<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?>
<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:tp="http://telpress.it/xsd/newspaper" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"   >
	<channel>
	<atom:link href="http://gimbe.telpress.it/rss.php?l=1" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<title>Rassegna online.</title>
	<link>http://gimbe.telpress.it</link>
	<description>Rassegna online</description>
	<language>it</language>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Jul 2026 16:10:02 +0200</lastBuildDate>
	<image>
		<url>http://gimbe.telpress.it/configuration/images/PDF/1/logo.png</url>
		<title>Rassegna online</title>
		<link>http://gimbe.telpress.it</link>
	</image>
	<item>
		<title><![CDATA[«Medici in fuga dal pubblico» = Sanità, medici in fuga: «Triplicati in dieci anni» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071302142200502.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071302142200502.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 20 di <b>"MATTINO BENEVENTO" </b>  del 13 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il Rummo ha assunto 138 dirigenti ma pesano pensionamenti e licenziamenti Sanità, medici in fuga: «Triplicati in dieci anni»</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 03:07:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="16332" Sales="991" Printing="887" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071302142200502.PDF"><![CDATA[MATTINO BENEVENTO]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071302142200502.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[La sanità Nel 2016 in 40 avevano lasciato il Sannio: negli ultimi due anni gli addii sono stati 140  «Medici in fuga dal pubblico»  Il Rummo ha assunto 138 dirigenti ma pesano pensionamenti e licenziamenti   Sanità, medici in fuga: «Triplicati in dieci anni»   Nel 2016 in 40 avevano lasciato il Sannio `Gimbe: «Il pubblico perde attrattività» negli ultimi due anni gli addii sono 140 Mancano anche 100 medici di famiglia  `   IL FOCUS   I nodi del territorio  È  triplicato in dieci anni il numero dei medici che ha rassegnato le dimissioni dalle strutture sanitarie pubbliche del Sannio, passato da un massimo di 40 professionisti in uscita nel 2016 a circa 140 negli ultimi due anni. Un allarme nazionale, segnalato dai dati della Gimbe, che riflette anche sul territorio. I dati a livello locale sarebbero ancora più allarmanti se il Rummo e l’Asl non avessero provveduto ad assumere un numero elevato di dirigenti medici, attraverso lo scorrimento di graduatorie e i concorsi che, in qualche modo, hanno evitato che i vuoti lasciati dai pensionati. Ma soprattutto da tutti i medici che sono stati immessi in servizio a tempo indeterminato che poi hanno rassegnato le dimissioni a distanza di un anno o ancora meno, creassero vuoti in grado di mettere in discussione l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza.  A pag. 20   È triplicato in dieci anni il numero dei medici che ha rassegnato le dimissioni dalle strutture sanitarie pubbliche del Sannio, passato da un massimo di 40 professionisti in uscita nel 2016 a circa 140 negli ultimi due anni. I dati a livello locale sarebbero ancora più allarmanti se il Rummo e l’Asl non avessero provveduto ad assumere un numero elevato di dirigenti medici, attraverso lo scorrimento di graduatorie e i concorsi che, in qualche modo, hanno evitato che i vuoti lasciati dai pensionati.  Ma soprattutto da tutti i medici che sono stati immessi in servizio a tempo indeterminato che poi hanno rassegnato le dimissioni a distanza di un anno o ancora meno, creassero vuoti in grado di mettere in discussione l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza.   I NUMERI  L’azienda ospedaliera nel triennio compreso tra il 2022 e il 2024, ha proceduto al reclutamento di 138 dirigenti medici ma, tra pensionamenti e defezioni, non ne è rimasta quasi traccia. In compenso, l’ospedale ha assunto 16 specializzandi che rappresentano una vera risorsa per sopperire alle necessità aziendali, insieme a tutti i professionisti che continuano a prestare servizio in autoconvenzione per garantire tutte le prestazioni indirizzate all’utenza. Stesso discorso per l’Asl dove, il piano triennale 2022/2024 per le assunzioni, prevedeva il reclutamento di 77 medici.   L’ALLARME  Secondo le stime della fondazione Gimbe, a livello nazionale 90mila medici si sono tirati fuori dal pubblico e mancano 5.700 medici di famiglia. Il dato emerso a livello locale è perfettamente sovrapponibile e in sintonia anche con i dati presentati dal ministero della Salute in commissione Affari sociali, che riferiscono di 4.349 dimissioni nel 2022 contro le 1.564 del 2016. In pratica, la fuga dei medici dalle strutture pubbliche del territorio nazionale si sta trasformando in una vera e propria emergenza visto che la situazione non è migliorata nel triennio compreso tra il 2022 e il 2024. «La crisi attuale - spiega Gimbe - ha radici profonde. Nel decennio 2010-2019 sotto-finanziamento, mancata programmazione, insufficienti borse di studio per specializzazioni e medicina generale, blocco delle assunzioni, tetti di spesa sul personale e ritardi nei rinnovi contrattuali  hanno progressivamente indebolito il capitale umano del sistema sanitario nazionale. Dal 2020 in poi la pandemia ha accelerato il fenomeno, alimentando burnout, frustrazione e demotivazione. Con una conseguente perdita di attrattività del servizio pubblico».   I MEDICI DI FAMIGLIA  A livello provinciale, l’esodo, in gran parte causato da pensionamenti, trasferimenti volontari, soprattutto verso strutture del Centro-Nord, e condizioni di lavoro complesse, ha impoverito la sanità territor
iale anche per quanto riguarda la medicina generale. Attualmente, si stima un deficit complessivo di circa 100-116 medici di famiglia e di assistenza primaria rispetto alle reali necessità dell’area. Sebbene la Regione e l’Asl abbiano periodicamente provveduto ad assegnare nuovi incarichi per coprire le posizioni vacanti nei vari distretti, molte zone continuano a registrare carenze di personale.  La cartina al tornasole di questa crisi - sottolinea Gimbe - è rappresentata dal ricorso ai “gettonisti” che, nel biennio compreso tra il 2024 e il 2025 hanno assorbito oltre un miliardo di euro.  Quindi, il servizio sanitario nazionale perde i professionisti e poi li riacquista sul mercato a ore, pagando il prezzo di una visione miope e dei tagli al capitale umano».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Luella De Ciampis  Heading: I nodi del territorio  Highlight: TRA IL 2022 E IL 2024 IL RUMMO HA ASSUNTO 138 NUOVI DIRIGENTI MA RESTANO CARENZE TRA PENSIONAMENTI E LICENZIAMENTI   LA FONDAZIONE: «UNA CRISI NAZIONALE CAUSATA DA TETTI DI SPESA, ASSUNZIONI BLOCCATE E RITARDI NEI RINNOVI»  Image:n v p z i l t  L  L’ALLARME I dati della Fondazione Gimbe: in aumento i medici che lasciano Asl e ospedali pubblici  S n 9 d m a s c s n d t f p l e s t 2 G d z z d n z e -tit_org- «Medici in fuga dal pubblico»  Sanità, medici in fuga: «Triplicati in dieci anni»   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Luella De Ciampis</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071302142200502.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Caldo, via alla terza ondata Una settimana a 40 gradi = Una settimana a 40 gradi Zone rosse e tutele sul lavoro ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301967203716.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301967203716.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 13 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il picco di questa ondata fra mercoledì e giovedì: in Sardegna punte di 43 gradi. E a Firenze i rider scioperano</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 05:43:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1703000" Sales="165332" Printing="208605" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301967203716.PDF"><![CDATA[CORRIERE DELLA SERA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301967203716.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Le temperature Record previsto in Sardegna. Le zone rosse  Caldo, via alla terza ondata Una settimana a 40 gradi   Una settimana a 40 gradi Zone rosse e tutele sul lavoro Il picco di questa ondata fra mercoledì e giovedì: in Sardegna punte di 43 gradi. E a Firenze i rider scioperano  Terza ondata di caldo sull’Italia, giovedì il picco. «Nella Pianura Padana si raggiungeranno i 38-39 gradi». Punte di 40 gradi in Sicilia e Sardegna.  Le città da bollino rosso.  alle pagine 2 e 3  ROMA Una morsa di calore senza tregua e senza precedenti attanaglia l’Europa, in particolare la Francia, e l’Italia da settimane. E continuerà a farlo fino alla fine del mese, con quella che — contandole — sarà la terza ondata di torride temperature africane. Oggi, come nel fine settimana appena concluso, restano due le città da bollino rosso: Perugia e Firenze. In attesa di conoscere, in mattinata, l’esito del nuovo bollettino che verrà emesso dal ministero della Salute. Preoccupazione per le conseguenze che il perdurare di temperature così elevate — associate a notti tropicali, in cui il termometro non scende sotto i 20 gradi — possono avere sulle condizioni di salute dei fragili e degli anziani.  Anche in Francia è allerta per il record di caldo: 37 dipartimenti sono stato contrassegnati di rosso per temperature oltre i 40 gradi.   Le previsioni  A partire da oggi la colonnina di mercurio riprenderà a salire su tutta la penisola, accompagnata da alti tassi di umidità che renderanno la temperatura percepita ancora più alta, per arrivare al picco del caldo tra mercoledì e giovedì.  Una bolla d’aria rovente, proveniente da Algeria e Marocco, investirà l’Italia portando con sé una media di 7-8 gradi al di sopra della media stagionale: nelle zone interne della Sardegna si arriverà anche a 43 gradi, mentre nel Centro Sud — specie nelle pianure di Lazio e Toscana — a 40. Massime sui 38 gradi al Nord. Un paio di giorni, venerdì e sabato, con leggera flessione, ma poi l’incubo rovente tornerà.   I pericoli per la salute  Il fatto che le ondate di calore si susseguano, senza lasciare  tempo al corpo di ritemprarsi con giornate più fresche — e senza possibilità di rigenerarsi nel sonno — comportano seri rischi per la salute, per tutti e in special modo per bambini, fragili e anziani. Che quindi nelle ore più calde della giornata devono evitare di esporsi al sole e devono invece restare in casa o in posti chiusi, possibilmente con condizionatori o ventilatori.  Ma esiste un’altra categoria molto a rischio: quella di chi lavora all’aperto nelle ore più calde. Per proteggere questi lavoratori è stato stabilito che nei giorni di allerta rossa, secondo la mappa di rischio di  Worklimate, ci sarà lo stop del lavoro all’aperto dalle 12 alle 16. Mercoledì i rider di Glovo e Deliveroo di Firenze hanno indetto uno sciopero per le paghe basse e le condizioni di lavoro al limite, soprattutto con le ondate di calore. Un rapporto Greenpeace-Cgil stima che lo stop riguarda 1,5 milione di lavoratori tra edilizia e agricoltura. A causa del grande caldo Coldiretti stima inoltre che il settore agro-alimentare registrerà un calo di raccolti del 30%. Sul delta del Po la temperatura dell’acqua è arrivata a 32 gradi causando la scomparsa del 90% delle vongole e una moria di cozze, già colpite dal granchio blu.   Gli incendi  Dopo la Spagna, anche in Francia l’allerta è massima per i roghi. Ieri pomeriggio è scoppiato un incendio «molto aggressivo» nella foresta di Fointainebleau, a circa 60 km da Parigi, obbligando alla chiusura dell’autostrada A6.  Per un altro incendio chiusi anche la A5 e la linea ferroviario del Tgv Parigi-Lione. In Francia dall’inizio dell’anno sono andati in fumo oltre 25mila ettari, il doppio rispetto allo stesso periodo del 2025. Una serie di roghi sta minacciando anche l’Italia.  Rientrato l’allarme in Piemonte, il vento caldo ha alimentato ieri le fiamme a Siracusa, dove sono state evacuate diverse abitazioni. Incendi anche in Puglia, Abruzzo e Lazio. Da metà giugno è attivo il Piano Aib (Antincendio boschivo) che è già al massimo grado di all
erta. A supportarlo anche la Protezione civile nazionale che mette a disposizione 28 tra elicotteri e Canadair.  Clarida Salvatori Paolo Virtuani © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Clarida Salvatori :-: Paolo Virtuani  Heading:   Highlight:   Image:A Roma Turisti si rinfrescano giocando con getti d’acqua vicino al Colosseo (foto Cecilia Fabiano/ LaPresse) -tit_org- Caldo, via alla terza ondata Una settimana a 40 gradi  Una settimana a 40 gradi Zone rosse e tutele sul lavoro   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Clarida Salvatori - Paolo Virtuani</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301967203716.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Covid, Arcuri e Speranza saranno sentiti in commissione ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301965903731.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301965903731.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 13 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 05:43:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1703000" Sales="165332" Printing="208605" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301965903731.PDF"><![CDATA[CORRIERE DELLA SERA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301965903731.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Covid, Arcuri e Speranza saranno sentiti in commissione  F  dI torna a mettere nel mirino Giuseppe Conte. Marco Lisei — presidente della commissione Covid che indaga sull’import di mascherine e attende l’audizione dell’ex premier, in carica nella prima fase della pandemia — ha fatto sapere (non senza un tono polemico) che il leader M5S sarà ascoltato il 4 agosto: «Solo a seguito delle sollecitazioni di FdI, si è finalmente reso disponibile», ha detto il senatore in un intervista al Secolo d’Italia facendo poi notare che l’ok alla data è arrivato «dopo diverse telefonate senza risposta»: «Mi dispiace che Conte dica di non aver ricevuto chiamate. Io ho le prove delle chiamate fatte dal centralino della Camera».  A seguire, conferma Lisei, altre audizioni: l’ex commissario Arcuri prima della pausa estiva, poi l’ex ministro della Salute Speranza.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Covid, Arcuri e Speranza saranno sentiti in commissione   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301965903731.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Dipendenze, l'Inps paga le cure ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301950303703.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301950303703.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"ITALIA OGGI SETTE" </b>  del 13 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 05:42:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="82000" Sales="23482" Printing="21384" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301950303703.PDF"><![CDATA[ITALIA OGGI SETTE]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301950303703.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Quando si può usufruire delle nuove ipotesi di tutela economica per assenza per malattia  Dipendenze, l’Inps paga le cure La permanenza in comunità terapeutica equivale a ricovero  Pagina a cura DI DANIELE CIRIOLI aga l’Inps la permanenza in comunità terapeutica del lavoratore per curarsi la dipendenza da alcol, gioco d’azzardo, droga o altre nuove forme. Superando le precedenti restrizioni, infatti, l’Inps ha stabilito che la permanenza in tali strutture è assimilabile al ricovero ospedaliero, se è garantita l’assistenza sanitaria. Lo stesso vale per il day service ambulatoriale, il day surgery, le macro attività ambulatoriali complesse e le altre nuove prestazioni del servizio sanitario nazionale (Ssn). Lo ha chiarito nella circolare n. 65/2026 (si veda ItaliaOggi del 18 giugno 2026).  L’indennità di malattia. L’indennità di malattia è riservata ai lavoratori dipendenti se un evento morboso determina l’incapacità temporanea al lavoro. L’indennità spetta a tutti i lavoratori dipendenti, compresi apprendisti, nonché disoccupati e i lavoratori sospesi dal lavoro (per esempio in Cig), mentre non spetta, tra l’altro, a colf e badanti; impiegati dell’industria; quadri dell’industria e/o artigianato; dirigenti; portieri. Non ne hanno diritto i lavoratori autonomi. Ai parasubordinati è prevista una specifica disciplina.  I periodi di malattia.  Sono indennizzabili i periodi di malattia che determinano, per il lavoratore ammalato, una temporanea incapacità al lavoro nella mansione specifica. Sono indennizzati, inoltre, anche i periodi di ricovero ordinario o in day hospital. Le prestazioni in regime di day hospital sono equiparate a giornate di ricovero. Attenzione: i periodi di malattia, di ricovero o di day hospital vanno devono essere sempre correttamente attestati con uno o più certificati medici.  Le nuove ipotesi. Alla luce delle innovazioni del servizio sanitario nazionale (Ssn) con la previsione di modelli alternativi al ricovero tradizionale, l’Inps ha rivisto ed esteso la tutela economica di malattia a nuovi casi di assistenza sanitaria. Ecco le principali novità.  Prestazioni ambulatoriali. L’Inps ha equiparato al day hospital il day service ambulatoriale (Dsa); il day surgery; la macro attività ambulatoriale complessa (Mac); la bassa intensità  P  chirurgica (Bic); il pacchetto ambulatoriale complesso (Pac); i percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdt). Sono equiparate alle giornate di ricovero soltanto quelle nelle quali il lavoratore si reca presso la struttura per accertamenti programmati. Gli altri giorni possono essere riconosciuti come malattia se supportati da idonea certificazione medica attestante l’incapacità lavorativa.  Centri di salute mentale.  Si tratta di strutture dedicate alla prevenzione, alla cura e riabilitazione dei disturbi psichici. In alcuni modelli organizzativi, i Csm possono prevedere attività diurne strutturate e, in casi specifici, ospitalità sulle 24 ore. Poiché tali modalità non sono uniformi sul territorio nazionale e non sempre si configurano come un vero e proprio ricovero, l’Inps ha stabilito che i giorni di effettiva presenza presso il Csm per trattamenti programmati sono assimilati ai cicli di cura ricorrenti e, quindi, indennizzabili come malattia. Inoltre, anche l’ospitalità notturna, se prevista e documentata come ricovero breve, è equiparata al ricovero ospedaliero.  Strutture sanitarie. Rientrano in questa categoria le strutture psichiatriche residenziali (alta, media, bassa intensità) e semiresidenziali (centri diurni) autorizzate o accreditate dal Ssn. Per l’equiparazione al ricovero ospedaliero, le strutture devono operare in regime autorizzato o accreditato e soddisfare i requisiti di legge.  In mancanza di tali condizioni, o qualora il ricovero avvenga in strutture a prevalenza socio-educativa prive di cartella clinica, si applica la disciplina della malattia comune, previa idonea certificazione medica.  Strutture di osservazione. In molte strutture ospedaliere sono state istituite unità di supporto, quali l’osservazione breve intensiva (Obi) e la deg
enza breve (Db), annesse alle unità operative di pronto soccorso.  Tali strutture sono destinate alla gestione dei pazienti che necessitano di un monitoraggio clinico, evitando il ricovero ordinario. L’Inps ha precisato che la permanenza presso il pronto soccorso o presso le citate unità hanno caratteristica del ricovero ospedaliero.  Comunità terapeutiche.  Le comunità terapeutiche e le strutture accreditate rappresentano un presidio fondamentale per la cura e riabilitazione dalle dipendenze patologiche, comprese tossicodipendenze, abuso di alcol, gioco d’azzardo e nuove dipendenze. La permanenza nelle strutture che garantiscono assistenza sanitaria è assimilata al ricovero ospedaliero. Diversamente, la permanenza presso le comunità a prevalenza socio-educativa, in assenza di cartella clinica e di responsabilità sanitaria diretta, è equiparata alla malattia comune, previa certificazione medica attestante l’incapacità lavorativa.  Centri per disturbi nutrizione. I centri dedicati ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (Dna), pubblici o privati accreditati, sono un presidio essenziale per la presa in carico di pazienti con patologie complesse, che richiedono interventi multidisciplinari. Il periodo di permanenza in strutture con assistenza sanitaria, comprese le prestazioni in day service e in day hospital, è equiparato al ricovero ospedaliero.  La permanenza in strutture prive di assistenza sanitaria e in quelle semi-residenziali, invece, è equiparata a malattia comune, previo certificato medico attestante l’incapacità lavorativa.   La malattia: inizio e fine. Per la generalità dei lavoratori il diritto all’indennità decorre dal quarto giorno (i primi tre sono a carico dell’azienda, se previsto dal contratto, i cosiddetti giorni di carenza di malattia) e cessa con la fine della malattia (scadenza della prognosi). L’indennità spetta per tutti i giorni coperti da certificazione, con alcune eccezioni. Agli apprendisti si applica la stessa disciplina dei lavoratori del settore di appartenenza.  Quanto spetta. In via generale l’indennità è corrisposta nella misura del: • 50% della retribuzione media giornaliera, dal quarto al ventesimo giorno; • 66,66% dal ventunesimo al centottantesimo giorno.  Le fasce di reperibilità. Per consentire i controlli dell’effettiva temporanea incapacità lavorativa, il lavoratore è tenuto a rendersi reperibile al proprio domicilio in determinate fasce orarie, cosiddette di reperibilità, che sono dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per tutti i giorni riportati nella certificazione di malattia (compreso sabato, domenica e festivi). L’assenza alla visita di controllo, se non giustificata, comporta l’applicazione di sanzioni con il conseguente mancato indennizzo delle giornate di malattia per: • massimo 10 giorni di calendario, dall’inizio dell’evento, in caso di prima assenza alla visita di controllo non giustificata; • 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia, in caso di seconda assenza; • totale indennità, dalla data della terza assenza alla visita di controllo non giustificata.  Durante il periodo di prognosi, il lavoratore può cambiare indirizzo di reperibilità, ma deve darne comunicazione tempestiva al datore e all’Inps.  La malattia all’estero.  Nel caso di malattia insorta in un paese Ue, si applica la legislazione del paese dove risiede il lavoratore, il quale deve presentare il certificato entro due giorni dal rilascio all’Inps e al proprio datore di lavoro. Nel caso di malattia insorta in paesi che non hanno convenzioni o accordi in materia con l’Italia o in paesi extraUe, la certificazione deve essere legalizzata dalla rappresentanza diplomatica o consolare italiana all’estero.  ---End text---  Author: DANIELE CIRIOLI  Heading:   Highlight:   Image:Le nuove ipotesi NUOVE PRESTAZIONI TUTELA APPLICABILE (*) Attività ambulatoriali  • Ricovero ospedaliero = Day service ambulatoriale (Dsa); Day surgery; Macro attività ambulatoriale complessa (Mac); Bassa intensità chirurgica (Bic); Pacchetto ambulatoriale complesso (Pac); • Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali 
(Pdt)  Centri salute mentale (Csm)  • Ricovero ospedaliero = ospitalità notturna, prevista come ricovero breve (è equiparata al day hospital) • Malattia comune = le giornate di effettiva presenza presso il Csm per trattamenti programmati (equiparati a cicli di cura)  Strutture psichiatriche  • Ricovero ospedaliero = ricoveri presso i servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc); permanenza residenziale in strutture psichiatriche sanitarie; ricoveri presso unità di riabilitazione intensiva/estensiva • Malattia comune = prestazioni semi-residenziali  Strutture di Pronto soccorso (Obi e Db)  • Ricovero ospedaliero = La permanenza presso il Pronto soccorso o presso le unità di supporto (Obi e Db)  Comunità terapeutiche  • Ricovero ospedaliero = Qualora la permanenza avvenga in strutture che garantiscono assistenza sanitaria  Centri per disturbi della nutrizione (Dna)  • Ricovero ospedaliero = prestazioni in day service e in day hospital; permanenza in residenziali intensiva sanitaria • Malattia comune = permanenze semi-residenziali o in strutture non sanitarie  (*) Rispetto delle fasce di reperibilità = NO in caso di “ricovero ospedaliero”; SÌ in caso di “malattia comune” -tit_org- Dipendenze, l’Inps paga le cure   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>DANIELE CIRIOLI</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301950303703.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[La vera incognita difendere il welfare = Un'emergenza nazionale ma ciascuno dovrà pensarci da sé ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301970503749.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301970503749.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"L'ECONOMIA" </b>  del 13 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 05:43:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1703000" Sales="165332" Printing="208605" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301970503749.PDF"><![CDATA[L'ECONOMIA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301970503749.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[LA VERA INCOGNITA DIFENDERE IL WELFARE   PENSIONI E ASSISTENZA: CHE CONFUSIONE I COSTI (ALTI) E LE IDEE PER MIGLIORARE   UN’EMERGENZA NAZIONALE MA CIASCUNO DOVRÀ PENSARCI DA SÉ   Senza una spinta decisa a vecchi e nuovi strumenti di previdenza integrativa, che oggi riguarda soltanto il 19% dei cittadini, andiamo incontro a un futuro pieno di pensionati poveri. Sarà una transizione difficile Le proposte per affrontarla ci sono, esempi all’estero anche  d i F E R R U CC IO DE BORT OLI  Q  uant’è il debito pensionistico italiano? Ovvero la somma attuale di tutti gli impegni non coperti da accantonamenti reali presi per pagare le prestazioni previdenziali dei prossimi anni, rispetto al Prodotto interno lordo (Pil)? Secondo Eurostat, il Servizio statistico europeo (dati 2024), siamo al 434 per cento. Ottomila miliardi circa. E non è che il nostro Paese, almeno su questo aspetto, sia messo peggio di altri in Europa. La Spagna è al 507 per cento, la Germania al 353, la Danimarca però solo al 94. Poi ci sarebbero, en passant, anche altri rilevanti pesi sociali a cui far fronte: dalla sanità all’assistenza e, soprattutto al Long term care, alla cura dei non autosufficienti.  Il welfare europeo è sempre meno sostenibile.  Per ragioni demografiche, ma non solo. Il nostro, in particolare. Lo si evince anche dall’intervista rilasciata a Fabio Tamburini su Il Sole 24 Ore, dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, che invoca una risposta europea. Una sorta di G7 del Welfare.  Il debito pubblico italiano non cessa di aumentare. Ormai è vicino ai 3 mila 200 miliardi, circa il 138 per cento del Pil. Cioè mille miliardi più di dieci anni fa. Incredibile. Certo, noi abbiamo, rispetto ad altri, anche ai cosiddetti Paesi frugali, un grande risparmio privato.  CONTINUA A PAGINA 2  d i FE RRUCCIO D E BO RTO L I  SEGUE DALLA PRIMA PAGINA  L  e famiglie sono meno indebitate in relazione al reddito che, purtroppo, non cresce come sarebbe necessario. In queste condizioni, alla vigilia di una lunga campagna elettorale, è inutile promettere ciò che non si può mantenere. Modesto appello ai partiti: siate saggi e, soprattutto, intellettualmente onesti.  L’economista Carlo Cottarelli è il primo firmatario di una proposta di legge che obblighi tutte le forze politiche a dichiarare in anticipo dove troveranno le risorse per finanziare nuove spese.  Alla proposta Cottarelli vorremmo aggiungere, senza illuderci di avere un grande ascolto, un semplice lodo. Il Lodo Welfare. Di che si tratta? Della condivisione di un allarme e di una concreta presa di coscienza. Con un obiettivo principale: salvare prima di tutto lo stato sociale italiano. E di non essere responsabili della peggiore delle disuguaglianze. Quella di assistere all’ingrossarsi, purtroppo inconsapevole, dell’esercito dei pensionati poveri (e degli attuali giovani quando lo saranno). Perché questo sarà l’effetto,  nei prossimi anni, del pieno passaggio al sistema contributivo — e del progressivo abbassarsi del tasso di sostituzione — senza una decisa promozione di strumenti alternativi in particolare della previdenza complementare. La pensione di scorta diventa una necessità non un’opzione. A maggior ragione dopo che si è passati, dal primo luglio scorso, e giustamente, all’obbligatorietà di fatto dell’adesione ai fondi integrativi per i nuovi assunti (che hanno però 60 giorni per ripensarci).   Fondi & famiglie Secondo il sondaggio annuale del Mefop (la società per lo sviluppo dei fondi pensione del ministero dell’Economia) il 60 per cento degli italiani percepisce un peggioramento della propria situazione pensionistica. E, per la prima volta, le preoccupazioni per un futuro di non autosufficienza sono al primo posto. Con un’Italia spaccata in due. Al Centro Nord prevalgono coloro che si pongono il problema di integrare la pensione del cosiddetto primo pilastro (Inps e casse professionali) con strumenti di natura negoziale, aperta o privata (il secondo pilastro) e assicurazioni per la non autosufficienza. Al Sud si fa più affidamento alla famiglia. Nel caso di bisogno, da lì arriverà, ovver
o dai parenti,  l’aiuto necessario. Forse, è il caso di aggiungere. Il 47 per cento conosce poco o nulla del sistema pensionistico.  Sconcertante, a 30 anni e passa dalla riforma Dini e 14 anni dopo la riforma Fornero. Ritiene però (al 56 per cento) che la pensione pubblica sia insufficiente. Solo il 19 per cento ricorre alla previdenza integrativa.  Un terzo degli italiani — questa l’amara realtà — semplicemente non ci pensa. Nel vecchio sistema a ripartizione i contributi di chi lavorava (tanti) pagavano gli assegni di chi era in quiescenza (pochi). Ci si poteva non pensare. Oggi la situazione è esattamente ribaltata. Nel 2050 un terzo degli italiani avrà più di 65 anni. Ci dobbiamo pensare. Per tempo. Subito. Ed è questo il salto di consapevolezza nazionale che manca. Dovrebbe essere una missione bipartisan della politica renderlo possibile con misure serie di sostegno al welfare. Non con illusioni pericolose e promesse avventate. Lo raccomanda l’ampio studio dal titolo Chi si prenderà cura di noi? (Il Mulino), a cura di Luca di Gialleonardo, Mauro Maré, Antonello Motroni, Francesco Porcelli e Francesco Vidoli. L’obiettivo della ricerca è quello di agevolare, anche dal punto di vista culturale, una drammatica transizione. «Passare a un sistema a capitalizzazione — sostengono gli autori — è molto più difficile perché i conti individuali virtuali del sistema a  ripartizione vanno resi liquidi e reali».   Il Trump Account Il punto è questo. L’idea che si debba, sempre di più in futuro, decidere in proprio della costruzione della pensione, scegliendo per esempio di portare il Tfr (Trattamento di fine rapporto) dall’azienda a un fondo integrativo, sottoscrivendo una polizza e via di seguito. È tutto sempre di più nelle nostre mani. Una proposta tra le tante (e sarebbe bello se fosse sposata da tutti i partiti) è quella di trasformare parte dei bonus legati alla natalità e al sostegno familiare in un Piano di accumulo personale azionario per ogni neonato che avrebbe già, al compimento dei 18 anni una somma considerevole e, ancora di più, all’età del ritiro del lavoro, per un assegno integrativo dignitoso.  Si può fare. Il Trump account (anche il presidente americano ogni tanto fa delle cose buone) va proprio in questa direzione. Il contributo di mille dollari  si stima possa valere già tra gli 8 e i 9 mila al compimento della maggiore età. I contributi (la paghetta) di genitori e parenti del tutto detassati. Solo un esempio.  Nel Long term care, l’Italia è un caso a sé. L’assistenza è finanziata quasi esclusivamente con fondi pubblici (96 per cento). In Germania più della metà della spesa è coperta da assicurazione  obbligatoria legata ai contratti di lavoro. Anche la proposta di riforma appena avanzata dal Cergas-Bocconi, e condivisa dagli esperti di altre università italiane, raccomanda la separazione funzionale dell’assistenza agli anziani, in particolare non autosufficienti, dal  Servizio sanitario. Non si può fare affidamento solo sulla fiscalità generale.  Vanno incentivati fondi sanitari, contratti assicurativi. Altrimenti l’assistenza, in un Paese sempre più anziano, divora la Sanità e la prevenzione. «I diritti acquisiti esistono solo se le generazioni future decideranno di pagarli», avvertono ancora gli autori dello studio.  Una precisazione. Non si può dare tutta la colpa agli italiani e nemmeno ai partiti che scelgono di votare o non votare. Questo scenario comporta una maggiore affidabilità dell’intero sistema finanziario e assicurativo. Commissioni più basse, maggiore trasparenza.  Una cultura dell’accompagnamento del cliente lungo tutta la sua vita, con una sensibilità professionale e umana scevra dalla bramosia degli utili a breve e dalla logica estrattiva del cliente-cavia che tanto spazio continua ad avere nei ponderosi business plan delle fusioni bancarie.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: FERRUCCIO DE BORTOLI  Heading:   Highlight: Il Mefop, l’ente guidato da Mauro Marè: il 60 per cento degli italiani accusa un peggioramento della propria situazione pensionistica e teme la non autosuffi
cienza   L’assistenza è l’altro corno della questione: sostenuta finora al 96% da fondi pubblici, va separata dal Servizio sanitario nazionale, altrimenti finirà per divorarlo Intervenire sul sistema finanziario e assicurativo, con commissioni più basse e maggiore trasparenza, significa renderlo più affidabile per i clienti. E meno vorace  Image:s.F.   La mappa  Stima del debito pensionistico implicito dei Paesi dell’Unione europea % Pil  Miliardi di euro  % Pil  Miliardi di euro  Spagna  507%  6.194  Francia  398%  9.964  Austria  464%  1.879  Germania  353%  12.769  Italia  443%  8.076  Danimarca  94%  321 Fonte: Eurostat 2024 -tit_org- La vera incognita difendere il welfare   Un’emergenza nazionale ma ciascuno dovrà pensarci da sé   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Ferruccio de Bortoli</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301970503749.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Intervista a Lucia Aleotti - Lucia Il pharma traina l'italia meno burocrazia in europa o i capitali scappano ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301971003750.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301971003750.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"L'ECONOMIA" </b>  del 13 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 05:43:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1703000" Sales="165332" Printing="208605" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301971003750.PDF"><![CDATA[L'ECONOMIA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301971003750.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[ILPHARMATRAINAL’ITALIA MENOBUROCRAZIAINEUROPA OICAPITALISCAPPANO   Nel 140esimo compleanno Menarini prevede di superare i 5 miliardi e si concentra sulla ricerca con un impegno di oltre mezzo miliardo nel 2026. «La magia del settore è ancora viva, l’industria si sta espandendo», dice l’azionista del gruppo e vicepresidente di Confindustria. Ma lancia l’allarme: «Non si faccia la fine dell’auto»  d i A LE SS AN DR A P UA TO  L  a «magia della farmaceutica c’è ancora», ma l’Europa rischia «di soffocare» per la burocrazia e la «poca lungimiranza» che allontana gli investitori». Lucia Aleotti è azionista e consigliere del gruppo farmaceutico toscano con il fratello Alberto, oltre che vicepresidente di Confindustria per il Centro studi. Denuncia un’«asfissia dell’Europa industriale», schiacciata da «un sistema regolatorio che non favorisce la competizione» con il resto del mondo, Cina in testa.  L’imprenditrice lancia l’allarme mentre il gruppo compie 140 anni e chiude un 2025 record, 4,887 miliardi di giro d’affari (+6,2% dal 2025), per l’81% dall’estero, e un margine operativo lordo «di 470 milioni», dice una nota. Perciò è stata inclusa nell’analisi di Kpmg del 17 giugno per L’Economia del Corriere della Sera sulle imprese italiane locomotiva, quelle che superano i quattro miliardi di fatturato.  La previsione è di superare i cinque miliardi quest’anno, con un piano d’investimenti annuo di oltre mezzo miliardo.  «Siamo in una fase di grandi investimenti in ricerca — dice Aleotti — . Prevediamo una crescita del 3,5% del fatturato quest’anno malgrado il rallentamento dei Paesi del Golfo, dove noi vendiamo i nostri prodotti». L’impatto dell’aumento dei costi, «dai trasporti all’assicurazione», con la chiusura dello stretto di Hormuz, c’è. Intanto, però, la ricerca sta producendo medicinali innovativi. «Nel 2027 dovrebbero maturare nuovi risultati», dice Aleotti: significa che dovrebbe sbloccarsi almeno un farmaco oggi in fase tre, quella prima della commercializzazione. È contro il tumore al seno. «Continuiamo a investire in ricerca e sviluppo, eravamo a 540 milioni nel 2025 e quest’anno contiamo di superarli».  Trent’anni fa il gruppo non arrivava al miliardo di ricavi (835 milioni nel 1995).  Da allora i dipendenti sono quintuplicati a 17.800 e al 91% sono laureati o tecnici.  Menarini ha 18 stabilimenti nel mondo, nove centri di ricerca da Firenze a Singapore, Berlino, Filadelfia. Tutto bene insomma? Quasi.  Due anni fa lei descrisse la cavalcata della farmaceutica italiana, spesso di matrice familiare e cresciuta anche per acquisizioni, con una parola: magia.  Quella magia c’è ancora? «Sì, la magia del settore farmaceutico italiano è ancora viva. Con 70 miliardi di export il settore è un traino e per l’economia italiana. Ha una peculiarità, il mix di capitali internazionali e domestici. Offre tutto il ventaglio dei medicinali, dai vaccini agli emoderivati, dalle micromolecole da assumere per bocca ai farmaci biologici. La capacità delle imprese italiane si sta espandendo. Italfarmaco ha lanciato un prodotto per la distrofia di Duchenne,  Dompé un farmaco per la cheratite neurotrofica, Chiesi ha fatto nuove acquisizioni, Angelini ha investito altri quattro miliardi negli Usa. La spinta c’è ancora».  Quindi dov’è il problema? «L’Europa è ferma. Serve una rifocalizzazione sulla crescita, per attirare gli investitori e favorire l’impresa su tutte le tecnologie. Altrimenti facciamo la fine dell’auto, dove si è voluto spingere solo su una tecnologia, quella dei motori elettrici. Gli effetti si vedono».  Che significa per la farmaceutica? «Ad esempio, che si incentiva l’nnovazione, indipendentemente dal fatto che sia con tecnologia biologica, chimica o mista. Per i principi attivi dipendiamo da Cina e India, è un problema anche per la sicurezza. Se scoppia un conflitto vengono meno la basi per la cura dei cittadini».  Gli investitori stanno andando altrove? «Sì. Secondo il Centro studi Confindustria fino al 2019 l’Europa era la prima destinazione degli Ide, investimenti diretti esteri. Dopo, con il Green deal e la prolif
erazione normativa, gli Ide sono crollati da 450 a 150 miliardi di euro».  Troppe leggi?  «Sì. Fra il 2019 e il 2024 sono state approvate in Europa tredicimila leggi. Servono 1.425 ore solo per leggerle, succede solo qui. L’Europa è soffocata dalla burocrazia, c’è indifferenza verso le strategie industriali e ci sono settori che si stanno spostando. Nel 2010 Europa e Usa erano alla pari con i brevetti per la farmaceutica, con il 31% ciascuno. Oggi gli Stati Uniti sono al 34%, l’Europa al 20%. E la Cina al 28%.  Qualcosa non ha funzionato».  Chiedete una deregulation? «No, semplicemente bisogna capire in che mondo viviamo. E affrontare la concorrenza ad armi pari» Che cosa non ha funzionato? «A furia di considerarci solo mercato, che è un luogo dove si consuma, ci siamo dimenticati di fare politica per l’Europa come un luogo dove si produce, si attirano investimenti, si costruisce innovazione. È necessario che l’Europa si focalizzi sull’industria in modo maggiore o si rischia la desertificazione industriale. Che significa anche un crollo del welfare».  Una questione è il prezzo dei farmaci: l’industria chiede di alzarli in Europa, per compensare il calo negli Usa...  «Quasi nessuno lo ricorda, ma i prezzi in Europa vengono fissati da enti governativi e vanno solo al ribasso da molti anni.  Quando ti trovi in una situazione di esplosione dei costi, come negli ultimi quattro anni, dalla guerra in Ucraina in avanti, c’è il tema di come recuperarli, questi costi.  Mentre ci sono da un lato la pressione internazionale per portare le basi industriali nei Paesi di destinazione, dall’altro la spinta competitiva della Cina, che ora non solo gestisce la maggioranza dei principi attivi, ma si pone anche come protagonista per i farmaci del futuro. In Europa per anni si è parlato solo di ridurre i prezzi dei farmaci, ora ci si deve rendere conto che così gli investimenti se ne vanno».  Voi siete andati a produrre negli Usa, con Stemline. Bilancio di cinque anni? «Grazie all’acquisizione nel 2020 di Stemline, un’azienda quotata al Nasdaq, abbiamo costruito una presenza partendo da zero. Abbiamo chiuso il 2025 con oltre 500 milioni di ricavi negli Usa, ci siamo rafforzati nell’oncologia. Il nostro farmaco Elcestrant contro il carcinoma mammario è stato approvato dall’Fda e dall’Ema. Ora studiamo altre indicazioni, sempre per il tumore al seno».  Nuove acquisizioni in cantiere? «Siamo cresciuti tanto, ora ci concentriamo sulla ricerca. Continueremo a crescere per linee interne e a investire in ricerca e sviluppo, anche con partnership industriali, in aree come il Sud est asiatico e il centro America. La speranza è accelerare con l’intelligenza artificiale i tempi di sviluppo di un farmaco».  In Italia il servizio sanitario nazionale zoppica, che spazi vede per i privati? «Dobbiamo smetterla con i catastrofismi, il servizio sanitario nazionale è una risorsa. Ci sono sfide che riguardano tutti i Paesi sviluppati, come il calo demografico e l’aumento dell’età media, che richiede maggiori interventi sanitari. In Italia rispetto a dieci anni fa le persone che sopravvivono a una diagnosi di tumore sono un milione in più. Bisogna ragionare su dove può inserirsi un sostegno privato, in modo che il servizio sanitario nazionale non venga snaturato».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: ALESSANDRA PUATO  Heading:   Highlight: Nel 2019-2024 in Ue sono state approvate 13 mila norme, per leggerle ci vogliono 1.425 ore. E gli investimenti diretti sono crollati da 450 a 150 miliardi   1886 L’inizio a Napoli  Michele Menarini apre la Farmacia Internazionale  2020 Lo sbarco Usa  Menarini rileva Stemline, oncologia  2025 I conti  Menarini chiude l’anno con 4,89 miliardi di ricavi  Image:Il record Il fatturato  consolidato di Menarini milioni di euro 1 1964 13 1975 836 1995 2000 1.306 2005 2.233 2010 3.031 2015 3.326 2020 3.750 2023 4.375 2024 4.603 2025 4.887 Fonte: Menarini  Ripartizione geogra?ca dei ricavi 19% Italia  *Tasso di Crescita Medio Annuo  81% Estero  Pparra -tit_org- Intervista a Lucia Aleotti - Lucia Il pharma traina l’italia 
meno burocrazia in europa o i capitali scappano   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Alessandra Puato</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301971003750.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Italia divisa: la sanità non è uguale per tutti = Italia divisa: la sanita non e uguale per tutti ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301966303735.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301966303735.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"L'IDENTITÀ" </b>  del 13 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 05:43:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="315000" Sales="70000" Printing="70000" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301966303735.PDF"><![CDATA[L'IDENTITÀ]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301966303735.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[La classifica dei Lea  Italia divisa: la sanità non è uguale per tutti   I NUMERI DEL MINISTERO DELLA SALUTE   Italia divisa: la sanità non è uguale per tutti  S  alute è un diritto di tutti, ma purtroppo la realtà non racconta la stessa storia.  Perché in Italia ci si può ammalare nello stesso modo, ma non essere curati allo stesso modo. Il luogo in cui si vive continua a rappresentare una variabile decisiva nell’accesso alle cure e gli ultimi dati sulla sanità regionale lo confermano.   ELEONORA CIAFFOLONI  a pagina 2    L  a salute è un diritto di tutti, ma purtroppo la realtà non racconta la stessa storia. Perché in Italia ci si può ammalare nello stesso modo, ma non essere curati allo stesso modo. Il luogo in cui si vive continua a rappresentare una variabile decisiva nell’accesso alle cure e gli ultimi dati sulla sanità regionale lo confermano. Secondo i numeri del Ministero della Salute il Veneto guida la graduatoria dei Lea con 288 punti, seguito da Emilia-Romagna (282) e Toscana (280). Sono sistemi che, pur con problemi e criticità, riescono ancora a garantire un equilibrio migliore tra organizzazione, qualità delle prestazioni e continuità  assistenziale. All’opposto, c’è la Calabria che chiude la classifica con 189 punti, preceduta da Molise (192), Sicilia (196) e Basilicata (205). Ancora una volta, la forbice Nord-Sud non è un’invenzione statistica, ma il risultato di decenni di differenze in gestione amministrativa, programmazione, disponibilità di personale, infrastruttute e rete territoriale. Certo, il Mezzogiorno ha compiuto passi avanti, ma continua a scontare ritardi accumulati che incidono ancora sulla vita delle persone. Prova evidente la mobilità sanitaria: migliaia di cittadini ogni anno si spostano verso altre Regioni per ottenere cure. Ma non c’è solo questo, la fotografia è più  complessa: perché anche i modelli considerati eccellenti mostrano segnali di pressione. La Lombardia, pur disponendo di una straordinaria capacità ospedaliera e produttiva, si colloca al sesto posto; l’Emilia-Romagna, storicamente un riferimento nazionale, non è immune dalle difficoltà legate alle liste d’attesa, alla carenza di professionisti e alla crescente domanda di assistenza. La Toscana resta tra le migliori, ma anche qui il miglioramento percepito dai cittadini non sempre coincide con gli indicatori tecnici. Il problema centrale è che la sanità del futuro si gioca sì sugli ospedali, ma soprattutto sul territorio, il punto più fragile del sistema italiano,  tra case della Comunità, assistenza domiciliare, telemedicina e integrazione tra sociale e sanitario. E la questione non è soltanto quanto una Regione spende, ma come riesce a trasformare le risorse in servizi: la sanità moderna richiede organizzazione, dati, prevenzione, capacità gestionale e prossimità. Dove questi elementi funzionano, il cittadino sente la presenza dello Stato e non una resistenza burocratica ed economica. All’Italia serve sì una sanità che funzioni, ma anche più equilibrata: non solo per ridurre la distanza tra Nord e Sud, ma anche per garantire che il diritto alla salute torni ad avere lo stesso significato in ogni angolo del Paese.  ---End text---  Author: ELEONORA CIAFFOLONI  Heading: I NUMERI DEL MINISTERO DELLA SALUTE  Highlight:   Image:(©Ansa) -tit_org- Italia divisa: la sanità non è uguale per tutti   Italia divisa: la sanita non e uguale per tutti   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>ELEONORA CIAFFOLONI</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301966303735.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Intervista a Renato Balduzzi -"Le leggi per gli anziani ci sono mal diritti vengono traditi Più Rsa aperte e cohousing ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301966803728.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301966803728.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"STAMPA" </b>  del 13 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L'exministro:"Il paradosso è che ilPaese invecchiaelaspesasociale cala"</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 05:43:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="764000" Sales="79275" Printing="66758" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301966803728.PDF"><![CDATA[STAMPA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301966803728.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Renato Balduzzi  “Le leggi per gli anziani ci sono ma i diritti vengono traditi Più Rsa aperte e cohousing ” L’ex ministro: “Il paradosso è che il Paese invecchia e la spesa sociale cala”   Renato Balduzzi  TORINO  S  ette giorni. È quanto un anziano italiano resta ricoverato oltre il necessario, non per la malattia ma perché fuori dall'ospedale non c'è nessuno pronto ad accoglierlo. Si chiamano bed-blocker: 2,1 milioni di giornate di degenza inutili ogni anno; 1,5 miliardi di euro bruciati dal Servizio sanitario nazionale. Il viaggio de La Stampa nella sanità pubblica italiana oggi continua con Renato Balduzzi, giurista, docente di diritto costituzionale alla Cattolica, già nel 1996 capo dell'ufficio legislativo del Ministero della Sanità, poi presidente di Agenas e tra il 2011 e il 2013 ministro della Salute con Mario Monti. Trent'anni di memoria storica di quello che la sanità dovrebbe garantire.  E, spesso, non garantisce.  Il diritto alla salute è garantito dalla Costituzione. Come si trasforma da valore proclamato a realtà quotidiana? «Partiamo da alcune vie di mezzo. Il decreto legislativo 29/2024 prevede, ma lo demanda alle scelte dei territori, il cohousing per anziani: sinora soltanto il Lazio l'ha preso sul serio. Poi ci sono le Rsa aperte: piste indicate da tempo nei convegni internazionali. Smettiamo di ragionare in bianco e nero, opponendo l’Adi alle Rsa: l’Rsa del futuro deve entrare dentro alla rete, assistere anche a domicilio».  I posti in convenzione nelle Rsa non bastano per tutti e l’Isee pesa sulla graduatoria.  «Non è ammissibile che si possa utilizzare la condizione reddituale e patrimoniale  come qualcosa che sovverte la condizione sanitaria. Se ciò succede, bisogna intervenire con decisione».  E le Case della comunità, fiore all'occhiello del Pnrr? «Vanno fatte funzionare, con medici e soprattutto con infermieri di famiglia e di comunità: sono stati assunti in Emilia-Romagna, persino in Lombardia che scontava ritardi. E in Piemonte?».  L’Adi, l’assistenza domiciliare integrata, ha raggiunto gli obiettivi? «Li ha raggiunti come numero di pazienti, non ancora come qualità dell’assistenza.  Copre sì il numero maggiore di anziani possibili, ma non ilnumeromaggiore di ore necessarie. L’assistenzadomiciliare non è fare una puntura: è vengo a casa tua, parlo con te, colmo la tua solitudine. È una presa in carico, non una prestazione».  Chi trova la porta chiusa come può difendersi? «Intanto, l’advocacy, l’attivitàdisegnalazionedelleviolazioni. Per fortuna ci sono le associazionidiprotezionesociale e autotutela che aiutano le persone affinché siano garantiti i loro diritti. Dopodiché diventa un problema di politiche pubbliche e di leggi: bisogna monitorarne l'attuazione e cambiarle quando non vanno bene».  Parliamo di numeri: la fotografia della spesa sociale dei Comuni.  «La spesa sociale municipale pro-capite è 142 euro in Italia: 174 al Nord, 92 al Sud: dai 37 euro della Calabria ai 429 del Trentino-Alto Adige, con l’eccezione della Sardegna a 279».  E quella destinata agli anziani? «Ancora peggio: rappresenta il 15 per cento del totale.  La forchetta è ancora più terribile: 19 euro in Calabria, 1.459 nella Provincia di Bolzano. Nel Nord-Ovest la media è 85 euro, nel Nord-Est 174, oltre il doppio. Nel 2013 era 107 euro, nel 2021 è scesa a 93. Il paradosso italiano: meno 6 per cento mentre il Paese invecchia.  Sono solidale con chi ha responsabilità politico-amministrative, perché non è facile, ma il decisore non può fare il pesce in barile».  Perché spendere di più nel sociale conviene anche alla sanità? «Quandola spesa sociale municipale per gli anziani è significativa, ci sono meno ricoveri: la spesa sociale aiuta a risparmiare sulla spesa sanitaria. Uno studio che ha coinvolto la Società italiana di diritto sanitario lo conferma: nei comuni che spendono di più le degenzecalano fino al 14 per cento. Altrimenti il conto lo paga il sistema sanitario: gli anziani restano ricoverati in media 7 giorni in più del necessario. La coperta corta non può essere un alibi: altrimenti hanno millevolte ra
gione leassociazioni che denunciano una sordità dell'istituzione».  Un problema solo italiano? «I nostri problemi sono anchequellidi FranciaeGermania, ma ciò non può essere un alibi, bensì uno stimolo per fare meglio. La nuova assistenza territoriale non è più soltanto il bisogno che va al servizio, ma è il servizio che va al bisogno». —  ---End text---  Author: ELISA FORTE  Heading: Renato Balduzzi  Highlight: S Su La Stampa  L’inchiesta dedicata da La Stampa al tema delle Rsa, con la crisi dei posti disponibili e la difficoltà per molte famiglie di soddisfare le richieste economiche per trovare una sistemazione ai propri cari   “  Renato Balduzzi Ex ministro della Salute  I nostri problemi sono anche quelli di Francia e Gremania ma questo non può essere un alibi semmai uno stimolo  Image: -tit_org- Intervista a Renato Balduzzi -“Le leggi per gli anziani ci sono mal diritti vengono traditi Più Rsa aperte e cohousing   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>ELISA FORTE</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/13/2026071301966803728.PDF</guid>
	</item>
	</channel>
</rss>