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		<title><![CDATA[Pieno, cure e spese per la casa hanno compresso i consumi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/28/2026082801834905609.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" </b>  del 28 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 06:37:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Pieno, cure e spese per la casa hanno compresso i consumi   Secondo l’Ufficio studi di Confcommercio, il peso delle uscite obbligate sale al 41,7% del totale Il Pil regionale crescerà appena dello 0,6% nel 2026: il recupero dei livelli pre-crisi resta lontano  COSENZA  La Calabria vive una contraddizione crudele. Questa è una terra ricca di sole, di vento e di biomasse.  Risorse potenzialmente centrali nella nuova economia energetica del Mediterraneo. Eppure continua a essere una delle regioni più vulnerabili agli choc internazionali. Qui la difficoltà di far tornare i conti è più evidente che altrove.  La tempesta perfetta si è già manifestata pienamente neibilanci delle famiglie.  Dentro ogni casa si fa fatica a misurarsi quotidianamente con il pieno dell’automobile sempre più caro, con rinunce a prestazioni sanitarie sempre più frequenti (secondo Gimbe, un calabrese su 10 lo fa), con bollette energetiche sempre più salate (il 17,4% delle famiglie calabresi non riesce a mantenere adeguatamente riscaldata o rinfrescata la propria abitazione.  Solo la Puglia fa peggio), con l’impossibilità di sostenere spese extra. L’inflazione, ormai è diventata una questione sociale soprattutto nel Sud, dove gli stipendi sono tra i più bassi.  Secondo la Cgia di Mestre, un lavoratore dipendente in Calabria percepisce mediamente 15.880 euro l’anno, quasi la metà di quanto intaschi un occupato lombardo.  Nel Mezzogiorno le retribuzioni reali hanno perso oltre il 10% del loro potere d’acquisto in pochi anni, schiacciate dall’inflazione e dalla diffusione di occupazioni  precarie e part-time involontari. Il lavoro continua a esserci, ma spesso non basta a sottrarre le persone al rischio di povertà. Un reddito, dunque, non sempre basta a tenere le famiglie al riparo dalla povertà.  È il segno di un declino più profondo, di una società costretta a vivere sulla trincea della sopravvivenza economica.  Del resto, l’Istat aveva già anticipato il quadro del disagio nelle scorse settimane, quando ha pubblicato i dati sul costo della vita degli ultimi dodici mesi. In un anno, secondo l’elaborazione dell’Unione nazionale consumatori, la spesa aggiuntiva è cresciuta in media di 693 euro per ciascuna famiglia calabrese (con punte di 820 euro a Reggioe 718a Cosenza).Ma ciòche spaventa di più è il dato dell’inflazione, quel+3,5%, ilvalore piùalto registrato tra le regioni italiane.  Senza contare che Reggio è in cima alla classifica dei capoluoghi italiani.  L’effetto dei rialzi si traduce nell’inevitabile cambio di abitudini e stili di vita da parte di molte famiglie, come ricorda anche Confcommercio nel suo ultimo report: in trent’anni il peso delle spese obbligate sui consumi è cresciuto, comprimendo la quota destinata ai beni e servizi commercializzabili.  In sostanza, tra casa, trasporti (che in Calabria significa soprattutto il costo del carburante per muoversi con il mezzo privato) e sanità, la spesa media annua ha raggiunto un peso del 41,7% sul totale dei consumi. Nel 1995 era al 37%. La casa da sola assorbe il 22,9% della spesa; energia, gas e carburanti il 7,9%.  Nell’ultimo anno, secondo l’Istat, l’esborso per abitazione, acqua ed elettricità è cresciuto del 7,6% in Calabria, con un +8,3% registrato a Catanzaro.  Le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio su Pil e consumi regionali avevano già consegnato alla Calabria la “maglia nera” per crescita economica prevista nel 2026, insieme alla Basilicata, con un incremento del Pil fermo allo 0,6%, mentre i consumi delle famiglie si fermeranno appena allo 0,5%, il risultato più debole d’Italia. Nel confronto con il 2007, la regione presenta ancora un indice del Pil fermo a 89,9 e dei consumi a 88,9. Numeri che raccontano una distanza ancora non colmata e spiegano perché la Calabria continui a figurare, secondo Eurostat, tra le regioni europee con il più alto rischio di povertà ed esclusione sociale.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Giovanni Pastore  Heading:   Highlight: L’ultimo quadro economico restituisce una regione alle prese con gli effetti di una lunga stagnazione  
Image:Vibo Le petroliere nel porto evocano lo scenario di Hormuz -tit_org- Pieno, cure e spese per la casa hanno compresso i consumi   -sec_org-
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		<tp:writer>Giovanni Pastore</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Ovuli congelati, i nodi e le spinte delle Regioni = Ovuli congelati: "moda" o opportunità? Le spinte regionali e gli esempi dall'estero ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/28/2026082801684004996.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 28 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 06:03:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[VITA  Ovuli congelati, i nodi e le spinte delle Regioni   Ovuli congelati: “moda” o opportunità? Le spinte regionali e gli esempi dall’estero  Marcelli a pagina 9    Roma  I  l tema è diventato di attualità dopo la notizia dell’accesso al social freezing da parte della democratica americana Alexandria OcasioCortez, la stessa che ha agitato le acque del centrosinistra rinnegando il woke, divenuta ormai un benchmark ideale del progressismo nostrano. La deputata ha raccontato la scelta in un video sui social, mostrandosi ai follower mentre si sottoponeva alle iniezioni necessarie al trattamento e spiegando di aver deciso di congelare i propri ovociti. E attirandosi l’accusa di alimentare l’illusione che una donna possa avere tutto, carriera e maternità, senza fare i conti con la biologia. Una scelta personale, quella di AOC, che ha riacceso anche in Italia il dibattito sulla possibilità di accedere alla preservazione della fertilità attraverso questa tecnica e con il sostegno del Sistema sanitario nazionale.  Ma qual è il quadro nel nostro Paese? C’è la Puglia, unica regione che prevede un contributo pubblico per l’accesso al social freezing, e la Toscana, che dovrebbe seguire l’esempio dal prossimo ottobre. L’Emilia-Romagna ci sta pensando: sono stati approvati alcuni atti di indirizzo (tra i quali una risoluzione di FdI). E altre proposte di legge sono state presentate nel Lazio, in Sicilia e in Basilicata.  Di fatto, in Italia la crioconservazione degli ovociti, questo il termine tecnico “tradotto” in inglese con social freezing quando il trattamento è motivato dalla scelta personale di rimandare la maternità, è possibile in tutte le regioni, per il semplice fatto che a livello nazionale non è normata. O meglio, è citata nella legge 40 (articolo 14), in cui si dice espressamente che è consentita «previo consenso informato e scritto». Ma non esiste un quadro giuridico definito che indichi requisiti e modalità di accesso. In realtà nel testo si parla di «gameti maschile e femminile», categoria in cui rientrano appunto anche gli ovociti.  Ma non ci sono indicazioni sui requisiti per i quali si può legittimamente ricorrere a questa pratica: non esiste una distinzione tra motivi medici o personali. E così, allo stato, la crioconservazione degli ovociti resta una possibilità gestita dai centri che si occupano di fecondazione assistita, per lo più privati, che il ministero della Salute censisce attraverso un registro.  Dunque, a livello nazionale il congelamento degli ovuli non è, in quanto tale, una prestazione ordinariamente garantita gratuitamente dal Ssn. I nuovi Lea hanno inserito nel nomenclatore le prestazioni relative al prelievo degli ovociti e all’eventuale congelamento (per fini medici di conservazione della fertilità), ma questo non significa che qualsiasi donna sana che voglia congelare gli ovociti per scelta personale abbia diritto alla procedura a carico del Ssn. La copertura dipende dall’indicazione e dalle regole regionali.  La Puglia è il caso più “avanzato” in questo senso, con la legge 42 del 31 dicembre 2024, dedicata alla «preservazione della fertilità per fini sociali».  La Regione è stata la prima in Italia a strutturare una misura organica, con uno stanziamento per il biennio 2026-2027 di 600mila euro complessivi. Il contributo, che può essere richiesto una sola volta, arriva a 3mila euro per donna ed è destinato a pazienti tra i 27 e i 37 anni, residenti in Puglia da almeno 12 mesi e con un Isee non superiore a 30mila euro.  La scelta di Ocasio-Cortez ha avuto anche un'immediata ricaduta politica in Italia. Matteo Renzi ha subito annunciato di voler chiedere «100 milioni in legge di Bilancio per le giovani donne». Il Pd ha presentato una proposta di legge alla Camera (a firma di Emiliano Fossi), che prevede un fondo nazionale sperimentale da 30 milioni di euro l’anno per il triennio 2027-2029 e un contributo fino a 3mila euro per le donne nella fascia di età prevista dalla proposta e con determinati requisiti Isee.  Fuori dall'Italia, si procede in ordine sparso. La Francia ha già dal 2021 una 
legge che consente alle donne, dai 29 ai 37 anni, di chiedere la conservazione degli ovociti anche senza una ragione medica. Il sistema sanitario pubblico copre inoltre il prelievo degli ovociti e la procedura di congelamento. In Spagna c’è una legge, ma si può accedere alla pratica solo privatamente. Lo stesso in Grecia. In  Germania il sistema pubblico rimborsa la crioconservazione, ma tramite assicurazione e solo per motivi medici. Nel Regno Unito (fuori dall’Ue), il social freezing è legale e regolato dalla Hfea (Human Fertilisation and Embryology Authority), ma in genere viene pagato privatamente. Anche se, a seconda delle diverse aree del Paese, può essere previsto un rimborso per motivi medici. Negli Usa, infine, la pratica è consentita in ogni sua declinazione, ma i costi (che possono arrivare anche fino a 20mila dollari) sono generalmente a carico delle pazienti, salvo i casi coperti dalle assicurazioni sanitarie private.  La Chiesa affronta l’argomento nella “Istruzione Dignitas personae su alcune questioni di bioetica”, pubblicata dalla Congregazione per la dottrina della fede. Il testo passa in rassegna una serie di questioni bioetiche legate alla fertilità (a partire dall’accesso alla fecondazione artificiale), e chiarisce che, dal punto di vista della Chiesa, «la crioconservazione di ovociti in ordine al processo di procreazione artificiale è da considerare moralmente inaccettabile».  ---End text---  Author: MATTEO MARCELLI  Heading:   Highlight: In Italia la pratica non è coperta dal Ssn. Ma, in attesa di una vera legge nazionale, anche qui le Regioni si portano avanti. La Puglia è il caso più definito, con un contributo di 3mila euro per le donne con Isee basso; in scia c’è la Toscana (da ottobre). Passi pure in Lazio, Sicilia e Basilicata   Il cosiddetto “social freezing” è entrato fra i temi d’attualità dopo i video della dem Usa Ocasio-Cortez Il Pd chiede una legge da 30 milioni l’anno, mentre Renzi è per stanziare anche fino a 100 milioni  Image: -tit_org- Ovuli congelati, i nodi e le spinte delle Regioni  Ovuli congelati: “moda” o opportunità? Le spinte regionali e gli esempi dall’estero   -sec_org-
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		<tp:writer>MATTEO MARCELLI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Bimba morta per la difterite, indagati i medici ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/28/2026082801683405002.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"MESSAGGERO" </b>  del 28 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 06:03:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Bimba morta per la difterite, indagati i medici   Palermo Sotto inchiesta anche i genitori No vax  Si allarga l'inchiesta sulla morte, per difterite, di Anna Rosa Bartolotta, la bimba di 4 anni del quartiere Zen di Palermo, mai vaccinata, deceduta la notte del 20 agosto scorso. Oggi verrà effettuata l'autopsia. La Procura aveva indagato per omicidio colposo i genitori e ieri avrebbe iscritto nel registro degli indagati i medici degli ospedali Cervello e dell'Ospedale dei Bambini che hanno avuto in cura la piccola tra il 13 e il 19 agosto.  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Palermo Sotto inchiesta anche i genitori No vax  Highlight:   Image: -tit_org- Bimba morta per la difterite, indagati i medici   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sui vaccini l'Italia resta indietro = Vaccini, l'Italia sotto la soglia di sicurezza ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/28/2026082801795005174.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/28/2026082801795005174.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" </b>  del 28 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Difterite, la morte della bimba di Palermo ripropone l'irrisolto problema dei controlli</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 06:07:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’EMERGENZA  Sui vaccini l’Italia resta indietro   Vaccini, l’Italia sotto la soglia di sicurezza  Difterite, la morte della bimba di Palermo ripropone l’irrisolto problema dei controlli  a morte della bambina palermitana per difterite riaccende i riflettori sui vaccini in Italia: il Paese è ancora sotto la soglia di sicurezza.  a pagina XIII  L    a morte per difterite di una bambina di quattro anni a Palermo riapre il problema dei controlli. La Sicilia si ferma all'85,13 per cento per l'esavalente, contro una media nazionale del 94,45. Negli asili i bambini non in regola non dovrebbero essere ammessi, mentre Asl e Comuni devono convocare le famiglie e applicare le sanzioni. Ma la rete delle verifiche mostra falle e ritardi È stato necessario fare i conti con una vittima, una bambina di quattro anni uccisa dalla difterite a Palermo, perché migliaia di famiglie tornassero a controllare i libretti vaccinali dei figli. Tra il 17 e il 25 agosto le richieste di vaccinazioni pediatriche rivolte ai centri dell'Asp palermitana sarebbero aumentate di circa il 60 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Una corsa tardiva alla protezione, innescata dalla paura per il ritorno di una malattia che molti consideravano ormai confinata nei manuali di medicina.  Il caso della piccola A. R., non vaccinata contro la difterite, ha però aperto una questione che va oltre la scelta della singola famiglia. L'Istituto superiore di sanità ha confermato la presenza nei campioni del Corynebacterium diphtheriae e del gene responsabile della produzione della tossina. Ora occorre capire come una bambina di quattro anni sia potuta rimanere completamente scoperta nonostante in Italia la vaccinazione antidifterica sia obbligatoria e nonostante la legge preveda una catena di verifiche affidata a scuole, servizi educativi, aziende sanitarie e amministrazioni locali.  Il caso mette in luce una debolezza nazionale: la LA DISCIPLINA cosiddetta legge La legge Lorenzin esiste dal 2017, ma la Lorenzin sua applicazione non è uniforme e rende gratui i controlli, le 10 vaccinaz convocazioni e le sanzioni non ma resta spe sempre seguono solo sulla ca automaticamente l'accertamento dell'inadempienza.  Sicilia ultima, Italia sotto il 95 per cento I dati ufficiali aggiornati al 31 dicembre 2024 mostrano un Paese diviso. Nei bambini nati nel 2022 la copertura contro la poliomielite, utilizzata come indicatore dell'adesione all'esavalente che comprende anche difterite, tetano, pertosse, epatite B e Haemophilus influenzae B, è pari in Italia al 94,45 per cento. Il dato resta appena sotto l'obiettivo del 95 per cento, ma la media nazionale nasconde differenze territoriali molto ampie.  Soltanto undici Regioni e Province autonome superano la soglia del 95 per cento. La Sicilia si ferma all'85,13 per cento, il valore più basso d'Italia, seguita dalla Provincia autonoma di Bolzano con l'87,11. Significa che nell'Isola quasi quindici bambini su  L  cento non risultano aver completato nei tempi previsti il ciclo vaccinale di base. La Campania raggiunge il 93,41 per cento per l'antidifterica a 24 mesi, recuperando fino al 95,46 per cento a 48 mesi. Il recupero tardivo migliora il dato finale, ma lascia per mesi o anni una finestra durante la quale i bambini restano esposti.  Anche per il morbillo l'Italia non ha ancora raggiunto stabilmente la copertura necessaria a interrompere la circolazione del virus. La prima dose a 24 mesi arriva mediamente al 94,77 per cento, con un divario che va dall'87,98 per cento della Sicilia al 98,11 del Molise. Ancora più preoccupante è ciò che accade dopo i primi anni di vita: a cinquesei anni la quarta dose contro la poliomielite e la seconda contro il morbillo si fermano intorno all'84-86 per cento. Tra i sedicenni la copertura per il richiamo antipolio è appena del 65,62 per cento, mentre quella per la seconda dose antimorbillo raggiunge il 90,85. Nei diciottenni il richiamo antidifterico arriva al 76,69 per cento. Percentuali che disegnano l'esitazione di una parte delle famiglie ma anche la difficoltà del sistema nel richiama
re chi ha saltato una dose, recuperare gli inadempienti e seguire i ragazzi quando escono dalla fascia pediatrica più strettamente sorvegliata.  Cosa stabilisce la legge La legge 119 del 2017, conosciuta come legge Lorenzin, rende obbligatorie e gratuite dieci vaccinazioni tra zero e sedici anni: poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae B, morbillo, rosolia, parotite e varicella. Per i bambini da zero a sei anni, la regolarità vaccinale costituisce un requisito di accesso RI ai nidi e alle scuolia le dell'infanzia, a all’85% pubblici e privati.  Un bambino non avalente vaccinato, in assenza di una domedia cumentata esenzione medica o di nale un percorso di re94 cupero concordato con l'Asl, non dovrebbe quindi essere ammesso. Dalla scuola primaria in poi l'inadempienza non impedisce invece la frequenza delle lezioni né la partecipazione agli esami.  L'azienda sanitaria deve convocare i genitori, fornire informazioni, proporre il recupero delle dosi mancanti e, se il rifiuto persiste, avviare la procedura per una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro. Non esiste tuttavia un quadro nazionale pubblico che indichi quante famiglie siano state convocate, quanti bambini sotto i sei anni siano stati esclusi dai servizi educativi e quante sanzioni siano state effettivamente applicate dai Comuni o dalle autorità competenti. Una norma obbligatoria che non produce controlli, recuperi e conseguenze concrete rischia di perdere efficacia proprio nelle aree dove le coperture sono più basse.  ---End text---  Author: ETTORE MAUTONE  Heading:   Highlight: I NUMERI  La Sicilia è ferma all’85% per l’esavalente con la media nazionale oltre il 94   a e e a e e e e n o  LA DISCIPLINA  La legge Lorenzin rende gratuite 10 vaccinazioni ma resta spesso solo sulla carta  Image:Fonte: Istituto Superiore di Sanità -tit_org- Sui vaccini l’Italia resta indietro  Vaccini, l’Italia sotto la soglia di sicurezza   -sec_org-
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		<tp:writer>Ettore Mautone</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Un odontoiatra al ministero contro le pandemie = Da Colle Oppio al ministero della Salute un dentista guiderà la lotta alle pandemie ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/28/2026082801688905013.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 28 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 06:03:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Un odontoiatra al ministero contro le pandemie   Da Colle Oppio al ministero della Salute un dentista guiderà la lotta alle pandemie   Carlo Monti, considerato vicino a Rampelli, è in pole per diventare capo della direzione generale nel dipartimento Prevenzione  n caso di una nuova pandemia, o di una emergenza legata a malattie infettive, l’uomo in prima fila potrebbe essere lui.  Un laureato in odontoiatria che ha vagato tra incarichi nel ministero alla Salute e all’Agenzia del farmaco e che supplisce all’assenza di un curriculum nel campo dell’infettivologia con la nomea di fedelissimo della destra di governo.  A a pagina 21  I    Carlo Monti, considerato vicino a Rampelli, è in pole per diventare capo della direzione generale nel dipartimento Prevenzione n caso di una nuova pandemia, o di una emergenza meno drammatica legata a malattie infettive, l’uomo in prima fila potrebbe essere lui. Un laureato in odontoiatria che ha vagato tra incarichi di rilievo nel ministero alla Salute e all’Agenzia del farmaco e che supplisce all’assenza di un curriculum medico nel campo dell’infettivologia con la nomea di fedelissimo della destra di governo, già frequentatore del mitologico Colle Oppio a Roma e considerato molto vicino a Fabio Rampelli, almeno fino a qualche tempo fa. Carlo Monti, che dopo aver diretto centri odontostomatologici dell’Ipa (istituto previdenziale dei dipendenti di Roma Capitale che non esiste più) si cancellò dall’Ordine degli odontoiatri proprio ai tempi del Covid e delI  l’obbligo vaccinale per i sanitari (delibera del 3 febbraio del 2022), è in pole per guidare la Direzione generale delle emergenze sanitarie nel dipartimento della Prevenzione del ministero di Orazio Schillaci. Ci arriva, tra l’altro, dopo aver rifiutato un ruolo di primo piano in Aifa, dove si sarebbe dovuto occupare di approvazione di farmaci.  L’interpello per la scelta del direttore delle emergenze si è chiuso da qualche giorno e adesso verrà formata la commissione giudicatrice, con una strada che però sembra tracciata in favore del fedelissimo FdI, alla faccia degli altri 14 candidati. Sono quasi tutti medici o farmacisti ma, curiosamente, il bando non richiedeva la laurea in Medicina, anche se ce l’avevano tutti i dirigenti che hanno coperto il ruolo almeno dal 2000 ad oggi, ma più che altro capacità in ambito amministrativo.  Tra l’altro, si cercava una persona con «esperienza e conoscenze dei meccanismi tecnico-organizzativi di vertice del ministero della Salute», ma anche dei «rapporti istituzionali» con organismi sanitari e Regioni, «esperienza presso strutture organizzative con gestione di risorse umane» e «nell’approvvigionamento di beni e servizi e nell’ambito delle organizzazioni sanitarie». Requisiti che non sembrano tutti tagliati sui i compiti della Direzione, e cioè prevenzione epidemiologica e contrasto delle emergenze sanitarie, iniziative per la cura di patologie epidemiche, sorveglianza e controllo delle malattie infettive, elaborazione del piano pandemico, approvvigionamento di scorte di farmaci e vaccini per il Covid o altre patologie.  Monti, a parte la laurea che non sfrutta per fare assistenza, ha dottorati in Scienze forensi e Biotecnologie. È stato a lungo alla Croce Rossa e di recente è arrivato al ministero, prima come vice e poi, brevemente, come capo segreteria di Schillaci. È ricordato per la foto di Giorgia Meloni accanto a quella del presidente Mattarella sulla parete alle sue spalle in ufficio, per la cassa audio con la quale trasmetteva musica lounge, per un volumone in bella mostra con bassorilievo in metallo del profilo di Vittorio Emanuele III.   Evidentemente è ritenuto versatile, o comunque da sistemare in un modo o nell’altro. A gennaio era stato infatti nominato capo dell’Hta dell’Agenzia del farmaco, un ruolo super tecnico, da esperti preparano i dossier dei farmaci per l’ingresso nel sistema sanitario. Aveva vinto sbaragliando esperti del settore (tra i quali nessun dentista). Poi l’incarico deve essergli sembrato complicato, o comunque non adatto, e si è subito dimesso (tra i sospiri 
di sollievo di tanti che dentro l’Aifa avevano dovuto subire la nomina). Ma a quel punto non si è fermato, anzi, probabilmente la necessità di trovare una sistemazione è diventata sempre più stringente con l’avvicinarsi della fine della legislatura. E così Monti adesso si appresta ad occuparsi di emergenze di malattie infettive. E questa volta non sembra intenzionato a mollare subito l’incarico da oltre 200 mila euro all’anno, che si aggiunge tra l’altro ai ruoli in vari in Organismi di valutazione (Ovi), come quello della Calabria che gli fa incassare altri 50 mila euro.  ---End text---  Author: MICHELE BOCCI  Heading:   Highlight: Laureato in odontoiatria lasciò l’ordine ai tempi del Covid: ha rifiutato un ruolo di primo piano in Aifa a occuparsi del via libera ai farmaci  Image:Carlo Monti, ex dentista, nella sua foto profilo sui social, con alle spalle ritratti di Meloni e Mattarella T -tit_org- Un odontoiatra al ministero contro le pandemie   Da Colle Oppio al ministero della Salute un dentista guiderà la lotta alle pandemie   -sec_org-
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		<tp:writer>Michele Bocci</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, Il nuovo Cup frenato dai ricorsi L'entrata in funzione resta un'incognita ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/28/2026082801802105169.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 38 di <b>"STAMPA" </b>  del 28 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 06:07:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Vittoria ai punti della Regione: dopo lo stop del Tar via libera dal Consiglio di Stato all’aggiudicazione della gara per il software  Sanità, il nuovo Cup frenato dai ricorsi L’entrata in funzione resta un’incognita  IL DOSSIER  ALESSANDRO MONDO  E  ra il 23 settembre 2024 quando nella Sala Trasparenza della Regione si apriva l’AI Hackathon, la “maratona creativa” in cui aziende, esperti, ricercatori, Università, start up e portatori d’interesse si confrontavano per condividere idee innovative e soluzioni per il nuovo capitolato del CUP, il Centro Unico Prenotazioni della Sanità.  Due anni dopo, dalla stessa Regione ammettono che, ad oggi, non è possibile definire una tempistica precisa per sapere quando sarà operativo, a tutti gli effetti, il nuovo servizio.  Perchè Torniamo sul Cup? Perchè ieri c’è stata una tappa importante.  Nell’udienza convocata di prima mattina il Consiglio di Stato ha autorizzato la Regione a procedere con l’aggiudicazione della gara per il software, il cuore del sistema, inizialmente annullata dopo che il secondo classificato aveva presentato ricorso al Tar Piemonte eccependo sulla congruità dell’offerta. Per la cronaca, il ricorrente è il soggetto che gestisce l’attuale Cup. I giudici del Consiglio di Stato, preso atto della documentazione presentata dall’Avvocatura regionale, con riferimento alla rivalutazione della sostenibilità e congruità dell'offerta aggiudicataria, hanno convenuto, salvo fissare la discussione di merito il 18 febbraio.  Una buona notizia, che permette ad Azienda Zero di procedere, confidando che a febbraio i giudici confermino la posizione. E augurandosi, anche se nessuno lo dice apertamente, che nel frattempo il ricorrente non presenti un’altra opposizione al Tar.  E adesso? Sempre che tutto fili liscio, bisogna procedere con la riprogrammazione. Soltanto dopo aver affidato la nuova aggiudicazione, firmato il contratto (nei 32 giorni successivi alla aggiudicazione) e ridefinito il cronoprogramma, si potrà definire una tempistica realistica. Tanto più che resta dabandire la terza gara delle tre relative al nuovo Cup: quella per l’infrastruttura di rete, in aggiunta a quelle per il servizio di call center (già appaltato) e, appunto, per il software implementato con Ai (la più importante). «Confermiamo la volontà di procedere a stretto giro per l'implementazione del servizio secondo il cronoprogramma aggiornato», commenta l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, che crede fermamente nel Cup “intelligente” a suo tempo lodato dal Orazio Schillaci: il ministro della Salute lo aveva prefigurato come modello da adottare a livello nazionale.  Il problema sono i tempi, esasperanti, dovuti ad una sommatoria di fattori. La complessità del sistema, basato su tre distinte gare, con le rispettive specifiche, ciascuna esposta a ricorsi e controricorsi. Non ultimo, anzi: i ricorsi e i tempi lunghi della giustizia, che si saldano a quelli di per sè non brevi della pubblica amministrazione. La quale, in assenza di punti fermi, procede, pena essere accusata di “inerzia”, ma in base ai margini disponibili.  Ecco perchè, a due anni dai primi annunci e dall’avvio dei lavori, stabilire quando entrerà realmente in funzione il nuovo Cup, che complessivamente richiederà un costo di 25 milioni e di cui ci sarebbe un gran bisogno per migliorare il servizio, resta un azzardo: metà 2027, secondo le interpretazioni più ottimistiche, o fine 2027. Si va avanti, a singhiozzo, seguendo la gimcana dei ricorsi, delle udienze e delle autorizzazioni.—  ---End text---  Author: ALESSANDRO MONDO  Heading:   Highlight: Le tappe  1 Via ai lavori A settembre 2024 il primo incontroospitato in Regioneper definire il servizio di prenotazione di visite edesami basato suuna nuova concezione.  FEDERICO RIBOLDI ASSESSORE ALLA SANITÀ  “  Il cronoprogramma andrà aggiornato ma siamo decisi a far partire il servizio quanto prima  3 Il ricorso Loscorso 25 giugno la garaper ilsoftware, la più importante,era stata annullatadal Tar dopo il ricorso delsecondo classificato.   2 I progetti vincitori Ottobre 2024: 
i progetti di "Smiling Cup" "Gpi4Ai - Decision" e "Smart Cup Monitoring" vincono l'AI Hackathon per realizzare il nuovo Cup.   4 Il via libera Ieri il Consiglio di Stato ha autorizzato l’aggiudicazione della gara ma la discussione di merito è stata fissata a febbraio.  Image:L’obiettivo è ridurre le liste d’attesa  Il modello scelto dal Piemonte è inedito nel resto d’Italia  Al primo posto l’assistenza ai pazienti -tit_org- Sanità, Il nuovo Cup frenato dai ricorsi L'entrata in funzione resta un’incognita   -sec_org-
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