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		<title><![CDATA[AMSI-UMEM-UXU al fianco di UAP: "Cure tempestive, tariffe reali e risultati per i pazienti: il SSN non può aspettare"  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090803221008077.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"agenpress.it" </b>  del 08 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>AgenPress. Cure disponibili quando servono, tariffe costruite sui costi effettivi delle singole prestazioni, integrazione reale tra pubblico e privato</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 13:31:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.agenpress.it/2026/09/08/amsi-umem-uxu-al-fianco-di-uap-cure-tempestive-tariffe-reali-e-risultati-per-i-pazienti-il-ssn-non-puo-aspettare/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gli Emirati avvertirono Netanyahu del piano di Hamas prima del 7 ottobre: la telefonata di 45 minuti che riapre il casoUcraina, Putin incontra Witkoff e Kushner al Cremlino: tregua di tre giorni su KievTrump: “Buone possibilità di raggiungere un accordo tra Russia e Ucraina”Meloni: “La stabilità non è un vezzo, ma uno scudo. Chi vuole ostacolarci non ha capito con chi ha a che fare”Ex Ilva, partono le lettere di licenziamento per oltre 2.500 lavoratori dell’indottoZelensky: possibili colloqui Ucraina-Russia-Usa già a settembre. “Se tutte le parti sono d’accordo, vogliamo tenerli anche in autunno”Ungheria, espulsi 10 diplomatici russi. Zakharova: “Ci saranno ritorsioni dure e dolorose”Convegno “Insicurezza urbana: il ruolo delle istituzioni e degli imprenditori”. Silp Cgil Piemonte: “La presenza di Vannacci incompatibile con aggiornamento professionale”Regno Unito, 100 milioni di sterline per la difesa aerea dell’Ucraina: in arrivo anche missili PatriotSabalenka si lamenta dell’odore di marijuana durante la sua partita agli US OpenMeloni: “La stabilità non è un vezzo, ma uno scudo. Chi vuole ostacolarci non ha capito con chi ha a che fare”Governo, Billi (Lega): “Durata, stabilità e credibilità. Ora avanti con meno tasse e più benessere”Governo, Schillaci: “Stabilità valore per l’Italia, Meloni guida autorevole. In Sanità risultati importanti, lavoro va avanti”Meloni, Paolo Capone, Leader UGL: “La stabilità del Governo è un valore per la Nazione”Governo Meloni, oggi il record: è il più longevo della storia repubblicanaAgenPress. Cure disponibili quando servono, tariffe costruite sui costi effettivi delle singole prestazioni, integrazione reale tra pubblico e privato accreditato e valutazione del sistema sanitario non soltanto sulla quantità delle attività erogate, ma soprattutto sui risultati ottenuti per i pazienti. Sono questi i punti centrali della conferenza stampa nazionale promossa da UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata – insieme ad AMSI, UMEM e Uniti per Unire (UXU), in programma domani mercoledì 9 settembre 2026 alle ore 11:00, presso CEOforLIFE Clubhouse, in Piazza di Monte Citorio 116 a Roma.A moderare l’incontro sarà Maria Grazia Cucinotta, da anni impegnata anche in iniziative rivolte alle persone fragili e vulnerabili. Accanto alla presidente UAP Mariastella Giorlandino interverranno i presidenti e i rappresentanti delle associazioni aderenti. Sono stati invitati il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, il ministro della Salute Orazio Schillaci e il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta.Per AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea e Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU) interverranno il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Consiglio Direttivo UAP, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata, e il Dott. Nadir Aodi, Podologo, Vicepresidente AMSI, coordinatore internazionale e membro del Consiglio Direttivo UMEM, nonché coordinatore delle Commissioni, dei Dipartimenti e della Commissione Gioventù e Nuove Generazioni del Movimento Uniti per Unire.Foad e Nadir Aodi porteranno alla conferenza le analisi, i dati e le proposte maturate attraverso il confronto con i professionisti della sanità e nell’ambito del Manifesto politico internazionale e interculturale “Unione per l’Italia”. GIORLANDINO: «NON BASTA CONTARE LE PRESTAZIONI: DOBBIAMO MISURARE QUANTO E COME RIUSCIAMO A CURARE»«La domanda dalla quale vogliamo partire è molto semplice: come possiamo garantire ai cittadini cure più tempestive utilizzando meglio le risorse disponibili? – dichiara la presidente UAP Mariastella Giorlandino –. Non possiamo continuare a discutere di sanità soltanto attravers
o volumi, tetti di spesa e numero delle prestazioni. Il vero parametro deve essere il risultato ottenuto per il paziente: quanto deve aspettare, se riesce realmente ad accedere alla diagnosi e alla terapia, quale continuità assistenziale gli viene garantita».UAP presenterà domani 9 settembre dati, criticità e proposte per un sistema tariffario fondato sui costi reali e sottoposto ad aggiornamenti periodici, insieme a un modello nel quale strutture pubbliche e private accreditate operino all’interno di una rete integrata, programmata e governata dal servizio pubblico.«Le tariffe – prosegue Giorlandino – devono permettere concretamente di erogare le prestazioni e la programmazione deve fare in modo che quelle prestazioni siano disponibili nel momento in cui il cittadino ne ha bisogno. Una tariffa insufficiente non è un problema contabile confinato ai bilanci delle strutture: può trasformarsi in meno personale, meno investimenti, minore capacità produttiva e, alla fine, maggiore difficoltà di accesso alle cure».La presidente UAP richiama anche il rapporto con le istituzioni: «Dopo precedenti interlocuzioni con esponenti di diverse forze politiche che non hanno prodotto risultati concreti, abbiamo scelto di rivolgerci direttamente a chi ha responsabilità sulle risorse e sull’organizzazione sanitaria. La salute non appartiene a uno schieramento politico. Servono risposte, numeri verificabili e decisioni capaci di incidere concretamente sulla vita dei cittadini». FOAD E NADIR AODI: «PUBBLICO E PRIVATO ACCREDITATO DEVONO ESSERE GOVERNATI COME UN’UNICA RETE AL SERVIZIO DEL CITTADINO»«Non possiamo più permetterci una contrapposizione ideologica tra pubblico e privato accreditato – dichiarano Foad e Nadir Aodi –. Quando un cittadino riceve una prestazione per conto del Servizio sanitario nazionale in una struttura accreditata, quella cura appartiene al SSN. Il punto non è chi possiede la struttura, ma se il paziente riesce a essere curato bene e in tempo».Secondo le analisi di AMSI, UMEM e Uniti per Unire, quasi il 39% dei servizi destinati ai cittadini viene garantito dalla sanità privata accreditata.«È un dato – evidenziano Foad e Nadir Aodi – che dovrebbe bastare a far comprendere quanto sia pericoloso considerare questa componente marginale o sostituibile. Se una parte così importante della capacità assistenziale entra in difficoltà, l’impatto si trasferisce immediatamente sul pubblico, sulle liste d’attesa e sulle famiglie».Il sistema privato accreditato assorbe inoltre circa il 17% della spesa del SSN, a fronte di circa il 28% dei ricoveri, garantendo oltre la metà della lungodegenza, quasi quattro quinti della riabilitazione e una presenza determinante nella specialistica ambulatoriale e nella diagnostica.«Quando viene meno una parte dell’offerta – proseguono Foad e Nadir Aodi – la necessità di cura non si dissolve. Il paziente si sposta altrove. Lo abbiamo visto anche a Messina, dove la chiusura estiva dei laboratori privati ha determinato un aumento della pressione sui laboratori degli ospedali pubblici. Questo dimostra concretamente perché dobbiamo ragionare in termini di rete e non di compartimenti separati». «OLTRE UN MILIONE DI PROFESSIONISTI NELLA FILIERA DELLA SANITÀ PRIVATA ACCREDITATA E PURA»AMSI, UMEM e Uniti per Unire porteranno alla conferenza anche i risultati dell’indagine aggiornata al 31 dicembre 2025 sulla forza lavoro della sanità privata accreditata e pura e del comparto socio-sanitario.Il perimetro complessivo analizzato supera un milione di professionisti, pur tenendo conto delle fisiologiche sovrapposizioni tra i diversi settori. Negli ospedali privati accreditati vengono conteggiati complessivamente 95.320 professionisti, considerando dipendenti, liberi professionisti, consulenti e altre forme di rapporto; nei servizi socio-sanitari residenziali operano 373.462 addetti, dei quali 336.810 retribuiti, mentre l’area socio-sanitaria del Terzo Settore conta 570.079 dipendenti.
«Dietro questi numeri ci sono medici, infermieri, fisioterapisti, farmacisti, odontoiatri, psicologi, tecnici sanitari, operatori socio-sanitari e tante altre professionalità – sottolineano Foad e Nadir Aodi –. Sono professionisti che garantiscono ogni giorno diagnostica, riabilitazione, lungodegenza, assistenza domiciliare, attività nelle RSA e sostegno alle persone fragili».«Se si bloccassero contemporaneamente il privato accreditato e il privato puro – proseguono – stimiamo che circa il 50% dei servizi oggi disponibili non verrebbe erogato e il sistema pubblico non sarebbe in grado di assorbire nell’immediato un simile volume di domanda assistenziale. È per questo che continuare a rappresentare pubblico e privato come due mondi contrapposti significa non comprendere come funziona oggi concretamente la sanità italiana». «SIAMO DIVENTATI UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER I PROFESSIONISTI DELLA SANITÀ IN ITALIA, IN EUROPA E NEI NOSTRI PAESI DI ORIGINE»«Il lavoro costruito in questi anni attraverso AMSI, UMEM, Uniti per Unire e la nostra rete associativa e internazionale ci ha portato a diventare un punto di riferimento per i professionisti della sanità in Italia, in Europa e nei nostri Paesi di origine – dichiarano Foad e Nadir Aodi –. Riceviamo costantemente segnalazioni, richieste, testimonianze e proposte da chi lavora negli ospedali, sul territorio, nelle strutture accreditate e nel socio-sanitario. Questo patrimonio di esperienza deve essere ascoltato e trasformato in proposte concrete».«La sanità italiana soffre una grave carenza di personale e non possiamo continuare a disperdere competenze. Bisogna valorizzare tutti i professionisti della salute, italiani e di origine straniera, senza discriminazioni legate all’origine o alla nazionalità, riconoscendo merito, competenze e responsabilità e creando condizioni professionali capaci di trattenere le persone nel sistema». IL MANIFESTO POLITICO INTERNAZIONALE E INTERCULTURALE “UNIONE PER L’ITALIA”È proprio dall’esperienza maturata nel confronto con professionisti, associazioni, comunità e cittadini che AMSI, UMEM e Uniti per Unire rilanciano il Manifesto politico internazionale e interculturale “Unione per l’Italia”.«Con “Unione per l’Italia” – spiegano Foad e Nadir Aodi – vogliamo trasformare anni di esperienza, ascolto e presenza sul territorio in una piattaforma di proposte concrete. Sanità accessibile, valorizzazione dei professionisti, riconoscimento delle competenze, contrasto al precariato, programmazione dei fabbisogni, integrazione, cooperazione internazionale e pari opportunità devono diventare parti di una strategia complessiva».«L’Italia ha bisogno di tutte le sue energie. Occorre valorizzare chi nasce, cresce, studia e lavora nel nostro Paese, così come i professionisti di origine straniera che contribuiscono quotidianamente al funzionamento dei servizi. Allo stesso tempo dobbiamo rafforzare il dialogo con l’Europa e con i nostri Paesi di origine, costruendo cooperazione sanitaria, scientifica e professionale». IL NODO DEL NUOVO TARIFFARIO: «IL COSTO DEVE ESSERE CONOSCIUTO PRESTAZIONE PER PRESTAZIONE»Al centro dell’appuntamento del 9 settembre resterà il nuovo sistema tariffario della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica.Il precedente decreto del 25 novembre 2024 è stato annullato dal TAR Lazio, che ha rilevato criticità nell’istruttoria e nel metodo adottato. UAP chiede ora che il nuovo provvedimento superi in maniera documentabile quelle problematiche, attraverso criteri conoscibili, dati verificabili e una determinazione delle tariffe realmente collegata ai costi sostenuti per ciascuna prestazione.Una delle questioni sollevate riguarda l’impiego, per alcune branche, di costi aggregati relativi a gruppi di prestazioni. Secondo UAP, l’equilibrio economico medio di un insieme di esami non consente di stabilire automaticamente che ogni singola prestazione sia remunerata correttamente: una voce sottostimata può infatti essere c
ompensata statisticamente da un’altra maggiormente valorizzata.Da qui il principio che UAP porterà al tavolo di domani 9 settembre: «Una media non è una prestazione».«Se una prestazione costa sette euro e viene remunerata cinque – spiega Mariastella Giorlandino – quei due euro non spariscono. Nel pubblico diventano uno squilibrio che deve essere assorbito dal bilancio dell’azienda sanitaria; nel privato accreditato diventano una perdita che, se ripetuta migliaia di volte, può rendere impossibile continuare a erogare quel servizio. È un meccanismo che alla lunga sottrae risorse a personale, tecnologie, innovazione e capacità assistenziale».Particolarmente delicata è la situazione delle Regioni sottoposte a piano di rientro, dove gli spazi per compensare autonomamente eventuali insufficienze tariffarie risultano più limitati.«Dopo l’annullamento del precedente decreto, la nuova istruttoria e le ulteriori risorse messe a disposizione – aggiunge Giorlandino – chiediamo di conoscere il costo effettivo delle singole prestazioni, il procedimento seguito per determinare ogni tariffa, i criteri adottati dagli uffici tecnici e la destinazione delle risorse pubbliche disponibili. Non chiediamo privilegi: chiediamo che le decisioni siano sostenute da dati e che quei dati possano essere verificati». «LISTE D’ATTESA, CARENZA DI PROFESSIONISTI E ACCESSO ALLE CURE SONO FACCE DELLA STESSA EMERGENZA»«Non possiamo attribuire al privato accreditato problemi che riguardano l’intera organizzazione sanitaria – dichiarano Foad e Nadir Aodi –. Ci sono cittadini che evitano ospedali e pronto soccorso perché in determinate situazioni devono affrontare attese che possono arrivare anche a 10-15 ore. Abbiamo liste d’attesa sulle quali occorre conoscere i tempi realmente vissuti dalle persone, non soltanto quelli ufficialmente dichiarati, e contemporaneamente una carenza di professionisti che riduce la capacità di risposta dell’intero sistema».«Dobbiamo abbattere questa zona grigia e valorizzare tutti i professionisti della sanità, indipendentemente dalla specializzazione, dall’origine e dalla nazionalità. Non possiamo denunciare la mancanza di personale e contemporaneamente lasciare inutilizzate o sottovalutate competenze che sono già presenti nel nostro Paese».«Il 9 settembre – concludono Foad e Nadir Aodi – saremo al fianco di UAP con un messaggio molto preciso: la sostenibilità economica delle strutture, la dignità professionale di chi vi lavora e il diritto dei cittadini a ricevere cure tempestive non sono tre battaglie differenti. Sono la stessa battaglia. Vogliamo una sanità governata con una forte regia pubblica, capace però di utilizzare tutte le proprie energie e di misurare il proprio successo partendo dal cittadino: il paziente è riuscito a ricevere la cura di cui aveva bisogno, nel momento in cui ne aveva bisogno?». AUGURI A TUTTI I FISIOTERAPISTI PER IL LORO IMPEGNO E LA LORO DEDIZIONEDal Prof. Foad Aodi e dal Dott. Nadir Aodi giungano, oggi 8 settembre, i migliori auguri a tutti i fisioterapisti, dai nostri movimenti AMSI, UMEM, UNITI PER UNIRE E AISC NEWS.Il messaggio è firmato dai nostri esponenti a nome dei nostri movimenti e commissioni;Foad Aodi, Gianfranco Saturno, Nadir Aodi, Petre Mihai Baleanu, Hakim Neserat, Ettore Piero Valente, Davide Lungu, Kamran Paknegad ed Eugenia VoukadinovaTestata Registrata c/o Tribunale di Velletri 15/2002 | Direttore Responsabile: Maria ContiLe foto, video e testi presenti su AgenPress.it provengono anche attraverso la rete Internet: per utilizzo informativo, didattico, scientifico e non a scopo di lucro.Al fine di accettare il libero regime di circolazione e non violare il diritto d'autore o altri diritti esclusivi verranno effettuate le opportune verifiche. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso di materiale riservato.CONTATTI: redazione@agenpress.itChi SiamoBoardInserzionistiContattiPrivacy PolicyCookie
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		<title><![CDATA[Amsi-Umem-Uxu al fianco di Uap: "Cure tempestive, tariffe reali e risultati per i pazienti" | AgenSalute ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090802925108222.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"agensalute.it" </b>  del 08 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il 9 settembre conferenza stampa a Roma.</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 15:04:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il 9 settembre conferenza stampa a Roma.L’attrice Maria Grazia Cucinotta modererà l’incontro promosso da UAP con la presidente Mariastella Giorlandino e i rappresentanti delle associazioni aderenti. Invitati i ministri Giancarlo Giorgetti e Orazio Schillaci e il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta.Foad e Nadir Aodi: «Quasi il 39% dei servizi ai cittadini è garantito dalla sanità privata accreditata. Difendere strutture e professionisti significa difendere il diritto alle cure»ROMA, 8 settembre 2026 – Cure disponibili quando servono, tariffe costruite sui costi effettivi delle singole prestazioni, integrazione reale tra pubblico e privato accreditato e valutazione del sistema sanitario non soltanto sulla quantità delle attività erogate, ma soprattutto sui risultati ottenuti per i pazienti. Sono questi i punti centrali della conferenza stampa nazionale promossa da UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata – insieme ad AMSI, UMEM e Uniti per Unire (UXU), in programma domani mercoledì 9 settembre 2026 alle ore 11:00, presso CEOforLIFE Clubhouse, in Piazza di Monte Citorio 116 a Roma.A moderare l’incontro sarà Maria Grazia Cucinotta, da anni impegnata anche in iniziative rivolte alle persone fragili e vulnerabili. Accanto alla presidente UAP Mariastella Giorlandino interverranno i presidenti e i rappresentanti delle associazioni aderenti. Sono stati invitati il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, il ministro della Salute Orazio Schillaci e il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta.Per AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea e Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU) interverranno il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Consiglio Direttivo UAP, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata, e il Dott. Nadir Aodi, podologo, vicepresidente AMSI, coordinatore internazionale e membro del Consiglio Direttivo UMEM.Giorlandino: «Non basta contare le prestazioni, dobbiamo misurare quanto e come riusciamo a curare»«La domanda dalla quale vogliamo partire è molto semplice: come possiamo garantire ai cittadini cure più tempestive utilizzando meglio le risorse disponibili? – dichiara la presidente UAP Mariastella Giorlandino –. Non possiamo continuare a discutere di sanità soltanto attraverso volumi, tetti di spesa e numero delle prestazioni. Il vero parametro deve essere il risultato ottenuto per il paziente: quanto deve aspettare, se riesce realmente ad accedere alla diagnosi e alla terapia, quale continuità assistenziale gli viene garantita».UAP presenterà dati, criticità e proposte per un sistema tariffario fondato sui costi reali e sottoposto ad aggiornamenti periodici, insieme a un modello nel quale strutture pubbliche e private accreditate operino all’interno di una rete integrata, programmata e governata dal servizio pubblico.«Le tariffe – prosegue Giorlandino – devono permettere concretamente di erogare le prestazioni e la programmazione deve fare in modo che quelle prestazioni siano disponibili nel momento in cui il cittadino ne ha bisogno. Una tariffa insufficiente non è un problema contabile confinato ai bilanci delle strutture: può trasformarsi in meno personale, meno investimenti, minore capacità produttiva e, alla fine, maggiore difficoltà di accesso alle cure».Foad e Nadir Aodi: «Pubblico e privato accreditato devono essere governati come un’unica rete»«Non possiamo più permetterci una contrapposizione ideologica tra pubblico e privato accreditato – dichiarano Foad e Nadir Aodi –. Quando un cittadino riceve una prestazione per conto del Servizio sanitario nazionale in una struttura accreditata, quella cura appartiene al SSN. Il punto non è chi possiede la struttura, ma se il paziente riesce a essere curato bene e in tempo».Second
o le analisi di AMSI, UMEM e Uniti per Unire, quasi il 39% dei servizi destinati ai cittadini viene garantito dalla sanità privata accreditata. Il sistema privato accreditato assorbe inoltre circa il 17% della spesa del SSN, a fronte di circa il 28% dei ricoveri, garantendo oltre la metà della lungodegenza, quasi quattro quinti della riabilitazione e una presenza determinante nella specialistica ambulatoriale e nella diagnostica.«Quando viene meno una parte dell’offerta – proseguono Foad e Nadir Aodi – la necessità di cura non si dissolve. Il paziente si sposta altrove. Lo abbiamo visto anche a Messina, dove la chiusura estiva dei laboratori privati ha determinato un aumento della pressione sui laboratori degli ospedali pubblici».Oltre un milione di professionisti nella filiera della sanità privata accreditata e puraAMSI, UMEM e Uniti per Unire porteranno alla conferenza anche i risultati dell’indagine aggiornata al 31 dicembre 2025 sulla forza lavoro della sanità privata accreditata e pura e del comparto socio-sanitario. Il perimetro complessivo analizzato supera un milione di professionisti: negli ospedali privati accreditati vengono conteggiati 95.320 professionisti, nei servizi socio-sanitari residenziali operano 373.462 addetti, dei quali 336.810 retribuiti, mentre l’area socio-sanitaria del Terzo Settore conta 570.079 dipendenti.«Se si bloccassero contemporaneamente il privato accreditato e il privato puro – proseguono – stimiamo che circa il 50% dei servizi oggi disponibili non verrebbe erogato e il sistema pubblico non sarebbe in grado di assorbire nell’immediato un simile volume di domanda assistenziale».Il nodo del nuovo tariffario: «Il costo deve essere conosciuto prestazione per prestazione»Al centro dell’appuntamento del 9 settembre resterà il nuovo sistema tariffario della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica. Il precedente decreto del 25 novembre 2024 è stato annullato dal TAR Lazio, che ha rilevato criticità nell’istruttoria e nel metodo adottato. UAP chiede ora che il nuovo provvedimento superi in maniera documentabile quelle problematiche, attraverso criteri conoscibili, dati verificabili e una determinazione delle tariffe realmente collegata ai costi sostenuti per ciascuna prestazione.«Se una prestazione costa sette euro e viene remunerata cinque – spiega Mariastella Giorlandino – quei due euro non spariscono. Nel pubblico diventano uno squilibrio che deve essere assorbito dal bilancio dell’azienda sanitaria; nel privato accreditato diventano una perdita che, se ripetuta migliaia di volte, può rendere impossibile continuare a erogare quel servizio».«Il 9 settembre – concludono Foad e Nadir Aodi – saremo al fianco di UAP con un messaggio molto preciso: la sostenibilità economica delle strutture, la dignità professionale di chi vi lavora e il diritto dei cittadini a ricevere cure tempestive non sono tre battaglie differenti. Sono la stessa battaglia».Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloInformazioni Legali e di CopyrightEditore FaroPress di Fabio Rollo  |  00189 Roma  |  P.Iva 15302271000  |  Iscrizione ROC n.44645© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati.   
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		<title><![CDATA[Tg Sanità, l’edizione di lunedì 7 settembre 2026 - CampaniaPress ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090803133006205.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"campaniapress.it" </b>  del 08 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>https://youtu.be/NBIvB7oRWTc SCHILLACI: STABILITÀ VALORE PER ITALIA, RAGGIUNTI RISULTATI IMPORTANTI Nel giorno in cui l’esecutivo diventa il più longevo nella storia della Repubblica, Schillaci ha sottolineato il valore della stabilità politica anche per il sistema sanitario. Sul fronte delle risorse, il ministro ricorda l’aumento del Fondo sanitario nazionale: dai circa 126 miliardi di euro del 2022 [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 06:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://campaniapress.it/tg-sanita-ledizione-di-lunedi-7-settembre-2026/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[SCHILLACI: STABILITÀ VALORE PER ITALIA, RAGGIUNTI RISULTATI IMPORTANTINel giorno in cui l’esecutivo diventa il più longevo nella storia della Repubblica, Schillaci ha sottolineato il valore della stabilità politica anche per il sistema sanitario. Sul fronte delle risorse, il ministro ricorda l’aumento del Fondo sanitario nazionale: dai circa 126 miliardi di euro del 2022 ai quasi 143 miliardi previsti nel 2026. Tra gli interventi citati, anche quelli sulle liste d’attesa, le assunzioni e i rinnovi contrattuali del personale sanitario. Schillaci ha inoltre rivendicato 3.170 nuove apparecchiature negli ospedali e oltre un milione e mezzo di over 65 assistiti a domicilio. Il ministro ha però anche ammesso che resta ancora molto da fare, annunciando che a breve sarà presentato anche il nuovo Piano sanitario nazionale.SPESA. GIMBE: 36 MLD DI GAP CON EUROPA, SANITÀ PUBBLICA AL 6,2% DEL PILLa sanità pubblica italiana è sempre più lontana dagli standard europei. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe sui dati Ocse del 2025. La spesa sanitaria pubblica scende al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media europea e Ocse. Un divario che, in termini di spesa pro capite, vale complessivamente oltre 36 miliardi di euro. Nel 2025 l’Italia è al 15esimo posto su 27 Paesi europei dell’area Ocse per spesa sanitaria pubblica pro capite e ultima tra i Paesi del G7: 3.952 dollari per abitante, meno della metà rispetto alla Germania. Secondo Gimbe, il sottofinanziamento sta aggravando liste d’attesa, carenza di medici e disuguaglianze territoriali, spingendo sempre più cittadini verso la sanità privata o a rinunciare alle cure. Nel 2024 sono state 5,8 milioni le persone che hanno rinunciato a visite o esami. Per Gimbe, con la Manovra 2027 serve dunque un cambio di rotta: più risorse e riforme strutturali per il Servizio sanitario nazionale.PARKINSON. OK UE A HOPLEDO DI ZAMBON PER FLUTTUAZIONI MOTORIE, LANCIO DA OTTOBREUna nuova opzione terapeutica per le persone con Malattia di Parkinson e fluttuazioni motorie arriva in Europa. La Commissione europea ha autorizzato l’immissione in commercio di Hopledo, trattamento a base di levodopa e carbidopa a rilascio modificato, sviluppato da Zambon. L’introduzione nei mercati europei è prevista gradualmente a partire da ottobre 2026. La nuova formulazione combina componenti a rilascio immediato e prolungato, con l’obiettivo di garantire un effetto rapido e un controllo più duraturo dei sintomi. L’autorizzazione si basa sui risultati dello studio di fase 3 RISE-PD, nel quale Hopledo ha mostrato un aumento significativo del cosiddetto ‘Good ON’, cioè il periodo in cui i sintomi sono ben controllati, rispetto alla levodopa a rilascio immediato. Secondo i dati citati dall’azienda, oltre l’80% dei pazienti sviluppa fluttuazioni motorie entro dieci anni dall’esordio della malattia.SCUOLA. ISS: ATTENZIONE AL ‘BACK TO SCHOOL BLUES’, ANSIA E STRESS DA RIENTROPrima campanella in arrivo e per bambini e ragazzi può tornare il cosiddetto ‘back to school blues’, la malinconia da rientro che in alcuni casi può trasformarsi in ansia. A lanciare l’allarme è l’Istituto superiore di sanità, che invita a considerare il ritorno in classe come una fase di adattamento, da affrontare con il sostegno di famiglie e scuola. Nei più piccoli può esserci difficoltà a separarsi dai genitori. Crescendo, aumentano le preoccupazioni per rendimento e insegnanti, mentre tra preadolescenti e adolescenti pesano soprattutto amicizie, accettazione ed eventuale esclusione dal gruppo. L’ansia può manifestarsi anche con mal di pancia, mal di testa, disturbi del sonno, irritabilità e difficoltà di concentrazione. L’Iss consiglia quindi di ripristinare gradualmente le routine, garantire sonno e alimentazione regolari e, soprattutto, ascoltare le preoccupazioni senza minimizzarle.SCUOLA. OMCEO ROMA: COPERTURA VACCINALE È PRIORITÀ, CALDO INTENSO COMPLICA IL RIENTROMancano pochi giorni al ritorno a scuola per 7 milioni di studenti e cresce l’at
tenzione sulla salute dei minori, soprattutto sul fronte delle vaccinazioni. A riaccendere il dibattito anche il recente caso di una bambina di quattro anni morta a Palermo per difterite, dopo non essere stata sottoposta alle vaccinazioni obbligatorie. Secondo la pediatra Valentina Grimaldi, la ripresa delle lezioni deve diventare un’occasione per rafforzare la prevenzione e verificare lo stato vaccinale dei bambini. Un controllo che, sottolinea, dovrebbe coinvolgere pediatri, famiglie, scuole e servizi sanitari. Tra le priorità anche la gestione del caldo intenso: garantire acqua, pause in ambienti freschi, limitare l’attività fisica nelle ore più calde e monitorare i bambini con patologie croniche. Per la pediatra è inoltre importante prepararsi alla stagione influenzale, favorendo la vaccinazione per ridurre focolai, assenze scolastiche e pressione sui servizi sanitari.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.itSave my name, email, and website in this browser for the next time I comment.   
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		<tp:writer>Carlotta Di Santo</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Spesa sanitaria, il partito della spesa pubblica rialza la testa ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090802926308218.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090802926308218.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronacadiverona.com" </b>  del 08 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 15:02:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="1182" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090802926308218.PDF"><![CDATA[cronacadiverona.com]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.cronacadiverona.com/spesa-sanitaria-il-partito-della-spesa-pubblica-rialza-la-testa/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=spesa-sanitaria-il-partito-della-spesa-pubblica-rialza-la-testa]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(di Bulldog) Il partito della spesa pubblica – ovvero destra radicale e centrosinistra – sta usando come una clava i dati del rapporto annuale della Fondazione Gimbe sulla spesa pubblica italiana nella sanità. Il cahier des doléances è noto, si ripete ad ogni anno, a dispetto dell’impatto che la sanità ha sui conti pubblici di un Paese quale l’Italia che, lo ricordiamo, vanta uno dei debiti pubblici più alti almondo sia in termini assoluti che in rapporto al PIL. Chi contesta il livello della spesa sanitaria pone l’accento sulla differenza di fondi che altri Paesi mettono sul piatto, facendo finta di scordare qualche altra verità.La spesa sanitaria ammonta a 148,5 miliardi ovvero 2.516 € per abitante. Questi soldi coprono costi di gestione e investimenti infrastrutturali, ma non sono i soli che la Repubblica immette nel sistema. Vanno aggiunti altri 108 miliardi di benefici fiscali che vengono girati ogni anno ai contribuenti a copertura delle spese sanitarie sostenute (extra servizio pubblico come farmaci e terapie aggiuntive) e di quelle familiari (mutui prima casa inclusi). Non tutto finisce in sanità, diciamo per praticità un terzo: ed ecco trovato il gap che Fondazione Gimbe e partito della spesa pubblica denunciano rispetto a quanto spendono Paesi europei contabilmente più seri.La spesa sanitaria è pari al 79% del totale dell’Irpef che lo Stato incassa dai contribuenti italiani. Le imposte sul reddito delle persone fisiche ammontano infatti a 187,9 miliardi (un valore in calo del 2,2% a fronte invece di un incremento della spesa sanitaria del 4,5%, 2025 su 2024). Ricordiamo che, in tutto, lo Stato incassa ogni anno circa 470 miliardi fra imposte e tasse.Per abitante, l’Irpef ammonta a 3.184 € a testa. Ma questo dato è vero e reale sono per Trilussa. I contribuenti sono infatti 42 milioni di Italiani e non 59 milioni, e solo 33,5 milioni di contribuenti pagano qualcosa di Irpef. In dettaglio: 1,1 milioni di contribuenti hanno reddito zero o negativo e quindi non pagano nulla; 7,3 milioni di contribuenti arrivano ad appena 7mila500 € di reddito e pagano meno di 30€ di tasse l’anno; 7,7 milioni di contribuenti raggiungono 15mila € di reddito e versano meno di 300€ di tasse l’anno; 5 milioni di contribuenti toccano i 20mila € di reddito l’anno pagando così circa mille300€ di tasse l’anno. Sono 20 milioni di contribuenti che versano menotasse di quanto lo Stato non spenda per loro in sanità. Se li sommiamo con gli Italiani che non debbono presentare dichiarazione dei redditi vuol dire che 37 milioni di persone hanno la sanità gratis, pagata dalla collettività. Sei Italiani su dieci si curano gratis; 4 su 10 pagano i conti di tutti. Ma non è l’unico dato interessante che andrebbe tenuto in considerazione: gli Italiani spendono ogni anno 160 miliardi in giochi e lotterie, sono 2.800 € a testa. Compresi i neonati, i poveri e le persone a basso reddito (quei 37 milioni che hanno la sanità gratis). Lo Stato recupera da giochi e lotterie un gettito insignificante: appena 7,6 miliardi €.Sono quattro dati in croce, ma la spiegano tutta. Questa Repubblica è vista come una gigantesca cornucopia dove tutti accaparrano il più possibile, senza pagare i servizi che si ricevono e spendendo in puttanate i soldi delle tasse non pagate. Si chiamano ladri di Stato.   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Beppe Giuliano</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Melanoma, il tumore silenzioso che colpisce anche testa e unghie. Bergomi: “Parrucchieri ed estetisti possono servire l'assist vincente” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090803185607727.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090803185607727.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidiano.net" </b>  del 08 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Ogni anno 800 diagnosi di tumori ‘nascosti’ sotto i capelli o l’ungueale. Stop ai falsi miti: rischi anche in pubertà. L’ex calciatore testimonial di ‘We in Action’: fare squadra per vincere la sfida della prevenzione</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 11:27:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1194864" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090803185607727.PDF"><![CDATA[quotidiano.net]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.quotidiano.net/salute/news/melanoma-testa-unghie-parrucchieri-estetisti-a9r5l5nd]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[L'ex calciatore Giuseppe Bergomi testimonial per la prevenzione del melanomaSono all'incirca 800 ogni anno le diagnosi di melanoma in Italia, che  colpiscono due aree del corpo particolarmente insidiose e 'nascoste': il cuoio capelluto e le unghie. Si tratta di zone spesso escluse dall'auto-osservazione quotidiana, spesso i segnali del melanona sono scambiati per semplici inestetismi.Per intercettare queste lesioni prima che sia troppo tardi, la Fondazione Melanoma lancia un appello e promuove un'iniziativa di sensibilizzazione rivolta a parrucchieri ed estetisti, chiamandoli a diventare vere e proprie 'sentinelle' nella prevenzione dei tumori cutanei.La proposta è stata lanciata in occasione dell'ottava edizione di ‘We in Action’, evento multidisciplinare dedicato all'importanza di fare squadra nella prevenzione e alle nuove frontiere nella lotta contro i tumori cutanei, in corso a Napoli, che ha visto come testimonial, per il terzo anno consecutivo, il campione di calcio Giuseppe Bergomi.“Sebbene la testa e il collo rappresentino soltanto il 9% della superficie corporea, questa zona concentra circa il 20% di tutti i casi di melanoma in Italia", spiega Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all'Universià Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus. “Di questi, oltre un terzo (35%) si sviluppa direttamente sotto la chioma. In quest'area, il melanoma viene spesso definito 'killer invisibile': i capelli lo nascondono alla vista del paziente, la forte vascolarizzazione della zona ne facilita la diffusione e la lesione tende a crescere in profondità più rapidamente”.Il risultato è un tasso di sopravvivenza a 10 anni che si attesta attorno al 60%, un dato nettamente inferiore rispetto ai melanomi che compaiono sugli arti o sul tronco. Ed è qui che i parrucchieri possono entrare in gioco. "Parte del lavoro dei parrucchieri prevede di separare le ciocche dei capelli e questo consente di osservare la cute da angolazioni che nessuno di noi potrebbe mai raggiungere da solo allo specchio”, ricorda Ascierto. Non solo. “Segnalare con discrezione una macchia scura, asimmetrica o nuova durante un lavaggio o un taglio può fare la differenza tra una diagnosi tempestiva e una malattia avanzata”.Se il cuoio capelluto soffre di scarsa visibilità, l'unghia – e tutto l’apparato ungueale – soffre di sottovalutazione. “Il melanoma della matrice ungueale – spiega Ascierto – è una forma rara ma aggressiva (pari a circa 130-300 casi l'anno in Italia), che si manifesta come una banda longitudinale scura sulla lamina ungueale (melanonichia)".Uno studio recente, pubblicato sulla rivista Clinical and Experimental Dermatology, ribalta il falso mito che questo tumore colpisca solo in età avanzata. "Lo studio condotto su pazienti fino a 40 anni d'età, inclusi adolescenti e under 30, dimostra che il melanoma dell'unghia può insorgere subito dopo la pubertà”, evidenzia Ascierto. “In questa fascia d'età, le lesioni vengono frequentemente scambiate per traumi da sport, ematomi o micosi. L'estetista o l'onicotecnica, rimuovendo smalti o ricostruzioni, è la prima figura in grado di notare striature scure verticali di ampiezza, forma o colore irregolare; cambiamenti progressivi nella pigmentazione della linea nel tempo, scurimento della cuticola o della cute attorno all'unghia (segno di Hutchinson)".Ma attenzione: parrucchieri ed estetisti non devono fare diagnosi, compito che resta di esclusiva pertinenza del dermatologo. "Il loro ruolo è esclusivamente quello di 'campanello d'allarme': un invito gentile e riservato rivolto al cliente a far controllare dal medico una macchia insolita o una striscia sull'unghia che non accenna a scomparire”, precisa Ascierto."Chiediamo ai professionisti del settore beauty di fare squadra con noi. Con un piccolo gesto di attenzione in più, una semplice seduta in salone o in centro estetico può trasformarsi nel primo passo per salvare una vita”. "Nella mia carriera ho imparato che le partite pù impor
tanti non si vincono mai da soli, ma grazie a un lavoro di squadra dove ognuno ha un ruolo fondamentale", assicura Giuseppe Bergomi, storico testimonial di ‘We in Action’."In questa battaglia contro il melanoma – continua l’ex calciatore  – parrucchieri ed estetisti possono diventare nostri preziosi compagni di squadra: non come 'centravanti' della diagnosi, compito che spetta solo ai medici, ma possono servire l'assist vincente. Guardare dove gli altri non arrivano, notare un dettaglio e fare la segnalazione giusta al momento giusto: e' cosi' che si fa squadra per salvare una vita”. © Riproduzione riservataSono tornati a muovere i primi passi dopo una lesione midollare traumatica L’innovativo studio del San Raffaele e della Scuola Superiore Sant’Anna. “Un principio semplice, ma dirompente”Una recente ricerca britannica ha dimostrato gli effetti positivi sui valori della pressione arteriosa sistolica (la massima): 8 punti in meno in soli 20 giorniDopo la ricerca del Gemelli sull’infiammazione del microbiota intestinale, l’allarme di Mendola (Celiachiafacile): “Il cibo è una terapia per il celiaco. Bisogna lavorare sulla consapevolezza dei consumatori”Lo studio dei ricercatori del Policlinco Gemelli di Roma sul meccanismo della metainfiammazione e i pericolosi effetti dei cibi industriali sul sistema immunitarioIn vista del dibattito sulla manovra economica 2027, la Fondazione Gimbe ha fatto un’analisi sui continui tagli al Ssn: “De-finanziamento continuo da 15 anni”. La fotografia in area OcseSocietà soggetta a direzione e coordinamento di QN Media S.p.A.categorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 08475510155 - ISSN: 2499-3085   
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Perché il controllo sulle liste d'attesa non può restare un fantasma  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090803258507448.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090803258507448.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"tecnicaospedaliera.it" </b>  del 08 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 09:30:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="114" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090803258507448.PDF"><![CDATA[tecnicaospedaliera.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.tecnicaospedaliera.it/perche-il-controllo-sulle-liste-dattesa-non-puo-restare-un-fantasma/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il governo delle liste d’attesa è la sfida cruciale per la sostenibilità e la credibilità del Ssn. Nonostante l’implementazione della Piattaforma nazionale e l’istituzione legislativa di un organismo di verifica e controllo, l’operatività di una governance centrale integrata sconta ancora criticità procedurali e ritardi nell’esercizio dei poteri sostitutivi.L’inadeguatezza del sistema di monitoraggio e intervento del livello centrale rischia di delegare la verifica della funzionalità del sistema quasi esclusivamente all’attività repressiva delle forze dell’ordine. Per rigenerare l’universalismo va superata la logica della prestazione isolata, puntando sulla trasparenza dei dati e su una riforma dei modelli organizzativi tesa alla presa in carico dei percorsi di cura.L’efficienza del Ssn si misura sulla capacità di coniugare l’appropriatezza clinica con la tempestività dell’accesso alle prestazioni. In un contesto demografico caratterizzato da aumento della cronicità e delle polipatologie, il governo delle liste d’attesa non è più solo obiettivo gestionale o tema di comunicazione politica, ma presupposto cardine per la tenuta dell’universalismo del sistema.Tuttavia, l’attuale architettura di controllo presenta aree d’ombra che interpellano direttamente le istituzioni centrali. Se, da un lato, l’opera di vigilanza dei Nas rileva criticità puntuali e illeciti sul territorio, dall’altro emerge l’urgenza di rendere pienamente operativo l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria.Previsto dal dl n. 73/2024, poi convertito nella legge n. 107/2024, come perno del rafforzamento del monitoraggio ministeriale, questo nuovo organismo del Ministero della Salute è chiamato a trasformare la mole di dati prodotta dai nuovi flussi informativi in azioni correttive strutturate. Per analizzare lo stato dell’arte della governance territoriale e i nodi irrisolti della riforma, abbiamo intervistato Tonino Aceti, presidente di Salutequità.Attraverso un esame rigoroso di meccanismi di controllo, flussi informativi e decreti attuativi, Aceti delinea la strada per l’evoluzione da un sistema di verifica episodico a una gestione proattiva, trasparente e scientificamente fondata della domanda di salute.Ruolo dei Nas e necessità di monitoraggio-intervento ordinario ed efficaceL’analisi di Aceti non può prescindere dai recenti dati diffusi dai Nas sugli illeciti accertati in liste d’attesa e attività intramoenia.«L’opera dei Nas è fondamentale, ma è solo la punta dell’iceberg. Il loro intervento si attiva laddove emergono irregolarità gravi, comportamenti illeciti o perfino criminali nella gestione di agende e prenotazioni. Tuttavia, un sistema sanitario moderno non può poggiare la propria verifica solo sulla fase repressiva o sanzionatoria».Secondo Aceti c’è un’ampia zona grigia di malfunzionamenti e opacità che, pur non configurandosi necessariamente come reati, incidono molto su equità d’accesso e tempestività delle cure.«Parliamo di disfunzioni organizzative, errori nella gestione dei codici di priorità o asimmetrie territoriali che andrebbero intercettate da un livello di monitoraggio amministrativo e tecnico preventivo. Questo compito spetta a Ministero della Salute, attraverso la sua Direzione Generale della Programmazione, e Agenas. Senza un organismo di verifica pienamente funzionante il rischio è che tutto ciò che precede l’illecito rimanga non adeguatamente governato, lasciando il cittadino privo di una tutela reale».Il paradosso della trasparenza parzialeIl punto di forza teorico del nuovo sistema è la Piattaforma nazionale per le liste d’attesa, infrastruttura tecnologica gestita da Agenas che vanta una granularità informativa senza precedenti.«È una piattaforma tecnicamente impressionante, che contiene dati dettagliatissimi. Siamo in grado di sapere, Asl per Asl e quasi reparto per reparto, come sono gestiti i tempi d’attesa per ogni singolo codice di priorità. Il livello centrale ha quindi la possibilità di accend
ere la luce rossa su specifiche criticità locali in tempo reale».Il paradosso sta, però, nella fruibilità di queste informazioni. Nonostante la ricchezza del dato interno, la restituzione pubblica resta estremamente limitata, spesso confinata a medie nazionali o regionali che appiattiscono le performance e nascondono le inefficienze.«Se la piattaforma rilascia all’esterno solo una minima parte del dato disponibile viene meno il principio del benchmark. La trasparenza non è orpello burocratico, ma strumento di miglioramento: permette di confrontare le performance, capire chi lavora bene e chi è in difficoltà e, soprattutto, di rendere il cittadino consapevole dei propri diritti. Non pubblicare i dati per regione e per Asl significa non permettere un controllo diffuso da parte della società, quindi frenare il livello di trasparenza del Ssn e la capacità d’intervento e riforma».Compromesso sui poteri sostitutiviUno dei nodi più critici evidenziati da Salutequità riguarda il Dpcm emanato in agosto 2025 che disciplina modalità e procedure per l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte dell’organismo di verifica.«Quel decreto è la dimostrazione plastica di una mediazione al ribasso tra livello centrale e regionale». Il documento prevede, infatti, tempistiche dilatate. Dalla segnalazione di un’inadempienza regionale all’effettiva attivazione del potere sostitutivo possono passare quattro mesi.«In ambito sanitario 120 giorni sono un’eternità, incompatibili con i tempi d’attesa prospettati ai cittadini per prestazioni urgenti o brevi. Questa dilatazione temporale svuota di efficacia il deterrente del commissariamento.Sembra quasi che si sia voluto creare un organismo con poteri spuntati, dove la dialettica politica tra Stato e Regioni ha prevalso sulla necessità di un intervento rapido a tutela del diritto alla salute. Se un cittadino non ottiene una prestazione nei tempi indicati dal medico nella ricetta non può attendere che la burocrazia ministeriale completi un iter di verifica quadrimestrale».Sottovalutazione del banco di prova delle liste d’attesaUlteriore elemento di criticità risiede nel Nuovo Sistema di Garanzia, unico strumento ufficiale per valutare se le Regioni stiano effettivamente garantendo i Lea. «Benché il governo dichiari che le liste d’attesa sono il principale banco di prova della sanità pubblica, nel Nsg questa voce pesa pochissimo: c’è un solo indicatore core sulle liste d’attesa su un totale di 27».Questa sproporzione invia un messaggio contraddittorio alle amministrazioni regionali: se il rispetto dei tempi d’attesa ha un peso marginale nella valutazione finale che determina l’accesso alla quota integrativa del fondo sanitario, le Regioni sono meno incentivate a investire in soluzioni strutturali.«Dobbiamo far pesare l’accessibilità e la produzione in modo determinante. Il flusso informativo della Piattaforma nazionale dovrebbe confluire nel sistema di garanzia dei Lea, trasformando la capacità di risposta appropriata ai cittadini nel parametro fondamentale di giudizio delle performance dei direttori generali e delle amministrazioni regionali».Percorsi di garanzia: tra discrezionalità regionale e diritto “aria fritta”La legge Schillaci ha previsto i percorsi di garanzia. Se la struttura pubblica non garantisce la prestazione nei tempi indicati dal codice di priorità assegnato, deve assicurare l’accesso tramite il privato accreditato o l’attività intramoenia, con oneri a carico del Ssr (fatto salvo il ticket).«Tuttavia, senza un monitoraggio forte, questi percorsi rimangono troppo spesso “aria fritta”», denuncia Aceti. Il problema principale sta nell’assenza di uniformità e automatismi. Alcune regioni estendono l’ambito di garanzia a tutto il territorio regionale, costringendo, per esempio, un anziano a spostarsi di provincia anche in assenza di trasporti pubblici adeguati: un viaggio della speranza che spesso si traduce in rinuncia alla cura o in esborso privato.«Serve un automatismo democratico. L’operatore del Cup, quando comunica l’impossibilità di rispettare i tempi, dovrebbe rilasciare un titolo esecutivo (voucher o autorizzazione certificata) che indichi chiaramente dove e come il cittadino può effettuare la prestazione nei tempi e senza costi aggiuntivi. Solo azzerando l’asimmetria informativa tra sistema e cittadino possiamo rendere effettivo il diritto alla cura».Necessità di nuovi modelli organizzativiDavanti alla costante richiesta di maggiori risorse economiche e di personale, Aceti invita a guardare oltre il solo dato finanziario.«Continuare a immettere risorse in un sistema che non riforma i propri modelli è come versare acqua in un secchio bucato. L’acqua continuerà a uscire e il risultato per il cittadino non cambierà. Abbiamo bisogno di mettere acqua, certo, ma dobbiamo anche tappare le falle strutturali».La soluzione risiede in una nuova governance della produzione. «Dobbiamo innovare i modelli professionali, valorizzando competenze sottoutilizzate. Penso a tecnici di radiologia, infermieri, ostetriche, farmacisti. La farmacia dei servizi è stata una rivoluzione degli ultimi anni: ha dimostrato flessibilità, velocità di adattamento e capacità di dare risposte concrete. Questo modello di flessibilità veloce va esteso a tutto il sistema, dalle case di comunità agli ospedali di comunità».Secondo Aceti, va anche gestita meglio la cronicità sul territorio per evitare che si riversi impropriamente sull’ospedale, assorbendo risorse preziose che andrebbero destinate alla gestione di emergenze-urgenze, diagnostica e chirurgia.Incrementare la produzione, non solo efficientare l’esistenteUn passaggio fondamentale su cui si sofferma Aceti è l’uso strategico della tecnologia. «Telemedicina e digitalizzazione sono spesso usate solo per fare in modo diverso ciò che abbiamo sempre fatto, ovvero per efficientare a parità di produzione. Al contrario, dovremmo usarle per incrementare la produzione reale del sistema. Se la tecnologia non produce un aumento e un miglioramento per equità, qualità e sicurezza della capacità di risposta, resta un investimento a metà».Per fare questo salto di qualità vanno riveduti profondamente i modelli organizzativi. «Dobbiamo far pesare il tema dell’accessibilità sui sistemi di misurazione delle performance a ogni livello, dai direttori generali ai direttori di dipartimento, fino ai singoli primari. Solo se il rispetto dei tempi e l’incremento dell’accessibilità, sempre nell’ambito dell’appropriatezza, diventano obiettivi premianti per tutta la catena di comando vedremo un reale cambiamento nell’offerta di salute».La lezione internazionalePer superare l’attuale stallo, Aceti suggerisce di guardare con attenzione ad alcune esperienze internazionali, come quella britannica. «Il Nhs ha affrontato una rivoluzione interna passando dal modello di rimborso a prestazione al rimborso a percorso. Questo switch è fondamentale: se paghi la prestazione isolata incentivi la frammentazione, ma se paghi il percorso incentivi la presa in carico e l’appropriatezza lungo tutto l’iter del paziente cronico».Un altro elemento chiave dell’esperienza britannica è la destinazione di una parte specifica del budget sanitario all’innovazione della governance e dei modelli organizzativi.«In Italia consideriamo innovazione solo quella di farmaci e dispositivi medici, ma l’innovazione è anche organizzativa, etica e professionale. Richiede risorse dedicate e il coraggio di rompere le resistenze interne che spesso frenano il cambiamento per difendere posizioni di rendita. Solo con una visione globale e obiettivi prioritari centrati sull’interesse pubblico si potrà cambiare passo».Rigenerare il Ssn per evitare la sfiduciaNonostante l’analisi severa sulle criticità gestionali, Aceti ribadisce il valore strategico della sanità pubblica. «Non penso che il Ssn abbia tradito la sua promessa universale. Abbiamo ancora performance di altissima
 qualità nelle alte specialità chirurgiche e tassi di mortalità evitabile tra i migliori al mondo. Il Ssn è un’infrastruttura sociale irrinunciabile che ancora fa il suo, ma non possiamo gestirlo solo con la comunicazione o con finanziamenti privi di visione». Il rischio maggiore è la rinuncia alle cure, fenomeno che ormai riguarda un cittadino su dieci e che sta colpendo anche il Nord.«Se il sistema non intercetta il cambiamento demografico e la nuova domanda di salute legata a demenze e cronicità, rischia di diventare inutile agli occhi dei cittadini. Difendere il servizio pubblico significa avere il coraggio di governarlo con trasparenza, con timone saldo e con la capacità di innovare i modelli per restituire fiducia a chi oggi si sente abbandonato. La sfida dell’Organismo di verifica è dimostrare che lo stato c’è, controlla e garantisce l’equità di trattamento a ogni cittadino, indipendentemente dalla sua residenza».La piaga silenziosa di frodi e abusiSe l’analisi di Aceti ha messo a nudo le opacità della governance e il paradosso di un sistema che troppo spesso delega la verifica delle proprie storture all’attività repressiva dei Nas, il quadro si fa più cupo se si va oltre i confini delle liste d’attesa. Riprendendo la metafora del secchio bucato, la sfida cruciale del Ssn non si esaurisce nel capire quanti finanziamenti mancano all’appello, ma impone d’individuare dove si trovano le falle strutturali che disperdono il valore di risorse già stanziate.Il report “Frodi e abusi in sanità” realizzato dall’Osservatorio Gimbe in collaborazione con l’Autorità Nazionale Anticorruzione, s’innesta in questo solco. Dimostra che contrastare gli illeciti non serve solo a rispettare leggi o a far quadrare bilanci, ma è azione terapeutica a tutti gli effetti. Ogni euro orientato da condotte opportunistiche è tolto direttamente alle cure. Significa meno farmaci innovativi, liste d’attesa più lunghe e abbandono dei pazienti più vulnerabili.Oltre il reato: una nuova definizione del fenomenoPer comprendere la portata del report va superata la concezione esclusivamente penalistica della corruzione. Gimbe adotta la formula più ampia di frodi e abusi in sanità per perimetrare un ecosistema di comportamenti opportunistici, condotte informali e conflitti d’interesse che, pur non configurando sempre reato o illecito amministrativo, erodono il sistema.Il settore sanitario è strutturalmente esposto a queste derive per ragioni intrinseche: l’estrema complessità dei processi decisionali, l’asimmetria informativa tra medico e paziente, l’elevata discrezionalità clinica e il peso economico monumentale degli acquisti pubblici. Il report inserisce il fenomeno in una strutturata classificazione degli sprechi che va dal sovrautilizzo d’interventi inappropriati al sottoutilizzo di cure necessarie, passando per inefficienze amministrative, fino ad acquisti a costi eccessivi.L’Italia è in una posizione critica nelle classifiche internazionali: con lo score assegnatole dal Transparency Corruption Perceptions Index 2025 di 53 su 100 si posiziona al 19° posto su 27 nell’UE e al 52° a livello globale, con un trend in netto peggioramento. Un dato generale che si riflette sulla tenuta del Ssn e che spinge il report Gimbe a mappare il rischio lungo 9 macroaree cruciali.Le macroaree degli illecitiIl cuore analitico del report si sviluppa in una dettagliata tassonomia operativa articolata su 9 macrocategorie e 65 tipologie concrete di illecito, che mappano il rischio lungo la catena del valore della sanità pubblica. Il primo livello riguarda policy-making e governance, dove si registrano influenze indebite sulle politiche sanitarie e attuazioni selettive dei piani di salute pubblica per favorire interessi particolari. A questo si collega l’area della regolamentazione del Ssn, caratterizzata da alterazioni nei processi di negoziazione dei farmaci o accreditamenti irregolari di strutture private.Anche la ricerca clinica non ne è immune, manifestando frod
i scientifiche e distorsioni nel reporting dei dati per accelerare l’immissione sul mercato di nuove tecnologie. Il quarto ambito è legato al marketing e alla promozione, dove emergono conflitti d’interesse nella formazione continua e pratiche di disease mongering per espandere il mercato. Il settore degli acquisti di beni e servizi è tra le aree più vulnerabili, a causa della manipolazione dei capitolati di gara, del frazionamento artificioso degli appalti per eludere le soglie comunitarie e di varianti improprie in corso d’opera.A valle della filiera si collocano i rischi legati a distribuzione e stoccaggio, come la sottrazione di prodotti sanitari dai canali autorizzati. Un impatto rilevante è generato anche dalla gestione di risorse finanziarie, attraverso pratiche di upcoding (falsificazione delle Sdo per ottenere rimborsi più remunerativi), false certificazioni d’invalidità e indebita fruizione di esenzioni dal ticket. Infine, il report mappa le criticità nella gestione delle risorse umane, tra concorsi pilotati e assenteismo, e nell’erogazione stessa dei servizi, dove spiccano la manipolazione delle liste d’attesa e l’illecito dirottamento dei pazienti dal canale pubblico a quello privato.Impatti sistemiciL’errore più grave è considerare frodi e abusi come un problema puramente finanziario. Il report Gimbe ne analizza con durezza gli impatti diretti sulla salute dei cittadini. La circolazione di prodotti medicali sub-standard, le prescrizioni condizionate da interessi commerciali, l’erogazione di prestazioni non necessarie che espongono i pazienti a rischi iatrogeni e i ritardi diagnostici causati dalla manipolazione delle liste d’attesa si traducono in aumento misurabile di morbilità, complicanze e mortalità evitabile. Inoltre, quando i cittadini sono costretti a ricorrere a pagamenti informali per saltare le code, si scavano diseguaglianze profonde, colpendo in modo sproporzionato le fasce più povere e vulnerabili della popolazione.Dal punto di vista economico, poi, l’impatto è devastante, benché complesso da stimare con precisione a causa dell’intrinseca sommersione del fenomeno. Le cifre citate con maggiore frequenza offrono un’indicazione della dimensione del problema, pur con forti limiti di aggiornamento e verificabilità. In ambito europeo, una pubblicazione dello European Observatory on Health Systems and Policies e dell’Oms Europa evoca perdite per frodi e corruzione fino a 56 miliardi di euro l’anno (oltre il 5% dei bilanci sanitari), stima tuttavia considerata highly speculative dalla stessa Commissione europea. In Italia il punto di riferimento istituzionale più richiamato è una stima Agenas del 2013, secondo cui i fenomeni corruttivi avrebbero bruciato il 5-6% della spesa sanitaria pubblica, pari a circa 5-6 miliardi di euro l’anno.Come rilevato anche da Anac, non esistono stime nazionali ufficiali più robuste o aggiornate, ma l’ampiezza del rischio economico è ben fotografata da un altro dato concreto. Nel 2023 il valore della spesa sanitaria italiana per i soli affidamenti e appalti (farmaci, dispositivi medici, apparecchiature e servizi) ha raggiunto i 70,5 miliardi di euro, intercettando un quarto del mercato dei contratti pubblici nazionali e confermandosi l’area più esposta a condotte opportunistiche. Questa emorragia finanziaria, che si manifesta gonfiando i costi d’acquisto o generando rimborsi non dovuti, prosciuga liquidità e comprime lo spazio fiscale del Ssn, spingendo a tagli lineari o al blocco di servizi essenziali.Strategie di prevenzione e opzioni per i decisoriIl report conclude che frodi e abusi non sono una condanna inevitabile. Non nascono dal nulla, ma sono il prodotto sistemico di incentivi distorti, opacità organizzative e debolezze istituzionali. Per invertire la rotta, Gimbe e Anac delineano una strategia multidimensionale centrata su trasparenza e accountability.Il primo pilastro è l’implementazione massiva di sistemi informativi integrati e digitali che garantiscano tracciabilità totale di flus
si finanziari e forniture, usando algoritmi di fraud detection per identificare le anomalie prima che il danno si consolidi. Inoltre, è urgente abbandonare la logica del massimo ribasso e adottare pratiche d’acquisto basate sul valore complessivo generato, legando i contratti agli outcome di salute reali prodotti sui pazienti.A livello macro-istituzionale, i decisori politici devono rafforzare l’autonomia e i poteri ispettivi degli organismi di controllo interni alle aziende sanitarie e potenziare gli strumenti di tutela per il whistleblowing, scardinando lo stigma e la paura di ritorsioni professionali.Infine, il report evidenzia che gli interventi puramente repressivi sono fallimentari se non accompagnati da una riforma strutturale di trattamento economico e condizioni di lavoro del personale sanitario, offrendo alternative conformi alle regole che valorizzino il merito e contrastino la “corruzione di sopravvivenza”.Un patto per la sopravvivenza del SsnIn un’epoca segnata da vincoli di bilancio stringenti, spinte inflazionistiche e transizione demografica, l’integrità del sistema non è un lusso etico, ma un requisito di sopravvivenza. Come evidenziato in apertura, l’efficienza della spesa non si misura solo nella quantità di risorse iniettate nel Ssn, ma anche nella capacità di trattenere quel valore all’interno del circuito assistenziale.Il report Gimbe propone una bussola operativa chiara: estirpare frodi e abusi significa liberare miliardi di euro di “finanziamento occulto”, risorse esistenti che vanno immediatamente reinvestite per garantire equità d’accesso, dignità del lavoro medico e diritto costituzionale alla salute di ogni cittadino.Tratto dal numero di luglio 2026 di Tecnica OspedalieraAbbonati alla rivista      Abbonati a Tecnica Ospedaliera   
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		<tp:writer>Elena D''Alessandri</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità in piazza contro il "nomenclatore tariffario" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/08/2026090802926108220.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"teleborsa.it" </b>  del 08 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Penalizza il privato e allunga le liste d''attesa</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 15:02:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Home Page  /  Notizie  /  Sanità in piazza contro il "nomenclatore tariffario"                Sanità in piazza contro il "nomenclatore tariffario"                Penalizza il privato e allunga le liste d'attesa                        Economia, Salute e benessere                                                08 settembre 2026 - 13.41  Seguici su    Google Discover    Fonti Preferite                    (Teleborsa) - Il settore della sanità scende in piazza a tutela dei cittadini e della sostenibilità delle imprese del comparto sanitario contro il nuovo "nomenclatore tariffario" del SSN. Per l'UAP - Unione nazionale ambulatori e ospedalità privata "servono modifiche urgenti".A tale scopo è stata organizzata per domani 9 settembre, a Roma, una conferenza stampa, presso il CEOforLIFE Clubhouse, in Piazza Montecitorio. Saranno numerosi i rappresentanti della Sanità privata accreditata che parteciperanno all’evento per dimostrare le proprie difficoltà in tutti i Comuni italiani. L'iniziativa, guidata dalla presidente Mariastella Giorlandino, mira a denunciare pubblicamente il testo del nuovo "Decreto Tariffe".Nonostante il via libera della Conferenza Stato-Regioni e l'entrata in vigore fissata per il 21 settembre, l'Uap contesta le modalità istruttorie e il fatto che i rimborsi proposti non coprirebbero i costi reali delle prestazioni. Secondo l'associazione, l'adeguamento al ribasso o inadeguato di molte tariffe rischia di mettere in crisi le strutture sanitarie private accreditate, con conseguente travaso di milioni di pazienti sul sistema pubblico e allungamento delle liste d'attesa.“Se pubblico e privato investono entrambi in personale, tecnologie e strutture, ma vengono programmati separatamente, sprechiamo capacità mentre il cittadino aspetta. Questa non è difesa del privato: è buona amministrazione della sanità pubblica”, ha detto Giorlandino."Anche il settore della cardiologia risulta uno dei più penalizzati e perciò interveniamo in questa battaglia – evidenzia Leonardo Di Maggio, presidente di Federcardio - è inaccettabile che una visita specialistica cardiologica di controllo costi 5,85 euro. Chiediamo l'eliminazione della prestazione 89.01.3 'Visita cardiologica di controllo, incluso ECG (89.52)' dal nomenclatore tariffario e la modifica della prestazione 89.7A.3 'Prima visita cardiologica, incluso ECG (89.52)' cancellando la parola 'Prima'"."Per quanto riguarda la Campania Federcardio aveva proposto alla Regione di collaborare per ridurre le liste d'attesa ma non ha avuto finora riscontro”, conclude.    Condividi```			Leggi anche                Novartis corre a Zurigo dopo risultati positivi su pillola sperimentale contro sclerosi multipla                            Novartis in calo a Zurigo, farmaco per il cuore non passa test finale                            Sanità pubblica, Italia nelle retrovie della UE. GIMBE: "Serve patto bipartisan"                            Astrazeneca, stop ai test su farmaco anti cancro ma arrivano dati positivi da altre terapie   
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