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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Diritto alla salute: un patto per salvare la sanità pubblica ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701662904782.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701662904782.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"GAZZETTA DI PARMA" </b>  del 17 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Costi e liste d'attesa tra i mali del Ssn</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 05:33:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Convegno Fabi: «Investire su salari e prevenzione»  Diritto alla salute: un patto per salvare la sanità pubblica Costi e liste d'attesa tra i mali del Ssn  ‰‰ Un  servizio sanitario universale, pubblico e solidale, oppure un sistema frammentato dove la salute e la cura diventano un privilegio: a questo interrogativo ha risposto il convegno «Il futuro del Ssn: universale, pubblico, solidale. Dal ddl delega del governo alla proposta della società civile», ospitato alla Camera di commercio e promosso dal Comune insieme a Csv Emilia e al Forum terzo settore.  A moderare l’incontro l’assessore comunale alle Politiche sociali Ettore Brianti e il direttore di Csv Emilia Arnaldo Conforti, a «sottolineare la piena alleanza e partnership tra pubblico e privato sociale sul territorio, per un accesso alle cure che è un esercizio di responsabilità collettiva».  Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha analizzato il finanziamento pubblico e la previsione di spesa sanitaria, mostrando lo scollamento progressivo tra le due curve, che per le Regioni si traduce in aumento di tasse o taglio di servizi, nonostante la «sentenza 195/2024 parli di spesa costituzionalmente necessaria».  Una spesa out-of-pocket a carico delle famiglie di 41 miliardi di euro, che porta «oltre 5,4 milioni di italiani a rinunciare alle prestazioni sanitarie specialistiche per ragioni economiche o liste d’attesa bibliche», dice sempre Cartabellotta.  Citando l’articolo 32 della Costituzione, ha sottolineato quel diritto «fondamentale» perché «come si dice in Sicilia, quando c’è la salute c’è tutto. Oggi l’esigibilità dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) non è garantita a tutti, e questa disequità mina la democrazia». Mancano apparentemente medici, perché oltre 92.000 lavorano nel privato, ma preoccupa soprattutto la carenza di infermieri. Ecco allora che per salvare il Ssn occorre una «programmazione finanziaria costante, maggiori risorse e riforme guidate da un nuovo patto politico, sociale e professionale».  Nerina Dirindin, presidente dell’associazione Salute diritto fondamentale, ha sottolineato come l’universalismo non può essere selettivo, basandosi su universalità, globalità, uniformità e  solidarietà. E ha mostrato l’illusione delle coperture integrative, in realtà sostitutive: occorre mobilitarsi per l’universalismo, che è «in lento declino, ma non per fattori esogeni inevitabili».  Per Vasco Errani, presidente dell’associazione Giovanni Bissoni, l’universalismo è la «spina dorsale della democrazia»: la visione comune deve puntare «su innovazione, tecnologia e qualità professionale e costruire una cultura di adeguatezza».  Programmazione e promozione richiedono prossimità: a rimarcare la centralità dei Comuni sia Brianti sia Michele Guerra, sindaco e presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria della Provincia di Parma: «Rispondiamo uniti attraverso il “Patto sociale per Parma”, un lavoro corale a 360° che ottimizza gli sforzi di ciascuno per difendere il diritto alla salute».  Massimo Fabi, assessore alle Politiche per la salute della Regione, ha ribadito come, nonostante l’EmiliaRomagna sia eccellente nell’adempimento dei Lea e nell’uso dei fondi Pnrr, la sfida resti nazionale e ha concluso che «dobbiamo investire sui salari del personale, valorizzare la prevenzione e combattere quel 30% di prestazioni inappropriate».  Antonella Colombi © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Antonella Colombi  Heading:   Highlight: Mancano infermieri In Italia mancano apparentemente medici, perché oltre 92.000 lavorano nel privato, ma preoccupa soprattutto la carenza di infermieri.    Camera di commercio In alto, i protagonisti del convegno «Il futuro del Ssn: universale, pubblico, solidale.  Dal ddl delega del governo alla proposta della società civile».  Sotto, il pubblico che ha affollato la sala.  Image: -tit_org- Diritto alla salute: un patto per salvare la sanità pubblica   -sec_org-
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		<tp:writer>Antonella Colombi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Sanità, più forti sul territorio Le case di comunità? Entro giugno» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701829305422.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701829305422.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 33 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 17 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 05:56:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="1750000" Sales="231167" Printing="182710" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701829305422.PDF"><![CDATA[CORRIERE DELLA SERA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Sanità, più forti sul territorio Le case di comunità? Entro giugno»  IlministroSchillaciall’incontroRcsAcademy.Cattani(Farmindustria):attirareinvestimenti  Il sistema sanitario si trova in una fase di trasformazione che passa dall’integrazione di innovazione, sostenibilità e centralità della persona. È il quadro delineato nel corso della decima edizione dell’«Healthcare & Pharma Talk – Sistema Salute tra burocrazia e tecnologia» di RCS Academy  in collaborazione con Corriere della Sera e Corriere Salute, dove è emerso come la tecnologia, in particolare l’AI, possa rappresentare una leva straordinaria per migliorare prevenzione, diagnosi e cure ma solo se accompagnata da una nuova governance, da competenze adeguate e da una sanità territoriale più forte. «Entro il 30 giugno — ha evidenziato Orazio Schillaci, ministro della Salute intervistato dalla condirettrice del Corriere Fiorenza Sarzanini — come previsto dal Pnrr, le Case di Comunità  dovranno essere operative, con team multidisciplinari e i medici di medicina generale al centro del percorso di cura.  Queste strutture rappresentano un rafforzamento della sanità territoriale portando servizi e cure più vicine ai cittadini».  In questa prospettiva, lo sviluppo dei servizi sul territorio diventa uno snodo essenziale.  Francesco Rocca, presidente di Regione Lazio, ha raccontato gli obiettivi raggiunti: «Nel  2023 il Lazio aveva una previsione di perdita superiore a 700 milioni di euro e un debito di 23 miliardi, oggi non generiamo nuovo debito. Inoltre sono stati abbattuti i tempi di attesa in pronto soccorso: da 3.000 a 1.000 minuti. Parallelamente sono stati stabilizzati oltre 3.300 dipendenti ed è previsto un piano di assunzioni di oltre 6.000 persone». Per Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi di Roma Capitale, «la tecnologia e la semplificazione burocratica possono contribuire a rendere  il sistema sanitario più efficiente e accessibile». Sul fronte istituzionale, Rocco Bellantone, presidente ISS, ha sottolineato il potenziale dell’innovazione digitale ma anche i suoi limiti se non governata adeguatamente. «L’AI – ha detto — offre opportunità straordinarie per la diagnosi, la ricerca e lo sviluppo di nuove cure ma deve restare uno strumento al servizio delle persone e sotto una chiara supervisione umana». Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di restituire  motivazione agli operatori sanitari, oggi spesso appesantiti dalla burocrazia, e di rafforzare l’educazione sanitaria. Dal mondo dell’industria farmaceutica, Marcello Cattani, presidente Farmindustria, ha evidenziato come «l’innovazione richiede una nuova governance, bisogna poi velocizzare l’accesso alle terapie e rilanciare la ricerca clinica per rendere l’Italia più attrattiva. Serve inoltre superare barriere come il payback e creare condizioni certe per gli investimenti perché Usa e Cina stanno accelerando». Infine, Lucilla Sioli, director of the EU AI Office alla Commissione europea, ha richiamato le condizioni indispensabili per un’adozione responsabile dell’AI in sanità, osservando che «è ancora presente una carenza di competenze ed è necessario garantire sicurezza e riservatezza. Per favorire la fiducia servono sistemi validati, dati di qualità, protezione dai rischi cyber e una supervisione costante da parte dei professionisti». L’AI dunque potrà svilupparsi solo se sarà percepita come uno strumento sicuro al servizio di pazienti e operatori. La sfida è unire digitale, equità e sostenibilità del sistema sanitario pubblico. Tra i partecipanti: Lorenzo Positano (BCG), Donato Scolozzi (KPMG Healthcare & Lifescience), Manuela Borella (Danone Nutricia Italia e Grecia), Francesco Saverio Mennini (Ministero della Salute), Daniele Piacentini (Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli - IRCCS), Giuseppe Quintavalle (ASL Roma 1 - presidente Fiaso), Simone Andrea Telloni (Havas Health Network Italy), Sonia Selletti, (Astolfi & Associati), Claudio Bassoli (HPE Italia), Andrea Simoni (Fondazione Bruno Kessler), Federico Viganò (Vertex Pharmaceuticals), Alessandra Balduzzi (M
enarini Stemline Italia), Nicola Bencini (Incyte Italia), Bernard Kilbane (Madrigal Pharmaceuticals Italy), Roberto Scrivo (Angelini Pharma), Federico Villa (Eli Lilly Italia) e Corrado Tomassini (Havas PR).  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Maria Elena Viggiano  Heading:   Highlight: 3  mila minuti di attesa abbattuti a 1.000 al pronto soccorso nel Lazio  30  giugno scadenza Pnrr per rendere operative le Case di Comunità  50  per cento delle applicazioni dell’Ai riguardano il campo medico   I punti ? Il sistema sanitario è in fase di evoluzione ? Il Ssn punta a integrare innovazione e centralità del paziente, con l’AI, in particolare, come leva di prevenzione   ? Lo sviluppo dei servizi sul territorio diventa uno snodo essenziale ? Con il Pnrr le case di comunità rafforzano l’assistenza sul territorio   Pnrr «ConilPiano curepiùvicine aicittadini»  Image:dal Pnrr, le Case di Comunità  prevenzione 1  2  3  A sinistra, il ministro della Salute, Orazio Schillaci; 1 Alessandro Onorato (Roma Capitale) 2 Rocco Bellantone(Iss) 3 Francesco Rocca (Regione Lazio) 4 Marcello Cattani (Farmindustria) 5 Lucilla Sioli (Commissione Ue)  4  5 -tit_org- «Sanità, più forti sul territorio Le case di comunità? Entro giugno»   -sec_org-
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		<tp:writer>Maria Elena Viggiano</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Fenomenologia di una disfatta chiamata Pnrr ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701829205421.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701829205421.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"DOMANI" </b>  del 17 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 05:56:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fenomenologia  di una disfatta chiamata Pnrr   L'ANALISI  pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno, il bilancio del Pnrr assume i contori di una disfatta strutturale. Il de profundis è stato suonato nientemeno che dal Financial Tirnes che ha definito «un fallimento la gestione italiana del Pnrr». Tra ritardi, definanziamenti, e rimodulazioni, il Piano si è rivelato un percorso a ostacoli con buona parte delle somme stanziate bloccate nei meandri della burocrazia o dirottati altrove.  A maggio la Corte dei conti,  nella sua relazione semestrale, ha evidenziato un avanzamento complessivo del Piano. Sono stati, infatti, raggiunti i 50 obiettivi Ue previsti per il 2025 con un aumento cornplessivo del 72%. Dati rivendicati dal governo come un successo ma, come ricorda Pagella Politica, «l'analisi si concentra solo su alcuni progetti specifici, che rappresentano il 42 per cento delle risorse che si sarebbero dovute spendere durante tutto lo scorso anno». Così se ad esempio la digitalizzazione nella Pa corre e, anzi, è in anticipo sui tempi di completamento, resta il complessivo divario tra obiettivi raggiunti e spesa effettiva, considerando anche lo slittamento di 24,2 miliardi oltre il 2026.   Il fallimento più eclatante è la gestione dei fondi destinati al superamento dei ghetti dei braccianti agricoli. I] governo Draghi aveva stanziato 200  milioni di euro per smantellare le baraccopoli, restituendo dignità a migliaia di lavoratori invisibili realizzando circa l1mila alloggi. Di quei fondi verranno spesi appena 24 milioni. 1 grandi insediamenti pugliesi, Ccome Borgo Mezzanone, dove migliaia di persone vivono ancora senza acqua né luce. La Corte dei conti per la Puglia, a febbraio 2026, ha bocciato i piani per il superamento dei ghetti, dichiarando «del tutto insufficiente» la gestione dei fondi Pnrr a causa delle inefficienze e dei ritardi accumulati.  Non meno critica è la situazione della sanità. I dati della Fondazione Girnbe fotografati al 31 dicembre 2025 raccorntano una realtà impietosa: su 1.083 case di comunità finanziate solo 66 erano pienamerte attive, vale a dire il 3,9% del totale, mentre 781 avevano almeno un servizio operativo, Non va meglio agli ospedali di comunitaà. Sui 594 progetti programmati solo 163 risultano avere almeno un servizio attivo (il 27,4% del totale previsto). Il rischio concreto è quello di lasciare in eredità  alle future generazioni scatole vuote e mancanza di servizi territoriali. La riforma sui medici di famiglia voluta dal ministro della Salute Orazio Schillaci, e per ora saltata, prevedeva la presenza dei sanitari nelle case e negli ospedali  di comunità. Ma se al momento la riforma resta ferma al palo il ministro ha ribadito che «si troverà la quadra perché è una rivoluzione dalla quale non possiamno tirarci indietro».   Sulle infrastrutture, il divario territoriale è netto: il centro-nord ha rendicontato il  52,7% delle spese, il Mezzogiorno soltanto il 39,5%. E  mentre si tagliano i fondi per collegare il Sud al resto d'Europa, si continuano a privilegiare grandi opere corme il Ponte sullo Stretto,  rimandando o rimodulando interventi sulla rete ferroviaria o autostradale. Secondo i dati di Banca d'Italia, il 40% dei cantieri è in ritardo merntre solo il 2% è completato e per le opere che superano i  cinque milioni di euro, al 28 febbraio scorso il 48% non  era ancora stato avviato. L'Alta Velocità Salerno-Reggio  Calabria, ad esempio, opera  strategica per il Mezzogior110 ha subito un drastico definanziamento di 9,4 miliardi di euro dirottati verso «diversi capitoli di bilancio» mentre il completamento di altre grandi opere, spostate su diverse linee di finanziamento, è previsto per il 2032.   Come già scritto da Domani, i ritardi su edilizia scolastica rischiano di vanificare i fondi stanziati dal piano.  Molti istituti fanno i conti  con problemi di amianto, efficientamento energetico e danni strutturali coni quali si dovranno fare i conti a  settembre fondi non spesi o, in alcuni casi, mai arrivati.  Stessa sorte per gli asili nido, passati con l'ultima rimodulazione d
agli oltre 254mila nuovi posti a 150mila,  obiettivo difficilmente raggiungibile come certificato dall'Ufficio parlamentare di bilancio. A farne le spese soprattutto i piccoli Comuni e le aree del Sud. E l'università? Dimezzato l’obiettivo dei 60mila posti letto per i fuori sede passati a 30mila, e tagliato il finanziamento da  1,1 miliardi di euro a 599 milioni per completare i progetti già avviati entro la rendicontazione del 31 agosto.  L'orologio corre e il percorso resta ancora in salita. Così se  Openpolis dà per spesi 1046 dei 194 miliardi stanziati, 0ggi restano da completare più di 100 progetti, mentre si deve riscuotere ancora la decima e ultima rata da 284 miliardi. Nodo cruciale la trasparenza, il vero scoglio che dovra superare il governo Melo1i. Non basterà sbandierare  le milestone per evitare di restituire i fondi, ma presentare progetti concreti anche perché il vicepresidente europeo  Raffaele Fitto ha detto più volte che non ci saranno proroghe: solo con la rendicontazione del 31 agosto sapremo quanto del Pnrr sarà realtà e quanto resterà nel libro dei sogni.  ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: CRISTINA D'AMBROSIO  Heading: L'ANALISI  Highlight:   Image: -tit_org- Fenomenologia di una disfatta chiamata Pnrr   -sec_org-
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		<tp:writer>CRISTINA D'AMBROSIO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Caso purgatori e sanità senza i medici di famiglia ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701829505420.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 17 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 05:55:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[CASO PURGATORI E SANITÀ SENZA I MEDICI DI FAMIGLIA  A  ndrea Purgatori, il noto e bravissimo inviato del Corriere della S era , autore di tanti indagini scottanti, si era fatto ricoverare al Pio XI e a Villa Margherita, due cliniche private a Roma, per un sospetto tumore al cervello. Una risonanza magnetica aveva diagnosticato delle metastasi cerebrali, in realtà Purgatori soffriva di un’endocardite che, come hanno confermato i processi che i figli hanno intentato ai medici, poteva essere curata con dei normali antibiotici. Di errori in errori nel giro di due anni Purgatori se ne è andato al Creatore.  Di anni ne aveva 70. Evidentemente i medici e la risonanza magnetica cui si erano affidati avevano sbagliato qualcosa.  Ciò conferma la mia tesi su quello che chiamo il “terrorismo diagnostico” e cioè che non è bene fare troppi controlli clinici l’anno come è d’uso attualmente, inoltre anche qualora la diagnosi fosse corretta tu te ne porti addosso il peso per il resto della tua vita, per ciò che resta del tuo futuro. Ma, mentre passato e presente sono, in qualche misura accertabili, il futuro, per sua natura, è imperscrutabile.  Esemplare è la vicenda raccontata dal medico francese Ben Said. Un suo paziente, un uomo grassoccio, soffriva di una pressione un po’ alta, ma non se ne curava e, come spesso è indole dei grassi, era allegro e affabile. Purtroppo un giorno legge su Le Monde i rischi cui va incontro una persona con la pressione alta. Ben Said gli dice che non è il caso di farsi troppe preoccupazioni, ma il paziente vuole essere curato a tutti i costi per questa pressione. Il suo carattere cambia radicalmente, si incupisce, poco dopo viene ucciso da un melanoma fulminante. Si chiede Ben Said: “Ho fatto bene a rovinare quelli che erano gli ultimi anni della vita di quest ’uomo per un rischio puramente ipotetico?”.  I medici, gli ospedali, si sa, sono iatrogeni. Anche se hai qualche sintomo che ti preoccupa è bene evitarli. Un mio amico medico mi diceva che si preoccu- SALUTE pava di un sintomo C O N T RO solo se persisteva per più di un mese, un POSSON collasso, uno sveniDA N N EG mento può capitare alla persona più sana LA NOST del mondo. Ma se finisci in mano ai medici sei spacciato, è il tema del racconto intitolato Sette piani di Dino Buzzati.  Il mio caro amico, Gianfranco Vené, inviato di punta insieme a Guido Gerosa dell’Europeo ai tempi di Tomaso Giglio, è morto di tumore al cervello. La moglie, preoccupata di fare la stessa fine, benché il tumore a differenza dell’Aids non sia trasmissibile e forse nemmeno ereditario, andò da un’amica medichessa che le prospettò che anche lei correva questo rischio.  Le chiesi: “Ma tu come ti sentivi prima di questa diagnosi?”. “Ah, benissimo! Guidavo, viaggiavo,  facevo la mia vita”. “E ora?”, le chiesi. “Non oso nemmeno più uscire di casa”, rispose. Ed era molto grata a quell’amica medichessa che le aveva rovinato la vita. Perché i medici, se non ti scoprono un tumore, non sono contenti. E questo mi ricorda il Mago do Nascimento, collaboratore di Wanna Marchi, a lui si rivolgevano soprattutto le donne che chiedevano ovviamente della salute, come si fa coi Tarocchi. Il Mago diceva loro: “Ma non sente un dolore alla spalla?”. “No, per nulla!”. Però il Mago insisteva, finché quelle, le troppo TROPPI fiduciose donne, sentivano effettivamenLLI te un dolore alla spalla e tutti i rischi che O ciò comportava. InGIARE somma lo ringraziaRA VITA vano per avergli rovinato la vita.  Ma il problema vero, come ha sottolineato Crapis in un pezzo sul Fatto, è la scomparsa del “medico di famiglia”.  Oggi il medico è un burocrate che non ti visita nemmeno, ma ti manda subito a fare una serie di controlli clinici attraverso le moderne tecnologie. Adesso si fanno anche le diagnosi a distanza. Cioè il medico non ha nessun contatto fisico col malato. Un tempo il “medico di famiglia” non solo ti conosceva personalmente ma, come dice il nome, conosceva la storia della tua famiglia. Ti respirava addosso, anche perché il malato era la sua unica fonte di conoscenza, senza le intermediazioni d
ella tecnica.  Da ragazzo avevo un pediatra che si chiamava Soletti, faceva il pediatra perché era piccolo di statura, non un nano, e coi bambini si trovava meglio. Un giorno ebbi dei terribili dolori al ventre, mia madre telefonò a Soletti che arrivò quasi subito, perché allora il medico di famiglia, a differenza di oggi, veniva anche a casa. Mi chiese che cosa avevo mangiato. Avevo mangiato un numero spropositato di albicocche che avevano sprigionato il gas negli intestini. Così, con quella semplice domanda, e senza nemmeno toccarmi il caso fu risolto.  Soletti era anche molto contrario all’uso dei medicinali, perché sosteneva che è il corpo a trovare da sé un suo naturale equilibrio. Tenni Soletti come medico ben oltre il raggiungimento dell’età adulta. Sul letto di morte mi confessò che i pochissimi medicinali che mi aveva prescritto erano in realtà dei placebo. E qui aggiungo un’osservazione che non è di Soletti, ma mia. C’era un tale che aveva un singhiozzo ogni mezz’ora, una cosa molto fastidiosa. Visse fino a novant’anni. Il singhiozzo finì e lui morì subito dopo.  Io non fumo più da molti anni, tengo solo la sigaretta in bocca che dev’essere una specie di nostalgia del biberon o del capezzolo materno. Non fumo non perché mi faccia male, semplicemente non ne ho più voglia. In questo modo il corpo mi ha avvertito che era l’ora di smettere. Bisogna ascoltare il corpo, non i medici.  ---End text---  Author: MASSIMO FINI  Heading:   Highlight: SALUTE TROPPI CONTROLLI POSSONO DANNEGGIARE LA NOSTRA VITA  Image: -tit_org- Caso purgatori e sanità senza i medici di famiglia   -sec_org-
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		<tp:writer>MASSIMO FINI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Regioni scontente ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701828705428.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"FOGLIO" </b>  del 17 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 05:56:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="120000" Sales="25000" Printing="25000" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701828705428.PDF"><![CDATA[FOGLIO]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Regioni scontente   Medici di famiglia, Piano casa e oltre. Tutte le tensioni fra i presidenti di destra e il governo  Roma. Sono esattamente la stessa maggioranza di quella nazionale, ma a livello locale iniziano a essere sempre più in rotta, su svariate questioni, con Giorgia Meloni e il suo governo.  Sono i presidenti di regione di centrodestra, soprattutto quelli del nord, che con sempre più insofferenza guardano ai pasticci romani e si fanno prendere dal disfattismo: “Così non può andare avanti”. La pietra dello scandalo più recente è stata la nota gestione della riforma dei medici di famiglia. Concordata dal ministro della Salute Orazio Schillaci con i “governatori”, dopo svariate interlocuzioni in seno alla commissione Salute della Conferenza delle regioni. E poi però, per volontà del centrodestra nazionale, fatta decadere cedendo alle pressioni della categoria. A dire quanto le varie giunte regionali non l’abbiano presa bene basti la reazione di Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia, che si è detto “avvilito” dalla decisione innescata dai partiti del centrodestra (tra i più critici c’era stata la Lega, che aveva parlato di una “riforma ideologica”). E che si è dimesso dal suo incarico di vicecoordinatore della suddetta commissione. Ma l’incontro della scorsa settimana in cui dal ministero della Salute hanno annunciato alle regioni che la riforma non si sarebbe più fatta ha prodotto un tale malcontento che c’è chi ha deciso di fare da sé. Tra questi il presidente del Veneto Alberto Stefani, leghista, che nelle scorse ore ha sottoscritto un accordo con le sigle dei medici di famiglia della sua regione in modo da garantire la “piena operatività” delle case di comunità, che secondo gli obiettivi del Pnrr devono entrare a regime entro il 30 giugno. Un modello veneto (anche nella sanità) che potrebbe essere seguito da altre regioni del nord e che un qualche imbarazzo l’ha prodotto, di riflesso, nella capitale. Tanto che adesso anche uno dei più contrari alla riforma Schillaci come il sottosegretario Marcello Gemmato (vicino alla premier Meloni) ha iniziato a paventare di ricorrere di nuovo alla via del decreto. “Non è la strada che auspichiamo ma resta uno strumento a disposizione qualora non si raggiungesse un’intesa idonea a conseguire nei tempi previsti gli obiettivi di interesse pubblico previsti dal Pnrr”, ha detto l’esponente di FdI nelle scorse ore. Un’altra opzione è quella di usare i medici ospedalieri per sopperire alla mancanza di personale nelle case di comunità. Sempre su questo dossier, il commissariamento di alcune Asl in Molise aveva portato a un duro scontro tra il presidente della regione Franco Roberti (di Forza Italia) e il ministero. Così come “visioni diverse” s’erano evidenziate sulle liste d’attesa, anche se poi un accordo è stato trovato.  Come detto, però, non c’è solo la questione sanitaria a rinfocolare le turbolenze tra governo e territori. La scorsa settimana la Conferenza delle regioni ha di fatto bocciato (o quantomeno congelato) il Piano casa tanto voluto da Matteo Salvini, su spinta certo delle regioni governate dal centrosinistra ma con un avallo della Lombardia e dell’Abruzzo (che si sono astenute) e degli altri presidenti di destra che hanno preferito, per ora, non partecipare al voto. Chiedendo – lo ha fatto il presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga (presidente del Friuli-Venezia Giulia) –, un incontro alla presidente del Consiglio Meloni per appianare le divergenze sulle “poche risorse e poca autonomia”. Sempre a proposito di finanziamenti, poi, qualche settimana fa c’era stato il confronto “franco” sull’uso dei fondi di coesione, promesso alle regioni dal vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto e che però era stato criticato in quanto strumento, secondo le regioni, usato come “bancomat”. A tal proposito il presidente del Veneto Alberto Stefani proprio al Foglio aveva detto di essere a favore dei fondi di coesione ma “con una gestione regionale, non nazionale”. Leggermente in contrasto con i piani del governo che miravano a centra
lizzarne la spesa. E se in passato alcuni presidenti, come quello della Lombardia Attilio Fontana, avevano criticato l’approccio ad esempio sulla questione energetica, varando alcuni decreti come quello sulle bollette che penalizzavano il florido settore regionale idroelettrico, di queste ore è il ricorso della Regione Calabria che ha impugnato davanti alla Corte costituzionale il decreto Commissari nella parte in cui disciplina le concessioni balneari. Non una novità per Occhiuto che sugli Ncc aveva sfidato Salvini e l’esecutivo.  Vincendo.  Luca Roberto  ---End text---  Author: Luca Roberto  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Regioni scontente   -sec_org-
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		<tp:writer>Luca Roberto</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Specialisti del Ssn nelle case di comunità ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701830005413.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701830005413.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 31 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 17 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 05:55:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
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		<source Readership="88000" Sales="13753" Printing="15548" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701830005413.PDF"><![CDATA[ITALIA OGGI]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Specialisti del Ssn nelle case di comunità  Anche gli specialisti del Sistema sanitario nazionale potrebbero trovare spazio nelle case di comunità. Il ministero della salute sta infatti lavorando per rimuovere alcune incompatibilità attualmente previste. Lo ha annunciato il ministro Orazio Schillaci, intervenuto ieri all’evento «Healthcare & Pharma Talk». «Per le case di comunità», ha spiegato il ministro, «ci servono altri specialisti. Stiamo quindi pensando di togliere alcune incompatibilità che oggi credo sarebbe giusto non avere, perché se uno specialista in neurologia o uno specialista in geriatria che lavora in un ospedale pubblico vuole, al di fuori dell'orario di lavoro e su base volontaria, lavorare e visitare pazienti portando il suo contributo all'interno della medicina territoriale, credo che questo dovrebbe essere permesso». Un’apertura accolta positivamente, almeno in parte, da Anaao Assomed, il sindacato dei medici impegnato in questi giorni nel congresso in programma dal 16 al 20 giugno. «Pensiamo che determinati colleghi, specie dopo una certa età, possano lavorare nelle Case e ancor più negli Ospedali di comunità. L'importante è che non siamo considerati l'ultima spiaggia», il pensiero di Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao.  _____© Riproduzione riservata______  n  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Specialisti del Ssn nelle case di comunità   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Audizione del Cnr Divergenze in Senato Serve una normativa = Fine vita, caos al Senato nell'audizione per il Ddl ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701828105426.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701828105426.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"RIFORMISTA" </b>  del 17 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L'intervento del presidente del Cnr, Andrea Lenzi, agita l'aula Necessaria quanto prima una legislazione per evitare malintesi</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 05:56:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="75000" Sales="0" Printing="15000" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701828105426.PDF"><![CDATA[RIFORMISTA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[DDL FINE VITA  Audizione del Cnr Divergenze in Senato Serve una normativa   Fine vita, caos al Senato nell’audizione per il Ddl L’intervento del presidente del Cnr, Andrea Lenzi, agita l’aula Necessaria quanto prima una legislazione per evitare malintesi  I  l fine vita, al Senato, continua a scaldare gli animi. Ieri, in Commissioni congiunte Giustizia e Sanità si è tenuta l’audizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), dai toni ancor più accesi rispetto alla precedente, altrettanto infuocata, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).  La questione è sempre la stessa: l’ISS sostiene che ad oggi non esiste un dispositivo medico specificamente destinato all’autosomministrazione dei farmaci nella morte medicalmente assistita; e il CNR ieri ha rincarato la dose – per bocca del suo presidente Andrea Lenzi – “non risultano alla presidenza”. Ma il caso di fine vita c’è eccome, ed è quello di “Libera”, accaduto pochi mesi fa. E c’è pure una sentenza del Tribunale di Firenze.   a pag. 5    I  l fine vita, al Senato, continua a scaldare gli animi. Ieri, in Commissioni congiunte Giustizia e Sanità si è tenuta l’audizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), dai toni ancor più accesi rispetto alla precedente, altrettanto infuocata, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).  La questione è sempre la stessa: l’ISS sostiene che ad oggi non esiste un dispositivo medico specificamente destinato all’autosomministrazione dei farmaci nella morte medicalmente assistita; e il CNR ieri ha rincarato la dose – per bocca del suo presidente Andrea Lenzi – “non risultano alla presidenza”. Ma il caso di fine vita c’è eccome, ed è quello di “Libera”, accaduto pochi mesi fa. E c’è pure una sentenza. Il Tribunale di Firenze, infatti, lo scorso novembre ha ordinato all’Usl Toscana Nord-Ovest di avviare la procedura con il CNR e di sostenere tutti i costi per la realizzazione di quel macchinario che ha permesso di fatti a “Libera” di assumere autonomamente il farmaco letale. Eppure, Lenzi ha continuato a sostenere che il CNR, di tutto questo, non ne sapeva nulla. Del prototipo, poi, si è lasciato andare a un “non so che fine abbia fatto”.  Il senatore Ivan Scalfarotto (IV), con toni da arringa, si dichiara offeso dalle dichiarazioni “gravemente omissive” del CNR, ribadendo che “se non esiste lo strumento, il caso di Libera non è più un suicidio medicalmente assistito ma un omicidio, fuori da ogni crisma di legalità”. La Senatrice Sandra Zampa (Pd), poi, nel suo intervento ricorda che del dispositivo usato da “Libera” esiste un manuale d’uso, che ne fu fatto anche – prima dell’utilizzo – un test e che vi è anche un verbale della sua  consegna. “Ci vuol veramente dire che di tutto questo non si sapeva nulla?” afferma Zampa, per poi lanciare l’affondo, “un presidente che si dichiara all’oscuro di tutto questo ha un problema serio”.  L’aria si fa pesante e il presidente della Commissione Sanità Francesco Zaffini (FdI) cerca di abbassare la tensione. Incalzato dalle tante domande dei senatori, Lenzi allora specifica, “un dipendente del CNR è stato identificato su sua disponibilità come ausiliare del giudice nella produzione del prototipo” e che, in tal senso, “il CNR non ha avuto alcun interpello da parte del giudice”. Le domande - dopo tale affermazione - raddoppiano. Zaffini chiede se il Tribunale di Firenze si sia rivolto al CNR in quanto istituzione o direttamente al funzionario. La senatrice Stefania Craxi (FI) interviene chiedendo l’audizione di questo funzionario e non solo, sottolinea anche come non si comprenda se costui abbia effettivamente o no predisposto e costruito il macchinario nell’orario di lavoro e dentro il CNR.  L’aula della Commissione inizia ad esser rumorosa. Qualcuno suggerisce, per uscire da questo dedalo, l’antico metodo “follow the money”. L’Usl, infatti, sotto indicazione del giudice, doveva coprire i costi del dispositivo, ergo, per usare l’espressione di Zaffini, “chi ha staccato ‘sta fattura?”. L’Usl ha pagato il CNR o il funzionario? Nel marasma Lenzi non sa rispondere anzi, segue il suggerimento del D
irettore del CNR Jacopo Greco – s’ode dal microfono rimasto aperto – e si limita a dire che un’istruttoria è in corso. All’uscita dall’audizione, ne è sempre più convinto il senatore Pierantonio Zanettin (FI): occorre arrivare a una legge nazionale per non lasciar in balia di cavilli giuridici i casi delle persone, in condizioni estreme, che chiedono il fine vita.  ---End text---  Author: Ottavia Munari  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Audizione del Cnr Divergenze in Senato Serve una normativa  Fine vita, caos al Senato nell’audizione per il Ddl   -sec_org-
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		<tp:writer>Ottavia Munari</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Medici ospedalieri in Casa di comunità ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701829005415.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701829005415.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 17 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 05:55:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="770000" Sales="120223" Printing="61990" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701829005415.PDF"><![CDATA[SOLE 24 ORE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Medici ospedalieri in Casa di comunità   Sanità Il ministro Schillaci punta agli straordinari degli specialisti nelle strutture  Per riempire le oltre mille Case di comunità che apriranno entro fine mese il ministro della Salute Orazio Schillaci si gioca anche la carta dei medici ospedalieri. Che su base volontaria potranno fare gli straordinari dentro questi maxi ambulatori sul territorio finanziati con 2 miliardi dal Pnrr: «Stiamo pensando di togliere alcune incompatibilità che  oggi credo sarebbe giusto non avere, perché se uno specialista in Neurologia o uno specialista in Geriatria che lavora in un ospedale pubblico vuole, al di fuori dell’orario di lavoro e su base volontaria, lavorare e visitare pazienti portando il suo contributo professionale all'interno della medicina territoriale, io credo che questo dovrebbe essere permesso». La mossa del ministro arriva dopo la clamorosa retromarcia del Governo sulla riforma dei medici di famiglia che prevedeva anche la possibilità di assumerli come dipendenti proprio nelle Case di comunità che rischiano di aprire in varie parti d’Italia come “scatole vuote” senza personale e servizi. E l’idea di ricorrere agli ospedalieri per farli lavorare nelle Case di comunità si sta già sperimentando in  Veneto non senza polemiche, anche perché il tema delle carenze riguarda tutta la Sanità pubblica.  I medici ospedalieri si sono comunque detti aperti «a lavorare nelle case di comunità», ma con «un ruolo e non come tappabuchi», spiega Pierino Di Silverio, segretario di Anaao Assomed: «L’importante è che non siamo considerati l’ultima spiaggia». Un timore, questo, che potrebbe avvicinarsi alla realtà se come è verosimile non si riuscirà a chiudere in tempi brevi un accordo con i medici di famiglia. Il ministero della Salute spinge per un nuovo Acn (accordo collettivo nazionale) lampo che preveda un debito orario di 6 ore a settimana nelle Case di comunità, ma una intesa con la categoria non sembra ancora vicina.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marzio Bartoloni  Heading:   Highlight: Accordo ancora lontano dopo la retromarcia sulla riforma dei medici di famiglia  Image: -tit_org- Medici ospedalieri in Casa di comunità   -sec_org-
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		<tp:writer>Marzio Bartoloni</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Intervista a Alessandro Anselmo  - Sanità smart col digitale ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701828405429.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701828405429.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"TEMPO" </b>  del 17 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Con la telemedicina migliore accesso alle cure per anziani, fragili e chi vive nelle zone periferiche</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 05:56:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="38083" Sales="7112" Printing="14649" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/17/2026061701828405429.PDF"><![CDATA[TEMPO]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[TECNOLOGIA MEDICA Anselmo (Università Tor Vergata) spiega i vantaggi delle attività cliniche svolte a distanza senza ridurre qualità e sicurezza  Sanità smart col digitale Con la telemedicina migliore accesso alle cure per anziani, fragili e chi vive nelle zone periferiche  ••• Dai trapianti d’organo alla chirurgia mini-invasiva, la sanità cambia grazie alle tecnologie digitali.  Alessandro Anselmo, chirurgo del Policlinico Tor  Vergata e docente di Chirurgia generale all’Università di Roma Tor Vergata, spiega perché la telemedicina è parte della medicina di oggi.  La telemedicina è ancora futuro o è già presente? «Non è più una prospettiva futuribile, ma una componente concreta della sanità contemporanea. La pandemia ha accelerato un processo già avviato: oggi molte attività cliniche possono essere svolte a distanza senza ridurre qualità e sicurezza. In chirurgia mini-invasiva e robotica usiamo piattaforme digitali per follow-up post-operatori, valutazioni multidisciplinari e second opinion. La telemedicina non sostituisce il rapporto medico-paziente: lo estende e lo rende più continuo».  Qual è il suo valore principale? «Migliora l’accesso alle cure, soprattutto per pazienti anziani, fragili o residenti in aree periferiche, e rende il sistema sanitario più sostenibile, riducendo accessi impropri, ricoveri evitabili e spostamenti inutili. Per un paziente operato che vive lontano dal centro specialistico, fare controlli, revisione degli esami e monitoraggio della ferita da remoto significa ridurre il carico fisico, psicologico ed economico della malattia.  A che punto siamo in Italia? «Siamo in una fase avanzata, ma non ancora omogenea. Ci sono eccellenze universitarie e ospedaliere che hanno integrato televisite, telemonitoraggio e teleconsulto, ma restano differenze territoriali. Il Pnrr ha dato un impulso importante su infrastrutture digitali, fascicolo sanitario elettronico e reti territoriali. Ora servono interoperabilità dei dati, formazione del personale, modelli organizzativi chiari e regole uniformi».  Per cronici e fragili cambia la presa in carico? «Per questi pazienti è un vero cambio di paradigma.  Nei malati cardiovascolari, diabetici, oncologici o con insufficienza respiratoria cronica, il modello dell’ospedale "reattivo" mostra limiti evidenti. Il telemonitoraggio consente invece una medicina proattiva: i parametri raccolti a domicilio permettono di cogliere segnali di peggioramento e intervenire prima del ricovero. In chirurgia è utile nel post-operatorio complesso, dove monitorare dolore, saturazione o frequenza cardiaca può prevenire complicanze».  Quanto conta il monitoraggio a distanza? «È uno degli aspetti più promettenti della medicina digitale. Dispositivi indossabili, sensori domiciliari e piattaforme integrate consentono di raccogliere dati clinici in tempo reale. Un paziente con scompenso cardiaco può evitare accessi ripetuti in ospedale grazie all’identificazione precoce di variazioni di peso, pressione o ossigenazione.  Non significa medicalizzare la vita quotidiana, ma costruire una sorveglianza intelligente.  Che ruolo hanno reti come la fibra FTTH? Le infrastrutture digitali sono essenziali. La telemedicina non può funzionare con connessioni instabili o reti lente. La fibra ottica Ftth garantisce velocità, bassa latenza e continuità del collegamento: in ambito clinico significa trasmettere immagini diagnostiche ad alta definizione, fare videoconsulti senza interruzioni e scambiare dati sanitari in sicurezza. La qualità della connessione non è un dettaglio tecnico: è parte della qualità della cura».  Quali saranno le prossime evoluzioni? «Vedremo un’integrazione sempre più stretta tra telemedicina, intelligenza artificiale e medicina predittiva. I dispositivi indossabili raccoglieranno dati fisiologici, gli algoritmi potranno identificare pattern di rischio e le piattaforme digitali diventeranno ambienti clinici integrati. In chirurgia robotica, l’IA potrà supportare pianificazione operatoria e follow-up personalizzato. La sfida sarà mantenere centrale la dimensione umana: la tecnol
ogia deve amplificare la relazione terapeutica, non sostituirla».  ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: LEONARDO VENTURA  Heading:   Highlight: Infrastrutture La fibra ottica Ftth importante per la medicina in remoto perché garantisce velocità, bassa latenza e continuità del collegamento  Image:Sede Il palazzo universitario di Tor Vergata Alessandro Anselmo Chirurgo al Policlinico Tor Vergata e docente di chirurgia generale all’ateneo Tor Vergata -tit_org- Intervista a Alessandro Anselmo  - Sanità smart col digitale   -sec_org-
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		<tp:writer>LEONARDO VENTURA</tp:writer>
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