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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Prevenzione La sfida longevità per welfare e assicurazioni ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/21/2026092102039503561.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/21/2026092102039503561.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"AFFARI E FINANZA" </b>  del 21 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 05:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Prevenzione La sfida longevità per welfare e assicurazioni   La speranza di vita in Italia è superiore alla media europea Un conquista della medicina che ora può diventare un’opportunità per il settore privato In particolare delle assicurazioni  Sandro Iannaccone  n nostro antenato del Medioevo aveva un’aspettativa di vita alla nascita di appena 30 anni. Il suo pronipote, agli albori della Rivoluzione Industriale, superava a fatica i 40.  Oggi lo scenario si è capovolto e l’Italia è in prima linea nella corsa alla longevità: secondo gli ultimi dati Istat del 2024, nel nostro Paese la speranza di vita ha raggiunto gli 83,4 anni, sopra la media europea di 81,5 anni. Una conquista della medicina, per molti, ma anche un rischio, per altri. La sanità e le assicurazioni, per esempio, che devono fare i conti con una fetta molto più ampia di persone anziane, con tutte le complessità del caso: «Dal punto di vista puramente tecnico», spiega Michele Rendine, dal 2023 Group Chief Life & Health Officer di Generali, «per un esperto in gestione del rischio l’allungamento della vita media attesa significa maggiori risorse che escono a fronte di entrate incerte.  E questo è il motivo per cui l’invecchiamento demografico viene inizialmente visto come un rischio per la tenuta del sistema». Per “allineare” queste due visioni apparentemente agli antipodi, è necessario un cambio di paradigma: vivere più a lungo significa pesare maggiormente su un sistema sanitario e previdenziale pubblico sempre più sotto stress, e il settore privato (e quello assicurativo in particolare) è chiamato a trasformare il mutamento demografico in opportunità.  Se ne discuterà il 16 ottobre al Festival di Salute a Padova, in un panel in cui si confronteranno Michele Rendine e Roberto Bernabei, geriatra e presidente di Italia Longeva, chiamati ad approfondire i termini del dialogo tra clinici e assicuratori. Il punto di partenza non può che essere la fotografia demografica del nostro Paese. «Ci sono 15 milioni di ultrasessantacinquenni in Italia», sottolinea Bernabei. «Di questi, circa 5 milioni hanno problemi di salute seri, altri 5 milioni convivono con qualche acciacco e farmaco ma fanno una vita sostanzialmente normale, e infine ci sono 5 milioni che stanno perfettamente bene. Questa è una novità inedita e sottovalutata». Per il geriatra, il mercato fatica ancora a stare dietro a questa evoluzione: «È ancora necessario fare qualcosa per capire che dalla fetta di popolazione anziana, ma attiva e sana, si può generare un grandissimo valore». Il problema centrale resta il divario tra l’aspettativa di vita, in crescita, e gli anni effettivamente vissuti in buona salute. «Sappiamo che in media gli ultimi 12 anni di vita sono problematici», prosegue Bernabei. «Questo periodo va compresso il più possibile attraverso la prevenzione: bisognerebbe cominciare dai 40 anni a fare regolarmente dei “tagliandi” clinici, in modo tale che le assicurazioni, “rassicurate” da questa manutenzione, possano fornire copertura oltre i limiti di oggi».  In questo scenario, il mercato assicurativo italiano appare ancora acerbo. Secondo i dati stimati per il 2025, in Italia il mercato salute raccoglie premi per circa 5 miliardi di euro (ramo malattia), pari ad appena lo 0,2% del Pil, operando in funzione integrativa al Servizio sanitario nazionale. La domanda di prestazioni  U  non coperte o soggette a liste d’attesa viene assorbita in larga parte dalla spesa diretta (out-of-pocket) delle famiglie anziché dalle assicurazioni. Numeri ancora lontani, per esempio, dai 49 miliardi della Francia (1,6% del Pil) o dai 54 miliardi della Germania (1,2% del Pil), dove l’assicurazione privata ha un ruolo strutturalmente complementare o del tutto sostitutivo. Persino la Spagna, che ha un modello sanitario universalistico molto simile al nostro, raccoglie circa 13 miliardi, quasi il triplo pro capite. «In Italia abbiamo un mercato su una scala dimensionale molto diversa, segnale forse di una minore educazione finanziaria o di una storica e maggiore fiducia nel sistema pubblico», analizza Rendine.
 «Tuttavia, le aspettative in termini di sanità e previdenza statale inevitabilmente scenderanno per stringenti questioni di sostenibilità finanziaria. È necessario pensarci prima: la longevità richiede una programmazione rigorosa». Il messaggio chiave, quindi, è muoversi in anticipo. Pensare di stipulare una polizza per la non autosufficienza a 70 anni è inutile, perché il costo dei premi risulterebbe insostenibile. «I cittadini devono mettere in campo azioni preparatorie: la prevenzione medica e l’acquisto di prodotti da usare tra venti o trent’anni, in modo da accumulare nel tempo le risorse per il momento del bisogno», conclude Rendine.  ---End text---  Author: sandro Iannaccone  Heading:   Highlight: A PADOVA IL FESTIVAL DI SALUTE Il Festival di Salute torna a Padova, dal 14 al 16 ottobre, con lo slogan “Voglio stare bene”. Tre giorni intensi di incontri e spettacoli per cercare di mettere insieme tutte le tessere del complesso puzzle che è la nostra solute, quella di ognuno di noi e quella delle nostre comunità. Voler stare bene vuol dire essere protagonisti della propria salute, adottando stili di vita corretti e pretendendo di essere curati, come garantisce anche la nostra Costituzione. A parlarne saranno grandi nomi della medicina, artisti, scrittori, politici in dibattiti ed eventi che si svolgeranno nell’Aula Magna dell’Università, nella sala Paladin del Comune e al Teatro Verdi.  In più ci sarà la possibilità di fare un viaggio nella cellula umana, ed effettuare screening e ricevere consulenze gratuite di esperti. Per informazioni e prenotazioni https://festivalsalute.makeitlive.it  Image:GETTY IMAGES  IL DIBATTITO  1 1 Italiani  sempre più longevi La speranza di vita ha raggiunto gli 83,4 anni Sopra la media europea -tit_org- Prevenzione La sfida longevità per welfare e assicurazioni   -sec_org-
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		<tp:writer>SANDRO IANNACCONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, il Paese invecchia e aumenta la pressione sul conti ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/21/2026092102039803564.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 46 di <b>"AFFARI E FINANZA" </b>  del 21 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 05:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, il Paese invecchia e aumenta la pressione sui conti   La spesa statale è inferiore a quella delle maggiori economie europee Personale, assistenza territoriale, long term care e digitale sono i nodi dei prossimi anni  Luigi dell’Olio  iù anziani, più cronicità e una popolazione in età lavorativa destinata a ridursi. È attorno a queste tendenze evolutive che nei prossimi anni si giocherà una buona parte della tenuta del sistema sanitario italiano. La domanda di cure è destinata a crescere, mentre la spesa pubblica continua a muoversi entro margini ristretti. Con due conseguenze: da una parte la necessità di spostare una quota crescente dell’assistenza dall’ospedale al territorio, dall’altra un maggiore ricorso alla spesa privata quando il pubblico non riesce a rispondere alla domanda.  È lo scenario che emerge dallo studio dell’Area Studi Mediobanca dedicato al settore sanitario, che pone l’accento in primo luogo sula demografia. Gli over 65 rappresentano ormai quasi un quarto della popolazione italiana e la loro incidenza è destinata a salire ulteriormente nei prossimi decenni. L’invecchiamento porta con sé una maggiore diffusione delle malattie cronico-degenerative e quindi percorsi terapeutici più lunghi, maggiore consumo di farmaci e un crescente bisogno di assistenza continuativa.  Non tutto, però, va nella direzione di un peggioramento delle conP  dizioni di salute. Tra gli italiani con più di 65 anni, la multicronicità è scesa progressivamente. E a 65 anni l’aspettativa di vita residua raggiunge 21,4 anni, contro i 20,2 della media europea; quella in buona salute è di 10,8 anni, rispetto ai 9,4 della Ue. Anche la mortalità per cause prevenibili e trattabili resta nettamente inferiore alla media europea.  Il primo problema riguarda le risorse. Dopo il picco legato alla pandemia, la componente di spesa pubblica si è stabilizzata attorno al 6,3-6,4% del Pil e per il periodo 2026-2029 le previsioni continuano a indicare un’incidenza del 6,4%.  Nel frattempo, però, la sanità assorbe una fetta crescente della spesa corrente primaria dello Stato: dal 15,4% del 2025 dovrebbe arrivare al 15,7% nel 2027.  La coperta resta corta e una parte della domanda finisce per trasferirsi sulla componente privata.  Nel 2025, questa componente di spesa ha sfiorato i 78 miliardi di euro considerando accreditamento, spesa intermediata e quella sostenuta direttamente dalle famiglie, favorita anche dalle difficoltà di accesso al servizio pubblico, a partire dalle liste d’attesa.  Qualche segnale di miglioramento è arrivato nella prima metà del 2026. Le visite specialistiche e gli esami diagnostici effettuati entro i tempi previsti sono aumentati di oltre 1,6 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, nonostante una crescita delle prenotazioni superiore al 12%. Restano però oltre 2,8 milioni di prestazioni effettuate oltre i tempi massimi di garanzia, un numero sostanzialmente stabile rispetto al 2025. E continuano a esserci forti differenze tra una regione e l’altra.  Un altro nodo critico riguarda il personale. L’Italia conta 5,4 medici ogni mille abitanti, circa il 25% in più della media europea. Il dato apparentemente positivo nasconde però una distribuzione poco equilibrata. Tutto questo mentre gli infermieri sono appena 6,9 ogni mille abitanti, circa il 20% in meno rispetto agli standard europei. Il rapporto è di appena 1,3 infermieri per medico, tra i più bassi d’Europa, mentre le stime sul fabbisogno non soddisfatto arrivano a circa 65 mila unità.  A complicare il quadro è l’età dei professionisti: il 44% dei medici italiani ha più di 55 anni (contro il 35% nella Ue) e uno su cinque ha già superato i 65. Senza dimenticare il tema delle retribuzioni, con un divario internazionale particolarmente  pronunciato per gli infermieri ospedalieri, che in Italia guadagnano in media, a parità di potere d’acquisto, circa 45 mila dollari l’anno contro i 60 mila della media Ocse.  In questo scenario l’ospedale non può più essere l’unico perno dell’assistenza. La crescita della popolazione anziana e dei pazienti cronici r
ichiede un maggiore ricorso alle cure domiciliari, alle strutture residenziali e a una rete territoriale in grado di intercettare i bisogni prima che arrivino in ospedale. È la direzione imboccata anche dal Pnrr attraverso Case e Ospedali di Comunità e rafforzamento dell’assistenza domiciliare. È proprio nell’assistenza alla non autosufficienza che il  confronto europeo mostra uno dei divari più ampi. Per l’assistenza residenziale e semiresidenziale l’Italia spende 315 euro pro capite, meno della metà dei 694 euro della media Ue. La voce pesa per il 10,2% della spesa sanitaria, contro il 18,1% europeo.  L’altra leva è il digitale. La telemedicina, accelerata prima dalla pandemia e poi dal Pnrr, sta uscendo dalla fase sperimentale. La Missione 6 ha mobilitato oltre 15 miliardi di euro, di cui un miliardo e mezzo destinato alla telemedicina. L’obiettivo iniziale era raggiungere 300 mila pazienti assistiti a distanza entro giugno 2026, soglia già superata nella rilevazione di settembre scorso.  La sfida ora si sposta dalla semplice messa a disposizione delle tecnologie al loro funzionamento effettivo dentro l’organizzazione della sanità. Interoperabilità, integrazione con il Fascicolo sanitario elettronico, cybersecurity e competenze diventano quindi altrettanto importanti delle infrastrutture. La telemedicina può trovare uno spazio crescente soprattutto nella gestione delle cronicità e dei pazienti anziani, ma la sua diffusione dipenderà dalla capacità di inserirla stabilmente nei percorsi di cura.  ---End text---  Author: Luigi dell'Olio  Heading:   Highlight: •  FOCUS  SANITÀ INTEGRATIVA, CRESCE ANCORA IL SECONDO PILASTRO A fronte della crescente pressione sui servizi sanitari regionali, si fa sempre più consistente il peso del secondo pilastro. Secondo le rilevazioni dell’Anagrafe dei Fondi Sanitari del ministero della Salute, sono oltre 16 milioni gli iscritti alle diverse forme di sanità integrativa. Le coperture riguardano, tra l’altro, prestazioni odontoiatriche, diagnostiche e specialistiche, oltre alla compartecipazione alla spesa sanitaria. Resta tuttavia una diffusione ancora disomogenea, legata anche alle differenze nella copertura contrattuale e alla dimensione delle imprese   I NUMERI  SPESA SANITARIA PUBBLICA IN PERCENTUALE SUL PIL   15,7% SANITÀ La sanità assorbe una fetta crescente della spesa corrente: dal 15,4% del 2025 salirebbe al 15,7% del 2027   L’OPINIONE  Due necessità : spostare una quota crescente dell’assistenza dall’ospedale al territorio e maggiore ricorso alla spesa privata quando il pubblico non riesce   ITALIA LE TENDENZE DEMOGRAFICHE  Image:1 1 A 65 anni  l’aspettativa di vita residua raggiunge 21,4 anni, contro i 20,2 della media Ue -tit_org- Sanità, il Paese invecchia e aumenta la pressione sul conti   -sec_org-
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		<tp:writer>Luigi dell'Olio</tp:writer>
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		<title><![CDATA["Serve puntare sulla riabilitazione" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/21/2026092102039903565.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 47 di <b>"AFFARI E FINANZA" </b>  del 21 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 05:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Serve puntare sulla riabilitazione”   L’invecchiamento della popolazione richiede un cambio di rotta. Il presidente di Maugeri, Damiani: “È necessario adeguare i tetti tariffari, poi interventi sull’Iva e misure per i rincari energetici”  revenzione e riabilitazione sono i filoni sui quali dovremmo puntare come Paese per pesare meno sulla spesa pubblica». Così Luca Damiani, presidente esecutivo di Ics Maugeri, interviene su una questione di grande attualità e destinata ad aggravarsi: la difficoltà delle risorse finanziarie statali nel sostenere i mutamenti demografici, epidemiologici e strutturali del Paese.  L’Italia invecchia e aumentano le patologie croniche e la non autosufficienza, a fronte di una popolazione attiva in calo e di una spesa sanitaria pubblica che supera abbondantemente il 6% del Pil. Prevenire le malattie, limitarne le conseguenze e recuperare l’autonomia dopo una fase acuta diventa, quindi, la chiave per contenere la pressione sui conti pubblici.  «In questo scenario la riabilitazione acquista un valore crescente. Il sistema italiano resta concentrato sull’emergenza, mentre l’evoluzione demografica sposta una quota maggiore del fabbisogno verso la cronicità, il recupero funzionale e le cure post-ricovero», aggiunge l’esperto.  Maugeri rappresenta uno dei principali player italiani del settore, con una rete di 25 sedi di cui nove Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) e nove Ics (Istituti clinici scientifici), oltre a poliambulatori, Centro antiveleni e tossicologico e Centro ricerche ambientali dislocati in sette regioni. Il 96% dei ricavi sanitari deriva da attività convenzionate con il Servizio sanitario nazionale: un modello differente rispetto agli operatori privati, dove qui la componente a pagamento (intermediata e out of pocket) raggiunge anche il 50%.  L’ultimo report curato dall’Area Studi Mediobanca sui maggiori gruppi sanitari privati italiani fotografa un comparto che nel 2024 ha toccato i 13,4 miliardi di euro di fatturato, in crescita del 22% sul 2019 e del 5,5% sul 2023. Ampia parte del mercato per acuti si è orientata verso le prestazioni in solvenza, le coperture assicurative, la diversificazione e le acquisizioni. La medicina riabilitativa segue invece una traiettoria diversa poiché resta ancorata a tariffe fisse e volumi programmati dalla sanità pubblica, faticando a erogare prestazioni in solvenza.  «Dal 2012, anno dell’ultimo adeguamento dei tetti massimi nazionali per le cure riabilitative, sono trascorsi quattordici anni. L’aggiornamento è stato approvato centralmente, ma purtroppo, nonostante le risorse finanziarie mes«P  se a disposizione dall’ultima legge di bilancio – ben 350 milioni per la riabilitazione - deve ancora tradursi in accordi e in budget che le singole regioni devono sottoscrivere con le aziende sanitarie sia pubbliche che private convenzionate», precisa Damiani.  La forbice è evidente analizzando la domanda. Secondo gli analisti di Mediobanca, tra i settori esaminati la riabilitazione ha registrato nel 2025 l’incremento più contenuto, pari al 2,6%. Maugeri, con 316 milioni di euro di ricavi, guida il comparto e destina a quest’ambito 2.222 dei suoi 2.357 posti letto (il 94,3%). L’obiettivo è valutare la riabilitazione per i benefici concreti che genera sulla salute dei pazienti e sul conseguente bisogno di assistenza. «La mancanza di accesso a percorsi riabilitativi adeguati porta a ri-ospedalizzazione con evidenti ripercussioni sulla spesa pubblica e sulle economie familiari», sottolinea Damiani. Intanto l’offerta tecnologica si estende — dalla robotica all’intelligenza artificiale fino alla teleriabilitazione — mentre emergono nuove esigenze assistenziali. «Stiamo avviando riflessioni sulle nuove dipendenze, come quelle da social media, per valutare l’avvio di servizi di assistenza ad hoc», afferma Damiani.  Il nodo economico è centrale per gli operatori del settore. Le strutture accreditate operano con tariffe e volumi stabiliti dallo Stato, mentre personale, tecnologie ed energia subiscono le fluttuazioni di mercato: dal 2013 
al 2026 l’accumulo di inflazione è di oltre il 25%. «Questo blocca da anni il settore e i contratti del personale sanitario privato, creando forti criticità nella stabilizzazione e nel reperire professionisti e riducendo progressivamente la qualità complessiva», spiega.  Pubblico e privato attingono infatti al medesimo bacino di specialisti, creando una concorrenza non sana in un settore così drammaticamente provato. Formazione, ricerca e politiche retributive possono attrarre risorse umane, ma richiedono finanziamenti dedicati.  Sui bilanci delle aziende pesa il rincaro energetico. Ospedali e cliniche restano attivi 24 ore al giorno con macchinari ad alto consumo, ma non beneficiano delle agevolazioni per gli energivori. «Non possiamo accedere a misure compensative, sebbene l’energia sia indispensabile sia per le apparecchiature sia per la climatizzazione controllata dei reparti», aggiunge Damiani. – l.d.o.  ---End text---  Author: l d o  Heading:   Highlight: 25% Dal 2013 al 2026 l’accumulo di inflazione è stato di oltre il 25%  Image:LUCA DAMIANI  Presidente esecutivo di Ics Maugeri “Sono passati 14 anni dall’ultima revisione dei tetti massimi” -tit_org- “Serve puntare sulla riabilitazione”   -sec_org-
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		<tp:writer>l d o</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Specializzazioni, è fuga di camici bianchi = La fuga del camici bianchi dalle borse di specializzazione La denuncia di un sistema che non convince i giovani medici ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/21/2026092102039303563.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"L'IDENTITÀ" </b>  del 21 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 05:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA DENUNCIA DI UN SISTEMA CHE NON CONVINCE I GIOVANI MEDICI  Specializzazioni, è fuga di camici bianchi   La fuga dei camici bianchi dalle borse di specializzazione La denuncia di un sistema che non convince i giovani medici   TRA IL 17% E IL 25% DEI CONTRATTI VIENE ABBANDONATO, IN EMERGENZA LA RINUNCIA SFIORA IL 70%  I  l collasso della sanità si legge in numeri precisi. Per esempio, tra il 17% e il 25% dei contratti di specializzazione medica viene abbandonato. Nelle corsie d'emergenza la rinuncia sfiora il 70%. Il rifiuto dei giovani medici non sembra una svogliatezza generazionale: è il sintomo terminale di un sistema sanitario pubblico svuotato di risorse, tutele e attrattività.  Non soltanto un'anomalia statistica. Il concorso nazionale per le Scuole di Specializzazione Medica registra ogni anno una quota  di contratti non assegnati o abbandonati così alta. La cifra cessa di essere un dettaglio burocratico e si trasforma nell'elettrocardiogramma piatto del Servizio Sanitario Nazionale. I dati denunciati dai sindacati medici, Anaao Assomed e Associazione Liberi Specializzandi, disegnano una mappa di disaffezione strutturale. Migliaia di giovani laureati abilitati scelgono di far decadere la propria assegnazione, oppure abbandonano la scuola a pochi mesi dall'immatricolazione.   DAVE HILL CIRIO  a pagina 5    I  l collasso della sanità si legge in numeri precisi. Per esempio, tra il 17% e il 25% dei contratti di specializzazione medica viene abbandonato. Nelle corsie d'emergenza la rinuncia sfiora il 70%. Il rifiuto dei giovani medici non sembra una svogliatezza generazionale: è il sintomo terminale di un sistema sanitario pubblico svuotato di risorse, tutele e attrattività.  Non soltanto un'anomalia statistica. Il concorso nazionale per le Scuole di Specializzazione Medica registra ogni anno una quota di contratti non assegnati o abbandonati così alta. La cifra cessa di essere un dettaglio burocratico e si trasforma nell'elettrocardiogramma piatto del Servizio Sanitario Nazionale. I dati denunciati dai sindacati medici, Anaao Assomed e Associazione Liberi Specializzandi, disegnano una mappa di disaffezione strutturale. Migliaia di giovani laureati abilitati scelgono di far decadere la propria assegnazione, oppure abbandonano la scuola a pochi mesi dall'immatricolazione, lasciando sguarnite le corsie degli ospedali pubblici.  L'analisi dettagliata per disciplina rivela una spaccatura drammatica. Nelle Scuole di Medicina d'Emergenza-Urgenza, destinate a formare chi dovrà gestire i Pronto Soccorso, il tasso di vacanza delle borse sfiora quota 70% in numerosi atenei, con una media nazionale di contratti non coperti o lasciati a metà che supera costantemente il 50%. Tendenze analoghe si registrano in branche cardine per la sopravvivenza dei percorsi di cura oncologici e diagnostici, come l'Anatomia Patologica, la Radioterapia, la Patologia Clinica e la Microbiologia, dove fino a otto posti su dieci restano tragicamente vuoti. Al lato oposto dello spettro, le borse per le discipline a elevata redditività privata e con orari programmabili — quali Dermatologia, Cardiologia, Chirurgia Plastica e Oftalmologia — registrano una saturazione del 100%. Il messaggio inviato dalle nuove leve della medicina è chiaro: non si rifiuta la professione medica in sé, si respinge il "martirio" in corsia. E' la spia acclarata dell'invivibilità del lavoro ospedaliero pubblico. Entrare oggi in un  reparto d'emergenza o di chirurgia generale significa accettare carichi di lavoro logoranti, turni di guardia scoperti, centinaia di ore di straordinario non retribuito e un rischio costante di burnout. Significa operare in strutture cronicamente sotto organico, esposti quotidianamente al pericolo di aggressioni fisiche e verbali da parte di utenti esasperati — con  indagini di settore che indicano come oltre l'80% dei sanitari abbia subito violenze sul posto di lavoro — e con la costante minaccia di denunce e contenziosi medico-legali. Di fronte a queste condizioni, la scelta dei giovani di declinare l'offerta formativa rappresenta una legitt
ima difesa della propria salute psicofisica.  In secondo luogo, l'abbandono  delle borse legge il denunciato fallimento dell'attuale impianto di formazione post-laurea. Lo specializzando italiano vive in un limbo giuridico ed economico irrisolto: è considerato uno studente universitario quando deve pagare le tasse di iscrizione o sottostare alle gerarchie accademiche, poi viene impiegato come forza lavoro essenziale per tappare i buchi d'organico delle aziende sanitarie. Il tutto per una borsa d'inquadramento ferma da oltre un quindicennio a circa 1.650 euro netti al mese, priva dei diritti fondamentali di un contratto di lavoro strutturato, senza tutele piene per la maternità o ferie garantite e con il divieto assoluto di svolgere altre attività professionali. Per molti giovani, la borsa è come un parcheggio retribuito temporaneo, in attesa di ritentare il concorso l'anno successivo per una specialità più gratificante o per migrare verso la libera professione e i servizi territoriali. Infine, un dato che è la spia del cortocircuito demografico e programmatorio che sta portando alla cosiddetta "pletora senza specialisti".  Negli ultimi anni, gonfiati in modo ipertrofico, i posti al primo anno del corso di laurea in Medicina hanno superato quota 20.000 iscritti annuali. Ma formare decine di migliaia di laureati senza rendere attrattivo il percorso di specializzazione pubblica e senza garantire adeguate condizioni retributive e di carriera significa soltanto alimentare la fuga all'estero — Paesi come Svizzera, Germania e Regno Unito offrono stipendi doppi e contratti veri — oppure spingere i medici verso il settore privato e i gettonisti delle cooperative.  L'abbandono delle borse non è dunque una mancanza di vocazione, ma la denuncia netta di un sistema che ha scambiato il sacrificio professionale per una risorsa infinita a costo zero.  ---End text---  Author: DAVE HILL CIRIO  Heading: TRA IL 17% E IL 25% DEI CONTRATTI VIENE ABBANDONATO, IN EMERGENZA LA RINUNCIA SFIORA IL 70%  Highlight:   Image:(© Ansa) -tit_org- Specializzazioni, è fuga di camici bianchi    La fuga del camici bianchi dalle borse di specializzazione La denuncia di un sistema che non convince i giovani medici   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Un mese di ferie ai medici vittime di aggressioni = Un mese di ferie ai medici vittime di aggressione Aumenti da 380 euro ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/21/2026092102039203562.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"MESSAGGERO" </b>  del 21 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 05:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il nuovo contratto  Un mese di ferie ai medici vittime di aggressioni Bisozzi a pag. 12   Un mese di ferie ai medici vittime di aggressione Aumenti da 380 euro Domani sul tavolo di sindacati e Aran la bozza del nuovo contratto di lavoro Nell’accordo anche patrocinio legale e supporto psicologico per gli episodi di violenza  `  IL NEGOZIATO  ROMA Un aumento in busta paga pari a 380 euro lordi. E 30 giorni di ferie in più per il personale che subisce aggressioni. Prende forma il nuovo contratto dei medici per il triennio 2025-27. La bozza del Ccnl dell’Area Sanità che domani l’Aran presenterà ai sindacati è praticamente pronta.  Restano da sistemare solo gli ultimi dettagli. «Domani capiremo a che punto siamo e potremo verificare concretamente se ci sono le condizioni per arrivare alla chiusura del contratto», spiega il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo. Se tutto filerà liscio la pre-intesa potrebbe essere sottoscritta prima della fine dell'autunno.   I CONTENUTI  Domani medici, veterinari e dirigenti sanitari conosceranno la struttura completa del nuovo contratto. Tra le novità che verranno introdotte una volta che l’accordo sarà siglato figura il patrocinio legale e l’obbligo di supporto psicologico in caso di aggressioni. Non solo. Le vittime potranno fruire di ferie e riposi solidali per un periodo massimo di 30 giorni. Il riconoscimento delle ferie solidali per chi subisce aggressioni, 30 giorni in più rispetto a quelli da infortunio, messi a disposizione dell’aggredito da parte di colleghi e colleghe al fine di consentirgli un pieno recupero, rappresenta un segnale di forte attenzione verso una categoria sotto assedio, bersaglio di attacchi sempre più frequenti. Una tutela già riconosciuta agli infermieri. Tornando alla parte economica, con le risorse disponibili (968 milioni a regime) la retribuzione fissa della dirigenza medica farà uno scatto in avanti di 240 euro lordi al mese in media. Grazie agli stanziamenti aggiuntivi gli aumenti  mensili saliranno a 380 euro. Il contratto mette sul piatto 15 milioni di euro per incrementare l’indennità di pronto soccorso della dirigenza medica, a cui si sommano 362 milioni per l’indennità medico veterinaria e altri 8 milioni per l’indennità di specificità sanitaria. Durante l’ultimo incontro all'Aran i sindacati avevano chiesto che una quota consistente degli aumenti confluisse nello stipendio stabile, con effetti anche su tredicesima, trattamento di fine servizio e pensione.  Un altro nodo che la bozza punta a sciogliere riguarda gli incarichi professionali e gestionali. Il sistema dovrebbe garantire progressioni più trasparenti, maggiore valorizzazione delle competenze e tempi certi per l’attribuzione degli incarichi, insistono i sindacati. Oggi infatti molti medici rimangono per anni senza un riconoscimento in linea con l’esperienza acquisita. Il nuovo testo prevede scatti dopo tre e cinque anni. I sindacati hanno anche chiesto l’aggiornamento delle indennità legate a disagio, rischio e responsabilità e una remunerazione più adeguata di guardie, pronta disponibilità, notti e festivi. «Se non si cambia rotta su alcuni capitoli del contratto – avverte Guido Quici, presidente della Federazione Cimo-Fesmed – il nostro sindacato è pronto a non firmare il pre-accordo». Così Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed: «Bisogna aumentare l'indennità di esclusività per la dirigenza medica e sanitaria, sanando al contempo le disparità che penalizzano i professionisti».  Anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha ribadito più volte che la valorizzazione economica e professionale dei medici e dei dirigenti sanitari deve rappresentare una priorità.   IL PASSAGGIO  Nel mondo un medico su quattro ha più di 55 anni e andrà in pensione nel prossimo decennio, ha lanciato l'allarme l'Oms. Nei Paesi ad alto reddito come il nostro la quota dei medici prossimi alla pensione sale addirittura a un terzo. Ecco perché oggi è fondamentale rendere di nuovo attrattiva questa professione. Ma per farlo non basta migliorare gli stipendi. La bozza del nuovo contratto del
l'Area Sanità, oltre a rispondere alla richiesta di maggiore tutela nelle aggressioni e nel contenzioso professionale, interviene sul fronte degli incarichi dirigenziali: previsti miglioramenti economici al terzo e decimo anno per garantire una corretta valorizzazione dell’esperienza maturata nel percorso di carriera. Il nuovo contratto disciplinerà anche l'uso dell’IA nell’aggiornamento professionale, tenuto conto delle implicazioni etiche nel settore sanitario. Il precedente Ccnl dell’Area Sanità, che coinvolge 137 mila dirigenti, di cui 120 mila medici e 17 mila dirigenti sanitari non medici, era stato firmato in via definitiva a febbraio, garantendo un incremento medio degli stipendi di circa 491 euro per 13 mensilità.  Francesco Bisozzi © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Francesco Bisozzi  Heading:   Highlight: PREVISTI PERCORSI DI CARRIERA CON SCATTI AL TERZO E DECIMO ANNO PER VALORIZZARE L’ESPERIENZA   I SINDACATI CHIEDONO CHE GLI INCREMENTI RETRIBUTIVI VADANO TUTTI A INCIDERE SULLE VOCI FISSE DELLA BUSTA PAGA   L’OMS LANCIA L’ALLARME: NEI PROSSIMI ANNI ANDRÀ IN PENSIONE UN DOTTORE SU QUATTRO  Image:Medici e infermieri in un Pronto Soccorso.  Domani sul tavolo di sindacati e Aran arriverà la nuova bozza del contratto di lavoro per i camici bianchi -tit_org- Un mese di ferie ai medici vittime di aggressioni  Un mese di ferie ai medici vittime di aggressione Aumenti da 380 euro   -sec_org-
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		<tp:writer>Francesco Bisozzi</tp:writer>
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