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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Screening oncologici, il Lazio resta indietro: adesioni tra le più basse d’Italia ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/13/2026061302939308334.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"abitarearoma.it" </b>  del 13 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 14:20:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://abitarearoma.it/screening-oncologici-il-lazio-resta-indietro-adesioni-tra-le-piu-basse-ditalia/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il rapporto di "Medici del Mondo" alla Camera gela la sanità regionaleL.B. -                                                                 13 Giugno 2026Uno scudo gratuito, salvavita e accessibile a tutti che però, nei fatti, viene ignorato dalla maggioranza della popolazione.Nel Lazio la cultura della prevenzione medica continua a scontrarsi con un muro di diffidenza, disinformazione e criticità organizzative.A tracciare il bilancio di questa emergenza silenziosa è l’ultimo rapporto sullo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale, presentato da Medici del Mondo alla Camera dei Deputati.Il documento fotografa un’Italia spaccata a metà, ma riserva al Lazio una delle pagelle più allarmanti della penisola, collocando la regione stabilmente nei gradini più bassi delle classifiche nazionali.I dati ufficiali dell’Osservatorio Nazionale Screening certificano un ritardo cronico che rischia di gravare pesantemente sulla rete oncologica ospedaliera nei prossimi anni.Nonostante le campagne di sensibilizzazione, i solleciti epistolari e i camper della salute nelle piazze, la risposta dei cittadini ai tre principali programmi di screening gratuiti della Asl resta drammaticamente parziale.Il report analizza nel dettaglio le tre macro-aree della prevenzione oncologica ministeriale, evidenziando una fuga di massa dai test diagnostici:Le conseguenze cliniche di questo cortocircuito sono drammatiche.Secondo i dati elaborati dalla Fondazione Gimbe e rilanciati nel rapporto, la scarsa adesione ai programmi di prevenzione ha causato la mancata diagnosi precoce di oltre 50mila tumori a livello nazionale.Significa che decine di migliaia di persone stanno scoprendo (o scopriranno nei prossimi mesi) la presenza di una neoplasia in uno stadio già avanzato o metastatico, quando le probabilità di successo delle terapie immunoterapiche o chirurgiche sono drasticamente ridotte e l’impatto sulla qualità della vita diventa devastante.Per la sanità del Lazio la sfida del futuro non si esaurisce quindi nell’acquisto di nuovi macchinari per la radioterapia o nel rinnovo dei laboratori. La vera scommessa editoriale e politica sarà quella di ricostruire da zero il canale di comunicazione con il paziente, digitalizzando gli inviti e radicando la medicina del territorio.Perché nella lotta contro il cancro, intercettare la malattia con mesi di anticipo rimane l’unica vera variabile in grado di fare la differenza tra la vita e la morte.Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati * Sì, aggiungimi alla lista di invio della newsletter.© Cofine Srl - ABITARE A ROMA - direttore Enzo Luciani - Reg. Trib. Roma N. 550/02 (2/10/02)  - Privacy policy   - Cookie policy   
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		<title><![CDATA[Saccomanno-Onesti-Vivaldi: «Crescono le richieste di servizi sanitari privati, aumentano ricavi e investimenti, ma aumentano a dismisura anche costi, complessità gestionale e responsabilità. Serve una lettura seria, fondata sui dati, senza stereotipi, pe]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/13/2026061303212307972.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"assocarenews.it" </b>  del 13 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 11:10:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[ROMA, 5 GIUGNO 2026 – La sanità privata italiana continua a crescere a vista d’occhio, ma la fotografia economica del settore è più complessa di quanto spesso venga rappresentato nel dibattito pubblico. I numeri confermano l’aumento del ricorso dei cittadini a visite specialistiche, diagnostica, riabilitazione, ma mostrano anche una realtà chiamata a sostenere costi crescenti, investimenti tecnologici, fabbisogno di personale qualificato e nuove responsabilità organizzative.Riforma SanitàSecondo l’8° Rapporto della Fondazione GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, nel 2024 la spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini ha raggiunto 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale. Parallelamente, l’Area Studi Mediobanca, nell’ultimo report sui maggiori operatori sanitari privati in Italia, evidenzia che i 34 principali operatori del comparto, con fatturato individuale superiore a 100 milioni di euro, hanno registrato nel 2023 12 miliardi di euro di ricavi, in crescita del 5,7% sul 2022 e del 15,5% rispetto al 2019.CRESCONO I SERVIZI PRIVATI, NON SOLO I FATTURATIL’aumento della spesa privata e dei ricavi dei principali operatori conferma una tendenza ormai strutturale: sempre più cittadini si rivolgono al privato per prestazioni specialistiche, diagnostiche, riabilitative e assistenziali. Non si tratta solo di un dato economico, ma di un cambiamento profondo nei comportamenti sanitari delle famiglie e nell’organizzazione dell’offerta.«I dati confermano una trasformazione già evidente a chi opera quotidianamente nel settore», dichiara la Presidente AISI Karin Saccomanno. «Cresce il numero di cittadini che si rivolgono alle strutture private per visite specialistiche, esami diagnostici, percorsi riabilitativi e servizi sanitari territoriali. Questo aumento delle richieste impone investimenti costanti in tecnologie, organizzazione, qualità delle prestazioni e capacità di risposta».IL FALSO MITO DEI PROFITTI FACILIL’analisi di Mediobanca consente però di leggere anche l’altra faccia della crescita. Il giro d’affari è in aumento, ma la redditività non corre allo stesso ritmo. Nel comunicato di presentazione del report, l’Area Studi Mediobanca sottolinea infatti che il giro d’affari è in rialzo, mentre la redditività, pur in miglioramento, resta ancora sotto i livelli del 2019.Attrezzature Sanitarie«Esiste ancora la convinzione che la crescita della sanità privata equivalga automaticamente ad alti livelli di profitto», osserva il Direttore Generale AISI Giovanni Onesti. «La realtà è molto diversa. I ricavi crescono, ma crescono contemporaneamente anche il costo del personale, gli investimenti tecnologici, la digitalizzazione, gli adeguamenti normativi, la sicurezza e la formazione. Guardare solo al fatturato significa non vedere la complessità economica e gestionale che sostiene ogni prestazione sanitaria».COSTI, PERSONALE E TECNOLOGIE: LE OMBRE DELLA CRESCITALa crescita del comparto privato (accreditato e puro) richiede capitali, competenze e programmazione. L’articolazione del settore, che comprende ospedalità privata, diagnostica, riabilitazione, assistenza agli anziani, poliambulatori e servizi territoriali, rende sempre più rilevante la capacità delle strutture di investire senza perdere equilibrio economico.Secondo Mediobanca, la ricerca sui maggiori operatori sanitari privati analizza i gruppi con fatturato superiore a 100 milioni di euro e approfondisce le dinamiche più recenti e prospettiche della sanità italiana, con focus anche su assistenza agli anziani e diagnostica. Proprio questi ambiti mostrano quanto la crescita del settore sia legata a tecnologie, personale, modelli organizzativi e investimenti continui.DIGITALIZZAZIONE E TELEMEDICINA: GLI INVESTIMENTI CHE CAMBIANO IL SETTORELa crescita della sanità privata non si misura soltanto attraverso ricavi e volumi di attività. Una parte sempre più significativa delle risorse viene oggi destinata alla trasformazione 
digitale delle strutture, allo sviluppo della telemedicina, all’integrazione dei dati clinici e all’adozione di strumenti innovativi a supporto dei percorsi assistenziali.Riforma SanitàNon a caso, questi temi sono stati al centro della 4ª Assemblea Nazionale AISI, che ha riunito a Roma oltre 100 professionisti, manager sanitari e rappresentanti istituzionali per discutere il futuro dell’assistenza sanitaria tra innovazione tecnologica, Fascicolo Sanitario Elettronico, intelligenza artificiale e integrazione tra ospedale e territorio.«La trasformazione digitale non rappresenta più una scelta facoltativa per le strutture sanitarie», evidenzia il Direttore Generale AISI Giovanni Onesti. «Telemedicina, interoperabilità dei dati, intelligenza artificiale e nuovi modelli organizzativi richiedono investimenti importanti e competenze sempre più specializzate. Sono strumenti indispensabili per migliorare l’accessibilità delle cure, l’efficienza dei servizi e la continuità assistenziale, ma comportano anche un significativo impegno economico e gestionale per gli operatori del settore».Per AISI, la crescita della sanità privata passa inevitabilmente attraverso la capacità di innovare e di accompagnare la transizione digitale del sistema sanitario, investendo in tecnologie, formazione e nuovi modelli assistenziali capaci di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e caratterizzata da una crescente domanda di servizi sanitari.INNOVAZIONE E COMPETENZE: LA VERA SFIDA DA VINCERE E SUBITOTelemedicina, intelligenza artificiale applicata ai percorsi di cura, digitalizzazione dei processi, nuove tecnologie diagnostiche e formazione continua stanno cambiando il modo in cui vengono erogati i servizi sanitari privati.«Per essere competitivi oggi non basta erogare prestazioni», sottolinea il Segretario Generale AISI Fabio Vivaldi. «Occorre investire continuamente nelle persone, nelle competenze professionali, nella formazione, nell’innovazione tecnologica e nella qualità organizzativa. Il personale qualificato è uno dei fattori decisivi della sanità privata dei prossimi anni, insieme alla capacità di usare le tecnologie per migliorare appropriatezza, sicurezza e continuità dei percorsi».LE LUCI DEL SETTORELe luci sono rappresentate dalla crescita dei servizi, dalla capacità di intercettare richieste sempre più numerose, dagli investimenti in innovazione, dalla modernizzazione delle strutture e dallo sviluppo di nuovi modelli organizzativi. I dati Mediobanca confermano un comparto in espansione, con ricavi cresciuti rispetto al periodo pre-pandemico, mentre i dati GIMBE mostrano il peso ormai rilevante della spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini.Per AISI, questi numeri dimostrano che la sanità privata non può essere letta come un fenomeno marginale o accessorio, ma come una componente sempre più rilevante dell’offerta sanitaria italiana.LE OMBRE DA AFFRONTARELe ombre riguardano invece la sostenibilità della crescita: aumento dei costi operativi, difficoltà nel reperire personale qualificato, investimenti richiesti dalla trasformazione digitale, pressione normativa, aggiornamento tecnologico continuo e redditività non sempre proporzionale all’aumento dei ricavi.Il dato Mediobanca sulla redditività ancora inferiore ai livelli del 2019 è centrale perché smentisce l’idea di un settore automaticamente ad alta marginalità. La crescita esiste, ma richiede equilibrio tra qualità, sicurezza, innovazione e sostenibilità economica.LA PROPOSTA DI AISI: PIÙ DATI, PIÙ PROGRAMMAZIONE, MA SOPRATTUTTO MENO PREGIUDIZIPer AISI il confronto e l’analisi sulla sanità privata deve partire da dati reali e verificabili, non da rappresentazioni semplificate. L’associazione ritiene necessario promuovere una lettura più matura del settore, capace di distinguere tra crescita dei ricavi, sostenibilità economica, qualità delle prestazioni e investimenti necessari per rispondere alle nuove richieste dei c
ittadini.Riforma Sanità«I numeri raccontano, senza dubbio alcuno, luci e ombre», conclude la Presidente AISI Karin Saccomanno. «Da una parte troviamo un settore che cresce, investe e innova. Dall’altra emergono costi più alti, responsabilità crescenti e sfide organizzative sempre più complesse. Per questo serve un dibattito serio, fondato su studi autorevoli e dati verificabili, capace di superare luoghi comuni e di riconoscere il ruolo della sanità privata nella trasformazione del sistema sanitario italiano».
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		<title><![CDATA[Isernia, il sindaco smonta la tenda dopo 167 giorni di protesta contro i tagli alla sanità. Ma le chiusure sono confermate: “La battaglia è appena iniziata” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/13/2026061302934408445.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilfattoquotidiano.it" </b>  del 13 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Leggi su Il Fatto Quotidiano.it: dopo 167 giorni di presidio, il sindaco di Isernia smonta la tenda. Il Piano sanitario Molise 2026-2028 conferma le chiusure.</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 15:32:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/13/sanita-molise-isernia-tenda-sindaco-notizie/8418193/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Questo articolo è gratis.                        Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione                                        Registrati            			Centosessantasette giorni davanti all’ospedale Veneziale di Isernia, poi la tenda è stata smontata. Nella notte tra il 10 e l’11 giugno, il sindaco Piero Castrataro ha concluso il presidio che aveva avviato il 26 dicembre 2025, annunciando in conferenza stampa che “la battaglia è appena iniziata“. Ma dopo quasi sei mesi di protesta non sono arrivati i risultati sperati: il Piano operativo sanitario 2026-2028 per la Regione Molise è stato firmato dai commissari con le temute chiusure.Dal municipio, Castrataro ha parlato di un “risveglio delle coscienze” e di una comunità che ora “deve trovare il coraggio di istituzionalizzare quanto denunciato”. La partita si sposta altrove: nelle aule dei tribunali amministrativi, nei tavoli istituzionali e in un grande evento pubblico che il sindaco vorrebbe organizzare in autunno. Ma cosa ha ottenuto finora? Sul piano concreto quasi nulla. Il Pos conferma la chiusura di un punto nascita e di un’emodinamica, senza indicare esplicitamente quale presidio sarà colpito, ma con una rete hub-spoke che lascia pochi dubbi: il Cardarelli di Campobasso è l’hub regionale, il Veneziale di Isernia resta spoke con il ridimensionamento di alcuni reparti. Tagli pesanti anche nell’Alto Molise, dove l’ospedale di Agnone è definitivamente riconvertito in ospedale di comunità.Eppure, qualcosa il presidio l’ha prodotto: la fiaccolata del 18 gennaio, con oltre settemila persone per le vie del capoluogo di provincia, è stata la manifestazione più partecipata nella storia recente della città. Ha costretto la politica regionale – assente in quella piazza la giunta di centrodestra- a fare i conti con una mobilitazione che non si esauriva nel gesto simbolico di un singolo. “Tutti quanti ci siamo sentiti partecipi di un destino comune”, ha dichiarato il sindaco: “Credo che sia la più grande espressione che la politica non di parte possa dare a una regione piccola come questa”.La vicendaIl 26 dicembre 2025, mentre la maggior parte d’Italia smaltiva il pranzo di Natale, una tenda compariva davanti all’ingresso dell’ospedale di Isernia. La protesta nasceva da una richiesta precisa: ricevere il Piano operativo 2026-2028 e avere garanzie che il punto nascita e il reparto di emodinamica non sarebbero stati soppressi. L’Asrem aveva risposto definendo il gesto “strumentale“. A marzo, a tre mesi dall’avvio del presidio, su un tabellone 6×3 affisso all’ingresso dell’ospedale era comparso un manifesto dell’Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata: cavolfiore in primo piano e la scritta “Cosa c’entra il debito degli ospedali pubblici con la sanità privata? Un cavolo!” La collocazione non era casuale: in Molise il 28,7% della spesa sanitaria regionale è destinato a rimborsare le prestazioni del privato convenzionato, seconda percentuale più alta d’Italia secondo il rapporto Gimbe. “Non si vuole cambiare perché all’interno della politica regionale c’è un conflitto pubblico-privato che non è stato mai sanato”, ha dichiarato Castrataro in conferenza.Cosa succede adessoIl 9 maggio il consiglio comunale di Isernia ha votato all’unanimità il mandato al sindaco di impugnare il Piano davanti al Tar. Castrataro ha annunciato anche la costituzione di un comitato per il Veneziale, una raccolta firme per il punto nascita e gli Stati Generali della Sanità Pubblica in Molise, da tenersi in autunno. Sul fronte politico, ha chiesto apertamente che il presidente della Regione Francesco Roberti e i parlamentari molisani portino in Consiglio dei ministri la raccomandazione di un tavolo tecnico ministeriale congiunto che avrebbe già certificato la necessità di rimuovere i commissari. “Un conto è approvare in consiglio regionale una sfiducia al commissario, un conto è chiedere che quei commissari che hanno fallito vengano 
rimossi”, ha fatto notare il sindaco. Constatando infine una cosa: “Questo piano operativo dimostra che la provincia di Isernia conta meno (di Campobasso, ndr) e che quei politici che ci rappresentano in regione e in Parlamento non sanno difendere i diritti alla cura di questa provincia”, che rischia di diventare l’unica in Italia a non avere un punto nascita. La tenda è stata smontata, ma la partita – viene assicurato – è tutt’altro che chiusa.   
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		<title><![CDATA[Commissione Affari costituzionali della Camera (12.06.2026) ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/13/2026061303207407955.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"radioradicale.it" </b>  del 12 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Commissione. Ascolta l''audio registrato venerdì 12 giugno 2026 presso Camera dei deputati. Commissione Affari costituzionali della Camera</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 11:01:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.radioradicale.it/scheda/791930/commissione-affari-costituzionali-della-camera]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[nell’ambito dell’esame degli schemi di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa”, nonché degli schemi di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto nelle materie “tutela della salute” e “coordinamento della finanza pubblica”, ha svolto le seguenti audizioni:…- Giovanni Guzzetta, professore di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, e Francesco Cardarelli, Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale, Domenico Gallo, presidente onorario di sezione della Corte di cassazione, e Alessandro Pajno, presidente emerito del Consiglio di Stato;- rappresentanti della Fondazione Gimbe e di Salutequitàleggi tutto   
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