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	<title>Rassegna online.</title>
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	<description>Rassegna online</description>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[L'Oms: «L'Europa attui subito piani di azione» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096806823.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096806823.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 10 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 06:23:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’Oms: «L’Europa attui subito piani di azione»   I SERVIZI NELLE CITTÀ  PAOLO M. ALFIERI  M  entre diverse aree d’Europa registrano temperature eccezionali, l’Organizzazione mondiale della sanità invita i governi a non considerare più le ondate di calore come emergenze occasionali, ma come una condizione con cui prepararsi a convivere. «I piani d’azione contro il caldo salvano vite», ha detto Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’Oms per l’Europa, dopo un confronto con rappresentanti di 41 Paesi, Commissione europea e organizzazioni della società civile. L’incontro ha messo in evidenza progressi e ritardi nella preparazione dei sistemi sanitari davanti a estati sempre più lunghe e intense.  Un piano anticaldo non consiste soltanto nella diffusione di consigli ai cittadini, ma collega le previsioni meteorologiche alle strutture sanitarie, organizza l’assistenza alle persone vulnerabili, stabilisce responsabilità precise tra servizi pubblici, sanità, enti locali e protezione sociale. Eppure, secondo l’Oms, meno della metà dei Paesi europei dispone oggi di un piano nazionale specifico. Tra le criticità restano la difficoltà di raggiungere anziani soli, persone senza una rete familiare, residenti nelle strutture di lungodegenza e cittadini senza dimora.  Tra gli esempi citati dall’Oms c’è anche l’Italia, con il sistema di sorveglianza della mortalità attivo in 45 città, pensato per fornire dati tempestivi durante le fasi critiche. Il ministero della Salute monitora il rischio caldo in 27 città attraverso bollettini quotidiani che indicano diversi livelli di allerta, dal verde al rosso. Attorno a questo sistema si muovono i piani predisposti dai Comuni insieme alle aziende sanitarie locali.  A Torino, Firenze e Bologna, per esempio, i servizi sociali e i medici di famiglia possono segnalare ai servizi sanitari i cittadini più esposti, che vengono poi contattati periodicamente. In diverse realtà sono stati attivati servizi di supporto domiciliare con infermieri o assistenti familiari per accompagnamenti alle visite, consegna di farmaci, spesa e pasti. Molte amministrazioni hanno inoltre previsto numeri verdi dedicati alle emergenze legate alle alte temperature. Un capitolo importante riguarda i cosiddetti “ricoveri di sollievo”, che consentono ad alcune strutture sanitarie e assistenziali di accogliere temporaneamente anziani fragili.  Le città stanno poi cercando di creare una rete di luoghi dove trovare riparo nelle ore più difficili. Milano ha pubblicato una mappa con 116 luoghi freschi tra biblioteche, aree verdi e case di quartiere. Firenze ha aggiornato il censimento dei propri “rifugi climatici”, arrivati a 53, mentre Bologna ne ha individuati 24, distribuiti tra strutture al chiuso e aree esterne ombreggiate.  ---End text---  Author: PAOLO M ALFIERI  Heading: I SERVIZI NELLE CITTÀ  Highlight:   Image: -tit_org- L’Oms: «L’Europa attui subito piani di azione»   -sec_org-
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		<tp:writer>PAOLO M ALFIERI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sindrome Pandas, il paradosso dei centri in Emilia: zero cure ai bimbi ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003097006821.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003097006821.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 20 di <b>"GIORNALE" </b>  del 10 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il caso di Francesco e i farmaci impossibili: laterapia è la stessa che il Ssn prevede per le encefalopatie</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 06:22:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[I POLI INAUGURATI IN CAMPAGNA ELETTORALE PRO PD  Sindrome Pandas, il paradosso dei centri in Emilia: zero cure ai bimbi Il caso di Francesco e i farmaci impossibili: la terapia è la stessa che il Ssn prevede per le encefalopatie  Francesco ha 10 anni, vive a Rimini ed è affetto dalla sindrome Pandas, un’encefalopatia autoimmune. Tre anni fa, mentre stava andando a Disneyland Paris, è stato punto da una zecca in aereo e la sua situazione si è aggravata di colpo.  Tic, attacchi di ansia, incubi, fobie: se il ragazzino non si cura rischia di rendere permanenti i sintomi e di essere invalido per sempre. Ma ottenere la terapia non è semplice. Più per costi (10mila euro) e burocrazia che per altro. Sia per Francesco sia per le migliaia di bambini con lo stesso problema. «Lottiamo per  ottenere una cura che esiste, che un medico del Servizio sanitario nazionale è disposto a somministrare, ma che il sistema continua a negare per ragioni burocratiche». Vale a dire che il Ssn «passa» le immunoglobuline contro le encefalopatie ma non contro la sindrome Pandas: anche se la terapia è la stessa, risulta off label, quindi non prescrivibile e non rimborsabile. Eppure è la stessa agenzia del farmaco Aifa a dire che funziona, è l’Inps a riconoscere l’invalidità correlata, è il Ssn a dire che la categoria clinica esiste ma non c’è un protocollo.  C’è però qualcosa che rende tutto ancora più paradossale: la Regione Emilia-Romagna ha emanato nel maggio 2024 una determina dirigenziale che in qualche modo riconosce la sindrome Pans/Pandas. Tanto che l’allora presidente Stefano Bonaccini decise di aprire tre centri di valutazione dei casi (a Reggio Emilia,  Bologna e Rimini) delineando una sorta di protocollo regionale.  Andò così: Nicole, una bambina di 11 anni con la stessa sindrome di Francesco, gli scrisse chiedendogli aiuto per guarire. Mancava pochissimo alle elezioni europee, il Pd aveva bisogno di consensi. E allora, vuoi non cavalcare l’appello della piccola Nicole servito su un piatto d’argento? Et voilà: tre centri a costo zero, per raccontare di quanto sia veloce e funzionante la sanità emiliana.  Ma cosa succede dopo il taglio del nastro davanti ai fotografi? Succede che in due anni di attività, su 300 famiglie Pandas in Emilia Romagna, solo 14 si sono rivolte ai centri e nessuna diagnosi è  stata confermata, nessuna terapia erogata. Insomma, centri aperti ma senza poter prendere in carico i casi. Anche perché là dentro nessun medico ha la formazione per diagnosticare la Pandas. Per questo la mamma di Francesco si è rivolta altrove: a Grosseto e all’Umberto I di Roma. «Sul piano legale, stiamo valutando un ricorso d’urgenza per ottenere la terapia per via giudiziaria e ci vorranno almeno 2/3 mesi, visto che la via istituzionale si è finora rivelata insufficiente».  E il piccolo Francesco ha scritto una lettera alla premier Meloni.  Perché non vuole più essere preso in giro dai compagni per i suoi tic indomabili.  ---End text---  Author: Maria Sorbi  Heading:   Highlight:   Image:CARA PREMIER La lettera che il piccolo Francesco ha scritto a Giorgia Meloni -tit_org- Sindrome Pandas, il paradosso dei centri in Emilia: zero cure ai bimbi   -sec_org-
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		<tp:writer>Maria Sorbi</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Cardarelli, il paziente tenta di strangolarla: 'Operatrice sanitaria salvata dai colleghi ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096206829.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096206829.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" </b>  del 10 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>° L'uomo, con problemi di dipendenza, si trovava nel reparto di Pronto soccorso</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 06:23:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="23000" Sales="5467" Printing="8785" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096206829.PDF"><![CDATA[QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[a oo re n  Cardarelli, il paziente tenta di strangolarla: operatrice sanitaria salvata dai colleghi L’uomo, con problemi di dipendenza , si trovava nel reparto di Pronto soccorso  C o  na operatrice socio-sanitaria è stata aggredita mentre svolgeva il proprio turno di servizio nel reparto di Radiologia, all’ospedale Cardarelli di Napoli, da un paziente in forte stato di agitazione e con problemi di dipendenza, che ha provato a strangolarla. Provvidenziale, per la donna, si è rivelato l’intervento immediato dei colleghi presenti e delle guardie giurate in servizio che, dopo una breve col- IL FENOMENO luttazione, sono Il direttore Me riusciti a sottrarre la donna «Già per altri e dalle mani deldi violenza ve l'aggressore, evitando che la si è reso neces situazione degenerasse in tra- l’intervento gedia. L’operadella polizia» trice, visibilmente scossa e sotto shock, è stata immediatamente soccorsa. I medici le hanno riscontrato lesioni guaribili  U  L  con una prognosi di 21 giorni.  Successivamente è stata ricevuta dal direttore generale del Cardarelli, Antonio d’Amore.  «Abbiamo subito attivato il nostro protocollo anti-aggressioni che prevede che sia l’ospedale ad avviare tutta la procedura in sede legale e amministrativa, alleviando di fatto il carico emotivo ai danni dell’operatore – ha spiegato d’Amore – Inoltre le nostre procedure interne prevedono la possibilità per la persona aggredita di ricevere il supporto psicologico. Questa procedura, implementata già da un paio di anni, ha visto la presa in carico di diversi dipendenti».  Riguardo gli episodi di aggressioni al personale sanitario,  d’Amore ha sottolienato come «nel primo semestre del 2026 si erano registrati solo casi di intemperanza da parte di pazienti  o familiari di pazienti nel Pronto soccorso ed Obi del Cardarelli, ma si era trattato esclusivamente di aggressioni verbali;  nonostante ciò, in 8 casi era stato richiesto l’intervento delle forze dell'ordine».  Il paziente responsabile dell’aggressione era stato assistito dal 118 e trasportato al Cardarelli, nella giornata del 7 luglio, in seguito ad ustioni di secondo e terzo grado agli arti inferiori. Eseguita qualche ora dopo la consulenza specialistica di chirurgia plastica ricostruttiva, era in attesa di essere trasferito in reparto. Il giorno dopo però si era allontanato arbitrariamente dal Pronto soccorso, tornando solo nel tardo pomeriggio, nuovamente accompagnato dal 118, ma in stato confusionale. L’uomo, già molto agitato, ha iniziato a comportarsi in modo violento nei confronti del personale sanitario.  Infine l’aggressione all’operatrice l’8 luglio. Il paziente, tuttora in ospedale per poter essere preso in carico dall'unità di Chirurgia Plastica per il trattamento delle ferite per cui era ricorso due giorni fa alle cure dei sanitari, è stato denunciato.  ---End text---  Author: GIOVANNA GUECI  Heading:   Highlight: IL FENOMENO  Il direttore Mensorio: «Già per altri episodi di violenza verbale si è reso necessario l’intervento della polizia»  Image:Napoli Il pronto soccorso dell’Ospedale Cardarelli -tit_org- Cardarelli, il paziente tenta di strangolarla: ‘Operatrice sanitaria salvata dai colleghi   -sec_org-
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		<tp:writer>GIOVANNA GUECI</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[La Mfn cambia le regole del farmaco e riapre la s?da sulla competitività Ue ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096306830.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096306830.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"RIFORMISTA" </b>  del 10 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La pressione degli Stati Uniti sposta il dibattito dai prezzi alla capacità di attrarre ricerca investimenti e produzione. Al centro anche il futuro del Testo unico del farmaco</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 06:23:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[La Mfn cambia le regole del farmaco e riapre la sfida sulla competitività Ue La pressione degli Stati Uniti sposta il dibattito dai prezzi alla capacità di attrarre ricerca investimenti e produzione. Al centro anche il futuro del Testo unico del farmaco  P  er anni il dibattito sul farmaco si è concentrato soprattutto sulla sostenibilità della spesa pubblica. Oggi la Most Favored Nation (Mfn) introdotta dagli Stati Uniti sposta il confronto su un altro terreno: investimenti, ricerca clinica e competitività industriale. Da questa premessa prende le mosse il volume Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale, presentato alla Sala Igea dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani nel corso dell’incontro promosso da Healthcare Policy e Formiche, con il contributo non condizionante di Angelini Pharma e Bristol Myers Squibb. Il pamphlet propone un cambio di paradigma, invitando a considerare il farmaco non più soltanto come una voce di spesa, ma come un’infrastruttura strategica per la competitività industriale, la sicurezza economica e la capacità di innovazione del Paese.  L’analisi contenuta nel volume evidenzia come la nuova politica americana possa produrre effetti ben oltre il mercato statunitense. Secondo il pamphlet, la possibile riallocazione di investimenti dal continente europeo è stimata nell’ordine dei 400 miliardi di euro nei prossimi anni, mentre le prime analisi segnalano un rallentamento dei lanci di nuovi farmaci nei principali mercati europei. Il rischio, quindi, non riguarda soltanto i prezzi, ma la capacità dell’Europa di restare attrattiva per gli investimenti e di mantenere un ruolo centrale nella nuova geografia dell’innovazione.  Una lettura condivisa anche dai rappresentanti dell’industria presenti al confronto. Roberto Scrivo, Chief External Affairs, Communications & Sustainability Officer di Angelini Pharma, ha ricordato come il divario negli investimenti in ricerca tra Unione europea  e Stati Uniti sia passato «da 2 a 25 miliardi di euro in vent’anni», sottolineando inoltre che i pazienti europei attendono mediamente 597 giorni per accedere alle terapie innovative, 441 in Italia. Regina Vasiliou, Vice President e General Manager di Bristol Myers Squibb Italia, ha invece evidenziato la necessità di rafforzare gli investimenti nell’innovazione farmaceutica, superare progressivamente il meccanismo del payback e ridurre frammentazioni e ostacoli burocratici per rendere il sistema italiano più competitivo.  La risposta delle istituzioni  guarda nella stessa direzione. «Il Testo unico farmaceutico è un’opportunità che questo Governo non vuole farsi sfuggire», ha affermato Nicola Bonaccini, capo della segreteria tecnica del ministro della Salute, spiegando che il riordino dovrà creare le condizioni per sostenere innovazione e investimenti in un comparto strategico. «Oggi dobbiamo parlare di geopolitica del farmaco», ha aggiunto, perché la sfida riguarda la capacità dei Paesi di trattenere ricerca, produzioni avanzate e tecnologie, garantendo al tempo stesso un accesso sempre più rapido ed equo alle cure.   Sul piano operativo il Ministero della Salute ha già avviato le prime iniziative. Francesco Saverio Mennini, capo del Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale, ha ricordato la costituzione di un gruppo di lavoro dedicato alla Mfn e l’avvio del confronto con industria e altri ministeri. Tra le priorità figurano la riduzione progressiva del payback, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, l’accelerazione dell’accesso ai farmaci innovativi e la semplificazione delle procedure, anche attraverso strumenti come intelligenza artificiale e Health Technology Assessment.  La sfida aperta dalla Mfn segna un cambio di paradigma destinato ad andare ben oltre il settore farmaceutico. La capacità di attrarre ricerca, investimenti e produzione diventa infatti un indicatore della competitività e dell’autonomia strategica di un Paese. In questo scenario, il farmaco non è più soltanto una voce di
 spesa sanitaria, ma un’infrastruttura strategica sulla quale si misurano competitività industriale, capacità di innovazione e crescita economica.  ---End text---  Author: Beatrice Telesio di Toritto  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- La Mfn cambia le regole del farmaco e riapre la s?da sulla competitività Ue   -sec_org-
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		<tp:writer>Beatrice Telesio di Toritto</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Misurare le performance per migliorare e?cienza e qualità della Sanità ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096106832.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"RIFORMISTA" </b>  del 10 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 06:23:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Misurare le performance per migliorare efficienza e qualità della Sanità   Dalla governance alla sostenibilità finanziaria, fino agli esiti clinici e alla riforma del payback farmaceutico il valore dei dati comparabili per orientare le decisioni pubbliche e rendere più efficace l’allocazione delle risorse  L  a sanità italiana rappresenta una delle principali voci della spesa pubblica e, al tempo stesso, uno dei settori in cui la qualità della gestione incide maggiormente sull’efficacia delle risorse investite. Per questo il dibattito si concentra sempre più sulla capacità di misurare le performance delle amministrazioni sanitarie attraverso indicatori oggettivi, superando una valutazione limitata ai soli aspetti finanziari. È questo il filo conduttore della tavola rotonda che si è svolta a Roma alla presenza dell’on. Ylenja Lucaselli.  Al centro del dibattito vi è un cambio di paradigma nella valutazione del Servizio sanitario nazionale. Per anni il confronto tra le diverse realtà territoriali si è limitato prevalentemente alla spesa o ai risultati dei bilanci. Oggi, invece, cresce l’esigenza di affiancare agli indicatori economici una lettura più ampia, capace di misurare anche l’efficienza organizzativa, la capacità gestionale e gli esiti delle politiche sanitarie.  Dashboard di Centro Rep, spinoff tecnico-scientifico di Fondazione Etica che si occupa di valutare l’indice di capacità amministrativa delle PA. L’analisi, basata su dati ufficiali, coinvolge l’intero sistema: Regioni, Province autonome, aziende sanitarie territoriali e ospedaliere vengono valutate attraverso cinquanta indicatori suddivisi in cinque macroaree – bilancio, governance, personale, servizi sanitari e appalti – con l’obiettivo non di stilare classifiche, ma di individuare modelli organizzativi efficaci e criticità su cui intervenire.  L’aspetto più interessante riguarda proprio il superamento dell’equazione secondo cui migliori risultati coincidono necessariamente con una maggiore disponibilità di risorse.  L’analisi mostra infatti come territori caratterizzati da livelli di spesa differenti possano conseguire  performance simili, o addirittura migliori, grazie a una più efficace programmazione, a processi amministrativi più efficienti e a una migliore capacità di governo delle strutture sanitarie. In altre parole, la qualità della governance diventa essa stessa un fattore produttivo.  Da questo punto di vista assumono particolare rilievo indicatori spesso poco considerati nel dibattito pubblico ma determinanti per valutare la salute del sistema.  La tempestività dei pagamenti ai fornitori, ad esempio, incide direttamente sulla liquidità delle imprese che operano nella filiera sanitaria e sulla loro capacità di investire. Allo stesso modo, l’equilibrio economico delle aziende sanitarie, gli investimenti destinati al rinnovo delle tecnologie, la gestione del personale e la mobilità sanitaria raccontano molto più di una semplice fotografia contabile: descrivono la capacità di un’amministrazione di programmare il proprio sviluppo e garantire continuità nell’erogazione dei servizi.  L’integrazione tra dati economici e indicatori clinici rappresenta un ulteriore elemento di evoluzione. I tempi di permanenza nei Pronto Soccorso, la rapidità degli interventi chirurgici, gli esiti delle cure per l’infarto miocardico acuto, la gestione delle patologie oncologiche o il corretto equilibrio  tra personale medico e infermieristico consentono infatti di verificare se l’efficienza amministrativa si traduca realmente in un miglioramento dell’assistenza. La sostenibilità finanziaria, da sola, non è più sufficiente: deve accompagnarsi all’appropriatezza delle cure e alla qualità degli esiti.  Un capitolo significativo riguarda poi gli effetti della riforma del payback farmaceutico introdotta dalla Legge di Bilancio 2026. L’eliminazione del contributo dell’1,83%, la trasformazione del precedente payback del 5% in una riduzione diretta del prezzo dei farmaci e la revisione dei tetti di spesa modificano gli equilibri finanziari tra Stato, Regioni e industria
. Se da un lato il nuovo impianto punta a rendere più trasparente il sistema di finanziamento della spesa farmaceutica, dall’altro apre interrogativi sulla capacità delle amministrazioni regionali di compensare il venir meno di alcune entrate, soprattutto nelle realtà maggiormente esposte all’aumento della spesa territoriale.  Per questo motivo la disponibilità di dati omogenei e confrontabili assume un valore strategico.  Misurare con criteri condivisi la qualità dell’organizzazione, la gestione delle risorse e gli esiti delle cure significa offrire ai decisori pubblici strumenti più efficaci per orientare gli investimenti, correggere gli squilibri e diffondere le migliori pratiche. In un sistema sanitario chiamato a rispondere contemporaneamente all’invecchiamento della popolazione, all’innovazione tecnologica e alla crescente pressione sui conti pubblici, la vera sfida non riguarda soltanto quante risorse destinare alla sanità, ma soprattutto come impiegarle in modo più efficiente, trasparente e misurabile.  ---End text---  Author: Cesare Giraldi  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Misurare le performance per migliorare e?cienza e qualità della Sanità   -sec_org-
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		<tp:writer>Cesare Giraldi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Angelo Tanese - «Liste d'attesa azzerabili, svolta possibile per il Ssn con Pnrr e Case comunità» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096906824.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096906824.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 10 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 06:23:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="770000" Sales="120223" Printing="61990" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096906824.PDF"><![CDATA[SOLE 24 ORE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Liste d’attesa azzerabili, svolta possibile per il Ssn con Pnrr e Case comunità»   L’intervista. Angelo Tanese. Per il Direttore generale dell’Agenas la sfida è andare tutti nella stessa direzione  D  a pochi mesi è in sella all’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali oltre che della Sanità Digitale e soprattutto cabina di regìa di molti grandi progetti: da quelli del Pnrr alla nuova piattaforma nazionale sulle liste d’attesa su cui si concentrano molte aspettative. E il direttore generale Angelo Tanese si dice «ottimista» sia nello «scalare l’Everest delle liste d’attesa» per le quali dal prossimo 20 luglio l’Agenas pubblicherà un bollettino trimestrale che sulla «Sanità dal volto nuovo» in arrivo dopo il Pnrr, «più accessibile per i cittadini e capace di prendere sottobraccio cronici e fragili» Le pagelle sui Lea fanno emergere la solita Sanità a più velocità. Come se ne esce? Innanzitutto portando a regime quello che il Pnrr ha consentito dopo tanto tempo: avere una missione unica per la Sanità nel paese con piattaforme e modelli uguali per tutte le Regioni. Grazie a progetti come fascicolo sanitario, telemedicina e Case della comunità ci può essere la svolta che obbliga tutti a una maggiore uniformità. È sicuramente un work in progress che Agenas punta a sostenere affiancando Regioni e Asl misurando per intervenire dove serve e creando una sana competizione tra le Regioni.  Da qualche mese è operativa la piattaforma sulle Liste d’attesa. A che punto siamo? Il monitoraggio ci conferma che rispetto al 2025 c'è un miglioramento che riguarda la maggior parte delle Regioni. I tempi a esempio migliorano sulle tac e anche sulle prestazioni dove ci sono a volta più criticità come le colonoscopie, così come diverse visite specialistiche. Oggi rispettiamo mediamente i tempi nell’80% dei casi. Ciò vuol dire molto banalmente che su 10 milioni di prestazioni, 8 milioni sono in regola e 2 milioni oltre i tempi. Dobbiamo lavorare su queste per ridurne il numero.  Oggi però rispetto a prima sappiamo quali sono, dove sono, e con quale ritardo. Informazioni fondamentali per poter agire.  Ma si possono azzerare? La mia aspirazione è poter dire un giorno che il Paese ha superato il problema delle liste d’attesa, che è una priorità per questo Governo e per il ministro Schillaci. Si può fare con alcune azioni tutte alla nostra portata. Oggi la percezione generale è che le code siano legate alle risorse non sufficienti e alla mancanza di personale. Nessuno discute queste criticità. Ma il problema si può risolvere  innanzitutto con una migliore programmazione dell’offerta e soprattutto con una minore domanda, visto che almeno il 20% delle ricette con punte del 40% non sono appropriate: in pratica una su quattro è inutile e sono la prima causa delle liste d’attesa. Su questo fronte a esempio l’intelligenza artificiale può dare una mano ai medici di famiglia e supportarli nelle prescrizioni.  Infine c'è un altro aspetto e cioè che non tutte le richieste di cure devono finire al Cup.  Ad esempio? L’anziano che deve rinnovare il piano terapeutico e deve fare una visita cardiologica va intercettato dal sistema a partire ad esempio dalle Case di comunità o dal nuovo infermiere di famiglia che gli prenota direttamente la visita.  Oggi c'è troppa frammentazione.  Ma nelle Case di comunità ci sono i servizi? Sicuramente c'è molto da fare e c'è il rischio che da qualche parte  manchino o ci siano servizi già erogati ma solo con un nome nuovo. Ma non sono scatole vuote. La sfida è immaginarle come luoghi nuovi dove più professionisti coordinano il loro lavoro nell’interesse del paziente.  Ma i medici di famiglia sono restii a lavorarci.  Io credo che tra poco saranno i medici stessi a dire che vogliono stare dentro le Case di comunità perché chi rimane nel suo studio isolato è destinato a restare fuori da questo nuovo sistema di cure dove i servizi lavorano insieme.  Sarà un processo naturale se vogliono restare protagonisti delle cure primarie.  Dal fascicolo sanitario alla telemedicina, a che punto è la Sanità digitale?
 Il fascicolo è a regime e accompagnerà il cittadino sempre. La telemedicina va resa più visibile: abbiamo appena finanziato 58 progetti che seguiranno 60mila anziani per seguirli a casa. Progetti scalabili che potranno poi essere messi a sistema. L’evoluzione sarà rapidissima: in un paio d’anni avremo una Sanità diversa in cui tutte le Regioni lavorano con sistemi interoperabili seguendo le stesse regole. Una cosa e certa: è arrivato il momento di agire come sistema e andare tutti nella stessa direzione.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marzio Bartoloni  Heading:   Highlight:   Image:ansa  Le code. Le liste d’attesa sono uno dei motivi principali della rinuncia alle cure Angelo Tanese Direttore generale Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali -tit_org- Intervista a Angelo Tanese - «Liste d’attesa azzerabili, svolta possibile per il Ssn con Pnrr e Case comunità»   -sec_org-
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		<tp:writer>Marzio Bartoloni</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Le pagelle sulle cure: Veneto, Emilia e Toscana sul podio = Le pagelle sulle cure: Veneto, Emilia e Toscana sul podio ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003097406825.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 10 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 06:23:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[i voti del ministero  Le pagelle sulle cure: Veneto, Emilia e Toscana sul podio Bartoloni e Gobbi —a pag. 8   Le pagelle sulle cure: Veneto, Emilia e Toscana sul podio   Sanità. Miglioramento complessivo sui Livelli essenziali di assistenza. Primi effetti del Pnrr In zona retrocessione la provincia di Bolzano che precede Basilicata, Sicilia, Molise e Calabria  Marzio Bartoloni Barbara Gobbi Sul podio delle Regioni che assicurano le cure migliori agli italiani salgono Veneto, Emilia Romagna e Toscana. Seguite a poca distanza da Piemonte, Trento e Lombardia. In coda invece ci sono praticamente soltanto Regioni del Sud con una sola eccezione: se Calabria, Molise e Sicilia sono agli ultimi tre posti, subito dopo e dunque vicino alla “zona retrocessione” si piazzano la Basilicata, la Provincia di Bolzano - dal “profondo Nord” - e la Campania. Al di là delle posizioni, le nuove “pagelle” del ministero della Salute appena inviate alle Regioni sui Lea, i livelli essenziali di assistenza e cioè le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è chiamato a erogare in modo gratuito e omogeneo - che il Sole 24 Ore è in grado di anticipare - raccontano di un miglioramento complessivo. Un vero e proprio balzo che si registra proprio nelle aree che in passato si erano rivelate più critiche: se le cure in ospedale arretrano (di poco) in tredici Regioni mantenendo comunque performance sostanzialmente stabili al Centro Nord, va meglio quasi ovunque e in modo significativo sia nell'area della prevenzione (dai vaccini agli screening) - con l'eccezione di Marche, Campania e Calabria - sia nella cosiddetta area distrettuale, cioè quella della sanità sul territorio fuori dall'ospedale. Con Valle d'Aosta, Abruzzo, Basilicata e Sicilia che conquistano la “sufficienza piena” mentre Campania e Puglia avanzano ancora ma con il Centro Sud che si attesta comunque sui punteggi più bassi.  E così alla fine alla luce dei risultati che migliorano, le insufficienze - in una scala da zero a 100 punti la “bocciatura” arriva con meno di sessanta punti - sono soltanto tre, quando nelle pagelle dell'anno scorso erano ben otto con appena tredici regioni promosse. Questa volta in rosso finiscono Bolzano per la prevenzione (59 punti), la Calabria per l'area distrettuale (52 punti) e la Sicilia (49 punti) sempre per la prevenzione. Si tratta di voti in matita rossa che oltre alle gravi implicazioni per i cittadini dal punto di vista dell'accesso alle cure - che come prescrive la Costituzione andrebbe garantito equamente da Nord a Sud del Paese - hanno anche un effetto sui budget visto che sono considerate “inadempienze” e quindi precludono l'accesso ai fondi premiali previsti dal Fondo sanitario. Ma come si calcolano i “voti” e come si è arrivati a questo miglioramento che il report del ministero della Salute non spiega? I risultati si basano sugli ultimi dati disponibili relativi al 2024 che i tecnici elaborano sugli 88 indicatori del Nuovo sistema di garanzia (Nsg) che monitora qualità e quantità dei livelli essenziali di assistenza. In realtà, per costruire le pagelle ci si basa su una selezione di 27 indicatori “core”, cioè determinanti ai fini del punteggio assegnato a ogni Regione per ciascuna area – appunto ospedale, prevenzione e distretto – che vanno dalla copertura vaccinale dei bambini ai tempi di soccorso delle ambulanze fino a esempio alla mortalità a 30 giorni per ricovero in seguito a un ictus.  Novità per il 2024, l'inserimento di due nuovi indicatori “core” che testano da un lato l'equità - misurando la rinuncia dei cittadini alle cure magari per lunghe liste d'attesa o per difficoltà economiche – dall'altro lato l'appropriatezza dell'assistenza con il check sulla percentuale di pazienti con scompenso cardiaco che aderiscono alle terapie con beta bloccanti, inseriti in un percorso diagnostico assistenziale (Pdta).  Due indicatori che segnalano un primo importante passo nell'approfondimento dell'effettiva capacità del sistema di portare risposte adeguate ai bisogni di salute.  Un cammino che l'ultimo monitoraggio Lea certifica come saldam
ente avviato, almeno nel complesso: a pesare a esempio sul miglioramento della Sanità territoriale può essere stato il primo effetto del Pnrr che investe somme importanti per le cure a casa dei pazienti, uno degli indicatori presi in esame. Ma il miglioramento potrebbe essere dovuto anche a un'attenzione più accurata delle Regioni proprio agli indicatori che costruiscono le pagelle, tanto che qualcuno al ministero pensa di far ruotare in futuro le griglie degli indicatori per rendere la valutazione più oggettiva possibile. Di certo, anche i nuovi dati consegnano per l'ennesima volta la fotografia di un'Italia delle cure a tante velocità ma con i risultati migliori concentrati nel Nord del Paese. Resta poi da “attenzionare” il peggioramento dell'area ospedaliera in tredici regioni, con punte maggiori in Liguria, in Umbria, in Abruzzo, nelle Marche, nel Lazio e in Molise nonché in una “top” come la Toscana. Un alert da leggere anche alla luce della carenza di medici specialisti – a esempio in Pronto soccorso, anestesia e rianimazione e radiologia - e al taglio netto di posti letto, più che dimezzati in un quarto di secolo come certifica l'Istat che nel 2023 ne conta poco più di 176mila.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marzio Bartoloni :-: Barbara Gobbi  Heading:   Highlight: 288  il punteggio del veneto Il Veneto guida la graduatoria, in coda la Calabria con 189 punti  Image:La classifica Le performance regionali per area di assistenza in base a 27 indicatori.  In rosso le aree che non hanno raggiunto la sufficienza (60 su 100) REGIONE  AREA AREA AREA PUNTEGGIO PREVENZIONE DISTRETTUALE OSPEDALIERA TOTALE  Veneto  96  95  97  288  Emilia Romagna  97  94  91  282  Toscana  96  94  90  280  Piemonte  95  90  87  272  P. A. Trento  98  79  94  271  Lombardia  96  89  85  270  Umbria  95  82  77  254  Liguria  93  84  73  250  Friuli V. G.   88  85  75  248  Puglia  85  76  81  242  Marche  65  85  87  237  Lazio  81  75  81  237  Abruzzo  80  74  75  229  Valle D'aosta  86  64  63  213  Sardegna  81  65  66  212  Campania  61  80  68  209  P. A. Bolzano  59  83  64  206  Basilicata  70  64  71  205  Sicilia  49  73  74  196  Molise  70  62  60  192  Calabria  66  52  71  189  Fonte: Ministero della Salute, Nuovo Sistema di Garanzia -tit_org- Le pagelle sulle cure: Veneto, Emilia e Toscana sul podio  Le pagelle sulle cure: Veneto, Emilia e Toscana sul podio   -sec_org-
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		<tp:writer>Marzio Bartoloni - Barbara Gobbi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[L'allarme dei medici dei pronto soccorso "Le famiglie chiedono il ricovero degli anziani" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/10/2026071003096006831.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"STAMPA" </b>  del 10 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 06:23:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Ospedali sotto pressione: “Molti non possono essere dimessi perché a casa sarebbero soli”  L’allarme dei medici dei pronto soccorso “Le famiglie chiedono il ricovero degli anziani”  LE STORIE  TORINO  N  on è egoismo, né disinteresse. È esasperazione, condita da esaurimento, l’affannosa ricerca di una soluzione tampone per evitare un incubo: il ritorno a casa del padre o della madre anziani quando i medici dei pronto soccorso li hanno “stabilizzati”, cioè rimessi in quadro dopo il malore che li ha portati in ospedale.  Aumentano le richieste di ricovero da parte delle famiglie, fenomeno multistagionale che si impenna nei mesi estivi. Tecnicamente “ricoveri di sollievo”. Un nome, un programma: la possibilità, prevista dal servizio sanitario piemontese, di attivare direttamente dal pronto soccorso un “percorso protetto di continuità assistenziale” per anziani non autosufficienti; un mese a costo zero in una Rsa o in una struttura dotata di posti di Continuità a valenza sanitaria per permettere ai caregivers di tirare il fiato e pensare a una soluzione. Scaduto il termine, delle due l’una: o l’anziano viene riportato a casa, se ci sono le condizioni, oppure viene inserito stabilmente nella residenza e  si comincia a pagare.  «La gamma è molto varia spiega il dottor Fausto Giordano Pili, specialista in Geriatria nel Pronto soccorso dell’ospedale Mauriziano di Torino -. Ci sono superfamiglie, per la verità poche, che vogliono riprendersi subito l’anziano, prima ancora che le terapie siano completate, ed altre, la maggioranza, in difficoltà. D’estate aumenta la richiesta di “istituzionalizzare” l’anziano con un percorso protetto che di solito otteniamo in 24-48 ore. Ora un aiuto potrebbe arrivare anche dalle Case di comunità, pure là sono previsti posti per questa esigenza».  I dottori e le dottoresse dei Pronto soccorso sono medici ma prima di tutto uomini e donne: ne vedono di tutti i tipi. C’è l’anziano a cui basta un mese per riprendersi, altri hanno bisogno di assistenza a lungo termine. «Ci sono famiglie che quando portano il genitore da noi, perché ha un problema di salute, ci dicono subito che in ogni caso non potranno riportarlo a casa».  Una mossa preventiva, sovente motivata da anni di permanenza e di convivenza sempre più difficili, di cadute ripetute, di scompensi e di malori, di entrate e uscite negli ospedali: «In generale, si tratta di nuclei ridotti e monoreddito».  L’estate, oltretutto, coincide con le ferie delle badanti: una iattura per chi conta sulla loro assistenza. «In questo periodo abbiamo tre-quattro richieste di “ricovero di sollievo” al giorno. Pesa l’esaurimento dei caregivers, soprattutto se hanno a che fare con pazienti affetti da demenza». Al Mauriziano cercano di trovare una risposta per tutti.  Compresa la rivalutazione  dei piani terapeutici per quanti possono tornare al loro domicilio: significa eliminare i farmaci in eccesso, sedimentatisi in anni, talora decenni, o integrarli con farmaci che mancano».  Al Pronto soccorso del Maria Vittoria di Torino la situazione si ripropone. «Il tema è l’isolamento sociale degli anziani - conferma il dottor Fabio De Iaco, il responsabile -. Un isolamento che in molti casi si sostanzia nell’assenza dei famigliari e  di una qualsiasi rete di supporto. Gli anziani tirano avanti finché ce la fanno, mantengono un loro equilibrio fino al primo accidente: uno scompenso può essere lo spartiacque tra la fine dell’autonomia, benché precaria, e l’inizio della non autosuffcienza».  Difficile dimetterli, in questi casi: «Sovente, una volta stabilizzati, dobbiamo tenerli, con un carico importante sulla struttura». Senza considerare, aggiunge De Iaco, «che ogni “istituzionalizzazione” compromette fatalmente l’autonomia. Sì, le richieste delle famiglie per il ricovero si sollievo sono in aumento: ogni mattina valutiamo lo stato dei nostri pazienti». Problema nel problema: «La lontananza, rispetto al domicilio e alle esigenze della famiglia, quando c’è, della struttura che offre disponibilità. Non è solo questione di comodità. Le situazioni sono disparate: ad es
empio un coniuge anziano che deve spostarsi in autobus per raggiungere il compagno ricoverato. Così si aggiunge disagio a disagio».  Una situazione sempre più pesante: «Talora le esigenze cliniche si risolvono in poche ore, quelle sociali restano». ALE.MON . —  ---End text---  Author: ALESSANDRO MONDO  Heading:   Highlight: “  “  Fausto Giordano Pili  Fabio De Iaco  L’esaurimento dei caregiver riguarda soprattutto i pazienti affetti da demenza  Ogni degenza più o meno lunga compromette l’autonomia, è l’inizio della dipendenza  Geriatra Mauriziano  Ps Maria Vittoria  Image: -tit_org- L'allarme dei medici dei pronto soccorso “Le famiglie chiedono il ricovero degli anziani”   -sec_org-
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		<tp:writer>ALESSANDRO MONDO</tp:writer>
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