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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Medici di famiglia, la Campania perde 643 camici bianchi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901991403980.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"CRONACHE DI CASERTA" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:20:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’allarme dell’associazione di categoria Fimmg sulla carenza di professionisti in vista della scadenza del concorso il 27 luglio  Medici di famiglia, la Campania perde 643 camici bianchi  CASERTA (r.c.) - Il countdown è iniziato e scadrà il prossimo 27 luglio, data ultima per presentare la domanda di partecipazione al concorso per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale relativo al triennio 2026-2029. Sul piatto ci sono 2.621 borse di studio a livello nazionale, un contingente robusto con cui i sindacati e le istituzioni sperano di invertire la rotta di un declino che appare inarrestabile. L'appello accorato della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) ai giovani laureati affinché abbraccino la professione del medico di famiglia non è una semplice esortazione accademica, ma il disperato tentativo di arginare una crisi strutturale che vede l'Italia orfana di oltre 5.700 dottori di base. In questo scenario di diffusa sofferenza, i dati della Fondazione Gimbe accendono un faro impietoso sulla Campania, che si posiziona come la terza regione italiana per gravità dell'emergenza, registrando un deficit spaventoso di ben 643 medici di famiglia rispetto al fabbisogno minimo teorico. La realtà campana fotografa una sanità territoriale che viaggia ben oltre i livelli di guardia. Se il rapporto ottimale stabilito dai parametri sanitari dovrebbe attestarsi su un  medico ogni 1.200 assistiti, la quotidianità dei distretti della Campania racconta tutt'altra storia, con professionisti costretti a farsi carico di platee di pazienti ipertrofiche, ben al di sopra del massimale ideale.  Questo squilibrio non rappresenta soltanto un sovraccarico insostenibile per i medici in servizio, ma si traduce in un oggettivo scadimento dei tempi di assistenza e nell'allungamento delle attese per le visite.  La situazione rischia inoltre di precipitare nel brevissimo periodo: la stima dei pensionamenti per il quadriennio in corso prevede  l'uscita dal sistema di oltre ottomila camici bianchi a livello nazionale, una quota che in Campania graverà in modo devastante su una rete già ampiamente impoverita da anni di blocco del turnover e mancata programmazione, a fronte di una popolazione regionale che invecchia e che vede oltre la metà degli over 65 affetta da due o più malattie croniche. La sfida per il futuro biologico e sociale della regione si gioca quindi sulla capacità di rendere nuovamente attrattiva una professione che nell'ultimo anno ha visto crollare verticalmente il numero delle domande di partecipazione ai concorsi. Per superare la disaffezione dei giovani medici, la strategia delineata a livello nazionale mira a una profonda trasformazione organizzativa ed economica.  Il perno della transizione è rappresentato dalle nuove Case di comunità, all'interno delle quali i medici di famiglia dovranno assumere un ruolo gestionale e clinico centrale. Nelle intenzioni dei promotori, queste strutture, se governate con intelligenza organizzativa, potranno abbattere drasticamente la zavorra burocratica che oggi soffoca l'attività clinica, semplificando i percorsi di cura per i cittadini. Sul fronte economico, per incentivare l'impegno nelle Case di comunità per un massimo di sei ore settimanali, è prevista una tariffa oraria aggiuntiva di 38,72 euro lordi, che garantirebbe un incremento mensile stimato in circa 1.000 euro per chi satura il monte ore. Accanto alla ridefinizione degli spazi di cura, la Fimmg sta premendo per l'istituzione di un vero e proprio percorso universitario di specializzazione in medicina generale che equipari anche il trattamento economico delle borse di studio, oggi penalizzanti rispetto alle specializzazioni ospedaliere. Si tratta di un passo fondamentale per ridare dignità a una figura che, specie nelle aree interne della Campania, nei piccoli comuni del Cilento, dell'Irpinia o del Sannio, rappresenta spesso l'unico presidio dello Stato a tutela della salute pubblica.  Senza un'inversione di tendenza immediata a partire dal bando del 27 luglio, il rischio concreto è che l'assistenza pr
imaria si trasformi in un miraggio, lasciando i soggetti più fragili e gli anziani affetti da multicronicità senza quel punto di riferimento globale e umano indispensabile per la tenuta dell'intero Servizio sanitario regionale.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: r.c .  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Medici di famiglia, la Campania perde 643 camici bianchi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Medici di famiglia, la Campania perde 643 camici bianchi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901950303697.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"CRONACHE DI NAPOLI" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:03:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’allarme dell’associazione di categoria Fimmg sulla carenza di professionisti in vista della scadenza del concorso il 27 luglio  Medici di famiglia, la Campania perde 643 camici bianchi  napoli (r.c.) - Il countdown è iniziato e scadrà il prossimo 27 luglio, data ultima per presentare la domanda di partecipazione al concorso per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale relativo al triennio 2026-2029. Sul piatto ci sono 2.621 borse di studio a livello nazionale, un contingente robusto con cui i sindacati e le istituzioni sperano di invertire la rotta di un declino che appare inarrestabile. L'appello accorato della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) ai giovani laureati affinché abbraccino la professione del medico di famiglia non è una semplice esortazione accademica, ma il disperato tentativo di arginare una crisi strutturale che vede l'Italia orfana di oltre 5.700 dottori di base. In questo scenario di diffusa sofferenza, i dati della Fondazione Gimbe accendono un faro impietoso sulla Campania, che si posiziona come la terza regione italiana per gravità dell'emergenza, registrando un deficit spaventoso di ben 643 medici di famiglia rispetto al fabbisogno minimo teorico. La realtà campana fotografa una sanità territoriale che viaggia ben oltre i livelli di guardia. Se il rapporto ottimale stabilito dai parametri sanitari dovrebbe attestarsi su un  medico ogni 1.200 assistiti, la quotidianità dei distretti della Campania racconta tutt'altra storia, con professionisti costretti a farsi carico di platee di pazienti ipertrofiche, ben al di sopra del massimale ideale.  Questo squilibrio non rappresenta soltanto un sovraccarico insostenibile per i medici in servizio, ma si traduce in un oggettivo scadimento dei tempi di assistenza e nell'allungamento delle attese per le visite.  La situazione rischia inoltre di precipitare nel brevissimo periodo: la stima dei pensionamenti per il quadriennio in corso prevede  l'uscita dal sistema di oltre ottomila camici bianchi a livello nazionale, una quota che in Campania graverà in modo devastante su una rete già ampiamente impoverita da anni di blocco del turnover e mancata programmazione, a fronte di una popolazione regionale che invecchia e che vede oltre la metà degli over 65 affetta da due o più malattie croniche. La sfida per il futuro biologico e sociale della regione si gioca quindi sulla capacità di rendere nuovamente attrattiva una professione che nell'ultimo anno ha visto crollare verticalmente il numero delle domande di partecipazione ai concorsi. Per superare la disaffezione dei giovani medici, la strategia delineata a livello nazionale mira a una profonda trasformazione organizzativa ed economica.  Il perno della transizione è rappresentato dalle nuove Case di comunità, all'interno delle quali i medici di famiglia dovranno assumere un ruolo gestionale e clinico centrale. Nelle intenzioni dei promotori, queste strutture, se governate con intelligenza organizzativa, potranno abbattere drasticamente la zavorra burocratica che oggi soffoca l'attività clinica, semplificando i percorsi di cura per i cittadini. Sul fronte economico, per incentivare l'impegno nelle Case di comunità per un massimo di sei ore settimanali, è prevista una tariffa oraria aggiuntiva di 38,72 euro lordi, che garantirebbe un incremento mensile stimato in circa 1.000 euro per chi satura il monte ore. Accanto alla ridefinizione degli spazi di cura, la Fimmg sta premendo per l'istituzione di un vero e proprio percorso universitario di specializzazione in medicina generale che equipari anche il trattamento economico delle borse di studio, oggi penalizzanti rispetto alle specializzazioni ospedaliere. Si tratta di un passo fondamentale per ridare dignità a una figura che, specie nelle aree interne della Campania, nei piccoli comuni del Cilento, dell'Irpinia o del Sannio, rappresenta spesso l'unico presidio dello Stato a tutela della salute pubblica.  Senza un'inversione di tendenza immediata a partire dal bando del 27 luglio, il rischio concreto è che l'assistenza pri
maria si trasformi in un miraggio, lasciando i soggetti più fragili e gli anziani affetti da multicronicità senza quel punto di riferimento globale e umano indispensabile per la tenuta dell'intero Servizio sanitario regionale.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: r.c .  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Medici di famiglia, la Campania perde 643 camici bianchi   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Trump e i brogli sospetti Una strategia elettorale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901719804464.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 37 di <b>"NAZIONE AREZZO" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:54:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Trump e i brogli sospetti Una strategia elettorale  pasa, difficile quartiere di Istanbul, pronto ad affrontare impavidamente il vecchio establishment kemalista della repubblica turca, anche molto tempo dopo aver cominciato a concentrare tutto il potere politico, economico e culturale nelle proprie mani», scrive il filosofo Jan-Werner Müller in «Che cos’è il populismo?».  Trump continua a sostenere le sue falsità sulle elezioni del 2020, secondo uno schema ben consolidato. Alla base della teoria dei brogli agitata da lui e dai suoi sostenitori c’è una retorica di allarmismo sociale, tipicamente usata allo scopo, osserva lo storico Zeffiro Ciuffoletti nel suo classico sulla «Retorica del complotto», «di mobilitare le masse contri i loro avversari oppure allo scopo di sopperire al proprio deficit di legittimazione con uno sfruttamento intensivo della ‘natura sentimentale delle masse’». Dunque tutto ciò che accade a Trump in termini negativi è frutto di un piano preciso, organizzato da imprecisati individui o gruppi che perseguono una loro agenda ai danni del popolo. Un messaggio efficace e pericoloso, come dimostrano i fatti del 6 gennaio 2021. I sondaggi dicono che la popolarità di Trump è in crisi, ma la presa sul G.O.P è sempre ferrea.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: Il borsino settimanale  l  Piero Antinori  j  Luca Tescaroli  k  La nostra salute  «Una delle figure più autorevoli dell’enologia italiana contemporanea, alla guida di una dinastia legata alla terra sin dal 1385».  Con queste parole è stato consegnato al marchese Piero Antinori, 88 anni, il premio Maestro dell’Arte vitivinicola italiana  Da tempo il procuratore di Prato denuncia la mancanza di organici adeguati delle forze dell’ordine. Ora, al ministro Nordio, ha detto che gli investigatori sono troppo pochi per fare tutte le indagini che servono. Non bellissimo, ma sarà la volta buona per essere ascoltato?  Screening, la Toscana arretra. Si è incrinato il patto di fiducia tra cittadini e prevenzione. Da modello nazionale, la regione è scivolata al quinto posto scavalcata dall’Umbria.  Nella nuova analisi Gimbe l’allarme per le mancate adesioni agli inviti  Image:Un seggio elettorale in America. Trump ha già fatto le prime mosse in vista delle consultazioni -tit_org- Trump e i brogli sospetti Una strategia elettorale   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Il borsino settimanale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071902047203486.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 39 di <b>"NAZIONE FIRENZE" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 05:48:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il borsino settimanale   o   Piero Antinori   «Una delle figure più   autorevoli dell'enologia italiana contemporanea, alla guida di una dinastia legata alla terra sin dal 1385». Con queste parole è stato consegnato al marchese Piero Antinori, 88 anni, ¡I premio Maestro dell'Arte vitivinicola italiana   Luca Tescaroli   Da tempo il procuratore di Prato denuncia la mancanza di organici adeguati delle forze dell'ordine. Ora, al ministro Nordio, ha detto che gli investigatori sono troppo pochi per fare tutte le indagini che servono. Non bellissimo, ma sarà la volta buona per essere ascoltato?   O   La nostra salute   Screening, la Toscana   arretra. Si è incrinato il patto di fiducia tra cittadini e prevenzione. Da modello nazionale, la regione è scivolata al quinto posto scavalcata dall'Umbria. Nella nuova analisi Gimbe l'allarme per le mancate adesioni agli inviti   -tit_org- Il borsino settimanale   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Qui la prima legge per governare l'intelligenza artificiale» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901725204410.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901725204410.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 38 di <b>"NAZIONE GROSSETO" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Qui la prima legge per governare l’intelligenza artificiale»   TRE DOMANDE AD... ANTONIO MAZZEO, VICEPRESIDENTE REGIONE TOSCANA  di Lisa Ciardi  La Toscana si candida a essere la prima Regione italiana e tra le prime in Europa ad approvare una legge per governare la diffusione dell’intelligenza artificiale. La proposta, illustrata ed emendata in Commissione dal vicepresidente Antonio Mazzeo, arriverà in aula per i voto il 21 luglio.   1 Cosa prevede?  «Punti di facilitazione digitale per i cittadini, un osservatorio regionale, percorsi di formazione e riqualificazione professionale, educazione digitale e un centro di competenza scientifica con università ed enti di ricerca toscani».   2 Qual è l’obiettivo? «L’intelligenza artificiale è già nelle nostre vite. Dobbiamo imparare a conviverci  usandola al meglio, non a subirla. La tecnologia deve diventare per ciascuno uno strumento di libertà, sviluppo e giustizia sociale».   3 A cosa puntano gli emendamenti approvati? «Abbiamo raccolto i contributi del mondo universitario, della ricerca e delle opposizioni, rafforzando formazione, tutela del lavoro e competenze scientifiche. La Toscana avrà la prima legge regionale italiana sull’intelligenza artificiale e una delle prime in Europa: possiamo diventare un modello di riferimento».  ---End text---  Author: Lisa Ciare  Heading: TRE DOMANDE AD... ANTONIO MAZZEO, VICEPRESIDENTE REGIONE TOSCANA  Highlight: Il borsino settimanale  l  Piero Antinori  j  Luca Tescaroli  k  La nostra salute  «Una delle figure più autorevoli dell’enologia italiana contemporanea, alla guida di una dinastia legata alla terra sin dal 1385».  Con queste parole è stato consegnato al marchese Piero Antinori, 88 anni, il premio Maestro dell’Arte vitivinicola italiana  Da tempo il procuratore di Prato denuncia la mancanza di organici adeguati delle forze dell’ordine. Ora, al ministro Nordio, ha detto che gli investigatori sono troppo pochi per fare tutte le indagini che servono. Non bellissimo, ma sarà la volta buona per essere ascoltato?  Screening, la Toscana arretra. Si è incrinato il patto di fiducia tra cittadini e prevenzione. Da modello nazionale, la regione è scivolata al quinto posto scavalcata dall’Umbria.  Nella nuova analisi Gimbe l’allarme per le mancate adesioni agli inviti  Image: -tit_org- «Qui la prima legge per governare l'intelligenza artificiale»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Qui la prima legge per governare l'intelligenza artificiale» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901950103699.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 39 di <b>"NAZIONE LUCCA" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:03:00 +0200</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901708404322.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 35 di <b>"NAZIONE MASSA E CARRARA" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:42:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Qui la prima legge per governare l’intelligenza artificiale»   TRE DOMANDE AD... ANTONIO MAZZEO, VICEPRESIDENTE REGIONE TOSCANA  di Lisa Ciardi  La Toscana si candida a essere la prima Regione italiana e tra le prime in Europa ad approvare una legge per governare la diffusione dell’intelligenza artificiale. La proposta, illustrata ed emendata in Commissione dal vicepresidente Antonio Mazzeo, arriverà in aula per i voto il 21 luglio.   1 Cosa prevede?  «Punti di facilitazione digitale per i cittadini, un osservatorio regionale, percorsi di formazione e riqualificazione professionale, educazione digitale e un centro di competenza scientifica con università ed enti di ricerca toscani».   2 Qual è l’obiettivo? «L’intelligenza artificiale è già nelle nostre vite. Dobbiamo imparare a conviverci  usandola al meglio, non a subirla. La tecnologia deve diventare per ciascuno uno strumento di libertà, sviluppo e giustizia sociale».   3 A cosa puntano gli emendamenti approvati? «Abbiamo raccolto i contributi del mondo universitario, della ricerca e delle opposizioni, rafforzando formazione, tutela del lavoro e competenze scientifiche. La Toscana avrà la prima legge regionale italiana sull’intelligenza artificiale e una delle prime in Europa: possiamo diventare un modello di riferimento».  ---End text---  Author: Redazione  Heading: TRE DOMANDE AD... ANTONIO MAZZEO, VICEPRESIDENTE REGIONE TOSCANA  Highlight: Il borsino settimanale  l  Piero Antinori  j  Luca Tescaroli  k  La nostra salute  «Una delle figure più autorevoli dell’enologia italiana contemporanea, alla guida di una dinastia legata alla terra sin dal 1385».  Con queste parole è stato consegnato al marchese Piero Antinori, 88 anni, il premio Maestro dell’Arte vitivinicola italiana  Da tempo il procuratore di Prato denuncia la mancanza di organici adeguati delle forze dell’ordine. Ora, al ministro Nordio, ha detto che gli investigatori sono troppo pochi per fare tutte le indagini che servono. Non bellissimo, ma sarà la volta buona per essere ascoltato?  Screening, la Toscana arretra. Si è incrinato il patto di fiducia tra cittadini e prevenzione. Da modello nazionale, la regione è scivolata al quinto posto scavalcata dall’Umbria.  Nella nuova analisi Gimbe l’allarme per le mancate adesioni agli inviti  Image: -tit_org- «Qui la prima legge per governare l'intelligenza artificiale»   -sec_org-
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901949003700.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 43 di <b>"NAZIONE PISA" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:03:00 +0200</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901708604320.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 35 di <b>"NAZIONE PISTOIA" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:42:00 +0200</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901667804984.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 43 di <b>"NAZIONE PONTEDERA" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 07:43:00 +0200</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071902047503485.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 39 di <b>"NAZIONE SIENA" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 05:48:00 +0200</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901643104721.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 37 di <b>"NAZIONE VIAREGGIO" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 07:18:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Mancano 5.700 medici di famiglia, appello ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901992803966.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:19:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Mancano 5.700 medici di famiglia, l’appello  «Presentatevi al corso, abbracciate la professione di medico di famiglia».  È un appello accorato quello che la Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) lancia ai giovani laureati in vista del 27 luglio, quando scadrà il termine per presentare la domanda di partecipazione al concorso. I dottori di base sono attualmente circa 37mila e all’appello ne mancherebbero oltre 5.700. Una carenza destinata ad aggravarsi anche per i previsti prossimi pensionamenti, mentre le sfide da affrontare sono tante, a partire dal nuovo ruolo di questi professionisti nelle Case di comunità.  Lo scorso anno sono stati messi a bando circa 2.200 posti, ma si è registrato un fenomeno di forte calo delle domande di partecipazione in molte aree d’Italia.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Mancano 5.700 medici di famiglia, appello   -sec_org-
]]></tp:ocr>
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		<title><![CDATA[I rischi della nostalgia per le mutue ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901992303973.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901992303973.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"CORRIERE SALUTE" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:20:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[?  L’editoriale  I rischi della nostalgia per le mutue  Due settimane fa è stato lanciato da queste pagine un sondaggio (a cui si potrà partecipare da Corriere.it fino a settembre) sulla spesa «out of pocket», cioè di tasca propria, per curarsi.  Pochi giorni dopo, neanche a farlo apposta, su Stat, una pubblicazione del Boston Globe dedicata ai temi di salute, è comparso un articolo per la serie «Out of Pocket, Out of reach», letteralmente «Fuori dal portafogli, fuori portata», in cui si descrive la situazione nella quale si trovano molti cittadini Usa. «Non è mai stato così difficile per i datori di lavoro offrire un’assicurazione sanitaria ai propri dipendenti — scrive l’autrice del servizio, Rachel Bernier-Green — Questo vale soprattutto per le piccole imprese americane, la spina dorsale di intere comunità». Non ci riguarda? Forse. Forse solo per ora. Però dovrebbe indurci a riflettere quando si ipotizza un ritorno al sistema delle mutue per «salvare» il Servizio Sanitario Nazionale.  Quel sistema, prima della riforma del 1978, garantiva una consistente parte della copertura sanitaria attraverso i contratti di lavoro. Ma se allora un sistema come quello poteva dare determinate garanzie, oggi lo scenario in cui si troverebbe a esercitare la sua funzione sarebbe profondamente differente. Solo per citare, fra gli altri, alcuni motivi: il differente contesto anagrafico ed epidemiologico, la profonda mutazione del mercato del lavoro, i maggiori costi pro-capite per i trattamenti. Certo, i sistemi di assicurazione privata, anche come benefit del datore di lavoro, possono rivestire un ruolo sussidiario, ma il rischio, sotto gli occhi di tutti, è che da sussidiari diventino indispensabili e quindi sanciscano di fatto un accesso alla sanità per censo.  Oggi nel nostro Paese la partecipazione economica alle spese per la salute è ormai data quasi per scontata, magari in alcune regioni meno che in altre, ma rassegnarsi a una progressiva abdicazione del ruolo del Servizio Sanitario Nazionale come garante dell’equità nell’accesso alle cure sarebbe, oltre che un’ ingiustizia, un grosso rischio in termini di pace sociale.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Luigi Ripamonti  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- I rischi della nostalgia per le mutue   -sec_org-
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		<tp:writer>Luigi Ripamonti</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Le malattie della povertà non sono scomparse E Je disparità crescono ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901992103975.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901992103975.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"DOMANI" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:20:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="110000" Sales="22000" Printing="22000" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901992103975.PDF"><![CDATA[DOMANI]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[NON SOLO QUELLE INFETTIVE, MA LE CRONICHE  Le malattie della povertà nOnN sono scomparse E le disparità crescono  La mancanza di salute segue una geografia della povertà che si allarga: «Se un diabetico non ha soldi, ad esempio, non può seguire una dieta povera di carboidrati»  Le malattie della povertà non appartengono solo al passato.  Tornano ad emergere nel mondoe dentro un'Europa attraversata da crisi abitativa, precarizzazione del lavoro, impoverimento e accesso sempre più diseguale alle cure. Non riguardano soltanto le malattie infettive, ma anche patologie croniche che restano senza presa in caricoa causa della povertà unita alla difficoltà di accesso ai servizi pubblici.  Malattie e infodemia  «Negli oltre 70 paesi in cui siamo presenti,vediamo cheil problemma si sta aggravando in maniera esponenziale» dice Ettore  Mazzanti, presidente di Medici senza frontiere (Msf) Italia. Questo aggravamento è legato soprattutto a due fattori: il primo  è l'instabilità, con conflitti anche a bassa e media intensità «Che distruggonosistemi sanitari e condizioni di vita».  Il secondo è il cambiamento climatico: «Prendiamo la Somalia: ha saltato quattro stagioni di piogge consecutive». Quando non piove, agricoltura e pastorizia collassano e le persone «perdonoi mezzi di sostentamentoe sono costrette a spostarsi per sopravvivere». Milioni di persone costrette a migrare all'interno del proprio paese o oltre confine, «vivendo spesso in condizioni precarieche favoriscono il diffondersi di malattie legate alla povertà e alla mancanza di accesso alle cure».   C'è poi un dato non trascurabile: «Stiamovedendoil ritorno di patologie che pensavamo in parte superate — afferma Mazzanti — Credo che questo sia legato arncheall'infodemia, cioè alla quantità enorme di informazioni, spesso contraddittorie o false,  che circolano e che finiscono per minare la fiducia nella prevenzione e nei vaccini».  Nonostante il contesto di bassa incidenza nel nostro paese, secondo il sistema di sorveglianza dell'Istituto superiore di sanità, in Italia nel 2024 sonostati notificati 3.150 casi di tubercolosi, conun aumento dell'8,9 per cento rispetto all'anno precedente.  Dopo il calo registrato durante la pandemia, i casi sono tornati  acrescere peril quarto annoconsecutivo.  Questa crescita è legata ancheal fatto che, durante la pandemia, molte diagnosi sono state ritardateononeffettuatea causa dellariduzione dell'accesso ai servizi sanitari edelleattività di screening,. Negli anni successivi i casi “non intercettati" sono riemersi nei sistemi di sorveglianza, contribuendo all'odierno aumento.  L'Associazione microbiologi clinici italiani, però, ha ribadito chela Tbc«non può essere considerata una malattia del passato». La diffusione della Tbc, infatti, resta fortemente legata a povertà, diseguaglianze e mancarnza di accesso alle cure; colpendo soprattutto le persone più vulnerabili.  «Le malattie infettive sono meno diffuse di quello che potrebbe essere il sentire comune — dice Emanuele Longo, coordinatore delle attività mediche in Italia per Emergency — ma vediamotantealtre malattie legate alla povertà». Il problema è legato soprattutto alle patologie croniche, che l'indigenza acuisce perché«nonci si riesce a curare correttamente e con continuità, portando all'aggravamento dello stato di salute».  Negli ambulatori di Emergency «vediamo principalmente patologiecroniche noncurate. Le persone effettuano l'accesso al Ps per l'acuirsi della patologia, ma unavolta uscitenon sono aggarnciateal Ssn». Proprio in questi casi, l’ente lavora per far rientrare queste persone nelle maglie del sistema pubblico.  Ila mancanza di salute segue una geografia della povertà che si allarga a macchia d'olio in tutto il paese: «Se una persona diabetica non ha soldi, ad esempio, non potrà seguire una dieta povera di carboidrati»; perché economicamente è più oneroso e comportera l'acuirsi della patologia. Anche per questo, il carico di lavoro di Emergency «è aumentato nel tempo, perché le diseguaglianze sociali e di salute  aumentano». Lo conferma anche l'appello dell'associ
azione Salutequità al ministero dellaSalute, che ha chiesto di inserire nel Piano nazionale della cronicità anche l'oncoematologia e la psoriasi.  Le diseguaglianze  Anche il presidente di Msf ricorda che uno dei temi centrali, in  Italia, riguarda le persone in povertà che non riescono ad accedere alle cure di base. A Milano, infatti, hanno creato un modello integrato per la presa in carico delle persone senza dimora: «La fondazione Arca offrevittoe  alloggio, noi garantiamo continuità di cura a persone che spesso non trovano accesso stabile al sistema sanitario». Ma le condizioni di vita influiscono anche sul ritorno delle infezioni sessualmente trasmissibili (Ist).  Secondo gli ultimi dati del Centro europeo per la prevenzionee il controllo delle malattie (Ecdc), nel 2024 gonorrea e sifilide hannoraggiunto livelli record in Europa, mentre la clamidia resta l'infezione più diffusa. 1 piani strategici globali sulla salutesessuale collegano questo aumernto a una combinazione di vari fattori, tra cui la povertà, la bassa scolarizzazione e la carenza di programmi strutturati di educazione sessuale e affettiva; che creano barriere strutturali che sì sommano alla riduzione generale dell'uso del preservativo.  L'aumento delle Ist rende ancora più evidente un paradosso: mentrei dati mostrano la necessità di rafforzare prevenzione, informazione e accesso ai servizi, il dibattito politico italiano continua a essereviziato da resistenze ideologiche e confessionali che ostacolano l'educazionesessuo-affettiva nellescuole.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: FEDERICA PENNELLI  Heading:   Highlight:   Image:] _=--.:-.-.-.  j - 5'- l  FE  {I S  fi  j  Fi  :'_':l_  R  T -tit_org- Le malattie della povertà non sono scomparse E Je disparità crescono   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Anelli non gradisce gli accordi «Alimentano la competizione ai danni della sanità meridionale» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901992603976.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:20:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Anelli non gradisce gli accordi «Alimentano la competizione ai danni della sanità meridionale»  l Le pre-intese promosse dal ministro Roberto Calderoli su materie previste costituzionalmente dall’autonomia differenziata allarmano i medici italiani. E così Filippo Anelli,presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), si schiera al fianco del governatore Antonio Decaro, condividendo i rischi della riforma: «Il presidente della Puglia ha ragione: in Sanità le pre-intese sull’autonomia differenziata rischiano di trasformare un’autonomia formalmente uguale per tutti in una competizione diseguale tra territori, sulla pelle dei pazienti del Sud. Per evitare questo rischio occorre rafforzare la capacità dello Stato di garantire l’unità del Servizio sanitario nazionale».  Cosa può succedere? Per Anelli c’è la possibilità di una Sanità a due velocità nel Paese: i territori «che dispongono di maggiori risorse economiche e di una più solida capacità organizzativa potranno investire ulteriormente nella salute, mentre quelle che già oggi incontrano maggiori difficoltà potrebbero vedere il divario ampliarsi». «Il rischio - specifica ancora il leader barese dei medici - è che il luogo di nascita o di residenza condizioni sempre più concretamente l’accesso alle cure e la qualità dell’assistenza.  Vengono chiamati in causa direttamente l’articolo 3 della Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza sostanziale dei cittadini, e l’articolo 32, che riconosce la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività».  Oltre le critiche, c’è anche una pars costruens che consegna al governo: «Non si tratta di limitare l’autonomia delle Regioni ma di renderla pienamente compatibile con  l’universalità del diritto alla salute. Riteniamo che le pre-intese dovrebbero essere accompagnate da un sistema nazionale di perequazione, affidato al Ministero della Salute, capace di destinare risorse ai territori che presentano - postula con decisione maggiori difficoltà nel garantire i diritti dei cittadini. Un vero ‘Fondo per l’Uguaglianza nella Salute’, finalizzato a ridurre progressivamente i divari territoriali. Non è sufficiente stabilire quali prestazioni debbano essere assicurate: occorre garantire che tutte le Regioni dispongano delle condizioni organizzative, professionali e finanziarie necessarie per erogarle in modo uniforme. Solo così l’uguaglianza sostanziale prevista dalla Costituzione può diventare una realtà concreta». La conclusione di Anelli: «La Repubblica ha il dovere di assicurare che ogni cittadino, indipendentemente dalla Regione in cui vive, possa ricevere la stessa tutela della salute. È questa la sfida che attende il nostro Servizio sanitario nazionale nei pros[mdf] simi anni».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:FNOMCEO Il presidente nazionale Filippo Anelli -tit_org- Anelli non gradisce gli accordi «Alimentano la competizione ai danni della sanità meridionale»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Luglio 2030: se vuoi curarti al sud con i medici pagati di più in lombardia può solo metterti in viaggio verso il nord ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901991503981.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:20:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LUGLIO 2030: SE VUOI CURARTI AL SUD CON I MEDICI PAGATI DI PIÙ IN LOMBARDIA PUÒ SOLO METTERTI IN VIAGGIO VERSO IL NORD  G  li dicevano sempre: ma quando ti decidi a farti fare un controllo? Lo scorso 30 marzo Antonio ha compiuto cinquant’anni: non la fine della vita, ma il momento giusto per una serie di esami. Abita a Bari, ci sono vari ospedali oltre il Policlinico, potrebbe non rivolgersi altrove. Ma come si fa? Ormai la maggior parte dei medici pugliesi se ne sono andati al Nord, soprattutto Lombardia e Veneto. Tu potevi stare a fare tutti i discorsi che volevi, ma non ci si può mettere nei panni degli altri. Dopo aver ottenuto l’autonomia, quelle due regioni hanno aumentato gli stipendi per il personale sanitario come si immaginava. Così alla loro attrazione non si poteva resistere, medici e infermieri li hanno assunti tutti loro.  In Puglia, in Basilicata e in buona parte del Sud sono rimasti solo quelli in età da pensione. Quelli appena usciti dall’università sono partiti il giorno dopo la laurea. Quelli mancanti per le esigenze del  territorio li si è fatti venire un po’ dalla Romania o dall’Albania, ma non è la stessa cosa.  Non è la stessa fiducia, con tutto il rispetto. Neanche la stessa lingua.  Ma anche i pazienti. Già la sanità del Sud era finanziata meno di quella del Centro Nord. E già c’erano i viaggi della speranza. Ma ora sono diventati i viaggi della normalità per curarsi.  Offerta unica. Ora Lino Patru davvero essere nati al Sud è una maledizione.  Quelle regioni, grazie a questa migrazione di massa di malati dal Sud, hanno potuto anche abbassare il costo delle loro prestazioni: una ecografia in clinica privata da loro è fatta pagare la metà, che fai, resti a Bari o a Matera o dove altro? Anche con questo esodo negli anni prima solo temuto, hanno potuto prendere più Tac e Risonanze di quelle che già avevano in più. E più ospedali, se qualche privato voleva investire lo ha fatto da loro. Al Sud ora ti puoi curare al massimo qualche faringite o fare i massaggi per o la lombaggine.  Tutto il resto? Al Nord.  Così anche Antonio. Poi, sai, andare a ricoverarsi al Nord significa anche spese se un familiare ti accompagna.  Significa disagio del viaggio.   Significa parenti che ti chiamano e vogliono notizie. Significa i momenti più delicati nelle condizioni psicologiche peggiori. E poi se hai i soldi.  Ma se non puoi muoverti perché non ce la fai, ti curi meno o non ti curi. Basta ora sentire i racconti in giro. Eppure ci erano stati al Sud gli allarmi: se date l’autonomia nella sanità, è la fine del servizio sanitario nazionale, è la fine della sanità uguale per tutti.  Le regioni più ricche potranno curare ancora meglio di quelle più povere.  Anche la Corte costituzionale lo aveva detto: fermatevi altrimenti non ci sarà più un Paese unito. E anche l’Ufficio parlamentare di bilancio, che rappresenta tutti i partiti, maggioranza e opposizione.   Non c’è nessun motivo valido per questa autonomia. Significa solo voler fare un’Italia di serie A e una di serie B.  Un’Italia e una diversamente Italia. Non un’Italia che funziona meglio.  C’era stato (qualcuno lo ricorda) il presidente della Regione Puglia che aveva lanciato l’allarme per salvare la sanità al Sud. Aveva aggiunto che, più che autonomia, era secessione: stare nella stessa Italia ma con diritti diversi.  Sei del Sud? Ti puoi curare di meno, oppure vattene al Nord. Ma non si era detto che nulla sarebbe stato concesso al Nord senza riconoscere prima i bisogni mai calcolati del Sud? Sì, quella sulla sanità doveva essere una , poi se ne parla. Però  mai era avvenuto nella storia d’Italia che su un privilegio (fra i tantissimi) concesso al Nord si fosse tornati indietro.  E non è avvenuto neanche questa volta. Né altre Regioni del Sud hanno capito cosa sarebbe successo: erano di centrodestra e Decaro era di centrosinistra. E’ finita nella politica più che nell’interesse della gente. Magari erano convinte che Decaro esagerasse.  Magari.  Che non fosse così, ora lo sa Antonio come un destino. Sta per partire, forse per Milano o per Veron
a. Non vorrebbe farlo, lo accompagnerà la moglie lasciando a casa i figli. Disagi e tristezza. E poi, andrà in posti che non conosce, hanno tutto ma non è tutto ciò che vorrebbe Antonio. Anche l’aria di casa può far guarire.  Ma in questo luglio del 2030 non ha potuto più rinviare.  Ha fatto il biglietto, fra qualche giorno anche lui prenderà quel treno dell’ingiustizia che da sempre spetta al Sud. Sei del Sud? E muori.  ---End text---  Author: LINO PATRUNO  Heading:   Highlight:   Image:i  Lino Patruno -tit_org- Luglio 2030: se vuoi curarti al sud con i medici pagati di più in lombardia può solo metterti in viaggio verso il nord   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Prima il diritto di scegliere come essere curati ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/19/2026071901992203972.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 35 di <b>"STAMPA" </b>  del 19 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 06:20:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[PRIMA IL DIRITTO DI SCEGLIERE COME ESSERE CURATI  GIULIA FACCHINI*  N  el suo articolo su La Stampa, Francesca Sforza riferisce che, con una decisione definita “storica”, “fondamentale” e “di rottura”, la Francia, dopo tre anni di un faticoso iter parlamentare, ha approvato la legge sul suicidio medicalmente assistito, che in Italia ancora non esiste nonostante i ripetuti richiami rivolti al legislatore dalla Corte costituzionale.  Non voglio entrare nel dibattito, notoriamente delicato, sul suicidio medicalmente assistito. Mi chiedo però se, prima ancora di discutere se riconoscere un nuovo diritto, non dovremmo domandarci perché milioni di cittadini non esercitino un diritto che già possiedono: quello di decidere anticipatamente come desiderano essere curati quando non saranno più in grado di esprimere la propria volontà.  Di qua e di là delle Alpi, restando al confronto con la Francia, esistono infatti da tempo norme sul testamento biologico che consentono ai cittadini di esprimere anticipatamente il proprio consenso o rifiuto informato rispetto ai trattamenti sanitari. In Italia mi riferisco alla legge n. 219 del 2017; in Francia alla legge Claeys-Leonetti del 2016 sulle direttive anticipate di trattamento.  I dati disponibili sono difficili da ricostruire, sia in Italia sia in Francia. Risultano depositate nei rispettivi registri circa 278.000 DAT in Italia, raccolte attraverso i Comuni e confluite nella banca dati nazionale, e oltre 300.000 direttive anticipate in Francia attraverso il portale pubblico Mon espace santé. In entrambi i Paesi, tuttavia, manca ancora una fotografia realmente completa della diffusione di questo strumento.  Sono numeri modesti se rapportati alla popolazione dei due Paesi. Segno che il testamento biologico è ancora poco conosciuto o, forse, che molti preferiscono non confrontarsi con un tema che riguarda tutti perché pensare alla morte significa pensare al “limite” che è un concetto quasi scomparso nella nostra società occidentale.  Eppure il testamento biologico non è affatto una richiesta di eutanasia. È lo strumento con cui una persona può indicare quali trattamenti sanitari accetta o rifiuta, comunicare ai medici quali condizioni di vita ritiene ancora dignitose e quali non lo siano più, nominare un fiduciario che la rappresenti e consentire ai sanitari  di rispettarne la volontà, sempre nell’ambito del rapporto di cura previsto dalla legge.  Il punto, dunque, non è decidere di morire, ma decidere come essere curati quando non si sarà più in grado di scegliere. È una differenza sostanziale che troppo spesso, nel dibattito pubblico, viene dimenticata.  Decidere oggi come si vorrà essere curati domani oltre ad essere un fondamentale atto di auto responsabilità è anche un atto di responsabilità verso la propria famiglia.  Quando il paziente non ha lasciato indicazioni, il peso delle decisioni ricade inevitabilmente sui suoi cari, che possono non conoscere la sua reale volontà, avere opinioni diverse o sentirsi moralmente responsabili della scelta.  Nella mia esperienza di avvocato familiarista ho visto fratelli litigare, figli dividersi, proprio nel momento della maggiore sofferenza di un anziano, perché nessuno sapeva davvero quale fosse la volontà della persona amata, o preferiva interpretarla a modo proprio. Il dolore rischia così di trasformarsi in un conflitto che avrebbe potuto essere evitato. — *Avvocato familiarista  ---End text---  Author: GIULIA FACCHINI’  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Prima il diritto di scegliere come essere curati   -sec_org-
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