in tre anni, però l'incremento è inferiore a quello del Pil» L'opposizione si appiglia a quest'ultimo dato e contesta alla Meloni di aver «affossato» il sistema</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 03:50:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Stipendi, sanità, pensioni, crescita: le vere cifr smontano le balle che crescono nel campo largì   Potere d'acquisto risalito dal 2023, aumenti record agli statali, ospedali tagliati dal F   di LAURA DELLA PASQUA, TOBIA DE STEFANO e NINO SUNSERI   • Non c'è talk tv dove gli esponenti della sinistra, giornalisti compresi, dicano che i salari sono bassi, che le tasse   sono salite, che non ci sono soldi per la sanità. Ma è veramente così? No. Il Gimbe parla di tagli ombra alla spesa sanitaria in realtà sono stati i governi Pd a sforbiciarla. I salari non hanno recuperato il potere d'acquisto del   ma la risalita è avvenuta con que   sto esecutivo che ha stanziato cifre record agli statali. Più pressione fiscale? Ufficialmente si, in realtà il governo ha ridotto l'Irpef di 43 miliardi.   alle pagine 2 e 3   Crescono i fondi per la sanità, la sinistra (che li tagliò) si lament   La Fondazione Gimbe: «17,5 miliardi in più in tré anni, però l'incremento è inferiore a quello del Pii» L'opposizione si appiglia a quest'ultimo dato e contesta alla Meloni di aver «affossato» il sistema   di LAURA DELLA PASQUA   • La reazione della sinistra non si è fatta attendere. Per una opposizione «in cerca d'autore» che non ha ancora un programma elettorale, i dati della Fondazione Gimbe offrono un inaspettato assist. Tant'è che Avs e Pd sono stati i primi a cavalcarli in quanto, commentano in coro, «confermano che il governo Meloni ha affossato il sistema sanitario pubblico». Difficile poterli contraddire se si legge il report come una fotografìa dell'attualità e ci si sofferma sulla considerazione   fornita da Gimbe che la spesa sanitaria cresce ma meno del Pii. L'analisi cambia se si guarda a come si è arrivati a questo punto, al decennio in cui a Palazzo Chigi si sono alternati governi di sinistra, e si vanno a prendere i precedenti report della Fondazione guidata da Nino Cartabellotta, che a Monti, Letta, Renzi e Gentiloni le suonò di santa ragione al punto da pronosticare «un disastro» a fronte di tagli «per 37 miliardi in dieci anni, senza un disegno poli   tico».   Analisi di un passato recente destinate ad essere soffocate dal frastuono della grancassa che già si è scatenata. Come pure ci si dimentica che tra il 2007 e il 2017   sono stati chiusi 200 ospedali, tagliati 45.000 posti letto e ridotto di lo.ooo unità il personale medico tra ospedalieri e convenzionati e di ll.ooo quello infermieristico (dati dell'Annuario del ministero della Salute).   Ma andiamo con ordine.   Ecco cosa dice il 9° Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale presentato ieri alla Camera. Tra il 2023 e il 2026 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi, passando da 125,4 del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese si ha che nel 2022 il Fsn rappresentava il 6,27% del Pii: negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l'eccezione del 6,14% del 2026. Se nel periodo 20232026 il rapporto Fsn/Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi in più. Cartabellotta parla di «tagli invisibili», ovvero «non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil».   C'è un altro dato: dal 2010 al 2026 il Fsn nominale è cresciuto di 37,5 miliardi ma, al   netto dell'inflazione Istat, nel 2026 il finanziamento è sostanzialmente tornato ai livelli del 2010. Lo studio prevede un futuro da lacrime e sangue. «Nel triennio 20272029 si amplia ulteriormente la forbice tra previsioni di spesa ed entità del Fondo sanitario nazionale (Fsn): 7,6 miliardi nel 2027, io,? miliardi nel 2028 e 14 miliardi nel 2029, per un divario cumulativo di 32,3 miliardi». Cartabellotta sintetizza così lo scenario; «Oggi chi può paga,   chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami». E sottolinea che il 10% degli italiani rinuncia alle cure per i tempi di attesa.   Parole che sono miele per le orecchie della sinistra. Però c'è ben poco da battere le mani. Basta andare al Ra
pporto Gimbe 2019 per leggere un altro scenario drammatico che questa volta si riferisce a governi del centrosinistra. «In io anni tagliati 37 miliardi. Senza un disegno politico sarà il disastro. Nel periodo 20102019», precisava Cartabellotta, «sono stati sottratti al Ssn circa 37 miliardi e l'incremento complessivo del fabbisogno sanitario nazionale è stato di 8,8 miliardi, con una media annua dello 0,9% insufficiente anche solo a pareggiare l'inflazione (+ 1,07%)». Nel report si sottolineava l'espansione incontrollata del secondo pilastro, ovvero la spesa privata. Quindi fa una cronistoria del defìnanziamento del servizio sanitario nell'arco di dieci anni. A partire dal 17 dicembre 2012 quando il ministro Balduzzi dichiara che nel periodo 2012-2015 la sommatoria di varie manovre finanziarie relative al periodo 2010-2012 avrebbe sottratto al Ssn una cifra prossima ai 25 miliardi, dato corretto al rialzo dalle Regioni che stimavano i tagli in circa 30 miliardi. Nel 2013 la Nota di Aggiornamento del Def (Nadef) 2013 riduce progressivamente la quota di Pii de   stinata alla sanità pubblica dal 7,1% al 6,7% e a dicembre dello stesso anno la legge di Stabilità 2014 riduce il finanziamento per la sanità di oltre i miliardo di euro: 540 milioni nel 2015 e 610 milioni nel 2016. Il 2 luglio 2015 la   Conferenza Stato Regioni raggiunge l'accordo sulla proposta di intesa per i tagli alla sanità: 2.352 milioni per il 2015 e il 2016. Il 4 agosto 2015, con il DI Enti locali il finanziamento del Ssn per gli anni 2015 e 2016 si riduce complessivamente di 6,79 miliardi rispetto a quanto previsto dal Patto per la salute. Il Def 2016 stima che nel triennio 2017-2019 il rapporto tra spesa sanitaria e Pii decrescerà annualmente dello 0,1%, attestandosi nel 2019 al 6,5%. Il Def 2017 prevede che il rapporto spesa sanitaria/Pii diminuirà dal 6,7% del 2017 al 6,4% nel 2019. Il 5 giugno 2017, il Dm «Rideterminazione del livello del fabbisogno sanitario nazionale» riduce il finanziamento pubblico del Ssn di 423 milioni per il 2017 e di 604 milioni per l'anno 2018 e successivi. La Nadef 2017 stima un'ulteriore riduzione del rapporto spesa sanitaria/Pii dal 6,6% del 2017 al 6,3% nel 2020. Infine la legge di Bilancio 2018 non prevede alcun incremento del Fsn che rimane fermo a 114.396 milioni.   @ É² PRODUZIONE RISERVATA   DUE FRONTI In alto, il presidente del Gimbe, Nino Cartabellotta Ilmagoeconomica], A sinistra, il ministro Schillaci ¡Ansa]   MINISTRO Paolo Zangrillo, 64 anni, è il titolare del dicastero della Pubblica amministrazione Ex manager di aziende private e pubbliche, è senatore di Forza Italia, alla sua seconda legislatura (la precedente da deputato) [Ansa]   -tit_org- Stipendi, sanità, pensioni, crescita: le vere cifre smontano le balle che crescono nel campo largo     Crescono i fondi per la sanità, la sinistra (che li tagliò) si lamenta   -sec_org-
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		<tp:writer>Laura Della Pasqua</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Formazione in Ecuador per trovare infermieri ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803131406156.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:27:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL PROGETTO  Formazione in Ecuador per trovare infermieri  «È  stato un percorso ricco di cambiamenti e nuove sfide, che mi ha richiesto capacità di adattamento e motivazione, ma anche un cammino di crescita personale e professionale», l’infermiera ecuadoriana Ivonne descrive così il programma che le ha permesso di arrivare in Italia e proseguire qui la sua carriera. Il modello che ha reso possibile l’inserimento di Ivonne, e di tanti altri operatori sanitari stranieri, non si limita alla selezione di infermieri competenti nel loro Paese, ma prende in carico l’intero iter di integrazione – dalla formazione linguistica gratuita fino al disbrigo delle pratiche per l’ottenimento delle deroghe regionali che consentono l’esercizio – permettendo ai professionisti di essere immediatamente pronti a lavorare e fornendo una risposta concreta alle lacune di personale nelle nostre strutture.  A spiegarci come funziona e da dove arriva l’idea è l’Ad di Openjobmetis, Rosario Rasizza, agenzia per il lavoro che si occupa di questo iter facendo da ponte tra le autorità dei diversi Paesi, oltre che tra gli infermieri e le strutture sanitarie in affanno per mancanza di perso- Selezione inferm nale. «Secondo la Federazione Nazionale degli Ordini del- Ivonne e Ya le Professioni Inferdue delle mieristiche, manca- professionis no all’appello 65mila grazie al pro infermieri solo nel di Openjo Ssn. In Italia c’è una media di 6,5 infermieri ogni mille abitanti, ben al di sotto della media Ocse che è più di 9. Inoltre, ogni anno perdiamo circa 3mila infermieri che emigrano. Basti pensare ai luoghi di confine. Un’infermiera di Varese va a lavorare a Chiasso che è esattamente a 15 chilometri e guadagna 3.200 euro anziché 1.600». Il progetto di Openjobmetis – Nurses International Recruitment – è nato proprio per rispondere a questo bisogno «e lo fa attraverso un contratto a tempo indeterminato e la messa a disposizione di un alloggio da parte delle strutture sanitarie, permettendo di programmare un futuro qui». In Ecuador, in particolare, sono stati selezionati 150 infermieri su 250 scrutinati. Una decina di loro è già operativa in Italia. Attraverso il programma International Recruitment, negli ultimi tre anni sono state selezionate, formate e inserite in Italia circa mille figure sanitarie. Circa l’85% degli infermieri inseriti nel triennio è donna, con un’età compresa tra i 25 e i 38 anni e un’esperienza professionale media di circa cinque anni. Oltre il 70% ha figli e più del 95% rimane in Italia anche dopo i primi due anni. Insomma, sono professionisti che scelgono di lasciare il proprio Paese per costruire in Italia un nuovo percorso professionale e, spesso, familiare. «Stiamo parlando di persone altamente specializzate, come per esempio le strumentiste per le sale operatorie, una professionalità estremamente ricercata».  Ivonne, che ora lavora in una casa di cura in Italia, è una di queste professioniste che nel suo Paese ha avuto «l’opportunità di lavorare in differenti ambiti sanitari» e «di crescere professionalmente, imparare e, soprattutto, confermare quanto amo la mia professione». Una passione che a un certo punto l’ha spinta a cercare opportunità per crescere ancora, anche se «lasciare il mio Paese, la mia famiglia e tutto ciò che conoscevo non è stato facile». Ma riconosce che grazie a questa opportunità, «oggi posso dire di stare bene, di imparare, crescere ancora».  Anche per Yanza, che ora lavora a Cagliari, gli anni in Ecuador sono stati molto importanti per la sua professione, ma «sentivo il desiderio di vivere una nuova esperienza, uscire dalla mieri in Ecuador mia zona di comfort e cercare nuove opportunità per il mio Yanza sono futuro». All’inizio, «è stato difficile, soprate ultime tutto adattarmi a un ste arrivate nuovo ambiente e rogramma per la lingua». Oggi, jobmetis però, «ogni giorno imparo cose nuove e mi sento sempre più sicura nel mio lavoro», a dimostrazione del fatto che, se si è accompagnati adeguatamente, la barriera linguistica può essere superata e tutti ne traggono beneficio.  «La particolarità del pro
gramma – fa notare infine l’Ad Rasizza – è che il nostro hub va direttamente nei Paesi con formazioni compatibili, come Ecuador, Perù, Tunisia, Brasile, Paraguay, India, El Salvador, Colombia e Argentina. E grazie alla nostra rete di oltre 160 filiali in Italia, riusciamo poi a coprire tutto il territorio nazionale e le richieste, che arrivano soprattutto dalla Lombardia, seguita da Piemonte e Sardegna». In un sistema in perenne affanno, un’esperienza come questa lascia intravedere, insomma, come l’immigrazione qualificata potrebbe smettere di essere una semplice misura d’emergenza per diventare un ponte strutturale tra le aspirazioni dei lavoratori stranieri e il diritto alla salute dei cittadini italiani.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: ELISA CAMPISI  Heading:   Highlight: Ivonne e Yanza sono due delle ultime professioniste arrivate a grazie al programma l di Openjobmetis a  Image:Selezione infermieri in Ecuador -tit_org- Formazione in Ecuador per trovare infermieri   -sec_org-
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		<tp:writer>ELISA CAMPISI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Dirigenti Ssn, aumenti da 500€ ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803132506155.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 26 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>E arretrati fino a 6 mila euro per oltre 13 7mila medici</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:27:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[All'Aran siglato il rinnovo del Ccnl Area Sanità 25/27. Nuove regole su carriere, ferie e tutele  Dirigenti Ssn, aumenti da 560€ E arretrati fino a 6 mila euro per oltre 137mila medici  DI ALBERTO MORO  ino a 560 euro lordi al mese per oltre 137mila dirigenti della sanità pubblica, con arretrati stimati fra 5mila e 6mila euro.  Il nuovo Ccnl 2025-2027 interviene anche sulle carriere, anticipando alcuni passaggi economici, equipara le ferie dei neoassunti a quelle degli altri dirigenti e rafforza le tutele per chi subisce aggressioni sul lavoro.  L’ipotesi di Ccnl dell’Area Sanità è stata sottoscritta ieri all’Aran al termine della trattativa con i sindacati. Per la prima volta il Ccnl viene chiuso durante il triennio al quale si riferisce ed è il terzo rinnovo sottoscritto nell’arco di tre anni.  Esprime soddisfazione il ministro per la Pa, Paolo Zangrillo: "Questo rinnovo, unito a quello precedente arrivato un anno fa, mette in tasca del personale medico incrementi mensili superiori a 1000 euro. Con questo accordo valorizziamo le professionalità e riconosciamo le responsabilità di chi contribuisce al funzionamento del Ssn”.  Sulla scia di Zangrillo anche Antonio Naddeo, presidente Aran: “Il valore dell’intesa va oltre la parte economica: introduciamo una riforma significativa del sistema degli incarichi, rafforziamo le tutele per chi subisce aggressioni e prevediamo nuovi strumenti a sostegno delle persone e della qualità del lavoro”.  La parte economica del nuovo accordo vale in media 393 euro lordi al mese per tredici menF  silità, ai quali si sommano circa 167 euro medi derivanti dalle risorse stanziate per legge. Sono inoltre previsti 362 milioni per la specificità medico-veterinaria, 8 milioni per la specificità sanitaria e 15 milioni per il pronto soccorso. Gli arretrati oscillano fra 5mila e 6mila euro, al netto dell’indennità di vacanza contrattuale già versata.  Un secondo capitolo riguarda le carriere. Ai passaggi economici già previsti a 5, 15 e 20 anni vengono aggiunte due nuove soglie al terzo e al decimo anno di anzianità. Si accorciano così gli intervalli fra i riconoscimenti retributivi, soprattutto nella prima parte del percorso professionale. Per i neoassunti l’incarico potrà inoltre essere attribuito fin dal primo mese di servizio, senza attendere la fine del periodo di prova. Il contratto chiarisce anche che tutti gli incarichi devono avere una componente variabile della retribuzione.  A cambiare è anche il regime delle ferie per chi entra nel Ssn.  Nei primi tre anni vengono riconosciuti due giorni in più, eliminando la differenza rispetto agli altri dirigenti. Durante le ferie viene inoltre corrisposta un’indennità che compensa i turni di guardia e il servizio in pronto soccorso non effettuati nel periodo di assenza. L’utilizzo delle ferie non comporterà quindi la perdita delle retribuzioni collegate a queste attività.  Sul fronte delle aggressioni il contratto rafforza le garanzie per i dirigenti coinvolti. Alle tutele già previste, fra cui il patrocinio legale a carico dell’azienda e il supporto psicologico, si aggiunge la possibilità di ricorrere alle ferie solidali per disporre di ulteriori periodi di assenza in seguito all’aggressione.  L’intesa dovrà ora completare le verifiche previste dall’iter contrattuale. L’entrata in vigore è attesa all’inizio del 2027, con l’erogazione degli aumenti e degli arretrati.  Le reazioni dei sindacati «È un passo avanti importante per rendere più attrattive le professioni della dirigenza», afferma Giulio Argalia, coordinatore nazionale Fassid, che sottolinea lo «storico allineamento dei rinnovi ai periodi contrattuali di riferimento». Positivo anche il giudizio sulla parte economica. «Considerando tutte le voci, gli aumenti raggiungono circa 560 euro grazie agli ultimi tre contratti firmati tra il 2024 e il 2026. In pratica, un incremento di circa il 20% delle retribuzioni».  Per Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, si tratta di «una firma responsabile, che porta risultati tangibili a migliaia di professionisti che ogni giorno, tra
 carenze di organico e carichi di lavoro insostenibili, garantiscono il diritto alla salute dei cittadini».  «Abbiamo sottoscritto un ottimo contratto, che dà risposte sul piano economico ma soprattutto su quello normativo, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro e, di conseguenza, la qualità delle cure», afferma Federico Bozzanca, segretario generale Fp Cgil.  ---End text---  Author: ALBERTO Moro  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Dirigenti Ssn, aumenti da 500€   -sec_org-
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		<tp:writer>Alberto Moro</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, scudo penale a regime. La carenza di personale può attenuare le responsabilità = Sanità, scudo penale a regime ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803131506157.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 28 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 08 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Anche la carenza di personale attenua le responsabilità</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:27:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, scudo penale a regime. La carenza di personale può attenuare le responsabilità   Ok in commissione alla riforma delle professioni sanitarie. Testo atteso in Aula lunedì  Sanità, scudo penale a regime Anche la carenza di personale attenua le responsabilità  La carenza di personale come «scudo» per le professioni sanitarie.  Nell’accertamento della colpa dell’operatore si dovrà tener conto «anche della scarsità delle risorse umane e materiali disponibili nonché delle eventuali carenze organizzative». Inoltre, il professionista che si atterrà alle linee guida o alle buone pratiche sarà punibile solo per colpa grave. Uno «scudo» che non sarà più a tempo, ma che diventa strutturale. È quanto previsto dal ddl delega per la riforma delle professioni sanitarie: Il testo è atteso in Aula alla Camera lunedì prossimo per la discussione generale in prima lettura, ieri la commissione affari sociali ha approvato il mandato al relatore.   Damiani pag. 28    a carenza di personale come «scudo» per le professioni sanitarie.  Nell’accertamento della colpa dell’operatore si dovrà tener conto «anche della scarsità delle risorse umane e materiali disponibili nonché delle eventuali carenze organizzative». Inoltre, il professionista che si atterrà alle linee guida o alle buone pratiche sarà punibile solo per colpa grave. Uno «scudo» che non sarà più a tempo, ma che diventa strutturale.  È quanto previsto dal ddl delega per la riforma delle professioni sanitarie; il testo è atteso in Aula alla Camera lunedì prossimo per la discussione generale in prima lettura, dopo che ieri la commissione affari sociali di Montecitorio ha approvato il mandato al relatore.  «Diamo risposte concrete alle principali criticità che interessano oggi le professioni sanitarie: divari territoriali, carenze di personale e strutturali, sicurezza sul lavoro, burnout e difL  ferenze di genere», il commento della relatrice in commissione, Marta Schifone (Fdi). Il governo avrà sei mesi di tempo dall’entrata in vigore per pubblicare i decreti attuativi, anche se alcune norme – come quella sulla responsabilità professionale – entreranno in vigore da subito.  Il tutto, però, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.  Covid. Tra i punti più discussi c’è il nuovo articolo 7-bis, introMarta dotto in commissione e relativo ai sanitari radiati durante la pandemia. La norma aveva rallentato l’iter del provvedimento in estate, ma è rimasta nel testo.  Viene prevista una finestra di  sessanta giorni entro la quale il sanitario radiato per fatti non dolosi commessi durante la pandemia – tra cui, in teoria, condotte legate alla diffusione di posizioni antiscientifiche sui vaccini – potrà chiedere la reiscrizione all’Albo. In caso di condanna penale sarà necessaria la riabilitazione.  Personale sanitario. La delega si articola in quattro filoni. Il primo riguarda il personale sanitario: previste misuhifone re sul lavoro flessibile dei medici specializzandi, incentivi alla permanenza nelle aree disagiate, semplificazione degli adempimenti amministrativi e sicurezza degli operatori. Saranno introdotti «riconoscimenti professionali» per trattenere il personale in servizio e dovrà essere ridefinita la programmazione del fabbisogno di medici in formazione specialistica e degli altri professionisti. Stretta sui titoli esteri: serviranno l’iscrizione in un elenco speciale dell’Ordine e la verifica delle conoscenze linguistiche. Previsto infine il riordino delle specializzazioni degli psicologi.  Competenze e IA. Il secondo filone riguarda le competenze professionali, che dovranno essere «attualizzate rispetto all’evoluzione dei fabbisogni».  Sarà istituito anche un sistema nazionale di certificazione delle competenze. Sul fronte dell’IA, la delega punta a definire una strategia per la gestione dell’uso dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario.  Formazione specialistica. L’articolo 5 individua alcuni ambiti da valorizzare. Per la medicina generale sarà ridefinito il percorso formativo. Saranno ampliate le possibilità di accesso agli impieghi del Ssn  per chimici e
 biologi, mentre per gli odontoiatri si punta a sviluppare competenze specialistiche a supporto dell’attività forense.  Ordini. Il quarto filone riguarda gli Ordini professionali, con correttivi sulla durata dei mandati degli organi e misure per valorizzarne la funzione sussidiaria.  Scudo penale. L’articolo 7 interviene infine sulla responsabilità professionale. Lo «scudo penale» è oggi in vigore fino al 31 dicembre 2026; la riforma, con alcune modifiche, punta a renderlo strutturale. In sostanza, l’operatore che si atterrà a linee guida o buone pratiche adeguate al caso concreto sarà punibile solo per colpa grave. Viene in soccorso, come detto, anche la carenza di personale, visto che sarà uno degli elementi da prendere in considerazione per valutare la colpa. In questo caso, non si tratta di criteri per la delega; queste misure entreranno in vigore con l’approvazione definitiva del testo.  ---End text---  Author: MICHELE DAMIANI  Heading:   Highlight:   Image:Marta Schifone -tit_org- Sanità, scudo penale a regime. La carenza di personale può attenuare le responsabilità  Sanità, scudo penale a regime   -sec_org-
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		<tp:writer>Michele Damiani</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[L'informazione cura Nasce Sae Salute = L'informazione che cura Nasce Sae Salute il portale contro le fake news ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803131606162.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/08/2026100803131606162.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"STAMPA" </b>  del 08 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 06:27:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[il portale  L’informazione cura Nasce Sae Salute   Contributi da medici e biologi, coinvolte anche le società scientifiche  L’informazione che cura Nasce Sae Salute il portale contro le fake news  N  asce Sae Salute, ecosistema informativo del Gruppo Sae dedicato a salute, prevenzione, cura, benessere, ricerca e innovazione. – PAGINA 17  L’INIZIATIVA  FRANCESCA FERRI  L  a salute è il bene più prezioso. E imparare a prendersene cura è il primo passo per stare bene. Per farlo, però, si deve poter contare su informazioni chiare, precise e affidabili.  Mai prima d’ora le notizie sulla salute sono state così abbondanti. Ma tra social, motori di ricerca, trend, testimonianze personali e passaparola, le informazioni imprecise si moltiplicano, le spiegazioni sono spesso contraddittorie, le opinioni si travestono da fatti. La disinformazione è sempre in agguato. E, quando si parla di salute, una notizia sbagliata o mal compresa può tradursi in un danno.  Avere un punto di riferimento autorevole e chiaro diventa fondamentale. Un’informazione affidabile è il primo passo per la cura.  Ecosistema informativo Da questa esigenza nasce Sae Salute, il nuovo ecosistema informativo del Gruppo Sae dedicato a salute, prevenzione, cura, benessere, ricerca e innovazione, nato dalla collaborazione del Gruppo Sae con Michele Raspone, manager nel settore sanità dall’esperienza pluridecennale. Sae Salute è un hub che include un quotidiano digitale, www.saesalute.it, un inserto cartaceo mensile, i canali social e un calendario di eventi e forum che raggiungono i lettori e le lettrici nelle loro città durante tutto l’anno. Un sistema multicanale che parla alle persone, e le ascolta, con l’obiettivo di aiutarle a comprendere i temi sanitari attraverso informazioni accessibili, verificate e scientificamente fondate.  Il quotidiano digitale Il quotidiano digitale debutta ufficialmente oggi. Il principio guida è l’Evidence Based Medicine, la medicina basata sulle evidenze. Alla fine di ogni articolo è infatti presente la bibliografia di riferimento.  La redazione riunisce giornalisti, medici, biologi, e coinvolge esperti, ricercatori, istituzioni e società scientifiche, tra cui l’Istituto Superiore di Sanità, il Cnr Ageing, l’International Menopause Society, la Società italiana di scienze dell’alimentazione.  Articoli, video e interviste  toccano tanti temi: fake news, alimentazione, cuore e metabolismo, longevità, malattie croniche, salute della donna, prevenzione, oncologia, malattie rare e medicina del futuro, attraverso notizie, interviste, dossier, guide. In Sae Salute trova spazio anche l’inserto Sani & Belli, a cura di Angelica Amodei, che i lettori già conoscono nella sua versione cartacea.  Un portale a tutto tondo, insomma, che si rivolge a comunità di lettori diverse per territori e interessi.  Lo si trova all’indirizzo www.saesalute.it oppure con un semplice clic dalle edizioni on line di tutte le testate del gruppo editoriale: La  Stampa, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio Emilia, La Nuova Ferrara, La Provincia Pavese, Il Tirreno, Abruzzo Daily, ErasMAG e Mamme Magazine.  Contenuti in lingua inglese saranno presenti anche su La Stampa USA.  Social ed eventi Il progetto vive anche sui social, Facebook, Instagram, LinkedIn e YouTube, e attraverso video, podcast e guide scaricabili. Una parte importante di Sae Salute è, inoltre, rappresentata dagli eventi e dai forum che, nell’arco di tutto l’anno, raggiungono diverse città italiane e mettono a confronto istituzioni, mondo scientifico, professionisti della salute, aziende ed esperti.  «Il portale Sae Salute è per noi un investimento molto importante, che abbiamo fatto perché crediamo che l’informazione sulla salute sia fondamentale per i cittadini, per i nostri lettori, per tutti gli stakeholder e gli operatori del settore» dichiara Alberto Leonardis, presidente e amministratore delegato del Gruppo Sae. «È importante prosegue Leonardis - conoscere meglio tutti gli aspetti che riguardano la salute e il sociale. Credo perciò che questa nostra operazione editoriale
 dia soddisfazione a tutti coloro che chiedevano delle informazioni in più sul settore. Questo tipo di operazione va inoltre a completare l’offerta editoriale del Gruppo Sae, che sta sviluppando sempre di più i cosiddetti verticali, cioè giornali che informeranno in modo specialistico, e faranno approfondimento, su vari settori: sanitario, economico, agroalimentare». —  ---End text---  Author: FRANCESCA FERRI  Heading:   Highlight:   Image:Home page Il quotidiano digitale Sae Salute debutta all’indirizzo www.saesalu te.it raggiungibile anche dalle edizioni online delle testate del gruppo  “  Alberto Leonardis presidente e ad Gruppo Sae  Il portale Sae Salute è un investimento importante per noi L’informazione sulla salute è fondamentale per cittadini e lettori -tit_org- L'informazione cura Nasce Sae Salute  L'informazione che cura Nasce Sae Salute il portale contro le fake news   -sec_org-
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		<tp:writer>Francesca Ferri</tp:writer>
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