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		<title><![CDATA[Medici, due su tre rifarebbero la stessa scelta nonostante sacrifici e difficoltà | HealthDesk ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071102869108781.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"healthdesk.it" </b>  del 11 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 15:59:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[http://www.healthdesk.it/scenari/medici-due-tre-rifarebbero-stessa-scelta-nonostante-sacrifici-difficolt]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[La professione medica continua a essere percepita come una scelta di vita capace di garantire realizzazione personale, nonostante i sacrifici richiesti e le difficoltà che caratterizzano l'esercizio quotidiano della professione. È quanto emerge dal terzo Rapporto della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) e del Centro Studi Investimenti Sociali (Censis), dal titolo «Le motivazioni soggettive dei medici nell’esercizio della propria professione», presentato a Roma sulla base di un'indagine condotta su un campione di 530 medici.Secondo il rapporto, il 67,7% degli intervistati ritiene che la carriera abbia imposto numerose rinunce nella vita privata. La quota sale al 72,1% tra i medici con meno di 50 anni, mentre si attesta al 68,1% nella fascia tra i 50 e i 59 anni e al 65,0% tra gli over 60.L'indagine evidenzia anche un marcato divario di genere nella percezione delle opportunità professionali. Il 74,2% delle donne medico ritiene infatti di dover affrontare molti più ostacoli rispetto ai colleghi uomini, opinione condivisa dal 33,1% dei medici uomini. Analogamente, il 73,1% delle dottoresse ritiene che, per affermarsi nella professione, le donne debbano impegnarsi molto più degli uomini, contro il 32,3% dei colleghi maschi.Sul piano delle priorità personali, il 62,7% degli intervistati indica al primo posto famiglia e vita privata, mentre il 27,5% mette al centro la professione e il 9,8% il tempo dedicato a interessi personali e hobby. Complessivamente, per il 72,5% dei medici la dimensione privata prevale sull'attività professionale. La priorità attribuita alla famiglia diminuisce con l'età, mentre cresce quella riservata al lavoro: considera la professione l'aspetto principale della propria vita il 16,2% dei medici under 50, il 25,2% di quelli tra i 50 e i 59 anni e il 35,4% degli ultrasessantenni.Quanto alle motivazioni che hanno portato alla scelta della professione, il 57,0% cita la vocazione e la passione, il 49,1% il valore etico della possibilità di fare del bene agli altri e il 39,2% l'interesse per la scienza. Seguono la possibilità di instaurare relazioni significative con le persone (25,1%), l'influenza familiare (17,7%) e precedenti esperienze personali legate alla malattia (15,3%). Più marginali risultano invece le motivazioni economiche o di prestigio sociale: il 12,3% richiama la libera professione, il 10,6% la possibilità di guadagni elevati e l'8,1% il riconoscimento sociale.Le motivazioni che oggi sostengono l'esercizio della professione risultano in parte diverse rispetto a quelle iniziali. Per il 48,5% dei medici il principale incentivo è rappresentato dai risultati ottenuti nella cura dei pazienti e dalle sfide cliniche affrontate; seguono la passione e la vocazione (35,3%), la qualità della relazione con i pazienti (33,0%), la realizzazione personale (30,4%) e la possibilità di aiutare chi soffre (27,7%). Il 55,1% degli intervistati rileva comunque una sostanziale continuità tra le motivazioni originarie e quelle attuali.Nonostante le criticità del servizio sanitario e le insufficienti gratificazioni economiche e professionali, l'80,2% dei medici dichiara di essere soddisfatto del proprio lavoro. La professione rappresenta un percorso di realizzazione personale per l'83,0% degli intervistati e il 58,1% consiglierebbe oggi a un giovane di intraprendere gli studi di medicina.L'indagine evidenzia inoltre una forte adesione ai principi etici della professione. Il 92,6% dei medici ritiene che curare le persone senza discriminazioni contribuisca a costruire una cultura di pace, mentre il 91,7% afferma che la tutela della salute per tutti favorisca la convivenza civile e rafforzi la democrazia. Il 94,3% ritiene necessaria una maggiore umanizzazione dell'assistenza sanitaria, con più tempo dedicato al rapporto con il paziente, e il 93,0% indica nei valori del giuramento professionale e del Codice di deontologia medica il principale riferimento della propria attività.Sul fro
nte dell'intelligenza artificiale, il 56% degli intervistati dichiara di avere già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale nella pratica clinica quotidiana. Il 44,9% ritiene che tali tecnologie possano contribuire soprattutto a ridurre il carico delle attività amministrative e burocratiche, mentre il 78,3% sottolinea l'importanza di una formazione specifica sugli aspetti etici e sulle modalità di utilizzo. Tra le criticità viene segnalato dal 34,9% il rischio che pazienti e familiari ritengano di poter dialogare con il medico sullo stesso piano grazie agli strumenti di intelligenza artificiale.Il rapporto affronta anche il tema dell'organizzazione del lavoro. L'81,5% dei medici ritiene che il lavoro dipendente comporti un eccessivo carico burocratico, sottraendo tempo alla relazione con i pazienti, mentre il 54,0% vede nel rapporto di dipendenza il rischio di una riduzione dell'autonomia decisionale del medico. Secondo l'indagine, l'ipotesi di una maggiore diffusione del lavoro dipendente non incontra il favore della categoria, soprattutto tra i professionisti che operano sul territorio.Commentando i risultati, il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, ha dichiarato: «Questi dati fotografano la professione medica: una professione che continua a garantire diritti, prossimità e cura, spesso pagando un costo personale molto alto».«Il dato sulle donne, che ormai costituiscono la maggioranza dei medici attivi, ci richiama a una responsabilità ulteriore: una sanità - ma anche una società - giusta deve saper riconoscere e rimuovere le diseguaglianze che attraversano il lavoro professionale. Valorizzare pienamente le colleghe significa rendere più forte, più equa, più umana, ma anche più efficace ed efficiente, tutta la sanità», ha aggiunto. Di fronte a un bisogno di salute, il Servizio sanitario nazionale potrebbe non essere più percepito dai cittadini come il primo luogo naturale cui rivolgersi.È questo il rischio principale segnalato dall'indagine che l'Istituto Piepoli ha realizzato per cento della Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri (… Leggi tutto L'Istituto di Candiolo compie trenta anni anni e cambia nome in INOC (Istituto nazionale oncologico Candiolo), annunciando la nascita della nuova biobanca, che sarà la più grande d'Italia. Anche la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro, al suo quarantesimo anniversario, cambia denominazione in Fondazione Allegra Agnelli. Con un… Leggi tutto L'industria farmaceutica italiana si conferma tra i principali motori della crescita economica nazionale e dell'innovazione sanitaria, con un export aumentato del 248% nell'ultimo decennio e un contributo pari al 33% all'obiettivo di 700 miliardi di euro di esportazioni fissato dal Governo entro il 2027. È quanto emerso dall'Assemblea 2026 di… Leggi tutto La questione del Servizio sanitario nazionale non può più essere affrontata attraverso interventi frammentari o logiche emergenziali.Con questa la premessa dal 26° Congresso nazionale dell’Anaao Assomed, il principale sindacato dei medici e dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale, è partita una proposta di riforma del Ssn… Leggi tutto Scegliere la laurea infermieristica significa, nella grande maggioranza dei casi, trovare lavoro in tempi rapidi e svolgere un'attività coerente con gli studi fatti. È quanto conferma il Rapporto AlmaLaurea, basato su dati relativi all'anno 2025, che fotografa una delle lauree a più alta efficacia occupazionale in Italia.L'analisi si… Leggi tutto Carriere bloccate, squilibrio tra Aziende sanitarie e professioniste e professionisti, impatto dell’intelligenza artificiale su un sistema ancora privo di nuove regole: tutti elementi che secondo l'Anaao, il principale sindacato dei medici ospedalieri del Ssn. fanno sì che il lavoro nella sanità pubblica stia dive
ntando «sempre più difficile da… Leggi tutto Nel dibattito sulla qualità delle cure odontoiatriche si parla spesso di tecnologie, innovazione, costi e accessibilità. Molto meno frequentemente si affronta un tema che rappresenta invece uno dei pilastri fondamentali del rapporto tra professionista e paziente: la tutela delle informazioni sanitarie e la continuità dell’assistenza nel tempo… Leggi tutto A oltre un anno dall'entrata in vigore del nuovo sistema europeo anticontraffazione dei farmaci, l'Italia procede ancora a rilento. La digitalizzazione della catena di approvvigionamento sanitario avanza in modo disomogeneo, con forti differenze tra strutture e significativi vuoti normativi ancora da colmare. È il quadro che emerge dal Report… Leggi tutto I pediatri della Fimp apprezzano l'apertura verso le specialità mediche nelle Case di comunità avanzata dal ministro Schillaci, ma avvertono che «è importante» prevedere anche il coinvolgimento di specialisti con specifiche competenze pediatriche.A dirlo è Antonio D’Avino, presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp).… Leggi tutto L'Unione europea dei medici di medicina generale e di famiglia (Uemo), organizzazione che riunisce le rappresentanze dei medici di famiglia di circa venticinque Paesi europei, scende in campo sul dibattito italiano relativo alle possibili trasformazioni del rapporto tra medicina generale e Servizio sanitario nazionale.In un appello… Leggi tutto Una riforma profonda della medicina generale per rendere operative le Case della Comunità e rafforzare la sanità territoriale, ma anche un fronte di tensione crescente con i medici di famiglia. È il doppio binario su cui si muove la bozza di decreto-legge presentata dal ministro della Salute Orazio Schillaci alla Conferenza delle Regioni e… Leggi tutto Il livello di fiducia degli italiani nel Servizio sanitario nazionale si mantiene significativo, con il 58% degli intervistati che dichiara di avere fiducia nel sistema pubblico, ma nel confronto con la stessa rilevazione dello scorso anno questo dato scende (dal 65% al 58%), mentre sale la quota chi si dice sfiduciato (dal 35% al 42%). Il 61%… Leggi tutto La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del Pnrr Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora lontana dall’essere realmente operativa.È questa la sintesi del monitoraggio della Fondazione Gimbe sull'attuazione della riforma della sanità territoriale: a quattro anni dall’adozione del decreto 77, la riforma… Leggi tutto Nel 2025 il Comprehensive Cancer Center del Policlinico Gemelli di Roma ha assistito oltre 64 mila pazienti oncologici, con un aumento medio annuo dei volumi di attività tra il 6 e il 7 per cento. Un dato che segnala la capacità attrattiva della struttura, considerando che circa un paziente su cinque proviene da fuori Regione.I risultati… Leggi tutto Mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e, in molte aree del Paese, trovare un medico di famiglia è diventato sempre più difficile. È il quadro che emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe che restituisce l’immagine di un sistema sotto pressione, stretto tra l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e una… Leggi tutto Avviare un confronto aperto con il Governo, il Parlamento e le Regioni sulla legge delega sul riordino delle professioni sanitarie. Questo l'obiettivo degli Stati generali della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp), tenutisi sabato 14 marzo a Roma.… Leggi tutto Quasi la metà del tempo di un oncologo non viene impiegata per dedicarsi al paziente, ma per compilare moduli, inserire dati anagrafici e navigare in software frammentati. Oltre l’86% delle attività che precedono la prima visita oncologica, in p
articolare, ha natura amministrativa e potrebbe essere delegato. Lo stesso vale per le attività dopo… Leggi tutto Nel 2025 si sono registrate quasi 18mila aggressioni nei confronti di operatori sanitari e sociosanitari in Italia. Gli episodi segnalati sono stati poco meno di 18mila, ma hanno coinvolto complessivamente 23.367 professionisti, poiché un singolo evento può interessare più persone.I dati emergono dalla Relazione annuale dell’Osservatorio… Leggi tuttoTestata registrata presso il Tribunale di Roma, n. 53/2014  © Mad Owl srl   
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		<title><![CDATA[Sanità, il Nord va meglio e il Sud resta indietro ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071102100400090.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilmanifesto.it" </b>  del 11 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Salute (Italia) Il divario nord-sud nella sanità italiana è sempre più esteso. È quanto emerge dall’ultimo monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, effettuato ogni anno dal ministero della Salute, che vede le regioni meridionali in fondo alla classifica. I Lea sono le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire ai cittadini per garantire che</p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[Salute Il report del ministero sui Lea conferma un Paese a due velocità: Veneto ed Emilia-Romagna in cima, Sicilia e Basilicata in codaDylan Dog e la fine del mondo.Una lunga storia inedita in due puntate. Il primo storico numero in edicola dal 29 luglio. Dylan Dog assieme alle storie di Zerocalcare e Shintaro Kago.Abbonati entro il 12 luglioIl divario nord-sud nella sanità italiana è sempre più esteso. È quanto emerge dall’ultimo monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, effettuato ogni anno dal ministero della Salute, che vede le regioni meridionali in fondo alla classifica. I Lea sono le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire ai cittadini per garantire che il diritto di cura sia omogeneo in tutta la penisola. Il monitoraggio assegna un punteggio da 0 a 100 per la prevenzione, l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera. Sul podio relativo al 2024 ci sono Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, seguite da Piemonte, provincia autonoma di Trento e Lombardia. In fondo Calabria, Molise, Sicilia e Basilicata. Gravi le carenze della prevenzione in Sicilia (49 punti) e dell’assistenza distrettuale in Calabria (52), le uniche voci sotto la sufficienza insieme alla prevenzione nella provincia di Bolzano (59).NEL MONITORAGGIO dello scorso anno i punteggi erano in generale peggiori, con 12 voci insufficienti, ma le pagelle delle regioni settentrionali sono in media migliorate di più rispetto alle regioni meridionali. D’altronde l’Istat ha certificato che il finanziamento pro capite alla sanità pubblica è più alto nelle regioni del nord. Quelle con il sostegno maggiore sono l’Emilia-Romagna con 2.298 euro e la Liguria con 2.261 euro, mentre i valori più bassi sono in Campania (1.994 euro) e Sicilia (2.035 euro). Il divario è destinato ad aumentare a causa dei continui tagli, che negli ultimi tre anni secondo Gimbe hanno superato i 13 miliardi in termini reali rispetto al Pil, al contrario di quanto afferma la propaganda del governo Meloni. L’unica spesa sanitaria in aumento è quella per i medici gettonisti, che avrebbero dovuto essere rimossi dagli ospedali italiani e invece restano ancora in oltre la metà delle strutture. Nel biennio 2024/25 sono costati oltre un miliardo secondo l’Autorità nazionale anticorruzione, che a fine giugno ha pubblicato un corposo rapporto.I gettonisti sono liberi professionisti che lavorano a chiamata per colmare la carenza di personale sanitario, percependo un compenso fisso per ogni turno. Entrati negli ospedali durante la pandemia come misura di emergenza, sono ormai diventati una presenza strutturale. Tre anni fa il decreto 34/2023 ne ha disposto il progressivo superamento ma la misura è rimasta inapplicata; anzi nel 2025 la spesa è aumentata del 15% rispetto all’anno precedente (da 496 a 568 milioni) e il numero di procedure del 36% (da 187 a 255).A DIFFERENZA dei medici dipendenti, i gettonisti gestiscono i propri orari in autonomia e sono ingaggiati attraverso cooperative. Ciò significa maggiori costi a carico del pubblico: la Corte dei conti ha calcolato che un gettonista può essere remunerato 100 euro l’ora, contro i 40 di un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale. Oltre a produrre disparità tra professionisti che svolgono le stesse mansioni nello stesso reparto, la situazione genera quella che la magistratura contabile ha definito «mortificazione del personale di ruolo». La conseguenza è che molti medici hanno lasciato il lavoro dipendente per tornare nello stesso ospedale come gettonisti. Non solo: il rapporto Anac evidenzia che il 70% delle procedure è avvenuto tramite affidamento diretto, penalizzando la concorrenza e il risparmio per il pubblico. Anche sui gettonisti il divario nella penisola è significativo: secondo Anac il fenomeno è concentrato per il 54% al nord, contro il 17% del centro e il 29% di sud e isole.I maggiori livelli di spesa per medici e infermieri esterni in Veneto (21,8 milioni), Lombardia (19,6) e Friuli-Venezia Giulia (17,5). No
nostante il decreto 34/2023 scoraggi l’esternalizzazione, introducendo condizioni e vincoli temporali stringenti, le strutture sanitarie continuano a farvi ricorso per sopperire alla carenza strutturale di organico. Una soluzione molto più costosa rispetto alle assunzioni, ma perfettamente legale. Lo spiega il segretario di Anaao-Assomed Pierino Di Silverio: «Un’azienda sanitaria non può assumere un medico a tempo indeterminato perché esiste un tetto al personale, ma può pagare quella stessa persona attraverso una cooperativa imputando il costo a “beni e servizi”».I DIVARI in sanità rischiano di aggravarsi se andranno avanti le pre-intese con le quattro regioni del nord sulle materie non Lep: nel paniere ci sono anche gli stipendi dei medici. Se dovesse arrivare il sì, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria potrebbero decidere quanto pagare i propri medici drenando personale dalle altre regioni. Lo stesso Giorgetti ha precisato: niente voto anticipato ad aprile per le politiche, prima il via libera alle intese.11/07/2026, 00:07 articolo aggiornatoGenova, 25 anni dopo.La storia sulle ferite del G8. Il 17 luglio in edicola con il manifesto un inserto straordinario su quelle giornate del 2001.Genova, 25 anni dopo.La storia sulle ferite del G8. Il 17 luglio in edicola con il manifesto un inserto straordinario su quelle giornate del 2001.Sostieni l'informazione indipendente.Leggi il manifesto senza limiti su sito, email e app.Abbonati a € 3,99© 2026 il nuovo manifesto società coop. editrice   
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		<title><![CDATA[SANITÀ SICILIANA SINALP, IL TEMPO DELLE SCUSE È FINITO. ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071102959308647.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"politicamentecorretto.com" </b>  del 11 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>politicamentecorretto.com - SANITÀ SICILIANA SINALP, IL TEMPO DELLE SCUSE È FINITO.</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 14:10:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.politicamentecorretto.com/2026/07/11/sanita-siciliana-sinalp-il-tempo-delle-scuse-e-finito/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Case di Comunità senza personale, liste d’attesa interminabili, pronto soccorso in affanno e fuga di medici e infermieri, la Sicilia non può più aspettare.Il SINALP Sicilia lancia un nuovo e forte allarme sullo stato della sanità pubblica regionale.Il diritto alla salute, garantito dall’articolo 32 della Costituzione, è sempre più difficile da esercitare. La crisi non nasce oggi né può essere attribuita ad una sola amministrazione: è il risultato di anni di sottofinanziamento, programmazione insufficiente, carenza di personale e riforme che hanno progressivamente trasformato la sanità da diritto universale a sistema condizionato dagli equilibri economici.La stessa Fondazione GIMBE parla ormai di un “lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale” grazie  ad anni di sottofinanziamento, di programmazione insufficiente, di carenza di personale, di scelte organizzative spesso emergenziali e della progressiva trasformazione della salute da diritto fondamentale a servizio sempre più difficile da ottenere.Smantellamento del SSN scientemente attuato grazie anche a riforme scellerate, quali la Riforma Amato del 1992 che ha aziendalizzato il Sistema Sanitario Nazionale.Sistema perseguito dalla Riforma Bindi 1999 che ha introdotto i L.E.A. (livelli Essenziali di Assistenza) di fatto una sorta di gabbie sanitarie differenziate da regione a regione.Dalla Riforma Amato 2001 che ha introdotto il Federalismo sanitario completando la precedente riforma Bindi che introduceva i LEA.Dalla Riforma Monti 2012 che ha riorganizzato l’assistenza sanitaria nei territori italiani, e di fatto dando il via alla chiusura ed accorpamento di reparti ed intere strutture ospedaliere che non rispettavano gli standard economici previsti dall’aziendalizzazione della sanità.Infine subiamo anche la Riforma Draghi 2022 che istituisce le “Case della Comunità”, gli “Ospedali di Comunità” e le Centrali Operative Territoriali senza tenere conto di una corretta e lungimirante programmazione nel tempo del fabbisogno di medici, infermieri e professionisti della sanità.I fondi destinati alla sanità aumentano nominalmente, ma non tengono il passo con l’invecchiamento della popolazione, la crescita delle patologie croniche, l’innovazione tecnologica, il costo dei farmaci e delle retribuzioni del personale.Di fatto, il Servizio Sanitario dispone ogni anno di risorse insufficienti rispetto ai reali bisogni dei cittadini.Con la conseguenza di liste d’attesa che continuano ad allungarsi, con migliaia di cittadini che rinunciano alle cure oppure sono costretti a pagare di tasca propria visite ed esami, creando una sanità a due velocità: chi può permetterselo si cura subito, chi non può aspetta, rinuncia e muore.La causa principale non è la libera professione dei medici, ma la cronica carenza di personale, il blocco del turnover, la riduzione delle sedute operatorie e il limitato utilizzo di ambulatori e diagnostica nelle fasce pomeridiane e serali.Anche il progetto delle Case di Comunità, previsto dal PNRR, rappresenta una grande opportunità solo sul piano teorico.Senza un piano straordinario di assunzioni di medici, infermieri, OSS e professionisti sanitari, rischia di trasformarsi nell’ennesima “cattedrale nel deserto”, con ingenti sprechi di denaro pubblico e nessun reale beneficio per i cittadini.Non bastano edifici nuovi: servono professionisti che garantiscano assistenza ogni giorno.Negli ospedali siciliani il personale lavora ormai oltre i limiti della sostenibilità, mentre molti giovani medici e infermieri scelgono altre Regioni o altri Paesi europei, attratti da condizioni economiche e professionali migliori.Anche vicende come il previsto rientro del personale SEUS dall’ARNAS Civico alle ambulanze del 118 dimostrano una gestione ancora emergenziale delle risorse umane.Spostare personale da un servizio all’altro significa semplicemente trasferire le carenze, no
n risolverle.Il SINALP Sicilia, con il Segretario Regionale Dott. Andrea Monteleone e i Delegati Regionali Arch. Antonio Aserio e Dott. Gaetano Bonura, propone un vero Piano Straordinario per la Sanità Siciliana, fondato su interventi concreti.Da tempo come Sinalp chiediamo un piano pluriennale di assunzioni di medici, infermieri, OSS e personale tecnico-amministrativo, ma siamo ancora in attesa di conoscere le intenzioni della politica. L’apertura delle Case di Comunità deve avvenire solo con organici completi e adeguati, per evitare di dare false speranze ai cittadini e continuare a prenderli in giro.Altro aspetto, da tempo propugnato dal Sinalp, è chiedere una maggiore integrazione stabile tra ospedali pubblici, medicina territoriale e strutture private accreditate.Risulta essere ormai improrogabile l’ampliamento delle fasce orarie di utilizzo di sale operatorie, ambulatori e diagnostica attraverso prestazioni aggiuntive, volontarie ed adeguatamente remunerate, anche utilizzando le Associazioni del Terzo Settore attraverso una co-progettazione e collaborazione con i Centri Servizi del Volontariato presenti in Sicilia.Altro aspetto che va drasticamente semplificato e il sistema burocratico che regola i tempi della sanità isolana affinchè si possa restituire maggior tempo all’assistenza.Bisogna avere il coraggio di investire in digitalizzazione, telemedicina e intelligenza artificiale come strumenti di supporto all’attività clinica.La governance sanitaria deve essere fondata su competenza, trasparenza, merito e valutazione dei risultati, basta con le nomine di yesmen incapaci e pavidi.Investire nella sanità pubblica non significa aumentare la spesa, ma creare sviluppo economico, occupazione, ridurre la mobilità sanitaria passiva, contenere la spesa privata delle famiglie e garantire il diritto costituzionale alla salute.Il SINALP Sicilia chiede al Governo Regionale, all’Assemblea Regionale Siciliana e al Governo Nazionale di aprire un confronto permanente con organizzazioni sindacali, ordini professionali, università e associazioni dei cittadini per costruire una riforma condivisa, capace di rimettere al centro le persone e non soltanto gli equilibri di bilancio.La sanità siciliana non ha più bisogno di annunci o commissariamenti.Ha bisogno di programmazione, investimenti, personale e scelte coraggiose.SINALP Sicilia Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazioneSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.''La Voce degli AVVOCATI'' si fregia del patrocinio morale dell'Ordine Degli Avvocati di Roma.NUMERO ZEOGennaio-Febbraio 2007Registrazione al tribunale di Roma n. 41 del 15/02/2007Edito e diretto daSalvatore VigliaIn redazioneinterviste, politica, cultura e società Rainero SchembriFrancesco Amoroso: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Roma)Nino BellinviaLoredana Biffo: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Torino)Domenico BilottiAlessandra BrogliaGiovanna CanzanoGiulio Caporale : giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testataNicola Clemente: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Napoli)Arnaldo De PortiAntonio Di GiovanniDario GhezziFrancesco Napolitano: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Napoli)Paolo Natale:giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Roma)Goffredo PalmeriniRenato Pierriarte, cultura e societàDaniela CoppolaMonica Michetti: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Roma)Elena VigianoRedazioni Estere:da Atene:politica internazionaleSergio Coggiola:
 (Direttore di "Eureka" mensile in lingua italiana per gli italiani all'estero edito in Grecia)cultura e politicaAngelo Saracini-------------------dagli U.S.A.politica, cultura e societa'Emanuela Medoro-------------------dal Peru' - Lima -politica, cultura e societa'Alberto Calle-------------------da Londra:Donato ZagaroneWeb ManagerCesare BramanteQuesto sito utilizza cookie tecnici necessari al suo funzionamento. Non utilizziamo cookie di profilazione o di terze parti. Puoi accettare, rifiutare o personalizzare i cookie premendo i pulsanti desiderati. Chiudendo questa informativa continuerai senza accettare. Impostazioni privacyQuesto sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione su questo sito.Visualizza la Cookie Policy Visualizza l'Informativa PrivacySu questo sito non sono presenti cookie di terze parti o strumenti di tracciamento.   
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