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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Aspiranti medici di famiglia Raffica di candidature ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/03/2026080302243501540.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/03/2026080302243501540.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"ARENA" </b>  del 03 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 04:13:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Aspirantimedicidifamiglia Raffica di candidature   • Inversione di  tendenza: per 191 posti 400 domande Peterle (Fimmg): «Occasione da non sprecare». Stefani: «Incoraggiante»   Inversione di tendenza  Boom di candidature degli aspiranti medici di famiglia.  L’inversione di tendenza è netta rispetto al 2024, quando per 248 posti messi a disposizione dalla Regione si presentarono alla prova scritta solo un centinaio di candidati. A dare notizia dei risultati del bando per l’accesso al Corso di formazione specifica in medicina generale è Enrico Peterle, segretario regionale di Fimmg Veneto: «Quattrocento domande per 191 posti disponibili sono un dato molto chiaro: i giovani interessati alla medicina generale ci sono. Il problema non è convincerli a scegliere questa professione, ma costruire le condizioni perché possano esercitarla con soddisfazione e decidano di rimanere nel sistema». In tutta Italia sono state presentate 5.965 candidature per 2.651 posti. In Veneto oggi le domande sono più del doppio rispetto alle disponibilità previste.   Apprezzamento in Regione  Soddisfatto il presidente della Regione Alberto Stefani.  «Le 400 domande presentate per i 191 posti disponibili al Corso di formazione specifica in Medicina generale in Veneto rappresentano un risultato incoraggiante e dimostrano che questa professione torna a essere attrattiva per i giovani medici e che le scelte messe in campo dalla Regione stanno producendo effetti concreti», commenta.  «La strada che abbiamo imboccato è quella giusta e il dialogo con le organizzazioni sindacali funziona. L’obiettivo comune è offrire ai cittadini una rete di assistenza territoriale sempre più efficiente, moderna e capace di rispondere ai bisogni di una popolazione che cambia».  Anche perché, numeri alla mano, il problema esiste. Secondo la Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale  e la carenza è destinata ad aumentare a fronte dei pensionamenti previsti nei prossimi anni.   Carenza in aumento  «È una risposta che non deve essere sprecata», aggiunge Peterle. «Dietro questi numeri ci sono giovani colleghi disponibili ad assumersi la responsabilità della cura quotidiana delle persone, della presa in carico dei pazienti cronici e fragili e della continuità dell’assistenza sul territorio. Ora sono necessari interventi concreti sul percorso formativo e sull’ingresso dei giovani medici nel sistema regionale».  Secondo il segretario della Fimmg Veneto, non è sufficiente aumentare il numero dei professionisti formati.  «Bisogna fare in modo che  possano iniziare a lavorare rapidamente, con strumenti tecnologici adeguati, personale di supporto e modelli organizzativi che favoriscano la collaborazione tra medici senza cancellare il rapporto fiduciario con il cittadino», prosegue Peterle.  «Il Veneto ha davanti un’occasione importante per rendere nuovamente attrattiva la medicina generale e, contemporaneamente, affrontare il problema dei cittadini che ancora oggi faticano a trovare un medico di famiglia. Formazione, organizzazione territoriale e miglioramento delle condizioni di lavoro devono procedere insieme», conclude il segretario Fimmg, «perché ogni intervento ha senso soltanto se produce un’assistenza migliore per le persone».  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Inversione di tendenza  Highlight: I numeri Secondo la Fondazione Gimbe, in Italia mancano 5.700 medici di medicina generale e la carenza è destinata ad aumentare  Image:Enrico Peterle  In ambulatorio L’esame della pressione a una paziente  Alberto Stefani -tit_org- Aspiranti medici di famiglia Raffica di candidature   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Prevenzione: rispondono in pochi ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/03/2026080301740404529.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/03/2026080301740404529.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 36 di <b>"CORRIERE DI NOVARA" </b>  del 03 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Le adesioni alle campagne di screening oncologici gratuiti sono ancora a livelli troppo bassi: nel Nordovest gli esami meno effettuati sono quelli al colon-retto</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 07:13:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Prevenzione: rispondono in pochi Le adesioni alle campagne di screening oncologici gratuiti sono ancora a livelli troppo bassi: nel Nordovest gli esami meno effettuati sono quelli al colon-retto  Screening oncologici gratuiti: sono ancora troppe le persone che non aderiscono all’iniziativa del sistema sanitario nazionale - prevista anche nei livelli essenziali di assistenza così come rimangono molto elevate le disparità territoriali.  Un report della fondazione Gimbe mette insieme i dati raccolti dall’osservatorio nazionale screening e denuncia come nel 2024 oltre la metà della popolazione target non abbia aderito agli screening oncologici gratuiti previsti dal SSN, riguardanti i tumori alla mammella, alla cervice e al colon-retto. Il 54% di popolazione target non si è presentata ai controlli, un totale di oltre 7,6 milioni di persone.  In parte le assenze sono dovute al mancato invito, ma in parte - la quota maggiore non ha aderito per scelta. Il report quantifica, in relazione alle fasce demografiche interessate, le percentuali di inviti spediti e di adesioni raccolte. In molte regioni le percentuali di inviti spediti supera il 100% perché recupera inviti già spediti in precedenza, ma la situazione è abbastanza desolante.  La realtà del Nordovest Sebbene sia nel Mezzogiorno la situazione peggiore, anche nelle nostre regioni non mancano sorprese. Percentuali non proprio elevate sono quelle delle nostre regioni per quanto riguarda la prevenzione dei tumori al colon-retto. Siamo sotto la media nazionale in Liguria, dove le adesioni sono state del 29,7%. Certo, il dato è molto lontano rispetto al 4,5% della Calabria (il dato peggiore in  assoluto), ma è comunque un’opportunità sprecata. Sotto la media nazionale di adesioni anche per quanto riguarda lo screening dei tumori alla cervice in Valle  d’Aosta, con il 41,9% di adesioni siamo quasi 10 punti percentuali sotto la media nazionale. Per quanto riguarda le altre aree di intervento siamo in linea con i dati dell’Italia, il più delle volte di qualche punto percentuale più alti.  Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. Escludendo le fasce di popolazione non presenti nel target individuato, sono state invitate in tutto nel 2024 in Italia a eseguire un test di screening 14.101.942 persone, ma si sono presentate negli studi meGRATUITI dici 6.481.002 persone. Seolon-rettale condo Nino Cartabellotta, Adesione presidente della Fondazione 47,3% 35,7% Gimbe, «Il da29,7% to nasconde 64,1% profonde diffe58,8% renze non solo 56,2% tra i tre pro31,4% grammi di 53,2% screening, ma 55,6% soprattutto tra 42,3% Regioni e aree 42,1% geografiche 25,1% del Paese». Va 29,2% specificato an26,7% che che la Leg14,3% ge di Bilancio 23,4% 2026 ha previ26,1% sto un finan32,9% ziamento dedi4,5% cato per am14,6% pliare progres19,7% sivamente le 33,3% fasce di età dei programmi di screening oncologico. Diverse Regioni avevano già anticipato questa scelta con risorse proprie extra-LEA, offrendo la mammografia anche alle donne di 45-49 e 70-74 anni e lo screening del colon-retto anche alle persone di 70-74 anni. «Il tasso di adesione agli screening – spiega Cartabellotta – riflette anche la capacità dei servizi sanitari regionali di governare l’intero percorso: aggiornare costantemente le anagrafiche della popolazione target, programmare e spedire gli inviti, realizzare campagne di sensibilizzazione ed erogare i test». Il posizionamento di ciascuna Regione nei tre programmi risulta nel  complesso omogeneo, confermando differenze strutturali nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali.  Aumentano gli screening effettuati, ma i casi di tumori e lesioni precancerose sfuggiti al programma di prevenzione sono comunque 50.300 «I dati ONS 2024 – specifica il presidente Cartabellotta – mostrano un
a crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028». «Nel 2024 – spiega il Presidente – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico».  l Alessandro Zonca  ---End text---  Author: Alessandro Zonca  Heading:   Highlight:   Image:SCREENING ONCOLOGICI 2024: ESTENSIONI E ADESIONI NELLE VARIE TIPOLOGIE DI CONTROLLI GRATUITI Regione  Lombardia Piemonte Liguria Valle d’Aosta Veneto Provincia Autonoma Trento Provincia Autonoma Bolzano Friuli Venezia Giulia Emilia Romagna Toscana Umbria Lazio Marche Abruzzo Campania Molise Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna ITALIA  Screening mammografico  Screening cervicale  Screening colon-rettale  Estensione  Adesione  Estensione  Adesione  Estensione  Adesione  110,4% 101,4% 102,1% 58,1% 100% 94,5% 98,5% 84,7% 103,3% 102,6% 103,5% 102,5% 87,5% 96,2% 91,3% 100,4% 88,7% 79,2% 69,2% 89,1% 82,1% 97,3%  60% 53,4% 47,8% 50,2% 65,7% 74% 58,1% 59,7% 73,9% 64,9% 69% 42,3% 40,3% 48,4% 29,6% 42,7% 47,8% 56,5% 15,2% 28,9% 33% 50%  120,8% 159,1% 107,5% 83,6% 120,1% 129,4% 79,9% 78,9% 116,9% 120,8% 98,1% 111,1% 167,9% 121,9% 91% 109% 151,8% 91,1% 74,3% 106,2% 101,6% 117,2%  58,1% 59,7% 35,1% 41,9% 67,5% 90,3% 31,1% 58,4% 74,7% 63,3% 64,1% 37,9% 69,7% 53,6% 28,7% 37,9% 65,8% 52,2% 12,2% 27,8% 35,9% 51%  101,9% 108,2% 99,2% 96,7% 96,5% 111,4% 110,2% 100,7% 118,8% 98,8% 106,4% 102,4% 85,6% 104,7% 61,5% 91,3% 105% 84,6% 86,9% 95,3% 60,8% 94%  47,3% 35,7% 29,7% 64,1% 58,8% 56,2% 31,4% 53,2% 55,6% 42,3% 42,1% 25,1% 29,2% 26,7% 14,3% 23,4% 26,1% 32,9% 4,5% 14,6% 19,7% 33,3%  Fonte: Elaborazione Gimbe su dati ONS, anno 2024 -tit_org- Prevenzione: rispondono in pochi   -sec_org-
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		<tp:writer>Alessandro Zonca</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Salute mentale, picco di Sos «Quadruplicate le richieste» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/03/2026080301992403993.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/03/2026080301992403993.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"LEGGO" </b>  del 03 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>A chiamare soprattutto genitori che chiedono un aiuto costante peri figli</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 06:05:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL LAZIO FRAGILE  Salute mentale, picco di Sos «Quadruplicate le richieste»  85720916 | 93.63.249.37 | sfoglia.leggo.it  A chiamare soprattutto genitori che chiedono un aiuto costante per i figli  Supporto e sostegno. Il tema della salute mentale occupa uno spazio sempre maggiore nella vita dei cittadini e delle famiglie.  Le richieste di aiuto arrivano soprattutto dai genitori e nel Lazio in un anno sono quadruplicate. A certificarlo è l’ultimo anno di attività del Soss, il servizio telefonico di supporto, orientamento e sostegno sociale offerto gratuitamente dalla Fondazione don Luigi Di Liegro, che negli ultimi 12 mesi ha registrato centinaia di chiamate: il 60% di queste richieste di aiuto arrivano da un conoscente o parente di chi ha bisogno di aiuto (quasi sempre genitori nei confronti dei figli) e l’età media delle persone per le quali viene chiesto supporto è di 38 anni. Il 15% delle chiamate riguarda richieste di ascolto, magari perché si è soli o in difficoltà. «I primi numeri, però, ci dicono che l’immagine dei bisogni rispetto allo scorso anno sta cambiando. Quasi l’80% delle chiamate riguardano da un lato l’abituale domanda di attività di riabilitazione, dall’altro sono lievitate le richieste di supporto familiare e caregiver», spiega Luigina Di Liegro, segretaria della Fondazione Don Luigi Di Liegro Ets. Il dato  - osserva - è significativo: «Se lo scorso anno la tematica principale era la richiesta di primo accesso ai nostri servizi per gestire la malattia di chi ne soffre; oggi la maggior parte delle domande sono legate alle richieste di supporto e orientamento per famiglie e caregiver. All’inizio del 2025 le richieste di supporto ai genitori erano circa l’8% delle chiamate, ora siamo già al 35% solo nel primo semestre. Una percentuale che spiega come per le famiglie sia davvero complesso affrontare il problema della salute mentale, tanto che si arriva a chiedere aiuto anche per sé stessi». Per questo «investire nella salute mentale significa tutelare il benessere della collettività nel suo complesso e non solo soffermarsi sulla persona con disagio. Il metodo, seguito dalla Fondazione Di Liegro – che include attività riabilitative, sportelli di ascolto, gruppi di mutuo aiuto e gruppi multifamiliari e arteterapia – si rivela efficace per colmare il gap tra la cura clinica e il benessere collettivo. Questo approccio persegue una doppia finalità: ridurre il carico assistenziale che grava sui familiari e favorire anche l'inclusione sociale e relazionale dei pazienti.  riproduzione riservata ®  ---End text---  Author: Emanuele Nuccitelli  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Salute mentale, picco di Sos «Quadruplicate le richieste»   -sec_org-
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		<tp:writer>Emanuele Nuccitelli</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Covid, il virus arriva in Italia le mascherine volano in Cina ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/03/2026080301992503994.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"LIBERO" </b>  del 03 Aug 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il governo conosceva la carenza di dispositivi di sicurezza sanitaria eppure ne spedì tonnellate a Pechino, mentre medici e infermieri lavoravano con protezioni inadeguate</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 06:05:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Covid, il virus arriva in Italia le mascherine volano in Cina Il governo conosceva la carenza di dispositivi di sicurezza sanitaria eppure ne spedì tonnellate a Pechino, mentre medici e infermieri lavoravano con protezioni inadeguate   Prosegue la pubblicazione del dossier riservato sulla gestione della pandemia da Covid-19 in Italia. Nelle puntate precedenti abbiamo ricostruito come il Paese arrivò all’emergenza con un piano pandemico fermo al 2006, mentre gli allarmi internazionali venivano sottovalutati, i collegamenti con la Cina aumentavano, i controlli negli aeroporti restavano insufficienti e la comunicazione politica invitava alla normalità. Determinante fu la partita di Champions Atalanta-Valencia, disputata al Meazza di Milano davanti a quasi 46mila tifosi nonostante le raccomandazioni contro i grandi raduni, l’impennata dei contagi nella Bergamasca, i tamponi limitati ai sintomatici, la saturazione degli ospedali e la drammatica crescita dei decessi ad Alzano e Nembro. Sullo sfondo, pochi posti in terapia intensiva, decisioni prese nel panico e un sistema sanitario che affrontò il virus senza una strategia aggiornata.  LE SCORTE DI DPI  Sul fronte dei dispositivi di protezione individuale (Dpi), in primis le mascherine, andò meglio? La domanda è retorica perché, neanche a dirlo, pure su questo fronte si andò avanti pericolosamente a tentoni. Il 4 febbraio Confindustria aveva fatto sapere al governo che lo stock di Dpi disponibile in Italia sarebbe stato sufficiente solo «per due/tre mesi», cioè fino ad aprile al massimo. Gli alert sulla mancanza di mascherine e dispositivi di protezione continuano a rincorrersi da più parti: il 12 febbraio, secondo quanto risulta dai verbali della task force Covid, Giuseppe Ruocco, segretario generale del ministero della Salute, dice chiaramente che sui «dispositivi medici non giungono buone notizie». Parla di «disponibilità limitata» e ipotizza acquisizioni con procedure d'emergenza e divieti di vendita ai privati per riservare «le scorte al Servizio sanitario».   15 FEBBRAIO 2020  Attenzione a queste parole. Sono del 12 febbraio. Tre giorni dopo accade qualcosa di a dir poco surreale. Il 15 febbraio dalla base di pronto intervento umanitario delle Nazioni Unite a Brindisi parte alla volta della Cina un volo “organizzato dalla Farnesina” su cui vengono caricate 18 tonnellate di materiale sanitario, tra cui anche le preziose mascherine. La maggior parte dei pacchi un totale di 16 tonnellate di dispositivi - riporta il bollino dell’Ambasciata cinese in Italia.  Ben due tonnellate, invece, vengono «finanziate direttamente dalla Cooperazione italiana» che fa capo all’allora ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Una mossa che, sempre secondo i verbali della task force, era stata in un certo senso anticipata dal ministro Speranza, che l’11 febbraio rende nota la decisione di Palazzo Chigi di intraprendere «iniziative di solidarietà nei confronti del popolo cinese». Perché, va bene l’emergenza, ma bisognava tenere conto «delle legittime ripercussioni economiche e dell’intrattenimento delle relazioni diplomatiche con la Cina».  A spedire a Pechino le mascherine, sebbene in quantità decisamente più ridotta, 250mila, fu pure il sindaco Dem di Firenze, Dario Nardella, sempre con l’obiettivo di dare «un messaggio forte di supporto e collaborazione con il popolo cinese». Da notare che a far parte del carico inviato dall’allora primo cittadino del capoluogo toscano fu il modello più sicuro: le famose Ffp3 che di lì a poco sarebbero divenute merce rara per i nostri medici. A novembre 2025 l’ex vice capo di gabinetto del ministro della Salute, Roberto Speranza, Tiziana Coccoluto , - la stessa che in una mail del 4 febbraio 2020 scrisse al suo capo «qui non sanno che pesci prendere» - sul punto dirà in Commissione Covid che all’epoca «era ancora lontana l’idea di una circolazione del virus in Italia», aggiungendo che, d’altro canto, «c’era un obbligo di collaborazione con la Cina che si è voluto realizzare in quel modo».  Affermazioni che, pur apparendo lunari, rivelano la realtà dei 
fatti: di fronte ad una criticità nazionale di tale portata, Conte e compagni si ponevano il problema di lisciare il pelo al governo cinese.  Ma la vera beffa arriva a distanza di un mese, il 22 marzo 2020, quando la Protezione Civile italiana, proprio da un’azienda controllata dal governo di Pechino, acquista 22 milioni di mascherine alla modica cifra di 36 milioni di euro, 1,7 euro l’una. Il contratto, visionato dal Giornale, è stato firmato con la China Meheco Corporation, azienda amministrata da un importante dirigente del Partito Comunista, Gao Yuwen. All’epoca se ne accorse anche il Daily Mail , che riportò le frasi di una fonte della Casa Bianca sul fatto che la Cina avesse “costretto” l’Italia a ricomprare le mascherine e i respiratori che aveva donato a Pechino poche settimane prima.   ARMI SPUNTATE  Intanto in Italia i medici si ritrovano a combattere il virus nelle corsie degli ospedali con le armi spuntate. Per continuare con la stessa metafora, Chiara Rivetti, rappresentante di Anaao Assomed, principale sindacato di categoria, in Commissione di inchiesta sul Covid dirà che i suoi colleghi medici sono stati «mandati in battaglia come i soldati nella Prima Guerra Mondiale».  Lo stesso affermeranno, sempre nella stessa sede, diversi sindacati di Polizia e altri rappresentanti di medici e infermieri: tutti concordi sul fatto che la mancanza di mascherine e altri Dpi idonei fu una delle più importanti criticità nella prima fase dell’emergenza. A complicare le cose arriva poi il decreto legge del 2 marzo che stabiliva che le mascherine chirurgiche, anche prive del  marchio CE, fossero idonee a proteggere gli operatori sanitari.  Ma di lavori scientifici che dicono che le mascherine chirurgiche evitano il passaggio di virus non c’è traccia.  «Questo ha fatto sì che i medici e gli infermieri sottovalutassero il problema del contagio e spiega anche l’elevata incidenza di infezioni intraospedaliere e anche di decessi», ha sottolineato durante la sua audizione nella Commissione di inchiesta sul Covid Guido Quici, Presidente nazionale del sindacato Cimo-Fesmed. «Ricordo alcune colleghe – aggiunge - che indossavano le buste della spazzatura sopra le scarpe». «Le cosiddette mascherine erano pezzi di stoffa che utilizzavamo alla meglio», protesta anche Maria Rita Gismondo. Oltretutto, la raccomandazione dell’Iss del 28 marzo ne consigliava l’uso solo a chi aveva sintomi gravi.  La mancanza del piano pandemico fu «la madre di tutte le guerre», è convinta la dottoressa. Tra queste: il mancato tracciamento iniziale dei contatti, i lockdown che a parere di molti esperti non ebbero impatto sul contenimento della pandemia ma conseguenze terribili a livello economico e sociale, l’estrema difficoltà ad effettuare autopsie che si sarebbero rivelate utili per capire come trattare correttamente il virus e di conseguenza salvare vite.   1° APRILE 2020  Una circolare del ministero della Salute del 1° aprile 2020, firmata dal Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria, infatti, raccomandava di non procedere ad autopsie o riscontri diagnostici sui casi conclamati di Covid, sia per quanto riguardava i morti in ospedale, sia per quelli deceduti in casa. Anche nel caso degli esami autoptici disposti dall’autorità giudiziaria, la circolare raccomandava di limitarsi alla sola ispezione esterna, «limitando allo stretto necessario quelli da eseguire per motivi di studio e approfondimento». Per la microbiologa del Sacco il Covid non fu «un’emergenza sanitaria, ma un’emergenza di organizzazione sanitaria». Tuttavia, il caos che ha portato il nostro ad essere uno dei Paesi con il maggior numero di morti per il Covid resta senza responsabili. Il procedimento della procura di Bergamo e Roma per omissione e rifiuto di atti d’ufficio in relazione al mancato aggiornamento del piano pandemico si è concluso a maggio del 2026 con la decisione del gup: «Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione».  (continua/3)  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: IL DECRETO  Il decreto legge del 2 marzo stabiliva che le mascherine chirurg
iche, anche prive del marchio CE, fossero idonee a proteggere gli operatori sanitari  Image:L’ex ministro della Salute Roberto Speranza -tit_org- Covid, il virus arriva in Italia le mascherine volano in Cina   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Piano pandemico, Bassetti al vertice delcoordinamento ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/03/2026080301992703992.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"SECOLO XIX" </b>  del 03 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 06:05:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Piano pandemico, Bassetti al vertice del coordinamento   LA NOMINA  D  opo la riunione del 13 luglio, giorno in cui si è insediato il Gruppo tecnico-sanitario regionale per l'aggiornamento del Piano pandemico della Regione Liguria e a seguito della costituzione del gruppo di lavoro, il coordinamento scientifico regionale è stato affidato al professor Matteo Bassetti.  Su richiesta del Ministero della Salute rivolta alle Regioni e alle Province autonome di designare tre rappresentanti del Coordinamento Interregionale dell'Area Prevenzione e Sanità Pubblica Regione Liguria ha proposto allo stesso Comitato Interregionale lo stesso professore Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del San Martino. —  ---End text---  Author: Redazione  Heading: LA NOMINA  Highlight:   Image:L’infettivologo Bassetti -tit_org- Piano pandemico, Bassetti al vertice delcoordinamento   -sec_org-
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		<title><![CDATA[AGGIORNATO - Infermieri in fuga, tagliati al Galliera reparti e postiletto = Ospedale Galliera, cardiologia dimezzata «Infermieriin fuga nelle Case di comunità» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/03/2026080301991403995.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"SECOLO XIX" </b>  del 03 Aug 2026 </p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[Infermieri in fuga, tagliati al Galliera reparti e posti letto   SANITÀ   Ospedale Galliera, cardiologia dimezzata «Infermieri in fuga nelle Case di comunità»   Il presidio di Carignano è stato costretto a chiudere il reparto Area critica di medicina per carenza di operatori sanitari Organico, il problema è esploso dopo l’ultimo concorso che ha reclutato personale soprattutto per le strutture decentrate  Emanuele Rossi / PAGINA 13  La fuga (tramite concorso) di decine di infermieri e la normale turnazione estiva con le ferie del personale provocano la chiusura di interi reparti all’ospedale Galliera di Genova.     L  a fuga (tramite concorso) di decine di infermieri e la normale turnazione estiva con le ferie del personale provocano la chiusura di interi reparti all’ospedale Galliera. Dove si cerca di tamponare in attesa di forze fresche che dovrebbero arrivare dalla graduatoria del concorso regionale.  L’ultimo caso riguarda il reparto 0B2 (area critica di medicina). Dei 10 posti letto (8 di area critica di medicina e 2 in carico alla neurologia come centro ictus) 4 sono stati temporaneamente eliminati e i restanti 6 trasferiti nel reparto di cardiologia.  Di fatto quindi la cardiologia perde 6 posti letto di degenza passando da 12 a 6 posti. Ma si tratta di un reparto che spesso registra la totale saturazione dei letti e ora ne avrà meno a disposizione. Si tratta inoltre di posti letto ad elevato turn over utilizzati prevalentemente per procedure interventistiche che richiedono solo pochi giorni di degenza. Con la conseguenza preventivabile che il dimezzamento dei posti letto tra cardiologia e area critica medica si riverbererà sulle attese al pronto soccorso di pazienti che dovrebbero essere ricoverati in quei reparti e sulle liste dei pazienti in attesa di eseguire procedure interventistiche. «Alla richiesta alla direzione della durata prevista dell'attuale chiusura del reparto 0B2 è stato risposto per tempi indefiniti», rivela una fonte interna all’ospedale di Carignano secondo cui «In seguito alle riorganizzazioni e chiusure di reparti recentemente effettuate al Galliera, sono stati persi 47 posti di area medica».  Non è d’accordo sul conteggio complessivo il direttore generale del Galliera Francesco Quaglia, che rimarca come tutte le decisioni aziendali siano state preventivamente comunicate agli interessati. Ma non nega le difficoltà contingenti dell’ospedale del centro cittadino: «L’accorpamento sulla cardiologia è effettivamente avvenuto dallo scorso venerdì, il resto dell’operazione è in divenire perché potremmo recuperare qualche risorsa infermieristica che ci permetterebbe di limitare le chiusure altrimenti inevitabili». Già, perché il nodo è proprio la disponibilità di infermieri e non c’entra, almeno relativamente, il periodo estivo: «È normale che in estate l’attività chirurgica elettiva venga ridotta, ma qui stiamo parlando di altro, siamo costretti a rivedere interi reparti - commenta Quaglia - ed è l’onda lunga del concorso metropolitano per infermieri che ci ha penalizzato».  Com’è possibile che un concorso per assumere nuovi infermieri vada a rischiare di svuotare uno degli ospedali genovesi? Lo spiega lo stesso Quaglia: «Il concorso era per tutta l’area metropolitana e c’era un forte fabbisogno di nuovi ingressi nelle Case e Ospedali di comunità: per questo molti infermieri dagli ospedali hanno tentato il concorso per trasferirsi sul territorio, in cerca di migliori condizioni. Di fatto  c’è stata una grossa mobilità interna e in particolare dal Galliera abbiamo avuto oltre 130 unità che avrebbero potuto trasferirsi di cui 87 nelle Case di comunità».  Il saldo finale sarà più limitato, «perché molti alla fine hanno deciso di rimanere e c’è stato uno sforzo organizzativo per evitare di sguarnire l’ospedale» ma dall’inizio di giugno è iniziato l’esodo vero e proprio e lo scorrimento della graduatoria, da cui attingerà poi il Galliera stesso per i propri nuovi ingressi, non è così rapido.  «Grazie ai tempi determinati (è stato fatto un bando a luglio) abbiamo recuperato una decina di persone, m
a in estate trovarne è ancora più difficile e io non vorrei ricorrere ai gettonisti. La Regione è consapevole di questo stato di difficoltà che non è solo del Galliera e cercheremo di mettere in campo le adeguate compensazioni»,  conclude il direttore.  Il tema degli organici del Galliera è stato discusso anche in consiglio regionale nella recente seduta del 21 luglio: all’interrogazione del consigliere del Pd Armando Sanna l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò aveva risposto che «si tratta di un normale processo di scorrimento delle graduatorie, gestito attraverso la collaborazione tra le aziende coinvolte e nel rispetto delle aspettative dei professionisti e delle necessità organizzative delle strutture». E che «è stata condivisa un’organizzazione che tiene conto del diritto degli idonei all’assunzione tramite graduatoria e delle esigenze assistenziali ed organizzative del Galliera e di AOM e che queste modalità consentiranno di programmare gli ingressi in maniera graduale riducendo al minimo l’impatto sull’operatività dei reparti e garantendo la continuità dei servizi».  Ma al netto delle contromisure, la coperta si è già rivelata corta e bisogna guardare al lungo periodo: «Speriamo che con i nuovi laureati a ottobre possiamo recuperarne un po’», auspica il direttore del Galliera. —  ---End text---  Author: Emanuele Rossi  Heading: SANITÀ  Highlight: Il direttore Quaglia: «Non si tratta di questioni legate alle ferie estive»  Image:L’ospedale di Carignano -tit_org- AGGIORNATO - Infermieri in fuga, tagliati al Galliera reparti e postiletto   Ospedale Galliera, cardiologia dimezzata «Infermieriin fuga nelle Case di comunità»   -sec_org-
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		<tp:writer>Emanuele Rossi</tp:writer>
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