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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Intervista a Nino Cartabellotta - «Che errore disinvestire sul personale» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/18/2026071802244101520.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 18 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Cartabellotta: «Senza medici e infermieri rischiamo di inaugurare ospedali nuovi ma vuoti»</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 03:35:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE GIMBE  «Che errore disinvestire sul personale» Cartabellotta: «Senza medici e infermieri rischiamo di inaugurare ospedali nuovi ma vuoti»   INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE GIMBE  «I  l nodo è il personale: tagliare il nastro di una nuova struttura è facile; garantire presa in carico, continuità assistenziale e integrazione professionale è tutt’altra cosa». Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, l’ingente mole di investimenti sulla sanità, spinta dal Pnrr, rischia di essere monca. Insomma, da anni stiamo perdendo l’occasione di mettere mano all’«investimento prioritario», quello «sul capitale umano».  Presidente, andiamo con ordine.  Tra Pnrr e Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnc), l’Italia ha avuto quasi 20 miliardi per rilanciare il Servizio sanitario nazionale. Quanti ne abbiamo spesi? E gli investimenti stanno producendo servizi? A fine febbraio 2026 - ultimi dati disponibili -, la spesa della Missione Salute del Pnrr ammontava a 8,6 miliardi, pari al 55,2% delle risorse, al netto del Pnc. Ma il punto non è solo quanto si spende: è cosa producono questi investimenti. Il Pnrr finanzia infrastrutture, tecnologie e digitalizzazione, non il personale necessario a farle funzionare. Senza medici, infermieri e altri professionisti, rischiamo di inaugurare Case e Ospedali di comunità nuovi ma vuoti.  A proposito di personale. Perché Gimbe sostiene che negli ultimi 12 anni il personale sia stato la voce più sacrificata della sanità pubblica? Lo certifica la Ragioneria Generale dello Stato. Tra il 2012 e il 2024, la quota della spesa sanitaria pubblica destinata al personale dipendente e convenzionato, è scesa dal 39,7% al 36,6%. Se la percentuale fosse rimasta invariata, al personale del Ssn sarebbero andati oltre 33 miliardi in più. Un definanziamento progressivo che ha frenato assunzioni, rinnovi contrattuali e valorizzazione professionale, rendendo sempre meno attrattivo il lavoro nella sanità pubblica.  Ma la grande promessa del Pnrr è la riforma dell’assistenza territoriale: Case e Ospedali di comunità, Centrali operative territoriali. Sulla carta una rivoluzione. A che punto siamo? L’unico dato certo riguarda le Centrali operative: 625 su 657 sono pienamente funzionanti. Per il resto valgono gli ultimi dati ufficiali: al 31 dicembre 2025 nessuno dei 594 Ospedali di comunità programmati garantiva tutti i servizi previsti dal Decreto ministeriale 77 e solo 66 delle 1.715 Case della comunità erano pienamente operative, con 11 servizi attivi e personale medico e infermieristico. Nei giorni scorsi il ministro Orazio Schillaci ha riferito che le Regioni ne dichiarano operative 1.156.  Un balzo sorprendente in sei mesi, che impone di chiarire cosa significhi davvero «operativa».  Il Ssn che, dunque, ha sempre meno professionisti, spesso li perde anche a favore del privato. È una questione di stipendi? Gli stipendi incidono, ma non spiegano tutto. Pesano carichi di lavoro gravosi, turni massacranti, responsabilità crescenti, aggressioni, burocrazia, scarse prospettive di carriera e difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata. Il Ssn deve tornare a essere un luogo in cui i professionisti sanitari devono ambire ad entrare, crescere e restare. Il disegno di legge delega sulle professioni sanitarie contiene princìpi condivisibili, ma senza investimenti adeguati non arginerà la fuga dal Ssn, né la disaffezione verso molte professioni e specialità mediche. Con un inaccettabile paradosso: il Ssn lascia fuggire i professionisti e poi li riacquista a ore come “gettonisti”, pagandoli molto di più. Sa che nel biennio 2024-2025 questa soluzione è costata oltre un miliardo? È il prezzo di anni di errori e strategie miopi sul capitale umano.  L’Italia è al 23° posto su 31 Paesi europei dell’area Ocse per numero di infermieri. Perché i giovani non scelgono più questa professione? Per la prima volta, nell’anno accademico 2025-2026, le domande ai corsi di laurea in Infermieristica sono state inferiori ai posti disponibili. È un segnale d’allar
me. La professione è indispensabile, ma i giovani la percepiscono poco valorizzata, con retribuzioni nettamente inferiori alla media europea nel 2023 quasi 18 mila dollari in meno - e condizioni di lavoro sempre più gravose. Senza un’inversione di rotta salterà il ricambio generazionale. Intanto proviamo a reclutarli dall’India o da altri Paesi.  Anche medici di famiglia e pediatri di libera scelta sono sempre più esigui.  Come siamo arrivati a questo punto? Le cause sono diverse, ma il denominatore comune è una programmazione inadeguata. Al 1° gennaio 2025 mancavano oltre 5.700 medici di medicina generale e i pensionamenti dei prossimi anni aggraveranno il quadro.  Per i pediatri di libera scelta la carenza stimata è di quasi 500 professionisti, per l’80% in Lombardia, Piemonte e Veneto. Non basta aumentare laureati o borse di studio: bisogna rendere di nuovo attrattive medicina generale e pediatria di famiglia, migliorando condizioni di lavoro, prospettive professionali e modelli organizzativi.  Come si può rendere nuovamente attrattivo il Servizio sanitario nazionale? Serve una strategia complessiva che rimetta il capitale umano al centro: programmazione dei fabbisogni, assunzioni, contratti competitivi, percorsi di carriera, meno burocrazia, maggiore sicurezza e investimenti nella formazione. Possiamo costruire nuove strutture e acquistare tecnologie avanzate, ma senza professionisti motivati nessuna riforma produrrà risultati. Il futuro della sanità pubblica dipende, prima di tutto, dalle persone che ogni giorno la fanno funzionare.  Le disuguaglianze territoriali restano profonde. Quanto pesa per l’Italia avere 21 sistemi sanitari regionali? Moltissimo. I divari riguardano tempi di attesa, disponibilità di personale, qualità dei servizi, mobilità sanitaria e rinuncia alle cure. Emblematici i dati sugli screening oncologici: per mammella e cervice uterina l’adesione supera il 61% nelle regioni del Nord, mentre nel Sud si ferma, rispettivamente, al 34% e al 37%. Per il colon-retto si passa dal 46% al Nord al 18% al Sud, con il Centro in posizione intermedia. In questo quadro, l’autonomia differenziata rischia di ampliare i divari. Prima di trasferire nuove competenze alle Regioni, è indispensabile valutarne l’impatto su accesso ed equità e definire e finanziare i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). È una strada obbligata.  ---End text---  Author: VITO SALINARO  Heading: INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE GIMBE  Highlight:   Image:«Il Ssn fa fuggire i professionisti e poi li riacquista da gettonisti, pagandoli di più.  I 21 sistemi sanitari regionali? Disuguaglianze aumentate»  Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe -tit_org- Intervista a Nino Cartabellotta - «Che errore disinvestire sul personale»   -sec_org-
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		<tp:writer>VITO SALINARO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[I medici cubani restano in Calabria ma c'è il nodo dei contratti governativi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/18/2026071801825705384.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 18 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 06:11:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[I medici cubani restano in Calabria ma c’è il nodo dei contratti governativi  DAVIDE IMENEO Reggio Calabria  A  febbraio Mike Hammer, incaricato d’affari degli Stati Uniti a Cuba, è atterrato in Calabria insieme al console generale americano di Napoli: il motivo della visita erano i medici cubani in servizio negli ospedali della regione. Accade di rado che la diplomazia di Washington si occupi degli organici sanitari di una regione italiana. Il caso sta facendo rumore visto che è stato raccontato anche da un reportage dell’Associated Press, ripreso dal Washington Post.  L’intesa risale al 17 agosto 2022, quando il presidente della Regione Roberto Occhiuto (anche commissario alla sanità) firmò all’ambasciata cubana di Roma un accordo con la Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos, società statale dell’Avana, per una disponibilità fino a 497 professionisti, motivato dalla carenza cronica di personale, in una regione ultima in Italia per accesso alle cure pubbliche secondo il ministero della Salute: basta pensare che a un avviso per 159 posti in emergenza-urgenza risposero in tredici. Pesano i diciassette anni di commissariamento della sanità, chiusi soltanto in aprile, e un’economia con salari inferiori di circa il 30% alla media nazionale, che spinge i giovani laureati verso il Nord.  Il risultato più emblematico? Polistena, nella Piana di Gioia Tauro: «Era un disastro. Tenevo aperto il pronto soccorso da solo», racconta il primario  Francesco Moschella riferendosi ai mesi ante gennaio 2023, quando arrivarono i primi camici bianchi dall’isola. Oggi sei di loro coprono metà dell’organico di un reparto con trentamila accessi l’anno e le attese, che toccavano le otto o dodici ore, sono scese sotto l’ora.  «Non immaginavamo che la carenza di medici fosse così grave», ha ammesso Zoila Yakelin Arevalo Cruz, 38 anni, specialista in medicina d’urgenza, che nel 2023 ha lasciato a Cuba il figlio piccolo per approdare nella terra dei bronzi.  Oggi i professionisti cubani attivi in regione sono oltre duecento e la loro presenza è confermata almeno fino al 2027. Su di loro pesa però il giudizio dell’amministrazione americana, perché il segretario di Stato Marco Rubio ha definito le missioni mediche cubane «una forma di tratta di esseri umani», con riferimento alla parte di stipendio che l’Avana trattiene ai sanitari inviati all’estero, una voce che per l’isola vale più del turismo. In marzo la Giamaica ha chiuso una cooperazione lunga mezzo secolo e l’Honduras ha espulso oltre 150 operatori, il Messico, al contrario, ha difeso queste tipologie di programma. La Calabria ha  parzialmente corretto lo schema contestato dall’amministrazione a stelle e strisce: firma contratti individuali con i singoli medici e versa gli stipendi su conti correnti italiani, senza pagamenti all’agenzia governativa cubana. Gli interessati riferiscono di inviare comunque in patria, su base volontaria, fino a metà del compenso, come restituzione al Paese che li ha formati; la cardiologa Daisy Luperon Loforte non accetta l’etichetta di “schiava moderna” e, allo stesso tempo, 63 medici hanno chiesto di lavorare nel servizio sanitario regionale in forma autonoma. Le riserve italiane accompagnano l’operazione fin dall’inizio: nel 2022 alcuni europarlamentari denunciarono possibili violazioni dei diritti dei lavoratori e i sindacati ospedalieri chiesero di puntare sugli specializzandi. Si sono aggiunte, negli ultimi due anni, le prime defezioni a favore della sanità privata o verso altri Paesi.  Occhiuto, uomo di primo piano di Forza Italia, ha retto alle sollecitazioni: «Ho avuto pressioni anche durante l’amministrazione Biden, ma sono cresciute con Trump», ha raccontato. Fosse stato per lui avrebbe accolto fino a mille medici  cubani; ha rinunciato per evitare lo scontro con Washington e ha aperto canali alternativi di reclutamento dentro e fuori l’Europa.  Nel 2022 Occhiuto spiegò che i sanitari dell’isola sarebbero stati impiegati «temporaneamente, fino a quando non saranno espletati con esiti positivi tutti i concorsi», ma oggi, nonostante siano p
assati ben quattro anni, i concorsi restano in gran parte senza candidati e il provvisorio è stato prorogato.  Il giudizio sul modello calabrese si deciderà proprio su questo punto: sulla capacità della regione di tornare ad attrarre e trattenere i propri medici, ma di questa prospettiva, finora, non c’è traccia.  ---End text---  Author: DAVIDE IMENEO  Heading:   Highlight: Nel 2022 l’accordo per assunzioni temporanee fu firmato dall’ex presidente Occhiuto per sopperire alle gravi carenze di personale. Oggi in servizio ci sono oltre duecento camici   IL CASO Pressioni del governo Trump che accusa L’Avana di «schiavitù moderna» per le trattenute sugli stipendi Si cerca una soluzione normativa  Image:I medici arrivati da Cuba per fronteggiare l'emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Coronavirus /ANSA -tit_org- I medici cubani restano in Calabria ma c'è il nodo dei contratti governativi   -sec_org-
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		<tp:writer>Davide Imeneo</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Reintegro dei medici no vax il Quirinale accende un faro ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/18/2026071801825005389.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 18 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 06:11:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Reintegro dei medici no vax il Quirinale accende un faro   Il Colle ha chiesto informazioni sulla norma che permette il ritorno in servizio dei radiati durante l’emergenza Covid  l Quirinale punta il faro sull’emendamento che permette il reintegro dei professionisti della sanità radiati nel corso della pandemia perché sostenitori di posizioni antiscientifiche. Il Colle avrebbe già contattato il ministero alla Salute, per chiedere informazioni sulla norma e su quale sia la posizione della struttura guidata da Orazio Schillaci. L’approvazione dell’articolo, aggiunto alla legge delega di riforma delle professioni sanitarie, ha fatto esplodere grandi polemiche da parte degli Ordini dei medici, dell’opposizione, e anche da tanti lavoratori della sanità.  Ancora una volta, come in tutte le occasioni nelle quali si affrontano questioni legate ai vaccini, il ministero vive giornate complicate. A giugno, infatti, avrebbe espresso parere contrario, insieme al ministero alla Giustizia con il quale ha chiesto di fare delle modifiche al testo, all’emendamento presentato da Alice Buonguerrieri di FdI in Commissione Affari sociali alla Camera.  Il 14 luglio scorso, quando la riscrittura è stata presentata in Commissione, è arrivato il via libera, ma non da Schillaci, bensì da Marcello Gemmato, il sottosegretario-farmacista di FdI, che ormai da molto tempo ha rapporti difficili col ministro.  «Il sottosegretario esprime parere  I  conforme alla relatrice», sancisce nel resoconto della seduta della Commissione. A questo punto, solo un intervento del Quirinale, che non può essere escluso, bloccherebbe il nuovo articolo inserito nella legge delega .  Il testo è stato attaccato perché viene considerato un colpo di spugna. Il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha parlato di «sconcerto e delusione» da parte della categoria: «Così ci delegittimano». Tra l’altro, se l’emendamento passerà avrà effetti su poche persone, quindi sembra essere stato pensato solo per sostenere un principio.   Sono infatti in tutto una ventina i professionisti sanitari radiati negli anni del Covid, tra i quali cinque medici. Altri (e in questo caso i dottori sono una trentina) aspettano che sulla loro posizione si pronunci la Cceps, la Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, cioè il secondo grado di giudizio. Nell’attesa, prevedono le procedure che la radiazione decisa in primo grado sia sospesa. Quindi chi si trova in quel “limbo”, a leggere il testo, non potrebbe fare ricorso perché di fatto non è ancora oggetto di un provvedimento disciplinare.  «I sanitari radiati dall’Albo per fatti non dolosi – dice infatti l’emendamento riferendosi agli anni della pandemia - che sono diretta conseguenza della limitatezza delle conoscenze scientifiche al momento del fatto sulle patologie da SARS-CoV-2 e sulle terapie appropriate, della scarsità delle risorse umane e materiali concretamente disponibili in relazione al numero dei casi da trattare e del minore grado di esperienza e conoscenze tecniche possedute dal personale non specializzato impiegato per far fronte all’emergenza (tutta questa parte è stata cambiata su richiesta del ministero della Giustizia, ndr), possono chiedere la reiscrizione alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie». Altro aspetto non chiaro è che, ha scritto la Commissione, «l’istanza di reiscrizione deve essere proposta entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione».  Quindi coloro per i quali il secondo grado di giudizio si concludesse mesi dopo l’approvazione del testo non potrebbero fare ricorso. I dubbi verrebbero spazzati via se il Quirinale decidesse d’intervenire per bloccare l’emendamento.  ---End text---  Author: MICHELE BOCCI  Heading:   Highlight: i punti Il provvedimento La possibilità per i lavoratori della sanità radiati negli anni del Covid di reiscriversi all’Ordine è prevista da un emendamento alla legge delega sulle professioni sanitarie Le modifiche La prima versione del testo di Alice Buonguerrieri di FdI è
 stata modificata dopo l’intervento del ministero alla Giustizia Il via libera Il nuovo testo è stato votato il 14 luglio con il via libera, per il ministero alla Salute, del sottosegretario Marcello Gemmato di FdI Le polemiche Gli ordini di medici e infermieri hanno subito attaccato il provvedimento: “Ci delegittima”  Image:Orazio Schillaci, 60 anni, ex rettore di Tor Vergata, è ministro della Salute da ottobre del 2022 T -tit_org- Reintegro dei medici no vax il Quirinale accende un faro   -sec_org-
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		<tp:writer>Michele Bocci</tp:writer>
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		<title><![CDATA[In quattro anni oltre 70 vittime Il governo: "Ora regole più severe" Ma albergatori e Regioni frenano ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/18/2026071801825205395.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"STAMPA" </b>  del 18 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 06:11:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nella metà dei casi a perdere la vita è un under 12: “Poca prevenzione”  In quattro anni oltre 70 vittime Il governo: “Ora regole più severe” Ma albergatori e Regioni frenano  TORINO  «L  a morte di Alice pone l’accento sulla necessità, non più rinviabile. Il disegno di legge del governo Meloni sarà licenziato entro il mese dalla Commissione competente: faremo il possibile per calendarizzarlo con urgenza». Le parole del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, firmatario della proposta assieme al ministro della Salute Orazio Schillaci, arrivano poche ore dopo la notizia dell’ultimo caso di cronaca.  Che non è però un caso isolato.  Sono 75 le vittime nelle piscine italiane registrate dal 2022 ad oggi. Dodici soltanto negli ultimi sette mesi. E per oltre la metà degli incidenti, le vittime hanno meno di 12 anni. È successo ad Alice Ferrari, in uno stabilimento balneare di Sestri Levante. È successo a Pasqua in un hotel di Rimini: Matteo Brandimarti, 12enne, è stato anche lui risucchiato dalla bocca di aspirazione sul fondo di un idromassaggio. E ancora il 18 aprile a Latina: Gabriele Petrucci, 7 anni, è annegato in una piscina termale.  Ancora una volta un bocchettone, in questo caso privo di griglia di protezione.  Certo, la media di 16 decessi l’anno - sono 400 quelli accaduti nei mari, laghi e fiumi italiani - è un risultato meno tragico dei 150 morti registrati dall’Istituto superiore di sanità nel periodo 2017-2021, ma resta la necessità di provvedimenti che possano ridurre ulteriormente i rischi. La rivoluzione si chiama “disegno di legge quadro per la salute e la sicurezza nelle piscine”. Il testo è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 30 luglio di un anno fa. Cosa prevede? Prima di tutto una nuova classificazione degli impianti - e qui arriva il primo scontro con i gestori - perché suddivide in modo netto le piscine pubbliche, quelle a uso collettivo di strutture turistiche, hotel e agriturismi, e quelle domestiche. Introduce l’obbligo di barriere e coperture «invalicabili» contro le cadute accidentali: in questo caso la norma vale anche per le vasche collocate in abitazioni private. Prevede l’installazione di sistemi d’allarme e la presenza di un salvagente ogni cento metri quadrati. Dispone poi verifiche periodiche sulla qualità delle acque, chiarendo le relative responsabilità: i gestori dovranno garantire controlli interni, le Asl le ispezioni periodiche.  Proprio il tema dei controlli sembra essere la causa dell’ennesimo intoppo, tanto che l’ultima conferenza Stato-Regioni si è conclusa senza la bozza di un accordo. Ma a frenare ci sono anche gli albergatori, che temono conseguenze nefaste legate al diverso trattamento riservato alle strutture professionali - dagli hotel agli stabilimenti balneari - rispetto agli appartamenti in locazione breve. Che, oggi rappresentano oltre il 90% delle piscine destinate ai turisti. «Le regole devono commisurate alle strutture, altrimenti rischiamo soltanto di portare a un deperimento dell’offerta turistica. La presenza fissa di un bagnino per un agriturismo, ad esempio, diventa difficile: così tanti gestori rinunceranno ad offrire questo servizio», spiega Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi che a fine aprile è stato audito alla Camera. E che precisa: «Nessuno vuole sottovalutare i rischi o mette in dubbio l’importanza della prevenzione. Serve una valutazione dei rischi caso per caso, stabilendo standard che possano evitare contenziosi futuri. E bisogna rispettare le regole. Perché ci sono impianti progettati male, manutenzioni assenti e gestioni sbagliate, ma anche troppi utenti che non si attengono alle disposizioni e agli obblighi che già ci sono. Tanti pensano che indossare la cuffia e fare la doccia prima di tuffarsi sia una questione di igiene, invece sono anche quelli presidi di sicurezza».  Invita a una maggiore attenzione anche Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale: «I minori devono essere sempre sorvegliati dai genitori, anche quando sostano nei pressi delle pi
scine - insiste -. Le famiglie devono scegliere solo strutture dotate di personale addetto alla sorveglianza. Bisogna poi verificare sempre l’altezza di una vasca prima di entrare in acqua, e mai fare il bagno quando il corpo è surriscaldato: deve avere il tempo di adattarsi al cambio di temperatura». —  ---End text---  Author: FEDERICO GENTA  Heading:   Highlight: “  “  Nello Musumeci  Alessandro Miani  Serve una disciplina severa ma anche maggiore prudenza Il disegno di legge sarà licenziato entro il mese  I minori devono essere sorvegliati dai genitori Ancora poca attenzione agli choc termici  ministro della Protezione civile  presidente della Sima  Image: -tit_org- In quattro anni oltre 70 vittime Il governo: “Ora regole più severe” Ma albergatori e Regioni frenano   -sec_org-
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