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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Aise.it - Agenzia Internazionale Stampa Estero ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/05/2026090503273607618.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"aise.it" </b>  del 05 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Agenzia Aise, News in tempo reale, Quotidiano online aggiornato 24 ore su 24 su politica, cronaca, economia, esteri, cultura</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 12:53:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.aise.it//il-paese/spesa-sanitaria-pubblica-italia-sotto-la-media-europea/236662/6]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[BOLOGNA\ aise\ - Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del PIL, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato € 36 miliardi. È quanto emerge dall’analisi pubblicata dalla Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. La Fondazione presieduta da nino Cartabellotta ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi OCSE.La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi OCSE e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati – chiarisce la Fondazione – va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera).SPESA SANITARIA PUBBLICA IN PERCENTUALE DEL PIL. Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL) (figura 1).SPESA SANITARIA PUBBLICA PRO-CAPITE. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $ 3.952: $ 909 in meno rispetto alla media OCSE ($ 4.861) e $ 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($ 4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726).Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $ 424 pro-capite nel 2019. (aise) Iscriviti per ricevere notizie aggiornate.Coryright © 2026© 2026 Editrice SOGEDI - Società editoriale Srl - Tribunale di Roma n 15771/75Direttore Responsabile: Giuseppe Della NoceSeguici su:       
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		<title><![CDATA[«SANITÀ, ABBIAMO INVERTITO IL TREND» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/05/2026090503250407338.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lecronachelucane.it" </b>  del 05 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il presidente della commissione affari sociali e salute, in esclusiva a cronache fa il punto sulle riforme e sul ssn. Cappellacci: «Ancora sotto pressione, adesso bisogna investire su personale, prevenzione e territorio» | Attualità, Blog, Cronaca, Italia</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 10:19:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="20000" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/05/2026090503250407338.PDF"><![CDATA[lecronachelucane.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.lecronachelucane.it/2026/09/05/sanita-abbiamo-invertito-il-trend/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[«SANITÀ, ABBIAMO INVERTITO IL TREND»Ugo Cappellacci, deputato di Forza Italia ed ex presidente della Regione Sardegna, dal 2022 guida la Commissione Affari Sociali e Salute di Montecitorio: l’organismo parlamentare che negli ultimi anni ha portato avanti dossier come la riforma delle liste d’attesa, la stretta sui cosiddetti “medici gettonisti” e, ora, la legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie.Il recente report Gimbe ha riacceso il dibattito sulla sanità pubblica italiana, descrivendo un sistema sotto pressione, sottofinanziato rispetto alla media europea e ultimo tra i paesi del G7 per spesa sanitaria in rapporto al PIL.Cronache ha raggiunto in esclusiva l’onorevole Cappellacci per fargli alcune domande su questi temi: dallo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale alle liste d’attesa, dal nodo del personale medico alle priorità per la prossima manovra. Il report Gimbe parla di un sistema sanitario sotto pressione. È d’accordo con questa lettura?«Il sistema sanitario italiano è certamente sotto pressione.Questo è dovuto al fatto che, purtroppo, in passato è stato oggetto, oltre che di un definanziamento — sono stati tagliati 35 miliardi negli ultimi 15 anni, prima del 2022 — soprattutto non si è avuta la capacità di immaginare quello che stava succedendo, ovvero una domanda di sanità che cambia in funzione del fatto che l’età media della popolazione aumenta, e quindi aumentano i bisogni sul territorio, aumentano le cronicità rispetto alle acuzie.Il nostro era un sistema ospedalocentrico che doveva invece andare verso un rafforzamento della componente territoriale.Questo non è avvenuto, e a questo si è aggiunto il Covid che, ovviamente, è stato uno scossone le cui conseguenze si pagano anche dopo, con esami rinviati e liste d’attesa ulteriormente aggravate.E quindi abbiamo ereditato uno stato della sanità che era nel pieno della tempesta, nell’occhio del ciclone.Si è ripartiti, si sono fatti, secondo me, passi in avanti, ma c’è ancora molto da fare. Questo va detto onestamente.D’altra parte la situazione era tale, la pressione è tale, la situazione è tale oggi, che non si può certo pensare di risolvere i problemi negli ultimi pochi anni.Il Fondo Sanitario Nazionale, cioè le risorse pubbliche per la sanità, arriverà a 143 miliardi nel 2026, più 7 miliardi sull’anno scorso — la cifra più alta mai investita in sanità.Il problema però non è solo e tanto quanto si investe: potremmo avere, come dire, risorse illimitate in linea teorica, ma non si risolvono i problemi se non si affrontano i nodi, e quindi se non si interviene con le riforme».Il cittadino può aspettarsi miglioramenti concreti dalle riforme avviate, ad esempio sulle liste d’attesa?«Faccio il caso delle liste d’attesa, che è uno dei problemi che stanno più a cuore ai cittadini perché toccano la pelle viva del cittadino.Tutti si scontrano con questo problema.Ebbene, le liste d’attesa sono state oggetto di una riforma fatta ormai un anno e mezzo fa, quasi due anni fa, che cambia radicalmente le cose e consente al governo nazionale di avere la disponibilità dei dati.Cosa voglio dire con questo?Che sì, fino a ieri, senza i dati, il governo non era in grado di intervenire in modo efficace, soprattutto sulle risorse che venivano mandate alle regioni, perché non dimentichiamo che la gestione della sanità è regionale, mentre il quadro normativo di finanziamento è nazionale.Senza quei dati non si poteva intervenire dove c’erano le criticità.Oggi le cose stanno cambiando. Le regioni che sono state in grado già di trasferire tutte le informazioni necessarie hanno fatto registrare miglioramenti.Le prestazioni sanitarie sono aumentate di 1 milione e 600mila nell’ultimo anno rispetto al precedente. Quindi ci sono dei miglioramenti.Come ho detto prima, questo non significa evidentemente che sia tutto risolto. C’è ancora m
olto lavoro da fare».Si è parlato molto dei “gettonisti”, i medici a chiamata pagati dagli ospedali per coprire i turni scoperti, a costi alti. Lei dice che il fenomeno è stato superato: se sì, come ci siete riusciti?«Il fenomeno è stato arginato, non superato.Sono state emanate delle norme che hanno vietato una situazione che arrivava a degli assurdi, perché c’erano medici che lavoravano fianco a fianco: uno che era strutturato dentro quel reparto, che peraltro aveva il controllo della situazione proprio perché strutturato lì, e uno che arrivava d’aiuto, con il paradosso che quest’ultimo prendeva tre volte tanto quello che lavorava normalmente lì.È evidente che questo è uno squilibrio che non si poteva tollerare, uno squilibrio che peraltro faceva scappare i medici.Quindi si è arginato questo fenomeno e si sta cercando di aumentare le assunzioni; sono state investite risorse per aumentare le assunzioni.Il problema dei medici — si dice spesso che mancano medici — in realtà, in termini assoluti, non mancano, perché il numero di medici rispetto alla popolazione in Italia è più alto della media, o comunque sopra la media europea.Il problema è che mancano medici in determinate specializzazioni e in determinate realtà. Quindi si sta lavorando per cercare di incentivare proprio quelle situazioni in cui ci sono difficoltà».Gimbe sostiene che nel 2025 l’Italia ha speso in sanità il 6,2% del PIL, ultima nel G7, con un gap di 36 miliardi rispetto all’Europa. Come spiega questo divario?«36 miliardi, caso vuole, corrisponde esattamente ai tagli che ci sono stati nei quindici anni precedenti all’entrata in carica di questo governo.Questo non è un taglio, ma una differenza nominale che deriva da una valutazione statistica.I numeri vanno letti per intero: nel 2026 siamo arrivati al 6,4% del PIL e l’Italia è tra i Paesi con le migliori performance sanitarie, superiori alla media OCSE. L’aspettativa di vita è tra le più alte, 83,5 anni.Questo dimostra che la qualità della sanità non dipende solo dalle risorse, ma anche dalla qualità dei professionisti e dall’organizzazione del sistema».C’è qualcosa, nelle critiche di Gimbe o delle opposizioni, che considera comunque fondato, anche se non ne condivide le conclusioni?«Guardi, io credo che la sanità sia un tema così importante e cruciale per la vita, per il futuro dell’Italia, per il bene dei cittadini, che dovrebbe essere sottratto a quelle che sono spesso polemiche strumentali e talvolta addirittura propaganda.Io sento il PD rivendicare la necessità di aumentare il finanziamento sino alla media europea.Però a questo punto faccio una domanda al PD: quando erano loro al governo, con l’ultimo governo Draghi — c’erano anche loro dentro quel governo — la spesa per il 2025 per il fondo sanitario era stata programmata al 6,2% e al 6%.Allora la domanda che faccio è: ma perché quando ci sono loro tutto quello che indicano si debba fare, quando non ci sono non lo hanno fatto?»Guardando alla legge di bilancio 2027, quali sono le sue priorità come presidente della Commissione Affari Sociali e Salute?«Guardi, ci sono alcune priorità. La prima è quella di intervenire ulteriormente su tutto il personale sanitario, cioè le condizioni di lavoro vanno migliorate sia in termini organizzativi che di risultato economico.La seconda: dobbiamo continuare a investire — l’abbiamo fatto, abbiamo aumentato e invertito il trend — dobbiamo continuare a investire sulla prevenzione, primaria e secondaria. Quindi stile di vita, qualità della vita, screening, diagnosi precoci.Perché il Servizio Sanitario Nazionale è un sistema d’eccellenza, ha la caratteristica dell’universalità, e questo è quasi un unicum rispetto a molti paesi, però non può reggere all’infinito.E quindi, per reggere, bisogna intervenire prima che la malattia si manifesti. Io credo che questi aspetti — attenzione al personale sanitario, 
prevenzione e medicina territoriale — siano i tre cardini principali».Ultima domanda: che voto darebbe alla sanità italiana di oggi rispetto a quattro anni fa, e cosa manca ancora?«A quattro anni fa alla sanità italiana avrei dato un 5.Oggi alla sanità italiana do un 6,5. Manca arrivare almeno all’8.Il lavoro che si è impostato è indirizzato a quel risultato.Ma credo che la sanità italiana e gli italiani, soprattutto per quella che è l’eccellenza della nostra qualità, degli operatori medici, della scienza italiana, di tutti gli operatori sanitari, meritino anche di arrivare all’eccellenza.Magari mi ci posso far sognare… il 10».Vito ErrichettiProudly powered by WordPress                                         |                     Tema: Newsup di Themeansar.   
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		<title><![CDATA[Rapporto GIMBE: 15 anni di tagli. Voragine da 36 miliardi nell' SSN ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/05/2026090503237207222.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"nurse24.it" </b>  del 05 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il Rapporto GIMBE certifica 15 anni di tagli al SSN e una voragine di 36 miliardi rispetto all''Europa. Mancano 50mila infermieri: l''impatto su cure e reparti.</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 09:54:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.nurse24.it/infermiere/attualita-infermieri/rapporto-gimbe-tagli-ssn-voragine-36-miliardi.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[La Fondazione GIMBE ha analizzato i dati OECD Health Statistics. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana scende al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media OCSE ed europea. Il divario con l'Europa vale 36,1 miliardi di euro l'anno e colloca l'Italia all'ultimo posto del G7. Il presidente Nino Cartabellotta parla di una voragine scavata da quindici anni di erosione delle risorse pubbliche, con effetti diretti su organici, liste d'attesa e qualità dell'assistenza.Rapporto GIMBE: 15 anni di tagli. Voragine da 36 miliardi nel SSNL'analisi della Fondazione GIMBE sui dati OCSE 2025La Fondazione GIMBE, nata nel 1996 e con sede a Bologna, monitora il Servizio Sanitario Nazionale attraverso l'Osservatorio GIMBE e la campagna #SalviamoSSN, e ogni anno pubblica il Rapporto sullo stato del SSN (1). Il 2 settembre 2026 ha diffuso l'analisi dei dati OECD Health Statistics aggiornati al 17 luglio 2026 (2).Il primo numero è la quota di ricchezza nazionale destinata alla sanità pubblica. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana vale il 6,2% del Pil, un decimo di punto in meno rispetto al 6,3% dell'anno precedente. La media dei Paesi OCSE e quella dei Paesi europei si fermano entrambe al 7,1%.Il confronto pro-capite rende la distanza più leggibile. L'Italia spende 3.952 dollari per abitante, contro i 4.861 della media OCSE e i 4.965 di quella europea: 1.013 dollari in meno a testa rispetto allo standard europeo. Moltiplicato per i 59 milioni di residenti, secondo GIMBE il conto arriva a 36,1 miliardi di euro l'anno (2).Il divario con il G7 e con i Paesi europei dell'OcseNella graduatoria della spesa pubblica pro-capite l'Italia occupa il quindicesimo posto su 27 Paesi europei OCSE e l'ultimo nel G7. Davanti c'è la Germania, che con 8.726 dollari spende più del doppio, ma anche la Spagna (3.999 dollari), la Repubblica Ceca, la Slovenia e la Polonia (2).La Fondazione data l'inizio del distacco. Fino al 2011 la spesa italiana seguiva l'andamento europeo; da lì in avanti le curve divergono, con un divario pro-capite di 424 dollari nel 2019 che si allarga ancora nel biennio 2023-2024 (3). GIMBE indica nel Regno Unito il controesempio: condivide con l'Italia il modello universalistico Beveridge, ha aumentato le risorse pubbliche dal 2020 e oggi supera Canada e Giappone (2,3). La posizione in classifica dipende dalle scelte di bilancio, non dall'architettura del sistema.Cartabellotta: «Una voragine scavata in quindici anni»Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, gastroenterologo e internista, legge i numeri come un problema di sistema e non come una partita contabile. «Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il SSN», afferma nel comunicato del 2 settembre (2). Le conseguenze che elenca sono quelle che i professionisti incontrano ogni giorno: «liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia». «È questa», aggiunge, «la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche» (3).Sul suo profilo LinkedIn il presidente mette a fuoco il paradosso italiano, cioè la distanza fra risultati clinici e capacità di erogare prestazioni. «Il Servizio Sanitario Nazionale continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un'elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si è indebolita la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili. Di conseguenza, la crisi del SSN non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese».I due lati del paradosso sono misurabili. Il rapporto OCSE Health at a Glance 2025 assegna all'Italia un'aspettativa di vita alla nascita di 83,5 anni contro una media OCSE di 81,1, e una mortalità evitabile di 93 decessi ogni 100.000 abitanti contro 145 (4). Sull'altro versante, l'Istat ha certificato nell'audizione del 7 l
uglio 2026 alla Camera che nel 2024 il 9,9% della popolazione ha rinunciato a una prestazione sanitaria, circa 5,8 milioni di persone, contro il 6,4% del 2019, per liste d'attesa e per costo (5).IndicatoreItaliaMedia OCSESpesa sanitaria pubblica (% Pil, 2025)6,2%7,1%Spesa sanitaria pubblica pro-capite (dollari, 2025)3.9524.861Infermieri per 1.000 abitanti6,99,2Medici per 1.000 abitanti5,43,9Posti letto ospedalieri per 1.000 abitanti3,04,2Operatori per l'assistenza a lungo termine ogni 100 over 651,55,0Aspettativa di vita alla nascita (anni)83,581,1Mortalità evitabile (decessi per 100.000 abitanti)93145Fonte: elaborazione su dati Fondazione GIMBE, OECD Health Statistics (aggiornamento 17 luglio 2026) (2), e OCSE, Health at a Glance 2025 (4).Cosa comporta il definanziamento per gli infermieriFra le sei richieste finali della Fondazione c'è l'investimento sul personale sanitario (2), e la composizione degli organici spiega perché. L'Italia conta 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti contro i 9,2 della media OCSE, e allo stesso tempo 5,4 medici ogni 1.000 abitanti contro 3,9 (4). Il rapporto fra le due professioni resta così lontano dallo standard internazionale di tre infermieri per medico.La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche stima in oltre 50.000 gli infermieri mancanti per raggiungere quel rapporto, con i vuoti più profondi nelle regioni in piano di rientro: 9.700 professionisti in Sicilia e 8.900 in Campania (6).Il territorio sconta lo squilibrio in modo ancora più netto: per l'assistenza a lungo termine l'Italia dispone di 1,5 operatori ogni 100 cittadini over 65, contro i 5,0 della media OCSE (4). Il PNRR ha intanto portato in progetto 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità, sui quali al 1° settembre 2026 manca una rendicontazione pubblica sulla piena operatività (3). Senza professionisti che le facciano funzionare, restano indirizzi su una mappa.Le sei richieste della Fondazione GIMBE alla politica«Serve un patto tra tutte le forze politiche che fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente» la sanità pubblica, chiede Cartabellotta (3). Il comunicato traduce l'appello in sei punti, che GIMBE vuole sottrarre alla trattativa annuale sulla manovra (2).Interrompere il dibattito congiunturale sul finanziamento, che si riapre e si chiude a ogni legge di bilancio.Fissare un impegno non negoziabile e condiviso fra le forze politiche per un rifinanziamento progressivo della sanità pubblica.Accompagnare le risorse con riforme strutturali del Servizio Sanitario Nazionale, perché il denaro diventi servizi.Investire sul personale sanitario, a partire dalle professioni in maggiore sofferenza numerica.Garantire l'erogazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale.Rispettare la raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea sull'accesso tempestivo e finanziariamente sostenibile alle cure.Su LinkedIn il presidente lega la richiesta all'articolo 32 della Costituzione: «La Fondazione GIMBE chiede di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi accessibili. Altrimenti il diritto alla tutela della salute resterà universale solo sulla Carta, ma sempre meno tangibile nella vita reale: chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia alle cure. Non è più universalismo, ma selezione dei diritti per reddito».FontiFondazione GIMBE. Il Presidente [Internet]. Bologna: Fondazione GIMBE [consultato il 5 settembre 2026]. Disponibile su: https://www.gimbe.org/pagine/349/it/il-presidenteFondazione GIMBE. Spesa sanitaria pubblica: nel 2025 l'Italia al 6,2% del PI
L, contro il 7,1% della media OCSE ed europea [Internet]. Bologna: Fondazione GIMBE; 2 settembre 2026 [consultato il 5 settembre 2026]. Disponibile su: https://press.gimbe.org/press/comunicato.it-IT.html?id=499Redazione Demografica. Sanità pubblica, Italia ultima nel G7: il diritto alla cura diventa un privilegio da ricchi. Demografica, Adnkronos [Internet]. 3 settembre 2026 [consultato il 5 settembre 2026]. Disponibile su: https://demografica.adnkronos.com/welfare/sanita-pubblica-italia-ultima-g7-dati-2025-fondazione-gimbe/OECD. Health at a Glance 2025: OECD Indicators. Paris: OECD Publishing; 2025. Dati ripresi da: In Italia spesa sanitaria pro capite inferiore rispetto alla media Ocse. Si conferma grave carenza infermieri. Quotidiano Sanità [Internet] [consultato il 5 settembre 2026].Istat. Audizione nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul Servizio Sanitario Nazionale, XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, 7 luglio 2026. Dati ripresi da: Liste d'attesa, personale in crisi, rinuncia alle cure e fuga dei pazienti fuori regione. Quotidiano Sanità [Internet] [consultato il 5 settembre 2026].FNOPI. Infermieri. Fnopi lancia l'allarme: «Ne mancano oltre 50mila. Servizi a rischio». Quotidiano Sanità [Internet]. 20 novembre 2025 [consultato il 5 settembre 2026].Redazione. Fondazione Gimbe: salute senza equità, l'Italia richiede fondi e riforme. Il Sole 24 Ore [Internet]. Settembre 2026 [consultato il 5 settembre 2026]. Disponibile su: https://www.ilsole24ore.com/art/fondazione-gimbe-salute-senza-equita-l-italia-richiede-fondi-e-riforme-AJdJtG1 Tags :Standard sanità   
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		<title><![CDATA[Gubitosa (M5s): "Solo lacrime e sangue. Cosa c’è da festeggiare?" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/05/2026090501791406056.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidiano.net" </b>  del 05 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il vicepresidente 5 Stelle: da Meloni solo finti record "Primarie? Siamo abituati al confronto con la base".</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 06:42:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="1194864" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/05/2026090501791406056.PDF"><![CDATA[quotidiano.net]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.quotidiano.net/politica/gubitosa-m5s-solo-lacrime-e-d20f7e33]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Leone d’oro ha il suo favorito1 € al mese Michele Gubitosa, deputato e vicepresidente del Movimento 5 StelleMichele Gubitosa, deputato M5s, il governo Meloni ha raggiunto il record di esecutivo più longevo e festeggia… "Cosa c’è da festeggiare? Tutti vogliamo un rating migliore, ma dipende come ci si arriva: se fai manovre lacrime e sangue una società di rating che ti dà un bacio in fronte prima o poi la trovi. È la solita arma di manipolazione e di distrazione di massa, non vogliamo un record di giorni ma un record di fatti. I fatti sono che ci troviamo davanti all’aumento dei poveri, al crollo del potere di acquisto, alla produzione industriale ferma da anni, alla crescita che rasenta lo zero e la fondazione Gimbe ci ha detto che ci mancano 36 miliardi di investimenti in sanità pro capite per raggiungere la media Ue".Sulla legge elettorale farete muro con le altre opposizioni? "Si, il governo sta adeguando la legge elettorale agli scenari politici, come si fa con un menu a la carte. Meloni vuole cambiare le regole in corsa, con l’introduzione di un eventuale ballottaggio, per arginare l’ascesa di Vannacci. La premier guarda i sondaggi e cambia la legge elettorale, è normale questo in un paese democratico?".Veniamo al campo largo, le primarie per la scelta del leader si fanno o no? "In questo momento il nostro impegno è quello di costruire un’alternativa al peggior governo che l’Italia abbia mai avuto e di definire un programma che risponda alle esigenze dei cittadini. Per quanto riguarda la leadership siamo favorevoli alle primarie, sono un esercizio di democrazia e un percorso partecipato che si contrappone a chi fa decidere tutto alle segreterie di partito. Oggi sembrano l’unica strada percorribile e non ci tireremo indietro: l’obiettivo non è l’ambizione personale di un singolo leader, bensì creare un progetto condiviso".È un ‘rito’ che è nel Dna di un altro partito, il Pd… "Sì ma posso dirle una cosa? Noi veniamo anche da una comunità che, tramite le parlamentarie, sceglieva i candidati in Parlamento. Siamo abituati ad un confronto continuo con la base".Ma non c’è il rischio che le primarie siano divisive? E poi, siamo sicuri, che in caso non vinca Giuseppe Conte, gli elettori M5s vi seguiranno? "Le chiedo: non è più divisivo decidere un leader a tavolino? La comunità Cinquestelle ha dimostrato serietà e lealtà, se le regole sono chiare e la partecipazione democratica è garantita, accetterà qualunque leader vinca. Detto questo non diciamo primarie o morte, l’obiettivo è il progetto condiviso. E aggiungo: non penso che in questo momento il primo problema degli italiani sia la definizione delle regole delle primarie del campo progressista".Ci sono grandi distanze, sulla politica estera, all’interno della coalizione, questo non la preoccupa? "Adesso stiamo chiudendo il percorso di Nova, che ha coinvolto già 16mila persone, di cui la metà non iscritti al M5s, con loro stiamo scrivendo la parte tematica, poi ci confronteremo con gli altri alleati e sono certo, non negando le divergenze che possono esserci, che troveremo una sintesi. Sull’Ucraina faccio una premessa: se oggi la linea del governo è quella delle armi noi auspichiamo che con nuovo governo ci sia una discontinuità anche su questo".Quella di un ‘Papa straniero’ per guidare la coalizione è un’opzione? "Sono discussioni agostane, al momento l’unica strada è la partecipazione più ampia possibile dei cittadini che scelgono il leader con le primarie".Veronica Passeri© Riproduzione riservataSocietà soggetta a direzione e coordinamento di QN Media S.p.A.categorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 08475510155 - ISSN: 2499-3085   
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		<tp:writer>VERONICA PASSERI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Pressione alta? L’olio essenziale di menta piperita aiuta a controllarla. Ecco lo studio che ha testato l’efficacia ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/05/2026090503269607658.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidiano.net" </b>  del 05 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Una recente ricerca britannica ha dimostrato gli effetti positivi sui valori della pressione arteriosa sistolica (la massima): 8 punti in meno in soli 20 giorni</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 13:07:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Pressione alta? L’olio essenziale di menta piperita aiuta a controllarlaConsigliato per favorire la digestione, l’olio essenziale di menta piperita può anche essere un valido aiuto per tenere sotto controllo la pressione sanguigna. È quanto emerge da un nuovo studio clinico che ha portato a un interessante scoperta: dopo 20 giorni di trattamento, è stata riscontrata una significativa riduzione della pressione arteriosa sistolica, ovvero la “massima”, accompagnata anche da una diminuzione della pressione diastolica (minima) e della frequenza cardiaca a riposo. La ricerca, condotta nel Regno Unito e pubblicata sulla rivista PLOS One, ha coinvolto 40 volontari di età compresa tra 18 e 65 anni, tutti caratterizzati da pre-ipertensione, cioè valori appena inferiori alla soglia ufficiale dell’ipertensione, oppure da ipertensione di stadio 1, il livello più basso di questa condizione che - se non trattata - alla lunga mette seriamente a rischio cuore e arterie.L’obiettivo era verificare se l’assunzione quotidiana di olio essenziale di menta piperita potesse effettivamente influenzare la pressione sanguigna, alla luce di precedenti ricerche che avevano già ipotizzato un possibile effetto benefico della pianta. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: una metà ha ricevuto 50 microlitri di olio essenziale di menta piperita puro, disciolti in 100 millilitri di acqua, due volte al giorno; l’altra metà ha invece ricevuto un placebo. Come già detto, l’assunzione è andata avanti per 20 giorni, al termine dei quali i ricercatori hanno confrontato i parametri cardiovascolari dei due gruppi.Il risultato più evidente ha riguardato la pressione sistolica, comunemente detta “massima”: nel gruppo che aveva assunto l’olio di menta piperita si è osservata una riduzione media di 8,48 mmHg (millimetri di mercurio) rispetto al gruppo che aveva assunto il placebo. Un risultato tutt’altro che trascurabile, considerato i pochi giorni di trattamento.Inoltre, è stata riscontrata una diminuzione della pressione diastolica (la “minima: la riduzione media è stata di 4,57 mmHg rispetto al placebo. E la frequenza cardiaca a riposo è risultata mediamente inferiore di 8,92 battiti al minuto nel gruppo trattato con la menta piperita. Tutti effetti sicuramente benefici per la salute del sistema cardiocircolatorio.La menta piperita è una pianta i cui estratti vengono utilizzati da tempo per alleviare disturbi come mal di stomaco e gonfiore addominale e che sono considerati dotati di proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.Il motivo per cui la menta piperita può contribuire a regolare la pressione sanguigna non è invece ancora stato chiarito con certezza, ma i ricercatori avanzano un’ipotesi legata al mentolo: a loro avviso, proprio la sostanza che contraddistingue la pianta potrebbe innescare una reazione chimica capace di rilassare i vasi sanguigni e migliorare il flusso del sangue. In attesa di scoprire esattamente il perché, è però indubbio che i risultati dello studio sono stati molto positivi e potrebbero avere importanti implicazioni cliniche, considerando che l’ipertensione rappresenta il principale fattore di rischio per la mortalità globale e il più comune fattore di rischio prevenibile per le malattie cardiometaboliche.© Riproduzione riservataDopo la ricerca del Gemelli sull’infiammazione del microbiota intestinale, l’allarme di Mendola (Celiachiafacile): “Il cibo è una terapia per il celiaco. Bisogna lavorare sulla consapevolezza dei consumatori”Lo studio dei ricercatori del Policlinco Gemelli di Roma sul meccanismo della metainfiammazione e i pericolosi effetti dei cibi industriali sul sistema immunitarioIn vista del dibattito sulla manovra economica 2027, la Fondazione Gimbe ha fatto un’analisi sui continui tagli al Ssn: “De-finanziamento continuo da 15 anni”. La fotografia in area OcseIl tremolio degli arti non è l'unico campanello d'allarme: i segnali da tenere d'occhio sono molti, anche psicologiciGli effetti del calo nutrizionale possono comportare seri danni cardiaci, a fegato e reni, ulcere intestinali e danni permanenti all’apparato...Società soggetta a direzione e coordinamento di QN Media S.p.A.categorieabbonamentipubblicitàCopyright @2026 - P.Iva 08475510155 - ISSN: 2499-3085   
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		<title><![CDATA[OMCeO Napoli, il presidente Zuccarelli: "Sottofinanziamento rischia di frenare il recupero della Campania"  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/05/2026090503238407394.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/05/2026090503238407394.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"tuttosanita.com" </b>  del 05 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>TuttoSanità - OMCeO Napoli, il presidente Zuccarelli: "Sottofinanziamento rischia di frenare il recupero della Campania" - NAPOLI</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 10:36:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.tuttosanita.com/sanita-zuccarelli-sottofinanziamento-rischia-di-frenare-il-recupero-della-campania-non-vanificare-gli-sforzi-fatti-sui-lea/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=sanita-zuccarelli-sottofinanziamento-rischia-di-frenare-il-recupero-della-campania-non-vanificare-gli-sforzi-fatti-sui-lea]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Non vanificare gli sforzi fatti sui LEA”.La sanità che rischia di tornare indietro. «I dati diffusi dalla Fondazione GIMBE sul finanziamento della sanità pubblica sono un campanello d’allarme soprattutto per la Campania. La nostra Regione ha compiuto negli ultimi anni uno sforzo importante per recuperare terreno sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza. Ora questo percorso deve essere consolidato, non messo a rischio da risorse insufficienti». Lo afferma Bruno Zuccarelli, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia, commentando l’analisi della Fondazione GIMBE sulla spesa sanitaria pubblica italiana. Nel 2025, secondo i dati elaborati dalla Fondazione, la spesa sanitaria pubblica italiana si è fermata al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media dei Paesi OCSE ed europei. In termini di spesa pro capite, il divario dell’Italia rispetto alla media europea supera complessivamente i 36 miliardi di euro. Un ritardo che, secondo GIMBE, mette le Regioni di fronte a una pressione crescente: garantire i Livelli essenziali di assistenza mantenendo contemporaneamente l’equilibrio dei conti. «Per la Campania – sottolinea Zuccarelli – questo tema assume un significato particolare. Gli ultimi dati disponibili sui LEA hanno certificato il ritorno della nostra Regione tra quelle adempienti, insieme a Puglia e Sardegna, uniche realtà del Mezzogiorno a raggiungere gli standard previsti. È un risultato che va riconosciuto, ma che non può indurci a pensare che tutti i problemi siano risolti». Secondo Zuccarelli, il rischio è che una carenza strutturale di risorse finisca per pesare soprattutto sui territori che hanno ancora maggiori necessità di recuperare divari accumulati negli anni. «La sanità campana deve continuare a migliorare su accessibilità delle cure, tempi di attesa, assistenza territoriale e capacità di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più complessa. Tutto questo richiede organizzazione e capacità gestionale, ma richiede inevitabilmente anche risorse adeguate e personale». Il presidente dell’Ordine richiama in particolare la situazione dei professionisti sanitari. «Non possiamo pensare di difendere il Servizio sanitario nazionale continuando a chiedere a medici, infermieri e operatori di compensare con il proprio sacrificio ciò che manca sul piano strutturale. Carenza di personale, turni sempre più pesanti e difficoltà nel rendere attrattivo il lavoro nel pubblico sono problemi che rischiano di incidere direttamente sulla qualità e sulla tempestività dell’assistenza». Per Zuccarelli, quindi, il confronto sulla prossima Legge di Bilancio dovrà partire dalla consapevolezza che la spesa sanitaria non può essere considerata soltanto una voce da contenere. «La Campania ha dimostrato che recuperare è possibile. Proprio per questo sarebbe un errore vanificare gli sforzi compiuti. Servono investimenti che consentano alle Regioni di consolidare i risultati raggiunti e, soprattutto, di ridurre quelle disuguaglianze territoriali che ancora oggi fanno sì che il diritto alla salute non sia esercitato allo stesso modo in ogni parte del Paese. Investire nella sanità pubblica – conclude Zuccarelli – significa investire nei professionisti, nelle strutture, nella prevenzione e nell’assistenza territoriale. Ma soprattutto significa evitare che la qualità delle cure dipenda dal luogo nel quale una persona nasce o vive».Condividi:Condividi su TumblrE-mailWhatsAppStampaMi piace:Mi piace Caricamento...Correlati   
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		<tp:writer>La Redazione</tp:writer>
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