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		<title><![CDATA[«No al federatore Decaro» = Intervista a Michele Emiliano - Emiliano: «Decaro federatore? Un disastro, resti alla Regione» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092501728904551.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"CORRIERE DEL MEZZOGIORNO BARI E PUGLIA" </b>  del 25 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L'ex presidente sul ruolo del suo successore: «Si andrebbe alle urne»</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 04:52:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’intervista L’ex governatore invita il suo successore a restare in Regione. Stoccata a Gemmato  «No al federatore Decaro»   EmilianobocciailpianoBdelcentrosinistraalvoto:«Sarebbeundisastro»   Emiliano: «Decaro federatore? Un disastro, resti alla Regione»  L’ex presidente sul ruolo del suo successore: «Si andrebbe alle urne»  di Mary Tota  ?  U  n federatore - Salis? Gualtieri? Decaro? - per il centrosinistra è una soluzione che non piace a Michele Emiliano. L’ex presidente della Regione Puglia sostiene che «si tratterebbe di un disastro perché creerebbe confusione. Nel caso di Decaro, Antonio sta iniziando il suo lavoro da governatore e sa, con grande senso di responsabilità, che questa regione è importantissima». A proposito invece del matrimonio tra Pd e M5S, per Emiliano s’ha da fare. «Hanno un destino comune inevitabile. Devono solo trovare il modo di organizzare la cerimonia».  Puntuta la risposta al sottosegretario Gemmato, che ha sottolineato l’ultimo posto della Puglia nella spesa dei fondi Pnrr per le case di comunità: «Un uomo di governo non costruisce a pagina 3 polemiche».   BARI Michele Emiliano, ex  presidente della Regione e attuale consulente giuridico della commissione d’inchiesta al Senato per la sicurezza sul lavoro: c’è chi vorrebbe Antonio Decaro come federatore del centrosinistra per superare eventuali impasse nella scelta del candidato premier. Che ne pensa? «Beh, mi sembra sia lui stesso ad escluderlo. Sarebbe un disastro perché creerebbe confusione. Questo è il momento in cui ciascuno deve fare il suo lavoro. Antonio sta iniziando il lavoro di presidente della Regione Puglia e sa, con grande senso di responsabilità, che questa regione è importantissima. Così andrebbe al voto».  Pd e M5S riusciranno a trovare l’accordo? «Hanno un destino comune inevitabile. Devono solo trovare il modo di organizzare la cerimonia, il matrimonio non è in discussione».  Sta seguendo il braccio di ferro tra il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, e il presidente Decaro sui ritardi nella realizzazione delle case di comunità? «Adesso faccio il magistrato, quindi non replico alla politica. Dico solo, però, che abbiamo impostato il lavoro in maniera più rapida possibile rispetto a quello che era possibile fare. Dopodiché bisognerà anche valutare le ragioni di questi ritardi, cioè se sono giustificabili. Quello che, tuttavia, non bisogna fare da parte di chiunque lavori per la Repubblica Italiana è costruire polemiche quando non ce n’è la assoluta necessità».  Esiste, invece, un reale problema di risorse del fondo sanitario che, sebbene aumentino, non siano sufficienti a coprire i costi, come sostiene Decaro? «Lancio una sfida a Corriere d e l M e z zo g i o r n o e a chiunque altro lo voglia fare: interrogate qualunque tipo di intelligenza artificiale e chiedete qual è la regione italiana che negli ultimi 10 anni  ha fatto più progressi in sanità. La risposta sarà la Puglia, alcune di queste piattaforme parlano di “miracolo pugliese” per come abbiamo recuperato nei livelli essenziali di assistenza, cosa al limite dell’impossibile. Poi fate un’altra domanda: per raddoppiare quelle prestazioni sanitarie, un aumento dei costi era prevedibile? L’intelligenza artificiale dirà di sì. È inevitabile».  Cosa vuol dire? «Se aumenti le prestazioni per rendere i cittadini pugliesi uguali a quelli del nord un piccolo aumento dei costi ci deve essere. Il governo non ha mai concesso l’aumento del fondo sanitario per i contratti del personale, dell’energia o per l’inflazione, perché era in difficoltà. Ma la Puglia aveva comunque la tassazione più bassa d’Italia e avremo l’orgoglio di dire che questo grande balzo in avanti delle prestazioni che la fondazione Gimbe registra, non è stato concesso dal governo ma è stato concesso dalle tasse dei pugliesi decise dopo 10 anni. Non so se fosse assolutamente necessario oppure no, devo ritenere di sì. Io ero riuscito a non aumentarle, ora se era necessario è stato fatto. Mi dispiace ma quantomeno i pugliesi pagano per se stessi, non per pagare le stupidaggini che vengono fatte n
ello stretto di Hormuz o i cattivi investimenti del governo italiano in Albania, con inutili case di reclusione».  La sanità pugliese è in buone condizioni di salute? «Come dicevo la fondazione Gimbe dice che la sanità pugliese è la migliore d’Italia per i progressi che ha fatto dal 2022 al 2024, vedremo anche nel 2025. Sono molto contento di questi risultati perché una delle questioni centrali che il governo nazionale dovrà risolvere in futuro sarà quello dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e prima di tutto bisogna essere uguali rispetto alla salute».  Mary Tota © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marv Tota  Heading:   Highlight: La vicenda ? Michele Emiliano, ex presidente della Regione Puglia, oggi è consulente giuridico della commissione d’inchiesta al Senato per la sicurezza sul lavoro ? Emiliano è uno dei papabili candidati nelle liste del Pd alle prossime elezioni politiche ? Emiliano è stato eletto due volte sindaco di Bari e due volte presidente della Regione. Il suo erede è Antonio Decaro   ?  Siamo diventati un modello per la sanità ma bisogna analizzare il perché dei ritardi accumulati Per avere più prestazioni come per i cittadini del Nord è inevitabile l’aumento dei costi  Image:Battagliero Nella foto Michele Emiliano, ex presidente della Regione Puglia -tit_org- «No al federatore Decaro»   Intervista a Michele Emiliano - Emiliano: «Decaro federatore? Un disastro, resti alla Regione»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Viliotti (Consulta): fare conoscere i servizi territoriali = «La sanità procede senza una rotta, Fugatti incapace di organizzare» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503076306757.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"CORRIERE DEL TRENTINO" </b>  del 25 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nuova stoccata dell'opposizione, Ada rilancia gli Stati generali. Valduga e Demagri contro la giunta</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:40:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[CLASSIFICA GIMBE  Viliotti (Consulta): fare conoscere i servizi territoriali   «La sanità procede senza una rotta, Fugatti incapace di organizzare»  Nuova stoccata dell’opposizione, Ada rilancia gli Stati generali. Valduga e Demagri contro la giunta  La classifica della Fondazione Gimbe sui livelli essenziali di assistenza premia la sanità trentina, ma al contempo evidenzia un calo dell’assistenza distrettuale. La Consulta provinciale per la salute: «Servizi ancora poco conosciuti».  a pagina 2  TRENTO L’Alleanza democratica autonomista, in una conferenza stampa dal titolo «Sanitá: basta chiacchiere», chiedendo alla giunta di assumersi le proprie responsabilità sulla gestione sanitaria, più che ai giornalisti, sembra rivolgersi direttamente ai cittadini. O meglio, agli elettori: «Io non sto qua a chiedere le dimissioni dell’uno o dell’altro. Ma c’è bisogno di dire ai cittadini: rendetevi conto di chi ha esercitato o meno la sua responsabilità di governo», attacca Francesco Valduga, di Campobase. E ancora, sempre Valduga: arrivati oltre la metà della legislatura, «se il tempo non sarà sufficiente per fare quelle revisioni profonde che noi chiedevamo, che sia almeno sufficiente per i cittadini di rendersi conto di come sono stati s-governati». Siamo, come detto, oltre metà legislatura. Quindi: «Ai cittadini dico: “cominciate a riflettere sulle prossime elezioni”», rilancia Paola Demagri di Casa Autonomia. L’opposizione denuncia lo scarso ascolto da parte della maggioranza e cita il vertice fallito di Fugatti con i sindacati come esempio di un modus operandi che, nei  fatti, sarebbe poco partecipativo. Poi questo, dicono, servirebbero degli Stati Generali della sanità. Inizia una lunga serie di critiche specifiche, con la premessa che il principale responsabile non sia né il direttore generale di Asuit Ferro né l’assessore Tonina: «L’incapacità è, prima di tutto, del presidente della Provincia, che non ha idea di come si debba organizzare la sanità sul territorio», affonda Valduga.Paolo Zanella, del Pd, richiama i dati Agenas del primo semestre 2026, che collocano il Trentino all’ultimo posto per il rispetto dei tempi nelle prime visite, e invita a guardare alle azioni compiute dal vicino Alto Adige. Sulla carenza di personale, invoca soluzioni alloggiative per aumentare l’attrattività in certi territori: «L’ha detto anche Tonina che è un problema. Ma governate. Dai, insomma, adesso sono 8 anni che governate». Demagri aggiunge i numeri: mancano 450 infermieri e c’è un solo infermiere di famiglia ogni 30mila abitanti. Nella spartizione delle critiche a Francesca Parolari del Pd è assegnato il tema della non autosufficienza, «che sta arrivando come uno tsunami», dice. La consigliera invoca maggiori sostegni per la domiciliarità e per i caregiver e anche qui, secondo Parolari: «Tonina lo dice a parole, salvo poi nella pratica non raggiungere nulla». Lucia Coppola, di Avs, chiede che si istituisca la figura dello psicologo di base e  che si potenzino i consultori e i centri di salute mentale. Poi affronta il tema prevenzione.  Cita l’assessore, è un déjà-vu: Tonina ne parla «spesso e continuamente», ma si tratta, incalza la consigliera, «di tante chiacchiere e pochi fatti».  Sui blocchi informatici, chiede una governance interna, fatta di capitolati, collaudi e controlli, con un maggior coinvolgimento di chi lavora quotidianamente sui sistemi.  Demagri completa il quadro accusando la giunta di non aver dato agli ospedali di valle una missione chiara e sostenendo che l’integrazione sociosanitaria che sta emergendo «ha una preponderanza sanitaria, e così non risolviamo il problema sociale». Poi, il coup de théâtre: tira fuori un cartello che raffigura una nave in tempesta. È la sanità trentina che «Procede senza una rotta  chiara. Ogni giorno gestisce l’emergenza. Una volta il tilt, una volta il pronto soccorso, una volta le aggressioni, una volta la mancanza di posti letto. Ma ai cittadini interessa sapere quale porto si vuole raggiungere». Valduga aggiunge: «Se fosse una barca a vela citerei Seneca che dice che non c’è 
vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare». E, con le citazioni, ci prende gusto: «Kierkegaard diceva: “la nave è ormai in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani”».  Lorenzo Padoan  ---End text---  Author: Lorenzo Padoan  Heading:   Highlight: 450  Sono gli infermieri che mancano in Trentino, c’è solo un professionista ogni 30mila abitanti   Le tappe  Nel 2025 debutta il Sio, le polemiche A metà del 2025 cominciano la migrazione e l’implementazione del nuovo Sio (Sistema informativo ospedaliero) all’interno dell’Asuit.  Pochi mesi dopo i primi disservizi informatici.   1  Tonina, dimissioni sotto la lente A inizio anno l’assessore provinciale alla sanità Mario Tonina, di fronte ai problemi, si è prende due giorni per riflettere sulle sue dimissioni. Alla fine, l’autonomista decide di rimanere al suo posto.   2  Mesi di disagi, la mobilitazione I problemi, però, proseguono per tutto l’anno, esasperando il personale e gli utenti.  Tanto che poche settimane fa i sindacati annunciano una mobilitazione, molto partecipata.   3  Vertice atteso, sindacati delusi Dopo settimane di attesa, venerdì 18 settembre, i sindacati incontrano il presidente Maurizio Fugatti e l’assessore Mario Tonina.  «Un incontro inconsistente e surreale», il commento.   4  Image:Critici In alto Lucia Coppola, Francesco Valduga, Paola Demagri -tit_org- Viliotti (Consulta): fare conoscere i servizi territoriali  «La sanità procede senza una rotta, Fugatti incapace di organizzare»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Cala l'assistenza distrettuale, la Consulta per la Salute: «Servizi ancora poco conosciuti» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503076606760.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"CORRIERE DEL TRENTINO" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:40:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Cala l’assistenza distrettuale, la Consulta per la Salute: «Servizi ancora poco conosciuti»   Classifica Gimbe  L  a classifica della Fondazione Gimbe sui livelli essenziali di assistenza premia la sanità trentina, ma evidenzia un calo dell’assistenza distrettuale, come sottolinea la presidente della Consulta provinciale per la Salute Elisa Viliotti.  Secondo i dati, il Trentino supera la soglia di garanzia dei Lea in tutte le macro aree, guadagnando 98 punti nella prevenzione, 94 nell’assisten za ospedaliera e 79 nell’assistenza distrettuale.  L’ultima macro area, però, nell’ultimo monitoraggio del 2024 passa da 83 punti a 79 del 2023. Area che misura le attese per le visite, la presa in carico delle malattie croniche e della disabilità e le cure a domicilio.  Il dato in calo sull’area distrettuale, «richiama il cuore della riorganizzazione della medicina territoriale in corso — sottolinea la presidente — su cui il Pnrr ha concentrato ingenti risorse e progetti — Case della comunità, Ospedali di comunità, Centrali operative territoriali, telemedicina e assistenza domiciliare per portare le  cure più vicino alle persone e garantire continuità tra ospedale, territorio e domicilio».  Dopo l’investimento sulla medicina territoriale, serve, sottolinea la Consulta, far conoscere ai cittadini trentini le nuove strutture.  «Non basta realizzare sedi, acquistare tecnologie o approvare progetti: occorre che questi strumenti diventino servizi effettivi, dotati di personale, accessibili e riconoscibil i per i cittadini.  Le Case della comunità, in particolare, non possono restare strutture poco conosciute, delle quali molte persone ignorano funzioni, servizi e modalità di accesso. Devono diventare il punto di riferimento della prossimità».  In un contesto nazionale in cui 5,8 milioni di persone nel 2024 hanno rinunciato alle cure, la medicina territoriale diventa fondamentale. «La sfida è costruire una risposta unitaria alla persona: referente riconoscibile e raccordo effettivo tra medico di famiglia, distretto, ospedale, specialistica e sociale».  © RIPRODUZIONE RISERVATA (c.i.)  ---End text---  Author: c. i  Heading: Classifica Gimbe  Highlight:   Image: -tit_org- Cala l’assistenza distrettuale, la Consulta per la Salute: «Servizi ancora poco conosciuti»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Biennale dell'Economia Cooperativa: a Milano il 9 e 10 ottobre. Legacoop celebra 140 anni e guarda al futuro del paese ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503076706761.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"CORRIERE ROMAGNA DI FORLÌ E CESENA" </b>  del 25 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>"Far crescere l'Italia, insieme": politica, economia, lavoro e società a confronto. Tra i protagonisti Aghion, Letta, Prodi, Schlein, Conte, parti sociali e mondo delle imprese Lucchi: "Romagna presente in forze". Gamberini: "Il Paese ha bisogno di tornare a crescere"</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:40:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Biennale dell'Economia Cooperativa:   a Milano il 9 e 10 ottobre. Legaeoop celebri HO anni e guarda al futuro del paese     crescere l'Halia. insieme": politic «   . economh). hnoro ñ socielii ]]></tp:ocr>
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		<title><![CDATA[Biennale dell'Economia Cooperativa: a Milano il 9 e 10 ottobre. Legacoop celebra 140 anni e guarda al futuro del paese ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503156306405.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"CORRIERE ROMAGNA DI RAVENNA E IMOLA" </b>  del 25 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>"Far crescere l'Italia, insieme": politica, economia, lavoro e società a confronto. Tra i protagonisti Aghion, Letta, Prodi, Schlein, Conte, parti sociali e mondo delle imprese Lucchi: "Romagna presente in forze". Gamberini: "Il Paese ha bisogno di tornare a crescere"</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:23:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Biennale dell'Economia Cooperativa: a Milano il 9 e 10 ottobre. Legacoop celebra 140 anni e guarda al futuro del paese ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503156206404.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"CORRIERE ROMAGNA DI RIMINI E SAN MARINO" </b>  del 25 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>"Far crescere l'Italia, insieme": politica, economia, lavoro e società a confronto. Tra i protagonisti Aghion, Letta, Prodi, Schlein, Conte, parti sociali e mondo delle imprese Lucchi: "Romagna presente in forze". Gamberini: "Il Paese ha bisogno di tornare a crescere"</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:23:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Biennale dell'Economia Cooperativa:   a Milano il 9 e 10 ottobre. Legaeoop celebri HO anni e guarda al futuro del paese     crescere l'Halia. insieme": politic «   . economh). hnoro ñ socielii ]]></tp:ocr>
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		<title><![CDATA[Fondi Pnrr e case di comunità E guerra aperta fra Bari e Roma ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503075906769.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"EDICOLA DEL SUD BARI BAT" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:41:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fondi Pnrr e case di comunità È guerra aperta fra Bari e Roma   BOTTA E RISPOSTA  Gemmato: «La Puglia non ha centrato nessuno dei cinque obiettivi sanitari». Decaro: «Il sottosegretario fa polemica tutti i giorni» LILIANA IACCARINO  2 BARI  La tregua non c’è. A vent iq u at t r’ore dal primo scontro, sulla sanità pugliese riparte il duello tra Governo e Regione. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato torna all’attacco: «La Puglia è ultima in Italia e non ha centrato nessuno dei cinque obiettivi» del Pnrr sanitario. Il governatore Antonio Decaro risponde colpo su colpo: Gemmato «fa polemiche tutti i giorni», ma dovrebbe spiegare cosa sta facendo il Governo per garantire il personale a Case e Ospedali di comunità. Il fronte è ormai scoperto: Roma accusa Bari di non spendere, Bari chiama Roma alle sue responsabilità su medici e infermieri. Gemmato affonda proprio sulla gestione delle risorse. Il ragionamento è netto: «perché Decaro continua a chiedere altri soldi se la Regione non riesce a spendere quelli che ha già?» L’esponente di FdI cita circa 400 milioni destinati alla Puglia per gli interventi del Pnrr e un avanzamento della spesa sulle Case di comunità fermo, sostiene, al 36%.  Da qui l’accusa al governatore di utilizzare la richiesta di ulteriori finanziamenti come «arma di distrazione di massa».  Decaro ribalta il fronte. Il sottosegretario, sostiene, anziché alimentare quotidianamente lo scontro dovrebbe occuparsi di come rendere operative le nuove strutture. Perché i cantieri sono soltanto metà della partita: l’altra riguarda medici, infermieri e operatori da mettere al loro interno. Ed è su questo terreno che il presidente della Regione chiama direttamente in causa l’esecutivo nazionale. La maggioranza regionale fa quadrato. I capigruppo sostengono che FdI confonda il numero complessivo degli interventi programmati con i target minimi del Pnrr, modificati con la rimodulazione nazionale del 2023. Ricordano inoltre che nella prima fase le procedure sono state seguite da Invitalia e rivendicano la task force istituita dalla nuova Giunta per accelerare l’attuazione. Il segretario regionale del Pd Domenico De Santis oppone altri numeri: 85 Case di comunità su 92 previste nel quadro richiamato dai dem, otto Ospedali di comunità su 24, Cot già completati e 267 apparecchiature acquistate sulle 273 inizialmente previste. Le opere mancanti, assicura, dovrebbero essere completate entro l’anno. A complicare la battaglia arriva un’altra fotografia, riferita però al 2024. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe sui Livelli essenziali di assistenza, la Puglia raggiunge 242 punti su 300, sale di 14 punti, è decima in Italia e prima nel Mezzogiorno. Resta più debole proprio l’assistenza distrettuale, quella sulla quale dovrà poggiare la nuova sanità territoriale. Indicatori differenti diventano così munizioni dello scontro politico: Gemmato punta sui ritardi del Pnrr, Decaro sposta il confronto sul nodo delle assunzioni, il centrosinistra rivendica quanto realizzato. Al netto del botta e risposta, però, la partita si giocherà fuori dai palazzi. Perché completare gli edifici sarà inutile se resteranno scatole vuote. Il banco di prova sarà trasformare i milioni del Pnrr in cure, professionisti e servizi realmente accessibili ai cittadini.  ---End text---  Author: LILIANA IACCARINO  Heading: BOTTA E RISPOSTA  Highlight:   Image:Le case e gli ospedali di comunità fulcro della polemica fra Regione Puglia e governo centrale -tit_org- Fondi Pnrr e case di comunità E guerra aperta fra Bari e Roma   -sec_org-
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		<tp:writer>LILIANA IACCARINO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Fondi Pnrr e case di comunità E guerra aperta fra Bari e Roma ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503211607970.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"EDICOLA DEL SUD BASILICATA" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 08:05:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fondi Pnrr e case di comunità È guerra aperta fra Bari e Roma   Gemmato: «La Puglia non ha centrato nessuno dei cinque obiettivi sanitari». Decaro: «Il sottosegretario fa polemica tutti i giorni»   BOTTA E RISPOSTA  2 BARI  La tregua non c’è. A vent iq u at t r’ore dal primo scontro, sulla sanità pugliese riparte il duello tra Governo e Regione. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato torna all’attacco: «La Puglia è ultima in Italia e non ha centrato nessuno dei cinque obiettivi» del Pnrr sanitario. Il governatore Antonio Decaro risponde colpo su colpo: Gemmato «fa polemiche tutti i giorni», ma dovrebbe spiegare cosa sta facendo il Governo per garantire il personale a Case e Ospedali di comunità. Il fronte è ormai scoperto: Roma accusa Bari di non spendere, Bari chiama Roma alle sue responsabilità su medici e infermieri. Gemmato affonda proprio sulla gestione delle risorse. Il ragionamento è netto: «perché Decaro continua a chiedere altri soldi se la Regione non riesce a spendere quelli che ha già?» L’esponente di FdI cita circa 400 milioni destinati alla Puglia per gli interventi del Pnrr e un avanzamento della spesa sulle Case di comunità fermo, sostiene, al 36%.  Da qui l’accusa al governatore di utilizzare la richiesta di ulteriori finanziamenti come «arma di distrazione di massa».  Decaro ribalta il fronte. Il sottosegretario, sostiene, anziché alimentare quotidianamente lo scontro dovrebbe occuparsi di come rendere operative le nuove strutture. Perché i cantieri sono soltanto metà della partita: l’altra riguarda medici, infermieri e operatori da mettere al loro interno. Ed è su questo terreno che il presidente della Regione chiama direttamente in causa l’esecutivo nazionale. La maggioranza regionale fa quadrato. I capigruppo sostengono che FdI confonda il numero complessivo degli interventi programmati con i target minimi del Pnrr, modificati con la rimodulazione nazionale del 2023. Ricordano inoltre che nella prima fase le procedure sono state seguite da Invitalia e rivendicano la task force istituita dalla nuova Giunta per accelerare l’attuazione. Il segretario regionale del Pd Domenico De Santis oppone altri numeri: 85 Case di comunità su 92 previste nel quadro richiamato dai dem, otto Ospedali di comunità su 24, Cot già completati e 267 apparecchiature acquistate sulle 273 inizialmente previste. Le opere mancanti, assicura, dovrebbero essere completate entro l’anno. A complicare la battaglia arriva un’altra fotografia, riferita però al 2024. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe sui Livelli essenziali di assistenza, la Puglia raggiunge 242 punti su 300, sale di 14 punti, è decima in Italia e prima nel Mezzogiorno. Resta più debole proprio l’assistenza distrettuale, quella sulla quale dovrà poggiare la nuova sanità territoriale. Indicatori differenti diventano così munizioni dello scontro politico: Gemmato punta sui ritardi del Pnrr, Decaro sposta il confronto sul nodo delle assunzioni, il centrosinistra rivendica quanto realizzato. Al netto del botta e risposta, però, la partita si giocherà fuori dai palazzi. Perché completare gli edifici sarà inutile se resteranno scatole vuote. Il banco di prova sarà trasformare i milioni del Pnrr in cure, professionisti e servizi realmente accessibili ai cittadini.  ---End text---  Author: LILIANA IACCARINO  Heading: BOTTA E RISPOSTA  Highlight:   Image:Le case e gli ospedali di comunità fulcro della polemica fra Regione Puglia e governo centrale -tit_org- Fondi Pnrr e case di comunità E guerra aperta fra Bari e Roma   -sec_org-
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		<title><![CDATA[E' nato uno sportello contro le liste d'attesa ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092502935208422.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"GAZZETTA D'ASTI" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Attivo nella sede del Pd di corso Casale ogni giovedì pomeriggio  E’ nato uno sportello contro le liste d’attesa  Uno sportello per sostenere i cittaidni nellea richiesta di attivazione del percorso di tutela contro le liste di attesa. E’ quello che ha inaugurato ieri, giovedì, il partito Democratico nella propria sede di corso Casale 162.  Si tratta di uno Sportello Salute per la difesa e il rilancio della sanità pubblica, contro l’emergenza delle liste d’attesa e la rinuncia forzata alle cure attraverso la promozione del Percorso di Tutela previsto dall’art.3 del D.Lgs. 29/04/1998 n.124 e successive disposizioni regionali.  “Dalla scelte politiche della Giunta Regionale emerge una “privatizzazione di fatto” e i cittadini della nostra provincia ne stanno pagando le spese: di fronte all’inefficienza del sistema o all’impossibilità di accedere in tempi accettabili alle prestazioni richieste chi ha le risorse economiche  si rivolge al privato, mentre l’8,8% dei piemontesi (dato Gimbe, superiore alla media nazionale) sceglie di rinunciare alle cure per motivi economici”, spiegano dal Partito Democratico astigiano.  Lo Sportello Salute avrà, quindi, il compito di informare e sostenere i cittadini nella richiesta di attivazione del Percorso di Tutela contro le liste d’attesa.  “La procedura prevista dalla legge permette di ottenere visite ed esami specialistici entro i termini massimi stabiliti dall’impegnativa medica, richiedendo un nuovo appuntamento al Cup di competenza, che potrà eventualmente ricorrere anche a prestazioni in intramoenia o presso il privato accreditato, senza alcun costo aggiuntivo oltre al ticket sanitario, per proporre una nuova data entro i termini previsti dalla richiesta del medico di base”, precisano dal Pd.   Il servizio gratuito di assistenza verrà gestito a rotazione da un gruppo di volontarie con una lunga esperienza in ambito sanitario e nel mondo dell’associazionismo: Adele Gianna Calori, Rita Bianchini, Oriella Bolla, Giulia Numa, Aurora Sabatini, Mariella Sacco, Cristina Venier.  Lo Sportello andrà ad ampliare e a rendere più capillare sul territorio l’informazione sul Percorso di Tutela e il sostegno ai cittadini come azione di contrasto alla rinuncia alle cure, affiancandosi al servizio già offerto ad Asti da Cgil e Casa del Popolo.  Lo sportello sarà attivo ogni giovedì dalle 16 alle 18, nella sede del Pd.  È possibile richiedere assistenza o fissare un appuntamento chiamando il numero 0141/593217 o scrivendo a partitodemocraticoat@gmail.com  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- E’ nato uno sportello contro le liste d’attesa   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Rincari sulla salute, allarme di Spi Cgil e Federconsumatori ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503075306767.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503075306767.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 26 di <b>"LE CRONACHE LUCANE" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:40:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="338000" Sales="28000" Printing="28000" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503075306767.PDF"><![CDATA[LE CRONACHE LUCANE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Rincari sulla salute, allarme di Spi Cgil e Federconsumatori   «PER I LUCANI DOPPIA STANGATA: ANCHE 2,50 DI TICKET SULLE RICETTE FARMACEUTICHE CONVENZIONATE»  POTENZA «Mentre il Governo discute di diritto allo studio, arriva la stangata sulla salute. Con il decreto del 21 settembre aumentano le tariffe per 448 prestazioni specialistiche e 222 protesi e ausili. L’aumento medio è del 5,8% e vale 210,7 milioni di euro, di cui 27 milioni pagati direttamente dai cittadini come nuovi ticket». Lo sotengono Angelo Summa, segretario regionale Spi Cgil e Michele Catalano, presidente regionale Federconsumatori Basilicata. «Persino il prelievo del sangue venoso passa da 3,80 a 4,30 euro. Una visita cardiologica con ECG da 33,60 a 38,00 euro. Il Ministero tranquillizza: +1,50 euro a cittadino in media». Per SPI CGIL e Federconsumatori è una media falsa. Per un pensionato lucano con diabete, cardiopatia e controlli semestrali l’aumento reale è di decine di euro al mese. «In Basilicata il paradosso è che spendiamo meno perché siamo poveri, ma paghiamo di più per curarci fuori. Siamo infatti ultimi in Italia per spesa privata: 377 euro pro-capite contro 730 euro di media nazionale.  Non è virtù, è mancanza di capacità di spesa. Lo dice il Report Gimbe 2023. Siamo primi in Italia per fuga sanitaria: 220 euro per ogni lucano che se ne va fuori regione per curarsi. Un saldo negativo di 81 milioni nel 20222023. I lucani scappano in Puglia, Campania, Nord perché qui non trovano la prestazione.  Rinunciamo a curarci: il 6,7% dei lucani ha rinunciato alle cure nel 2023, meno della media nazionale (7,6%) solo perché non possiamo permetterci il privato. Liste d’attesa: la Basilicata oggi garantisce il 94,6% delle prestazioni nei tempi contro l’84,6% nazionale, ma il tempo medio di attesa reale è ancora di 133 giorni. Siamo quinti ultimi in Italia per rispetto dei LEA.  Per i lucani e le lucane la stangata è doppia all’aumento stabilito dal Governo Meloni nella spesa sanitaria si aggiunge il ticket di 2,50 euro a ricetta nella  farmacia convenzionata, stabilito dalla delibera di Giunta del 27 agosto 2026. L’impatto economico e sociale nelle aree interne e per un cittadino non esente, in particolare anziano o pensionato residente nei comuni interni, l’effetto cumulato è di 2,50 euro per la ricetta farmaceutica cui va sommato un massimo fino a 36,15 euro per la ricetta specialistica, ai quali si aggiungono i costi di spostamento verso Potenza o Matera, oltre ai tempi di attesa. Chiediamo alla Regione Basilicata di valutare forme di tutela aggiuntiva per i residenti dei comuni più distanti dai centri erogatori».  ---End text---  Author: Redazione  Heading: «PER I LUCANI DOPPIA STANGATA: ANCHE 2,50 DI TICKET SULLE RICETTE FARMACEUTICHE CONVENZIONATE»  Highlight:   Image: -tit_org- Rincari sulla salute, allarme di Spi Cgil e Federconsumatori   -sec_org-
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	<item>
		<title><![CDATA[La politica economica negli anni: le responsabilità del centrosinistra ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092501710504223.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092501710504223.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 41 di <b>"LIBERTÀ" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 04:37:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[La politica economica negli anni: le responsabilità del centrosinistra   L’ANALISI  I  n più parti del mondo le forze politiche illiberali, se non razziste, stanno ruggendo e il voto in Sassonia è li a ricordarcelo, anche se la Svezia un piccolo freno lo ha messo. Ma pare evidente che la popolazione più esposta alle difficoltà economiche e sociali o diserta le urne o vota in massa per i partiti di destra o centro destra.  Partiti che però, come emerge anche dai quattro anni del governo Meloni, penso si possa timidamente affermare non hanno dimostrato di avere la soluzione per i tanti problemi che affliggono sempre più cittadini italiani e non. Ma parlando del nostro Paese, è anche giusto ricordare che i problemi creati dalla precarietà, dai salari troppo bassi e le crescenti difficoltà economiche legati anche ad un’inflazione che è tornata a galoppare, arrivano anche come conseguenza di politiche errate perpetrate da una gran parte dei nostri politici nazionali, che si sono succeduti nei tanti governi degli ultimi 30 anni. Perché non è vero che progressivamente negli anni si è deciso di far pagare le tasse maggiormente ai poveri e alla classe media invece che ai ricchi? Perché non è vero che negli anni hanno minato una parte dei diritti dei lavoratori, il loro diritto alla salute e a pensioni onorevoli? E tutto questo perché il nuovo paradigma economico mondiale ti imponeva di farlo altrimenti ci avrebbe colpito una catastrofe economica! Chi di voi conosce la Riforma Dini sulle pensioni (1995)? Qualcuno di voi ricorda il Pacchetto Treu (legge n. 196/1997) che ha introdotto in Italia la flessibilità e il lavoro interinale. Nato per modernizzare il mercato e ridurre la disoccupazione, nel tempo ha favorito una forte precarietà lavorativa! Ma chi è che ha per esempio modificato l’art.18 dello Statuto dei lavoratori? Prima ridotto dalla Legge Fornero nel 2012 (governo Monti) e poi superato per i nuovi assunti dal Jobs Act nel 2015 (governo Renzi), che ha sostituito la reintegra obbligatoria con un indennizzo monetario crescente. Chi è che ha deciso l’indebolimento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)? Qui, non nascondiamocelo, un po’ tutti hanno avuto in mano la pistola fumante: non è opera di un unico governo o persona, ma il risultato di una lunga serie di riforme strutturali, vincoli di bilancio e definanziamenti portati avanti trasversalmente da quasi tutti gli esecutivi negli ultimi trent’anni. Il Governo Amato, con il ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, ha emanato il decreto legislativo 502/1992, trasformando le USL in Aziende USL e gli ospedali in aziende ospedaliere. Da allora la salute ha iniziato a essere gestita con criteri di bilancio e mercato. Poi sono arrivati i tagli lineari e il federalismo (anni 2000-2010): i vari governi di centro-sinistra e centro-destra (da Berlusconi a Prodi, da Monti a Renzi) hanno imposto manovre finanziarie lacrime e sangue, tagli ai posti letto, blocchi del turn-over del personale sanitario e tetti di spesa sul personale per rispettare i parametri di bilancio europei. Poi a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, la gestione pratica della sanità è passata interamente in mano alle Regioni, creando profonde disuguaglianze territoriali tra chi garantisce cure efficienti e chi accumula enormi debiti e migrazione sanitaria.  L’ultima stangata era arrivata dal governo Conte con l’introduzione di Quota 100, che ha visto fuggire, avendone la possibilità, tantissimi operatori del settore sanitario indebolendo tutto il sistema. Insomma da anni è evidente a tutti la volontà di definanziare il SSN e la spinta al privato: la mancanza cronica di investimenti reali rispetto all’inflazione (vero governo Meloni?!) e ai costi dell’innovazione tecnologica ha generato liste d’attesa interminabili, spingendo i cittadini che se lo possono permettere verso la sanità privata e le assicurazioni, mentre gli altri a rinunciare alle cure. L’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe ci dice drammaticamente che la spesa sanitaria pro capite in Italia nel 2025 è stata pari a 3.952 do
llari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei.  E si potrebbe andare avanti sulle politiche negative messe in campo. Ma perché quando vince il centro destra fa politiche di centro destra, mentre quando vince il centrosinistra (e parte le importanti battaglie sui diritti civili che innegabilmente fanno la differenza e buon viaggio ad Emma Bonino, che in questo campo la differenza l’ha fatta davvero) fa politiche economiche di destra e a c..o tutto il resto!?  ---End text---  Author: Bruno Galvani  Heading: L’ANALISI  Highlight:   Image: -tit_org- La politica economica negli anni: le responsabilità del centrosinistra   -sec_org-
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		<tp:writer>Bruno Galvani</tp:writer>
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		<title><![CDATA["Con una mano tolgono il bollo, con l'altra mettono i ticket su visite mediche e prelievo del sangue" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503260607416.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"NUOVA DEL SUD" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 07:21:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Con una mano tolgono il bollo, con l’altra mettono i ticket su visite mediche e prelievo del sangue”  e MICHELE CATALANO**  entre il Governo discute di diritto allo studio, arriva la stangata sulla salute.  Con il decreto del 21 settembre aumentano le tariffe per 448 prestazioni specialistiche e 222 protesi e ausili. L’aumento medio è del 5,8% e vale 210,7 milioni di euro, di cui 27 milioni pagati direttamente dai cittadini come nuovi ticket.  Persino il prelievo del sangue venoso passa da 3,80 a 4,30 euro. Una visita cardiologica con Ecg da 33,60 a 38,00 euro.  Il Ministero tranquillizza: +1,50 euro a cittadino in media. Per Spi Cgil e Federconsumatori è una media falsa. Per un pensionato lucano con diabete, cardiopatia e controlli semestrali l’aumento reale è di decine di euro al mese.  In Basilicata il paradosso è che spendiamo meno perché siamo poveri, ma paghiamo di più per curarci fuori. Siamo infatti ultimi in Italia per spesa privata: 377 euro pro-capite contro 730 euro di media nazionale. Non è virtù, è mancanza di capacità di spesa.  Lo dice il Report Gimbe 2023. Siamo primi in Italia per fuga sanitaria: 220 euro per ogni lucano che se ne va fuori regione per curarsi. Un saldo negativo di 81 milioni nel 20222023. I lucani scappano in Puglia, Campania, Nord perché qui non trovano la prestazione. Rinunciamo a curarci: il 6,7% dei lucani ha rinunciato alle cure nel 2023, meno della media nazionale (7,6%) solo perché non possiamo permetterci il privato. Liste d’attesa: la Basilicata oggi garantisce il 94,6% delle prestazioni nei tempi contro l’84,6% nazionale, ma il tempo medio di attesa reale è ancora di 133 giorni. Siamo quinti ultimi in Italia per rispetto dei Lea.  Per i lucani e le lucane la stangata è doppia all’aumento stabilito dal Governo Meloni nella spesa sanitaria si aggiunge il ticket di 2,50 euro a ricetta nella farmacia convenzionata, stabilito dalla delibera di Giunta del 27 agosto 2026. Si tratta dei farmaci prescritti dal medico di base e ritirati nelle farmacie territoriali. La misura nasce come adempimento previsto dalla normativa naM  zionale a seguito del monitoraggio Aifa 2025, che ha rilevato per la Basilicata uno scostamento dello 0,58% rispetto al tetto programmato, pari a circa 7 milioni di euro. Per legge il superamento del tetto comporta misure di contenimento, pena la perdita dei finanziamenti integrativi statali. La Basilicata è stata una delle ultime regioni in Italia ad adottare questo contributo. A differenza di altre regioni, la quota è per ricetta e non per confezione: l’onere massimo resta di 2,50 euro indipendentemente dal numero di confezioni prescritte. Sono previste esenzioni: circa il 40% delle ricette regionali resta totalmente esente sulla base dei dati del Sistema Tessera Sanitaria. Sono tutelati i  codici di esenzione per reddito E01-E05, i pazienti oncologici, malati cronici e rari, invalidi civili, e rimane esclusa la distribuzione diretta ospedaliera, che comprende farmaci ad alto costo e terapie salvavita. L’addizionale regionale Irpef resta all’aliquota minima di legge dell’1,23%. Operativamente, la misura prevista dal 1° settembre ha trovato attuazione nelle farmacie  dal 1° ottobre 2026.  L’impatto economico e sociale nelle aree interne e per un cittadino non esente, in particolare anziano o pensionato residente nei comuni interni, l’effetto cumulato è di 2,50 euro per la ricetta farmaceutica cui va sommato un massimo fino a 36,15 euro per la ricetta specialistica, ai quali si aggiungono i costi di spostamento verso Potenza o Matera, oltre ai tempi di attesa.  Alla luce di ciò chiediamo alla Regione Basilicata di valutare forme di tutela aggiuntiva per i residenti dei comuni più distanti dai centri erogatori e la piena riapertura del confronto con le organizzazioni sindacali e sociali. La Regione non scarichi sui cittadini lo sforamento, apra un tavolo su esenzioni per reddito basso e pensionati sotto i 20.000 euro e potenzi l’extra Lea regionale. Al Governo Nazionale chiediamo di ritirare gli aumenti e finanziare il Ssn con tassazione su extraprofitti e
 grandi patrimoni, non sulle analisi del sangue. Serve un piano straordinario per abbattere la migrazione sanitaria: se i lucani trovano la prestazione qui, non pagano due volte.  La salute non è una merce. Per gli anziani lucani è già una corsa a ostacoli tra Cup, distanze e pensioni basse. Con questi ticket diventa una rinuncia.  * Segretario regionale Spi Cgil ** Presidente Federconsumatori  ---End text---  Author: ANGELO SUMMA  Heading:   Highlight: Spi Cgil e Federconsumatori: “Aumentano le tariffe per 448 prestazioni specialistiche e 222 protesi e ausili. In media il 5,8% e vale 210,7 milioni di euro, di cui 27 milioni pagati dai cittadini come nuovi ticket”  Image:O SUMMA* CATALANO**  Ricette mediche e ticket; re il Governo accanto un elettrocardiocute di diritto gramma studio, arriva  sulla salute.  to del 21 set -tit_org- “Con una mano tolgono il bollo, con l’altra mettono i ticket su visite mediche e prelievo del sangue”   -sec_org-
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		<tp:writer>ANGELO SUMMA</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Emiliano: «Decaro federatore? No, ognuno faccia il suo lavoro» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503093806772.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:41:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Emiliano: «Decaro federatore? No, ognuno faccia il suo lavoro»   L’ex governatore è tornato a parlare dopo una lunga pausa in Fiera «Schlein e Conte hanno già superato le divergenze. Si creerebbe solo confusione». La replica del presidente: «Ha ragione Michele»  L’occasione ufficiale è stata la presentazione del suo libro noir “L’alba di San Nicola” negli spazi della Fiera del Levante di Bari alla presenza di alcune scolaresche. Ma l’ex governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, non si è sottratto dal commentare le ultime vicende politiche nazionali, dopo settimane di silenzio dedicate alla sua nuova carriera di scrittore. Dalle prospettive del campo largo in questo lungo anno di campagna elettorale ormai già entrato nel vivo, passando per le frizioni interne al campo largo di centrosinistra e all’ipotetico ruolo di Antonio Decaro come federatore della coalizione. Ipotesi quest’ultima che torna ciclicamente a riproporsi.  Nessun dubbio sull’accordo dei due principali leader di Pd e Movimento 5 Stelle: «Penso che Conte e Schlein siano già riusciti a superare le divergenze, hanno un destino comune inevitabile. Devono solo trovare il modo di organizzare la cerimonia, il matrimonio non viene messo in discussione».   Sullo sfondo la legge elettorale e il tentativo della destra guidata dalla premier Giorgia Meloni di modificare le regole. Un blitz dettato, per l’ex presidente, dalla paura di non riuscire a prevalere alle urne: «Il campo largo – ha spiegato ancora Emiliano - ha una coalizione vincente, la destra è stata costretta, e non so se ci riuscirà fino alla fine, a modificare la legge elettorale. Altrimenti sarebbe stato un disastro per loro. Con la legge elettorale, che all’ultima tornata ha dato il successo a Giorgia Meloni, il centrosinistra avrebbe stravinto le elezioni.  Ora stanno cercando di cambiare la legge per non avere una sconfitta molto pesante e probabilmente questo è il senso complessivo del giudizio sul governo Meloni da parte  del popolo italiano».  Obiettivo: definire il programma, superando le differenze. «Resta ovviamente il fatto – ha aggiunto ancora Emiliano - che governare questo paese in un momento così difficile non sarà una cosa semplice e serve da parte della coalizione una grande solidarietà e una grande capacità di costruire le azioni di governo senza pretendere che ognuna di essa corrisponda esattamente all’idea di ciascuna forza politica. Le posizioni del Movimento 5 stelle e del Pd sono identiche sull’Ucraina. No a un riarmo tout court ma a una formazione di difesa europeo che presidi gli interessi dell’Unione Europea e su questo credo che la posizione che Conte ha espresso sia stata la stessa della Schlein».  Sull’ipotesi che l’attuale presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, venga indicato come possibile leader della coalizione di centrosinistra per le prossime elezioni politiche, in alternativa alla segretaria del Partito democratico Elly Schlein, il giudizio dell’ex governatore è stato netto: «Mi  ‘ ‘  sembra una cosa che lui stesso esclude, perché sarebbe un disastro dal punto di vista della confusione che si creerebbe – ha sottolineato -. Questo è il momento in cui ciascuno deve fare il suo lavoro. Antonio sta iniziando il lavoro di presidente della Regione Puglia e lui stesso con un grande senso di responsabilità sa che questa regione è importantissima. Oggi leggo sui giornali che Gimbe dice che la Sanità pugliese è la migliore in Italia per i progressi che ha fatto nel 2023 e 2024, vedremo anche il 2025. Sono molto contento di questi risultati perché una delle questioni centrali che il Governo nazionale dovrà risolvere in futuro sarà quella dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, e prima di tutto bisogna essere uguali rispetto alla salute». In serata è arrivata anche la risposta di Decaro, che parlando a margine di un evento con i cronisti ha ribadito: «Michele Emiliano ha ragione. Io al momento sto facendo il presidente della Regione Puglia e ho tanto lavoro da fare e continuerò a farlo. L’ho detto tante volte e non so perché ritorna spesso il m
io nome. Sto facendo il presidente della Regione e ho tante cose da fare qui in Puglia».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Francesca SORRENTINO  Heading:   Highlight: ‘‘  Decaro stesso esclude l’ipotesi sarebbe un disastro per la confusione che si creerebbe   ‘‘  Il centrodestra vuole cambiare la legge elettorale perché sa di perdere  Image:L’ex governatore Michele Emiliano ieri in Fiera a Bari -tit_org- Emiliano: «Decaro federatore? No, ognuno faccia il suo lavoro»   -sec_org-
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		<tp:writer>Francesca SORRENTINO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, la doppia stangata che cancella il diritto alle cure ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503102707005.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:54:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="70000" Sales="5639" Printing="816" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503102707005.PDF"><![CDATA[QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’ALLARME DELLE PARTI SOCIALI  Sanità, la doppia stangata che cancella il diritto alle cure Spi Cgil e Federconsumatori chiedono l'apertura di un tavolo sulle esenzioni per i redditi bassi ed un piano straordinario contro i viaggi della speranza  In Basilicata la tutela della salute scivola in un imbuto di rincari e paradossi regionali. Al decreto ministeriale che gonfia le tariffe di centinaia di prestazioni specialistiche si somma infatti la stangata locale: un ticket da 2,50 euro a ricetta sulle medicine, introdotto dalla Giunta regionale per arginare lo sforamento farmaceutico. Una scure doppia che si abbatte sui malati lucani. Il diritto a curarsi si trasforma in un lusso per i residenti di una terra distante. Non bastavano i rincari nazionali del 5,8% per 448 prestazioni e 222 ausili, una manovra da oltre duecento milioni di euro che peserà sulle tasche dei cittadini per 27 milioni sotto forma di nuovi balzelli. A Potenza la pressione raddoppia, incrociando la delibera della Giunta che introduce la quota fissa sulla farmaceutica convenzionata.  Per i farmaci prescritti dai medici di base e ritirati nelle farmacie si paga da ottobre un'addizionale che colpisce famiglie già provate. La macchina burocratica giustifica il provvedimento parlando di un adempimento normativo, scaturito dal monitoraggio dell'Agenzia Italiana del Farmaco. I dati certificano uno scostamento dello 0,58% rispetto al tetto programmato, un buco da sette milioni di euro. Superare quel limite comporta misure di contenimento, pena la perdita dei finanziamenti statali. La Basilicata ha applicato il contributo colpendo la ricetta anziché la confezione per bloccare l'onere massimo a due euro e cinquanta centesimi, ma l'effetto cumulativo resta pesante. Le statistiche scattano una fotografia spietata di una regione dove spendere meno non è virtù governativa, bensì lo specchio di una povertà diffusa. I dati del Rapporto Gimbe confermano il primato lucano per la spesa privata più bassa d'Italia, appena 377 euro pro-capite contro una media nazionale di 730 euro. Un indicatore che racconta la mancanza di capacità d'acquisto delle famiglie, costrette a rinunciare alla medicina a pagamento. Il vero record regionale è un altro ed è profondo: siamo primi in Italia per la fuga sanitaria. Ogni cittadino sborsa idealmente 220 euro per andare a curarsi in Puglia, Campania o al Nord, determinando un saldo negativo spaventoso da 81 milioni di euro. I  malati scappano perché sul territorio non trovano risposte e si scontrano con tempi d'attesa reali che si attestano su una media cronica di 133 giorni. La regione colleziona un pessimo quinto posto dal basso nella classifica per il rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza. I sindacati si schierano contro un impianto tariffario che penalizza i più fragili e svuota il potere d'acquisto. Angelo Summa, segretario regionale  dello Spi Cgil di Basilicata, esprime la posizione dell'organizzazione: "La salute non è una merce. Per gli anziani lucani è già una corsa a ostacoli tra CUP, distanze e pensioni basse. Con questi ticket diventa una rinuncia". Le parole dei rappresentanti sociali smascherano le rassicurazioni governative che minimizzano l'impatto stimando un aumento medio ridotto. Per un pensionato affetto da patologie  croniche, diabete o cardiopatie, la spesa reale si impenna di decine di euro ogni mese. Sulla stessa linea si colloca la denuncia di Michele Catalano, presidente regionale di Federconsumatori, che punta l'indice contro le scelte economiche nazionali e locali: "Al Governo Nazionale chiediamo di ritirare gli aumenti e finanziare il SSN con tassazione su extraprofitti e grandi patrimoni, non sulle analisi del sangue". Le conseguenze sociali si annunciano devastanti soprattutto per le comunità delle aree interne, distanti dai poli ospedalieri di Potenza e Matera. Per un cittadino non esente, l'addizione tra la quota fissa sui medicinali e il tetto della ricetta specialistica genera cifre insostenibili, aggravate dai costi del trasporto e dai disagi logistici del viaggio. Il sistema prevede tutel
e, garantendo l'esenzione totale per circa il 40% dei tagliandi grazie ai codici legati al reddito ed a patologie oncologiche o rare. Restano escluse le distribuzioni ospedaliere dei farmaci salvavita e l'addizionale regionale Irpef rimane bloccata al minimo, ma questo non basta per la classe media impoverita e per chi si trova appena sopra le soglie minime di esenzione.  La richiesta che sale dai territori è perentoria: la Giunta deve assumersi la responsabilità delle scelte senza scaricare sui malati le inefficienze della programmazione. Si deve aprire un tavolo di confronto per ridefinire i criteri delle esenzioni regionali, proteggendo chi percepisce redditi inferiori ai ventimila euro e potenziando i servizi extra Lea. Solo bloccando la migrazione sanitaria si eviterà di costringere i lucani a pagare un conto ingiusto per il diritto alla cura.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Il segretario Spi Cgil per la Basilicata Angelo Summa.  A sinistra, Michele Catalano -tit_org- Sanità, la doppia stangata che cancella il diritto alle cure   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Livelli di assistenza, Puglia promossa Sale a 242 punti e guadagna terreno ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503102607004.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503102607004.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"TARANTO BUONASERA" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:54:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L'analisi della Fondazione Cimbe per il 2024 colloca la regione al Oa posto nazionale. Miglioramento di 14 punti sul 2C   Livelli di assistenza, Puglia promossa Sale a 242 punti e guadagna terreno   La Puglia supera la verifica sui Livelli essenziali rii assistenza per il 2024 e raggiunge 242 punti su un massimo di 300, migliorando di 14 punii rispello all'anno precedente. È quanlo emerge dall'analisi della Fondazione Cimbe sugli adempirne [il i regionali relativi alle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire gratuitamente o attraverso il pagamento di un tickei. Secondo la valutazione, la Puglia si colloca al 10a posto ira Regioni ñ Province autonome e nsulla adempiente sulla base dei criteri previsti dal Nuovo Sistema di Garanzia.   Il quadro nazionale mostra die 18 Regioni su 21 superano la soglia minima prevista per l'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. La Fondazione Gimbe richiama però l'attenzione sulla c;ipacnìi di i  iiesii parametri di rappresentare effettivamente la qualità dell'assistenza sanitaria. Nello slesso 2024. infatti, la quota di cittadini che ha rinunciaro a visite o esami è aumentata, passando dal 7,6 per cenlo al 9,9 percento. Ln dato che porta Cimbe a sostenere che l'asticella utilizzata per considerare adempiente una Regione sia »troppo bassa»,   Per la Puglia, l'analisi prende m considerazione 27 indicatori, distribuiti nelle 3 principali aree del Nuovo Sistema di Garanzia: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ñ assistenza ospcdalicra.   I risultati evidenziano posizioni differenti nei 3 settori. La Puglia è la nell'area della prevenzione, 13a nell'assi-   sienzn disireniiale e 8a in quella ospedaliera. Il dato complessivo segna comunque un àóàïóäòåïþ rispetto al 2023. Con 242 punii, la Regione migliora infatti di 14 pumi la propria valutazione annuale e rientra tra quelle considerate adempienti secondo il sistema ministeriale di verifica dei Livelli essenziali di assistenza. L'analisi della Fondazione Gimbe. tuttavia, invita a leggere con cautela le promozioni formali, mettendole a confronto con indicatori che descrivono l'effettivo accesso dei cittadini alle prestazioni sanitarie. Il tone aumento delle rinunce a visite ed esami rappresenta, in questa prospettiva, uno degli elementi che secondo Gimbe impongono una valutazione più ampia della capacità del Servizio sanitariu di rispondere ai bisogni della popolazione.   -tit_org- Livelli di assistenza, Puglia promossa Sale a 242 punti e guadagna terreno   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[L'appello delle famiglie travolte: «Ora basta, l'azzardo va abolito» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503077406752.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503077406752.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:40:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’appello delle famiglie travolte: «Ora basta, l’azzardo va abolito»   Secondo l’Istituto superiore di sanità sono un milione e mezzo i giocatori patologici in Italia, ma il fenomeno coinvolge oltre 20 milioni di persone tra familiari, amici e colleghi  «È  il grido di dolore delle famiglie vittime dell’azzardo.  Abbiamo voluto dare voce a chi finora non ha avuto voce, le famiglie, colpite direttamente e indirettamente». Così i promotori spiegano l’iniziativa di una raccolta firme nazionale per chiedere l’abolizione del gioco d’azzardo in Italia. A promuoverla sono le associazioni Agita – Associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie di Treste, And – Azzardo e nuove dipendenze Aps di Varese e Gruppo Logos – Associazione Famiglie in gioco di Salerno.  Si tratta di associazioni che da più di 30 anni si occupano della cura dei giocatori patologici e dei loro familiari e infatti l’iniziativa nasce dall’esperienza diretta di chi ha vissuto le conseguenze dell’azzardo: indebitamento, perdita del lavoro, conflitti familiari, isolamento sociale, sofferenza psicologica e gravi ripercussioni sulla qualità della vita. I numeri sono spaventosi. Secondo l’Istituto superiore di sanità i giocatori patologici sono 1 milione e 500 mila (3% della popolazione maggiorenne), quelli a rischio moderato 1 milione e 400 mila (2,8%). Ma per ogni giocatore, altre sette persone sono coinvolte: i suoi familiari e non solo, che in totale ammontano a 20 milioni e 400 mila (40% della popolazione). Prendendo in prestito i concetti dai danni del fumo sono vittime di “azzardo passivo”. «È un coinvolgimento a cerchi concentrici – ci spiega Daniela Capitanucci, presidente di And –. Nel primo ci sono i familiari ma poi amici, colleghi di lavoro, vicini di casa e perfino amministratori di condomini e impiegati di banca, tutti coinvolti nelle azioni del giocatore patologico, ma nessuno viene mai preso in considerazione. In particolare le famiglie non sono mai state ascoltate ai tavoli istituzionali sull’azzardo, Invece devono avere un ruolo».  Così, proprio tra loro, è nata l’idea della raccolta di firme.  Partita a luglio ha superato il numero di 2.500 e si va avanti perché, denuncia Capitanucci, «sono 20 anni che ripetiamo le stesse cose ma il risultato è nullo. Bisogna cambiare strada, servono risultati, ridurre l’offerta di azzardo che nel 2025 ha raggiunto i 165 miliardi e quest’anno supererà i 180. Non è più tempo di mediazioni, perché siamo come la maionese impazzita. Bisogna azzerare».  «Non siamo proibizionisti né antiproibizionisti – spiega Rolando De Luca, fondatore e presidente di Agita – ma le famiglie stanno implodendo nel silenzio e la situazione è ormai fuori controllo».  I dati sono drammatici. Le istituzioni riescono a “intercettare” solo il 5% dei giocatori patologici e le famiglie seguite non arrivano a 3mila. Eppure intervenire è possibile e dà risultati. Ad esempio Agita ha attualmente dieci gruppi di terapia a Campoformido/Faedis frequentati da 200 persone tra giocatori patologici e familiari.  Dal 1993 hanno finito il percorso terapeutico in 246 (91 giocatori e 155 familiari), il 92% dei giocatori che partecipano alla terapia non gioca più d’azzardo, l’8%, pur continuando a frequentare la terapia, continua a giocare, anche se in misura assolutamente inferiore.  Percorsi non facili, infatti alcuni sono in terapia da dieci anni, ma mentre nei primi anni gli abbandoni superavano il 90% ora sono appena il 4. Il 92% dei giocatori partecipa ai gruppi di terapia assieme ai familiari, solo l’8% viene da solo. Il 63% dei giocatori sono sposati o convivono, il 95% sono maschi e il 5% femmine. È interessante notare che l’età media delle giocatrici, 55 anni, è più alta di quella dei giocatori, 47 anni, e che le pochissime che chiedono aiuto giungono da sole e in condizioni estremamente critiche.   L’8% dei giocatori ha meno di trent’anni, il 21% tra i 30 e i 40, il 30% dai 40 ai 50, il 25% tra i 50 e i 60, il 16% più di 60. Per quanto riguarda i familiari che accompagnano in terapia i giocatori, si evidenzia come il 52% di
 essi abbia più di 50anni, registrando dunque un’età media piuttosto elevata. Questo specifico dato, spiegano ad  Agita, «induce a ritenere che i giocatori e le famiglie arrivino al nostro Centro con esperienze di gioco d’azzardo protratte nel tempo». Il 21% dei familiari che partecipano lo fanno senza la presenza del giocatore (per il 59% si tratta di mogli o conviventi, per il 17% di figli, per il 14% di genitori, per il 7%, di fratelli e sorelle). «Questo –  sottolinea De Luca – significa che le famiglie sentono altrettanto forte, se non in misura maggiore rispetto ai giocatori, la necessità di partecipare ai gruppi, in qualche modo anticipando il lavoro sulle relazioni all’interno del contesto familiare». E questo spiega il protagonismo delle famiglie nella raccolta delle firme. Da loro un appello. «Chiediamo che se ne parli. Chiediamo che una questione di questa portata venga finalmente posta all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Facciamo un appello a giornali, televisioni, radio, giornalisti, forze politiche e organizzazioni sindacali: date voce a questa iniziativa, informate i cittadini e aprite un confronto. Poi saranno i cittadini a decidere». Per chi vuole aderire La petizione è disponibile al seguente link: https://c.org/LGHMSTjTDm  ---End text---  Author: ANTONIO MARIA MIRA  Heading:   Highlight: Superate le 2.500 firme alla petizione nazionale che chiede la cancellazione dell’offerta del settore Il mercato ha toccato i 165 miliardi nel 2025   63% La quota di giocatori d’azzardo che sono sposati o convivono: per la gran parte sono uomini, e l’età media delle giocatrici è più alta  5%  30%  La quota di giocatori patologici che vengono seguiti dalle istituzioni, mentre le famiglie non arrivano nemmeno al numero di 3mila  La quota di giocatori patologici tra i 40 e i 50 anni: è la fascia di età in cui il gioco d’azzardo colpisce maggiormente  Image:Sempre più persone tentano la via del gioco d’azzardo, diventando dipendenti e impoverendosi ulteriormente /Sicilia-ni (Gennari) -tit_org- L’appello delle famiglie travolte: «Ora basta, l’azzardo va abolito»   -sec_org-
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		<tp:writer>ANTONIO MARIA MIRA</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Emilia-Romagna Il governo contro la legge sul fine vita ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503077106749.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:40:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Emilia-Romagna Il governo contro la legge sul fine vita   La decisione  I  l Consiglio dei ministri, ieri, ha impugnato la legge dell’EmiliaRomagna sul fine vita.  Scatenando così non solo l’ira del governatore dem Michele de Pascale, che accusa il governo di cercare lo «scontro politico», ma anche le critiche di parte dell’opposizione.  Il governo aveva già impugnato di fronte alla Corte costituzionale le leggi regionali di Toscana e Sardegna che regolavano tempi e modi del suicidio assistito, nel quadro dei paletti della Corte costituzionale (patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, necessità di trattamento vitale). E, ieri, lo ha fatto anche con il testo licenziato a luglio del consiglio regionale dell’Emilia-Romagna: «La legge ha violato una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato, demandando alle linee guida regionali la definizione di una serie di requisiti, con ciò eludendo i vincoli posti sul punto dalla Consulta», è la motivazione di Palazzo Chigi. «Inoltre, nonostante le proposte di impegno  alla modifica assunte dalla Regione, l’impianto non garantisce in modo adeguato e concreto la previa effettiva messa a disposizione di un percorso personalizzato di cure palliative e altri sistemi di supporto per evitare il ricorso al suicidio».  «L’impugnativa è scontro politico su elementi di assoluto dettaglio che siamo pronti ad affrontare», è stata la reazione del presidente della Regione, Michele de Pascale. Che però ha notato come «per la prima volta il governo riconosce la titolarità delle Regioni a legiferare sul tema del suicido medicalmente assistito, un fatto importante. Riconoscendo la titolarità delle Regioni ammette infatti indirettamente la gravissima carenza della maggioranza parlamentare nel non fare una legge nazionale».  Il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia chiede al governo di lasciare «legiferare il Parlamento, invece di impugnare leggi regionali»: «L’esecutivo sa dire solo dei no. Si lascino liberi senatrici e senatori di confrontarsi e votare secondo coscienza, senza imposizioni del governo e senza discipline di maggioranza» per arrivare a una legge nazionale.  «Una vigliaccata di un governo centralizzatore», attacca Riccardo Magi (+Europa).  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading: La decisione  Highlight:   Image:Governatore Michele De Pascale (Pd), 41 anni, guida la Regione EmiliaRomagna -tit_org- Emilia-Romagna Il governo contro la legge sul fine vita   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Morbillo, l'allarme di Bassetti: «Rischio gravissima epidemia» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503077506753.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"DUBBIO" </b>  del 25 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Solo in Liguria «12 casi negli ultimi 20 giorni»., spiega Pinfettivologo dopo la circolare del ministero della Salute che alza il livello di guardia</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:40:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Morbillo, l'allarme di Bassetti:   «Rischio gravissima epidemial   Solo in Liguria «12 casi negli ultimi 20 giorni», spiega l'infetti vologo dopo la circolare del ministero della Salute che alza il livello di guardia   iamo di fronte a una vera e      propria emergenza morbil·" U lo». Solo in Liguria si sono registrati «12 casi negli ultimi 20 giorni», con «4 ricoverati qua al Policlinico San Martino» di Genova per «complicanze polmonari, neurologiche, epatiche». Si tratta di «un focolaio epidemico senza precedenti in questa Regione», che riflette però un problema più diffuso: «Siamo solo all'inizio di una gravissima epidemia che colpirà probabilmente non solo la Liguria, ma in generale l'Italia».   Lancia l'allarme in un video sui suoi profili social Matteo Bassetti, direttore della Cllnica di Malattie infettive dell'Ireos San Martino, nelle ore in cui il ministero della Salute alza la guardia con una circolare che invita a potenziare i sistemi di sorveglianza e a promuovere campagne vaccinali mirate, alla luce di un aumento dei casi di morbillo e dei ricoveri, con un trend in crescita particolarmente evidente in Campania, Calabria, Lazio e Toscana.   I numeri «portano evidentemente l'attenzione su questa malattia che è tutt altro che una malattia banale», avverte Bassetti. «Il morbillo è una malattia grave, una malattia gravissima», incalza. «In generale in tutto il mondo - prosegue l'infettivologo - il morbillo sta circolando moltissimo. Perché? Perché le persone non si sono vaccinate. Ci . sono quelli che sono nati negli anni '8090 che non hanno fatto la vaccinazione, e purtroppo ci sono molti   bambini che non hanno fatto la vaccinazione, nonostante sia obbligatoria», osserva il medico. «Tutto questo fa sì che il virus circoli, e circoli pesantemente».   Secondo la circolare "Morbillo - anaiisi epidemiológica (anni 20242026) e raccomandazioni operative" firmata da Maria Rosarla Campitiello, capo del Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero della Salute, In Italia nel 2024 «nessuna regione raggiunge la soglia raccomandata per la seconda dose di vaccino contenente morbillo. Questo risultato è inferiore agli standard definiti dall'Oms, secondo cui, l'elevata trasmissibilità del virus del morbillo richiede il raggiungimento di coperture vaccinali sopra il 95 % con   due dosi per interrompere la trasmissione e garantire l'immunità di gregge nelle coorti target (bambini, adolescenti e gruppi vulnerabili)». Il quadro descritto «suggerisce una possibile criticità nella copertura vaccinale e un conseguente rischio di aumento della circolazione del morbillo, in particolare tra i soggetti non immunizzati. I dati segnalati nel sistema Premal relativi al 2026 evidenziano come la maggior parte dei casi notificati si veri-   Morilillo, l ' di Basa     S   i     e     S       j       5gse   5Å.Î5       S55   fichi tra i giovani adulti (15-39 anni). Nella stessa fascia di età, il 94,7% dei casi con stato vaccinale noto risulta non vaccinato».   Di particolare rilievo epidemiológico «è la quota di casi tra gli operatori sanitari, che risultano 55 casi su 417 soggetti con professione nota (13,2%) e rappresentano il 19,2% dei casi adulti (sopra i 18 anni) con professione nota (287) evidenzia la circolare - Per 45 di questi operatori è disponibile l'informazione sullo stato vaccinale;   tra essi, 40 risultano non vaccinati, pali all'88,9% del totale con stato vaccinale noto. Tate evidenza suggerisce un significativo coinvolgimento del setting sanitario nella dinamica di trasmissione, compatibile con esposizioni occupazio   nali in contesti assistenziali ad alta frequenza di contatto, in particolare in fase di circolazione attiva del virus».   Tenuto conto del parere espresso dall'Istituto Superiore di Sanità, al fine di rafforzare il controllo e favorire il ripristino dell'interruzione della trasmissione endemica di morbillo, la circolare raccomanda di: potenziare i sistemi di sorveglianza, assicurando un'accurata indagine epidemiológica dei casi sospetti e la conferma di laboratori
o sia dei casi sporadici sia dei focolai. In particolare, si raccomanda la massima tempestività nel condurre l'indagine epidemiológica.   Morilillo, l ' di Basa     Si       -     . - . : SS   Ss     S   is   e     s       j       5gse   5Å.Î5       S55   -tit_org- Morbillo, l'allarme di Bassetti: «Rischio gravissima epidemia»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Stato-Regioni la contesa sulla salute ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503076006758.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 58 di <b>"ESPRESSO" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:40:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Stato-Regioni la contesa sulla salute   FRANCESCO CLEMENTI e ANTONIO GAUDIOSO  è una data da cui, in fondo, tutto è ricominciato: il 2018, quando Cittadinanzattiva lanciò la campagna ‘‘La salute è uguale per tutti’‘ con una proposta di riforma costituzionale nata dal desiderio di integrare l’articolo 117 con un richiamo diretto all’articolo 32 della Costituzione. Con la consueta cura ed attenzione è stata Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, a ricordarlo nelle pagine introduttive del libro che qui andiamo a presentare: quella proposta, allora, era già un modo per dire che la salute non può essere trattata come un affare di competenze da spartire, ma come un diritto che chiede alla Repubblica intera, non a un pezzo di essa, di rispondere. Da lì, da quel seme piantato otto anni fa, è germogliato ‘‘La salute contesa’‘, il libro che tutte’‘, ma che si son abbiamo scritto insieme e che no dopo giorno cam oggi, a venticinque anni dal- reale del Servizio sa la riforma del Titolo V, prova a Costituzione non è c fare i conti con ciò che quella la dopo il 2001, epp riforma ha davvero prodotto.  salute viene garantit La tesi che ci sta a cuore è noscibile rispetto a v semplice da enunciare e com- questa la vera storia plessa da dimostrare: il regio- non la cronaca di un nalismo sanitario italiano non struzione di un equi è mai stato, e non è oggi, una sce ogni giorno, tra guerra di trincea tra Stato e e unità della Repubb Regioni per il possesso di una zione dei modelli or materia. È qualcosa di più sot- mità dei diritti.  tile e, se vogliamo, di più inteEd è qui che il tito ressante: una metamorfosi silenziosa, fat- lute è ‘‘contesa’‘ non ta di sentenze della Corte costituzionale, scontro tra poteri – piani di rientro, livelli essenziali di assi- zione del presidente stenza aggiornati un pezzo alla volta, in- ziamo, conferma tut novazioni tecnologiche e organizzative il luogo in cui conve che nessuno ha mai deciso ‘‘una volta per legittime e nessuna d  C’  pporto poteri, azione essaria ivi per ncipio glianza centro ssione udiosi  tutte’‘, ma che si sono sedimentate giorno dopo giorno cambiando la fisionomia reale del Servizio sanitario nazionale. La Costituzione non è cambiata di una virgola dopo il 2001, eppure il modo in cui la salute viene garantita ai cittadini è irriconoscibile rispetto a venticinque anni fa. È questa la vera storia che il libro racconta: non la cronaca di un conflitto, ma la ricostruzione di un equilibrio che si costruisce ogni giorno, tra autonomia regionale e unità della Repubblica, tra differenziazione dei modelli organizzativi e uniformità dei diritti.  Ed è qui che il titolo si giustifica. La salute è ‘‘contesa’‘ non perché sia terreno di scontro tra poteri – non a caso la prefazione del presidente Fedriga, che ringraziamo, conferma tutto ciò – ma perché è il luogo in cui convergono esigenze tutte legittime e nessuna delle quali può prevalere stabilmente sulle altre: universalità delle prestazioni e sostenibilità dei conti pubblici, autonomia dei territori e unità della garanzia costituzionale, innovazione scientifica e eguaglianza nell’accesso alle cure. Non è una patologia del sistema. È, semmai, il segno che il sistema è vivo e che la Costituzione, sull’articolo 32, continua a essere interrogata giorno dopo giorno.  Da questa lettura discende, con naturalezza, la proposta più impegnativa del libro.  Abbiamo dedicato pagine importanti al principio di leale collaborazione, che nel settore sanitario ha smesso da tempo di essere una semplice tecnica di raccordo procedimentale per diventare condizione sostanziale dell’effettività del diritto alla salute. Ma proprio l’esperienza di questi venticinque anni ci ha convinto che quella stessa leale collaborazione,  quando si irrigidisce nella logica dell’intesa necessariamente unanime tra Stato e Regioni, rischia di trasformarsi in un diritto di veto permanente: rallenta le decisioni, le ostacola, talvolta le paralizza. Un sistema che consente a una sola Regione di bloccare l’intero processo decisionale non è più fedele al dise
gno costituzionale che dovrebbe servire, soprattutto quando in gioco c’è un diritto fondamentale come la salute. Per questo proponiamo di ripensare la leale collaborazione stessa, superando il modello dell’intesa come veto reciproco a favore di meccanismi fondati su maggioranze qualificate o su equilibrate minoranze di blocco: non per indebolire le Regioni, ma per restituire alla collaborazione istituzionale la sua funzione autentica, che non è impedire le decisioni ma renderle possibili in modo condiviso e tempestivo. Non è un caso che  proprio su questo crinale si sia mossa, di recente, la Corte costituzionale con la sentenza numero 192 del 2024 sull’autonomia differenziata: ancorare l’esercizio dell’autonomia regionale a una verifica reale, non presunta, dello stato di godimento dei diritti, sottraendolo alla pura logica negoziale tra le parti politiche.  Ma il libro non si limita a leggere le sentenze e le riforme. Vuole restituire un’idea più ampia, quella per cui il principio di sussidiarietà – verticale come orizzontale, secondo l’articolo 118 della Costituzione – non è un limite all’unità della Repubblica, ma lo strumento attraverso cui quella stessa unità si realizza concretamente nei territori e nelle comunità. Un’autonomia che funziona non è quella che rivendica competenze, ma quella capace di tradurre i principi costituzionali in servizi, personale, tecnologie, reti assistenziali di qualità: è questo, e non l’ampiezza delle materie, il vero banco di prova del regionalismo sanitario. E la sussidiarietà orizzontale, quella che l’ultimo comma dell’articolo 118 affida ai cittadini, alle formazioni sociali, alle organizzazioni civiche, ci è parsa altrettanto decisiva: perché in questi venticinualità misura uzione tenze, pacità uzioni rmare nomia abilità divisa  que anni, come ricorda ancora Anna Lisa Mandorino nella sua prefazione, sono stati anche i cittadini attivi, non solo le istituzioni, a vigilare sui livelli essenziali di assistenza, a denunciare le diseguaglianze, a supplire talvolta alle carenze del sistema. Una sussidiarietà ‘‘circolare’‘, per usare un’espressione che ci è cara, in cui i cittadini non sono soltanto destinatari di prestazioni ma protagonisti della tutela del proprio diritto.  Per questo il libro non si ferma alla ricostruzione teorica. Attraversa la giurisprudenza costituzionale degli ultimi venticinque anni per mostrare come i livelli essenziali delle prestazioni siano diventati, sentenza dopo sentenza, l’architrave dell’uguaglianza sostanziale; analizza la mobilità sanitaria interregionale non come un’anomalia da correggere ma come l’indicatore più sincero di quanto quell’uguaglianza sia, in concreto, ancora da conquistare; guarda a maggior ragione alle esperienze di Germania, Spagna, Francia, Canada per verificare che la vera domanda, ovunque, non è più ‘‘chi decide’‘ ma ‘‘quanto bene si coopera’‘.  E arriva a una conclusione che vorremmo restasse impressa: la qualità di un servizio sanitario non si misura dalla distribuzione delle competenze sulla carta, ma dalla capacità delle istituzioni di trasformare l’autonomia in responsabilità condivisa.  C’è, infine, un debito che desideriamo saldare in questa sede. Il libro non sarebbe nato senza la Fondazione Roche, che ha creduto in un progetto di riflessione costituzionale sulla salute con una convinzione che definiremmo, senza retorica, tanto intensa quanto lungimirante.  Restiamo convinti che la salute continuerà a essere, giustamente, contesa. Ma è proprio in questa contesa – non nella sua eliminazione, bensì nella sua composizione quotidiana, giorno per giorno – che si misura, ottant’anni dopo l’inizio dei lavori dell’Assemblea costituente, la vitalità della nostra Repubblica.  ---End text---  Author: ANTONIO GAUDIOSO  Heading:   Highlight: Il rapporto tra i poteri, la cooperazione necessaria e i correttivi per onorare il principio dell’uguaglianza nelle cure, al centro della riflessione di due studiosi   La qualità non si misura dalla distribuzione delle competenze, ma dalla capacità delle istituzioni di trasformare l’autonomia in re
sponsabilità condivisa  Image:IL LIBRO “La salute contesa”, Il pensiero scientifico editore, di Francesco Clementi, professore ordinario di diritto pubblico italiano e comparato a La Sapienza e di Antonio Gaudioso, professore a contratto di Management della salute alla Luiss Guido Carli SERVIZIO PUBBLICO Lettini nel corridoio di un pronto soccorso -tit_org- Stato-Regioni la contesa sulla salute   -sec_org-
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		<tp:writer>ANTONIO GAUDIOSO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Il peso condiviso quando si ammala un bambino ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/25/2026092503075206766.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 68 di <b>"ESPRESSO" </b>  del 25 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 06:40:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il peso condiviso quando si ammala un bambino   BELLE STORIE  l’opinione di Francesca Barra  Il sostegno è parte della cura, ma per anni è stato affidato alle associazioni.  Ora qualcosa comincia a cambiare  rima c’è un bambino che gioca, va a scuola, litiga con i fratelli, lascia lo zaino in corridoio, fa i capricci o ride a crepapelle per il solletico. Poi c’è un sintomo, qualcosa che allarma, un pronto soccorso, una diagnosi. In poche ore la vita di un’intera famiglia cambia.  Quando un bambino si ammala non entra in un ospedale da solo, entrano i genitori, i fratelli, il lavoro che non può più essere svolto come prima, i viaggi da una regione all’altra, le spese impreviste, la fatica di tenere tutto insieme. Eppure per anni abbiamo continuato a considerare tutto questo un aspetto secondario alla malattia.   P  Damiano Rizzi, psicologo e psicoterapeuta, e psico-oncologo e membro di AEIEOP (Associazione italiana Ematologia e Oncologia Pediatrica) e SIPO (società italiana psico-oncologia), Presidente della Fondazione Soleterre, lavora da anni accanto ai bambini malati e alle loro famiglie, in Italia e nei luoghi dove è diventato difficilissimo curarsi: Ucraina, Palestina, diversi Paesi africani. Dal 2006 raccoglie fondi per supportare le famiglia in un percorso psicologico e ha lavorato per garantire la presenza di psicologi nei reparti oncologici. Professionisti che spesso sono stati pagati dalle associazioni, come la sua, o da altre realtà, anziché dal Servizio sanitario nazionale.  A quindici o sedici anni, mi spiega Damiano Rizzi, «il tumore può interrompere un percorso scolastico, separare gli amici, trasformare il corpo, lasciare mutilazioni e cicatrici visibili e invisibili.  Un adolescente deve riuscire a integrare la malattia nella propria biografia senza permetterle di coincidere con tutta la sua identità».  Lo stesso vale per i genitori . Devono trovare le parole con cui comunicare una diagnosi, accompagnare la perdita dei capelli, tollerare il tempo esasperante delle cure, sostenere altri figli se ci sono, continuare a lavorare, se possibile. Molte famiglie si impoveriscono. Chi arriva dal Sud per curare un figlio al Nord deve pagare alloggi, farmaci e prodotti spesso non coperti dal servizio sanitario, mentre i permessi e le assenze erodono il reddito.  «Sostenere i genitori significa restituire loro la possibilità di usare le proprie risorse, affrontare i problemi senza trasformare le paure in conflitti».  Nell’ottobre 2024 Soleterre ha presentato un Manifesto per il supporto psicologico gratuito nei reparti di oncologia pediatrica. Poche settimane dopo Rizzi ha cominciato a lavorare con il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. «È un emendamento che ho fatto inserire in legge di stabilità per i reparti di oncologia pediatrica.  I fondi sono arrivati e sono divisi per regioni. È un primo passo che andrà implementato, interventi operativi che vanno allargati anche ad altre specializzazioni.  La misura è stata approvata con un consenso bipartisan che, in un tempo politico costruito sulla contrapposizione permanente, merita di essere citato.  Damiano Rizzi conclude «Siamo sempre stati abituati a immaginare i diritti come concessioni che precipitano dall’alto. Dimentichiamo che quasi nessun diritto è nato spontaneamente dentro un palazzo.  Noi non siamo soltanto i destinatari dello Stato, noi siamo lo Stato. Il Palazzo non è impenetrabile. Bisogna continuare a bussare, certo, ma soprattutto bisogna ricordargli chi lo abita».  ---End text---  Author: Francesca Barra  Heading: BELLE STORIE  l’opinione di Francesca Barra  Il sostegno è parte della cura, ma per anni è stato affidato alle associazioni.  Ora qualcosa comincia a cambiare  Highlight:   Image: -tit_org- Il peso condiviso quando si ammala un bambino   -sec_org-
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		<tp:writer>Francesca Barra</tp:writer>
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