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		<title><![CDATA[Vannacci, la destra e l'odio antico per le donne ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091101714504261.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 122 di <b>"ESPRESSO" </b>  del 11 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 04:40:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Vannacci, la destra e l’odio antico per le donne   COSE PREZIOSE  l’opinione di Loredana Lipperini  Certa politica non è la causa del disastro che incombe Ma la conseguenza  acciamo chiarezza: non è vero che di femminicidio non si sia mai parlato in passato. Ne ha parlato Tolstoj in “Sonata a Kreutzer”, Stendhal ne “Il rosso e il nero”, e, fra gli altri, Ernesto Sabato in un romanzo del 1948, “Il tunnel”, che oggi, alla luce dell’atroce mattanza di Lorena Isceri, dà più di un brivido: «È esistita una persona che mi potrebbe capire. Ma fu, precisamente, la persona che ho ucciso», dice nel romanzo il pittore Juan Pablo Castel, che ammazza Maria perché, ma guarda, la vuole solo per sé. Fino a un certo punto, però, hanno parlato gli uomini, assolvendo i loro personaggi in tutto o in parte: è quando  F  hanno cominciato a parlare, e a raccontare, e a denunciare le donne, che la prospettiva è cambiata (purtroppo, non abbastanza, se tra metà agosto e inizio settembre le morte ammazzate sono state tante e troppe).  Sottolineare quella che sembra un’ovvietà serve semplicemente a mettere in guardia chi scambia il signor Roberto Vannacci per la causa del disastro che incombe, mentre ne è semplicemente la conseguenza. Come è avvenuto e avviene negli Stati Uniti con il movimento MAGA, è la manosfera, l’insieme di uomini inferociti contro le donne, che genera i Vannacci, e anche quel suo professor Lorenzo Gasperini che ha steso il programma di Futuro Nazionale e che viene invitato a decine di talk show televisivi nonostante le sue simpatiche teorie sull’evirazione dei vaccinati Covid e le graziose battute sul “viricidio”. Il machismo, la famiglia tradizionale, il rifiuto della parola femminicidio, l’odio per i femminismi che svantaggerebbero gli uomini e sovvertirebbero le tradizioni, preesistono a Vannacci, hanno serpeggiato per decenni anche a sinistra (magari con un poco di pudore in più), anche nel mondo letterario, dove alcuni esponenti oggi celebrati come interessanti giovani scrittori scrivevano sui loro blog che le femministe hanno la «bava alla bocca». E ci si chiede anche come sia possibile che si parli oggi di onda nera senza essersene mai accorti prima, ci si chiede cosa sia accaduto a chi scrive e chi prende parola pubblica e magari oggi parla di «famiglie scoppiate» (Crepet) per aver tralasciato l’immensa solitudine istituzionale in cui quelle famiglie e quegli individui vengono lasciati da anni, con una sanità alla canna del gas (la Fondazione Gimbe ci ha ricordato che siamo il fanalino di coda del G7 quanto a spesa sanitaria), e forze di polizia che anche dopo le denunce non riescono a intervenire per evitare altre morte per femminicidio. Uno dei problemi è stato ed è la visibilità che ai Vannacci e ai Gasperini viene data fino a trasformarli in punto di riferimento di un rancore che già esisteva e non è stato visto: giustamente si è polemizzato sull’invito di Vannacci a Cernobbio, ma un sussulto viene provocato anche dalla presenza di Ignazio La Russa a Il tempo delle donne, la manifestazione a Milano che parla di femminismi (anche la presenza della ministra Roccella dà qualche brivido, ma supponiamo sia dovuta).  Per questo, la cosa preziosa di oggi è “Falsi amici” di Claudia Durastanti, che esce per La nave di Teseo: un magnifico saggio narrativo, crudele e divertente insieme, che analizza fra l’altro la crasi tra fascismo, narrativa e anche il romance. Con la citazione di una frase lapidaria di Carla Lonzi da “Sputiamo su Hegel” (1970): «Non dimentichiamo che è del fascismo questo slogan: famiglia e sicurezza». Sono passati cinquantasei anni e continuiamo a ignorarla (non tutte, non tutti, per fortuna).  ---End text---  Author: Loredana Lipperini  Heading: COSE PREZIOSE  l’opinione di Loredana Lipperini  Certa politica non è la causa del disastro che incombe Ma la conseguenza  Highlight:   Image: -tit_org- Vannacci, la destra e l’odio antico per le donne   -sec_org-
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		<tp:writer>Loredana Lipperini</tp:writer>
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		<title><![CDATA[I medici replicano a Gerosa: «Servono maggiori risorse» = Prenotazioni, stop dei medici «Per nuovi compiti servono risorse, personale e visione» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091102058100577.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"GAZZETTINO" </b>  del 11 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 02:35:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Cup  I medici replicano a Gerosa: «Servono maggiori risorse»   Prenotazioni, stop dei medici «Per nuovi compiti servono risorse, personale e visione»   Veneto, l’idea di Gerosa su esami e visite fissati già in ambulatorio accende il dibattito Peterle (Fimmg): «Proposta non ancora sul tavolo, ma il carico di lavoro è già molto alto» `  Altolà dei medici di base del Veneto all’annuncio dell’assessore regionale Gino Gerosa sulla prenotazione di visite ed esami già in ambulatorio, anziché attraverso il Cup.  «Non abbiamo ancora la proposta della Regione, ma prima di darci nuovi compiti, servono una riflessione generale e poi investimenti, più personale e più dotazione tecnologica», dice la Fimmg, guidata da Enrico Peterle. Pd e Avs attaccano il centrodestra.  Pederiva a pagina 8  LO SCONTRO  VENEZIA Altolà dei medici di base del Veneto all’annuncio dell’assessore regionale Gino Gerosa.  «Chiamare il Cup è una cosa veramente indecorosa», aveva detto il titolare della Sanità nell’aula di Palazzo Ferro Fini, spiegando poi nell’intervista al Gazzettino il progetto di assegnare ai dottori di famiglia il primo giro di prenotazione delle visite specialistiche e degli esami diagnostici: «Dovendo raggiungere con le organizzazioni sindacali l’Accordo integrativo regionale per la medicina generale, abbiamo pensato che questo servizio dovrebbe diventare uno degli obiettivi». Ma la Fimmg, sigla che rappresenta metà del settore, è tutt’altro che entusiasta: «Non abbiamo ancora la proposta della Regione, ma prima di darci nuovi compiti, servono una riflessione generale e poi investimenti, più personale e più dotazione tecnologica».   AIR  A dirlo è il segretario Enrico Peterle: «Il tema delle prenotazioni attraverso il Cup da parte dei medici di medicina generale non è ancora stato affrontato ai tavoli dell’Air e quindi aspettiamo di conoscere nel dettaglio la proposta della Regione. Ci preme però sottolineare subito un punto: è evidente che un eventuale maggiore coinvolgimento dei medici dovrà essere accompagnato da un investimento adeguato, sia sui sistemi informatici e sulla loro integrazione con quelli regionali, sia sulle risorse necessarie a gestire questa attività». Specifica il numero uno di Fimmg Veneto: «La categoria è già oggi sottoposta a un carico di lavoro molto elevato e per questo un’eventuale collaborazione su questo progetto deve necessariamente inserirsi in una profonda ristrutturazione dell’organizzazione della medicina generale, mettendo a disposizione tempi, personale e strumenti adeguati. Non si può semplicemente aggiungere un nuovo compito agli studi dei medici di famiglia senza creare le condizioni per svolgerlo bene. Se vogliamo che questo intervento  produca un beneficio concreto per i cittadini, dobbiamo ragionare sull’organizzazione complessiva e sulle risorse necessarie, non limitarci a trasferire una parte delle attività del Cup. Serve insomma una visione complessiva».   DIAGNOSI E CURA  I consiglieri regionali di centrosinistra raccolgono l’appello dell’organizzazione sindacale. «I  medici di medicina generale siano coinvolti in ogni riforma che li riguarda», chiede Elena Ostanel (Alleanza Verdi Sinistra), dettagliando insieme al collega Carlo Cunegato i numeri del problema: «L’assessore Gerosa sbaglia la diagnosi e quindi anche la cura.  La sua soluzione è affidare le prenotazioni ai medici di famiglia, una categoria che in Veneto è già allo stremo. Ogni medico di base segue in media 1.526 assistiti,  contro i 1.383 della media nazionale. Quasi 7 medici di famiglia su 10 superano il massimale di 1.500 pazienti. Secondo Gimbe ne mancano 747, la carenza più alta d'Italia dopo la Lombardia. E con il ruolo unico e il nuovo accordo nazionale dovranno garantire ore anche nelle Case di comunità. A questi medici la Giunta vuole affidare un compito in più e l'assessore, incredibilmente, sostiene che non sia un aggravio.   Difficile capire come». Ma al di là della contestazione di appesantimento, gli esponenti dell’opposizione nutrono dubbi sul funzionamento del meccanismo: «L'algoritmo di cui parla Gerosa
 non potrà che pescare dalla stessa agenda del Cup. Se al Cup non si trova posto non è perché gli operatori non sanno lavorare e i medici di base saprebbero miracolosamente fare meglio. È perché i posti non ci sono. Nessuna intelligenza artificiale può prenotare una visita se lo specialista che deve farla non esiste».  Concorda sul punto Chiara Luisetto (Partito Democratico), vicepresidente della commissione Sanità: «Abbattere i tempi di attesa per alcune prime visite è un passaggio doveroso e positivo quando si registrano progressi, ma la fotografia reale non si esaurisce al primo accesso. Il vero nodo non è semplicemente quello di stabilire chi inserisce la prenotazione nel sistema, che sia il Cup, il medico di medicina generale o un algoritmo, bensì il fatto che i pazienti rischiano sistematicamente di perdersi lungo l'iter di cura. Questo vale per le cronicità e diventa drammatico in ambiti complessi come l'oncologia, dove dopo il primo appuntamento le visite di controllo, gli approfondimenti e i follow-up diventano un percorso ad ostacoli».   SCIOPERO  È un periodo di fibrillazione per la sanità territoriale. Smi Veneto ha deciso di aderire alla protesta nazionale del 15 e 16 settembre. Sottolinea la segretaria regionale Liliana Lora: «Non sciopereremo contro la Regione Veneto di cui apprezziamo le recenti scelte, compresa la necessità di coinvolgere i rappresentanti dei medici per organizzare la futura rete di assistenza con un progetto che tuteli i cittadini nel rispetto e nella valorizzazione dei professionisti che il sindacato rappresenta. Sciopereremo, invece, per la disapplicazione dell'obbligatorietà per i medici di famiglia a coprire oltre al loro attuale orario di lavoro, sei ore presso le Case di Comunità».  Angela Pederiva © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Angela Pederiva  Heading:   Highlight: OSTANEL E CUNEGATO (AVS): «QUASI 7 DOTTORI SI BASE SU 10 SUPERANO IL TETTO DI 1.500 ASSISTITI IL PROBLEMA È CHE NON CI SONO POSTI IN AGENDA»   LUISETTO (PD): «I MALATI RISCHIANO DI PERDERSI LUNGO IL PERCORSO» INTANTO LO SMI SCIOPERA CONTRO LE ORE-EXTRA NELLE CASE DI COMUNITÀ  Image:Quasi 30 medici di famiglia in Polesine e nel Bellunese stanno sperimentando la prenotazione di visite ed esami.  Nel tondo Enrico Peterle, segretario di Fimmg Veneto -tit_org- I medici replicano a Gerosa: «Servono maggiori risorse»  Prenotazioni, stop dei medici «Per nuovi compiti servono risorse, personale e visione»   -sec_org-
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		<tp:writer>Angela Pederiva</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Un nuovo concorso per gli infermieri = Un nuovo bando per infermieri ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091101714404260.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091101714404260.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 18 di <b>"TEMPO ROMA" </b>  del 11 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 04:40:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[RINFORZI IN CORSIA  Unnuovoconcorso per gli infermieri   Unnuovobandoperinfermieri   RINFORZI IN CORSIA Deliberatoil concorsoper l’assunzione di268 camicicon contratto indeterminato  Sbraga a pagina 18  ••• È in arrivo un nuovo maxi-concorso per infermieri: l’Asl Roma 1 ha deliberato il bando per le iscrizioni alle prove che porteranno all’«assunzione con contratto a tempo pieno e indeterminato di 268» paramedici per 9 aziende sanitarie e ospedaliere del Lazio. Il concorsone assegnerà 51 posti all’Asl Roma 1 (azienda capofila), 71 all’Asl Roma 2, 36 al San Camillo, 28 al San Giovanni-Addolorata, 40 all’Umberto I, 8 all’Ifo, 6 allo Spallanzani, 17 al Sant’Andrea e 11 al policlinico Tor Vergata. Il numero dei posti è stato «definito sulla base delle cessazioni per quiescenza previste nel periodo compreso tra il 01/10/2027 e il 31/12/2028». Anche perché a Roma e provincia gli infermieri hanno l’età media tra le più alte d’Italia: 46-48 anni. Ma in tutta la Regione ci sono carenze: la Fondazione Gimbe ha quantificato che il Lazio è sotto la media nazionale (4,93 infermieri ogni mille abitanti a fronte della media nazionale di 5,13) insieme ad altre 6 Regioni. «Nella nostra Regione mancano dai 5000 ai 7000 infermieri ha quantificato il presidente dell’Ordine Professioni Infermieristiche (Opi) di Roma, Maurizio Zega - e lo scorso anno ha visto più offerta che domanda ai corsi di laurea in Infermieristica». Una crisi delle «vocazioni» con il 52,7% dei posti rimasti vuoti nell’ultimo anno accademico dei corsi universitari romani: alla Sapienza 1.091 domande su 2.494 posti disponibili, a Tor Vergata 532 domande per 935 posti. Eppure «a un anno dalla laurea lavorano il 90,4% degli uomini e l’89,8% delle donne. Nel Lazio, i laureati sono per il 25% uomini e per il  75% donne. Il 45% dei neo laureati lavora con contratto a tempo indeterminato, il 42% con contratto a tempo determinato, e ben il 9% svolge attività lavorativa in proprio», ha sottolineato il presidente Zega. Per il quale c’è «purtroppo da rilevare l’esistenza di un gap di genere anche nella nostra Regione per quanto riguarda le retribuzioni dei neolaureati: quella media degli uomini è di 1.775 euro, quella delle donne di 1.666: come si vede, un gap non da poco». La validità della graduatoria dell’ultimo concorsone regionale, espletato 3 anni fa dall’Asl Roma 2, è stata prorogata per un altro anno dalla Regione il 30 giugno scorso.  ANT. SBR.  ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: ANT.SBR.  Heading: RINFORZI IN CORSIA Deliberatoil concorsoper l’assunzione di268 camicicon contratto indeterminato  Highlight:   Image:Asl Alla Rm1 ad esempio assegnati 51 posti e 71 alla Rm2 -tit_org- Un nuovo concorso per gli infermieri   Un nuovo bando per infermieri   -sec_org-
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		<tp:writer>ant.sbr.</tp:writer>
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		<title><![CDATA[L'Italia avrà un piano nazionale per la prevenzione del suicidio ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091101652804812.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091101652804812.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 11 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 05:00:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL TAVOLO SULLA SALUTE MENTALE  L’Italia avrà un piano nazionale per la prevenzione del suicidio   IL TAVOLO SULLA SALUTE MENTALE  «D  obbiamo intervenire prima, soprattutto tra i più giovani e nelle situazioni di maggiore vulnerabilità, e garantire percorsi di assistenza adeguati e tempestivi». Le parole del ministro della Salute, Orazio Schillaci, nella Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, in agenda ieri, indicano una priorità e assegnano un preciso impegno ai tecnici del suo dicastero: creare un Piano nazionale per la prevenzione del suicidio. L’iniziativa dovrebbe nascere nell'ambito del tavolo tecnico sulla Salute mentale coordinato da Alberto Siracusano, dove si lavora a un “documento di indirizzo che costituirà la base per l'elaborazione” del Piano nazionale, individuando «strategie e interventi per rafforzare la prevenzione, l'individuazione precoce delle situazioni di rischio e la presa in carico, con una particolare attenzione alle donne, agli adolescenti e a contesti di particolare fragilità come quelli carcerari».  Il documento affronterà anche il tema del sostegno e della presa in carico dei cosiddetti “survivor”, le persone che hanno perso un familiare o una persona cara per suicidio e che necessitano di interventi e percorsi specifici di supporto. In questo quadro, inoltre, sono in corso di elaborazione anche le Linee guida dedicate al tema della depressione. Non è tutto. Viste le dimensioni allarmanti del fenomeno, dal canto suo l’Istituto superiore di sanità (Iss) partecipa ad un progetto europeo che mira a costruire una rete di “sentinelle di comunità”, capaci di riconoscere precocemente i segnali di rischio per il suicidio in modo da offrire un primo aiuto e mettere in contatto le persone a rischio con i servizi specializzati.  Come agire? Si può partire dai medici di medicina generale e dagli operatori dei telefoni di aiuto che, per il proprio ruolo professionale e sociale, entrano frequentemente in contatto con le persone vulnerabili e potrebbero trovarsi nella posizione di intercettare situazioni di vulnerabilità. Rafforzare le competenze di questi “attori” può dare un forte contributo alla prevenzione dei suicidi. È in questo quadro che si inserisce la partecipazione dell'Iss all’apposito progetto europeo “Joint Action europea Prism”. L’obiettivo è far sviluppare ai partecipanti tre competenze fondamentali: riconoscere precocemente i segnali di rischio, offrire un  primo supporto e favorire l'invio ai servizi specializzati di assistenza e cura.  Del resto, i dati richiedono interventi non rinviabili: nel 2023 in Italia, come rileva l’Iss, sono stati registrati 3.830 decessi per suicidio tra le persone di età pari o superiore a 15 anni, con un tasso standardizzato di mortalità di 6,9 per 100.000 abitanti. Il numero è in lieve diminuzione rispetto ai 3.934 decessi del 2022, ma conferma una sostanziale stabilità del rischio nel periodo post-pandemico, dopo la  progressiva riduzione osservata fino alla fine degli anni 2010. «I dati sulla mortalità – sottolinea l'Istituto – non restituiscono, però, l'intera dimensione della sofferenza psicologica. Un altro segnale arriva dai servizi di ascolto. Nel 2024 Telefono Amico Italia ha seguito oltre 6.700 richieste di aiuto legate all’ideazione suicidaria» e gli ultimi numeri fotografano un trend di crescita: «I dati relativi al primo semestre del 2026 indicano oltre 4.200 richieste, in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente». La mortalità per suicidio, riporta l’Iss, presenta «una marcata differenza tra i sessi: circa il 75% dei decessi riguarda gli uomini». E persistono anche le differenze territoriali: nel 2023 il Nordest si è confermato l’area con il rischio più elevato, mentre il Sud ha registrato i tassi più bassi.  ---End text---  Author: VITO SALINARO  Heading: IL TAVOLO SULLA SALUTE MENTALE  Highlight: Nel primo semestre dell’anno sono state 6.700 le richieste di aiuto e il trend è in crescita. Il ministro Schillaci: dobbiamo intercettare prima le situazioni di maggiore vulnerabilità  Image: -tit_org- L’Italia a
vrà un piano nazionale per la prevenzione del suicidio   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sibilla costretta ad andare in Svizzera: dieci medici indagati = Fu costretta a morire in Svizzera: dieci medici dell'Asl a rischio processo per il no a Sibilla Barbieri ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091101654904865.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091101654904865.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"DUBBIO" </b>  del 11 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>I professionisti che seguirono il caso nel 2023 indagati per rifiuto e omissione d'atti d'ufficio</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 05:01:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[FINE VITA   Sibilla costretta ad andare in Svizzera:   dieci medici indagati   Dieci medici della Asl Roma 1 sono FRANCESCA SPASIANO ë ÃË(;³\\ Ç   indagati per rifiuto e omissione di atti d'ufficio dopo che - a settembre 2023 - negarono a Sibilla Barbieri, attrice e regista romana affetta da un tumore incurabile, l'accesso al suicidio medicalmente assistito in Italia. Fatto che la stessa Barbieri denunciò anche in un video, girato prima di partire per la Svizzera, dove poi è morta.   SECONDO LA COMMISSIONE, CATTRICE ROMANA AFFETTA   DA TUMORE NON RISPONDEVA A TUTTI I CRITERI PREVISTI DALLA   CONSULTA. I LEGALI: «NON RIVALUTARONO LE SUE CONDIZIONI»   l           ¡     naìss ;   éééÖÖÖ    iäs^s!-     - . -   ;   . - - -   1     ²=ÝÅ?  Å l             a     Fu costretta a morire in Svizzera: dieci medici delTAsl a rischio processo per il no a Sibilla Barbieri   I professionisti che seguirono il caso nel 2023 indagati per rifiuto e omissione (Tatti (Ã ufficio   FRANCESCA SPASIANO   E una notizia diversa dal solito. Un caso che sembra destinato ad aprire un nuovo fronte nel dibattito sul fine vita, rovesciandone i termini: per la prima volta, con la storia di Sibilla Barbieri, a   finire sotto la lente della giustizia non sono i protagonisti di una disobbedienza civile volta a realizzare una richiesta di suicidio assistito, ma i medici che di quella richiesta erano i destinatari.   Nel caso dell'attrice romana morta nell'ottobre del 2023 in Svizzera, si tratta di dieci professionisti dell'Asl Roma 1 indagati per rifiuto e omissione di atti d'ufficio. Ovvero per non aver rivalutato tempestivamente le condizioni di salute di Sibilla, progressivamente peggiorate dopo il primo no della Commissione aziendale istituita appositamente. Allora fu la famiglia della donna, affetta da un tumore incurabile e costretta a morire all'estero, a denunciare l'Asl per il trattamento che le avevano riservato. E ancora adesso sono i familiari di Sibilla a battersi in tribunale con l'opposizione alla richiesta di archiviazione della procura ammessa dalla gip del Tribunale di Roma Marisa Mosettí con decreto del primo settembre 2026. L'udienza è fissata per il prossimo   16 dicembre e in quell'occasione si deciderà se accogliere la richiesta del pm, disponendo l'archiviazione, ordinare la prosecuzione delle indagini oppure rinviare a giudizio gli indagati. «Il punto è semplice: quando una persona malata chiede l'accesso al suicidio medicalmente assistito, il Servizio sanitario nazionale deve verificare le sue condizioni in modo completo e tempestivo. Se quelle condizioni peggiorano, come accadde a Sibilla, la verifica deve essere aggiornata. I diritti riconosciuti dalla Corte costituzionale non possono essere svuotati da omissioni, ritardi interpretazioni restrittive», commenta Filomena Gallo, segretaria dell'Associazione Luca Coscioni. L'opposizione   t     ;           s   i      s ;       i   SSSss     é       '.     - - -   p . - - -  l   sss     F      a         l   :           della famiglia, spiega la stessa Associazione che la assiste legalmente, contesta di aver negato a Sibilla una rivalutazione immediata della sua richiesta, nonostante la terminalità delle sue condizioni e nonostante la produzione di certificati medici che ne attestavano il peggioramento, come documenta anche l'impugnazione del collegio legale al diniego dell'Asl.   L'attrice lo aveva raccontato nel suo   ultimo  video-messaggio, quando ormai respirava a fatica attraverso un tubicino, dopo dieci anni di malattia. Quando ormai non ne poteva più di aspettare a aveva deciso che sarebbe andata m Svizzera per poter realizzare ciò che riteneva essere suo diritto, una scelta libera che l'AsI non le riconosceva. Secondo la Commissione, infatti. Sibilla rispondeva soltanto a tré dei quattro requisiti per accedere al suicidio assistito stabiliti dalla Corte Costituzionale con la sentenza 242 del 2019 (la Cappato/Dj Fabo) perché non era tenuta in vita da "trattamenti di sostegno vitale", cioè non dipendeva físicamente da un "macchinario". Ne l'attrice soffriva abbastanza, seco
ndo il verbale della stessa Commissione, per la quale,   "per quanto attiene le sofferenze fisiche" (citate tra i requisiti della Consulta) "è di tutta evidenza che le condizioni attuali non sono coerenti con sofferenze fisiche intollerabili".   Diverso il parere espresso allora dal comitato etico competente nel Lazio, il quale aveva ritenuto invece che il vissuto di sofferenza fosse ampiamente documentato, considerando soprattutto che la sofferenza "nulla ha a che vedere con il dolore". Anche a proposito dei trattamenti di sostegno vitale, il comitato sottolineava come "nel caso di specie si possa configurare per la paziente una condizione di dipendenza dai farmaci che sebbene non necessari per il sostegno vitale sono utili per assicurarle una accettabile qualità di vita".   Appena nn anno dopo sarebbe arrivata la svolta della Consulta con la sentenza numero 135, che ha esteso l'interpretazione di quello stesso criterio: per trattamenti di sostegno vitale non bisogna intendere macchinali a cui staccare la spina, ma procedure necessarie alla sopravvivenza del malato, comprese alcune delle pratiche messe in atto dai caregiver. Anche nel caso di coloro, come i pazienti oncologici, che rischiavano di es   sere discriminati per via di un requisito inteso in maniera restrittiva.   «La posizione della Barbieri era dunque sostanzialmente meritevole di tutela ai nni del riconoscimento del diritto all'autodeterminazione delle modalità del proprio fìne vita», scriveva lo scorso aprile la procura di Roma nella richiesta di archiviazione accolta dal gip nei confronti del figlio Vittorio Parpaglioni, che ha accompagnato la madre in Svizzera insieme all'ex senatore Marco Perduca, e di Marco Cappato, che ha partecipato all'organizzazione del viaggio. E che ora promette: «Continueremo a batterci affinchè situazioni simili non debbano più accadere».   -tit_org- Sibilla costretta ad andare in Svizzera: dieci medici indagati    Fu costretta a morire in Svizzera: dieci medici dell’Asl a rischio processo per il no a Sibilla Barbieri   -sec_org-
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		<tp:writer>FRANCESCA SPASIANO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Prendersi cura l'esempio Besta ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091101651704833.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 66 di <b>"ESPRESSO" </b>  del 11 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 05:00:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Prendersi cura l’esempio Besta  el mondo della sanità si parla molto di innovazione ma molto meno di ciò che serve per trasformarla in cure: una scoperta scientifica non cambia la vita delle persone quando viene pubblicata su una rivista internazionale, ma quando arriva nei reparti e nella pratica clinica. È in questo spazio, tra ricerca, assistenza e formazione, che si misura oggi il valore degli Irccs, gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, e la loro capacità di contribuire alla crescita del Servizio sanitario nazionale.  Sono 23 gli Irccs pubblici italiani e l’Istituto Neurologico Carlo Besta è tra questi. Da oltre un secolo è un punto di riferimento internazionale per le neuroscienze e per la cura delle malattie del cervello e del sistema nervoso. Ogni giorno qui si affrontano patologie complesse come i tumori cerebrali, il Parkinson, le demenze, l’Alzheimer, la diagnosi, ma nessun al Sla e numerose malattie rare. Ma oggi l’ec- tà di comprendere la s cellenza scientifica, da sola, non basta più. un risultato o assumer Guidare una struttura come questa vuol clinica. La tecnologia a dire garantire ricerca di qualità e assisten- na, ma è sempre l’intel za di alto livello, ma anche trovare profes- la differenza. Se la ricer sionisti preparati, metterli nelle condizio- tivo, allora anche la ca ni di crescere e restare, sostenere chi si punti di vista different prende cura dei pazienti e mantenere aper- ne e qualità della cura.  to il dialogo con la società.  re, al Besta, per esemp Le malattie neurologiche ricordano ogni di primariato sono ogg giorno quanto la complessità sia diventata mini e, nell’ambito del la condizione normale della medicina con- ship risultano sostanzi temporanea. Nessuna può essere affronta- si discosta dal quadro ta all’interno dei confini di una singola di- merito possa trovare p sciplina. È per questo che al Besta lavorano ostacoli alla crescita pr fianco a fianco neurologi, neurochirurghi, C’è poi una question biologi, genetisti, bioinformatici, psicolo- le per il futuro della san gi: oggi la ricerca è sempre più il frutto del reperire infermieri e op lavoro collettivo e non solitario del singolo sioni della cura stanno scienziato. Anche l’intelligenza artificiale si to nelle grandi città, do inserisce in questa trasformazione. Gli stru- pre più difficile costru menti che permettono di analizzare gran- quotidiana. È una frag di quantità di dati stanno già cambiando il ma e che rischia di inc modo di fare ricerca e di affrontare alcune dei servizi offerti ai cit  N  diagnosi, ma nessun algoritmo può sostituire la capacità di comprendere la storia di un paziente, interpretare un risultato o assumersi la responsabilità di una scelta clinica. La tecnologia amplia le possibilità della medicina, ma è sempre l’intelligenza e sensibilità umana a fare la differenza. Se la ricerca è sempre più un lavoro collettivo, allora anche la capacità di valorizzare e includere punti di vista differenti diventa un fattore di innovazione e qualità della cura. Guardando alla diversità di genere, al Besta, per esempio, le donne che ricoprono ruoli di primariato sono oggi più numerose dei colleghi uomini e, nell’ambito della ricerca, le posizioni di leadership risultano sostanzialmente equilibrate. Un dato che si discosta dal quadro nazionale e che dimostra come il merito possa trovare più facilmente spazio quando gli ostacoli alla crescita professionale vengono rimossi.  C’è poi una questione che diventa sempre più centrale per il futuro della sanità ed è la crescente difficoltà nel reperire infermieri e operatori socio-sanitari. Le professioni della cura stanno perdendo attrattività, soprattutto nelle grandi città, dove il costo della vita rende sempre più difficile costruire un equilibrio tra lavoro e vita quotidiana. È una fragilità che coinvolge l’intero sistema e che rischia di incidere direttamente sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini. Per affrontare questa sfida non bastano le analisi, servono soluzioni concrete. È con questo spirito che, insieme ad Aler Milano e Regione Lombar
dia, abbiamo avviato un progetto che mette a disposizione degli operatori sedici alloggi a canone concordato nelle vicinanze dell’istituto. Un’iniziativa limitata nei numeri, ma che prova a rispondere a una domanda semplice: come possiamo chiedere alle persone di dedicarsi alla cura degli altri se fatichiamo a garantire loro condizioni di vita sostenibili? La stessa domanda accompagna il rapporto con i pazienti. Oltre la metà di quelli che arrivano al Besta proviene da fuori Lombardia e molti giungono dall’estero. Dietro ogni diagnosi c’è una persona che affronta paure, incertezze e spesso anche difficoltà economiche e organizzative.  Garantire cure altamente specialistiche resta la priorità, ma non esaurisce la responsabilità di un istituto come il nostro. Per questo lavoriamo insieme alle associazioni dei pazienti e alle organizzazioni non profit per costruire reti di supporto psicologico, sociale e logistico. Perché il diritto alla  cura non dipende soltanto dall’esistenza di una terapia, ma anche dalla possibilità concreta di accedervi.  Un istituto pubblico che produce ricerca ha infine il dovere di confrontarsi con la società. La scienza genera valore solo se riesce a essere compresa e sostenuta. Da questa convinzione sono nate collaborazioni con realtà culturali come l’Accademia di Brera, Piano City e BookCity, insieme a iniziative rivolte alle scuole e a progetti di divulgazione pensati per i più giovani. Parlare di salute del cervello significa anche contrastare la disinformazione e promuovere una cultura della prevenzione. Dopo oltre cent’anni di storia, il Besta continua a occupare un posto di rilievo nel panorama internazionale delle neuroscienze. Ma nessuna eccellenza può permettersi di vivere di rendita. La qualità della ricerca e dell’assistenza dipende dalla capacità di continuare a investire nelle tecnologie e soprattutto nelle persone. È da questo equilibrio che dipende la possibilità di continuare a trasformare la ricerca in cure.  ---End text---  Author: MARTA MARSILIO  Heading:   Highlight: Punto di riferimento internazionale per le neuroscienze, offre anche un modello di assistenza al personale, ai pazienti e alle loro famiglie. Come spiega la presidente Marta Marsilio  Image:L’AUTRICE Marta Marsilio è presidente della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico C. Besta, professoressa ordinaria di Management Sanitario all’Università degli Studi di Milano e Co-Direttrice dell’Osservatorio sull’equità di genere della leadership in sanità dell’Università degli Studi di Milano / Leads. In alto, una sala operatoria dell’Istituto Besta -tit_org- Prendersi cura l’esempio Besta   -sec_org-
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		<tp:writer>Marta Marsilio</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Indennità e agevolazioni equiparate per tutti i professionisti sanitari ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091101654104809.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 30 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 11 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 05:00:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Indennità e agevolazioni equiparate per tutti i professionisti sanitari  Indennità e agevolazioni equiparate per tutti i professionisti sanitari. Il governo punta a uniformare il trattamento economico e fiscale delle diverse categorie, a partire dalle agevolazioni sugli straordinari e dai riconoscimenti per chi lavora nei pronto soccorso. Sul dossier sono già in corso interlocuzioni tra ministero della salute, Mef e Aran, con l’obiettivo di arrivare a un provvedimento entro la fine dell’anno. Ad annunciarlo è stato ieri il ministro della salute Orazio Schillaci, intervenuto alla giornata di raccolta straordinaria di  sangue promossa da Adnkronos e Avis Roma.  Tra le priorità indicate da Schillaci in vista della prossima manovra c’è ancora una volta il rafforzamento del personale sanitario. «Dobbiamo cercare di assumere più medici e più professionisti sanitari e dobbiamo anche pagare meglio gli operatori della sanità», le sue parole. Il ministro ha poi posto l’accento sulla necessità di uniformare tutele e riconoscimenti economici tra le diverse categorie: «Vorrei che tutte le professioni sanitarie avessero lo stesso trattamento, per esempio  per quanto riguarda le agevolazioni fiscali sugli straordinari.  Anche chi lavora nei pronto soccorso dovrebbe avere lo stesso tipo di riconoscimento, anche economico. Su questo stiamo lavorando e c’è tutto il mio impegno».  L’annuncio è stato accolto con favore da Anaao Assomed, il sindacato dei dirigenti medici. «Aumentare l’indennità, sanando al contempo le disparità che penalizzano i professionisti, costituisce un passo fondamentale per tradurre in fatti la fiducia più volte espressa verso il personale sanitario», ha dichiarato il segretario nazionale Pierino Di Silverio.  Sempre ieri Schillaci e Anaao sono intervenuti anche alla presentazione del volume «Etica e atto medico. Riflessioni e proposte» e del parallelo «Documento Atto Medico», promosso dalla commissione interna dell’Ordine dei medici di Roma. I due testi puntano a ridefinire il ruolo e i confini dell’atto medico alla luce delle trasformazioni della medicina contemporanea, dell’impatto dell’Intelligenza artificiale e dei rischi legati all’esercizio abusivo della professione.  _____© Riproduzione riservata _____  n  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Indennità e agevolazioni equiparate per tutti i professionisti sanitari   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Stupefacenti sempre nuovi, i decessi ovunque in aumento = In aumento i decessi per stupefacenti Prodotte sostanze sempre nuove ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091101652304819.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"SECOLO XIX" </b>  del 11 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 05:00:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[cresce il consumo tra i giovanissimi  Stupefacenti sempre nuovi, i decessi ovunque in aumento   In aumento i decessi per stupefacenti Prodotte sostanze sempre nuove Cresce il consumo fra i giovanissimi. L’esperta Salvini: «Alcune sembrano caramelle»  SILVIA PEDEMONTE / PAGINA 9  Silvia Pedemonte / GENOVA  «L’  aumento dei decessi per tossicità, negli ultimi anni, è cresciuto dell’8%. È un primo dato che riscontriamo a livello nazionale e, con percentuale analoga, nella nostra regione, che ci tratteggia la complessità della situazione».  Parte da qui Sonia Salvini, referente area dipendenze della Regione e coordinatrice, a livello nazionale, del gruppo tecnico interregionale dipendenze della Commissione Salute, per raccontare uno scenario che è sfuggente, sempre in cambiamento e – con il dark web - a portata anche di giovani e giovanissimi: quello delle nuove droghe e di mix letali come quelli che potrebbero aver ucciso la giovane mamma Alexandra Bardelle.  Per Alexadra saranno le prossime ore a far emergere quanto è accaduto davvero e che mix potrebbe averla strappata via da sua figlia e dalla sua famiglia.  Nuove droghe formate mischiando sostanze diverse: a volte anche chi le assume pensa di acquistare una sostanza e si trova, di fatto, ad avere ben altro. Lo raccontano anche dai pronto soccorso di Genova e della Liguria: difficilissimo riuscire a intervenire in modo tempestivo e preciso quando chi si presenta non sa nemmeno, per davvero, cosa ha ingerito (in autonomia o, non di rado, passato da altri o da altre).  C’è la cocaina rosa, ci sono le nuove sostanze psicoattive inserite in apparentemente innocui orsetti gommosi (come le caramelle), ci sono le nuove droghe in formati inaspettati. Come i “sali da bagno” preparati dai laboratori delle droghe chimiche: sono catinoni sintetici che provocano agitazione, deliri, ansia, allucinazioni.  C’è un mondo che non si ferma, quello del mercato delle nuove droghe.  Il governo ha da poco varato il sistema nazionale di allerta rapida per le droghe (News-d), proprio per rispondere alle trasformazioni in corso e alla diffusione crescente di nuove sostanze psicoattive. La novità è di poche settimane fa ed è entrata in pieno vigore ora.  «Le sostanze tabellate arrivano al migliaio – spiega l’esperta Salvini– con un incremento continuo di nuovi cannabinoidi sintetici, di nuove sostanze psicoattive, di catinoni, di tutte le droghe che afferiscono alla filiera del sintetico. Il ministero della Salute, in collaborazione con l’Istituto superiore di Sanità e il Dipartimento politiche antidroga ha attivato un sistema di allerta, con un regolamento fatto dalla Presidenza del consiglio dei Ministri su regole e  indicazioni per cercare di intercettare il prima possibile le sostanze, dove farle analizzare. Sapere cosa circola su un territorio è fondamentale anche per capire l’origine di intossicazioni acute».  Una sorta di corsa contro il tempo per cercare di arrivare almeno a individuare sia cosa circola, sia di cosa quel lo che gira è composto per davvero.  LABORATORI DI MORTE  Pochi metri quadrati, pochi strumenti e un mercato infinito tramite il dark web: le droghe sintetiche vengono prodotte facilmente e altrettanto rapidamente hanno un mercato pronto ad assumerle. Anche fra i giovani e i giovanissimi. Basta un po’ di abilità con il web , un dispositivo come lo smartphone e nemmeno tanti euro in tasca: in certi casi bastano anche 10 euro o meno.  «Abbiamo l’incremento dell’utilizzo anche nella fascia dei giovani dai 15 ai 19 anni» afferma Salvini. In particolare per i ragazzi e le ragazze in età di scuola superiore l’allarme è proprio sui catinoni sintetici con consumo che è letteralmente raddoppiato mentre, spiega ancora l’esperta regionale, «vediamo una discesa di cannabinoidi e un aumento  di allucinogeni e di oppiacei».  Ci sono anche le droghe “di sempre”: il crack piaga soprattutto vicoli di Genova e, sempre fra la città della Lanterna e la Liguria, non vengono meno i consumi di cocaina e stimolanti.  Però, fra i nuovi scenari: il Symposium WFTC, assise mondiale promosso d
alla World Federatiion of Therapeutic Communites, riunitosi a Genova nel maggio scorso aveva sottolineato anche l’incremento di un altra droga, quella del gas esilarante. Costo minimo e assunzione che spopola fra i giovanissimi. E ci sono le droghe sintetiche in formati accattivanti, rassicuranti, colorati, divertenti: «Anche questa è la nuova frontiera, è l’iperpersonalizzazione del prodotto che risponde alla società di oggi - riflette Salvini - Vengono proposte sostanze in simil caramelle, dall’aspetto innocuo. I costi sono bassi, come accade per l’alcol, come avviene per il gioco d’azzardo: l’inizio non è mai costoso per innescare poi continuità, compulsività, dipendenza».  5 MILA IN CARICO  Per consumo di sostanze la nostra regione è una fra quelle con il dato più alto (rapportato al numero di abitanti). Si arriva a 319 persone ogni 100 mila abitanti.  In carico ai Serd - i servizi pubblici per le dipendenze patologiche - ci sono quasi 5 mila persone, in Liguria che salgono a 9 mila se si aggiungono altre dipendenze (da alcol, da gioco d’azzardo).Ed è solo una parte. —  ---End text---  Author: Silvia Pedemonte  Heading:   Highlight:   Image:Il consumo di sostanze Tasso per 100.000 residenti 261 PA Bolzano  185 Lombardia  302 Piemonte  248 Friuli Venezia Giulia  220 PA Trento  320 Valle d’Aosta  199 Veneto 251 Emilia Romagna 319 Liguria  355 Marche  286 Toscana  322 Molise  336 Umbria  247 Puglia  201 Lazio 273 Abruzzo 140 Campania 235 Sardegna  223 TOTALE ITALIA  174 Sicilia  238 Basilicata  172 Calabria -tit_org- Stupefacenti sempre nuovi, i decessi ovunque in aumento  In aumento i decessi per stupefacenti Prodotte sostanze sempre nuove   -sec_org-
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		<tp:writer>Silvia Pedemonte</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Norme & tributi - La lunga vita in buona salute richiede politiche redistributive ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/11/2026091101653004810.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 37 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 11 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 05:00:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[La lunga vita in buona salute richiede politiche redistributive   Longevity   Occorre combattere le disparità che compromettono l’obiettivo  Le politiche e le iniziative volte a favorire la longevità - il prolungamento della vita in buona salute rappresentano oggi un tema centrale per i sistemi economici e sociali. Gli effetti di tali politiche generano effetti in due direzioni. Da un lato promuovere una vita più lunga e in buona salute può senza dubbio produrre rilevanti benefici: contenimento, almeno nel lungo periodo, della spesa sanitaria, incremento della produttività degli individui che beneficiano di tale effetti, spazi di crescente partecipazione degli anziani alla vita sociale ed economica, tendenza, anche con effetti certamente non immediati, a una minore pressione sui sistemi assistenziali. Del tema si è parlato lunedì 7 a Piacenza, all’università Cattolica del Sacro cuore, partendo da una ricerca della Fondazione Gemelli, che ogni anno incontra sotto il coordinamento del professor Francesco Landi - centinaia di persone per fare educazione, prevenzione e monitoraggio di alcuni valori, dal colesterolo alla glicemia.  Alla base di un duraturo miglioramento della salute e per un allungamento delle aspettativa di vita c’è però un significativo cambiamento degli stili di vita che purtroppo non sono ugualmente accessibili a tutte le fasce di reddito. Si tratta di un elemento che genera il rischio di trasformare la  crescente longevità da un’opportunità per l’intera collettività in un fattore che genera ulteriore elementi di disuguaglianza e che intacca l’equità sociale.  Per la longevità servono una alimentazione equilibrata, un’attività fisica regolare, l’adesione a progetti di prevenzione sanitaria, il miglioramento della qualità del sonno, il contenimento dello stress, l’adesione a programmi di astensione da fumo e abuso di alcol, la ricerca di luoghi e spazi dove vivere in contesti ambientali salubri. La maggior parte di questi comportamenti sono il risultato di personali scelte individuali ma comportano, pressoché sistematicamente, un impegno economico incrementale.  Le persone con redditi più elevati tendono ad avere maggiore accesso alla prevenzione, a cure tempestive, a informazioni sanitarie qualificate e a servizi che migliorano la qualità della vita. Ciò può tradursi in una maggiore aspettativa di vita in buona salute e in una più lunga capacità di lavorare, risparmiare, investire e accumulare patrimonio. Al contrario, le fasce a basso reddito sono spesso esposte a lavori più usuranti, precarietà, abitazioni meno salubri,  stress finanziario e minore accesso a servizi sanitari e preventivi. Di conseguenza, possono vivere meno a lungo o trascorrere più anni in condizioni di malattia o disabilità.  Queste differenze incidono anche sui sistemi pubblici. Se le politiche per la longevità si limitano a promuovere responsabilità individuali senza rimuovere gli ostacoli economici e sociali, il rischio è che i benefici si concentrino sulle classi più abbienti, mentre aumentano i costi sanitari e assistenziali per i gruppi più vulnerabili. Una popolazione longeva ma diseguale può determinare maggiore domanda di cure croniche, pensionamenti anticipati per motivi di salute, minore produttività e aumento della spesa pubblica. Inoltre, le disuguaglianze nella salute possono riflettersi in disuguaglianze previdenziali: chi svolgelavori più pesanti e ha una salute peggiore potrebbe contribuire per molti anni al sistema pensionistico ma beneficiare per meno tempo della pensione rispetto a chi vive più a lungo e in condizioni migliori.  Per evitare questi squilibri, le azioni per favorire la longevità non possono che essereintegrate con politiche redistributive e di inclusione. È necessario rendere accessibili alimenti sani, rafforzare la medicina territoriale e preventiva, promuovere ambienti urbani favorevoli all’attività fisica, migliorare le condizioni di lavoro, ridurre l’inquinamento, sostenere l’educazione sanitaria e garantire servizi di prossimità. Anche incentivi fiscali, programmi nelle scuole, mense pub
bliche di qualità, spazi verdi, trasporti efficienti e screening gratuiti possono contribuire a rendere la longevità un obiettivo realmente collettivo.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marco Elefanti  Heading:   Highlight: Il convegno all’università Cattolica a Piacenza tra approccio medico e di politica economica  Image: -tit_org- Norme & tributi - La lunga vita in buona salute richiede politiche redistributive   -sec_org-
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		<tp:writer>Marco Elefanti</tp:writer>
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