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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Screening oncologici, il ruolo delle farmacie per aumentare l’adesione ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/12/2026081201753905851.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/12/2026081201753905851.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"farmacianews.it" </b>  del 12 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il focus GIMBE evidenzia la bassa adesione agli screening oncologici gratuiti: le farmacie possono favorire prevenzione, accesso ai test e informazione</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 09:35:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="4044" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/12/2026081201753905851.PDF"><![CDATA[farmacianews.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.farmacianews.it/allarme-gimbe-oltre-50-mila-tumori-non-intercettati-la-farmacia-puo-invertire-la-rotta/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’ultimo focus della Fondazione GIMBE dipinge un quadro preoccupante sulla prevenzione oncologica in Italia: nel 2024, ben il 54% della popolazione target (più di 7,6 milioni di persone) è rimasta esclusa dai programmi di screening gratuiti previsti dai LEA. La mancata adesione e le inefficienze organizzative regionali hanno impedito di diagnosticare precocemente oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose, compromettendo l’efficacia di terapie tempestive e facendo lievitare drammaticamente i costi a carico del SSN.L’analisi GIMBE, condotta sui dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), evidenzia un profondo divario geografico: se il Nord mostra tassi di adesione incoraggianti, il Mezzogiorno registra numeri drammatici, con la Calabria fanalino di coda in tutti e tre i programmi monitorati (mammella, cervice uterina e colon-retto). A destare particolare preoccupazione è lo screening del colon-retto, che a livello nazionale registra la partecipazione più bassa, fermandosi a un preoccupante 33,3% di adesione media, con picchi negativi estremi del 4,5% proprio in territorio calabrese.Il ruolo della Farmacia dei Servizi nello screening del colon-rettoIn questo scenario di forte frammentazione territoriale, la farmacia di prossimità rappresenta lo snodo fondamentale per superare le barriere d’accesso e incrementare le adesioni, in particolare per lo screening del colon-retto. Quest’ultimo si basa sulla ricerca del sangue occulto nelle feci, un test semplice e non invasivo.Il modello della “Farmacia dei Servizi” ha già dimostrato, in diverse regioni virtuose, come la possibilità di ritirare e riconsegnare il kit per lo screening direttamente nella farmacia sotto casa abbatta drasticamente le resistenze dei cittadini. Evitando code e passaggi burocratici complessi presso le ASL, la capillarità delle farmacie sul territorio, specialmente nei piccoli comuni e nelle aree interne, può fare la differenza nel riportare i pazienti all’interno dei percorsi di prevenzione organizzati e standardizzati dal Servizio Sanitario Nazionale, anche se per innalzare le coperture occorre lavorare ancora su efficaci campagne di comunicazione.Educazione al banco e nuove fasce d’età: la sfida del farmacistaIl report GIMBE mette in luce anche un problema di natura culturale: la scarsa conoscenza dei programmi gratuiti e la tendenza a preferire i controlli spontanei, che tuttavia non garantiscono la presa in carico e la continuità assistenziale in caso di positività. Inoltre, con il progressivo ampliamento delle fasce d’età destinatarie degli screening (fino a 74 anni per mammografia e colon-retto) sostenuto dalla Legge di Bilancio 2026, la platea da raggiungere si fa ancora più vasta.Il farmacista, figura professionale di massima fiducia e quotidianamente a contatto con i cittadini, è chiamato a essere un vero e proprio “promotore di salute”. Sfruttando il momento del consiglio o della dispensazione dei farmaci, può informare i pazienti delle fasce target sull’importanza della prevenzione secondaria attraverso gli screening gratuiti, spiegare il funzionamento dei test e indirizzarli correttamente verso i programmi di prevenzione, contribuendo in modo determinante a salvare vite umane.   
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		<tp:writer>Elena D''Alessandri</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Case della Comunità, Costantini (SMI): "Non bastano edifici aperti, servono servizi che funzionano"  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/12/2026081203081306665.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/12/2026081203081306665.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"orvietonews.it" </b>  del 02 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il 30 giugno 2026 l’Italia ha raggiunto il target PNRR, con l’attivazione di 1.038 Case della Comunità. È un risultato importante, ma una struttura ...</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 15:54:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="236" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/12/2026081203081306665.PDF"><![CDATA[orvietonews.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[http://www.orvietonews.it/politica/2026/08/12/case-della-comunit-costantini-smi-non-bastano-edifici-aperti-servono-servizi-che-funzionano-123397.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il 30 giugno 2026 l’Italia ha raggiunto il target PNRR, con l’attivazione di 1.038 Case della Comunità. È un risultato importante, ma una struttura aperta non coincide necessariamente con un servizio territoriale efficace. Il monitoraggio AGENAS al 31 dicembre 2025 mostrava che, su 1.715 Case programmate, 781 avevano almeno un servizio attivo e solo 66 tutti quelli obbligatori. La riforma va quindi valutata distinguendo struttura, processo ed esito.Il problema manageriale non è aumentare le ore di offerta, ma stabilire quale professionista debba svolgere quale attività, dove e con quale valore aggiunto. Tre criticità sono centrali. Il DM 77 prevede per le Case hub bacini di 40.000-50.000 abitanti, mentre circa il 70% dei Comuni italiani ha meno di 5.000 residenti. Nelle aree interne ciò significa aggregare territori vasti, chiedendo spesso di spostarsi proprio ai pazienti anziani, fragili e con multimorbilità. La prossimità deve quindi essere misurata attraverso distanze, tempi di percorrenza, domiciliarità e accessibilità reale.Tra il 2019 e il 2024 l’Italia ha perso 5.197 MMG; la fondazione GIMBE stima una carenza superiore a 5.700 medici e 8.180 pensionamenti potenziali entro il 2028. Chiedere agli stessi professionisti ulteriori ore nelle Case della Comunità non crea automaticamente capacità assistenziale: se resta invariata la responsabilità sulla popolazione, molte attività vengono semplicemente differite. Presenza aggiuntiva e capacità aggiuntiva non sono equivalenti.			PubblicitàAcquista questo spazio pubblicitario	La continuità va tutelata: una revisione sistematica pubblicata sulla rivista scientifica, BMJ Open, ha rilevato in 18 studi su 22 un’associazione tra maggiore continuità delle cure e minore mortalità. L’OMS Europa nel 2026 ha indicato la continuità relazionale come elemento centrale della primary care. Non è nostalgia per il vecchio medico di famiglia: è una tecnologia organizzativa.Infine, l’Hub & Spoke. In ospedale serve a concentrare casistica, tecnologie e competenze; le cure primarie hanno invece elevata frequenza dei contatti e complessità soprattutto longitudinale. Qui il valore deriva da prossimità, continuità e coordinamento. La Casa della Comunità deve essere un nodo della rete: al centro resta il percorso del paziente.Conclusa la rendicontazione PNRR, bisogna passare dai KPI (Key Performance Indicator, o indicatori chiave di prestazione) di presenza ai KPI di processo ed esito: pazienti cronici inseriti nei PDTA, continuità, accessi evitabili in pronto soccorso, ricoveri evitabili, riammissioni, assistenza domiciliare, presa in carico dopo la dimissione e accessibilità nelle aree interne.Soprattutto, occorre investire nel capitale umano: programmare il personale sulla domanda assistenziale, costruire veri team multiprofessionali e utilizzare il medico dove il suo tempo produce maggiore valore clinico. La medicina generale deve, inoltre, entrare pienamente nell’università attraverso una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e Dipartimenti Universitario-Territoriali che integrino università, SSN e professionisti, trasformando studi MMG, AFT e Case della Comunità in reti per assistenza, didattica e ricerca real-world.Non serve scegliere tra studio del medico e Casa della Comunità. Serve una rete distribuita di studi, AFT, spoke, hub, domiciliarità, specialistica e ospedale, collegata intorno allo stesso percorso assistenziale. Il PNRR ha costruito le infrastrutture; ora il successo va misurato attraverso salute prodotta, accessibilità, continuità e appropriatezza, non soltanto edifici aperti e ore coperte.Dottor Filippo Costantini,medico di Medicina Generalevicesegretario regionale Umbria Sindacato Medici Italiani (SMI)   
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		<title><![CDATA[La sanità territoriale non si riforma aumentando le ore di apertura. Il problema è il modello! Di Filippo Costantini, Vice Segretario Regionale Umbria  Sindacato dei Medici Italiani (SMI) :: Segnalazione a Perugia ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/12/2026081203134406188.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/12/2026081203134406188.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"perugiatoday.it" </b>  del 12 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>:: Segnalazione a Perugia</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 12:06:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.perugiatoday.it/attualita/sanita-territoriale-non-si-riforma-aumentando-le-ore-di-apertura-il-problema-e-il-modello-di-filippo-costantini-vice-segretario-regionale-umbria-sindacato-dei-medici-italiani-smi-15000786.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Filippo Costantini, vice segretario regionale Umbria Sindacato dei Medici Italiani, relativa alla riforma della sanità territoriale.Il 30 giugno 2026 l’Italia ha raggiunto il target Pnrr, con l’attivazione di 1.038 Case della Comunità. È un risultato importante, ma una struttura aperta non coincide necessariamente con un servizio territoriale efficace. Il monitoraggio Agenas al 31 dicembre 2025 mostrava che, su 1.715 Case programmate, 781 avevano almeno un servizio attivo e solo 66 tutti quelli obbligatori. La riforma va quindi valutata distinguendo struttura, processo ed esito. Il problema manageriale non è aumentare le ore di offerta, ma stabilire quale professionista debba svolgere quale attività, dove e con quale valore aggiunto.Tre criticità sono centrali. Il DM 77 prevede per le Case hub bacini di 40.000-50.000 abitanti, mentre circa il 70% dei Comuni italiani ha meno di 5.000 residenti. Nelle aree interne ciò significa aggregare territori vasti, chiedendo spesso di spostarsi proprio ai pazienti anziani, fragili e con multimorbilità. La prossimità deve quindi essere misurata attraverso distanze, tempi di percorrenza, domiciliarità e accessibilità reale. Tra il 2019 e il 2024 l’Italia ha perso 5.197 MMG; la fondazione GIMBE stima una carenza superiore a 5.700 medici e 8.180 pensionamenti potenziali entro il 2028. Chiedere agli stessi professionisti ulteriori ore nelle Case della Comunità non crea automaticamente capacità assistenziale: se resta invariata la responsabilità sulla popolazione, molte attività vengono semplicemente differite. Presenza aggiuntiva e capacità aggiuntiva non sono equivalenti.La continuità va tutelata: una revisione sistematica pubblicata sulla rivista scientifica, BMJ Open, ha rilevato in 18 studi su 22 un’associazione tra maggiore continuità delle cure e minore mortalità. L’Oms Europa nel 2026 ha indicato la continuità relazionale come elemento centrale della primary care. Non è nostalgia per il vecchio medico di famiglia: è una tecnologia organizzativa. Infine, l’Hub & Spoke. In ospedale serve a concentrare casistica, tecnologie e competenze; le cure primarie hanno invece elevata frequenza dei contatti e complessità soprattutto longitudinale. Qui il valore deriva da prossimità, continuità e coordinamento. La Casa della Comunità deve essere un nodo della rete: al centro resta il percorso del paziente. Conclusa la rendicontazione Pnrr, bisogna passare dai KPI (Key Performance Indicator, o indicatori chiave di prestazione) di presenza ai KPI di processo ed esito: pazienti cronici inseriti nei PDTA, continuità, accessi evitabili in pronto soccorso, ricoveri evitabili, riammissioni, assistenza domiciliare, presa in carico dopo la dimissione e accessibilità nelle aree interne. Soprattutto, occorre investire nel capitale umano: programmare il personale sulla domanda assistenziale, costruire veri team multiprofessionali e utilizzare il medico dove il suo tempo produce maggiore valore clinico.La medicina generale deve, inoltre, entrare pienamente nell’università attraverso una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e Dipartimenti Universitario-Territoriali che integrino università, SSN e professionisti, trasformando studi MMG, AFT e Case della Comunità in reti per assistenza, didattica e ricerca real-world. Non serve scegliere tra studio del medico e Casa della Comunità. Serve una rete distribuita di studi, AFT, spoke, hub, domiciliarità, specialistica e ospedale, collegata intorno allo stesso percorso assistenziale. Il Pnrr ha costruito le infrastrutture; ora il successo va misurato attraverso salute prodotta, accessibilità, continuità e appropriatezza, non soltanto edifici aperti e ore coperte.   
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		<title><![CDATA[Gimbe, la sanità in Sardegna è al palo  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/12/2026081202107500011.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"reportsardegna24.it" </b>  del 21 Mar 2024 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 01:52:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.reportsardegna24.it/gimbe-la-sanita-in-sardegna-e-al-palo/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[La sanità in Sardegna arranca.Lo certifica la Fondazione Gimbe nel Report “L’autonomia differenziata in sanità” per esaminare le criticità del testo del Ddl Calderoli e analizzare il potenziale impatto sul sistema sanitario delle maggiori autonomie richieste dalle Regioni in materia di tutela della salute.Nel dettaglio dall’analisi degli adempimenti dei livelli essenziali di assistenza, le prestazioni sanitarie che la Regione deve garantire ai cittadini gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket, emerge che nel decennio 2010-2019 la percentuale cumulativa totale è del 56,3% (media Italia 75,7%) “ovvero il 43,7% delle risorse assegnate nel periodo 2010-2019 non ha prodotto servizi per i cittadini”, spiega Gimbe.Inoltre, nel 2020 il punteggio totale degli adempimenti dell’Isola ai Lea è di 179 (punteggio max 300): la Sardegna è così in 15/a posizione tra le regioni e province autonome ed è risultata inadempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) perché ha registrato un punteggio insufficiente nell’area distrettuale (48,95 su 60) e nell’area ospedaliera (59,26 su 60).Nel 2021 ha fatto anche peggio con un punteggio di 169,7 posizionandosi al 19/o posto.In più, oltre la carenza di medici, mancano anche gli infermieri: in Sardegna ce ne sono 4,82 ogni mille abitanti, sotto la media nazionale pari a 5,06.Per raggiungere gli obiettivi della Missione Salute del Pnrr e in particolare il target 2026 di assistere almeno il 10% della popolazione over 65 in Assistenza domiciliare integrata la Regione dovrebbe aumentare i pazienti assistiti del 233%. Non solo, dall’analisi della mobilità sanitaria nel periodo 2010-2021 emerge che l’Isola ha accumulato complessivamente un saldo negativo pari a -864.970.904 euro. Ossia, molti sardi hanno deciso di curarsi fuori dalla regione, che oggi sembra meno la terra dei centenari: “nel 2022 l’aspettativa di vita alla nascita è pari a 82 anni mentre la media italiane è di 82,6 anni”, fa sapere la Fondazione Gimbe che mostra la Sardegna quintultima nel Paese.																	Tags: gimbesanità sarda   
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