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		<title><![CDATA[Sanità digitale: la primary care in Italia è davvero accessibile? | Style ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/14/2026081403084706693.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"style.corriere.it" </b>  del 14 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Negli ultimi anni la sanità italiana ha accelerato il proprio percorso di trasformazione digitale. Ma è davvero accessibile a tutti?</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 11:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Foto: Unsplash/National Cancer InstituteNON SI PUÒ NEGARE: NEGLI ULTIMI ANNI LA SANITÀ ITALIANA ha accelerato in maniera considerevole il proprio percorso di trasformazione digitale. E gli esempi sono molteplici. Dal fascicolo Sanitario Elettronico alle piattaforme di assistenza da remoto, dalle prenotazioni online ai nuovi servizi digitali territoriali. E questi appena citati sono solo alcuni dei pilastri di una strategia che punta a rendere il nostro sistema più efficiente e vicino alla comunità.I numeri non fanno che confermare quanto detto. Secondo l'Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, infatti, nel 2025 la spesa per la sanità digitale ha raggiunto i 2,7 miliardi di euro. Con una crescita del ben 9% rispetto all'anno precedente. E non è finita qui. Stando agli ultimi dati, il 53% degli italiani (undici punti percentuale in più rispetto al 2025), ha consultato almeno una volta il Fascicolo Sanitario Elettronico. Segno di una crescente familiarità con gli strumenti digitali della salute.Attenzione, però: questa evoluzione si riflette anche nelle modalità di erogazione dell'assistenza. Dopo la spinta impressa dalla pandemia, la telemedicina è diventata una componente sempre più rilevante del percorso di cura. Oggi sei cittadini su dieci comunicano con il proprio medico tramite WhatsApp. Mentre il 52% dei Medici di Medicina Generale e il 36% dei medici specialisti dichiarano di effettuare televisite. Un'evoluzione che trova riscontro anche nelle strategie delle strutture sanitarie. Pensate che il 74% identifica infatti la telemedicina come una delle principali priorità di investimento digitale. Segno di una trasformazione ormai irreversibile. Resta tuttavia un margine di maturazione, poiché l'utilizzo di piattaforme dedicate è ancora limitato. E, in molti casi, le visite a distanza vengono erogate attraverso strumenti non progettati specificamente per l'ambito sanitario. Foto: Unsplash/Vitaly GarievSul fronte della digitalizzazione, tuttavia, persistono significative differenze territoriali. Un aggiornamento della Fondazione Gimbe sul Fascicolo Sanitario Elettronico ha evidenziato infatti nel 2025 una forte disomogeneità tra le regioni. Sia nella completezza dei documenti disponibili sia nell'offerta di servizi digitali. E non solo. L'analisi mostra inoltre che il livello di utilizzo da parte dei cittadini resta mediamente inferiore al 50% in diverse aree del Paese. Segnalando quindi una persistente frattura digitale nell'accesso ai servizi sanitari. Oltre che, nemmeno a dirlo, un consistente divario tra le regioni del nord e quelle del sud.«La digitalizzazione, tuttavia, non coincide automaticamente con l'accessibilità» afferma Guja Ventura, Head of Operations di ?International Care Company (ICC),?realtà leader nei servizi di assistenza alla persona. “Se da un lato aumenta la disponibilità di servizi online, dall'altro emergono nuove forme di esclusione che non dipendono soltanto dalla connessione internet o dalle competenze digitali. L'accessibilità, infatti, non significa semplicemente poter accedere a una piattaforma, ma essere nelle condizioni di comprenderne il funzionamento, orientarsi tra servizi spesso frammentati e completare il proprio percorso di cura senza ostacoli».Guja Ventura, Head of Operations di ?International Care Company (ICC). Foto: ufficio stampa.È qui che emergono quindi le cosiddette barriere invisibili. Per molte persone (anziani, caregiver, cittadini con disabilità, persone con background migratorio o con una limitata alfabetizzazione sanitaria) le difficoltà iniziano molto prima dell'accesso a una prestazione.«Comprendere quale servizio attivare, sapere a chi rivolgersi, gestire un'emergenza familiare o coordinare interlocutori diversi rappresenta una sfida quotidiana che richiede tempo, competenze e supporto» afferma sempre Guja Ventura.«A queste criticità si aggiungono poi le fragilità strutturali del sistema sanitario. L'accessibilità alle cure primarie è infatti os
tacolata da lunghe liste di attesa, dalla crescente carenza di medici di medicina generale – nel nostro Paese ne mancano oltre 5.500 e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle regioni più popolose – e dalla frammentazione dei percorsi assistenziali. La progressiva riduzione del numero di medici di famiglia incide inoltre sulla prossimità dell'assistenza: in molte aree interne, montane e rurali, trovare un medico di medicina generale vicino al proprio luogo di residenza è sempre più difficile, con conseguenti maggiori tempi e difficoltà negli spostamenti per accedere alle cure. Persistono inoltre barriere linguistiche e culturali, procedure amministrative complesse e orari di accesso spesso poco flessibili, che rendono ancora più difficile orientarsi all'interno del sistema sanitario».Ovviamente, questi fattori si inseriscono in un contesto di evidente sottofinanziamento della sanità pubblica rispetto ad altri Paesi europei. Secondo le ultime stime disponibili, la?spesa sanitaria italiana (8,4% del Pil) è al di sotto della media Ocse (9,3%) e di quella in particolare di Germania (12,7%), Francia (10,8%) e Regno Unito (9,3%), penalizzando soprattutto anziani, persone fragili, cittadini in situazioni di marginalità socioeconomica e residenti nelle aree più svantaggiate.  La questione, poi, assume un peso ancora maggiore alla luce delle dinamiche demografiche. Secondo gli ultimi Indicatori Demografici dell'Istat, al 1° gennaio 2026 gli over 65 hanno raggiunto i 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione italiana, mentre gli ultraottantacinquenni superano i 2,5 milioni. In tale panorama, l'Italia si conferma quindi il Paese più anziano dell'Unione Europea per incidenza della popolazione anziana. Una trasformazione strutturale che modifica profondamente la domanda di assistenza. Con il numero di persone che necessitano non soltanto di cure sanitarie, ma anche di supporto continuativo, orientamento, accompagnamento e servizi di prossimità che cresce continuamente. Foto: Unsplash/National Cancer Institute«È proprio alla luce di queste trasformazioni che emerge quindi uno dei principali equivoci del dibattito sulla sanità digitale» dichiara Ventura. «Ancora oggi l'innovazione viene spesso identificata con la semplice digitalizzazione delle prestazioni: piattaforme online, Fascicolo Sanitario Elettronico, telemedicina e nuovi servizi digitali. In realtà, la primary care contemporanea comprende un insieme molto più ampio di attività che va oltre la dimensione clinica. Significa orientare le persone all'interno del sistema sanitario, coordinare i servizi, supportare i caregiver, gestire le fragilità e garantire continuità lungo tutto il percorso di assistenza. Basti pensare al caso di un lavoratore che vive lontano dai propri genitori anziani. Il problema non consiste soltanto nell'ottenere una visita specialistica, ma nel riuscire a monitorare la situazione, trovare rapidamente risposte affidabili, coordinare eventuali interventi domiciliari e gestire gli imprevisti che possono compromettere il benessere della persona assistita. In questi casi il bisogno è contemporaneamente sanitario, assistenziale e organizzativo».Per questo motivo, oggi il concetto stesso di innovazione sanitaria sta cambiando. L’obiettivo non è più soltanto la digitalizzazione delle prestazioni. Ma la capacità di costruire ecosistemi integrati di assistenza che semplifichino il rapporto tra cittadini e servizi. In questa prospettiva, stanno quindi assumendo un ruolo crescente i modelli che combinano teleassistenza primaria, orientamento ai servizi, supporto internazionale, programmi dedicati ai caregiver, assistenza per la popolazione senior e gestione delle situazioni impreviste che possono influire sulla continuità della cura. In tutto questo, l'obiettivo non è naturalmente sostituire il Servizio sanitario nazionale. Ma rafforzarne la capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini. Rendendolo più accessibile attraverso una presa in carico più fluida, tempestiva e
 coordinata. Il valore di questi servizi risiede proprio nella loro funzione sociale: accompagnare le persone verso il percorso assistenziale più appropriato, migliorando la fruibilità del sistema sanitario e contribuendo a un utilizzo più efficiente delle sue risorse.In questo modo, situazioni a bassa complessità, che spesso si riversano impropriamente sui Pronto Soccorso per mancanza di alternative accessibili o di un orientamento tempestivo – soprattutto nelle ore serali, nei fine settimana o nei territori dove l'assistenza territoriale è meno capillare – possono essere intercettate e gestite in modo più adeguato. Alleggerendo la pressione sulle strutture di emergenza e consentendo loro di concentrarsi sui casi realmente urgenti. Foto: Unsplash/Vitaly Gariev«Una piattaforma digitale, da sola, non elimina le disuguaglianze. Può farlo soltanto se inserita all'interno di una rete di servizi in grado di accompagnare le persone, orientarle e fornire risposte tempestive ai bisogni che emergono lungo il percorso» conclude quindi Guja Ventura. «In quest’ottica la sfida della sanità digitale italiana, dunque, non può essere unicamente tecnologica. È innanzitutto organizzativa, culturale e relazionale. Perché la vera accessibilità non consiste nel mettere un servizio online e sostituire l’apporto umano al servizio stesso, ma nel garantire che ogni persona possa utilizzarlo con semplicità e ricevere il supporto necessario nel momento in cui ne ha davvero bisogno».Style © Riproduzione riservataNaviga il sito di Iodonna.it, Amica.it, Oggi.it, Living.corriere.it, Viaggi.corriere.it, Abitare.it e Style.corriere.it rifiutando tutti i cookie di profilazione ad eccezione di quelli tecnici necessari.Naviga il sito di style.corriere.it con pubblicità profilata e senza abbonartiCome indicato nella cookie policy noi e terze parti facciamo uso di tecnologie, quali i cookie, per raccogliere ed elaborare dati personali dai dispositivi (ad esempio l'indirizzo IP, tracciamenti precisi dei dispositivi e della posizione geografica). Per installare i cookie che garantiscono le funzionalità tecniche, non è necessario il tuo consenso. Con il tuo consenso, noi e alcune tra     terze parti presenti in questa lista - inserzionisti nonché intermediari del mercato pubblicitario di volta in volta coinvolti -, potremo mostrarti pubblicità personalizzata, misurarne la performance, analizzare le nostre audience e migliorare i nostri prodotti e servizi. Puoi liberamente conferire, rifiutare o revocare il consenso a tutti o alcuni dei trattamenti facendo click sul pulsante "Preferenze" sempre raggiungibile anche attraverso la nostra cookie policy. In caso di rifiuto integrale o delle singole finalità necessarie all'erogazione di pubblicità e di contenuti personalizzati, potrai scegliere di aderire a un piano di abbonamento. Puoi acconsentire direttamente all'uso delle tecnologie sopra menzionate facendo click su "Accetta e continua" o rifiutarne l'uso e abbonarti facendo click su "Rifiuta e abbonati".   
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