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		<tp:ocr><![CDATA[-Tracciabilità, sicurezza e conformità UE con gli standard GS1Milano, 22 giu. (askanews) – (In collaborazione con GS1 Italy) – La sanità italiana rischia di arrivare impreparata alle prossime scadenze europee sulla sicurezza e la tracciabilità di farmaci e dispositivi medici. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Fondazione GIMBE con il supporto di GS1 Italy, presentata a Milano. I numeri raccontano una supply chain ancora poco digitalizzata: oltre l’80% delle strutture trascrive manualmente i dati dei farmaci in ingresso e quasi la metà non integra i sistemi di magazzino con le cartelle cliniche elettroniche. Un ritardo che potrebbe pesare soprattutto in vista dell’entrata in vigore, nel 2027, del nuovo sistema europeo anticontraffazione dei farmaci.Un quadro che evidenzia la necessità di accelerare il percorso di innovazione del Servizio Sanitario Nazionale e di intervenire rapidamente sulle principali criticità organizzative e tecnologiche.”La priorità principale è quella di dare chiarezza al quadro normativo, perché mancano ancora oggi quattro decreti attuativi, e anche alle procedure operative che le aziende sanitarie ospedaliere devono applicare per essere adempienti alle normative europee. Il secondo è un tema infrastrutturale, perché molte realtà hanno ancora processi parzialmente o totalmente cartacei e hanno magazzini che non sono digitalizzati o robotizzati. Il terzo è un tema di formazione di professionisti, sia per quanto riguarda le digital skills che le tematiche di queste normative. Infine, è assolutamente fondamentale che la filiera possa integrare tutte queste informazioni fin dalla nascita dei prodotti” ha dichiarato Marco Mosti, Direttore generale di Fondazione GIMBE.Tra le possibili soluzioni c’è l’adozione degli standard globali GS1, già utilizzati a livello internazionale per garantire identificazione univoca, tracciabilità e interoperabilità lungo tutta la filiera sanitaria. Strumenti che possono supportare gli ospedali sia nell’adeguamento alle normative europee sia nel miglioramento dell’efficienza dei processi e della sicurezza delle cure.”Gli standard GS1 non sono solo un codice a barre da posizionare su un farmaco o su un dispositivo medico, perché questo richiede la compliance normativa attuale, ma sono un fattore abilitante che entra in tutti i processi ospedalieri: dalla logistica in ingresso fino alla cura del paziente in un reparto ospedaliero, addirittura fino al letto della persona assistita” ha aggiunto Giada Necci, Industry Engagement Senior Manager di GS1 Italy. Secondo gli esperti, la digitalizzazione della supply chain sanitaria non rappresenta soltanto un obbligo normativo, ma un’opportunità concreta per migliorare la gestione di farmaci e dispositivi medici, ridurre gli errori e rafforzare la sicurezza dei pazienti. Una sfida che il sistema sanitario italiano è chiamato ad affrontare nei prossimi mesi, prima delle importanti scadenze europee previste per il 2027.Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrierediancona.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Sanità digitale: le criticità del sistema Italia - Corriere di Palermo ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/22/2026062201783506123.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"corrieredipalermo.it" </b>  del 22 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Tracciabilità, sicurezza e conformità UE con gli standard GS1 Milano, 22 giu. (askanews) - (In collaborazione con GS1 Italy) - La sanità italiana rischia di arrivare impreparata alle prossime scadenze europee sulla sicurezza e la tracciabilità di farmaci e dispositivi medici. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Fondazione GIMBE con il supporto di [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:47:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-Tracciabilità, sicurezza e conformità UE con gli standard GS1Milano, 22 giu. (askanews) – (In collaborazione con GS1 Italy) – La sanità italiana rischia di arrivare impreparata alle prossime scadenze europee sulla sicurezza e la tracciabilità di farmaci e dispositivi medici. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Fondazione GIMBE con il supporto di GS1 Italy, presentata a Milano. I numeri raccontano una supply chain ancora poco digitalizzata: oltre l’80% delle strutture trascrive manualmente i dati dei farmaci in ingresso e quasi la metà non integra i sistemi di magazzino con le cartelle cliniche elettroniche. Un ritardo che potrebbe pesare soprattutto in vista dell’entrata in vigore, nel 2027, del nuovo sistema europeo anticontraffazione dei farmaci.Un quadro che evidenzia la necessità di accelerare il percorso di innovazione del Servizio Sanitario Nazionale e di intervenire rapidamente sulle principali criticità organizzative e tecnologiche.”La priorità principale è quella di dare chiarezza al quadro normativo, perché mancano ancora oggi quattro decreti attuativi, e anche alle procedure operative che le aziende sanitarie ospedaliere devono applicare per essere adempienti alle normative europee. Il secondo è un tema infrastrutturale, perché molte realtà hanno ancora processi parzialmente o totalmente cartacei e hanno magazzini che non sono digitalizzati o robotizzati. Il terzo è un tema di formazione di professionisti, sia per quanto riguarda le digital skills che le tematiche di queste normative. Infine, è assolutamente fondamentale che la filiera possa integrare tutte queste informazioni fin dalla nascita dei prodotti” ha dichiarato Marco Mosti, Direttore generale di Fondazione GIMBE.Tra le possibili soluzioni c’è l’adozione degli standard globali GS1, già utilizzati a livello internazionale per garantire identificazione univoca, tracciabilità e interoperabilità lungo tutta la filiera sanitaria. Strumenti che possono supportare gli ospedali sia nell’adeguamento alle normative europee sia nel miglioramento dell’efficienza dei processi e della sicurezza delle cure.”Gli standard GS1 non sono solo un codice a barre da posizionare su un farmaco o su un dispositivo medico, perché questo richiede la compliance normativa attuale, ma sono un fattore abilitante che entra in tutti i processi ospedalieri: dalla logistica in ingresso fino alla cura del paziente in un reparto ospedaliero, addirittura fino al letto della persona assistita” ha aggiunto Giada Necci, Industry Engagement Senior Manager di GS1 Italy. Secondo gli esperti, la digitalizzazione della supply chain sanitaria non rappresenta soltanto un obbligo normativo, ma un’opportunità concreta per migliorare la gestione di farmaci e dispositivi medici, ridurre gli errori e rafforzare la sicurezza dei pazienti. Una sfida che il sistema sanitario italiano è chiamato ad affrontare nei prossimi mesi, prima delle importanti scadenze europee previste per il 2027.   
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		<title><![CDATA[Sanità digitale: le criticità del sistema Italia ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/22/2026062203134406180.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"corriereflegreo.it" </b>  del 22 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Tracciabilità, sicurezza e conformità UE con gli standard GS1 Milano, 22 giu. (askanews) - (In collaborazione con GS1 Italy) - La sanità italiana rischia di arrivare impreparata alle prossime scadenze europee sulla sicurezza e la tracciabilità di farmaci e dispositivi medici. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Fondazione GIMBE con il supporto di [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 14:07:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Farmaci falsi: Italia in ritardo - Il Corriere Nazionale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/22/2026062201679105063.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"corrierenazionale.net" </b>  del 22 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Voleva dimagrire e aveva acquistato online un farmaco a base di semaglutide senza prescrizione medica. Invece si è ritrovata in coma. È accaduto a una donna di…</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:00:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.corrierenazionale.net/2026/06/22/farmaci-falsi-italia-in-ritardo/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Farmaci falsi: Italia in ritardo		Ambiente, Natura & Salute                	Medicinali acquistati online: il canale digitale resta uno dei principali vettori del commercio di farmaci contraffatti (ph. web)                    Di Giovanni Ierfone            Del 22 Giugno 2026 alle ore 07:30                Le operazioni Shield VI e Pangea XVIII hanno portato al sequestro di oltre 51 mila dosi di farmaci illegali o contraffatti, alla segnalazione di 42 siti web e all’avvio di decine di indagini sul traffico online. A rilento il sistema europeo anticontraffazioneVoleva dimagrire e aveva acquistato online un farmaco a base di semaglutide senza prescrizione medica. Invece si è ritrovata in coma. È accaduto a una donna di 31 anni della provincia di Padova. La fiala conteneva insulina e il prodotto, venduto attraverso un sito non autorizzato, era contraffatto. Non si tratta di un episodio isolato. È piuttosto il segnale di una vulnerabilità che riguarda l’intero sistema di controllo dei medicinali. L’architettura europea pensata per impedire l’ingresso di farmaci falsificati nella filiera legale non è ancora pienamente operativa in Italia. Un ritardo che non riguarda solo le scrivanie dei ministeri, ma coinvolge istituzioni, ospedali, farmacie e pazienti. Una direttiva a metàLa direttiva europea sui medicinali falsificati (Falsified Medicines Directive), che introduce confezioni tracciabili e sistemi anti-manomissione, è diventata operativa nella maggior parte dei Paesi europei nel 2019. L’Italia ha ottenuto una deroga di sei anni grazie al proprio sistema storico del bollino farmaceutico. La deroga è terminata l’8 febbraio 2025 con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 10. Il nuovo sistema prevede per ogni confezione un codice Data Matrix contenente cinque informazioni essenziali: prodotto, lotto, scadenza, numero seriale e AIC, oltre a un dispositivo anti-manomissione. È stato tuttavia previsto un periodo di stabilizzazione fino all’8 febbraio 2027, durante il quale il vecchio bollino può convivere con il nuovo sistema digitale. Nella stessa fase transitoria, le sanzioni previste, fino a 140 mila euro, risultano di fatto applicate solo in misura limitata. I decreti che mancanoIl decreto del 2025 necessita di una serie di provvedimenti attuativi, con scadenze fissate tra 30 e 90 giorni dall’entrata in vigore. Tra questi figura il provvedimento sull’interoperabilità tra l’archivio nazionale e la banca dati centrale europea, che avrebbe dovuto essere adottato entro il 9 aprile 2025. Secondo il più recente report della Fondazione GIMBE, realizzato in collaborazione con GS1 Italy, quattro dei nove principali provvedimenti previsti risultano ancora mancanti, inclusi quelli relativi alla banca dati centrale. Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, questi ritardi rischiano di rallentare la transizione verso il nuovo sistema, che rappresenta una misura di sicurezza pubblica prima ancora che un aggiornamento tecnologico. Già durante le audizioni parlamentari dell’ottobre 2025 era emersa un’ulteriore criticità: tra i soggetti convocati non figuravano rappresentanti dei grossisti e dei distributori, attori centrali nella gestione logistica della filiera farmaceutica italiana. Ospedali: digitalizzazione a due velocitàL’indagine condotta da GIMBE su 79 dipartimenti farmaceutici distribuiti in 17 regioni fotografa una situazione disomogenea. Il 29,1% delle strutture non utilizza sistemi di lettura dei codici a barre; il 74,7% non dispone di magazzini automatizzati. Solo il 5,1% ha raggiunto una piena integrazione tra gestionale di magazzino e cartella clinica elettronica, mentre il 41,8% non presenta alcuna integrazione. Tra le principali criticità segnalate emergono l’assenza di automazione (59,5%), gli errori nella gesti
one delle scorte e della tracciabilità (41,8%) e le difficoltà di comunicazione tra farmacia ospedaliera e reparti (25,3%). Per Marco Mosti, direttore generale della Fondazione GIMBE, accanto a realtà particolarmente avanzate continuano a sopravvivere processi fortemente manuali che rischiano di rallentare l’adozione dei sistemi europei di verifica. Calabria, Molise e Valle d’Aosta non hanno partecipato all’indagine, le stesse regioni che su altri fronti, dalla spesa sanitaria ai consumi, mostrano da anni gli scarti più marcati rispetto al resto del Paese. Sequestri e controlli dei NAS durante operazioni contro il traffico di farmaci contraffatti e illegali (ph. IG)Il mercato illegale in crescita Mentre la transizione digitale procede lentamente, il traffico di farmaci contraffatti continua a rappresentare una minaccia concreta. Tra aprile e novembre 2025 l’operazione Shield VI, coordinata da Europol con il supporto del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, ha portato in Italia al sequestro di circa 2.800 confezioni e 18 mila unità posologiche di medicinali contraffatti, tra cui prodotti dimagranti, antibiotici e farmaci per la disfunzione erettile. Sono state inoltre sequestrate oltre 120 mila unità di sostanze dopanti, per un valore complessivo superiore a 550 mila euro. Tra i casi individuati figura anche un traffico di ossicodone ottenuto attraverso prescrizioni falsificate. Dal 10 al 23 marzo 2026 l’operazione internazionale Pangea XVIII, coordinata da Interpol in 90 Paesi, ha portato al sequestro di oltre sei milioni di unità di medicinali illegali o contraffatti. In Italia, i controlli effettuati negli hub aeroportuali di Napoli, Pisa, Roma e Venezia hanno consentito il sequestro di oltre 33 mila dosi, la segnalazione di 42 siti web e l’avvio di 24 nuove indagini. Considerati insieme, questi dati delineano un quadro chiaro: da una parte un sistema di tracciabilità ancora in fase di completamento, dall’altra un mercato illegale che continua a sfruttare acquisti online, spedizioni postali e canali di vendita non autorizzati. Cosa resta da fareDa qui all’8 febbraio 2027 restano da adottare almeno quattro provvedimenti attuativi, ridurre il divario digitale, che interessa numerose strutture sanitarie, e definire con maggiore chiarezza il ruolo di alcuni attori della filiera. Per Bruno Aceto, CEO di GS1 Italy, gli standard di tracciabilità possono trasformare un obbligo normativo in un’opportunità di modernizzazione. Ma ogni mese trascorso senza i provvedimenti mancanti restringe i tempi disponibili per completare la transizione. Cartabellotta sottolinea che senza investimenti in digitalizzazione, infrastrutture e formazione, il rischio è di generare nuove inefficienze mentre si correggono le vecchie.Per un’informazione completaConsulta anche gli articoli pubblicati su:Progetto RadiciIl Corriere NazionaleStampa ParlamentoCorriere PL					60			SHARES				Facebook				X				RSS Feed #FarmaciContraffatti #SanitàDigitale #SicurezzaFarmaci #SSN #TracciabilitàFarmaci contraffazione farmaci Italia        Last modified: Del 21 Giugno 2026 alle ore 21:54            Previous Story: Plas-stick dall’India per eliminare le microplastiche        	About the Author / Giovanni Ierfone		Lascia un commento Annulla rispostaIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento * Nome * Email * Sito web  ?		Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.Medicinali acquistati online: il canale digitale resta uno dei principali vettori del commercio di farmaci contraffatti (ph. web)Le operazioni Shield VI e Pangea XVIII hanno portato al sequestro di oltre 51 mila dosi di farmaci illegali o contraffatti, alla segnalazione di 42 siti web e all’avvio di decine di indagini sul traffico online. A rilento il sistema europeo anticontraffazioneVoleva dimagrire e aveva acquistato online un farmaco a base di semaglutide senza prescrizione medica. Invece si è ritrovata in coma. È accaduto a una donna di 31 anni della provincia di Padova. La fiala conteneva insulina e il prodotto, venduto attraverso un sito non autorizzato, era contraffatto. Non si tratta di un episodio isolato. È piuttosto il segnale di una vulnerabilità che riguarda l’intero sistema di controllo dei medicinali. L’architettura europea pensata per impedire l’ingresso di farmaci falsificati nella filiera legale non è ancora pienamente operativa in Italia. Un ritardo che non riguarda solo le scrivanie dei ministeri, ma coinvolge istituzioni, ospedali, farmacie e pazienti. Una direttiva a metàLa direttiva europea sui medicinali falsificati (Falsified Medicines Directive), che introduce confezioni tracciabili e sistemi anti-manomissione, è diventata operativa nella maggior parte dei Paesi europei nel 2019. L’Italia ha ottenuto una deroga di sei anni grazie al proprio sistema storico del bollino farmaceutico. La deroga è terminata l’8 febbraio 2025 con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 10. Il nuovo sistema prevede per ogni confezione un codice Data Matrix contenente cinque informazioni essenziali: prodotto, lotto, scadenza, numero seriale e AIC, oltre a un dispositivo anti-manomissione. È stato tuttavia previsto un periodo di stabilizzazione fino all’8 febbraio 2027, durante il quale il vecchio bollino può convivere con il nuovo sistema digitale. Nella stessa fase transitoria, le sanzioni previste, fino a 140 mila euro, risultano di fatto applicate solo in misura limitata. I decreti che mancanoIl decreto del 2025 necessita di una serie di provvedimenti attuativi, con scadenze fissate tra 30 e 90 giorni dall’entrata in vigore. Tra questi figura il provvedimento sull’interoperabilità tra l’archivio nazionale e la banca dati centrale europea, che avrebbe dovuto essere adottato entro il 9 aprile 2025. Secondo il più recente report della Fondazione GIMBE, realizzato in collaborazione con GS1 Italy, quattro dei nove principali provvedimenti previsti risultano ancora mancanti, inclusi quelli relativi alla banca dati centrale. Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, questi ritardi rischiano di rallentare la transizione verso il nuovo sistema, che rappresenta una misura di sicurezza pubblica prima ancora che un aggiornamento tecnologico. Già durante le audizioni parlamentari dell’ottobre 2025 era emersa un’ulteriore criticità: tra i soggetti convocati non figuravano rappresentanti dei grossisti e dei distributori, attori centrali nella gestione logistica della filiera farmaceutica italiana. Ospedali: digitalizzazione a due velocitàL’indagine condotta da GIMBE su 79 dipartimenti farmaceutici distribuiti in 17 regioni fotografa una situazione disomogenea. Il 29,1% delle strutture non utilizza sistemi di lettura dei codici a barre; il 74,7% non dispone di magazzini automatizzati. Solo il 5,1% ha raggiunto una piena integrazione tra gestionale di magazzino e cartella clinica elettronica, mentre il 41,8% non presenta alcuna integrazione. Tra le principali criticità segnalate emergono l’assenza di automazione (59,5%), gli errori nella gestione delle scorte e della tracciabilità (41,8%) e le difficoltà di comunicazione tra farmacia ospedaliera e reparti (25,3%). Per Marco Mosti, direttore generale della Fondazione GIMBE, accanto a realtà particolarmente avanzate continuano a sopravvivere processi fortemente manuali che rischiano di rallentare l’adozione dei sistemi eur
opei di verifica. Calabria, Molise e Valle d’Aosta non hanno partecipato all’indagine, le stesse regioni che su altri fronti, dalla spesa sanitaria ai consumi, mostrano da anni gli scarti più marcati rispetto al resto del Paese. Sequestri e controlli dei NAS durante operazioni contro il traffico di farmaci contraffatti e illegali (ph. IG)Il mercato illegale in crescita Mentre la transizione digitale procede lentamente, il traffico di farmaci contraffatti continua a rappresentare una minaccia concreta. Tra aprile e novembre 2025 l’operazione Shield VI, coordinata da Europol con il supporto del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, ha portato in Italia al sequestro di circa 2.800 confezioni e 18 mila unità posologiche di medicinali contraffatti, tra cui prodotti dimagranti, antibiotici e farmaci per la disfunzione erettile. Sono state inoltre sequestrate oltre 120 mila unità di sostanze dopanti, per un valore complessivo superiore a 550 mila euro. Tra i casi individuati figura anche un traffico di ossicodone ottenuto attraverso prescrizioni falsificate. Dal 10 al 23 marzo 2026 l’operazione internazionale Pangea XVIII, coordinata da Interpol in 90 Paesi, ha portato al sequestro di oltre sei milioni di unità di medicinali illegali o contraffatti. In Italia, i controlli effettuati negli hub aeroportuali di Napoli, Pisa, Roma e Venezia hanno consentito il sequestro di oltre 33 mila dosi, la segnalazione di 42 siti web e l’avvio di 24 nuove indagini. Considerati insieme, questi dati delineano un quadro chiaro: da una parte un sistema di tracciabilità ancora in fase di completamento, dall’altra un mercato illegale che continua a sfruttare acquisti online, spedizioni postali e canali di vendita non autorizzati. Cosa resta da fareDa qui all’8 febbraio 2027 restano da adottare almeno quattro provvedimenti attuativi, ridurre il divario digitale, che interessa numerose strutture sanitarie, e definire con maggiore chiarezza il ruolo di alcuni attori della filiera. Per Bruno Aceto, CEO di GS1 Italy, gli standard di tracciabilità possono trasformare un obbligo normativo in un’opportunità di modernizzazione. Ma ogni mese trascorso senza i provvedimenti mancanti restringe i tempi disponibili per completare la transizione. Cartabellotta sottolinea che senza investimenti in digitalizzazione, infrastrutture e formazione, il rischio è di generare nuove inefficienze mentre si correggono le vecchie.Per un’informazione completaConsulta anche gli articoli pubblicati su:Progetto RadiciIl Corriere NazionaleStampa ParlamentoCorriere PL					60			SHARES				Facebook				X				RSS Feed   
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/22/2026062201788906069.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronachedellacalabria.it" </b>  del 22 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Tracciabilità, sicurezza e conformità UE con gli standard GS1 Milano, 22 giu. (askanews) - (In collaborazione con GS1 Italy) - La sanità italiana rischia di arrivare impreparata alle prossime scadenze europee sulla sicurezza e la tracciabilità di farmaci e dispositivi medici. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Fondazione GIMBE con il supporto di [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:31:00 +0200</pubDate>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 14:07:00 +0200</pubDate>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 14:05:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Sanità digitale: le criticità del sistema Italia ]]></title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 12:53:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Milano, 22 giu. (askanews) – (In collaborazione con GS1 Italy) – La sanità italiana rischia di arrivare impreparata alle prossime scadenze europee sulla sicurezza e la tracciabilità di farmaci e dispositivi medici. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Fondazione GIMBE con il supporto di GS1 Italy, presentata a Milano. I numeri raccontano una supply chain ancora poco digitalizzata: oltre l’80% delle strutture trascrive manualmente i dati dei farmaci in ingresso e quasi la metà non integra i sistemi di magazzino con le cartelle cliniche elettroniche. Un ritardo che potrebbe pesare soprattutto in vista dell’entrata in vigore, nel 2027, del nuovo sistema europeo anticontraffazione dei farmaci.Un quadro che evidenzia la necessità di accelerare il percorso di innovazione del Servizio Sanitario Nazionale e di intervenire rapidamente sulle principali criticità organizzative e tecnologiche.”La priorità principale è quella di dare chiarezza al quadro normativo, perché mancano ancora oggi quattro decreti attuativi, e anche alle procedure operative che le aziende sanitarie ospedaliere devono applicare per essere adempienti alle normative europee. Il secondo è un tema infrastrutturale, perché molte realtà hanno ancora processi parzialmente o totalmente cartacei e hanno magazzini che non sono digitalizzati o robotizzati. Il terzo è un tema di formazione di professionisti, sia per quanto riguarda le digital skills che le tematiche di queste normative. Infine, è assolutamente fondamentale che la filiera possa integrare tutte queste informazioni fin dalla nascita dei prodotti” ha dichiarato Marco Mosti, Direttore generale di Fondazione GIMBE.Tra le possibili soluzioni c’è l’adozione degli standard globali GS1, già utilizzati a livello internazionale per garantire identificazione univoca, tracciabilità e interoperabilità lungo tutta la filiera sanitaria. Strumenti che possono supportare gli ospedali sia nell’adeguamento alle normative europee sia nel miglioramento dell’efficienza dei processi e della sicurezza delle cure.”Gli standard GS1 non sono solo un codice a barre da posizionare su un farmaco o su un dispositivo medico, perché questo richiede la compliance normativa attuale, ma sono un fattore abilitante che entra in tutti i processi ospedalieri: dalla logistica in ingresso fino alla cura del paziente in un reparto ospedaliero, addirittura fino al letto della persona assistita” ha aggiunto Giada Necci, Industry Engagement Senior Manager di GS1 Italy. Secondo gli esperti, la digitalizzazione della supply chain sanitaria non rappresenta soltanto un obbligo normativo, ma un’opportunità concreta per migliorare la gestione di farmaci e dispositivi medici, ridurre gli errori e rafforzare la sicurezza dei pazienti. Una sfida che il sistema sanitario italiano è chiamato ad affrontare nei prossimi mesi, prima delle importanti scadenze europee previste per il 2027.			Novità su Google: per aggiungere Lo Speciale tra le tue fonti preferite, clicca qui   
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		<tp:writer>Askanews</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità digitale: le criticità del sistema Italia - Notiziedi.it ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/22/2026062203135606176.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"notiziedi.it" </b>  del 22 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Tracciabilità, sicurezza e conformità UE con gli standard GS1 Milano, 22 giu. (askanews) - (In collaborazione con GS1 Italy) - La sanità italiana rischia di arrivare impreparata alle prossime scadenze europee sulla sicurezza e la tracciabilità di farmaci e dispositivi medici. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Fondazione GIMBE con il supporto di [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 14:06:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-Tracciabilità, sicurezza e conformità UE con gli standard GS1Milano, 22 giu. (askanews) – (In collaborazione con GS1 Italy) – La sanità italiana rischia di arrivare impreparata alle prossime scadenze europee sulla sicurezza e la tracciabilità di farmaci e dispositivi medici. È quanto emerge da una ricerca realizzata da Fondazione GIMBE con il supporto di GS1 Italy, presentata a Milano. I numeri raccontano una supply chain ancora poco digitalizzata: oltre l’80% delle strutture trascrive manualmente i dati dei farmaci in ingresso e quasi la metà non integra i sistemi di magazzino con le cartelle cliniche elettroniche. Un ritardo che potrebbe pesare soprattutto in vista dell’entrata in vigore, nel 2027, del nuovo sistema europeo anticontraffazione dei farmaci.Un quadro che evidenzia la necessità di accelerare il percorso di innovazione del Servizio Sanitario Nazionale e di intervenire rapidamente sulle principali criticità organizzative e tecnologiche.”La priorità principale è quella di dare chiarezza al quadro normativo, perché mancano ancora oggi quattro decreti attuativi, e anche alle procedure operative che le aziende sanitarie ospedaliere devono applicare per essere adempienti alle normative europee. Il secondo è un tema infrastrutturale, perché molte realtà hanno ancora processi parzialmente o totalmente cartacei e hanno magazzini che non sono digitalizzati o robotizzati. Il terzo è un tema di formazione di professionisti, sia per quanto riguarda le digital skills che le tematiche di queste normative. Infine, è assolutamente fondamentale che la filiera possa integrare tutte queste informazioni fin dalla nascita dei prodotti” ha dichiarato Marco Mosti, Direttore generale di Fondazione GIMBE.Tra le possibili soluzioni c’è l’adozione degli standard globali GS1, già utilizzati a livello internazionale per garantire identificazione univoca, tracciabilità e interoperabilità lungo tutta la filiera sanitaria. Strumenti che possono supportare gli ospedali sia nell’adeguamento alle normative europee sia nel miglioramento dell’efficienza dei processi e della sicurezza delle cure.”Gli standard GS1 non sono solo un codice a barre da posizionare su un farmaco o su un dispositivo medico, perché questo richiede la compliance normativa attuale, ma sono un fattore abilitante che entra in tutti i processi ospedalieri: dalla logistica in ingresso fino alla cura del paziente in un reparto ospedaliero, addirittura fino al letto della persona assistita” ha aggiunto Giada Necci, Industry Engagement Senior Manager di GS1 Italy. Secondo gli esperti, la digitalizzazione della supply chain sanitaria non rappresenta soltanto un obbligo normativo, ma un’opportunità concreta per migliorare la gestione di farmaci e dispositivi medici, ridurre gli errori e rafforzare la sicurezza dei pazienti. Una sfida che il sistema sanitario italiano è chiamato ad affrontare nei prossimi mesi, prima delle importanti scadenze europee previste per il 2027.© All Rights Reserved, Notiziedi.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziedi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<tp:writer>Redazione Web</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Investire nella sanitÃ  territoriale: la vera sfida della sanitÃ  italiana dopo le cure in ospedale ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/22/2026062201813505255.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"pescaranews.net" </b>  del 22 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 09:09:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.pescaranews.net/notizie/attualita/45060/investire-nella-sanita-territoriale-la-vera-sfida-della-sanita-italiana-dopo-le-cure-in-ospedale]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Una recente survey di Quotidiano SanitÃ  rivela che il passaggio dall'ospedale ai servizi territoriali Ã¨ il punto piÃ¹ fragile del percorso assistenziale: il 39% dei professionisti segnala una continuitÃ  di cura insufficiente in quasi la metÃ  dei pazienti.La vera sfida inizia quando si varcano le porte dell'ospedale. Pensiamo a una famiglia che riporta il padre a casa dopo una frattura di femore e bacino con divieto di carico. Il fisiatra ospedaliero avvia la richiesta per una struttura riabilitativa ex art. 26, ma i tempi dipendono dalla disponibilitÃ  dei posti: in alcuni casi il ricovero avviene in pochi giorni, in altri l'attesa si prolunga. Nel frattempo il medico di medicina generale attiva l'ADI, che perÃ² non copre le ventiquattro ore. Ed Ã¨ a quel punto che la famiglia deve organizzarsi in proprio: cercare una badante, un infermiere privato, redistribuire turni tra parenti. Spesso senza una guida, spesso senza le risorse per farlo.Cure domiciliari, RSA, centri di riabilitazione ex art. 26, reparti cod. 56, strutture per la disabilitÃ  e centri diurni non sono servizi residuali: costituiscono la spina dorsale della continuitÃ  assistenziale tra ospedale e territorio. Una quota significativa di questi servizi Ã¨ garantita da strutture private accreditate â?? fondazioni, enti religiosi, cooperative sociali, enti del Terzo Settore â?? che operano stabilmente nel SSN. La Fondazione GIMBE ha rilevato che il privato accreditato copre l'85,1% della sanitÃ  residenziale, il 78,4% di quella riabilitativa e il 72,8% della semi-residenziale.Eppure molte di queste strutture operano con tariffe ferme da anni, vincoli di budget e tetti di spesa, mentre la complessitÃ  clinica dei pazienti cresce. Il paradosso Ã¨ evidente: se il punto piÃ¹ fragile del percorso Ã¨ il passaggio ospedale-territorio, e se questo territorio Ã¨ sostenuto in larga parte dal privato accreditato, perchÃ© il comparto socio-sanitario resta uno dei meno valorizzati della sanitÃ  italiana?Vi Ã¨ un ulteriore paradosso che merita di essere nominato. Le strutture socio-sanitarie accreditate presenti sul territorio da oltre mezzo secolo dispongono giÃ  di Ã©quipe multiprofessionali complete: geriatri, cardiologi, pneumologi, neurologi, fisiatri, infermieri, fisioterapisti, logopedisti, OSS, assistenti sociali, psicologi, psichiatri. Eppure lavorano con tariffe ferme da decenni e tetti di spesa che ne comprimono la capacitÃ  di risposta. Nel frattempo si programmano nuove strutture che richiedono personale che il SSN fatica giÃ  oggi a reperire, con il rischio concreto che vengano costruite ma non possano essere pienamente attivate. Investire nelle strutture giÃ  esistenti, giÃ  accreditate, giÃ  operative, sarebbe una scelta piÃ¹ efficiente e piÃ¹ sostenibile.Il PNRR ha indicato una direzione precisa: potenziare l'assistenza territoriale attraverso Case della ComunitÃ , Ospedali di ComunitÃ  e Centrali Operative Territoriali. Ã? una scelta condivisibile, ma che rischia di restare incompiuta se non viene accompagnata da un investimento altrettanto serio sulle strutture socio-sanitarie giÃ  operative â?? quelle che da decenni erogano assistenza sul territorio con tariffe bloccate e budget invariati. C'Ã¨ una dimensione che i numeri nazionali faticano a restituire: quella delle distanze. In molte aree interne d'Italia â?? e l'Abruzzo ne Ã¨ un esempio emblematico â?? raggiungere un ospedale puÃ² significare percorrere ottanta chilometri. Un paziente fragile del vastese che deve recarsi all'ospedale di Chieti affronta un viaggio di andata e ritorno che supera i duecento chilometri. In molti piccoli comuni il medico di medicina generale Ã¨ presente solo alcuni giorni a settimana. In questo contesto, la sanitÃ  territoriale non Ã¨ un'opzione migliorativa: Ã¨ una necessitÃ  primaria di equitÃ . Ogni ora di assistenza domiciliare attivata in piÃ¹, ogni struttura riabilitativa accreditata che funziona, ogni presidio socio-sanitario che non chiude vale, per queste comunitÃ , molto piÃ¹ di quanto qualsiasi tariffa congelata riesca a misurare.Va affrontata con ch
iarezza anche la questione dell'ADI, dei servizi diurni, dei centri Day Hospital e dei regimi semi-intensivi interni alle strutture socio-sanitarie ex art. 26 della Legge 833/1978 â?? tutte modalitÃ  assistenziali che rappresentano una risposta concreta e graduata ai bisogni delle persone fragili, alternative o complementari al ricovero ordinario. Un recente decreto del Ministero della Salute fissa per il 2026 l'obiettivo di 35.480 assistiti over 65 in assistenza domiciliare nella sola regione Abruzzo, con risorse RRF (Recovery and Resilience Facility â?? il dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza che finanzia il PNRR) assegnate pari a circa 5,9 milioni di euro. Ã? un segnale importante di attenzione istituzionale. Eppure per i pazienti con elevata complessitÃ  assistenziale una copertura di poche ore al giorno non Ã¨ sufficiente. Per questi casi il ricovero in struttura socio-sanitaria accreditata resta la risposta piÃ¹ appropriata â?? ma Ã¨ proprio qui che i tetti di spesa regionali diventano un ostacolo concreto: quando i posti sono esauriti o i budget sono esausti, il paziente resta a casa senza un'alternativa reale. Ã? necessario aprire una riflessione seria sulla revisione di questi tetti, almeno per le situazioni di maggiore fragilitÃ  e complessitÃ  clinica, per le quali la struttura socio-sanitaria non Ã¨ una scelta residuale ma la soluzione clinicamente e assistenzialmente piÃ¹ indicata. Non si tratta di contrapporre ospedale e territorio, ma di garantire quella continuitÃ  di cura senza la quale il sistema â?? per molte famiglie â?? si inceppa proprio nel momento piÃ¹ difficile.   
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		<title><![CDATA[Sanità digitale: le criticità del sistema Italia ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/22/2026062203124306219.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianodelsud.it" </b>  del 21 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 14:19:00 +0200</pubDate>
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