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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Liste d'attesa, cautela di Gimbe sui dati L'opposizione: «Troppo spazio ai privati» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072302091200994.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"GAZZETTINO" </b>  del 23 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 02:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Liste d’attesa, cautela di Gimbe sui dati L’opposizione: «Troppo spazio ai privati»  IL MONITORAGGIO VENEZIA Fa discutere il monitoraggio delle liste d’attesa condotto da Agenas a livello nazionale, da cui risulta che nel 2026 la situazione è complessivamente in miglioramento per alcuni indicatori rispetto al 2025. Secondo la Fondazione Gimbe, infatti, i dati emersi devono essere interpretati con cautela: «Le graduatorie regionali risentono delle diverse modalità di attribuzione delle classi di priorità e l'aggregazione delle prestazioni istituzionali e intramoenia non consente di misurare con precisione la reale capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire un accesso tempestivo alle cure».   L’ACCREDITAMENTO  Nel frattempo in Veneto la commissione Sanità ieri è stata  chiamata a pronunciarsi sull’accreditamento di altri sei centri privati, come richiesto dalla Giunta regionale. Immediata la critica di Chiara Luisetto, Monica Sambo e Anna Maria Bigon  (Partito Democratico): «Se lo smaltimento delle liste d’attesa deve venire attraverso il rafforzamento del privato, allora non ci siamo. L’accreditamento di ulteriori sei strutture per la diagnostica e le attività ambulatoriali non fa che indebolire il servizio pubblico: il classico cane che si morde la coda. Si continua, anche su sollecitazione delle stesse Ulss che chiedono l'apertura di nuovi ambulatori, ad alimentare un sistema squilibrato: nel 2025, su un totale di 42 milioni spesi per il recupero delle liste d'attesa, ben 22 sono stati investiti sul privato convenzionato, come segnalato anche dalla Corte dei conti».  Concorda sul punto Carlo Cunegato (Alleanza Verdi Sinistra): « È un meccanismo inquietante: il pubblico si arrende e dice di avere bisogno del privato per abbattere le liste d'attesa.  Questo processo è un vero tsunami di privatizzazione, che impoverisce i veneti e lascia sempre più persone senza cure».  Riccardo Szumski (Resistere) parla anche da medico: «Pretendiamo agende sempre aperte e una gestione trasparente dei tempi, per dire basta una volta per tutte ai giochini del galleggiamento e dei blocchi delle prenotazioni usati solo per abbellire le statistiche. Serve il riconoscimento immediato delle prestazioni private in questa fase emergenziale: se il pubblico non eroga il servizio nei tempi dovuti e spinge il cittadino ad andare a pagamento, quegli esami e quelle visite devono valere a tutti gli effetti per il rientro e il proseguimento delle cure nel servizio pubblico». (a.pe.)  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: a. spe.  Heading:   Highlight:   Image:SANITÀ La seduta di ieri della commissione Sanità in Consiglio regionale -tit_org- Liste d’attesa, cautela di Gimbe sui dati L'opposizione: «Troppo spazio ai privati»   -sec_org-
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		<tp:writer>a. spe.</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Benvenuti nelle case (semivuote) di comunita ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072303142006366.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 32 di <b>"FAMIGLIA CRISTIANA" </b>  del 23 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[BENVENUTI NELLE CASE (SEMIVUOTE ) DI COMUNITÀ Le circa 800 realizzate, quasi tutte al Nord, sono scatole vuote senza dottori e infermieri.  Così la sanità di prossimità resta uno slogan, mentre le liste d’attesa interminabili e i pronto soccorso intasati rimangono una triste realtà. Ma ci sono anche virtuose eccezioni   di Eugenio Arcidiacono e Riccardo Liguori   FINANZIATE DAL PNRR, SONO STATE INAUGURATE LE STRUTTURE CHE COLLEGANO MEDICI DI BASE E OSPEDALI. MA FUNZIONANO?  S  e si dà un’occhiata solo ai numeri, la prima impressione è: non è andata poi così male. A fronte dell’obiettivo ?nanziato con 2 miliardi di euro dal Pnrr di realizzare entro il 30 giugno 1.038 Case di comunità sul territorio nazionale, ne sono state inaugurate circa 800, nella maggior parte dei casi ristrutturando vecchie sedi delle Asl. Ma la real- MARIO tà è molto diversa. Stiamo  parlando di strutture pensate per far fronte alle gravi criticità emerse durante la pandemia da Covid-19, con medici di base introvabili e pronto soccorso intasati.  È la tanto decantata sanità territoriale, cerniera tra i medici di famiglia e gli ospedali. Nelle nuove Case di comunità, aperte 7 giorni su 7, i cittadini dovrebbero trovare vicino alle loro abitazioni dottori e infermieri per poter fare esami, medicazioni, terapie, monitoraggio dei parametri, ma anche screening e prevenzione ed evitare così di ricorrere alla sanità privata o, peggio ancora, di non curarsi proprio.  Il condizionale è d’obbligo perché quasi tutte queste strutture al momento sono scatole vuote. «Si parla di circa una settantina di Case della comunità che garantiscono tutti i servizi previsti e sono quasi tutte concentrate al Nord. Nelle restanti, al momento si fa davvero poco», spiega Mario Braga, vicepresidente dell’organizzazione Medici nel  mondo Italia che ha appena presentato un report sulla sanità italiana, da cui risulta un Servizio sanitario pubblico sempre più fragile e diseguale, a fronte di un settore privato che prospera (12 miliardi di euro di ricavi nel 2023, con una crescita del 15,5% rispetto al periodo prepandemico). «Non era difficile prevedere che andasse così, se si pensa che i fondi del Pnrr possono essere usati esclusivamente per strutture e tecnologie (spesa in conto capitale), non per assumere personale (spesa corrente)», aggiunge Braga. Personale significa medici e infermieri di cui da anni la nostra sanità soffre di una grave emorragia, tanto che siamo costretti a importarli dall’estero. Partiamo dai medici: «Dentro le Case di comunità operano oggi figure diverse, spesso confuse tra loro», spiega Pina Onotri, segretario generale dello Smi (Sindacato medici italiani) e medico di Medicina generale a Roma. «Ci sono i nuovi medici “a ruolo unico”, assunti dal Servizio sanitario nazionale senza avere uno studio  proprio sul territorio; ci sono i medici che un tempo facevano la guardia medica notturna, oggi riconvertiti a coprire turni diurni nelle nuove strutture; e infine ci sono i medici di famiglia convenzionati come me, chiamati a turni aggiuntivi obbligatori fino a sei ore settimanali, oltre al lavoro nel proprio PINA ONOTRI studio. Il disegno INDACATO MEDICI doveva prevedere ITALIANI una struttura di secondo livello, in cui il medico di base si prende cura dei pazienti con il supporto di specialisti, prestazioni infermieristiche avanzate e sportelli sociali. Di tutto questo oggi non c’è nulla». Il risultato è che il medico si ritrova in una struttura magari nuovissima, ma dove mancano segreteria, infermieri, con ausili diagnostici minimi, ridotto a svolgere un servizio di guardia medica diurna per adempimenti burocratici, ricette e certificati di malattia, senza alleggerire quindi per nulla gli ospedali.  Questa è una delle ragioni che ha spinto lo Smi a non firmare l’intesa raggiunta lo scorso 23 giugno dalla Sisac (Struttura interregionale sanitari convenzionati, l’organismo che negozia per conto delle Regioni i contratti dei medici di famiglia).  Sotto accusa è finita l’obbligatorietà del servizio fino a sei ore settimanali, una modalità che, secondo lo 
Smi, snatura la figura del medico di famiglia, storicamente un libero professionista convenzionato che assume in proprio il rischio d’impresa. «In più, contestiamo la possibilità di spostare il medico da una Casa di comunità all’altra, senza però riconoscere le tutele dei dipendenti, come la copertura per gli infortuni in itinere o i diritti previdenziali e legali», aggiunge la dottoressa Onotri. Il tutto per 38,72 euro lordi l’ora, che scendono a circa 15 euro netti.  In vista della trattativa per il rinnovo del contratto che regola il lavoro dei medici di famiglia, lo Smi chiede di eliminare l’obbligatorietà delle sei ore di servizio nelle Case di comunità, di ripristinare la convenzione oraria interna su base volontaria con pieni diritti (ferie, tredicesima e Tfr), di istituire una scuola di specializzazione universitaria in Medicina generale e di introdurre tutele per la maternità. Altrimenti, le Case di comunità rischiano di essere la pietra tombale della figura del medico di famiglia, specie nelle aree interne, dove i posti disponibili restano vuoti perché nessuno accetta più di andarci a lavorare. Ma ancora più a tinte fosche è il quadro degli infermieri che nel progetto delle Case di comunità, sono una figura specifica: l’infermiere di comunità, appunto. Leggiamo chi è dal sito della Regione Lombardia: «È un professionista sanitario che si prende cura delle persone e delle loro famiglie direttamente nel loro ambiente di vita, ovvero a casa, nelle scuole, nelle comunità.  «L’infermiere di famiglia e comunità ha un approccio proattivo,  concentrandosi sulla prevenzione delle malattie, sulla promozione della salute e sul supporto alle persone con bisogni cronici». Insomma, non si va solo alla Casa della comunità, ma è la Casa della comunità che viene a casa tua per capire come stai. In quest’ottica si inquadra il coinvolgimento anche degli enti del Terzo settore.  Tutto bellissimo, se fosse la realtà. Che è invece quella fotografata dal dottor Braga: «Le stime dicono che a fronte di una carenza di circa 60 mila infermieri, di questi almeno 10 mila mancano nelle Case di comunità». Riassumendo: il progetto resta molto valido, ma per renderlo operativo occorre assumere tanti nuovi infermieri e anche nuovi medici, trovando un inquadramento meno confuso per quelli di base.  Servono insomma tanti soldi senza nessun Pnrr come coperta. Ma se la priorità in questo momento è aumentare al 5% del Pil le spese militari, quanti ne resteranno per le Case di comunità?  ---End text---  Author: Eugenio Arcidiacono :-:  Riccardo Liguori  Heading: FINANZIATE DAL PNRR, SONO STATE INAUGURATE LE STRUTTURE CHE COLLEGANO MEDICI DI BASE E OSPEDALI. MA FUNZIONANO?  Highlight: Le Case di comunità sono una IL PUNTO s?da importante per il futuro della sanità pubblica. Per non sprecare questa occasione scaturita dal Pnrr non basta costruire nuovi edi?ci o cambiare il nome di strutture esistenti: serve una rivoluzione culturale. Da anni, come associazione Prima la comunità, sosteniamo che la salute non coincide solo con le cure mediche. Le condizioni di vita, le relazioni, il lavoro, la casa, l’istruzione, la possibilità di partecipare alla vita sociale incidono sul benessere di ciascuno. Per questo, la risposta ai bisogni non può essere a?data solo ai servizi sanitari, ma deve coinvolgere tutti gli attori presenti su un dato territorio.  La Casa della comunità che abbiamo in mente funziona quando, chi vi entra, oltre alle prestazioni trova un luogo dove i diversi servizi dialogano tra loro, in un’ottica di prevenzione e coesione sociale. Medici, infermieri, assistenti sociali, scuole, volontari e associazioni devono poter lavorare insieme, evitando che le persone siano costrette a cercare da sole risposte diverse per problemi che spesso sono strettamente collegati.  Occorre partire dall’ascolto dei bisogni reali dei cittadini, soprattutto di chi vive situazioni di fragilità o rischia di restare ai margini. Se la Casa della comunità saprà mettere in rete le risorse già presenti sul territorio e costruire percorsi condivisi tra istituzioni e socie
tà civile, diventerà un punto di riferimento stabile per la vita della comunità, oltre che un modo più e?ciente di usare le risorse economiche.  Dove la vera novità sarà il modo di lavorare: collaborazione, partecipazione e responsabilità condivisa. Solo così le Case di comunità potranno diventare il cuore della salute di un territorio e contribuire a rendere il Servizio sanitario nazionale più vicino alle persone e più capace di rispondere ai bisogni di oggi.  DON VIRGINIO COLMEGNA presidente Prima la comunità  Image:MARIO BRAGA MEDICI NEL MONDO La Casa della comunità di Villa Tiburtina, a Roma, inaugurata a febbraio. PINA ONOTRI SINDACATO MEDICI ITALIANI LA NUOVA STRUTTURA NATA A TORINO DA UN OSPEDALE IN ROVINA Sopra, la nuova Casa di comunità Ridotto di via Cigna a Torino, nata ristrutturando l’ex ospedale Astanteria Martini, dismesso da decenni. Sotto, da sinistra, l’interno della struttura e l’accettazione di quella di Villa Tiburtina, a Roma. Nell’altra pagina, la Casa di comunità Savena-Santo Stefano di Bologna. -tit_org- Benvenuti nelle case (semivuote) di comunita   -sec_org-
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		<tp:writer>Eugenio Arcidiacono -  Riccardo Liguori</tp:writer>
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		<title><![CDATA[14 mld in un anno alla sanità privata = Soldi pubblici, affari privati: ricavi a quota 14 mld per Angelucci&C. ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072303141806360.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 23 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL BOOM NON SI FERMA PIÙ  14 mld in un anno alla sanità privata   Soldi pubblici, affari privati: ricavi a quota 14 mld per Angelucci&C.    BUSINESS&SALUTE • Profitti anche grazie ai tagli agli stipendi  q BORZI A PAG. 13    L  a sanità privata in Italia torna in salute e –anche grazie alle norme ad hoc della maggioranza di governo, varate a spese dei lavoratori del settore, dopo le difficoltà seguite al Covid –prepara una nuova cuccagna di utili per i proprietari dei maggiori gruppi. Lo attesta l’ultimo rapporto dell’Area Studi Mediobanca che ha esaminato i conti dei 38 principali operatori del settore. Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica ha raggiunto i 138,3 miliardi, il 6,3% del Pil.  Ben 28,7 miliardi (il 20,8%) sono andati ai privati. Dal 2002 al 2024 così la spesa verso la sanità accreditata è aumentata ogni anno in media del 3%, superando quella pubblica, ferma al +2,5%. Ma la spesa privata complessiva per la salute – tra accreditamento, costi pagati dalle famiglie e spesa intermediata – ha raggiunto i 78 miliardi. Dopo la crisi dovuta alla pandemia del 2020, il fatturato 2024 dei 38 colossi censiti da Mediobanca ha toccato i 13,4 miliardi, in crescita del 5,5% sul 2023 e del 22% sul 2019. Sebbene ancora distanti dai livelli pre-Covid, sono tornati redditività e utile (34,6 milioni in totale). Grazie all’invecchiamento della popolazione le prospettive sono rosee: nel 2025 i ricavi sono stimati in crescita del 3,7%.   IL COMPARTO è dominato da  pochi colossi. Tra le cliniche, Papiniano (holding del gruppo San Donato e Ospedale San Raffaele) ha fatturato 2,16 miliardi con 18 strutture e 14.501 dipendenti. Humanitas (famiglia Rocca) ha incassato 1,26 miliardi e il gruppo Villa Maria 968 milioni. La Fondazione Policlinico Gemelli, primo operatore non profit, registra ricavi per 946 milioni.  Sul fronte dell’assistenza agli anziani svettano il gruppo Kos (controllato dalla Cir dei De Benedetti), con 145 strutture e ricavi per 799 milioni, davanti a Segesta e Sereni Orizzonti Ho l d i n g . Nella diagnostica spiccano Synlab e Ce r b a Healthcare.  Nonostante il boom della componente “solvente” che ha toccato i 7 miliardi, più che raddoppiata (+131,7%) rispetto al 2012, l’accreditamento, ovvero l’incasso di fondi pubblici, resta la linfa vitale. I rimborsi pubblici costituiscono la quota prevalente dei ricavi, con incidenze che variano drasticamente da segmento a segmento. La riabilitazione è il comparto più dipendente dallo Stato, con punte del 96% dei ricavi sanitari di Ics Maugeri e dell’87,2% per il San Raffaele della famiglia Angelucci. Negli ospedali vale quasi l’80% del fatturato di Gvm (78,9%) e Papiniano/San Donato, mentre scende sotto il 60% in Humanitas. Nelle Rsa, l’accreditamento pesa mediamente per il  59% e solo il 25% nella diagnostica, che punta su assicurazioni e pagamenti diretti.  Il ritorno all’utile è stato ottenuto comprimendo i costi, in particolare quello del lavoro, che in totale nel 2024 valeva 4,5 miliardi, cresciuto del 29,5% sul 2019. La sanità privata impiega oltre 102mila dipendenti, con una retribuzione pro-capite media di 43mila euro. Anche qui, l’incidenza sul fatturato varia da segmento a segmento: nella riabilitazione è al 63,2%, negli ospedali al 48,8%, nelle Rsa al 48,6%. Non ci sono dati precisi sui singoli operatori, ma stime sul costo dei soli assunti (il ricorso alle prestazioni esterne è massiccio ma varia di azienda in azienda) indicano che il gruppo Papiniano paga i lavoratori circa 700 milioni e per il San Raffaele degli Angelucci la stima per i suoi 2.572 dipendenti è di circa 100 milioni , con l’87,2% dei ricavi sanitari (su un totale di 171 milioni) che viene dall’accreditamento.   AIUTINO A NORMA RO-AZIENDE UI RINNOVI ONTRATTUALI  NONOSTANTE la carenza strutturale di personale, ben al di sotto della media Ue, l’utile aggregato della sanità privata aumenterà proprio a spese dei dipendenti. Lo si deve alla legge 112 del 2026 che ha convertito il decreto Lavoro. Claudio Lotito, patron della Lazio e senatore di Forza Italia, ha presentato un emendamento, poi fatto p
roprio dal governo, che ha introdotto una deroga specifica per la sanità privata accreditata e le Rsa. Mentre il decreto prevedeva un adeguamento automatico degli stipendi all’inflazione per i contratti scaduti da oltre nove mesi, la norma – poi convertita in legge – ha escluso le cliniche private da questo automatismo. L’“aiutino” genera una profonda disparità tra il personale del Servizio sanitario nazionale e quello delle strutture accreditate, congelando retribuzioni già ferme da anni. Cgil, Cisl e Uil hanno promosso scioperi e proteste e denunciano che è inaccettabile erogare fondi pubblici a strutture che non garantiscono tutele contrattuali.  Sulla vicenda è intervenuto anche il leader del M5S, Giuseppe Conte: “Gli stipendi non aumentano, ma per gli affari degli amici del governo va tutto a gonfie vele. Con una norma dal forte odore di incostituzionalità, i lavoratori della sanità privata sono esclusi dagli aumenti automatici. Ci rimette chi lavora, ma esulta Angelucci, re delle cliniche e deputato di maggioranza”. L’autunno della sanità privata si preannuncia caldo, ma gli utili per i proprietari sono sempre più grassi.  ---End text---  Author: Nicola Borzi  Heading: BUSINESS&SALUTE • Profitti anche grazie ai tagli agli stipendi  Highlight: L’AIUTINO LA NORMA PRO-AZIENDE SUI RINNOVI CONTRATTUALI   L’IDENTIKIT DEI 38 COLOSSI DEL SETTORE  13,4  MILIARDI DI RICAVI È il fatturato 2024 dei principali 38 operatori italiani nell’ultimo rapporto di Mediobanca  +5,5% LA CRESCITA dei ricavi sul 2023, che sale a un balzo del 22,0% rispetto al giro d’affari del 2019  102MILA I DIPENDENTI pagati in media 43.000 euro, per un totale di 4,5 miliardi.  Ora però il Decreto Lavoro li ha esclusi dal recupero dell’inflazione  Image:Cuccagna I ricavi del gruppo del deputato Antonio Angelucci si basano all’80% su fondi dello Stato ANSA -tit_org- 14 mld in un anno alla sanità privata   Soldi pubblici, affari privati: ricavi a quota 14 mld per Angelucci&C.   -sec_org-
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		<tp:writer>NICOLA BORZI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Il furto di Fentanyl e i custodi dell'ospedale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072303136606356.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 19 di <b>"GIORNALE" </b>  del 23 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il furto di Fentanyl e i custodi dell’ospedale   Indagati Sotto inchiesta i due addetti alla sicurezza dell’Israelitico di Roma  Ci sono due indagati per il maxi furto di fentanyl dall’ospedale Israelitico di Roma avvenuto nelle scorse settimane. Si tratta di due addetti alla vigilanza della struttura sanitaria del Trullo, alla periferia della città. Gente che sapeva come muoversi senza destare sospetti.  I magistrati della Procura della capitale sospettano che siano stati loro ad aver sottratto le 80 fiale del potente anestetico - un oppioide sintetico cento volte più potente della morfina che negli Stati Uniti rappresenta una vera emergenza sanitaria - sparite dall’armadio blindato della farmacia dell’ospedale di via Fulda. Un episodio che ha destato grande allarme proprio per la pericolosità della sostanza, che in quanto tale è sottoposta a protocolli di conservazione e tracciabilità molto rigidi. Si tratta quasi certamente di un furto su commissione. L’ipotesi dei carabinieri del Nas e del Nucleo investigativo di via in Selci è che chi lo ha commissionato sapeva esattamente dove erano custodite le fiale e come arrivarci. Ma chi era il destinatario del farmaco? Per il momento è escluso che il contenuto delle fiale sparite - dal quale si potrebbero ricavare circa 20mila dosi potenzialmente destinate al consumo illecito - possa essere finito nelle mani degli spacciatori. La pista seguita dagli investigatori porta altrove, al  mondo sommerso della medicina clandestina: è probabile che il fentanyl sia finito sul mercato nero, destinato a venditori abusivi di medicinali, studi estetici illegali e sale operatorie clandestine dove il potente anestetico è una merce di grande valore. Le ispezioni disposte subito dopo il furto dal ministero della Salute e dalla Regione Lazio hanno evidenziato gravi falle nel sistema di sicurezza. Il luogo dove venivano custodite le fiale della cosidetta «droga degli zombie» era tutt’altro che inaccessibile: la chiave dell’armadio blindato era conservata in un locale adiacente alla farmacia, in un luogo nascosto ma alla portata di chi poteva entrare in quel locale. Il fatto che sulla cassaforte non sono stati trovati segni di effrazione aveva subito indirizzato le indagini verso la pista «interna». Interrogando gli  addetti alla vigilanza, i magistrati sperano ora di risalire ai destinatari del farmaco e di scoprire la rete clandestina che ha alimentato il traffico.  Il personale della farmacia si è accorto dell’ammanco il 23 giugno. Non appena si è diffusa la notizia il Governo ha convocato una riunione d’emergenza e da Palazzo Chigi è filtrata grande preoccupazione per «il comportamento irresponsabile di chi è chiamato a garantirne la sicurezza di tali sostanze, nonostante siano previste regole rigorose per l’accesso e la custodia di esse». Regole che, in questo caso, sono state prese un po’ alla leggera. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal sostituto Mario D'Ovinola. Sul fascicolo gli investigatori e i pm mantengono il massimo riserbo.  ---End text---  Author: Patricia Tagliaferri  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Il furto di Fentanyl e i custodi dell’ospedale   -sec_org-
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		<tp:writer>Patricia Tagliaferri</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Contratto Sanità verso l 'intesa ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072303136106355.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 25 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 23 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Contratto Sanità verso l’intesa  Gli aumenti lordi mensili per gli infermieri nel rinnovo del Ccnl sanità per il periodo 2025-2027 dovrebbero attestarsi su una media di circa 240 euro. Questa è la valutazione economica emersa dalle analisi dei sindacati sulla base della bozza in discussione, ma l’Aran ha smentito ufficialmente tale ricostruzione. L’Agenzia ha precisato che le cifre diffuse dalle sigle sindacali “non corrispondono all’ipotesi contrattuale attualmente sul tavolo delle trattative” e ha richiamato le parti a una comunicazione che sia ancorata ai dati reali per tutelare la credibilità del negoziato.  Nonostante rimangano aperti alcuni nodi prioritari, i progressi registrati e l'accelerazione impressa alla trattativa lasciano ipotizzare una possibile firma dell'intesa prima della pausa estiva. Il confronto tra le parti riprenderà la prossima settimana.  Nursind (sindacato infermieristico) ha evidenziato come l’incremento proposto pur risultando superiore ai 172 euro della precedente tornata non sia adeguato alle responsabilità professionali richieste. Viene inoltre segnalata una preoccupante compressione delle differenze retributive tra i vari profili poiché il divario tra professionisti della salute e assistenti si ridurrebbe a soli 10 euro lordi mensili.  Il segretario nazionale Nursind, Andrea Bottega, ha espresso delusione sul piano economico dichiarando che “le retribuzioni restano appiattite e si fa poco per il personale turnista che era e rimane il più disagiato” e che “manca quella svolta in grado di rendere veramente attrattiva la professione”.  Anche la Fials ha espresso un giudizio prudente pur accogliendo con favore alcuni passi avanti normativi. Tra questi figurano il riconoscimento delle indennità durante il periodo di ferie e l’accesso all’area di elevata qualificazione per chi possiede determinati requisiti accademici ed esperienza. Restano però aperte molte criticità riguardanti le tariffe per il lavoro notturno e festivo che rimarrebbero invariate insieme ai dubbi sulla gestione del diritto alla mensa per il personale turnista.  _____© Riproduzione riservata _____  n  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Contratto Sanità verso l ‘intesa   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Quella sanità tra affari e privatizzazioni ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072303141906361.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"MANIFESTO" </b>  del 23 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>«L'industria della salute», un libro di Vittorio Agnoletto</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Quella sanità tra affari e privatizzazioni «L’industria della salute», un libro di Vittorio Agnoletto  II C’è una trasmissione radiofonica, come si diceva una volta, che a Milano ha una nicchia di ascolto solidissima nonostante tratti un tema non esattamente pop. Si chiama «37e2» e dal 2014 parla di sanità sotto la conduzione del medico Vittorio Agnoletto, già presidente della Lega italiana della lotta all’Aids e portavoce dei movimenti durante la battaglia del G8 di Genova. Dai microfoni di Radio Popolare Agnoletto ha costruito un osservatorio imprescindibile sul servizio sanitario lombardo dove le testimonianze dei cittadini si trasformano in altrettante inchieste sul campo. Dal materiale raccolto via radio e da un costante lavoro di approfondimento Agnoletto porta ora in libreria L’industria della salute.  Farmaci, privatizzazioni e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria per la casa editrice PaperFirst (pp. 300, euro 18), con un’autorevole prefazione del farmacologo Silvio Garattini.  IL LIBRO è un atto di accusa nei confronti della sanità lombarda, in cui però si intravedono tendenze che riguardano il diritto alla salute in tutte le declinazioni regionali. Il processo di privatizzazione avviato dall’amministrazione Formigoni sin dagli anni ‘90 infatti è solo più visibile rispetto ai mutamenti striscianti che avvengono ovunque. La Lombardia è davvero un «modello», sbandierato come tale sia dai suoi fautori che dai critici. Spesso partendo dalle segnalazioni degli ascoltatori, il libro di Agnoletto illumina dettagli apparentemente insignificanti del mondo sanitario, eppure decisivi per distorcere il servizio pubblico a favore del profitto. Ad esempio: come mai gli ospedali privati preferiscono gestire in proprio gli appuntamenti, invece di affidarsi ai Cup regionali e risparmiare sui call center? LA RISPOSTA è in ciò che viene denunciato a «37e2» dalle stesse operatrici di MultiMedica, struttura di Sesto S. Giovanni, che ricevono «una premialità economica se riescono a concludere la telefonata fissando una visita privata anziché con il Ssn», cioè  spostando il paziente nell’intramoenia. Per fermare la pratica è servita una sentenza del Tar.  Oppure: come fanno i lussuosi ospedali di Milano e dintorni a reclutare pazienti quando hanno già fornito alla regione Lombardia tutte le prestazioni concordate? Basta finanziare ambulatori fuori regione «mettendo a disposizione dei professionisti della sanità generosi incentivi economici e uno studio un capoluogo del sud (…) dove poter svolgere le visite» e «reclutare un numero significativo di cittadini da sottoporre a prestazioni chirurgiche» negli ospedali del nord.  Tutto a spese del bilancio pubblico di una regione centro-meridionale, mentre il paziente non si accorge della manovra e anzi la benedice, perché direttamente non paga nulla.  Di meccanismi nascosti – soprattutto per la politica che preferisce non vederli – come questi il saggio è pieno. Il lettore impara così come la sanità pubblica italiana, universale sulla carta, sia diventata una torta che si spartiscono soprattutto alcuni gruppi imprenditoriali, visto che in alcune aziende sanitarie del «modello» i tre quarti del budget finiscono nel portafogli delle aziende.  NON SOLO OSPEDALI di lusso, ma anche colossi farmaceutici capaci di moltiplicare i farmaci da rimborsare (a carico dello stato) al di là delle effettive prove di efficacia, facendo esplodere una spesa pubblica che ormai mangia fette crescenti degli scarsi investimenti in sanità.  Il servizio sanitario pubblico rappresentato da Agnoletto appare senza governo e preda di lobby e particolarismi. Neanche la classe medica però è esente da colpe: pochissimi professionisti, ad esempio, hanno aderito alle battaglie per abbassare i costi dei vaccini durante l’emergenza Covid-19. Forse, come suggerisce Agnoletto, a causa del «timore di manifestare una posizione diversa dal potere politico» o «dalla paura di perdere qualche finanziamento diretto o indiretto da un’industria farmaceutica». Ostacoli simili hanno frenato anche la mobilitazione dei s
anitari per Ga2a, in nome di una neutralità che però, come afferma l’autore evocando l’eredità di Giulio Maccacaro, «non esiste».  ---End text---  Author: ANDREA CAPOCCI  Heading:   Highlight: Pubblicato da PaperFirst, con la prefazione del farmacologo Silvio Garattini  Image:Pillole foto Ap -tit_org- Quella sanità tra affari e privatizzazioni   -sec_org-
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		<tp:writer>ANDREA CAPOCCI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[AGGIORNATO - Per la sanità privata 13 miliardi di fatturato = Ospedali privati, ricavi a 13 mld ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072303136706357.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"MF" </b>  del 23 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[ANALISI MEDIOBANCA  Per la sanità privata 13 miliardi di fatturato   ANALISI DI MEDIOBANCA SUL SETTORE: IL GIRO D’AFFARI È CRESCIUTO DEL 22% DAL 2019  Ospedali privati, ricavi a 13 mld Ricavi superiori al miliardo solo per Papiniano (San Donato e San Raffaele; 2,2 mld) e Humanitas (1,3 mld). Diagnostica medica (9,4%) e assistenza agli anziani (5,1%) le attività più remunerative  Venini a pagina 15    el 2025 i maggiori operatori privati della sanità italiana vedranno i ricavi crescere del 3,7%.  Una spinta ben maggiore (+7,9%), spiega la consueta fotografia annuale del settore scattata dall’Area Studi Mediobanca, riguarda i gestori di strutture per anziani.  Il dato, numeri alla mano, non sorprende: l’Italia è sotto la media Ocse in quanto a spesa sanitaria, con un 6,3% sul pil a fronte del 6,7% spagnolo, del 9,1% britannico e del 9,7% francese. Le stime per il periodo 2026-2029 non accennano a grandi variazioni e prevedono una stabilizzazione al 6,4%. La sanità inciderà però sempre di più sugli esborsi primari, perché l’incidenza in Italia degli ultrasessantacinquenni passerà dal 24,5% del 2024 al 34,1% del 2062. Ma a oggi l’offerta di posti letto per la long term care, che include anche situazioni di non autosufficienza prolungata indipendentemente dall’età del paziente, è ancora di 22 ogni mille abitanti over 65, perché la lungodegenza pesa sul pil solo per lo 0,9%, a fronte dell’1,7% dei Paesi Ocse.  Quanto agli operatori sanitari  N  privati che operano in Italia, nel 2024 i ricavi dei 38 gruppi presi in esame da Piazzetta Cuccia hanno raggiunto quota 13,4 miliardi (+5,5% anno su anno), mentre i gestori di rsa sono cresciuti del 25,9% rispetto al 2019, segno che il Paese si sta adoperando per colmare il gap in termini di aumento di posti letto e apertura di nuove strutture. L’ebit è salito del 24,9% nel 2023, mentre la marginalità netta più elevata è stata ad appannaggio della diagnostica medica (9,4%), seguita dall’assistenza agli anziani (5,1%).  L’utile aggregato nel 2024 si è  attestato a 34,6 milioni e il roe del perimetro ha segnato un +0,6% rispetto al -3,1% del 2023, pur rimanendo ancora lontano dal 5,6% del 2019 ante-Covid. Quanto al ritorno sugli investimenti, tra i migliori operatori del 2024 si collocano Affidea (16,4%), attiva nella diagnostica, Humanitas (13,2%), Pro.med (12,9%), Sereni Orizzonti Holding (12,6%) e gruppo Gheron (12,2%) specializzato nella cura agli anziani.  Tra le maggiori criticità segnalate ci sono le liste d’attesa. Secondo il report, i lunghi tempi necessari ad accedere alle cure hanno spinto una persona su dieci a rinunciare alle prestazioni sanitarie nel 2024.  L’anno corrente sta invece regalando qualche segnale di miglioramento, con gli esami diagnostici realizzati nei tempi d’attesa massimi stabiliti dal Servizio Sanitario Nazionale cresciuti di ben 1,6 milioni, pur con situazioni differenti regione per regione.  C’è poi il nodo dei medici di base. Nel 2023 il 51,7% aveva in cura molti più pazienti del numero stabilito dalla legge, Lombardia in testa, con un 74% di professionisti oltre soglia di assistiti.   Non è un caso se nel 2025 la spesa privata è salita a 78 miliardi di euro tra accreditamento, spesa intermediata e spesa diretta delle famiglie. Si parla di 63 miliardi al netto dell’acquisto, per esempio, dei medicinali.  Guardando allo spaccato delle cliniche, al primo posto per ricavi tra i big del privato si conferma la holding Papiniano dei Rotelli, sotto il cui cappello operano il gruppo San Donato e il San Raffaele, con 2,16 miliardi. A seguire Humanitas (1,26 miliardi), Gvm - Gruppo Villa Maria (968 milioni), Policlinico Universitario Gemelli (946 milioni) e la Kos della famiglia De Benedetti (799 milioni).  Ics Maugeri e San Raffaele Roma guidano le grandi strutture sanitarie private per peso dei ricavi in accreditamento (rispettivamente 96% e 87,2%), mentre il Cdi registra la quota più alta in solvenza, quindi interamente a pagamento privato, (76,3%), inclusi fondi e assicurazioni.  Sul fronte dell’occupazione nel 2024 la forza lavoro ha superato le 102 
mila unità, con un ricorso frequente ai liberi professionisti che in strutture come Cdi, Gvm e Auxologico sono più della metà del totale.  (riproduzione riservata)  ---End text---  Author: GIULIA VENINI  Heading:   Highlight: I MAGGIORI OPERATORI PRIVATI DELLA SANITÀ IN ITALIA RICAVI Variazione totale e per comparto  2024/19 Assistenza agli anziani  TOP 5 Ricavi 2024 In milioni di euro  Papiniano*  2025/24*  2.163  +25,9% +7,9%  Humanitas 1.260  Servizi ospedalieri  +22,8% +3,9%  GVM - Gruppo Villa Maria 968 +22,9%  Diagnostica medica  +2,8%  Policlinico Univ. A. Gemelli 946  Riabilitazione  +10,1% +2,6%  KOS  MEDICI DI FAMIGLIA OLTRE SOGLIA DI ASSISTITI In % sul totale regionale 60,3 61,1 74,0 52,4 68,7 54,1 57,6 55,5 50,7 34,8 30,5 49,4 21,6 48,7 35,0 58,8 29,3 60,6 37,2  799  25,5  Totale  +22,0%  *Stime Area Studi Mediobanca  +3,7%  *Holding Gruppo San Donato e Ospedale San Raffaele  Fonte: ISTAT (2023)  Withub  Image: -tit_org- AGGIORNATO - Per la sanità privata 13 miliardi di fatturato  Ospedali privati, ricavi a 13 mld   -sec_org-
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		<tp:writer>Giulia Venini</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Zaia e Stefani: la Lega divisa tra coraggio e prudenza politica ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072303136506359.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072303136506359.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"RIFORMISTA" </b>  del 23 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Zaia e Stefani: la Lega divisa tra coraggio e prudenza politica  M.A.M.   S  ul fine vita la Lega veneta parla con due voci. Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale dopo quindici anni alla guida della Regione, sostiene da tempo la necessità di una norma che disciplini tempi, procedure e responsabilità del suicidio medicalmente assistito, ricordando che in Italia la materia è già regolata dalla sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale. Alberto Stefani, il presidente della Giunta subentrato a dicembre, si muove su un registro opposto: prudenza sul provvedimento regionale, e la convinzione che a legiferare debba essere il Parlamento.  Non è una sfumatura tattica.  Luca È la stessa frattura che nel gennaio 2024 fece cadere la legge per un voto solo, con Zaia rimasto in minoranza rispetto alla sua maggioranza: allora votarono contro Fratelli d’Italia, Forza Italia e una parte della Lega, e in aula risuonarono gli interventi di leghisti come Roberto Bet e Marzio Favero, che chiedevano di rilanciare le cure palliative invece di legiferare sul suicidio assistito. Quelle posizioni non sono evaporate: sono le stesse che oggi tengono il centrodestra a quattro voti dal sì.   La distanza tra i due leghisti riproduce, su scala regionale, la paralisi nazionale. Il disegno di legge sul fine vita ha avviato l’iter al Senato ma procede a rilento, e ogni fuga in avanti di una Regione viene letta a Roma come una forzatura. Stefani, classe 1992, ex vicesegretario federale del Carroccio e a lungo impegnato sul fronte del federalismo, incarna questa cautela: meglio attendere la cornice nazionale che esporre il Veneto a un nuovo ricorso davanti alla Consulta.  Nei giorni scorsi il presidente è andato a casa di Stefano Gheller, l’attivista bassanese affetto da distrofia muscolare diventato simbolo della battaglia, per incontrarne la sorella: parole, ha riferito, sulle cose Zaia belle della vita ma anche sul dolore e sulla speranza. Un gesto umano, e calibrato, che però non basta a ricucire il partito.  Perché la spaccatura arriva fino a Roma: dopo il voto del 2024 lo stesso Salvini fece sapere che avrebbe votato no, «la vita va tutelata dalla culla alla fine», smarcandosi dal suo governatore più celebre. E come allora, con ogni probabilità, la Lega voterà senza una linea di gruppo: la distanza tra Zaia e Stefani si conterà scranno per scranno.  ---End text---  Author: m a m  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Zaia e Stefani: la Lega divisa tra coraggio e prudenza politica   -sec_org-
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		<tp:writer>m a m</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Difesa, «decide il Parlamento Niente tagli a scuola e sanità» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072303136406358.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072303136406358.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 23 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="657000" Sales="55303" Printing="108878" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/23/2026072303136406358.PDF"><![CDATA[SOLE 24 ORE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Difesa, «decide il Parlamento Niente tagli a scuola e sanità»   Giorgetti alla Camera. Il ministro al question time: «Sul deficit 2025 attendiamo i dati di settembre». Crosetto: «Raggiungere i target Nato è scelta di responsabilità nazionale»  Manuela Perrone Gianni Trovati ROMA  Comincerà il 5 agosto nell’Aula della Camera, con le comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il voto sulle relative risoluzioni, il cammino dell’Italia per attivare la clausola di salvaguardia nazionale per le spese in energia e difesa. Ma il percorso arriverà al culmine solo in autunno, quando in Parlamento atterrerà la richiesta di scostamento per utilizzare la flessibilità concessa dalla Ue. Su questa strada resta però l’ostacolo della procedura per disavanzi eccessivi in cui l’Italia rimane coinvolta a causa di un deficit 2025 che si è attestato al 3,07%, cioè circa 1,6 miliardi sopra la soglia di Maastricht.  «Siamo in attesa della valutazione degli organi competenti», ha spiegato Giorgetti al Question Time a Montecitorio, ricordando «le verifiche in corso verifiche sul Superbonus, la fondamentale causa dell’extradeficit» che quindi «potrebbe subire revisioni al ribasso con la pubblicazione attesa il 22 settembre» dall’Istat.  Qui c’è uno snodo fondamentale di tutta la vicenda, che promette di occupare il dibattito politico intorno alla manovra. Tecnicamente nulla vieta di attivare la clausola per difesa ed energia anche ai Paesi in procedura, che però vedrebbero allontanarsi a tempo indeterminato l’uscita dalla gabbia dei conti perché le regole europee permettono di scorporare il disavanzo aggiuntivo solo quando si è fuori dal braccio correttivo del Patto. Per questa ragione, fin dal programma di finanza pubblica 2025 il Governo aveva subordinato la scelta all’addio alla procedura, puntando a centrare l’obiettivo già quest’anno.  Ora lo scenario si è evoluto. Alle spese per la difesa, grazie al pressing italiano, si affiancano quelle per l’energia. Nelle ipotesi attuali, le  due voci dovrebbero dividersi equamente i 14 miliardi di flessibilità 2027 (0,6%) rendendo politicamente meno indigesta la decisione. Decisione in mano «al Parlamento della Repubblica italiana», ha tenuto a sottolineare Giorgetti, «perché è necessario uno scostamento di bilancio» da approvare a maggioranza assoluta dei componenti di Camera e Senato. Un deficit 2025 ritoccato al ribasso aiuterebbe a rispettare la condizione rilanciata ieri dal ministro per l’ennesima volta: «Il Governo non intende in alcun modo ridurre spese per l’educazione o la sanità per finanziare la difesa».  Alle Camere, dove sono soprattutto M5S e Avs ad alzare i toni della polemica, Giorgetti ha rinviato anche l’ultima parola sui prestiti europei del Safe, su cui il titolare dei conti pubblici continua a non sbilanciarsi.  «Fortunatamente il Governo non ha problemi a finanziarsi con i Btp», ha spiegato, ricordando i benefici del Safe in termini di periodo di ammortamento e tasso di interesse vantaggioso ma anche i possibili svantaggi  legati a «un inevitabile appesantimento burocratico e la condivisione delle scelte con gli altri partner europei che l’hanno attivato».  Oltre alle fibrillazioni domestiche, sul dossier riarmo pesano le intese internazionali ricordate in mattinata, sempre in Parlamento, dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Convinto però che il raggiungimento dell’obiettivo del 3,5% del Pil destinato alla spesa per armamenti nel 2035 «è una scelta di responsabilità nazionale prima che un impegno assunto in ambito Nato», perché consente al Paese di investire nei fronti oggi scoperti, dalla difesa aerea missilistica alle riserve di munizionamento e deterrenza a lungo raggio.  Su tutto lo scenario torna poi a pesare l’incognita prezzi dei carburanti, risaliti con la ripresa delle ostilità in Iran e la nuova chiusura di Hormuz. Giorgetti mantiene cautela («Valuteremo le accise mobili», dice) mentre il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, assicura: «Se necessario agiremo».   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Manuela Perrone :-: Gianni T
rovati  Heading:   Highlight: IL CALENDARIO Primo appuntamento il 5 agosto con le comunicazioni del Governo e il voto sulle risoluzioni   i prezzi Cautela sul caro carburanti.  «Valuteremo le accise mobili».  Urso: «Se necessario agiremo»  Image:Ministro dell’Economia. Giancarlo Giorgetti durante il Question Time di ieri alla Camera -tit_org- Difesa, «decide il Parlamento Niente tagli a scuola e sanità»   -sec_org-
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		<tp:writer>Manuela Perrone - Gianni Trovati</tp:writer>
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