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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Licheri: «È solo la punta dell'iceberg» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/22/2026082201666304933.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"CENTRO" </b>  del 22 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il segretario di SI: «Le aree interne sono una priorità, non un costo. Serve una svolta totale»</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 06:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Licheri: «È solo la punta dell’iceberg» Il segretario di SI: «Le aree interne sono una priorità, non un costo. Serve una svolta totale»  ? PESCARA  «Le botteghe che abbassano la saracinesca sono la punta di un iceberg». Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra italiana, interviene così sul report della Cgia di Mestre sulla chiusura degli esercizi artigiani in Abruzzo.  «Sotto», evidenzia, «c’è uno svuotamento sistematico dei servizi nelle aree interne, due terzi dei Comuni».  Per Si Abruzzo, i dati Cgia, Cna, Gimbe e Ali suscitano un grave senso di allarme.   Non si tratta di un caso isolato, ma di un fattore tra tanti che da anni fomenta il fenomeno dello spopolamento.  «Mancano le banche: il 61% dei Comuni è senza sportello, sono 164mila cittadini coinvolti», aggiunge Licheri, «mancano i medici di famiglia: -20% in cinque anni, terzo calo più alto d’Italia, con altri 237 pensionamenti entro il 2028. Rischiano di saltare le prime nelle scuole di montagna. E chi resta non riesce a spostarsi, tra corse ridotte e orari incompatibili con studenti e pendolari».   E ancora: «Non sono fenomeni scollegati, ma un meccanismo che si autoalimenta» prosegue Licheri, «meno servizi rendono i paesi meno vivibili, e più spopolamento viene usato come pretesto per tagliare ancora».  Le proiezioni dicono che entro il 2045 lo spopolamento nelle aree interne sarà del 12,2%, contro l’8,5% regionale. Ma il segretario regionale di si insiste: «Non è un destino, è il risultato di scelte politiche, o mai fatte».  Secondo Licheri serve un cambio di rotta totale. Anziché rincorrere l’emergenza retrospettivamente, bisogna rivalutare l’approccio utilizzato dal governo regionale finora: «Serve fiscalità di vantaggio per chi vive, lavora o apre un’attività nei centri minori; un piano regionale per il trasporto pubblico; presidi di prossimità per sanità e credito; una programmazione seria sui pensionamenti dei medici, invece di scoprirli quando è tardi».  Questo cambio di direzione necessiterebbe anche assumere un’ottica differente sulla questione. Sempre per  Licheri, si tratta di ribaltare il tema su se stesso. «Le aree interne non sono un problema da accompagnare verso lo spopolamento», precisa il segretario, aggiungendo: «Tengono in piedi l’intera regione, dalla cura del territorio alla produzione agricola, e hanno anche potenzialità turistica. Vanno trattate come una priorità, non come un costo».  Per iniziare ad affrontare il problema, il partito di Licheri suggerisce alla Regione la formulazione di una cabina di regia sui servizi essenziali nelle aree interne, che unisca sanità, credito, scuola e trasporti in grado di proteggere e sostenere le economie «invece di lasciare che ogni settore arretri per conto proprio».  ---End text---  Author: Sam Mullen  Heading:   Highlight: Daniele Licheri, segretario della sezione abruzzese di Sinistra italiana Per lui la chiusura delle botteghe fa parte dei trend economici che da anni deprimono le economie delle aree interne  Image: -tit_org- Licheri: «È solo la punta dell’iceberg»   -sec_org-
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		<tp:writer>Sam Mullen</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Pediatri al lumicino ma il baby crash riduce le carenze = Pediatri ridotti al lumicino Aree interne più a rischio ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/22/2026082202061000720.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"CORRIERE ADRIATICO ANCONA E PROVINCIA" </b>  del 22 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Per Gimbe, entro il 2029 ne perderemo 48 (il 35%) per pensionamenti</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 02:59:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Pediatri al lumicino ma il baby crash riduce le carenze alle pagine 4 e 5   MARCHE   Pediatri ridotti al lumicino Aree interne più a rischio Per Gimbe, entro il 2029 ne perderemo 48 (il 35%) per pensionamenti   PROFESSIONE IN CRISI  ANCONA Non solo i medici di base, anche i pediatri sono ridotti al lumicino.  Ma c’è un paradosso, il gap sanitario rischia seriamente di essere colmato dall’inverno demografico. È questo il quadro che emerge per le Marche incrociando le ultime proiezioni e le ultime rilevazioni effettuati dalla Fondazione Gimbe, con i dati sulla natalità.   I dati Se nel 2025 mancavano all’appello 13 unità, è soprattutto in prospettiva che il fenomeno rischia di creare problemi. Stando alle proiezioni, entro il 2029 perderemo 48 pediatri di libera scelta. Considerando che il numero attuale, secondo l’elenco del servizio sanitario regionale, è di 135, il conto è  presto fatto: nel giro di tre anni ci sarà il 35% di professionisti in meno. Inoltre, se nel 2023 il numero medio di assistiti per pediatra era pari a 899, in linea con la media nazionale (898 assistiti per Pls), due anni dopo quel numero medio è arrivato a 926, contro una media nazionale che è salita a 917.  In pratica ci stiamo avvicinando al massimale previsto che è di 1.000 bambini per pediatra, mentre secondo l’ultimo Accordo collettivo nazionale il rapporto ottimale dovrebbe essere di 850. Ciò fa emergere chiaramente quanto sia importante il ricambio generazionale.   La stima Ma «non è possibile stimare con precisione il ricambio generazionale, perché non è possibile conoscere in anticipo quanti nuovi specialisti in pediatria sceglieranno la carriera di Pls anziché quella ospedaliera», specifica Gimbe. Scendendo nel dettaglio dell’anagrafe territoriale, si può osservare anche come il 76,9% degli assistiti in carico ai pediatri marchigiani rientri nella fascia d’età che va dai 6 ai 14 anni (contro una media nazionale dell’82,9%): parliamo della platea per  la quale il genitore può scegliere di far curare il proprio figlio dal medico di base o dal Pls. Questa è una faccia della medaglia, l’altra è rappresentata dalla crisi delle culle. «La situazione è molto variegata e va letta tenendo conto delle peculiarità della nostra regione - spiega Maria Paola Celani, segretaria regionale del Fimp - Le Marche stanno perdendo costantemente nascite. Per cui ad oggi non registriamo carenze assistenziali. Qualche criticità si riscontra nelle aree interne dove non si raggiunge un numero adeguato di bambini, ma riusciamo comunque a tamponarle». E qui entra in gioco anche l’aspetto politico: «In Sardegna, per esempio, sono state introdotte misure specifiche: in determinate zone viene riconosciuta una quota di base solo per garantire la presenza del pediatra, oltre ad ambulatori e altre agevolazioni. Nelle Marche non c’è nulla di simile». Ad ogni modo la carenza di professionisti era stata ampiamente preventiva, solo che si è intervenuti tardi. «Noi avevamo previsto questa situazione molti anni fa - continua Celani Per formare un pediatra servono circa undici anni: sei per diventare medico e altri cinque per la specializzazione.  Non si può affrontare una carenza improvvisa aumentando semplicemente i posti nelle scuole di specializzazione, perché quei professionisti saranno disponibili molti anni dopo. Nel frattempo si rischia di creare un eccesso di pediatri quando la gobba dei pensionamenti sarà passata». In definitiva, se il calo delle nascite può tamponare la carenza di pediatri, quello che chiede la Federazione è un’attenzione maggiore alla professione: «Nelle Marche il contratto integrativo è fermo dal 2009, questo perché arriviamo sempre dopo.  Anche se i servizi che garantiamo riguardano una fascia fondamentale della popolazione».  Giovanni De Franceschi © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Giovanni De Franceschi  Heading: MARCHE   PROFESSIONE IN CRISI  Highlight: LA MEDIA DI BAMBINI ASSISTITI È DI 926 CONTRO I 917 DELL’ITALIA   CELANI (FIMP): «CI PENSA IL CALO DELLE NASCITE MERITIAMO PIÙ ATTENZIONE»  Image:La situazione in numeri 135
 I pediatri oggi 32 Pesaro 44 Ancona 27 Macerata 13 Fermo 19 Ascoli  PLS che entro il 2029 raggiunger l’età di pensione (70 anni) Campania Sicilia Lazio Lombardia Puglia Veneto Toscana Emilia R.  Calabria Abruzzo Marche Piemonte Liguria Basilicata Sardegna F.V.G.  Umbria Trento Molise Bolzano V. d‘Aosta  51 48 45 35 27 23 19 12 10 8 7 2  76 70  95 93 -tit_org- Pediatri al lumicino ma il baby crash riduce le carenze  Pediatri ridotti al lumicino Aree interne più a rischio   -sec_org-
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		<tp:writer>Giovanni De Franceschi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Dalla Sicilia a Bolzano La resistenza ai vaccini è ancora un problema ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/22/2026082201976603940.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"DOMANI" </b>  del 22 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 05:35:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Dalla Sicilia a Bolzano La resistenza ai vaccini  è ancora un problema   IL MONDO NO-VAX  Il caso della bambina morta a Palermo per un sospetto caso di difterite ha riaperto il dibattito. Sull'isola e nella provincia autonoma le percentuali peggiori  Due giorni fa, a Palermo, una bambina di quattro anni è morta per un sospetto caso di difterite, una malattia molto rara in Italia (sei casi negli ultimi trent'anni, mai letale) e in Europa. Dal 1920, però, c'è una soluzione: il vaccino antidifterico, obbligatorio nel nostro paese dal 1939 e che ha un'efficacia prossima al 100 per cento.  Da quello che si è appreso, la famiglia aveva deciso di non vaccinarla. Ieri la madre della piccola vittima, in un post su Facebook, ha attaccato i medici «incompetenti» che «hanno sottovalutato» il caso e anche i media. E comunque, ha aggiunto, «ancora nulla è confermato, è unsospetto difterite». Ma il problema generale resta. Secondo, indiscrezioni, ieri levaccinazioni esavalenti nei centri di Palermo sono aumentate (si parla di un +10 per cento).  Alcuni dati  Sui vaccini il bollettino epidemiologico nazionale dell'Istituto superiore di sanità ci consegna un quadro tendenzialmente positivo. L'analisi, basata sui dati disponibili dal 2019 al 2023, ci mostra come nelle patologie più conosciute, comela rosolia, la poliomelite o il morbillo siamo vicini alla soglia ottimale del 95 per cento prefissata dall'Organizzazione mondiale della sanità.  Mentre su altre, come il Meningococco B o C, la copertura arriva rispettivamente all'83 per cento e al 79 per cento, ma questi nonrientrano nei dieci vaccini obbligatori per l'iscrizione a scuola. Anche la difterite, nello stesso periodo, non è mai scesa  sotto il 94 per cento di copertura. L'unico anno in cui ha avuto una leggere flessione è stato il 2020, quello del Covid.  La percentuale minore di vaccini antidifterici somministrati, però, si registra proprio in Sicilia, con una copertura dell'85,13 per cento, e nella provincia di  autonoma di Bolzano (87,09 per cento). Allargando lo spettro, i numeri non cambiano: l'esavalente (il fulcro delle vaccinazioni obbligatorie dell'infanzia) raggiungel'85,13 per cento inSicilia e 1'87,11 per cento a Bolzano, contro la media nazionale del 94,46 per cento.  Da Nord a Sud  Il caso di Bolzano ha attirato l'attenzione del New York Times nel 2021, quando il Covidera ancora una reale minaccia. L'articolo raccoglieva testimonianze di alcuni abitanti che usavano impacchi di cipolla osi affidavano all'aria fredda della montagne per combattere il virus.  Non a caso, a dicembre 2021, era  lazonaconil più altotasso di infezione ogni 100 abitanti e registrava storicamente il minor  consumo di farmaci tradizionali e antibiotici d'Italia. Provando a raccogliere un dato politico, il partito No-Vax “Vita”", nato proprio durante la pandemia, alle elezioni del 2022 ha potuto contare, nella provincia di Bolzano, su 8.228 elettori, pari al 6,61 per cento dei votanti.  Un dato altissimo considerando lo 0,72 per cento a livello nazionale (poco più di 200.000 voti). La diffidenza nei confronti dei vaccini sembra dunque avere una radice ideologica che è riuscita a istituzionalizzarsi, conquistando qualche seggio in alcuni importanti centri, come Merano o nella stessa Bolzano. Inoltre l'aspetto della rete sociale potrebbe aver avuto un ruolo fondamentale: durante il Covid sono nate numerose  scuole parentali autogestite  per sfuggire ai controlli sanitari ufficiali.  Discorso diverso sembra quello  della Sicilia. Non perché l'aspetto ideologico sia da escludere, ma perché la principale sfida sembra piuttosto essere sul pianostrutturaleestrategico. Stando ai dati ministeriali, non tutte le vaccinazioni registrano lo  stesso livello di adesione, alcune superano la media nazionale mentre altre rimangono al di sotto.  Un punto critico però c'è le coperture dei richiami. Questo sembra accadere per una struttura burocratica e informatica cheha ingolfato la macchina sanitaria regionale. Nel Piano della Comunicazione dell'Asp di Agrigento, adesempio, si sottolinea che il passaggio 
forzato dai vecchi software aziendali interniaunocentralizzato «hacreato non poche criticità per le quali devonoessereriverificati numerosi nominativi». Inoltre il trasferimento di una famiglia in un'altra provincia blocca spesso la visibilità dei vaccini già effettuati, a causa della mancata comunicazione tra i database.  Infine, a differenza di molte regioni, i flussi digitali della sanità siciliana non sono ancora pienamente integrati con la piattaforma del Fascicolo sanitario elettronico. Per i bambini nati nel 2022, ad esempio, levaccinazioni di base contro difterite, tetano, pertosse e poliomelite raggiungono una copertura dell'85,13 per cento, a fronte del quasi 95 per cento nazionale.  Per i sedicenni, invece, il dato del 2024 relativo alla quinta dose contro difterite, tetano e pertossesi ferma al 25,49 per cento,  mentre la media italiana raggiunge il 6541 per cento.   © RIFFUDUZIONE RFISERVATA  ---End text---  Author: FEDERICO GIORGETTI  Heading: IL MONDO NO-VAX  Highlight:   Image:La  contrarietà ai vaccini ha  spesso ragioni ideolagiche ma ci sono anche  problemi  strutturali FOTO ANSA -tit_org- Dalla Sicilia a Bolzano La resistenza ai vaccini è ancora un problema   -sec_org-
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		<tp:writer>FEDERICO GIORGETTI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, poltrone e mega stipendi, il risiko continuo tra ministero, governo e Agenas ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/22/2026082201976403942.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 22 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 05:35:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, poltrone e mega stipendi, il risiko continuo tra ministero, governo e Agenas  I  l governo Meloni ridisegna strutture e vertici mentre dirigenti e manager trattano per compensi e poltrone. È il caso di Angelo Tanese, lo 007 nominato nel febbraio 2026 alla guida di Agenas.  Dopo il mancato rinnovo dell’incarico al Dis, dove ai tempi di Elisabetta Belloni era arrivato dalla Asl Roma 1. A far saltare la sua permanenza nei servizi sarebbe stato il ministro dell’interno Matteo Piantedosi, che avrebbe reclamato quella casella per un prefetto.  Chiusa la parentesi al Dis, Tanese è così tornato alla sanità. Il numero uno di Agenas avrebbe però chiesto alla presidenza del Consiglio e al dipartimento della Funzione pubblica, tramite il ministero della Salute, di conservare l’indennità aggiuntiva di circa 100 mila euro lordi che percepiva come dirigente di prima fascia.  Se la richiesta venisse accolta, il suo compenso complessivo supererebbe i 200 mila euro lordi l’anno. Interpellata sul trattamento economico del direttore generale, Agenas non ha smentito: “La posizione è ancora oggetto degli adempimenti amministrativi connessi  alla specifica posizione giuridica del direttore generale in considerazione della sua provenienza da altro Ente pubblico quale dirigente di prima fascia”.  L’Agenzia ha assicurato che, una volta conclusi gli adempimenti, gli atti saranno pubblicati sul sito istituzionale secondo le norme sulla trasparenza.  Al momento, però non è affatto scontato che l’indennità aggiuntiva venga riconosciuta. La vicenda di Tanese incrocia quella di Francesco Saverio Mennini, capo del Dipartimento della Programmazione sanitaria. Secondo fonti di via Ribotta circola da tempo la voce che si sia tentato di spingere Mennini alle dimissioni per liberare la poltrona, da 240 mila euro l’anno, e destinarla proprio a Tanese. In questo clima di pretese e veleni non poteva mancare Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento della prevenzione e consorte del viceministro Edmondo Cirielli (FdI). Per mesi, la Campitiello è stata data per vincitrice dell’interpello per la guida del nuovo Organismo per vigilare sulle liste di attesa. Ma il decreto della PA ha ridisegnato l’organismo scaricando il monitoraggio del rispetto dei tempi delle liste su Agenas. Il nuovo assetto dell’organismo è stato dotato di 6 uffici ministeriali strategici in regime di avvalimento transitorio. Due di questi – l’Ufficio 4, dedicato alla ricerca sanitaria, e l’Ufficio 5, relativo al CCM e al Prevention Hub – provengono direttamente dal dipartimento guidato da Campitiello. Il risultato è un vero e proprio ministero nel ministero: un super-polo amministrativo i cui uffici finiranno sotto il coordinamento del nuovo direttore generale. E proprio per quella casella, negli ambienti ministeriali torna a circolare il nome di Lady Cirielli. Sullo sfondo, mentre i dirigenti sgomitano per buste paga da oltre 200 mila euro, spunta anche il nome di Walter Bergamaschi, direttore generale della Programmazione e dell’edilizia sanitaria del ministero della Salute. Il tecnico avrebbe scelto di lasciare Roma per rientrare in Lombardia. Un’uscita che fa spazio al capo di gabinetto Marco Mattei, il cui nome circola come possibile sostituto.  LINDA DI BENEDETTO  ---End text---  Author: LINDA DI BENEDETTO  Heading:   Highlight:   Image:SALUTE E POTERE -tit_org- Sanità, poltrone e mega stipendi, il risiko continuo tra ministero, governo e Agenas   -sec_org-
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		<tp:writer>LINDA DI BENEDETTO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Bimba morta di difterite la madre accusa i medici A Palermo corsa ai vaccini ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/22/2026082201976003938.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"MESSAGGERO" </b>  del 22 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 05:35:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Bimba morta di difterite la madre accusa i medici A Palermo corsa ai vaccini La mamma in un post poi rimosso: «Incompetenti, sottovalutato il caso di mia figlia» Ma è allarme tra i genitori, boom di profilassi per l’esavalente: +10% in un giorno  `  LA TRAGEDIA  PALERMO Da una parte il dolore di una mamma no vax che sui social accusa i medici di incompetenza, dall’altra la corsa al vaccino di un’intera comunità. All’indomani della morte di Anna Rosa, una bimba di 4 anni, per sospetta difterite, a Palermo si cerca il paziente zero che ha infettato la piccola. Ieri una ventina di componenti della famiglia hanno eseguito i tamponi e il vaccino esavalente. L’Asp sta cercando di ricostruire tutta la catena dei contatti, per sospetta difterite; in tempo reale sono aumentate le vaccinazioni esavalenti nei centri vaccinali di Palermo, si stima intorno al 10%, ciò significa che la tragica scomparsa della bambina sta spingendo le famiglie palermitane a vaccinarsi con il siero esavalente (difterite, tetano, pertosse, epatite B, poliomielite e Haemophilus influenza e tipo b), che interessa anche gli adulti con i richiami dopo i dieci anni.   L’ACCUSA  Sul profilo Facebook, poi reso privato, Manuela Maggio, la madre della bambina ha scritto un post poi rimosso: «Il dolore è mio e solo mio ma vi auguro di non avere a che fare mai con medici incompetenti che hanno sottovalutato il caso di mia figlia, quando è stata portata diverse volte al pronto soccorso». Aggiunge: «E ci sono carte che parlano, non stupide bocche che pur di fare hype stanno sparando minc... e sentenze. Noi genitori non abbiamo scambiato la difterite per tonsillite, la causa della morte di mia figlia ancora non si conosce perché ancora nulla è confermato.  E' un sospetto». Un lungo sfogo, «non sto qui a perdere tempo con voi, voglio solo precisare, visto che oltre al dolore che sto attraversando, devo pure leggere e sentire certe cose di avere almeno un minimo di rispetto e dignità verso chi in questo momento vorrebbe solo sua figlia a casa e non in una bara bianca. Ok? Silenzio, fate silenzio che solo Dio nostro signore può giudicare. Vi auguro di non avere a che fare mai con i medici che hanno distrutto la vita di mia figlia e quella di noi genitori». Nel profilo la donna aveva scritto i nomi dei figli e del marito dicendo: «Siete la mia unica ragione di vita vi amo amori», a fianco una foto della famiglia.   LA PAURA  Eppure, nei maggiori centri vaccinali di Palermo si sono riversate molte persone per eseguire i richiami dei vaccini anche per la difterite. La vicenda della piccola Anna Rosa, morta a 4 anni per una sospetta difterite e non vaccinata, ha destato allarme sociale e spinto i genitori a far vaccinare i figli. Nel centro della borgata Pallavicino, centro di pertinenza  territoriale del quartiere San Filippo Neri (Zen), è stato necessario raddoppiare la presenza dei medici per il grande afflusso, mentre nel centro di via Giorgio Arcoleo si sono esaurite le scorte del siero esavalente, efficace anche contro la difterite, a cui è seguito l'immediato rifornimento attingendo dalle scorte. «Il cuginetto di 4 anni della bimba morta per sospetta difterite sta discretamente, nel senso che ha la febbre e un po’ di mal di gola, di placche, insomma nulla di più rispetto a una sindrome influenzale. E' ricoverato nel reparto di malattie infettive pediatriche. In ogni caso siamo tranquilli perché è vaccinato, e la malattia non può evolversi in forme gravi», ha riferito il direttore sanitario dell'azienda sanitaria Civico Domenico Cipolla. «Tutti si stanno vaccinando, quindi penso che di casi diciamo mortali non ne abbiamo più per fortuna, però dobbiamo capire e controllare. Anche l'Asp sta lavorando per controllare la diffusione e ci potrebbero essere dei portatori sani, una volta che il batterio circola».  «Epidemia è una parola grossa, da temere è un mero focolaio epidemico», precisa Antonio Cascio, direttore dell'Unità di Malattie infettive del Policlinico di Palermo. «Da attenzionare soprattutto le persone che potrebbero essere entrate in contatto con la bim
ba e non sono vaccinate», sottolinea l'infettivologo. Secondo Cascio in questa fase l'attenzione deve essere rivolta alla ricostruzione dei contatti della bambina e alla verifica della situazione vaccinale delle persone potenzialmente esposte. «Il rischio di una diffusione è minimo al momento ma rintracciare il cosiddetto paziente zero è importantissimo. Può essere che ci sia un portatore sano tra parenti o conoscenti che inconsapevolmente abbia potuto infettare la bimba».  Raffaella Troili  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Raffaella Troili  Heading:   Highlight: SI STA RICOSTRUENDO TUTTA LA CATENA DEI CONTATTI, SI CERCA IL PAZIENTE ZERO POTREBBE ESSERE UN PORTATORE SANO  Image: -tit_org- Bimba morta di difterite la madre accusa i medici A Palermo corsa ai vaccini   -sec_org-
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		<tp:writer>Raffaella Troili</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La madre: medici incompetenti = Bimba non vaccinata morta di difterite La madre: «Medici incompetenti» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/22/2026082201974803958.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"QUOTIDIANO NAZIONALE" </b>  del 22 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 05:35:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[La madre: medici incompetenti   Palermo, bimba non vaccinata morta per la difterite   Bimba non vaccinata morta di difterite La madre: «Medici incompetenti»   L’accusa in un post: «Non sparate sentenze. Le condizioni di nostra figlia sono state sottovalutate» Boom di richieste a Palermo: somministrazioni dell’esavalente cresciute del 10 per cento  Femiani a pagina 15   ROMA  Il dolore si trasforma in accusa.  Manuela Maggio, la madre di Anna Rosa, la bambina di quattro anni morta nella notte del 20 agosto all’ospedale dei Bambini di Palermo per un sospetto caso di difterite, affida a Facebook uno sfogo durissimo contro medici e cronisti. «Il dolore è mio e solo mio – scrive –, ma vi auguro di non avere a che fare mai con medici incompetenti… che hanno sottovalutato il caso». Respinge con nettezza l’idea che siano stati i genitori a confondere la difterite con una banale tonsillite, precisando che «ancora nulla è confermato, è un sospetto difterite», e se la prende con chi, a suo dire, ha cavalcato la vicenda «solo per fare like, sparando sentenze contro noi genitori». Parole pesanti, che arrivano mentre la Procura ha già disposto l’autopsia e affidato ai carabinieri l’acquisizione delle cartelle cliniche.  La piccola viveva nel quartiere Zen e non era vaccinata, come i suoi tre fratelli: una scelta di Manuela e del marito, dettata dal timore che il vaccino trivalente avesse provocato l’autismo di una loro nipotina. Il quadro clinico di Anna Rosa era precipitato in pochi giorni: due ricoveri prima di Ferragosto al pronto soccorso, poi le dimissioni con diagnosi di tonsillite essudativa febbrile. Il 16 agosto il rientro in ospedale con febbre altissima, l’intubazione, il trasferimento in terapia intensiva, la morte. «Abbiamo fatto di tutto per salvarla», ha detto il direttore sanitario del Civico, Domenico Cipolla, spiegando che la bambina è deceduta per insufficienza multiorgano. In attesa della conferma dall’Istituto superiore di sanità, l’urgenza è ora rivolta alla ricostruzione della catena del contagio. «Rintracciare il cosiddetto paziente zero in questa fase è importantissimo», osserva Antonio Cascio, che dirige l’Unità di Malattie infettive del Policlinico, ipotizzando un portatore sano tra parenti o conoscenti della famiglia. L’Asp ha già sottoposto a tampone buona parte del nucleo familiare, avviando la profilassi antibiotica per chi è stato a contatto con la bambina. Cascio prova comunque a smorzare la paura che si è diffusa a Palermo: «Epidemia è una parola grossa, il rischio di diffusione è minimo». Una buona notizia arriva dalle condizioni del cuginetto di quattro anni, ricoverato con sintomi simili. «Sta discretamente – riferisce Cipolla – ha febbre e mal di gola, poco più di una sindrome influenzale. Aspettiamo l’esito del tampone, ma è vaccinato e la malattia non può evolvere in forme gravi». Un dettaglio che, agli occhi dei medici, vale più di tante dichiarazioni sull’importanza della copertura vaccinale. Ed è proprio su questo terreno che la vicenda si incendia.  La pediatra di Anna Rosa, dopo la conferma della diagnosi, ha scritto a tutti i genitori dei suoi piccoli assistiti richiamando l’obbligo vaccinale e precisando, senza mezzi termini, che il caso riguardava «un mio paziente con genitori no vax». Una frase che getta benzina sul fuoco: da un lato chi considera la vaccinazione un dovere collettivo non negoziabile, dall’altro chi grida all’invasione della libertà genitoriale. Sullo sfondo restano i numeri: la Sicilia è ultima in Italia per copertura vaccinale pediatrica, con l’85,13% di adesione al ciclo completo contro una media nazionale del 94,46%. L’effetto della tragedia, intanto, si vede già, nelle ultime ore la somministrazione del vaccino esavalente è aumentata del 10%.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Nino Femiani  Heading: Palermo, bimba non vaccinata morta per la difterite  Highlight: Immunizzazioni obbligatorie Dal 3° mese Dal 13° mese Haemophilus influenzae B  Parotite* Morbillo*  Rosolia*  L’ammissione a scuola  Varicella*  0-6 anni  Meningococco B Meningococco 
C  Pertosse Pneumococco Poliomielite Rotavirus  Epatite B  Tetano  *obbligatorietà soggetta a revisione ogni tre anni  Difterite Fonte: Ministero della Salute  Le vaccinazioni sono un requisito per l’ammissione ad asili e asili nido Scattano sanzioni pecuniarie in caso di inadempimento (da 100 a 500 euro)  6-16 anni (scuola dell’obbligo) Dalle elementari in poi bimbi e ragazzi possono accedere comunque a scuola e fare gli esami, ma, per chi non ha rispettato l’obbligo, l’Asl attiva un percorso di recupero dei vaccini   IL CASO  1  A PALERMO  Bimba morta, sospetto difterite Una bimba di 4 anni, è morta in ospedale a Palermo per sospetta difterite.  Non era vaccinata nonostante l’obbligo. Inizialmente l’ospedale l’aveva dimessa con la diagnosi di tonsillite. La Procura ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia  2  IL BATTERIO KILLER  L’infezione può colpire il cuore La difterite è un’infezione molto contagiosa, trasmessa soprattutto per via aerea.  Il batterio resta generalmente in gola, ma produce una tossina che può raggiungere cuore, reni e sistema nervoso. Può causare difficoltà respiratorie, paralisi e morte  3  IL BATTERIO  Mortalità azzerata da più di trent’anni All’inizio del Novecento in Italia si contavano 20-30mila casi infantili e circa 1.500 morti l’anno. Con la vaccinazione la malattia è quasi scomparsa: tra il 1990 e il 2009 furono registrati appena cinque casi.  L’ultimo caso mortale risaliva al 1991 (una bimba non vaccinata)  4  IL VACCINO  È incluso nell’esavalente Il vaccino contro la difterite è incluso nell’esavalente che è obbligatorio: tre dosi nel primo anno di vita. Seguono richiami a 6 e 12 anni con vaccini combinati e poi, da adulti, andrebbe fatto un richiamo ogni dieci anni   Nuova legge promossa Detenzione domiciliare per i tossicodipendenti La rete Comunitalia: «È un’opportunità» Comunitalia, rete che riunisce comunità terapeutiche come San Patrignano, Papa Giovanni XXIII e Comunità Incontro, promuove la legge 140/2026 (entrata in vigore il 21 agosto) sulla detenzione domiciliare (a casa o in comunità idonee) per tossicodipendenti e alcolisti condannati fino a otto anni.  «Questa norma è un’opportunità. Prendersi cura di una persona con una dipendenza patologica non significa cancellare o attenuare la responsabilità per il reato commesso». La misura non è automatica: spetta al giudice valutare il caso e le strutture dovranno segnalare le violazioni. «Cura e sicurezza non sono obiettivi contrapposti – concludono da Comunitalia –: servono controlli, risorse e   Le indagini La Procura ha disposto l’autopsia e sequestrato la cartella clinica  Image: -tit_org- La madre: medici incompetenti    Bimba non vaccinata morta di difterite La madre: «Medici incompetenti»   -sec_org-
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		<tp:writer>NINO FEMIANI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Farmaci, liste d'attesa, accreditamento: ecco i rischi di corruzione ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/22/2026082201977203934.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 22 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 05:35:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Farmaci, liste d’attesa, accreditamento: ecco i rischi di corruzione   Sanità Il Catalogo dell’Autorità anticorruzione con pericoli e misure per mitigarli  Ci sono le liste d’attesa o le visite in libera professione (l’intramoenia) che interessano più da vicino i pazienti e dove si possono annidare i rischi di «favoritismi» come a esempio “saltare la fila” a fronte di vantaggi economici indebiti.  Sotto la lente ci sono anche le procedure di accreditamento delle strutture sanitarie per poter lavorare con il Servizio sanitario che sono «esposte ad alto rischio corruttivo» e dove magari si chiude un occhio di fronte a irregolarità nel processo di verifica degli standard qualitativi e strutturali (requisiti, ispezioni, pareri tecnici) «spesso in cambio di favori o vantaggi personali». Infine «da non sottovalutare sono anche i rischi che riguardano il marketing e la promozione dei farmaci e dispositivi sanitari» a partire ad esempio dall’«indebito condizionamento dei medici» nella loro prescrizione. Ecco solo alcuni dei principali rischi corruttivi contenuti nel Catalogo appena messo appunto in una nuova delibera dell’Anac, l’Autorità anti corruzione guidata dal presidente Giuseppe Busìa, che sarà pubblicata oggi e che a fianco a ogni “minaccia” corruttiva e i possibili conflitti di interesse elenca anche tutte le contromisure che possono essere adottate dalle aziende e gli enti del Ssn come Asl e ospedali anche per predisporre i propri Piani integrati di attività e organizzazione.  «La vastità dei flussi finanziari destinati alla sanità (circa il 25% della spesa complessiva dei contratti pubblici), accresce il rischio di cattiva gestione e opacità amministrativa», sottolinea Busìa. «L’8% delle segnalazioni di whistleblowing - aggiunge il presidente dell’Anac - riguarda proprio il settore sanitario, con tipologie di irregolarità ricorrenti tra cui malagestione di reparti o strutture, anomalie negli appalti, irregolarità nelle liste d’attesa o nelle ospedalizzazioni, clientele nella distribuzione di incarichi, processi di accreditamento sospetti, concorsi pilotati.  Per questo è importante mappare bene i rischi di corruzione, così da prevenire e rafforzare le misure di controllo e di vigilanza».  Come detto il Catalogo – tenendo in considerazione le osservazioni e i contributi pervenuti con la specifica consultazione pubblica online svoltasi dal 3 giugno al 3 luglio scorsi – illustra gli ambiti di attività ritenuti particolarmente esposti a fenomeni di cattiva amministrazione o corruzione e, per ognuno, individua i principali rischi e le misure suggerite per mitigarli che vanno dal tracciamento delle procedure, alla reportistica ai controlli a campione, ai codici etici e di comportamento o agli audit interni fino alla maggiore formazione del personale. L’elenco dei rischi da monitorare è molto lungo e dettagliato e riguardano in particolare gli ambiti della regolamentazione del sistema sanitario, della ricerca biomedica, del marketing e della promozione di farmaci, dispositivi e altre tecnologie sanitarie, degli appalti, della distribuzione e dello stoccaggio di prodotti, della gestione delle risorse finanziarie, della gestione  delle risorse umane e, infine, dell’erogazione dei servizi sanitari come appunto attività libero professionale e liste di attesa.  Il settore sanitario presenta infatti numerose aree caratterizzate da elevata complessità decisionale, rilevanti interessi economici, forte interazione tra pubblico e privato e asimmetrie informative. Questi fattori possono favorire fenomeni di cattiva amministrazione, conflitti di interesse e comportamenti corruttivi. Nel complesso - sottolinea l’Anac - la prevenzione del rischio corruttivo in sanità richiede un modello fondato su trasparenza e imparzialità, digitalizzazione, controlli indipendenti, responsabilizzazione degli operatori e capacità di monitorare costantemente i processi più esposti. «La delicatezza e la complessità del sistema sanitario - spiega la premessa della delibera - richiedono una speciale attenzione, in ragione della peculiarità del bene sa
lute da tutelare e delle implicazioni in termini di ricerca, innovazione, formazione e qualità delle cure».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marzio Bartoloni  Heading:   Highlight: Il presidente Busìa: «L'8% delle segnalazioni di whistleblowing riguarda proprio il settore sanitario»   La corruzione in Sanità e come arginarla  1  2  la delibera  I settori  Il Catalogo di rischi e le contromisure  Dagli appalti alle cure: sanità sotto la lente  Il Catalogo di Anac – tenendo in considerazione le osservazioni e contributi pervenuti con la specifica consultazione pubblica – illustra gli ambiti di attività ritenuti particolarmente esposti a fenomeni di cattiva amministrazione o corruzione e, per ognuno, individua i principali rischi e le misure suggerite per mitigarli che vanno dal tracciamento delle procedure, alla reportistica ai controlli a campione, ai codici etici e di comportamento o agli audit interni fino alla maggiore formazione del personale.   L'elenco dei rischi da monitorare secondo l’Anac è molto lungo e dettagliato e riguardano in particolare gli ambiti della regolamentazione del sistema sanitario, della ricerca biomedica, del marketing e della promozione di farmaci, dispositivi e altre tecnologie sanitarie, degli appalti, della distribuzione e dello stoccaggio di prodotti, della gestione delle risorse finanziarie, della gestione delle risorse umane e, infine, dell'erogazione dei servizi sanitari come appunto attività libero professionale e liste di attesa.  Image: -tit_org- Farmaci, liste d’attesa, accreditamento: ecco i rischi di corruzione   -sec_org-
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		<tp:writer>Marzio Bartoloni</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Alessio Butti - Butti: «Dalla fibra alla sanità digitale Così l'Italia è superiore alla media Ue» = «Dalla fibra alla sanità digitale L'Italia supera la media Ue nei servizi pubblici digitali» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/22/2026082201975403944.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/22/2026082201975403944.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"TEMPO" </b>  del 22 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>a pagina 8 Il sottosegretario all'Innovazione rivendica i successi dell'esecutivo «Sul Pnrr raggiunti tutti i 69 obiettivi, 11 miliardi tra PA e connettività»</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 05:35:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[DI CHRISTIAN CAMPIGLI  Butti: «Dalla fibra alla sanità digitale Cosìl’Italia è superiorealla media Ue» a pagina 8   INTERVISTA AD ALESSIO BUTTI  «Dalla fibra alla sanità digitale L’Italia supera la media Ue nei servizi pubblici digitali» Il sottosegretario all’Innovazione rivendica i successi dell’esecutivo «SulPnrr raggiunti tutti i 69 obiettivi, 11miliardi tra PA e connettività»  ••• «La Commissione europea ha certificato che oggi l’Italia supera la media UE nei servizi pubblici digitali rivolti ai cittadini, nella copertura 5G, nella fibra FTTP e nella sanità digitale. Tre anni fa raccontavamo spesso di un’Italia costretta a inseguire». È con queste parole che Alessio Butti, sottosegretario con delega all’Innovazione Tecnologica e alla Transizione Digitale, commenta uno dei più eclatanti trionfi dell’esecutivo di centrodestra, (volutamente) dimenticato dai giornali pettinati dell’universo progressista.  Sessantanove progetti del Pnrr in ambito digitale realizzati su sessantanove. Ma la sinistra non diceva che il governo stava sprecando una occasione unica? «Le polemiche fanno parte della politica, i risultati però restano. Abbiamo raggiunto tutti i sessantanove milestone e target di nostra competenza, completando un percorso molto complesso che riguardava oltre 11 miliardi di euro tra digitalizzazione della PA e connettività. Quando ci siamoinsediati molti dossier presentavano ritardi e criticità.  Abbiamo scelto di lavorare senza cercare alibi, semplificando le procedure e accompagnando le amministrazioni».  Ci può raccontare i tre principali progetti concretizzati? «Difficile scegliere, ma menziono volentieri il passaggio al cloud della PA, che ha reso infrastrutture e servizi più sicuri e resilienti. Poi la PDND, la Piattaforma Digitale Nazionale Dati, che consente alle amministrazioni di scambiarsi informazioni senza chiederle nuovamente ai cittadini: oltre 9 mila enti collegati e più di 1 miliardo e mezzo di scambi di dati. Il terzo è aver risolto, con l’accordo Invitalia-Fibercop di un paio di settimanefa, la difficile situazione ereditata sul piano Italia 1 Giga».   Qual è quello che l'ha reso orgoglioso? «Più che un singolo progetto, mi rende orgoglioso il cambio di passo complessivo. Oggi, in diversi indicatori, siamo noi davanti a grandi Paesi europei. È probabilmente il risultato politico più importante».  Quali sono state le difficoltà nel raggiungere l’en plein?  «Trasformare obiettivi nazionali in migliaia di interventi locali. L’Italia ha quasi ottomila Comuni, il 70% dei quali sotto i cinquemila abitanti, con capacità amministrative e tecniche molto diverse. Per questo abbiamo semplificato radicalmente l’accesso ai fondi attraverso PA Digitale 2026, e costruendo una rete territoriale di circa 200 professionisti per assistere gli enti. È stata una gigantesca operazione amministrativa oltre che tecnologica».  C’è un obiettivo che non è rientrato nel Pnrr, ma che il governo vuole comunque realizzare? «Sì, ed è l’IT-Wallet. Non era uno degli obiettivi originari  del PNRR, ma abbiamo deciso di svilupparlo perché rappresenta il naturale passo successivo dell'identità digitale.  Oltre 11 milioni di cittadini lo hanno già attivato su App IO e sono stati caricati circa 20 milioni di documenti. Stiamo costruendo un sistema pienamente interoperabile con l'EUDI Wallet europeo e, su questo terreno, l’Italia è tra i Paesi più avanzati d’Europa.  Presto il Wallet potrà contenere molti altri attestati, dall’ISEE ai titoli di studio, e consentire nuovi servizi come la verifica anonima dell’età».  Esagero se affermo che col digitale si possono accorciare le distanze tra la parte più ricca e quella più povera dell'Italia? «Non esagera affatto. Il digitale è forse il più potente strumento di coesione territoriale. Un cittadino di un piccolo Comune deve poter ottenere gli stessi servizi, con la stessa qualità e negli stessi tempi, di chi vive a Milano o a Roma.  Cloud, connettività, telemedicina, servizi online e interoperabilità riducono la distanza fisica dagli uffici e dalle opportunità. È questa la nostra idea 
di trasformazione digitale, ossia usare la tecnologia per far sì che i diritti non dipendano dal Cap».  ---End text---  Author: CHRISTIAN CAMPIGLI  Heading:   Highlight:   Image:Alessio Butti Sottosegretario con delega all’Innovazione Tecnologica e alla Transizione Digitale -tit_org- Intervista a Alessio Butti - Butti: «Dalla fibra alla sanità digitale Così l'Italia è superiore alla media Ue» «Dalla fibra alla sanità digitale L’Italia supera la media Ue nei servizi pubblici digitali»   -sec_org-
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		<tp:writer>CHRISTIAN CAMPIGLI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Diffidenti sui vaccini? Caro Burioni, è colpa sua = Se la gente non crede più nei vaccini, caro Burioni, è colpa di quelli come lei ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/22/2026082201989104065.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/22/2026082201989104065.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"VERITÀ" </b>  del 22 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 05:38:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA VIROSTAR SPECULA SULLA MORTE DI UNA BIMBA PER DIFTERITE: SE NON AVESSE RACCONTATO BALLE...   Diffidenti sui vaccini? Caro Burioni, è colpa sua   Se la gente non crede più nei vaccini, caro Burioni, è colpa di quelli come lei  La virostar specula sulla morte di una bimba di 4 anni per accusare i media che hanno osato sollevare dubbi durante il Covid. Ma la perdita di fiducia nella scienza deriva dalle tante bugie dette da lui e dai suoi colleghi  n Le bugie sui vaccini, caro Burioni? Davvero ha il coraggio di parlare di bugie? Lei? Ha il coraggio di parlare di bugie proprio adesso che, pezzo dopo pezzo, il castello di bugie che avete raccontato sta venendo giù? Davvero vuole parlarne? E allora mi dica: chi è che diceva che «se ti vaccini non ti contagi» (...) segue a pagina 13  Segue dalla prima pagina di MARIO GIORDANO  (...) sapendo che non era vero? Chi è che diceva che bisogna vaccinare anche i bambini piccoli, anche le donne incinte, pur sapendo benissimo che era sbagliato farlo? Chi è che garantiva che i vaccini erano sicurissimi anche quando, persino per gli stessi produttori, persino per Pfizer o Moderna, non erano stati fatti test a sufficienza per garantirlo? Chi è che ha mentito fin dall’inizio sull’origine del virus? Chi è che ha taroccato i dati, modificato i grafici, chi è che ha taciuto informazioni che erano essenziali per i cittadini? Chi è che ha negato gli effetti avversi, sotterrando sotto montagne di disumanità la sofferenza di chi si era fidato delle vostre parole e, per l’appunto, delle vostre bugie? In evidente crisi di astinenza catodica, ormai emarginato nelle pagine interne di Repubblica, senza nemmeno un Fabio Fazio ad adularlo, lei, caro Burioni, illuminato virologo che disse «più facile morire colpiti da  un fulmine che uccisi dal Covid», scienziato tutto d’un pezzo che sentenziò «mascherine inutili» e subito dopo «mascherine obbligatorie», guru di Scientology che sa tutto e insegna tutto con l’eleganza che gli è propria (come quando disse: «I non vaccinati stiano agli arresti domiciliari come sorci» o come quando, da laziale incallito, paragonò la tragedia del Covid alla Roma Calcio), ha cercato ieri un po’ di luce riflessa speculando biecamente su una bambina di 4 anni, uccisa dalla difterite a Palermo. Siccome la piccola non era stata vaccinata, lei ha pensato bene di trovare i colpevoli della sua morte nei programmi tv, nei giornali e nei politici che, durante la pandemia, osarono sollevare qualche sacrosanto dubbio sull’obbligatorietà dei vaccini Covid. Fra le due cose c’è lo stesso rapporto che c’è fra me e miss Universo: purtroppo inesistente. Ma perché perdere l’occasione per scrivere una stupidaggine ammantandola di scienza? Non vale nemmeno la pena replicare che lo sciacallaggio sulla morte di una bambina per proporre, come fa lei, vaccini obbligatori di ogni tipo, è una meschinità.  E non vale nemmeno la pena replicare che un conto sono i vaccini e un conto sono i sieri che furono usati, in via affrettata e sperimentale, per il Covid. Tempo sprecato. Non  c’è peggior Burioni di chi burioneggia, e tant’è. Saremmo passati oltre se non fosse per la cosa che ci importa davvero: e cioè per sottolineare che è vero che la diffidenza degli italiani verso i vaccini è aumentata, come scrive lei, caro professore. Come è aumentata la diffidenza degli italiani verso le virostar e la scienza ufficiale. Ma è aumentata proprio per colpa sua. E di quelli come lei. È aumentata per colpa di chi ha imposto i vaccini a suon di menzogne, negando la verità, nascondendo i dati, raccontando balle una dopo l’altra, demonizzando chiunque provasse a sollevare dubbi o domande, trasformando la scienza in un dogma e mandando al rogo chiunque non s’inginocchiasse. Proprio così, caro Burioni: avete fatto della scienza una religione e del vaccino Covid un dio infallibile, e lo avete imposto con la violenza della menzogna. È questo che ha aumentato la diffidenza degli italiani verso i vaccini e verso gli scienziati come lei.  Per il semplice fatto che non si fidano più. E come dar loro torto? Era il 19 ge
nnaio 2021, la campagna vaccinale era cominciata da pochi giorni. La Regione Umbria, come raccontato da Fuori dal Coro e  da Marianna Canè nel suo libro Effetto Avverso, già segnalava all’Agenzia per il farmaco i primi casi di «fallimento vaccinale». Cioè: le persone vaccinate si contagiavano. Poi arrivarono le segnalazioni della Toscana, degli Spedali Civili di Brescia e altre ancora. Risposta ufficiale delle istituzioni scientifiche? Nascondere e negare.  Ripetere pubblicamente che «chi si vaccina non si contagia». Ripetere che bisogna vaccinarsi per altruismo.  Per aiutare gli altri. Per poter abbracciare i nonni. Quante persone sono andate a trovare i nonni convinti di non avere il virus perché erano  vaccinati («se mi vaccino non mi contagio»)? E quanti invece ce l’avevano? E quanti nonni nelle Rsa sono stati contagiati e uccisi in questo modo? A maggio, alla commissione d’inchiesta sul Covid, l’allora direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, lo ha ammesso: «Sapevamo che il vaccino non avrebbe evitato il contagio». E di quanto lo riduceva? «Solo un po’». Un po’ quanto? «Un po’». Insomma: non sapevate neppure quanto il vaccino riducesse la possibilità di contagio, eppure andavate in giro dicendo «chi si vaccina non si contagia». Lo avete fatto dire pure al presidente del Consiglio, Draghi, nel luglio 2021.  E viene a parlare a noi di bugie sui vaccini, caro Burioni? Lei? Lei che quelle bugie le ha sempre sottoscritte tutte? Lei che diceva che bisognava vaccinare i bambini, pur sapendo benissimo che sarebbe stato meglio non farlo? («Il vaccino ai bambini sotto i 12 anni non ha senso», disse, salvo poi consigliarlo appena approvato).  In questi giorni dagli Stati Uniti sta emergendo in modo  chiaro che l’uomo forte della pandemia, Anthony Fauci, mentiva sapendo di mentire sui vaccini: lo rivelano i suoi diari privati. E anche il suo braccio destro, David Morens, ha mentito sapendo di mentire. Anzi, è arrivato a distruggere mail e documenti per non far emergere la verità. Parliamo ancora di bugie, caro professor Burioni? Stia tranquillo: anche qui in Italia, seppur più lentamente, il castello verrà giù.  Verrà fuori chi raccontava le bugie e chi nascondeva la verità. Per esempio, nello studio con cui nel dicembre 2020 è stato approvato il vaccino Pfizer, sezione 2.6.11  «Conclusioni sulla sicurezza clinica», c’era scritto testualmente che «in questa fase mancano dati sulla sicurezza per i soggetti fragili». Eppure l’Aifa diede immediatamente indicazione di vaccinare prima di tutto i soggetti fragili dicendo che «i vaccini hanno dimostrato una elevata efficacia». Chi glielo aveva rivelato? Maga Magò? L’uccellino? Su cosa si fondava quella «elevata efficacia» sbandierata? Subito dopo dalla Norvegia arrivò la notizia dei primi 23 anziani morti dopo il vaccino, e i dirigenti dell’Aifa con un rigurgito di coscienza pensarono di avvertire i cittadini del pericolo («Sarebbe necessario dire qualcosa…»). Ma poi tacquero. Mandando i soggetti fragili allo sbaraglio. Senza informarli. Di chi è la colpa, dunque, professor Burioni, se oggi qualcuno non si fida? E gli effetti avversi? Sì, lo so, lei continua a negare il problema dicendo che per le statistiche sono «piccolissimi numeri». Ma di che statis t i c h e pa rl i a m o? M a rk Twain diceva: esistono le bugie piccole, le bugie grandi e poi esistono le statistiche. E scientificamente parlando aveva ragione. Nella bozza del quarto report sulla sorveglianza dei vaccini pubblicato dall’Aifa doveva essere inserito il dato delle reazioni avverse dopo la seconda dose di Astrazeneca, ben 2011 casi. «Non lo riporterei», disse il funzionario dell’Agenzia del farmaco. E infatti il dato sparì. Nel rapporto successivo uno degli esperti segnalò «l’incertezza sulla frequenza delle reazioni dopo la seconda dose». «Il dato è preoccupante, io lo toglierei», rispose il dirigente. E il dato in effetti fu tolto. Chi è allora, professor Burioni, che ha raccontato bugie? E mi fermo qui per non parlare delle cartelle cliniche dimenticate, dei dati non raccolti, delle analisi vietate, delle autop
sie non fatte, della farmacovigilanza attiva sempre bloccata: i «piccolissimi numeri» potrebbero essere assai meno piccoli se soltanto qualcuno provasse a indagare, anziché continuare a nascondere.  Solo così, per altro, solo facendo chiarezza e ristabilendo verità e trasparenza, si potrà ridare ai cittadini fiducia nelle istituzioni scientifiche di questo Paese e dunque nella scienza e dunque nei vaccini. E invece lei, caro Burioni, mi sembra uno di quei politici bolliti che pensano che il problema della mancanza di sicurezza non siano i criminali in libertà ma i giornalisti che ne danno conto. O uno di quei medici svalvolati che quando sale la febbre se la prendono con il termometro. Ecco: per quanto strano le possa sembrare se la gente non si fida più dei vaccini la colpa è di chi, scientificamente, ha raccontato bugie, non di chi quelle bugie ha cercato, giornalisticamente, di svelarle. So che le dispiace ma noi abbiamo fatto il nostro mestiere, siete voi che non avete fatto il vostro. E stia sicuro, visto che lo ripete in continuazione come un disco rotto, che sappiamo benissimo che la Terra non è piatta. La Terra è tonda come una palla. E noi le palle abbiamo imparate a conoscerle da tempo. A cominciare dalle vostre.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: MARIO GIORDANO  Heading:   Highlight: Avete trasformato la ricerca in dogma mandando al rogo chi non si prostrava   Negli Usa sta venendo giù il castello di balle Professore, tranquillo: succederà anche qui  Image:TUTTO LUI Roberto Burioni, professore presso l’Università Vita-Salute San Raffaele  [Imagoeconomica] -tit_org- Diffidenti sui vaccini? Caro Burioni, è colpa sua   Se la gente non crede più nei vaccini, caro Burioni, è colpa di quelli come lei   -sec_org-
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