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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[L'Autonomia non può gravare sulla salute dei cittadini ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/02/2026080201802305193.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/02/2026080201802305193.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 27 di <b>"NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" </b>  del 02 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 07:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’Autonomia non può gravare sulla salute dei cittadini   L’INTERVENTO  C’  è un punto sul quale la politica dovrebbe fermarsi prima ancora di iniziare a discutere di autonomia differenziata: la Repubblica, secondo l’articolo 32 della Costituzione, tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.  Non dice dei cittadini del Nord.  Non dice dei cittadini del Sud.  Dice di tutti.  Per questo il tema non è l’autonomia in sé. Il tema è capire se il percorso avviato dal Governo e dal ministro Roberto Calderoli con le richieste di maggiore autonomia di Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria sia compatibile con il principio più importante: garantire gli stessi diritti fondamentali a tutti i cittadini.  Perché la sanità non è una competenza qualsiasi. È il momento in cui lo Stato deve dimostrare di esserci allo stesso modo per tutti: il diritto alla cura non può dipendere dalla regione in cui si nasce.  Ma i fatti, purtroppo, raccontano una realtà drammaticamente diversa. Raccontano di cittadini del Sud che attendono mesi per una visita, di famiglie costrette a spostarsi verso le regioni del Nord per trovare una risposta, di professionisti sanitari che lasciano i territori più fragili perché altrove trovano condizioni di gran lunga migliori, non soltanto dal punto di vista economico ma anche organizzativo e tecnologico.  Sono i cosiddetti “viaggi della speranza”: persone che lasciano la propria terra, i propri affetti e le proprie certezze per cercare altrove una cura, una risposta, una possibilità in più.   Sono divari documentati da anni da organismi di ricerca come GIMBE e SVIMEZ. Un fenomeno che non può essere considerato normale in un Paese che dovrebbe garantire gli stessi diritti sanitari a tutti i cittadini.  In questo scenario già insostenibile, attribuire ulteriori competenze alle Regioni che oggi dispongono di maggiore forza economica e organizzativa senza avere prima colmato gli squilibri esistenti, significa trasformare una disuguaglianza di fatto in una disuguaglianza destinata a peggiorare nel tempo.  Da medico di famiglia conosco fin troppo bene il peso di questi numeri.  Perché dietro una percentuale, dietro una tabella, dietro un  dato sulla mobilità sanitaria c’è sempre una storia di fragilità umana.  C’è una persona anziana che aspetta una diagnosi. C’è un paziente che deve affrontare un viaggio per curarsi. C’è una famiglia che, oltre alla preoccupazione della malattia, deve affrontare anche quella di cercare altrove ciò che dovrebbe trovare vicino a casa.  La sanità non è una competenza come le altre: è la vita delle persone.  Quel che manca nei programmi politici della maggioranza di Governo, è il concetto di perequazione, che in parole semplici significa una cosa sola: se un cittadino nasce in un territorio più fragile, la Repubblica deve fare di più, non di meno, per garantirgli gli stessi diritti.   Prima si devono creare le condizioni perché tutti possano accedere a una sanità all’altezza dei propri bisogni. Poi si può discutere di nuove forme di autonomia. Invertire questo ordine significa lasciare indietro chi parte già da una posizione estremamente più difficile.  Su un diritto fondamentale come la salute non possono prevalere le appartenenze politiche.  E invece dobbiamo prendere atto che questi percorsi “spacca Italia”, a danno del Sud, trovano il voto favorevole di molti parlamentari meridionali della maggioranza che hanno scelto di sostenerli, una scelta scellerata che danneggia gravemente le comunità che rappresentano.  Oggi, a tutela del Mezzogiorno, abbiamo soltanto l’iniziativa di Antonio Decaro, che ha riportato il confronto sul terreno dei diritti e della coesione nazionale. Non una battaglia contro l’autonomia, ma la richiesta che ogni riforma dello Stato rispetti un principio non negoziabile: nessun cittadino può avere meno accesso alle cure solo perché vive in una parte diversa del Paese.  È questo il principio da difendere, una battaglia che dovrebbe vedere uniti tutti i rappresentanti politici meridionali, al di là dell’appartenenza ai va
ri schieramenti. Non si può tacere, l’autonomia differenziata non può diventare il nome nuovo della disuguaglianza.  Davanti alla malattia non devono esistere regioni avvantaggiate e territori più deboli: ci devono essere soltanto adulti e bambini con lo stesso diritto a essere curati.  *Medico di Medicina generale Capogruppo Lecce Città Pubblica © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Sergio DELLA GIORGIA*  Heading: L’INTERVENTO  Highlight:   Image: -tit_org- L'Autonomia non può gravare sulla salute dei cittadini   -sec_org-
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		<tp:writer>Sergio DELLA GIORGIA*</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La rivoluzione dei nuovi medici ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/02/2026080201974203920.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 30 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 02 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 05:49:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA RIVOLUZIONE DEI NUOVI MEDICI   Salute Bene il nuovo esame d’accesso alla facoltà. Ora serve un aggiornamento continuo che tenga conto delle nuove tecnologie  di Stefano Paleari e Giuseppe Remuzzi  L’  esame di Medicina è cambiato. Se ne è parlato molto: «semestre aperto», «semestre filtro», «semestre di prova». E il primo anno ha dimostrato che la cosa è fattibile, e si riusciranno a formare più medici. Sulle prime c’è stata qualche polemica, ma oggi il giudizio di rettori e professori è generalmente positivo, e si può ben dire che l’obiettivo del Ministero per ora sia stato raggiunto. In ogni caso, questa riforma rappresenta un’occasione per chiedersi: una volta ammessi ai corsi, cosa vogliamo insegnare ai medici di domani? Poco tempo fa il New England Journal of Medicine — il più grande giornale di medicina al mondo — scriveva: «Non possiamo compiacerci delle performance del nostro modo di educare i giovani medici così come lo facciamo adesso, la necessità di cambiare è troppo grande ed è ormai diventata un imperativo morale». E noi? I professori dell’università ci dicono che il corso di laurea non è più quello di 30-40 anni fa. Vero. Ma la struttura di fondo è rimasta la stessa come tipologia di esami e sequenza.  È cambiato il modo di insegnare, questo sì.  Adesso alcune Università, anche se non tutte, si sforzano di integrare le diverse discipline, di strutturare l’insegnamento intorno a casi clinici, di confrontarsi con la medicina basata sull’evidenza, si insegna — ma solo un po’ — a parlare con gli ammalati, e si discute persino di etica. Sono tentativi certamente lodevoli, ma quello che la medicina (e la società) che cambia richiedono, è ben altro.  Già nel 2010, un gruppo di docenti dell’Università di Ottawa ha proposto di rivoluzionare la formazione del medico, si chiama Competency-Based Medical Education: il curriculum del medico di domani non si basa più solo sul completamento del percorso formativo (un esame dopo l’altro), ma su un sistema basato sulla dimostrazione di competenze acquisite che includono la capacità di lavorare in team interdisciplinari, la comprensione dei determinanti sociali della salute, la gestione dei dati sanitari, la partecipazione ai processi di innovazione, sia sul piano scientifico che organizzativo, e ancora di più la prevenzione.  E c’è dell’altro. Pensate che sempre il New England Journal of Medicine mette a disposizione di chi vuole specializzarsi un sistema di apprendimento online: «NEJM Resident 360» — è solo un esempio, ce ne sono altri — dove si può trovare tutto, dalle basi teoriche della scienza medica, alle conoscenze più sofisticate per ciascuno degli ambiti specialistici. E non sono solo nozioni teoriche: ti mettono di fronte ai problemi quotidiani, ti chiedono di trovare la soluzione, ti aiutano a individuare le opzioni possibili (ti assistono persino nelle procedure manuali con dei video semplicemente  fantastici che le descrivono in ogni dettaglio).  Non ti senti ancora sicuro? Il sistema ti consente di parlare online con i migliori specialisti del mondo. Se risolvi almeno l’80% dei problemi in un tempo ragionevole, ti considerano uno specialista. Per qualcuno ci vorranno sei mesi, per altri molti di più, anche anni, non siamo tutti uguali. A questo punto, la «vecchia» facoltà di medicina, con le sue belle lezioni frontali, finirà per sparire: certamente negli Stati Uniti e in Cina, ma la tendenza è unstoppable, insomma non si può fermare, e sarà così anche da noi nel giro di pochi anni.  Quello che chiamavamo corso di laurea potrebbe durare anche meno di quanto non sia oggi, e i ragazzi potranno cominciare a lavorare molto presto, negli ospedali o con i medici di famiglia, il resto sarà e-learning, non solo  ILLUSTRAZIONE DI DORIANO SOLINAS  per gli anni della specialità ma per sempre, in un connubio tra scienza, tecnologia e clinica.  Non dimentichiamo che i giovani medici hanno tutta la medicina nell’iPhone; lì dentro ci sono più informazioni di quanto ce ne possono stare nel cervello di mille bravi medici. È tutto il resto che manca, le cure per esem
pio: troppi farmaci prescritti da specialisti diversi che non parlano tra loro — per i malati è un vero incubo — senza che nessuno tenga le fila di tutto. Queste sono cose fondamentali che all’università non si insegnano o per lo meno non si insegnano ancora. E che dire del ragionare in termini statistici o dell’incertezza? Quest’ultima specialmente dovremo insegnare a riconoscerla e a gestirla, certo con il contributo dell’intelligenza artificiale (IA), necessaria anche per ridurre il divario tra la mole di conoscenza che oggi la scienza mette a disposizione e il bisogno degli ammalati.  Ci state dicendo che dovrà cambiare completamente il modo di insegnare la medicina? Certamente, che senso ha chiedere ancora ai futuri medici di mandare a memoria i nomi dei muscoli dei piedi o dei nervi cranici, e di come sono fatti e dove passano e chi incontrano; per non parlare degli enzimi della glicolisi; piuttosto i giovani medici dovranno sapersi rapportare anche a distanza in una relazione continua con il paziente. La medicina di domani sarà affiancata dagli algoritmi con cui i medici dovranno familiarizzare e trovare persino il modo di interagire con chi li crea (per proteggersi dal rischio scatola-nera: IA ti dà la soluzione, ma sul percorso che segue per arrivare al risultato non abbiamo ancora le idee chiare).  Con la riforma del Ministro Bernini cambiano modalità di accesso e numeri: è un primo passo, ma gli studenti del semestre filtro dovranno imparare cose completamente diverse da quelle degli anni passati.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Stefano Paleari :-: Giuseppe Remuzzi  Heading:   Highlight:   Image:LLUSTRAZIONE DI DORIANO SOLINAS  Q m g g co g n d m c m il la  d p in C h fu d -tit_org- La rivoluzione dei nuovi medici   -sec_org-
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		<tp:writer>Stefano Paleari - Giuseppe Remuzzi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Creme e cancri della pelle: cosa dicono i medici = Salmo e la disfida delle creme solari e del rischio tumori ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/02/2026080201981203914.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/02/2026080201981203914.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 02 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 05:49:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA CROCIATA DI SALMO  Creme e cancri della pelle: cosa dicono i medici   Salmo e la disfida delle creme solari e del rischio tumori   SALUTE&SOCIETÀ  IN RETE Sui social teorie sul problema delle protezioni  q GIOSTRA A PAG. 14    L  a polemica estiva del momento arriva sotto l’ombrellone. Il dubbio amletico è il seguente: creme solari sì o no? D’altronde si tratta di una delle lezioni apprese da migliaia di bagnanti per diminuire il rischio di sviluppare il tumore della pelle. Una pratica su cui alcuni, però, nutrono ancora qualche perplessità. Ma la risposta al quesito – spoiler, negativa – arriva da Debora Rasio, oncologa e ricercatrice Sapienza molto popolare anche sui social. L e critiche dalle spiagge si spostano sotto i suoi post. A finire dentro la tempesta mediatico-scientifica sono le sue affermazioni sulla correlazione tra la protezioni solare e il temuto melanoma. Nel reel finito sotto l’occhio del ciclone, Rasio dice che l’applicazione della protezione solare diminuirebbe la produzione della vitamina D. In sintesi: più metti la crema e più rischi.  Per far avvalorare la sua tesi, l’oncologa cita anche due riviste scientifiche estere. Ma non è tutto. Rasio tira in ballo anche contadini e pescatori, due categorie note per lavorare molte ore sotto il sole.  Per loro la probabilità di ammalarsi è “dimezzata” rispetto a chi “lavora in ufficio, colletto bianco con le luci a neon”. Per l’oncologa bastano solo schermi fisici, come una maglietta o un cappello.  E poi il saluto: “Buona estate in salute!”.   LE SUE DICHIARAZIONI hanno  però acceso il dibattito, infiammando i suoi account e costringendo la piattaforma a oscurare i video incriminati. Gli utenti si spaccano in  due tifoserie, tra chi la difende e chi avrebbe contattato l’Ordine dei Medici di Roma.  Contro di lei gran parte della comunità scientifica italiana. C’è anche il commento di Matteo Bassetti: “Attenzione al sole ma anche a chi racconta un sacco di balle sulle creme”. In questo esercito non mancano i dermatologi che puntano il dito alle riviste accademiche riportate da Rasio. Nel secondo studio,  ad esempio, c’è scritto che chi dichiara di usare sempre le protezioni solari potrebbe sviluppare un carcinoma rispetto a chi non le utilizza. Ma l’articolo afferma pure che quelli che hanno ammesso di utilizzarla sempre siano gli stessi a trascorrere molto tempo sotto i raggi, non spalmandosi quindi la quantità di crema richiesta.  “I filtri solari hanno dimostrato di essere efficaci solo ed esclusivamente se appligi cati sulla pelle core non ndere rettamente, vale a a dire prima della esposizione solare e STOCK riapplicati ogni due ore”, sono le parole della dermatologa Pucci Romano. “L’esposizione graduale al sole – prosegue la dottoressa – consente di predisporre le difese naturali  ole  dai danni determinati dai raggi ultravioletti (incluso il melanoma), come l’abbronzatura, l’ispessimento cutaneo e un buon livello di vitamina D”. Interviene con un post anche Paolo Antonio Ascierto. “Le scottature non sono un banale fastidio – scrive l’oncologo – raddoppiano il rischio di sviluppare un melanoma nel corso della vita. La nostra pelle ‘ricorda’ ogni singola ustione. Sostenere che i filtri solari facciano male o che sia meglio ‘abituare la pelle senza protezione’ è una falsità priva di qualsiasi riscontro scientifico. L’abbronzatura non è un segno di salute: è la risposta di difesa della pelle”.   A FARE DA SPALLA alla tesi di  Rasio è Salmo. In un video pubblicato su TikTok, il rapper inquadra una cicatrice: è quel che resta di un carcinoma basocelluare, uno dei tumore della pelle più frequenti. Le aree del corpo più a rischio sono proprio quelle esposte alla luce del sole. Anche il suo video è stato sommerso da una pioggia di critiche, soprattutto da parte dei suoi fan. Ma l’oncologa invece di rallentare, accelera. In un secondo video pubblicato su YouTube, replica con altre due ricerche estere.  Nel mirino questa volta ci sono donne incinte e bambini.  L’applicazione delle creme protettive diminuirebbe la produzione di vitamina D, aumentando le 
diagnosi di autismo, ADHD e schizofrenia. Nessuno dei due studi, però, menziona la crema solare. Pure in questo caso l’oncologa è inondata dalle critiche, ma non mancano messaggi di solidarietà, tra chi le manda un abbraccio e chi la invita a non mollare.  ---End text---  Author: Letizia Giostra  Heading: SALUTE&SOCIETÀ  IN RETE Sui social teorie sul problema delle protezioni  Highlight: L’ARTISTA E IL VIDEO SU TIK TOK  HA USATO i social il rapper Salmo, al secolo Maurizio Pisciottu, per raccontare del suo “cancro della pelle”, scientificamente noto come “carcinoma basocellulare”. In un video su Tik Tok, l’artista ha detto che potrebbe essere dovuto (la fonte è il video di una dottoressa visto sui social), all’uso delle creme solari e della pelle esposta al sole o a quello che mangiamo. Il lembo di pelle facciale interessata dal carcinoma gli è stato asportata, ma il problema non del tutto è risolto.  Image:Attenti al sole Secondo i dermatologi le scottature non sono da prendere sottogamba FOTO ADOBESTOCK -tit_org- Creme e cancri della pelle: cosa dicono i medici   Salmo e la disfida delle creme solari e del rischio tumori   -sec_org-
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		<tp:writer>Letizia Giostra</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Asl Napoli, bando ad hoc perla figlia del re della sanità = Asl Napoli, bando su misura alla figlia del 're della Sanità" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/08/02/2026080201981303915.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 02 Aug 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 05:49:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[CONCORSO SU MISURA  Asl Napoli, bando ad hoc per la figlia del re della sanità q MACKINSON A PAG. 8   Asl Napoli, bando su misura alla figlia del ‘re della Sanità’   IL RICORSO Il concorso chiedeva proprio il titolo dell’erede dell'ex assessore: dopo tre bocciature lei è ancora al suo posto  SALUTE E POLTRONE  » Thomas MacKinson  Q  uando si prova a far luce su certe selezioni della sanità pubblica può accadere di tutto.  Che un’azienda perda tre volte in tribunale e resti immobile.  Che a chi fa ricorso venga contestato, per il solo fatto di averlo fatto, di aver “confessato”. E che la vincitrice, al telefono, ti spieghi che hai sbagliato numero come Fantozzi. “Buongiorno, sto cercando la dottoressa Montemarano”. “Sì?” Poi la linea cade. Si richiama, ci si presenta e si accenna ai ricorsi.  “Ma è uno scherzo, mi scusi?” No, perché? “Io non voglio continuare questa telefonata, no?” Scusi, ma è lei? “No, ha sbagliato numero. Ha sbagliato numero”. È sicura? “Arrivederci.” Mancava solo l’accento svedese con cui il ragioniere e Filini si fingono stranieri per scampare alla Coppa Cobram.  Comprensibile: la domanda non è comoda. Com’è che il bando che ha vinto chiedeva  un titolo con lo stesso identico nome del suo? L’avviso esce l’11 febbraio 2025. In palio la Uosd Diagnostica e Interventistica Senologica della Asl Napoli 1 Centro, istituita nel 2023. Tra i requisiti di accesso ne compaiono due che nessuna legge, nessun contratto e nessun regolamento aziendale prevedono: un’esperienza “a lme no biennale” in diagnostica senologica, con “particolare rilievo” alle procedure interventistiche, e un “Master di II livello in materia di Diagnostica e Interventistica Senologica”.  Quattro parole che sono, una per una, quelle stampate sul diploma rilasciato l’11 giugno 2018 da Tor Vergata a Marcella Montemarano, dirigente medico dell’azienda. Figlia di Angelo Montemarano, che di quella stessa Asl fu direttore generale fino al 2005 e poi assessore regionale alla Sanità: lo chiamavano il re della sanità campana, definizione che ha sempre respinto. Alla selezione si presentano in quattro. Il 5 marzo la commissione ne esclude tre in un colpo solo: nessuno ha quel master, o i due anni di interventistica. Sei giorni dopo l’incarico quinquennale  va all’unica rimasta.  Valutazione comparativa: nessuna.  Non per svista, per aritmetica. Due esclusi vanno in tribunale, e l’azienda perde due volte in una settimana. La giudice Alessandra Santulli è netta: req u i s i t i “ i l l o g i c amente gravosi”, che cancellano la comparazione, la quale “deve seguire e non precedere la selezione”. L’Asl non reclama né l’una né l’altra ordinanza. Le accetta. SempliceSITI STO OMA  ATA  mente non le esegue.  Il 30 gennaio 2026 l’avvocato dell’azienda sollecita: si resta in attesa di sapere cosa l’Asl intenda fare di quelle ordinanze. Tre giorni dopo la commissione produce il verbale n. 7.  Non riammette nessuno: cambia il capo d’accusa. I ricorrenti avevano dichiarato di possedere quei requisiti: dunque hanno mentito, dunque decadono. E la prova della menzogna è che la candidata non aveva il titolo “tanto da avere proposto apposito ricorso al Tribunale proprio per contestare la previsione di tale requisito”.   Segue la formula: “L’iniziativa giurisdizionale assume portata confessoria”- Tradotto: hai fatto causa, quindi sei colpevole. Ed è qui che la storia smette di essere napoletana. I bandi contestati sono migliaia: ma quel principio, se reggesse, renderebbe l’accesso alla giustizia un atto autoincriminante per qualunque dipendente pubblico. Il 13 luglio il giudice Luigi Ruoppolo decide nel merito: quel requisito era di “immotivata ed eccessiva gravosità”. L’incarico intanto corre: 16 mesi, 3 magistrati, 3 provvedimenti, una diffida senza risposta dal 16 marzo, e alla Uosd c’è sempre la stessa persona. Cui abbiamo mandato quattro domande scritte. Stavolta risponde così: “Oggi è il mio compleanno e non è il primo in cui vengo disturbata per questa vicenda”.  Chiede tempo fino a lunedì, ma anticipa: “Può iniziare a verificare che sono una professionist
a laureata e specializzata con il massimo dei voti, che numerosissime sono le testimonianze di pazienti a cui ho potuto salvare la vita grazie alle mie competenze. Che mio padre ha lasciato la sanità pubblica da almeno 22 anni”. Il padre negli atti non compare mai. Compaiono requisiti, esclusioni e tre provvedimenti. All’Asl abbiamo chiesto un contatto con il direttore generale: se arriverà una replica, la pubblicheremo integralmente. Anche in svedese, come il mitico ragionier Ugo.   ra à’  ---End text---  Author: Thomas MacKinson  Heading:   Highlight: REQUISITI RICHIESTO IL DIPLOMA DELLA CANDIDATA   UNA DINASTIA AL TIMONE DA DECENNI  PADRE E FIGLIA Angelo Montemarano, classe 1951, è stato direttore generale della Asl Napoli 1 dal 1999 al 2005 e poi assessore regionale alla Sanità con Antonio Bassolino fino al 2009. Nel 2014 Stefano Caldoro lo nomina all'Arsan, che Vincenzo De Luca scioglie l'anno dopo.  Per i giornali era “il re della sanità campana”. La sua l'associazione ogni anno raduna a Villa Domi 300 dirigenti del settore.  La figlia Marcella, classe 1983, è dirigente medico della Asl. Nel 2018 consegue il titolo che 7 anni dopo comparirà tra i requisiti del bando come responsabile della Uosd.  Image:In corsia A Napoli polemiche per il concorso nella Asl1.  Nonostante l’esito del ricorso nessun provvedimento è stato preso -tit_org- Asl Napoli, bando ad hoc perla figlia del re della sanità Asl Napoli, bando su misura alla figlia del ‘re della Sanità”   -sec_org-
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