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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[«Per il personale sanitario spesa calata in 12 anni di 33 miliardi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071102074900859.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 11 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 02:53:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Per il personale sanitario spesa calata in 12 anni di 33 miliardi»  Nel periodo 2012-2024 la voce destinata al personale nella spesa sanitaria pubblica ha visto un calo di oltre il 3%, passando dal 39,7% del totale della spesa nel 2012 al 36,6% del 2024. Si tratta dell'equivalente di 33 miliardi di euro, 12 dei quali nell'ultimo biennio. È quanto segnala il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, durante l’evento “Diritto alla Salute e Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: la Sfida del Capitale Umano” alla Sapienza Università di Roma. Si tratta di «un saccheggio di risorse pubbliche di tale entità che ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del servizio sanitario nazionale, alimentando l'abbandono del servizio pubblico e la crescente disaffezione verso alcune professioni e specialità cruciali per il funzionamento del sistema», ha detto Cartabellotta.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Per il personale sanitario spesa calata in 12 anni di 33 miliardi»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Senza il personale si svuota il diritto alla salute garantito dalla Costituzione = Sanità: poche risorse per medici e infermieri ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071102010903291.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"CONQUISTE DEL LAVORO" </b>  del 11 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>alla salute garantito dalla Costituzione</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 04:09:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fondazione Gimbe Senza il personale si svuota il diritto alla salute garantito dalla Costituzione   GIMBE: in dodici anni sono stati persi 33,04 miliardi di euro a danno del capitale umano  Sanità: poche risorse per medici e infermieri  Per il presidente Cartabellotta la crisi del Servizio sanitario non è da ricercare esclusivamente nelle lunghe liste d’attesa ma anche nelle risorse che sono state sottratte a medici e infermieri  Anna Taverniti  PAGINA  4  I  n Italia, nel comparto della sanità pubblica, oltre 90 mila medici non lavorano nel Ssn come dipendenti o convenzionati, né come medici in formazione specialistica. Questo l'allarme lanciato da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, nel corso della lectio magistralis tenuta ieri, nell’Aula Magna del Rettorato di Sapienza Università di Roma, nell’ambito dell’evento  GIMBE30 “Diritto alla salute e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale: la sfida del capitale umano” promosso dalla Fondazione in occasione del suo trentennale. Un confronto tra istituzioni, università e professionisti della salute sui temi strategici che condizioneranno il futuro del Ssn, nel corso del quale la domanda principale è stata non più solo quante risorse pubbliche investire nella sanità, ma anche chi curerà l’Italia domani.  Una domanda che deriva innanzitutto dalla carenza di medici di medicina generale (oltre 5.700 quelli mancanti al primo gennaio 2025) e dalla constatazione di quanto numerose specialità, come le discipline di laboratorio, la radioterapia, la medicina nucleare, o le cure palliative, siano diventate poco attrattive.  Una situazione, quella italiana, nella quale il Servizio sanitario è in piena crisi, che non nasce ora ma ha radici profonde: “Nel decennio 2010-2019 sottofinanziamento, mancata programmazione, insufficienti borse di studio per specializzazioni e medicina generale, blocco delle assunzioni, tetti di spesa sul personale e ritardi nei rinnovi contrattuali hanno progressivamente indebolito il capitale umano del Ssn. Dal 2020 in poi la pandemia ha accelerato il fenomeno, alimentando burnout, frustrazione e demotivazione, con una conseguente perdita di attrattività del servizio pubblico”, come si può desumere da un dato sottolineato da Gimbe, quello riguardante gli infermieri: con un tasso di 6,9 professionisti per mille abitanti l'Italia è al 23° posto su 31 Paesi europei dell'area Ocse. “La professione non è più attrattiva e i laureati sono sempre meno”, ha affermato Cartabellotta. ”Nell'anno accademico 2025-2026 il numero di domande di accesso ai corsi di  laurea in infermieristica è stato addirittura inferiore a quello dei posti disponibili”.  Per questo, secondo la Fondazione Gimbe, “la crisi non può più essere letta solo attraverso le liste d’attesa, il sovraffollamento dei pronto soccorso o le diseguaglianze territoriali” perchè il problema principale è quello che riguarda il capitale umano: dai medici, agli infermieri, ai professionisti sanitari che lasciano il servizio pubblico, o addirittura non vi entrano affatto, anticipano il momento del pensionamento e provano a cercare forme di lavoro più remunerative e meno usuranti rispetto al pubblico. Tutto ciò ha  costretto il Ssn a ricorrere ai gettonisti che, nel biennio 2024-2025, hanno assorbito oltre un miliardo di euro. Un paradosso, per Cartabellotta, caratterizzato da “un Ssn che perde i professionisti e poi li riacquista sul mercato a ore pagandoli molto di più: è il prezzo di una visione miope e dei tagli al capitale umano”.  Un Servizio sanitario senza professionisti, e quindi non solamente un semplice sistema in difficoltà, che si traduce, secondo Cartabellotta, in “un diritto costituzionale che perde progressivamente la capacità di tradursi in cure per le persone. Da anni discutiamo di finanziamenti, strutture, riforme e tecnologie - ha affermato il presidente Gimbe - ma oggi stiamo attraversando la linea rossa: senza disponibilità di personale sanitario le risorse economiche non curano, gli edifici restano vuoti, le tecnologie finiscono per essere investimenti inutilizzat
i e il diritto alla tutela della salute si svuota ogni giorno di più”.  E proprio in riferimento ai finanziamenti nella sanità, la quota destinata al personale dipendente e convenzionato è stata la più sacrificata: nel periodo 2012-2024, è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,6% del 2024. Una perdita che appare ancora più grave se, secondo il Report, si ipotizza di mantenere costante per 12 anni (dal 2012 al 2024) la stessa quota di spesa (39,7): 33,04 miliardi di euro, di cui il 38% (euro 12,47 miliardi) nel triennio 2022-2024. “Un saccheggio di risorse pubbliche per Cartabellotta - che ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del Servizio sanitario nazionale”.  Un Servizio nazionale che, per la Rettrice della Sapienza Antonella Polimeni, rappresenta “uno dei patrimoni più importanti della nostra Repubblica perché rende concreto il diritto alla tutela della salute sancito dalla Costituzione”, la cui sostenibilità richiede risorse economiche adeguate, indispensabili per il funzionamento di un presidio così necessario, e una piena valorizzazione del suo capitale umano. Nel corso del suo intervento Polimeni ha anche sottolineato l'importanza dell'Università nel formare professioniste e professionisti capaci, competenti e consapevoli della responsabilità sociale della cura, lavorando in rete con tutte le strutture che concorrono alla formazione per garantire non solo un accesso più ampio, ma anche qualità dei percorsi, innovazione, inclusione, programmazione e capacità di restituire attrattività al servizio pubblico, “perché difendere il Ssn - ha concluso Polimeni - significa anche renderlo un luogo in cui le nuove generazioni possano scegliere di entrare, crescere e restare”.  Anna Taverniti  ---End text---  Author: Anna Taverniti  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Senza il personale si svuota il diritto alla salute garantito dalla Costituzione   Sanità: poche risorse per medici e infermieri   -sec_org-
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		<tp:writer>Anna Taverniti</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Report Gimbe, numeri critici per gli infermieri «Professione non più attrattiva, pochi laureati» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071102073800860.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"GAZZETTA DI MODENA" </b>  del 11 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La fondazione analizza la crisi del servizio sanitario nazionale a partire dai lavoratori</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 02:53:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Report Gimbe, numeri critici per gli infermieri «Professione non più attrattiva, pochi laureati» La fondazione analizza la crisi del servizio sanitario nazionale a partire dai lavoratori  La crisi del Servizio sanitario nazionale «non può più essere letta solo attraverso le liste d'attesa, il sovraffollamento dei pronto soccorso o le diseguaglianze territoriali. Il nodo più critico è oggi rappresentato dal capitale umano: medici, infermieri e professionisti sanitari che lasciano il servizio pubblico, non vi entrano neppure, anticipano il pensionamento e guardano al libero mercato alla ricerca di forme di lavoro più remunerative e meno usuranti. La situazione più critica riguarda il personale infermieristico: l’Italia è al 23esimo posto su 31 paesi europei dell'area Ocse».  È la fotografia scattata dalla Fondazione Gimbe per l'evento  GIMBE30 “Diritto alla Salute e Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: la Sfida  del Capitale Umano” all'Università Sapienza di Roma. «Ma soprattutto - spiega il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - la professione non è più attrattiva e i laureati sono sempre meno: nell’anno accademico 2025-2026 il numero di domande di accesso ai corsi di  laurea in infermieristica è stato addirittura inferiore a quello dei posti disponibili».  Sicuramente la perdita di attrattività non dipende soltanto dalle retribuzioni, che - secondo Gimbe - rappresentano comunque un fattore rilevante: nel 2023 gli infermieri  ospedalieri in Italia percepivano in media 45.434 dollari l'anno, contro 63.417 dollari della media europea, con un divario di quasi 18 mila dollari.  Inoltre, dal 2013, mentre in molti Paesi le loro retribuzioni reali sono aumentate, in Italia hanno addirittura registrato una variazione negativa. Il dato più eloquente della ridotta attrattività è il rapporto tra domande e posti disponibili nei Corsi di Laurea in Infermieristica: precipitato da 1,6 nell'anno accademico 2020-2021 a 0,9 nel 2025-2026. Quando una professione essenziale per il Ssn non riesce più ad attrarre i giovani - commenta Cartabellotta - il problema non è dell'Università, ma del Paese. Significa che stiamo spegnendo il futuro della sanità pubblica». Da un lato il Ssn rimane universalistico nei princìpi, ma sempre più fragile nella capacità di garantire tempi di accesso e presa in carico con diseguaglianze sempre più marcate. Dall'altro continua ad espandersi il libero mercato, sostenuto dai professionisti che lasciano il Ssn o  non vi entrano affatto. «Infatti - avverte Cartabellotta - ogni professionista che il Ssn perde non sempre scompare dalla sanità: molto spesso riappare nel libero mercato dove cura solo chi può permetterselo.  Così il capitale umano sottratto al pubblico alimenta il 'doppio binario' della sanità: più si svuota il Ssn, più cresce l'offerta per chi può pagare direttamente o dispone di coperture assicurative. Un meccanismo perverso e silenzioso con cui l'universalismo arretra pur senza essere formalmente cancellato». Secondo la Fondazione Gimbe per invertire la rotta «serve un piano straordinario per il personale sanitario: programmazione dei fabbisogni, superamento di tutti i vincoli che limitano le assunzioni, rinnovi contrattuali adeguati al costo della vita, migliori condizioni di lavoro, valorizzazione delle competenze, riduzione della burocrazia, maggiore sicurezza nei luoghi di cura, nuovi percorsi di carriera, rilancio delle professioni sanitarie e investimenti strutturali nella formazione».  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Nino Cartabellotta Presidente Gimbe Le professioni sanitarie sono al centro della crisi -tit_org- Report Gimbe, numeri critici per gli infermieri «Professione non più attrattiva, pochi laureati»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Report Gimbe, numeri critici per gli infermieri «Professione non più attrattiva, pochi laureati» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071101760905783.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"GAZZETTA DI REGGIO" </b>  del 11 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La fondazione analizza la crisi del servizio sanitario nazionale a partire dai lavoratori</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 06:09:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Report Gimbe, numeri critici per gli infermieri «Professione non più attrattiva, pochi laureati» La fondazione analizza la crisi del servizio sanitario nazionale a partire dai lavoratori  La crisi del Servizio sanitario nazionale «non può più essere letta solo attraverso le liste d'attesa, il sovraffollamento dei pronto soccorso o le diseguaglianze territoriali. Il nodo più critico è oggi rappresentato dal capitale umano: medici, infermieri e professionisti sanitari che lasciano il servizio pubblico, non vi entrano neppure, anticipano il pensionamento e guardano al libero mercato alla ricerca di forme di lavoro più remunerative e meno usuranti. La situazione più critica riguarda il personale infermieristico: l’Italia è al 23esimo posto su 31 paesi europei dell'area Ocse».  È la fotografia scattata dalla Fondazione Gimbe per l'evento  GIMBE30 “Diritto alla Salute e Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: la Sfida  del Capitale Umano” all'Università Sapienza di Roma. «Ma soprattutto - spiega il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - la professione non è più attrattiva e i laureati sono sempre meno: nell’anno accademico 2025-2026 il numero di domande di accesso ai corsi di  laurea in infermieristica è stato addirittura inferiore a quello dei posti disponibili».  Sicuramente la perdita di attrattività non dipende soltanto dalle retribuzioni, che - secondo Gimbe - rappresentano comunque un fattore rilevante: nel 2023 gli infermieri  ospedalieri in Italia percepivano in media 45.434 dollari l'anno, contro 63.417 dollari della media europea, con un divario di quasi 18 mila dollari.  Inoltre, dal 2013, mentre in molti Paesi le loro retribuzioni reali sono aumentate, in Italia hanno addirittura registrato una variazione negativa. Il dato più eloquente della ridotta attrattività è il rapporto tra domande e posti disponibili nei Corsi di Laurea in Infermieristica: precipitato da 1,6 nell'anno accademico 2020-2021 a 0,9 nel 2025-2026. Quando una professione essenziale per il Ssn non riesce più ad attrarre i giovani - commenta Cartabellotta - il problema non è dell'Università, ma del Paese. Significa che stiamo spegnendo il futuro della sanità pubblica». Da un lato il Ssn rimane universalistico nei princìpi, ma sempre più fragile nella capacità di garantire tempi di accesso e presa in carico con diseguaglianze sempre più marcate. Dall'altro continua ad espandersi il libero mercato, sostenuto dai professionisti che lasciano il Ssn o  non vi entrano affatto. «Infatti - avverte Cartabellotta - ogni professionista che il Ssn perde non sempre scompare dalla sanità: molto spesso riappare nel libero mercato dove cura solo chi può permetterselo.  Così il capitale umano sottratto al pubblico alimenta il 'doppio binario' della sanità: più si svuota il Ssn, più cresce l'offerta per chi può pagare direttamente o dispone di coperture assicurative. Un meccanismo perverso e silenzioso con cui l'universalismo arretra pur senza essere formalmente cancellato». Secondo la Fondazione Gimbe per invertire la rotta «serve un piano straordinario per il personale sanitario: programmazione dei fabbisogni, superamento di tutti i vincoli che limitano le assunzioni, rinnovi contrattuali adeguati al costo della vita, migliori condizioni di lavoro, valorizzazione delle competenze, riduzione della burocrazia, maggiore sicurezza nei luoghi di cura, nuovi percorsi di carriera, rilancio delle professioni sanitarie e investimenti strutturali nella formazione».  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Nino Cartabellotta Presidente Gimbe Le professioni sanitarie sono al centro della crisi -tit_org- Report Gimbe, numeri critici per gli infermieri «Professione non più attrattiva, pochi laureati»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Personale Ssn, in 12 anni persi 33 miliardi di spesa ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071102074800858.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 29 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 11 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 02:53:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Personale Ssn, in 12 anni persi 33 miliardi di spesa  Nel periodo 2012-2024 la voce destinata al personale nella spesa sanitaria pubblica è calata di oltre tre punti percentuali, passando dal 39,7% del totale nel 2012 al 36,6% nel 2024. Una riduzione equivalente, nel complesso, a 33 miliardi di euro. Secondo il presidente di Gimbe, i numeri dimostrano «un saccheggio di risorse pubbliche di tale entità che ha progressivamente indebolito e demotivato il capitale umano del servizio sanitario nazionale, alimentando l'abbandono del servizio pubblico e la crescente disaffezione verso alcune professioni e specialità cruciali per il funzionamento del sistema». Una situazione strettamente connessa anche alla carenza di medici e infermieri, soprattutto in alcune specialità: al 1° gennaio 2025, per esempio, mancavano 5.700 medici di medicina generale. Ma le difficoltà riguardano numerose specialità considerate poco attrattive, come emergenza-urgenza, discipline di laboratorio, radioterapia, medicina nucleare, cure palliative, medicina di comunità e delle cure primarie.  Ancora più grave la situazione degli infermieri: con un tasso di 6,9 professionisti per mille abitanti, l'Italia è al 23° posto su 31 paesi europei dell'area Ocse. «La professione non è più attrattiva e i laureati sono sempre meno», ha affermato Cartabellotta.  «Nell'anno accademico 2025-2026 il numero di domande di accesso ai corsi di laurea in infermieristica è stato addirittura inferiore a quello dei posti disponibili».  Il calo di attrattività delle professioni medica e infermieristica nel settore pubblico, secondo Cartabellotta, ha prodotto «fenomeni quali pensionamenti anticipati, dimissioni volontarie, fuga verso il privato e l'estero». Il ricorso ai gettonisti, che nel biennio 2024-2025 ha assorbito oltre un miliardo di euro, è uno dei riflessi più evidenti di questa emergenza.  La soluzione è sempre la stessa: servono più fondi: «è evidente che la sostenibilità del Ssn richieda risorse economiche adeguate, indispensabili per il funzionamento di un presidio così necessario, e una piena valorizzazione del suo capitale umano», la chiosa del presidente Gimbe.  _____© Riproduzione riservata______  n  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Personale Ssn, in 12 anni persi 33 miliardi di spesa   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Case di Comunità: la parabola delle "scatole vuote" nel PNRR della Salute ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071101734004586.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 43 di <b>"LIBERTÀ" </b>  del 11 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 05:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Case di Comunità: la parabola delle “scatole vuote” nel PNRR della Salute   SPENDERE ANCHE PER IL PERSONALE  L’  analisi dell’andamento dei progetti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) tocca un punto nevralgico: il rischio che i grandi investimenti si traducano in cattedrali nel deserto se non supportati da una visione strutturale.  La sostanza critica del problema rimane purtroppo intatta ed è confermata dai monitoraggi indipendenti e dagli organi di controllo, come la Corte dei Conti e la Fondazione GIMBE.  Il PNRR doveva essere la chiave di volta per ridisegnare la sanità territoriale italiana, alleggerendo la pressione sui pronto soccorso e portando l’assistenza medica a un passo da casa. Tra le riforme cardine spiccava la creazione delle Case di Comunità (CdC): strutture destinate a diventare il punto di riferimento per malati cronici, prelievi, cure primarie e continuità assistenziale. Tuttavia, i dati emersi dai monitoraggi più recenti fotografano una realtà impietosa: la riforma rischia di trasformarsi nell’ennesima “lezione incompiuta”. I numeri del cortocircuito: a fronte di una programmazione iniziale ambiziosa, i nodi sono venuti rapidamente al pettine, i dati evidenziano un divario enorme tra i cantieri aperti e le strutture realmente operative secondo gli standard minimi previsti dal Decreto Ministeriale 77 (il regolamento della  sanità territoriale): 66 strutture pienamente funzionanti su oltre 1.700 Case della Comunità inizialmente programmate complessivamente (poi rimodulate a circa 1.038 nei target europei vincolanti). Solo una minima frazione risulta pienamente conforme ai requisiti, cioè dotata di tutta l’équipe medica e infermieristica prevista e con tutti i servizi obbligatori attivi. Disomogeneità territoriale netta: Al Nord le strutture che hanno attivato almeno un servizio base superano il 60%, mentre al Sud la percentuale crolla drasticamente, lasciando intere aree prive di una reale alternativa ai presidi ospedalieri tradizionali.  Il paradosso del mattone: Il sistema pubblico si è dimostrato efficiente  nello spendere fondi per ristrutturare edifici o posare prime pietre con somma gioia e attività propagandistica del ministro Tommaso Foti, ma ha fallito nell’ordinaria e più importante gestione delle risorse umane. Una struttura senza medici non è sanità territoriale: è un ufficio vuoto.  Perché il modello si è inceppato? Il flop non è legato a una mancanza di fondi fisici, ma a tre errori macroscopici di programmazione e gestione.  1- La carenza strutturale di personale: mancano infermieri di famiglia e mancano medici. Costruire nuove mura quando le graduatorie dei concorsi sanitari vanno deserte e il personale esistente è già sotto organico nei reparti d’urgenza è un controsenso logico.  2- Il mancato accordo con i Medici di Medicina Generale (MMG): I medici di famiglia hanno a lungo difeso la capillarità dei propri studi privati e il rapporto fiduciario con il paziente. Integrare i medici di base all’interno delle Case di Comunità, definendo turni e obblighi di presenza stabili, si è  rivelato un terreno di scontro sindacale e politico mai del tutto risolto.  3-L’illusione della burocrazia: si è pensato che bastasse scrivere una riforma su carta e vincolarla ai fondi europei per veder nascere una rete di assistenza integrata, dimenticando che i servizi sanitari camminano sulle gambe delle persone, non sui decreti.  Il rischio concreto è che, per evitare di perdere i finanziamenti europei, ci si accontenti di “tagliare il nastro” a strutture parzialmente attive, spacciando per Case di Comunità dei semplici poliambulatori a scartamento ridotto.  Se la valutazione del PNRR deve servire a rendere più solide e credibili le future decisioni pubbliche, il caso della sanità territoriale deve fare scuola.  Finché la spesa per le infrastrutture (il mattone) non verrà pianificata di pari passo con la spesa corrente per il personale (medici e infermieri), le decisioni politiche rimarranno fragili e i cittadini continueranno a mettersi in fila nei pronto soccorso.  ---End tex
t---  Author: Michele Rizzitiello  Heading: SPENDERE ANCHE PER IL PERSONALE  Highlight:   Image: -tit_org- Case di Comunità: la parabola delle “scatole vuote” nel PNRR della Salute   -sec_org-
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		<tp:writer>Michele Rizzitiello</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità , il Nord va meglio e il Sud resta indietro ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071101936902551.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"MANIFESTO" </b>  del 11 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il report del ministero sui Lea conferma un Paese a due velocità: Veneto ed Emilia-Romagna in cima, Sicilia e Basilicata in coda</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 03:43:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, il Nord va meglio e il Sud resta indietro Il report del ministero sui Lea conferma un Paese a due velocità: Veneto ed Emilia-Romagna in cima, Sicilia e Basilicata in coda  II Il divario nord-sud nella sanità italiana è sempre più esteso. È quanto emerge dall’ultimo monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, effettuato ogni anno dal ministero della Salute, che vede le regioni meridionali in fondo alla classifica. I Lea sono le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire ai cittadini per garantire che il diritto di cura sia omogeneo in tutta la penisola. Il monitoraggio assegna un punteggio da 0 a 100 per la prevenzione, l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera. Sul podio relativo al 2024 ci sono Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, seguite da Piemonte, provincia autonoma di Trento e Lombardia.  In fondo Calabria, Molise, Sicilia e Basilicata. Gravi le carenze della prevenzione in Sicilia (49 punti) e dell’assistenza distrettuale in Calabria (52), le uniche voci sotto la sufficienza insieme alla prevenzione nella provincia di Bolzano (59).  NEL MONITORAGGIO dello scorso anno i punteggi erano in generale peggiori, con 12 voci insufficienti, ma le pagelle delle regioni settentrionali sono in media migliorate di più rispetto alle regioni meridionali. D’altronde l’Istat ha certificato che il finanziamento pro capite alla sanità pubblica è più alto nelle regioni del nord. Quelle con il sostegno maggiore sono l’Emilia-Romagna con 2.298 euro e la Liguria con 2.261 euro, mentre i valori più bassi sono in Campania (1.994 euro) e Sicilia (2.035 euro). Il divario è destinato ad aumentare a causa dei continui tagli, che negli ultimi tre anni secondo Gimbe hanno superato i 13 miliardi in termini reali rispetto al Pil, al contrario di quanto afferma la propaganda del governo Meloni.  L’unica spesa sanitaria in aumento è quella per i medici gettonisti, che avrebbero dovuto essere rimossi dagli ospedali italiani e invece restano ancora in oltre la metà delle strutture. Nel biennio 2024/25 sono costati oltre un miliardo secondo l’Autorità nazionale anticorruzione, che a fine giugno ha pubblicato un corposo rapporto. I gettonisti sono liberi professionisti che lavorano a chiamata per colmare la carenza di personale sanitario, percependo un compenso fisso per ogni turno. Entrati negli ospedali durante la pandemia come misura di emergenza, sono ormai diventati una presenza strutturale. Tre anni fa il decreto 34/2023 ne ha disposto il progressivo superamento ma la misura è rimasta inapplicata; anzi nel 2025 la spesa è aumentata del 15% rispetto all’anno precedente (da 496 a 568 milioni) e il numero di procedure del 36% (da 187 a 255).  A DIFFERENZA dei medici dipendenti, i gettonisti gestiscono i propri orari in autonomia e sono ingaggiati attraverso cooperative. Ciò significa maggiori costi a carico del pubblico: la Corte dei conti ha calcolato che un gettonista può essere remunerato 100 euro l’ora, contro i 40 di un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale. Oltre a produrre disparità tra professionisti che svolgono le stesse mansioni nello stesso reparto, la situazione genera quella che la magistratura contabile ha definito «mortificazione del personale di ruolo».  La conseguenza è che molti medici hanno lasciato il lavoro dipendente per tornare nello stesso ospedale come gettonisti.  Non solo: il rapporto Anac evidenzia che il 70% delle procedure è avvenuto tramite affidamento diretto, penalizzando la concorrenza e il risparmio per il pubblico. Anche sui gettonisti il divario nella penisola è significativo: secondo Anac il fenomeno è concentrato per il 54% al nord, contro il 17% del centro e il 29% di sud e isole. I maggiori livelli di spesa per medici e infermieri esterni in Veneto (21,8 milioni), Lombardia (19,6) e Friuli-Venezia Giulia (17,5). Nonostante il decreto 34/2023 scoraggi l’esternalizzazione, introducendo condizioni e vincoli temporali stringenti, le strutture sanitarie continuano a farvi ricorso per sopperire alla carenza strutturale di organico. Una soluzione m
olto più costosa rispetto alle assunzioni, ma perfettamente legale. Lo spiega il segretario di Anaao-Assomed Pierino Di Silverio: «Un’azienda sanitaria non può assumere un medico a tempo indeterminato perché esiste un tetto al personale, ma può pagare quella stessa persona attraverso una cooperativa imputando il costo a “beni e servizi”».  I DIVARI in sanità rischiano di aggravarsi se andranno avanti le pre-intese con le quattro regioni del nord sulle materie non Lep: nel paniere ci sono anche gli stipendi dei medici. Se dovesse arrivare il sì, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria potrebbero decidere quanto pagare i propri medici drenando personale dalle altre regioni. Lo stesso Giorgetti ha precisato: niente voto anticipato ad aprile per le politiche, prima il via libera alle intese.  ---End text---  Author: ALEX GIUZIO  Heading:   Highlight: L’Istat certifica: il finanziamento pro capite è più alto nelle regioni settentrionali  Image:foto di Alessandro Bremec / LaPresse -tit_org- Sanità , il Nord va meglio e il Sud resta indietro   -sec_org-
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		<tp:writer>Alex Giuzio</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Report Gimbe, numeri critici per gli infermieri «Professione non più attrattiva, pochi laureati» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071101742705709.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"NUOVA FERRARA" </b>  del 11 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La fondazione analizza la crisi del servizio sanitario nazionale a partire dai lavoratori</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 06:05:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Report Gimbe, numeri critici per gli infermieri «Professione non più attrattiva, pochi laureati» La fondazione analizza la crisi del servizio sanitario nazionale a partire dai lavoratori  La crisi del Servizio sanitario nazionale «non può più essere letta solo attraverso le liste d'attesa, il sovraffollamento dei pronto soccorso o le diseguaglianze territoriali. Il nodo più critico è oggi rappresentato dal capitale umano: medici, infermieri e professionisti sanitari che lasciano il servizio pubblico, non vi entrano neppure, anticipano il pensionamento e guardano al libero mercato alla ricerca di forme di lavoro più remunerative e meno usuranti. La situazione più critica riguarda il personale infermieristico: l’Italia è al 23esimo posto su 31 paesi europei dell'area Ocse».  È la fotografia scattata dalla Fondazione Gimbe per l'evento  GIMBE30 “Diritto alla Salute e Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: la Sfida  del Capitale Umano” all'Università Sapienza di Roma. «Ma soprattutto - spiega il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - la professione non è più attrattiva e i laureati sono sempre meno: nell’anno accademico 2025-2026 il numero di domande di accesso ai corsi di  laurea in infermieristica è stato addirittura inferiore a quello dei posti disponibili».  Sicuramente la perdita di attrattività non dipende soltanto dalle retribuzioni, che - secondo Gimbe - rappresentano comunque un fattore rilevante: nel 2023 gli infermieri  ospedalieri in Italia percepivano in media 45.434 dollari l'anno, contro 63.417 dollari della media europea, con un divario di quasi 18 mila dollari.  Inoltre, dal 2013, mentre in molti Paesi le loro retribuzioni reali sono aumentate, in Italia hanno addirittura registrato una variazione negativa. Il dato più eloquente della ridotta attrattività è il rapporto tra domande e posti disponibili nei Corsi di Laurea in Infermieristica: precipitato da 1,6 nell'anno accademico 2020-2021 a 0,9 nel 2025-2026. Quando una professione essenziale per il Ssn non riesce più ad attrarre i giovani - commenta Cartabellotta - il problema non è dell'Università, ma del Paese. Significa che stiamo spegnendo il futuro della sanità pubblica». Da un lato il Ssn rimane universalistico nei princìpi, ma sempre più fragile nella capacità di garantire tempi di accesso e presa in carico con diseguaglianze sempre più marcate. Dall'altro continua ad espandersi il libero mercato, sostenuto dai professionisti che lasciano il Ssn o  non vi entrano affatto. «Infatti - avverte Cartabellotta - ogni professionista che il Ssn perde non sempre scompare dalla sanità: molto spesso riappare nel libero mercato dove cura solo chi può permetterselo.  Così il capitale umano sottratto al pubblico alimenta il 'doppio binario' della sanità: più si svuota il Ssn, più cresce l'offerta per chi può pagare direttamente o dispone di coperture assicurative. Un meccanismo perverso e silenzioso con cui l'universalismo arretra pur senza essere formalmente cancellato». Secondo la Fondazione Gimbe per invertire la rotta «serve un piano straordinario per il personale sanitario: programmazione dei fabbisogni, superamento di tutti i vincoli che limitano le assunzioni, rinnovi contrattuali adeguati al costo della vita, migliori condizioni di lavoro, valorizzazione delle competenze, riduzione della burocrazia, maggiore sicurezza nei luoghi di cura, nuovi percorsi di carriera, rilancio delle professioni sanitarie e investimenti strutturali nella formazione».  ?  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Le professioni sanitarie sono al centro della crisi Nino Cartabellotta Presidente Gimbe -tit_org- Report Gimbe, numeri critici per gli infermieri «Professione non più attrattiva, pochi laureati»   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Day hospital anti-ricoveri e minori tempi di attesa Le ragioni di un primato ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103092206804.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 23 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 11 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 07:09:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="1703000" Sales="165332" Printing="208605" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103092206804.PDF"><![CDATA[CORRIERE DELLA SERA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Day hospital anti-ricoveri e minori tempi di attesa Le ragioni di un primato   In testa alla classifica  VENEZIA Giancarlo Ruscitti, dg della Sanità veneta, attribuisce il podio strappato dal Veneto sui Lea a diversi fattori. Il primo, però, è il personale: «Oltre ai positivi risultati sui Lea, recentemente Crea ha certificato una crescente soddisfazione dei cittadini anche per il miglioramento, ad esempio, sulle liste d’attesa. Complessivamente è la dimostrazione che il sistema veneto funziona e che i cittadini se ne rendono conto.  Il Veneto è sempre stata una regione benchmark, sin da quando esiste il sistema sanitario nazionale. Ma questi risultati sono sicuramente da ascrivere innanzitutto ai dipendenti».  Capitale umano a parte, Ruscitti riconosce nell’organizzazione fatta «che distribuisce i servizi sui territori regionali con la capacità di intervenire in prossimità» l’altro punto di forza del sistema sanitario veneto. Al tema della diffusione territoriale delle cure mancava un ultimo tassello: ospedali e case di comunità che stanno entrando in funzione in questi mesi grazie al boost del Pnrr.  «Questo dovrebbe migliorare soprattutto la parte distrettuale — spiega Ruscitti —. Ora il direttore del distretto dovrà essere coordinatore di case di comunità, ospedale di comunità, hospice e attività domiciliare. Tutto ciò che non è acuzie che, invece, resta affidato agli ospedali». E tutto ciò che non è «acuzie» (quindi traumi, interventi chirurgici e così via) è «cronicità». «Ma attenzione, quando parliamo di cronicità — spiega ancora il dg veneto — non intendiamo solo gli anziani. Ci sono anche bambini, adolescenti e persone adulte affette da patologie con carattere di cronicità. Tutte queste persone, al di là di un evento acuto devono essere gestite  nelle case di comunità».  Dopo la pandemia si è spinto verso una suddivisione tra cronicità gestita sul territorio o a domicilio e acuzie gestite dalla rete ospedaliera «dove abbiamo, infatti, diminuito le degenze — dice Ruscitti —: è quasi tutto day hospital e day surgery, l’idea è restare in ospedale il meno possibile». Il grosso sarà però, inevitabilmente, la cura della popolazione anziana... «Fra 10 anni un quinto di noi avrà più di 80 anni. Già oggi il 40% di over 65 vive solo. Quindi il problema è quello come gestire queste persone sole che avranno fragilità e a volte cronicità e saranno curati dalle case di comunità. Abbiamo attivato una collaborazione con Oms Venezia per capire, ad esempio da Paesi del Nord Europa che hanno affrontato il tema prima di noi, come potenziare un invecchiamento attivo. Questa sarà la vera sfida».  Martina Zambon  ---End text---  Author: Martina Zambon     Heading: In testa alla classifica  Highlight: 288  su 300 Il punteggio totale attribuito dal nuovo Sistema di garanzia sui Lea al Veneto, che arriva al primo posto con 96 punti nell’area prevenzione, 95 nell’area distrettuale e 97 nell’assistenza ospedaliera  Image: -tit_org- Day hospital anti-ricoveri e minori tempi di attesa Le ragioni di un primato   -sec_org-
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		<tp:writer>Martina Zambon |</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, migliorano prevenzione e cure Veneto al top, con il Sud resta il divario ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103092306805.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103092306805.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 23 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 11 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Schillaci: sui livelli essenziali di assistenza un anno fa avevamo otto regioni insufficienti, ora sono tre</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 07:09:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, migliorano prevenzione e cure Veneto al top, con il Sud resta il divario  Schillaci: sui livelli essenziali di assistenza un anno fa avevamo otto regioni insufficienti, ora sono tre  ROMA Veneto, Emilia-Romagna e Toscana le migliori. Sicilia, Calabria e provincia autonoma di Bolzano le situazioni più critiche. È questo il responso della verifica del ministero della Salute sui Lea (Livelli essenziali di assistenza) per l’anno 2024 in Italia, attraverso il nuovo Sistema di garanzia. Che prende in considerazione 88 indicatori relativi a tre macro-aree: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Per essere «promosse», le regioni devono arrivare in ognuna alla sufficienza (al punteggio di 60, in una scala da 0 a 100).  Non tutte ce l’hanno fatta, ma c’è stato un sostanziale miglioramento rispetto al report dell’anno precedente. «I dati sui Lea e i miglioramenti registrati a livello regionale mostrano un cambio di passo del sistema. Avevamo otto regioni (Valle d’Aosta, Bolzano, Liguria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia, ndr) con parametri sotto la sufficienza un anno fa, ora sono tre», ha spiegato il ministro della Salute, Orazio Schillaci. «Penso sia un risultato inequivocabile. Il governo ha lavorato da subito per una sanità più efficiente e vicina ai cittadini. È un lavoro che porteremo avanti ancora e che stiamo certificando, non con le parole, ma con i dati alla mano». E anche grazie a una dotazione  finanziaria di oltre 5 miliardi aggiuntivi rispetto al 2023.  Scendendo nel dettaglio, il Veneto si aggiudica il primato (288 su 300) con punteggi che si avvicinano al cento in tutte e tre le aree: 96 nella prevenzione, 95 nel distretto e 97 nell’assistenza ospedaliera.  Segno di una grande attenzione per l’assistenza ai pazienti, tanto nella prevenzione quanto nei servizi erogati dalle aziende sanitarie e in quelli ospedalieri. Anche l’EmiliaRomagna, grazie ai 282 punti  complessivi, viene premiata per il percorso assistenziale riservato ai suoi cittadini. Seguono la Toscana con 280 punti, il Piemonte a 272, la provincia autonoma di Trento (che registra la migliore valutazione in Italia nella prevenzione con 98) e la Lombardia a 270. In una fascia medio-alta figurano poi Umbria, Liguria e Friuli-Venezia Giulia.  Non raggiungono invece la piena sufficienza Calabria, Sicilia e provincia autonoma di Bolzano. Le ultime due — che anche l’anno precedente erano in zona rossa — peccano nell’area della prevenzione, raggiungendo rispettivamente 49 e 59 punti, mentre la Calabria, fanalino di coda nella classifica generale, ha da migliorare nell’area distrettuale, dove prende 52 pur facendo registrare progressi rispetto al 40 del 2023.  Il dato complessivo è da ritenersi comunque positivo: 5 regioni hanno fatto registrare miglioramenti, specie nelle prestazione erogate dalle Asl.  È il caso della Valle d’Aosta, dell’Abruzzo e della Basilicata gravemente insufficienti nel 2023 in questa area, così come passi avanti, ma nella prevenzione, li hanno fatti Liguria e Molise (oltre all’Abruzzo). Eppure, a fronte di un miglioramento generalizzato, restano marcate le differenze territoriali, come pure il divario che separa Nord e Sud del Paese, nell’accesso alle cure e nel diritto alla salute. E a sottolineare l’esigenza di raggiungere presto una situazione più omogenea è anche la Simi (Società italiana di medicina interna): «L’obiettivo — ha detto il presidente Nicola Montano — è garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla regione di residenza, gli stessi standard di qualità, appropriatezza e tempestività delle cure».  Clarida Salvatori © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Clarida Salvatori  Heading:   Highlight: In difficoltà Risultati in negativo anche per Sicilia e provincia di Bolzano, ferme sotto la soglia  Image:La mappa  I punteggi regione per regione del nuovo Sistema di garanzia per macro-aree veri?cati dal ministero della Salute sui Livelli essenziali di assistenza (Lea) per l'anno 2024  Area prevenzione  Area distrettuale Lombardia  96  89  85  Area ospedaliera
  valori inferiori a 60 punti (soglia di suf?cienza)  Prov. aut. Trento Prov. aut. Bolzano 98  79  94  59  83  64  Friuli V.G.   1ª Veneto  88  96  85  75  97  95  Valle d’Aosta  2ª Emilia R.   86  97  64  63  94  Piemonte 95  90  Marche 87  84  65  Umbria 95  73  3ª Toscana 96  94  82  65  90  80  75  74  75  Puglia 85  66  Lazio 81  77  Abruzzo  Sardegna 81  87  85  Liguria 93  91  Campania 81  61  Fonte: ministero della Salute  80  68  70  Molise  Sicilia  62  73  60  49  66  52  81  Basilicata  Calabria 74  76  71  70  64  71  Corriere della Sera -tit_org- Sanità, migliorano prevenzione e cure Veneto al top, con il Sud resta il divario   -sec_org-
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		<tp:writer>Clarida Salvatori</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Soccorsi rapidi e anziani, i punti deboli in Calabria «Ma stiamo crescendo» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103092006806.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 23 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 11 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 07:09:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Soccorsi rapidi e anziani, i punti deboli in Calabria «Ma stiamo crescendo»   Il fanalino di coda  ROMA La Calabria è risultata ultima  nella classifica 2024 dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) del ministero della Salute, con un punteggio complessivo di 189 (su un massimo possibile di 300). Le ragioni e le criticità che hanno portato la regione, che è sottoposta a commissariamento da 17 anni, a essere il fanalino di coda in settori importanti della sanità sono ben note all’amministrazione, che infatti sta lavorando sui due aspetti più problematici ancora da risolvere: vale a dire la residenzialità e le cure per gli anziani e l’allarme target, ovvero il tempo di arrivo dei mezzi di soccorso in codice rosso.  «Sono state messe in essere delle riforme anche su questi due aspetti — ha spiegato Gandolfo Miserendino, direttore generale di Azienda Zero Regione Calabria —. L’amministrazione è impegnata in un progressivo recupero dei Lea misurati. Quello che va  sottolineato però è che dal 2020, da quando cioè è entrato in vigore il nuovo Sistema di garanzia, la Calabria non è mai peggiorata ma migliorata costantemente nel tempo».  Ribaltando il punto di vista e confrontando i dati che emergono nel 2023 e nel 2024, la Calabria ha infatti fatto registrare passi in avanti nell’assistenza distrettuale, attestandosi, sì, sotto la sufficienza ma passando da 40 a 52. E non solo. Se il periodo che si prende come riferimento parte dal 2020 «la Calabria è passata da 129,3 a 189 punti, con un incremento complessivo di 59,7 punti — ha continuato Miserendino — il più significativo registrato a livello nazionale nello stesso periodo».  Il divario con le regioni più performanti, e che quindi hanno meno margine (e anche meno necessità) di miglioramento, è evidente. Lo è meno però la distanza con chi la precede in classifica: il Molise, che pure ha tutte sufficienze nei tre ambiti di riferimento, è di appena 3 punti; quello con la Sicilia (che nella prevenzione ha preso 49, la valutazione più bassa in assoluto su scala nazionale) è di sole sette lunghezze. «Avremmo certamente voluto raggiungere risultati ancora migliori — ha detto ancora il direttore generale di Azienda Zero —. È un percorso di miglioramento che ha trovato riconoscimento anche a livello nazionale e che ha contribuito a creare le condizioni per la decisione del Consiglio dei ministri di porre fine al commissariamento della sanità calabrese». Che si protraeva da quasi un ventennio.  Cla. Sa  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Il fanalino di coda  Highlight: 189  su 300 Il punteggio totale attribuito alla Calabria, fanalino di coda della classifica generale: deve migliorare nell’area distrettuale, dove prende 52 pur facendo registrare progressi rispetto al 40 del 2023  Image: -tit_org- Soccorsi rapidi e anziani, i punti deboli in Calabria «Ma stiamo crescendo»   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Servizi sanitari, promosse quasi tutte le Regioni ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103094106795.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 27 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 11 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 07:09:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Servizi sanitari, promosse quasi tutte le Regioni  Veneto, Emilia-Romagna e Toscana si confermano ai vertici della sanità italiana. All'estremo opposto, Sicilia, Calabria e Provincia autonoma di Bolzano sono le uniche realtà che non hanno raggiunto gli standard richiesti dai Livelli essenziali di assistenza (Lea).  È quanto emerge dal monitoraggio annuale del Ministero della Salute, che valuta l'efficienza dei servizi sanitari regionali attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia.  Per ottenere una valutazione positiva, le Regioni devono superare i 60 punti in tre ambiti chiave: prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera. La Sicilia e la Provincia autonoma di Bolzano non hanno centrato l'obiettivo nel settore della prevenzione, fermandosi rispettivamente a 49 e 59 punti. La Calabria, invece, evidenzia le maggiori criticità nell'assistenza distrettuale, dove ha ottenuto un punteggio di 52, risultando l'unica regione sotto la soglia minima prevista.  Nelle posizioni di vertice, insieme alle tre amministrazioni che guidano la classifica, si confermano anche Piemonte, Lombardia e Provincia autonoma di Trento, realtà che continuano a garantire livelli elevati di efficienza e qualità nei servizi sanitari.  I dati del Ministero della Salute mostrano un miglioramento generale nella prevenzione e nell'assistenza territoriale, a riprova di una crescente attenzione verso i servizi più vicini ai cittadini. Meno incoraggiante il quadro dell'assistenza ospedaliera, che registra una lieve flessione rispetto all'anno precedente. Nonostante questo, rimane il settore con i risultati più omogecomportato, in divernei, dal momento che tutte osti alla sua attenziole Regioni riescono a rispetione di procedimenti tare gli standard minimi ria di tutti gli elementi chiesti.  l’incompatibilità sucResta però evidente il disi di soggetti reclutati vario tra Nord e Sud. Le restrazioni per l’attuagioni del Centro-Sud contitti finanziati nell’amnuano a ottenere risultati Molte di queste situamediamente inferiori nei idenziato nell'atto, riservizi territoriali, anche mbiti particolarmense negli ultimi anni si sono me le procedure di afregistrati progressi signifiervizi e, più in generacativi in territori come re a evidenza pubbliCampania, Puglia e Abruzzo.  linea che è proprio la Il monitoraggio del Minidei rapporti a far distero introduce inoltre crioncreto il rischio di teri più rigorosi per valutaendendo i dipendenti re l'effettiva capacità del simpo determinato più stema sanitario di rispondizionamenti esterni dere ai bisogni della popoituirsi una posizione lazione. Tra i nuovi paraer ottenere in seguito metri viene considerato il ato. Ad avviso dell'Aunumero di cittadini costreto, non è idoneo a sconti a rinunciare a visite ed schio il limite di duraesami per ragioni economidei contratti, fissato che o a causa delle difficolma 2 del DL 81/2021 al tà organizzative del servi026, posto che il diviezio pubblico. Entrano nelge coprirebbe il trienla valutazione anche il livo alla cessazione vello delle donazioni di orresso la Pa.  gani e la presa in carico dei un problema attuale pazienti affetti da scome della proroga della penso cardiaco, verificanma di tali contratti fido l'aderenza alle terapie mbre 2026, anche perfarmacologiche previste.  si produrrebbero per Si tratta di indicatori desticessivo alla cessazionati ad avere un peso semo quindi fino a dicempre maggiore, poiché da ò l'invito a Governo e questi risultati dipende d intervenire in via leuna parte rilevante delle riprevenire le criti cità sorse assegnate alle Regioni.  Andrea Mascolini  damenti Pnrr  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Servizi sanitari, promosse quasi tutte le Regioni   -sec_org-
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		<title><![CDATA[E la Regione cenerentola a Trump "Senza medici cubani moriamo" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103093106797.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103093106797.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 24 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 11 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 07:09:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="1329000" Sales="104588" Printing="120998" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103093106797.PDF"><![CDATA[REPUBBLICA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[E la Regione cenerentola a Trump “Senza medici cubani moriamo”   Il governatore Occhiuto al Washington Post dopo le pressioni della Casa Bianca: “Non rispediremo i doctores a L’Avana”  il caso di ALESSIA CANDITO  e mi tolgono i cubani, il pronto soccorso lo posso chiudere.  Chiu-de-re. Capito?». Il dottore Franco Moschella — alle spalle 40 anni di emergenza urgenza e sul groppone due reparti a 60 chilometri l’uno dall’altro da gestire — parla da Polistena. È il primo ospedale che abbia accolto i medici arrivati da Cuba per dare respiro alla disastrata sanità calabrese, ultima per l’ennesima volta nella classifica del ministero della Salute sui livelli essenziali di assistenza.  «Avremmo certamente voluto raggiungere risultati migliori, ma i progressi registrati sono costanti», si difende Gandolfo Miserendino, supermanager della sanità pubblica calabrese, trincerandosi dietro i 59 punti di miglioramento rosicchiati in quattro anni. Il presidente della Regione Roberto Occhiuto, invece, si chiude nel silenzio. Nei giorni scorsi, però, con il Washington Post — incuriosito dalla regione italiana arrivata a rispondere picche all’ambasciatore Usa che nel febbraS  io scorso ha chiesto di rispedire a casa i medici cubani — ha ammesso: «Gli ho ribadito la necessità di mantenere aperti gli ospedali e la mia intenzione di far sì che i medici cubani possano continuare a lavorare».  E non certo per affinità politiche.  Limpido pedigree di centrodestra, uomo forte di Forza Italia che in molti raccontano proiettato alla guida del partito, Occhiuto non è  certo un fan della revolucion. «Ma anche Berlusconi era incuriosito dai doctores», ha scritto giovedì su Instagram. Banalmente, Occhiuto sa che non c’è nessuno che possa sostituirli. Anni di commissariamento, con il suo corredo di tagli lineari, assunzioni e turn over bloccati, reparti (se non ospedali) cancellati con un tratto di penna, mentre le aziende sanitarie finivano sotto inchiesta per ‘ndrangheta o “contabilità orale” — felice definizione della Corte dei Conti — non hanno risolto il problema del debito monstre.  Che anzi per anni ha continuato a lievitare.  Il conto lo hanno pagato pazienti e medici. «A gennaio 2023, prima che arrivassero i cubani, per un mese ho dovuto tenere aperto il pronto soccorso di Polistena da solo anche per dodici ore. Risultato, dopo un mese in ospedale ci sono finito io con 220 di pressione», racconta Moschella. E bastano i numeri per capire il perché: Polistena serve una platea potenziale che va da Nicotera, nel Vibonese, a tutta la Piana di Gioia Tauro, solo l’anno scorso ha fatto più di trentamila prestazioni e i medici sono appena dodici. Per metà, cubani. E Polistena non è un caso, ma un esempio. I concorsi banditi per nuovi posti nei reparti sono andati spesso deserti.  E nei reparti di tutta la Calabria i 333 doctores si confermano giorno dopo giorno essenziali, anche solo per gestire l’ordinaria amministrazione.  Al momento sono tutti confermati fino al 2027. Alcuni rinnovi ci sono stati anche negli ultimi mesi, «fortunatamente hanno confermato il contratto a due colleghe che scadevano ad agosto», spiegano da Polistena. Ma il timore è che sia una crisi solo rimandata. «Il rischio è che a pagare sia la gente — dice il dottore Gongora Peña, fra i primi medici cubani in Calabria — Quando siamo arrivati, abbiamo visto code anche di dodici ore. Non avrei mai immaginato una cosa del genere in un Paese del cosiddetto primo mondo. In questi anni abbiamo lavorato. Costruito rapporti con i pazienti, imparato persino il dialetto.  Sarebbe assurdo buttare tutto via».  ---End text---  Author: ALESSIA CANDITO  Heading:   Highlight:   Image:Il governatore Occhiuto al Washington Post dopo le pressioni della Casa Bianca: “Non rispediremo i doctores a L’Avana” Il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto con un gruppo di medici cubani Q -tit_org- E la Regione cenerentola a Trump “Senza medici cubani moriamo”   -sec_org-
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		<tp:writer>Alessia Candito</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, forte divario Nord-Sud Veneto al top e Calabria ultima ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103093406800.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103093406800.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 24 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 11 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 07:09:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1329000" Sales="104588" Printing="120998" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103093406800.PDF"><![CDATA[REPUBBLICA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, forte divario Nord-Sud Veneto al top e Calabria ultima   La graduatoria del ministero della Salute: tutti gli enti fanno progressi Un dato in contrasto con quelli di vari osservatori  esta il forte divario Nord-Sud, con alcune eccezioni, e c’è una crescita generale delle Regioni che appare un po’ sospetta, perché disegna un quadro roseo di un sistema sanitario pubblico che invece appare in difficoltà a leggere le ricerche di vari osservatori, pubblici e privati. Il ministero della Salute ha diffuso i numeri riferiti al 2024 del Sistema di garanzia, che valuta tra l’altro come vengono assicurati i Lea, Livelli essenziali di assistenza, per stilare una classifica delle realtà locali. Ancora una volta, in testa c’è il Veneto, mentre sul podio l’Emilia-Romagna scavalca la Toscana e si piazza al secondo posto. Seguono Piemonte e Provincia di Trento e poi, sesta, la Lombardia.  Il sistema, che si usa ormai da alcuni anni, è stato messo in piedi dal ministero della Salute con le stesse Regioni. Si basa su 88 indicatori, dalla copertura vaccinale dei bambini ai tempi di intervento dei mezzi di soccorso, dalla percentuale di cesarei alla morte per ictus. Gli indicatori sono raggruppati in tre grandi aree: l’assistenza ospedaliera, quella distrettuale — cioè territoriale — e la prevenzione. Per ognuna viene calcolato un punteggio, in base al raggiungimento degli obiettivi dati dagli indicatori, che va da 0 a 100. La sufficienza è valutata 60 punti. Ebbene, il Veneto ne ha fatti 288 e si conferma la Regione che funziona meglio. L’Emilia-Romagna è  R  a 282, la Toscana, una delle poche Regioni che ha un punteggio inferiore rispetto al 2023, 280. Il Piemonte arriva a 272, la Provincia di Trento a 271 e la Lombardia, che rimane sempre al sesto posto, a 270. Ad andare peggio sono Provincia di Bolzano (206), Basilicata (205), Sicilia (196), Molise (192) e Calabria  (189).  Riguardo ai movimenti della classifica, la Valle d’Aosta guadagna 6 posizioni, l’Abruzzo 5 e la Liguria 3. Sempre la Valle d’Aosta guadagna più punti in un anno (51), seguita da Abruzzo (47), Calabria (39), Liguria (31), Sicilia (23). Scende di 5 posizioni il Molise e di tre Marche, Campania e Provincia di Bolzano.  «Complessivamente, nell’anno 2024, tutte le Regioni, con l’eccezione di Calabria, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano, registrano un punteggio superiore a 60 (soglia di sufficienza) in tutte le macro-aree», fanno notare del ministero della Salute nella relazione che accompagna la pubblicazione dei risultati del Sistema di garanzia. Nel 2023 erano 8 le insufficienze.  C’è stato quindi un miglioramento, che però un po’ contrasta con i dati Istat, ad esempio sulle persone che rinunciano a curarsi a causa di liste d’attesa e costi alti delle prestazioni (5,8 milioni), o sulla spesa sanitaria privata. Ma anche con quelli della Corte dei Conti sul finanziamento del sistema sanitario (più basso rispetto agli altri grandi paesi europei) e con i dati dell’Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, sulle liste d’attesa, per le quali c’è ancora molto da fare. Poi ci sono le carenze del personale, in particolare degli infermieri, segnalate da più parti (ieri il sindacato degli ospedalieri Anaao ha detto che un medico su cinque deve rinunciare alle ferie a causa delle scarse dotazioni di personale).  Insomma, il Sistema di garanzia, che segna un continuo miglioramento delle Regioni, sembra essere poco credibile come chiave di lettura della qualità della sanità italiana. Quello che mette in luce, come praticamente tutti i rapporti e gli studi sul nostro sistema assistenziale, è la differenza tra molte delle Regioni del Centro-Nord e quelle del Sud.  ---End text---  Author: MICHELE BOCCI  Heading:   Highlight:   Image:LA CLASSIFICA DELLA SANITA' ... Posizione  ...   14 valle d’aosta 213 +6  4 piemonte 272 +1 8 liguria 250 +3 3 toscana 280 -1 7 umbria 254 = 12 Lazio 237 = 15 sardegna 212 +1 16 campania 209 -3 18 basilicata 205 -1 19 sicilia 196 =  Punti  ... Di?erenza ...  posizione rispetto all’anno precedente  6 lombardia 270 = Provincia 5 
autonoma di Trento ...  271 -1  17 Provincia autonoma di bolzano ...  206 -3  9 Friuli V.G.  248 = 1 Veneto 288 = 2 emilia ronagna 282 +1 11 marche 237 -3 13 abruzzo 229 +5  20 molise 192 -5  10 puglia 242 = 21 calabria 189 = -tit_org- Sanità, forte divario Nord-Sud Veneto al top e Calabria ultima   -sec_org-
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		<tp:writer>Michele Bocci</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Norme & tributi - Medici, la libertà di stabilimento non limitabile da ragioni formali ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103093006796.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/11/2026071103093006796.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 11 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 07:09:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Medici, la libertà di stabilimento non limitabile da ragioni formali   Corte Ue   Il caso sollevato in Francia: la qualifica derivata da attività ospedaliera  Sugli ostacoli frapposti dagli Stati all’esercizio del diritto di stabilimento nella professione medica è intervenuta la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza C-343/25 del 25 giugno. I giudici hanno chiarito che l’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che assicura il diritto di stabilimento, limita l’azione degli Stati membri che non possono negare, per taluni aspetti formali, a un medico che ha acquisito la qualifica in un altro Stato membro, svolgendo l’attività di assistente in una struttura ospedaliera, di esercitare in un altro Paese Ue in regime di libera professione.  La Cassazione francese si è rivolta ai giudici Ue prima di risolvere una controversia tra la Cassa primaria di assicurazione malattia e un uomo che, avendo esercito l’attività come assistente in un ospedale italiano, chiedeva di essere autorizzato a svolgere la professione in Francia come medico libero professionista, con onorari differenti rispetto alle tariffe regolamentate. La sua domanda è stata respinta anche sulla base di un parere del Consiglio nazionale dell’ordine dei medici. In primo grado e in appello, i giudici hanno dato ragione al medico, ritenendo le funzioni svolte equivalenti a quelle richieste in Francia, ma la Cassa ha impugnato il verdetto in Cassazione che ha chiesto chiarimenti alla Corte Ue.  Prima di tutto gli eurogiudici hanno chiarito che la direttiva 2005/36 sul riconoscimento delle qualifiche professionali non è applicabile al caso in questione perché il titolo «di assistente ospedaliero non conferisce determinate qualifiche professionali».  Infatti la direttiva punta a favorire l’esercizio di una professione come lavoratore subordinato o autonomo in uno Stato membro diverso da quello in cui il professionista ha acquisito la qualifica, ma non si occupa delle regole nazionali che subordinano l’accesso al settore a onorari differenti dei medici che esercitano come liberi professionisti se alla base non vi è l’acquisizione di una qualifica professionale, ma l’esercizio di un’attività come assistente presso una struttura ospedaliera di un altro Stato membro.  Detto questo, però, la Corte afferma che, se uno Stato fissa regole che impediscono l’accesso al settore a onorari differenti a medici liberi professionisti che hanno ottenuto una qualifica «a seguito dell’esercizio di un’attività di assistente presso una struttura ospedaliera situata in un altro Stato membro» è violato il diritto primario, ossia l’articolo 49 del Trattato. La domanda per esercitare la  professione – osserva la Corte – è subordinata al possesso di un diploma o di una qualifica professionale o anche a periodi di esperienza pratica e gli Stati sono tenuti a prendere in considerazione l’insieme dei diplomi, certificati e pratica.  Questo vuol dire che va respinto un approccio meramente formale che rende più difficile l’esercizio di una libertà fondamentale anche quando i requisiti nazionali in materia di qualifiche sono applicati senza discriminazioni in base alla nazionalità ma, in pratica, producono l’effetto di rendere più difficile l’esercizio del diritto di stabilimento da parte di cittadini di altri Stati Ue.  Subordinare il riconoscimento dell’equivalenza della pratica ospedaliera nello Stato membro di origine a quella che nel Paese di destinazione conduce al titolo di “assistente ospedaliero senior”, che poi permette l’accesso al settore a onorari differenti, è contraria al diritto Ue. La Corte, inoltre, ha bocciato la possibilità di mantenere questo requisito per esigenze di salute pubblica in quanto misura sproporzionata.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marina Castellaneta  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Norme & tributi - Medici, la libertà di stabilimento non limitabile da ragioni formali   -sec_org-
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		<tp:writer>Marina Castellaneta</tp:writer>
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