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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[«Cirio festeggia i cantieri, ma dimentica i servizi» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/06/2026070601654504868.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"CORRIERE DI NOVARA" </b>  del 06 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 07:47:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[ROSSI E VALLE (PD) «Sulle Case della Comunità il Piemonte è sotto la media nazionale»  «Cirio festeggia i cantieri, ma dimentica i servizi»  «Il presidente Cirio celebra le risorse europee spese e rendicontate bene. Ma i cittadini non misurano il successo del Pnrr contando le pratiche inviate a Bruxelles: lo misurano dai servizi che trovano aperti sotto casa».  Lo dichiarano Daniele Valle, vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale, e Domenico Rossi, consigliere regionale e segretario regionale del Partito Democratico, commentando la conferenza stampa con cui il presidente Alberto Cirio ha rivendicato il raggiungimento del 100% degli obiettivi Pnrr. «Se  guardiamo alla sanità territoriale, che rappresenta una delle sfide più importanti finanziate dal Pnrr, - dicono - il quadro è molto meno trionfale di quello raccontato dalla Giunta. Gli ultimi dati Agenas, presentati da Gimbe a Torino poche settimane fa, sulle Case della Comunità mostrano infatti che il Piemonte è ancora lontano dall'obiettivo di trasformare gli edifici finanziati dal Pnrr in servizi realmente disponibili per i cittadini. Al 30 dicembre il Piemonte risultava avere appena il 14,6% delle case di comunità con i servizi obbligatori per legge. Tra queste, solo il 5,2% delle Case della Comunità con presenza medica e infermieristica e un 9,4% privo di medici e infermieri in pianta stabile. Un dato inferiore alla media nazionale e molto distante dalle regioni più avanzate, come Valle d'Aosta, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna» proseguono Rossi e Valle.  «Il vero obiettivo del Pnrr - incalzano i consiglieri - non era inaugurare edifici o completare procedure amministrative, ma portare cure, assistenza e presa in carico vicino alle persone. Se  una Casa della Comunità non dispone della presenza dei professionisti che la rendono operativa, i cittadini continuano a rivolgersi ai pronto soccorso e alle strutture ospedaliere, vanificando lo spirito stesso della riforma». Secondo Valle e Rossi, «la domanda che il presidente Cirio dovrebbe porsi non è se gli uffici regionali abbiano compilato correttamente i report per Bruxelles, ma se i piemontesi stiano già beneficiando dei servizi che il Pnrr aveva promesso».  l l.c.  ---End text---  Author: e. b.  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- «Cirio festeggia i cantieri, ma dimentica i servizi»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Autonomia: ecco perché Calderoli genera disastri = " In sanità competizione inefficiente tra Regioni, così più disuguaglianze " ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/06/2026070601938302550.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 06 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 04:54:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Autonomia: ecco perché Calderoli genera disastri   “In sanità competizione inefficiente tra Regioni, così più disuguaglianze”   Pre-intese Con Lombardia&C. Audizioni finite in Parlamento. I pareri: richieste non motivate, devoluzione di poteri abnormi, rischi finanziari   • Gli esperti e le balle di Calderoli  p Pre-intese con la Lombardia e le altre Regioni di centrodestra. Ma i giudizi sono negativi: richieste non motivate, devoluzione di poteri abnormi e rischi finanziari  q PALOMBI A PAG. 8 - 9    L  a maggioranza e il governo hanno deciso che basta così: niente più audizioni di esperti sulle pre-intese firmate dal ministro Roberto Calderoli con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria per concedergli più autonomia su quattro materie (protezione civile, professioni, previdenza complementare e sanità). La destra, al netto della fretta di portare quel treno in stazione prima della fine della legislatura, ha le sue ragioni: di fatto tutti gli auditi hanno smontato le pre-intese e messo persino in dubbio la loro legittimità costituzionale. Quel che segue è un brevissimo riassunto di ciò che è stato spiegato alle commissioni parlamentari fino alla settimana scorsa nel merito delle richieste (qui a destra ci occupiamo dei dubbi di costituzionalità).   LA VIA SBAGLIATA. “Gli schemi di  intesa delle Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto risultano identici, sia nelle funzioni richieste sia, sostanzialmente, nelle motivazioni addotte a sostegno delle richieste. La circostanza pone un interrogativo di fondo: se le esigenze territoriali sono differenti, com’è possibile che le richieste avanzate siano le stesse e sostenute dalle medesime argomentazioni?” (Svimez). “Le esigenze di quattro Regioni che rappresentano complessivamente più del 40% della popolazione delle Regioni a statuto ordinario, coincidenti al punto da essere esposte attraverso testi identici, potrebbero riflettere problematiche comuni alla totalità delle Regioni”(Ufficio parlamentare di bilancio, Upb). “Basterebbe allora trasferire a tutte le Regioni le stesse funzioni, in una prospettiva di regionalismo simmetrico rafforzato” (il costituzionalista Enrico Grosso). In ogni caso le richieste delle 4 Regioni sono così generiche da impedire di valutarne la “relativa portata applicativa” e “i conseguenti possibili effetti finanziari e organizzativi” (Servizio Bilancio di Camera e Senato).   SANITÀ/1. Andrebbe esclusa dalle  intese: non si possono devolvere funzioni senza prima aver definito i Livelli elementari delle prestazioni da garantire a ogni cittadino. Il governo dice che ci sono i Lea (livelli essenziali di assistenza), ma “Lea e Lep non sono equivalenti”: i primi sono “una soglia costituzionale minima uniforme”, i secondi uno “strumento operativo” (Fondazione Gimbe). “Il confronto tra i Sistemi Sanitari delle 4 Regioni evidenziano esiti profondamente diversi, sia in termini di adempimento dei Lea sia, soprattutto, con riferimento alla mobilità sanitaria” (Svimez): com’è possibile che chiedano tutte le stesse cose?  sa”, a non dire del fatto che le intese “si intromettono anche su materie riservate alla contrattazione collettiva” (Cisl).   PREVIDENZA COMPLEMENTARE.   Le quattro Regioni chiedono di istituire fondi regionali o fare convenzioni con quelli già esistenti: un’operazione capace “di produrre una frammentazione delle platee di adesione e una riduzione delle economie di scala che costituiscono uno dei principali fattori di efficienza del sistema” (Uil). Il risultato sarebbe “un’ulteriore crescita delle disuguaglianze tra le lavoratrici e i lavoratori. Alle ‘gabbie salariali’ che, di fatto, già esistono nei settori privati, si rischia così di sommare anche vere e proprie gabbie previdenziali” (Cgil). Se, peraltro, l’effetto fosse l’aumento delle adesioni ai fondi pensione, come promettono i richiedenti, “si determinerebbe un effetto negativo sulle entrate erariali, connesso al trattamento fiscale agevolato riconosciuto alle contribuzioni destinate a tali fondi” (Upb) e non coperto.   PROFESSIONI. L’idea è creare  ordini di professioni regiona
li, roba tipo “artigiani della tradizione” o “esperti di turismo esperienziale” (qualunque cosa siano), che rischiano di andare però a sbattere contro il diritto Ue “sulla libertà di circolazione e soggiorno” e “a protezione dei consumatori” (Pallante).   SENZA SOLDI? Per evitare di  parlare di soldi “si è preferito dichiarare che l’esercizio di nuove funzioni non comporterà alcun aumento di spesa pubblica. Il che, tuttavia, è privo di senso” (Grosso). “Da dove le Regioni interessate trarranno le risorse necessarie? La mancanza della relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato certamente non aiuta a dare risposta alla domanda” (Pallante). Comunque, anche se si promette il contrario, “non si può escludere che (le intese, ndr) producano effetti indiretti di una qualche rilevanza sulla finanza pubblica”: oltre ai rischi finanziari sulla previdenza complementare e per i nuovi poteri di Protezione civile, le deroghe chieste in materia sanitaria possono “pro dur re un’accelerazione della spesa, con possibili riflessi sull’andamento dell’indicatore di spesa netta rilevante ai fini degli impegni assunti” con l’Ue (Upb).  ---End text---  Author: Marco Palombi  Heading: • Gli esperti e le balle di Calderoli  Highlight:   Image:Uno scambio? L’autonomia alla Lega di Calderoli e la legge elettorale a FdI e Meloni FOTO ANSA -tit_org- Autonomia: ecco perché Calderoli genera disastri   “ In sanità competizione inefficiente tra Regioni, così più disuguaglianze ”   -sec_org-
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		<title><![CDATA[AGGIORNATO - Autonomia: ecco perché Calderoli genera disastri = " In sanità competizione inefficiente tra Regioni, così più disuguaglianze " ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/06/2026070601936202561.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 06 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 04:54:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Autonomia: ecco perché Calderoli genera disastri   “In sanità competizione inefficiente tra Regioni, così più disuguaglianze”   Pre-intese Con Lombardia&C. Audizioni finite in Parlamento. I pareri: richieste non motivate, devoluzione di poteri abnormi, rischi finanziari   Gli esperti e le balle di Calderoli  p Pre-intese con la Lombardia e le altre Regioni di centrodestra. Ma i giudizi sono negativi: richieste non motivate, devoluzione di poteri abnormi e rischi finanziari  q PALOMBI A PAG. 8 - 9    L  a maggioranza e il governo hanno deciso che basta così: niente più audizioni di esperti sulle pre-intese firmate dal ministro Roberto Calderoli con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria per concedergli più autonomia su quattro materie (protezione civile, professioni, previdenza complementare e sanità). La destra, al netto della fretta di portare quel treno in stazione prima della fine della legislatura, ha le sue ragioni: di fatto tutti gli auditi hanno smontato le pre-intese e messo persino in dubbio la loro legittimità costituzionale. Quel che segue è un brevissimo riassunto di ciò che è stato spiegato alle commissioni parlamentari fino alla settimana scorsa nel merito delle richieste (qui a destra ci occupiamo dei dubbi di costituzionalità).   LA VIA SBAGLIATA. “Gli schemi di  intesa delle Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto risultano identici, sia nelle funzioni richieste sia, sostanzialmente, nelle motivazioni addotte a sostegno delle richieste. La circostanza pone un interrogativo di fondo: se le esigenze territoriali sono differenti, com’è possibile che le richieste avanzate siano le stesse e sostenute dalle medesime argomentazioni?” (Svimez). “Le esigenze di quattro Regioni che rappresentano complessivamente più del 40% della popolazione delle Regioni a statuto ordinario, coincidenti al punto da essere esposte attraverso testi identici, potrebbero riflettere problematiche comuni alla totalità delle Regioni”(Ufficio parlamentare di bilancio, Upb). “Basterebbe allora trasferire a tutte le Regioni le stesse funzioni, in una prospettiva di regionalismo simmetrico rafforzato” (il costituzionalista Enrico Grosso). In ogni caso le richieste delle 4 Regioni sono così generiche da impedire di valutarne la “relativa portata applicativa” e “i conseguenti possibili effetti finanziari e organizzativi” (Servizio Bilancio di Camera e Senato).   SANITÀ/1. Andrebbe esclusa dalle  intese: non si possono devolvere funzioni senza prima aver definito i Livelli elementari delle prestazioni da garantire a ogni cittadino. Il governo dice che ci sono i Lea (livelli essenziali di assistenza), ma “Lea e Lep non sono equivalenti”: i primi sono “una soglia costituzionale minima uniforme”, i secondi uno “strumento operativo” (Fondazione Gimbe). “Il confronto tra i Sistemi Sanitari delle 4 Regioni evidenziano esiti profondamente diversi, sia in termini di adempimento dei Lea sia, soprattutto, con riferimento alla mobilità sanitaria” (Svimez): com’è possibile che chiedano tutte le stesse cose?  SANITÀ/2. Le richieste di maggiori  poteri su tariffe delle prestazioni, personale, fondi sanitari e allocazione delle risorse pubbliche “rischia di innescare una competizione inefficiente fra Regioni, che potrebbe avere ripercussioni negative sui costi e sull’uniformità del livello qualitativo dei servizi”, oltre a “stimolare un incremento dei flussi di mobilità interregionale” (Upb). La competizione tra Regioni sulle tariffe e per attrarre personale ha come facile approdo un “ampliamento delle diseguaglianze territoriali” (Gimbe): “Interventi unilaterali da parte dei singoli sistemi sanitari regionali in questi ambiti possono attivare effetti di concorrenza ‘costosa’ sugli altri sistemi sanitari regionali, attraverso comportamenti imitativi che da  questi verrebbero assunti” (l’economista Alberto Zanardi).   PROTEZIONE CIVILE. In sostanza le  Regioni chiedono mano libera sugli stati di emergenza “regionali” con relativi poteri in deroga anche su personale e fondi. I poteri richiesti dai “governatori” sono così abnormi che “non trovano r
iscontro nemmeno nelle prerogative del presidente del Consiglio” e ne farebbero una sorta di “autocrati elettivi (sia pure, in minore)” (il costituzionalista Francesco Pallante). E comunque “suscitano perplessità le deroghe previste in materia di reclutamento del personale, a partire dalle possibilità di assunzioni senza le procedure concorsuali, dal superamento dei vincoli assunzionali e dei limiti di spesa”, a non dire del fatto che le intese “si intromettono anche su materie riservate alla contrattazione collettiva” (Cisl).   PREVIDENZA COMPLEMENTARE.   Le quattro Regioni chiedono di istituire fondi regionali o fare convenzioni con quelli già esistenti: un’operazione capace “di produrre una frammentazione delle platee di adesione e una riduzione delle economie di scala che costituiscono uno dei principali fattori di efficienza del sistema” (Uil). Il risultato sarebbe “un’ulteriore crescita delle disuguaglianze tra le lavoratrici e i lavoratori. Alle ‘gabbie salariali’ che, di fatto, già esistono nei settori privati, si rischia così di sommare anche vere e proprie gabbie previdenziali” (Cgil). Se, peraltro, l’effetto fosse l’aumento delle adesioni ai fondi pensione, come promettono i richiedenti, “si determinerebbe un effetto negativo sulle entrate erariali, connesso al trattamento fiscale agevolato riconosciuto alle contribuzioni destinate a tali fondi” (Upb) e non coperto.   PROFESSIONI. L’idea è creare  ordini di professioni regionali, roba tipo “artigiani della tradizione” o “esperti di turismo esperienziale” (qualunque cosa siano), che rischiano di andare però a sbattere contro il diritto Ue “sulla libertà di circolazione e soggiorno” e “a protezione dei consumatori” (Pallante).   SENZA SOLDI? Per evitare di  parlare di soldi “si è preferito dichiarare che l’esercizio di nuove funzioni non comporterà alcun aumento di spesa pubblica. Il che, tuttavia, è privo di senso” (Grosso). “Da dove le Regioni interessate trarranno le risorse necessarie? La mancanza della relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato certamente non aiuta a dare risposta alla domanda” (Pallante). Comunque, anche se si promette il contrario, “non si può escludere che (le intese, ndr) producano effetti indiretti di una qualche rilevanza sulla finanza pubblica”: oltre ai rischi finanziari sulla previdenza complementare e per i nuovi poteri di Protezione civile, le deroghe chieste in materia sanitaria possono “pro dur re un’accelerazione della spesa, con possibili riflessi sull’andamento dell’indicatore di spesa netta rilevante ai fini degli impegni assunti” con l’Ue (Upb).  ---End text---  Author: Marco Palombi  Heading: Gli esperti e le balle di Calderoli  Highlight: 1 2 3  LE MATERIE RICHIESTE SANITÀ  Le 4 Regioni vogliono definire le tariffe di rimborso delle strutture sanitarie; creare e gestire fondi sanitari; decidere su un pezzo delle risorse statali (edilizia, assunzioni, quelle derivanti da risparmi)  PROTEZIONE CIVILE  Poter dichiarare stati di emergenza regionale, ampi poteri in deroga affidati al presidente anche su fondi e personale  PROFESSIONI E PREVIDENZA  Vogliono istituire albi di professioni di interesse regionale e poter creare fondi di previdenza complementare o prendere parte a fondi già esistenti  Image:Uno scambio? L’autonomia alla Lega di Calderoli e la legge elettorale a FdI e Meloni FOTO ANSA -tit_org- AGGIORNATO - Autonomia: ecco perché Calderoli genera disastri   “ In sanità competizione inefficiente tra Regioni, così più disuguaglianze ”   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità territoriale? ci pensiamo noi privati ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/06/2026070601739104542.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 19 di <b>"L'ECONOMIA" </b>  del 06 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 07:02:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA SANITÀ TERRITORIALE? CI PENSIAMO NOI PRIVATI   PureLabs ha fra i soci fondi e nomi blasonati: da Marco Drago al principe Vitaliano Borromeo, da RedFish ai Sella Nata tre anni fa, ha 30 ambulatori in Italia e ha già chiuso 12 acquisizioni. Ora il secondo finanziamento di 12 milioni da Bpm e shopping a Roma. «Occupiamo lo spazio lasciato libero dal servizio pubblico». È anche un buon affare  d i A LE SS AN DR A P UA TO  V  iste le liste d’attesa infinite agli ospedali pubblici e un servizio sanitario nazionale che zoppica, si intuiva che quello degli ambulatori diagnostici territoriali fosse diventato un business. Cresce nel settore, per esempio, la Bracco con il Centro diagnostico italiano; annuncia investimenti la Sapio dell’ossigeno. Lo conferma ora il balzo sulla scena di PureLabs, società fondata da Nino Lo Iacono, ingegnere robotico, ex Fiat, con Giancarlo Zanoli, ex manager Humanitas, entrambi ceo. Nata poco più di tre anni fa, si sta espandendo con un parterre di azionisti di rilievo.  Presieduta da Ernesto Paolillo, ex direttore generale della Popolare di Milano e dell’Inter, la società conta già 30 centri in sei regioni d’Italia e dichiara oltre 500 mila pazienti serviti. Ha concluso 12 acquisizioni dal gennaio 2023 e, per farne altre, ha appena ottenuto un nuovo finanziamento di 12 milioni da Bpm. Con ricavi aggregati sui 50 milioni, PureLabs investe là dove si possono coniugare profitto e consolidamento della sanità territoriale. Vanta fra gli azionisti grandi industriali italiani, fondi quotati e famiglie blasonate.   Il parterre Fra i soci ci sono infatti Marco Drago, presidente emerito del gruppo De Agostini, attraverso la holding Blu Acquario Prima; la RedFish Longterm Capital, holding di partecipazioni industriali che investe in piccole e medie imprese, fondata da Paolo Pescetto e quotata in Piazza Affari (ha la maggioranza relativa ed esprime il presidente Paolillo); il principe Vitaliano Borromeo Arese, proprietario dell’Isola Bella  sul Lago Maggiore e presidente di Kaleon, quotata a Milano e Parigi, che investe nel patrimonio artistico-culturale.  Ci sono Tiziano Gottardo, proprietario della catena Tigotà, e Mesel Holding, partecipata da Banca Patrimoni della famiglia Sella. Più professionisti del private equity come Eugenio Morpurgo (Fineurop Soditic) e Antonio Ta2artes, fondatore di Investitori Associati.  «I centri ambulatoriali sono un presidio strategico per i pazienti e il privato svolge una funzione sempre più cruciale, alla luce delle lunghe liste d’attesa del pubblico — dice Lo Iacono —.   Secondo l’Annuario statistico nazionale del ministero della Sanità, il giro d’affari in Italia è intorno ai 20 miliardi, tra visite specialistiche, analisi di laboratorio, diagnostica per immagini, chirurgia ambulatoriale e riabilitazione. Il mercato cresce organicamente del 3-4% l’anno. Il margine operativo lordo per la gran parte degli operatori privati può attestarsi fino al 20%, come nel nostro caso. Ma è un tessuto ancora estremamente frammentato».  Traduzione: c’è spazio per il consolidamento, che in aggiunta agli accordi con le assicurazioni e con le aziende sul welfare può garantire dimensioni e fatturato.  L’ultima acquisizione di PureLabs dovrebbe essere annunciata oggi: Sunmed Group, una struttura sanitaria nel quartiere Turrino di Roma. Offre diagnostica per immagini, visite specialistiche e chirurgia ambulatoriale. «Con quest’operazione ci rafforziamo nel Lazio, dove siamo già presenti con il centro Sa.Na. di Aprilia — dice Lo Iacono —. È un passo importante dopo l’ingresso nel mercato milanese con l’acquisizione, nel novembre scorso, di Ricerca Diagnostica; e in Toi PureLabs scana dove abbiamo rilevato il Centro medico Ponticello, a Massa».  Il finanziamento da 12 milioni di PureLabs da parte di Bpm, che verrà annunciato oggi, «è destinato a sostenere linee di crescita esterne», dice Lo Iacono. Segue una linea precedente di finanza per acquisizioni da 12,4 milioni, sempre concessa da Bpm, e un aumento di capitale da 25 milioni di euro, «chiuso in over subscripion» (cioè con domanda s
uperiore all’offerta), che ha portato a 50 milioni l’equity della società. «Abbiamo un piano di acquisizioni per portare da 50 a 70 milioni i ricavi con altre quattro o cinque operazioni entro il 2027 — dice l’amministratore delegato — . Contiamo di superare quest’anno i 60 milioni di giro d’affari con il 20% di margine operativo lordo. L’obiettivo è entrare nella top five dei centri ambulatoriali privati in Italia, con presenza nazionale».  Fra protagonisti del mercato ci sono già gruppi come Synlab, Cerba, Bianalisi (e il Centro diagnostico italiano, sul territorio lombardo).   Polizze e welfare I ricavi di PureLabs, dichiara Lo Iacono, oggi vengono per il 70% direttamente dai privati cittadini (che possono poi, eventualmente, chiedere il rimborso alle assicurazioni), per il 15% dalle assicurazioni e per il 15% dal servizio sanitario nazionale.  «Il modello PureLabs è consolidare il rapporto fiduciario dei pazienti con le strutture che acquisiamo — dice lo Iacono —. Vogliamo poi incrementare la qualità dei servizi erogati attraverso nuovi investimenti, economie di scala ed efficientamenti operativi ».  Che il settore sia appetibile, lo dimostra anche il recente ingresso di operatori assicurativi come Reale Group. È la società che controlla Reale Mutua: ha annunciato lo scorso febbraio un accordo vincolante per l’acquisto, tramite la holding Reale services, dell’80% di Lifenet Healthcare, rilevando quote da Exor.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: ALESSANDRA PUATO  Heading:   Highlight: Lo Iacono: «Il mercato vale 20 miliardi, cresce del 3-4% all’anno con margini che possono toccare il 20%. Vogliamo chiudere altri 4-5 deal per il 2027»   Gli azionisti  Il fondo  Paolo Pescetto, fondatore di RedFish Lonterm Capital  La famiglia  Marco Drago, presidente emerito del gruppo De Agostini  L’aristocratico  Vitaliano Borromeo Arese presidente di Kaleon  Image:Ingegnere Nino Lo Iacono, cofondatore e ceo di PureLabs -tit_org- Sanità territoriale? ci pensiamo noi privati   -sec_org-
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		<tp:writer>Alessandra Puato</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Mariastella Giortandino - Parla Mariastella Giortandino "No a scontri sulla salute" = "La salute dei cittadini non può essere terreno di scontro politico. La mia battaglia è difendere i più fragili" ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/06/2026070601737604547.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"L'IDENTITÀ" </b>  del 06 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 07:02:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Parla Mariastella Giorlandino  “No a scontri sulla salute”   L’INTERVISTA   “La salute dei cittadini non può essere terreno di scontro politico. La mia battaglia è difendere i più fragili”   INTERVISTA A MARIASTELLA GIORLANDINO  a pagina 5    L  a sanità è il vero banco di prova della credibilità delle istituzioni. È da questa considerazione che prende avvio la conversazione con Mariastella Giorlandino, imprenditrice della sanità privata e presidente della Fondazione Artemisia. Dalle liste d'attesa al ruolo del privato, dalla prevenzione alle nuove tecnologie: un confronto sui nodi che oggi mettono sotto pressione il sistema sanitario italiano e sulle risposte che cittadini e operatori si attendono dalla politica.  Dottoressa Giorlandino, in Italia il dibattito tra sanità pubblica e sanità privata è spesso ideologico. Secondo lei qual è il contributo che il privato può dare oggi per ridurre liste d'attesa e garantire cure più rapide ai cittadini? “La ringrazio di queste domande che mi danno l’occasione di rappresentare con chiarezza la verità ai cittadini italiani, in modo da non farsi raggirare da meri slogan politici che spesso non risolvono il problema della sanità italiana. La sanità dovrebbe restare fuori dalla politica perché rappresenta la salute dei cittadini italiani. L’attuale Governo ha operato un taglio del 60% ai rimborsi previsti per le strutture sanitarie pubbliche e per quelle private accreditate, che erano ferme da 26 anni, e nonostante i 3 giudizi dinanzi al TAR vinti per ripristinare i giusti rimborsi, ancora il Ministero della Salute non procede a ripristinare un tariffario adeguato all’attuale costo della vita per garantire l’abbattimento delle liste di attesa. A mio avviso, per garantire cure più rapide bisogna applicare un giusto rapporto tra qualità e prezzo, perché solo con tariffe adeguate è possibile garantire la qualità del servizio e una vera ‘medicina del territorio’, che significa garantire percorsi chiari e mirati, prendendo  in carico il paziente ed accompagnandolo fino alla risoluzione del problema, evitando scorciatoie come le farmacie dei servizi, che sono prive dei 420 requisiti imposti alle strutture pubbliche e private accreditate”.  La sanità è uno dei temi che più incidono sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Che cosa dovrebbe fare la politica, al di là degli annunci, per restituire questa fiducia? “La sanità dovrebbe garantire il futuro dei bambini, dei giovani e degli anziani, eppure in questo momento il Ministero della Salute sembra debole e fallace. C’è una grande confusione, sia strutturale che organizzativa. Non viene chiarito il concetto basilare che la sanità privata accreditata garantisce un reale servizio pubblico. Per intenderci, la sanità privata accreditata è rappresentata dall’Ospedale Gemelli, mentre la sanità pubblica è il Policlinico Umberto I. I rimborsi per la sanità privata accreditata sono gli stessi di quelli per la sanità  pubblica, solo che nella sanità privata accreditata il disavanzo economico viene sopportato dall’imprenditore, mentre in quella pubblica viene ripianata da noi cittadini italiani. Purtroppo i costi non servono per retribuire i nostri medici, che sono i migliori del mondo, ma restano nei meandri delle organizzazioni all’interno degli ospedali pubblici”.  Prevenzione: un termine che tutti utilizzano, ma che spesso resta solo uno slogan. Quali sono oggi le emergenze sanitarie più sottovalutate dagli italiani e su cui sarebbe necessario investire maggiormente? “Purtroppo sì, la parola ‘prevenzione’ viene usata solo come slogan ma non viene fatto nulla per garantire i percorsi diagnostici necessari per fare una prevenzione effettiva. Io, come Presidente della Fondazione Artemisia e grazie all’ausilio dei miei centri clinici diagnostici Artemisia Lab organizzo giornate di prevenzione gratuite proprio per  sensibilizzare la popolazione all’importanza della prevenzione e per garantire cure alle fasce più deboli della popolazione, addirittura ci sono persone che vengono da 200 Km di distanza per un semplice PAP Test. Il tutto in a
utofinanziamento e con la mia equipe medica che opera gratuitamente. Non basta solo investire, ma servirebbe anche chiarezza nelle informazioni. I fondi per la sanità sono stati stanziati, ma ancora il Ministero della Salute non procede all’adeguamento del nomenclatore tariffario per ripianare i tagli ai rimborsi del 50% su tariffe ferme da 26 anni.  Bisogna urlare a gran voce” Negli ultimi mesi lei ha richiamato l’attenzione anche sull’impatto dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie sul lavoro e sulle giovani generazioni… “L’intelligenza artificiale sta sostituendo la forza lavorativa umana. Dalla Cina stanno arrivando i robot capaci di sostituire il personale all’interno degli ospedali e delle cliniche. Cosa faranno i nostri ragazzi? Con che cuore potremo licenziare il nostro personale di segreteria che verrà sostituito dall’intelligenza artificiale? Ho lanciato un allarme soprattutto per i giovani perché bisogna pensare anche alle nuove generazioni” Attraverso la Fondazione Artemisia vi occupate da anni di sostegno alle donne vittime di violenza e stalking.  Cosa manca ancora alle istituzioni per garantire una tutela davvero efficace? “Con la mia Fondazione Artemisia ci occupiamo di tutti i problemi sociali. Nell’ambito della formazione dei giovani nelle scuole abbiamo siglato un Protocollo d’Intesa con il Ministro Valditara. Inoltre, assistiamo gratuitamente le donne vittime di violenza, per cui abbiamo siglato un Protocollo d’Intesa con la Polizia di Stato. Ed ancora, siamo attivi per fornire tutela contro lo stalking, mobbing e bullismo e lo facciamo in autofinanziamento, con l’ausilio dei centri della Rete Artemisia Lab. Abbiamo pure un numero verde attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per dare fornire assistenza gratuita alle vittime di violenza. Le Istituzioni dovrebbero intervenire sull’utilizzo dei social, che insieme all’intelligenza artificiale e alle droghe di abuso stanno diventando il vero problema delle nuove generazioni, perché modificano le loro sinapsi creando emotività e visione distorta della realtà. I giovani sono sempre più deboli perché privi dell’affettività familiare, in mancanza di una presenza effettiva dei genitori, che sono troppo presi dal lavoro o dalle difficoltà economiche, i ragazzi di oggi trovano conforto nel branco. Bisogna invertire velocemente rotta, altrimenti non ci sarà via d’uscita per il futuro delle nuove generazioni” Se dovesse indicare una battaglia che vorrebbe lasciare come eredità del suo percorso professionale e sociale, quale sceglierebbe? “Ritengo che per poter cambiare questa situazione occorre partire dall’educazione e dalla formazione nelle scuole medie, per educare i giovani grazie alla collaborazione delle famiglie per contrastare la dilagante cultura della sopraffazione del più debole e della logica del branco. Il branco guida pensieri, azioni e atti di violenza. La battaglia che dobbiamo fare per lasciare una società migliore, come dico sempre a mio figlio Fabio Massimo, è la tutela dei deboli e dei soggetti più fragili. Come diceva mio padre Giuseppe, chiunque può finire dall’altra parte della ruota e solo se si protegge la morale ed il rispetto umano si può sognare una società migliore nella quale far crescere i nostri figli. Questo è il mio progetto di vita: lasciare qualcosa di buono per chi è meno fortunato per poter vivere una vita migliore”.  ---End text---  Author: LAURA TECCE  Heading: L’INTERVISTA   INTERVISTA A MARIASTELLA GIORLANDINO  Highlight:   Image: -tit_org- Intervista a Mariastella Giortandino - Parla Mariastella Giortandino “No a scontri sulla salute”     “La salute dei cittadini non può essere terreno di scontro politico. La mia battaglia è difendere i più fragili”   -sec_org-
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		<title><![CDATA["Telemedicina e accompagnamento" Il Piemonte punta sul sostegno a casa ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/06/2026070601738504540.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"STAMPA" </b>  del 06 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 07:02:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Alla Regione 10 milioni da Agenas per assistere 4 mila “grandi anziani”  “Telemedicina e accompagnamento” Il Piemonte punta sul sostegno a casa  IL PROGETTO  TORINO  U  n obiettivo ambizioso, che al tempo stesso rende la dimensione del problema: prevenire le ospedalizzazioni (dai passaggi nei pronto soccorso ai ricoveri) e l’ingresso nelle Rsa, mantenendo gli anziani a domicilio.  Parliamo di anziani, anzi, di “grandi anziani”, gli over 80. Agenas, l’Agenzia nazionale per i Servizi sanitari regionali, finanzia il progetto piemontese «ContiAMO insieme…80 passi!» promosso e coordinato da Azienda Zero nell’ambito dell’avviso pubblico per selezionare progetti di sanità preventiva e telemedicina: significa un contributo di oltre dieci milioni provenienti dal Pnrr, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.  Come spiega Massimo D’Angelo, direttore generale Azienda Zero, il finanziamento consentirà di prendere in carico al proprio domicilio oltre 4.100 grandi anziani piemontesi, over 80 affetti da almeno una patologia cronica, attraverso un percorso della durata di diciotto mesi.  L’avviso di Agenas dà seguito al decreto del ministero della Salute del 7 ottobre 2025, adottato con il ministero dell’Economia e delle Finanze e il ministero per le Disabilità, che ha suddiviso il territorio nazionale in tre grandi aree geografiche e fissato un obiettivo di presa in carico compreso tra le 50 e le 60 mila persone. La selezione del progetto piemontese, collocato nell’area Nord, «conferma la qualità della proposta rispetto agli obiettivi strategici fissati del programma» spiega D’Angelo.  La novità è l’unione della dimensione sanitaria e di quella sociale su tre ambiti di intervento: la prevenzione del deterioramento cognitivo, il miglioramento dell’aderenza terapeutica e il contrasto dell’isolamento sociale. Le attività si realizzano attraverso l’uso di piattaforme digitali, strumenti di monitoraggio da remoto, percorsi di stimolazione cognitiva e socializzazione e, dove necessario, accessi diretti a casa, con particolare attenzione all’inclusione dei soggetti più fragili, isolati o residenti in aree marginali.  A coordinare l’iniziativa una Cabina di regia affidata al dottor Pasqualucci e alla dottoressa Federica Riccio di Azienda Zero, che opererà in raccordo con i nuclei operativi territoriali. Sarà coinvolta tutta la rete del sistema sanitario oltre alle famiglie e ai  caregiver, chiamati a un ruolo attivo nell’accompagnamento degli anziani.  «Con questo progetto il Piemonte dà una risposta importante a una delle sfide più rilevanti per il nostro sistema sanitario, cioè consentire alle persone più anziane e fragili di continuare a vivere nella propria casa, in sicurezza e con l’assistenza di cui hanno bisogno - spiega l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi -. Questi investimenti in prevenzione e telemedicina significano umanizzare le cure, avvicinare i  servizi al domicilio e ridurre il ricorso improprio all'ospedale. È un risultato che valorizza il lavoro di programmazione di Azienda Zero e che intendiamo trasformare in un modello stabile, a beneficio di tutti i territori piemontesi».  Come fa notare D’Angelo, la selezione premia un metodo di lavoro basato sul connubio tra la componente sanitaria e quella sociale: «Azienda Zero metterà a disposizione la propria Cabina di regia per accompagnare le Asl e la rete territoriale composta da farmacie di comunità, distretti, terzo settore e volontariato in un percorso che sia realmente vicino ai bisogni delle persone. Da subito ci concentreremo sulla fase operativa, perché il valore di questo finanziamento si misura nella qualità della presa in carico dei grandi anziani e nel sostegno che sapremo dare alle loro famiglie». Ora il progetto entra nel vivo. ALE. MON . —  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Massimo D’Angelo È il direttore generale Azienda Sanitaria Zero La nuova strategia è prevenire i ricoveri dei fragili in ospedale -tit_org- “Telemedicina e accompagnamento” Il Piemonte punta sul sostegno a casa   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Cara salute Cresce il ricorso a fondi sanitari e assicurazioni ma sale anche il costo, che può arrivare a 5 mila euro all'anno Nel 66% dei casi le polizze coprono prestazioni previste dal pubblico e aumenta la spesa privata delle famiglie ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/06/2026070601739004541.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 23 di <b>"STAMPA" </b>  del 06 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 07:02:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Cara  salute   Cresce il ricorso a fondi sanitari e assicurazioni ma sale anche il costo, che può arrivare a 5 mila euro all’anno Nel 66% dei casi le polizze coprono prestazioni previste dal pubblico e aumenta la spesa privata delle famiglie  ANNA MARIA ANGELONE  C  resce il ricorso alle assicurazioni sanitarie private. Spinto da liste d'attesa ancora lunghe e da una sanità pubblica che, pur restando di qualità, fatica a garantire tempi rapidi per prestazioni non urgenti, visite ed esami disgnostici. Stando ai nuovi dati Ania, nel 2025 il ramo malattia ha raggiunto i 4,9 miliardi di euro, con un balzo dell'11,6% rispetto all'anno precedente. Più contenuto l'aumento delle polizze infortuni, arrivate a 3,7 miliardi. Nel complesso, il settore vale 8,6 miliardi: una fetta limitata nel mercato assicurativo, ma in continua espansione.  Aumenta, di pari passo, anche il numero degli iscritti. Secondo l'Osservatorio Salute di Iqvia Italia, oggi quattro italiani su dieci dispongono di una polizza sanitaria, tramite il proprio datore di lavoro o a titolo personale. Si stima che più di 21 milioni di italiani siano oggi coperti da un'assicurazione sanitaria, fra forme collettive e polizze salute individuali. Circa 16,5 milioni sono lavoratori iscritti a fondi sanitari integrativi o enti, casse e società di mutuo soccorso legati a contratti collettivi e ordini professionali. Metalmeccanici, bancari, addetti al commercio, dipendenti nell'edilizia e industria, artigiani. Ma anche avvocati, notai, commercialisti, ingegneri. A questi, si aggiungono più di 1,2 milioni di dipendenti della scuola (il fondo è in via di definizione ma l'adesione è volontaria).  A trainare, dunque, c'è innanzitutto il rinnovo dei contratti che prevedono l'iscrizione a fondi sanitari integrativi (324 i censiti all'anagrafe dedicata). «Il mondo delle polizze individuali per la salute è stato piuttosto marginale finora ma ha fatto un salto dopo la pandemia» spiega Marianna Cavazza, ricercatrice del Cergas e membro dell'Osservatorio sui consumi privati in Sanità presso la Sda Bocconi. «Ma il mercato resta dominato dalle polizze collettive gestite dai fondi sanitari integrativi legati ai contratti di lavoro dove i premi possono essere anche bassi con relative coperture limitate.  C'è, poi, scarsa consapevolezza che sono solo i fondi con premi elevati in grado di continuare a garantire la copertura ai pensionati».  Accelerano anche i prezzi. I dati Istat mostrano che l'indice dei prezzi dei servizi assicurativi privati connessi alla salute è cresciuto del 3,8% tra il 2017 e il 2025, toccando il massimo nell'ultimo anno.  «Il prezzo medio e` di 300-500 euro ma un nucleo familiare può arrivare a 2  mila» evidenzia Stefano Mannacio, responsabile assicurazioni di Assoutenti.  «Gli aumenti si sono fatti sentire soprattutto dopo il Covid».  Secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio, le assicurazioni sanitarie e i fondi integrativi hanno registrato un boom (da 5,8 milioni del 2013 a 16,3 milioni nel 2023). Ma quasi due terzi sono andate a coprire trattamenti di natura sostitutiva rispetto al sistema sanitario nazionale e non integrative. «Si tende a sostenere che i fondi sanitari privati finanziano il consumismo sanitario ma non è esattamente così» prosegue ancora Cavazza dell'università Bocconi. «I fondi non sono contenti di una spesa sanitaria che aumenta. Anzi, va detto che le polizze, sia collettive sia individuali, dovrebbero essere usate in modo appropriato: altrimenti si sottraggono risorse in modo inefficiente e questo può inevitabilmente riverberarsi sulla platea generale degli assicurati».  Il paradosso è che non si arresta neppure la spesa di tasca propria. Le famiglie italiane pagano direttamente quasi un quarto delle cure (23,6%), una quota tra le più alte in Europa: circa 9 punti sopra la media Ue.  Nell'ultimo anno, il conto della spesa sanitaria privata è salito a 49 miliardi di euro: quasi interamente (85,7%) “out-of-pocket” ovvero a carico dei cittadini.  A spingere in questa direzione, ci sono tuttora i tempi lunghi della sanità pubblica e i diva
ri territoriali dell'assistenza sanitaria.  Nel primo quadrimestre 2026, le liste d'attesa per la diagnostica sono migliorate in quindici regioni fra cui la Liguria, la più virtuosa. Ma i ritardi sono ancora critici in diverse aree e si contano due milioni di esami e di visite oltre i tempi massimi. Diagnosi tardive che, spesso, fanno la differenza per la salute.   Di conseguenza, ci si rivolge alle strutture private in convenzione. Ma, nella maggioranza dei casi (66%), le polizze private rimborsano quanto già garantito dal sistema sanitario nazionale ma in tempi più rapidi.  Il mercato dispone oggi di un ventaglio di polizze individuali, fra base (ricovero e interventi), complete (ricoveri, visite e diagnostica) e personalizzabili (con estensione a cure odontoiatriche, prevenzione e check-up, copertura extra-Ue). Ma occhio: ci sono esclusioni e limitazioni, tra cui malattie preesistenti, periodi di carenza senza copertura, franchigie, scoperti e massimali che limitano i rimborsi.  «Per chi lavora il consiglio è verificare presso il datore se si ha una copertura prevista dal contratto: è chiaro che a premi bassi corrispondono prestazioni minori o con franchigie alte.  Le polizze sanitarie buone costano e in genere sono riservate ai dirigenti delle grandi aziende», rimarca ancora Mannacio di Assoutenti. «Meglio investire più possibile sulla prevenzione: purtroppo, siamo un paese che ha abdicato a questo.  Anzi, direi che c'è una voglia quasi “suicida” di demandarla alla sanità privata mentre una longevità in buona salute si conquista con una buona prevenzione del sistema sanitario nazionale come in Giappone».  Un punto d'ombra, infine, è la canalizzazione (spesso “forzata”) presso le strutture delle compagnie assicuratrici. Molte hanno investito o acquisito centri medici e strutture sanitarie private. Una sinergia utile sul fronte dei costi (si controlla più direttamente la spesa) ma che rischia di innescare un circuito poco virtuoso, indirizzando presso la propria rete. —  ---End text---  Author: ANNAMARIA ANGELONE  Heading:   Highlight: I punti 1 Secondo i nuovi dati Ania, i premi delle assicurazioni nel comparto salute ammontano a 8,6 miliardi di euro e sono in crescita nel 2026  2 Sono oltre 21 milioni gli italiani coperti da un’assicurazione sanitaria individuale o collettiva Erano undici milioni nel 2015   3 Gli assicurati da fondi legati a contratti collettivi o ordini professionali sono 16,5 milioni. Ci sarà un fondo per 1,2 milioni di dipendenti della scuola  4 Il costo medio per la copertura minima è di 361 euro ma può arrivare fino a 3 mila euro o più, ma può superare i 5 mila euro all’anno  Image: -tit_org- Cara salute  Cresce il ricorso a fondi sanitari e assicurazioni ma sale anche il costo, che può arrivare a 5 mila euro all'anno Nel 66% dei casi le polizze coprono prestazioni previste dal pubblico e aumenta la spesa privata delle famiglie   -sec_org-
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		<tp:writer>ANNAMARIA ANGELONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Gli anziani e la vergogna Rsa Piemonte. 11 mila in attesa = "Urgenti, non urgenti, differibili" La vergogna degli anziani in coda per entrare nelle Rsa ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/06/2026070601738904544.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/06/2026070601738904544.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"STAMPA" </b>  del 06 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Divario Nord-Sud, domande increscita e pochi posticonvenzionati, costiimaumento In Piemonte 11 mila in lista di attesa, molti ospiti devono pagare la retta a prezzo pieno</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 07:02:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA REGIONE PUNTA SUL SOSTEGNO A CASA  Gli anziani e la vergogna Rsa Piemonte, 11 mila in attesa   L’inchiesta “Urgenti, non urgenti, differibili” La vergogna degli anziani in coda per entrare nelle Rsa Divario Nord-Sud, domande in crescita e pochi posti convenzionati, costi in aumento In Piemonte 11 mila in lista di attesa, molti ospiti devono pagare la retta a prezzo pieno  Gli stili di vita e la medicina moderna l’hanno resa un traguardo possibile, se non probabile. L’aumento dei numeri, che si somma alle crescenti difficoltà di nuclei famigliari ormai ridotti, quando ci sono, l’hanno trasformata in una condanna per molti, troppi anziani. Sono le due facce della longevità. – PAGINE 8 E 9   TORINO  Gli stili di vita e la Medicina moderna l’hanno resa un traguardo possibile, se non probabile. L’aumento dei numeri, che si somma alle crescenti difficoltà di nuclei famigliari ormai ridotti, quando ci sono, l’hanno trasformata in una condanna per molti, troppi anziani. Sono le due facce della longevità, quei dieci anni di vita in più guadagnati rispetto a quarant’anni fa, che si pagano non soltanto in termini di progressiva vulnerabilità ma di “logistica esistenziale”, con riferimento all’ultimo miglio, ovvero l’impossibilità di continuare a vivere a casa propria.  L’aggravarsi di una malattia cronica, una caduta in casa o per strada: di solito l’inizio della fine, la compromissione di un equilibrio precario sostenuto per anni da diagnostica e farmaci, comincia così. Dove per fine non si intende il decesso dell’anziano ma il tempo più o meno lungo che lo precede, privato della possibilità di condurre una vita autonoma e consumato nell’attesa, con la sua famiglia, di un posto in  lutativa geriatrica e che non avevano ricevuto la convezione, cioè il pagamento della metà della retta totale della Rsa, erano 8.592 (1.125 urgenti, 3.250 non urgenti, 4.217 differibili). Al 31 dicembre erano salite a 11.616 (892 urgenti, 3325 non urgenti, 7399 differibili).   Urgenti, non urgenti, differibili, a seconda del quadro clinico e, non ultimo, dell’Isee, cioè di quello economico: la categorizzazione della vita a cui deve sottostare chi cerca un posto in convenzione in una delle 600 Rsa piemontesi, oltre 700 con le Residenze assistite e le Residenze assistite alberghiere.  «Il dato strutturale è che aumentano i differibili, quelli per cui le Asl non segnalano un tempo di riconoscimento della quota sanitaria. A Torino è una vera esplosione: più 611% tra il 7 febbraio e il 31 dicembre del 2025 - spiegano Maria Grazia Breda e Andrea Ciattaglia, presidente e vice di Fondazione Promozione Sociale Onlus, che da anni si batte per i diritti dei non autosufficienti -. In base alla legge nazionale sui Livelli essenziali di assistenza, queste liste di attesa non dovrebbero esistere, il servizio sanitario dovrebbe automaticamente pagare il 50% della spesa Rsa, esattamente come paga per intero il ricovero ospedaliero o la riabilitazione».  Le strutture sono tutte accreditate, cioè lavorano per conto dell’ente pubblico e del servizio sanitario. La loro gestione può essere pubblica o privata. «Poco più di 33 mila i posti letto Rsa accreditati a maggio 2026, possono ospitare un malato privatamente o in convenzione con l’Asl spiegano dalla Fondazione -.  Non è il posto a essere convenzionato o privato, è il malato che lo occupa ad avere o meno la convenzione».  Il Piemonte, va detto, è anche la sola regione che dopo la dimissione dall’ospedale, e se l’anziano non può tornare a casa, prevede un mese di soggiorno in Rsa coperto dall’Asl. Non solo: nel 2024 è stato superato il target previsto dal Pnrr del 10% di assistiti over 65 in assistenza domiciliare, con una copertura del 14,32%. Altro dato: secondo la Fondazione, contrariamente ad altre regioni, non ci sono riscontri di strutture che rifiutano di ricoverare malati di Alzheimer.  Anche così, ci sono ampi margini di miglioramento. «È stato sostanzialmente raggiunto l’obiettivo di creare un numero di posti letto Rsa che sia il 3% del numero degli  over 65 - rimarcano Breda e Ciattaglia -. Il proble
ma è che le convenzioni sono molto meno dei posti letto, più della metà dei ricoverati paga la retta di tasca propria».  Qui interviene un problema nel problema, la difficoltà in cui versano la quasi totalità delle strutture, alle prese con malati sempre più gravi, costi del personale, rincari energetici, oneri amministrativi. Una china che dalla pandemia da Covid non si è mai fermata: «Negli ultimi anni le rette alberghiere convenzionate sono salite di 700/1.000 euro l’anno, extra esclusi, sui privati puri gli aumenti sono stati anche di più».  La Regione è intervenuta con un “ristoro” una tantum di 18 milioni per sostenere le strutture ed evitare che i maggiori oneri si scaricassero sulle famiglie: uno sforzo significativo. Ma il sistema non regge. Fa fede la lettera appena inviata da Confcooperative: “Sostenibilità del welfare piemontese, scadenze contratti in essere e loro rinnovi”. Conta la chiosa: «Come azione di autotutela, abbiamo invitato le nostre aderenti a dare disdetta con congruo anticipo rispetto ai tempi di scadenza naturale dei contratti, consentendo un tempo adeguato ai partner pubblici per adottare gli interventi utili a garantire le doverose continuità assistenziali ed evitare interruzione di pubblico servizio con le modalità che riterrà più opportune, comprese quelle di dare continuità, attraverso i gestori già operativi, a eventuali nuove condizioni proposte». —  ---End text---  Author: ALESSANDRO MONDO  Heading:   Highlight: LA SITUAZIONE IN ITALIA Regione/Provincia Autonoma  Ospiti di presidi residenziali  Copertura del bisogno 65+ NA  Copertura del bisogno 75+ NA  P.A. Bolzano  6.232  24%  29%  P.A. Trento  6.682  22%  27%  Lombardia  85.636  15%  19%  Veneto  42.053  16%  18%  Friuli-Venezia Giulia  10.908  16%  17%  PIEMONTE  33.954  13%  15%  Liguria  13.734  14%  15%  Marche  11.367  9%  13%  Toscana  27.741  11%  13%  Emilia-Romagna  25.111  7%  11%  Umbria  4.000  6%  8%  443  6%  8%  Lazio  10.807  3%  4%  Abruzzo  3.023  3%  4%  Puglia  7.591  2%  3%  Calabria  2.910  2%  3%  Molise  520  3%  3%  Sicilia  6.579  2%  3%  Basilicata  628  1%  2%  Sardegna  1.464  1%  1%  Campania  2.887  1%  1%  304.270  8%  10%  Valle d’Aosta  ITALIA  Tasso di copertura del bisogno della popolazione over 65 e over 75 non autosufficiente tramite RSA Fonte: Ministero della Salute (2025) Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale. Anno di riferimento: 2023  Withub  Image:S  L’inchiesta Le strutture In Piemonte le residenze a gestione pubblica e privata sono oltre 700 -tit_org- Gli anziani e la vergogna Rsa Piemonte. 11 mila in attesa   “Urgenti, non urgenti, differibili” La vergogna degli anziani in coda per entrare nelle Rsa   -sec_org-
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