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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Dimissioni e pensionamenti il Rummo perde cinque specialisti = Sanità, fuga dagli ospedali «In dodici anni nel Sannio andati via duemila medici» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072902225101187.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 22 di <b>"MATTINO BENEVENTO" </b>  del 29 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>I numeri della Fondazione Gimbe: le ricadute locali di un allarme nazionale Pensionamenti e dimissioni, il Rummo perde 5 specialisti nel giro di due mesi</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 03:19:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="16332" Sales="991" Printing="887" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072902225101187.PDF"><![CDATA[MATTINO BENEVENTO]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Dimissioni e pensionamenti il Rummo perde cinque specialisti   La sanità / 1   Sanità, fuga dagli ospedali «In dodici anni nel Sannio andati via duemila medici» I numeri della Fondazione Gimbe: le ricadute locali di un allarme nazionale Pensionamenti e dimissioni, il Rummo perde 5 specialisti nel giro di due mesi  Sono cinque gli specialisti che lasceranno il Rummo nei prossimi due mesi. Per due di loro è scattato l’iter dell’entrata in quiescenza, mentre, altri tre hanno rassegnato le dimissioni volontarie. Nel dettaglio un medico di medicina interna, un pediatra e uno specialista.  L’azienda ospedaliera affronta una costante carenza di organico.  Servizio a pag. 22  BENEVENTO  Luella De Ciampis Sono cinque gli specialisti di diverse branche che lasceranno il Rummo nei prossimi due mesi.  Per due di loro è scattato l’iter dell’entrata in quiescenza, mentre, altri tre hanno rassegnato le dimissioni volontarie. Nel dettaglio, a lasciare il posto a tempo indeterminato saranno un medico di medicina interna, un pediatra e uno specialista che presta servizio nell’unità complessa della direzione medica di presidio. Uno dei due dirigenti medici, che ha raggiunto l’età pensionabile, lascerà l’ospedale già dal 1° agosto perché ha rinunciato al trattenimento in servizio oltre il termine di maturazione della pensione. L’azienda ospedaliera affronta una costante carenza di organico legata alle dimissioni ma soprattutto ai pensionamenti, tamponata in parte con il trattenimento in servizio dei medici fino a 70 anni e con nuovi piani di assunzione. Sono molti i reparti che soffrono l’uscita di dirigenti medici per raggiunti limiti d’età. Tuttavia, l’ospedale, per far fronte ai vuoti in pianta organica, fa ricorso anche all’adozione di un numero elevato di prestazioni aggiuntive che, nel secondo quadrimestre del 2026, sono state quantizzate in 5.800 ore mensili, per un importo complessivo che arriverà a poco meno di 2 milioni di euro. Nel mese di gennaio erano stati annunciati altri sei addii, relativi all’entrata in quiescenza scattata per un medico di medicina d’urgenza e pronto soccorso, per uno specialista afferente al dipartimento cardio toracio vascolare e per un radiologo cui si erano aggiunti tre infermieri. Nei mesi successivi, un dirigente medico di Neurorianimazione aveva lasciato la  struttura il 2 febbraio e un anestesista aveva rassegnato le dimissioni a partire dal 1° marzo.   L’ALLARME  Secondo la fondazione Gimbe «la crisi attuale ha radici profonde e generalizzate. Nel decennio compreso tra il 2010 e il 2019, il sotto-finanziamento, la mancata programmazione, le insufficienti borse di studio per specializzazioni e medicina generale, il blocco delle assunzioni, la stretta sui tetti di spesa applicati al personale e i ritardi nei rinnovi contrattuali hanno progressivamente indebolito il capitale  umano del Servizio sanitario nazionale». I dati della Fondazione riferiscono che in 12 anni 90mila medici hanno lasciato il servizio pubblico. Di questi 2mila nel Sannio. Dal 2020 in poi la pandemia ha accelerato il fenomeno, alimentando burnout, frustrazione e demotivazione, paure legate alla necessità di rimanere in trincea a combattere contro un virus mortale, con una conseguente perdita di attrattività del servizio pubblico».  È da questo momento in poi che la situazione è precipitata. «Sono così emersi con sempre maggiore evidenza – spiega Gimbe –  fenomeni quali pensionamenti anticipati, dimissioni volontarie, fuga verso il privato e verso l’estero, oltre alla mancata attrattività per numerose professioni sanitarie, specialità mediche e per la medicina generale.  La cartina al tornasole di questa crisi è rappresentata dal ricorso ai “gettonisti” che nel biennio 2024-2025 hanno assorbito oltre un miliardo di euro. Paradossalmente il Servizio sanitario pubblico perde i professionisti e poi li riacquista sul mercato a ore, pagandoli molto di più, per effetto di una visione miope e dei tagli al capitale umano».  La fondazione ritiene inoltre a ragione che le carenze siano selettive e riguardino oltre 5.700 medici di me
dicina generale e numerose specialità ritenute poco attrattive, come l’emergenza-urgenza, le discipline di laboratorio, la radioterapia, la medicina nucleare, le cure palliative, la medicina di comunità e delle cure primarie. «I giovani medici – spiega Gimbe - con le loro scelte stanno dicendo che alcune specialità chiave per il funzionamento del servizio sanitario sono poco attrattive, troppo esposte, troppo gravose e poco valorizzate».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Luella De Ciampis  Heading: La sanità / 1  Highlight: PER DUE CAMICI BIANCHI SUPERATI LIMITI DI ETÀ MENTRE ALTRI TRE HANNO FIRMATO PER L’ADDIO AL NOSOCOMIO  Image: -tit_org- Dimissioni e pensionamenti il Rummo perde cinque specialisti   Sanità, fuga dagli ospedali «In dodici anni nel Sannio andati via duemila medici»   -sec_org-
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		<tp:writer>Luella De Ciampis</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Tagliato ll traguardo del Pnrr "Nel Cuneese 585 Interventi" = Cirio: "Pnrr, missione compiuta" L'opposizione attacca sulla Sanità ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901840305547.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 32 di <b>"STAMPA CUNEO" </b>  del 29 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Progetti realizzati direttamente dalla Regione con un investimento di 113 milioni di euro</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 05:47:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="77377" Sales="8028" Printing="6761" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901840305547.PDF"><![CDATA[STAMPA CUNEO]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Tagliato il traguardo del Pnrr “Nel Cuneese 585 interventi” Progetti realizzati direttamente dalla Regione con un investimento di 113 milioni di euro   Nella Granda sono stati realizzati 585 interventi diretti della Regione per 112.898.680 euro (6,4% del totale) Per la minoranza mancano però medici, infermieri e oss per far funzionare le nuove strutture ospedaliere  Cirio: “Pnrr, missione compiuta” L’opposizione attacca sulla Sanità  «Missioni compiute», esulta il governatore Cirio. Il Piemonte ha tagliato il traguardo Pnrr. Nella Granda realizzati 585 interventi diretti della Regione per 112.898.680 euro. – PAGINA 32    «M  issioni compiute», esulta il governatore Alberto Cirio. Il Piemonte ha tagliato con successo il traguardo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), raggiungendo il 100% degli obiettivi previsti e rispettando tutte le scadenze. Tra i protagonisti di questa stagione di investimenti c’è anche la provincia di Cuneo.  Un risultato rivendicato con forza dalla Giunta regionale, ma che ha riacceso lo scontro politico sulle «reali ricadute dei fondi», in particolare sul futuro della Sanità pubblica e la carenza di personale per fronteggiare le liste d’attesa.  Nel complesso, sul territorio regionale sono stati avviati 42.941 progetti per oltre 10,4 miliardi di euro. Il Grattacielo di Torino ne ha gestiti direttamente 1,78 miliardi, ripartiti su 2.419 progetti, centrando tutti i 47 target stabiliti (44 entro il 30 giugno, i restanti 3 entro il 31 agosto). In 11 settori chiave (tra cui cultura, digitalizzazione e assistenza domiciliare) la performance ha superato le aspettative, con un anticipo sui tempi che ha generato 35 milioni di premi aggiuntivi, reinvestiti nel reinserimento lavorativo di 5.300 persone extra, l’acquisto di 2 treni a zero emissioni (in aggiunta ai 7 assegnati), l’assunzione di 15 esperti in più dei 60 previsti a supporto degli enti locali e l’estensione dei servizi digitali a 18.400 ulteriori cittadini rispetto ai 160 mila iniziali.  Nella Granda sono stati realizzati 585 interventi diretti della Regione per 112.898.680 euro (6,4% del totale), distribuiti su quattro direttrici principali: 16,1 milioni su «Innovazione e Cultura» (124 progetti); 39,6 milioni per la «Transizione ecologica» (comprende agricoltura e la prevenzione del rischio idrogeologico, 391 interventi); 56,7 milioni destinati alla «Salute» (67 interventi tra strutture territoriali e dotazioni tecnologiche); 630 mila euro per «Inclusione e Coesione» socio-lavorativa (3 iniziative di formazione scuola-lavoro e potenziamento dei Centri per l’Impiego).   «Come sui fondi europei siamo la prima Regione d’Italia per capacità di spesa, anche sul Pnrr abbiamo realizzato tutto in tempo e ne siamo orgogliosi - così il presidente Cirio -. Non era scontato e dimostra la capacità di trasformare le risorse in opere concrete e opportunità. Un patrimonio di competenze che metteremo al servizio dei cittadini anche  oltre il Pnrr e in vista dell’avvio della nuova programmazione europea 2028-2035».  Gli assessori regionali Paolo Bongioanni e Marco Gallo hanno definito il Cuneese «un motore trainante dello sviluppo economico regionale» e le opere del Pnrr «una base solida che resterà nel tempo e su cui continuare a costruire il futuro delle comunità».   In primo piano, i progetti che hanno permesso il raggiungimento del 100% del target riguardante la Salute: sono gli Ospedali di Comunità di Cuneo, Saluzzo e Ceva, le Case della Comunità di Santo Stefano Belbo, Verzuolo, Borgo, Fossano, Dronero, Ceva, Dogliani, Saluzzo e Savigliano, le Centrali operative territoriali di Cuneo, Verduno, Saluzzo, Savigliano, Mondovì e Bra. Sul fronte dell’ammodernamento delle grandi apparecchiature negli ospedali (9,9 milioni investiti), Cuneo ha acquistato una risonanza magnetica, due tomografi computerizzati, diversi ecotomografi cardio, ginecologici e multidisciplinari; Saluzzo sistemi radiologici fissi e un tomografo computerizzato; Savigliano un mammografo con tomosintesi e un tomografo computerizzato; Mondovì e Verduno hanno ammodernato il p
arco tecnologico e digitale.   Proprio sul capitolo Sanità, tuttavia, si è concentrato l’attacco delle opposizioni in Consiglio regionale. Movimento 5 Stelle e Pd, in particolare, richiamando i dati Agenas-Gimbe, hanno accusato la Giunta di «festeggiare semplici adempimenti burocratici o l’avvio di cantieri», con il rischio di inaugurare «scatole vuote» e «muri ristrutturati» privi del personale sanitario (medici, infermieri, oss) necessario per far funzionare i presidi e decongestionare i Pronto soccorso.  Contestata anche la mancanza di un piano straordinario di assunzioni, sottolineando come la distanza tra «fondi impegnati» e spesa effettiva rendicontata metta a rischio «l’ultimo miglio» dei progetti entro la scadenza del 2026, lasciando i cittadini «alle prese con liste d’attesa interminabili e il ricorso forzato al privato». —  ---End text---  Author: MATTEO BORGETTO  Heading:   Highlight: ALBERTO CIRIO PRESIDENTE REGIONE PIEMONTE  “  Come sui fondi europei siamo la prima Regione d’Italia per capacità di spesa  Image:L’ospedale di comunità realizzato nell’ex casa di riposo «Mater Amabilis» a Cuneo dall’Asl Cn1, da poco inaugurata -tit_org- Tagliato ll traguardo del Pnrr “Nel Cuneese 585 Interventi”  Cirio: “Pnrr, missione compiuta” L'opposizione attacca sulla Sanità   -sec_org-
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		<tp:writer>MATTEO BORGETTO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Obesità per un adolescente su tre «Dopo 6 mesi di esercizio e dieta via libera a farmaci o chirurgia» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901827905423.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 25 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 29 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Le linee guida dell'Iss: ma lo stile di vita resta sempre prioritario</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 05:41:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Obesità per un adolescente su tre «Dopo 6 mesi di esercizio e dieta via libera a farmaci o chirurgia»  Le linee guida dell’Iss: ma lo stile di vita resta sempre prioritario  ROMA Finora è rimasta una  pratica non scritta. Ora diventa ufficialmente prescrivibile per gli adolescenti affetti da obesità la terapia con farmaci iniettabili, gli stessi utilizzati per gli adulti, e chirurgia. Lo affermano le linee guida appena varate dall’Istituto superiore di sanità sulla base di una approfondita revisione della letteratura scientifica e sull’esperienza di altri Paesi.  Si precisa però che l’approccio prioritario resta quello fondato sui corretti stili di vita. Se dopo sei mesi di tentativi dieta ed esercizio fisico non funzionano, si può passare a soluzioni più drastiche tenendo presente, però, che senza il mantenimento di buoni comportamenti con il cibo e lo sport non si arriverà mai a risultati duraturi.  Il documento redatto da un largo gruppo di esperti arriva dopo una svolta importante.  Nel 2025 l’obesità è stata riconosciuta per legge una malattia, ha dunque superato definitivamente i confini dell’estetica e la falsa convinzione che fosse legata solo ad abusi di golosità. Invece è una patologia complessa, cronica, influenzata da fattori genetici, ambientali, metabolici, psicologici e sociali. Va superato il concetto che una persona sia molto grassa perché «mangiona» e squilibrata con il cibo.   Le cause della malattia  Altri fattori sono all’origine del problema che molto spesso non si può correggere con una buona dieta. In caso di  fallimento, anche per i ragazzi tra 12 e 18 anni serve il ricorso a tutti gli strumenti terapeutici disponibili. Le prime linee guida nazionali rappresentano un cambio di marcia nella gestione del grave sovrappeso in età adolescenziale. Farmaci e chirurgia dovranno però rientrare in percorsi personalizzati e multidisciplinari.  «Quando esistono le condizioni calcolate in base a un indice di massa corporea doppio rispetto a quello ritenuto normale dai parametri internazionali e se sono presenti altre patologie bisogna agire con strumenti adeguati e proporzionati alla gravità», dice Marco Cappa, endocrinologo dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, uno degli autori delle linee guida. I medici hanno a disposizione un  modello ufficiale per impostare i trattamenti. Tra l’altro non viene raccomandata per insufficienza di prove la dieta chetogenica, a bassissimo contenuto di carboidrati.   Le buone abitudini  Cappa però rivendica con forza l’importanza degli stili di vita: «Noi specialisti dobbiamo prescrivere l’attività sportiva come fosse una medicina, quindi mettere nero su bianco quanta e come deve essere svolta, non indicazioni generiche». Una delle leve è l’esercizio fisico quotidiano, progressivo per intensità. Il documento è stato promosso anche da Ame, l’associazione medici endocrinologi, e ha visto il contribuito delle maggiori società scientifiche.  L’obesità per l’Italia è un  problema per circa il 27% degli adolescenti, percentuale altissima. L’ultimo rapporto 22-24 del gruppo di sorveglianza istituito dall’Ue non fa molta distinzione, tutti i Paesi sono ugualmente colpiti compresa l’Italia, alla quale in compenso va riconosciuto un quadro di stabilità dei dati, frutto di progetti mirati a favore dei giovani.   Il nuovo approccio  I farmaci previsti nei casi non risolvibili con altri interventi sono gli antidiabetici che hanno ricevuto l’indicazione come aiuto al calo ponderale.  Poi c’è la chirurgia bariatrica che per gli under 18 consiste soprattutto nella gastrectomia, la riduzione dello stomaco con il fine di ridurre il senso di fame. Oggi la richiesta da parte dei genitori di terapie farmacologiche per figli in sovrappeso è alta. Vengono viste come una scorciatoia sicura.  Bisogna però usarle con attenzione e quando c’è da parte del ragazzo una motivazione di base, perché una volta interrotta la cura, se non sostenuta da altri interventi comportamentali, può dare l’effetto opposto. Si riprendono velocemente chili, si perde la fiducia. E riprovarci rende ancora più 
difficile l’impresa.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Margherita De Bac  Heading:   Highlight: ?  L’approccio Con un indice di massa corporea doppio rispetto a quello previsto, bisogna agire con strumenti adeguati e proporzionali alla gravità   L’attività sportiva L’esercizio fisico deve essere prescritto come fosse una medicina, quindi vanno indicati con precisione i tempi e modi di come va svolto  Image:I dati  Indice di massa corporea (Bmi) Rapporto fra peso in chili e il quadrato dell’altezza in metri  Gli adolescenti obesi in Italia (tra i 12 e i 18 anni)  Il percorso delle nuove linee guida nazionali per adolescenti e obesità Dieta ed esercizio ?sico  27% SOTTOPESO NORMALE < 18,5 18,5 - 24,9  SOVRAPPESO 25 - 29,9  OBESO 30 - 34,9  ESTREMAMENTE OBESO > 35  Se dopo sei mesi non si ottengono risultati  Le principali cause dell’obesità tra i giovani  Cibi ad alto contenuto energetico e ultraprocessati  Eccesso di bevande zuccherate  Fonte: Istituto superiore di sanità  Saltare la prima colazione  Scarsa attività ?sica  Mangiare da soli  Accesso a farmaci anti obesità  Possibilità di intervento chirurgico (bypass gastrico) CdS -tit_org- Obesità per un adolescente su tre «Dopo 6 mesi di esercizio e dieta via libera a farmaci o chirurgia»   -sec_org-
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		<tp:writer>Margherita De Bac</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Pochi infermieri a causa delle condizioni di lavoro ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901830105401.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901830105401.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 30 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 29 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 05:41:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Pochi infermieri a causa delle condizioni di lavoro  La carenza infermieristica in Italia è il sintomo di un’inefficienza strutturale del mercato del lavoro, prima ancora che una semplice emergenza numerica. È la conclusione a cui giunge l’Eurispes nello studio «Oltre il lavoro dipendente. Nuovi modelli organizzativi del lavoro nell’area infermieristica», diffuso ieri, che «invita a spostare il dibattito dal “quanti infermieri mancano” al “come” il sistema li impieghi, li trattenga e li valorizzi».  Il rapporto individua alcune delle principali «disfunzioni» del mercato infermieristico italiano.  Precarietà, turn-over elevato, scarsa mobilità, condizioni contrattuali poco attrattive e difficoltà nel riconoscimento dei titoli convivono infatti con carenze di personale e problemi nell’inserimento di nuove figure. Un paradosso che, secondo Eurispes, dimostra come il nodo non sia soltanto il numero di professionisti disponibili, ma la capacità del sistema di impiegarli in modo efficiente. Aumentare i posti nei corsi di formazione, da solo, non basta: occorre intervenire sull’organizzazione del lavoro.  I numeri confermano il quadro. L’Italia conta 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media europea di 8,9, con 464.193 iscritti all’Albo unico Fnopi (giugno 2026) e forti squilibri territoriali, dagli 86,2 ogni 10.000 residenti del Lazio ai 52,2 della Campania. A questo si aggiungono uno stipendio medio di circa 32,4mila euro, inferiore ai 39,8mila della media Ocse, un’età media di 45 anni e la partenza di circa 5.770 infermieri nel solo 2025, diretti soprattutto nel Regno Unito (44%) e in Svizzera (24%) alla ricerca di migliori opportunità professionali.  he di degrado e accessi non Per colmare le carenSenza dimenticare che nel ze, il sistema ha fatto rino una gru e altri macchinacorso a misure emergeniscono fonti di rischio che imziali: a fine 2025 erano deguare il Psc.  quasi 20.000 gli infermieillogica. Non c’è dubbio ri ammessi con procedurichieda soprattutto di valure derogatorie. Una soluo tra le varie lavorazioni in zione temporanea che le non esclude che il coordinatostesse rappresentanze to a vigilare operativamente della categoria chiedoicurezza dell’area in sé, anno ormai di superare, one al possibile accesso di sollecitando l’istituzioituisce invece «un’inferenza ne di elenchi dedicati.  retesa della difesa secondo Anche questo, secondo bbe operativo solo quando ci lo studio, conferma la neoni in corso.  cessità di una riforma Dario Ferrara strutturale del settore.   ntiere fermo  ______© Riproduzione riservata _____  _____© Riproduzione riservata _____  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Pochi infermieri a causa delle condizioni di lavoro   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità integrativa, Easi prepara l'adeguamento al nuovo Cruscotto ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901828805404.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 31 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 29 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 05:41:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità integrativa, Easi prepara l’adeguamento al nuovo Cruscotto  La sanità integrativa si prepara a compiere un ulteriore passo verso la digitalizzazione e la trasparenza. Con il decreto del 26 giugno 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026, il Ministero della salute ha ridefinito il quadro operativo del Cruscotto di monitoraggio delle prestazioni erogate dai fondi sanitari integrativi, aggiornando la disciplina introdotta dal decreto ministeriale 30 settembre 2022 e tracciando un percorso di progressiva entrata a regime del nuovo sistema informativo. Il provvedimento conferma che, per il 2026, l’alimentazione del Cruscotto mantiene carattere sperimentale. I fondi sanitari potranno trasmettere entro il 31 dicembre i dati riferiti all’esercizio fiscale 2025, senza conseguenze in caso di omissioni o trasmissioni incomplete. L’obiettivo è consentire agli enti di adeguare progressivamente i propri sistemi gestionali e di verificare il corretto funzionamento della piattaforma Nsis, destinata a diventare il canale esclusivo di interscambio con il Ministero.  Il cambio di passo è tuttavia previsto dal 2027. La trasmissione dei dati attraverso il Cruscotto costituirà infatti requisito indispensabile per l’iscrizione e il rinnovo dell’iscrizione all’anagrafe dei fondi sanitari, affiancandosi agli adempimenti già previsti dal Sistema informativo dell’anagrafe dei fondi (Siaf). Le comunicazioni dovranno essere effettuate esclusivamente mediante gli strumenti telematici ministeriali entro il termine perentorio del 31 luglio, con esclusione di modalità alternative  quali la posta elettronica certificata. Particolare rilievo assume la distinzione, espressamente chiarita dal decreto, tra i dati destinati al Siaf e quelli richiesti dal Cruscotto. Il primo continua a rilevare le risorse secondo il criterio della competenza economica, mentre il secondo fotografa le prestazioni effettivamente erogate in base al criterio di cassa.  Due prospettive differenti ma complementari, che consentiranno all’Amministrazione di disporre di strumenti statistici più accurati senza incidere sulla verifica del rispetto della soglia delle risorse vincolate prevista dal decreto ministeriale 27 ottobre 2009.  Per agevolare la transizione, il legislatore ha previsto un regime di semplificazione limitato al 2027, riducendo gli obblighi informativi e introducendo margini di flessibilità nella classificazione di alcune prestazioni. Dal 2028 il sistema entrerà definitivamente a regime con l’obbligo di trasmettere dati completi e dettagliati secondo gli standard ordinari del Cruscotto.  In questo contesto si inserisce il percorso di adeguamento del Fondo Easi, il Fondo di assistenza sanitaria integrativa del Ccnl Ced, Ict, Professioni digitali e Stp, che guarda con particolare attenzione all’evoluzione della disciplina. L’introduzione del Cruscotto rappresenta infatti un’opportunità per rafforzare la qualità dei flussi informativi, incrementare la trasparenza gestionale e valorizzare il patrimonio statistico derivante dalle prestazioni erogate agli iscritti.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Sanità integrativa, Easi prepara l’adeguamento al nuovo Cruscotto   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Ministro Schillaci, marcia indietro sul prontuario ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901829205408.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"MANIFESTO" </b>  del 29 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 05:41:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[FARMACI  Ministro Schillaci, marcia indietro sul prontuario  II Ennesima marcia indietro per il ministro della salute Orazio Schillaci. La revisione del prontuario farmaceutico non si farà o al massimo sarà un ritocco chirurgico. Secondo le indiscrezioni del sito Quotidiano Sanità, il dietrofront è arrivato dopo un incontro tra il ministro, il sottosegretario Marcello Gemmato, il presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) Robert Nisticò e i vertici dell’associazione delle case farmaceutiche Farmindustria. Eppure la revisione era prevista dall’ultima legge di bilancio allo scopo di razionalizzare la spesa farmaceutica. L’Italia, con 672 euro pro capite contro 481, spende per i farmaci il 40% in più della media europea. Negli ultimi anni è esplosa soprattutto la componente ospedaliera, pari a 16 miliardi di euro e in rapida crescita (+5% nel 2025).  Il tetto di spesa programmato l’anno scorso è stato sforato di oltre 4 miliardi, facendo finire buona parte degli investimenti in sanità pubblica nelle casse delle aziende. Per limitare l’esborso il governo avrebbe dovuto sfoltire il cosiddetto «prontuario farmaceutico nazionale», la lista dei farmaci rimborsati dal Ssn in base a accordi con le società, rimasto senza aggiornamenti dal 1993.  In questo lasso di tempo nell’elenco si sono accumulate diverse molecole con la stessa indicazione terapeutica ma prezzi diversi e altri ormai superati alla luce delle evidenze scientifiche. A giugno l’Aifa aveva proposto un criterio ragionevole per l’aggiornamento: per ogni indicazione terapeutica, il ministero avrebbe pagato a ciascuna azienda un prezzo di riferimento tarato sul farmaco meno costoso tra quelli che hanno analoga efficacia. In questo modo, i produttori sarebbero stati incentivati ad abbassare il prezzo per allinearlo a quello più basso in ciascun settore, con un risparmio per il Ssn di circa 500 milioni in cambio della rinuncia a profitti ingiustificati sul piano medico. Com’era prevedibile, Farmindustria si è opposta con un ricatto nemmeno tanto velato: le imprese hanno minacciato di alzare i prezzi scaricando sui pazienti il costo della riforma. L’ultimatum ha ottenuto il suo effetto: la revisione del prontuario, ha deciso Schillaci, sarà assai più limitata e solo il prezzo di alcuni farmaci (ad esempio gli omega-3) sarà rinegoziato. I profitti farmaceutici sono salvi ma a farne le spese è il Ssn.  Il problema del prezzo dei farmaci sollevato da Farmindustria in realtà è pretestuoso: con la riforma del prontuario proposta dall’Aifa, ad essere penalizzati sarebbero i farmaci che costano di più ma non portano benefici ai pazienti. Per molte patologie, gli assistiti dispongono infatti di alternative meno costose a parità di efficacia (a patto che i medici di base gliele indichino). Ad esempio, i farmaci generici sono sotto-utilizzati: secondo gli ultimi dati Aifa, da noi rappresentano il 56% del consumo dei principi attivi a brevetto scaduto mentre la media europea è superiore al 70%, in Germania e nel Regno Unito supera l’80%.  ---End text---  Author: ANDREA CAPOCCI  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Ministro Schillaci, marcia indietro sul prontuario   -sec_org-
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		<tp:writer>ANDREA CAPOCCI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Schillaci vede Giorgetti "Per la sanità 5 miliardi o andiamo a sbattere" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901827505419.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 29 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il ministro della Salute chiede di salvaguardare il livello di cura pericittadini. Il leghista non si sbilancia, se ne parla a settembre</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 05:41:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Schillaci vede Giorgetti “Per la sanità 5 miliardi o andiamo a sbattere” Il ministro della Salute chiede di salvaguardare il livello di cura per i cittadini. Il leghista non si sbilancia, se ne parla a settembre  di MICHELE BOCCI e GIUSEPPE COLOMBO ROMA  numeri, certo. Ma soprattutto il messaggio. L’allarme. Quello che Orazio Schillaci consegna all’ora di pranzo a Giancarlo Giorgetti nel suo ufficio di via XX settembre. Perché – dice il ministro della Salute al collega dell’Economia – «se non manteniamo almeno stabile il rapporto tra il Fondo e il Pil andiamo a sbattere». Da qui la richiesta: cinque miliardi con la prossima manovra.  La questione è solo apparentemente tecnica. Il Fondo in questione è il Fondo sanitario nazionale, quello finanziato dallo Stato per il funzionamento del servizio sanitario pubblico. Il rapporto con il prodotto interno lordo fa riferimento a una percentuale che quest’anno si attesterà al 6,19%, appena sopra la soglia critica del 6%, tra le più basse d’Europa. Il rischio paventato da Schillaci è questo: una discesa ulteriore del rapporto in questione avrebbe effetti devastanti per la cuI  ra dei cittadini. Si scatenerebbe un effetto domino nefasto. Si allargherebbe, infatti, il gap tra il Fondo e la spesa sanitaria nazionale, quella alimentata anche dalle Regioni e dai ticket pagati dai cittadini.  Il divario è in costante crescita (dai 5 miliardi del 2025 è atteso aumentare fino a 7,1 miliardi nel 2027) e potrebbe farsi ancora più evidente. Le due curve, quella del Fondo e quella della spesa, potrebbero allontanarsi ulteriormente l’una dall’altra. Tradotto: i bilanci delle Regioni finirebbero sotto stress. Per non parlare delle liste d’attesa e del personale da assumere, così come delle apparecchiature e degli ospedali da rinnovare. Diventerebbero tutte spese insostenibili. Impossibili sulla carta. E i governatori si ritroverebbero di fronte a un bivio: aumentare le tasse o tagliare i servizi.  Per capire perché il pericolo messo sul tavolo dal titolare della Salute è imminente occorre riavvolgere il nastro allo scorso autunno. L’incremento del Fondo deciso con l’ultima manovra per il 2027 è stato esiguo. Appena un miliardo in più. Con  questi importi e con un rapporto tra il Fondo e il Pil previsto in picchiata, l’assistenza sanitaria pubblica verrebbe messa a dura prova. Una prospettiva assai indigesta per un governo accusato da più parti di definanziare la spesa sanitaria in rapporto al prodotto interno lordo (in termini assoluti, invece, l’andamento è in crescita). Le opposizioni tornerebbero sulle barricate, per di più a pochi mesi dal voto. È uno scenario allarmante, dunque da evitare. Schillaci è ben consapevole dei numeri e sa che il passaggio è delicatissimo.  Così ha portato a Giorgetti una proposta per un finanziamento extra che almeno consenta di non scendere sotto il 6,19%. Per mantenerla – ha detto – al miliardo già stanziato ne  vanno aggiunti altri cinque. Per il prossimo biennio ne servirebbero dieci, cinque per anno.Per essere più convincente, Schillaci ha spiegato al ministro dell’Economia che i soldi in più servono tra l’altro per finanziare i progetti di cura dell’Alzheimer, quindi per gli anziani, e per rinforzare i servizi di assistenza di chi ha problemi di salute mentale, la cui incidenza è in forte aumento. La palla passa a Giorgetti. Il titolare del Tesoro ha preso nota delle richieste di Schillaci. Da alcuni giorni sta facendo così con tutti i ministri convocati al Mef in vista della prossima manovra. Dopo la pausa estiva sarà il momento delle scelte. Ma intanto l’allarme per la sanità è già suonato.  ---End text---  Author: ‘MICHELE BOCCI :-: GIUSEPPE COLOMBO  Heading:   Highlight: i numeri  6,19% La percentuale Il rapporto fra il Fondo sanitario nazionale e il Pil si attesta al 6,19%, appena sopra la soglia critica del 6%, tra le più basse d’Europa.  Secondo Schillaci una discesa ulteriore avrebbe effetti devastanti per la cura dei cittadini  1 miliardo I fondi L’incremento del Fondo per il 2027, deciso con l’ultima manovra, è di un solo miliardo. Ne serv
ono almeno altri cinque  Image:Il ministro della Salute, Orazio Schillaci.  Ordinario di medicina nucleare, è stato rettore dell’Università di Tor Vergata R -tit_org- Schillaci vede Giorgetti “Per la sanità 5 miliardi o andiamo a sbattere”   -sec_org-
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		<tp:writer>'MICHELE BOCCI - GIUSEPPE COLOMBO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Infermieri, rush finale sul contratto: 240 euro di aumento medio ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901829405406.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 29 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 05:41:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Contratto Sanità. Coinvolti oltre 560mila dipendenti  Infermieri, rush finale sul contratto: 240 euro di aumento medio   Pubblico impiego Oggi riunione decisiva all’Aran sull’intesa 2025/27 Arretrati fino a 2.400 euro  La riunione con i sindacati in programma questa mattina all’Aran potrebbe chiudere il cantiere dei negoziati sui contratti nazionali dei comparti del pubblico impiego. Sul tavolo c’è il testo completo del contratto per la sanità, che dopo aver dettagliato nell’ultimo incontro di pochi giorni fa la parte economica potrebbe ora arrivare all’intesa. Se così sarà, per la prima volta gli accordi di una tornata contrattuale del pubblico impiego sarebbero completati a metà del triennio di riferimento, lasciando ai prossimi mesi solo i negoziati sui dirigenti.  Il contratto della sanità riguarda 592.638 dipendenti, ed è chiamato a distribuire risorse a regime per 2,26 miliardi tra i fondi propri del contratto (1,537 miliardi) e le voci aggiuntive per 723 milioni portate dalle manovre e destinate a irrobustire le indennità di specificità infermieristica (480 milioni), di «tutela del malato» (208 milioni) e di Pronto soccorso (35 milioni).  Proprio l’intervento delle indennità determina gli effetti diversi prodotti dal contratto sulle differenti categorie di personale. Come sempre, le cifre più consistenti riguardano gli infermieri, che sono circa 270mila e rappresentano quindi il 45% dei dipendenti del comparto. A loro l’intesa prospetta aumenti medi a regime da circa 240 euro al mese, e 2.400 euro di una tantum per gli arretrati maturati fra il 2025 e i mesi del 2026 scoperti dal rinnovo, ipotizzando che il rinnovo si farà sentire dalla busta paga di novembre (dopo l’intesa si passa ai controlli di Ragioneria e Corte dei conti prima della firma finale). Per gli altri dipendenti l’aumento medio mensile si attesta a 209 euro, divisi fra i 145 euro contrattuali e i 64 delle voci aggiuntive. Queste cifre fanno crescere la busta paga del 7,76 per cento.  Come sempre accade ai tavoli delle trattative, la certezza dell’accordo arriva solo agli ultimi minuti del confronto. In gioco ci sono ancora la calibratura di qualche indennità, i meccanismi dei differenziali economici di professionalità e alcune questioni relative agli eterni nodi organizzativi su orari e riposi.  Ma le previsioni della vigilia puntano prevalentemente all’accordo. Che arriverebbe dopo soli tre mesi di trattative, confermando il ritmo accelerato già seguito in questa tornata per gli enti territoriali e per l’istruzione, oltre che per le Funzioni centrali.  Il contratto della sanità segue quei precedenti anche per molte delle novità ordinamentali portate dal testo. Fra queste, merita di essere segnalato il riconoscimento delle indennità anche nei giorni di ferie (qui chiamata «indennità ferie»), introdotto dagli ultimi rinnovi per chiudere un fitto contenzioso sfociato in sentenze che hanno spinto in questa direzione. Anche nella sanità arriva poi il gruppo di norme sulla tutela in caso di utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione e nelle valutazioni del personale, l’allineamento delle ferie per tutto il personale, con l’aggiunta di due giornate per i dipendenti neoassunti, e la verifica  a luglio dell’anno prossimo sugli eventuali disallineamenti tra la dinamica dell’inflazione e quella delle retribuzioni.  Il testo ha continuato ad arricchirsi, di riunione in riunione. Tra gli ultimi inserimenti, che saranno discussi oggi, c’è la possibilità di integrare i fondi per incarichi e premi quando aumenta il personale, l’introduzione del Disability Manager, responsabile dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e l’adeguamento alle nuove regole sulla parità retributiva di genere.  —G.Tr.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: g tr  Heading:   Highlight: Cifre più contenute per le altre categorie Sul tavolo 2,3 miliardi per un comparto da 593mila dipendenti   Le cifre  240 Aumenti medi Il contratto 2025/27 del comparto sanità prevede aumenti medi mensili da 240 euro per gli infermieri, e da 209 euro per le altre
 categorie di personale. La differenza dipende principalmente dall’indennità di specificità infermieristica (e dall’indennità di Pronto soccorso per il personale dedicato).   2.400 Gli arretrati La stessa differenza si riflette ovviamente sugli arretrati, relativi al 2025 e ai mesi del 2026 che resteranno scoperti dal rinnovo.  Per gli infermieri l’una tantum sarà di 2.400 medi, per le altre categorie di personale si fermerà un po’ più in basso.  Image:imagoeconomica  Contratto Sanità. Coinvolti oltre 560mila dipendenti -tit_org- Infermieri, rush finale sul contratto: 240 euro di aumento medio   -sec_org-
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		<tp:writer>g tr</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, è già caccia a 4-5 miliardi Enti locali, più fondi al personale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901829305409.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 29 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 05:41:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, è già caccia a 4-5 miliardi Enti locali, più fondi al personale   Verso la manovra Le richieste di Schillaci, Zangrillo e dei sindaci al ministro Giorgetti  Marzio Bartoloni Gianni Trovati ROMA  Il prepartita della manovra entra nel vivo con il giro di incontri al ministero dell’Economia in cui il titolare, Giancarlo Giorgetti, raccoglie i desiderata: destinati ad attenta selezione prima di una legge di bilancio che oltre a muovere fino a 35 miliardi in due anni (14 l’anno prossimo) per la flessibilità europea su difesa ed energia deve fare i conti con gli obiettivi della maggioranza, dai tagli fiscali alle pensioni anticipate, e gli obblighi imposti dalle sentenze sul Tfr degli statali e gli aumenti per i magistrati.  Ieri a via XX Settembre hanno bussato il ministro della Sanità, Orazio Schillaci, il suo collega alla Pa Paolo Zangrillo e i sindaci dell’Anci.  Il cuore delle richieste di Schillaci poggia su 4-5 miliardi di fondi aggiuntivi nel 2027 per continuare la crescita già avviata delle risorse a disposizione del sanità e avvicinarle il più possibile alla spesa effettiva che viaggia intorno al 6,4 per cento del Pil. La richiesta “secca” in realtà è di 5 miliardi, ma un miliardo aggiuntivo è già stato stanziato per il 2027 dall’ultima manovra. Per ora, da Giorgetti è arrivata la risposta di prammatica, sulla valutazione attenta in cui si dovrà però tener conto dei margini ridotti a disposizione; con l’assicurazione, però, che non ci saranno tagli al Fondo sanitario nazionale, che quest’anno ha superato di poco i 143 miliardi.  Una cosa intanto è certa : anche se il Fondo sanitario conquistasse le risorse in più, l'Italia resterebbe comunque lontana da molti Stati dell'Ocse e dai maggiori partner dell'Ue, visto che oggi, con una spesa sul Pil pari al 6,4%, c'è solo la Repubblica Slovacca. Proprio ieri sono stati aggiornati i dati Ocse, da cui emerge il persistente sottofinanziamento italiano. Nel 2025, nei calcoli dell’Organizzazione la spesa sanitaria pubblica italiana tocca il 6,2% del Pil, posizionando il nostro Paese al 25esimo posto su 38 stati. L’Italia resta in coda ai principali partner europei. La spesa pubblica in Germania vale infatti l'11% del Pil, in Francia il 9,4%, nel Regno Unito il 9,2% nel Belgio l'8,2% e nella Spagna il 6,5 per cento. Anche considerando la quota privata, che incide per il 2,2% del prodotto, la spesa totale italiana si attesta all'8,4% del Pil, ben distante dai livelli di Germania (12,7%), Francia (11,3%) e Regno Unito (11,3 per cento).  Oltre ad attutire il peso dell’inflazione, un aumento di 4-5 miliardi rappresenterebbe una crescita di  circa il 3% per il Fondo sanitario. E dovrebbe essere impiegato per potenziare l’infrastruttura più importante e più a rischio: il personale.  L’idea di Schillaci è quella di garantire più risorse per le assunzioni guardando anche a Case e Ospedali di comunità finanziati dal Pnrr. Ma tra gli obiettivi ci sono anche nuove risorse sulla prevenzione, uno dei “pallini” di Schillaci.  Più contenuta, almeno sul piano finanziario, la lista presentata da Zangrillo. Che poggia su due temi principali: le risorse per la previdenza dedicata al personale di sicurezza e difesa (64 milioni nel 2027, 58 l’anno dopo e 100 milioni per il 2029, e poi un aumento progressivo fino a mezzo miliardo nel 2036) e l’aumento del fondo per ridurre lo spread retributivo fra dipendenti della Pa locale e centrale (altri 50 milioni dal 2028 per estenderlo agli enti locali diversi dai Comuni).  Su quest’ultimo punto hanno battuto anche i sindaci (che chiedono 100 milioni in più), all’interno di un pacchetto di proposte che puntano a dare maggiore flessibilità ai bilanci.  Un’apertura dal ministero, dov’è infatti già attivo un tavolo tecnico sul tema, è arrivata sulla possibilità di replicare negli enti locali il meccanismo già realizzato l’anno scorso per le Regioni, con l’accollo statale, senza trasferimento della spesa per le rate, del debito generato dalle vecchie anticipazioni di liquidità riconosciute per pagare le fatture arretrate ai fornitori. Sul tavolo c
’è poi l’idea di svincolare una quota degli avanzi comunali, quando queste somme crescono negli anni, per liberare risorse che altrimenti restano bloccate: partita tecnica ma non piccola, visto che gli avanzi comunali valgono circa 6,8 miliardi.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marzio Bartoloni :-: Marzio Bartoloni  Heading:   Highlight: Secondo i nuovi dati dell’Ocse l’Italia resta fanalino di coda sulla spesa sanitaria anche con le nuove risorse   Il titolare della Pa e gli amministratori chiedono di aumentare le risorse destinate alle buste degli enti  Image: -tit_org- Sanità, è già caccia a 4-5 miliardi Enti locali, più fondi al personale   -sec_org-
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		<tp:writer>Marzio Bartoloni - Marzio Bartoloni</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Orazio Schillaci - Schillaci: "Un miliardo per i fragili Negli ospedali infermieri dall'India' = "Nel 2027 un miliardo per l'assistenza dei fragili Negli ospedali prenderemo infermieri dall'India" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901820305427.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/29/2026072901820305427.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"STAMPA" </b>  del 29 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il ministro della Salute: "Criteri più equi per l'accesso alle Rsa. Senza caregiver il Servizio sanitario vacillerebbe Sbloccati 235 milioni per aiutare i Medici di base e consentire le visite specialistiche nella Case di comunità"</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 05:41:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Schillaci: “Un miliardo per i fragili Negli ospedali infermieri dall’India”   IL MINISTRO DELLA SALUTE   “Nel 2027 un miliardo per l’assistenza dei fragili Negli ospedali prenderemo infermieri dall’India” Il ministro della Salute: “Criteri più equi per l’accesso alle Rsa. Senza caregiver il Servizio sanitario vacillerebbe Sbloccati 235 milioni per aiutare i medici di base e consentire le visite specialistiche nella Case di comunità”   Orazio Schillaci  PAOLO RUSSO — PAGINA 11  L’INTERVISTA  PAOLO RUSSO ROMA  C  on il caro energia che impazza e le spese per la Difesa da sostenere il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ieri è andato far vista al collega Giorgetti con più di un timore. Anche perché la legge di Bilancio dello scorso anno per il 2027 prevede un solo miliardo in più di finanziamento del Fondo sanitario nazionale, che farebbe segnare anche il passo del gambero rispetto al Pil, che retrocederebbe dal 6,2 al 6%. Invece, anche se il pacchetto di misure da finanziare secondo la Salute arriva a circa 5,5 miliardi in più di risorse, alla fine con il Titolare dell’Economia si sarebbe tracciata una “linea Maginot”: quella di non ridurre le risorse rispetto al Pil. Schillaci non vuole dare cifre ma tradotto in soldoni sarebbero quasi quattro miliardi in più di Fondo sanitario rispetto a quello dell’anno in corso.  Ministro si avvicinano i tempi della prossima legge di bilancio. Come è andato questo primo incontro con il suo collega dell’Economia? «Il lavoro con il Ministro Giorgetti è stato avviato e anche se le cifre sono in corso di definizione, continueremo a investire sulla sanità. Innanzitutto vogliamo retribuire ancora meglio medici e infermieri. E assumerli proseguendo l’impegno prefissato con la precedente manovra andando a coprire soprattutto le aree con più carenti. Vogliamo finanziare il Piano sanitario nazionale, che in Italia manca da ben 20 anni, e gli ospedali di terzo livello, quelli di eccellenza. Continueremo a investire nella salute mentale e nella prevenzione, senza la quale il sistema, con l’invecchiamento della popolazione, non regge. E intendo intervenire sul fronte dell’Alzheimer, a favore di una fascia di pazienti fragilissima che merita attenzione».  Ma gli infermieri da assumere dove li andrete a trovare visto che in Italia se ne formano sempre meno? «Inprospettiva, con gli incentivi economici e di carriera, oltre che aumentando i posti per il corso di laurea, pensiamo di invertire la rotta portando più infermieri non solo negli ospedali ma soprattutto sul territorio, dove c’è maggiore bisogno. Per l’immediato, abbiamo chiuso un accordo con l’India per semplificare il riconoscimento dei titoli, favorire la formazione linguistica e istituire canali di reclutamento più strutturati tra i due Paesi».  Intanto però proprio gli infermieri lamentano un errore di programmazione nel prevedere un fabbisogno formativo di soli 25.479 posti nei corsi universitari 2026/2027.  «Quei numeri, se necessario, potrannoessere implementati dal Mur. Ma voglio fornire un dato: nell'anno accademico 2020/2021, i posti totali definitivi per il corso di laurea in Infermieristica in Italia sono stati, alla fine, circa 16mila. In pochi anni siamo saliti a oltre 25.000. Mi pare un fatto che è frutto di una precisa visione».   La nostra inchiesta sulle Case di Comunità ha evidenziato che pochi italiani le conoscono e che visite specialistiche ed esami non possono essere prenotati dai medici di famiglia che ci lavorano. Cosa si può fare per migliorare la situazione? «Stiamo per finanziare una campagna di comunicazione nazionale per farle conoscere di più ai cittadini: devono servire non solo a decongestionare i pronto soccorso ma anche a garantire la presa in carico dei malati cronici. La ritengo una priorità. Finito il ‘rodaggio’ sono certo che dentro le strutture si potranno rapidamente fare anche visite specialistiche ed esami diagnostici di primo livello. Ci stiamo muovendo in questa direzione».  Come? «Incentivando gli specialisti ospedalieri retribuendoli con ore di straordinario.  Per facilitare gli accert
amenti diagnostici abbiamo appena sbloccato 235 milioni stanziati prima del Covid e mai utilizzati. Una parte delle risorse sarà destinata alle Case di Comunità e un’altra agli studi dei medici di famiglia per l’acquisto di apparecchiature come spirometri, ecografi o Ecg».  Tra caro-rette, liste di attesa e giungla dei rimborsi, le Rsa restano un miraggio per molti anziani non autosufficienti. Come favorirne l'accesso a chi ne ha più bisogno? «Servono criteri più chiari, un Isee sanitario più evoluto, che consideri non solo reddito e patrimonio, ma anche composizione del nucleo familiare e grado di disabilità di chi ne fa parte.  Serve creare criteri più equi di accesso, rafforzare le Rsa  pubbliche e migliorare il sistema di accreditamento di quelle private, con controlli rigorosi. La dignità degli anziani non può dipendere dal codice postale o dal conto in banca».  Il peso dell'accudimento degli anziani ricade sui caregiver familiari, in difficoltà a conservare il lavoro, e il 41% finisce per ammalarsi.  Come sostenere questo pilastro del welfare? «I caregiver familiari sono l'architrave invisibile del nostro welfare. Senza di loro, il Ssn sarebbe in difficoltà. L'Italia ha una delle legislazioni più avanzate in Europa con la legge 104, che prevede fino a due anni di aspettativa retribuita. È un diritto importante che dobbiamo far rispettare con più rigore, anche e soprattutto nel settore privato, dove troppo spesso si creano pressioni indebite. Comunque, nel 2027 portiamo a oltre un miliardo il fondo per la non autosufficienza, che serve a finanziare assistenza domiciliare e reti di supporto anche sociale territoriali”.  Parliamo di liste di attesa. I dati Agenas le danno in leggero miglioramento ma ancora metà degli italiani, pur con una ricetta Ssn, escono poi dai radar del servizio pubblico. Come la mettiamo? «I tempi si stanno riducendo, grazie anche al fatto che ora abbiamo la Piattaforma nazionale liste di attesa, che ci consente di intervenire dove le cose non vanno. Agenas dovrà ancora lavorare al fianco delle Regioni per migliorare il sistema».  Ossia? «Ci sono ancora troppe differenze territoriali e questo lo trovo inaccettabile.Dobbiamo capire se dietro queste disparità non si riscontrino poi difficoltà dei cittadini ad accedere già a monte al sistema di prenotazione. Ma, ripeto, ora abbiamo gli strumenti per fare queste verifiche e intervenire».  Si è parlato anche di una revisione del prontuario che, fissando un prezzo di rimborso pari a quello più basso tra farmaci simili ma non uguali, rischierebbe di far pagare un ticket occulto ai cittadini… «Si procederà piuttosto ripulendo il prontuario da quei prodotti più datati che le evidenzescientifiche hannomostrato essere meno efficaci di medicinali più innovativi.  Ma, soprattutto, il controllo della spesa farmaceutica non può pesare sulle tasche degli italiani».—  ---End text---  Author: PAOLO RUSSO  Heading: IL MINISTRO DELLA SALUTE   Orazio Schillaci  Highlight: “  Orazio Schillaci Ministro della Salute  Il nostro piano è di finanziare le strutture di terzo livello, i centri specializzati e quelli di eccellenza I posti nei corsi universitari in Infermeria sono passati dai 16 mila del 2021 ai 25 mila di oggi, è una nostra precisa visione Ripuliremo il prontuario farmaceutico dai prodotti più datati e meno efficaci per inserire medicinali più innovativi   S Su La Stampa  L’inchiesta. Dalle liste di attesa alle esose rette delle Rsa.  Il 2 ottobre a Torino si terrà un evento organizzato da Specchio dei Tempi - La Stampa  Image:Manovra finanziaria Tra le priorità annunciate dal ministro Orazio Schillaci e discusse con il ministro Giorgetti ci sono più assunzioni e stipendi migliori. Al Fondo sanitario dovrebbero essere destinati quattro miliardi in più rispetto allo scorso anno -tit_org- Intervista a Orazio Schillaci - Schillaci: “Un miliardo per i fragili Negli ospedali infermieri dall'India’    “Nel 2027 un miliardo per l'assistenza dei fragili Negli ospedali prenderemo infermieri dall'India”   -sec_org-
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		<tp:writer>paolo russo</tp:writer>
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