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		<title><![CDATA[Sanità, Ranuccio: ‘Dati GIMBE impietosi: la Calabria resta ultima in Italia’ ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092803165706628.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"citynow.it" </b>  del 28 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>"I dati sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) tracciano un quadro sconfortante e smentiscono categoricamente la narrazione trionfalistica della Giunta regionale" la nota</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 16:08:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA["I dati sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) tracciano un quadro sconfortante e smentiscono categoricamente la narrazione trionfalistica della Giunta regionale" la nota28 Settembre 2026 - 15:36 |   Comunicato Stampa“I dati dell’ultimo rapporto della Fondazione GIMBE sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) tracciano un quadro sconfortante per la sanità calabrese e smentiscono categoricamente la narrazione trionfalistica della Giunta regionale. Nonostante i tentativi di mascherare la realtà dietro marginali incrementi di punteggio, la Calabria si conferma ufficialmente maglia nera d’Italia e regione inadempiente nell’erogazione delle cure essenziali ai propri cittadini”.A dichiararlo è il Vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Giuseppe Ranuccio, commentando i risultati delle analisi condotte dal Centro Studi GIMBE sui dati del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) del Ministero della Salute.“Se guardiamo ai numeri reali – prosegue Ranuccio – la nostra regione totalizza appena 189 punti su 300, posizionandosi all’ultimo posto assoluto in Italia tra tutte le regioni e province autonome. Il cosiddetto ‘recupero’ di 12 punti rispetto all’anno precedente rappresenta soltanto un’illusione statistica che non allevia minimamente i disagi quotidiani dei pazienti. Ma il dato più drammatico e inaccettabile riguarda l’assistenza distrettuale e territoriale, ovvero la sanità di prossimità che dovrebbe rispondere ai bisogni primari delle comunità: con un punteggio di soli 52 punti, ben al di sotto della soglia minima di sufficienza fissata a 60, la Calabria è l’unica regione in tutta Italia a risultare insufficiente e bocciata sul territorio”.Per quanto riguarda le altre macro-aree monitorate, la Calabria si posiziona al 17° posto nazionale per la prevenzione collettiva (con 66 punti) e al 16° posto per l’assistenza ospedaliera (con 77 punti).“Si tratta di piazzamenti che collocano stabilmente la nostra regione nei bassifondi delle graduatorie nazionali, a testimonianza di una frattura nord-sud ancora profondamente marcata e mai colmata”.“Come giustamente rilevato dalla stessa Fondazione GIMBE – sottolinea il Vicepresidente del Consiglio regionale – la ‘pagella’ ministeriale, basata su soli 27 indicatori ‘sentinella’, ha una capacità estremamente limitata nel misurare la reale accessibilità dei servizi per i cittadini. I punteggi d’ufficio non fotografano la piaga delle liste d’attesa interminabili, le agende di prenotazione perennemente chiuse, i pronto soccorso intasati e la carenza cronica di medici e personale sanitario. Il paradosso nazionale evidenziato da GIMBE, dove a fronte di promozioni burocratiche, aumenta al 9,9% la quota di italiani che rinunciano alle cure (quasi 5,8 milioni di persone), in Calabria assume i contorni di una vera e propria emergenza sociale”.“I cittadini calabresi – rileva Ranuccio – continuano a pagare a caro prezzo l’incapacità di programmare e strutturare una rete di assistenza territoriale degna di questo nome. Non ci si può vantare di interventi di facciata mentre i presidi sanitari locali svuotano i servizi e i cittadini sono costretti a rinunciare a curarsi o a intraprendere costosi ‘viaggi della speranza’ verso le regioni del Nord. È tempo di fermare la propaganda e prendere atto che il modello attuale ha fallito. Servono interventi strutturali immediati per potenziare i distretti sanitari, sbloccare le risorse per le strutture di prossimità e garantire risorse umane e tecnologiche adeguate. La salute – conclude – è un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione, non un privilegio condizionato dal codice di avviamento postale”.Iscriviti al nostro Canale Whatsapp per restare sempre aggiornato con le ultime notizieRimani aggiornato su attualità, sport ed eventi in tempo reale.               Scarica la nostra app ufficiale e scopri un'esperienza di lettura pensata per il tuo smartphone.Il Giornale online con le notizi
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		<tp:writer>Renato Pesce</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Tariffe e accesso alle cure nelle Regioni ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092803134806175.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianosanita.it" </b>  del 28 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Gentile Direttore, nel suo contributo pubblicato su Quotidiano Sanità il 25 settembre, Ettore Jorio, docente di Diritto civile della sanità e dell’assistenza sociale all’Università della Calabria, ha richiamato</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 13:18:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/tariffe-e-accesso-alle-cure-nelle-regioni/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lettere al direttoreGentile Direttore, nel suo contributo pubblicato su Quotidiano Sanità il 25 settembre, Ettore Jorio, docente di Diritto civile della sanità e dell’assistenza sociale all’Università della Calabria, ha richiamato la necessità di conoscere i costi delle prestazioni per garantire il diritto alla cura...Gentile Direttore,nel suo contributo pubblicato su Quotidiano Sanità il 25 settembre, Ettore Jorio, docente di Diritto civile della sanità e dell’assistenza sociale all’Università della Calabria, ha richiamato la necessità di conoscere i costi delle prestazioni per garantire il diritto alla cura. Dal punto di vista delle imprese private accreditate che concorrono all’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, si pone una domanda ulteriore: quante prestazioni il Servizio sanitario acquista davvero, dove e in quali tempi? Aggiornare le tariffe è necessario, il cittadino, però, ne avverte gli effetti solo se trova un appuntamento disponibile.Il decreto del 7 agosto 2026, in vigore dal 21 settembre, stabilisce nuove tariffe massime nazionali di riferimento per la specialistica ambulatoriale e la protesica. Per la specialistica il Ministero della Salute ha promosso una rilevazione analitica dei costi, invitando a partecipare sia le aziende del Servizio sanitario sia le strutture private accreditate. Personale, materiali, apparecchiature e requisiti di qualità hanno un costo che va esaminato con criteri comuni. Occorre ora conoscere la rappresentatività dei dati raccolti e continuare a confrontare le tariffe con i costi effettivi.Il territorio cambia le condizioni in cui una prestazione viene prodotta. In un’area poco popolata può essere difficile trovare professionisti o sostenere una struttura con volumi limitati; in una grande città si pongono problemi diversi. Su queste differenze la maggiorazione della tariffa non garantisce automaticamente la soddisfazione del bisogno di salute del cittadino. Occorre misurarle, capire quali incidono davvero sui costi e quali richiedono invece scelte organizzative e di programmazione.I dati sui LEA mostrano situazioni di partenza diverse. Nel monitoraggio del Ministero relativo al 2024 la Calabria resta sotto la soglia di sufficienza nell’assistenza distrettuale; Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano nella prevenzione. Ma il solo elenco delle Regioni adempienti non racconta tutto. La Fondazione GIMBE ha sommato i punteggi delle tre aree valutate dal Ministero in una propria graduatoria: sette Regioni del Nord figurano tra le prime dieci; nelle ultime sette, con l’eccezione di Bolzano, si trovano Regioni del Mezzogiorno. Questi indicatori non misurano i costi della specialistica ma mostrano differenze nei risultati dell’assistenza che richiedono risposte anche organizzative e di programmazione.C’è poi ciò che riferiscono i cittadini. Secondo l’Istat, nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato, pur avendone bisogno, a visite mediche o accertamenti diagnostici per motivi economici, liste d’attesa o difficoltà a raggiungere i servizi. Nello stesso anno, osserva GIMBE, le Regioni considerate adempienti sui LEA sono salite da 13 a 18. Le rinunce, intanto, sono aumentate. Non c’è un rapporto di causa ed effetto tra i due dati: il loro accostamento ci ricorda che superare una soglia di monitoraggio e permettere alle persone di accedere alle cure sono due verifiche distinte.Per chi eroga prestazioni in regime di accreditamento, la distinzione si vede ogni giorno. La tariffa nazionale è un riferimento massimo; la remunerazione applicabile, gli accordi contrattuali, i volumi programmati e le risorse assegnate concorrono a determinare quante prestazioni il servizio pubblico acquista. Una struttura può avere personale e apparecchiature pronti, ma non poter offrire altri appuntamenti a carico del Servizio sanitario perché il budget è esaurito. In quel caso l’aggiornamento della tariffa, da solo, non crea nuovi appuntamenti. Può accadere anche il contrario: aumentare i volumi sulla carta senza accer
tare che vi siano professionisti e condizioni organizzative per rispettare tempi e qualità.Su questo rapporto tra fabbisogno, costi e prestazioni realmente erogabili la Filiera Salute, Università e Ricerca di CONFAPI intende portare il contributo delle imprese. Serve un confronto, per prestazione e territorio, tra costi rilevati, professionisti disponibili, tariffe applicate, volumi contrattualizzati e prestazioni eseguite. I dati AGENAS su prenotazioni e tempi di attesa aiutano a capire dove intervenire, se letti insieme all’offerta disponibile. Il confronto deve comprendere pubblico e privato accreditato e indicare chiaramente dove i dati non sono comparabili.La responsabilità della programmazione è e deve restare pubblica. Per esercitarla, però, occorre conoscere anche la capacità delle strutture accreditate e decidere come utilizzarla in base ai bisogni, alla qualità e all’appropriatezza. Il diritto alla cura si misura anche qui: nella possibilità di ricevere la prestazione necessaria, in tempi ragionevoli, senza essere costretti a cercarla in un’altra Regione.Candida TucciPresidente nazionale CONFAPI Filiera Salute, Università e Ricerca28 Settembre 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore,c’è un dato, semplice ma eloquente, che oggi rivela una criticità più di molte analisi: il tetto delle prestazioni aggiuntive dei Dirigenti Medici è ancora fermo allo speso del...Gentile Direttore, quando invitiamo un paziente a un congresso scientifico dovremmo chiederci: a quale titolo gli chiediamo di essere presente? Come pubblico, come esperto per esperienza, come interlocutore della discussione...Gentile Direttore,quando parliamo di salute, il pensiero corre quasi automaticamente agli ospedali, agli ambulatori, alle liste d’attesa e alle prestazioni sanitarie. È comprensibile, ma è una rappresentazione incompleta della salute...Gentile Direttore,il caso dell’Atto del Governo n. 440 mostra quanto sia delicato intervenire sulla disciplina delle attività di una professione senza valutare contestualmente gli effetti che quelle modifiche possono produrre...Strategie per ridurre i conflitti interni e aumentare la performance clinico-organizzativaIntelligenza artificiale e medicina predittiva. Modelli, evidenze cliniche e limiti per il SSNRiforma della medicina generale: cosa sappiamo Liste d’attesa, il Ssn tra arretrati, carenza di personale e nuove regoleTerapia antitrombotica nel paziente fragile: nuove evidenze per una gestione personalizzataSanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisioneContratto medici e dirigenti sanitari. Obiettivo chiudere entro ottobre. Aumenti fino a oltre 380 euro, indennità ferie e nuove regole sull’extra orario. Ma sui fondi la partita è ancora apertaAl via la revisione del Prontuario farmaceutico: gli Omega 3 verso la fascia C, risparmio da 120 milioniMedici. Via libera agli specializzandi per discipline equipollenti. Anaao Giovani: “Un passo avanti”Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandatoCase di Comunità: Mmg e Collaboratore di Studio integrati per una Nuova Governance TerritorialeLa Lombardia anticipa al 1° settembre la campagna gratuita di immunizzazione anti-VRS per tutti i neonatiDa Ema via libera a 12 nuovi farmaci. Tra questi il primo trattamento orale per l'acne inversaTumore della prostata: siamo pronti per uno screening con RM senza mezzo di contrasto?Psoriasi a placche. Biosimilare di infliximab efficace e sicuro quanto l'originatorAcque trattate in bar e ristoranti. Nas: irregolarità nel 54% dei controlli. Sanzioni per 175mila euroQuotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel:
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		<title><![CDATA[El Niño, allarme Ocse per raccolti e prezzi alimentari ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/28/2026092801754405827.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"teleborsa.it" </b>  del 28 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L’Ocse segnala una probabilit&#224; del 95% che entro la fine dell’anno si verifichi un El Ni&#241;o molto intenso, con possibili conseguenze sui raccolti e...</p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[Home Page  /  Notizie  /  El Niño, allarme Ocse per raccolti e prezzi alimentari                El Niño, allarme Ocse per raccolti e prezzi alimentari                        Economia                                                28 settembre 2026 - 10.39  Seguici su    Google Discover    Fonti Preferite                    (Teleborsa) - L’Ocse segnala una probabilità del 95% che entro la fine dell’anno si verifichi un El Niño molto intenso, con possibili conseguenze sui raccolti e sui prezzi alimentari. Secondo il segretario generale Mathias Cormann, l’evento potrebbe aggravare una situazione già segnata dall’aumento dei prezzi agricoli e alimentari legato al conflitto in Medio Oriente e al caldo estremo dell’estate, che ha danneggiato alcuni raccolti di cereali.Un El Niño molto intenso potrebbe compromettere ulteriormente le coltivazioni soprattutto nell’Africa meridionale, nel Sud-est asiatico e in America Centrale, colpendo in particolare le famiglie più povere e i Paesi a basso reddito e rendendo necessaria una maggiore cooperazione internazionale.Le conseguenze si riflettono anche sul settore della ristorazione. Chef e operatori segnalano difficoltà nella disponibilità, qualità e prezzo degli ingredienti, oltre alla maggiore vulnerabilità dei ristoranti agli eventi meteorologici. A Fiumicino, lo chef Gianfranco Pascucci evidenzia inoltre le difficoltà per pescatori e ristoratori, con acque più calde, specie invasive e ritardi nelle catture e nelle produzioni agricole.(Foto: Emmanuel Bourgois)    Condividi```			Leggi anche                OCSE, inflazione di luglio rallenta leggermente al 4,1% ma continua a pesare l'energia                            Pil, Urso: "Bene rialzo stime OCSE, ora affrontiamo emergenza energia"                            Sanità pubblica, Italia nelle retrovie della UE. GIMBE: "Serve patto bipartisan"                            BCE, l'energia spinge l'inflazione: sopra il target fino a metà 2027, rischi al rialzo   
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