<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?>
<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:tp="http://telpress.it/xsd/newspaper" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"   >
	<channel>
	<atom:link href="http://gimbe.telpress.it/rss.php?l=1" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<title>Rassegna online.</title>
	<link>http://gimbe.telpress.it</link>
	<description>Rassegna online</description>
	<language>it</language>
	<lastBuildDate>Thu, 20 Aug 2026 16:10:02 +0200</lastBuildDate>
	<image>
		<url>http://gimbe.telpress.it/configuration/images/PDF/1/logo.png</url>
		<title>Rassegna online</title>
		<link>http://gimbe.telpress.it</link>
	</image>
	<item>
		<title><![CDATA[Intervista a Nino Cartabellotta - «Per il diritto alle cure serve un patto di lungo periodo» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001736404488.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001736404488.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 20 di <b>"PROVINCIA DI COMO" </b>  del 20 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 06:11:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="45675" Sales="10150" Printing="11765" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001736404488.PDF"><![CDATA[PROVINCIA DI COMO]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001736404488.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[«Per il diritto alle cure serve un patto di lungo periodo»   L'intervista nino cartabellotta.  Il presidente della fondazione Gimbe: «Diminuiscono le risorse, si allungano i tempi di attesa, chi può si rifugia nel privato: senza un progetto condiviso il sistema rischia di morire»  sergio baccilieri  I  l nostro sistema sanitario nazionale in crisi non ha una data di scadenza, non rischia di scomparire dall’oggi al domani, piuttosto è in corso una lenta erosione del diritto alla salute.  Questa è la chiave di lettura che Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, offre circa la persistente difficoltà della nostra sanità, non solo locale, tema i costi in aumento, l’invecchiamento della popolazione, la carenza di personale.  Dottore, è proprio impossibile invertire la rotta?  Forse è possibile, ma bisogna ripensare più complessivamente il sistema Paese, senza inseguire politiche neo liberiste e ripartendo dal pubblico.  Da tempo caldeggiamo un patto per la sanità, con un orizzonte di lungo periodo e non a corto raggio. Eppure ogni agosto il Ministero della Salute chiede grandi investimenti e poi però a settembre il collega della Finanze assegna meno fondi rispetto a quanto auspicato.  Il governo sulla sanità rivendica un aumento dell’impegno economico...   In termini assoluti sì, anche per cifre importanti, oltre 17 miliardi. Numeri che però sono stati erosi dai costi energetici e dall’inflazione spinta dalle guerre e dalle crisi internazionali. In percentuale, di fatto, rispetto al prodotto interno lordo la spesa per la sanità è scesa.  Dicasi definanziamento?  Sì, anche le Regioni più ricche infatti sono in difficoltà, in Lombardia è successo nei mesi scorsi per il reclutamento del personale, la spesa per le assunzioni, ma accade altrove anche per garantire i livelli minimi assistenziali. Senza nuove energie, a fronte di incombenze sempre più gravose, andiamo incontro a un sistema sanitario selettivo e non più universalistico. Per alcune cose il diritto alla salute continua a funzionare, per altre cose invece il diritto rimane solo sulla carta.  Qualche esempio?  Senza date utili per prenotare visite ed esami la gente passa al privato e decide di pagare di tasca propria. Oppure rinuncia, tra il 5% e il 10% della nostra popolazione salta controlli e test perché fatica ad accedere  alle cure, a volte magari il posto c’è ma è molto distante, basti pensare agli anziani soli. Infine i veri pazienti aspettano, anche anni.  Ma è tutto da buttare o qualcosa possiamo salvarla?  No, non è tutto da buttare, anzi:  urgenze, patologie complesse, reparti specialistici, molte cose sono garantite a tutti.  E i medici di medicina generale?  È un tema enorme che merita una riflessione condivisa, non una bandierina da conquistare.  All’ultimo, alla scadenza dei fondi del Pnrr, si è scelto di riaprire il tema con una polarizzazione forte, uno scontro che non ha portato da nessuna parte. I medici di famiglia non diventeranno dipendenti del sistema pubblico, ma da liberi professionisti avranno alcuni compiti nelle case di comunità ancora da chiarire.  Insomma adesso cosa succede?  Dare una risposta non è semplice. Io direi che senza fondi e senza medici e con troppi pazienti da assistere non è dall’oggi al domani che il nostro sistema sanitario è destinato a morire, non c’è una data precisa da segnare. È in corso invece da circa un decennio una lenta perdita della capacità di erogare a tutti con puntualità i servizi, le cure, i diritti. C’è uno spostamento dei cittadini verso il privato, a pagamento, per chi può permetterselo. Insieme ad uno spostamento dei sanitari che lasciano ospedali e ambulatori pubblici per offrirsi al mercato, alimentando ancor più le difficoltà del sistema sanitario.  Indipendentemente dai colori, indipendentemente dall’avvicendarsi dei governi, su questo tema servirebbe il massimo impegno di tutti.  ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: SERGIO BACCILIERI  Heading: L'intervista nino cartabellotta.  Il presidente della fondazione Gimbe: «Diminuiscono le risorse, si allungano i tempi di att
esa, chi può si rifugia nel privato: senza un progetto condiviso il sistema rischia di morire»  Highlight: n Rispetto  al prodotto interno lordo, la spesa per la sanità è diminuita»  Image:Nino Cartabellotta -tit_org- Intervista a Nino Cartabellotta - «Per il diritto alle cure serve un patto di lungo periodo»   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>SERGIO BACCILIERI</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001736404488.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[L'ai aiuta il medico che la governa ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990104065.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990104065.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 24 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 20 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 05:46:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1703000" Sales="165332" Printing="208605" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990104065.PDF"><![CDATA[CORRIERE DELLA SERA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990104065.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[L’AIAIUTAILMEDICOCHELAGOVERNA   Salute L’algoritmo è una rivoluzione solo se usato come strumento e se i sanitari ne conoscono funzionamento e limiti  di Marco Confalonieri e Sergio Harari  M  ettendoci nei panni di un paziente, abbiamo chiesto a un noto chatbot un consiglio per una tosse. In pochi secondi ci ha posto domande appropriate e fornito indicazioni prudenti e verosimilmente utili. Quale medico vorremmo incontrare se avessimo un problema di salute? Un algoritmo che ci parla con voce umana? Un medico che guarda più lo schermo che il paziente? Oppure un professionista capace di usare le possibilità straordinarie offerte dalla tecnologia senza rinunciare al giudizio clinico e alla relazione con chi gli sta davanti? La domanda non è retorica. Negli ultimi cinquant’anni la medicina è cambiata molto più rapidamente della formazione dei medici.  L’intelligenza artificiale rende questa distanza ormai impossibile da ignorare. Fino a pochi decenni fa il medico era artefice e depositario del proprio sapere. Diagnosi e terapia dipendevano soprattutto dall’osservazione del malato, dalla semeiotica e da pochi esami. Il giudizio del grande maestro aveva un peso enorme, talvolta eccessivo. La medicina basata sulle prove scientifiche ha corretto quell’autoreferenzialità. Ma nel frattempo è avvenuta un’altra trasformazione. Fisica, ingegneria, informatica e biologia molecolare hanno generato TAC, RMN, PET, chirurgia robotica, sequenziamento genetico e farmaci biotecnologici. Quasi nessuna delle grandi innovazioni che oggi cambiano la medicina nasce più all’interno di una sola disciplina: è il risultato dell’incontro tra saperi diversi. Il medico ne è diventato un utilizzatore formidabile, ma la sua formazione non sempre gli consente di comprendere gli strumenti di cui si serve. La tecnologia ha salvato innumerevoli vite; il problema è che la formazione medica non si è trasformata con la stessa velocità.  Con l’intelligenza artificiale il salto è radicale. Una macchina non si limita più a misurare un parametro o produrre un’immagine: può riconoscere configurazioni, confrontare milioni di dati, proporre diagnosi, stimare prognosi e terapie, riassumere una cartella clinica e dialogare con il paziente. Ma un risultato statisticamente plausibile non è necessariamente vero per la persona che abbiamo davanti. Un algoritmo può essere accurato e tuttavia sbagliare proprio nel sottogruppo di quel paziente; un sistema generativo può fornire una risposta convincente e falsa.  Per questo non basta insegnare ai futuri medici a «usare l’intelligenza artificiale». Occorre sapere come nasce un dato, distinguere associazione e causalità, comprendere probabilità, errore e bias, e valutare se un modello funziona fuori dal contesto in cui è stato costruito.  Questo non significa trasformare ogni medico in un ingegnere o in un programmatore mediocre. Significa renderlo abbastanza competente da formulare il problema clinico, capire la risposta tecnologica, riconoscerne i limiti e rifiutarla quando necessario. Qui torna utile Edgar Morin, che contrapponeva alla «testa  ben piena» una «testa ben fatta»: non l’accumulo di informazioni, ma la capacità di organizzarle, collegarle e affrontare l’incertezza.  Nessuna memoria umana può contenere tutta la conoscenza disponibile. Continuare ad aggiungere nozioni a curricula già sovraccarichi non può essere la risposta. Bisogna invece insegnare a connettere: anatomia e imaging, fisiologia e segnali biologici, farmacologia e caratteristiche del paziente, genetica e ambiente, clinica e analisi dei dati. Statistica e probabilità non dovrebbero essere esami dei primi anni poi dimenticati, ma strumenti del ragionamento clinico. Allo stesso modo informatica e intelligenza artificiale non dovrebbero essere un corso accessorio, ma attraversare i problemi reali della medicina.   ILLUSTRAZIONE DI DORIANO SOLINAS  L’incertezza dovrebbe quindi diventare materia di insegnamento. Il bravo medico deve saper dire quanto è sicuro di una diagnosi, quali alternative rimangono, quale informazione potrebbe cambiare la decisi
one e quando è meglio aspettare. Proprio qui un uso acritico dell’intelligenza artificiale può essere pericoloso: una risposta molto sicura rischia di cancellare il dubbio anziché renderlo consapevole. Cambiare formazione non significa, però, sacrificare ciò che la medicina possiede di più antico. Al contrario. Quanto più cresceranno gli strumenti digitali, tanto più conteranno anamnesi, esame obiettivo, capacità di osservazione e rapporto con il paziente. Se il medico non conosce direttamente il malato, non possiede neppure il riferimento con cui giudicare ciò che la macchina gli propone. La tecnologia dovrebbe liberare tempo e capacità cognitive per la relazione clinica, non sostituirla. È un principio che Leone XIV ha richiamato nella Magnifica Humanitas: la tecnologia può sostenere la cura, ma non sostituire libertà, giudizio e responsabilità umane. In medicina l’algoritmo può ampliare le possibilità del medico, non sostituirlo nella relazione con il malato e nella responsabilità della decisione.  Anche il modo di valutare gli studenti dovrebbe cambiare. Sapere molte cose resta indispensabile, ma non sufficiente. Occorre verificare se il futuro medico sa affrontare un caso non previsto dal manuale, interpretare dati incompleti, riconoscere un errore, lavorare con competenze differenti e spiegare a un paziente una decisione ragionevole pur nell’incertezza.  La sfida non è scegliere tra il medico e l’algoritmo, ma decidere quale medico mettere di fronte all’algoritmo. La vera riforma è formare un medico con una solida identità clinica, capace di comprendere il linguaggio della tecnologia e quindi di governarla, non di esserne subordinato.  ---End text---  Author: Marco Confalonieri :-: Sergio Harari  Heading: Salute L’algoritmo è una rivoluzione solo se usato come strumento e se i sanitari ne conoscono funzionamento e limiti  Highlight:   Image:LLUSTRAZIONE DI DORIANO SOLINAS -tit_org- L’ai aiuta il medico che la governa   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Marco Confalonieri - Sergio Harari</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990104065.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Nel caldo di luglio strage di anziani 8% in più di decessi = Caldo, la strage degli anziani a luglio colpiti gli over 85 ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990304063.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990304063.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 20 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La conferma dai dati del ministero della Salute: nelle città italiane la crescita è dell'8% L'epidemiologo: "Bevono di meno e vanno incontro a un disequilibrio elettrolitico"</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 05:46:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1329000" Sales="104588" Printing="120998" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990304063.PDF"><![CDATA[REPUBBLICA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990304063.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Nel caldo di luglio strage di anziani 8% in più di decessi   Caldo, la strage degli anziani a luglio colpiti gli over 85 La conferma dai dati del ministero della Salute: nelle città italiane la crescita è dell’8% L’epidemiologo: “Bevono di meno e vanno incontro a un disequilibrio elettrolitico”  di BOCCI e FRAIOLI  A a pagina 10    l caldo colpisce duramente i grandi anziani. Sono stati loro a morire più di quanto atteso nel luglio scorso. A fronte di dati generali degli over 65 stabili, cioè con un numero di decessi sovrapponibile alla media dei cinque anni precedenti, se si osserva il sottogruppo di chi ha più di 85 anni si vede una crescita della mortalità dell’8%, frutto della media del 9% al Nord e del 7% al Sud. I dati sono quelli che il dipartimento di epidemiologia e prevenzione prepara periodicamente per il ministero alla Salute, osservando i numeri delle morti nelle 54 città italiane con più di 100 mila abitanti.  I decessi degli ultrasessantacinquenni nel mese scorso sono stati circa 10 mila. Come detto, il dato è praticamente identico alle attese. E se tra i più anziani c’è stato un aumento, significa che tra chi ha da 65 a 84 anni si è addirittura visto un calo (-11% nella fascia fino a 74 anni). Il  I  tutto malgrado luglio sia stato, con giugno, un mese di caldo record. Poche le realtà dove ci sono stati problemi significativi (la mortalità ha sempre un certo livello di oscillazione). «I dati per le singole città – scrive il Dep - evidenziano a luglio un incremento statisticamente significativo solo in alcune città del sud, a Palermo e al limite della significatività statistica a Cagliari». I ricercatori studiano l’andamento dei decessi a seconda delle temperature e hanno fatto un approfondimento sulla terza ondata di calore, arrivata alla metà di luglio in date un po’ diverse a seconda delle città: «Si evidenzia un eccesso significativo della mortalità nella popolazione over 65 in alcune città del sud: Reggio Calabria, Messina, Palermo e Cagliari e al limite della significatività statistica a Campobasso, Pescara e Latina».  Secondo Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’Università di Milano, i numeri danno un messaggio chiaro: «Ci dobbiamo evidentemente concentrare sui grandi anziani. Muoiono prevalentemente per problemi renali e cardiaci. Diminuisce lo stimolo della sete, non bevono e vanno incontro a un disequilibrio elettrolitico che crea problemi a cuori già compromessi». Però il dato degli over 65 non sembra quello di un’estate così calda. «Abbiamo imparato a prendere misure per evitare l’impatto delle ondate di calore – dice ancora – Un percorso iniziato dopo il 2003, l’anno in cui il caldo fece decine di migliaia di morti in Europa».  L’epidemiologo spiega anche perché a luglio, rispetto ad altri Paesi europei dove ci sono stati molti morti, l’Italia abbia dati migliori. «Al Sud, intanto, la vita è da sempre organizzata per vivere con il caldo. Al Nord è cresciuto dal 2003 l’uso dell’aria condizionata, evidentemente adottata di più rispetto al Nord Europa». In generale, riguardo alla mortalità degli anziani tra 65 e 84 anni, l’esperto fa notare come sia da noi che in altri Paesi «nel 2025 si è registrato un record di bassa mortalità su tutto l’anno. Il risultato è frutto di vari miglioramenti degli stili di vita, come diminuzione del fumo, cura dell’ipertensione e così via. Fattori che potrebbero aver inciso anche quest’anno».  ---End text---  Author: MICHELE BOCCI  Heading:   Highlight: i numeri  10.000 I decessi dai 65 anni in su I decessi dai 65 anni in su nel mese scorso sono stati circa 10 mila  -11% Tra 65 e 74 anni È la fascia di età dove, invece, si è vista la più marcata discesa della mortalità  Image:Secondo i dati di luglio, in Italia il caldo ha provocato un aumento della mortalità tra gli over 85 anni Q -tit_org- Nel caldo di luglio strage di anziani 8% in più di decessi    Caldo, la strage degli anziani a luglio colpiti gli over 85   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Michele Bocci</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990304063.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Intervista a Carlo Carraro  - Carraro "Il governo non resti immobile di fronte al disastro" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990004064.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990004064.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 20 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 05:46:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1329000" Sales="104588" Printing="120998" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990004064.PDF"><![CDATA[REPUBBLICA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990004064.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Carraro “Il governo non resti immobile di fronte al disastro”   l’intervista di LUCA FRAIOLI ROMA  i fronte all’emergenza clima il governo è immobile. E invece andrebbe creata subito di una unità di crisi, dotata di strumenti e risorse per intervenire dove necessario». Carlo Carraro, rettore emerito e professore di Economia Ambientale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è stato membro del Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), consulente del governo Draghi e tra i padri fondatori del Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). Gran parte della sua carriera ha visto incrociarsi riscaldamento globale ed economia: l’estate del 2026 non lo ha colto di sorpresa.  Professor Carraro, ha sofferto il caldo? «Non negli ultimi giorni, perché li ho trascorsi in montagna. Ma ero in Francia quando gli incendi hanno assediato Bordeaux».  Ha letto l’intervento di Antonio Scurati su “Repubblica”? «Sì e l’ho molto apprezzato. La cifra letteraria e immaginifica aiuta a trovare modi nuovi di raccontare la crisi climatica. Ma non vedo intorno a me una umanità rassegnata, distesa sui lettini aspettando che passi l’ondata di calore. Vedo  D  invece tante persone preoccupate di quello che sta succedendo e che agiscono perché le cose cambino».  Anche chi ha responsabilità politiche? «No, loro mi paiono assolutamente immobili. E non è chiaro perché.  Probabilmente sottostimano la questione, pensano che sia un problema di lungo periodo, ma è evidente a tutti che non è più così».  Cosa dovrebbe fare l’unità di crisi che lei auspica? «Intervenire su scala nazionale, ma anche a livello regionale e comunale per affrontare gli impatti di breve periodo, quelli che stiamo vedendo in questi giorni di caldo e che vedremo nelle prossime settimane con piogge torrenziali… perché siamo solo all’inizio».  E per azioni a più lungo termine? «Andrebbe istituito un comitato interministeriale con dentro i titolari di Esteri, Economia, Agricoltura, Made in Italy. La crisi climatica non riguarda solo l’energia o l’ambiente».  Perché finora si è fatto così poco? «È prevalsa, nel ceto politico ma anche in quello imprenditoriale, una visione di breve periodo. Senza capire che stiamo parlando di una traiettoria che, per quanto riguarda il clima, la tecnologia e la crescita  economica ha a che fare con i prossimi 10 o 20 anni. Il problema è il futuro del Paese. Chi, nel mondo, si è mosso in modo diverso rispetto a noi non lo ha fatto tanto per la preoccupazione legata al cambiamento climatico, ma per una convenienza economica e geopolitica».  Un esempio di queste “convenienze”? «Certamente le energie rinnovabili.  Anche negli Usa, nonostante Trump, gli impianti sono aumentati anziché diminuire. In tutto il mondo nell’ultimo anno e mezzo c’è stata una fortissima crescita: il 90% della nuova capacità di produzione di energia elettrica è fatta con rinnovabili. In un anno si è generata più elettricità con le rinnovabili che in 70 anni di nucleare. Sono scelte fatte per l’economicità delle rinnovabili nel breve periodo, ma anche per a fronte a futuri shock energetici, ripetuti e imprevedibili. I cui effetti sono molto più importanti nei Paesi che dipendono di più dal gas».  È per questo che la Ue ci ha concesso 14 miliardi di sforamento “per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili”? «Sì, il nostro Paese è troppo vulnerabile. Per esserlo meno  dobbiamo spostarci di più verso l’elettrificazione e la produzione di elettricità con le rinnovabili. Quei 14 miliardi dovrebbero servire a questo. Speriamo che vengano spesi bene».  Esiste un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc). Se adottato ci aiuterebbe ad affrontare le crisi future? «Non ha ricevuto finanziamenti e quindi le misure sono rimaste sulla carta. Ma il risultato finale è comunque troppo dettagliato e troppo verticistico, quindi è difficile da mettere in pratica. Il Cmcc ha prodotto mappe molto dettagliate di quello che sarà il futuro dell’Italia dal punto di vista climatico: si sarebbe potuto immaginare fin dall’inizio un Pnacc da declinare localmen
te, a livello regionale o addirittura cittadino, magari realizzando rifugi in cui le persone vulnerabili possano ripararsi durante le ondate di calore. Come dimostrano i decessi nelle settimane più calde di giugno e luglio, c’è un impatto diretto sulle persone, in particolare sulle persone anziane: qualcuno dovrebbe farsene carico, come è successo durante la pandemia».  ---End text---  Author: LUCA FRAIOLI  Heading: l’intervista di LUCA FRAIOLI ROMA  Highlight: il dibattito  Il racconto firmato dallo scrittore Antonio Scurati sull’estate del caldo record in tutta Europa ha aperto il dibattito tra intellettuali ed esperti del clima È stato pubblicato il 15 agosto  L’intervista allo scrittore Stephen Markley, autore del romanzo distopico Diluvio sui danni ambientali, pubblicata il 18 agosto “Ci salverà l’energia sostenibile, ma non c’è più molto tempo”   “ Serve un’unità di crisi per affrontare clima e piogge torrenziali. Perché siamo solo all’inizio  Image:Carlo Carraro, rettore emerito e professore di Economia Ambientale all’Università Ca’ Foscari R -tit_org- Intervista a Carlo Carraro  - Carraro "Il governo non resti immobile di fronte al disastro”   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Luca Fraioli</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001990004064.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Intervista a Robert Nistico' - «Revisione del prontuario sarà mirata, corsie veloci peri farmaci innovativi» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984604054.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984604054.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 20 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 05:46:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="657000" Sales="55303" Printing="108878" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984604054.PDF"><![CDATA[SOLE 24 ORE]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984604054.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[«Revisione del prontuario sarà mirata, corsie veloci per i farmaci innovativi»   L’intervista. Robert Nisticò. Per il presidente Aifa l’aumento della spesa farmaceutica va governato  R  obert Nisticò è presidente dell’Agenzia italiana del farmaco e a metà mandato si trova a gestire la patata bollente di una spesa farmaceutica che continua a crescere e va governata per garantire le terapie a tutti soprattutto quelle innovative rispettando allo stesso tempo il difficile mantra della sostenibilità.  La spesa farmaceutica del Ssn sfiora ormai i 25 miliardi.  È inarrestabile perché l’innovazione non si arresta: oggi abbiamo farmaci sempre più sofisticati e da qui al 2030 ci saranno tante nuove terapie geniche e Car t. E l’innovazione costa perché dietro ci sono anche tanti fallimenti nella ricerca e le imprese devono compensarli. Tra l’altro oggi anche le malattie rare sono sempre più conosciute e diagnosticate con almeno 16-17 farmaci orfani, spesso molto costosi, che vengono approvati. E poi ovviamente c’è il grande tema dell’invecchiamento e della cronicità con pazienti sempre più complessi da gestire. Da qui una crescita della spesa importante, ma non fuori controllo. Il tema è come governarla.  Ma c’è il rischio che i farmaci innovativi arrivino in ritardo dopo la clausola di Trump sulla Most favored nation? Si c’è un rischio concreto e già si osservano ritardi nei lanci di nuove terapie in Italia e in Europa. Per questo bisogna fare attenzione agli strumenti da mettere in campo per contenere la spesa.  Cosa farete dunque sulla revisione del Prontuario di cui si è discusso molto? Su richiesta del ministro Schillaci e dopo la norma nella manovra dell’anno scorso abbiamo studiato diversi possibili interventi. Ma proprio alla luce della situazione geopolitica internazionale puntiamo ora a intervenire con una revisione più mirata entro l’autunno.  Niente più prezzo di riferimento più basso per area terapeutica dunque? Abbiamo ricevuto un chiaro indirizzo politico su questo e cioè che non si deve rischiare di far pagare il cittadino con la compartecipazione per continuare ad avere il suo farmaco. Però stiamo studiando una “ripulitura” del prontuario per escludere quei medicinali rimborsati approvati magari 30 anni fa o che non hanno una solida evidenza scientifica o non hanno passato un severo scrutinio regolatorio e che si dimostrano non così utili.  Puntate a fare dei risparmi con questa “ripulitura”? Ci sono classi come gli Omega 3  che da soli cubano 120 milioni e questa potrebbe essere una prima categoria sotto la lente tra quelle da escludere perché magari non utili oppure obsolete. Ma anche spingendo con le rinegoziazioni dei prezzi puntiamo a fare diverse centinaia di milioni di risparmi.  Ma non c’è anche un problema di appropriatezza? Questo è un tema fondamentale, in un Paese che consuma tanti farmaci con una popolazione che invecchia e con medici che hanno sempre più difficoltà a resistere alle richieste dei pazienti che chiedono farmaci. Per l’innovazione l’appropriatezza è  guardare al valore degli esiti di cura real world e su quello negoziare il prezzo abbassandolo o alzandolo. Per i farmaci a largo consumo come quelli per i cardiopatici bisogna spingere su algoritmi e farmacogenomica che ti aiutano a capire qual è il farmaco giusto per il paziente giusto e poi le interazioni con gli altri farmaci visto che gli anziani oggi prendono anche 10-15 medicine al giorno, che è una follia.  A cosa punta negli ultimi 2 anni e mezzo di mandato? Mi piacerebbe vedere corsie preferenziali per assicurare un accesso precoce ai farmaci innovativi promettenti ancora non approvati in modo da contrastare anche la Mfn di Trump per poi verificare in base agli esiti di cura il loro valore.  Vorrei più digitalizzazione e intelligenza artificiale nelle valutazioni regolatorie e lasciare una Aifa più forte e solida con più personale e competenze.  —Mar.B.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: mar b  Heading:   Highlight: Stiamo studiando una “ripulitura” del prontuario per escludere quei medicinali non più utili  
Image:IMAGOECONOMICA  Legge di Bilancio. L’obiettivo è innalzare i tetti di spesa IMAGOECONOMICA  Presidente dell’Aifa.  Robert Nisticò guida l’Agenzia italiana del farmaco da circa 2 anni e mezzo -tit_org- Intervista a Robert Nistico' - «Revisione del prontuario sarà mirata, corsie veloci peri farmaci innovativi»   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Mar B</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984604054.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Sanità, per le imprese il conto del payback cresce a 4 miliardi = Sanità, per le imprese il conto del payback cresce a 4 miliardi ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001989904059.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001989904059.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 20 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L'allarme. Gli sforamenti di spesa su farmaci e dispositivi aumentano il contributo delle aziende In legge di Bilancio si punta a rialzare i tetti e a velocizzare le autorizzazioni in attesa della Consulta</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 05:46:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="657000" Sales="55303" Printing="108878" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001989904059.PDF"><![CDATA[SOLE 24 ORE]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001989904059.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, per le imprese il conto del payback cresce a 4 miliardi   L’allarme L’obiettivo è alzare i tetti e velocizzare le autorizzazioni in attesa della Consulta   Sanità, per le imprese il conto del payback cresce a 4 miliardi L’allarme. Gli sforamenti di spesa su farmaci e dispositivi aumentano il contributo delle aziende In legge di Bilancio si punta a rialzare i tetti e a velocizzare le autorizzazioni in attesa della Consulta  Da odioso obolo a pesante extratassa arrivata a presentare un conto schizzato a 4 miliardi alle imprese della filiera sanitaria che producono farmaci e dispositivi e che lavorano per il Servizio sanitario nazionale. È il payback, che costringe le aziende a pagare metà dello sforamento dei tetti di spesa, che sono sottofinanziati. In manovra si punta a rialzare i tetti e a velocizzare le autorizzazioni in attesa della Consulta. Bartoloni —a pag. 4   Da odioso obolo a pesante extratassa che è arrivata a presentare un conto salatissimo di circa 4 miliardi alle imprese della filiera sanitaria che producono farmaci e dispositivi medici e che lavorano per il Servizio sanitario nazionale. Eccolo il diabolico payback che costringe le aziende a pagare di tasca propria metà dello sforamento dei tetti di spesa che sono abbondantemente sottofinanziati e dunque da sempre vengono sfondati. Ma con cifre sempre più alte – quello sui farmaci è più che raddoppiato nel giro di cinque anni - tanto che la Consulta presto potrebbe decretarne l’illegittimità mentre il Governo proverà nella prossima manovra di bilancio ad attutirne l’impatto con un rialzo dei tetti di spesa e con la promessa di provare anche a fissare un tetto massimo anche per il payback in modo da garantirne la certezza. Anche perché il peso eccessivo del payback rischia di aggiungere benzina sul fuoco nella “guerra sui farmaci” scatenata dal presidente Usa Donald Trump con la nuova clausola della Most favored nation che punta ad allineare i prezzi dei medicinali americani a quelli più bassi dei Paesi europei, come l’Italia.  Il payback farmaceutico appena certificato dall’Agenzia del farmaco per il 2025 – ultimo anno per il quale sono stati chiusi i conti – è arrivato a 2,38 miliardi: cinque anni prima nel 2021 era 1 miliardo e da lì cresciuto a un ritmo del 20-25% ogni anno prima a 1,26 nel 2022, poi a 1,6 miliardi nel 2023 e infine a 2 miliardi nel 2024 fino ai 2,4 miliardi dell'anno scorso. Più complessa e contorta la vicenda del payback dei dispositivi medici introdotto solo nel 2022: dopo aver fatto pagare 500 milioni alle imprese per il triennio 2015-2018, resta in sospeso la cifra monstre di 5 miliardi di payback per il 2019-2024 mentre solo per il 2025 lo sfondamento del tetto è di 2,89 miliardi con un payback stimato a carico delle imprese di 1,45 miliardi.  Da qui appunto un conto complessivo per tutte le aziende della filiera sanitaria che sfiora i 4 miliardi solo per l’anno scorso. Una somma insostenibile con le imprese che aspettano ora un segnale importante in manovra.  Misure in cantiere sui farmaci La spesa farmaceutica a carico del Ssn nel 2025 ha sfiorato i 25 miliardi crescendo di oltre il 5% e producendo uno sfondamento tutto concentrato sul tetto degli acquisti diretti (i farmaci ospedalieri) di 4,76 miliardi, di cui la metà appunto – 2,38 miliardi – a carico delle imprese per il cosiddetto payback. Una cifra record per questo strumento introdotto in via straordinaria nel 2013 per contenere la spesa e stabilizzato dal 2019 che ora il Governo vuole attutire. Dopo aver già aumentato il tetto sugli acquisti diretti con la manovra dell’anno scorso portandolo all’8,7% del fondo sanitario nazionale (la torta delle risorse del Ssn) l’obiettivo ora è farlo crescere di un altro 0.20-0,25% per arrivare praticamente al 9%, un rialzo comunque non sufficiente (nel 2025 la spesa ha raggiunto l’11,82% del fondo sanitario). La farmaceutica dovrebbe comunque beneficiare anche dell’aumento complessivo delle risorse del Fondo: il ministro Schillaci ha chiesto al collega al Mef Giorgetti 5 miliardi in più, una dote tutta da verificare. Ma 
allo studio ci sono anche misure per spendere tutte o quasi le risorse del Fondo per i farmaci innovativi da 1 miliardo che registra oltre 500 milioni non spesi: l’idea è di eroderli il più possibile aumentando a esempio anche l’importo dedicato agli antibiotici.  Il Governo con i ministeri più “esposti” - Salute, Mimit ed Esteri - sta anche lavorando a un documento con le strategie per “arginare” la Most favored nation di Trump. Ci sono già stati degli incontri con lo Us Trade representative e oltre a mettere sul tavolo le misure per alleggerire il payback, sono allo studio corsie veloci per le terapie innovative basate sugli esiti di cura e l’impegno a rendere omogenei i tempi di autorizzazione spesso molto lunghi delle regioni. Misure queste che potrebbero entrare nel testo unico sulla farmaceutica ora in Parlamento. L’idea di fondo sempre sul payback è anche quella di fissare un tetto massimo che non può essere superato: magari calcolato sul fatturato (oggi pesa sul 18%) con Farmindustria che nell’ultima assemblea ha chiesto che si congelasse a livello del 2023 quando raggiunse 1,6 miliardi.  Gli interventi per il biomedicale La situazione per le imprese dei dispositivi medici è ancora tutta da chiarire: dopo aver pagato 500 milioni di payback per il 2015-2018 le aziende hanno chiesto lo stop definitivo a questo strumento che rischia di strozzarle. In attesa di capire cosa accadrà sul pregresso - 5 miliardi di payback solo dal 2019 al 2024 - il ministero della Salute sta studiando un nuovo rialzo del tetto di spesa dopo quello dell’anno scorso che era stato portato al 4,6% sul Fondo sanitario: l’idea è di alzarlo di un altro 0,20 per cento. Allo studio anche l’attivazione - come per i farmaci - di un Fondo per i dispositivi innovativi partendo con 330 milioni nel 2027 per poi salite a 500 milioni dal 2028. Tutte misure tampone che però non disinnescano la mina del payback, a meno che non lo faccia la Corte costituzionale a cui i giudici amministrativi hanno sollevato la questione di legittimità per questa tassa nata come contributo «a carattere eccezionale e solidaristico» e trasformata «in un prelievo strutturale destinato a finanziare in via ordinaria la spesa sanitaria».   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marzio Bartoloni  Heading:   Highlight: 25 miliardi  la spesa per farmaci del ssn La spesa farmaceutica Ssn ha toccato i 24 miliardi e 937 milioni nel 2025, con un'incidenza sul Fondo sanitario del 18,42% a fronte di un tetto al 15,3%   Il Governo lavora anche alle strategie per contrastare la clausola della Most favored nation voluta da Trump  Image:Come è cresciuta la scure del payback L’impatto del payback sulla spesa farmaceutica e dei dispositivi medici negli ultimi anni. Dati in miliardi 2,5  Payback farmaceutico  2,38 2,01  2,0 1,5  1,36  1,64  1,39 1,03  1,0  1,26  0,5  0  2,0  Payback dispositivi medici  1,5 1,0  0,77  1,06  1,05  1,11  2021  2022  2023  1,24  1,45  0,5  (*)  0  2019  2020  2024  2025  (*) Non si prende in considerazione l’anno 2020, in quanto i relativi valori si considerano alterati dalle esigenze connesse all’emergenza sanitaria.  Fonte: elaborazione Il Sole 24 Ore su dati Aifa e Corte dei conti -tit_org- Sanità, per le imprese il conto del payback cresce a 4 miliardi   Sanità, per le imprese il conto del payback cresce a 4 miliardi   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Marzio Bartoloni</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001989904059.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA["Melanomi, il vaccino ridurrà le recidive" = "Il vaccino anti-melanoma funziona I test sono positivi, la recidiva è ridotta" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984704055.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984704055.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"STAMPA" </b>  del 20 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L'annuncio di Moderna sul nuovo farmaco oncologico con tecnologia MRNA. Il titolo dell'azienda vola in Borsa</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 05:46:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="764000" Sales="79275" Printing="66758" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984704055.PDF"><![CDATA[STAMPA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984704055.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[i test di moderna e Merck  “Melanomi, il vaccino ridurrà le recidive”   “Il vaccino anti-melanoma funziona I test sono positivi, la recidiva è ridotta” L’annuncio di Moderna sul nuovo farmaco oncologico con tecnologia mRNA. Il titolo dell’azienda vola in Borsa  C’  è una nuova speranza contro il melanoma: il gruppo farmaceutico Moderna annuncia di aver prodotto un farmaco oncologico con tecnologia mRna. – pagina 16    I vaccini personalizzati a RNA messaggero, la stessa tecnologia rivoluzionaria che ci ha guidati fuori dalla pandemia, funzionano anche contro i tumori. Merck e Moderna hanno infatti annunciato i risultati preliminari dello studio clinico di Fase 3 INTerpath-001, dimostrando che l'impiego del vaccino terapeutico su misura Intismeran, associato all'ormai nota immunoterapia Keytruda, riduce in modo significativo il rischio di recidiva e la comparsa di metastasi a distanza nei pazienti colpiti da melanoma cutaneo ad alto rischio.  Il melanoma rappresenta la forma più aggressiva e letale tra i tumori della pelle.  Ogni anno colpisce centinaia di migliaia di persone nel mondo e la sua pericolosità risiede nella marcata tendenza a ripresentarsi o a diffondersi in altri organi, persino dopo un intervento chirurgico di asportazione completato con successo.  La svolta annunciata dalle due aziende farmaceutiche risiede nella capacità di addestrare il sistema immunitario del singolo individuo a riconoscere e distruggere precocemente qualsiasi cellula tumorale residua.  A differenza dei vaccini tradizionali dedicati alle malattie infettive, Intismeran non serve a prevenire un contagio, ma costituisce una terapia sartoriale costruita sulle specifiche mutazioni genetiche del melanoma di ciascun paziente. Analizzando l'impronta digitale del tumore asportato, i ricercatori codificano una sequenza di mRNA in grado di istruire le difese immunitarie a identificare fino a trentaquattro neoantigeni unici. Somministrato insieme a Keytruda, un farmaco che sblocca il freno naturale del sistema immunitario consentendogli di attaccare i tessuti malati, il vaccino trasforma l'organismo in un cacciatore di precisione.  I dati della sperimentazione clinica condotta su 1.137 pazienti con melanoma negli stadi da IIB a IV sono netti e confermano le straordinarie premesse dei test precedenti. L'analisi ad interim ha evidenziato il raggiungimento sia dell'obiettivo primario, legato alla sopravvivenza libera da recidiva, sia di quello secondario, riguardante la prevenzione delle metastasi a distanza. Questo successo clinico di Fase 3 consolida i risultati di Fase 2 già presentati, che avevano evidenziato un abbattimento del rischio di recidiva o morte pari al 49% a cinque anni. Il tutto senza che siano emersi nuovi segnali di allarme sul fronte della sicurezza. L'impatto della notizia ha scosso non solo la comunità scientifica internazionale ma anche i mercati finanziari di Wall Street. Subito dopo la diffusione dei dati, il titolo di Moderna è schizzato con un rialzo del 60% nelle contrattazioni pre-mercato, mentre Merck ha registrato  un progresso del 7,5%. Per Moderna, impegnata nel diversificare il proprio portafoglio strategico oltre i vaccini antinfluenzali e le soluzioni contro il Covid-19, l'esito dello studio rappresenta un volano straordinario. Gli analisti di Barclays stimano che questa innovativa terapia combinata possa generare un fatturato globale di circa 3 miliardi di dollari entro il 2035 per la sola indicazione sul melanoma.Mentre le due aziende si preparano a condividere i dati dettagliati con le autorità regolatorie mondiali e nei prossimi congressi medici, la portata di  questa scoperta va ben oltre la pelle. Il programma clinico comprende già sperimentazioni su altri tumori ad alta incidenza, tra cui il carcinoma polmonare non a piccole cellule, il tumore della vescica e il carcinoma renale. L'Italia ha peraltro svolto un ruolo di primissimo piano nello studio globale, risultando il Paese con il maggior numero di pazienti arruolati. Siamo di fronte all'inizio di una nuova era per l'oncologia, in cui la medicina 
personalizzata smette di essere un'utopia per diventare un'arma reale al servizio dei pazienti. —  ---End text---  Author: VALENTINA ARCOVIO  Heading:   Highlight: Si stima un fatturato globale di circa 3 miliardi di dollari entro il 2035   S La domanda  Che cos’è l’mRNA? Nonostante la ricerca sulle tecnologie a base di mRNA sia iniziata almeno 30 anni fa - ben prima della pandemia di Covid - il potenziale terapeutico non era mai stato così tanto esplorato. L'RNA messaggero (mRNA) ora sta vivendo il suo momento d'oro: l'elemento chiave dei vaccini COVID-19 è valso ai pionieri delle "RNA-based therapies" Katalin Karikó e Drew Weissman, ricercatori dell'Università della Pennsylvania, il prestigioso Premio Nobel 2023 per la medicina. I due scienziati sono stati i primi a scoprire un modo per modificare l'mRNA, affinché potesse essere consegnato con successo alle cellule e venisse replicato da queste. Funziona come un software biologico: non modifica il DNA, si degrada in pochi giorni e insegna al sistema immunitario a riconoscere un pericolo. È un sistema che consegna alle nostre cellule un “foglio di istruzioni” temporaneo per produrre una specifica proteina. Una nuova frontiera della medicina – che dopo aver cambiato il corso della pandemia, fornendo protezione contro il Covid- ora potrebbe portare allo sviluppo di molte altre terapie, dai vaccini contro l'HIV alle immunoterapie per il cancro.  Image:ALESSANDRO SERRANO' / AGF Svolta medica I vaccini personalizzati a RNA messaggero, la stessa tecnologia rivoluzionaria che ci ha guidati fuori dalla pandemia funzionano anche contro i tumori -tit_org- “Melanomi, il vaccino ridurrà le recidive”  “Il vaccino anti-melanoma funziona I test sono positivi, la recidiva è ridotta”   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>VALENTINA ARCOVIO</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984704055.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Ritorno al passato per l'influenza "Ritiro dei vaccini nelle farmacie" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984404056.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984404056.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 38 di <b>"STAMPA" </b>  del 20 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 05:46:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="764000" Sales="79275" Printing="66758" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984404056.PDF"><![CDATA[STAMPA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984404056.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Ritorno al passato per l’influenza “Ritiro dei vaccini nelle farmacie”   per medici e pediatri  Campagna antinfluenzale, ritorno al passato: medici di famiglia e pediatri si riforniranno dei vaccini in farmacia, come accadeva fino a tre anni fa, prima che entrasse in vigore la distribuzione diretta presso gli ambulatori dei dottori, previa ordinazione da parte loro.  Per quanto faccia specie parlare di influenza nel cuore di agosto, anche in Piemonte la macchina organizzativa si sta mettendo in moto in vista della stagione autunno-inverno, meteorologica e purtroppo virale. La comunicazione della Direzione regionale Sanità è indirizzata a tutti gli interlocutori di riferimento: direttori generali e sanitari, direttori dei Distretti Sanitari, direttori dei Dipartimenti di Prevenzione, referenti per le attività di vaccinazione antinfluenzale. E naturalmente, medici di famiglia e pediatri. «Per la prossima Campagna di vaccinazione antinfluenzale 2026-2027 e conseguentemente anche per quella anti-Sars-CoV-2, il modello organizzativo varierà rispetto a quello dello scorso anno - si legge nella nota -.  Sulla base delle criticità emerse nelle ultime campagne e a seguito di un confronto con i soggetti interessati, per la prossima stagione è previsto che medici di medicina generale e pediatri si approvvigionino dei vaccini presso le farmacie, secondo una modalità organizzativa già adottata alcuni anni fa».  A tal fine, si legge, «ciascun medico/pediatra dovrà individuare una sola farmacia di riferimento presso la quale ritirare i vaccini precedentemente ordinati».  Il meccanismo che prevedeva gli ordinativi da parte di medici e pediatri e la consegna dei vaccini direttamente nei loro ambulatori tramite un corriere si è rivelato negli anni troppo impegnativo e macchinoso. In effetti, le lamentele dei dottori non mancavano. Per la prossima stagione, dunque, sarà rispolverato il vecchio sistema. ALE. MON. —  ---End text---  Author: Redazione  Heading: per medici e pediatri  Highlight:   Image: -tit_org- Ritorno al passato per l'influenza “Ritiro dei vaccini nelle farmacie”   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/20/2026082001984404056.PDF</guid>
	</item>
	</channel>
</rss>