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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[9Colonne | SCREENING ONCOLOGICI: NEL 2024 OLTRE 7,6 MILIONI DI PERSONE FUORI DAI PROGRAMMI GRATUITI ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403192107916.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"9colonne.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo...</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://9colonne.it/621431/screening-oncologici-nel-2024-oltre-7-6-milioni-di-persone-fuori-dai-programmi-gratuiti]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening». Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. «Al netto degli esclusi dal target – afferma Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone (14.101.942), ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese». Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la Fondazione GIMBE ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi «con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica», spiega il presidente. (segue) Il Report ONS mette a disposizione numerosi indicatori per valutare la qualità dei programmi di screening, la cui erogazione presenta un’elevata variabilità regionale nelle modalità di invito, nelle strategie di recupero e, soprattutto, nella copertura della popolazione target. Per comprenderne le dinamiche, tre indicatori sono fondamentali: 1) Popolazione target da invitare. Per ciascuno dei tre programmi, la popolazione residente ISTAT al 1° gennaio 2024 nelle fasce di età previste viene rapportata alla periodicità del test: ogni 2 anni per gli screening mammografico e colon-rettale, ogni 3 anni per quello cervicale. 2 Estensione dello screening. Indica il numero di inviti effettivamente spediti, al netto di quelli non recapitati, rispetto alla popolazione target. Non vengono conteggiate le persone escluse prima dell’invio per ragioni cliniche, perché già sottoposte al test di screening o a un esame di secondo livello oppure con una diagnosi oncologica. L’estensione può superare il 100% quando le Regioni effettuano inviti aggiuntivi per recuperare gli inviti non effettuati negli anni precedenti a causa della pandemia, del mancato recapito o della mancata adesione. 3) Adesione allo screening. Indica la percentuale di persone che si sottopongono al test rispetto alla popolazione target, al netto delle esclusioni effettuate prima dell’invio per ragioni cliniche. L’indicatore rientra nel Nuovo Sistema di Garanzia, con cui il Ministero della Salute monitora l’adempimento regionale ai LEA. La Legge di Bilancio 2026 ha previsto un finanziamento dedicato per ampliare progressivamente le fasce di età dei programmi di screening oncologico. Diverse Regioni avevano già anticipato questa scelta con risorse proprie extra-LEA, offrendo la mammografia anche alle donne di 45-49 e 70-74 anni e lo screening del colon-retto anche alle persone di 70-74 anni. «L’ampliamento delle fasce di età rappresenta un’evoluzione importante delle strategie di prevenzione oncologica – commenta Cartabellotta – ma deve essere attuato solo dopo aver garantito un’elevata copertura della popolazione già destinataria degli screening inclusi nei LEA. Altrimenti si rischia di ampliare ulteriormente i divari tra le Regioni in g
rado di estendere l’offerta e quelle che non riescono ancora a garantire efficacemente quella ordinaria».   «I dati ONS 2024 – aggiunge il presidente della Fondazione GIMBE– mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028». Assumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori (detection rate), è possibile stimare quanti tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati dai programmi di screening organizzati. «Nel 2024 – spiega Cartabellotta – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico».  La scarsa adesione agli screening organizzati riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione oncologica. Nell’ambito del progetto “La Salute tiene banco”, promosso dalla Fondazione GIMBE nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato chiesto a 467 studenti degli ultimi due anni di indicare i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal SSN. Solo il 51,2% ha identificato correttamente mammella, colon-retto e cervice uterina. «Questo dato – commenta Cartabellotta – conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi». «Prevenzione e promozione della salute – conclude Cartabellotta – sono pilastri essenziali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del SSN. Eppure oggi emerge un paradosso evidente: da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati. Molte Regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, devono rafforzare la propria capacità organizzativa, ma il nodo principale resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini. Aderire agli screening organizzati significa diagnosticare precocemente i tumori, trattare tempestivamente le lesioni precancerose, aumentare le probabilità di guarigione definitiva, ridurre sofferenze e costi per il SSN e, soprattutto, salvare vite umane». (pap)								(© 9Colonne - citare la fonte)   
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		<title><![CDATA[Nursing Up. De Palma: «La bozza sul fabbisogno formativo va rivista» | AgenSalute ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402963608607.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"agensalute.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>«Il documento dovrà ancora passare al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. Attendiamo ulteriori verifiche e vogliamo vederci chiaro: la programmazione</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 13:38:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://agensalute.it/2026/07/14/nursing-up-de-palma-la-bozza-sul-fabbisogno-formativo-va-rivista/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Il documento dovrà ancora passare al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. Attendiamo ulteriori verifiche e vogliamo vederci chiaro: la programmazione universitaria deve guardare ai bisogni reali del SSN e non rischiare di aggravare una crisi già evidente.»ROMA 14 LUG 2026 – «Lo schema di Accordo sul fabbisogno formativo delle professioni sanitarie per l’anno accademico 2026-2027 è ancora una bozza e dovrà essere esaminato dalla Conferenza Stato-Regioni. Proprio perché il percorso non è concluso, chiediamo che venga attentamente rivalutato prima dell’approvazione definitiva».Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, commenta i contenuti del documento.«I numeri meritano una riflessione. Il fabbisogno complessivo cresce di 1.452 posti, passando da 82.744 a 84.196. I posti destinati a Medicina, Veterinaria e Odontoiatria salgono a 24.174, con un incremento di 1.009 unità, di cui 595 per il solo corso di Medicina e Chirurgia. Nello stesso documento, però, l’area infermieristica perde complessivamente 1.097 posti, scendendo a 34.222. La laurea in Infermieristica passa da 26.289 a 25.479 posti (-810), le lauree magistrali da 7.456 a 7.072 (-384) e diminuiscono anche i posti destinati agli infermieri pediatrici».«Non contestiamo l’aumento dei posti nelle altre professioni sanitarie, che restano fondamentali per il Servizio sanitario nazionale. Ci chiediamo però se sia questa la scelta più coerente in un momento storico in cui la più grande criticità del sistema riguarda proprio la disponibilità di infermieri.»Per De Palma la questione va letta nel quadro generale che sta vivendo la professione.«L’attrattività dell’Infermieristica continua a diminuire. Nell’ultimo anno disponibile le domande di accesso ai corsi di laurea sono calate di circa l’11% e in molti atenei non si riescono neppure a coprire tutti i posti disponibili. Ma proprio per questo la risposta non può essere ridurre ulteriormente la programmazione. Significherebbe limitarsi a fotografare la crisi, anziché affrontarne le cause.»«Nel frattempo la sanità territoriale prevista dal DM 77 procede con difficoltà, gli infermieri di famiglia e di comunità non dispongono ancora di una collocazione organizzativa e contrattuale omogenea sul territorio nazionale e il personale sanitario continua a pagare anni di mancati investimenti.»«Negli ultimi anni il personale sanitario ha continuato a perdere risorse. Secondo la Fondazione GIMBE, mantenendo invariata la quota di spesa destinata al personale rispetto al 2012, tra il 2012 e il 2024 sono stati sottratti complessivamente 33,04 miliardi di euro, di cui ben 12,82 miliardi nel solo periodo 2020-2024. Un definanziamento progressivo che ha contribuito a rendere sempre meno attrattive le professioni sanitarie e ad alimentare la fuga dal Servizio sanitario nazionale.»«Attendiamo ulteriori verifiche e vogliamo vederci chiaro. Confidiamo che nel passaggio in Conferenza Stato-Regioni venga approfondita la logica di questa programmazione. Se davvero vogliamo costruire il futuro del Servizio sanitario nazionale, occorre investire sulla professione infermieristica, valorizzarla e renderla attrattiva. Ridurre oggi i posti di formazione rischia invece di trasmettere un segnale opposto proprio nel momento in cui il Paese avrebbe bisogno di rafforzarla.»Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloEditore Fabio Rollo  |  Via dell’Ospedaletto Marziale, 28 – 00189 Roma  |  P.Iva 15302271000© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati.Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloEditore FaroPress di Fabio Rollo  |  Via dell’Ospedaletto Marziale, 28 – 00189 Roma  |  P.Iva 15302271000© 2026 FaroPress Network – AgenSa
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		<title><![CDATA[GIMBE * SCREENING ONCOLOGICI: «MAMMOGRAFIE – DONNE INVITATE, DAL 74% DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO AL 15,2% DELLA CALABRIA» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403204808043.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403204808043.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"agenziagiornalisticaopinione.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:54:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="187" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403204808043.PDF"><![CDATA[agenziagiornalisticaopinione.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.agenziagiornalisticaopinione.it/opinionews/gimbe-screening-oncologici-mammografie-donne-invitate-dal-74-della-provincia-autonoma-di-trento-al-152-della-calabria/]]></tp:url>
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		<title><![CDATA[Screening oncologici: nel 2024 oltre 7,6 mln di persone fuori dai programmi gratuiti – Agipress – Agenzia di stampa nazionale ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402873608731.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402873608731.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"agipress.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 14:21:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.agipress.it/screening-oncologici-nel-2024-oltre-76-mln-di-persone-fuori-dai-programmi-gratuiti/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[AGIPRESS – Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening».Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. «Al netto degli esclusi dal target – afferma Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone (14.101.942), ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese».Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la Fondazione GIMBE ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi «con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica», spiega il Presidente.«Il tasso di adesione agli screening – spiega Cartabellotta – riflette anche la capacità dei servizi sanitari regionali di governare l’intero percorso: aggiornare costantemente le anagrafiche della popolazione target, programmare e spedire gli inviti, realizzare campagne di sensibilizzazione ed erogare i test». Il posizionamento di ciascuna Regione nei tre programmi risulta nel complesso omogeneo, confermando differenze strutturali nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali, pur con alcune eccezioni (Tabella 1).«I dati ONS 2024 – aggiunge il Presidente – mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028».Assumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori (detection rate), è possibile stimare quanti tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati dai programmi di screening organizzati.«Nel 2024 – spiega il Presidente – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico». In dettaglio:Tumori della mammella. Applicando un tasso di identificazione dello 0,52% per tutti i carcinomi e dello 0,14% per quelli invasivi di dimensioni =10 mm alle 1.675.708 donne che non si sono sottopos
te allo screening, si stima che nel 2024 non siano stati identificati 11.026 tumori, di cui 2.312 carcinomi invasivi di dimensioni =10 mm.Tumori della cervice uterina. Applicando un tasso di identificazione delle lesioni precancerose (istologia CIN2+) dello 0,82% per l’HPV test e dello 0,64% per il Pap-test alle 969.986 donne che non hanno ricevuto o non hanno aderito all’invito per l’HPV test e alle 272.011 che non hanno ricevuto o non hanno aderito all’invito per il Pap-test, si stima che nel 2024 non siano state identificate complessivamente 9.695 lesioni con istologia CIN2+.Tumori del colon-retto. Applicando un tasso di identificazione dello 0,10% per il carcinoma del colon-retto e dello 0,52% per gli adenomi avanzati alle 4.703.236 persone che non hanno aderito allo screening, si stima che nel 2024 non siano stati identificati 4.703 carcinomi e 24.927 adenomi avanzati.«L’indagine campionaria del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità – spiega Cartabellotta – documenta che molte persone dichiarano di sottoporsi a controlli periodici per “iniziativa spontanea”. Per questi test, tuttavia, non sono disponibili indicatori oggettivi, quali il tasso di identificazione dei tumori e la percentuale di persone positive che eseguono il test di secondo livello, né controlli standardizzati sulla qualità dei test. Non vi è inoltre alcuna certezza che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Infine, un’indagine campionaria, pur fornendo informazioni rilevanti sui fattori di rischio e sui determinanti socio-economici, non consente di certificare la copertura degli screening oncologici per “iniziativa spontanea”».La scarsa adesione agli screening organizzati riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione oncologica. Nell’ambito del progetto La Salute tiene banco, promosso dalla Fondazione GIMBE nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato chiesto a 467 studenti degli ultimi due anni di indicare i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal SSN. Solo il 51,2% ha identificato correttamente mammella, colon-retto e cervice uterina. «Questo dato – commenta Cartabellotta – conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi».«Prevenzione e promozione della salute – conclude Cartabellotta – sono pilastri essenziali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del SSN. Eppure oggi emerge un paradosso evidente: da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati. Molte Regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, devono rafforzare la propria capacità organizzativa, ma il nodo principale resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini. Aderire agli screening organizzati significa diagnosticare precocemente i tumori, trattare tempestivamente le lesioni precancerose, aumentare le probabilità di guarigione definitiva, ridurre sofferenze e costi per il SSN e, soprattutto, salvare vite umane».   
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		<title><![CDATA[Tumori, più di 1 italiano su 2 dice no allo screening - Focus Tumore news  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403206807967.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ansa.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nel 2024 oltre 14 milioni di italiani sono stati invitati a eseguire un test di screening per il tumore della seno, del colon retto o della cervice uterina nell''ambito dei programmi organizzati del sistema sanitario nazionale. (ANSA)</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:39:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1074704" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403206807967.PDF"><![CDATA[ansa.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/focus_tumore/2026/07/14/tumori-piu-di-1-italiano-su-2-dice-no-allo-screening_724c90fc-d914-4f6a-8085-c01a884b3c91.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nel 2024 oltre 14 milioni di italiani sono stati invitati a eseguire un test di screening per il tumore della seno, del colon retto o della cervice uterina nell'ambito dei programmi organizzati del sistema sanitario nazionale. Più di 7 milioni e mezzo (il 54%), però, non hanno risposto alla chiamata perdendo una preziosa opportunità di diagnosi precoce. È il dato saliente del Report 2024 dell'Osservatorio Nazionale Screening, richiamato in un'analisi della Fondazione Gimbe.     "Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali compromettono l'efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening", afferma il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta.     L'analisi mette in luce forti differenze territoriali. Se una parte delle Regioni riesce, non solo a raggiungere tutti i cittadini con l'invito, ma a anche a mettere in atto politiche di recupero di quanti non hanno risposto a una prima chiamata, altre sono lontane dai livelli di sufficienza: in particolare la Valle d'Aosta registra i livelli più bassi nella capacità di invitare i cittadini a sottoporsi allo screening per il tumore della mammella (58,1%), la Calabria per quello del tumore del collo dell'utero (74,3%), la Sardegna per quello del colon retto (60,8%). Forti disomogeneità anche sul fronte dell'adesione dei cittadini. Le performance peggiori in Calabria: rispondono alla chiamata per lo screening del tumore del colon retto solo il 4,5% degli invitati, a quello della cervice il 12,2%, a quello della mammella il 15,2%. Seguono Sicilia e Campania.     Come risultato delle coperture insufficienti, nel 2024, sono sfuggiti alla diagnosi "oltre 11 mila carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell'utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati", dice Cartabellotta. "Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico", conclude il presidente Gimbe.     Riproduzione riservata © Copyright ANSA   
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		<tp:writer>Redazione ANSA</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Toscana promossa per l'adesione agli screening oncologici - Notizie  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402923808301.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402923808301.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ansa.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>In Toscana l''adesione agli screening oncologici gratuiti supera la media nazionale in tutti e tre i programmi: 64,9% per la mammografia (media Italia 50%), 63,3% per lo screening cervicale (media Italia 51%) e 42,3% per quello del colon-retto (media Italia... (ANSA)</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:20:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="1074704" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402923808301.PDF"><![CDATA[ansa.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ansa.it/toscana/notizie/2026/07/14/toscana-promossa-per-ladesione-agli-screening-oncologici_b5372ddc-c72c-4abd-9ec8-16215a60e52f.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[In Toscana l'adesione agliscreening oncologici gratuiti supera la media nazionale in tuttie tre i programmi: 64,9% per la mammografia (media Italia 50%),63,3% per lo screening cervicale (media Italia 51%) e 42,3% perquello del colon-retto (media Italia 33,3%). È quanto emerge dalreport 2024 della Fondazione Gimbe sugli screening oncologici,che colloca la Toscana al quinto posto tra le regioni per lamammografia e al settimo per cervice e colon-retto.                                                                           				   Anche l'estensione — la quota di popolazione target raggiuntadagli inviti — supera la media italiana in tutti e tre i casi:102,6% per la mammografia (Italia 97,3%), 120,8% per la cervice(Italia 117,2%) e 98,8% per il colon-retto (Italia 94%). Lepercentuali superiori al 100%, spiega Gimbe, indicano che laRegione ha effettuato inviti di recupero relativi ad anniprecedenti.                                                                           				   Il quadro toscano si inserisce in una fotografia nazionalecritica: nel 2024, secondo Gimbe, il 54% della popolazionetarget — oltre 7,6 milioni di persone — è rimasto fuori daiprogrammi gratuiti di screening. L'Italia resta infatti lontanadall'obiettivo Ue di raggiungere entro il 2025 una copertura del90% della popolazione target; il nuovo Piano nazionale diprevenzione 2026-2031 sposta il traguardo al 2029.                                                                            Riproduzione riservata © Copyright ANSA   
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		<tp:writer>Redazione ANSA</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Per Gimbe Umbria tra le prime in Italia per la prevenzione dei tumori - Notizie  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402923908302.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402923908302.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ansa.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L''Umbria è tra le prime regioni italiane per l''adesione della popolazione ai programmi di screening per la prevenzione dei tumori del seno, del collo dell''utero e colon rettale. (ANSA)</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:20:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1074704" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402923908302.PDF"><![CDATA[ansa.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ansa.it/umbria/notizie/2026/07/14/per-gimbe-umbria-tra-le-prime-in-italia-per-la-prevenzione-dei-tumori_2922e970-1fb9-491f-b4cd-aa6295bc633f.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[L'Umbria è tra le prime regioniitaliane per l'adesione della popolazione ai programmi discreening per la prevenzione dei tumori del seno, del collodell'utero e colon rettale. Un quadro che emerge dal report 2024dell'Osservatorio nazionale screening, richiamato in un'analisidella Fondazione Gimbe.                                                                           				    Per lo screening mammograficol'estensione è pari al 103,5%(media Italia 97,3%) della popolazione target e l'adesione al69% (50%) che posiziona la regione al terzo posto in ambitonazionale. Gimbe ha spiegato che un'estensione superiore al 100%indica che la Regione ha fatto inviti di recupero per gli anniprecedenti.                                                                           				    Riguardo allo screening cervicale (per il tumore del collodell'utero) l'estensione è pari al 98,1% (media Italia 117,2%)della popolazione target e l'adesione è del 64,1% (media Italia51%) che posiziona l'Umbria al sesto posto tra le regioni.                                                                           				   Per lo screening colon-rettale l'estensione è pari al 106,4%(media Italia 94%) della popolazione target e l'adesione è parial 42,1% (media Italia 33,3%) che posiziona la regione all'8/oposto.                                                                            Riproduzione riservata © Copyright ANSA   
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		<tp:writer>Redazione ANSA</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Gimbe, in Sicilia scarsa aderenza a effettuare screening oncologici - Notizie  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402939108342.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402939108342.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ansa.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>In Sicilia i cittadini invitati a eseguire un test di screening per il tumore della seno, del colon retto o della cervice uterina nell''ambito dei programmi organizzati del sistema sanitario nazionale mostrano scarsa aderenza a effettuare gli esami. (ANSA)</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:29:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1074704" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402939108342.PDF"><![CDATA[ansa.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2026/07/14/gimbe-in-sicilia-scarsa-aderenza-a-effettuare-screening-oncologici_8ab9d90d-b2fb-4b17-b4ee-f5a9f2945fa4.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[In Sicilia i cittadini invitati aeseguire un test di screening per il tumore della seno, delcolon retto o della cervice uterina nell'ambito dei programmiorganizzati del sistema sanitario nazionale mostrano scarsaaderenza a effettuare gli esami. Emerge dal Report 2024dell'Osservatorio nazionale screening, richiamato in un'analisidella Fondazione Gimbe.                                                                           				 I dati per il 2024 riguardanti l'estensione (percentuale dellapopolazione target che riceve un invito) e l'adesione(proporzione di invitati che eseguono il test rispetto allapopolazione target) agli screening sono: screening mammografico:l'estensione è pari al 89,1% (media Italia 97,3%) dellapopolazione target; l'adesione è pari al 28,9% (media Italia 50%) della popolazionetarget che posiziona la regione al 20° posto tra le regioni;questa percentuale correlata all'estensione - di per sé giàinferiore al 100% -  documenta che in questa Regione come per lealtre del Mezzogiorno (Molise escluso), la mancata adesione agliscreening riconosce a monte responsabilità organizzative nellagestione degli inviti;·screening cervicale (per il tumore del collo dell'utero):'estensione è pari al 106,2% (media Italia 117,2%) dellapopolazione target; l'adesione è pari al 27,8% (media Italia51%) della popolazione target che posiziona la regione alpenultimo posto tra le regioni;screening colon-rettale: l'estensione è pari al 95,3% (mediaItalia 94%) della popolazione target; l'adesione è pari al 14,6%(media Italia 33,3%) della popolazione target che posiziona laregione al 19° posto tra le regioni. Tutte le Regioni delMezzogiorno si collocano al di sotto della media nazionale.                                                                           				Le estensioni superiori al 100% - dice Gimbe -  indicano che laRegione ha effettuato inviti di recupero relativi a popolazionetarget per gli anni precedenti.                                                                            Riproduzione riservata © Copyright ANSA   
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		<tp:writer>Redazione ANSA</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Screening oncologici gratuiti: Gimbe, in Basilicata si estendono pochi inviti - Notizie  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402932108404.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402932108404.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ansa.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Un''adesione superiore alla media nazionale (56% contro la media italiana del 50%) ma una insufficienza netta (79,2%, a fronte del 97,3% in Italia) per quanto concerne la percentuale delle persone invitate a sottoporsi in Basilicata allo screening mammograf... (ANSA)</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:43:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1074704" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402932108404.PDF"><![CDATA[ansa.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ansa.it/basilicata/notizie/2026/07/14/screening-oncologici-gratuiti-gimbe-in-basilicata-si-estendono-pochi-inviti_fd9fee1f-acc4-4700-b26d-a56f98af3694.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Un'adesione superiore alla medianazionale (56% contro la media italiana del 50%) ma unainsufficienza netta (79,2%, a fronte del 97,3% in Italia) perquanto concerne la percentuale delle persone invitate asottoporsi in Basilicata allo screening mammografico, nel 2024:è il quadro evidenziato dalla Fondazione Gimbe sui controllioncologici gratuiti a cui ogni Regione è obbligata a dareesecuzione.                                                                           				   In questo settore, la Basilicata, alla pari di tutte leRegioni del Sud, ad eccezione del Molise, è nona e - dice laFondazione - "anche se sopra media, questa percentuale correlataagli inviti riconosce a monte responsabilità organizzative nellaloro gestione".                                                                           				   Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali diAssistenza, che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente,comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, loscreening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uominitra 50 e 69 anni.                                                                           				   Negli altri due ambiti sanitari, per lo screening cervicale(per il tumore del collo dell'utero) l'estensione degli inviti èpari al 91,1% (media Italia 117,2%), mentre l'adesione è pari al52,2% (media Italia 51%) e posiziona la Basilicata al 12esimo;per lo screening colon-rettale: l'estensione è pari al 84,6%(media Italia 94%), l'adesione raggiunge il 32,9% (media Italia33,3%) della popolazione target che posiziona la regione al 10°posto tra le regioni.                                                                            Riproduzione riservata © Copyright ANSA   
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		<tp:writer>Redazione ANSA</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402932108404.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Screening oncologici, in Calabria adesione sotto la media nazionale - Notizie  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402966408635.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402966408635.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ansa.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Calabria sotto la media nazionale per estensione e adesione agli screening oncologici. E'' quanto emerge dall''analisi, relativa all''anno 2024, di Gimbe. (ANSA)</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 13:47:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1074704" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402966408635.PDF"><![CDATA[ansa.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ansa.it/calabria/notizie/2026/07/14/screening-oncologici-in-calabria-adesione-sotto-la-media-nazionale_8379b387-4347-41b4-9b07-a5d35e7af6b7.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Calabria sotto la medianazionale per estensione e adesione agli screening oncologici.                                                                           				E' quanto emerge dall'analisi, relativa all'anno 2024, di Gimbe.                                                                           				Per lo screening mammografico l'estensione è pari al 69,2%(media Italia 97,3%) della popolazione target; mentre l'adesioneè al 15,2% (media Italia 50%) della popolazione target. Sulloscreening cervicale (per il tumore del collo dell'utero)l'estensione è al 74,3% (media Italia 117,2%) della popolazionetarget;mentre l'adesione è al 12,2% (media Italia 51%) dellapopolazione target.                                                                           				   Quanto allo screening colon-rettale l'estensione è pari al86,9% (media Italia 94%) della popolazione target; mentrel'adesione è pari al 4,5% (media Italia 33,3%) della popolazionetarget.                                                                            Riproduzione riservata © Copyright ANSA   
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		<tp:writer>Redazione ANSA</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Screening oncologici, Trento è prima per mammografico e cervicale - Notizie  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402957508670.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402957508670.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ansa.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La Provincia di Trento è prima per adesione allo screening mammografico e per lo screening cervicale, mentre si posiziona al terzo posto per lo screening colon-rettale. (ANSA)</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 13:53:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1074704" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402957508670.PDF"><![CDATA[ansa.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ansa.it/trentino/notizie/2026/07/14/screening-oncologici-trento-e-prima-per-mammografico-e-cervicale_184059c3-af10-4843-a0b2-53691962dad0.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[La Provincia di Trento è prima peradesione allo screening mammografico e per lo screeningcervicale, mentre si posiziona al terzo posto per lo screeningcolon-rettale. A dirlo è un'analisi della Fondazione Gimbe cheanalizza dei tre programmi di screening oncologici relativiall'anno 2024, con l'obiettivo di sensibilizzare i cittadinisull'importanza di aderire agli screening organizzati esollecitare Regioni e Aziende sanitarie locali a rafforzare gliinterventi organizzativi e la comunicazione pubblica su questopilastro fondamentale della prevenzione oncologica.                                                                           				   L'estensione dello screening mammografico in Trentino è parial 94,5% (media italiana del 97,3%) della popolazione target,mentre l'adesione è del 74% (media italiana del 50%). Per loscreening cervicale l'estensione è del 129,4% (media italiana117,2%) e l'adesione del 90,3% (media italiana del 51%). Infine,per lo screening colon-rettale l'estensione è del 111,4% (mediaitaliana del 94%) e l'adesione del 56,2% (media italiana del33,3%).                                                                           				   La Provincia di Bolzano si colloca indietro in classifica. Èottava per lo screening mammografico (con un'estensione del98,5% e un'adesione del 58,1%), diciottesima per lo screeningcervicale (con un'estensione del 79,9% e un'adesione del 31,1%)e undicesima per lo screening colon-rettale (con un'estensionedel 110,2% e un'adesione del 31,4%).                                                                            Riproduzione riservata © Copyright ANSA   
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		<tp:writer>Redazione ANSA</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Screening oncologici, in Abruzzo adesione sotto la media nazionale - Notizie  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402868008787.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402868008787.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ansa.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Abruzzo al di sotto della media nazionale per quanto riguarda l''adesione dei cittadini agli screening per i tumori del seno, della cervice uterina e del colon retto. (ANSA)</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 14:37:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2026/07/14/screening-oncologici-in-abruzzo-adesione-sotto-la-media-nazionale_d3f8ab09-f66f-427f-8744-81ed77629310.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Abruzzo al di sotto della medianazionale per quanto riguarda l'adesione dei cittadini agliscreening per i tumori del seno, della cervice uterina e delcolon retto. E' quanto emerge dal report 2024 dell'Osservatorionazionale screening, i cui dati sono contenuti in un'analisidella Fondazione Gimbe.                                                                           				   In particolare l'elaborazione riguarda il rapporto tral'estensione, cioè la percentuale della popolazione target chericeve un invito, e l'adesione, ovvero la proporzione diinvitati che eseguono il test rispetto alla popolazione target.                                                                           				   Per quanto riguarda lo screening mammografico, in Abruzzol'estensione è pari al 96,2% (media Italia 97,3%) dellapopolazione target; l'adesione è pari al 48,4% (media Italia50%) della popolazione target che posiziona la regione al 12/oposto. Questa percentuale correlata all'estensione, di per ségià inferiore al 100%, rileva la fondazione Gimbe, documenta chein Abruzzo, come per le altre del Mezzogiorno (Molise escluso),la mancata adesione agli screening riconosce a monteresponsabilità organizzative nella gestione degli inviti.                                                                           				   Per quanto riguarda lo screening cervicale (per il tumore delcollo dell'utero), l'estensione è pari al 121,9% (media Italia117,2%) della popolazione target, mentre l'adesione è pari al53,6% (media Italia 51%) della popolazione target che posizionala regione all'undicesimo posto.                                                                           				   Sul fronte screening colon-rettale, infine, l'estensione èpari al 104,7% (media Italia 94%) della popolazione target el'adesione è pari al 26,7% (media Italia 33,3%) dellapopolazione target che posiziona la regione al 14/mo posto.                                                                           				   Tutte le Regioni del Mezzogiorno si collocano al di sottodella media nazionale. Le estensioni superiori al 100% indicanoche la Regione ha effettuato inviti di recupero relativi apopolazione target per gli anni precedenti.                                                                            Riproduzione riservata © Copyright ANSA   
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		<tp:writer>Redazione ANSA</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Screening oncologici, più di un italiano su 2 dice no. La Calabria resta indietro ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403224708110.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403224708110.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"corrieredellacalabria.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Secondo Gimbe la regione è tra quelle con le maggiori difficoltà organizzative e registra i tassi di partecipazione più bassi del Paese</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:22:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="3962" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403224708110.PDF"><![CDATA[corrieredellacalabria.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.corrieredellacalabria.it/2026/07/14/screening-oncologici-piu-di-un-italiano-su-2-dice-no-la-calabria-resta-indietro/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[I nostri canaliROMA Nel 2024 oltre 14 milioni di italiani sono stati invitati a eseguire un test di screening per il tumore della seno, del colon retto o della cervice uterina nell’ambito dei programmi organizzati del sistema sanitario nazionale. Più di 7 milioni e mezzo (il 54%), però, non hanno risposto alla chiamata perdendo una preziosa opportunità di diagnosi precoce. È il dato saliente del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening, richiamato in un’analisi della Fondazione Gimbe. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening», afferma il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. L’analisi mette in luce forti differenze territoriali. Se una parte delle Regioni riesce, non solo a raggiungere tutti i cittadini con l’invito, ma a anche a mettere in atto politiche di recupero di quanti non hanno risposto a una prima chiamata, altre sono lontane dai livelli di sufficienza: in particolare la Valle d’Aosta registra i livelli più bassi nella capacità di invitare i cittadini a sottoporsi allo screening per il tumore della mammella (58,1%), la Calabria per quello del tumore del collo dell’utero (74,3%), la Sardegna per quello del colon retto (60,8%). Forti disomogeneità anche sul fronte dell’adesione dei cittadini. Le performance peggiori in Calabria: rispondono alla chiamata per lo screening del tumore del colon retto solo il 4,5% degli invitati, a quello della cervice il 12,2%, a quello della mammella il 15,2%. Seguono Sicilia e Campania. Come risultato delle coperture insufficienti, nel 2024, sono sfuggiti alla diagnosi “oltre 11 mila carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati”, dice Cartabellotta. «Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico», conclude il presidente Gimbe.Restano marcate le differenze territoriali nell’accesso agli screening oncologici organizzati, evidenzia la Fondazione Gimbe, secondo cui il Mezzogiorno continua a registrare i livelli più bassi sia nell’estensione degli inviti sia nell’adesione ai programmi di prevenzione. Per lo screening mammografico nel 2024 è stato invitato il 97,3% della popolazione target, ma con forti differenze regionali, dal 110,4% della Lombardia al 58,1% della Valle d’Aosta. «Con l’eccezione del Molise – commenta il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – nessuna Regione del Sud raggiunge la soglia del 100%, segnale di criticità organizzative ancora rilevanti nella gestione degli inviti». Per lo screening cervicale è stato invitato il 117,2% della popolazione target, con punte del 167,9% nelle Marche e un minimo del 74,3% della Calabria. «In 14 Regioni – spiega Cartabellotta – l’estensione supera il 100%: un dato che conferma come nel 2024 fosse ancora necessario recuperare numerosi inviti non effettuati negli anni della pandemia”. Sul fronte dell’adesione, allo screening mammografico ha partecipato il 50% delle donne invitate, con un massimo del 74% nella Provincia autonoma di Trento e un minimo del 15,2% in Calabria. Per lo screening cervicale si passa dal 90,3% di Trento al 12,2% della Calabria, mentre per il colon-retto l’adesione media nazionale è del 33,3%, con il 64,1% della Valle d’Aosta e appena il 4,5% della Calabria. «Il tasso di adesione agli screening – spiega Cartabellotta – riflette anche la capacità dei servizi sanitari regionali di governare l’intero percorso: aggiornare costantemente le anagrafiche della popolazione target, programmare e spedire gli inviti, realizzare campagne di sensibilizzazione ed erogare i test». «I dati ONS 2024 – agg
iunge il Presidente – mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028».Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornatoNews&Com SRLTelefono: 0968-53665 Email:  newsandcom@gmail.comx   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Redazione Corriere</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403224708110.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Health Journalism Forum e Brand Journalism Festival 2026: a Napoli e Milano due appuntamenti per discutere di informazione, fiducia e Intelligenza Artificiale ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402936108428.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402936108428.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"dire.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Si partirà il 2G ottobre con l’Health Journalism Forum,dedicato all’informazione e alla comunicazione sanitaria. Seguirà il 10 novembre il Brand Journalism Festival</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:50:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="2587" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402936108428.PDF"><![CDATA[dire.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.dire.it/14-07-2026/1255437-health-journalism-forum-e-brand-journalism-festival-2026-a-napoli-e-milano-due-appuntamenti-per-discutere-di-informazione-fiducia-e-intelligenza-artificiale/]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402936108428.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[ROMA – Tornano l’Health Journalism Forum e il Brand Journalism Festival, le due iniziative promosse da Social Reporters che nell’autunno 2026 porteranno a Napoli e Milano il dibattito sulle trasformazioni dell’informazione e della comunicazione nell’era dell’intelligenza artificiale.Si partirà il 2G ottobre con l’Health Journalism Forum, dedicato all’informazione e alla comunicazione sanitaria. Seguirà il 10 novembre il Brand Journalism Festival, che in questa edizione approfondirà il ruolo di media, aziende e istituzioni nella costruzione della fiducia fra testate e lettori, in un contesto caratterizzato dal sovraccarico di notizie, frammentazione delle fonti e crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa.L’Health Journalism Forum e il Brand Journalism Festival, rispettivamente alla seconda e terza edizione, si confermano un riferimento per il confronto sulle trasformazioni dell’ecosistema informativo, favorendo il dialogo tra giornalisti, professionisti della salute, imprese, istituzioni, ricercatori e cittadini.Dopo aver coinvolto nelle precedenti edizioni oltre 30 speaker e più di 600 professionisti, il format continua a crescere, registrando un incremento del 25% della partecipazione rispetto all’esordio.Tra le principali novità del 2026 il lancio di BJF EDU, il nuovo progetto educativo sviluppato in collaborazione con VIK School, che porterà nelle scuole superiori italiane percorsi dedicati all’informazione, alla comunicazione, all’intelligenza artificiale e alla cittadinanza digitale, con l’obiettivo di rafforzare il pensiero critico delle nuove generazioni e formare una cittadinanza più consapevole.“L’intelligenza artificiale sta cambiando radicalmente il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo informazioni. In questo scenario la fiducia non può essere considerata una conseguenza, ma una scelta progettuale. Health Journalism Forum e Brand Journalism Festival nascono per favorire il confronto tra chi ogni giorno contribuisce alla costruzione dell’informazione, della conoscenza e dell’opinione pubblica, creando occasioni di dialogo tra giornalismo, istituzioni, imprese e cittadini”, dichiara Ilario Vallifuoco, CEO e Founder di Social Reporters.Il Brand Journalism Festival, in programma il 10 novembre presso IBM Studios a Milano, sarà dedicato al tema “L’Architettura della Fiducia – Convergere. Costruire. Garantire”, una riflessione sulle nuove responsabilità di media, aziende e istituzioni nell’era dell’intelligenza artificiale.Tra i primi ospiti confermati figurano Vittorio Emanuele Parsi, Francesco Cancellato, Giulio Gambino e Alice Mentana, insieme ad altri protagonisti del giornalismo, della comunicazione e della ricerca.Per il terzo anno consecutivo, Unipol affiancherà il Festival in qualità di Main Partner, confermando la condivisione degli obiettivi e dei valori che ispirano l’iniziativa.Tra i momenti centrali della giornata, la presentazione in anteprima di una nuova ricerca Ipsos Doxa sul rapporto tra informazione, fiducia e consenso nell’Italia pre-elettorale. Un tavolo di discussione per comprendere forzature retoriche e archetipi che polarizzano l’elettorato e qual è il confine tra influenza e manipolazione.La giornata si concluderà con la presentazione di un documento programmatico contenente impegni e proposte operative da condividere con partner e istituzioni.L’Health Journalism Forum, in programma il 2G ottobre presso l’AORN Antonio Cardarelli di Napoli, sarà dedicato al tema “La nuova ecologia dell’informazione sanitaria: fiducia, regole, tecnologia e nuove generazioni”.Il programma favorirà il confronto tra giornalisti, professionisti della salute, istituzioni e cittadini sulle principali trasformazioni del settore, affrontando temi quali le nuove regole europee dell’informazione sanitaria, la costruzione della fiducia nell’era dell’iperinformazione, il ruolo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo sanitario, la gestione dei dati e della pri
vacy e l’autorevolezza delle fonti.Particolare rilievo avrà inoltre la sessione speciale dedicata ai 30 anni della Fondazione GIMBE, con una riflessione sul rapporto tra evidenze scientifiche, informazione e fiducia dei cittadini.Il Forum vedrà la partecipazione di Walter Ricciardi, Nino Cartabellotta e Matteo Bassetti, tra le voci più autorevoli del dibattito scientifico e sanitario italiano, insieme ad esponenti del mondo dell’informazione, della comunicazione e delle istituzioni impegnati nella promozione di una corretta informazione sulla salute.Il progetto potrà contare sul sostegno di aziende e organizzazioni che condividono l’obiettivo di promuovere un’informazione di qualità e un confronto aperto sui temi della salute, dell’innovazione e della comunicazione responsabile. Eli Lilly sostiene l’edizione 2026 in qualità di Main Partner.Con il Brand Journalism Festival, l’Health Journalism Forum e BJF EDU, Social Reporters rafforza il proprio impegno nel promuovere un’informazione autorevole, innovativa e capace di generare fiducia.Social ReportersSocial Reporters è una start-up innovativa di proprietà di Swarmcom Srl, fondata nel 2018 con una missione chiara: trasformare le aziende in vere e proprie Media Company. Specializzata in Brand Journalism e Live Communication, offre servizi di content creation e curation su tutto il territorio nazionale. La presenza territoriale è capillare, con oltre 1.500 professionisti altamente qualificati distribuiti in tutte le regioni italiane, 3 sedi operative e una base di oltre 100 clienti soddisfatti.   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402936108428.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Screening oncologici, Gimbe: oltre 7,6 milioni di persone fuori dai programmi gratuiti | Onco News33 ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402923308300.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402923308300.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"doctor33.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nel 2024 oltre la metà della popolazione target non ha partecipato agli screening oncologici organizzati. GIMBE stima più di 50.300 tumori e lesioni precancerose non intercettati</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:20:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="4746" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402923308300.PDF"><![CDATA[doctor33.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.doctor33.it/articolo/68330/screening-oncologici-gimbe-oltre-76-milioni-di-persone-fuori-dai-programmi-gratuiti]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nel 2024 oltre 7,6 milioni di persone, pari al 54% della popolazione target, sono rimaste fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico organizzati dal Servizio sanitario nazionale. Secondo l'analisi della Fondazione GIMBE, basata sul Report 2024 dell'Osservatorio Nazionale Screening (ONS), la mancata adesione e le criticità nell'organizzazione dei programmi hanno comportato la mancata intercettazione di oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose. I programmi di screening inclusi nei Livelli essenziali di assistenza riguardano il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Nel 2024 sono state invitate oltre 14,1 milioni di persone, ma hanno aderito meno di 6,5 milioni. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l'efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose». Per lo screening mammografico è stato invitato il 97,3% della popolazione target, ma ha aderito il 50% delle donne. Per lo screening cervicale l'estensione degli inviti ha raggiunto il 117,2%, anche per recuperare gli inviti non effettuati durante la pandemia, mentre l'adesione si è fermata al 51%. Lo screening del colon-retto ha registrato un'estensione del 94%, ma ha coinvolto soltanto il 33,3% delle persone invitate. In tutti e tre i programmi permangono marcate differenze regionali, con il Mezzogiorno che presenta i livelli di adesione più bassi. Secondo la Fondazione GIMBE, assumendo come riferimento una copertura del 90% della popolazione target, nel 2024 i programmi organizzati non hanno consentito di individuare oltre 11.000 tumori della mammella, di cui più di 2.300 carcinomi invasivi di piccole dimensioni, quasi 9.700 lesioni precancerose della cervice uterina, circa 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose avrebbero potuto essere intercettati attraverso gli screening organizzati, permettendo l'avvio tempestivo degli approfondimenti diagnostici e dei trattamenti necessari. L'analisi richiama inoltre l'attenzione sull'estensione delle fasce di età prevista dalla legge di Bilancio 2026. Secondo Cartabellotta, l'ampliamento dell'offerta rappresenta un'evoluzione delle strategie di prevenzione oncologica, ma dovrebbe essere attuato solo dopo aver garantito un'elevata copertura della popolazione già destinataria degli screening previsti dai LEA, per evitare un ulteriore ampliamento delle differenze tra le Regioni. I dati dell'ONS mostrano una crescita degli inviti e della copertura rispetto agli anni precedenti, ma, secondo la Fondazione GIMBE, l'Italia resta lontana dall'obiettivo fissato dal Consiglio dell'Unione europea di raggiungere una copertura del 90% della popolazione target. Il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi del 70% nel 2027 e dell'80% nel 2028. ???????????Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito...L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la...Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso...Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona...Inserisci le tue chiavi di accesso   
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[PREVENZIONE. SCREENING ONCOLOGICI GRATUITI. LA FONDAZIONE GIMBE: “IN BASILICATA SI ESTENDONO POCHI INVITI. RESPONSABILITÀ ORGANIZZATIVE NELLA GESTIONE. MA L'ADESIONE È SUPERIORE ALLA MEDIA ITALIANA” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402966508636.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402966508636.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"filippomele.blogspot.com" </b>  del 14 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 13:47:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="110" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402966508636.PDF"><![CDATA[filippomele.blogspot.com]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://filippomele.blogspot.com/2026/07/prevenzione-screening-oncologici.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Un'adesione superiore allamedia nazionale (56% contro la media italiana del 50%) ma una insufficienzanetta (79,2%, a fronte del 97,3% in Italia) per quanto concerne la percentualedelle persone invitate a sottoporsi in Basilicata allo screening mammografico,nel 2024: è il quadro evidenziato dalla Fondazione Gimbe sui controllioncologici gratuiti a cui ogni Regione è obbligata a dare esecuzione.     In questo settore, la Basilicata, alla pari di tutte leRegioni del Sud, ad eccezione del Molise, è nona e - dice la Fondazione -"anche se sopra media, questa percentuale correlata agli inviti riconoscea monte responsabilità organizzative nella loro gestione".     Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali diAssistenza, che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono lamammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore dellacervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore delcolon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni.     Negli altri due ambiti sanitari, per lo screening cervicale(per il tumore del collo dell'utero) l'estensione degli inviti è pari al 91,1%(media Italia 117,2%), mentre l'adesione è pari al 52,2% (media Italia 51%) eposiziona la Basilicata al 12esimo; per lo screening colon-rettale:l'estensione è pari al 84,6% (media Italia 94%), l'adesione raggiunge il 32,9%(media Italia 33,3%) della popolazione target che posiziona la regione al 10°posto tra le regioni. (FONTE ANSA)   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Toscana promossa per l'adesione agli screening oncologici ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402933608387.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402933608387.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"firenzedintorni.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Gimbe, sopra la media per mammografia, cervicale e colon-retto</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:40:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="10979" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402933608387.PDF"><![CDATA[firenzedintorni.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.firenzedintorni.it/it/articolo/43097/toscana-promossa-per-ladesione-agli-screening-oncologici-gimbe-sopra-la-media-per-mammografia-cervicale-e-colon-retto.html]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402933608387.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[ In Toscana l'adesione agli screening oncologici gratuiti supera la media nazionale in tutti e tre i programmi: 64,9% per la mammografia (media Italia 50%), 63,3% per lo screening cervicale (media Italia 51%) e 42,3% per quello del colon-retto (media Italia 33,3%). È quanto emerge dal report 2024 della Fondazione Gimbe sugli screening oncologici, che colloca la Toscana al quinto posto tra le regioni per la mammografia e al settimo per cervice e colon-retto.    Anche l'estensione — la quota di popolazione target raggiunta dagli inviti — supera la media italiana in tutti e tre i casi: 102,6% per la mammografia (Italia 97,3%), 120,8% per la cervice (Italia 117,2%) e 98,8% per il colon-retto (Italia 94%). Le percentuali superiori al 100%, spiega Gimbe, indicano che la Regione ha effettuato inviti di recupero relativi ad anni precedenti.    Il quadro toscano si inserisce in una fotografia nazionale critica: nel 2024, secondo Gimbe, il 54% della popolazione target — oltre 7,6 milioni di persone — è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening. L'Italia resta infatti lontana dall'obiettivo Ue di raggiungere entro il 2025 una copertura del 90% della popolazione target; il nuovo Piano nazionale di prevenzione 2026-2031 sposta il traguardo al 2029. 	Sponsor								Condividi			La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)				Attiva i cookies   
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		<tp:writer>Firenze Web Division</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Accordo tra Airbnb e Fondazione Meyer per offrire alloggi gratuiti alle famiglie dei bimbi in cura a Firenze ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403276107588.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403276107588.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"firenzetoday.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Solo nel 2025, il pediatrico fiorentino ha accolto oltre 85.000 pazienti provenienti da fuori Toscana. Carrai: "Grati ad Airbnb per questo contributo"</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 09:02:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="36311" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403276107588.PDF"><![CDATA[firenzetoday.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.firenzetoday.it/cronaca/accordo-airbnb-fondazione-meyer.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Solo nel 2025, il pediatrico fiorentino ha accolto oltre 85.000 pazienti provenienti da fuori Toscana. Carrai: "Grati ad Airbnb per questo contributo"Airbnb.org, organizzazione non profit fondata da Airbnb che offre alloggi temporanei gratuiti in situazioni di crisi, “estende alla città di Firenze il programma dedicato alle famiglie costrette a spostarsi per motivi sanitari, siglando una collaborazione con la Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Anna Meyer”.Ne dà notizia un comunicato della stessa Airbnb, al centro del fenomeno dell'esplosione degli affitti brevi, ben noto a Firenze come in tante altre città italiane ed europee. “Attraverso il contributo di Airbnb.org - si spiega - sarà possibile prenotare gratuitamente alloggi in prossimità dell’ospedale tramite la piattaforma Airbnb, contribuendo a ridurre l’impatto economico, organizzativo ed emotivo dei percorsi di cura”.L’accordo si aggiunge alle partnership siglate da Airbnb.org con altre dieci organizzazioni no profit italiane impegnate ad offrire ospitalità gratuita a pazienti e caregiver coinvolti in percorsi di cura lontano da casa. Nel caso del Meyer, si tratta della concessione di un credito utilizzabile per prenotazioni sul portale. Il servizio è garantito e sostenuto dalla Fondazione Meyer e gestito in piena sinergia con l’ospedale e il suo servizio di assistenza sociale.“Dal 2020, Airbnb.org ha garantito oltre 1,6 milioni di notti gratuite a più di 250.000 persone in tutto il mondo, tra cui sfollati a causa di calamità naturali e famiglie in viaggio per ricevere cure mediche”, si legge ancora nel comunicato stampa."Orgogliosi di portare in Italia il programma sulla mobilità sanitaria per rendere più semplice e accessibile, per le famiglie italiane, recarsi a Firenze per ricevere cure mediche. Contribuire al benessere delle famiglie in tutta Italia è una priorità e speriamo di continuare ad ampliare questo programma coinvolgendo sempre più partner locali”, dice Christoph Gorder, direttore esecutivo di Airbnb.org.“Questo accordo consente di ampliare il servizio di accoglienza delle famiglie del Meyer, garantito e sostenuto dalla nostra Fondazione e svolto in piena sinergia con l’ospedale e il suo servizio di assistenza sociale. Sempre più famiglie arrivano al Meyer da tutta Italia e poter garantire, accanto alle cure sanitarie, un'accoglienza per quelle più bisognose è un elemento di aiuto fondamentale. Per questo siamo grati ad Airbnb per questo contributo”, commenta il residente di Fondazione Meyer, Marco Carrai.A Firenze, l’Aou Meyer Iecss ha accolto, solo nel 2025, oltre 85.000 pazienti provenienti da fuori Toscana e arrivati da ogni parte d'Italia: il 36% proviene dalle regioni del centro, il 28% dal sud e isole, mentre dal nord è giunto il 26% dei pazienti. Una buona parte - il 10% - proviene dall’estero.Un fenomeno che si inserisce in un quadro più ampio: secondo l'ultimo rapporto della Fondazione Gimbe sulla mobilità sanitaria interregionale, la Toscana si colloca al quinto posto in Italia per capacità di attrazione del proprio sistema sanitario, concentrando il 6,4% della mobilità sanitaria in Italia.Su tutto il territorio nazionale, ogni anno circa 1 milione di pazienti (l’8,8% dei ricoveri totali) è costretto a lasciare la propria comunità per ricevere cure adeguate. Nel 79% dei casi questi pazienti sono accompagnati da almeno un caregiver, con oltre 1,3 milioni di persone che devono trasferirsi temporaneamente, spesso in condizioni di salute fragili.SCEGLI FirenzeToday  COME FONTE PREFERITA SU GOOGLE NEWSLEGGI TUTTE LE INCHIESTE E GLI APPROFONDIMENTIvuoi NAVIGAre SENZA PUBBLICITà ? SCOPRI COME FARE© Riproduzione riservata   
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Gruppo CIDIMU e CISL Cuneo: un modello di welfare territoriale per la salute  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402936008427.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402936008427.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ideawebtv.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Gruppo CIDIMU e CISL Cuneo: un modello di welfare territoriale per la salute</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:50:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="870" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402936008427.PDF"><![CDATA[ideawebtv.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ideawebtv.it/2026/07/14/gruppo-cidimu-e-cisl-cuneo-un-modello-di-welfare-territoriale-per-la-salute/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gruppo CIDIMU e CISL Cuneo hanno scelto di rispondere a un problema molto concreto: l’accesso alle cure, sempre più segnato da tempi di attesa lunghi e da costi crescenti.Secondo l’ultima rilevazione Istat, a livello nazionale il 9,9% della popolazione, circa 5,8 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico necessario, per i tempi di attesa o per difficoltà economiche. Non è un fenomeno marginale: secondo i dati GIMBE, la spesa sanitaria delle famiglie italiane rappresenta oggi il 23% della spesa sanitaria complessiva del Paese.Proprio in questo spazio si inserisce la convenzione appena firmata dalle due organizzazioni. L’accordo non si propone come alternativa al Servizio Sanitario Nazionale, del quale anzi riconosce esplicitamente il ruolo insostituibile, ma come strumento complementare: un’opportunità in più, offerta a chi altrimenti potrebbe trovarsi a rinunciare a un controllo necessario.È infatti il sostegno concreto alle persone ciò che accomuna le due organizzazioni firmatarie, pur portatrici di missioni diverse: da una parte una rete sanitaria privata che da oltre quarant’anni opera in Piemonte nel campo della diagnosi e della prevenzione; dall’altra la tutela sindacale, che da sempre si occupa delle condizioni materiali di vita di lavoratori e famiglie.L’intesa riguarda tutti gli associati CISL della provincia di Cuneo e il loro nucleo familiare convivente. Le agevolazioni previste comprendono uno sconto del 15% sulle visite specialistiche, del 10% su esami diagnostici e prestazioni odontoiatriche, oltre a condizioni dedicate su percorsi di check-up con tariffe più contenute rispetto al listino ordinario.È proprio questa combinazione di elementi, un accordo nato da una collaborazione locale, esteso all’intero nucleo familiare e costruito su un impianto stabile anziché su una semplice promozione, a rendere la convenzione un vero e proprio modello di welfare territoriale, più che una semplice agevolazione commerciale.Territoriale perché nasce dall’incontro tra una rete sanitaria che opera nel Cuneese e un’organizzazione sindacale radicata sullo stesso territorio. Welfare perché entra a far parte degli strumenti concreti di tutela che il sindacato mette a disposizione di chi rappresenta, accanto alla contrattazione e ai servizi tradizionali, offrendo un sostegno dedicato alla salute e pensato per durare nel tempo, non per esaurirsi in una singola campagna promozionale.Al centro della convenzione vi è infatti un programma di prevenzione distribuito lungo l’arco di un intero anno: sei campagne tematiche, scandite ogni due mesi, che accompagnano gli iscritti attraverso altrettanti ambiti della salute della persona adulta, dalla prevenzione cardiovascolare a quella oncologica, passando per il controllo della funzionalità d’organo e la diagnosi precoce. Non un’offerta isolata, dunque, ma un percorso continuativo che restituisce alla prevenzione il suo significato più autentico: quello di un’abitudine, non di un’eccezione a cui si ricorre solo in caso di necessità.Per il Gruppo CIDIMU la convenzione segna l’ingresso in un ambito di collaborazione con il mondo sindacale, in piena continuità con una missione di prevenzione e diagnosi precoce che l’azienda persegue da oltre quattro decenni sul territorio piemontese. Per CISL Cuneo, l’intesa rappresenta invece un‘evoluzione naturale del proprio ruolo di tutela, che si allarga dal piano contrattuale a quello, altrettanto diretto, della salute quotidiana degli iscritti e delle loro famiglie.L’accordo è stato siglato a Cuneo, città che le due organizzazioni indicano come punto di partenza simbolico di un percorso che guarda oltre i confini provinciali. Sia CIDIMU sia CISL non escludono infatti che, sulla base dei risultati che emergeranno nei prossimi mesi, il modello possa essere esteso ad altri territori piemontesi.Dichiara il Dr. Ugo Riba Direttore Generale ed Amministratore Unico: «Che un’organizzazione sindacale abbia
 scelto di avvicinarsi a noi non è scontato, e lo considero un riconoscimento importante: significa che sul territorio siamo percepiti come un punto di riferimento affidabile per la sanità privata, non come un semplice fornitore di prestazioni. È una responsabilità che prendiamo sul serio.Le difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale non sono un’anomalia italiana: è un problema europeo, strutturale. I sistemi sanitari pubblici si sono costruiti sull’idea di poter garantire tutto a tutti, ma i costi sempre più importanti, la richiesta di sanità in una popolazione sempre più longeva, la diversa percezione del lavoro che le giovani leve hanno e molte altre concause, fanno sì che questo modello sia sempre meno sostenibile. E’ chiaro che il SSN è irrinunciabile e vitale per tutti noi. Ma è l’ora  che chi ha a cuore la salute dei cittadini si renda conto che esiste una sanità privata di cui non si può fare a meno.Con CISL Cuneo abbiamo costruito qualcosa che ha senso nel lungo periodo: un percorso di prevenzione e di servizio, non una promozione. Sono molto grato al Segretario Generale Cisl della provincia di Cuneo, Dott. Solavagione, per la visione e la determinazione con cui ha portato avanti l’iniziativa.»Dichiara Enrico Solavagione Segretario generale Cisl Cuneo: “Per essere chiari: per la Cisl il rapporto tra sanità pubblica e sanità privata si basa sull’integrazione, non sulla sostituzione. La sanità pubblica deve garantire cure universali ed equità per tutti; quella privata, invece, offre flessibilità e rapidità.L’equilibrio funziona se il privato supporta il pubblico senza creare cittadini di serie A e cittadini di serie B. La convenzione rappresenta una forma di contrattazione sociale e territoriale. La sanità pubblica è in difficoltà da almeno vent’anni. La Cisl, con un approccio molto pragmatico, continuerà ai tavoli negoziali a chiedere più assunzioni e maggiori investimenti negli ospedali e nelle ASL. Nel frattempo, però, le persone si ammalano oggi e hanno bisogno di risposte subito.Per questo, la convenzione rappresenta un salvagente temporaneo, per non lasciare i nostri iscritti soli di fronte alle difficoltà e ai disservizi, in attesa che la sanità pubblica torni a funzionare come deve.Riteniamo che un sindacato moderno debba occuparsi di queste vicende con assoluto pragmatismo. Per questo offriamo ai nostri iscritti la possibilità di accedere, a condizioni convenienti, a servizi che oggi la sanità pubblica non riesce a erogare pienamente.La Cisl ha aderito per un dovere preciso, tutelare la salute dei propri iscritti. Continueremo a batterci politicamente per difendere, finanziare e rilanciare il Servizio Sanitario Pubblico. Non possiamo però ignorare le liste di attesa infinite che oggi negano il diritto alla cura. Questa convenzione è uno scudo d’emergenza, permette ai nostri tesserati di fare visite ed esami diagnostici in tempi rapidi e a tariffe calmierate. Un sindacato pragmatico fa grandi battaglie per il futuro ma dà risposte concrete ai bisogni di oggi”.Fondatore IDEAWebtv.it: Carlo BorsalinoEdizioni EditIN Srl        Redazione:        Via Vittorio Emanuele II 23/C - 12051 Alba (Cn)Tel. 0173.615282Ufficio marketing: tel. 0173.615283        [email protected]			[email protected]        [email protected]        www.ideawebtv.itPresidente:        Mariano CostamagnaDirettore Responsabile:        Paolo Cornero        [email protected]Direttore editoriale:        Giuliana CirioMarketing e Account:        Davide Borsalino e Simona BorsalinoReg. Periodici Tribunale Alba n. 8/05Copyright © 2025 – Tutti i diritti sono riservati.            Partita Iva: 04140370042Cookie Policy – Privacy PolicyARCHIVIO RIVISTA IDEA   
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Screening tumori: 7,6 mln di persone «fuori»  e 50.300 casi restano non intercettati  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403204408055.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403204408055.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilsole24ore.com" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Focus sui test su seno, utero e colon retto erogati gratis dal Servizio sanitario nazionale: del 54% di popolazione target che “sfugge” la maggior parte sceglie di non aderire e il Sud resta fanalino di coda</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:03:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="444570" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403204408055.PDF"><![CDATA[ilsole24ore.com]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ilsole24ore.com/art/screening-tumori-76-mln-persone-fuori-e-50300-casi-restano-non-intercettati-AJgiPmI]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[ServizioServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’analisi GimbeScreening tumori: 7,6 mln di persone «fuori»  e 50.300 casi restano non intercettatiFocus sui test su seno, utero e colon retto erogati gratis dal Servizio sanitario nazionale: del 54% di popolazione target che “sfugge” la maggior parte sceglie di non aderire e il Sud resta fanalino di codadi Redazione Salute14 luglio 2026Aggiungi Il Sole 24 Ore ai preferiti su Google (Adobe Stock)4' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comI punti chiaveTarget Ue lontaniI gap tra test e tra RegioniLa stima dei tumori “sfuggiti”Prevenzione da coltivare a scuolaComunicare meglioAscolta la versione audio dell'articolo4' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comNel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico - su mammella, cervice e colon-retto - soprattutto al Sud: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. “Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening”, rilevano dalla Fondazione Gimbe che ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi di prevenzione offerti nell’ambito dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del Servizio sanitario nazionale, sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio nazionale screening (Ons).Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AILe domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AIsulla base del contenuto visualizzato.Target Ue lontani«Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara il presidente Nino Cartabellotta – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. I dati Ons 2024 – aggiunge – mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano nazionale di Prevenzione 2026-2031, di recente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028».Loading...I gap tra test e tra Regioni«Al netto degli esclusi dal target – prosegue Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese». Nel dettaglio, a livello nazionale ha aderito allo screening mammografico il 50% delle donne invitate, con marcate differenze regionali: dal 74% della Pa di Trento al 15,2% della Calabria. Tutto il Sud, tranne la Basilicata, registra livelli di adesione inferiori alla media nazionale. Quanto allo screening cervicale, ha aderito il 51% delle donne invitate, con forti differenze regionali: dal 90,3% della Provincia autonoma di Trento al 12,2% della Calabria. Infine, la prevenzione del tumore al colon-retto: a livello nazionale ha aderito solo il 33,3% delle persone invitate e anche qui si va dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria.La stima dei tumori “sfuggiti”Assumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori, è possibile valutare quanti tumori e lesioni pre cancerose siano “sfuggiti” ai test Ssn. «Nel 2024 – sintetizza Cartabellotta – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni preca
ncerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico».NewsletterSanità24, la newsletter sul settore sanitarioScopri di piùPROMO ABBONAMENTO1 anno di abbonamento al Sole a 69€!Accesso illimitato al sito de Il Sole 24 OreScopri di più«L’indagine campionaria del sistema di sorveglianza Passi dell’Istituto superiore di Sanità – spiega Cartabellotta – documenta che molte persone dichiarano di sottoporsi a controlli periodici per “iniziativa spontanea”. Per questi test, tuttavia, non sono disponibili indicatori oggettivi, quali il tasso di identificazione dei tumori e la percentuale di persone positive che eseguono il test di secondo livello, né controlli standardizzati sulla qualità dei test. Non vi è inoltre alcuna certezza che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Infine, un’indagine campionaria, pur fornendo informazioni rilevanti sui fattori di rischio e sui determinanti socio-economici, non consente di certificare la copertura degli screening oncologici per “iniziativa spontanea”».Prevenzione da coltivare a scuolaLa scarsa adesione agli screening organizzati riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione oncologica. Nell’ambito del progetto “La Salute tiene banco”, promosso dalla Fondazione Gimbe nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato chiesto a 467 studenti degli ultimi due anni di indicare i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal Ssn. Solo il 51,2% ha identificato correttamente mammella, colon-retto e cervice uterina. «Questo dato – commenta Cartabellotta – conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi».Comunicare meglio«Prevenzione e promozione della salute – conclude Cartabellotta – sono pilastri essenziali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del Ssn. Eppure oggi emerge un paradosso evidente: da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati. Molte Regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, devono rafforzare la propria capacità organizzativa, ma il nodo principale resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini. Aderire agli screening organizzati significa diagnosticare precocemente i tumori, trattare tempestivamente le lesioni precancerose, aumentare le probabilità di guarigione definitiva, ridurre sofferenze e costi per il SSN e, soprattutto, salvare vite umane».Riproduzione riservata ©ArgomentiscreeningServizio Sanitario NazionaleSudCalabriaTrentoLoading...   
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		<title><![CDATA[Screening tumori: 7,6 mln di persone «fuori»  e 50.300 casi restano non intercettati - Il Sole 24 ORE ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402931108230.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilsole24ore.com" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Focus sui test su seno, utero e colon retto erogati gratis dal Servizio sanitario nazionale: del 54% di popolazione target che “sfugge” la maggior parte sceglie di non aderire e il Sud resta fanalino di coda</p>]]></description>
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il tasso di identificazione dei tumori e la percentuale di persone positive che eseguono il test di secondo livello, né controlli standardizzati sulla qualità dei test. Non vi è inoltre alcuna certezza che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Infine, un’indagine campionaria, pur fornendo informazioni rilevanti sui fattori di rischio e sui determinanti socio-economici, non consente di certificare la copertura degli screening oncologici per “iniziativa spontanea”».Prevenzione da coltivare a scuolaLa scarsa adesione agli screening organizzati riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione oncologica. Nell’ambito del progetto “La Salute tiene banco”, promosso dalla Fondazione Gimbe nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato chiesto a 467 studenti degli ultimi due anni di indicare i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal Ssn. Solo il 51,2% ha identificato correttamente mammella, colon-retto e cervice uterina. «Questo dato – commenta Cartabellotta – conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi».Comunicare meglio«Prevenzione e promozione della salute – conclude Cartabellotta – sono pilastri essenziali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del Ssn. Eppure oggi emerge un paradosso evidente: da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati. Molte Regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, devono rafforzare la propria capacità organizzativa, ma il nodo principale resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini. Aderire agli screening organizzati significa diagnosticare precocemente i tumori, trattare tempestivamente le lesioni precancerose, aumentare le probabilità di guarigione definitiva, ridurre sofferenze e costi per il SSN e, soprattutto, salvare vite umane».Riproduzione riservata ©ArgomentiscreeningServizio Sanitario NazionaleSudCalabriaTrentoLoading...   
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		<title><![CDATA[Screening, in Italia c’è chi dice no: ecco quanti tumori restano invisibili ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403194907832.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lapresse.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L''analisi Gimbe: più di 50.300 fra tumori e lesioni precancerose sono ‘sfuggiti’ agli  screening nel 2024</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.lapresse.it/salute/sanita/2026/07/14/screening-in-italia-ce-chi-dice-no-ecco-quanti-tumori-restano-invisibili/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Accesso ArchiviUltima oraHome > Salute > Sanità > Screening, in Italia c’è chi dice no: ecco quanti tumori restano invisibiliL’analisi Gimbe: più di 50.300 fra tumori e lesioni precancerose sono ‘sfuggiti’ agli  screening nel 2024I numeri a volte parlano, specie quando si tratta di salute. Ebbene, più di 50.300 fra tumori e lesioni precancerose sono ‘sfuggiti’ agli screening nel 2024. E questo perché oltre 7,6 milioni di italiani (il 54% della popolazione target) sono rimasti fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico. Qualcuno non ha ricevuto l’invito, molti l’hanno rifiutato. Un fenomeno tipico del  Mezzogiorno. A fare i conti è l’ultima analisi di Fondazione Gimbe, che accende i riflettori su quello che potremmo chiamare ‘il caso screening’.“Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo”, sintetizza il presidente Nino Cartabellotta. Eppure gli screening oncologici sono inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente.Questi controlli comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. Ma quanti sono stati gli italiani coinvolti nei programmi? Nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone (14.101.942), ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002).“Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese”, dice Cartabellotta. Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale, Fondazione Gimbe ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica.La Legge di Bilancio 2026 ha previsto un finanziamento dedicato per ampliare progressivamente le fasce di età dei programmi di screening oncologico. Diverse Regioni avevano già anticipato questa scelta con risorse proprie extra-Lea, offrendo la mammografia anche alle donne di 45-49 e 70-74 anni e lo screening del colon-retto anche alle persone di 70-74 anni. “L’ampliamento delle fasce di età rappresenta un’evoluzione importante delle strategie di prevenzione oncologica, ma deve essere attuato solo dopo aver garantito un’elevata copertura della popolazione già destinataria degli screening inclusi nei Lea – avverte Cartabellotta – Altrimenti si rischia di ampliare ulteriormente i divari tra le Regioni in grado di estendere l’offerta e quelle che non riescono ancora a garantire efficacemente quella ordinaria”.Lo screening mammografico è offerto a tutte le donne tra 50 e 69 anni. In caso di esito positivo, il percorso prevede ulteriori approfondimenti diagnostici mediante test di imaging (ecografia, Tac, risonanza magnetica), esame citologico o biopsia.Nel 2024 in Italia è stato invitato il 97,3% (n. 4.185.888) della popolazione target, con marcate differenze regionali: dal 110,4% della Lombardia al 58,1% della Valle d’Aosta. “Con l’eccezione del Molise – commenta Cartabellotta – nessuna Regione del Sud raggiunge la soglia del 100%, segnale di criticità organizzative ancora rilevanti nella gestione degli inviti”. A livello nazionale ha aderito allo screening mammografico il 50% delle donne invitate, con marcate differenze regionali: dal 74% della Provincia autonoma di Trento al 15,2% della Calabria. Tutte le Regioni del Sud, ad eccezione della Basilicata, registrano livelli di
 adesione inferiori alla media nazionale.Lo screening cervicale è offerto a tutte le donne tra 25 e 64 anni: nelle fasce più giovani, tra 25 e 30/35 anni, viene proposto il Pap-test ogni 3 anni; nelle fasce d’età successive, il test per il virus del papilloma umano (Hpv test) ogni 5 anni. Alcune Regioni hanno adottato protocolli personalizzati in base allo stato vaccinale per l’Hpv. Nel 2024 sono state invitate 4.048.525 donne: il 78,7% (n. 3.190.938) con Hpv test e il 21,3% (n. 857.587) con Pap-test. Complessivamente, è stato invitato il 117,2% della popolazione target, con forti differenze regionali: dal 167,9% delle Marche al 74,3% della Calabria. “In 14 Regioni – spiega Cartabellotta – l’estensione supera il 100%: un dato che conferma come nel 2024 fosse ancora necessario recuperare numerosi inviti non effettuati negli anni della pandemia”.A livello nazionale ha aderito allo screening cervicale il 51% delle donne invitate, con forti differenze regionali: dal 90,3% della Provincia autonoma di Trento al 12,2% della Calabria.Lo screening colorettale è offerto a tutte le persone tra 50 e 69 anni e consiste nella ricerca del sangue occulto nelle feci. In caso di esito positivo viene proposta, come test di secondo livello, la colonscopia, eseguita nel 2024 dall’83,7% delle persone positive allo screening.Nel 2024 è stato invitato il 94% (n. 7.984.447) della popolazione target, con marcate differenze regionali: dal 118,8% dell’Emilia-Romagna al 60,8% della Sardegna. A livello nazionale ha aderito il 33,3% delle persone invitate, anche in questo caso con marcate differenze regionali: dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria. In tutte le Regioni del Mezzogiorno i livelli di adesione sono inferiori alla media nazionale.Se qualcuno dei ‘convocati’ aveva già fatto l’esame in autonomia, “il tasso di adesione agli screening riflette anche la capacità dei servizi sanitari regionali di governare l’intero percorso: aggiornare costantemente le anagrafiche della popolazione target, programmare e spedire gli inviti, realizzare campagne di sensibilizzazione ed erogare i test”, sottolinea il presidente Gimbe.Il posizionamento di ciascuna Regione nei tre programmi risulta nel complesso omogeneo, confermando differenze strutturali nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali, pur con alcune eccezioni.E alla fine, anche per il 2024, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. “Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028”, segnala Cartabellotta.Assumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori (detection rate), è stato possibile stimare quanti tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati dai programmi di screening organizzati.“Nel 2024 si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico”, sottolinea Cartabellotta.La scarsa adesione agli screening organizzati riflette, per Gimbe, anche una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione oncologica. Nel progetto ‘La Salute tiene banco’, promosso dalla Fondazione Gimbe nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato chiesto a 4
67 studenti degli ultimi due anni di indicare i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal Ssn. Solo il 51,2% li ha identificati correttamente.“Questo conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi”, conclude Cartabellotta. Una scommessa che varrebbe la pena di fare.ULTIME NOVITÀP.I. 06723500010 – Copyright: © LaPresse – Tutti i diritti riservatiLa nostra realtàServizi e OffertePartnershipInformazioni e utilityContattiEsteriMilano, Roma, Torino, Firenze, Napoli, Verona, Treviso, Oristano,              Messina, Lamezia TermeNew York, Washington, Miami, Bruxelles, Londra, Parigi, Berlino,              Madrid, Varsavia, Praga, Ginevra, Vienna, Casablanca, Tokyo, Hong              Kong   
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		<title><![CDATA[Screening gratuiti, oltre metà degli italiani salta i controlli: così sfuggono 50 mila tumori ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403260907484.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lastampa.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Su 14 milioni di inviti hanno risposto all''appello meno di 6,5 milioni</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:31:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.lastampa.it/cronaca/2026/07/14/news/screening_gratuiti_prevenzione_controlli_saltati_tumori_italiani-15689165/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[In EvidenzaSezioniEdizioni LocaliLa voce de La StampaServiziSei qui:Articolo FreeIL DOSSIERSu 14 milioni di inviti hanno risposto all'appello meno di 6,5 milioniPAOLO RUSSO1 minuti di letturaLa prevenzione continua a essere il grande anello debole della sanità italiana. Nel 2024 oltre 7,6 milioni di cittadini aventi diritto non hanno partecipato ai programmi gratuiti di screening oncologico offerti dal Servizio sanitario nazionale. Un esercito di persone rimaste fuori dai controlli, in parte perché mai invitate dalle aziende sanitarie, molto più spesso perché hanno scelto di non aderire. Il risultato è pesante: si stima che oltre 50 mila tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati in tempo, perdendo così l'opportunità di intervenire quando le possibilità di guarigione sono massime.È quanto emerge dall'analisi della Fondazione Gimbe sui dati 2024 dell'Osservatorio nazionale screening. Nel complesso sono state invitate poco più di 14 milioni di persone, ma meno di 6,5 milioni hanno risposto all'appello. Significa che il 54% della popolazione target è rimasto fuori dai programmi organizzati di prevenzione, nonostante siano completamente gratuiti e rientrino nei Livelli essenziali di assistenza che tutte le Regioni sono tenute a garantire. A preoccupare non sono solo i numeri, ma le profonde disuguaglianze territoriali.Il Mezzogiorno continua infatti a occupare stabilmente gli ultimi posti sia nella capacità di invitare i cittadini sia, soprattutto, nella loro adesione. La Calabria chiude tutte e tre le classifiche nazionali: appena il 15,2% delle donne partecipa allo screening mammografico, il 12,2% a quello della cervice uterina e solo il 4,5% delle persone esegue il test per il tumore del colon-retto. All'estremo opposto si collocano soprattutto le Province autonome di Trento e Bolzano, l'Emilia-Romagna, il Veneto e la Toscana, dove organizzazione ed adesione risultano decisamente più elevate. Il programma che convince maggiormente resta quello per il tumore della mammella: aderisce una donna su due. Percentuale analoga per lo screening cervicale, mentre quello del colon-retto continua a essere il vero punto debole, con appena un cittadino su tre che accetta di effettuare la ricerca del sangue occulto nelle feci.Numeri ancora molto lontani dall'obiettivo fissato dall'Unione europea, che punta a una copertura del 90% della popolazione target. Traguardo che il nuovo Piano nazionale della prevenzione rinvia ora al 2029, prevedendo il 70% nel 2027 e l'80% nel 2028. Dietro queste percentuali si nascondono migliaia di diagnosi mancate. Le stime elaborate dalla Fondazione Gimbe indicano che nel solo 2024 non sarebbero stati individuati oltre 11 mila tumori della mammella, compresi più di 2.300 carcinomi invasivi di piccole dimensioni, quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell'utero, circa 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25 mila adenomi avanzati, che rappresentano il principale precursore del tumore intestinale. Patologie che, se intercettate attraverso gli screening organizzati, avrebbero consentito diagnosi più precoci, trattamenti meno invasivi e probabilità di guarigione sensibilmente più elevate.LA STAMPA SAE S.P.A         P. IVA 13425960013         Redazione:         Via Ernesto Lugaro 15 - 10126 Torino (TO), ItaliaI diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi        mezzo e l'adattamento totale o parziale.   
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		<title><![CDATA[Screening oncologici, un italiano su due rinuncia ai controlli gratuiti  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402869808769.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"mondoprofessionisti.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Adesioni basse e forti divari territoriali: il Mezzogiorno resta indietro, allarme Gimbe sulla prevenzione oncologica.</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 14:34:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="26" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402869808769.PDF"><![CDATA[mondoprofessionisti.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.mondoprofessionisti.it/in-breve/screening-oncologici-un-italiano-su-due-rinuncia-ai-controlli-gratuiti/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening».Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. «Al netto degli esclusi dal target – afferma Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone (14.101.942), ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese».Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la Fondazione GIMBE ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi «con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica», spiega il Presidente.Il Report ONS mette a disposizione numerosi indicatori per valutare la qualità dei programmi di screening, la cui erogazione presenta un’elevata variabilità regionale nelle modalità di invito, nelle strategie di recupero e, soprattutto, nella copertura della popolazione target. Per comprenderne le dinamiche, tre indicatori sono fondamentali:Popolazione target da invitare. Per ciascuno dei tre programmi, la popolazione residente ISTAT al 1° gennaio 2024 nelle fasce di età previste viene rapportata alla periodicità del test: ogni 2 anni per gli screening mammografico e colon-rettale, ogni 3 anni per quello cervicale.Estensione dello screening. Indica il numero di inviti effettivamente spediti, al netto di quelli non recapitati, rispetto alla popolazione target. Non vengono conteggiate le persone escluse prima dell’invio per ragioni cliniche, perché già sottoposte al test di screening o a un esame di secondo livello oppure con una diagnosi oncologica. L’estensione può superare il 100% quando le Regioni effettuano inviti aggiuntivi per recuperare gli inviti non effettuati negli anni precedenti a causa della pandemia, del mancato recapito o della mancata adesione.Adesione allo screening. Indica la percentuale di persone che si sottopongono al test rispetto alla popolazione target, al netto delle esclusioni effettuate prima dell’invio per ragioni cliniche. L’indicatore rientra nel Nuovo Sistema di Garanzia, con cui il Ministero della Salute monitora l’adempimento regionale ai LEA.ESTENSIONE DELLE FASCE D’ETÀ. La Legge di Bilancio 2026 ha previsto un finanziamento dedicato per ampliare progressivamente le fasce di età dei programmi di screening oncologico. Diverse Regioni avevano già anticipato questa scelta con risorse proprie extra-LEA, offrendo la mammografia anche alle donne di 45-49 e 70-74 anni e lo screening del colon-retto anche alle persone di 70-74 anni. «L’ampliamento delle fasce di età rappresenta un’evoluzione importante delle strategie di prevenzione oncologica – commenta Cartabellotta – ma deve essere attuato solo dopo aver garantito un’elevata copertura della popolazione già destinataria degli screening inclusi nei LEA. Altrimenti si rischia di ampliare ulteriormente i divari tra le Regioni in grado di estendere l’of
ferta e quelle che non riescono ancora a garantire efficacemente quella ordinaria».SCREENING MAMMOGRAFICO. È offerto a tutte le donne tra 50 e 69 anni. In caso di esito positivo, il percorso prevede ulteriori approfondimenti diagnostici mediante test di imaging (ecografia, TAC, risonanza magnetica), esame citologico o biopsia.Estensione dello screening. Nel 2024 in Italia è stato invitato il 97,3% (n. 4.185.888) della popolazione target, con marcate differenze regionali: dal 110,4% della Lombardia al 58,1% della Valle d’Aosta (Figura 1). «Con l’eccezione del Molise – commenta Cartabellotta – nessuna Regione del Sud raggiunge la soglia del 100%, segnale di criticità organizzative ancora rilevanti nella gestione degli inviti».Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito allo screening mammografico il 50% delle donne invitate, con marcate differenze regionali: dal 74% della Provincia autonoma di Trento al 15,2% della Calabria (Figura 2). Tutte le Regioni del Sud, ad eccezione della Basilicata, registrano livelli di adesione inferiori alla media nazionale.SCREENING CERVICALE. È offerto a tutte le donne tra 25 e 64 anni: nelle fasce più giovani, tra 25 e 30/35 anni, viene proposto il Pap-test ogni 3 anni; nelle fasce d’età successive, il test per il virus del papilloma umano (HPV test) ogni 5 anni. Alcune Regioni hanno adottato protocolli personalizzati in base allo stato vaccinale per l’HPV. In caso di esito positivo, viene proposta la colposcopia come test di secondo livello, eseguita nel 2024 da quasi il 93% delle donne positive allo screening.Estensione dello screening. Nel 2024 sono state invitate 4.048.525 donne: il 78,7% (n. 3.190.938) con HPV test e il 21,3% (n. 857.587) con Pap-test. Complessivamente, è stato invitato il 117,2% della popolazione target, con forti differenze regionali: dal 167,9% delle Marche al 74,3% della Calabria (Figura 3). «In 14 Regioni – spiega Cartabellotta – l’estensione supera il 100%: un dato che conferma come nel 2024 fosse ancora necessario recuperare numerosi inviti non effettuati negli anni della pandemia».Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito allo screening cervicale il 51% delle donne invitate, con forti differenze regionali: dal 90,3% della Provincia autonoma di Trento al 12,2% della Calabria (Figura 4).SCREENING COLON-RETTALE. È offerto a tutte le persone tra 50 e 69 anni e consiste nella ricerca del sangue occulto nelle feci. In caso di esito positivo viene proposta, come test di secondo livello, la colonscopia, eseguita nel 2024 dall’83,7% delle persone positive allo screening.Estensione dello screening. Nel 2024 è stato invitato il 94% (n. 7.984.447) della popolazione target, con marcate differenze regionali: dal 118,8% dell’Emilia-Romagna al 60,8% della Sardegna (Figura 5).Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito il 33,3% delle persone invitate, con marcate differenze regionali: dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria (Figura 6). In tutte le Regioni del Mezzogiorno i livelli di adesione sono inferiori alla media nazionale.«Il tasso di adesione agli screening – spiega Cartabellotta – riflette anche la capacità dei servizi sanitari regionali di governare l’intero percorso: aggiornare costantemente le anagrafiche della popolazione target, programmare e spedire gli inviti, realizzare campagne di sensibilizzazione ed erogare i test». Il posizionamento di ciascuna Regione nei tre programmi risulta nel complesso omogeneo, confermando differenze strutturali nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali, pur con alcune eccezioni (Tabella 1).«I dati ONS 2024 – aggiunge il Presidente – mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi i
ntermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028». L’IMPATTO DEGLI SCREENING MANCATIAssumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori (detection rate), è possibile stimare quanti tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati dai programmi di screening organizzati.«Nel 2024 – spiega il Presidente – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico». In dettaglio:Tumori della mammella. Applicando un tasso di identificazione dello 0,52% per tutti i carcinomi e dello 0,14% per quelli invasivi di dimensioni =10 mm alle 1.675.708 donne che non si sono sottoposte allo screening, si stima che nel 2024 non siano stati identificati 11.026 tumori, di cui 2.312 carcinomi invasivi di dimensioni =10 mm.Tumori della cervice uterina. Applicando un tasso di identificazione delle lesioni precancerose (istologia CIN2+) dello 0,82% per l’HPV test e dello 0,64% per il Pap-test alle 969.986 donne che non hanno ricevuto o non hanno aderito all’invito per l’HPV test e alle 272.011 che non hanno ricevuto o non hanno aderito all’invito per il Pap-test, si stima che nel 2024 non siano state identificate complessivamente 9.695 lesioni con istologia CIN2+.Tumori del colon-retto. Applicando un tasso di identificazione dello 0,10% per il carcinoma del colon-retto e dello 0,52% per gli adenomi avanzati alle 4.703.236 persone che non hanno aderito allo screening, si stima che nel 2024 non siano stati identificati 4.703 carcinomi e 24.927 adenomi avanzati.«L’indagine campionaria del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità – spiega Cartabellotta – documenta che molte persone dichiarano di sottoporsi a controlli periodici per “iniziativa spontanea”. Per questi test, tuttavia, non sono disponibili indicatori oggettivi, quali il tasso di identificazione dei tumori e la percentuale di persone positive che eseguono il test di secondo livello, né controlli standardizzati sulla qualità dei test. Non vi è inoltre alcuna certezza che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Infine, un’indagine campionaria, pur fornendo informazioni rilevanti sui fattori di rischio e sui determinanti socio-economici, non consente di certificare la copertura degli screening oncologici per “iniziativa spontanea”».LA CULTURA DELLA PREVENZIONE DEVE NASCERE TRA I BANCHI DI SCUOLA. La scarsa adesione agli screening organizzati riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione oncologica. Nell’ambito del progetto La Salute tiene banco, promosso dalla Fondazione GIMBE nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato chiesto a 467 studenti degli ultimi due anni di indicare i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal SSN. Solo il 51,2% ha identificato correttamente mammella, colon-retto e cervice uterina. «Questo dato – commenta Cartabellotta – conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi».«Prevenzione e promozione della salute – conclude Cartabellotta – sono pilastri essenziali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del SSN. Eppure oggi emerge un paradosso evidente: da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non ader
iscono ai programmi di screening organizzati. Molte Regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, devono rafforzare la propria capacità organizzativa, ma il nodo principale resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini. Aderire agli screening organizzati significa diagnosticare precocemente i tumori, trattare tempestivamente le lesioni precancerose, aumentare le probabilità di guarigione definitiva, ridurre sofferenze e costi per il SSN e, soprattutto, salvare vite umane».          
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		<title><![CDATA[Screening oncologici, Gimbe: nel 2024 oltre 720mila esami in meno ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402923708304.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"nurse24.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Fondazione Gimbe: nel 2024 gli screening oncologici non hanno ancora recuperato i livelli pre-Covid. Oltre 720 mila esami mancanti e forti differenze regionali.</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 12:20:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.nurse24.it/dossier/salute/screening-oncologici-gimbe-2024-oltre-720mila-esami-meno.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nel 2024 l'Italia non ha ancora recuperato pienamente i ritardi accumulati negli screening oncologici durante la pandemia. Secondo il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe, rispetto al 2019 mancano all'appello oltre 720 mila prestazioni di screening, mentre circa 530 mila lesioni precancerose non sono state individuate precocemente. Un ritardo che potrebbe tradursi in diagnosi più tardive e in un aumento dei casi di tumore identificati in stadi avanzati. Il rapporto evidenzia inoltre forti differenze territoriali: alcune Regioni hanno recuperato o superato i livelli pre-pandemia, mentre altre registrano ancora ritardi significativi nell'offerta e nell'adesione ai programmi di prevenzione organizzata.Mammella, colon-retto e cervice uterinaNel 2024 l'Italia non ha ancora recuperato pienamente i ritardi accumulati negli screening oncologici durante la pandemia.L'analisi della Fondazione Gimbe prende in esame i tre principali programmi di screening oncologico organizzato:screening mammograficoscreening del tumore del colon-rettoscreening della cervice uterinaSebbene nel 2024 si registri un miglioramento rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia, il recupero risulta ancora incompleto. Le prestazioni non effettuate rispetto al periodo pre-Covid continuano a rappresentare un'importante criticità per la prevenzione oncologica.Secondo Gimbe, il mancato recupero degli screening ha comportato anche una riduzione nell'identificazione delle lesioni precancerose, con il rischio di ritardare interventi che avrebbero potuto prevenire l'insorgenza della malattia.Forti differenze tra le RegioniIl monitoraggio mette in evidenza una marcata eterogeneità territoriale.Alcune Regioni hanno ormai recuperato i livelli di attività precedenti alla pandemia, mentre altre presentano ancora consistenti ritardi sia nell'erogazione degli esami sia nella partecipazione della popolazione ai programmi di screening.Le differenze riguardano tutti e tre i programmi di prevenzione e riflettono criticità organizzative che incidono direttamente sull'equità di accesso ai servizi sanitari.Il ruolo degli infermieri nei programmi di prevenzioneGli screening oncologici rappresentano uno degli strumenti più efficaci della sanità pubblica per ridurre mortalità e diagnosi tardive.In questo percorso gli infermieri svolgono un ruolo centrale nelle attività di informazione, accoglienza, educazione sanitaria, presa in carico dei cittadini e gestione dei percorsi di screening. Una riduzione delle adesioni o ritardi nell'erogazione degli esami comportano inevitabilmente un maggiore carico assistenziale nelle fasi successive della malattia, quando le patologie vengono diagnosticate in stadi più avanzati.Il rischio di diagnosi tardiveSecondo la Fondazione Gimbe, il mancato recupero completo degli screening potrebbe avere conseguenze importanti nei prossimi anni.L'individuazione precoce delle lesioni precancerose consente infatti interventi tempestivi e meno invasivi, migliorando la prognosi e riducendo mortalità e costi per il Servizio sanitario nazionale. Al contrario, il ritardo nella diagnosi può determinare un aumento dei tumori diagnosticati in fase avanzata, con percorsi terapeutici più complessi e maggior impatto sui servizi ospedalieri. Tags :Salute & Benessere, Oncologia   
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		<title><![CDATA[Capitale umano Ssn, GIMBE: oltre 90 mila medici fuori dal servizio pubblico – OMCeO Latina ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402108700006.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ordinemedicilatina.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Latina</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 01:50:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://ordinemedicilatina.it/capitale-umano-ssn-gimbe-oltre-90-mila-medici-fuori-dal-servizio-pubblico/]]></tp:url>
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		<title><![CDATA[Screening oncologici. Oltre 7,6 milioni di italiani esclusi, Gimbe: "Oltre 50 mila tumori non intercettati" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402956608485.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402956608485.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianosanita.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Oltre 7,6 milioni di italiani fuori dagli screening oncologici nel 2024, con adesione ferma al 50% per mammella e cervice e al 33% per colon-retto.</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 13:04:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/screening-oncologici-oltre-7-6-milioni-di-italiani-esclusi-gimbe-oltre-50-mila-tumori-non-intercettati/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nel 2024 oltre 7,6 milioni di persone sono rimaste fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, pari al 54% della popolazione target. Un dato che, secondo la Fondazione Gimbe, nasconde profonde diseguaglianze territoriali e un bilancio pesantissimo: più di 50.300 tumori e lesioni precancerose non sono stati intercettati dai programmi organizzati.“Aderenze ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose”.I numeri degli screening nel 2024Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono:mammografia per le donne tra 50 e 69 anni;screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni;screening del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni.Nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone, ma hanno aderito meno di 6,5 milioni. In pratica, aderisce solo 1 persona su 2 per mammella e cervice uterina, 1 su 3 per colon-retto.I divari regionaliScreening mammografico – È stato invitato il 97,3% della popolazione target, con differenze regionali che vanno dal 110,4% della Lombardia al 58,1% della Valle d’Aosta. L’adesione nazionale è del 50%, ma si passa dal 74% della Provincia autonoma di Trento al 15,2% della Calabria.Screening cervicale – È stato invitato il 117,2% della popolazione target (dato che conferma il recupero degli inviti non effettuati durante la pandemia), con differenze che vanno dal 167,9% delle Marche al 74,3% della Calabria. L’adesione nazionale è del 51%, dal 90,3% di Trento al 12,2% della Calabria.Screening colon-rettale – È stato invitato il 94% della popolazione target, dal 118,8% dell’Emilia-Romagna al 60,8% della Sardegna. L’adesione nazionale è del 33,3%, dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria.“Con l’eccezione del Molise – commenta Cartabellotta – nessuna Regione del Sud raggiunge la soglia del 100% nell’estensione dello screening mammografico, segnale di criticità organizzative ancora rilevanti”. Per tutti e tre i programmi, le Regioni del Mezzogiorno registrano livelli di adesione inferiori alla media nazionale.L’impatto degli screening mancatiLa Fondazione Gimbe ha stimato che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% della popolazione target abbia determinato:oltre 11.000 carcinomi della mammella non identificati, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni;quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero;4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati.“Nel complesso – afferma Cartabellotta – oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico”.La scarsa cultura della prevenzioneSecondo un’indagine della Fondazione Gimbe condotta nelle scuole secondarie di secondo grado, solo il 51,2% degli studenti ha identificato correttamente i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal SSN.“Questo dato – commenta Cartabellotta – conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi”.L’obiettivo europeo e il Piano Nazionale di PrevenzioneL’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano Nazionale di P
revenzione 2026-2031 ha spostato questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi del 70% nel 2027 e dell’80% nel 2028.“Prevenzione e promozione della salute – conclude Cartabellotta – sono pilastri essenziali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del Ssn. Eppure oggi emerge un paradosso evidente: da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati. Aderire agli screening organizzati significa diagnosticare precocemente i tumori, trattare tempestivamente le lesioni precancerose, aumentare le probabilità di guarigione definitiva, ridurre sofferenze e costi per il Ssn e, soprattutto, salvare vite umane”.   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Screening, il Trentino primo in Italia per mammografia e tumore dell'utero ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402959408641.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402959408641.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"rainews.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>I dati relativi al 2024 mostrano un''alta adesione da parte dei trentini invitati a sottoporsi a screening</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 13:48:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="944622" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402959408641.PDF"><![CDATA[rainews.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.rainews.it/tgr/trento/articoli/2026/07/screening-il-trentino-primo-in-italia-per-mammografia-e-tumore-dellutero-54409fb8-9ded-4f9f-8ff1-2fd44ac2c41b.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[I dati relativi al 2024 mostrano un'alta adesione da parte dei trentini invitati a sottoporsi a screeningI trentini rispondono bene alla proposta di screening sanitari.I dati della Fondazione Gimbe sono relativi al 2024 e riguardano l’estensione (percentuale della popolazione target che riceve un invito) e l’adesione (proporzione di invitati che eseguono il test rispetto alla popolazione target).Screening mammografico:l’estensione (la percentuale di popolazione che ha ricevuto l'invito) è pari al 94,5% (media Italia 97,3%) della popolazione target; l’adesione è pari al 74% (media Italia 50%) della popolazione target che posiziona la provincia autonoma al primo posto tra le regioni.Screening cervicale (per il tumore del collo dell’utero):l’estensione è pari al 129,4% (media Italia 117,2%) della popolazione target; l’adesione è pari al 90,3% (media Italia 51%) della popolazione target che posiziona la provincia autonoma al primo posto tra le regioni;Screening colon-rettale:l’estensione è pari al 111,4% (media Italia 94%) della popolazione target;l’adesione è pari al 56,2% (media Italia 33,3%) della popolazione target che posiziona la provincia autonoma al 3° posto tra le regioni.   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>TGR Trento</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Sanita': Gimbe, screening oncologici nel Lazio, tanti cittadini invitati ma adesione sotto la media  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402887608855.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402887608855.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"romadailynews.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nonostante buoni risultati negli screening oncologici, la partecipazione dei laziali resta sotto la media nazionale.</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 15:17:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="45000" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402887608855.PDF"><![CDATA[romadailynews.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.romadailynews.it/cronaca-di-roma/sanita-gimbe-screening-oncologici-nel-lazio-tanti-cittadini-invitati-ma-adesione-sotto-la-media-0955584/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nel Lazio, gli screening oncologici hanno raggiunto livelli significativi in termini di capacità di coinvolgere la popolazione target. Tuttavia, la partecipazione dei cittadini rimane al di sotto della media nazionale. Questo è quanto emerge dall’analisi condotta dalla fondazione Gimbe, che ha esaminato il report 2024 dell’Osservatorio nazionale screening (Ons), un network dedicato al monitoraggio degli screening oncologici offerti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn).Risultati dello Screening MammograficoNel dettaglio, per quanto riguarda lo screening mammografico, nel 2024 la Regione Lazio ha raggiunto un’estensione del 102,5 per cento della popolazione target, superando così il 97,3 per cento della media italiana. Tuttavia, l’adesione al test si è fermata al 42,3 per cento, contro il 50 per cento nazionale, posizionando il Lazio al 16mo posto tra le Regioni italiane.Screening Cervicale e Colon-RettalePer lo screening cervicale, che è dedicato alla prevenzione del tumore del collo dell’utero, l’estensione è stata pari al 111,1 per cento della popolazione target, a fronte del 117,2 per cento della media italiana. L’adesione si è attestata al 37,9 per cento, rispetto al 51 per cento nazionale, collocando il Lazio al 14mo posto nella graduatoria regionale.Per quanto concerne lo screening colon-rettale, il Lazio supera il 100 per cento nell’estensione, raggiungendo il 102,4 per cento della popolazione target, contro il 94 per cento della media nazionale. Tuttavia, anche in questo caso, l’adesione resta più bassa: si attesta al 25,1 per cento rispetto al 33,3 per cento nazionale, posizionando la regione al 16mo posto tra le Regioni.Interpretazione dei DatiLa fondazione Gimbe sottolinea che valori di estensione superiori al 100 per cento indicano che la Regione ha effettuato anche inviti di recupero rivolti alla popolazione target degli anni precedenti.   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[SANITA’ ITALIA: OLTRE 50.300 TUMORI E LESIONI PRECANCEROSE NON INTERCETTATI DAGLI SCREENING ORGANIZZATI ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402881608907.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402881608907.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"salutedomani.com" </b>  del 13 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 15:33:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="29" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402881608907.PDF"><![CDATA[salutedomani.com]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.salutedomani.com/2026/07/14/sanita-italia-oltre-50-300-tumori-e-lesioni-precancerose-non-intercettati-dagli-screening-organizzati/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening».Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. «Al netto degli esclusi dal target – afferma Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone (14.101.942), ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese».Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la Fondazione GIMBE ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi «con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica», spiega il Presidente.Il Report ONS mette a disposizione numerosi indicatori per valutare la qualità dei programmi di screening, la cui erogazione presenta un’elevata variabilità regionale nelle modalità di invito, nelle strategie di recupero e, soprattutto, nella copertura della popolazione target. Per comprenderne le dinamiche, tre indicatori sono fondamentali:ESTENSIONE DELLE FASCE D’ETÀ. La Legge di Bilancio 2026 ha previsto un finanziamento dedicato per ampliare progressivamente le fasce di età dei programmi di screening oncologico. Diverse Regioni avevano già anticipato questa scelta con risorse proprie extra-LEA, offrendo la mammografia anche alle donne di 45-49 e 70-74 anni e lo screening del colon-retto anche alle persone di 70-74 anni. «L’ampliamento delle fasce di età rappresenta un’evoluzione importante delle strategie di prevenzione oncologica – commenta Cartabellotta – ma deve essere attuato solo dopo aver garantito un’elevata copertura della popolazione già destinataria degli screening inclusi nei LEA. Altrimenti si rischia di ampliare ulteriormente i divari tra le Regioni in grado di estendere l’offerta e quelle che non riescono ancora a garantire efficacemente quella ordinaria».SCREENING MAMMOGRAFICO. È offerto a tutte le donne tra 50 e 69 anni. In caso di esito positivo, il percorso prevede ulteriori approfondimenti diagnostici mediante test di imaging (ecografia, TAC, risonanza magnetica), esame citologico o biopsia.Estensione dello screening. Nel 2024 in Italia è stato invitato il 97,3% (n. 4.185.888) della popolazione target, con marcate differenze regionali: dal 110,4% della Lombardia al 58,1% della Valle d’Aosta.  «Con l’eccezione del Molise – commenta Cartabellotta – nessuna Regione del Sud raggiunge la soglia del 100%, segnale di criticità organizzative ancora rilevanti nella gestione degli inviti».Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito allo screening mammografico il 50% delle donne invitate, con marcate differenze regionali: dal 74% della Provincia autonoma di Trento al 15,2% della Calabria.  Tutte le Regioni del Sud, ad eccezione della Basilicata, registrano livelli di adesione inferiori alla media nazionale.SCREENIN
G CERVICALE. È offerto a tutte le donne tra 25 e 64 anni: nelle fasce più giovani, tra 25 e 30/35 anni, viene proposto il Pap-test ogni 3 anni; nelle fasce d’età successive, il test per il virus del papilloma umano (HPV test) ogni 5 anni. Alcune Regioni hanno adottato protocolli personalizzati in base allo stato vaccinale per l’HPV. In caso di esito positivo, viene proposta la colposcopia come test di secondo livello, eseguita nel 2024 da quasi il 93% delle donne positive allo screening.Estensione dello screening. Nel 2024 sono state invitate 4.048.525 donne: il 78,7% (n. 3.190.938) con HPV test e il 21,3% (n. 857.587) con Pap-test. Complessivamente, è stato invitato il 117,2% della popolazione target, con forti differenze regionali: dal 167,9% delle Marche al 74,3% della Calabria. «In 14 Regioni – spiega Cartabellotta – l’estensione supera il 100%: un dato che conferma come nel 2024 fosse ancora necessario recuperare numerosi inviti non effettuati negli anni della pandemia».Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito allo screening cervicale il 51% delle donne invitate, con forti differenze regionali: dal 90,3% della Provincia autonoma di Trento al 12,2% della Calabria.SCREENING COLON-RETTALE. È offerto a tutte le persone tra 50 e 69 anni e consiste nella ricerca del sangue occulto nelle feci. In caso di esito positivo viene proposta, come test di secondo livello, la colonscopia, eseguita nel 2024 dall’83,7% delle persone positive allo screening.Estensione dello screening. Nel 2024 è stato invitato il 94% (n. 7.984.447) della popolazione target, con marcate differenze regionali: dal 118,8% dell’Emilia-Romagna al 60,8% della Sardegna.Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito il 33,3% delle persone invitate, con marcate differenze regionali: dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria. In tutte le Regioni del Mezzogiorno i livelli di adesione sono inferiori alla media nazionale.«Il tasso di adesione agli screening – spiega Cartabellotta – riflette anche la capacità dei servizi sanitari regionali di governare l’intero percorso: aggiornare costantemente le anagrafiche della popolazione target, programmare e spedire gli inviti, realizzare campagne di sensibilizzazione ed erogare i test». Il posizionamento di ciascuna Regione nei tre programmi risulta nel complesso omogeneo, confermando differenze strutturali nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali, pur con alcune eccezioni. «I dati ONS 2024 – aggiunge il Presidente – mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028».L’IMPATTO DEGLI SCREENING MANCATIAssumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori (detection rate), è possibile stimare quanti tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati dai programmi di screening organizzati.«Nel 2024 – spiega il Presidente – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico». In dettaglio:Tumori della mammella. Applicando un tasso di ide
ntificazione dello 0,52% per tutti i carcinomi e dello 0,14% per quelli invasivi di dimensioni =10 mm alle 1.675.708 donne che non si sono sottoposte allo screening, si stima che nel 2024 non siano stati identificati 11.026 tumori, di cui 2.312 carcinomi invasivi di dimensioni =10 mm.Tumori della cervice uterina. Applicando un tasso di identificazione delle lesioni precancerose (istologia CIN2+) dello 0,82% per l’HPV test e dello 0,64% per il Pap-test alle 969.986 donne che non hanno ricevuto o non hanno aderito all’invito per l’HPV test e alle 272.011 che non hanno ricevuto o non hanno aderito all’invito per il Pap-test, si stima che nel 2024 non siano state identificate complessivamente 9.695 lesioni con istologia CIN2+.Tumori del colon-retto. Applicando un tasso di identificazione dello 0,10% per il carcinoma del colon-retto e dello 0,52% per gli adenomi avanzati alle 4.703.236 persone che non hanno aderito allo screening, si stima che nel 2024 non siano stati identificati 4.703 carcinomi e 24.927 adenomi avanzati.«L’indagine campionaria del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità – spiega Cartabellotta – documenta che molte persone dichiarano di sottoporsi a controlli periodici per “iniziativa spontanea”. Per questi test, tuttavia, non sono disponibili indicatori oggettivi, quali il tasso di identificazione dei tumori e la percentuale di persone positive che eseguono il test di secondo livello, né controlli standardizzati sulla qualità dei test. Non vi è inoltre alcuna certezza che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Infine, un’indagine campionaria, pur fornendo informazioni rilevanti sui fattori di rischio e sui determinanti socio-economici, non consente di certificare la copertura degli screening oncologici per “iniziativa spontanea”».LA CULTURA DELLA PREVENZIONE DEVE NASCERE TRA I BANCHI DI SCUOLA. La scarsa adesione agli screening organizzati riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione oncologica. Nell’ambito del progetto La Salute tiene banco, promosso dalla Fondazione GIMBE nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato chiesto a 467 studenti degli ultimi due anni di indicare i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal SSN. Solo il 51,2% ha identificato correttamente mammella, colon-retto e cervice uterina. «Questo dato – commenta Cartabellotta – conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi».«Prevenzione e promozione della salute – conclude Cartabellotta – sono pilastri essenziali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del SSN. Eppure oggi emerge un paradosso evidente: da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati. Molte Regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, devono rafforzare la propria capacità organizzativa, ma il nodo principale resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini. Aderire agli screening organizzati significa diagnosticare precocemente i tumori, trattare tempestivamente le lesioni precancerose, aumentare le probabilità di guarigione definitiva, ridurre sofferenze e costi per il SSN e, soprattutto, salvare vite umane».Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento *Nome *Email *Sito webSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.Proudly powered by WordPress																 | 								Tema: Newses di Themeansar.   
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[GIMBE SU SCREENING ONCOLOGICI: nel 2024 oltre 7,6 milioni di persone fuori dai programmi gratuiti  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402878608745.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"sossanita.org" </b>  del 14 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 14:24:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Screening oncologici: nel 2024 oltre 7,6 milioni di persone fuori dai programmi gratuiti. Più di 50.300 tumori e lesioni precancerose non intercettati dagli screening organizzati. Aderisce solo 1 persona su 2 per mammella e cervice, 1 su 3 per colon-retto. Divari regionali profondi, Mezzogiorno in coda14 luglio 2026Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico, soprattutto nel Mezzogiorno: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. «Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening».Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che tutte le Regioni devono garantire gratuitamente, comprendono la mammografia per le donne tra 50 e 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra 25 e 64 anni e quello del tumore del colon-retto per donne e uomini tra 50 e 69 anni. «Al netto degli esclusi dal target – afferma Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone (14.101.942), ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi di screening, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese».Sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), il network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la Fondazione GIMBE ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi «con un duplice obiettivo: sensibilizzare i cittadini sull’importanza di aderire agli screening organizzati e sollecitare Regioni e Aziende Sanitarie Locali a rafforzare l’organizzazione e la comunicazione pubblica su questo pilastro della prevenzione oncologica», spiega il Presidente.Il Report ONS mette a disposizione numerosi indicatori per valutare la qualità dei programmi di screening, la cui erogazione presenta un’elevata variabilità regionale nelle modalità di invito, nelle strategie di recupero e, soprattutto, nella copertura della popolazione target. Per comprenderne le dinamiche, tre indicatori sono fondamentali:ESTENSIONE DELLE FASCE D’ETÀ. La Legge di Bilancio 2026 ha previsto un finanziamento dedicato per ampliare progressivamente le fasce di età dei programmi di screening oncologico. Diverse Regioni avevano già anticipato questa scelta con risorse proprie extra-LEA, offrendo la mammografia anche alle donne di 45-49 e 70-74 anni e lo screening del colon-retto anche alle persone di 70-74 anni. «L’ampliamento delle fasce di età rappresenta un’evoluzione importante delle strategie di prevenzione oncologica – commenta Cartabellotta – ma deve essere attuato solo dopo aver garantito un’elevata copertura della popolazione già destinataria degli screening inclusi nei LEA. Altrimenti si rischia di ampliare ulteriormente i divari tra le Regioni in grado di estendere l’offerta e quelle che non riescono ancora a garantire efficacemente quella ordinaria».SCREENING MAMMOGRAFICO. È offerto a tutte le donne tra 50 e 69 anni. In caso di esito positivo, il percorso prevede ulteriori approfondimenti diagnostici mediante test di imaging (ecografia, TAC, risonanza magnetica), esame citologico o biopsia.Estensione dello screening. Nel 2024 in Italia è stato invitato il 97,3% (n. 4.185.888) della popolazione target, con marcate differenze regionali: dal 110,4% della Lombardia al 58,1% della Valle d’Aosta (Figura 1). «Con l’eccezione del Molise – commenta Cartabellotta – nessuna Regione del Sud raggiunge la soglia del 100%, segnale di criticità organizzative ancora rilevanti nella gestione degli inviti».Adesio
ne allo screening. A livello nazionale ha aderito allo screening mammografico il 50% delle donne invitate, con marcate differenze regionali: dal 74% della Provincia autonoma di Trento al 15,2% della Calabria (Figura 2). Tutte le Regioni del Sud, ad eccezione della Basilicata, registrano livelli di adesione inferiori alla media nazionale.SCREENING CERVICALE. È offerto a tutte le donne tra 25 e 64 anni: nelle fasce più giovani, tra 25 e 30/35 anni, viene proposto il Pap-test ogni 3 anni; nelle fasce d’età successive, il test per il virus del papilloma umano (HPV test) ogni 5 anni. Alcune Regioni hanno adottato protocolli personalizzati in base allo stato vaccinale per l’HPV. In caso di esito positivo, viene proposta la colposcopia come test di secondo livello, eseguita nel 2024 da quasi il 93% delle donne positive allo screening.Estensione dello screening. Nel 2024 sono state invitate 4.048.525 donne: il 78,7% (n. 3.190.938) con HPV test e il 21,3% (n. 857.587) con Pap-test. Complessivamente, è stato invitato il 117,2% della popolazione target, con forti differenze regionali: dal 167,9% delle Marche al 74,3% della Calabria (Figura 3). «In 14 Regioni – spiega Cartabellotta – l’estensione supera il 100%: un dato che conferma come nel 2024 fosse ancora necessario recuperare numerosi inviti non effettuati negli anni della pandemia».Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito allo screening cervicale il 51% delle donne invitate, con forti differenze regionali: dal 90,3% della Provincia autonoma di Trento al 12,2% della Calabria (Figura 4).SCREENING COLON-RETTALE. È offerto a tutte le persone tra 50 e 69 anni e consiste nella ricerca del sangue occulto nelle feci. In caso di esito positivo viene proposta, come test di secondo livello, la colonscopia, eseguita nel 2024 dall’83,7% delle persone positive allo screening.Estensione dello screening. Nel 2024 è stato invitato il 94% (n. 7.984.447) della popolazione target, con marcate differenze regionali: dal 118,8% dell’Emilia-Romagna al 60,8% della Sardegna (Figura 5).Adesione allo screening. A livello nazionale ha aderito il 33,3% delle persone invitate, con marcate differenze regionali: dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria (Figura 6). In tutte le Regioni del Mezzogiorno i livelli di adesione sono inferiori alla media nazionale.«Il tasso di adesione agli screening – spiega Cartabellotta – riflette anche la capacità dei servizi sanitari regionali di governare l’intero percorso: aggiornare costantemente le anagrafiche della popolazione target, programmare e spedire gli inviti, realizzare campagne di sensibilizzazione ed erogare i test». Il posizionamento di ciascuna Regione nei tre programmi risulta nel complesso omogeneo, confermando differenze strutturali nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari regionali, pur con alcune eccezioni (Tabella 1).«I dati ONS 2024 – aggiunge il Presidente – mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano Nazionale di Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028».L’IMPATTO DEGLI SCREENING MANCATIAssumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori (detection rate), è possibile stimare quanti tumori e lesioni precancerose non siano stati intercettati dai programmi di screening organizzati.«Nel 2024 – spiega il Presidente – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dim
ensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico». In dettaglio:Tumori della mammella. Applicando un tasso di identificazione dello 0,52% per tutti i carcinomi e dello 0,14% per quelli invasivi di dimensioni =10 mm alle 1.675.708 donne che non si sono sottoposte allo screening, si stima che nel 2024 non siano stati identificati 11.026 tumori, di cui 2.312 carcinomi invasivi di dimensioni =10 mm.Tumori della cervice uterina. Applicando un tasso di identificazione delle lesioni precancerose (istologia CIN2+) dello 0,82% per l’HPV test e dello 0,64% per il Pap-test alle 969.986 donne che non hanno ricevuto o non hanno aderito all’invito per l’HPV test e alle 272.011 che non hanno ricevuto o non hanno aderito all’invito per il Pap-test, si stima che nel 2024 non siano state identificate complessivamente 9.695 lesioni con istologia CIN2+.Tumori del colon-retto. Applicando un tasso di identificazione dello 0,10% per il carcinoma del colon-retto e dello 0,52% per gli adenomi avanzati alle 4.703.236 persone che non hanno aderito allo screening, si stima che nel 2024 non siano stati identificati 4.703 carcinomi e 24.927 adenomi avanzati.«L’indagine campionaria del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità – spiega Cartabellotta – documenta che molte persone dichiarano di sottoporsi a controlli periodici per “iniziativa spontanea”. Per questi test, tuttavia, non sono disponibili indicatori oggettivi, quali il tasso di identificazione dei tumori e la percentuale di persone positive che eseguono il test di secondo livello, né controlli standardizzati sulla qualità dei test. Non vi è inoltre alcuna certezza che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Infine, un’indagine campionaria, pur fornendo informazioni rilevanti sui fattori di rischio e sui determinanti socio-economici, non consente di certificare la copertura degli screening oncologici per “iniziativa spontanea”».LA CULTURA DELLA PREVENZIONE DEVE NASCERE TRA I BANCHI DI SCUOLA. La scarsa adesione agli screening organizzati riflette anche una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione oncologica. Nell’ambito del progetto La Salute tiene banco, promosso dalla Fondazione GIMBE nelle scuole secondarie di secondo grado, è stato chiesto a 467 studenti degli ultimi due anni di indicare i tre screening oncologici organizzati e gratuiti offerti dal SSN. Solo il 51,2% ha identificato correttamente mammella, colon-retto e cervice uterina. «Questo dato – commenta Cartabellotta – conferma che la cultura della prevenzione va coltivata molto prima dell’età prevista per gli screening. Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi».«Prevenzione e promozione della salute – conclude Cartabellotta – sono pilastri essenziali per ridurre l’incidenza delle malattie e garantire la sostenibilità del SSN. Eppure oggi emerge un paradosso evidente: da un lato milioni di cittadini attendono esami diagnostici, non sempre appropriati; dall’altro milioni non aderiscono ai programmi di screening organizzati. Molte Regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, devono rafforzare la propria capacità organizzativa, ma il nodo principale resta la scarsa partecipazione. Servono una comunicazione più efficace, un’informazione capillare e il coinvolgimento attivo dei cittadini. Aderire agli screening organizzati significa diagnosticare precocemente i tumori, trattare tempestivamente le lesioni precancerose, aumentare le probabilità di guarigione definitiva, ridurre sofferenze e costi per il SSN e, soprattutto, salvare vite umane».fonte: https://press.gimbe.org/press/comunicato.it-IT.html?id=498Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo cookie tecnici per statistiche sulla base dei comportamenti degli utenti. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.ACCETTA ____   
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		<title><![CDATA[Tumori, più di 1 italiano su 2 dice no allo screening  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071403202208013.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"sumailombardia.info" </b>  del 14 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 10:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe, “50 mila tumori sfuggono alla diagnosi, forti differenze regionali”SUMAI Lombardia  | Via Monte Santo, 45 - 20833 Giussano | Email segreteria:  lombardia@sumaiweb.it  | Telefono: +39 331 1411504© 2024 SUMAI LombardiaItalianoOfferto da																																					OneTapPredefinito   
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		<title><![CDATA[Gli esami medici sono gratis ma si presentano in pochi: il paradosso degli screening salvavita ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402878708746.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"today.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Milioni di italiani ogni anno rimangono fuori dai programmi pubblici di prevenzione oncologica: aderisce soltanto una persona su due. Gimbe: "Più di 50mila tumori e lesioni precancerose non intercettati"</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 14:24:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Da una parte ci sono milioni di cittadini costretti ad aspettare mesi per una visita o un esame diagnostico. Dall’altra ci sono controlli gratuiti, organizzati dal Servizio sanitario nazionale e capaci di individuare precocemente tumori e lesioni precancerose, ai quali moltissime persone non si presentano. È il paradosso degli screening oncologici in Italia.Nel 2024 il 54 per cento della popolazione interessata, pari a oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi pubblici di screening. In alcuni casi perché l’invito non è stato ricevuto, ma molto più spesso perché, nonostante la convocazione, il cittadino non ha aderito.A ricostruire il quadro è la Fondazione Gimbe, che ha analizzato i dati dell’Osservatorio nazionale screening. Su oltre 14,1 milioni di persone invitate a sottoporsi gratuitamente ai controlli per i tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto, meno di 6,5 milioni hanno effettivamente eseguito il test.Gli screening oncologici organizzati dal Servizio sanitario nazionaleAll’interno del programma gli esami di screening e gli eventuali approfondimenti sono gratuiti. Pertanto non si paga il ticket per: il test di primo...         Il contenuto è riservato agli abbonati.    Caricamento in corso: attendi un istante...    Si è verificato un errore: prova ad aggiornare il tuo browser.  Il tuo abbonamento è in corso di attivazione: attendi qualche istante.  Prova ad aggiornare questa pagina |  Gestisci il tuo abbonamento  A causa di un problema non è stato possibile ottenere gli abbonamenti disponibili: riprova più tardi.  Gestisci il tuo abbonamento  Non ci sono abbonamenti disponibili al momento: riprova più tardi.  Gestisci il tuo abbonamento              = 60*60*24*27 && oProductGroup.time                   id="switchermonth"                  value="month"                = 60*60*24*360 && oProductGroup.time                   id="switcheryear"                  value="year"                                  id="switcherother"                  value="other"                                = 60*60*24 && oProductGroup.time < 60*60*24*27 ) || ( aProducts.length = 60*60*24*360 && oProductGroup.time                   checked              >               1 ) { ?>                                  2 MESI GRATIS                = 60*60*24*27 && oProductGroup.time                     data-option-value="month"                    for="switchermonth"                  = 60*60*24*360 && oProductGroup.time                     data-option-value="year"                    for="switcheryear"                                      data-option-value="other"                    for="switcherother"                                    class="c-switcher__option u-cursor-pointer u-py-small u-px-base u-px-large@md u-block u-relative u-z-base u-overflow-hidden">                  = 60*60*24*27 && oProductGroup.time                     Mensile                  = 60*60*24*360 && oProductGroup.time                     Annuale                                      Demo            = 60*60*24*27 && oProductGroup.time                 data-time="month"              = 60*60*24*360 && oProductGroup.time                 data-time="year"                              data-time="other"            >                      Ci dispiace, non sono disponibili nuovi abbonamenti per il tuo account       
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		<title><![CDATA[Gli esami medici sono gratis ma si presentano in pochi: il paradosso degli screening salvavita ]]></title>
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		<tp:ocr><![CDATA[Milioni di italiani ogni anno rimangono fuori dai programmi pubblici di prevenzione oncologica: aderisce soltanto una persona su due. Gimbe: "Più di 50mila tumori e lesioni precancerose non intercettati"Da una parte ci sono milioni di cittadini costretti ad aspettare mesi per una visita o un esame diagnostico. Dall’altra ci sono controlli gratuiti, organizzati dal Servizio sanitario nazionale e capaci di individuare precocemente tumori e lesioni precancerose, ai quali moltissime persone non si presentano. È il paradosso degli screening oncologici in Italia.Nel 2024 il 54 per cento della popolazione interessata, pari a oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi pubblici di screening. In alcuni casi perché l’invito non è stato ricevuto, ma molto più spesso perché, nonostante la convocazione, il cittadino non ha aderito.A ricostruire il quadro è la Fondazione Gimbe, che ha analizzato i dati dell’Osservatorio nazionale screening. Su oltre 14,1 milioni di persone invitate a sottoporsi gratuitamente ai controlli per i tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto, meno di 6,5 milioni hanno effettivamente eseguito il test.Gli screening oncologici organizzati dal Servizio sanitario nazionaleAll’interno del programma gli esami di screening e gli eventuali approfondimenti sono gratuiti. Pertanto non si paga il ticket per: il test di primo...Il contenuto è riservato agli abbonati.Sei già abbonato e vuoi cambiare piano?Leggi le domande frequenti dei nostri utenti# oProductVariant.parent.parameters.paywall?.header ?># parseFloat(oProductVariant.price.undiscounted).toLocaleString() ?>€                        # oProductVariant.parameters.cta_caption ?>© Riproduzione riservata   
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		<title><![CDATA[Performance della sanità regionale: in vetta Toscana e Veneto, Marche a metà classifica ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402885008937.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"viverefermo.it" </b>  del 14 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Diffusi i dati XIV Rapporto sulle performance regionali del sistema sanitario italiano elaborati dal centro studi CREA. A guidare la classifica sono Toscana e Veneto, mentre le Marche galleggiano a metà classifica. Male il Mezzogiorno.</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 15:46:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="144" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/14/2026071402885008937.PDF"><![CDATA[viverefermo.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.viverefermo.it/2026/07/14/performance-della-sanit-regionale-in-vetta-toscana-e-veneto-marche-a-met-classifica/124596]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[xdi Luca Simonefermo@vivere.itDiffusi i dati XIV Rapporto sulle performance regionali del sistema sanitario italiano elaborati dal centro studi CREA. A guidare la classifica sono Toscana e Veneto, mentre le Marche galleggiano a metà classifica. Male il Mezzogiorno.Sono due le rilevazioni che tracciano un quadro a tinte chiaroscure della sanità nazionale e, ovviamente, anche regionale. Appena qualche settimana fa, il CREA (Centro per la Ricerca Economica applicata alla Sanità), ha diffuso il XIV Rapporto sulle performance regionali del sistema sanitario italiano. Un rapporto che, secondo gli stessi autori, ha visto una attenzione particolare alla dimensione economico-finanziaria applicata alla valutazione delle prestazioni delle varie aziende sanitarie regionali. Se, in generale, il rapporto segna un miglioramento generale tra il 2019 e il 2025 (l’indice medio di performance è passato dal 43,4 al 46%), a non far dormire sonni tranquilli e la redistribuzione territoriale dell’indice. Se, infatti, regioni virtuose come Veneto e Toscana guidano la classifica generale, altre regioni (soprattutto del Mezzogiorno) affrontano vere e proprie crisi strutturali di sistema, come ad esempio la Calabria ultima in classifica.A metà classifica sulle 20 regioni totali ci sono poi le Marche, che scontano una situazione molto complessa su svariati temi, come evidente ormai da anni. Uno dei problemi che vede la regiione in grande difficoltà riguarda,ad esempio, la spesa relativa ai cosiddetti “gettonisti”. Stando all’ultima rilevazione disponibile della Corte dei Conti sul 2024 (è attesa ora quella sul 2025) “la spesa sostenuta per l’affidamento a “soggetti esterni” di servizi sanitari e assistenziali (tradotto, l’affidamento ai medici gettonisti) nel 2024 ha visto un incremento in tutte le AST territoriali marchigiane, tranne che ad Ascoli, per un totale di 16,3 milioni di euro. L’AST di Fermo da sola ha registrato un incremento del +12% rispetto al 2023, per una cifra che ha toccato i 4,12 milioni di euro (rispetto ai 3,6 milioni del 2023).” Mentre per quanto riguarda un altro tasto dolente, ovvero la mobilità passiva, si legge che “Le Marche registrano nel 2024 una spesa per la mobilità passiva pari a 182 milioni di euro, con un saldo negativo rispetto alla mobilità attiva di ben -49 milioni di euro. Soltanto l’AST di Fermo ha contribuito con un netto -11,1 milioni di euro sul totale.” Questi, ovviamente, sono solo alcuni dei problemi della sanità marchigiana, ce ne sarebbero molti altri di cui poter parlare (lo avevamo fatto qui).L’altra rilevazione che desta in queste ore preoccupazione a Palazzo Chigi e nei vari Consigli Regionali è quella di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Proprio quest’ultimo in un suo recente intervento ha citato alcuni dati allarmanti relativi al taglio della spesa complessiva destinata al personale dipendente, in barba a tutti gli annunci in pompa magna arrivati dal governo. Secondo Cartabellotta dal 2012 al 2024 la quota destinata al personale dipendente è scesa dal 39,7% al 36,6%, con un taglio netto di oltre 33 miliardi di euro. Un vero e proprio “saccheggio” portato avanti soprattutto nel biennio 2022-2024, dove sono stati “sforbiciati” ben 12,5 miliardi dei 33 totali sopra citati (il 38%).Oltre ai problemi delle liste d’attesa, delle disuguaglianze territoriali e del sovraccarico dei pronto soccorso, l’altro nodo critico è quello relativo al capitale umano del SSN, ovvero quelle decine di migliaia di medici e infermieri che tentano qualsiasi strada possibile per sfuggire dal posto di lavoro pubblico. Secondo le rilevazioni OCSE, in Italia al 1° gennaio 2025 mancano oltre 5700 medici di base, e per quanto riguarda gli infermieri il dato recita 6.9 unità ogni 1000 abitanti, posizionando l’Italia al 23° posto sui 31 totali riservati ai Paesi dell’area europea (il dato medio in UE è di 9.5 infermieri ogni 1000 abitanti).Problemi, questi, che, come sappiamo, interessano da vicino anche la sanità marchigiana, stret
ta in una morsa dalla quale sembra sempre più difficile uscire.di Luca Simonefermo@vivere.itDiffusi i dati XIV Rapporto sulle performance regionali del sistema sanitario italiano elaborati dal centro studi CREA. A guidare la classifica sono Toscana e Veneto, mentre le Marche galleggiano a metà classifica. Male il Mezzogiorno.Sono due le rilevazioni che tracciano un quadro a tinte chiaroscure della sanità nazionale e, ovviamente, anche regionale. Appena qualche settimana fa, il CREA (Centro per la Ricerca Economica applicata alla Sanità), ha diffuso il XIV Rapporto sulle performance regionali del sistema sanitario italiano. Un rapporto che, secondo gli stessi autori, ha visto una attenzione particolare alla dimensione economico-finanziaria applicata alla valutazione delle prestazioni delle varie aziende sanitarie regionali. Se, in generale, il rapporto segna un miglioramento generale tra il 2019 e il 2025 (l’indice medio di performance è passato dal 43,4 al 46%), a non far dormire sonni tranquilli e la redistribuzione territoriale dell’indice. Se, infatti, regioni virtuose come Veneto e Toscana guidano la classifica generale, altre regioni (soprattutto del Mezzogiorno) affrontano vere e proprie crisi strutturali di sistema, come ad esempio la Calabria ultima in classifica.A metà classifica sulle 20 regioni totali ci sono poi le Marche, che scontano una situazione molto complessa su svariati temi, come evidente ormai da anni. Uno dei problemi che vede la regiione in grande difficoltà riguarda,ad esempio, la spesa relativa ai cosiddetti “gettonisti”. Stando all’ultima rilevazione disponibile della Corte dei Conti sul 2024 (è attesa ora quella sul 2025) “la spesa sostenuta per l’affidamento a “soggetti esterni” di servizi sanitari e assistenziali (tradotto, l’affidamento ai medici gettonisti) nel 2024 ha visto un incremento in tutte le AST territoriali marchigiane, tranne che ad Ascoli, per un totale di 16,3 milioni di euro. L’AST di Fermo da sola ha registrato un incremento del +12% rispetto al 2023, per una cifra che ha toccato i 4,12 milioni di euro (rispetto ai 3,6 milioni del 2023).” Mentre per quanto riguarda un altro tasto dolente, ovvero la mobilità passiva, si legge che “Le Marche registrano nel 2024 una spesa per la mobilità passiva pari a 182 milioni di euro, con un saldo negativo rispetto alla mobilità attiva di ben -49 milioni di euro. Soltanto l’AST di Fermo ha contribuito con un netto -11,1 milioni di euro sul totale.” Questi, ovviamente, sono solo alcuni dei problemi della sanità marchigiana, ce ne sarebbero molti altri di cui poter parlare (lo avevamo fatto qui).L’altra rilevazione che desta in queste ore preoccupazione a Palazzo Chigi e nei vari Consigli Regionali è quella di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Proprio quest’ultimo in un suo recente intervento ha citato alcuni dati allarmanti relativi al taglio della spesa complessiva destinata al personale dipendente, in barba a tutti gli annunci in pompa magna arrivati dal governo. Secondo Cartabellotta dal 2012 al 2024 la quota destinata al personale dipendente è scesa dal 39,7% al 36,6%, con un taglio netto di oltre 33 miliardi di euro. Un vero e proprio “saccheggio” portato avanti soprattutto nel biennio 2022-2024, dove sono stati “sforbiciati” ben 12,5 miliardi dei 33 totali sopra citati (il 38%).Oltre ai problemi delle liste d’attesa, delle disuguaglianze territoriali e del sovraccarico dei pronto soccorso, l’altro nodo critico è quello relativo al capitale umano del SSN, ovvero quelle decine di migliaia di medici e infermieri che tentano qualsiasi strada possibile per sfuggire dal posto di lavoro pubblico. Secondo le rilevazioni OCSE, in Italia al 1° gennaio 2025 mancano oltre 5700 medici di base, e per quanto riguarda gli infermieri il dato recita 6.9 unità ogni 1000 abitanti, posizionando l’Italia al 23° posto sui 31 totali riservati ai Paesi dell’area europea (il dato medio in UE è di 9.5 infermieri ogni 1000 abitanti).Problemi, questi, che, come sappiamo, i
nteressano da vicino anche la sanità marchigiana, stretta in una morsa dalla quale sembra sempre più difficile uscire.Da Fermo a Montegiorgio a Ponzano di Fermo. Prima di...Bofrost inaugura la nuova filiale di MontegranaroFermo, piantato un ulivo in memoria di Debora Olivieri e per...Rette delle case di riposo nelle Marche: aumenti dal 1°...A Lido di Fermo una serata tra libri, musica e filosofia:...di Luca Simonefermo@vivere.itDiffusi i dati XIV Rapporto sulle performance regionali del sistema sanitario italiano elaborati dal centro studi CREA. A guidare la classifica sono Toscana e Veneto, mentre le Marche galleggiano a metà classifica. Male il Mezzogiorno.Sono due le rilevazioni che tracciano un quadro a tinte chiaroscure della sanità nazionale e, ovviamente, anche regionale. Appena qualche settimana fa, il CREA (Centro per la Ricerca Economica applicata alla Sanità), ha diffuso il XIV Rapporto sulle performance regionali del sistema sanitario italiano. Un rapporto che, secondo gli stessi autori, ha visto una attenzione particolare alla dimensione economico-finanziaria applicata alla valutazione delle prestazioni delle varie aziende sanitarie regionali. Se, in generale, il rapporto segna un miglioramento generale tra il 2019 e il 2025 (l’indice medio di performance è passato dal 43,4 al 46%), a non far dormire sonni tranquilli e la redistribuzione territoriale dell’indice. Se, infatti, regioni virtuose come Veneto e Toscana guidano la classifica generale, altre regioni (soprattutto del Mezzogiorno) affrontano vere e proprie crisi strutturali di sistema, come ad esempio la Calabria ultima in classifica.A metà classifica sulle 20 regioni totali ci sono poi le Marche, che scontano una situazione molto complessa su svariati temi, come evidente ormai da anni. Uno dei problemi che vede la regiione in grande difficoltà riguarda,ad esempio, la spesa relativa ai cosiddetti “gettonisti”. Stando all’ultima rilevazione disponibile della Corte dei Conti sul 2024 (è attesa ora quella sul 2025) “la spesa sostenuta per l’affidamento a “soggetti esterni” di servizi sanitari e assistenziali (tradotto, l’affidamento ai medici gettonisti) nel 2024 ha visto un incremento in tutte le AST territoriali marchigiane, tranne che ad Ascoli, per un totale di 16,3 milioni di euro. L’AST di Fermo da sola ha registrato un incremento del +12% rispetto al 2023, per una cifra che ha toccato i 4,12 milioni di euro (rispetto ai 3,6 milioni del 2023).” Mentre per quanto riguarda un altro tasto dolente, ovvero la mobilità passiva, si legge che “Le Marche registrano nel 2024 una spesa per la mobilità passiva pari a 182 milioni di euro, con un saldo negativo rispetto alla mobilità attiva di ben -49 milioni di euro. Soltanto l’AST di Fermo ha contribuito con un netto -11,1 milioni di euro sul totale.” Questi, ovviamente, sono solo alcuni dei problemi della sanità marchigiana, ce ne sarebbero molti altri di cui poter parlare (lo avevamo fatto qui).L’altra rilevazione che desta in queste ore preoccupazione a Palazzo Chigi e nei vari Consigli Regionali è quella di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Proprio quest’ultimo in un suo recente intervento ha citato alcuni dati allarmanti relativi al taglio della spesa complessiva destinata al personale dipendente, in barba a tutti gli annunci in pompa magna arrivati dal governo. Secondo Cartabellotta dal 2012 al 2024 la quota destinata al personale dipendente è scesa dal 39,7% al 36,6%, con un taglio netto di oltre 33 miliardi di euro. Un vero e proprio “saccheggio” portato avanti soprattutto nel biennio 2022-2024, dove sono stati “sforbiciati” ben 12,5 miliardi dei 33 totali sopra citati (il 38%).Oltre ai problemi delle liste d’attesa, delle disuguaglianze territoriali e del sovraccarico dei pronto soccorso, l’altro nodo critico è quello relativo al capitale umano del SSN, ovvero quelle decine di migliaia di medici e infermieri che tentano qualsiasi strada possibile per sfuggire dal posto d
i lavoro pubblico. Secondo le rilevazioni OCSE, in Italia al 1° gennaio 2025 mancano oltre 5700 medici di base, e per quanto riguarda gli infermieri il dato recita 6.9 unità ogni 1000 abitanti, posizionando l’Italia al 23° posto sui 31 totali riservati ai Paesi dell’area europea (il dato medio in UE è di 9.5 infermieri ogni 1000 abitanti).Problemi, questi, che, come sappiamo, interessano da vicino anche la sanità marchigiana, stretta in una morsa dalla quale sembra sempre più difficile uscire.   
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