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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Un Pnrr non tanto in salute = Un Pnrr non proprio in... salute ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201697404129.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201697404129.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"CORRIERE DEL MEZZOGIORNO NAPOLI E CAMPANIA" </b>  del 02 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 04:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[UNPNRR NONTANTO INSALUTE   CasediComunità   L’editoriale  Un Pnrr non proprio in... salute  I  l 30 giugno 2026 ha rappresentato una scadenza molto importante per la tutela della salute di tutti noi e per la sanità pubblica in generale, ma purtroppo non ha avuto l’eco mediatica che meritava, come accade spesso a problematiche il cui esito poi ricade sul quotidiano della gente comune. Si è concluso infatti il cronoprogramma italiano riguardo l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che, alla missione 6, Salute, prevede due grandi linee di investimento: una relativa alle Reti di prossimità, strutture e Telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale e l’altra riguarda invece Innovazione, ricerca e digitalizzazione del Ssn.  Nella prima rientrano le Case di Comunità. Durante il recente Forum G19+2, dedicato al futuro del Ssn tenutosi a Genova il 15 e 16 giugno scorsi, il Ministro Schillaci ha rassicurato l’opinione pubblica dichiarando che l’apertura delle Case di Comunità è un traguardo raggiungibile.  Nino Cartabellotta presidente di Gimbe ha espresso qualche perplessità su questa ottimistica affermazione. Al momento la fonte attendibile sullo stato dell’arte dell’avanzamento del Pnrr è rappresentata dal Referto approvato dalla Corte dei Conti – Sezione delle autonomie, che fotografa la situazione al 13 febbraio 2026 dei progetti affidati agli enti territoriali, dove si legge: Case della Comunità, obiettivo a portata, ma solo il 3,8% delle strutture è pienamente attivo.   continua a pagina 9    «L  ’investimento chiave per l’assistenza territoriale prevedeva l’attivazione di almeno 1.038 Case della Comunità entro giugno 2026»; lì dove per attivazione si intende non solo un edificio con tanto di targa, quanto piuttosto la piena operatività dello stesso e cioè «con tutti i servizi obbligatori – presenza medica 24/7 negli  hub e 12 ore per 6 giorni negli spoke, presenza infermieristica continuativa».  È stato sottovalutato lo stato nel quale versa la medicina territoriale, anche se il Covid ne aveva ben rappresentato l’inadeguatezza; la complessità della sua trasformazione doveva prevedere tempi più lunghi, considerando la critica carenza di personale, e la mancanza di una visione condivisa. Nel testo del Pnrr ricorrono molto spesso due sostantivi: Integrazione ed Equità, ma attuare una integrazione tra strutture,  cioè tra professionisti così come realizzare una sanità non uguale ma equa vuol dire rivoluzionare l’attuale sistema.  La medicina territoriale non può perdere questa opportunità considerata da tutti irripetibile, ed è proprio perché si tratta di una occasione unica bisogna a tutti i costi evitare di svuotarne il senso; la sua portata innovativa è quanto mai necessaria soprattutto per il Mezzogiorno e per tutte le comunità a forte rischio di esclusione. Una  medicina territoriale davvero efficace prevede una visione politica e sociale della Salute, ad essa è affidato l’importante compito di raggiungere gli «irraggiungibili», di valutare i rischi sociali nel determinismo delle malattie, di tutelare la salute mediante la prevenzione e contenere i danni della malattia grazie alla presa in carico, anche con la speranza di ridurre la quota di mortalità evitabile tanto elevata soprattutto in Campania che colpisce le fasce più deboli della popolazione.  ---End text---  Author: Rosa Papa  Heading: CasediComunità  Highlight:   Image: -tit_org- Un Pnrr non tanto in salute    Un Pnrr non proprio in... salute   -sec_org-
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		<tp:writer>Rosa Papa</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Il governo festeggia i target del Pnrr Ma molte opere sono lontane dal traguardo ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201942002451.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201942002451.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"NOTIZIA GIORNALE" </b>  del 02 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>II ministro Foti canta vittoria: "Raggiunti 416 obiettivi su 416" E dove si registrano ritardi, l'esecutivo scarica la colpa sulle Regioni</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 04:02:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il governo festeggia i target del Pnrr Ma molte opere sono lontane dal traguarch   II ministro Foti canta vittoria: "Raggiunti 416 obiettivi su 416" E dove si registrano ritardi, l'esecutivo scarica ¡a colpa sulle Regioni   diANOREASPARACIARI   Sulla carta è un successo. Nella realtà, molto meno. Mentre il governo rivendica il pieno rispetto delle scadenze del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), la fotografia che emerge a un giorno dalla chiusura del termine del 30 giugno è quella di un Paese dove gii obiettivi amministrativi vengono centrati, ma molte opere restano incompiute, i servizi non sono operativi e cresce il timore che la corsa ai target burocratici abbia preso il sopravvento sui risultati concreti. Ieri il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha snocciolato numeri rassicuranti. "Abbiamo raggi unto 416 obiettivi su 416 programmati e già completato tra i 60 e i 70 dei 159 target necessari per ottenere la decima rata da 28.4 miliardi". Fin qui, il cronometro di Bruxelles sembra dare ragione all'esecutivo, Anche fronte degli enti locali i dati appaiono incoraggianti: 94 mila progetti presentati. 68 mila conclusi, altri 4 mila in fase di ultimazione e 25 mila ancora in corso. Ma se si guarda oltre le afre.   appaiono le crepe. Perché il Pnrr non è fatto soltanto di milestone certificate alla Commissione europea. È fatto di ospedali, scuole, asili, studentati e Case della comunità che dovrebbero cambiare la vita dei cittadini. Ed è su questo terreno che aumentano le perplessità. L'esempio più evidente arriva dalla sanità territoriale, uno dei pilastri della Missione 6. Il ministro della Salute Orazio Schillaci assicura che º! target è stato raggiunto" e che resta soltanto da completare la parte amministrativa con le Regioni. Parole che però contrastano con quanto denuncia la Fondazione Cimbe. "Non sappiamo ancora quando le Case della comunità saranno realmente operative", osserva il presidente Nino Cartabellotta. tt problema, spiega, non è inaugurare gli edifici o certificare i lavori, ma garantire che le 1.038 strutture previste abbiano davvero tutti gli undici servizi obbligatori e il personale medico e infermieristico necessario. In altre parole:   il contenitore può anche essere pronto, ma senza professionisti e servizi il cittadino continuerà a trovare una scatola vuota. Lo stesso Foti, del resto, ammette che la situazione è "a macchia di leopardo" Se nel Centro-Nord gli obiettivi procedono spediti, nel Mezzogiorno persistono ritardi significativi proprio sulle Case della comunità. E naturalmente il ministro scarica la responsabilità sulle Regioni, so-   L'AVVERTIMENTO   II presidente di Gimbe   Cartabellotta "Non sappiamo ancora   quando le Case di comunità saranno realmente operative"   stenendo che "qualche presidente dovrà rispondernc ai propri elettori". Una linea che però non basta a dissipare i dubbi, considerando die il coordinamento complessivo del Piano resta nelle mani del governo. Diversa la lettura dell'Alici. Il presidente Gaetano Manfredi rivendica il lavoro svolto dai Comuni, sottolineando come oltre il 90% dei progetti sia ormai completato o in fase di completamento. Un dato che, secondo il sindaco di Napoli, dimostra anche come il Sud abbia saputo smentire molti pregiudizi sulla propria capadla amministrativa, pagamenti effettuati dai Comuni sono passati dagli oltre miliardi del 2017 ai più di 22 miliardi del 2025, segno di una macchina amministrativa che, almeno sul fronte degli investimenti locali, ha accelerato sensibilmente. Resta però il nodo della qualità della spesa. Molti interventi sono stati riprogrammati negli ultimi anni. altri ri dimensionati, altri ancora trasferiti su fonti di finanziamento diverse per rispettare ß rigidi vincoli europei. Una strategia che ha consentito al governo Meloni di mantenere formalmente il calendario impósto da Bruxelles, ma che ha alimentato le critiche delle opposizioni, secondo cui il rischio è trasformare il Pnrr in un gigantesco esercizio contabile più che in   CAOSRESIDENZE   Le polemiche investono anche l'università. D
urante il question time di ieri alla Camera, la ministra Anna Maria Bernini ha respinto le accuse del Pd sul costo degli studentati finanziati con il Pnrr. Oiré che costano più del mercato libero è sbagliatissimo", ha detto, spiegando che il confronto non tiene conto di utenze, manutenzione e servizi inclusi nei canoni e ricordando che tutti i contratti sono certificati dall'Agenzia delle Entrate. Ma anche in questo caso ¡I dibattito resta aperto. Per l'opposizione il problema non riguarda soltanto il prezzo dei posti letto, bensì la distribuzione territoriale degli investimenti e la reale accessibilità degli alloggi per gli studenti. Il quadro complessivo restituisce cosi un Pnrr diviso tra due narrazioni. Da una parte quella del governo, che rivendica il record europeo nell'incasso delle rate, il raggiungimento puntuale dei target e il rispetto degli impegni con Bruxelles. Dall'altra quella di amministratori, tecnici ñ osservatori, che invitano a guardare oltre le tabelle ministeriali: perché una Casa della comunità senza person ale, è in regola ma è inutìle.·   una vera leva di modern del Paese.   izzazione   fi   LI mnisìro Ëñ¢' Hffiiiciimpa Tommaso Foli   -tit_org- Il governo festeggia i target del Pnrr Ma molte opere sono lontane dal traguardo   -sec_org-
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		<tp:writer>Andrea Sparaciari</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Marco Alparone - "Una salita che non spaventa" = A LIVELLO CENTRALE E REGIONALE SI STA LAVORANDO A UN NUOVO APPROCCIO ALLA SANITÀ, PIÙ INTEGRATO E ORIENTATO ALLA PROGRAMMAZIONE ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201702104148.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201702104148.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"PANORAMA DELLA SANITÀ" </b>  del 02 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 04:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Conver sando con MARCO  ALPARONE Il presidente del Comitato di Settore Sanità della Conferenza delle Regioni, Marco Alparone affronta i nodi strategici del Ssn: governance, carenza di professionisti, )UB F TPTUFOJCJMJUÆ  i-B TàEB  è evolvere senza perdere i principi di universalità ed equità che caratterizzano il Servizio sanitario nazionale” di PIORJK PROCACCINI  “UNA SALITA  CHE NON SPAVENTA” 7/26  14   A LIVELLO CENTRALE E REGIONALE SI STA LAVORANDO A UN NUOVO APPROCCIO ALLA SANITÀ, PIÙ INTEGRATO E ORIENTATO ALLA PROGRAMMAZIONE  L  a sanità italiana non può più essere letta soltanto attraverso la lente delle risorse economiche o delle emergenze contingenti. Per Marco Alparone, vicepresidente della Regione Lombardia e presidente del Comitato di Settore Sanità della Conferenza delle Regioni, il vero terreno su cui si gioca il futuro del Servizio sanitario nazionale è quello della governance: un equilibrio complesso tra autonomia regionale e indirizzo centrale, tra innovazione tecnologica e sostenibilità, tra domanda crescente di salute e capacità organizzativa dei territori. In questa intervista, Alparone affronta i nodi strategici della sanità italiana — dal Dm 77 al ruolo delle professioni, dalla riforma dei modelli territoriali all’Hta, fino al superamento di una logica puramente contabile della spesa sanitaria — delineando una visione in cui la salute diventa sempre più un investimento sistemico e non un costo da comprimere.  Presidente, qual è oggi il ruolo politico del Comitato di Settore Sanità nel rapporto tra Regioni e Governo? L’ascolto parte dai territori, dove le Regioni intercettano criticità concrete del sistema sanitario e le esigenze reali dei cittadini. Queste informazioni vengono poi trasferite al livello centrale attraverso il Comitato di Settore Sanità, che funge da snodo tra Regioni e Governo. Il Comitato ha  un ruolo non solo tecnico ma anche politico, perché media e coordina le diverse posizioni regionali.  All’interno di questa filiera istituzionale, le criticità vengono analizzate e rielaborate in chiave sistemica. L’obiettivo è trasformare i problemi emersi nei territori in possibili soluzioni condivise a livello nazionale. In questo modo si favorisce una maggiore coerenza delle politiche sanitarie e un miglior equilibrio tra autonomia regionale e indirizzo centrale.  Il rapporto tra Stato e Regioni sulla sanità è più collaborativo o più conflittuale? Il rapporto tra Stato e Regioni in sanità è prevalentemente collaborativo, anche se non manca un confronto tra posizioni diverse. La collaborazione è necessaria perché il sistema sanitario richiede decisioni condivise e coordinamento costante.   Le differenze emergono soprattutto tra esigenze di uniformità nazionale e autonomia regionale.  Questi aspetti vengono affrontati nella Conferenza Stato-Regioni, dove si ricerca una sintesi tra posizioni differenti. In ogni caso, il riferimento centrale resta il servizio ai cittadini, che orienta le scelte e le politiche sanitarie.  Lei ha parlato della necessità di “normare, condividere e programmare”: oggi manca una regia nazionale sulla sanità? Oggi non si può dire che manchi una regia nazionale sulla sanità, forte e solida, ma piuttosto che sia in corso una fase di forte evoluzione.  A livello centrale e regionale si sta lavorando a un nuovo approccio alla sanità, più integrato e orientato alla programmazione.   Non si parla più solo di strutture e servizi, ma anche di professionisti e competenze, che diventano un elemento centrale del sistema.  Questa maggiore complessità richiede non solo interventi finanziari, ma anche un cambiamento culturale e organizzativo. In questo senso, la “regia” esiste, ma è sempre più condivisa e basata su processi di confronto continuo tra i livelli istituzionali.  Il Dm 77/2022 rappresenta una rivoluzione per quanto riguarda l’assistenza sanitaria territoriale. Ma ci sembra che non tutto fili liscio...  Il Decreto Ministeriale 77/2022 rappresenta un cambiamento importante nell’organizzazione dell’assistenza territoriale. Ha avviato un processo di trasformazione p
rofondo che riguarda modelli, servizi e presa in carico dei cittadini.   Come spesso accade nelle riforme strutturali, il cambiamento non è immediato né legato solo a scadenze formali. Si tratta di un percorso complesso che richiede tempo, adattamento organizzativo e capacità di attuazione nei territori.  La sfida non è solo finanziaria, ma soprattutto professionale e culturale, perché coinvolge nuovi ruoli e competenze.  Per poter realizzare una sanità realmente di prossimità c’è anche bisogno di puntare sui professionisti del settore. Ma oggi i medici e gli infermieri scarseggiano, che fare? Per costruire una sanità davvero di prossimità non basta ragionare solo in termini di numero di medici e infermieri, figure fondamentali del nostro Ssn.  La carenza di personale è un dato reale, ma il punto è anche come  si organizza e si valorizza l’intero sistema.  Serve un approccio di sistema, in cui tutti gli operatori del Ssn collaborano in modo integrato.  In questo ecosistema rientrano anche i farmacisti e le altre professioni sanitarie, ciascuna con un ruolo specifico.  La sfida è rendere più efficace la collaborazione tra competenze diverse, per garantire continuità e prossimità delle cure.  Oggi si parla sempre più di sanità come investimento e non come costo: cosa deve cambiare concretamente nelle scelte politiche per rendere questo principio una realtà e non solo uno slogan? Prima delle scelte politiche è necessario partire da una riflessione sul quadro contabile e sugli strumenti di programmazione disponibili. Sono proprio questi strumenti che rendono possibile tradurre in pratica l’idea della sanità come investimento.  Se il sistema contabile diventa un fattore limitante, allora deve essere aggiornato per adattarsi alla visione politica. In questo modo l’indirizzo politico non resta teorico, ma può essere effettivamente attuato. La sfida è quindi rendere coerenti strumenti, risorse e obiettivi, superando una logica puramente di spesa.  Da farmacista, come valuta il ruolo delle farmacie territoriali nell’evoluzione del Servizio sanitario nazionale, soprattutto in termini di prossimità, prevenzione e presa in carico dei pazienti? Il Ssn sta evolvendo e le farmacie territoriali rappresentano da sempre  il primo punto di accesso al sistema sanitario, quindi un elemento chiave di prossimità. In questo senso, la farmacia è già oggi un presidio fondamentale sul territorio, facilmente accessibile dai cittadini.  Il suo ruolo si sta ampliando anche sul versante della prevenzione e dell’orientamento ai servizi sanitari.  In questo quadro, le farmacie diventano un attore centrale dell’ecosistema salute. La sfida è fare in modo che il sistema nel suo complesso sia in grado di valorizzarle pienamente, nell’interesse dei cittadini e della continuità di cura.   Torniamo al personale. Avete parlato di una “nuova stagione contrattuale”: cosa cambia davvero rispetto al passato? La forte spinta del Pnrr ha sicuramente innescato un periodo di cambiamento che riguarda anche i professionisti della sanità, dentro un nuovo assetto organizzativo del sistema. In questo contesto si inserisce la cosiddetta “nuova stagione contrattuale”, che non è solo un rinnovo economico, ma  un’evoluzione più ampia.  Una riforma o una nuova organizzazione della sanità può andare davvero a regime solo se i professionisti sono messi nelle condizioni di integrarsi pienamente nel sistema. Il cambiamento riguarda quindi anche modelli di lavoro, ruoli e responsabilità.  L’obiettivo è rendere il sistema più attrattivo, funzionale e coerente con i nuovi bisogni di salute.  Organizzazione e Pnrr: le Regioni viaggiano a velocità differenti, ma i diritti fino a prova contraria sono uguali per tutti i cittadini. Che facciamo? Non è una gara di chi arriva prima, e questo va ribadito anche nel rispetto del lavoro dei tanti professionisti delle Regioni che ogni giorno si impegnano con grande dedizione.  Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha assegnato alle Regioni un compito complesso e  impegnativo, con obiettivi ambiziosi e tempi sfidanti. È vero che le Regioni po
ssono procedere con velocità diverse, anche per differenze organizzative e di disponibilità di personale. Per questo la sfida si vince insieme, senza classifiche, attraverso cooperazione e supporto reciproco tra livelli istituzionali.  Lei ha definito l’Hta centrale nella governance dell’innovazione, ma anche un processo che deve evolvere nel tempo: come si costruisce un sistema di valutazione che non rallenti l’accesso alle tecnologie ma garantisca sostenibilità? Un sistema Hta efficace deve essere dinamico e integrato nella governance dell’innovazione, non un filtro che rallenta l’accesso alle tecnologie.   Per questo è necessario definire un perimetro di valutazione strutturato e condiviso, fondato su Kpi uniformi tra i diversi livelli istituzionali.  Indicatori validati, replicabili e comparabili consentono infatti di ridurre la variabilità tra territori e decisori, distinguendo in modo coerente indicatori di processo, di risultato e di esito.  L’Health Technology Assessment diventa così uno strumento centrale per misurare non solo il grado di innovazione, ma soprattutto il reale valore d’uso delle tecnologie nel contesto concreto di erogazione dei servizi. L’obiettivo è accompagnare l’intera filiera valutativa fino agli esiti di salute e al benessere della persona, collegando direttamente innovazione, appropriatezza e impatto sul sistema sanitario.  Questo approccio consente anche di governare meglio il rapporto tra domanda e offerta, evitando che un ampliamento non regolato dell’offerta produca inappropriatezza, overuse o utilizzo inefficiente delle risorse.  In questo modo si può garantire sostenibilità senza rallentare l’accesso alle tecnologie innovative, ma anzi orientandolo in maniera più appropriata e coerente con il  valore generato per il sistema e per i cittadini.  Il meccanismo del payback è stato definito da molti “insostenibile”: va superato, riformato o mantenuto con correttivi? Il meccanismo del payback va sicuramente ripensato, spostandolo da una logica di mero ripiano contabile a una logica di attrattività e competitività del sistema, in particolare industriale. Oggi è percepito soprattutto come uno strumento contabile che non genera effetti positivi sul territorio. Per questo serve superare una visione puramente finanziaria, che rischia di non cogliere le dinamiche reali del sistema. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rendere il sistema più sostenibile e al tempo stesso più attrattivo per innovazione e investimenti. In questa prospettiva, il payback va quindi riformato per essere coerente con una strategia industriale e sanitaria più moderna.  Guardando al suo percorso istituzionale, c’è una decisione o un passaggio che considera chiave per il nostro sistema? Un passaggio chiave del mio percorso istituzionale riguarda il  rafforzamento dell’appropriatezza clinica ed allocativa delle risorse come leva di governo del sistema sanitario, in un’ottica di equilibrio tra domanda e offerta. L’obiettivo è ridurre la variabilità non supportata da evidenze e orientare le decisioni verso interventi basati su evidenze, in grado di rispondere a bisogni reali e misurabili. In questo senso, appropriatezza clinica e allocativa sono strettamente integrate: la prima garantisce la correttezza del percorso di cura, la seconda la sostenibilità delle scelte rispetto alle risorse disponibili. L’integrazione degli strumenti nei processi e l’erogazione delle prestazioni non rappresentano un fine, ma un mezzo per generare valore in termini di esiti di salute, in un sistema in cui risorse ed esiti clinici risultano strettamente  interconnessi. Per questo il rapporto tra domanda e offerta resta un elemento cruciale: un ampliamento dell’offerta non accompagnato da criteri di appropriatezza può generare fenomeni di overuse e overtreatment. Diventano quindi essenziali meccanismi di governo della domanda, supportati da dati, indicatori e strumenti di valutazione, capaci di migliorare l’efficienza della spesa e garantire servizi clinicamente appropriati lungo tutta la continuità assistenziale tra territorio e ospedale. È su que
sto equilibrio tra domanda, offerta, dati e allocazione delle risorse che si fonda oggi la capacità del sistema  di garantire appropriatezza, equità e sostenibilità.  Domanda da un milione di dollari: il Ssn è davvero sostenibile nei prossimi 10 anni senza una riforma strutturale? Ovviamente sì, e ogni giorno lavoriamo per questo. Il tema non è tanto la sostenibilità in sé, quanto le condizioni per garantirla nel tempo. Sarà probabilmente necessario introdurre nuove misure di adattamento e rafforzamento del sistema. La sfida è evolvere senza perdere i principi di universalità ed equità che lo caratterizzano.  Presidente, se dovesse descrivere con un’immagine o una scena concreta cosa significa oggi “governare la sanità” dal punto di vista delle Regioni, quale sceglierebbe? Sceglierei l’immagine di una camminata di montagna in salita, impegnativa ma ben tracciata, con passi costanti e coordinati. È una salita che richiede sforzo continuo, attenzione e capacità di adattamento.  Ogni tanto ci si volta indietro e si vede il percorso fatto insieme. E, arrivati ai tratti più alti, si apre un panorama ampio e significativo per la salute dei nostri cittadini, che ci riempie di orgoglio. È questa, oggi, l’idea di governare la sanità dal punto di vista delle Regioni: uno sforzo condiviso che porta a risultati concreti e visibili per i cittadini, garantendo equità per tutti senza presentare il conto.  ---End text---  Author: PIORJK PROCACCINI  Heading:   Highlight: A febbraio 2026 la Conferenza Stato-Regioni ha espresso il suo parere positivo al provvedimento che delega il Governo a riformare entro il 31 dicembre 2026 l’intero sistema delle professioni sanitarie, attraverso uno o più decreti legislativi, con l’obiettivo di rafforzare il Servizio sanitario nazionale, contrastare la carenza di personale, aggiornare competenze e profili professionali e valorizzare il ruolo degli operatori. Uno dei capitoli centrali riguarda la responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. Il disegno di legge, collegato alla legge di bilancio 2025, è strutturato in tre capi e nove articoli e definisce i principi e criteri direttivi cui dovranno attenersi i decreti attuativi chiamati a dare piena attuazione alla riforma.    CHI  è Marco Alparone è nato a Catania il 12 dicembre 1967. Laureato in Farmacia a Milano, ha prestato servizio militare per due anni come Ufficiale del Corpo Sanitario dell’Esercito Italiano. Di professione farmacista, consigliere dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Milano e Lodi e sindaco del comune di Paderno Dugnano (MI) dal 2009 al 2018. Dal settembre 2014 al 2016 membro del consiglio della Città Metropolitana di Milano, e nel 2018 è stato eletto consigliere della Regione Lombardia. Nel 2019 eletto Presidente della I Commissione - Programmazione e Bilancio e nel gennaio 2021 nominato Sottosegretario con delega alla Delegazione di Bruxelles e Sistema dei controlli. Rieletto Consigliere Regionale nel 2023, nella XII Legislatura è nominato, dal Presidente Attilio Fontana, Vicepresidente e Assessore al Bilancio e Finanza. Nel 2023 è stato eletto presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità che si è insediato il 9 maggio 2023.    A quattro anni dall’adozione del Dm 77, la riforma dell’assistenza territoriale procede a rilento, con marcate diseguaglianze regionali, in particolare nell’attivazione e nella piena operatività di Case e Ospedali di Comunità. Lo confermano i dati elaborati dalla Fondazione Gimbe estratti dal report Agenas sul monitoraggio del Dm 77, aggiornati al 31 dicembre 2025. Infatti, al 31 dicembre 2025, solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultavano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) avevano attivato almeno un servizio, ma nessuno risultava pienamente funzionante.    IL PAYBACK VA RIFORMATO PER ESSERE COERENTE CON UNA STRATEGIA INDUSTRIALE E SANITARIA PIÙ MODERNA   Dall’ottava edizione del Rapporto sulla farmacia di Cittadinanzattiva– Federfarma emerge una farmacia sempre più presidio territoriale tra servizi, prevenzione e supporto alla continuità 
delle cure. Circa 3 farmacie su 4 dispongono di locali separati per erogare servizi specifici. La quota di farmacie che non offre ancora servizi è residuale (circa 1 su 10). È un fenomeno che riguarda prevalentemente le zone rurali rispetto a quelle urbane. Tra le prestazioni più diffuse figurano i test diagnostici rapidi (come glicemia e colesterolo), offerti da quasi otto farmacie su dieci. Per quanto riguarda gli screening, più di un cittadino su quattro ha partecipato a campagne di prevenzione, con un’adesione che aumenta significativamente nelle fasce adulte (sono 4 su dieci nel target tra i 51 e i 74 anni), specialmente per la prevenzione del tumore al colon-retto. Sul fronte delle vaccinazioni e della telemedicina, circa 1 farmacia su 2 somministra il vaccino antinfluenzale.  Più di 7 farmacie su 10 effettuano Ecg o monitoraggi con holter cardiaco e pressorio. Ha effettuato un elettrocardiogramma oltre il 20% dei cittadini che hanno risposto al questionario; oltre il 19% ha effettuato un holter pressorio.    L’OBIETTIVO È TRASFORMARE I PROBLEMI EMERSI NEI TERRITORI IN POSSIBILI SOLUZIONI CONDIVISE A LIVELLO NAZIONALE   Le aziende del settore biomedicale contestano la misura del payback, definendola un rischio per la sopravvivenza di oltre 4.000 imprese, incluse molte piccole e medie imprese, e per la continuità delle forniture agli ospedali. Il Consiglio di Stato ha disposto la sospensione dell’efficacia delle richieste di compensazione del payback 2015-2018 nel marzo 2026, rinviando alla Consulta e fissando l’udienza pubblica al 24 settembre 2026. Il Consiglio di Stato ha inoltre rinviato alla Corte Costituzionale la disciplina del contributo annuale dello 0,75% sul fatturato delle aziende che vendono dispositivi medici al Ssn.    UN SISTEMA HTA EFFICACE DEVE ESSERE DINAMICO E INTEGRATO NELLA GOVERNANCE DELL’INNOVAZIONE   RENDERE COERENTI STRUMENTI, RISORSE E OBIETTIVI, SUPERANDO UNA LOGICA DI SPESA   La disponibilità di personale sanitario adeguato non è più considerata soltanto una questione organizzativa, ma una leva strategica per la tenuta e la qualità dei sistemi sanitari europei. È questa la conclusione principale della Relazione “Staffing Levels for European Healthcare” elaborata dal gruppo di esperti sulla valutazione delle prestazioni dei sistemi sanitari (Hspa Expert Group) della Commissione europea, con il supporto dell’Osservatorio europeo sui sistemi e le politiche sanitarie. Il documento, dedicato ai livelli di personale sanitario nell’Unione europea e in Norvegia, fotografa un cambiamento profondo: i Paesi europei si stanno progressivamente allontanando da modelli basati su rigidi rapporti numerici tra operatori e pazienti, preferendo sistemi più flessibili e adattabili ai bisogni reali delle popolazioni e dei territori. Secondo il rapporto, i sistemi sanitari funzionano meglio quando il numero e la combinazione di professionisti della salute sono adeguati, distribuiti correttamente e disponibili nel momento necessario. Gli ospedali rimangono il principale ambito in cui vengono applicati rapporti numerici e standard di personale, grazie a contesti organizzativi più strutturati e carichi di lavoro più facilmente misurabili. Diversa la situazione dell’assistenza primaria e territoriale. Qui i Paesi tendono a evitare rapporti rigidi, preferendo modelli multidisciplinari e flessibili che consentano di adattare ruoli e carichi di lavoro alla disponibilità effettiva di professionisti e ai bisogni della popolazione locale. Secondo il documento, proprio la medicina territoriale risulta “particolarmente inadatta” all’applicazione di standard rigidi, soprattutto in un contesto segnato da carenze di personale e forti differenze regionali. La programmazione del personale sanitario viene considerata uno strumento ancora sottoutilizzato.  Image:Il presidente del Comitato Regioni al 52° Congresso Nazionale Sindacale della Federazione Italiana Medici Pediatri il 26 marzo scorso. “Un’occasione per testimoniare l’attenzione da parte del sistema delle Regioni verso un tema che ci chiama a una responsabilità comune 
e a un investimento irrinunciabile: rimettere al centro l’infanzia, come priorità di politica sanitaria e di politica sociale, riconoscendo la Pediatria di Famiglia quale primo presidio che intercetta bisogni, accompagna le famiglie, tutela la crescita, costruisce ponti tra servizi e comunità”.   primo punto di accesso al sistema Marco Alparone accanto al presidente Sihta Giandomenico Nollo durante il primo incontro dell’HPF 2026, “Hta tra Stato e Regioni”, svoltosi a Roma lo scorso 21 aprile -tit_org- Intervista a Marco Alparone - "Una salita che non spaventa" A LIVELLO CENTRALE E REGIONALE SI STA LAVORANDO A UN NUOVO APPROCCIO ALLA SANITÀ, PIÙ INTEGRATO E ORIENTATO ALLA PROGRAMMAZIONE   -sec_org-
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		<tp:writer>Piorjk Procaccini</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Il nodo della continuità assistenziale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201733704592.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 28 di <b>"PANORAMA DELLA SANITÀ" </b>  del 02 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 05:17:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il nodo della continuità assistenziale   Dal Dm ?? alla rete territoriale: integrazione, presa in carico e lavoro d’équipe come condizioni essenziali per un modello assistenziale davvero centrato sulla persona e sostenibile per il Ssn  e cure palliative riconoscono alcune modalità operative peculiari che ne disegnano con precisione il perimetro, quasi fossero “parole magiche”.  La prima è “presa in carico”, entrata stabilmente nel linguaggio sanitario e dei servizi sociali ad indicare “l’iter di azioni e interventi di cura e assistenza pensati attorno ad una persona”, (Accademia della Crusca).  “Prendersi cura” di un paziente significa pianificare il  L  suo percorso sanitario, assumere la responsabilità di programmare e gestire un iter terapeutico utilizzando strumenti e risorse per affrontare un problema che l’utente da solo non è in grado di gestire e poiché i problemi sono di natura clinica e assistenziale ma anche sociali, economici, emozionali e spirituali un singolo professionista da solo non basta.  L’”équipe” è lo strumento di lavoro delle cure palliative: consente il lavoro  transdisciplinare “esercitato da molte persone con diverse specificità professionali ed eseguito come se fosse una sola persona ad agire”, (Who ????), serve per prendere decisioni e per rivedere periodicamente programmazione e organizzazione. L’etimo di équipe è lo stesso di equipaggiamento: è il bagaglio di esperienze, idee, sentimenti, creatività che ognuno porta con sé per realizzare l’impresa.  Nell’équipe ogni operatore  esercita un “ruolo”, definito da comportamenti e funzioni agite per contenuti e responsabilità.  Queste sono le caratteristiche irrinunciabili delle cure palliative che nascono come un “sistema di rete” e come tale sono previste dalla normativa. Nella rete le strutture sono i nodi e le maglie sono le relazioni che non sono né costanti né sempre uguali. La rete non è accostare strutture, servizi ed operatori ma “costruire un sistema di fiducia” in grado di “valorizzare le competenze di tutti gli operatori, rispettare gli impegni, mantenere le promesse, comprendere le necessità e trovare un corretto equilibrio tra gli interessi degli interlocutori”, (A. De Toni, M. De Bona). Il sistema di rete, per aver garanzia di successo, pretende una reale “integrazione” tra gli operatori che richiede disponibilità e preparazione, un linguaggio comprensibile da tutti e l’impiego di strumenti comuni. L’integrazione è faticosa, richiede un adeguato investimento di tempo e non può essere improvvisata, va ricercata, organizzata, strutturata e curata. Il logico e atteso precipitato di questo lavoro è la “continuità delle cure” che è uno dei principi cardine del Servizio Sanitario Nazionale attraverso i suoi livelli interconnessi: la continuità informativa, la continuità relazionale e la continuità gestionale.  Tutto questo è ben rappresentato nel nuovo modello di sanità territoriale proposto dal Dm??/?? che procede camminando su due gambe: quella delle strutture e quella dell’attività domiciliare definita con una felice frase di impatto “la casa come primo luogo di cura”.  La Casa della Comunità è il luogo fisico dell’integrazione dei professionisti sanitari e sociali ed è “in rete con tutti i settori assistenziali territoriali e con l’attività ospedaliera; lo strumento attraverso cui avviene il coordinamento a rete è la Centrale Operativa Territoriale (Cot) che opera come vettore di coordinamento e raccordo tra i nodi e i professionisti”, (GU ???/??).  L’assistenza domiciliare è un setting privilegiato dell’assistenza territoriale e verte sulla valutazione multidimensionale (Vmd) e sulla stesura del Piano di Assistenza Individuale Integrato. È qui che emerge tra le righe del Dm?? il ruolo centrale delle cure palliative nel Ssn con il modello storicamente sancito dalla Legge ??/???? che viene riproposto, cambiati gli attori, anche per la presa in carico della cronicità complessa e della fragilità, quasi procedendo a ritroso con una sorta di contaminazione virtuosa oltre la seconda transizione, quella tra le condizioni croniche ava
nzate e il bisogno di cure palliative, (X.  Gomez-Batiste).  Si rende evidente una volta di più il ruolo di volano per tutta l’assistenza domiciliare assunto dalle cure palliative, “punto in cui il sistema sanitario dimostra la propria natura: universalistica, perché non seleziona i pazienti in base alla possibilità di guarigione; solidale, perché si prende carico della vulnerabilità; centrata sulla persona prima che sulla malattia”, (G. Fortini) “Le cure palliative sono il punto in cui la società decide se la dignità è un principio astratto o un diritto concreto, garantito fino all’ultimo istante di vita” e questo a maggior ragione vale nelle strutture residenziali per gli  anziani (Rsa).  I dati di attività registrati dal monitoraggio degli obiettivi del Pnrr sulle cure domiciliari sollevano molte preoccupazioni: solo il ?,?? % di tutti i piani di assistenza domiciliare registrati nel ???? sono piani di cure palliative tanto da far pensare che “l’assistenza domiciliare stia diventando sempre più episodico-prestazionale”; gli interventi di presa in carico continuativa e intensiva non sembrano emergere come auspicato.  “Le risorse disponibili sono evidentemente impiegate con logiche diverse, frenando quella presa in carico domiciliare intensiva e multidisciplinare utile a generare virtuosismi nel Ssn”, (L. Pelliccia). Esattamente il contrario di quanto auspicato dal Dm??.  La continuità delle cure, garantita nelle strutture ospedaliere e nelle strutture residenziali per anziani attraverso l’implementazione delle competenze in cure palliative nelle degenze e la presenza dei palliativisti e degli infermieri esperti agevolata da un sempre migliore impiego delle tecnologie,  risponde al principio etico di giustizia perché l’inadeguato coordinamento dell’assistenza contribuisce in maniera significativa allo spreco di risorse del Ssn, (Gimbe). Le dimissioni non programmate generano ricoveri ripetuti con sovra-utilizzo di interventi diagnostici e terapeutici, le risposte inadeguate e non coordinate a livello domiciliare esitano in accessi impropri al Pronto Soccorso e nell’allungamento dei tempi di degenza, la continuità informativa inadeguata determina quanto meno la duplicazione degli esami clinici. La valutazione costo-efficacia delle cure palliative stimata attraverso l’incrocio dei costi e degli outcome colloca inequivocabilmente l’attività delle reti, dell’adulto e pediatriche, tra i programmi dominanti, quelli che generano qualità a fronte di costi contenuti, che dovrebbero avere un posto privilegiato nell’attenzione di chi organizza e governa i Servizi Sanitari, (V. Rebba).  I robusti e chiari interventi normativi recenti sulle cure palliative hanno il loro perché: l’affermazione delle cure palliative non è un optional di una medicina marginale ma una condizione irrinunciabile per la sopravvivenza e la sostenibilità del Ssn.  ---End text---  Author: GINO GOBBER  Heading:   Highlight: LA CONTINUITÀ DELLE CURE RISPONDE AL PRINCIPIO ETICO DI GIUSTIZIA  Image:carico e lavoro ni essenziali nziale persona -tit_org- Il nodo della continuità assistenziale   -sec_org-
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		<tp:writer>GINO GOBBER</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Marco Alparone - "Una salita che non spaventa" /1 parte ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070203274707614.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"PANORAMA DELLA SANITÀ" </b>  del 02 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 08:21:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[“UNA SALITA  CHE NON SPAVENTA”   Il presidente del Comitato di Settore Sanità della Conferenza delle Regioni, Marco Alparone affronta i nodi strategici del Ssn: governance, carenza di professionisti, )UB F TPTUFOJCJMJUÆ  i-B TàEB  è evolvere senza perdere i principi di universalità ed equità che caratterizzano il Servizio sanitario nazionale” di PIORJK PROCACCINI  L  a sanità italiana non può più essere letta soltanto attraverso la lente delle risorse economiche o delle emergenze contingenti. Per Marco Alparone, vicepresidente della Regione Lombardia e presidente del Comitato di Settore Sanità della Conferenza delle Regioni, il vero terreno su cui si gioca il futuro del Servizio sanitario nazionale è quello della governance: un equilibrio complesso tra autonomia regionale e indirizzo centrale, tra innovazione tecnologica e sostenibilità, tra domanda crescente di salute e capacità organizzativa dei territori. In questa intervista, Alparone affronta i nodi strategici della sanità italiana — dal Dm 77 al ruolo delle professioni, dalla riforma dei modelli territoriali all’Hta, fino al superamento di una logica puramente contabile della spesa sanitaria — delineando una visione in cui la salute diventa sempre più un investimento sistemico e non un costo da comprimere.  Presidente, qual è oggi il ruolo politico del Comitato di Settore Sanità nel rapporto tra Regioni e Governo? L’ascolto parte dai territori, dove le Regioni intercettano criticità concrete del sistema sanitario e le esigenze reali dei cittadini. Queste informazioni vengono poi trasferite al livello centrale attraverso il Comitato di Settore Sanità, che funge da snodo tra Regioni e Governo. Il Comitato ha  un ruolo non solo tecnico ma anche politico, perché media e coordina le diverse posizioni regionali.  All’interno di questa filiera istituzionale, le criticità vengono analizzate e rielaborate in chiave sistemica. L’obiettivo è trasformare i problemi emersi nei territori in possibili soluzioni condivise a livello nazionale. In questo modo si favorisce una maggiore coerenza delle politiche sanitarie e un miglior equilibrio tra autonomia regionale e indirizzo centrale.  Il rapporto tra Stato e Regioni sulla sanità è più collaborativo o più conflittuale? Il rapporto tra Stato e Regioni in sanità è prevalentemente collaborativo, anche se non manca un confronto tra posizioni diverse. La collaborazione è necessaria perché il sistema sanitario richiede decisioni condivise e coordinamento costante.   A febbraio 2026 la Conferenza Stato-Regioni ha espresso il suo parere positivo al provvedimento che delega il Governo a riformare entro il 31 dicembre 2026 l’intero sistema delle professioni sanitarie, attraverso uno o più decreti legislativi, con l’obiettivo di rafforzare il Servizio sanitario nazionale, contrastare la carenza di personale, aggiornare competenze e profili professionali e valorizzare il ruolo degli operatori. Uno dei capitoli centrali riguarda la responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. Il disegno di legge, collegato alla legge di bilancio 2025, è strutturato in tre capi e nove articoli e definisce i principi e criteri direttivi cui dovranno attenersi i decreti attuativi chiamati a dare piena attuazione alla riforma.   Le differenze emergono soprattutto tra esigenze di uniformità nazionale e autonomia regionale.  Questi aspetti vengono affrontati nella Conferenza Stato-Regioni, dove si ricerca una sintesi tra posizioni differenti. In ogni caso, il riferimento centrale resta il servizio ai cittadini, che orienta le scelte e le politiche sanitarie.  Lei ha parlato della necessità di “normare, condividere e programmare”: oggi manca una regia nazionale sulla sanità? Oggi non si può dire che manchi una regia nazionale sulla sanità, forte e solida, ma piuttosto che sia in corso una fase di forte evoluzione.  A livello centrale e regionale si sta lavorando a un nuovo approccio alla sanità, più integrato e orientato alla programmazione.   Non si parla più solo di strutture e servizi, ma anche di professionisti e competenze, che
 diventano un elemento centrale del sistema.  Questa maggiore complessità richiede non solo interventi finanziari, ma anche un cambiamento culturale e organizzativo. In questo senso, la “regia” esiste, ma è sempre più condivisa e basata su processi di confronto continuo tra i livelli istituzionali.  Il Dm 77/2022 rappresenta una rivoluzione per quanto riguarda l’assistenza sanitaria territoriale. Ma ci sembra che non tutto fili liscio...  Il Decreto Ministeriale 77/2022 rappresenta un cambiamento importante nell’organizzazione dell’assistenza territoriale. Ha avviato un processo di trasformazione profondo che riguarda modelli, servizi e presa in carico dei cittadini.   Come spesso accade nelle riforme strutturali, il cambiamento non è immediato né legato solo a scadenze formali. Si tratta di un percorso complesso che richiede tempo, adattamento organizzativo e capacità di attuazione nei territori.  La sfida non è solo finanziaria, ma soprattutto professionale e culturale, perché coinvolge nuovi ruoli e competenze.  Per poter realizzare una sanità realmente di prossimità c’è anche bisogno di puntare sui professionisti del settore. Ma oggi i medici e gli infermieri scarseggiano, che fare? Per costruire una sanità davvero di prossimità non basta ragionare solo in termini di numero di medici e infermieri, figure fondamentali del nostro Ssn.  La carenza di personale è un dato reale, ma il punto è anche come  ---End text---  Author: PIORJK PROCACCINI  Heading:   Highlight: A LIVELLO CENTRALE E REGIONALE SI STA LAVORANDO A UN NUOVO APPROCCIO ALLA SANITÀ, PIÙ INTEGRATO E ORIENTATO ALLA PROGRAMMAZIONE   CHI  è Marco Alparone è nato a Catania il 12 dicembre 1967. Laureato in Farmacia a Milano, ha prestato servizio militare per due anni come Ufficiale del Corpo Sanitario dell’Esercito Italiano. Di professione farmacista, consigliere dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Milano e Lodi e sindaco del comune di Paderno Dugnano (MI) dal 2009 al 2018. Dal settembre 2014 al 2016 membro del consiglio della Città Metropolitana di Milano, e nel 2018 è stato eletto consigliere della Regione Lombardia. Nel 2019 eletto Presidente della I Commissione - Programmazione e Bilancio e nel gennaio 2021 nominato Sottosegretario con delega alla Delegazione di Bruxelles e Sistema dei controlli. Rieletto Consigliere Regionale nel 2023, nella XII Legislatura è nominato, dal Presidente Attilio Fontana, Vicepresidente e Assessore al Bilancio e Finanza. Nel 2023 è stato eletto presidente del Comitato di settore Regioni-Sanità che si è insediato il 9 maggio 2023.    A quattro anni dall’adozione del Dm 77, la riforma dell’assistenza territoriale procede a rilento, con marcate diseguaglianze regionali, in particolare nell’attivazione e nella piena operatività di Case e Ospedali di Comunità. Lo confermano i dati elaborati dalla Fondazione Gimbe estratti dal report Agenas sul monitoraggio del Dm 77, aggiornati al 31 dicembre 2025. Infatti, al 31 dicembre 2025, solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultavano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) avevano attivato almeno un servizio, ma nessuno risultava pienamente funzionante.    Conver sando con MARCO  ALPARONE  IL PAYBACK VA RIFORMATO PER ESSERE COERENTE CON UNA STRATEGIA INDUSTRIALE E SANITARIA PIÙ MODERNA   Dall’ottava edizione del Rapporto sulla farmacia di Cittadinanzattiva– Federfarma emerge una farmacia sempre più presidio territoriale tra servizi, prevenzione e supporto alla continuità delle cure. Circa 3 farmacie su 4 dispongono di locali separati per erogare servizi specifici. La quota di farmacie che non offre ancora servizi è residuale (circa 1 su 10). È un fenomeno che riguarda prevalentemente le zone rurali rispetto a quelle urbane. Tra le prestazioni più diffuse figurano i test diagnostici rapidi (come glicemia e colesterolo), offerti da quasi otto farmacie su dieci. Per quanto riguarda gli screening, più di un cittadino su quattro ha partecipato a campagne di prevenzione, con un’adesione che aumenta significativamente nelle fasce adulte (sono 4 su dieci nel target tr
a i 51 e i 74 anni), specialmente per la prevenzione del tumore al colon-retto. Sul fronte delle vaccinazioni e della telemedicina, circa 1 farmacia su 2 somministra il vaccino antinfluenzale.  Più di 7 farmacie su 10 effettuano Ecg o monitoraggi con holter cardiaco e pressorio. Ha effettuato un elettrocardiogramma oltre il 20% dei cittadini che hanno risposto al questionario; oltre il 19% ha effettuato un holter pressorio.  Image: -tit_org- Intervista a Marco Alparone - "Una salita che non spaventa" /1 parte   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Ospedali e Case di prossimità Gimbe attacca: «Scatole vuote» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201733004597.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" </b>  del 02 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 05:17:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA FONDAZIONE DOPO LO STOP AL PNRR  Ospedali e Case di prossimità Gimbe attacca: «Scatole vuote»  l 30 giugno è scaduto il termine del PNRR per la realizzazione di Case e Ospedali di Comunità. Il ministro della Salute Orazio Schillaci assicura che «il governo è in linea con i target previsti» e che si stanno completando con le Regioni gli ultimi adempimenti amministrativi. «Lo faremo nei tempi. C’è stato un grande lavoro di tutti», ha detto a Radio Anch’io. Tradotto: i cantieri sono stati chiusi, la rendicontazione a Bruxelles è in corso e i fondi non si perdono. Una lettura molto diversa da quella di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: «Non ci sono dati ufficiali, a parte le dichiarazioni del ministro, sull’operatività di queste strutture dopo il 31 dicembre 2025. Si ragiona al buio, nessuno conosce la situazione reale. Una cosa è la rendicontazione PNRR, altra cosa il reale funzionamento per i pazienti».  Il punto centrale, spiega Cartabellotta, è che le 1.038 Case della Comunità finanziate dal PNRR dovrebbero avere tutti gli 11 servizi attivi e la presenza di medici e infermieri per curare i malati. «Nella stragrande maggioranza dei casi non accade». I dati Agenas si fermano al 31 dicembre 2025: mancavano oltre 2.500 medici e quasi 7.000 infermieri. Ora molI  ti di questi ultimi saranno stati assunti e molti medici presteranno le ore ma siamo lontani dalla reale operatività. Gli Ospedali di Comunità erano 153 attivi su 592 previsti, circa il 26%, contro un target minimo di 307, sarà stato fatto qualche avanzamento ma non si sa in che misura e se effettivamente funzionanti.  Il tema dei medici di famiglia è stato intanto risolto con l’accordo per 6 I RITARDI Poche ore settimanali nelle Case di Comunità. «Era solo un dettaglio organizzativo – sottolinea Cartabellotta - la vera domanda è quando queste Case saranno pronte a offrire servizi ai pazienti. Oggi non lo sappiamo».  Senza strutture funzionanti resta irrisolta la lacuna delle cure di prossimità alternative all’ospedale.  Il risultato? Reparto di Pronto soccorso caotici e iperaffollati, pieni di codici a bassa urgenza che lì ci finiscono perché non hanno alternative, soprattutto nei weekend e nei festivi. Schillaci ha rivendicato l’importanza dell’accordo con i MMG e ha detto di «stare ragionando anche sui medici ospedalieri su base volonle “Case” attive taria». Ha annunciato che presto sarà disponibile un elenco delle Case e dei servizi per aiutare i cittadini a individuare la struttura più vicina. Ha ammesso però che alcune Regioni sono più avanti e che anche reperire infermieri è «una sfida ardua».   La situazione è a macchia di leopardo.  Solo in alcune aree del Nord l’operatività è compiuta o quasi. Al Sud il ritardo è evidente. In Campania, partita in anticipo con le AFT aperte 12 ore, molti camici bianchi lavorano in strutture vuote.  Mancano cestini per rifiuti speciali, elettrocardiografi, spirometri, ecografi. Alcuni portano gli strumenti da casa. L’infrastruttura informatica per l’anagrafe degli assistiti è ancora a zero. Senza quella non partono medicina d’iniziativa, screening e vaccini contro zoster e pneumococco per anziani e fragili. Alla ASL Salerno, con un territorio vastissimo e molti comuni disagiati, sono previste 33 Case di Comunità e 8 Ospedali di Comunità. Il manager Gennaro Sosto, vicepresidente vicario di Federsanità Anci, ha cercato di partire il 1° luglio. Per gli infermieri ha scorso tutte le graduatorie: su 800 hanno risposto 300. Per altri 60 posti ha dovuto usare reclutamenti eccezionali e onerosi. «Una misura temporanea, solo per aprire entro i tempi PNRR», spiega. Il target nazionale rimodulato per i rincari del 30% prevede 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. «Staremo a vedere dove e con quali servizi», conclude Cartabellotta. Il rischio è che la sanità di prossimità resti più nei documenti che nei territori.  ---End text---  Author: ETTORE MAUTONE  Heading:   Highlight:   Image:I RITARDI Poche le “Case” attive -tit_org- Ospedali e Case di prossimità Gimbe attacca: «Scatole vuote»   -se
c_org-
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		<tp:writer>Ettore Mautone</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Vita o aborto, qual è il 'diritto'? ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201728104584.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 18 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 02 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nelle relazioni al Parlamento sulla 194 solo numeri di interruzioni di gravidanza e niente "preferenza per la nascita"</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 05:17:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Vita o aborto, qual è il “diritto”? Nelle relazioni al Parlamento sulla 194 solo numeri di interruzioni di gravidanza e niente “preferenza per la nascita”  L’  articolo 16 della legge 22 maggio 1978 n. 194 fa obbligo al ministro della Salute e al ministro della Giustizia di riferire al Parlamento ogni anno sulla attuazione della medesima legge anche in ordine alla prevenzione. Questa disposizione ha evidentemente lo scopo di stimolare un controllo da parte dell’organo legislativo anche in vista di possibili modifiche normative. Purtroppo, le polemiche infuocate che hanno accompagnato la discussione e l’approvazione della legge 194, i referendum del 1981 e i dibattiti successivi, hanno reso quasi assente e comunque rigido il dibattito sulle annuali relazioni ministeriali.  Il Movimento per la Vita ha sempre attribuito importanza alle relazioni ministeriali e per molti anni ha sempre fatto seguire un proprio commento, che talora ha assunto la forma di un vero e proprio rapporto alternativo e comunque integrativo di quello ministeriale.  L’ultima relazione presenta i dati definitivi del 2022 e alcuni di essi meritano una riflessione.  dati che meritano una riflessione. Il numero degli aborti compiuti nel 2022 ammonta 65.661 con un incremento del 3,2% rispetto al 2021 quando sono state notificate 63.653 Ivg (+2.008 casi); è aumentato il ricorso all’aborto farmacologico (Ru486, definita da Lejeune «pesticida anti umano») in seguito anche alla circolare del 12 agosto 2020 del Ministero della Salute (Aggiornamento delle “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con Mifepristone e prostaglandine”); in aumento anche la distribuzione della pillola dei 5 giorni dopo (Ulipristal acetato, commercialmente noto come EllaOne) passata da 266.567 confezioni nel 2020 a 444.730 nel 2022 (incremento del 27,7% rispetto all’anno precedente, e del 66,8% rispetto al 2020, quando è stata approvata la determina che ha eliminato l’obbligo di prescrizione anche per le minorenni); analogo trend in crescita per il ricorso alla pillola del giorno dopo (Norlevo, Levonelle): da 284.376 a 303.407 confezioni  (incremento del 6,7% rispetto all’anno precedente, e del 4,8% rispetto al 2020). Questi prodotti – pillola dei 5 giorni dopo e del giorno dopo – sono contrabbandati come “contraccettivi di emergenza”, ma in realtà sono idonei ad alterare la mucosa uterina in modo da respingere e quindi uccidere il piccolissimo figlio già formato, come risulta dai pareri del Comitato nazionale per la Bioetica e dell’Istituto superiore di Sanità, confermati da studi internazionali.  E allora è doveroso porre la domanda più fondamentale e conturbante di tutte, perché mette in crisi il giudizio di un perfetto funzionamento della legge: «Il concepito è un essere umano?».  La risposta positiva è stata data più volte dal Comitato nazionale per la Bioetica, ma anche dalla Corte costituzionale nel momento stesso in cui ha legittimato l’aborto volontario (sentenza n. 27 del 1975) e quando nel 1997 (sentenza n. 35) ha affermato che il riconoscimento del diritto alla vita del concepito è contenuto anche nell’articolo 1  della legge 194/1978. Nelle sentenze 229 del 2015 e 84 del 2016 la Corte ha detto che l’embrione umano non è una cosa; dunque è qualcuno. In caso di dubbio residuale chiediamo: «Il principio di precauzione vale solo nel campo ecologico o riguarda in primo luogo la vita umana?».  Quando un barcone di migranti naufraga le ricerche devono continuare finché residua anche il minimo dubbio dell’esistenza in vita anche solo di un naufrago. La relazione ministeriale non dice se l’applicazione della legge ha aiutato a nascere dei bambini, e nulla si dice sul sostegno al volontariato che in quarant’anni ha salvato quasi 300.000 bambini in viaggio verso la nascita e restituito serenità e fiducia alle loro mamme. Perché? Un altro ordine di interrogativi riguarda la prevenzione, che tra l’altro dovrebbe essere contemplata nella relazione la quale continua ad affidare la prevenzione alla sola contraccezione non considerando tra l’altro che la cosid
detta “contraccezione di emergenza”, se il concepimento è avvenuto, è uno strumento abortivo – e non riflette sul fatto che gli altri Stati del mondo in cui la contraccezione è più diffusa sono più alti gli indicatori degli aborti (tasso di abortività e rapporto di abortività).  Tuttavia, in tema di prevenzione dell’aborto la domanda seria è questa: «È vero o no che il massimo fattore di prevenzione dell’aborto è il riconoscimento dell’individualità umana del figlio che restituisce alla donna l’istinto di maternità e il coraggio di affrontare le difficoltà?»; «cosa ha fatto lo Stato in questa direzione a livello culturale ed educativo?». Eppure la legge parla di tutela della vita umana fin dall’inizio, di rimozione delle cause che conducono all’aborto, di offerta di alternative.  Cosa lo Stato e le strutture pubbliche hanno fatto e fanno in questa direzione non è dato sapere. Ancora una volta emerge dalla relazione una carenza che non possiamo ignorare: l'attenzione è concentrata quasi esclusivamente sul numero degli aborti, mentre resta in ombra la cosiddetta “preferenza per la nascita” a cui è collegato il diritto all’obiezione di coscienza – trascurato anch’esso nella relazione –, ulteriore conferma della piena umanità dei figli concepiti, esseri umani come noi. Dunque l’aborto legale è l’ingiustizia estrema, perché consente l’uccisione dei più piccoli, indifesi, innocenti e poveri tra gli esseri umani; un numero di vittime la cui estensione non è certo inferiore a quella delle guerre.  La debolezza della cosiddetta preferenza per la nascita è dovuta alla mancanza di un riconoscimento forte e chiaro che il concepito è un essere umano a pieno titolo.  È urgente uno sforzo comune perché il riconoscimento del concepito come uno di noi divenga patrimonio comune della intera società italiana perché conforme alla ragione, alla scienza moderna, alla cultura giuridica che ha per fondamento la dignità umana, l’eguaglianza e i diritti dell’uomo. Auspichiamo che tutte le istituzioni pubbliche a ogni livello promuovano iniziative per aiutare le madri e le famiglie in difficoltà a causa di una gravidanza difficile o non attesa affinché ogni figlio possa comunque essere accolto. Che il riconoscimento della dignità umana e del conseguente diritto alla vita di tutti sia ragione di riconciliazione e dialogo nella società civile! Presidente Movimento per la Vita italiano  ---End text---  Author: MARINA CASINI  Heading:   Highlight:   Image:La presidente del MpV, Marina Casini -tit_org- Vita o aborto, qual è il ‘diritto’?   -sec_org-
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		<tp:writer>MARINA CASINI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Autonomia, la destra strozza il dibattito ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201728204581.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 02 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 05:17:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[PROTESTE I GIALLOROSA SCRIVONO A LA RUSSA: “MUSUMECI E SCHILLACI VENGANO IN COMMISSIONE”  Autonomia, la destra strozza il dibattito  F  ermare tutto, prima che la destra possa fare altri danni. Le opposizioni unite scrivono al presidente del Senato Ignazio La Russa con una richiesta semplice: riaprire i termini per le audizioni sulle pre-intese di autonomia differenziata con quattro Regioni del Nord, ovvero Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria. In particolare, la minoranza chiede di ascoltare in commissione il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci e il collega Orazio Schillaci, titolare della sanità, due delle materie non-lep coinvolte nel trasloco di funzioni stabilito dalle pre-intese. La Lega però non sente ragioni: “Non possiamo più tollerare bugie”.  Il dibattito sull’autonomia si riaccende anche grazie ai pareri del Servizio del bilancio di Camera e Senato svelati dal Fatto la scorsa settimana. I tecnici del parlamento hanno rilevato diverse anomalie negli accordi con le Regioni, sia sui costi – spesso poco chiari e con passaggi approssimativi nelle intese – sia per i rischi di incostituzionalità, visto che la Consulta ha già messo in guardia dal creare cittadini di serie A e di serie B. Le obiezioni sono state confermate in questi giorni dall’Ufficio parlamentare di Bilancio, motivo per cui Pd, M5S, Avs e Iv incalzano la Russa chiedendo di valutare “la riapertura dei termini delle audizioni” e “sospendere la prosecuzione dell’iter fino al completamento dell’is truttoria parlamentare” sulle criticità delle pre-intese, promuovendo “l’audizione” di Musumeci e Schillaci per “i necessari chiarimenti sui profili costituzionali, organizzativi e finanziari”.   LE PREOCCUPAZIONI giallorosa sono identiche alla Camera, dove ieri in commissione Affari sociali è arrivato il parere favorevole ai testi sottoscritti con le Regioni.  Un sì al pacchetto unico, come del resto  identiche tra loro sono le intese con le Regioni, come se avessero tutte le stesse necessità. I 5Stelle Marianna Ricciardi, Carmen Di Lauro, Gilda Sportiello e Andrea Quartini mettono in guardia dal tentativo di “spaccare ulteriormente un Paese già disunito”. Da Avs Peppe De Cristofaro parla di una “destra contro la Costituzione”. Ma la Lega fa muro. Il destino dell’autonomia è tutto da vedere (servono ancora i passaggi in Aula), ma il partito non può permettersi di perdere questa bandierina. E così Paolo Tosato liquida le obiezioni come “fake news”: “In commissione sono stati ascoltati tutti gli attori coinvolti e lavoriamo anche al ddl per la determinazione dei Lep”. Così pure la collega Elena Maccanti, che ringrazia “il ministro Calderoli”e tira dritto: “È una riforma fondamentale, dalla sinistra uno spettacolo deludente”.  ---End text---  Author: Lorenzo Giarelli  Heading:   Highlight:   Image:Banderina Roberto Calderoli FOTO ANSA -tit_org- Autonomia, la destra strozza il dibattito   -sec_org-
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		<tp:writer>Lorenzo Giarelli</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Covid, il Pd denuncia: accordo del governo con società vicina a Fdl ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201729204579.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201729204579.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 02 Jul 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Interrogazione dem sui termini di una presunta transazione con JC Electronics, azienda in causa per lo stop alle mascherine</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 05:17:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Covid, il Pd denuncia: accordo del governo con società vicina a FdI Interrogazione dem sui termini di una presunta transazione con JC Electronics, azienda in causa per lo stop alle mascherine  la società al centro delle accuse contro la gestione dell’emergenza Covid. Ed è la società con la quale il governo avrebbe chiuso una transazione milionaria. È l’accusa contenuta nell’interrogazione urgente presentata dal gruppo del Partito democratico al ministro della Salute Orazio Schillaci, che oggi sarà chiamato a rispondere alla Camera. Al centro c’è la JC Electronics Italia, l’azienda che aveva ottenuto in primo grado un risarcimento («dopo una sentenza abnorme» aveva detto l’ex premier Conte) da oltre 203 milioni di euro nei confronti della presidenza del Consiglio e del ministero della Salute. La stessa azienda che, come raccontato da Repubblica, in passato aveva finanziato  È  FdI e il cui fondatore, Dario Bianchi, è presenza fissa alle iniziative di partito, da Atreju alla manifestazione di poche settimane fa in Sardegna.  È proprio questa la contraddizione che il Pd porta oggi in Parlamento. Se la transazione fosse stata realmente sottoscritta, osservano i deputati nell’interrogazione, risulterebbe singolare che della vicenda non si sia mai discusso in commissione dove Jc è protagonista. La vicenda nasce dalla sentenza del tribunale civile di Roma depositata il 7 novembre 2024. I giudici hanno condannato presidenza e ministero, in solido, al pagamento di 203 milioni in relazione alla risoluzione del contratto (stipulato dalla Protezione civile) per la fornitura di mascherine KN95 stipulato nel marzo del 2020, nei giorni più drammatici della pandemia. Secondo la struttura commissariale quelle mascherine non erano buone. Mentre gli imprenditori lamentano di aver ricevuto un danno, riconosciuto in primo grado. Ma è proprio leggendo gli atti richiamati nell’interrogazione che, secondo il Pd, emergono i punti più controversi. La consulenza tecnica d’ufficio aveva infatti concluso che «i risultati delle prove eseguite, viste le carenze riscontrate, non consentono di affermare con certezza la rispondenza» delle mascherine agli standard tecnici richiesti. Non solo. Gli stessi consulenti avevano prospettato tre diversi scenari economici. Il primo «escludeva ogni pretesa creditoria della società attrice» e prevedeva addirittura la restituzione di quanto già percepito e il pagamento dei costi di custodia. Il secondo quantificava il possibile risarcimento in 8,2 milioni di euro. Soltanto il terzo arrivava ai 203 milioni poi riconosciuti dal tribunale. Anche il consulente tecnico del ministero della Salute aveva aderito integralmente alla prima ipotesi,  contestando le altre e parlando, tra l’altro, di errori nei conteggi, colli inesistenti e di una stima del lucro cessante costruita sui prezzi massimi registrati durante l’emergenza.  Il tribunale era andato in senso contrario. Quella decisione era stata nel frattempo però impugnata in appello, con richiesta di sospensiva. «Risulta però - scrivono i deputati del Pd - che sia stato sottoscritto un atto di definizione transattiva». Per questo chiedono al ministro Schillaci di chiarire se il governo abbia realmente firmato un accordo con JC Electronics, se la scelta sia stata preceduta da un parere dell’Avvocatura e soprattutto «per quali ragioni non si sia ritenuto di attendere quantomeno lo svolgimento del giudizio di appello», considerato che la stessa consulenza tecnica prospettava un esito potenzialmente molto più favorevole per l’amministrazione.  ---End text---  Author: GIULIANO FOSCHINI  Heading:   Highlight: il personaggio Dario Bianchi Il fondatore di Jd Electronics ha partecipato ad Atreju e altre iniziative di FdI  Image:Operatori sanitari con tute mediche e mascherine nella terapia intensiva del Sant’Orsola di Bologna ai tempi del Covid T -tit_org- Covid, il Pd denuncia: accordo del governo con società vicina a Fdl   -sec_org-
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		<tp:writer>Giuliano Foschini</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Fine vita, il dispositivo della discordia il malato sblocca il farmaco con gli occhi ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201729304580.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201729304580.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 21 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 02 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 05:17:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fine vita, il dispositivo della discordia il malato sblocca il farmaco con gli occhi  il caso  di MICHELE BOCCI FIRENZE  nell’ospedale e a breve verrà portato nella sede di un’azienda specializzata in certificazioni tecniche. Uno schermo, un cavo e una pompa da infusione: è composto da pochi pezzi, che operano grazie a un software, il macchinario messo a punto dal Cnr per il suicidio assistito di Libera, la donna che poteva muovere solo gli occhi e con quelli, il 25 marzo scorso, ha avviato la somministrazione del farmaco letale. Da pochi giorni la disponibilità dello strumento è della Asl Toscana Nord-Ovest, che si sta adoperando perché nel giro di 3-4 settimane possa essere usato per altri casi, anche mettendolo a disposizione di pazienti di altre regioni. Già adesso ne avrebbe bisogno una donna napoletana colpita dalla Sla e che viene assistita dall’avvocata Filomena Gallo dell’associazione Coscioni, che già aveva seguito il caso di Libera.  Dopo le polemiche sulle prese di posizione del Cnr di fronte alle commissioni Sanità e Giustizia del Senato, che ormai da mesi stanno lavorando senza successo a una legge sul fine vita e hanno sentito i vertici del Consiglio nazionale delle ricerche, la situazione potrebbe essere sbloccata dalla Asl Toscana.  Il macchinario è da poco nella sua disponibilità e Estar, l’ente regionale che fa gli acquisti del sistema sanitario, avrebbe già individuato una società che si occupa di certificazioni tecniche di funzionalità.  La strumentazione, infatti, era stata preparata dal Cnr per Libera sulla base dell’ordinanza del giudice,  È  che prendeva in considerazione solo il suo caso. Per renderla disponibile anche ad altri pazienti è necessaria un certificazione specifica, che il Cnr non ha potuto fare. Se ne occuperà quindi la Asl toscana. «Riteniamo importante che questa attrezzatura, già utilizzata in un caso, possa essere a disposizione di chiunque vuole esercitare il diritto riconosciuto dalla Corte Costituzionale», dice Monia Monni, assessora alla Salute della Toscana.  «Il dispositivo consiste in un monitor come quelli utilizzati da tempo dai malati che non si possono muovere, ad esempio chi è colpito dalla Sla», dice Paolo Malacarne, che ha assistito Libera ed è l’unico medico ad aver visto il macchinario all’opera. «Grazie al puntatore oculare, che si sposta quindi con lo sguardo, il paziente può indicare varie aree dello schermo. In una c’è il segnale di stop, che è sempre presente, in un’altra quello per il via alla somministrazione». Il sistema richiede che il paziente esprima tre volte la volontà di procedere. «Collegata allo schermo con un cavo – ricorda Malacarne - c’è una pompa infusionale di quelle comunemente usate negli ospedali. Si tratta di uno strumento nel quale passa il deflussore della flebo che contiene il farmaco, cioè tubicino di plastica che entra nella vena. Quando il paziente dà il via libera, la pompa fa passare il medicinale». Malacarne, anestesista pisano in pensione, ha  seguito vari malati che hanno scelto il suicidio assistito, e ha una sua idea riguardo al dispositivo azionato con gli occhi. «Premetto che siamo di fronte a una colossale ipocrisia – dice -. Non vedo perché bisogna sottoporre la persona sofferente all’ulteriore sofferenza di far partire questo marchingegno, con ad esempio la paura che si inceppi.  Ma detto questo, visto che è necessario usarlo e funziona facilmente, come ho potuto verificare personalmente, allora che almeno venga messo a disposizione di tutti.  Non ci si blocchi in una seconda ipocrisia, quella della burocrazia».  La vera innovazione è il software del Cnr, che permette appunto di mettere in comunicazione strumenti comunemente utilizzati, cioè il puntatore oculare e la pompa da infusione. Con il sistema si potrebbe somministrare qualunque farmaco, non solo quelli per il fine vita. «Il Cnr ha realizzato un programma importante. Potrebbe essere usato da tanti malati anche con altre finalità – dice Filomena Gallo – E quindi dovrebbe essere disponibile per tutte le Asl». Riguardo alla paziente di Napoli, l’avvocata del
l’associazione Coscioni spiega che «è peggiorata, è stata ricoverata e dimessa di recente. Attendiamo che quanto necessario venga fornito in tempi brevi affinché possa esercitare la sua libera scelta.  Aspetta ormai da oltre un anno e gli ostacoli burocratici non devono essere ostacoli all’esercizio del diritto».  ---End text---  Author: MICHELE BOCCI  Heading:   Highlight: L’impianto è stato usato per il suicidio assistito di Libera Il Cnr non lo ha certificato, si muove la Toscana: “Lo daremo ad altri, è un diritto”  Image:Sopra e in alto, due foto del dispositivo per il fine vita. A sinistra, Paolo Malacarne, il medico che lo ha visto all’opera T -tit_org- Fine vita, il dispositivo della discordia il malato sblocca il farmaco con gli occhi   -sec_org-
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		<tp:writer>Michele Bocci</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La salute torna nei portafogli globali Il Pharma va verso un nuovo ciclo ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/07/02/2026070201733804589.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 18 di <b>"VERITÀ" </b>  del 02 Jul 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 05:17:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[La salute torna nei portafogli globali Il Pharma va verso un nuovo ciclo  Dopo la normalizzazione post Covid, il settore accelera tra pillole anti-obesità e cura delle malattie rare Negli Usa la spesa supera i 6.000 miliardi di dollari, mentre Piazza Affari perde il gioiello Recordati  n Dopo l’e c c ezionale corsa della pandemia, il settore sanitario e farmaceutico globale ha attraversato una lunga fase di normalizzazione. Sulle distanze di tre e cinque anni il comparto è rimasto indietro rispetto alle azioni mondiali, salvo il boom dei farmaci contro obesità e diabete. Negli ultimi mesi del 2025 e nella prima metà del 2026, però, la ripresa ha accelerato e lascia intravedere l’avvio di un nuovo ciclo.  «Dopo l’eccezionale sovraperformance del periodo pandemico, il comparto ha vissuto una fisiologica stagione di normalizzazione dei multipli, ma oggi il settore farmaceutico sta attraversando una fase di profonda mutazione strutturale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. Il ritorno di interesse dei gestori, aggiunge, è sostenuto da fusioni e acquisizioni e dalla ricerca di segmenti ad alta marginalità, in particolare malattie rare e immunodiagnostica.  In Europa, lo Stoxx Europe 600 Health Care segnava a giugno un rialzo annuale del 12,87%. La ripartenza coincide con l’uscita dai titoli più legati all’emergenza Covid: società come Diasorin hanno risentito della caduta della domanda di test, ma puntano ora su acquisizioni, come Luminex, e su nuovi prodotti diagnostici. Per l’Italia la farmaceutica resta un pilastro industriale, con 56 miliardi di produzione e un export che vale oltre il 9% del manifatturiero nazionale. Le malattie rare sono la frontiera più redditizia, grazie a protezioni brevettuali robuste e barriere competitive elevate.   Il caso Recordati fotografa bene questa trasformazione.  Dopo oltre quarant’anni in Borsa e una performance del 10.240% dal 1984, il gruppo si avvia al delisting entro il quarto trimestre 2026. Cvc Capital Partners e Gbl hanno lanciato un’Opa totalitaria da 51,29 euro per azione, ex dividendo, per circa 10,8 miliardi. L’obiettivo è gestire fuori dal mercato una crescita più aggressiva e valorizzare la divisione delle malattie rare.  «Il fatto che aziende eccellenti lascino la Borsa proprio  nelle fasi di rally non è una contraddizione, ma il sintomo di un limite strutturale di Piazza Affari», osserva Gaziano. Il private equity, secondo l’analista, interviene per «sbloccare valore» dove il mercato pubblico fatica a riconoscere multipli di crescita di lungo periodo, impoverendo un listino già povero di alternative nel pharma e nel biotech.  Negli Stati Uniti, intanto, il miglioramento del quadro politico sui prezzi dei farmaci ha restituito visibilità agli  investitori. Gli accordi dell’amministrazione Trump con Pfizer, Eli Lilly e Novo Nordisk hanno chiarito regole e rimborsi, mentre la spesa sanitaria è attesa oltre i 6.000 miliardi di dollari nel 2026. A trainarla sono i Glp-1: quasi un adulto su cinque li avrebbe già assunti almeno una volta.  In uno scenario di maggiore volatilità, conclude Gaziano, solidità patrimoniale e natura difensiva potrebbero riportare la salute al centro delle scelte di portafoglio.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: GIANLUCA BALDINI  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- La salute torna nei portafogli globali Il Pharma va verso un nuovo ciclo   -sec_org-
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