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		<title><![CDATA[FOCUS SULLA SANITÀ NEL LAZIO. ROCCA DIFENDE IL SUO OPERATO CONTRO LA MINORANZA ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/31/2026073103158906447.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"latinatu.it" </b>  del 31 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il Consiglio regionale del Lazio si è riunito, su richiesta dei gruppi di minoranza, per fare il punto sullo stato delle case e degli ospedali di comunità.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 06:25:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://latinatu.it/focus-sulla-sanita-nel-lazio-rocca-difende-il-suo-operato-contro-la-minoranza/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=focus-sulla-sanita-nel-lazio-rocca-difende-il-suo-operato-contro-la-minoranza]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Consiglio regionale del Lazio si è riunito in seduta straordinaria, su richiesta dei gruppi di minoranza, per fare il punto sullo stato delle case e degli ospedali di comunità con il presidente della Regione, Francesco Rocca. Una rappresentanza di amministratori locali e di lavoratori sanitari ha assistito alla seduta dalla tribuna del Consiglio, il cosiddetto Acquario.Le motivazioni della richiesta sono state spiegate dalla consigliera Emanuela Droghei (Pd), intervenuta in apertura di seduta. “Noi abbiamo chiesto questo Consiglio straordinario – ha dichiarato – perché riteniamo sia doveroso fare il punto su uno dei progetti principali che ha visto protagonista questa Regione: quello del Pnrr, in particolare Missione 6, legato alla riorganizzazione territoriale delle risposte al bisogno di salute. Io credo che oggi noi parliamo della più importante riforma della sanità territoriale che ha visto protagonista non solo la nostra Regione, chiaramente, ma tutto il nostro Paese, negli ultimi decenni, con risorse assolutamente straordinarie, extra bilancio ordinario dello Stato, che credo non saremo in grado di vedere per i prossimi decenni”.“Un finanziamento di circa 1,7 miliardi – ha proseguito Droghei – e i numeri ci parlano di circa 131 case della comunità, ma questo lo vedremo, 35 ospedali di comunità, 59 COT, 59 Centrali Operative Territoriali, dentro gli standard del DM 77. Questi sono i freddi numeri che ci siamo raccontati in queste settimane, anche leggendo le sottolineature che ha fatto a questa Regione. La Corte dei conti ci spiega che in questo momento questa Regione è molto in ritardo sulla spesa del Pnrr, visto che avete speso, circa il 37 per cento, nonostante la scadenza, la chiusura dei progetti fosse quella del 30 giugno”. La consigliera del Pd ha poi fatto distribuire ai consiglieri, al presidente Francesco Rocca e agli assessori un dossier sulla casa di comunità di Genazzano, dove – ha detto – ci sono molte criticità.Per il gruppo del Partito democratico sono poi intervenuti anche i consiglieri Sara Battisti, che si è soffermata in particolare sulle criticità della provincia di Frosinone, Rodolfo Lena, Salvatore La Penna, che ha parlato soprattutto della provincia di Latina, Massimiliano Valeriani, Marta Bonafoni e Daniele Leodori.Valerio Novelli (M5s) ha ricordato che “il Pnrr è stato ottenuto e portato in Italia dal Governo Conte con una visione precisa: usare quelle risorse per modernizzare il Paese, rafforzare i servizi pubblici e ridurre le diseguaglianze territoriali. Per la sanità non significa costruire semplicemente nuovi edifici – ha aggiunto Novelli – ma cambiare il modello di assistenza: meno ospedale come unico punto di riferimento; più territorio, più prevenzione, più presa in carico dei cittadini”. Il consigliere pentastellato ha poi ricordato anche che “la programmazione di questa rete, le 131 Case della comunità previste, nasce nella precedente legislatura regionale. Oggi assistiamo a una grande operazione comunicativa fatta di inaugurazioni e tagli di nastri, ma la domanda che dobbiamo porci è un’altra: queste strutture sono realmente operative e capaci di dare risposte ai cittadini?”.Novelli ha poi richiamato “la recente e accesa diatriba sulla Casa della comunità di Ceccano, con lo scontro aperto tra la Presidenza della Regione e la comunità locale guidata dal suo Sindaco, specchio fedele di ciò che non deve accadere”. Infine, il consigliere ha citato l’ultimo rapporto della Fondazione GIMBE, secondo cui “nel Lazio sono 685.796 i cittadini che hanno rinunciato a una prestazione sanitaria necessaria, quasi 86.000 in più rispetto all’anno precedente. Non sono cifre astratte: sono persone reali, che rinunciano alla prevenzione, alla diagnosi, alla cura, e lo stesso Rapporto colloca il Lazio tra le peggiori Regioni d’Italia per mobilità sanitaria passiva, con un saldo negativo di quasi 2.73 miliardi di euro, cittadini laziali costretti a curarsi altrove, perché qui non trovano risposta”. Novelli ha chiuso il suo intervento chiedend
o al presidente Rocca “un atto di trasparenza vera, un report pubblico trimestrale sulle Case della comunità che indichi per ciascuna struttura stato di operatività, personale presente, servizi attivi, criticità e tempi di completamento”.Marietta Tidei (Italia viva) ha invitato tutti “a uscire dagli slogan, dalla propaganda, almeno per qualche minuto. C’è un criterio molto semplice con il quale i cittadini giudicano il nostro lavoro: riescono o no a curarsi in tempi ragionevoli e bene? Possiamo inaugurare strutture, e noi di questo siamo assolutamente felici, ma se poi una persona aspetta mesi per una visita specialistica, se rinvia un esame diagnostico o è costretta a rivolgersi al privato, significa che comunque non stiamo dando la risposta giusta a quella persona e soprattutto il cittadino non percepisce una sanità migliore. Questo, purtroppo, è quello che sta accadendo anche in questa Regione”.Tidei ha poi respinto le accuse alla precedente Amministrazione: “Oggi – ha detto – se le Case di comunità si inaugurano e se si possono tagliare un po’ di nastri è soprattutto perché si fece una scelta a mio avviso giusta, la fece il collega D’Amato, che voglio ringraziare anche per la serietà con cui svolse quel ruolo e soprattutto provò a organizzare una risposta del Lazio al Pnrr”.La consigliera di Italia viva ha concluso il suo intervento ricordando che “la carenza dei medici è qualcosa che non nasce oggi: risultati di blocchi del turnover, pensionamenti, fuga verso il privato, perdita di attrattività del lavoro pubblico, la questione dei cosiddetti gettonisti. Però, la responsabilità è della politica, e io credo che qui si misuri tutta la capacità del Governo. I cittadini non misurano il successo delle politiche sanitarie nazionali, regionali, contando le inaugurazioni”.Claudio Marotta (Verdi e Sinistra), nel corso del suo intervento, si è rivolto al presidente Rocca e alla maggioranza: “Oggi avete trovato risorse stanziate, strutture individuate, procedure avviate e cantieri già impostati. Io non penso ci sia nulla di male nel completare il lavoro altrui, che oggi sia anche la destra a proseguire quel lavoro. Penso però che sia utile fare luce e tenere memoria, tra una inaugurazione e l’altra, di come è iniziata questa straordinaria sfida. Penso – ha proseguito Marotta – che sia un’occasione importante e straordinaria, grazie alla richiesta dell’opposizione, che oggi il presidente Rocca possa dirci e possa chiarirci qual è lo step successivo, cosa avverrà il giorno dopo le inaugurazioni dei tanti presìdi di comunità nel nostro territorio”.Il capogruppo di Verdi e Sinistra ha poi ricordato che “dalle audizioni nella Commissione preposta emerge che ancora in molte strutture deve essere fornito il personale adeguato per tenerle aperte, una situazione che viene registrata in ogni provincia, a Frosinone, a Rieti, a Latina. Sono questioni decisive sul futuro dell’operatività e dell’efficacia di questi cantieri che vengono finalmente conclusi. Il Pnrr chiedeva l’attivazione dei servizi secondo gli standard del Decreto ministeriale n. 77, non la semplice conclusione dei lavori”. Marotta ha concluso il suo intervento chiedendo “di avere un quadro pubblico chiaro, territorio per territorio, con i servizi attivi, con il personale presente, con le prestazioni che iniziano a essere erogate nelle Case di comunità. Chiediamo una risposta regionale anche rispetto alla grande sfida del personale, e crediamo che il Consiglio debba essere periodicamente informato non solo sullo stato di avanzamento, ma sulla conclusione dei lavori del Pnrr, ma anche su come quei servizi lavoreranno”.Alessio D’Amato (Insieme per il Lazio-Azione) ha iniziato il suo intervento ricordando che “se fossero state al Governo in Europa le forze sovraniste, questa discussione non ci sarebbe stata, perché non avremmo avuto una scelta che fu una scelta importante, ovvero quella di contrarre debito comune per sostenere i sistemi maggiormente in difficoltà. Fu una scelta importante, lungimirante, per la Missio
ne 6 italiana che vale circa un punto di PIL nazionale, e non fu sostenuta dalla destra in Parlamento”.“Se guardiamo i fondamentali del Sistema sanitario nazionale e, di conseguenza, anche la nostra Regione – ha proseguito D’Amato – abbiamo una contrazione delle risorse messe a disposizione del Fondo sanitario nazionale e non c’è stata alcuna inversione di tendenza, anzi, con il Governo Meloni le cose sono peggiorate, perché ci si sta avvicinando al 6% per cento del PIL per quanto riguarda le risorse destinate al Servizio sanitario. Siamo al sedicesimo posto in Europa, due punti sotto la media europea, ovvero mancano all’appello 30 miliardi. C’è stato negli ultimi anni un aggravamento delle situazioni”.D’Amato ha quindi ricordato che “la spesa totalmente privata ha sfondato nel nostro Paese i 40 miliardi, con un tasso di incremento annuo del 5 per cento, cioè noi abbiamo un incremento della spesa totalmente privata, cioè quello che i cittadini, al di là della fiscalità e del servizio sanitario, tirano fuori dalle proprie tasche, che oggi ha di gran lunga superato i 45 miliardi. Significa che si stanno acuendo le differenze e che i cittadini non trovano alternative, se non quella di pagare direttamente le prestazioni. Il Lazio per spesa procapite è la prima Regione italiana nell’incremento della spesa totalmente privata. D’altro canto, più di 6 milioni di cittadini o si indebitano per curarsi, o decidono di abbandonare le cure. Questa è la cornice entro cui noi stiamo facendo questo ragionamento”.Alessandra Zeppieri (Polo Progressista) ha iniziato il suo intervento con un riferimento alla Costituzione italiana: “Quando parliamo di sanità pubblica non possiamo limitarci a parlare di edifici, inaugurazioni o cronoprogrammi. Oggi stiamo parlando di un diritto fondamentale sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, il diritto alla salute di tutte le cittadine e di tutti i cittadini. È proprio perché stiamo parlando di un diritto costituzionale che è nostro dovere andare oltre gli annunci e verificare che quanto è annunciato, quanto è mostrato come un successo stia realmente migliorando le condizioni di vita delle persone. La domanda che dobbiamo farci è molto semplice: sono stati inaugurati servizi o edifici? Sono edifici pronti ad accogliere i servizi sanitari oppure sono inadeguati?”.La consigliera di minoranza ha proseguito ricordando che “le Case della comunità e gli ospedali di comunità erano stati infatti immaginati come il cuore di una profonda riorganizzazione del Servizio sanitario pubblico, capace di seguire le persone, soprattutto quelle affette da patologie croniche e da fragilità complesse, attraverso équipe multidisciplinari, valutazioni integrate e percorsi di cura costruiti intorno ai bisogni delle pazienti e dei pazienti. La nostra critica non nasce assolutamente da un pregiudizio ideologico, ma da quanto sta accadendo: lo dicono i lavoratori e le lavoratrici della sanità, le amministratrici e gli amministratori locali, molti dei quali oggi sono venuti qui, lo raccontano le cittadine e i cittadini che si rivolgono a queste strutture e che ancora oggi non trovano risposte chiare”.Secondo Zeppieri, “il nodo centrale continua ad essere lo stesso di sempre, quello del personale. Le Case della comunità erano state progettate per assicurare una reale presa in carico delle persone, continuità assistenziale e un lavoro multi-disciplinare tra differenti professionalità, ma tutto questo chiaramente non può esserci, non può realizzarsi senza un investimento vero, un investimento strutturale sulle persone, senza mediche e medici, infermiere e infermieri, operatori e operatrici sociosanitarie, psicologhe e psicologi, assistenti sociali, personale tecnico e amministrativo. Nessuna riforma territoriale della sanità senza queste figure potrà raggiungere gli obiettivi previsti dal Pnrr”.LA REPLICA DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE, FRANCESCO ROCCA“Il tema è che in queste due ore e mezza io non ho sentito un solo suggerimento, non ho sentito un solo con
siglio, non ho sentito un’analisi strategica di quello che doveva esser fatto. Ho sentito un tentativo, pallido, di provare a dire: se state facendo delle cose buone è merito nostro, e dei tentativi anche di demonizzare l’azione incisiva che stiamo facendo su questo settore, con al massimo delle argomentazioni che potevano essere oggetto di un’interrogazione, vedasi la finestra di Genazzano, che peraltro è un tema legato all’area che è di responsabilità del Comune e non nostra, e che è di pertinenza di quei due medici di medicina generale, che peraltro non pagano nemmeno l’affitto, a quanto riferisce il Sindaco. Oppure, lo spostamento di un servizio essenziale ospedaliero: l’audiometria. Che se c’è un servizio ambulatoriale è quello audiometrico. Poi se corriamo dietro ai capricci, o al disappunto, o al dispiacere del singolo medico perché si trova una sede più appropriata per svolgere un servizio ambulatoriale, questo a mio modo non è quello che il presidente Leodori, nel suo auspicare, indica come un volare alto e cercare di ragionare su quelli che possono essere i miglioramenti strategici del nostro Servizio sanitario regionale. È una modalità terra-terra, che non reputo appropriata per quest’Aula. Però, io raccolgo l’invito del presidente Leodori e dico: vediamoci”.“Non è la prima volta che vengo in Aula. Poi, due o tre volte sono andato in Commissione Sanità, in cui ci sono state domande e repliche da parte del sottoscritto. Quindi, c’è stata un’interazione. Non è vero che mi sono sottratto in questi tre anni a possibili incontri. Ci diamo appuntamento, quando volete voi, per carità, perché il Consiglio è sovrano, però, se volete, o in Consiglio, o in Commissione con la presidente Savo, io già dall’autunno sono disponibile. Quando ritorniamo dal periodo feriale, ci vediamo anche alla luce delle mie considerazioni e mi attendo in quella occasione che eventualmente smentiate alcuni numeri che darò oggi e/o suggerimenti per migliorare, perché è quello che io mi attendo che faccia un’opposizione sana, seria, costruttiva, che vuole davvero il bene della comunità regionale e non anticipare la campagna elettorale, come mi sembra stia avvenendo alla luce di alcune considerazioni, non di tutti”.“Alcuni interventi li ho anche apprezzati. Sono considerazioni che comunque posso comprendere, però adesso mi accingerò a cercare di ristabilire la natura di quello che sta accadendo, l’azione importante che è stata condotta, come e perché è importante, dal mio punto di vista, la cesura rispetto al passato. Vedete, quanto è facile l’alibi: prima c’era il Commissario. Ma come si chiamava questo Commissario, non era il Segretario nazionale anche del Partito Democratico, oltre che Presidente della Regione? Non ricordo tutte queste levate di scudi, ma non mi sembra la strada per andare in Paradiso far finta che oggi abbiamo un sistema normativo, perché noi oggi siamo ancora in Piano di rientro, quindi tutta una serie di regole dobbiamo ancora rispettarla e sono assolutamente coincidenti con quelle della struttura commissariale rispetto ai vincoli di spesa, rispetto al controllo del Ministero dell’economia. Questa dovrebbe essere la sfida, su questo dovremmo confrontarci, mantenere un piano di confronto leale, ma anche severo e duro, perché mi aiuta a fare ancora meglio. Io non ho mai chiesto sconti, ma chiedo onestà intellettuale nella modalità in cui ci andiamo a relazionare”.“Oggi sono stati toccati tanti temi, le Case di comunità, comunità, era ovvio ed è giusto che sia così, erano un meccanismo per introdurre una lettura su un sistema sanitario che ad ascoltare l’opposizione non funziona, o è completamente allo sbando. Allora, come faccio a non partire da quello che voi avete lasciato? Devo partire da lì per dire quello che ho recuperato e quello su cui sono andato oltre, o ho fatto molto meglio rispetto a ciò per cui avete avuto 10 anni, pur avendo le stesse regole di ingaggio. Se questa non è la premessa, è difficile che ci si possa mettersi seduti: le stesse regole di ingaggio. Noi abbiamo fatto un la
voro enorme sul piano della risposta ai bisogni dei cittadini. Basta? No, non basta. È una ferita aperta sapere che ho ancora 269 pazienti che sono in lista d’attesa oncologica, ai quali non riesco a dare ancora oggi la risposta al loro bisogno di avere una cura nei tempi appropriati. Ma mi disturba che non sia stato ricordato quando erano oltre 5.000, al momento del mio insediamento.”“Siamo disponibili a partire da questi dati certificati, ufficiali? Perché anche di questo dobbiamo parlare. Io non ci sto a un gioco al massacro, su questi temi. I pronto soccorso, certo, ancora soffrono, però qualche cosa abbiamo fatto in tre anni, perché abbiamo abbassato per la visita per ogni ricovero del 30 per cento il tempo d’attesa, abbiamo abbassato del 26 per cento il tempo d’attesa dall’ingresso alla dimissione, abbiamo abbattuto del 70 per cento il blocco delle ambulanze. Qualcuno ha parlato della lentezza della risposta del 118. La vostra media era 24 minuti, la nostra media è 18 minuti. Sono dati certificati. Abbiamo aumentato 23 postazioni del 118. Quando avete governato erano 172, oggi sono 195 sul territorio regionale. Su alcuni ospedali abbiamo abbattuto i tempi d’attesa rispetto a quando questa Regione veniva governata dal Partito democratico. L’ospedale Pertini l’abbiamo abbattuto del 64 per cento, al Sant’Andrea del 53 per cento. Abbiamo ridotto del 48 per cento le liste d’attesa chirurgiche per i nostri cittadini, tutti dati certificati che potete andare a consultare”.“Solo nella chirurgia abbiamo aumentato di 37.000 interventi nell’ultimo anno, soltanto con la reingegnerizzazione delle nostre sale operatorie. Sapete quanti ne fa il Policlinico Umberto I all’anno? 31.000, quindi a livello generale è come se avessimo avuto un ospedale in più come l’Umberto I, che ha prodotto interventi operatori. Abbiamo qualcosa come oltre 1.700 letti equivalenti in più, perché abbiamo diminuito la degenza media, abbiamo diminuito gli indicatori che pesavano sui nostri posti letto, aumentando il tasso d’occupazione. È un lavoro ovviamente lento, ma inesorabile, che noi abbiamo portato avanti. Sulle PET, esami fondamentali per chi affronta la sfida del cancro, avevamo 11.000 prestazioni in attesa. Come le smaltisci? Diamo una PET in più a Viterbo, che apriremo a dicembre, una in più a Rieti, una in più a Sora, due in più al San Camillo”.“Non c’era un euro per la radioterapia di Ostia, li abbiamo messi noi; uguale per la PET a Ostia, una zona di 300.000 abitanti dimenticata da Dio, costringendo le persone, per la maggior parte delle criticità sanitarie, ad arrivare fino a Roma. Per anni non si è investito sull’ospedale Grassi. Stiamo facendo una rivoluzione su quel territorio che, ovviamente, richiede del tempo. Avete avuto 10 anni, e oggi venite da me e pretendete in tre anni di fare quello che in 10 non avete fatto? Oggi finalmente l’ospedale di Viterbo, il Santa Rosa, apre tutti i suoi reparti, a testa alta. Tutti gli obiettivi del Pnrr sono stati rispettati. Voi sapete benissimo che la rendicontazione si chiude a dicembre: allora facciamo i conti a dicembre 2026, per verificare se la rendicontazione è stata rispettata o meno”.“Quando parliamo di Pnrr non posso dimenticare che avevate fatto dei modesti interventi sull’antincendio, mentre quello che noi abbiamo fatto è stata una vera e propria rivoluzione, inclusa la riprogrammazione sui cantieri antisismici. Ne avevate previsti sette con il Pnrr, ne abbiamo fatti 17 solo sull’antincendio, proprio grazie alla rimodulazione di una programmazione fatta male. Qualcuno ancora lo dovrà spiegare ai cittadini di Ceccano perché si decise Amaseno e non Ceccano come casa della comunità. Un comune di 4.000 abitanti rispetto a un comune di 21.000 abitanti? Ora noi siamo contenti che c’è ad Amaseno, ma anche Ceccano avrà la sua casa della comunità. Abbiamo messo i soldi noi pur di far avere ai territori del Frusinate le case della comunità. Sulla polemica dei gettonisti: abbiamo fatto un concorso per medici di Pronto Soccorso, 20 posti a Frosinone, non si è
 presentato nessuno. Quando mi chiedete di ragionare e costruire insieme, perché fare polemica se dobbiamo mettere i gettonisti pur di dare un servizio? Cosa racconto a quel cittadino di Frosinone che si presenta al Pronto Soccorso, che il Pd non vuole i gettonisti? Io devo dare delle risposte e grave sarebbe da parte mia non garantire i servizi ai nostri cittadini se i concorsi vanno deserti”.“Riguardo al personale, quando siamo arrivati c’erano 53.000 unità all’interno del Servizio sanitario regionale, oggi sono 57.400. Quindi, è evidente che andiamo ben oltre il turnover. Sono 4.700 persone in più che lavorano, più le 3.650 stabilizzazioni che abbiamo fatto”.“Quando io sono arrivato voi avevate proiettato 750 milioni di deficit, altro che recupero! E abbiamo portato un avanzo di 32 milioni, tagliando tutta la cattiva spesa, e concentrandoci su quello che si doveva fare per mantenere la buona spesa, e questo, lo voglio ricordare, anche nel rapporto con il privato accreditato. Voi avete aumentato di mezzo miliardo strutturale la spesa verso il privato accreditato, durante gli anni di amministrazione. Noi invece abbiamo fatto una strategia pianificata per quello che riguardava il potenziamento della sanità pubblica, che oggi esce dieci volte più rafforzata rispetto al passato, con quell’azione, invece, complementare, perché infatti ciò che abbiamo autorizzato ed accreditato al privato era ciò che noi non potevamo fare come pubblico, se non in tempi siderali, che era quello delle lungodegenze, delle medicine, di tutta quell’area che è andata a deflazionare i nostri pronto soccorso, o a prendersi carico dei nostri anziani, visto che pianificazione su questo non c’era stata”.“Tanta è la strada che dobbiamo fare per dare risposta al dolore delle famiglie che oggi ancora non trovano risposta nei tempi giusti e al loro bisogno di cure. Sappiamo che comunque ancora fatichiamo per dare quella risposta. Però, abbiamo cominciato a dare delle regole, un sistema di regole certo. Anche l’accordo con i medici di medicina generale. Venti anni che non c’era, di cui dieci li avete amministrati voi, e nessuno ha fatto l’accordo con i medici di medicina generale”.“Sulle case della comunità i dati sono pubblici, sono certificati dall’AgeNaS, verificatori indipendenti. Noi abbiamo fatto di tutto, correndo, aumentando il personale di quasi 5.000 unità e altri 4.000 entreranno entro il 2026. Tra l’altro, dei 13 requisiti o elementi dei servizi delle case della comunità, 4 sono discrezionali, 9 sono quelli obbligatori. Rispetto alle case già operative, sono 105 quelle che rispettano questi criteri e questo proprio a norma di quello che prevede la legge. Ovvio che anche io non vedo l’ora di avere più personale all’interno. Però dire che oggi, sulla base di un singolo esempio, o di una singola difficoltà che noi abbiamo avuto sul territorio, dire che noi, sulle case della comunità, stiamo fallendo, questo è dire una bugia, perché lo dicono dei verificatori indipendenti”.“Ci misureremo in autunno, in maniera costruttiva, ci confronteremo in Commissione sanità, magari, con l’auspicio che ci sia un clima diverso. Probabilmente l’Aula non aiuta, però io resto a disposizione per un confronto serio e costruttivo rispetto al futuro della sanità regionale. Ma che non si dica che non vi sono stati dei miglioramenti enormi rispetto allo stato di salute in cui l’Amministrazione precedente l’aveva lasciata”.   
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		<title><![CDATA[Torna il Brand Journalism Festival: il 10 novembre agli IBM Studios di Milano | MilanoFinanza News ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/31/2026073103045309375.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"milanofinanza.it" </b>  del 31 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Organizzato da Social Reports, la terza edizione dell’evento dedicato a media e aziende sarà preceduto dall’Health Journalism Festival 2026 di Napoli</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 15:48:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.milanofinanza.it/news/torna-il-brand-journalism-festival-il-10-novembre-agli-ibm-studios-di-milano-202607311517229815]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Aggiungi Milano Finanza alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenuti                        È in arrivo l'edizione 2026 del Brand Journalism Festival, l’appuntamento promosso da Social Reporters dedicato all’analisi del rapporto tra giornalismo e aziende.  Prevista il prossimo 10 novembre agli IBM Studios di Milano, il terzo appuntamento della rassegna guidata da Ilario Vallifuoco e Chiara Iovine avrà come titolo "L’Architettura della Fiducia – Convergere. Costruire. Garantire", e avrà come focus proprio la responsabilità dei media e delle aziende di fronte all'avanzata dell'intelligenza artificiale generativa.  Tra le presenze già confermate ci sono Vittorio Emanuele Parsi, professore ordinario di Relazioni Internazionali all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttore dell'ASERI (l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali), Virginia Stagni, Chief Marketing Officer di The Adecco Group, Francesco Cancellato, direttore di Fanpage e Alice Mentana ceo di Open group.       Leggi anche: Dalla notizia alla narrazione: il brand journalism come nuova frontiera tra autorevolezza e comunicazione      I temi del Brand Journalism Festival 2026    Tra gli argomenti di discussione, Social Reports ha previsto una ricerca Ipsos Doxa commissionata personalmente: una fotografia sul rapporto tra fiducia e consenso nell’Italia pre-elettorale. In quello che si prospetta essere l’autunno caldo delle elezioni politiche 2027, conoscere cosa è in grado di orientare le decisioni di voto degli italiani sarà essenziale sia per chi fa politica che per chi fa informazione.  Accanto a questa, è previsto il lancio di BJF EDU, un progetto educativo con VIK School per portare il pensiero critico e la cittadinanza digitale nelle scuole superiori.  «Il Brand Journalism Festival quest'anno compie un passo decisivo - dice Ilario Vallifuoco, ideatore dell’evento -: non ci limiteremo a descrivere il giornalismo d’impresa come strumento, ma inviteremo l'intera platea a convergere verso una comunicazione etica e responsabile che sia condivisa. L’architettura della fiducia non può rimanere un concetto astratto; si edifica solo attraverso posizionamenti ed impegni chiari. Riunire all'IBM Innovation Studio i principali attori dell'informazione e della comunicazione significa assumersi il dovere di incidere concretamente, traducendo il dibattito della giornata in un lascito operativo e tangibile per il futuro del nostro ecosistema economico e civile».    La media partnership con Class Editori    Anche questa terza edizione vedrà Class Editori media partner dell’evento. Una collaborazione strategica, in continuità con l’apporto dato già lo scorso anno, quando il gruppo ha portato la propria competenza sul palco con Pasquale Ancona, head of social della casa editrice, che ha analizzato le dinamiche del brand journalism nell'ecosistema digitale e delle piattaforme. Quest'anno Class Editori è pronta a offrire nuovamente una piattaforma di riflessione profonda, integrando la propria visione autorevole su mercati e innovazione tecnologica.  L'iniziativa, che registra una crescita costante del 25% di partecipazione anno su anno, vede Unipol come Main Partner del Festival, a conferma di un ecosistema che unisce istituzioni, imprese e professionisti per definire il futuro dell'informazione.    L’Health Journalism Festival 2026    Il BJF sarà preceduto dall’Health Journalism Festival, l’evento organizzato sempre da Social Reports e dedicato alle nuove frontiere della salute e della tecnologia.  Il sipario si alzerà il 29 ottobre a Napoli, presso l’AORN Antonio Cardarelli. Un’edizione che ha come titolo "La nuova ecologia dell’informazione sanitaria: fiducia, regole, tecnologia e nuove generazioni", pensata per raccontare quali sfide di comunicazione si troverà ad affrontare la scienza nell'era dell'iper-informazione.  Tra i relatori di spicco figurano Walter Ricciardi, ordinario di Igiene e Direttore della Scuola di Specializzazione di Igiene e Salute pubblica presso la Facoltà di Medicina e Chirur
gia dell’Università Cattolica, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE e Matteo Bassetti, ordinario di Malattie infettive e direttore della Clinica di Malattie Infettive dell'IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova.  Ospiti che saranno chiamati a discutere di autorevolezza delle fonti e gestione dei dati. Un momento di rilievo sarà la sessione speciale per i 30 anni della Fondazione GIMBE, dedicata al delicato equilibrio tra evidenze scientifiche e percezione pubblica. (riproduzione riservata)   
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		<title><![CDATA[Cambio al vertice della sanità territoriale: Cristina Bullo guida le Cure Primarie del Distretto di Asolo ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/31/2026073103035209402.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"oggitreviso.it" </b>  del 31 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 15:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[http://www.oggitreviso.it//cambio-al-vertice-della-sanit%C3%A0-territoriale-cristina-bullo-guida-le-cure-primarie-del-distretto-di-au23291-382432]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Cambio al vertice della sanità territoriale: Cristina Bullo guida le Cure Primarie del Distretto di Asolo                         La specialista in Medicina Interna torna nel territorio castellano e montebellunese per coordinare medici di base, pediatri, Case della Comunità e assistenza domiciliare.                          31/07/2026 15:41 | Ingrid Feltrin Jefwa |                31/07/2026 15:41 | Ingrid Feltrin Jefwa |              12345		 				       	MONTEBELLUNA / CASTELFRANCO VENETO - L’Unità operativa complessa (UOC) Cure Primarie del Distretto Asolo ha una nuova guida. Si tratta della dottoressa Cristina Bullo, professionista con un solido bagaglio di competenze e una profonda conoscenza dell'area asolana, dove torna dopo aver ricoperto dal 2023 il medesimo ruolo dirigenziale nell’Ulss 1 Dolomiti (distretto 2). Nel suo nuovo incarico, la dottoressa Bullo avrà la responsabilità di coordinare le attività dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e della continuità assistenziale. Tra i suoi compiti rientreranno anche la supervisione dei Centri di Servizio dedicati agli anziani, l’implementazione dell’integrazione tra strutture ospedaliere e servizi territoriali, il potenziamento delle cure a domicilio e lo sviluppo operativo delle Case della Comunità.Il profilo della dottoressa Bullo combina una formazione accademica di primissimo ordine con una vasta attività sul campo. Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia e la specializzazione in Medicina Interna conseguite all’Università degli Studi di Padova, ha integrato la propria preparazione con tre Master di II livello: in Medicina Vascolare a Padova, in Cure Palliative a Parma e in Economia e Management dei Servizi Sanitari a Ferrara. Il suo percorso conoscitivo comprende anche perfezionamenti in Angiologia Medica, nella gestione del personale sanitario nei contesti in via di sviluppo tramite il CUAMM, e nella Clinical Governance con la Fondazione GIMBE. A questo si aggiungono la formazione specifica per la direzione di strutture complesse all'Ateneo ferrarese e la partecipazione al Flex Executive Coaching Programme della LUISS Business School di Roma.Per la dottoressa Bullo si tratta di un vero e proprio ritorno nei luoghi che ne hanno segnato l'esperienza professionale nell'attuale Ulss 2. In passato ha prestato un lungo servizio al reparto di Medicina Generale dell’ospedale di Castelfranco Veneto, operando come figura di riferimento per l'ecografia internistica bedside e per i programmi legati all'appropriatezza delle prescrizioni. Successivamente, dal 2019, è stata impegnata nella struttura di Cure Palliative e Assistenza Domiciliare, mentre nei primi mesi del 2023 ha svolto le funzioni di Responsabile dell’Unità operativa semplice Non Autosufficienza proprio nel Distretto Asolo. I suoi trascorsi lavorativi includono inoltre l'attività nei Pronto Soccorso di Montebelluna e Adria, nella Geriatria di Bassano del Grappa e nei servizi di medicina d'urgenza e continuità assistenziale.Il suo raggio d'azione ha travalicato anche i confini nazionali: tra il 2017 e il 2018 ha preso parte a una missione internazionale in Mozambico, affiancando l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e il CUAMM in qualità di assistente di progetto focalizzata sul contrasto alle patologie non trasmissibili. In ambito istituzionale, la dottoressa Bullo fa parte del Gruppo di Lavoro della Regione Veneto dedicato al Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) per le fratture del femore e rappresenta i servizi territoriali all'interno della Rete Epatologica Veneta. Nella sua carriera ha costantemente promosso l'appropriatezza clinica, la gestione delle patologie croniche avanzate e l'impiego responsabile delle risorse della sanità pubblica, organizzando periodicamente anche incontri informativi aperti alla cittadinanza dedicati all'uso corretto dei farmaci e al contrasto dell'antibioti
co-resistenza. Iscriviti alla Newsletter di OggiTreviso. E' GratisOgni mattina le notizie dalla tua città, dalla regione, dall'Italia e dal mondo            31/07/2026 15:41            Ingrid Feltrin Jefwa                SEGUIMI SU:   
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		<title><![CDATA[Le politiche sanitarie “basate sull’evidenza” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/31/2026073102886608840.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianosanita.it" </b>  del 31 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Gentile Direttore, il 10 Luglio scorso presso l’aula magna del Rettorato dell’Università Sapienza di Roma si è svolto l’evento GIMBE 30 “Diritto alla Salute e Sostenibilità del Servizio</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 12:45:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/le-politiche-sanitarie-basate-sullevidenza/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lettere al direttoreGentile Direttore, il 10 Luglio scorso presso l’aula magna del Rettorato dell’Università Sapienza di Roma si è svolto l’evento GIMBE 30 “Diritto alla Salute e Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: La sfida del Capitale Umano”...Gentile Direttore,il 10 Luglio scorso presso l’aula magna del Rettorato dell’Università Sapienza di Roma si è svolto l’evento GIMBE 30 “Diritto alla Salute e Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: La sfida del Capitale Umano” in presenza della Magnifica Rettrice Prof.ssa Antonella Polimeni, dei rappresentanti del mondo Accademico, di alcuni dirigenti apicali del Ministero della Salute e della Regione Lazio, dei rappresentanti della Medicina Territoriale, degli Enti Sanitari e delle autorità politiche, in particolare di alcuni esponenti del cosiddetto “Campo Largo” tra i quali Elly Schlein, Nicola Fratoianni e l’ex Ministra della salute Beatrice Lorenzin.L’esaustiva presentazione del Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta “La Crisi del Servizio Sanitario Nazionale: chi curerà l’Italia domani?” ha generato più di un punto di riflessione tra i presenti. Sono stati preliminarmente illustrati i principi fondanti del nostro Servizio Sanitario Nazionale: Universalità, Uguaglianza ed Equità, e le palesi contraddizioni esistenti tra i dati puntualmente registrati dallo studio, relativi agli esiti delle politiche sanitarie introdotte nell’ultimo decennio, e le garanzie poste dall’articolo 32 della Costituzione che restano oggi inesorabilmente inattuate.In sintesi, il nostro SSN pubblico universalistico, malgrado “gli sforzi” dei Governi che si sono succeduti, risulta cronicamente sottofinanziato da almeno un decennio, se si prende in considerazione la quota percentuale del finanziamento della Sanità pubblica rispetto al PIL. Nel 2024 in Italia la spesa pubblica rappresenta appena il 6.3% del PIL rispetto alla Media EU del 6.9%, in sostanza mancherebbero circa 13 miliardi di euro.I drastici cambiamenti demografici registrati nell’ultimo decennio nella popolazione italiana, l’aumento dell’aspettativa di vita con la conseguente richiesta incrementale di prestazioni sanitarie per far fronte alle condizioni di cronicità; l’avvento di nuove costosissime terapie molecolari e tecnologie diagnostiche, contribuiscono nel loro insieme a rendere il SSN universalistico non più sostenibile. Gli addetti ai lavori sono consapevoli che il conto ci sarà presto presentato.Il piano Nazionale Esiti di AgeNaS, Agenzia Governativa controllata dal Ministero della Salute, ed una serie di studi sempre puntuali e ben documentati della Fondazione Gimbe, coscienza indipendente di tutti coloro che si occupano di politiche sanitarie con competenza, dipingono un quadro della Sanità Nazionale a dir poco allarmante che lascia poco spazio alla libera interpretazione.In altri termini, il privato accreditato dovrebbe configurarsi come risorsa aggiuntiva, sussidiaria e straordinaria al servizio pubblico e non operare in competizione con lo stesso. Per poter realizzare questo bisogna innanzitutto ragionare.Oltre a fissare i tetti di spesa per la sanità privata accreditata (tutti i politici sono bravissimi a stanziare milioni di euro alle strutture sanitarie private dei propri territori) bisognerebbe chiarire con precisione “per farci cosa?” . Ovvero è giunto il tempo di declinare rigorosamente il tipo ed il numero di prestazioni che lo stato / regione intende acquistare dal privato a supporto della propria missione. È in questa seconda parte dell’ azione politica che subentra una sorta di “afasia motoria e sensoriale” nei decisori politici. La politica in diversi contesti regionali stenta ad esprimersi in maniera chiara.Non è difficile comprendere che se un cittadino si reca al supermercato per fare la spesa, non è il direttore del negozio che “riempie il carrello” con le sue proposte in offerta, ma ognuno acquista in maniera oculata ciò di cui necessita. Una sorta di spesa “basata sulla necessit
à” o per restare in argomento… “sull’evidenza”.È sorprendente che in diversi contesti regionali questo semplice dettaglio sfugga quasi sempre, con l’inevitabile risultato che i tetti di spesa per le prestazioni acquistabili dal privato accreditato, seppur prontamente definiti nelle manovre finanziarie e nelle delibere regionali, si esauriscono con altrettanta rapidità, senza aver inciso in maniera sostanziale sull’erogazione del LEA ne tanto meno sulle liste di attesa.Questo è solo uno degli esempi di come alcune politiche sanitarie seppur certamente utili a catturare consenso elettorale, risultano non solo dannose per la sostenibilità del SSN, ma soprattutto inutili per i cittadini il cui stato di salute non appare affatto garantito costituzionalmente. Si potrebbero fare decine di esempi di politiche sanitarie maldestre ed inefficaci proposte e adottate sia a livello regionale che nazionale, senza una rigorosa analisi tecnica preliminare che ne preveda gli esiti, ma ciò esula dalla finalità di questo articolo.Il messaggio da portare a casa, a mio modesto parere, è che da qualche decennio tutti gli attori politici, senza distinzione di bandiera, usano la sanità come “strumento dialettico di scontro”, per accusarsi a vicenda sulle cose che non vanno e sulle responsabilità politiche, attuali e pregresse, di uno stato di crisi oramai chiaro a tutti.Il tema sanità poi, ben si presta alla comunicazione intellettualmente disonesta, per non dire delinquenziale, finalizzata al mero ottenimento del consenso elettorale, avendo facile presa su una popolazione esausta che richiede servizi sanitari essenziali sempre più difficili da ottenere.Dalla pregressa esperienza politica come Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute nel primo Governo Conte (2018-2019) e più recentemente come Assessore alla Sanità e alle politiche Sociali della Regione Sardegna (2024-2025) una domanda mi sorge spontanea. Ma le politiche sanitarie da introdurre con urgenza deve deciderle il soggetto politico responsabile, sentito il cuoco o il geometra di maggioranza più votato nel territorio …. o ci si dovrebbe avvalere di tecnici competenti del Ministero o dell’Assessorato regionale di competenza (semmai presenti) in grado di effettuare analisi puntuali basate sull’evidenza?Ora a tutto c’è un limite! Invito i colleghi medici, biologi, farmacologi, epidemiologi di buona volontà che leggono queste righe di mettersi in gioco in maniera convinta e collaborativa, perché se il SSN rappresenta il palcoscenico dove la nostra vita e la nostra esperienza di lavoro si consumano, forse qualche suggerimento qualificato al regista politico o cantastorie di turno potremmo avere la presunzione di poterlo dare.I politici tutti, dovrebbero smetterla di cercare consenso effimero e provvisorio sulla pelle dei cittadini e del personale sanitario, utilizzando i problemi della sanità come spot elettorali senza saper distinguere una supposta da uno stivale! Servono soluzioni non chiacchiere, e ad oggi nessuna soluzione credibile è stata comunicata nei dettagli.Sono anni che si raccontano scemenze sulla sanità a tutto campo, nella maggioranza dei casi senza la minima competenza in materia: vedi rientro dei cervelli, liste di attesa, potenziamento della medicina territoriale, accesso alle terapie innovative e molto altro. Tutti ne parlano quotidianamente, come un disco rotto che si ripete all’infinito, amplificando il suono ad ogni tornata elettorale, ma nessuno ha mai mostrato “dati alla mano” uno studio dettagliato sui determinanti di queste criticità ed una proposta risolutiva delle stesse.Non ci sono più alibi per la fantapolitica, in medicina e nella scienza i risultati fortunatamente si misurano, ed i dati nell’ ultimo decennio parlano chiaro, sono in continuo ed inesorabile peggioramento. Tutto questo va imputato alle politiche sanitarie inutili e scellerate adottate fino ad oggi da politici incompetenti, politiche che hanno accontentato verosimilmente molti, che hanno procurato v
oti, ma che non sono state in grado di incidere minimamente sul SSN salvaguardandone competenze, qualità e sostenibilità, e soprattutto non sono state in grado di garantire al meglio i livelli essenziali di assistenza per la popolazione.Concludo suggerendo allo stimato collega Nino Cartabellotta della Fondazione GIMBE e alla stessa Direzione Generale AgeNaS che posseggono risorse umane con competenze tecniche ed analitiche di eccelsa qualità, di voler lanciare in un prossimo futuro un Piano Nazionale Esiti delle Politiche Sanitarie Adottate (PNEPSA) e/o un Osservatorio tematico sullo stesso argomento, mirati a valutare l’efficacia delle Politiche Sanitarie Nazionali e Regionali adottate dai Governi in carica, e la loro congruità con la missione specifica del SSN universalistico e con il dettato Costituzionale dell’art. 32. Mi sorprende che fino ad oggi nessuno ci abbia pensato!Analisi di questo tipo sarebbero strategiche per il Paese e permetterebbero di dare sostanza alle politiche sanitarie effettivamente virtuose perchè “basate sull’evidenza”. Un PNEPSA dettagliato e rigoroso svelerebbe finalmente agli elettori gli attori protagonisti della politica sanitaria Italiana distinguendoli dai figuranti, contribuendo così in maniera sostanziale a recuperare la credibilità della politica in uno dei settori più delicati che da sempre richiede azioni congiunte e consenso trasversale.Mentre il Governo in carica, per quanto concerne le politiche sanitarie, procede in questi ultimi mesi secondo le tradizioni indicate dai chi li ha preceduti, il Campo Largo sembra impegnato nell’identificazione della “quarta gamba della coalizione”.Considerando che è oltremodo necessario recuperare quasi il 50% di elettori che non ne possono più delle chiacchiere (tra i quali molti componenti della Comunità Medico-Scientifica) mi sentirei di consigliare a tutti, con sincera modestia, una focalizzazione degli sforzi verso la più urgente identificazione del “primo cervello” (classe dirigente tecnicamente competente), che ancora non appare all’orizzonte!Armando BartolazziOncologo-Patologo Clinico e Sperimentale – Azienda Ospedaliera St. Andrea di RomaGià Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute (XVIII legislatura)Assessore uscente alla Sanità e Politiche Sociali della Regione Sardegna31 Luglio 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore,il problema dell'attrattività della professione del medico di medicina generale (mmg) è ormai documentato dai dati: il calo della partecipazione ai concorsi per l'accesso al Corso di formazione, la...Gentile Direttore,Snami Emilia-Romagna non contesta il lavoro in équipe, che pratichiamo ogni giorno. Contestiamo il metodo delle Linee di indirizzo Agenas: scrivere il regolamento della squadra prima di verificare quanti...Gentile Direttore,l’Aran ha indicato per l’ipotesi di CCNL del comparto Sanità 2025–2027 un incremento medio complessivo a regime di 209 euro lordi mensili. È una media riferita all’intero comparto, non...Gentile Direttore, se si confronta la prevalenza nel corso degli anni delle singole diagnosi psichiatriche, nei minori di anni 18, emerge un quadro decisamente preoccupante. Mi riferisco in particolare alla...Cloud sanitario: infrastrutture, compliance, GDPR e Risk managementGestione dell'Ipertensione resistente: dalle Linee Guida alle terapie innovativeLeadership Infermieristica 2026: nuovi modelli di responsabilità e autonomiaLeadership Medica 2026: guidare team clinici ad alte prestazioniAI e telemedicina nello studio odontoiatrico: applicazioni concrete e uso protettoSanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisionePaziente recupera la vista con trasloco biologico, SOI: “Molte domande restano senza risposta, serve rigore scientifico”Ema. Via libera a 12 nuovi farmaci, tra cui impianto oculare rivoluzionario e primo orale per la psoriasiComparto Sa
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		<title><![CDATA[Ccnl Sanità: gli aumenti non raccontano tutto ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/31/2026073102886708841.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianosanita.it" </b>  del 31 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Gentile Direttore, l’Aran ha indicato per l’ipotesi di CCNL del comparto Sanità 2025–2027 un incremento medio complessivo a regime di 209 euro lordi mensili.</p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[Lettere al direttoreGentile Direttore, l’Aran ha indicato per l’ipotesi di CCNL del comparto Sanità 2025–2027 un incremento medio complessivo a regime di 209 euro lordi mensili. È una media riferita all’intero comparto, non la somma uniforme destinata a entrare nella busta paga di ciascun dipendente...Gentile Direttore,l’Aran ha indicato per l’ipotesi di CCNL del comparto Sanità 2025–2027 un incremento medio complessivo a regime di 209 euro lordi mensili. È una media riferita all’intero comparto, non la somma uniforme destinata a entrare nella busta paga di ciascun dipendente. Il trattamento effettivo varia in base all’area di inquadramento, al profilo professionale e alle indennità applicabili.Per un dipendente dell’Area dei professionisti della salute e dei funzionari destinatario dell’indennità prevista dall’articolo 42, ad esempio, l’incremento è composto da 130,20 euro di aumento tabellare per tredici mensilità e da 69,90 euro di indennità per dodici mensilità. Nel mese ordinario l’aumento lordo è quindi pari a 200,10 euro, mentre il valore annuo ricorrente raggiunge 2.531,40 euro.Proprio questa differenza dimostra perché una media generale non possa essere automaticamente tradotta nell’importo individualmente spettante.Ma il punto non è soltanto quanto aumenta lo stipendio.Un contratto collettivo stabilisce anche da quali risorse vengono finanziati i benefici, quanto vale il tempo del lavoratore, quali tutele sono immediatamente esigibili e quali rimangono subordinate alle decisioni aziendali.Un contratto si legge, quindi, anche attraverso i suoi verbi. Quando una disposizione afferma che un trattamento “spetta”, siamo davanti a un diritto. Quando prevede che “l’azienda può”, che “le parti valutano” o che una misura opera “compatibilmente con le risorse disponibili”, la sua concreta applicazione dipende ancora dai bilanci e dalla contrattazione locale.L’ipotesi contiene miglioramenti reali. Crescono i tabellari e alcune indennità, viene introdotta una tutela economica durante le ferie e la parte stabile del Fondo premialità e condizioni di lavoro è incrementata, dal 2027, di 221 euro annui pro capite.Questi 221 euro rappresentano risorse collettive aggiuntive, calcolate sul personale presente al 31 dicembre 2023. Non costituiscono, però, una somma individualmente garantita né risultano destinati in via esclusiva a uno specifico istituto.Il medesimo fondo finanzia premialità, condizioni di lavoro, indennità durante le ferie, welfare e altri trattamenti definiti a livello aziendale. La questione non è quindi negare l’esistenza di nuove risorse, ma verificare se siano sufficienti a sostenere tutti gli impieghi concorrenti senza comprimere altri istituti.Dal 2027, inoltre, una quota compresa tra il 10% e il 40% delle risorse nuovamente disponibili per effetto della cessazione di dipendenti dell’Area dei professionisti — corrispondenti ai differenziali economici da questi percepiti — sarà destinata agli incarichi di base.Non viene sottratta una progressione già attribuita né un diritto individualmente maturato. La scelta riduce, tuttavia, la quota potenzialmente disponibile per finanziare futuri differenziali economici e la orienta verso incarichi selettivi, destinati a una platea più ristretta.È una precisa scelta di politica contrattuale: privilegiare una crescita organizzativa e selettiva rispetto a una progressione economica potenzialmente più diffusa. Proprio per questo i suoi effetti sulle opportunità di carriera della generalità dei dipendenti dovrebbero essere valutati in modo trasparente.Un ulteriore punto delicato riguarda il rapporto tra incarichi e lavoro straordinario. Quando l’indennità di funzione supera i 5.000 euro annui, il compenso per lo straordinario viene assorbito dalla retribuzione dell’incarico.Il contratto consente all’azienda, nei limiti del relativo budget, di prevedere un plafond di ore economicamente riconoscibili o, in alternativa, re
cuperi orari. Resta inoltre fermo il limite massimo generale al ricorso al lavoro straordinario stabilito dal precedente CCNL.Ciò che manca è un limite nazionale specifico capace di determinare quante ore aggiuntive possano essere considerate comprese nell’indennità e quando, invece, debbano essere retribuite o recuperate. La regolamentazione viene rimessa all’azienda e il recupero non può avvenire sotto forma di giornata intera.Un incarico dovrebbe remunerare la maggiore complessità della funzione. Senza una soglia quantitativa specifica, il confine tra responsabilità aggiuntiva e prolungamento dell’orario rimane incerto.Anche la disciplina delle sostituzioni presenta un limite. In caso di assenza prolungata del titolare, soltanto dopo due mesi l’azienda può affidare formalmente la sostituzione, nei limiti delle risorse disponibili, riconoscendo il 50% della parte fissa dell’incarico sostituito.La disposizione introduce un riconoscimento economico, ma lascia privi di una disciplina specifica i primi due mesi e attribuisce all’azienda una facoltà, non un obbligo. Occorre quindi evitare che le esigenze organizzative determinate dall’assenza vengano gestite informalmente, senza una chiara attribuzione delle funzioni e senza un corrispondente riconoscimento.Anche il tempo di riposo richiede un’applicazione rigorosa. La regola generale stabilisce una pausa non inferiore a dieci minuti quando la prestazione supera le sei ore. Soltanto nei servizi nei quali la continuità assistenziale renda impossibile applicarla è previsto, come misura alternativa, un periodo continuativo fino a dieci minuti sul posto di lavoro, caratterizzato da una minore intensità della prestazione.È essenziale che questa soluzione conservi carattere eccezionale. Una diminuzione dell’intensità lavorativa non può diventare la modalità ordinaria con cui sostituire una pausa effettiva.Per le riunioni di reparto e la formazione obbligatoria, il contratto consente inoltre la sospensione del riposo giornaliero di undici ore, disponendo che il recupero avvenga normalmente in modo immediato e consecutivo dopo il servizio. Soltanto per ragioni eccezionali le ore mancanti possono essere recuperate nei tre giorni successivi.La garanzia del recupero esiste. Sarà però necessario vigilare affinché l’eccezione non si trasformi in prassi e l’applicazione resti coerente con la direttiva 2003/88/CE, che richiede riposi compensativi equivalenti e tempestivi.Il rinvio di numerose materie al livello aziendale comporta, infine, che turni, incarichi, mobilità interna, valutazione, pronta disponibilità e indennità possano essere regolati secondo criteri sensibilmente differenti.Lo stesso contratto nazionale potrebbe quindi produrre condizioni economiche e organizzative diverse da un’azienda all’altra.Rimane poi irrisolto il tema della valutazione comparativa delle professioni. Per quelle ricomprese nell’articolo 42, tra le quali i TSRM e le altre professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, l’incremento specifico è pari a 69,90 euro mensili. Per infermieri e ostetriche raggiunge 93,35 euro.Il confronto non deve essere utilizzato per stabilire quale professione meriti meno. Deve servire a porre una domanda precisa: attraverso quale metodo viene attribuito un valore economico differente a lavori differenti?Nel testo non emerge una valutazione nazionale fondata sulle conoscenze richieste, sulla responsabilità, sull’autonomia, sulla complessità tecnologica, sul rischio, sulla scarsità professionale e sull’impatto sulla sicurezza delle cure. Le differenze continuano così a dipendere prevalentemente dalla stratificazione storica e dalla forza rappresentativa delle singole categorie.È precisamente questo il limite che un moderno sistema di job evaluation dovrebbe superare: non sottrarre riconoscimenti a una professione per trasferirli a un’altra, ma misurare in modo trasparente il peso del lavoro effettivamente svolto e
 collegare la retribuzione alla complessità reale delle funzioni.La discussione sul rinnovo non può ridursi alla contrapposizione tra chi celebra gli aumenti e chi nega qualsiasi miglioramento.Un contratto nazionale dovrebbe fare ciò che il singolo lavoratore non può fare da solo: stabilire limiti chiari al potere organizzativo, garantire diritti esigibili e adottare criteri trasparenti per riconoscere il valore professionale.Gli incrementi entreranno in busta paga. La domanda è se, insieme a essi, cresceranno davvero anche la qualità del lavoro, l’equità delle carriere e la protezione del tempo personale.Un contratto non è soltanto una tabella economica. È il confine scritto tra ciò che un’amministrazione può chiedere e ciò che un lavoratore non deve essere costretto a cedere.Il suo valore non si misura soltanto da quanto promette.Si misura, soprattutto, da quanto protegge.Dott. Mattia La Rovere PetrongoloPolitiche sanitarie, analisi dei sistemi sanitari e organizzazione del lavoro nella sanità pubblica, con background professionale nell’imaging diagnostico31 Luglio 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore,il 10 Luglio scorso presso l’aula magna del Rettorato dell’Università Sapienza di Roma si è svolto l’evento GIMBE 30 “Diritto alla Salute e Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: La...Gentile Direttore,il problema dell'attrattività della professione del medico di medicina generale (mmg) è ormai documentato dai dati: il calo della partecipazione ai concorsi per l'accesso al Corso di formazione, la...Gentile Direttore,Snami Emilia-Romagna non contesta il lavoro in équipe, che pratichiamo ogni giorno. Contestiamo il metodo delle Linee di indirizzo Agenas: scrivere il regolamento della squadra prima di verificare quanti...Gentile Direttore, se si confronta la prevalenza nel corso degli anni delle singole diagnosi psichiatriche, nei minori di anni 18, emerge un quadro decisamente preoccupante. Mi riferisco in particolare alla...Cloud sanitario: infrastrutture, compliance, GDPR e Risk managementGestione dell'Ipertensione resistente: dalle Linee Guida alle terapie innovativeLeadership Infermieristica 2026: nuovi modelli di responsabilità e autonomiaLeadership Medica 2026: guidare team clinici ad alte prestazioniAI e telemedicina nello studio odontoiatrico: applicazioni concrete e uso protettoSanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisionePaziente recupera la vista con trasloco biologico, SOI: “Molte domande restano senza risposta, serve rigore scientifico”Ema. Via libera a 12 nuovi farmaci, tra cui impianto oculare rivoluzionario e primo orale per la psoriasiComparto Sanità. Firmato il contratto 2025-2027. Aumenti fino a 240 euro per gli infermieri, arriva il capitolo sull'IA e nuove tutele per il personaleEnpam. Durigon: "Controlli in corso". M5S: "Compensi da 1 milione ai vertici e conflitti di interessi"Case della Comunità. Dai medici agli infermieri fino agli specialisti: stop ai professionisti ‘solitari’ ma un'unica squadra per il paziente. Da Agenas il testo finale delle linee guida per il lavoro in équipeBenzodiazepine. Stop alla ricetta elettronica: funzionalità sospesa dopo il caos organizzativoPaziente recupera la vista con trasloco biologico, SOI: “Molte domande restano senza risposta, serve rigore scientifico”Ema. Via libera a 12 nuovi farmaci, tra cui impianto oculare rivoluzionario e primo orale per la psoriasiRiflessione di un Tecnico sanitario di radiologia medicaLorenzin (Pd) a Schillaci: “La sanatoria no vax apre la strada all’interferenza della politica sulla deontologia medica”Quotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi G
alvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata   
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		<title><![CDATA[Le linee guida Agenas per le Case della Comunità: il libro dei sogni ha 66 pagine e nessun organico ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/31/2026073102886408842.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianosanita.it" </b>  del 31 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Gentile Direttore, Snami Emilia-Romagna non contesta il lavoro in équipe, che pratichiamo ogni giorno.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 12:45:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Emilia-RomagnaGentile Direttore, Snami Emilia-Romagna non contesta il lavoro in équipe, che pratichiamo ogni giorno. Contestiamo il metodo delle Linee di indirizzo Agenas: scrivere il regolamento della squadra prima di verificare quanti giocatori esistano, con quale contratto, e chi paghi il campo...Gentile Direttore,Snami Emilia-Romagna non contesta il lavoro in équipe, che pratichiamo ogni giorno. Contestiamo il metodo delle Linee di indirizzo Agenas: scrivere il regolamento della squadra prima di verificare quanti giocatori esistano, con quale contratto, e chi paghi il campo.La premessa che si autoannulla. La prefazione presenta il testo come evidence-based. A pagina 11 il documento stesso scrive che le revisioni indicano esiti eterogenei dei team multidisciplinari, che la continuità relazionale può ridursi e che l’efficacia dipende da obiettivi e contesto. Da un’evidenza condizionata si ricava un’organizzazione universale. Il capitolo 10 elenca poi con precisione le barriere reali: tempi insufficienti, assenza di spazi, ambiguità di ruolo, finanziamenti non coerenti col lavoro di squadra. Elenco esatto. Poi il testo prosegue come se fosse una premessa retorica.L’aritmetica che manca. La rilevazione Agenas di marzo 2026 conta 781 Case con almeno un servizio attivo, su un target PNRR ridotto a 1.038. Di quelle 781 solo 204 hanno presenza medica conforme al DM 77 e 216 presenza infermieristica: da qui la stima di oltre 2.500 medici e quasi 7.000 infermieri a tempo pieno mancanti. Meno di un quarto delle Case aperte rispetta lo standard del decreto che le ha istituite.L’équipe di base richiede quattro figure: medico del ruolo unico o pediatra, infermiere, assistente sociale, supporto amministrativo. Su 1.038 Case, con una sola équipe e una persona per ruolo, servono 4.152 professionisti, e per l’h12 il fabbisogno si triplica. Da dove arriverebbero? GIMBE stima 5.716 medici di famiglia mancanti al 1° gennaio 2025, 502 in Emilia-Romagna, con 5.197 professionisti persi fra 2019 e 2024. Quei calcoli, tuttavia, non erano fatti evidentemente con il nuovo “ruolo unico”, dato che con quello i numeri peggiorerebbero significativamente e oggi nella sola Emilia-Romagna sono oltre 1200 le carenze certificate dei soli medici di assistenza primaria a seguito delle assegnazioni (poche) di luglio. L’OCSE certifica 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro 8,4 di media europea e definisce quella carenza un ostacolo alla transizione verso modelli di assistenza integrati: esattamente il modello che il Quaderno prescrive. Gli assistenti sociali sono dipendenti comunali, non delle Aziende, e l’UPB ne stima oltre 3.200 mancanti rispetto al livello essenziale. La spesa sanitaria resta al 6,4% del PIL fino al 2029, con un divario di 30,6 miliardi nel triennio 2027-2029. Nessuno di questi numeri compare nelle 66 pagine.La risposta è una formula: le indicazioni non sono cogenti, le Regioni adatteranno ai propri contesti in relazione alla sostenibilità. Tradotto: costruite voi il modello, coi soldi che non avete e le persone che non ci sono.Chi ha scritto e chi non c’era. A pagina 63, nell’elenco di autori e revisori, non compare una sola rappresentanza sindacale della medicina convenzionata. Un documento che descrive minuziosamente il lavoro dei convenzionati è stato scritto senza i convenzionati. Orari, sedi, compiti e compensi si definiscono in ACN e in AIR, non in una linea di indirizzo.Tre nodi irrisolti. La co-locazione è elemento cardine senza che si ponga la domanda decisiva: per creare prossimità fra professionisti si toglie prossimità al paziente, e in Appennino l’ambulatorio del medico è l’ultimo presidio pubblico rimasto. Il testo dichiara di non modificare ruoli e responsabilità, ma istituisce un case manager referente costante accanto al referente clinico: la responsabilità professionale in Italia è personale, e quella zona grigia non è un tema organizzativo, è il perimetro di un’imputazione. Infine 37 indicatori qualitativi su scala da 1 a 10, fr
a cui la profondità della fiducia: ogni minuto speso a quantificarla è sottratto alla relazione che la produce.Le Case della Comunità possono (forse) essere una buona idea. Ma un modello che parla di interdipendenze generative ed ecosistemi collaborativi mentre mancano (sottostimando) 5.716 medici di famiglia, 7.000 infermieri per le sole Case già aperte e 30 miliardi nel triennio non è una linea di indirizzo tecnica. È un libro dei sogni. E per chi tiene in piedi il servizio con i turni scoperti e gli ambulatori che chiudono, i sogni scritti da altri hanno un altro nome.Roberto PieralliPresidente SNAMI Emilia-Romagna31 Luglio 2026© Riproduzione riservataGentile Direttore,il 10 Luglio scorso presso l’aula magna del Rettorato dell’Università Sapienza di Roma si è svolto l’evento GIMBE 30 “Diritto alla Salute e Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: La...Gentile Direttore,il problema dell'attrattività della professione del medico di medicina generale (mmg) è ormai documentato dai dati: il calo della partecipazione ai concorsi per l'accesso al Corso di formazione, la...Gentile Direttore,l’Aran ha indicato per l’ipotesi di CCNL del comparto Sanità 2025–2027 un incremento medio complessivo a regime di 209 euro lordi mensili. È una media riferita all’intero comparto, non...Gentile Direttore, se si confronta la prevalenza nel corso degli anni delle singole diagnosi psichiatriche, nei minori di anni 18, emerge un quadro decisamente preoccupante. Mi riferisco in particolare alla...Cloud sanitario: infrastrutture, compliance, GDPR e Risk managementGestione dell'Ipertensione resistente: dalle Linee Guida alle terapie innovativeLeadership Infermieristica 2026: nuovi modelli di responsabilità e autonomiaLeadership Medica 2026: guidare team clinici ad alte prestazioniAI e telemedicina nello studio odontoiatrico: applicazioni concrete e uso protettoSanità digitale per garantire più salute e sostenibilità. Ma servono standard e condivisionePaziente recupera la vista con trasloco biologico, SOI: “Molte domande restano senza risposta, serve rigore scientifico”Ema. Via libera a 12 nuovi farmaci, tra cui impianto oculare rivoluzionario e primo orale per la psoriasiComparto Sanità. Firmato il contratto 2025-2027. Aumenti fino a 240 euro per gli infermieri, arriva il capitolo sull'IA e nuove tutele per il personaleEnpam. Durigon: "Controlli in corso". M5S: "Compensi da 1 milione ai vertici e conflitti di interessi"Case della Comunità. Dai medici agli infermieri fino agli specialisti: stop ai professionisti ‘solitari’ ma un'unica squadra per il paziente. Da Agenas il testo finale delle linee guida per il lavoro in équipeBenzodiazepine. Stop alla ricetta elettronica: funzionalità sospesa dopo il caos organizzativoPaziente recupera la vista con trasloco biologico, SOI: “Molte domande restano senza risposta, serve rigore scientifico”Ema. Via libera a 12 nuovi farmaci, tra cui impianto oculare rivoluzionario e primo orale per la psoriasiRiflessione di un Tecnico sanitario di radiologia medicaLorenzin (Pd) a Schillaci: “La sanatoria no vax apre la strada all’interferenza della politica sulla deontologia medica”Quotidiano onlined'informazione sanitariaSede legale e operativa:Via della Stelletta, 23, 00186 - RomaSede operativa:Via Luigi Galvani, 24, 20124 - MilanoTel: (+39) 06 45209 715Email: [email protected]Copyright 2013-2026 © Homnya SrlTutti i diritti sono riservatiP.I. e C.F. 13026241003Iscrizione al ROC n.34308Iscrizione Tribunale di Roma n.115/2013 del 22/05/2013Riproduzione riservata   
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