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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Intervista - Sanità ligure, i numeri migliorano. Ma gli infermieri non si moltiplicano ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401827805444.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 37 di <b>"ANCORA" </b>  del 04 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 09:33:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità ligure, i numeri migliorano. Ma gli infermieri non si moltiplicano  Savona. La sanità ligure migliora sulla carta. E questa volta non è soltanto un giudizio politico: il monitoraggio 2024 della Fondazione Gimbe assegna alla Liguria 250 punti, contro i 219 dell’anno precedente. Un balzo di 31 punti che colloca la nostra Regione tra quelle che hanno fatto registrare i progressi più significativi e le consente di raggiungere la soglia di adempienza del nuovo Sistema di garanzia dei Livelli essenziali di assistenza.  Un risultato che il presidente Marco Bucci e l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò hanno definito importante, sottolineando il miglioramento della prevenzione, dell’assistenza territoriale e della rete ospedaliera.  Fin qui, dunque, una buona notizia. Ma la sanità è fatta anche di persone, non soltanto di indicatori. Ed è proprio qui che si apre una questione destinata a far discutere.   Nicolò ha infatti rilanciato l’idea dell’“infermiere di condominio”: utilizzare, nei grandi palazzi abitati da molti anziani, spazi inutilizzati come le vecchie portinerie per creare piccoli punti di assistenza. Infermieri di famiglia e di comunità potrebbero così effettuare medicazioni, prelievi, sostituzioni di cateteri e altre prestazioni senza costringere le persone più fragili a spostarsi.  Un’idea che risponde perfettamente alla logica della sanità di prossimità. Ma che porta con sé una domanda inevitabile: gli infermieri ci sono? Perché nel frattempo devono funzionare gli ospedali, gli ambulatori, l’assistenza domiciliare, le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e le Centrali operative territoriali. E proprio la Regione ha riconosciuto la necessità di ulteriori risorse di personale, anche per effetto del turnover.  Il problema, quindi, non è decidere se sia utile portare l’assistenza più vicino alle persone. In una regione anziana come la Liguria, con  territori spesso difficili da raggiungere, è una prospettiva certamente coerente con l’evoluzione della sanità.  Il punto è come farlo senza sottrarre personale ai servizi che già esistono.  Le due notizie, apparentemente contraddittorie, possono allora essere lette insieme. La Liguria può migliorare sensibilmente nei Lea e, contemporaneamente, avere ancora problemi di personale, liste d’attesa e accessibilità alle prestazioni. I Lea misurano infatti il rispetto di determinati standard di assistenza: non raccontano necessariamente tutta l’esperienza quotidiana del cittadino.  Ed è proprio la Fondazione Gimbe a ricordare che nel 2024 milioni di italiani hanno rinunciato almeno una volta a una visita o a un accertamento sanitario di cui avevano bisogno.  Il salto di qualità sarà dunque trasformare i buoni numeri in servizi concretamente percepiti dai cittadini.  L’infermiere di condominio potrebbe essere un tassello interessante di questa trasformazione. Ma prima di decidere dove mettere la nuova insegna, sarebbe forse prudente fare un conto molto semplice: quanti infermieri abbiamo, quanti ne servono per far funzionare bene i servizi attuali e quanti ne occorreranno per quelli nuovi? Perché nella sanità del futuro potranno esserci infermieri di famiglia, di comunità e anche di condominio.  Una cosa, però, non cambierà: gli infermieri non si possono moltiplicare sulla carta.  SDV  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: La Liguria sale nei Lea e torna tra le Regioni adempienti Intanto la Regione pensa all’infermiere di condominio: un’idea interessante, purché il personale ci sia  Image: -tit_org- Intervista - Sanità ligure, i numeri migliorano. Ma gli infermieri non si moltiplicano   -sec_org-
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		<title><![CDATA[E Medici in fuga dagli ospedali «Frenate la deriva» = Medici in fuga dagli ospedali Le dimissioni quadruplicate ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402099700103.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"CORRIERE ADRIATICO ANCONA E PROVINCIA" </b>  del 04 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Giovanni De Franceschi alle pagine 2 e 3 In 10 anni sono passate da 33 a 139, Anaao-Assomed: «Fermate questa deriva»</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 02:55:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="62381" Sales="3850" Printing="3113" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402099700103.PDF"><![CDATA[CORRIERE ADRIATICO ANCONA E PROVINCIA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[MARCHE  Medici in fuga dagli ospedali «Frenate la deriva» Giovanni De Franceschi alle pagine 2 e 3   Medici in fuga dagli ospedali Le dimissioni quadruplicate In 10 anni sono passate da 33 a 139, Anaao-Assomed: «Fermate questa deriva»   LE SPINE DELLA SANITÀ  ANCONA Stipendi più bassi della media  Ue, condizioni di lavoro al limite e mettiamoci anche le sempre più frequenti aggressioni in corsia. Questa è la cornice. Il quadro? La grande fuga, come la copertina del film con Steve McQueen. Sono dati impressionanti quelli relativi alle dimissioni dei medici specialistici dal Servizio sanitario nazionale. Secondo il rapporto “Radiografia della sanità pubblica 2015-2025” del Centro studi del sindacato Anaao Assomed nel 2015 nelle Marche c’erano state appena 33 dimissioni volontarie. L’anno scorso si è arrivati a 139 (il 4,6% del totale in servizio), quattro volte tanto. In percentuale parliamo di un +321%. A fronte di questo i pensionamento sono stati la metà, 76. Anche se va detto che il picco di pensionamenti nel decennio c’è stato nel 2019: 197 (6,6%).   Gli stipendi Chi se ne va sceglie un Paese estero, dove le condizioni economiche sono migliori. Basti pensare che - secondo l’ultimo report Gimbe del 2025 su dati Ocse - a parità di potere di acquisto il valore per l’Italia è di 117.954 dollari, un dato nettamente inferiore sia alla media Ocse (131.455 dollari) sia alla media Eu (123.555 dollari). L’Italia, praticamente si colloca su livelli simili alla Francia (115.323 dollari), ma resta molto distante da altri paesi europei come l’Olanda ( 228.482) e la Germania (207.049). Oppure, ancora di più, sceglie il privato dove gli stipendi possono anche raddoppiare o triplicare rispetto a quanto percepito nel pubblico. A questa grande fuga, si somma  poi il tema delle assunzioni. «Quelle a tempo indeterminato si sono ridotte di più della metà mentre sono cresciute quelle a tempo determinato e ciò crea instabilità negli organici - spiega Anaao Assomed - Nel dettaglio le assunzioni a tempo indeterminato sono passate dalle 130 del 2015 al picco di 527 nel 2021, per scendere a 198 nel 2025. Le assunzioni a tempo determinato, dopo il massimo di 381 nel 2018, sono state 200 nel 2024». Un dato positivo? Il ringiovanimento degli organici. L’età media è scesa di 2 anni tra le  donne, da 49 a 47 anni; e di 3 anni tra gli uomini, da 54 a 51 anni. «I numeri delle Marche ci dicono che il problema non è soltanto quanti medici entrano nel sistema, ma soprattutto quanti decidono di restarci – commenta Fabiana Faiella, segretario di Anaao Assomed Marche – Il fatto che nel 2025 le dimissioni volontarie siano quasi il doppio dei pensionamenti deve interrogare seriamente la politica regionale ed indurre ad ascoltare con maggiore attenzione le proposte dei medici per frenare questa deriva che penalizza soprattutto i pazienti.  Dietro questi numeri ci sono professionisti che chiedono condizioni di lavoro sostenibili, sicurezza, riconoscimento economico e professionale e maggiore equilibrio tra tempi di vita e di lavoro». Il sindacato chiede anche di verificare l’effetto del decreto Calabria, cioè la norma che permette agli specializzandi del secondo anno di partecipare ai concorsi per dirigenti medici del Servizio sanitario pubblico. «L’applicazione a livello nazionale – insiste Faiella - ci dice che quasi 10.000 medici sono entrati dal 2019, fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato. Sarebbe utile avere dalla Regione i dati relativi all’applicazione del Decreto Calabria nelle Marche per renderli pubblici». In definitiva, per Anaao Assomed è necessario intervenire con un piano straordinario per il  personale sanitario, superando il tetto di spesa per le assunzioni, rendendo strutturale il percorso di ingresso dei giovani medici, garantendo retribuzioni più competitive, maggiore sicurezza negli ospedali e strumenti concreti di welfare. «Difendere il servizio sanitario pubblico significa prima di tutto investire sulle persone che lo fanno funzionare ogni giorno», conclude la segretaria regionale del sindacato.  Giovanni De Franceschi © 
RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Giovanni De Franceschi  Heading: LE SPINE DELLA SANITÀ  Highlight: IL SINDACATO INCALZA «CHIEDONO CONDIZIONI DI LAVORO PIÙ SOSTENIBILI»   GLI STIPENDI SONO PIÙ BASSI DELLA MEDIA UE E DI QUELLA OCSE  Image:Stipendi bassi, condizioni di lavoro al limite tra le cause della grande fuga DODICIPUNTI  Il trend in picchiata* 139  *Dati Anaao-Assomed  L’età media  Le dimissioni volontarie (+321% sul 2015)  76  47  51  Donne (-2 dal 2015)  Uomini (-3 dal 2015) **In dollari a parità di potere d'acquisto Report Gimbe 2025 su dati Ocse  I pensionamenti (Il 54% delle dimissioni)  Gli stipendi**  198  Germania  Le assunzioni a tempo indeterminato  Media OCSE  131.455  Media EU  123.555  Italia  117.954  -17 Il saldo tra dimissioni, pensionamento e assunzioni  228.482  Olanda  207 .049 207.049  0  50 mila  100 mila  150 mila  200 mila  250 mila -tit_org- E Medici in fuga dagli ospedali «Frenate la deriva» Medici in fuga dagli ospedali Le dimissioni quadruplicate   -sec_org-
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		<tp:writer>Giovanni De Franceschi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Dalla Sma alla prevenzione oncologica ai test prenatali: nel Ssn entrano 800 nuove prestazioni ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401740704525.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"NUOVA DEL SUD" </b>  del 04 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 07:29:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Dalla Sma alla prevenzione oncologica ai test prenatali: nel Ssn entrano 800 nuove prestazioni  POTENZA - A pochi giorni dalla “promozione” della Basilicata sui Livelli essenziali di assistenza, arriva la prova più difficile: trasformare la nuova carta delle prestazioni sanitarie in cure realmente disponibili per i cittadini. Perché mentre il Servizio sanitario nazionale aggiorna dopo anni il catalogo dei Lea, introducendo circa 800 tra nuovi servizi, prestazioni e terapie, la Basilicata arriva all’appuntamento con una pagella che racconta un sistema ancora in equilibrio sul limite.  Nel 2024 i tre indicatori ministeriali hanno assegnato alla regione 70 punti nella prevenzione, 64 nell’assistenza distrettuale e 71 nell’area ospedaliera: 205 punti complessivi, secondo la ricostruzione della Fondazione Gimbe, cinque sotto la soglia dei 210. Il paradosso è tutto qui. I nuovi Lea allargano il perimetro del diritto alla salute, ma il problema della Basilicata non è soltanto sapere quali prestazioni saranno comprese nel nuovo elenco. È capire chi le erogherà, dove, con quali tempi e con quali risorse. Per una regione alle prese con carenza di medici, invecchiamento della popolazione, cronicità, territori periferici e mobilità sanitaria, l’aggiornamento nazionale rappresenta quindi una possibilità ma anche un banco di prova.  Il nuovo pacchetto, pubblicato oggi dopo l’iter avviato con l’intesa StatoRegioni, aggiorna un sistema fermo sostanzialmente al 2017. L’ultimo aggiornamento organico dei Lea risaliva infatti a quell’anno, mentre il precedente Dpcm era del 2001.  La piena attuazione del precedente aggiornamento è arrivata soltanto nel 2024, con lo sblocco del decreto tariffe.  DALLA SMA AI TEST PRENATALI La novità più evidente riguarda la prevenzione.  Lo screening neonatale per l’atrofia muscolare spinale, la Sma, entra nei livelli garantiti su tutto il territorio nazionale. Si amplia inoltre lo Screening neonatale esteso, con altre otto patologie metaboliche e rare. Una svolta che riguarda potenzialmente centinaia di migliaia di nuovi nati ogni anno. Arrivano inoltre i test prenatali non invasivi e nuove prestazioni per il controllo della gravidanza fisiologica.  Il capitolo della medicina prenatale si allarga dunque con strumenti diagnostici che possono consentire  di individuare precocemente alcune anomalie cromosomiche e di rafforzare la presa in carico della donna e del nascituro.  Il Nipt, in particolare, riguarda lo screening delle principali trisomie ed era da tempo indicato dal Ministero tra le prestazioni da inserire nel sistema pubblico.  Per la Basilicata, però, la questione sarà ancora una volta organizzativa.  Una prestazione inserita nei Lea è un diritto previsto dal Servizio sanitario nazionale; renderla concretamente disponibile richiede strutture, personale, tecnologie, percorsi e capacità di presa in carico.  LA NUOVA FRONTIERA È L’ONCOLOGIA Il nuovo sistema interviene anche sulla prevenzione e sulla cura dei tumori. Sono previste prestazioni per una migliore caratterizzazione del carcinoma mammario ormonoresponsivo in fase precoce, con l’obiettivo di indirizzare le pazienti verso la terapia più appropriata.  Ma soprattutto parte un programma nazionale di screening e sorveglianza per la ricerca delle varianti patogenetiche dei geni Brca1 e Brca2 nelle familiari di pazienti con tumore della mammella o dell’ovaio risultate positive alle mutazioni. Per le donne sane portatrici della variante vengono previsti percorsi di sorveglianza attiva, con visite senologiche, ecografie e mammografie.  È un passaggio importante perché sposta ulteriormente il baricentro della sanità dalla cura della malattia alla sua individuazione precoce. Per l’Irccss di Rinero in Vulture un’ulteriore occasione per rafforzare prestazioni e servizi.  Ed è proprio sulla prevenzione che il confronto con la realtà territoriale diventa inevitabile. Nel 2024, secondo Gimbe, oltre 7,6 milioni di persone in Italia sono rimaste fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico e il Mezzogiorno continua a presentare profondi divari.  
PIÙ ESENZIONI PER CRONICI E MALATI RARI Il nuovo aggiornamento interviene anche sulle malattie croniche e invalidanti, ampliando il perimetro delle patologie e delle prestazioni esenti. Entrano nuove malattie rare e vengono aggiornate le definizioni di patologie già comprese nei Lea. Tra le patologie previste nel pacchetto figurano, nelle forme gravi, la sindrome fibromialgica, l’idrosadenite suppurativa e la malattia polmonare da micobatteri non tubercolari. Viene inoltre rafforzata l’assistenza ai disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, con terapie psicoeducazionali individuali e di gruppo.  Non è dunque un semplice aggiornamento burocratico. Per molti cittadini significa poter contare su prestazioni che fino a oggi non erano comprese nell’offerta garantita dal Ssn oppure erano disponibili con modalità differenti da una regione all’altra.  IL PUNTO CRITICO:  NON BASTA ESSERE “ADEMPIENTI” Ed è qui che torna la Basilicata. La “pagella” Lea misura l’adempimento regionale attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia, articolato in Nuovi Lea 88 indicatodella Basi ri, dei quali 27 indicatori 2024 la R Core utiliztotalizza zati per la punti s verifica 2024. Le tre indicatori macro-aree la soglia sono prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera; per essere considerata adempiente una Regione deve raggiungere almeno 60 punti in ciascuna area. Ma, osserva Gimbe, questo meccanismo presenta un limite evidente: una volta superata la soglia, il sistema considera formalmente adempiente tanto chi ottiene 60 quanto chi arriva a 100.  La Fondazione sottolinea quindi la distanza tra la promozione amministrativa e la reale possibilità per il cittadino di ottenere una prestazione in tempi e condizioni adeguate.   È una distinzione particolarmente importante per la Basilicata. I 205 punti complessivi del 2024 raccontano infatti una regione che ha migliorato la propria posizione rispetto all’anno precedena, la prova te, ma che riilicata: nel mane nella fascia più Regione ha bassa della ato 205 valutazione complessiva.  sui tre E soprattutto Lea, sotto evidenziano a dei 210 una debolezza distrettuale: i 64 punti dell’assistenza territoriale sono appena sopra la soglia minima.  “LA PAGELLA NON MISURA L’ESIGIBILITÀ” Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, invita proprio a non confondere la promozione formale con il miglioramento effettivo della sanità. Se nel 2024 quasi tutte le Regioni risultano adempienti mentre crescono spesa sanitaria privata e rinunce alle prestazioni, sostiene Gimbe, il dato non può essere letto automaticamente come prova di un miglioramento dell’assistenza. Il punto, secondo la Fondazione, è che la verifica ministeriale misura soprattutto il raggiungimento di una soglia amministrativa.  Non misura invece pienamente la qualità dell’assistenza, l’equità di accesso, le liste d’attesa, le rinunce alle cure e le diseguaglianze all’interno delle singole Regioni.  E la fotografia nazionale conferma che il problema territoriale non è scomparso. Nel 2024 le Regioni formalmente inadempienti sono scese a tre, ma Gimbe sottolinea che, nel Mezzogiorno, diverse regioni rimangono nella parte bassa della graduatoria o appena sopra la sufficienza in almeno un’area.  PER LA BASILICATA COMINCIA ORA LA PARTITA Il nuovo pacchetto Lea vale dunque soprattutto come promessa da verificare sul campo.  Perché introdurre 800 nuove prestazioni significa anche costruire le condizioni per garantirle. La Basilicata dovrà fare i conti con una domanda sanitaria che cambia: più anziani, più cronicità, più fragilità e una crescente necessità di assistenza territoriale.  E dovrà farlo mentre il sistema regionale continua a confrontarsi con la carenza di professionisti e con la necessità di ridurre i tempi di attesa. Il rischio è che il nuovo elenco nazionale allarghi il catalogo dei diritti senza riuscire, nei territori più fragili, ad accorciare la distanza tra la prestazione prevista e la prestazione ottenuta.  ---End text---  Author: ARTURO GIGLIO  Heading:   Highlight: Nuovi Lea, la prova della Basilicata: nel 2024
 la Regione ha totalizzato 205 punti sui tre indicatori Lea, sotto la soglia dei 210  Image:Un esame medico -tit_org- Dalla Sma alla prevenzione oncologica ai test prenatali: nel Ssn entrano 800 nuove prestazioni   -sec_org-
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		<tp:writer>ARTURO GIGLIO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Post scriptum ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401930502363.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100401930502363.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"PANORAMA DELLA SANITÀ" </b>  del 04 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 04:46:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Dopo un’estate lunga e assolata, i primi temporali annunciano l’arrivo dell’autunno. Ma quello che ci attende rischia di essere un autunno altrettanto “caldo”, almeno sul terreno politico e, soprattutto, su quello della sanità. La prossima legge di bilancio rappresenterà uno degli appuntamenti più delicati per il Governo, che si avvia verso la parte conclusiva della legislatura. E proprio la sanità sarà, ancora una volta, uno dei principali terreni di confronto. Le prime avvisaglie non mancano: il dibattito si fa più acceso, le posizioni si irrigidiscono e i duelli sembrano ormai combattuti più a colpi di spada che di fioretto.  La recente contrapposizione tra il senatore Francesco Zaffini e Nino Cartabellotta ne è un esempio.  Al centro, inevitabilmente, ci sono le risorse. I soldi, insegna la saggezza popolare, non bastano mai. Ma sarebbe riduttivo pensare che una maggiore disponibilità finanziaria possa, da sola, risolvere tutti i problemi del Servizio sanitario nazionale.  Il rischio è quello del proverbiale colabrodo: continuare ad aggiungere acqua senza intervenire sulle falle che impediscono al sistema di trattenerla.  Il tema, dunque, non può essere soltanto quanto spendere, ma anche come spendere, dove intervenire, quali inefficienze correggere e quali modelli organizzativi sostenere. È significativo che anche studiosi oggi impegnati a documentare l’insufficienza delle risorse destinate al Ssn abbiano dedicato, negli anni passati, grande attenzione al tema degli sprechi. Le due questioni, del resto, non sono in contraddizione: chiedere più risorse e pretendere che siano utilizzate meglio dovrebbe essere parte della stessa strategia.  Qual è, allora, la ricetta? Nessuno può rivendicarne una definitiva.  Un suggerimento, però, possiamo avanzarlo.  L’autunno è anche la stagione dei congressi delle società scientifiche, molte delle quali da anni riflettono sull’organizzazione, sulla valutazione e sulla gestione del sistema sanitario. Sihta, Simm, Sifo, Siaarti e numerose altre realtà riuniranno professionisti che ogni giorno conoscono dall’interno problemi, rigidità e potenzialità del nostro Ssn.  Forse, mentre il confronto politico entra nel vivo, sarebbe utile ascoltare con maggiore attenzione proprio queste competenze. Perché le soluzioni alla crisi della sanità non nasceranno soltanto nelle aule parlamentari, ma anche dall’esperienza di chi il sistema lo studia, lo organizza e lo fa funzionare ogni giorno.  ---End text---  Author: SANDRO FRANCO  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Post scriptum   -sec_org-
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		<tp:writer>SANDRO FRANCO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Meno sanità, ancora più tasse I segreti della manovra Meloni = II governo taglia la sanità Ecco i segreti della manovra ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402047403496.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402047403496.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"DOMANI" </b>  del 04 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 05:53:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[INCHIESTA SULLECARCERIDOPOLARIVOLTADIPISA: DETENUTIINAUMENTO, CALA LA SICUREZZA  Meno sanita, ancora più tasse I segreti della manovra Meloni   Alviail Dpfp: meno investimenti sulla salute, la spesa pensionistica aumenta con [inflazione La pressione fiscale volaal 43 per cento, tutto il contrario di quanto promesso dal governo STEFANO IANNACCONE e CHIARA SGRECCIA alie pagine6e7   Il governo taglia la sanità Ecco i segreti della manovra   In discesa gli investimenti sulla salute, la spesa pensionistica aumenta con l'inflazione La pressione fiscale vola al 43 per cento, in barbaalle promesse dellesecutivo  La pressione fiscale al massimo, che contiTua a crescere — di poco ma aumenta — raggiungendo la soglia del 43 per cento. La spesa sanitaria che diminuisce dopo il lieve  aumento nell'anno in corso.   Eicostidel sistema previdenziale che risentono della  spinta inflazionistica, causando un peso maggiore sulle casse pubbliche. Il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) costringeil governoa unbagno  direaltà esmontaleambizioni dei leader della maggioranza. Specie sui capitoli più  delicati    %  La pressione fiscaleal massimo,  che continua a crescere — di poco ma aumenta  — raggiungendo la soglia del 43 per cento. La spesa sanitaria che diminuisce dopo il lieve aumento  nellannoin corso. Ei costi del  sistemna previdenziale che risentono della spinta inflazionistica, causando un peso maggiore sulle casse pubbliche.Tanto che, mentrela Lega chiede*“quota 64”, ossia la possibilità di uscire dal lavoro a  64 anni, il ministero dell'Economia di Giancarlo Giorgetti riporta le raccomandazioni dell'Unioneeuropea sulla «sostenibilita pensionistica».   Bruxelles invita a favorire da  permanenza al lavoro delle persone più anziane, soprattutto nel Mezzogiorno». Altro che pensioni anticipate.  1l Documento programmaticodi finanza pubblica (Dpfp) costringe il governo a un bagno di realta e smonta le ambizioni dei leader della maggioranza. Specie sui capitoli Diù delicati. Un'eventuale finanziaria più espansiva potrebbe vederela luce solo alla fine del 2027 con un margine  di circa 7,5 miliardi di euro. Si trattadiun orizzonte gia post elettorale.  [l testo del Dpfp, trasmessonelleultime oreal Parlamento, confermala difficolta del momento. Gli unici veri spiragli sono legati allo scostamento di bilancio sull'energia, che dovrebbe consentire — Commissione europea  permettendo — il potenziamento del bonus edilizio per le ristrutturazioni. L'obiettivo sarebbe quello di portarlo al 65 per cento rispetto all'attuale 50 per cento.  1l convitato di pietra è la spesa militare, che crescera di oltre7 miliardi ogni anno peril prossimobiennio peruntotaledi 145 miliardidieuro. «Anche se sono un po' meno di quanto si diceva, sono pur  sempre tanti, troppi soldi. È una spada di Damocle sul resto», ha osservato il senatore del Pd, Antonio Misiani. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, hadovuto mandare giù  il calice di unattivazione di spesa ridotta. Ma comunque sostanziosa  Crescita in bilico 1l vero cruccio del governo, Giorgetti in primis, resta la  crescita ballerina. Nel 2026, il Pil dovrebbe raggiungere il +1 percentoentrolafinedellanno. Una gioia momentanea.   Nel 2027 è gia calcolata una frenata allo 08 per cento, ma con un ulteriore punto interrogativo per le responsabilita  dell'amico di Meloni, Donald  Trump: l'impatto dei rincari  dell'energia legatialle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Con  «una dinamica meno favorevoleperiprezzi dei beni energetici, si registrerebbe un tassodi incremento del Pil inferiore, rispettoal quadrodibase, di -0,2 punti percentuali nel 2027 e-0,1 punti nel 2028, si legge nel Dpfp. Significa un quadro di crescita dello zero virgola: potrebbe essere esattamente allo 0,6 per cento il Prossimo anno.  Nonostantegliinviti alla prudenza, formulati da Giorgerti, però, la Lega è già in assetto da propaganda elettorale. Subito dopo il voto in Consiglio dei ministri sul Dpfp ha prenotato parte dei soldi per l'energia, che MatteoSalvinivorrebbeperi “suoi” trasporti. Intanto il senatore della Lega, Clau
dio Borghi, unodei consiglieri più ascoltati dal leader leghista, suggerisce al governodi «fregarsene» dei parame tri europei. «Dobbiamo uscire dalla sindrome di Calimero», ha aggiunto. 1l rilancio è in particolare sulla flat tax.  1l capitolo fisco è del resto tra quelli più complicati peril governo Meloni, erede delle promesse berlusconiane all'insegna del «menotasse pertutti».  Tnumeri del ministero dell'Economia raccontano un'altra realtà: «La pressione fiscale (43,0 per cento) aumenterà in misura molto lieve rispetto al 2025 (01 punti percentuali), con un contributo determinante fornito dagli sforzivolti a contrastare I'evasione fiscale, anche attraverso la promozione della tax compliance», sì legge nel Dpfp. Il livello è destinato a restare uguale, al43, per il 2027: solo nel 2028 è stimato un lieve calo, al 429 per cento. Nel 2029, poi, è prevista una nuova impennata al43,1 per cento. Resta una chimeral'impegnodi Giorgia Meloni, ai tempi dell'opposizione, di una pressione fiscale al  40 per cento.   Sanità ferma  Lasanità, allo stato attuale resta il brutto anatroccolo delle politiche della destra. Il Dpfp certifica una riduzione degli investimenti rispetto al Pil.  Nel 2026 il dato si è attestato al 64 per cento con un incremento dello 02 per cento in  confrontoall'anno precedente. Tl trend è però destinato ad  andareversounabattutadarresto: il rapporto della spesa  sanitaria sul Prodotto interno lordo scendera al 6,3 per centonel 2027 restando stabilefinoal 2029. Non è unapriorità e l'Italia restera lontana dal 7,1 per cento della media  europea.  Unobiettivocheaveva fissato ancheil ministrodellaSalute,  Orazio Schillaci, che negli incontri preliminari sulla legge diBilancioha chiestomaggiori Tisorse. «La prudenza vale  quandosi parladisanita, salari e famiglie scompare quando si parla di armi. Questa & una scelta politica precisa», ha attaccato il co-leader di Avs, Angelo Bonelli. Un leitmotiv da incubo per Meloni e il  suo governo per i prossimi mesi.  ---End text---  Author: STEFANO IANNACCONE  Heading:   Highlight:   Image:Il gelo deiconti  pubblic  1l documento  programmaticodi finanza  pubblica (Dpfp)  è stato inviato  dal governo  alle Camere  FOTO ANSA Il ministro Giancarlo Giorgetti  hainvitato  alla prudenza  iministri  del governo  Meloni invista  della prossima  manovra FOTOANSA -tit_org- Meno sanità, ancora più tasse I segreti della manovra Meloni     II governo taglia la sanità Ecco i segreti della manovra   -sec_org-
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		<tp:writer>Stefano Iannaccone</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Un commissario per i rifiuti Covid: spesa a 5300 mln = Arriva un commissario per i rifiuti del Covid: la spesa sale a 300mln ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042603480.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 04 Oct 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 05:53:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[23.000 KG. MAI SMALTITI  Un commissario per i rifiuti Covid: spesa a 300 mln q MANTOVANI E VENDEMIALE A PAG. 13   Arriva un commissario per i rifiuti del Covid: la spesa sale a 300mln   SCORIE • Mascherine e tute mai smaltite: 23 mila tonnellate  » Alessandro Mantovani  e Lorenzo Vendemiale  A  l ministero della Salute non sono bastati tre anni per smaltire mascherine, tute, guanti comprati ai tempi del Covid.  Ben 22.692 tonnellate di materiali per un totale di 312 metri cubi, stoccati a caro prezzo in 16 magazzini di Poste italiane.  “Come 18 km di tir messi in fila”, dicono alla Salute. Solo le mascherine sono almeno 2,5 miliardi. Sembra uno scherzo, ma a quattro anni e mezzo dalla fine dell’emergenza pandemica, dichiarata dal governo Draghi a fine marzo 2022, arriverà un nuovo commissario straordinario per il post Covid. Si ricomincia con i contratti in deroga. Da spendere ci sono 84 milioni di euro da qui al 2027 tra magazzini, trasporti e smaltimento: una nota ministeriale dice che ci vuole un anno, 5.500 viaggi, solo per portarli via. Si aggiungono a 218 milioni di euro di affitti già pagati a Sda e poi a Poste Logistic Srl (85 milioni per 2023, 78 per il 2024 e 55 fino a novembre 2025). Era tutto piuttosto chiaro dal giugno 2023, quando Report fece un servizio su quelle “scorie” del Covid, dipositivi già scaduti o in scadenza e quindi “rifiuti”.  Speciali, ma non pericolosi.  Il nuovo commissario è previsto dal decreto legge sulla Pa 144 del 7 agosto 2026, appena convertito. Lo sceglierà il Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Salute, Orazio Schillaci. Il ministero subentrò infatti dal 1° luglio 2023 nei contratti sottoscritti dalla struttura commissariale, che da ultimo si chiamava Uccv – Unità per il completamento della campagna vaccinale – ed era guidata dal generale Tommaso Petroni, successore del generale Francesco Paolo Figliuolo a sua volta subentrato a Domenico Arcuri. La Salute da allora ha smistato qualcosa qua e là e per il resto ha prorogato i contratti per i magazzini.  Dalla seconda metà d el 2024 la vicenda è in capo al direttore delle Emergenze del ministero, incarico vacante e assolto ad interim dalla potente responsabile del Dipartimento Prevenzione, Emergenze e Ricerca, Maria Rosaria Campitiello, moglie del viceministro Edmondo Cirielli di FdI. È toccato al Dipartimento rispondere alle censure dell’Anac (Anticorruzione): “Il ministero ha utilizzato in maniera impropria l’istituto della proroga tecnica, estendendo la durata contrattuale, non facendo ricorso a procedure ad evidenza pubblica e violando reiteratamente” il codice degli appalti, si legge nella delibera 150 dell’aprile 2025. Nell’istruttoria Anac è emerso che non erano in grado di fare una gara europea per lo smaltimento, che costa al massimo 300 euro a tonnellata (meno di 7 milioni, quindi) più il trasporto. Una nota del ministero, datata ottobre 2024 e citata dall’Anac, rilevava “la carenza di adeguate professionalità all’interno del Ministero in grado di fornire il necessario supporto ai fini della scelta del modello procedurale da adottarsi nonché della predisposizione degli atti di gara” e riferiva di “una procedura per la ricerca di una collaborazione specialistica che fosse di supporto per l’individuazione di procedure di gara”.   CAMPITIELLO preferisce non  parlare con il Fatto ma la difesa del ministero in sostanza dice: “Con le norme ordinarie, senza i poteri speciali del commissario, non potevamo fare di più”.  Chissà perché non l’hanno fatto prima. C’è aria di scaricabarile al ministero e anche tra Salute e Palazzo Chigi.   La sezione di controllo della Corte dei Conti ha bocciato i pagamenti per il 2024 e il 2025: “Le gravi irregolarità riscontrate in ordine all’uso ripetuto di uno strumento eccezionale, all’antieconomicità degli acquisti e delle proroghe tecniche, alla mancata o tardiva copertura e alla violazione di tutti richiamati principi rendono, nel loro complesso, gli atti all’esame non conformi a legge e non registrabili”, ha scritto il magistrato istruttore Rosalba Di Giulio. Il minister
o ha risposto, si ritiene nel giusto, vedremo se sarà contestato il danno erariale. Nel frattempo però, ma solo ora, arriva il commissario: non c’è conferma ma circola il nome di Fabio Ciciliano, direttore della Protezione civile e già commissario a emergenze varie.  Il caso è emerso giorni fa nella commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. “Per anni Fratelli d’Italia ha dato lezioni sulla gestione dei Dpi durante l’emergenza Covid, parlando di mascherine strapagate, inutili o farlocche – ha ricordato la senatrice Pd Ylenia Zambito, professoressa di Tecnologia farmaceutica all’Università di Pisa e membro della commissione –. Oggi che governa deve spiegare perché materiale che poteva essere gestito e smaltito tempestivamente sia rimasto nei magazzini per anni, continuando a generare costi”. Insomma, processano chi gestì l’emergenza ma non riescono a gestire il post-emergenza.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Alessandro Mantovani :-: Lorenzo Vendemiale  Heading: SCORIE • Mascherine e tute mai smaltite: 23 mila tonnellate  Highlight: La vicenda I materiali stoccati a caro prezzo da Poste. Censure di Anac e Corte dei conti Il ruolo di Campitiello Atacco di Zambito (Pd)   TRE ANNI PERSI E SOLDI REGALATI A POSTE ITALIANE  SARÀ NOMINATO un commissario straordinario per gestire 23 mila tonnellate di mascherine e altri dispositivi comprati ai tempi del Covid e mai usati. Sono scaduti, quindi rifiuti: dal 2023 il ministero della Salute - in basso il ministro Orazio Schillaci - non è riuscito a smaltirli. Possibile commissario Fabio Ciciliano della Protezione civile, foto sotto  Image:Magazzini delle Poste L’enorme mole di dpi ancora da smaltire FOTO ANSA -tit_org- Un commissario per i rifiuti Covid: spesa a 5300 mln Arriva un commissario per i rifiuti del Covid: la spesa sale a 300mln   -sec_org-
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		<tp:writer>Alessandro Mantovani - Lorenzo Vendemiale</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Medici in fuga, la Campania in unanno ne ha persi 246 = Sanità, fuga dei medici dagli ospedali e dal 118 «E boom di dimissioni» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402043703479.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"MATTINO" </b>  del 04 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Mariagiovanna Capone ec Ettore Mautonea pag. 10 > Allarme Campania, in un anno 246 dottori hanno lasciato in anticipo il proprio reparto E nei servizi dell'emergenza mancano almeno 200 unità: «In tre anni il buco si allargherà»</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 05:53:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il boom delle dimissioni, reparti sotto stress  Medici in fuga, la Campania in un anno ne ha persi 246 Mariagiovanna Capone e Ettore Mautone a pag. 10   Sanità, fuga dei medici dagli ospedali e dal 118 «È boom di dimissioni» Allarme Campania, in un anno 246 dottori hanno lasciato in anticipo il proprio reparto E nei servizi dell’emergenza mancano almeno 200 unità: «In tre anni il buco si allargherà»  `  IL FOCUS  Ettore Mautone Sanità senza medici tra fughe e pensionamenti. I concorsi non bastano più: bisogna riuscire a trattenere i camici bianchi. È questo il nodo che Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica porta all’attenzione della Regione con una lettera aperta indirizzata al Governatore Roberto Fico. Dietro le liste d’attesa, i pronto soccorso affollati e le difficoltà dell’assistenza territoriale c’è un servizio pubblico che continua a perdere professionisti. Una fuga che si aggiunge alle carenze strutturali: il rapporto tra medici e abitanti è il più basso d'Italia, quasi la metà dell'Emilia Romagna pur contando gli accreditati. Un vuoto che trascina con sé competenze, capacità di organizzare il lavoro e continuità delle cure oltre che il ricambio generazionale.   LA SITUAZIONE CAMPANA  In Campania, secondo l’analisi del Centro studi del sindacato, nel 2025 si contano 728 assunzioni a tempo indeterminato e 246 dimissioni volontarie. Due flussi opposti che, da soli, non consentono di ricostruire il saldo degli organici, sul quale pesano anche pensionamenti e altre uscite. Anche il confronto di lungo periodo registra una contrazione: i medici del pubblico sono passati dai 9.306 del 2015 ai 9.152 del 2024.  Una flessione apparentemente contenuta che non misura le difficoltà a coprire alcuni servizi e conservare le professionalità già presenti. «Servono stipendi adeguati, condizioni di lavoro sostenibili e prospettive di carriera», avverte il segretario regionale Anaao, Vincenzo Bencivenga. Nella lettera aperta a Fico firmata dal segretario nazionale Pierino Di Silverio, il sindacato sposta il confronto dalle assunzioni alle ragioni delle uscite: «Il vero problema non è soltanto quanti medici se ne vanno ma il perché vanno via».   IL DATO NAZIONALE  Il segnale nazionale è ancora più netto: nel 2025, per la prima volta nel decennio analizzato, le dimissioni volontarie hanno superato i pensionamenti: 3.767 contro 2.876. Le uscite volontarie sono cresciute del 150% rispetto all’anno precedente. «Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale», osserva Di Silverio. Un esodo alimentato da turni pesanti, retribuzioni poco competitive, burocrazia, rischio di esaurimento professionale e aggressioni. La questione economica si intreccia con quella organizzativa. Anaao denuncia nelle aziende campane difficoltà nell’applicazione uniforme del contratto, ritardi nell’attribuzione degli incarichi, carichi eccessivi e scarsa valorizzazione delle competenze. «Un medico non è un numero dentro una casella di un piano aziendale». La richiesta alla Regione? Un confronto a tutto campo che parta dalle singole aziende: organici, dimissioni, turni, riposi e percorsi di carriera. Continuare a  reclutare senza correggere le condizioni che spingono ad andarsene significa, per il sindacato, riempire un contenitore che continua a perdere pezzi.  L’allarme diventa particolarmente concreto nell’emergenza-urgenza. Giuseppe Galano, per Aaroi-Emac, ha inviato al governatore una lettera con tredici proposte per rafforzare e integrare la rete ospedaliera e territoriale. Il documento richiama il confronto del 16 luglio scorso tra Fico e l’Intersindacale della dirigenza sanitaria, giudicato franco e costruttivo, ma chiede ora interventi strutturali. Secondo le stime Aaroi-Emac, nei prossimi tre anni la carenza di medici nell’emergenza-urgenza potrebbe raggiungere circa 4.500 unità in  Italia, oltre mille delle quali in Campania. Per il solo 118, il deficit regionale avrebbe già superato quota 200. Sono valutazioni del sindacato, che segnala le conseguenze sulla disponibilità delle ambulanze medicalizzate e sulle condi
zioni di chi resta in servizio.  Il problema attraversa l’intera catena dei soccorsi: mezzi impegnati nell’attesa di consegnare i pazienti, pronto soccorso che trattengono persone da ricoverare, reparti senza sufficiente capacità di assorbire la domanda. Per infarti, ictus e traumi, ritardi e frammentazione dei percorsi possono pesare sulla tempestività delle cure.  Galano indica nel nuovo Piano sanitario regionale e nell’uscita dal Piano di rientro l’occasione  di una svolta.   LE PROPOSTE  Tredici le proposte per cambiare rotta. Applicazione delle Linee di indirizzo regionale, Decongestionamento dei Pronto Soccorso, incentivazione dei professionisti dell’emergenza-urgenza, integrazione tra territorio e ospedale, Dipartimento dell’Emergenza-Urgenza Territoriale da istituire. E poi attivazione del pronto soccorso nei due Policlinici, un percorso dedicato per il paziente oncologico. La campagna regionale di informazione e sensibilizzazione, procedure concorsuali regionali per finire con le esigenze di sicurezza degli operatori sanitari, il reclutamento del personale e la promozione della salute e benessere organizzativo con un adeguamento delle remunerazioni urgente e necessario.  Dentro questa agenda ci sono scelte precise: collegare centrali operative e ospedali, coinvolgere medicina generale e continuità assistenziale nell’utilizzo delle Case e degli Ospedali di comunità, accelerare i concorsi attraverso aziende capofila. E ancora: proteggere gli operatori, incentivare il lavoro nell’area critica, garantire percorsi ai pazienti oncologici e rafforzare gli organici stabili, esprimendo contrarietà al reclutamento attraverso cooperative e agenzie interinali.   I PRIVATI  Resta aperto, intanto, il fronte della sanità privata accreditata.  Dopo le delibere regionali dei giorni scorsi sulla programmazione e sulle tariffe, Aiop Campania ha revocato la sospensione dei ricoveri programmati, motivando la ripresa con la necessità di tutelare i cittadini. La decisione non chiude però la vertenza: l’Associazione mantiene lo stato di crisi e una posizione fortemente critica sulle riduzioni fino al 5% delle nuove tariffe per riabilitazione e lungodegenza.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Ettore Mautone  Heading:   Highlight: IL RAPPORTO TRA CAMICI BIANCHI E RESIDENTI IN REGIONE È IL PIÙ BASSO D’ITALIA DAI SINDACATI L’SOS AL GOVERNATORE FICO  Image: -tit_org- Medici in fuga, la Campania in unanno ne ha persi 246 Sanità, fuga dei medici dagli ospedali e dal 118 «E boom di dimissioni»   -sec_org-
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		<tp:writer>Ettore Mautone</tp:writer>
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		<title><![CDATA[L'Italia è malata di scommesse Piemonte record = ma la legge sul gioco non arriva Il boom del Piemonte:  11% di slot ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042203492.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"STAMPA" </b>  del 04 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>GIULIA RICCI, LORENZO ROTELLA Laspesanel2025é salita a 165,3 miliardi, 2.800 euro pro capite: ilgettitoperlo Stato è fermo all Il provvedimento di riordino era atteso per il 29 agosto: così rimangono le differenze tra Regioni</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 05:53:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="764000" Sales="79275" Printing="66758" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042203492.PDF"><![CDATA[STAMPA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’INCHIESTA  L’Italia è malata di scommesse Piemonte record GIULIA RICCI, LORENZO ROTELLA   L’Italia scommette sempre di più ma la legge sul gioco non arriva Il boom del Piemonte: +11% di slot La spesa nel 2025 è salita a 165,3 miliardi, 2.800 euro pro capite: il gettito per lo Stato è fermo a 11 Il provvedimento di riordino era atteso per il 29 agosto: così rimangono le differenze tra Regioni   L’inchiesta  L  a ludopatia è un disturbo comportamentale che porta soldi nelle casse dello Stato. E tocca almeno 1,5 milioni di italiani. – PAGINE14 E 15   TORINO  Laludopatia è un disturbo neurobiologico e comportamentale che porta soldi nelle casse dello Stato. Ma se quelli spesi aumentano, le entrate per l’erario rimangono stabili. Nel 2025 in Italia sono stati destinati 165,3 miliardi di euro al gioco, otto in più dell’anno precedente. Di questi 143,4 sono tornati indietro con le vincite, 11,4 sono finiti all’erario (gli stessi dell’anno precedente), 21,9 miliardi sono andati in fumo. Persi. Secondo l’Istituto superiore di sanità, nel nostro Paese almeno 1,5 milioni di persone hanno un rapporto problematico con gratta e vinci e scommesse. E se è il gioco online, ormai, ad essere protagonista, in Piemonte si vive un’inversione di tendenza: dal 2021 i dati raccontano una crescita dell’11% degli esercizi con le slot rispetto al resto d’Italia, complice (almeno secondo associazioni come il Gruppo Abele) una legge regionale dalle maglie più larghe.  Tre anni fa il governo Meloni aveva promesso una riforma complessiva del gioco  pubblico, sia online sia nei locali fisici, dalle tabaccherie alle sale bingo. La prima parte è stata fatta: necessità di un conto personale per chi gioca, meccanismi di tutela previsti dai concessionari, un canone annuo del 3% allo Stato, monitoraggio del rischio, contrasto alle partite illegali. La parte sul gioco fisico, invece, non è stata approvata entro la scadenza della delega fiscale, il 29 agosto di quest’anno: tutto rinviato al 2027 a causa di uno scontro interno alla maggioranza di centrodestra – il nodo principale la soglia per accedere alle concessioni, che avrebbe penalizzato le piccole e medie imprese italiane.  E così, le regole rimangono frammentate tra Roma, Regioni e Comuni. Il grande riordino avrebbe dovuto stabilire un quadro nazionale più uniforme, dalla collocazione dei punti gioco alle distanze  da luoghi sensibili, senza demandare la vera stretta (o meno) agli enti locali. In Piemonte, nel 2021, la giunta del governatore Alberto Cirio ha cambiato la norma. La misura ha abbassato la distanza minima per slot e macchinette dai luoghi sensibili (scuole, università, ospedali, ma anche banche e sportelli Atm) da 500 a 400 metri nei Comuni sopra i 5mila abitanti, 300 metri in quelli piccoli; tolto ai sindaci la possibilità di scegliere orari di chiusura delle attività più restrittivi, indicando una fascia uguale in tutta la regione; ma soprattutto ha eliminato la retroattività della norma, facendo sì che molti esercizi potessero reinstallare i vecchi apparecchi per il gioco, ovunque fossero.  L’Emilia-Romagna premia con agevolazioni e contributi chi rinuncia alle slot, la Toscana permette ai Comuni di aggiungere all’elenco altri luoghi sensibili. La legge piemontese prevede anche la nascita di strumenti di monitoraggio dei risultati delle nuove regole, programmi di prevenzione, campagne informative e servizi di curai ludopatici: «Questa parte è rimasta completamente inattuata» hanno sottolineato più volte le opposizioni di centrosinistra.  Da qui, la controtendenza.  Nel triennio 2023-2025, in Italia, la raccolta di scommesse e giochi a distanza è cresciuta del 20,9%. L’anno scorso sono stati aperti 6,2 milioni di conti gioco (gli account personali), mentre le ricariche hanno raggiunto 13,2 miliardi. In Piemonte, invece, i dati raccontano una crescita dell’11% degli esercizi con le slot rispetto al resto d’Italia, con un aumento delle perdite del 43% (rispetto al 31% medio nel Paese) dal 2021. Soprattutto in città, spopolano ancora videolottery, scommesse sportive, slot machine e 
gratta e vinci istantanei. Contando anche l’online, i soldi nei circuiti del gioco sono passati da 6,1 a 9,9 miliardi, di cui 5,3 tutti tra Torino e provincia; così anche la spesa pro capite. «La scelta di azzerare la legge regionale 9/2016, che aveva contribuito a contenere l’impatto del gioco, si sta rivelando un grave passo indietro. I numeri dicono che l’azzardo è tornato a crescere e, con esso, aumentano  le persone e le famiglie che chiedono aiuto» ha spiegato più volte Pasquale Somma, operatore del Gruppo Abele e coordinatore del progetto Vite in Gioco. Il governatore Alberto Cirio afferma di essere «come sempre disponibile a parlare di tutto ed ad ascoltare le ragioni di tutti. Ma io sono un liberale e non credo nei divieti, ma nell’educazione». Il presidente piemontese continua a ritenere che «l’atteggiamento del proibire sia sbagliato. Bisogna prevenire lavorando come stiamo facendo con le scuole, con l’informazione vera ai giovani cercando di educare ad un approccio corretto e responsabile al gioco. Anche perché il mondo non finisce in Piemonte e soprattutto il gioco oggi più che mai viaggia online, soprattutto tra i giovani».  Nel 2025, il gettito derivante dai giochi ha rappresentato quasi il 2% su un totale di 622,1 miliardi di entrate tributarie erariali dello Stato, che incassa anche erogando le concessioni.  Solo lo 0,3% dell’incassato, però, viene utilizzato per la prevenzione e la riabilitazione: il nuovo Fondo unico per le dipendenze patologiche è di 94 milioni, ma meno del 34% è diviso tra Regioni e province autonome. «Dietro i numeri però ci sono spese e soprattutto debiti, sofferenza, isolamento, relazioni familiari compromesse e costi importanti che ricadono sui servizi sanitari e sociali», aggiungono dal Gruppo Abele, che con Libera in Piemonte aveva proposto in Consiglio regionale una proposta di legge di iniziativa popolare, bocciata nel 2024.  Tra le persone che hanno aiutato c’è Mario Nardelli, un infermiere di pronto soccorso: ha 46 anni, e tredici della sua vita li ha passati nel girone infernale delle slot online. «Quando ho vinto per la prima volta si è accesa la dopamina. Volevo risentirla, riprovare quel sentimento di pienezza e gioia.  «Ho iniziato a giocare sempre di più e con puntate maggiori per tornare in pari. Ero capace di giocarmi lo stipendio in un solo giorno. Quando ho deciso di fare un taglio netto avevo 60 mila euro di debiti. La politica è complice di questo fenomeno e dovrebbe mettere un freno. Chi gioca non spreca solo i suoi soldi, ma perde il lavoro, diventa bisognoso di un sussidio, si ammala. Invece di aumentare i giochi dovrebbero ritirare concessioni e tornare alle pubblicità non ingannevoli».  A dirla tutta dieci anni fa, per ogni 100 euro scommessi, lo Stato ne incassava 19.  Nel 2025, solo 7. Questo perché il gioco online viene tassato sul margine netto, non sul lordo, e il “rientro” nelle  tasche dei giocatori è circa il 90% di quanto scommesso (in un circolo infinito di ore passate davanti al computer). Ma in questo circolo vizioso e drammatico, a pagare più imposte diventano così i più fragili: sono le Regioni con maggior tasso di disoccupazione ad aver un volume di gioco più alto. Insomma, così chi è debole, e nella maggior parte dei casi affetto da ludopatia, è quello che trasferisce più soldi al servizio pubblico. Lo dice chiaro Stefano Vaccari, deputato del Pd che battaglia sul tema: «Dobbiamo lottare contro questa normalizzazione del gioco d’azzardo: hanno messo quattro nuovi gratta e vinci, da poco altre 4 nuove piattaforma online, ma è insostenibile e incompatibile con l’impatto sociale che ha la ludopatia». —  ---End text---  Author: GIULIA RICCI  Heading: L’inchiesta  Highlight: 20,9% L’incremento del gioco online in Italia fra il 2023 e il 2025, +6,2% di nuovi conti gioco  2.328  Gli euro spesi pro capite in Piemonte per gioco fisico e online nel 2025  7  Gli euro incassati dallo Stato nel 2025 ogni 100 scommessi Dieci anni fa erano 19   Il maggior tasso di ludopatia si trova nei territori dove c’è più disoccupazione   I DATI Nel 2025 in Italia la 
raccolta del gioco d’azzardo ha raggiunto  165,3  miliardi di euro  Tra i giochi, le slot machine hanno raccolto  14,9 miliardi  e le videolottery  16,5 miliardi  11,4 miliardi di entrate erariali Il gioco si sposta sempre più verso l’online:  Dati complessivi regionali per l'anno 2025 Conti di gioco attivi  977.867  (5,7% del totale nazionale) Giocato Imponibile:  9,89 miliardi €  Al 31 dicembre 2025 risultano attivi in Italia:  26,00 3,82  Provincia  20  milioni € Speso:  miliardi €  miliardi €  8,54  Giocato imponibile (Mld €)  1,34  Spesa Effettiva / Perso (Mld €) 0,7  di cui 6,2 milioni aperti nel 2025  Cuneo  1,06  0,14  Alessandria  1,02  0,15  Guidano la graduatoria nazionale la Campania (16,6% del totale) e la Lombardia (13,0%)  Novara  0,88  0,12  Asti  0,44  0,06  Verbano-Cusio-Ossola  0,42  0,06  Vercelli  0,39  0,06  Biella  0,32  0,05  Fonte: Prima Relazione sul settore dei giochi pubblici, relativa all’anno 2025, fatta dal Mase  Toscana 8,99 Abruzzo 4,51  Friuli-Venezia Giulia 2,42 0,37  8  1  7  Liguria 3,90 0,52  Vincita:  15  17  9,89 1,34  5,35  13,2 miliardi  Trentino-Alto Adige 1,94 0,26  Erario:  643,327  Spesa Effettiva / Soldi persi dai giocatori (Mld €)  Lombardia  PIEMONTE  Torino  Le ricariche hanno raggiunto  Giocato Imponibile (Mld €)  Posizione  0,23 0,03  In Piemonte  raccolta di scommesse e giochi a distanza nel triennio 2023-2025  (gli account personali aperti dai giocatori presso un operatore di gioco online autorizzato)  Classi?ca per Volume di Giocato Imponibile (Anno 2025)  Valle d'Aosta  +20,9%  17.132.348 conti di gioco  Sul fronte dei controlli, l’Agenzia delle dogane ha effettuato 31.391 veri?che, con l’11,01% dei controlli risultato positivo, e ha inibito 1.038 siti web illegali  Veneto 9,35  6  Emilia-Romagna 10,63 1,56  14 9  1,26  13  Marche 4,00 0,54  16  Umbria 1,99 0,29  11  0,60  Campania  0,57  19  Molise 0,98 0,12  3  Lazio 17,45 2,14  Sardegna 4,35  2  21,56 2,69  12  5  Calabria 6,17 0,73  18 Basilicata 1,62 0,18  10  TOTALE NAZIONALE  165,34 MLD € 21,88 MLD €  1,48  Sicilia 16,23  1,79  Puglia 12,42 1,59  4  Withub   Solo lo 0,3% di quanto incassato viene usato per la prevenzione e la riabilitazione  Image:S -tit_org- L'Italia è malata di scommesse Piemonte record   ma la legge sul gioco non arriva Il boom del Piemonte:  11% di slot   -sec_org-
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		<tp:writer>Giulia Ricci</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Una mossa da fare peri medici «no cpr» = Caro Piantedosi, abolisci la circolare anti Cpr ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/10/04/2026100402042503483.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"VERITÀ" </b>  del 04 Oct 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Lo scandalo di Ravenna non è stato reso possibile da una legge bislacca né dalla decisione di qualche magistrato politicizzato, bensì da una direttiva emanata dalla Lamorgese. Il Viminale ha tutti gli strumenti per cambiare le regole: è il momento di farlo</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 05:53:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[UNA MOSSA DA FARE PER I MEDICI «NO CPR»   APPELLO A PIANTEDOSI   Caro Piantedosi, abolisci la circolare anti Cpr  Lo scandalo di Ravenna non è stato reso possibile da una legge bislacca né dalla decisione di qualche magistrato politicizzato, bensì da una direttiva emanata dalla Lamorgese. Il Viminale ha tutti gli strumenti per cambiare le regole: è il momento di farlo  n L’ i n c h i e s t a della Procura di Ravenna ci ha fatto scoprire che esistono militanti politici che, incaricati di un servizio pubblico e con indosso un camice bianco, violano sistematicamente le leggi dello Stato trincerandosi (...) segue a pagina 7  Segue dalla prima pagina di MAURIZIO BELPIETRO  (...) dietro il giuramento di Ippocrate. Decine di medici, che i pm accusano di associazione a delinquere, pronti ad attestare false malattie pur di evitare che i clandestini vengano trattenuti nei Centri per il rimpatrio e successivamente espulsi. Non solo: grazie alle indagini è emerso anche che per i migranti destinati a essere rimandati a casa è facile aggirare le norme. Infatti, possono tranquillamente rifiutare di sottoporsi alla visita medica prima di essere mandati nei Cpr e basta la semplice opposizione ai controlli sanitari per essere lasciati liberi di scorrazzare in giro per l’Italia.  Già questa pare una follia, ma se poi si aggiunge che alcuni dei soggetti in questione una volta rimessi in circolazione commettono reati, come è successo di recente con un tizio che ha violentato una ragazza disabile, si capisce che è necessario impedire al più presto  che l’andazzo continui, anche perché si allunga giorno dopo giorno la lista di presunti profughi che collezionano arresti senza che possano essere rispediti nei loro Paesi.  Qualcuno potrebbe pensare che sia difficile cambiare le leggi sull’immigrazione avendo contro la magistratura, perché ogni volta ci sono giudici che si  oppongono, interpretando le norme a proprio piacimento. In realtà, un nostro prestigioso collaboratore, ovvero l’ex presidente di Cassazione Pietro Dubolino, proprio su queste pagine ha indicato una facile  soluzione. Infatti, secondo l’alto magistrato i controlli sanitari preventivi da cui dipende il trattenimento nei Cpr non sono una regola imposta dal codice civile o da quello penale. Non esiste una disposizione dettata  dal Parlamento o dall’Europa: si tratta di una semplice circolare emessa ai tempi del governo Draghi dall’allora ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. La quale evidentemente pensò che un controllo preventivo sulla salute dei clandestini fosse utile per evitare la diffusione di malattie all’interno dei Centri per il rimpatrio.  Quella che sembrava una norma di buon senso si è però rivelata un’arma a doppio taglio, perché se si incrociano dei medici che per convincimento politico non vogliono mandare i migranti nei Cpr, la visita medica si trasforma in un salvacondotto che evita il trattenimento. E lo stesso accade se i controlli sanitari sono considerati un requisito senza il quale non è possibile accompagnare il candidato all’espulsione nel Centro per il rimpatrio.  Dunque, il solo modo per evitare tutto ciò - le false attestazioni mediche o il rifiuto di farsi visitare - è l’abolizione della circolare del ministro L am orges e.  Non serve una legge e neppure il parere della magistratura: è sufficiente una nuova circolare che cancelli la precedente. Perciò, caro ministro Piantedosi, non indugi: firmi una disposizione che elimini i controlli preventivi affidati alla Simm, la società di medicina delle migrazioni, che, come abbiamo scoperto, è una specie di succursale della Ong di Luca Casarini e del Pd di Elly Schlein. Già dobbiamo fare i conti con giudici politicizzati, per i quali le espulsioni vanno sempre impedite. Se poi ci si mettono anche i medici, ci tocca tenerci a vita pure gli stupratori.  ---End text---  Author: MAURIZIO BELPIETRO  Heading: APPELLO A PIANTEDOSI  Highlight: Grazie all’ex ministro per entrare nei Centri serve una visita Che si può rifiutare   Basta affidarci ai «medici delle migrazioni» di impronta militante   NORMA SUICID
A COS’È  La direttiva emanata il 19 maggio 2022 dall’allora ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sostituiva l’analoga direttiva emanata il 20 ottobre 2014 dal ministro dell’Interno dell’epoca sotto il governo Renzi, Angelino Alfano.   COSA STABILISCE All’art. 3, la direttiva stabilisce che l’accesso dello straniero al Cpr avvenga «previa visita medica effettuata di norma dal medico della Asl o dell’azienda ospedaliera, disposta su richiesta del questore - anche in ore notturne - volta ad accertare l’assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l’ingresso e la permanenza del medesimo nella struttura».   SU QUALI BASI Nelle premesse della direttiva si menzionano, come fonte normativa, gli articoli 20, 21, 22, 23 del Dpr n. 394/1999, contenente il regolamento di attuazione del Testo unico sull’immigrazione emanato con il decreto legislativo n. 286/1998.  Nessuno dei suddetti articoli, però, prevede l’obbligo della visita medica prima dell’accesso dello straniero al Cpr, limitandosi soltanto, all’art. 21, a stabilire che nel Cpr debbano essere presenti «i servizi sanitari essenziali».  Image:PREFETTO Luciana Lamorgese [Ansa] e La Verità del 29 settembre -tit_org- Una mossa da fare peri medici «no cpr»   Caro Piantedosi, abolisci la circolare anti Cpr   -sec_org-
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		<tp:writer>MAURIZIO BELPIETRO</tp:writer>
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