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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Scende la spesa sanitaria, 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303158906473.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"ADIGE" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Scende la spesa sanitaria, 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure  ROMA - Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all’anno precedente quando era al 6, 3%.  Si tratta di un livello di spesa che piazza l’Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le  conclusioni a cui giunge un’analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.  «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l’impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5, 8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l’Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Scende la spesa sanitaria, 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Scende la spesa sanitaria, 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303102907033.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"ALTO ADIGE" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 08:12:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Scende la spesa sanitaria, 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure  ROMA - Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%.  Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le  conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Scende la spesa sanitaria, 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Spesa Sanitaria Pubblica, Borraccino "Ttalia 15esima in Europa, ultima nel G7. Certificato il sottofinanziamento" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303151806478.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303151806478.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"ATTACCO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Focus   Spesa Sanitaria Pubblica, Borraccino "Italia pésima m Europa, ultima nel 67. Certificato il sottofmanziamento"   II consigliere regionale Cosimo Borraccino toma sul tema della spesa sanitaria con una nota stampa. "Le analisi della Fondazione indipendente GIMBE sulla Spesa sanitaria pubblica, attestano l'Italia in una posizione sempre più critica; 1 Sesima in Europa e ultima nel G7. Un divario cresciuto con gli anni e che certifica un sottofinanziamento che non può più essere tollerato - ha affermato -. La Spesa SanitariaPubblicaèal6,2%delPlLcontiO¡l7,1%della media OCSE. Una criticità che compromette e indebolisce il Ssn e le Regioni. Il soRofinanziamento costante sta generando un vero e proprio disastro, le cui conseguenze si traducono in: lisie d'attesa fuori controllo, pronto soccorsi al collasso, carenze".   -tit_org- Spesa Sanitaria Pubblica, Borraccino “Ttalia 15esima in Europa, ultima nel G7. Certificato il sottofinanziamento”   -sec_org-
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	<item>
		<title><![CDATA[Più risorse e taglio alle liste d'attesa, pesa però il ritardo sui Paesi del G7 ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301910802312.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301910802312.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:59:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="169000" Sales="92816" Printing="101758" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301910802312.PDF"><![CDATA[AVVENIRE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Più risorse e taglio alle liste d’attesa, pesa però il ritardo sui Paesi del G7   LA SANITÀ  L’attuale esecutivo può vantare un aumento record delle risorse in Sanità con una spesa prevista di quasi 143 miliardi di euro per il 2026. Nonostante ciò, però, fa notare la Fondazione Gimbe, nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l'Italia si colloca al 15 posto tra i 27 Paesi europei dell'area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica difatti si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Altra questione affrontata dal governo sono le liste d’attesa. Grazie ad un decreto ad hoc – che tra l’altro prevede la creazione presso l’Agenas del nuovo sistema di monitoraggio delle prestazioni regione per regione - nel primo semestre 2026 sono state registrate oltre 1,6 milioni di prestazioni in più erogate nei tempi di garanzia, con prenotazioni totali salite a 14,9 milioni. Per risolvere poi l’emorragia del personale sanitario dalle strutture pubbliche, il governo nell’ultima manovra ha anche aumentato i fondi per il personale medico, con un incremento per la dirigenza medica e in particolare il personale di pronto soccorso fino a 3mila euro l’anno. Aumenti in stipendio anche per gli specializzandi, in aggiunta a 450 milioni di euro per stabilizzare circa mille nuovi dottori e 6mila infermieri. (Alessia Guerrieri)  ---End text---  Author: Alessia Guerrieri  Heading: LA SANITÀ  Highlight:   Image: -tit_org- Più risorse e taglio alle liste d’attesa, pesa però il ritardo sui Paesi del G7   -sec_org-
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		<tp:writer>Alessia Guerrieri</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Gimbe: la spesa per la sanità pubblica scende ancora ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301928602326.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301928602326.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:59:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe: la spesa per la sanità pubblica scende ancora  Il Servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente, quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni di un'analisi della Fondazione Gimbe in vista del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. «Il sottofinanziamento pubblico è una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», dice il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l’impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Gimbe: la spesa per la sanità pubblica scende ancora   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Italia al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell'area Ocse e ultima tra quelli del G7 = Italia fanalino di coda per la spesa sanitaria ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302024103413.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302024103413.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"CONQUISTE DEL LAVORO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:25:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Spesa sanitaria Italia al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e ultima tra quelli del G7   FONDAZIONE GIMBE: in 15 anni di erosione delle risorse pubbliche si è scavata una voragine  Italia fanalino di coda per la spesa sanitaria  Dalla Fondazione Gimbe l’analisi condotta in vista della prossima Manovra che presenta un quadro preoccupante di un Paese che per anni ha eroso le risorse pubbliche, creando una voragine nel Ssn  Anna Taverniti  PAGINA  4  U  na spesa sanitaria pubblica al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e inferiore alla media Ocse e a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%: è quella che riguarda il nostro Paese il quale, nel 2025, si è collocato al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell'area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La triste fotografia è stata scattata dalla Fondazione Gimbe che, attraverso il dataset Oecd Health Statistics aggiornato al 17 luglio 2026, ha condotto un'analisi in vista della Manovra 2027.  Dallo studio è emerso che sono 14 i Paesi europei dell'area Ocse che precedono l'Italia per quanto riguarda le quote del Pil destinate alla sanità pubblica, con un differenziale che varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del Pil) al +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del Pil).  Per il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, “il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Ssn e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale”, alimentando tensioni politiche e mettendo in difficoltà tutte le Regioni che si ritrovano ad essere strette tra l'obbligo di garantire i Lea e quello di mantenere i conti in ordine. “Il prezzo più alto lo pagano i cittadini” continua Cartabellotta: “liste d'attesa fuori controllo, Pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata” con l'impoverimento delle famiglie e la rinuncia ad esami diagnostici e visite specialistiche. Un problema che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, ossia quasi una su 10. Secondo il presidente Gimbe, il gap complessivo rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall'Istat all'1 gennaio 2026, sfiora i 36,1 miliardi di euro. Una “voragine  scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d'Europa, soprattutto dopo la pandemia”: una situazione che, da distacco contenuto come poteva essere nel 2008, “oggi si è trasformato in un abisso”. A controbilanciare, anche se solo in parte, gli aspetti negativi rilevati, le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa le quali “convergono su una lettura apparentemente paradossale” secondo la quale “il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute: in particolare un'elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile”, anche se si sta deteriorando la sua capacità di fornire prestazioni tempestive, eque e accessibili soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. Quello che risulta ancora più preoccupante per il presidente Gimbe, però, è il campanello d'allarme che arriva dal Country Report 2026 della Commissione europea che, per la prima volta, evidenzia come le criticità del Ssn non rappresentino più solo un problema sanitario, ma risultino collegate alla tenuta economica e sociale del Paese. Una situazione di fronte alla quale lo scorso 10 luglio il Consiglio dell'Ue ha adottato una raccomandazione formale affinché l'Italia garantisca un accesso più tempestivo alle cure più economiche e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Per questo “diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell'assistenza territoriale finanziata dal Pnrr” rileva Gimbe. “Al 1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.0
38 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità”. Una situazione che, per Cartabellotta, conferma il rischio, più volte denunciato “che le nuove strutture restino delle scatole vuote, incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati”.  Anna Taverniti  ---End text---  Author: Anna Taverniti  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Italia al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e ultima tra quelli del G7   Italia fanalino di coda per la spesa sanitaria   -sec_org-
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		<tp:writer>Anna Taverniti</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Alla Puglia 400 milioni in più = Donzelli al mercato di Bari con i volantini «Ci sarà Meloni al porto, venga anche lei» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301911402298.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301911402298.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"CORRIERE DEL MEZZOGIORNO BARI E PUGLIA" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>A 24 ore dalla festa al porto con Meloni annunciato l'aumento del Fondo sanitario Scetticismo tra le bancarelle: «La politica mi ha deluso». Gemmato annuncia: aumenterà il Fondo sanitario</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Politica Donzelli e gli altri dirigenti di FdI distribuiscono volantini al mercato. Sabato il presidio dei vannacciani  Alla Puglia 400 milioni in più A 24 ore dalla festa al porto con Meloni annunciato l’aumento del Fondo sanitario   Donzelli al mercato di Bari con i volantini «Ci sarà Meloni al porto, venga anche lei»  Scetticismotralebancarelle:«Lapoliticamihadeluso».Gemmatoannuncia:aumenteràilFondosanitario  Domani la festa al porto di Bari con Giorgia Meloni, per celebrare la longevità del governo in carica, il più duraturo della storia repubblica.  Ieri volantinaggio dei dirigenti di FdI nei mercati baresi del responsabile organizzazione Giovanni Donzelli, del sottosegretario Marcello Gemmato e vari parlamentari. Ai baresi che facevano la spesa è stato rivolto l’invito ad andare al porto. Poco entusiasmo tra i baresi: «La politica mi ha deluso» hanno detto in diversi. Intanto Gemmato ha annunciato l’aumento del Fondo sanitario.  L’incremento per la Puglia sarà di a pagina 3 Tota 400 milioni.   BARI «Ha mai visto questi prezzi  al Nord? Un euro al chilo l’uva, 85 centesimi le pesche. Eppure non si vende». Un fruttivendolo del mercato di Santa Scolastica, a Bari, accoglie così Giovanni Donzelli impegnato nel volantinaggio in vista dell’evento di domani sera al porto, con la premier Giorgia Meloni, per festeggiare il governo più longevo della Repubblica italiana.  Il responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, accompagnato dal sottosegretario alla salute Marcello Gemmato, dall’europarlamentare Michele Picaro, dai parlamentari Filippo Melchiorre e Antonio Gabellone e da una lunga  scia di giovani volontari, munito di volantini si immerge per oltre un’ora nella Bari di tutti i giorni. Quella fatta di anziani a cui non basta la pensione, di commercianti che non riescono a far quadrare i conti, di cittadini che prendono sempre meno l’auto per il caro gasolio.  Un tour che raccoglie concretezza miscelata a sentimenti differenti: approvazione e contrarietà.  Per Donzelli ci sono le foto ricordo al banco del pesce con il miglior pescato del giorno, una veloce degustazione della mozzarella di Martina Franca offerta per «dire a Roma quanto è buona la Puglia», selfie, strette di mano. Ma non solo: «La  aspettiamo venerdì al porto, ci sarà Giorgia Meloni», dice Donzelli ad un uomo intento a fare la spesa. «Non credo più alla politica, mi spiace» gli risponde. «I politici per capire in che mondo viviamo, devono fare quello che non fanno mai: la spesa», dice un passante. Mentre la carovana meloniana riparte, un anziano che poco prima aveva rifiutato il volantino, torna per parlare con Donzelli: «Lo dica alla Meloni, la mia pensione quella era e quella è.  Non arrivo a mille euro. Capisce che non ce la faccio?». La conversazione va avanti per 7 minuti buoni. La mattinata scivola via così. «Ci sono i tifosi, c’è chi ci insulta. È il bello di  stare a contatto con i cittadini dice Donzelli -. Stiamo spiegando che le cose sono migliorate.  Sono arrivati un milione e 250mila posti di lavoro in più, le pensioni seppure di poco, sono aumentate, è aumentato il lavoro stabile delle donne e dei giovani. È già tutto perfetto? No ma la strada intrapresa è quella giusta. La stabilità del governo conclude - ha aiutato a portare i primi risultati».  Anche sul fronte della sanità Gemmato conferma che la strada sarà la stessa: «Ci sarà un aumento del fondo in assoluta coerenza con quanto fatto negli ultimi 3 anni e in discontinuità con quanto fatto dai governi di centrosinistra nei precedenti  dieci. Soltanto per quest’anno, ci sono 6,3 miliardi di euro in più. Ci chiedono una continuità che daremo». Per la Puglia l’aumento del fondo sanitario, per il 2026, si tradurrà in 400 milioni di euro in più. Basterà a contenere l’aumento dei costi e arginare il disavanzo? Difficile dirlo.  Gemmato è scettico: «C’è chi spende bene le risorse, penso a Veneto e Lombardia, poi penso alla Puglia, fanalino di coda, per esempio, nel recupero delle liste d’attesa. Il punto di caduta di 20 anni di governo del centrosinistra è il disastro in sanit
à». Non la pensa così il consigliere regionale Cosimo Borracino (Pd) che riprende l’analisi della fondazione Gimbe secondo la quale l’Italia è 15esima in Europa per la spesa sanitaria pubblica . «Un divario cresciuto con gli anni e che certifica un sottofinanziamento che non può più essere tollerato».  Poco da festeggiare anche per la Fillea Cgil Puglia. Il segretario generale Ignazio Savino dice che «a Bari il governo festeggia» ma c’è invece la necessità di una «nuova politica per le costruzioni», settore che nel 2025 in Puglia ha registrato una crescita del 3,4%, sostenuta soprattutto da opere pubbliche e Pnrr. Ora ci sono segnali di rallentamento. «Servono incentivi strutturali, per prime case, redditi bassi, edilizia pubblica ed edifici più inefficienti». Preoccupa anche il ritardo nell’attuazione del Pnrr: «Perdere questa occasione significherebbe aggravare i divari infrastrutturali del Mezzogiorno».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: L’evento  La festa per il governo  ?  È in programma domani sera, venerdì, al porto di Bari la manifestazione per celebrare il governo: il 4 settembre diventerà il più longevo nella storia dell’Italia repubblicana.  L’evento comincerà attorno alle 18  Il comizio della premier  ?  Tra gli altri, interverranno i vicepremier Salvini e Tajani. Non è esclusa la presenza del commissario europeo, Raffaele Fitto. Le conclusioni, alle 19, toccheranno alla premier Giorgia Meloni (in foto)  Gli ingressi a piedi e in bus  ?  Si accede al porto daI primo pomeriggio: varco Caracciolo per i pedoni, varco della Vittoria per i bus. L’ingresso è aperto a tutti. È consigliata la registrazione preventiva per velocizzare i controlli  Image:Al centro della foto Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di FdI, ieri al mercato di Santa Scolastica a Bari Il sottosegretario Marcello Gemmato ha annunciato l’aumento del fondo sanitario: alla Puglia 400 milioni in più -tit_org- Alla Puglia 400 milioni in più  Donzelli al mercato di Bari con i volantini «Ci sarà Meloni al porto, venga anche lei»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Il Gimbe critico: «La spesa sanitaria scende ancora» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301893902987.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 20 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:15:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Gimbe critico: «La spesa sanitaria scende ancora»   L’analisi  I  l divario resta. Nel 2025 la media Ocse della spesa sanitaria pubblica è 7,1 per cento mentre l’Italia si ferma al 6,2% del Pil (l’anno precedente era 6,3%). Lo evidenzia un’analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell’inizio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. «Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», ha detto il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il nostro Paese si colloca al 15º posto tra i 27 Stati europei dell’area Ocse e in fondo alla classifica — ultima posizione— tra i Paesi del G7. La distanza è evidente: cinque punti dalla  Germania e circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. L’anno scorso, in Italia la spesa sanitaria pubblica pro capite è stata uguale a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei.  Aggiunge Cartabellotta: «Nel confronto europeo l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale». Immediato il commento del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte: «Sono questi i record che il governo si appresta a celebrare? Questi dati lasciano senza parole: invertiamo la rotta: servono investimenti massicci, serve il coraggio di rivedere le disastrose firme di Meloni su riarmo e vincoli europei».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading: L’analisi  Highlight: Le classifiche L’Italia al 15° posto tra i 27 Paesi europei ed è in fondo al ranking del G7  Image: -tit_org- Il Gimbe critico: «La spesa sanitaria scende ancora»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Uil: il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303150606482.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"CORRIERE DELLE ALPI" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Uil: il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori  PADOVA  I conti  Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di una spesa inferiore al 7,1% a cui si attesta sia la media Ocse. Lo ha rilevato un’analisi della Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla legge di Bilancio 2027. Sul tema interviene il segretario generale Uil Fp Veneto Stefano Gottardi richiamando i dati regionali. «I bilanci consuntivi 2025 delle Aziende sanitarie del Veneto, al netto di Azienda Zero, evidenziano un risultato economico aggregato negativo pari a 517,879 milioni di euro. Il risultato positivo di Azienda Zero, superiore a 529 milioni di euro, consente al consolidato regionale di mantenere formalmente l’equilibrio economico, ma non cancella le difficoltà registrate nei bilanci delle singole Aziende sanitarie.  Ora è necessario comprendere, Azienda per Azienda, quali siano le cause di questi risultati e quali correttivi la Regione intenda adottare. Il riequilibrio dei conti non può essere scaricato sul personale e sui servizi».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Stefano Gottardi, Uil Fp -tit_org- Uil: il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità, Gimbe: Italia ultima nel G7, in 5 milioni rinunciano alle cure ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301648604678.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301648604678.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"DUBBIO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 05:23:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, Gimbe: Italia ultima nel G7, in 5 milion rinunciano alle cure   Lf Italia si scopre sempre più distante dagli standard sanitari del resto d'Europa, mentre la tutela della salute turna al centro del consueto e acceso braccio di ferro che precede la legge di Bilancio. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica prò-capite posiziona il nostro Paese al 1 Sesimo posto tra i 27 mèmbri europei dell'area Qcse e all'ultimo posto assoluto tra le potenze del G7. L'investimento statale si attesta al 6,2% del Pii, in    ulteriore flessione   rispetto al 6,3% dell'anno precedente e nettamente inferiore al 7,1% registrato sia dalla media   Ocse che da quella europea. L'analisi condotta dalla Fondazione Gimbe sui dati Oecd Health Statistics traccia un quadro spietato: rispetto alla media dei Paesi europei dell'area Ocse, il divario italiano raggiunge i 1,013 dollari ad abitante a parità di pote   re d'acquisto, pari a circa 612 euro prò-capite. Moltiplicato per la popolazione residente, il deficit complessivo accumulato sfiora l'imponente cifra di 36,1 miliardi di euro. Un abisso scavato da oltre 15 anni   di tagli e mancati investimenti trasversali a governi di ogni colore, che lascia il Servizio sanitario nazionale [Ssn] sempre più a corto di ossigeno rispetto a partner come la Germania (che destina alla sanità 1º1% del Pii) o il Regno Unito. «Il sottofinanziamento pubblico non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha compromesso un diritto fondamentale», denuncia il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta. Il ritardo accumulato spinge il ministro della Salute Orazio Schillaci a chiedere almeno 5 miliardi in più per il 2027 rispetto ai 148,5 attuali, ma per Cimbe non si può ridurre la sanità al consueto "teatrino pre-Manovra" tra ministero e Mef. Serve invece un patto politico pluriennale che leghi risorse e riforme, altrimenti, avverte Cartabellotta, si scivola verso una «selezione dei diritti per reddito», in aperta violazione dell'articolo 32 della Costituzione. A pagare il prezzo più alto sono i cittadini: con liste d'attesa mori con   it wmssssssssss   ;~~_—. -Una legge di cb IjlsagSulbieviltc'è.l   lE       __-, _-   ultima nel G7, in Á ç nnuiKiw»alh«ra                     I   ime         é       :             to     !   ;   trollo, pronto soccorso al collasso e carenze di personale, la sanità pubblica cede il passo al privato o alla rinuncia. Nel 2024 ben 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami. Un degrado sociale ed economico segnalato anche dalla Commissione europea e dal Consiglio dell'Ue, che hanno formalmente raccomandato all'Italia di garantire cure tempestive e affrontare la carenza di operatori. Un allarme rilanciato con forza dalle opposizioni - da Pd, M5S e Avs -,   che parlano di bocciatura senza appello per l'esecutivo e accusano il governo di trasformare la salute da diritto universale a privilegio per pochi. Resta infine l'ombra sulle riforme territoriali del Pnrr, con i dati sull'effettiva operatività di Case e Ospedali di Comunità ancora non del tutto trasparenti, aumentando il rischio di inaugurare semplici "scatole vuote" senza personale.   IL PRESIDENTE DI CIMBE, NINO CARTABELLOTTA                                       ;         . -Una legge di cb IjlsagSulbieviltc'è.l   lE       __-, _-   ultima nel G7, in Á ç nnuiKiw»alh«ra                     I   ime         é   i   :             to     !   ;   -tit_org- Sanità, Gimbe: Italia ultima nel G7, in 5 milioni rinunciano alle cure   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303151406474.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"ECO DI BERGAMO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse  ROMA  Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio.  «Il sottofinanziamento pubbli¦  co» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni.  Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil).  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Il ministero della Salute ANSA -tit_org- Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Cala la spesa sanitaria In 5,8 milioni ci rinunciano ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301760505801.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301760505801.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"EDICOLA PER L'ITALIA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:26:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL DATO  Cala la spesa sanitaria In 5,8 milioni ci rinunciano  ROMA  Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al  6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. Il risultato del sottofinanziamento è «l'impoverimento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche, che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», ha detto il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Cala la spesa sanitaria In 5,8 milioni ci rinunciano   -sec_org-
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	<item>
		<title><![CDATA[Se i vaccini arretrano tornano le malattie ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301893602988.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301893602988.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 42 di <b>"FAMIGLIA CRISTIANA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[SE I VACCINI ARRETRANO TORNANO LE MALATTIE   DOPO 35 ANNI, LA DIFTERITE HA COLPITO DI NUOVO IN ITALIA  «La morte della bimba a Palermo è un “evento sentinella”, non un’epidemia: avverte che l’attenzione va mantenuta alta», spiega il medico Nino Cartabellotta. «Quanti minori restano esclusi dalla protezione?» di Luca Cereda  P  er trentacinque anni la difterite sembrava consegnata ai libri di storia della medicina: l’ultimo decesso in Italia risaliva al 1991. Poi, a Palermo, una bambina di quattro anni è morta e l’Istituto superiore di sanità ha confermato nei campioni la presenza di Corynebacterium diphtheriae e del gene della tossina. Il caso riapre una domanda che pensavamo superata: che cosa accade quando una malattia scompare dalla nostra memoria, ma non dal mondo? La difterite non è eradicata e può tornare a colpire dove trova persone non protette. Per questo Palermo, più che il segnale di un’epidemia, è un evento sentinella: un avvertimento sulla necessità di mantenere alte le coperture vaccinali e di non confondere la rarità di una malattia con la sua innocuità.  Il dottor Nino Cartabellotta, 61 anni, presidente della Fondazione Gimbe, parte proprio da qui: «Il  caso di Palermo è un evento sentinella molto grave, non il segnale di un’epidemia», spiega. «La difterite non è eradicata: continua a circolare nel mondo e anche in Europa, dove nel 2023 sono stati documentati 216 casi. Finché il batterio circola, chi non è protetto può ammalarsi anche in un Paese dove la malattia è diventata eccezionale».   La pericolosità della malattia aiuta a comprendere il significato dell’allarme. «La difterite è una malattia grave: può causare ostruzione respiratoria, miocardite e complicanze neurologiche. Nei non vaccinati, senza trattamento adeguato, la letalità può arrivare intorno al 30%, soprattutto nei bambini piccoli». E il quadro siciliano preoccupa: «La copertura a 24 mesi per l’esavalente è passata dall’89,2% nel 2020 all’85,1% nel 2024, con una temporanea risalita al 90,3% nel 2022. In soli due anni sono stati persi 5,2 punti percentuali e nel 2024 la Sicilia era ultima tra Regioni e Province autonome, quasi dieci punti sotto l’obiettivo del 95%». Per Cartabellotta non serve allarmismo, ma «un serio allarme sanitario: dobbiamo capire  quanti bambini restano non protetti e perché il Servizio sanitario non riesce a raggiungerli».  È il paradosso della prevenzione: «I vaccini rischiano di diventare vittime del proprio successo».  Prima della vaccinazione, ricorda Cartabellotta, «in Italia si registravano ogni anno decine di migliaia di casi pediatrici di difterite e circa 1.500 morti». Poi la memoria si è affievolita: «Quando una malattia scompare dall’esperienza quotidiana, diminuisce la percezione del rischio e crescono i timori verso il vaccino, anche se infondati». Le generazioni più giovani «non hanno visto bambini soffocare per la difterite o finire nel polmone d’acciaio per la poliomielite o sviluppare un’encefalite da morbillo». Ma «non sono diventate rare  perché erano innocue: sono diventate rare perché le abbiamo prevenute con i vaccini».  C’è poi la paura che i vaccini possano provocare l’autismo. «Sul piano scientifico la risposta è certa: i vaccini non causano l’autismo». ANTONIN Dopo il caso di Paler- CARTAB mo lo stesso Istituto su- PRESIDENT periore di sanità ha ri- FONDAZION badito che 57 studi hanno escluso una correlazione. La falsa associazione nasce da un articolo del 1998 pubblicato su The Lancet e poi ritirato. La vicinanza temporale tra vaccinazioni e comparsa dei primi segni dell’autismo viene spesso scambiata per causalità. La comunicazione deve ascoltare i dubbi, senza legittimare la disinformazione.  L’indagine epidemiologica ha aggiunto un dato eloquente: una decina di familiari sono risultati positivi al batterio, soprattutto minori, ma senza manifestazioni cliniche rilevanti; erano vaccinati.  Anche il cuginetto di quattro anni della bambina, ricoverato, ha avuto una forma lieve e presentava immunoglobuline antidifteriche protettive. «La vaccinazione induce anticorpi contro la tossina:
 può non impedire l'infezione, ma protegge dalle forme gravi». Per questo, secondo Cartabellotta, «siamo certamente in tempo, perché disponiamo di vaccini efficaci e sicuri».  Bisogna agire «prima che gli eventi sentinella diventino una serie di casi e le serie di casi diventino focolai».  In Sicilia qualcosa si è mosso: la Regione ha istituito una task force e a Palermo le vaccinazioni sono aumentate nettamente, con l’esavalente a +70% e i richiami con il difterite-tetano-pertosse a +211% rispetto allo stesso giorno del 2025. Ma la priorità resta «recuperare stabilmente le coperture: convocazione attiva dei non vaccinati, integrazione tra centri vaccinali, pediatri e medici di famiglia, verifica delle esenzioni e recupero degli inadempienti».  Il caso di Palermo non deve essere archiviaLOTTA ELLA to esclusivamente come GIMBE una tragedia familiare. E c’è anche una responsabilità istituzionale: a distanza di giorni dalla morte non risulta ancora una presa di posizione pubblica dei vertici nazionali. «Le malattie prevenibili non appartengono al passato. Appartengono al futuro ogni volta che smettiamo di prevenirle».  ---End text---  Author: Luca Cereda  Heading: DOPO 35 ANNI, LA DIFTERITE HA COLPITO DI NUOVO IN ITALIA  Highlight:   Image:IL FATTO A Palermo il 20 agosto una bambina di quattro anni è morta per difterite: l’Istituto superiore di sanità ha confermato nei campioni la presenza del batterio e del gene della tossina. Una decina di familiari, soprattutto minori, sono risultati positivi ma senza sintomi rilevanti perché vaccinati. Il caso ha riacceso l’allarme sulle coperture vaccinali, soprattutto in Sicilia.   La pericolosità della malattia aiuta a comprendere il significato dell’allarme. «La difterite è una malattia grave: può causare ostruzione respiratoria, miocardite e complicanze neurologiche. Nei non vaccinati, senza trattamento adeguato, la letalità può arrivare intorno al 30%, soprattutto nei bambini piccoli». E il quadro siciliano Una manifestazione dei No vax che si sono “risvegliati” sui social a seguito del caso di Palermo. A sinistra, lo Zen, il quartiere popolare nella periferia nord della città dove viveva la piccola Anna Rosa. ANTONINO CARTABELLOTTA PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE GIMBE -tit_org- Se i vaccini arretrano tornano le malattie   -sec_org-
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		<tp:writer>LUCA CEREDA</tp:writer>
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		<title><![CDATA[" Sanità, Italia ultima nel G7 per spesa/Pil " ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301928902317.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:59:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LE RILEVAZIONI DI GIMBE  “Sanità, Italia ultima nel G7 per spesa/Pil”  NEL 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%, nettamente inferiore al 7,1% della media Ocse e dei Paesi Ue. Sono le conclusioni a cui giunge un’analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. Nel dettaglio, la rilevazione Gimbe mostra come la forbice tra l’Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell’area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito.   q  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- “ Sanità, Italia ultima nel G7 per spesa/Pil ”   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Scende la spesa sanitaria pubblica, 5,8 mln di malati rinunciano alle cure ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303107606984.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"GAZZETTA DEL SUD" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 08:08:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Scende la spesa sanitaria pubblica, 5,8 mln di malati rinunciano alle cure   Analisi di Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027: «Attestata al 6,2% del Pil, Italia ultima tra i Paesi del G7, il gap sfiora i 35,1 miliardi»  ROMA  Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all’anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l’Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un’analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito  il servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l’impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l’Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell’area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11%  Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei. Il distacco dell’Italia dagli altri Paesi europei ha cominciato ad allargarsi nel 2011 e da allora non è stato più ricomposto. «Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore», chiosa Cartabellotta.  Coro di critiche dalle opposizioni: «I dati sono incontrovertibili: con il Governo Meloni il definanziamento della sanità pubblica è ripreso», afferma in una nota Marina Sereni, responsabile Salute e sanità nella segreteria nazionale del Pd.  Per i professionisti sanitari, invece, i dati Gimbe fotografano solo una parte del problema: «Sulla spesa sanitaria occorre un’inversione di tendenza», dichiara il segretario nazionale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, Pierino Di Silverio. «Il punto, però, non è soltanto aumentare la spesa sanitaria, ma anche il modo in cui le risorse si riversano nei servizi».  Dal Governo, intanto, arrivano rassicurazioni: «Ci sarà un aumento del Fondo sanitario, in coerenza con quanto fatto negli ultimi tre anni», dice il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. «Negli ultimi tre anni ci sono stati 18 miliardi in più, soltanto per quest’anno ci saranno 6,3 miliardi in più».  ---End text---  Author: Antonino Michienzi  Heading:   Highlight: «L’impoverimento e indebitamento delle famiglie fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche»  Image:Drammatica crescita Il report della Fondazione Gimbe riguarda il 2024 -tit_org- Scende la spesa sanitaria pubblica, 5,8 mln di malati rinunciano alle cure   -sec_org-
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		<tp:writer>ANTONINO MICHIENZI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Spesa sanitaria L'Italia ultima trai Paesi G7 ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303162206630.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303162206630.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 39 di <b>"GAZZETTA DELLO SPORT" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:37:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA RICERCA DEL GIMBE  Spesa sanitaria L’Italia ultima tra i Paesi G7  Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica in Italia si è attestata al 6,2% del Pil, con una lieve flessione rispetto all’anno prima, quando era al 6,3%. Ci piazziamo quindi nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%) e siamo ultimi nel G7.  Sono dati della Fondazione Gimbe. Il risultato è anche «l’impoverimento e l’indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia ad esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha toccato 5,8 milioni di persone».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Spesa sanitaria L'Italia ultima trai Paesi G7   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Già nel 2024 la rinuncia alle visite di un italiano su dieci» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302050500589.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302050500589.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"GAZZETTA DI MODENA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 02:50:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Un fenomeno che ha riguardato quasi sei milioni di cittadini  «Già nel 2024 la rinuncia alle visite di un italiano su dieci»  ? Non è un problema di oggi: anni di tagli hanno «indebolito il Servizio Sanitario Nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», quello alla salute. A sostenerlo è il presidente di Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, commentando l’analisi dei dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse.  Il «prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5, 8 milioni di persone, quasi una su dieci», afferma Cartabellotta.   In questo quadro, rileva la Fondazione, «diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1. 038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità”». Il ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. «Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuo? ve strutture restino delle’scatole vuote’».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Già nel 2024 la rinuncia alle visite di un italiano su dieci»   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Italia ultima per spesa sanitaria tra i Paesi del G7 = Italia ultima per spesa sanitaria nei Paesi appartenenti al G7 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302050900593.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"GAZZETTA DI MODENA" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>apag.4 Nel 2025 si attesta al 6,2% del Pil in calo rispetto al 6,3% registrato nel 2024 L'allarme della Ue: «Venga garantito un accesso più tempestivo alle cure»</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 02:50:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’analisi Italia ultima per spesa sanitaria tra i Paesi del G7 a pag. 4   Italia ultima per spesa sanitaria nei Paesi appartenenti al G7 Nel 2025 si attesta al 6,2% del Pil in calo rispetto al 6,3% registrato nel 2024 L’allarme della Ue: «Venga garantito un accesso più tempestivo alle cure»  N  el 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6, 2% del Pil, in calo rispetto al 6, 3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi di euro.  Lo rimarca in un dossier la Fondazione Gimbe. Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, «il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5, 8 milioni di persone, quasi una su dieci».  In vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali. La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi Ocse e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP) . Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito) , assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia) , assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera) .   Spesa sanitaria pubblica in percentuale del Pil Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL).  Spesa sanitaria pubblica pro-capite Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $3.952: $ 909 in meno rispetto alla media Ocse ($4.861) e $1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $47 in più della Spagna ($3.999) ai $4.774 in più della Germania ($8.726) «Nel confronto europeo – commenta il presidente – l’Italia viaggia ormai  stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale». Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $424 pro
-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse raggiunge i $ 1.013 per abitante corrispondenti a € 612,4 pro-capite.  «Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT al 1° gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora € 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore».  Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i Paesi del G7 «Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 – spiega il presidente – restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso»: nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726).  «Questi dati – commenta Cartabellotta – confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse  con riforme strutturali del SSN».  In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. «Il campanello d’allarme – chiosa il presidente – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del Ssn non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave».  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: Cartabellotta presidente Gimbe: «Il basso finanziamentro indebolisce il Ssn»   «L’Europa legge la nostra situazione come un problema di equità sociale e di produttività»  Image:Nino Cartabellotta presidente della Fondazione Gimbe -tit_org- Italia ultima per spesa sanitaria tra i Paesi del G7 Italia ultima per spesa sanitaria nei Paesi appartenenti al G7   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Solo il 6,2% del Pil va alla sanità ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301654904873.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"GAZZETTA DI PARMA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 05:29:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[In Italia  Solo il 6,2% del Pil va alla sanità  ?? Roma Il servizio sanitario  nazionale continua a soffrire.  Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, e 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a esami diagnostici e visite specialistiche». Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil l’Italia si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Solo il 6,2% del Pil va alla sanità   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Già nel 2024 la rinuncia alle visite di un italiano su dieci» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302063900719.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"GAZZETTA DI REGGIO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:03:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Un fenomeno che ha riguardato quasi sei milioni di cittadini  «Già nel 2024 la rinuncia alle visite di un italiano su dieci»  ? Non è un problema di oggi: anni di tagli hanno «indebolito il Servizio Sanitario Nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», quello alla salute. A sostenerlo è il presidente di Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, commentando l’analisi dei dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse.  Il «prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5, 8 milioni di persone, quasi una su dieci», afferma Cartabellotta.   In questo quadro, rileva la Fondazione, «diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1. 038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità”». Il ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. «Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuo? ve strutture restino delle’scatole vuote’».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Già nel 2024 la rinuncia alle visite di un italiano su dieci»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Italia ultima per spesa sanitaria tra i paesi del G7 = Italia ultima per spesa sanitaria nei Paesi appartenenti al G7 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302062400724.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"GAZZETTA DI REGGIO" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nel 2025 si attesta al 6,2% del Pil in calo rispetto al 6,3% registrato nel 2024 L'allarme della Ue: «Venga garantito un accesso più tempestivo alle cure»</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:03:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’analisi Italia ultima per spesa sanitaria tra i paesi del G7 ? a pag. 6   Italia ultima per spesa sanitaria nei Paesi appartenenti al G7 Nel 2025 si attesta al 6,2% del Pil in calo rispetto al 6,3% registrato nel 2024 L’allarme della Ue: «Venga garantito un accesso più tempestivo alle cure»  ? a pag. 6  N  el 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6, 2% del Pil, in calo rispetto al 6, 3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi di euro.  Lo rimarca in un dossier la Fondazione Gimbe. Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, «il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5, 8 milioni di persone, quasi una su dieci».  In vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali. La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi Ocse e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP) . Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito) , assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia) , assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera) .   Spesa sanitaria pubblica in percentuale del Pil Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL).  Spesa sanitaria pubblica pro-capite Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $3.952: $ 909 in meno rispetto alla media Ocse ($4.861) e $1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $47 in più della Spagna ($3.999) ai $4.774 in più della Germania ($8.726) «Nel confronto europeo – commenta il presidente – l’Italia viaggia ormai  stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale». Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiun
gendo $424 pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse raggiunge i $ 1.013 per abitante corrispondenti a € 612,4 pro-capite.  «Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT al 1° gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora € 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore».  Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i Paesi del G7 «Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 – spiega il presidente – restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso»: nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726).  «Questi dati – commenta Cartabellotta – confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse  con riforme strutturali del SSN».  In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. «Il campanello d’allarme – chiosa il presidente – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del Ssn non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave».  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: Cartabellotta presidente Gimbe: «Il basso finanziamentro indebolisce il Ssn»   «L’Europa legge la nostra situazione come un problema di equità sociale e di produttività»  Image:Nino Cartabellotta presidente della Fondazione Gimbe -tit_org- Italia ultima per spesa sanitaria tra i paesi del G7  Italia ultima per spesa sanitaria nei Paesi appartenenti al G7   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Schlein e Conte vanno all'attacco «I record? Eccone uno: sanità ai minimi» ]]></title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:03:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Schlein e Conte vanno all’attacco «I record? Eccone uno: sanità ai minimi»   Il centrosinistra  LA STRATEGIA  ROMA Ieri l’assist l’hanno offerto i dati diffusi dalla Fondazione Gimbe: «Giorgia Meloni - certifica Elly Schlein - ha raggiunto il suo obiettivo: nel 2025 il suo governo ha ulteriormente ridotto gli investimenti sulla sanità pubblica, scesi ad appena il 6,2% del Pil, e contro una media Ocse del 7,1%. La spesa sanitaria sul Pil con Meloni tocca i minimi storici degli ultimi vent'anni».  Giuseppe Conte suona il suo stesso spartito: «Ultimi fra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pro capite: sono questi i record che il governo si appresta a celebrare? ».  Partito il countdown per il 4 settembre, giorno nel quale il governo di Giorgia Meloni diventerà il più longevo della storia repubblicana, anche il centrosinistra ha deciso di cominciare a snocciolare dati e statistiche. Funzionali, a differenza di quelli fatti circolare da via della Scrofa, per dimostrare che «non c’è niente da festeggiare».  Dal caro bollette alla legge elettorale: è sulla contro-narrazione della «vita vera», da anteporre a quella del “governo della stabilità”, che le opposizioni sembrano aver trovato terreno fertile per essere ancora una volta testardamente unitarie. Tant’è: alla levata di scudi sulla sanità, si uniscono subito anche il leader di Avs Angelo Bonelli e la coordinatrice di Italia viva, Raffaella Paita. Tutti attenti a sottolineare come il centrodestra si curi più della legge elettorale, che non delle emergenze del Paese. È il richiamo alla “realpolitik del quotidiano”, fatta di caro vita e disuguaglianze, il perno delle note messe ormai ogni giorno nero su bianco da parte dell’alleanza progressista. Se ieri è stata la sanità, il giorno prima è toccato alla crescita e al caro carburanti. «Meloni è chiusa nel palazzo e non a contatto con il paese reale, c'è la benzina sopra i 2 euro e su questo hanno messo solo misure tampone, chiedo io al governo quando avrà il coraggio di tassare gli extra profitti», l’affondo della segretaria dem da Genova, dove ieri Silvia Salis è tornata a ribadire di non «perdere tempo sulla discussione delle primarie», sottolineando il «forte sostegno forte della leader dem». La quale va, da giorni, condendo le sue dichiarazioni  con un leitmotiv ricorrente: «Meloni festeggia ma l'Italia non festeggia, dopo 4 anni nessuno dice che sta meglio».  E, ancora, Conte: «Chi paga il conto dell'immobilismo di un governo incapace di agire e di incidere e guidare a livello europeo? Gli italiani che ad agosto affrontano il record di inflazione degli ultimi 3 anni.  Non serve chi, di fronte a tutto questo - incalza l’avvocato di Volturara Appula - fa festa a Bari per celebrare il suo potere o lavora 24 ore al giorno su una legge elettorale confezionata e modificata al millimetro per rimanere imbullonati a quel potere».  Ce n’è pure per i cavalli di battaglia rivendicati come  successi da Palazzo Chigi: «In materia di politiche dell'immigrazione i fallimenti del governo Meloni sono evidenti», ha scritto l’ex premier dalle colonne di Rinascita. La coincidenza temporale tra il raggiungimento del record di governo e una delle fasi più delicate dello Stabilicum fa il resto, come hanno dimostrano le dichiarazioni dei capigruppo in Senato, prima di presentare gli emendamenti unitari delle opposizioni: «Mentre il Paese chiede risposte su carburanti, sanità, scuola, salari e imprese, la maggioranza continua ossessivamente a forzare sulla legge elettorale, tentando di cambiare le regole della democrazia pensando  esclusivamente alle prossime elezioni», l’affondo del dem Francesco Boccia.   LA CAMPAGNA SOCIAL  Nessuna iniziativa condivisa è in programma per domani. Dal M5S fanno sapere che non c’è nessuna intenzione di «enfatizzare» l’anniversario. Spetterà alle campagne social dei rispettivi partiti, semmai, tenere alta l’attenzione, mettendo in evidenza che «mentre Meloni va a festeggiare il Paese è allo sfascio».  Non è solo la bacheca Instagram dei pentastellati a ospitare post simili. I dem, ad esempio, hanno realizzato
 un carosello riportando i dati negativi su salari bassi, bollette, calo della produzione industriale e crescita, resi noti da vari istituti come l’Istat, l’Ocse e l’Oipe. Stessa scelta anche da parte di Avs: una sequenza di foto, aperta dall’immagine in primo piano della premier Meloni che indica un «nuovo record»: «i prezzi che pagano i cittadini non sono mai stati così alti».  E poi, Italia viva: un post in cui si ritrae la leader di FdI nell’atto di applaudire, ma circondata da percentuali che riportano gli aumenti dei beni di primo consumo: «Cosa ci sia da festeggiare ogni giorno non lo abbiamo capito». È la battaglia delle narrazioni, bellezza.  Valentina Pigliautile  ---End text---  Author: Valentina Pigliautile  Heading: Il centrosinistra  Highlight: LE OPPOSIZIONI SUL PRIMATO DI LONGEVITÀ DEL GOVERNO: «NON C’È NULLA DA FESTEGGIARE»  Image: -tit_org- Schlein e Conte vanno all'attacco «I record? Eccone uno: sanità ai minimi»   -sec_org-
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		<tp:writer>Valentina Pigliautile</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Scende la spesa sanitaria pubblica, 5,8 mln di malati rinunciano alle cure ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302024003412.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"GIORNALE DI SICILIA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:25:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Scende la spesa sanitaria pubblica, 5,8 mln di malati rinunciano alle cure   Analisi di Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027: «Attestata al 6,2% del Pil, Italia ultima tra i Paesi del G7, il gap sfiora i 35,1 miliardi»  ROMA  Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all’anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l’Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un’analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito  il servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l’impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l’Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell’area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11%  Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei. Il distacco dell’Italia dagli altri Paesi europei ha cominciato ad allargarsi nel 2011 e da allora non è stato più ricomposto. «Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore», chiosa Cartabellotta.  Coro di critiche dalle opposizioni: «I dati sono incontrovertibili: con il Governo Meloni il definanziamento della sanità pubblica è ripreso», afferma in una nota Marina Sereni, responsabile Salute e sanità nella segreteria nazionale del Pd.  Per i professionisti sanitari, invece, i dati Gimbe fotografano solo una parte del problema: «Sulla spesa sanitaria occorre un’inversione di tendenza», dichiara il segretario nazionale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, Pierino Di Silverio. «Il punto, però, non è soltanto aumentare la spesa sanitaria, ma anche il modo in cui le risorse si riversano nei servizi».  Dal Governo, intanto, arrivano rassicurazioni: «Ci sarà un aumento del Fondo sanitario, in coerenza con quanto fatto negli ultimi tre anni», dice il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. «Negli ultimi tre anni ci sono stati 18 miliardi in più, soltanto per quest’anno ci saranno 6,3 miliardi in più».  ---End text---  Author: Antonino Michienzi  Heading:   Highlight: «L’impoverimento e indebitamento delle famiglie fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche»  Image:Drammatica crescita Il report della Fondazione Gimbe riguarda il 2024 -tit_org- Scende la spesa sanitaria pubblica, 5,8 mln di malati rinunciano alle cure   -sec_org-
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		<tp:writer>ANTONINO MICHIENZI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Spesa sanitaria cala Rinunciano a curarsi 5,8 milioni di italiani ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303124306235.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"GIORNALE DI VICENZA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Spesa sanitaria cala Rinunciano a curarsi 5,8 milioni di italiani   È al 6,2% del Pil. L’Italia è ultima tra Paesi del G7.  Il Governo rassicura: «Per quest’anno ci sono 6,3 miliardi in più» •   Salute  ROMA Il servizio sanitario  nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%).  Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista della Legge di Bilancio 2027. Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone»,, commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.  Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro  Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse. Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei.  Il distacco dagli altri Paesi europei ha cominciato ad allargarsi nel 2011. Dal Governo arrivano rassicurazioni: «Ci sarà un aumento del Fondo sanitario, in coerenza con quanto fatto negli ultimi tre anni», dice il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. «Negli ultimi tre anni ci sono stati 18 miliardi in più, quest'anno ci saranno 6,3 miliardi in più»  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Salute  Highlight:   Image:Il ministero della Salute -tit_org- Spesa sanitaria cala Rinunciano a curarsi 5,8 milioni di italiani   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Scende la spesa sanitaria Italia sotto la media Ocse ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302041803490.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"LIBERTÀ" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Scende la spesa sanitaria Italia sotto la media Ocse   Alla sanità solo il 6,2% del Pil Sono 5,8 milioni i cittadini che rinunciano a cure e visite  ROMA Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.  «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge. La rilevazione  Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazzadietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei. Il distacco dell'Italia dagli altri Paesi europei ha cominciato ad allargarsi nel 2011 e da allora non è stato più ricomposto. «Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore», chiosa Cartabellotta.  Coro di critiche dalle opposizioni che accusano il Governo di non vedere l'emergenza. Per i professionisti sanitari, invece, i dati Gimbe fotografano solo una parte del problema: «Sulla spesa sanitaria occorre un'inversione di tendenza», dichiara il segretario nazionale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, Pierino Di Silverio. «Il punto, però, non è solo aumentare la spesa sanitaria, ma anche il modo in cui le risorse si riversano nei servizi». Il governo, intanto, rassicura su un aumento del Fondo sanitario.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:La sede centrale del ministero della Salute in viale Giorgio Ribotta a Roma -tit_org- Scende la spesa sanitaria Italia sotto la media Ocse   -sec_org-
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		<title><![CDATA[La spesa sanitaria al 6,2% del Pil = Fondazione Gimbe, la spesa sanitaria cala fino al 6,2% del Pil ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301976303955.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"MANIFESTO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL TAGLIO METTE A RISCHIO IL WELFARE  La spesa sanitaria al 6,2% del Pil   UN TAGLIO DRASTICO CHE METTE IN DISCUSSIONE IL WELFARE  Fondazione Gimbe, la spesa sanitaria cala fino al 6,2% del Pil  II La spesa sanitaria pubblica nel 2025 è calata al 6,2% del Pil, Lo dicono i dati diffusi dalla fondazione Gimbe. Da quando si è insediato il governo Meloni, la  quota di Pil destinata dal governo al Servizio sanitario è calata dal 6,8% del 2022 al livello attuale; in 5,8 milioni hanno rinunciato alle cure. CAPOCCI A PAGINA 8    II La spesa sanitaria pubblica nel 2025 è calata in termini reali, scendendo dal 6,3 al 6,2% del Pil. Lo afferma un rapporto della fondazione Gimbe pubblicato ieri e basato sui dati ufficiali Ocse. Da quando si è insediato il governo Meloni, la quota di Pil destinata dal governo al Servizio sanitario nazionale è calata dal 6,8% del 2022 all’attuale 6,2. È la conferma di un progressivo (ma netto) smantellamento del welfare. Negli ultimi 25 anni, infatti, nessun governo aveva mai tagliato in modo così deciso l’investimento in salute pubblica.  A chi in questi anni glielo aveva fatto notare, il governo ha sempre replicato che il valore assoluto del Fondo sanitario nazionale è aumentato. Ma il valore nominale conta poco  perché nel frattempo tutto cresce, a partire dai prezzi. Per questo molti economisti hanno sostenuto che quelle cifre in (lieve) crescita corrispondevano a tagli di fatto. Il governo non può nemmeno spiegare il calo relativo con la crescita del Pil, nel 2025 salito appena dello 0,5%. Visto che i dati sono testardi, in questi anni il governo ha provato anche a ribaltare la narrazione con proiezioni finanziarie ottimistiche regolarmente smentite. Nel documento di finanza pubblica 2025, per esempio, il governo aveva previsto che la spesa sanitaria pubblica sarebbe salita al 6,4% del Pil, descritta più volte dal ministro dell’economia Giorgetti come la «linea di galleggiamento» sotto cui non scendere. La barca invece va a fondo e nel 2024 5,8 milioni di persone hanno rinunciato alle cure.  «Il sottofinanziamento pubblico della sanità - dichiara il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Ssn e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale». È come sempre impietoso il confronto tra l’Italia e gli altri Paesi dell’area Ocse paragonabili per sviluppo e dimensioni. Imbarazzante quello con la Germania, che alla salute pubblica destina una percentuale del Pil quasi doppia (l’11%) rispetto alla nostra. Ma forse lo è ancora di più il sorpasso della piccola Repubblica Slovacca, che investe in salute il 6,4% del Pil (più di noi). La spesa sanitaria pro capite è poco più di tremila euro l’anno in Italia, mentre la media dei Paesi europei dell’area Ocse è superiore di oltre seicento euro. «Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora i 36,1 miliardi di euro», persi in quindici anni rispetto alla media europea a cui nel 2011 eravamo ancora allineati.  Non si tratta di un trend fisiologico, perché una strada diversa era possibile. Il Regno unito ha un servizio sanitario nazionale universalistico simile al nostro e in questi anni - anche sotto governi di destra e nonostante la Brexit - ha aumentato l’investimento in salute fino quasi a raggiungere i livelli della Francia, altro Paese storicamente attento alla sanità. Si può fare, se c’è la volontà politica.  Il momento di fare autocritica sulle bugie del passato sarebbe proprio questo. I dati infatti arrivano quando inizia la discussione sulla prossima manovra di bilancio. Avvertendo che il tema è spinoso, il ministro della salute Schillaci ha già chiesto a Giorgetti di aumentare di cinque miliardi il budget per la sanità. La cifra però è poco più che fumo negli occhi e Cartabellotta la definisce «teatrino pre-manovra».  Innanzitutto, l’inflazione ad agosto ha toccato il 3,3% e a questo ritmo si mangerebbe l’eventuale aumento. Inoltre, in questi anni buona parte dei finanziamenti supplementar
i sono finiti nelle tasche di aziende farmaceutiche e farmacisti, due lobby molto ascoltate dal ministro.  ---End text---  Author: ANDREA CAPOCCI  Heading:   Highlight: Nel 2024 in Italia 5,8 milioni di persone hanno rinunciato alle cure  Image: -tit_org- La spesa sanitaria al 6,2% del Pil   Fondazione Gimbe, la spesa sanitaria cala fino al 6,2% del Pil   -sec_org-
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		<tp:writer>ANDREA CAPOCCI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[I dati Gimbe: spesa sanitaria sotto la media dei Paesi Ocse ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301910402308.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"MATTINO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:59:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[I dati Gimbe: spesa sanitaria sotto la media dei Paesi Ocse   Il report  ROMA L’investimento per la spesa sanitaria che continua a scendere, se rapportata al Pil nazionale, la classifica che vede l’Italia al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei. Sono i dati dell’analisi realizzata dalla Fondazione Gimbe, in vista del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil, rispetto al 6,3% dell’anno precedente. La media Ocse ed europea è al 7,1%: «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.  Risultato? «L'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge Gimbe. La rilevazione, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito.  Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei. Dal 2011 ad oggi il gap complessivo sfiora i 36,1 miliardi.  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Il report  Highlight:   Image: -tit_org- I dati Gimbe: spesa sanitaria sotto la media dei Paesi Ocse   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Schlein e Conte contestano i primati «I record? Basta guardare la Sanità» = Schlein e Conte all'attacco: «I record? Sanità ai minimi» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301910902313.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301910902313.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"MATTINO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:59:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Schlein e Conte contestano i primati «I record? Basta guardare la Sanità»   Schlein e Conte all’attacco: «I record? Sanità ai minimi»   Le opposizioni sul primato di longevità del governo: «Non c’è nulla da festeggiare». Salis e le primarie: sono la sindaca di Genova  `  Le opposizioni critiche sul primato di longevità del governo: «Non c’è nulla da festeggiare», dicono in coro Elly  Schlein e Giuseppe Conte snocciolando i numeri degli investimenti sulla sanità pubblica.  Pigliautile a pag. 5  LA STRATEGIA  ROMA Ieri l’assist l’hanno offerto i dati diffusi dalla Fondazione Gimbe: «Giorgia Meloni - certifica Elly Schlein - ha raggiunto il suo obiettivo: nel 2025 il suo governo ha ulteriormente ridotto gli investimenti sulla sanità pubblica, scesi ad appena il 6,2% del Pil, e contro una media Ocse del 7,1%. La spesa sanitaria sul Pil con Meloni tocca i minimi storici degli ultimi vent'anni». Giuseppe Conte suona il suo stesso spartito: «Ultimi fra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pro capite: sono questi i record che il governo si appresta a celebrare? ».  Partito il countdown per il 4 settembre, giorno nel quale il governo di Giorgia Meloni diventerà il più longevo della storia repubblicana, anche il centrosinistra ha deciso di cominciare a snocciolare dati e statistiche.  Funzionali, a differenza di quelli fatti circolare da via della Scrofa, per dimostrare che «non c’è niente da festeggiare». Dal caro bollette alla legge elettorale: è sulla contro-narrazione della «vita vera», da anteporre a quella del “governo della stabilità”, che le opposizioni sembrano aver trovato terreno fertile per essere ancora una volta testardamente unitarie. Tant’è: alla levata di scudi sulla sanità si uniscono subito anche il leader di Avs, Angelo Bonelli, e la coordinatrice di Italia viva, Raffaella Paita. Tutti attenti a sottolineare come il centrodestra si curi più della legge elettorale, che non delle emergenze del Paese. È il richiamo alla “realpolitik del quotidiano”, fatta di caro vita e disuguaglianze, il perno delle note messe nero su bianco da parte dell’alleanza progressista. Se ieri è stata la sanità, il giorno prima è toccato alla crescita e al caro carburanti. «Meloni è chiusa nel palazzo e non a contatto con il Paese reale, c'è la benzina sopra i 2 euro e su questo hanno messo solo misure tampone, chiedo io al governo quando avrà il coraggio di tassare gli extra profitti», l’affondo della segretaria dem da Genova, dove ieri Silvia Salis è tornata a ribadire di non «perdere tempo sulla discussione relative alle primarie» («faccio la sindaca» cit.), sottolineando il «forte sostegno» ricevuto dalla leader dem. La quale va, da giorni, condendo le sue dichiarazioni con un leitmotiv ricorrente: «Meloni festeggia ma l'Italia non festeggia, dopo 4 anni nessuno dice che sta meglio». Come lei, Conte: «Chi paga il conto dell'immobilismo di un governo incapace di agire e di incidere e guidare a livello europeo? Gli italiani che ad agosto affrontano il record di inflazione degli ultimi 3 anni. Non serve chi, di fronte a tutto questo - incalza l’avvocato di Volturara Appula - fa festa a Bari per celebrare il suo potere o lavora 24 ore al giorno su una legge elettorale confezionata e modificata al millimetro per rimanere imbullonati a quel potere».  Ce n’è pure per i cavalli di battaglia rivendicati come successi da Palazzo Chigi: «In materia di politiche dell'immigrazione i fallimenti del governo Meloni sono evidenti», ha scritto l’ex premier dalle colonne di Rinascita. La coincidenza temporale tra il raggiungimento del record di governo e una delle fasi più delicate dello Stabilicum fa il resto, come hanno dimostrano le dichiarazioni dei capigruppo in Senato, prima di presentare gli emendamenti unitari delle opposizioni: «Mentre il Paese chiede risposte su carburanti, sanità, scuola, salari e imprese, la maggioranza continua ossessivamente a forzare sulla legge elettorale, tentando di cambiare le regole della democrazia pensando esclusivamente alle prossime elezioni», l’affondo del dem Francesco Boccia.   LA CAMPAGNA SOCIAL  Nessu
na iniziativa condivisa è in programma per domani. Dal M5S fanno sapere che non c’è nessuna intenzione di «enfatizzare» l’anniversario. Spetterà alle campagne social dei rispettivi partiti, semmai, tenere alta l’attenzione, mettendo in evidenza che «mentre Meloni va a festeggiare il Paese è allo sfascio».  Non è solo la bacheca Instagram dei pentastellati a ospitare post simili. I dem, ad esempio, hanno realizzato un carosello riportando i dati negativi su salari bassi, bollette, calo della produzione industriale e crescita, resi noti da vari istituti come l’Istat, l’Ocse e l’Oipe. Stessa scelta anche da parte di Avs: una sequenza di foto, aperta dall’immagine in primo piano della premier Meloni che indica un «nuovo record»: «i prezzi che pagano i cittadini non sono mai stati così alti». E poi, Italia viva: un post in cui si ritrae la leader di FdI nell’atto di applaudire, ma circondata da percentuali che riportano gli aumenti dei beni di primo consumo: «Cosa ci sia da festeggiare ogni giorno non lo abbiamo capito». È la battaglia delle narrazioni, bellezza.  Valentina Pigliautile  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Valentina Pigliautile  Heading:   Highlight:   Image:Giuseppe Conte, leader di M5S, insieme a Elly Schlein, segretaria del Pd -tit_org- Schlein e Conte contestano i primati «I record? Basta guardare la Sanità»    Schlein e Conte all'attacco: «I record? Sanità ai minimi»   -sec_org-
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		<tp:writer>Valentina Pigliautile</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Uil: il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301760405800.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"MATTINO DI PADOVA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:26:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Uil: il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori  PADOVA  I conti  Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di una spesa inferiore al 7,1% a cui si attesta sia la media Ocse. Lo ha rilevato un’analisi della Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla legge di Bilancio 2027. Sul tema interviene il segretario generale Uil Fp Veneto Stefano Gottardi richiamando i dati regionali. «I bilanci consuntivi 2025 delle Aziende sanitarie del Veneto, al netto di Azienda Zero, evidenziano un risultato economico aggregato negativo pari a 517,879 milioni di euro. Il risultato positivo di Azienda Zero, superiore a 529 milioni di euro, consente al consolidato regionale di mantenere formalmente l’equilibrio economico, ma non cancella le difficoltà registrate nei bilanci delle singole Aziende sanitarie.  Ora è necessario comprendere, Azienda per Azienda, quali siano le cause di questi risultati e quali correttivi la Regione intenda adottare. Il riequilibrio dei conti non può essere scaricato sul personale e sui servizi».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Stefano Gottardi, Uil Fp -tit_org- Uil: il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Ma Schlein e Conte: «Altro che record Sanità ai minimi» = Schlein e Conte all'attacco: «] record? Sanità ai minimi» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302049700597.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302049700597.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"MESSAGGERO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 02:50:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="660000" Sales="59267" Printing="54522" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302049700597.PDF"><![CDATA[MESSAGGERO]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Ma Schlein e Conte: «Altro che record Sanità ai minimi»   Schlein e Conte all’attacco: «I record? Sanità ai minimi»   Le opposizioni sul primato di longevità del governo: «Non c’è nulla da festeggiare». Salis e le primarie: sono la sindaca di Genova  `  Bechis e Pigliautile a pag. 5  LA STRATEGIA  ROMA Ieri l’assist l’hanno offerto i dati diffusi dalla Fondazione Gimbe: «Giorgia Meloni - certifica Elly Schlein - ha raggiunto il suo obiettivo: nel 2025 il suo governo ha ulteriormente ridotto gli investimenti sulla sanità pubblica, scesi ad appena il 6,2% del Pil, e contro una media Ocse del 7,1%. La spesa sanitaria sul Pil con Meloni tocca i minimi storici degli ultimi vent'anni». Giuseppe Conte suona il suo stesso spartito: «Ultimi fra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pro capite: sono questi i record che il governo si appresta a celebrare? ».  Partito il countdown per il 4 settembre, giorno nel quale il governo di Giorgia Meloni diventerà il più longevo della storia repubblicana, anche il centrosinistra ha deciso di cominciare a snocciolare dati e statistiche.  Funzionali, a differenza di quelli fatti circolare da via della Scrofa, per dimostrare che «non c’è niente da festeggiare». Dal caro bollette alla legge elettorale: è sulla contro-narrazione della «vita vera», da anteporre a quella del “governo della stabilità”, che le opposizioni sembrano aver trovato terreno fertile per essere ancora una volta testardamente unitarie. Tant’è: alla levata di scudi sulla sanità si uniscono subito anche il leader di Avs, Angelo Bonelli, e la coordinatrice di Italia viva, Raffaella Paita. Tutti attenti a sottolineare come il centrodestra si curi più della legge elettorale, che non delle emergenze del Paese. È il richiamo alla “realpolitik del quotidiano”, fatta di caro vita e disuguaglianze, il perno delle note messe nero su bianco da parte dell’alleanza progressista. Se ieri è stata la sanità, il giorno prima è toccato alla crescita e al caro carburanti. «Meloni è chiusa nel palazzo e non a contatto con il Paese reale, c'è la benzina sopra i 2 euro e su questo hanno messo solo misure tampone, chiedo io al governo quando avrà il coraggio di tassare gli extra profitti», l’affondo della segretaria dem da Genova, dove ieri Silvia Salis è tornata a ribadire di non «perdere tempo sulla discussione relative alle primarie» («faccio la sindaca» cit.), sottolineando il «forte sostegno» ricevuto dalla leader dem. La quale va, da giorni, condendo le sue dichiarazioni con un leitmotiv ricorrente: «Meloni festeggia ma l'Italia non festeggia, dopo 4 anni nessuno dice che sta meglio». Come lei, Conte: «Chi paga il conto dell'immobilismo di un governo incapace di agire e di incidere e guidare a livello europeo? Gli italiani che ad agosto affrontano il record di inflazione degli ultimi 3 anni. Non serve chi, di fronte a tutto questo - incalza l’avvocato di Volturara Appula - fa festa a Bari per celebrare il suo potere o lavora 24 ore al giorno su una legge elettorale confezionata e modificata al millimetro per rimanere imbullonati a quel potere».  Ce n’è pure per i cavalli di battaglia rivendicati come successi da Palazzo Chigi: «In materia di politiche dell'immigrazione i fallimenti del governo Meloni sono evidenti», ha scritto l’ex premier dalle colonne di Rinascita. La coincidenza temporale tra il raggiungimento del record di governo e una delle fasi più delicate dello Stabilicum fa il resto, come hanno dimostrano le dichiarazioni dei capigruppo in Senato, prima di presentare gli emendamenti unitari delle opposizioni: «Mentre il Paese chiede risposte su carburanti, sanità, scuola, salari e imprese, la maggioranza continua ossessivamente a forzare sulla legge elettorale, tentando di cambiare le regole della democrazia pensando esclusivamente alle prossime elezioni», l’affondo del dem Francesco Boccia.   LA CAMPAGNA SOCIAL  Nessuna iniziativa condivisa è in programma per domani. Dal M5S fanno sapere che non c’è nessuna intenzione di «enfatizzare» l’anniversario. Spetterà alle campagne social dei rispettivi partiti, semmai, tenere alta l’at
tenzione, mettendo in evidenza che «mentre Meloni va a festeggiare il Paese è allo sfascio».  Non è solo la bacheca Instagram dei pentastellati a ospitare post simili. I dem, ad esempio, hanno realizzato un carosello riportando i dati negativi su salari bassi, bollette, calo della produzione industriale e crescita, resi noti da vari istituti come l’Istat, l’Ocse e l’Oipe. Stessa scelta anche da parte di Avs: una sequenza di foto, aperta dall’immagine in primo piano della premier Meloni che indica un «nuovo record»: «i prezzi che pagano i cittadini non sono mai stati così alti». E poi, Italia viva: un post in cui si ritrae la leader di FdI nell’atto di applaudire, ma circondata da percentuali che riportano gli aumenti dei beni di primo consumo: «Cosa ci sia da festeggiare ogni giorno non lo abbiamo capito». È la battaglia delle narrazioni, bellezza.  Valentina Pigliautile © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Valentina Pigliautile  Heading:   Highlight:   Image:Giuseppe Conte, leader di M5S, insieme a Elly Schlein, segretaria del Pd -tit_org- Ma Schlein e Conte: «Altro che record Sanità ai minimi»  Schlein e Conte all’attacco: «] record? Sanità ai minimi»   -sec_org-
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		<tp:writer>Valentina Pigliautile</tp:writer>
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		<title><![CDATA[I dati Gimbe: spesa sanitaria sotto la media dei Paesi Ocse ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302152201618.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"MESSAGGERO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:34:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[I dati Gimbe: spesa sanitaria sotto la media dei Paesi Ocse   Il report  ROMA L’investimento per la spesa sanitaria che continua a scendere, se rapportata al Pil nazionale, la classifica che vede l’Italia al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei. Sono i dati dell’analisi realizzata dalla Fondazione Gimbe, in vista del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil, rispetto al 6,3% dell’anno precedente. La media Ocse ed europea è al 7,1%: «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.  Risultato? «L'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge Gimbe. La rilevazione, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito.  Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei. Dal 2011 ad oggi il gap complessivo sfiora i 36,1 miliardi.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Il report  Highlight:   Image: -tit_org- I dati Gimbe: spesa sanitaria sotto la media dei Paesi Ocse   -sec_org-
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Crisi spesa sanitaria L'Italia «non sicura» Ultima tra i Paesi G7 ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301823405482.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301823405482.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"MESSAGGERO VENETO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:04:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="174000" Sales="24511" Printing="22822" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301823405482.PDF"><![CDATA[MESSAGGERO VENETO]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Crisi spesa sanitaria L’Italia «non si cura» Ultima tra i Paesi G7  ROMA  Il triste primato  Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%.  Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.  Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite.  Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei. Il distacco dell'Italia dagli altri Paesi europei ha cominciato ad allargarsi nel 2011 e da allora non è stato più ricomposto. «Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi.  È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore», chiosa Cartabellotta.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Il ministero della Salute (Ansa) -tit_org- Crisi spesa sanitaria L’Italia «non sicura» Ultima tra i Paesi G7   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[La guerra gode di ottima salute ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302024303411.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302024303411.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"NOTIZIA GIORNALE" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:25:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="40500" Sales="9000" Printing="7500" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302024303411.PDF"><![CDATA[NOTIZIA GIORNALE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[L'EDITORIALE   di GIULIO CAVALLI   L'     Italia e· ultima nul G7 pur i soldi du; merlo nella salute dei suoi cittadini ma velocissima e in prima fila quando c'è da firmare per le anni. Il conto lo lia rifatto ieri la Fondazione Cimbe: nei 2025 la spesa sanità ð a pubblica è scesa ai é.2% del Pii contro il 7,1% della media europea, che in doilari a parità di potere d'acquisto fa 3,952 a testa, 1.013 in meno di un cittadino europeo qualunque. Moltiplicati per i quasi 54 milioni di residenti, i conii di Cimbe arrivano a una voragine da 36,1 miliardi. Nel 2024 hanno rinunciato a visite ed esami in 5,8 milioni di persone. Quasi uno su dieci. Però se il capitolo è un altro, i soldi si trovano, A luglio, al vertice Nato di Ankara, il governo ha messo in conto 19 miliardi aggiuntivi per la difesa fra ii 2027 e il 2028, prima tappa della corsa verso il 5% del   La guerra gode di ottima salute   Pii promesso entro 2035, Un generale dei Marines, Smedley Buder, nel 1935 aveva già scritto che "la guerra è un racket", e la definizione ha rotto. Incapacità, visione corta, servilismo versa poteri e interessi, pure per tornaconto personale: è il ritratto della classe dirigente europea che ci sta accompagnando in queste ore dentro l'escalation con Russia. Un passo alla volta, come se fosse ordinaria amministrazione. Sullo sfondo c'è anche un nuovo personaggio in commedia, 11 2B agosto il ministro Crosetto ha nominato advisor per l'innovazione Mykhailo Fedorov, l'ex ministro della Difcsa ucraino che a luglio Ze'Iensky aveva siluratu; Mosca ha liquidato la nomina come ridicola e da Kiev è arrivato lo stesso fastidio. Quattro giorni dopo il neo consulente della nostra Difesa era a Washington ad annunciare la sua nuova azienda di tecnologie militari con Alex Kar  i, capo di Palantir e primo investitore quando si tratta di   capitalizzare la guerra. Ci continuano a ripetere che accostare la spesa sanitaria e quella militare è moralmente scorretto. Ma pare ¡nve'cc che' combacino nella stessa idea di mondo: la salute È un costo che si comprime-, la gui-'rra un mercato che' si serve. "Si ragiona pensando solo a Roma', ha risposto Crosetto a Mosca, E infatti a Rnma, intanto, come nelle altre citta d'Italia, si ragiona su quale esame riman dareagennaio.   -tit_org- La guerra gode di ottima salute   -sec_org-
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		<tp:writer>GIULIO CAVALLI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Già nel 2024 la rinuncia alle visite di un italiano su dieci» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303124106237.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"NUOVA FERRARA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Un fenomeno che ha riguardato quasi sei milioni di cittadini  «Già nel 2024 la rinuncia alle visite di un italiano su dieci»  ? Non è un problema di oggi: anni di tagli hanno «indebolito il Servizio Sanitario Nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», quello alla salute. A sostenerlo è il presidente di Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, commentando l’analisi dei dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse.  Il «prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5, 8 milioni di persone, quasi una su dieci», afferma Cartabellotta.   In questo quadro, rileva la Fondazione, «diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1. 038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità”». Il ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. «Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuo? ve strutture restino delle’scatole vuote’».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Già nel 2024 la rinuncia alle visite di un italiano su dieci»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Italia ultima per spesa sanitaria trai Paesi del G7 = Italia ultima per spesa sanitaria nei Paesi appartenenti al G7 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303124706239.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"NUOVA FERRARA" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>bapag.4 Nel 2025 si attesta al 6,2% del Pil in calo rispetto al 6,3% registrato nel 2024 L'allarme della Ue: «Venga garantito un accesso più tempestivo alle cure»</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’analisi Italia ultima per spesa sanitaria tra i Paesi del G7 ? a pag. 4   Italia ultima per spesa sanitaria nei Paesi appartenenti al G7 Nel 2025 si attesta al 6,2% del Pil in calo rispetto al 6,3% registrato nel 2024 L’allarme della Ue: «Venga garantito un accesso più tempestivo alle cure»  N  el 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6, 2% del Pil, in calo rispetto al 6, 3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato 36 miliardi di euro.  Lo rimarca in un dossier la Fondazione Gimbe. Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, «il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5, 8 milioni di persone, quasi una su dieci».  In vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali. La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi Ocse e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del PIL sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP) . Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito) , assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia) , assicurazione privata obbligatoria (es. USA, Svizzera) .   Spesa sanitaria pubblica in percentuale del Pil Nel 2025 in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del PIL, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media OCSE sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area OCSE che destinano alla sanità pubblica una quota di PIL superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del PIL).  Spesa sanitaria pubblica pro-capite Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a $3.952: $ 909 in meno rispetto alla media Ocse ($4.861) e $1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei ($4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $47 in più della Spagna ($3.999) ai $4.774 in più della Germania ($8.726) «Nel confronto europeo – commenta il presidente – l’Italia viaggia ormai  stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale». Sino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora, tuttavia, il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo $424 p
ro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse raggiunge i $ 1.013 per abitante corrispondenti a € 612,4 pro-capite.  «Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’ISTAT al 1° gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora € 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore».  Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i Paesi del G7 «Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025 – spiega il presidente – restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso»: nel 2025 l’Italia si conferma ultima nel G7 con $ 3.952 pro-capite, meno della metà della Germania ($ 8.726).  «Questi dati – commenta Cartabellotta – confermano che il finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al consueto teatrino pre-Manovra: una trattativa su quanti miliardi il Ministro della Salute riuscirà a strappare al MEF per il 2027. Il Ministro Schillaci ne ha già chiesti almeno cinque, ma la questione non è quanti riuscirà a portarne a casa quest’anno: bisogna interrompere questa liturgia annuale. Serve un patto tra tutte le forze politiche che, al riparo dagli avvicendamenti di Governo, fissi un impegno non negoziabile: rifinanziare progressivamente la sanità pubblica e accompagnare le risorse  con riforme strutturali del SSN».  In questo contesto di progressivo definanziamento della sanità pubblica, le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa convergono su una lettura apparentemente paradossale: il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. «Il campanello d’allarme – chiosa il presidente – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del Ssn non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’UE ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave».  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: Cartabellotta presidente Gimbe: «Il basso finanziamentro indebolisce il Ssn»   «L’Europa legge la nostra situazione come un problema di equità sociale e di produttività»  Image:Nino Cartabellotta presidente della Fondazione Gimbe -tit_org- Italia ultima per spesa sanitaria trai Paesi del G7 Italia ultima per spesa sanitaria nei Paesi appartenenti al G7   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Uil: il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301976703959.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"NUOVA VENEZIA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Uil: il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori  PADOVA  I conti  Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di una spesa inferiore al 7,1% a cui si attesta sia la media Ocse. Lo ha rilevato un’analisi della Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla legge di Bilancio 2027. Sul tema interviene il segretario generale Uil Fp Veneto Stefano Gottardi richiamando i dati regionali. «I bilanci consuntivi 2025 delle Aziende sanitarie del Veneto, al netto di Azienda Zero, evidenziano un risultato economico aggregato negativo pari a 517,879 milioni di euro. Il risultato positivo di Azienda Zero, superiore a 529 milioni di euro, consente al consolidato regionale di mantenere formalmente l’equilibrio economico, ma non cancella le difficoltà registrate nei bilanci delle singole Aziende sanitarie.  Ora è necessario comprendere, Azienda per Azienda, quali siano le cause di questi risultati e quali correttivi la Regione intenda adottare. Il riequilibrio dei conti non può essere scaricato sul personale e sui servizi».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Stefano Gottardi, Uil Fp -tit_org- Uil: il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Crisi spesa sanitaria L'Italia «non sicura» Ultima tra i Paesi G7 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303169706549.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"PICCOLO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:30:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Crisi spesa sanitaria L’Italia «non si cura» Ultima tra i Paesi G7  ROMA  Il triste primato  Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%.  Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.  Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite.  Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei. Il distacco dell'Italia dagli altri Paesi europei ha cominciato ad allargarsi nel 2011 e da allora non è stato più ricomposto. «Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi.  È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore», chiosa Cartabellotta.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Il ministero della Salute (Ansa) -tit_org- Crisi spesa sanitaria L’Italia «non sicura» Ultima tra i Paesi G7   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Scende la spesa sanitaria ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303124006236.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"PREALPINA" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Sono 5,8 milioni gli italiani che hanno rinunciato alle cure</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Scende la spesa sanitaria Sono 5,8 milioni gli italiani che hanno rinunciato alle cure  ROMA - Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%).  Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027. «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale  che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in  rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite. Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei. Il distacco dell'Italia dagli altri Paesi europei ha cominciato ad allargarsi nel 2011 e da allora non è stato più ricomposto.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Scende la spesa sanitaria   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Sei milioni di italiani rinunciano a curarsi ma al governo litigano per la legge elettorale» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303151106487.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303151106487.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 19 di <b>"PROVINCIA DI CIVITAVECCHIA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’attacco del presidente dei senatori del Partito democratico, Francesco Boccia  «Sei milioni di italiani rinunciano a curarsi ma al governo litigano per la legge elettorale»  «I dati diffusi oggi dalla Fondazione Gimbe sono l’ennesima conferma di ciò che denunciamo da tre anni e quello che l’Istat e altri istituti hanno certificato: solo nell’ultimo anno in Italia 6 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi. E con una spesa sanitaria pubblica pari al 6,2 per cento del Pil nel 2025, l’Italia resta ultima tra i Paesi del G7». Lo dice Francesco Boccia. «Il sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale sta colpendo pesantemente la vita concreta delle persone. Siamo di fronte a liste d’attesa infinite, a pronto soccorso in difficoltà, a carenza di medici di famiglia.   Il rischio è la messa in discussione dell’universalità del nostro sistema sanitario. Davanti a tutto questo, davanti a questa emergenza che dovrebbe essere la priorità per un governo responsabile, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani litigano sulla legge elettorale. Tra due giorni questa destra festeggerà a  Bari la inutile longevità del governo Meloni. Forse sarebbe il caso che invece di festeggiare venissero in Parlamento a dirci come, con la prossima manovra, intendono sostenere la spesa sanitaria e affrontare le emergenze economiche del Paese», aggiunge il presidente dei senatori del Pd.  ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Sei milioni di italiani rinunciano a curarsi ma al governo litigano per la legge elettorale»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301977103947.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"PROVINCIA DI COMO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse  ROMA  Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio.  «Il sottofinanziamento pubbli¦  co» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni.  Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil).  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Il ministero della Salute ANSA -tit_org- Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303107306981.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"PROVINCIA DI LECCO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 08:08:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse  ROMA  Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio.  «Il sottofinanziamento pubbli¦  co» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni.  Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil).  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Il ministero della Salute ANSA -tit_org- Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303245807322.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303245807322.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"PROVINCIA DI SONDRIO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 08:50:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse  ROMA  Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla Legge di Bilancio.  «Il sottofinanziamento pubbli¦  co» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia ampliata negli ultimi anni.  Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil).  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Il ministero della Salute ANSA -tit_org- Alla sanità il 6,2% del Pil Italia sotto la media Ocse   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Salute Scende la spesa sanitaria ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301795305253.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301795305253.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 28 di <b>"PROVINCIA QUOTIDIANO DI CREMONA" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>AI 6,2% del Pil: Italia ultima nel G7. 5,8 milioni di persone rinunciano alle cure</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 05:55:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Salute Scende la spesa sanitaria  Al 6,2% del Pil: Italia ultima nel G7. 5,8 milioni di persone rinunciano alle cure  ROMA Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all'anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l'Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al  7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un'analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell'avvio del confronto sulla legge di bilancio 2027. «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. Il risultato è «l'impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge. La rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l'Italia e gli altri Paesi europei si sia  ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell'area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:La sede centrale del ministero della Salute (Ansa) -tit_org- Salute Scende la spesa sanitaria   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Governo più longevo, FdI prepara la festa Conte e Bonelli: "A cosa brinda Meloni?" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301795205252.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301795205252.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"QUOTIDIANO DI SICILIA" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il leader del M5s: "Celebrazione di potere". Il deputato AvS: "Pensi alla Sanità"</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 05:55:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="39375" Sales="8750" Printing="8981" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301795205252.PDF"><![CDATA[QUOTIDIANO DI SICILIA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Governo più longevo, FdI prepara la festa Conte e Bonelli: “A cosa brinda Meloni?”  Domani, 4 settembre, l’esecutivo diventerà il Governo più duraturo della storia repubblicana  Il leader del M5s: “Celebrazione di potere”. Il deputato AvS: “Pensi alla Sanità”  BARI - Ultimi ritocchi all'organizzazione per la festa di longevità del governo, in programma venerdì al porto di Bari.  Proprio il 4 settembre l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni diventerà, con 1.413 giorni consecutivi in carica, il governo più lon- Giorgia Mel gevo della storia repubblicana. La celebrazione, al porto di Bari, si aprirà alle 18, presenti molti esponenti del governo, e sarà chiusa dalla premier. Prima dell'avvio, alle 16.30, davanti alla banchina 13/14 del Porto di Bari Terminal Crociere intitolata ai fratelli Pinuccio e Salvatore Tatarella - il presidente del Senato Ignazio La Russa deporrà una corona di alloro per ricordare Pinuccio Tatarella. Intanto Fdi ha preparato una brochure di 29 pagine (con il claim "Il governo più stabile, l'Italia più forte") in cui si rivendicano i risultati dell'esecutivo.  In attesa della festa di domani, intanto, arrivano le critiche delle opposizioni che si scagliano contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il leader del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ha attacco l’esecutivo. “Molli con chi ha accumulato enormi extraprofitti come i colossi  energetici e militari o le banche”, così come “in Europa, accettando di firmare tutto dal Riarmo ai vincoli europei”. E ancora, “molli a livello internazionale, non prendendo mai posizioni nuove e forti per guidare l’Europa a posizioni ferme per arginare le guerre illeoni gali pagate dagli italiani di tasca propria fra rincari e spese militari folli in programma”.   “Serve il coraggio di mettere in campo soluzioni audaci a difesa del ceto medio che si sta impoverendo e delle imprese che non riescono più a competere, dei giovani che rinunciano ai loro diritti e alla loro terra per costruire qualcosa.  Non serve chi, di fronte a tutto questo, fa festa a Bari per cele- Giuseppe Conte brare il suo potere o lavora 24 ore al giorno su una legge elettorale confezionata e modificata al millimetro per rimanere imbullonati a quel potere”, ha detto ancora Conte.   All’attacco anche Angelo Bonelli, deputato AvS e co-portavoce di Europa verde, che si è scagliato contro il Governo parlando degli ultimi dati Gimbe sulla Sanità in Italia. “I dati Gimbe sono una condanna senza appello: spesa sanitaria al 6,2% del Pil, Italia ultima nel G7, 36 miliardi sotto la media europea. Siamo ultimi nel G7, superati persino da Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna. Mancano oltre 36 miliardi di euro per allinearci alla media europea: che si traducono in carenza di personale sanitario, liste d’attesa infine e 6 milioni di italiani rinunciano a curarsi”.   Per Bonelli “è necessario stanziare risorse vere e strutturali per il Servizio Sanitario Nazionale, investendo su assunzioni di medici e infermieri e sull’erogazione Angelo Bonelli uniforme dei Livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale. La sanità pubblica non può più aspettare: si occupi di questo, non di ingegneria elettorale”.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Giorgia Meloni Giuseppe Conte  Angelo Bonelli -tit_org- Governo più longevo, FdI prepara la festa Conte e Bonelli: “A cosa brinda Meloni?”   -sec_org-
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	<item>
		<title><![CDATA[Cala la spesa sanitaria Italia ultima nel G7 e si rinuncia alle cure ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302229401366.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302229401366.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>I numeri di Gimbe sono impietosi: un cittadino su dieci non si visita per motivi economici. Schlein: "Il governo ha scelto il settore privato'</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:28:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1329000" Sales="104588" Printing="120998" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302229401366.PDF"><![CDATA[REPUBBLICA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Cala la spesa sanitaria Italia ultima nel G7 e si rinuncia alle cure  I numeri di Gimbe sono impietosi: un cittadino su dieci non si visita per motivi economici. Schlein: “Il governo ha scelto il settore privato”  Italia è l’ultima economia del G7 nella spesa sanitaria pubblica pro capite: nel 2025 si è fermata a 3.952 dollari a testa, contro una media europea di 4.965. Un distacco che, allargando il confronto ai 27 Paesi Ocse europei, la relega al 15esimo posto (davanti a noi anche Repubblica Ceca, Slovenia e Polonia). A certificarlo è l’analisi che la Fondazione Gimbe ha diffuso ieri sui dati Ocse, a poche settimane dalla sessione di bilancio 2027 che dovrà decidere se, e quanto, rifinanziare il Servizio sanitario nazionale. Sul fronte del Pil, la spesa pubblica per la salute è al 6,2%, mezzo punto sotto la media Ocse ed europea (7,1%) e in calo anche rispetto al 6,3% dell’anno precedente.  Ma il numero che racconta meglio la deriva a cui siamo approdati non è quello di oggi. Fino al 2011 l’Italia spendeva quanto la media europea, addirittura undici dollari pro capite in più. Da lì il distacco non si è più richiuso: 424 dollari nel 2019, 1.013 oggi. Moltiplicati per i quasi 59 milioni di residenti, fanno 36,1 miliardi l’anno che l’Italia non investe rispetto ai vicini europei. Basti un raffronto: la Germania destina alla sanità pubblica l’11% del Pil, quasi il doppio rispetto a noi; e spende 8.726 dollari pro capite, più del doppio dei 3.952 italiani.  Ma il paragone più tagliente è con il Regno Unito, l’unico altro grande Paese che finanzia la sanità con la fiscalità generale invece che con assicurazioni. Nel 2008 Londra e Roma spendevano cifre quasi identiche, poco sopra i 2.200 dollari pro capite: l’Italia è rimasta ferma sotto quota 2.600 fino al 2018, mentre il ReL’  gno Unito dal 2020 ha accelerato superando Canada e Giappone e avvicinandosi alla Francia. Stesso modello, destini opposti. «Il sottofinanziamento pubblico della sanità è una criticità strutturale che ha indebolito il Ssn e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», dice il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta, che parla apertamente di «selezione dei diritti per reddito» e di negazione dell’articolo 32 della Costituzione: chi può, si rivolge al privato; chi non può, aspetta o rinuncia. Il conto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali. Solo nel 2024, 5,8 milioni di persone (quasi 1 su 10) hanno rinunciato a visite o esami diagnostici per motivi economici.  Un problema così grande che a luglio la Commissione europea, per la prima volta, ha collegato esplicitamente il deterioramento dell’Ssn a produttività ed equità sociale, e il Consiglio Ue ha raccomandato all’Italia di garantire cure accessibili in tempi ragionevoli. Le opposizioni non si sono fatte attendere: per la segretaria del Pd Elly Schlein, quello di Meloni è «il governo che più ha definanziato la sanità pubblica, per favorire gli interessi di quella privata». Per il presidente del M5s Giuseppe Conte, senza «investimenti massicci» il rischio è «condannare a morte una sanità pubblica in agonia».  Eppure Gimbe colloca la responsabilità su quindici anni di tagli, sotto esecutivi di ogni colore politico.  Intanto il ministro della Salute Orazio Schillaci ha già chiesto almeno 5 miliardi in più per il 2027. Ma per la Fondazione la vera partita non è quanto il ministro strapperà al Mef quest’autunno: è se si romperà, per la prima volta in quindici anni, il copione che ogni anno accende il dibattito alla vigilia della manovra e lo spegne il giorno dopo. Senza un patto pluriennale tra le forze politiche, avverte Cartabellotta, il rischio è che anche le nuove Case di Comunità finanziate dal Pnrr (1.038, non ancora rendicontate a due mesi dalla scadenza) restino «scatole vuote».  — G.B.  ---End text---  Author: G.B.  Heading:   Highlight:   Image:Trend spesa pubblica 2008-2025 nei paesi del G7  PIL pro-capite in dollari a parità di potere d'acquisto  (dati OCSE, anno 202
5) Italia Germania Francia Canada Regno Unito  Giappone  9.000 8.000 7.000 6.000 5.000 4.000 3.000 2.000 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025 Spesa sanitaria pubblica nei paesi OCSE in $ pro-capite (dati OCSE, anno 2025) 0 Stati Uniti *Germania Norvegia Paesi Bassi Svizzera *Lussemburgo *Austria *Svezia *Irlanda *Danimarca *Francia *Belgio Islanda Australia Regno Unito *Finlandia Canada Giappone Media UE *Slovenia Media OCSE *Rep. Ceca Nuova Zelanda *Polonia *Spagna *Italia *Portogallo *Slovacchia Corea del Sud *Estonia *Lituania Israele *Ungheria *Lettonia Cile *Grecia Turchia Colombia Costa Rica Messico  2.000 4.000 6.000 8.000 10.000 12.000 14.000  4.965 4.861  3.952  *Paesi dell'area OCSE membri dell'Unione Europea Personale sanitario al lavoro in un pronto soccorso T -tit_org- Cala la spesa sanitaria Italia ultima nel G7 e si rinuncia alle cure   -sec_org-
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		<tp:writer>G.B.</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Dati Gimbe, cala la spesa sanitaria «Gli italiani rinunciano alle cure» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301977303953.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"SICILIA CATANIA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 04:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Dati Gimbe, cala la spesa sanitaria «Gli italiani rinunciano alle cure»  ROMA. Il servizio sanitario nazionale continua a soffrire. Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil con una lieve flessione rispetto all’anno precedente quando era al 6,3%. Si tratta di un livello di spesa che piazza l’Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un’analisi realizzata da Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.  «Il sottofinanziamento pubblico» è «una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.  Il risultato è «l’impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone», aggiunge.  La rilevazione Gimbe, compiuta su dati Ocse, mostra come la forbice tra l’Italia e gli altri Paesi europei si sia  ampliata negli ultimi anni. Nella spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil il nostro Paese si piazza dietro a ben 14 Paesi europei dell’area Ocse e sconta un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% Pil)  e di circa 3 punti da Francia, Svezia, Regno Unito. Indietro anche nella spesa sanitaria pubblica pro capite.  Nel 2025 in Italia è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media di Paesi europei.  «Il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore», chiosa Cartabellotta.   Coro di critiche dalle opposizioni.  «I dati sono incontrovertibili: con il Governo Meloni il definanziamento della sanità pubblica è ripreso», afferma in una nota Marina Sereni, responsabile Salute e sanità del Pd. «Il sottofinanziamento del servizio sanitario nazionale sta producendo conseguenze sempre più pesanti sulla vita concreta delle persone», le fa eco la senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan.  Per i professionisti sanitari, invece, i dati Gimbe fotografano solo una parte del problema. Per il segretario nazionale di Anaao Assomed, Pierino Di Silverio «il punto, non è soltanto aumentare la spesa sanitaria, ma anche il modo in cui le risorse si riversano nei servizi».  Dal Governo, intanto, arrivano rassicurazioni: «Ci sarà un aumento del Fondo sanitario, in coerenza con quanto fatto negli ultimi tre anni», dice il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. «Negli ultimi tre anni ci sono stati 18 miliardi in più, soltanto per quest’anno ci saranno 6,3 miliardi in più».  ANTONINO MICHIENZI  ---End text---  Author: ANTONINO MICHIENZ  Heading:   Highlight: “  È una criticità strutturale che indebolisce il sistema  Image: -tit_org- Dati Gimbe, cala la spesa sanitaria «Gli italiani rinunciano alle cure»   -sec_org-
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		<tp:writer>ANTONINO MICHIENZ</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Gimbe: spesa sanitaria sotto la media ue e ocse ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302229201368.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe: spesa sanitaria sotto la media Ue e Ocse  Lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica si è attestata al 6,2% del Pil (6,3% nel 2024). È un livello di spesa  che piazza l’Italia al di sotto della media dei Paesi Ocse e di quelli europei (entrambi al 7,1%). Sono le conclusioni a cui giunge un’analisi di Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto  sulla Legge di Bilancio 2027. «Il sottofinanziamento pubblico è una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale», ha commentato il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Gimbe: spesa sanitaria sotto la media ue e ocse   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Conte-Schlein, una lunga attesa per il programma ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090302227201380.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 03:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Conte-Schlein, una lunga attesa per il programma   Politica 2.0 di Lina Palmerini  U  ltima tra i Paesi del G7, al 15esimo posto tra quelli europei dell’area Ocse. È la classifica 2025 del Rapporto Gimbe sulla spesa sanitaria italiana che è al 6,2% del Pil contro una media Ue del 7,1 per cento. La sanità è insieme ai salari il tasto più dolente, nei sondaggi è in cima alle preoccupazioni e, in effetti, se ne trova puntualmente riscontro nelle cifre e nel confronto con gli Stati a noi più vicini. È anche vero che è il capitolo più citato dai leader di destra e di sinistra, ma questo ha cambiato poco o nulla nella realtà. I numeri del Gimbe sono di ieri, ma è da qualche giorno che ci troviamo faccia a faccia con le analisi statistiche che ci dicono come stiamo, al di là del racconto della politica: l’Istat ci parla del lento e progressivo calo di nascite e invecchiamento della popolazione, ma pure del record dell’inflazione (3,3%) spinta dal caro energia, fino ai dati sulla tenuta dell’occupazione, ma non del potere d’acquisto. Una lista che viene enunciata - pari pari - dai segretari di partito come fosse una filastrocca senza che accanto vi si metta una proposta, una via d’uscita. E questo vale, in particolare, per l’opposizione che da tempo annuncia un programma che non arriva.  L’ultima deadline è stata fissata a settembre, quindi, ci dovremmo essere. L’attesa, o la suspense, sta per finire, a meno che Schlein e Conte prendano la stessa abitudine di Meloni alla proroga. Eppure, il compito non è di quelli difficili visto che, dietro queste analisi statistiche, c’è sempre un suggerimento annesso. Il difficile è renderlo coerente con i diversi elettorati e trovare un compromesso tra Pd e 5 Stelle. Se c’è una competizione che incalza, è evidente che anche nella stesura del programma si faccia fatica a trovare un equilibrio perfetto. Ma è possibile trovarlo? L’Unione di Prodi nel 2006 portò 280 pagine di testo, una prova della fatica di mettere vicine forze distanti.  C’è poi il tema delle risorse che ha condizionato perfino la premier, la più feroce avversaria dell’austerity come lei stessa si definiva. Non è banale ritrovarsi alle prese con il rebus delle coperture finanziarie e rispolverare patrimoniali o tasse alle banche proprio ora che Schlein sta cercando di accreditarsi con l’establishment. Del resto, pure Vannacci va a Cernobbio.  Viene, poi, il sospetto che si parli di programma anche per dribblare quelli che non vogliono le primarie. O perché non si sa da che verso prendere i gazebo. Con quali regole? Aperti o riservati agli elettori di centro-sinistra? Un garbuglio che – non a caso – ha tenuto banco per tutta l’estate. Ora però è settembre ed è iniziato il conto alla rovescia per il disvelamento.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: lina palmerini  Heading: Politica 2.0 di Lina Palmerini  Highlight:   Image: -tit_org- Conte-Schlein, una lunga attesa per il programma   -sec_org-
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		<tp:writer>Lina Palmerini</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Spesa pubblica nella sanità, l ' Italia arranca ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303107806982.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"T QUOTIDIANO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 08:08:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Spesa pubblica nella sanità, l’Italia arranca   Il report Secondo Fondazione Gimbe nel 2025 solo il 6,2% del Pil è stato dedicato al settore. «In Manovra più investimenti su personale e Lea»  In un mondo che fa i conti con la corsa dell’innovazione nel campo della salute, il nodo della spesa pubblica si ripropone con una certa regolarità. Ebbene, nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite piazza l’Italia al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. «Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», scandisce Nino Cartabellotta (nella foto), presidente di Gimbe, commentando l’ultima analisi sulla spesa sanitaria nei Paesi Ocse, realizzata dalla Fondazione in vista dell’avvio del confronto sulla prossima Legge di bilancio da approvare entro fine anno.  In Italia la spesa sanitaria pubblica nel  2025 si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 ma soprattutto ben al di sotto 7,1% della media Ocse. Una questione che «alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci», riprende Cartabellotta.  «Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse raggiunge i 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto, corrispondenti a € 612,4 pro-capite», si legge nel nuovo report di Fondazione Gimbe, come riporta il presidente Cartabellotta.  «Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’Istat al 1° gennaio 2026 il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi di euro. Una voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto  dopo la pandemia», prosegue.  Da Fondazione Gimbe arriva inoltre una richiesta riguardante la prossima Legge di bilancio. «Ogni anno va in scena lo stesso copione: il dibattito sul (de)finanziamento della sanità si accende alla vigilia della Manovra, si consuma nella trattativa su qualche miliardo e si spegne subito dopo. È ora di cambiare rotta: servono risorse adeguate ai bisogni di salute e riforme capaci di tradurle in servizi realmente accessibili, investendo anzitutto sul personale sanitario e sull’erogazione uniforme dei Lea», conclude Cartabellotta.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Spesa pubblica nella sanità, l ’ Italia arranca   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Uil:il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303151506475.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090303151506475.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"TRIBUNA DI TREVISO" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Uil: il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori  PADOVA  I conti  Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana in rapporto al Pil ha subito una flessione, passando dal 6,3% del 2024 al 6,2%. Si tratta di una spesa inferiore al 7,1% a cui si attesta sia la media Ocse. Lo ha rilevato un’analisi della Fondazione Gimbe in vista dell’avvio del confronto sulla legge di Bilancio 2027. Sul tema interviene il segretario generale Uil Fp Veneto Stefano Gottardi richiamando i dati regionali. «I bilanci consuntivi 2025 delle Aziende sanitarie del Veneto, al netto di Azienda Zero, evidenziano un risultato economico aggregato negativo pari a 517,879 milioni di euro. Il risultato positivo di Azienda Zero, superiore a 529 milioni di euro, consente al consolidato regionale di mantenere formalmente l’equilibrio economico, ma non cancella le difficoltà registrate nei bilanci delle singole Aziende sanitarie.  Ora è necessario comprendere, Azienda per Azienda, quali siano le cause di questi risultati e quali correttivi la Regione intenda adottare. Il riequilibrio dei conti non può essere scaricato sul personale e sui servizi».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Stefano Gottardi, Uil Fp -tit_org- Uil:il disavanzo in Sanità non ricada sui lavoratori   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Anelli: «Ora una legge nazionale Gure palliative importanti» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301761005786.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301761005786.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:26:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Anelli: «Ora una legge nazionale Cure palliative importanti»  «Anche il Veneto si aggiunge alle altre tre Regioni che hanno già legiferato in materia di fine vita.  Questo evidenzia l'esistenza di disparità regionali su un tema così delicato. A mio avviso, c'è bisogno di una legge nazionale, perché tutti i cittadini che si trovano ad affrontare situazioni di grande sofferenza dovrebbero avere le stesse possibilità». lo ha dichiarato Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), a proposito della legge sul fine vita approvata in Veneto.  Per Anelli, in ogni caso, il previsto sviluppo delle cure palliative è «un aspetto importante perché oggi in Italia non sono garantite a tutti nello stesso modo».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Anelli: «Ora una legge nazionale Gure palliative importanti»   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Suicidio Veneto = Suicidio assistito, anche il Veneto cede Moraglia: ferita la vicinanza umana ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301760005796.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:26:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL FATTO Il provvedimento passa a larga maggioranza, con quasi tutta la Lega e Forza Italia oltre all’opposizione  Suicidio Veneto  Approvata la legge sul fine vita: è la quarta Regione, la prima guidata dal centrodestra Zaia e Stefani soddisfatti, il patriarca Moraglia: «Ferito un modello di vicinanza umana»   Suicidio assistito, anche il Veneto cede Moraglia: ferita la vicinanza umana  Il Veneto è la quarta Regione ad approvare una legge sul fine vita (la prima di centrodestra). Un fatto davanti al quale esprime subito «amarezza e preoccupazione» il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, che è anche presidente della Conferenza episcopale del Triveneto. Il provvedimento, che definisce «procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito», è stato approvato con 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari. L'ex governatore Zaia esulta («Una risposta doverosa»), il presidente della Regione, Alberto Stefani, si è premurato di chiarire che la legge «non introduce il suicidio assistito», già previsto da sentenze della Consulta. Nei giorni scorsi contro il disegno di legge si erano espresse alcune componenti significative del mondo cattolico, compatti nel sostenere – ciascuno con propri argomenti – l’intangibilità della vita umana come bene indisponibile, un bene che una volta leso con l’apertura alla morte volontaria assistita dalla sanità regionale sposta inevitabilmente il baricentro della società dalla cura all’abbandono a volontà suicide proprio nel momento della massima fragilità.   Dal Mas con l’intervento di Cozzi a pagina 7   Venezia  I  l Veneto è la quarta Regione ad approvare una legge sul fine vita (la prima di centrodestra). Un fatto davanti al quale esprime subito «amarezza e preoccupazione» il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, che è anche presidente della Conferenza episcopale del Triveneto. Il Consiglio regionale, dopo due giorni di discussione, l’ha varata con 32 voti a favore, 14 contrari e 5 astenuti. A sostegno del progetto di legge d’iniziativa popolare sulle procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito si sono espressi la Lega (a eccezione del capogruppo Barbisan), Forza Italia e il centrosinistra. Contrari FdI, Fn e Resistere. La legge che era stata rinviata in Commissione nella scorsa legislatura dopo il mancato via libera ai primi articoli è stata ripresentata in quella attuale e ha superato, con modifiche, il nuovo esame dell’assemblea legislativa. Gli emendamenti hanno tenuto conto dei rilievi della Corte costituzionale e di ulteriori proposte dell’esecutivo veneto.  Il presidente della Regione, Alberto Stefani, si è premurato di chiarire che la legge «non introduce il suicidio assistito», già previsto da sentenze della Consulta. «Nulla è più importante della dignità della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari. Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che  modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e hanno permesso di approvarla». Gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito. L’istituzione di un Comitato bioetico regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale nel dirimere le valutazioni. La priorità alle cure palliative e obbligo di informazione della possibilità di avvalersene nel momento della richiesta di suicidio medicalmente assistito.   Di fatto, però, il suicidio assistito viene confermato. E proprio per questo da parte del Patriarcato – con parole rilanciate dalla Cei – «si esprime amarezza» poiché «in tal modo si afferma un modello culturale e un modello di sanità che possono portare a una deriva difficilmente controllabile». «La percezione della dignità della vita umana appare da oggi meno tutelata – aggiunge Moraglia –. C’è soprattutto gr
ande preoccupazione per le persone fragili e sole», cioè chi affronta «la vecchiaia e il suo epilogo non potendo contare su un effettivo accompagnamento e supporto umano e affettivo». E quanto alle motivazioni – «i cui margini di interpretazione soggettiva sono ampi» – il Patriarca sottolinea che «è evidente che di volta in volta le situazioni in cui sarà consentito intervenire col suicidio assistito tenderanno a moltiplicarsi. In alcuni dei sostenitori della legge essa è intesa come l'inizio di un processo ampliabile. E così si rischia di aprire a un soggettivismo interpretativo per cui è logico domandarsi quali saranno i criteri effettivamente utilizzati per definire e valutare oggettivamente, di volta in volta, una sofferenza come insopportabile». Moraglia evidenzia che col voto «non ha vinto o perso qualcuno, ma, certo, un modello di vicinanza umana è stato, in qualche modo, ferito e limitato». E  aggiunge che «l'impegno ora è di promuovere di più e meglio una cultura di prossimità, specialmente nei momenti in cui la vita diventa difficile e fortemente compromessa». Inoltre, «l’impegno è di accompagnare le persone, sempre più e con i mezzi tecnici che oggi la scienza ci offre. Non ci si riferisce – è chiaro – ad alcuna forma di accanimento terapeutico ma, piuttosto, a quelle cure palliative di provata efficacia nel ridurre il dolore». Moraglia conclude esprimendo «l'auspicio che l’obiezione di coscienza sia davvero garantita in tutti i momenti e in tutti i soggetti interessati da tali protocolli sanitari».  Il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia afferma, come Stefani, che la legge «non introduce il fine vita né un nuovo diritto» ma organizza le procedure nel perimetro tracciato dalla Consulta. Il capogruppo della Lega Riccardo Barbisan ha votato in difformità ai colleghi di partito, «seguendo la mia coscienza».  Claudio Borgia, presidente del gruppo di FdI, gli ha dato atto del «coraggio dimostrato»: «La nostra contrarietà è politica, culturale e di principio – ha aggiunto –: davanti alla sofferenza e alla fragilità la prima risposta delle istituzioni dev’essere quella della cura, dell’assistenza e dell’accompagnamento».  Per Giovanni Manildo, portavoce del centrosinistra, «oggi il Veneto compie un fondamentale, storico passo in avanti verso una comunità più democratica, umana e attenta ai diritti di ogni singola persona».   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: FRANCESCO DAL MAS  Heading:   Highlight: IL FATTO Con ampio margine grazie ai voti di quasi tutta la Lega e di Forza Italia, uniti al centrosinistra, la prima Regione governata dal centrodestra adotta la sua legge sulla morte con aiuto medico   Le frontiere della vita  Image:Luca Zaia e Alberto Stefani durante le operazioni di voto della legge veneta per il fine vita/Ansa -tit_org- Suicidio Veneto   Suicidio assistito, anche il Veneto cede Moraglia: ferita la vicinanza umana   -sec_org-
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		<tp:writer>FRANCESCO DAL MAS</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Le cure palliative assicurate a tutti Su questo tema i tifosi non servono» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301760305795.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:26:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il presidente Alberto Stefani  «Le cure palliative assicurate a tutti Su questo tema i tifosi non servono»  VENEZIA «Credo che la discussione interna a questo consiglio regionale sia stata proficua e abbia dimostrato che un’aula consiliare sa assumersi delle responsabilità e lo sa fare tenendo conto delle sensibilità, perché gli emendamenti tengono conto davvero della sensibilità anche delle forze politiche di centrodestra». Alberto Stefani, governatore del Veneto da appena otto mesi, distilla così, pacatamente, il suo capolavoro: la prima approvazione di una legge sul fine vita in una Regione di centrodestra.  Lo aspetta la Mostra del Cinema, ma Stefani in aula non dà segni di impazienza, ascolta attentamente ogni singolo intervento, dimentica il cellulare e guarda srotolarsi la pellicola di un altro film, quello della non scontata mediazione sul fine vita. La sceneggiatura non prevede colpi di scena, del resto  l’ha «scritta» di suo pugno, una limatura dopo l’altra per garantirsi una maggioranza trasversale e blindata.  Una vittoria a cui, però, non segue alcuna dichiarazione sopra le righe: «Credo che ogni provvedimento che si assume qui dentro sia importante, questo lo è in particolar modo perché è un tema che è stato tanto discusso che ha a che fare con questioni di carattere etico». Segue elenco delle modifiche che non son bastate a placare i vertici della Chiesa nordestina ma che parlano forte e chiaro ai cattolici moderati: «Nulla è più importante della dignità della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari. Per questo ho lavorato alla stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae. Il mio obiettivo è semplice: assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarietà del medico che assiste. Questo tema non ha bisogno di tifosi, ma di scelte ponderate, di serietà e di competenza».  Anche Stefani ha ponderato. E ha vinto.  Martina Zambon  ---End text---  Author: Martina Zambon  Heading:   Highlight:   Image:Governatore Alberto Stefani, presidente del Veneto, ex deputato Lega -tit_org- «Le cure palliative assicurate a tutti Su questo tema i tifosi non servono»   -sec_org-
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		<tp:writer>Martina Zambon</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Fine vita, primo sì da una Regione di centrodestra = Fine vita, sì del Veneto: è il primo nel centrodestra Il no compatto di FdI e le critiche del patriarca ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301765805802.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:26:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Veneto Il via libera (senza FdI)  Fine vita, primo sì da una Regione di centrodestra   Fine vita, sì del Veneto: è il primo nel centrodestra Il no compatto di FdI e le critiche del patriarca   Zaia: «Approvata una legge per i pazienti e le loro famiglie»  I  l Veneto ha approvato la legge sul fine vita.  Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, è la quarta Regione italiana a dare il via libera ed è la prima governata dal centrodestra. «Risposta concreta alla sofferenza estrema — ha detto Luca Zaia — , il Parlamento dei veneti ha mostrato il volto migliore delle istituzioni: ascoltare e assumersi la responsabilità di indicare la strada».   a pagina 9    MILANO Anche il Veneto, dopo  Sardegna, Toscana ed EmiliaRomagna, ha una legge sul fine vita. È la prima regione guidata dal centrodestra, a differenza delle altre tre, ad approvare una normativa che di per sé non consente il cosiddetto «suicidio assistito» (il via libera è arrivato dalla Corte costituzionale nel 2019, mentre manca tutt’ora una legge nazionale) ma definisce «procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito».  L’ex governatore e ora presidente del Consiglio regionale Luca Zaia, dal 2009 impegnato su questo fronte e costretto due anni fa ad incassare una bocciatura sulla medesima materia per un solo voto, parla di «legge di civiltà che ha coinvolto le coscienze prima che le appartenenze». Solo Fratelli d’Italia ha votato compattamente contro, Forza Italia ha dato un sì e due astensioni, mentre nella Lega che ha sostenuto la normativa spiccano il voto contrario del capogruppo Riccardo Barbisan e l’astensione di Andrea Tomaello (commissario regionale). A favore il fronte di centrosinistra.  Le parole più dure, però, non arrivano dalla politica (che pure mette in scena il tradizionale balletto di dichiarazioni pro e contro) ma dal patriarca di Venezia, Francesco Moraglia: «Si esprime amarezza poiché, in tal modo, si afferma un modello culturale e un modello di sanità che possono portare a una deriva difficilmente controllabile. La percezione della dignità della vita umana appare da oggi meno tutelata».  Giudizio opposto a quello di Zaia che osserva: «Abbiamo  approvato una legge per i pazienti e per le loro famiglie, ma anche per i medici e per tutti gli operatori sanitari. Da molto tempo ripeto che sono anche loro a trovarsi ogni giorno davanti a situazioni umane e professionali di straordinaria complessità, spesso in quell’area di confine nella quale medicina, sofferenza, volontà del paziente ed etica si incontrano. Da oggi abbiamo dato anche a loro uno strumento in più, un quadro più chiaro entro il quale affrontare decisioni difficilissime senza essere lasciati soli».  La normativa approvata dal Consiglio regionale dopo un meticoloso e paziente lavorio di mediazione del presidente  Alberto Stefani («Il nostro obiettivo è chiaro: tutelare la dignità della persona e garantire a tutti i veneti il pieno accesso alle cure palliative, assicurando che ogni scelta sia preceduta da valutazioni serie, competenti e consapevoli») parte dalla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’associazione Luca Coscioni e sottoscritta da 9 mila cittadini. «Mentre il Parlamento continua a non intervenire — spiegano Marco Cappato e Filomena Gallo — sono le Regioni che possono garantire alle persone malate procedure certe, uniformi e trasparenti, per dare garanzie alle persone che soffrono e al personale sanitario». Il problema è che ogni  Regione si muove in autonomia, mentre la Corte costituzionale ha più volte sollecitato il Parlamento a varare una legge nazionale. Ma il testo in discussione al Senato non sta facendo grandi passi in avanti e la fine della legislatura si sta avvicinando. «La politica deve fare meno politica e dare risposte ai cittadini» è il consiglio che Zaia spedisce da Venezia a Roma.  Ma le reazioni che arrivano dai partiti non lasciano intravedere la possibilità che il Veneto faccia scuola, anzi. Raffaele Speranzon, senatore e coordinatore veneto di FdI, è netto: «Abbiamo una posizione radicalment
e ostile all’eutanasia, difendiamo il diritto alla vita, che è sacro, e riteniamo anche che lo Stato abbia il dovere di proteggerla, difenderla e curarla». E il collega Matteo Gelmetti rimarca che su questo tema serve una legge nazionale. Risponde il leader di Azione Carlo Calenda: «Il Veneto fa quello che lo Stato non fa. Ogni mese di ritardo non è un problema politico o di equilibri parlamentari. È un mese in più di sofferenza e di incertezza per persone e famiglie che aspettano semplicemente che lo Stato si assuma la responsabilità di decidere». Il senatore di FI Pierantonio Zanettin è preoccupato: «Adesso  è chiaro che se il Parlamento non legifera ogni Regione andrà per conto suo. Io sono contrario alle leggi a macchia di leopardo».  Per il Pd il capogruppo al Senato Francesco Boccia attacca: «Purtroppo a causa dell’ignavia del governo rischiamo di avere 20 modelli diversi di fine vita. Sarebbe una vergogna per il nostro Paese che da troppo tempo aspetta una legge di civiltà». Per il senatore di Iv Ivan Scalfarotto «dopo il Veneto lo Stato non ha più alibi», mentre Benedetto Della Vedova (+Europa) parla di «Parlamento incapace». Insomma, se il Veneto lancia un segnale, a Roma non è ancora arrivato (e chissà se arriverà).  ---End text---  Author: Cesare Zapperi  Heading:   Highlight: ?  Nel 2019  LA SENTENZA  Una svolta sul fine vita in Italia è rappresentata sicuramente dalla sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale: sul caso Cappato-Dj Fabo la Consulta stabilì che il suicidio assistito non è punibile a determinate condizioni. La Consulta sottolineava anche la necessità di una legge nazionale, che ancora oggi non c’è   Il dibattito Cappato: «Serve la legge nazionale» Boccia (Pd): «Ignavia del governo»   La scheda  Il primo caso di centrodestra  ?  Il Veneto è la prima Regione di centrodestra a dotarsi di una legge sul fine vita. Il testo stabilisce procedure e tempi certi e prevede la volontarietà del personale sanitario chiamato ad assistere il paziente  L’ok in Toscana a marzo 2025  ?  La Toscana aveva aperto la strada a marzo del 2025: la prima Regione d’Italia a disciplinare il suicidio medicalmente assistito, fissando procedure, organismi chiamati a valutare le richieste e tempi per dare risposte  La Sardegna e poi l’Emilia  ?  Nel settembre 2025 è stata varata la legge della Sardegna, su procedure e tempi dell’assistenza sanitaria.  Nel luglio 2026 è stato invece il caso dell’Emilia-Romagna, terza Regione a intervenire sul fine vita  Image:terza Regione a intervenire sul fine vita L’aula Il consiglio regionale del Veneto riunito ieri per il voto sul fine vita: una legge voluta dall’ex governatore Luca Zaia (foto Ansa) -tit_org- Fine vita, primo sì da una Regione di centrodestra  Fine vita, sì del Veneto: è il primo nel centrodestra Il no compatto di FdI e le critiche del patriarca   -sec_org-
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		<tp:writer>Cesare Zapperi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[I vaccini e la tutela della salute Quando l'obbligo resta sulla carta ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301760105797.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"DOMANI" </b>  del 03 Sep 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:26:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[DOPO IL CASO DELLA BAMBINA MORTA DI DIFTERITE A PALERMO  I vaccini e la tutela della salute  Quando l’obbligo resta sulla carta  opo la morte per  difterite di una bambina di quattro anni a Palermo, molte famiglie hanno cominciato ad affollare i centri vaccinali. Tra il 17 e il 27 agosto le somministrazioni dell'esavalente, che protegge anche dalla difterite, sono aumentate del 70 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.  La paura ha così ottenuto in una  decina di giorni ciò che l'obbligo di legge non era riuscito a conseguire  per anni. Ed è un aspetto inquietante della vicenda.  La salute degli altri  La bambina morta non era vaccinata. Un suo cuginetto ha corntratto la difterite, ma era vaccinato e non ha sviluppato una forma grave, così come altri familiari risultati positivi.   Dunque, la scelta di non vaccinare un bambino non riguarda soltanto lui. L'articolo 32 della Costituzione tutela la salute non solo come diritto dell'individuo, ma anche come «interesse della collettività», quindi a protezione degli altri, soprattutto dei più fragili. Ed è per questo che alcune vaccinazioni possono essere imposte dalla legge, tra cui quella contro la difterite.  È un principio che la Corte costituzionale ha fissato già nel 1990, in una sentenza sulla vaccinazione antipolio. Un trattamento sanitario può essere  prescritto per legge — ha spiegato la Consulta — se serve non solo a preservare la salute di chi vi è sottoposto, ma anche quella degli  altri, e se non comporta conseguenze negative ulteriori  rispetto a quelle normalmente tollerabili. Per eventuali danni più gravi deve, inoltre, essere previsto un equo indennizzo.   Ma evidentemente si tratta di un obbligo non sempre rispettato.  La situazione in Sicilia  Il problema è particolarmente serio in Sicilia. Secondoi dati del ministero della Salute relativi al 2024, tra i bambini di due anni la copertura contro polio, difterite,  tetano, pertosse ed epatite B si ferma all'85,13 per cento, la più bassa d'Italia. La media nazionale sfiora il 94,5 per cento. Anche i richiami in età prescolare restano  molto indietro rispetto al resto del  paese.  La distanza è rilevante anche rispetto agli obiettivi della programmazione sanitaria. Per diverse vaccinazioni pediatriche il riferimento nazionale è una copertura del 95 per cento, come chiarito dal ministero della Salute.  La Sicilia, dunque, per il ciclo di  base si trova quasi dieci punti al di sotto dell'obiettivo indicato. E il ministero stesso avverte che  recuperare le vaccinazioni in ritardo non è equivalente a effettuarle nei tempi previsti: nel periodo scoperto i bambini restano inutilmente esposti a malattie infettive anche gravi.  Nel caso della difterite il livello di copertura assume un rilievo particolare. L'Organizzazione mondiale della sanità ricorda che nelle aree con basse coperture il batterio può circolare più facilmente, aumentando la  probabilità di focolai e il rischio  per le persone non vaccinate 0 vaccinate in modo incompleto.   L’obbligo può essere aggirato Nel 2017, la cosiddetta legge Lorenzin ha ridisegnato il sistema delle vaccinazioni pediatriche. Ha portato a dieci quelle obbligatorie per i minori fino a sedici anni, tra cui l'antidifterica. E ha previsto conseguenze diverse a seconda che si frequentino nidi e scuole dell'infanzia o scuole successive:  per i primi l'adempimento degli obblighi vaccinali è requisito di accesso; dalla primaria in poi il bambino può andare a scuola  anche se non vaccinato, e per i genitori è prevista una sanzione da 100 a 500 euro.   Nel 2018, la Corte costituzionale,  chiamata a pronunciarsi su questa legge, ha ritenuto legittima la scelta compiuta. Il legislatore, ha spiegato la Consulta, dispone di un  margine di discrezionalità nel decidere se affidarsi alla raccomandazione o all'obbligo e, in quest'ultimo caso, nel calibrare «le misure, anche sanzionatorie, volte a garantire l'effettività dell'obbligo».  Per i più piccoli la legge consente l'accesso ai servizi loro dedicati  anche quando il vaccino non sia ancora stato materialmente somm
inistrato: è sufficiente  produrre alla struttura presso cui si intende iscrivere il bambino la «formale richiesta di vaccinazione» presentata alla Asl. La legge prevede poi che la vaccinazione sia eseguita entro la fine dell'anno scolastico o del calendario annuale del servizio educativo.   Ma qui può aprirsi una falla nell'applicazione della norma. Se, dopo la presentazione della richiesta di vaccinazione, le  autorità non verificano l'effettiva somministrazione, il bambino può continuare a frequentare senza essere vaccinato. L'obbligo sanitario rischia così di restare sulla carta, perché la prenotazione finisce, di fatto, per prendere il posto dell'adempimento effettivo.  La multa  Per la scuola primaria e quelle successive la legge ha cercato di contemperare l'obbligo vaccinale con il diritto all'istruzione, consentendo al bambino la frequenza scolastica pur in mancanza delle vaccinazioni e  prevedendo una sanzione pecuniaria per i genitori. Ma, una volta garantita la frequenza, resta da chiedersi se una multa dell'entità fissata dalla legge sia davvero sufficiente a far rispettare l'obbligo vaccinale.  La Corte costituzionale aveva affrontato un problema simile nel  1992, a proposito dell'antipolio: stabilì che il giudice minorile poteva adottarei provvedimenti necessari per sottoporre il  bambino alla vaccinazione anche  contro la volontà dei genitori. La responsabilità genitoriale, spiegò la Consulta, è un diritto-dovere che trova «nell'interesse del figlio la sua funzione e il suo limite».   Il caso nasceva dal rifiuto di alcuni genitori di sottoporre i figli alle vaccinazioni obbligatorie. La legge sull'antipolio prevedeva una sanzione amministrativa, ma non  stabiliva espressamente come  attuare l'obbligo contro la volontà di chi aveva la responsabilità del  minore. La Consulta chiarì che, anche in assenza di una previsione specifica nella legge, il giudice poteva intervenire attraverso gli  ordinari strumenti del codice  civile e disporre la vaccinazione a tutela del figlio. La multa, dunque,  non esauriva i mezzi per rendere effettivo l'obbligo.  Quando le coperture scendono ai livelli registrati in Sicilia, diventa ancora più necessario bilanciare la scelta dei genitori con la tutela  della salute non solo del loro figlio, ma anche degli altri bambini. E allora bisognerebbe chiedersi se sia coerente sul piano normativo che un obbligo previsto per proteggere la salute individuale e collettiva possa arrestarsi davanti a una multa di poche centinaia di euro.   La paura delle famiglie  Dopo la morte della bambina, in  Sicilia c'è stata la corsa ai vaccini  da parte delle famiglie. E la regione ha annunciato controlli più stringenti, nonché possibili segnalazioni all'autorità giudiziaria in caso di persistente inadempimento. Non è cambiato il rischio. È cambiata la sua  percezione.  Ma non basta la reazione del  momento di privati e istituzioni. È il legislatore nazionale a dover prendere atto che non è sufficiente prescrivere un obbligo se poi, in concreto, i presidi previsti non  sono idonei a garantirne l'effettivo  adempimento. Ne va della salute di  tutti.  ---End text---  Author: VITALBA AZZOLLINI  Heading:   Highlight:   Image:Dopo  la morte  per difterite di una bambina di quattro anni  a Palermo,  moltefamiglie hanno cominciato  ad affollare i centri  vaccinali FOTO ANSA -tit_org- I vaccini e la tutela della salute Quando l'obbligo resta sulla carta   -sec_org-
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		<tp:writer>VITALBA AZZOLLINI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Il servizio sanitario ha il compito di sostenere la vita, non la morte ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301765905803.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"FAMIGLIA CRISTIANA" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il suicidio assistito di domenico zuccarella in lombardia rinnega la vocazione umana alla cura</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:26:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL SERVIZIO SANITARIO HA IL COMPITO DI SOSTENERE LA VITA, NON LA MORTE Il suicidio assistito di Domenico Zuccarella in Lombardia rinnega la vocazione umana alla cura   di Giuseppe di Nome Anzani Cognome ex magistrato equalifica membro del direttivo Movimento per la vita  è nella Costituzione il diritto alla vita e la promessa di tutelare la salute «come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». Oggi sta accadendo qualcosa che ci fa chiedere se nella sanità sia entrata anche la morte.  Il suicidio di Domenico Zuccarella è stato gestito dalla sanità lombarda dal primo all’ultimo atto: procedura e attuazione, assistenza, farmaco letale, macchinario, stanza dell’esecuzione. Ci prende dolore e pietà.  Ciò che ha fatto l’apparato per la prima volta in Italia è un altro gradino che discende nella sconfitta della vita.  Nel 2019 la Corte costituzionale giudicò la norma sull’aiuto al suicidio per il processo penale Cappato, e ritagliò una breccia di non punibilità per l’aiutante a certe condizioni tassative, da accertare con forti garanzie. Chiese al Parlamento di far legge in merito. Era inconfondibile la differenza fra l’esonero dell’aiutante dalla galera e l’ipotesi di un “diritto al suicidio” del malato. Fu scritto che la Costituzione tutela il diritto alla vita e non un diritto «diametralmente opposto, a ottenere dallo Stato o da terzi un aiuto a morire». La sanità sarebbe stata incaricata di accertare le condizioni (malattia irreversibile, sofferenze intollerabili, dipendenza da sostegni vitali, piena capacità decisionale) per necessità di tutela delle persone vulnerabili e garanzia contro abusi.   C’  Poi qualcosa è scivolato. Complici l’inerzia del Parlamento, l’attivismo dei fautori della “libera morte” e il bricolage delle leggi regionali, e nuove incursioni alla Consulta, e qualche nuova crepa, si è creato un clima distante dall’originaria visione. Non più il tema dell’aiutante assolto invece che punito, ma il rapporto dell’aspirante suicida col Servizio sanitario nazionale è divenuto il cuore del dibattito sul “fine vita”. L’istanza suicida, in presenza delle quattro condizioni accertate, è divenuta una “situazione soggettiva tutelata” (così evolve la giurisprudenza nel 2025) con un “diritto all’accompagnamento” che poi si traduce nel procurare il farmaco letale, il macchinario, l’assistenza nell’esecuzione.  E adesso lo smottamento. La sanità lombarda apparecchia tutto, compresa la stanza ospedaliera della morte. Il cerchio si chiude, la medicina si spezza; la morte, da evento da prevenire o da accompagnare, diventa prestazione da organizzare. È questa l’eccellenza terapeutica? Quando la persona è esposta alla sofferenza, alla solitudine, alla percezione di essere un peso per gli altri, la risposta di avvio alla morte rinnega la vocazione umana alla cura.  Non così la giustizia. Non così la pietà.  Non così l’etica. Davanti a chi soffre il primo pensiero non dovrebbe essere “come possiamo aiutarti a morire”, ma “come possiamo fare perché tu non debba più desiderare la morte”.  ---End text---  Author: Giuseppe  Anzani  Heading: di Giuseppe di Nome Anzani Cognome ex magistrato equalifica membro del direttivo Movimento per la vita  Highlight: IL FATTO Domenico Zuccarella, 59 anni (nella foto), affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, è morto il 25 agosto con l’assistenza del Servizio sanitario regionale lombardo: è il primo caso di suicidio assistito interamente gestito dal Servizio sanitario regionale.  Image: -tit_org- Il servizio sanitario ha il compito di sostenere la vita, non la morte   -sec_org-
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		<tp:writer>Giuseppe  Anzani</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Altolà al Registro della salute ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301761505791.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 29 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Rilevati vizi sulla privacy e violazioni del principio di legalità</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:26:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il parere del Consiglio di Stato sul Ruas, l’elenco delle associazioni del settore sanitario  Altolà al Registro della salute Rilevati vizi sulla privacy e violazioni del principio di legalità  lt del Consiglio di stato al ministero della salute per la nascita del Registro unico delle associazioni della salute (Ruas).  Rilevati vizi istruttori sulla privacy, carente regolamentazione e violazione del principio di legalità. È quanto emerge dall’analisi del parere n.  888/2026 del Consiglio di stato, avente ad oggetto: schema di decreto ministeriale recante «Istituzione del Registro unico delle associazioni della salute Ruas» (art. 1, commi 293-297, legge 207/2024).  La riforma. La legge di bilancio per il 2025 (legge 30/12/2024, n. 207, art. 1, commi 293-297) ha introdotto il diritto delle associazioni dei pazienti di partecipare attivamente ai principali processi decisionali del ministero della salute e alle fasi consultive della Commissione scientifica ed economica dell’Aifa. Presupposto è l’iscrizione in un apposito Registro unico delle associazioni della salute. L’emanazione del regolamento per l’istituzione del Ruas sarebbe dovuta avvenire «entro sessanta giorni dalla entrata in vigore» della legge 207/2024. Tuttavia, il percorso di attuazione, pur già in ritardo, ha subito una battuta d’arresto a seguito del citato parere.   A  I rilievi del Consiglio di stato. Dalla lettura del parere in commento emerge che una motivazione della sospensione dell’iter è di carattere procedurale. Ciò in quanto la gestione del Ruas (che opererà in modalità digitale) implica inevitabilmente la raccolta, la conservazione, l’elaborazione e la diffusione di dati personali appartenenti a persone fisiche (legali rappresentanti, delegati, associati). In base all’art. 36, par. 4, del regolamento Ue 2016/679 (Gdpr) e all’art. 154 del Codice della privacy (dlgs 196/2003), la consultazione dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali è obbligatoria e preventiva per qualsiasi atto normativo o regolamentare statale che disciplini operazioni di trattamento dati. Non avendo il ministero acquisito preventivamente tale parere, né avendo la presidenza del Consiglio dichiarato «ragioni di urgenza», lo schema regolamentare difetta della necessaria stabilità istruttoria. Il Consiglio di stato ha così imposto al ministero di sottoporre il testo al Garante e di ripresentarsi solo dopo aver recepito le eventuali modifiche richieste dall’Authority.  Nel merito delle scelte, poi, la pronuncia censura il tentativo dell’amministrazione di allargare la platea dei soggetti iscrivibili al Registro. L’art. 2  del decreto ministeriale estendeva la possibilità di iscrizione al Ruas non solo alle singole associazioni di pazienti, ma anche ai «gruppi di associazioni» e alle loro «federazioni». Al riguardo il Consiglio di stato ha chiarito che tale previsione collide con la norma primaria. Sebbene la legge esprima il principio generale di valorizzare l’intera rete rappresentativa dei pazienti, i commi 293 e 294 della legge 207/2024 riservano la facoltà di iscrizione al Ruas – e la conseguente legittimazione all’esercizio diretto dei diritti partecipativi – alle sole associazioni. Un regolamento secondario non può travalicare o modificare la volontà del legislatore.  Di conseguenza, i gruppi e le federazioni non potranno iscriversi autonomamente al Ruas, ma potranno casomai offrire il  proprio contributo partecipativo solo attraverso l’iscrizione autonoma e individuale delle singole associazioni che le compongono. Ulteriore osservazione riguarda l’inadeguatezza della tecnica normativa impiegata dal ministero. In diversi punti, il regolamento si limita a riprodurre il testo della legge (come nel caso dei criteri di trasparenza o nell’adozione delle schede del Patto per la salute), omettendo di concretizzare le norme di principio.  Le direttive del Cds sul Ruas. Nel rilevare le mancanze dello schema ministeriale, il Cds ha evidenziato quanto segue: - il regolamento stabilisce che le associazioni partecipano ai «principali processi decisionali», ma non i
ndividua quali siano e quali criteri servano a  selezionarli; - il Ruas viene diviso in aree tematiche, ma non si definiscono i criteri generali per l’articolazione e l’assegnazione delle associazioni; - manca una disciplina sui tempi certi per la conclusione del procedimento di iscrizione, sul silenzio dell’amministrazione e sulle ipotesi di cancellazione per decadenza dei requisiti o per dichiarazioni mendaci; - il meccanismo di nomina del rappresentante di area nei tavoli ministeriali è carente di regole sulle modalità di verifica della presenza di eventuali conflitti d’interesse.  In sintesi, la decisione del Consiglio di stato, pur considerando l’importanza della partecipazione dei cittadini e delle loro formazioni sociali all’azione pubblica, ribadisce la necessità di fondarsi su regole procedimentali rigide, trasparenti e rispettose della legge ordinaria.  Il ministero della Salute, pertanto, è chiamato ora ad acquisire l’indispensabile parere del Garante della privacy e a riscrivere il regolamento con la concretezza tecnica che la tutela della salute pubblica richiede.  ---End text---  Author: CHRISTINA FERIOZZI  Heading:   Highlight:   Image:Palazzo Spada, la sede del Consiglio di stato -tit_org- Altolà al Registro della salute   -sec_org-
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		<tp:writer>CHRISTINA FERIOZZI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità lontana dai territori ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301761305793.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 30 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Partecipazione e coproduzione non decollano al Sud</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:26:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il modello delle case di comunità ancora stenta a produrre i suoi effetti nel Mezzogiorno  Sanità lontana dai territori Partecipazione e coproduzione non decollano al Sud  economia sociale (terzo settore, cooperazione sociale, mutualità) tiene in piedi una parte della salute degli italiani, ma viene chiamata solo quando il servizio è già stato deciso. Le case della comunità dovevano invertire quest’ordine. L’ultimo monitoraggio dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) mostra però che nel Mezzogiorno la partecipazione della comunità è rimasta molto debole; una delle ragioni può essere cercata in ciò che il dm salute n.  77/2022, la riforma dell’assistenza territoriale, ha lasciato indefinito.  Le case della comunità sono state pensate come il luogo in cui la sanità pubblica incontra le reti sociali del territorio. Nel Mezzogiorno, tra le 101 strutture con almeno un servizio attivo, soltanto 26 dichiarano di avere attivato la partecipazione della comunità e la valorizzazione della coproduzione, mentre al Nord sono 375 su 454. I numeri sono tratti dal report nazionale Agenas sul monitoraggio del dm 77, relativo al secondo semestre 2025 e aggiornato al 31 dicembre.  La Campania dichiara la partecipazione e la coproduzione attive in 2 strutture su 39; la Puglia in nessuna  L’  delle 3 operative. In Basilicata, invece, nessuna delle 19 case programmate eroga ancora servizi.  Quella rete però esiste, e dispone di qualcosa che il sistema sanitario fatica ad avere, vale a dire una presenza quotidiana nei quartieri e un rapporto con le persone più difficili da raggiungere. Il registro statistico Istat rileva che nel 2023 operavano in Italia 11.917 istituzioni non profit con attività prevalente nella sanità e 34.588 nell’assistenza sociale e nella protezione civile.  Molti enti svolgono inoltre attività sanitarie in modo complementare, orientando le persone nell’accesso alle cure o assistendole a domicilio. Altri lavorano sulla prevenzione.  Questa rete il dm 77 l’ha vista. Colloca infatti la partecipazione della comunità e la valorizzazione della coproduzione tra gli standard  obbligatori della casa della comunità. Non raccorda però questa previsione agli strumenti dell’amministrazione condivisa previsti dall’art. 55 del codice del terzo settore, lasciando alle regioni e alle aziende sanitarie il compito di definire procedure stabili per attuarla.  Il limite si vede nell’attuazione. A fronte di 1.715 case della comunità programmate, le strutture con almeno un servizio attivo sono 781, il no state 45,5%. Quelle con tutti i serviui la sanizi obbligatori e ti sociali la presenza megiorno, dica e infermiemeno un ristica prevista 6 dichiadagli standard artecipasono 66, meno alorizzadel 4%. La par, mentre tecipazione è dichiarata attiva 454 in 544 delle 781 strutture che erogano almeno un servizio, di cui appena 26 nel Mezzogiorno. Lo squilibrio territoriale mostra il limite di una previsione priva di modalità attuative comuni.  Lo scarto emerge anche nei distretti. In Campania la partecipazione di associazioni o Ets è dichiarata in 66 distretti su 73, ma soltanto in 2 delle 39 case della comunità attive. Il dato suggeriI numeri nel report Agenas sce un coinvolgimento ancora poco tradotto nell’organizzazione concreta dei servizi.  Il budget di salute mostra come il coinvolgimento degli Ets possa entrare nella costruzione degli interventi. Il Programma nazionale equità nella salute 2021-2027, dotato complessivamente di 625 milioni di euro e rivolto a sette regioni del Mezzogiorno, ne prevede la sperimentazione nei percorsi dedicati alla salute mentale. Le aziende sanitarie possono coprogettare con gli Ets interventi che partono dai bisogni della persona e comprendono anche l’abitare e l’inserimento lavorativo. La cura esce così dal perimetro della prestazione sanitaria e si misura con ciò che consente alla persona di vivere in autonomia.  Il punto è che l’economia sociale è utile quando viene coinvolta prima che il servizio sia definito. Se arriva al  momento dell’affidamento, resta un esecutore di prestaz
ioni decise altrove, spesso dentro gare nelle quali il costo pesa molto.  L’amministrazione condivisa permette invece di unire la conoscenza dei servizi pubblici a quella maturata dagli enti nel contatto con le persone. Non si tratta di affidare al volontariato le carenze del servizio sanitario nazionale: il contributo dell’economia sociale ha senso se rafforza la responsabilità pubblica ed entra in una programmazione dotata di risorse, senza che la coprogettazione diventi un affidamento meno trasparente.  Il Piano d’azione nazionale per l’economia sociale, esaminato dal Consiglio dei ministri il 2 luglio nella forma di un’informativa, offre una cornice di sistema. Nella versione attuale, però, indica una direzione senza misure operative immediate.  Spetterà agli atti successivi e alle regioni tradurre questa direzione nei distretti e nelle case della comunità.  Aprire una struttura non basta a creare salute di comunità. Serve il raccordo operativo con gli strumenti dell’art. 55 del Cts e la volontà di usarli dove i numeri mostrano che la partecipazione resta troppo debole.  ---End text---  Author: GIUSEPPE BRANDI  Heading:   Highlight: Le case della comunità sono state pensate come il luogo in cui la sanità pubblica incontra le reti sociali del territorio. Nel Mezzogiorno, tra le 101 strutture con almeno un servizio attivo, soltanto 26 dichiarano di avere attivato la partecipazione della comunità e la valorizzazione della coproduzione, mentre al Nord sono 375 su 454  Image:I numeri nel report Agenas -tit_org- Sanità lontana dai territori   -sec_org-
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		<tp:writer>GIUSEPPE BRANDI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[AGGIORNATO - Intervista a Luca Zaia - Zaia: è una spinta il suicidio assistito va consentito a livello nazionale = Zaia "Un voto per chi soffre alla fine anche il Parlamento dovrà ascoltare la Consulta" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/09/03/2026090301760205794.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 03 Sep 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>a livello nazionale</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 06:26:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Zaia: è una spinta il suicidio assistito va consentito a livello nazionale   l’intervista dalla nostra inviata BRUNELLA GIOVARA VENEZIA   Zaia “Un voto per chi soffre alla fine anche il Parlamento dovrà ascoltare la Consulta”  A a pagina 3  l’intervista dalla nostra inviata BRUNELLA GIOVARA VENEZIA  Parla l’ex governatore, oggi presidente del consiglio regionale e grande sponsor della norma approvata i fosse una legge nazionale, non saremmo qui nello studio di Luca Zaia, affacciato sul Canal Grande, a parlare dell’importanza di questa giornata, «che ha un doppio valore. Il rispetto per i malati terminali in attesa, e un bel segnale a livello nazionale, perché il Parlamento legiferi».  Sta accusando qualche partito? «No. Ma è dal 2009 che si parla di questi temi. Dal caso di Eluana Englaro. È un tema che seguo da anni, e penso che sia l’occasione per dire che la politica su temi come questo deve avvalersi della libertà di coscienza, sennò non se ne viene fuori. E sarebbe sbagliato dire che questo è tema di sinistra o di destra. Se fai un sondaggio, trovi favorevoli e contrari a destra e sinistra. Prova ne è che non è passata mai una legge».  Qui, nel Veneto leghista, e cattolico, è infine passata.  «Un ulteriore segnale, che succeda in questa regione, che è marcatamente di centrodestra. Ma prima o poi se ne aggiungeranno altre, perché il tema è cogente, e la Corte costituzionale ha dato la stura, ha aperto. Poi ha sollecitato tre volte i diversi Parlamenti  C  affinché facessero una legge. Ma prima o poi questo Paese dovrà trovare una quadra, e farla».  E perché non si fa? E poi, ci spieghi perché anche alcuni consiglieri del suo partito hanno votato contro.  «In un Paese democratico c’è libertà di coscienza. Anzi, se si adottasse questa modalità a livello nazionale, la legge passerebbe subito, e se si facesse con voto segreto, ancora più velocemente.  E guardi che non metto nessuno sul banco degli imputati, la Meloni, la destra, la sinistra… Con libertà di coscienza e voto segreto avremmo delle sorprese».  Lei di recente ha invitato il cardinale Zuppi nel suo Fienile, e avete anche parlato di fine vita, giusto? «Zuppi, uomo di profonda religiosità, e di alto profilo di pensiero, ha detto quello che deve dire un uomo della sua caratura: la Chiesa è contro il fine vita. Ma  ha aggiunto, “se parliamo di accanimento terapeutico, la Chiesa è contro”. Perché ha la coscienza che non curiamo più i cittadini con il salasso e le sanguisughe, e abbiamo livelli di cura altissimi. Questo per dimostrare che le cure sono altamente performanti. Le palliative? Il Veneto è al primo posto. Ma se c’è qualcuno che nel suo stadio di malato terminale chiede di poter gestire il proprio fine vita, credo sia corretto farglielo gestire. Tramite una struttura pubblica».  Lei è cattolico? «Certo, ma non penso che ci siano cattolici buoni e cattivi, perché la Chiesa deve accogliere, e abbiamo appena lasciato alle spalle un Papa molto progressista, che ha esordito parlando di gay, dicendo “chi sono io per giudicare?”. I cattolici devono capire che non esistono buoni e cattivi che andranno all’inferno. È giusto che  la Chiesa tenga un profilo alto, a tutela della vita, ma è altrettanto vero che noi istituzioni siamo chiamati ad applicare le leggi. La differenza tra me e un prete è che io devo applicare una legge, e il prete no».  Il patriarca di Venezia si è detto amareggiato per questa legge.  «Ha una posizione legittima, che va rispettata, di totale contrarietà.  Ma lo Stato deve essere laico. E ricordo a tutti che nel 1982, quando la Dc governava questo Paese, approvò una legge per il cambio di sesso. Quindi, la Chiesa fa la Chiesa. È il nostro faro, detiene il Sacro Graal, ma i cattolici nelle istituzioni devono occuparsi non delle anime, ma dei corpi. Lì, devi essere laico. Esiste l’obiezione di coscienza per il medico, non per chi amministra».  In aula, qualcuno ha parlato di sterminio di massa, di cultura dello scarto.  «Se leggi le cartelle cliniche di chi fa domanda, capisci la sofferenza estrema. Ho conosciuti alcuni pazienti, come St
efano Gheller, e la signora Elena, di Spinea, che ha lasciato un video toccante, prima di farsi accompagnare da Cappato in Svizzera. Spiegava che non era un problema di cure palliative, ma di dignità. Non voleva che sua figlia la vedesse in condizioni terribili, ecco. E io stesso, Luca Zaia, se toccasse a me, vorrei poter decidere. Non mi sembra una posizione blasfema, è la tua libertà, che finisce dove inizia la mia. Ho una visione molto liberale, e non vuol dire che non sia rispettosa dell’umanità».  A chi dedicherebbe questa legge, se potesse? «A tutti quelli che hanno sostenuto questo percorso, e sono cittadini anonimi, che chiedono di avere risposte. La signora Maria, che non milita in nessun partito o associazione. Le persone normali, perché chiunque ha avuto l’esperienza di un familiare, o un amico terminale, ha visto la sofferenza estrema. E tutti abbiamo pensato la stessa cosa: interromperla».  ---End text---  Author: BRUNELLA GIOVARA  Heading: l’intervista dalla nostra inviata BRUNELLA GIOVARA VENEZIA  Highlight: Se a Roma i deputati potessero scegliere in segreto, avremmo già una legge nazionale  Image:Luca Zaia, ieri in consiglio regionale. Da governatore aveva già provato a far approvare una legge sul fine vita ma la norma non era passata.  Ci è riuscito ieri, d’intesa con il suo successore Alberto Stefani R l banco degli imputati, la eloni, la destra, la sinistra… Con ertà di coscienza e voto segreto remmo delle sorprese».  Lei di recente ha invitato il rdinale Zuppi nel suo Fienile, e ete anche parlato di fine vita, usto? uppi, uomo di profonda ligiosità, e di alto profilo di nsiero, ha detto quello che deve re un uomo della sua caratura: la hiesa è contro il fine vita. Ma -tit_org- AGGIORNATO - Intervista a Luca Zaia - Zaia: è una spinta il suicidio assistito va consentito a livello nazionale    Zaia “Un voto per chi soffre alla fine anche il Parlamento dovrà ascoltare la Consulta”   -sec_org-
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		<tp:writer>Brunella Giovara</tp:writer>
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