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		<title><![CDATA[Guerra di indipendenza per le cure primarie - AboutPharma ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102955308496.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102955308496.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"aboutpharma.com" </b>  del 11 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Cosa prevede il decreto Schillaci? Medici di base e pediatri contrari al passaggio alla dipendenza nelle Case di comunità. Ecco dati, novità e proteste.</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 10:07:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.aboutpharma.com/sanita-e-politica/riforma-medici-di-base-case-di-comunita-decreto/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Chi Siamo | Contatti | Lavora con noi | ShopLo scontro è acceso, ma era del tutto pre-primarie si gioca sul trasferimento dei camici bianchi dagli studi privati alle Case di comunità. Stando alla carta, cioè alla bozza del decreto Schillaci (già condiviso con le Regioni), i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta non saranno costretti a cambiare, bensì potranno lavorare su base volontaria nelle strutture territoriali previste dal Pnrr. L’obiettivo è portare a compimento il Piano, che stabiliva l’apertura di 1715 Case (poi riprogrammate e scese a 1.038), entro la fine dell’anno, ma che ancora oggi conta solo 781 centri ambulatoriali con qualche servizio attivo.Per fare in modo che l’offerta territoriale decolli, secondo le intenzioni del ministro della Salute, il rapporto di lavoro nelle Case passerebbe, solo per chi lo volesse, dalla attuale convenzione con il Servizio sanitario nazionale, all’assunzione. La prospettiva ha ottenuto come reazione un blocco compatto di contrari, convinto i sindacati della categoria a scegliere la strada dello stato di agitazione e proclamare lo sciopero generale qualora non arrivino risposte concrete dalle istituzioni.Sono quasi 37 mila i medici di medicina generale in Italia. Un numero ragguardevole, ma non sufficiente al fabbisogno, secondo i dati della Fondazione Gimbe che a fine 2025 richiamava l’attenzione sull’assenza di almeno 5 mila unità. Con i camici bianchi, a tutti gli effetti liberi professionisti, il ministero firma una convezione, prevista dal contratto nazionale dei medici di famiglia (Acn) in cui vengono definiti i criteri, gli obblighi e i compiti. Per avere diritto alla stipula, un medico deve rispondere a un bando regionale, basato sulle carenze dovute ai pensionamenti avvenuti durante l’anno.Alla graduatoria si accede in quattro modi diversi: aver già completato il corso di formazione o essere in dirittura d’arrivo (purché il titolo venga conseguito entro il 15 settembre dell’anno in cui si presenta la domanda), essere in possesso di un titolo equipollente, ovvero l’abilitazione ottenuta entro il 31 dicembre 1994, anche senza aver frequentato il corso specifico. Bisogna poi considerare la ripartizione dei posti: coloro che possiedono uno dei titoli equipollenti hanno diritto al 20% delle assegnazioni, mentre il restante 80% è garantito a chi ha portato a termine il corso di formazione specifica. Il bando per l’accesso alla convenzione viene pubblicato ogni anno entro il 31 gennaio, ma non ha effetto immediato. La graduatoria è infatti valida per l’anno solare successivo alla presentazione della domanda. Il compenso mensile lordo per chi raggiunge i mille assistiti è in media tra i 4 mila e i 6 mila euro: la cifra si basa sulla quota capitaria (circa 35-65 euro lordi annui per paziente), a cui si aggiungono le indennità per i servizi aggiuntivi, la gestione informatica e l’assistenza a persone oltre i 75 anni o sotto i 14 anni.Sul possibile inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità, il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, assicura di essere aperto al dialogo “per lavorare e venirsi incontro”. La loro presenza è necessaria nelle Case di comunità, finanziate grazie ai 15,6 miliardi di euro del Pnrr. “Nel momento in cui – spiega – sono state progettate queste strutture deputate all’assistenza territoriale non era stata immaginata la dotazione organica che vi avrebbe dovuto lavorare all’interno, composta non solo da medici di famiglia, ma anche da professionisti della sanità, inclusi infermieri, psicologi.Come arrivare a questo obiettivo, lo vedremo insieme”. Il timore dei medici di perdere il ruolo di punto di riferimento per milioni di assistiti non è fondato per il sottosegretario: “Faremo in modo che questo non avvenga, il paziente è centrale nella cura e nella qualità di cura. Indubbiamente i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta assicurano la qualità nell’erogazione delle prestazioni e sicuramente si troverà il modo migliore per continuar
e”. L’esigenza palese è riempire le Case di comunità con personale adeguato: “chi – riprende Gemmato – aveva messo a terra le Case, gli ospedali di comunità e i centri operativi territoriali aveva pensato a come finanziarle ma non aveva immaginato la dotazione organica”. Il nodo andrà sciolto solo con un’ampia condivisione con le categorie professionali, “che resta il punto di arrivo. Come – conclude il sottosegretario – lo vedremo insieme”.La posizione della sigla più rappresentativa dei medici di famiglia, la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), è netta e contrasta il decreto in merito a vari punti. La Fimmg infatti rifiuta qualsiasi ipotesi di ricorso al rapporto di lavoro dipendente, anche se residuale, riaffermando che la medicina generale debba rimanere una professione convenzionata, fondata sul rapporto fiduciario con il cittadino. “Abbiamo avuto modo di analizzare la bozza di questo provvedimento che riguarda la riforma dell’assistenza primaria nel nostro Paese”, spiega ad AboutPharma, Fiorenzo Corti, vicepresidente della Federazione.“Il dibattito si articola su due temi principali: il mantenimento del regime convenzionale per la medicina generale e l’apertura alla dipendenza, su base volontaria, per i medici operanti nelle Case di comunità. Esprimiamo una ferma opposizione all’ipotesi che una quota di medici di medicina generale diventi dipendente del Servizio sanitario nazionale, siamo infatti convinti che tale trasformazione peggiorerebbe ulteriormente il presidio medico sul territorio”. E non bisogna nemmeno cadere nell’errore di considerare il rapporto di dipendenza come una sorta di battaglia finale o ideologica, “la semplice trasformazione contrattuale di un professionista – commenta Corti – non rappresenta di per sé una garanzia di miglioramento dell’intero sistema”.Per quanto riguarda invece il tema delle Case di comunità, “dobbiamo dire – continua – che già adesso è in atto la disponibilità, con il contratto attualmente in vigore, che all’interno degli accordi regionali i medici di famiglia, rimanendo comunque nel loro ambulatorio, possano lavorare un tot di ore settimanali anche nelle Case di comunità. Questo non vuol dire abbandonare il proprio studio né fare la guardia medica di serie B nelle Case. Significa invece che alcuni progetti, come ad esempio la prevenzione, la presa in carico del paziente cronico o il rapporto con gli specialisti per la gestione di alcune prestazioni di telemedicina, siano già previsti dal contratto. Siamo peraltro in attesa dell’atto di indirizzo, un provvedimento che permetta alle Regioni di iniziare un percorso contrattuale con la medicina di famiglia dove anche questi temi possano essere ulteriormente sviluppati”.La dipendenza secondo i medici di base potrebbe peggiorare il rapporto di fiducia oggi esistente con i pazienti. Ma perché? Per Corti la ragione deriva dal collocamento delle Case di comunità. “Se ne prevede – chiarisce – una ogni 50 mila abitanti, mentre i medici di famiglia in questo momento sono presenti in tutti i territori, anche nei paesi più piccoli. Viene stabilito che ci sia un medico di famiglia ogni 1200-1300 persone, a seconda della regione.Il problema del medico di famiglia che lavora in Casa di comunità come dipendente trasforma oggettivamente lo studio del medico di famiglia. Il paziente è consapevole di doversi recare in una struttura esterna alla Casa di comunità, che potremmo definire come un servizio di medicina generale. Sebbene una simile organizzazione sia già realtà in alcuni comuni, è impensabile ipotizzare che tutti i cittadini afferenti a una determinata Casa di comunità possano accedervi direttamente richiedendo una visita medica immediata. Gestendo un bacino di circa 50 mila abitanti, un simile approccio genererebbe inevitabilmente lunghe liste d’attesa. All’interno della struttura, inoltre, il personale infermieristico e amministrativo non sarà più legato direttamente al singolo medico di famiglia, bensì dipenderà in tutto e per tutto dalla Asl e dall’organizzaz
ione aziendale. A nostro avviso, questa transizione comporterà un netto peggioramento della qualità del servizio offerto”.Sugli impieghi dei medici inseriti nelle Case di comunità, la Fimmg ha le idee chiare. “Ribadisco che la possibilità che i medici di medicina generale possano lavorare nelle strutture è già realtà e regolamentata da diversi accordi regionali. Molti contratti scritti, infatti, identificano una quota di ore che il medico di famiglia può svolgere, ma non per finalità di assistenza diretta e ordinaria. Se un paziente ha un mal di pancia, ad esempio, è decisamente meglio che si rechi nello studio del proprio medico, poiché non avrebbe senso chiudere gli ambulatori territoriali per trasferire le medesime visite nella Casa di comunità.L’attività del medico di famiglia all’interno di queste nuove strutture deve riguardare ambiti diversi dalla classica relazione diretta con il paziente per bisogni acuti. Si tratta piuttosto di gestire percorsi organizzativi e complessi, come il coordinamento delle campagne vaccinali, la presa in carico dei pazienti cronici, l’avvio delle televisite e lo sviluppo dei servizi di telemedicina. Di conseguenza, il medico di famiglia che opera nella Casa non vi si reca per sottrarre ore al proprio studio e replicare le stesse attività, ma per svolgere mansioni completamente differenti e complementari”.La riforma potrebbe tradursi in un attentato alla sicurezza sanitaria delle famiglie, mascherato da “potenziamento” dei servizi, secondo la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), anche loro interessati dal decreto. “Sotto l’insegna della cosiddetta ‘prossimità’, centralizzata negli Hub e Spoke delle Case della comunità, si cela una trasformazione radicale che rischia di snaturare la medicina del territorio ed il rapporto di fiducia con il proprio medico convenzionato, quello che ogni cittadino ha scelto, che la contraddistingue”, scrive la Federazione in una lettera inviata ai media. I pediatri nelle argomentazioni vanno al sodo e spiegano: “Il pericolo più imminente è la metamorfosi dell’assistenza primaria in una sorta di ‘call center della salute’, governato dalla logica del ‘pediatra senza volto e senza anima’. Sostituire la contattabilità e la presenza costante del pediatra di famiglia e del medico di medicina generale – continuano – con una turnazione impersonale di professionisti all’interno di una struttura ‘burocratica’ (la Casa della comunità) significa compiere un passo indietro epocale. Un turno orario può coprire una fascia della giornata, ma non potrà mai sostituire la conoscenza profonda della storia clinica, delle fragilità e del contesto sociale di un paziente e della sua famiglia”.Così come la Fimmg, anche la Confederazione italiana pediatri (Cipe), chiarisce che l’accordo collettivo in vigore prevede già la partecipazione su base volontaria nelle Case di comunità per i pediatri con anzianità di servizio, obbligatoria per i nuovi ingressi dal 2026, con un impegno minimo di tre ore settimanali. L’attuazione tuttavia varia a seconda delle disposizioni regionali. Negli anni i carichi di lavoro e i tassi di assistenza sono notevolmente cambiati e un eventuale aumento del massimale a 1.500 pazienti ipotizzato dal decreto Schillaci sarebbe insostenibile, visto che l’attuale limite di mille pazienti è già considerato eccessivo per garantire una cura adeguata.Lo sostiene Teresa Mazzone, presidente della Cipe. Che aggiunge: “Il lavoro del pediatra richiede un’attenzione che va oltre la semplice gestione burocratica”. La bozza di riforma, inoltre, introduce un’importante novità per l’assistenza sanitaria dei più giovani, prevedendo l’estensione delle cure del pediatra di libera scelta fino al compimento dei 18 anni d’età. Questa misura andrebbe a modificare l’assetto attuale, che fissa il limite standard a 14 anni, consentendo la permanenza fino ai 16 solo in casi specifici e previa proroga. L’iniziativa si prefigge una duplice finalità. Da un lato, mira a garantire agli adolescenti un percorso di cura più mirato e vicino
 alle loro specifiche esigenze di crescita; dall’altro, intende alleggerire il carico di lavoro che grava sui medici di medicina generale, favorendo contestualmente il ricambio generazionale all’interno della categoria dei pediatri. “Questa previsione potrebbe agevolare la transizione dei pazienti con malattie croniche”, conclude Mazzone.Tag: Confederazione italiana pediatri (Cipe) / cure primarie / decreto schillaci / fabrizio corti / Fimmg / orazio schillaci / teresa mazzone /L'INFORMAZIONE OGNI GIORNODefinita per la prima volta da un consenso internazionale, è associata a sindrome metabolica, steatosi epatica, diabete e a un possibile aumento del rischio oncologico. Un primo passo, in attesa di affinare la diagnosi e il follow-upTommaso Furlanello, direttore sanitario della Clinica Veterinaria San Marco, critica le restrizioni europee sugli antibiotici che rischiano di creare una gerarchia tra la salute umana e animale, limitando l’armamentario terapeutico usato nei petQUICK LINKS Contenuto realizzato in partnershipSEGUICI SUAP-DATEGLANCECONTATTINOTE LEGALIAboutPharma è un brand di Helyx S.r.l.Milano: Via Eritrea 21 – 20157 Tel +39 02 2772 991 (sede legale)Roma: Viale dell’Arte, 25 – 00144www.aboutpharma.com – info@aboutpharma.com – PEC helyx.srl@legalmail.it – P. IVA 07106000966AboutPharma – Testata online registrata al Tribunale di Milano n°385/11-12-2014   
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		<title><![CDATA[SANITA', ALOISIO (M5S): "ACCELERAZIONE SU AUTONOMIA SARA' PAGATA DA PIU' DEBOLI - Agenparl ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103061409681.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"agenparl.eu" </b>  del 11 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 15:05:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://agenparl.eu/2026/06/11/sanita-aloisio-m5s-accelerazione-su-autonomia-sara-pagata-da-piu-deboli/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(AGENPARL) - Roma, 11 Giugno 2026 - Roma, 11 giu. – "L'accelerazione sulle pre-intese, soprattutto dalla Regione Veneto che tira dritto sull'autonomia differenziata liquidando come irrilevanti i severi moniti della Fondazione GIMBE, dimostrano una preoccupante cecità politica di fronte al futuro della salute pubblica. Dire che la riforma Calderoli 'non esclude nessuno' e che ognuno è libero di scegliere se farsi gestire da Roma o fare da sé, come riferito dal Governatore veneto alla stampa, significa ignorare volutamente il punto centrale della questione: il diritto alla salute non può dipendere dal codice postale. I rilievi sollevati in Senato dalla Fondazione GIMBE non sono opinioni politiche, ma dati oggettivi. Affidare alle singole Regioni competenze esclusive su materie incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza, gestione del personale e fondi sanitari regionali non farà altro che istituzionalizzare le disuguaglianze. Invece di curare le persone vicino a casa, si costringeranno i cittadini dei territori meno abbienti a migrazioni della speranza sempre più dolorose e costose. La vera responsabilità politica non consiste nel trincerarsi dietro i confini regionali, ma nel pretendere che lo Stato garantisca finanziamenti adeguati e standard elevati a tutti, da Nord a Sud. L'autonomia differenziata, priva del finanziamento strutturale dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, si tradurrà inevitabilmente in un gioco a somma zero dove a pagare il conto saranno i servizi pubblici e le fasce più deboli della popolazione, a favore di una progressiva privatizzazione della cura". Lo scrive in una nota Vincenza Aloisio, senatrice del Movimento 5 Stelle.Comments are closed.L’Agenzia di Stampa Parlamentare Agenparl è una delle voci storiche ed autorevoli dell’informazione italiana parlamentare ed è una delle principali news company italiane. Nel 1950 Francesco Lisi fondò la più antica Agenzia giornalistica parlamentare italiana, con il nome di S.P.E.; con l’ingresso nell’ASP (Associazione stampa parlamentare) nel 1953 ne mutò il nome in Agenparl.Dal 1955 affianca con i suoi notiziari il mondo istituzionale, editoriale, economico e finanziario, diventando oggi una tra le fonti più autorevoli dell’informazione con i propri prodotti, servizi e soluzioni all’avanguardia. Dal 2009 il Direttore è Luigi Camilloni che ha proseguito lungo la strada tracciata da Lisi e cioè quella che da sempre ha contraddistinto l’Agenzia, ossia l’imparzialità.Una formula editoriale veloce ed innovativa che garantisce un’informazione puntuale e degli approfondimenti originali. Per noi di Agenparl, fare informazione significa mantenere un alto livello di esattezza, obiettività e imparzialità, attraverso un codice linguistico chiaro, ma soprattutto senza far ricorso a formule e luoghi comuni giornalistici. Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.Login to your account below.   
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		<title><![CDATA[Economia e finanza: gli avvenimenti di VENERDI' 12 giugno  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103182407695.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"borsaitaliana.it" </b>  del 11 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Radiocor. Finanza. Economia e finanza: gli avvenimenti di VENERDI'' 12 giugno.</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 07:40:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/finanza/dettaglio/economia-e-finanza-gli-avvenimenti-di-venerdi--12-giugno-nRC_11062026_0720_7109870.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[FINANZA- Milano: "Cerimonia della Campanella" di Officina Stellare, per celebrare le nuove dimensioni del Gruppo. Ore 8,15.Presso Palazzo Mezzanotte.RIUNIONI DEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE- APPROVAZIONE DATI CONTABILI: nessun appuntamento in agenda.INCONTRI SOCIETA' QUOTATE- Nessun appuntamento in agenda.ASSEMBLEE DEGLI AZIONISTI- Nessun appuntamento in agenda.DATI MACROECONOMICI- Giappone: Produzione industriale m/m finale, aprile. Ore 6,30.- Germania: IPCA a/a finale, maggio. Ore 8,00.- Germania: IPCA m/m finale, maggio. Ore 8,00.- Germania: CPI m/m finale, maggio. Ore 8,00.- Germania: CPI a/a finale, maggio. Ore 8,00.- Gran Bretagna: Bilancia commerciale (totale - GBP), aprile.Ore 8,00.- Gran Bretagna: Bilancia commerciale (non UE - GBP), aprile.Ore 8,00.- Gran Bretagna: Produzione industriale m/m, aprile. Ore 8,00.- Francia: IPCA m/m finale, maggio. Ore 8,45.- Francia: IPCA a/a finale, maggio. Ore 8,45.- Francia: CPI m/m Ex Tob, maggio. Ore 8,45.- Spagna: IPCA a/a finale, maggio. Ore 9,00.- Italia: Istat - il mercato del lavoro, I Trimestre. Ore 10,00.- Italia: Istat - conti economici dell'agricoltura, anno 2025. Ore 11,00.- Stati Uniti: Fiducia famiglie (Michigan) prelim. giugno.Ore 16,00.ECONOMIA- New York (Stati Uniti): si conclude "Smau | Italy Restartsup in New York", l'innovazione italiana si confronta con l'ecosistema nordamericano. Evento realizzato in collaborazione con Ice Agenzia.- Bruxelles (Belgio): riunione Ecofin.- Treviso: si conclude la XVII edizione della Treviso Antitrust Conference, appuntamento dedicato ai temi della concorrenza, della regolazione dei mercati e della tutela del consumatore. Partecipa, tra gli altri, Carlo Nordio, ministro della Giustizia. Presso l'Auditorium dei Musei Civici di Santa Caterina.- Milano: assemblea generale EPF - European Panel Federation "Tra competitivita' industriale e quadro normativo europeo", organizzata da FederlegnoArredo e Assopannelli di FederlegnoArredo. Ore 9,30. Partecipa, tra gli altri, Antonio Gozzi, special advisor di Confindustria per l'Autonomia strategica europea, Piano Mattei e Competitivita'.- Mantova: prosegue la XXIV edizione del Seminario Estivo di Fondazione Symbola "Patriottismo dolce. Identita', comunita', soft economy nel tempo delle fratture". Ore 9,30. Partecipa, tra gli altri, Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy. Presso il Teatro Scientifico Bibiena. L'evento si conclude domani.- Milano: conferenza stampa di presentazione della guida "Itinerari milanesi - Le 30 attivita' che stanno ridisegnando la citta'", promossa da American Express, in collaborazione con Confcommercio Milano. Ore 10,30. Presso Palazzo Bovara.- Roma: si conclude l'VIII congresso nazionale Uila "Il Lavoro, l'anima che ci tiene insieme". Ore 11,00. Partecipa, tra gli altri, Francesco Lollobrigida, ministro dell'Agricoltura, della Sovranita' Alimentare e delle Foreste. Presso il salone delle Fontane all'Eur.- Roma: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, incontra il presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae Myung. Ore 12,30. Presso Villa Pamphilj.- Venezia: nel corso della mattinata, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, incontra il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Prosperita' e la Strategia industriale, Ste'phane Se'journe', con cui effettua un sopralluogo nell'area di 
Porto Marghera.Il sito portuale veneziano figura, infatti, tra le aree del Nord-Est in corso di valutazione nell'ambito della proposta nazionale per ospitare in Italia uno dei primi hub europei dedicati allo stoccaggio strategico delle materie prime critiche previsti dal CRM Act dell'UE. A seguire, alle ore 13.30, un punto stampa congiunto del ministro Urso e del commissario Se'journe'. Presso la Venice Heritage Tower.- Roma: business roundtable Italia-Corea, organizzata dal Maeci. Ore 18,30. Partecipa, tra gli altri, Giorgio Marsiaj, vicepresidente di Confindustria per l'Aerospazio. Presso il Westin Excelsior Rome, via V. Veneto 125.- Roma: webinar "DE&I - Competenze e inclusione: l'importanza della formazione in azienda", organizzato dall'agenzia Hidoly e Cesop HR Consulting Company. Partecipano, tra gli altri, Erica Lecce, project manager Agenda della Disabilita' Cpd; Francesca Di Lella, hr Industrial Relations Specialist - Disability & Inclusion Project; Caterina Soldi, program manager corso Alta Formazione Campus Cottino; Carlo Pettenon, ceo Bnp Group; Manuela Pioltelli, responsabile Collocamento Mirato di Umana. Ore 10,00.POLITICA E ATTIVITA' PARLAMENTARECAMERA9,30 interpellanze urgenti (Aula)11,00 audizioni esperti; Fondazione Gimbe e Salutequita' su intese preliminari autonomia differenziata (Affari costituzionali)Red-.Gli ultimi video Radiocor(RADIOCOR) 11-06-26 07:20:05 (0007)PA 5 NNNN								 Titoli citati nella notiziaImpresaEuropaGermaniaItaliaLazioProvincia Di RomaComune Di RomaRomaLombardiaProvincia Di MilanoComune Di MilanoMilanoAmerican ExpressOrgani SocietariAssemblea Azionisti OrdinariaIndicatori EconomiciFinanzaBilancio Di SocietàApprovazioneConsiglio Di AmministrazioneConsumiBilancia CommercialeProduzione IndustrialeEnti AssociazioniConfederazioniCongiunturaEconomia   
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		<title><![CDATA[ Autonomia differenziata ligure e sanità, M5S: “Disastro annunciato”. Pd: “Fermare iter scellerato”  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102869808773.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cittadellaspezia.com" </b>  del 11 Jun 2026 </p>]]></description>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.cittadellaspezia.com/2026/06/10/autonomia-differenziata-ligure-e-sanita-m5s-disastro-annunciato-pd-fermare-iter-scellerato-658094/?amp]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Gimbe ci dà ragione: in Liguria, l’autonomia differenziata in sanità sarebbe ‘abbandono differenziato’. Un disastro annunciato da tempo che oggi la Fondazione ha certificato con un’analisi spietata e purtroppo veritiera al 100%: la nostra regione è inadempiente sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), perde pazienti e risorse, con l’aggravante di un ligure su dieci a rinunciare alle cure. Prima di chiedere più poteri, Bucci garantisca i diritti che già oggi non riesce ad assicurare. Altrimenti il disegno è notoriamente chiaro: meno sanità pubblica, più privato, più disuguaglianze”. Lo dichiara in una nota il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano a seguito dell’audizione della Fondazione Gimbe in commissione Affari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata in materia sanitaria (sottoscritti da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria). “Se si concede più autonomia senza prima definire e finanziare i Lep sanitari, senza garantire davvero i Lea e senza ridurre le liste d’attesa, si crea una sanità a velocità diverse. E cioè: chi vive nelle regioni più forti avrà più servizi, chi vive in territori più fragili sarà lasciato indietro. In Liguria purtroppo sappiamo bene cosa significa: pronto soccorso in affanno, liste d’attesa infinite, medicina territoriale debole, fughe verso il privato o verso altre regioni”, dice ancora Giordano. “Basta inseguire la propaganda dell’autonomia differenziata. La destra si occupi della realtà: i liguri chiedono visite in tempi accettabili, ospedali sicuri, pronto soccorso funzionanti e sicuri, medici di famiglia, servizi territoriali e cure accessibili. Non chiedono più privato. Basta mercato della salute! Come M5S, continueremo a opporci a ogni progetto che spacchi il Paese e continueremo a contrastare l’idea malata di una sanità sempre più diseguale che tanto piace alla destra”, conclude il capogruppo pentastellato.
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		<title><![CDATA[La misura della disuguaglianza: il primo report di Medici del Mondo sulla crisi della salute pubblica in Italia ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103071409637.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"editorialedomani.it" </b>  del 11 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Liste d’attesa infinite, screening a due velocità, rinuncia alle cure e fuga verso il privato: Medici del mondo ha presentato alla Camera dei ... Scopri di più!</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:48:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="1555" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103071409637.PDF"><![CDATA[editorialedomani.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.editorialedomani.it/fatti/misura-disuguaglianza-primo-report-medici-del-mondo-crisi-salute-pubblica-italia-i42b43ds]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Liste d’attesa infinite, screening a due velocità, rinuncia alle cure e fuga verso il privato: Medici del mondo ha presentato alla Camera dei deputati la fotografia di un Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) sempre più fragile e diseguale. A raccontarlo i dati, le analisi e le testimonianze di pazienti, personale sanitario, associazioni ed esperti«La difesa della salute pubblica e del Servizio sanitario nazionale è il punto di partenza imprescindibile per poter parlare di salute universalistica, che non lasci indietro o escluda nessuna persona». Questo è il presupposto da cui l’Ong Medici del mondo è partita per costruire il suo primo report sulla crisi della salute pubblica - tra disuguaglianze territoriali, mancati screening e rinuncia alle cure - presentato giovedì 11 giugno alla sala stampa della Camera dei deputati.Il report è un viaggio all’interno di un paese diviso nell'accesso alle cure: a partire dai dati e dalle testimonianze della Fondazione Gimbe e del sindacato Anaao - Assomed, ai dati raccolti dal lavoro dell’Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno (Svimez), passando per le eccellenze oncologiche del paese - come il Dipartimento di Senologia dell’Ospedale Pascale e l’istituto Nazionale Tumori di Napoli - fino alle testimonianze della Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo).«È un report che parla delle nostre pazienti e dei nostri pazienti - racconta Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo Italia - che riconduce i dati a livello regionale e nazionale ad esperienze con le quali ci confrontiamo ogni giorno nei territori. Un report fattivo, come il nostro lavoro di Ong medica». Anche la stessa idea di lavoro è nata sul campo: «Siamo partiti da un’urgenza che abbiamo visto macroscopicamente negli ultimi quattro anni: la mancanza di programmi di screening, di prevenzione primaria e secondaria in una periferia della Calabria».Questa esperienza sul campo è stata poi collocata «in un ambito molto più ampio proprio grazie al report: un lavoro di imbuto dal basso. Dal piccolo ci siamo allargati ad una prospettiva nazionale, cercando di restituire un quadro quantitativo ma anche qualitativo, che parli delle persone». La Ong ha deciso di osservare la crisi del Ssn attraverso la lente dell’oncologia: «Le patologie oncologiche, per la loro diffusione, per la complessità dei percorsi di cura e per il ruolo determinante della prevenzione e della diagnosi precoce, rappresentano un ambito particolarmente significativo per analizzare il funzionamento del sistema sanitario e le sue trasformazioni», ricorda Visconti.È proprio in questo campo che le disuguaglianze di accesso ai servizi e di presa in carico, e quindi anche di possibilità di cura, emergono in modo più evidente e misurabile: «Le differenze territoriali nell’adesione agli screening e nell’accesso a cure tempestive e di qualità si traducono in conseguenze concrete sulla prognosi e sulla qualità della vita dei pazienti».Le ripercussioni pesano anche sul lavoro di sanitarie e sanitari: «Spesso siamo costretti ad aggirare diverse regole per cercare di arginare il danno socio economico che la malattia, la sua diagnosi e la sua cura, possono causare ai pazienti». A parlare è Dario (nome di fantasia), medico oncologo intervistato all’interno dell’inchiesta La cura dei tumori è una questione di classe, contenuta nel report.Medici e pazienti si sono soffermati su un tema poco raccontato: quello della tossicità finanziaria. Un problema molto sentito nella popolazione oncologica, che racconta di molti oneri economici non coperti: spese per farmaci complementari, trasporti verso centri specializzati, soggiorni, perdita di reddito per cura e accompagnamento, costi per test diagnostici non ancora pienamente rimborsati, tecnologie nuove non uniformemente accessibili che influenzano la migrazione sanitaria.I racconti di pazienti e professionisti fotografano un dato politico centrale: il definanziamento cronico del Ssn, la mancata programmazione
 del personale sanitario, la progressiva esternalizzazione dei servizi e l’espansione del settore privato non rappresentano deviazioni temporanee, ma scelte portate avanti da governi di diverso orientamento politico.«L’ingresso del privato all’interno del Ssn, non con la funzione che aveva in origine di “supporto al sistema” ma come si presenta adesso, come un competitor, ha avuto delle conseguenze devastanti», ricorda Visconti. L’accesso alle cure e alla salute, in questo modo, segue logiche di mercato e questo «ha un impatto molto forte sulla vita delle persone, amplificando le disuguaglianze».Invece per cui chi vive in territori in cui c’è maggiore offerta, «ci sono più possibilità di curarsi, di accedere ai centri di eccellenza, di curarsi bypassando le liste d’attesa», creando un percorso opposto alla democratizzazione della salute.Quello che Medici del mondo chiede alla politica è di rimettere al centro delle politiche il diritto alla salute, e che «il Ssn venga finanziato con risorse adeguate, non vincolate alla legge di Bilancio. Bisogna fare delle scelte precise per rimettere la salute al centro delle priorità del paese». © Riproduzione riservataPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Scrive per Domani di salute, diritti e femminismi. Ha iniziato a Radio Sherwood nel 2004 conducendo la rassegna stampa e il giornale radio. Su Instagram è @chiccasherwoodIL MONDO DI DOMANI   
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		<title><![CDATA[Autonomia differenziata e sanità: Fondazione Gimbe chiede lo stop al trasferimento delle competenze. Allarme sulle disuguaglianze regionali ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102877908758.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"fnob.it" </b>  del 11 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 11:30:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.fnob.it/2026/06/10/autonomia-differenziata-e-sanita-fondazione-gimbe-chiede-lo-stop-al-trasferimento-delle-competenze-allarme-sulle-disuguaglianze-regionali/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Roma, 10 giugno 2026 (Agenbio) – Sospendere l’iter per il trasferimento di ulteriori competenze sanitarie alle Regioni nell’ambito dell’autonomia differenziata, oppure subordinarlo a una moratoria. È questa la netta posizione espressa dalla Fondazione Gimbe durante l’audizione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa sottoscritti da quattro Regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.Il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, ha evidenziato come l’attribuzione di maggiori autonomie, in assenza di precise garanzie, rischi non solo di ampliare le già marcate diseguaglianze nell’accesso alle cure, ma persino di legittimarle. Le condizioni necessarie: Lep e costi standard. Secondo la Fondazione Gimbe, la prosecuzione dell’iter deve essere necessariamente vincolata a tre passaggi fondamentali. Definizione dei Lep: Fissare i Livelli Essenziali delle Prestazioni in ambito sanitario. Costi standard: Quantificare i relativi costi standard su base nazionale. Monitoraggio costante: Adottare un sistema nazionale per valutare l’impatto delle autonomie su salute, equità e accesso ai servizi. Richieste identiche per realtà eterogenee. L’elemento di maggiore perplessità sollevato da Gimbe riguarda l’omogeneità delle richieste avanzate da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, a fronte di contesti di partenza profondamente divergenti. Mentre una delle Regioni risulta inadempiente sui Lea (Livelli Essenziali di Assistenza), le altre presentano performance estremamente distanti tra loro. Le asimmetrie tra i quattro territori emergono chiaramente su tre fronti critici.Mobilità sanitaria: Lombardia e Veneto attraggono pazienti da altre regioni, mentre Piemonte e Liguria registrano un saldo negativo con perdita di risorse.Rinuncia alle cure. In Lombardia e Liguria la percentuale di cittadini che rinuncia alle prestazioni sanitarie supera il 10%.Personale sanitario. Si registrano profonde differenze nella disponibilità di professionisti e nella capacità di coprire il fabbisogno di medici e pediatri di famiglia. Il richiamo alla Corte Costituzionale. “Prima di attribuire nuove competenze – ha avvertito Cartabellotta – occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”. Il presidente di Gimbe ha infine ricordato come la stessa Corte Costituzionale abbia chiarito che l’autonomia differenziata richieda un’istruttoria rigorosa, funzione per funzione, supportata da adeguate garanzie di uniformità dei diritti per tutti i cittadini, indipendentemente dalla regione di residenza. (Agenbio)
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		<title><![CDATA[Autonomia differenziata, l’allarme di Gimbe per la Liguria: “Aumenteranno le disuguaglianze” ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103221108078.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103221108078.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"genova24.it" </b>  del 11 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>"Profonde differenze nelle performance delle Regioni ma pre-intese sovrapponibili. M5s: "Sarebbe un abbandono differenziato". Pd: "Fermare questo iter scellerato"</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 08:40:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="2550" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103221108078.PDF"><![CDATA[genova24.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.genova24.it/2026/06/autonomia-differenziata-gimbe-liguria-disuguaglianze-466246/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Genova. Le quattro Regioni che hanno sottoscritto gli schemi di intesa preliminare – Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria – per ottenere ulteriori autonomie in materia di tutela della salute presentano profonde differenze nelle performance sanitarie, nell’accesso alle cure e nella capacità di attrarre pazienti. E le maggiori competenze richieste dalle Regioni rischiano di aumentare diseguaglianze di accesso e privatizzazione.È quanto emerge dall’audizione della Fondazione Gimbe presso la commissione Affari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata, anche alla luce delle evidenze illustrate alla commissione affari sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei Lea, ovvero le prestazioni sanitarie che Regioni e Province Autonome devono garantire gratuitamente o previo il pagamento del ticket.“Desta forti perplessità – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse”.Nel nuovo sistema di garanzia 2023 (ultimo anno disponibile) la Liguria non raggiungeva la soglia minima prevista in una delle tre macro-aree di valutazione, risultando pertanto inadempiente, anche se la Regione ha sempre attribuito lo scostamento a un errore nella comunicazione dei dati. Il Veneto ha invece raggiunto il punteggio complessivo più elevato (288 punti), seguito da Piemonte (270) e Lombardia (257), mentre la Liguria si fermava a 219 punti. Nella recente audizione sull’attuazione dei Lea, la Fondazione Gimbe ha inoltre evidenziato come l’attuale sistema di monitoraggio nazionale presenti limiti rilevanti nel cogliere le effettive diseguaglianze regionali nell’erogazione delle prestazioni e si sia progressivamente trasformato in uno strumento di political agreement tra Governo e Regioni.“Le quattro Regioni che chiedono le stesse ulteriori competenze in sanità – commenta Cartabellotta – partono da situazioni molto diverse: una risulta inadempiente sui Lea, mentre le altre presentano livelli di performance distanti tra loro. È quindi difficile comprendere come schemi di intesa sostanzialmente identici possano rispondere a realtà assistenziali così eterogenee. Proprio queste differenze avrebbero richiesto istruttorie specifiche e puntualmente motivate, perché prima di attribuire nuove competenze occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”.Nel 2023 la Lombardia ha registrato un saldo positivo della mobilità sanitaria di 645,8 milioni di euro, il Veneto di 212,1 milioni. Piemonte e Liguria mostrano invece saldi negativi rispettivamente per 20,7 milioni e 74,4 milioni. In termini pro-capite il saldo è pari a 65 euro per la Lombardia e 44 euro per il Veneto, mentre scende a -5 euro per il Piemonte e a -49 per la Liguria. “La mobilità sanitaria – evidenzia Cartabellotta – è uno dei più chiari indicatori delle diseguaglianze regionali. Se due Regioni presentano saldi attivi e, viceversa, due registrano saldi negativi, è difficile sostenere che abbiano le stesse esigenze organizzative e assistenziali. Per questo lascia perplessi che le richieste di autonomia in sanità siano pressoché sovrapponibili”.Secondo l’indagine Istat 2024, ha rinunciato a prestazioni sanitarie il 10,3% della popolazione lombarda, il 10,1% di quella ligure, il 9,2% di quella piemontese e il 7,9% di quella veneta. “La rinuncia alle prestazioni sanitarie – osserva Cartabellotta – è la cartina al tornasole delle difficoltà di accesso alle cure. Se milioni di cittadini già oggi rinunciano a visite ed esami, significa che i diritti garantiti sulla carta non sono sempre esigibili nella realtà. Prima di attribuire nuove competenze alle Regioni occorre garantire livelli essenziali realmente esigibili e monitorare l’equità di accesso ai servizi, altrimenti il ri
schio è spingere sempre più cittadini verso il settore privato”.Inoltre, secondo Gimbe, persistono rilevanti differenze nella disponibilità di professionisti sanitari e nella capacità di coprire il fabbisogno di medici e pediatri di famiglia. Particolarmente marcata la variabilità nella dotazione di infermieri dipendenti, che passa da 6,86 ogni 1.000 abitanti in Liguria a 3,80 in Lombardia.“La criticità – continua Cartabellotta – non è l’autonomia amministrativa sé, ma il contesto in cui si vorrebbe applicarla. Trasferire ulteriori competenze sanitarie a Regioni che già oggi partono da condizioni molto diverse significa intervenire su un servizio sanitario nazionale segnato da sottofinanziamento, persistenti difficoltà nel garantire i Lea e crescente ricorso alla spesa privata. In questo scenario, le stesse competenze richieste possono produrre effetti molto diversi a seconda della capacità organizzativa, amministrativa e finanziaria delle singole Regioni: senza adeguati meccanismi di garanzia e perequazione il rischio è che l’autonomia differenziata rafforzi ulteriormente chi è già più forte e renda ancora più difficile colmare i divari esistenti”.“La garanzia formale dei Lea – conclude Cartabellotta – non basta se milioni di cittadini continuano a incontrare ostacoli nell’accesso alle cure. Prima di trasferire ulteriori competenze alle Regioni è indispensabile definire e finanziare i Lep sanitari, misurare gli effetti delle autonomie su accesso ed equità e istituire un sistema pubblico e indipendente di monitoraggio. Del resto, la stessa Corte Costituzionale ha chiarito che l’autonomia differenziata richiede una rigorosa istruttoria funzione per funzione e adeguate garanzie di uniformità dei diritti sull’intero territorio nazionale. In assenza di queste condizioni, il rischio non è soltanto di ampliare le diseguaglianze nell’accesso alle cure, ma anche di legittimarle. Per questo la Fondazione Gimbe ha chiesto di sospendere l’iter o di subordinarlo ad una moratoria fino alla definizione dei Lep sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso ed equità”.“Gimbe ci dà ragione: in Liguria, l’autonomia differenziata in sanità sarebbe “abbandono differenziato”. Un disastro annunciato da tempo che oggi la Fondazione ha certificato con un’analisi spietata e purtroppo veritiera al 100%: la nostra regione è inadempiente sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), perde pazienti e risorse, con l’aggravante di un ligure su dieci a rinunciare alle cure. Prima di chiedere più poteri, Bucci garantisca i diritti che già oggi non riesce ad assicurare. Altrimenti il disegno è notoriamente chiaro: meno sanità pubblica, più privato, più disuguaglianze”. Così il capogruppo regionale del M5s Stefano Giordano commentando l’allarme della Fondazione Gimbe durante l’audizione in Commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata in materia sanitaria, sottoscritti da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.Per il M5S Liguria, l’autonomia differenziata applicata alla sanità rischia di aumentare le fratture già esistenti. “Se si concede più autonomia senza prima definire e finanziare i Lep sanitari, senza garantire davvero i Lea e senza ridurre le liste d’attesa, si crea una sanità a velocità diverse. E cioè: chi vive nelle regioni più forti avrà più servizi, chi vive in territori più fragili sarà lasciato indietro. In Liguria purtroppo sappiamo bene cosa significa: pronto soccorso in affanno, liste d’attesa infinite, medicina territoriale debole, fughe verso il privato o verso altre regioni”.“Basta inseguire la propaganda dell’autonomia differenziata. La destra si occupi della realtà: i liguri chiedono visite in tempi accettabili, ospedali sicuri, pronto soccorso funzionanti e sicuri, medici di famiglia, servizi territoriali e cure accessibili. Non chiedono più privato. Basta mercato della salute! Come M5S, continueremo a opporci a ogni progetto che spacchi
 il Paese e continueremo a contrastare l’idea malata di una sanità sempre più diseguale che tanto piace alla destra”, conclude Giordano.“Occorre fermare questo iter scellerato in materia di autonomia differenziata, come ha proposto Fondazione Gimbe, con un’analisi puntuale e rigorosa, nell’audizione svolta al Senato sulle pre-intese delle Regioni Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte. La richiesta al Governo di sospendere l’iter o quantomeno di subordinarlo ad una moratoria, fino alla definizione dei Lep sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio sull’impatto che le cosiddette maggiori autonomie avrebbero su salute, accesso ed equità”, dichiarano il segretario del Pd Liguria Davide Natale e la responsabile sanità della segreteria Katia Piccardo.“Come avevamo denunciato a suo tempo, anche a livello nazionale, le pre-intese sottoscritte dal governo Meloni con le quattro Regioni sono sostanzialmente identiche tra loro, contraddicendo in modo palese l’indicazione della Corte Costituzionale che, bocciando di fatto la Legge Calderoli, ha chiarito che l’autonomia differenziata richiede un’istruttoria (che deve essere fatta funzione per funzione) ed adeguate garanzie di uniformità di diritti su tutto il territorio nazionale. I dati dimostrano, invece, non soltanto che le quattro Regioni che richiedono maggiore autonomia hanno situazioni di partenza estremamente diverse tra loro ma che, complessivamente, percorrere la strada dell’autonomia differenziata in sanità, senza adeguati meccanismi di garanzia e perequazione, rischia di rafforzare ulteriormente chi è già più forte e soprattutto di rendere ancora più difficile colmare i divari esistenti e indebolire notevolmente chi ha una situazione già estremamente fragile, come nel caso della Liguria. La Liguria ha bisogno di maggiori risorse, lo dimostra anche la discussione che c’è stata in consiglio regionale ieri. Se la Giunta non interviene c’è un disavanzo di 130 milioni di euro che graverà sui cittadini liguri. Serve un riparto del Fondo Nazionale che sappia rispondere alle esigenze dei liguri. L’autonomia differenziata va nella direzione opposta. Bucci, solo per rispondere al richiamo della Lega, mette a repentaglio il servizio sanitario incurante dei reali bisogni dei cittadini. La riforma del sistema sanitario ha di fatto depauperato i territori della capacità di programmazione del servizio se si dovesse andare nella direzione tracciata da Bucci sarebbe la fine di ciò che fino a oggi abbiamo conosciuto. Auspichiamo che la Giunta regionale non segua la follia leghista e lasci la linea governativa al proprio destino e ascolti invece la Fondazione Gimbe e le numerose voci critiche che si sono levate contro l’autonomia differenziata in materia di sanità”, concludono i dem.   
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		<title><![CDATA[Volley e teoremi: la bresciana Camilla Riccardi si laurea in matematica ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102877008765.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"giornaledibrescia.it" </b>  del 11 Jun 2026 </p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[La 26enne di Orzinuovi, dopo l’esperienza in A2 con la Valsabbina e una stagione in B1, ha conseguito la laurea all’Università Cattolica, conciliando allenamenti, trasferte ed esami: «Mondo dello sport e mondo dei numeri sono più vicini di quanto si immagini»Marco TedoldiMarco TedoldiGiornalista06 giugno 20266' di letturaConcentrazione massima per Camilla RiccardiConcentrazione massima per Camilla RiccardiC’è chi passa le trasferte guardando serie tv e chi, invece, ripete analisi matematica tra un autogrill e un palazzetto. C’è chi vive lo sport come evasione dagli studi e chi, al contrario, ha trovato proprio nello sport la chiave per affrontare una delle facoltà più dure e selettive. Camilla Riccardi, 26 anni, pallavolista cresciuta a Orzinuovi, nelle ultime stagioni tra Torbole Casaglia in B1 e Valsabbina Millennium Brescia in A2, appartiene decisamente alla seconda categoria.Perché mentre rincorreva palloni sui taraflex di tutta Italia, nel frattempo preparava esami, tra dispense, formule e teoremi. E oggi può dire di avercela fatta davvero: fresca di laurea magistrale in Matematica all’Università Cattolica, Camilla rappresenta una rarità quasi controcorrente nel panorama sportivo. Non solo per il titolo di studio, ma anche per il modo in cui racconta il legame tra numeri e pallavolo: non due mondi opposti, ma due linguaggi sorprendentemente simili. Ordinati, rigorosi, perfino creativi.Corona d'alloro per CamillaCorona d'alloro per CamillaLa sua è una storia di sacrifici, allenamenti, viaggi, esami preparati di notte e una timidezza che l’ha portata perfino a «nascondere» per anni la carriera sportiva ai professori universitari. Ma anche una storia piena di ironia, lucidità e passione autentica. Perché Camilla Riccardi parla della matematica come una sportiva e della pallavolo come una matematica. E forse è proprio questo il segreto che le ha permesso di tenere insieme due mondi che agli altri sembrano inconciliabili.Camilla, quando hai capito che matematica e pallavolo potevano convivere nella tua vita?«In realtà è stato un po’ un salto nel vuoto. Ho sempre giocato a pallavolo, ma contemporaneamente ho sempre avuto una passione forte per le materie scientifiche. Finite le superiori mi sono detta: “Perché non provarci?”. Sapevo che Matematica sarebbe stata impegnativa, e oggi posso confermarlo senza problemi. Però mi sono buttata. E alla fine le due cose si sono incastrate quasi naturalmente».Camilla pronta a scendere in campoCamilla pronta a scendere in campoIn che senso?«La mentalità dell’atleta mi ha aiutata tantissimo nello studio. E viceversa. La testa “quadrata” che serve nello sport è perfetta anche per la matematica. Disciplina, ordine, organizzazione: alla fine sono aspetti che accomunano entrambi i mondi».Da libero, poi, forse ancora di più.«Assolutamente. Il libero è un ruolo di lettura, di equilibrio, di ordine. Devi mettere ordine in campo, capire le situazioni, anticipare. C’è tantissima matematica dentro questo ruolo, forse anche troppa…».Camilla in ricezioneCamilla in ricezioneLa matematica viene spesso raccontata come una disciplina fredda, mentre lo sport è visto come il regno delle emozioni. Tu invece sembri vedere un ponte continuo tra questi due universi...«Perché io non li ho mai percepiti davvero separati. Sono una persona molto emotiva e credo che anche la matematica abbia una componente emotiva fortissima. Certo, è rigorosa, ma dentro c’è sensibilità, intuizione, creatività. Ho sempre trovato un collegamento naturale tra queste due parti di me».Il tuo percorso parte da Orzinuovi.«Sì, ho frequentato il liceo scientifico a Orzinuovi e poi ho scelto la Cattolica. È stata un’esperienza molto bella».L’università ti ha aiutata a tenere insieme studio e sport?«In realtà io ho sempre “nascosto” la mia carriera sportiva. Sono molto riservata, anche se magari non sembra. No
n volevo passare per quella che si vantava. Così tanti professori non sapevano nemmeno che giocassi».Davvero?«Sì. L’hanno scoperto praticamente poco prima della laurea. Durante un incontro con i docenti ci hanno chiesto cosa immaginassimo per il nostro futuro e lì ho raccontato anche del mio percorso nella pallavolo. Alcuni sono rimasti sorpresi e poi si sono avvicinati per chiedermi informazioni. Però devo dire che sono stati tutti splendidi anche senza sapere nulla: disponibili, comprensivi, davvero persone meravigliose».Leggi ancheI campioni dello sport bresciano alla finale di Chef per una notteFacile immaginare che non sia stato semplice tenere insieme tutto.«No, infatti. È stato molto difficile. Tanti allenamenti, tante ore di studio, trasferte, esami. Ho vissuto un po’ a fasi alterne: durante l’estate, quando i campionati si fermavano, mi dedicavo completamente alla matematica; durante la stagione cercavo di gestire entrambe le cose. Anche se io faccio fatica a lasciare andare qualcosa: se faccio una cosa, voglio farla bene».Ti è mai capitato di preparare esami durante le trasferte?«Sempre. Due anni fa la mia compagna di camera mi sentiva ripetere dispense di matematica ogni settimana. Poverina, credo abbia imparato anche lei qualcosa…».In squadra eri «quella della matematica»?«Sempre. In ogni squadra. E penso resterò sempre quella lì…».Missione compiuta: Camilla si è laureataMissione compiuta: Camilla si è laureataC’è qualcosa che lo sport ti ha insegnato e che poi ti è servito negli studi?«Sicuramente a non mollare mai. Io non mi considero un genio. All’università ho conosciuto persone incredibili, compagni che oggi stanno facendo dottorati di ricerca e che hanno capacità enormi. Il mio è stato un percorso difficile, con anche qualche esame andato male. E lì la pallavolo mi ha aiutata tantissimo. Una partita può andare male, un esame pure. Lo sport mi ha insegnato a rialzarmi».Hai mai pensato di dover scegliere tra pallavolo e matematica?«Mai. Nemmeno quando sono salita in A2 con la Valsabbina Millennium. Non ho mai pensato di lasciare l’università».A proposito di Millennium: che effetto ti ha fatto vedere la promozione?«Bellissimo. Sono molto contenta perché conosco bene l’ambiente e so quanto abbiano lavorato tutti per raggiungere quel risultato. Anche se non facevo più parte del gruppo, mi sentivo ancora molto vicina a loro».Ora che hai la laurea magistrale, che cosa immagini per il futuro?«Sono in una fase un po’ particolare. Ho già firmato con una nuova squadra, ma ancora non posso dire nulla…».Segreto professionale.«Esatto... Però allo stesso tempo sto pensando anche a un master. Non riesco proprio a mollare la matematica. Credo che nel mio futuro continueranno a convivere entrambe le cose».Corona d'alloro per CamillaCorona d'alloro per CamillaLa passione per la matematica da dove nasce?«Da mia cugina, che ha studiato matematica anche lei. È stata la prima a dirmi che avevo una testa adatta a questo tipo di ragionamento. E alla fine l’ho ascoltata».Che cosa diresti invece a chi sostiene di «non essere portato» per la matematica?«Che le passioni vanno coltivate. Non solo nello studio, ma in tutto. Nello sport, nel lavoro, nella vita. Anche se all’inizio qualcosa sembra difficile o lontano, bisogna buttarsi».Nel basket c’è Pippo Ricci, laureato in matematica mentre giocava in Serie A e in Nazionale. Ti sei mai sentita rappresentata da storie così?«Sì, perché purtroppo nel mondo dello sport chi studia matematica viene ancora visto come qualcosa di strano. Non ho mai capito il perché. Però sì, vedere esempi del genere fa bene. Ti fa capire che le due cose possono davvero convivere».Quindi il pregiudizio esiste ancora?«Un po’ sì. Da fuori sembra difficile capire come possano stare insieme sport e matematica. Ma vivendo entram
be le realtà ti accorgi che sono molto più vicine di quanto sembri. Alla fine è tutto collegato».Anche perché, in fondo, il mondo è matematico...«Esatto. La matematica è dappertutto. Senza tirare fuori Pitagora... però sì, davvero dappertutto».
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		<title><![CDATA[Autonomia, Stefani “Tiriamo dritto, l’obiettivo è una sanità migliore per i Veneti”  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061101918002235.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilnordestquotidiano.it" </b>  del 11 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>VENEZIA (ITALPRESS) – “La riforma sull’autonomia non è uno ‘spacca Italia’, ma un’opportunità che la Costituzione riconosce ai territori. Il Veneto ha deciso</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 03:49:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.ilnordestquotidiano.it/2026/06/11/autonomia-stefani-tiriamo-dritto-lobiettivo-e-una-sanita-migliore-per-i-veneti/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[VENEZIA (ITALPRESS) – “La riforma sull’autonomia non è uno ‘spacca Italia’, ma un’opportunità che la Costituzione riconosce ai territori. Il Veneto ha deciso di coglierla e per questo tiriamo dritto senza esitazioni – dichiara Alberto Stefani, presidente della Regione del Veneto, commentando i rilievi della Fondazione Gimbe, emersi durante l’audizione presso la Commissione Affari costituzionali del Senato, sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata, a proposito delle competenze richieste dalle Regioni su tariffe regionali differenziate, gestione autonoma delle risorse statali per edilizia sanitaria e tecnologie, istituzione di fondi sanitari integrativi regionali, assunzioni di personale e riallocazione di risorse nazionali vincolate -. I Veneti hanno diritto ad una sanità migliore, sempre più vicina ai territori e alle esigenze delle persone. L’autonomia è uno strumento per raggiungere questo obiettivo, senza togliere niente a nessuno. Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi – insiste Stefani -. Stiamo parlando della salute delle persone – conclude il presidente della Regione del Veneto -. La riforma Calderoli non esclude nessuno: ciascuna Regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. Noi, ancora una volta, faremo gli apripista”. – Foto di repertorio Regione Veneto –(ITALPRESS).   
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		<title><![CDATA[Autonomia differenziata, l’allarme della Fondazione Gimbe per la Liguria: “Aumenteranno le disuguaglianze” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103063709724.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ivg.it" </b>  del 11 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>"Profonde differenze nelle performance delle Regioni ma pre-intese sovrapponibili. M5s: "Sarebbe un abbandono differenziato". Pd: "Fermare questo iter scellerato"</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 15:08:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.ivg.it/2026/06/autonomia-differenziata-lallarme-della-fondazione-gimbe-per-la-liguria-aumenteranno-le-disuguaglianze/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Liguria. Le quattro Regioni che hanno sottoscritto gli schemi di intesa preliminare – Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria – per ottenere ulteriori autonomie in materia di tutela della salute presentano profonde differenze nelle performance sanitarie, nell’accesso alle cure e nella capacità di attrarre pazienti. E le maggiori competenze richieste dalle Regioni rischiano di aumentare diseguaglianze di accesso e privatizzazione.È quanto emerge dall’audizione della Fondazione Gimbe presso la commissione Affari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata, anche alla luce delle evidenze illustrate alla commissione affari sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei Lea, ovvero le prestazioni sanitarie che Regioni e Province Autonome devono garantire gratuitamente o previo il pagamento del ticket.“Desta forti perplessità – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse”.Nel nuovo sistema di garanzia 2023 (ultimo anno disponibile) la Liguria non raggiungeva la soglia minima prevista in una delle tre macro-aree di valutazione, risultando pertanto inadempiente, anche se la Regione ha sempre attribuito lo scostamento a un errore nella comunicazione dei dati. Il Veneto ha invece raggiunto il punteggio complessivo più elevato (288 punti), seguito da Piemonte (270) e Lombardia (257), mentre la Liguria si fermava a 219 punti. Nella recente audizione sull’attuazione dei Lea, la Fondazione Gimbe ha inoltre evidenziato come l’attuale sistema di monitoraggio nazionale presenti limiti rilevanti nel cogliere le effettive diseguaglianze regionali nell’erogazione delle prestazioni e si sia progressivamente trasformato in uno strumento di political agreement tra Governo e Regioni.“Le quattro Regioni che chiedono le stesse ulteriori competenze in sanità – commenta Cartabellotta – partono da situazioni molto diverse: una risulta inadempiente sui Lea, mentre le altre presentano livelli di performance distanti tra loro. È quindi difficile comprendere come schemi di intesa sostanzialmente identici possano rispondere a realtà assistenziali così eterogenee. Proprio queste differenze avrebbero richiesto istruttorie specifiche e puntualmente motivate, perché prima di attribuire nuove competenze occorre garantire che i diritti già previsti siano realmente esigibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”.Nel 2023 la Lombardia ha registrato un saldo positivo della mobilità sanitaria di 645,8 milioni di euro, il Veneto di 212,1 milioni. Piemonte e Liguria mostrano invece saldi negativi rispettivamente per 20,7 milioni e 74,4 milioni. In termini pro-capite il saldo è pari a 65 euro per la Lombardia e 44 euro per il Veneto, mentre scende a -5 euro per il Piemonte e a -49 per la Liguria. “La mobilità sanitaria – evidenzia Cartabellotta – è uno dei più chiari indicatori delle diseguaglianze regionali. Se due Regioni presentano saldi attivi e, viceversa, due registrano saldi negativi, è difficile sostenere che abbiano le stesse esigenze organizzative e assistenziali. Per questo lascia perplessi che le richieste di autonomia in sanità siano pressoché sovrapponibili”.Secondo l’indagine Istat 2024, ha rinunciato a prestazioni sanitarie il 10,3% della popolazione lombarda, il 10,1% di quella ligure, il 9,2% di quella piemontese e il 7,9% di quella veneta. “La rinuncia alle prestazioni sanitarie – osserva Cartabellotta – è la cartina al tornasole delle difficoltà di accesso alle cure. Se milioni di cittadini già oggi rinunciano a visite ed esami, significa che i diritti garantiti sulla carta non sono sempre esigibili nella realtà. Prima di attribuire nuove competenze alle Regioni occorre garantire livelli essenziali realmente esigibili e monitorare l’equità di accesso ai servizi, altrimenti il r
ischio è spingere sempre più cittadini verso il settore privato”.Inoltre, secondo Gimbe, persistono rilevanti differenze nella disponibilità di professionisti sanitari e nella capacità di coprire il fabbisogno di medici e pediatri di famiglia. Particolarmente marcata la variabilità nella dotazione di infermieri dipendenti, che passa da 6,86 ogni 1.000 abitanti in Liguria a 3,80 in Lombardia.“La criticità – continua Cartabellotta – non è l’autonomia amministrativa sé, ma il contesto in cui si vorrebbe applicarla. Trasferire ulteriori competenze sanitarie a Regioni che già oggi partono da condizioni molto diverse significa intervenire su un servizio sanitario nazionale segnato da sottofinanziamento, persistenti difficoltà nel garantire i Lea e crescente ricorso alla spesa privata. In questo scenario, le stesse competenze richieste possono produrre effetti molto diversi a seconda della capacità organizzativa, amministrativa e finanziaria delle singole Regioni: senza adeguati meccanismi di garanzia e perequazione il rischio è che l’autonomia differenziata rafforzi ulteriormente chi è già più forte e renda ancora più difficile colmare i divari esistenti”.“La garanzia formale dei Lea – conclude Cartabellotta – non basta se milioni di cittadini continuano a incontrare ostacoli nell’accesso alle cure. Prima di trasferire ulteriori competenze alle Regioni è indispensabile definire e finanziare i Lep sanitari, misurare gli effetti delle autonomie su accesso ed equità e istituire un sistema pubblico e indipendente di monitoraggio. Del resto, la stessa Corte Costituzionale ha chiarito che l’autonomia differenziata richiede una rigorosa istruttoria funzione per funzione e adeguate garanzie di uniformità dei diritti sull’intero territorio nazionale. In assenza di queste condizioni, il rischio non è soltanto di ampliare le diseguaglianze nell’accesso alle cure, ma anche di legittimarle. Per questo la Fondazione Gimbe ha chiesto di sospendere l’iter o di subordinarlo ad una moratoria fino alla definizione dei Lep sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso ed equità”.“Gimbe ci dà ragione: in Liguria, l’autonomia differenziata in sanità sarebbe “abbandono differenziato”. Un disastro annunciato da tempo che oggi la Fondazione ha certificato con un’analisi spietata e purtroppo veritiera al 100%: la nostra regione è inadempiente sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), perde pazienti e risorse, con l’aggravante di un ligure su dieci a rinunciare alle cure. Prima di chiedere più poteri, Bucci garantisca i diritti che già oggi non riesce ad assicurare. Altrimenti il disegno è notoriamente chiaro: meno sanità pubblica, più privato, più disuguaglianze”. Così il capogruppo regionale del M5s Stefano Giordano commentando l’allarme della Fondazione Gimbe durante l’audizione in Commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata in materia sanitaria, sottoscritti da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.Per il M5S Liguria, l’autonomia differenziata applicata alla sanità rischia di aumentare le fratture già esistenti. “Se si concede più autonomia senza prima definire e finanziare i Lep sanitari, senza garantire davvero i Lea e senza ridurre le liste d’attesa, si crea una sanità a velocità diverse. E cioè: chi vive nelle regioni più forti avrà più servizi, chi vive in territori più fragili sarà lasciato indietro. In Liguria purtroppo sappiamo bene cosa significa: pronto soccorso in affanno, liste d’attesa infinite, medicina territoriale debole, fughe verso il privato o verso altre regioni”.“Basta inseguire la propaganda dell’autonomia differenziata. La destra si occupi della realtà: i liguri chiedono visite in tempi accettabili, ospedali sicuri, pronto soccorso funzionanti e sicuri, medici di famiglia, servizi territoriali e cure accessibili. Non chiedono più privato. Basta mercato della salute! Come M5S, continueremo a opporci a ogni progetto che spacch
i il Paese e continueremo a contrastare l’idea malata di una sanità sempre più diseguale che tanto piace alla destra”, conclude Giordano.“Occorre fermare questo iter scellerato in materia di autonomia differenziata, come ha proposto Fondazione Gimbe, con un’analisi puntuale e rigorosa, nell’audizione svolta al Senato sulle pre-intese delle Regioni Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte. La richiesta al Governo di sospendere l’iter o quantomeno di subordinarlo ad una moratoria, fino alla definizione dei Lep sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio sull’impatto che le cosiddette maggiori autonomie avrebbero su salute, accesso ed equità”, dichiarano il segretario del Pd Liguria Davide Natale e la responsabile sanità della segreteria Katia Piccardo.“Come avevamo denunciato a suo tempo, anche a livello nazionale, le pre-intese sottoscritte dal governo Meloni con le quattro Regioni sono sostanzialmente identiche tra loro, contraddicendo in modo palese l’indicazione della Corte Costituzionale che, bocciando di fatto la Legge Calderoli, ha chiarito che l’autonomia differenziata richiede un’istruttoria (che deve essere fatta funzione per funzione) ed adeguate garanzie di uniformità di diritti su tutto il territorio nazionale. I dati dimostrano, invece, non soltanto che le quattro Regioni che richiedono maggiore autonomia hanno situazioni di partenza estremamente diverse tra loro ma che, complessivamente, percorrere la strada dell’autonomia differenziata in sanità, senza adeguati meccanismi di garanzia e perequazione, rischia di rafforzare ulteriormente chi è già più forte e soprattutto di rendere ancora più difficile colmare i divari esistenti e indebolire notevolmente chi ha una situazione già estremamente fragile, come nel caso della Liguria. La Liguria ha bisogno di maggiori risorse, lo dimostra anche la discussione che c’è stata in consiglio regionale ieri. Se la Giunta non interviene c’è un disavanzo di 130 milioni di euro che graverà sui cittadini liguri. Serve un riparto del Fondo Nazionale che sappia rispondere alle esigenze dei liguri. L’autonomia differenziata va nella direzione opposta. Bucci, solo per rispondere al richiamo della Lega, mette a repentaglio il servizio sanitario incurante dei reali bisogni dei cittadini. La riforma del sistema sanitario ha di fatto depauperato i territori della capacità di programmazione del servizio se si dovesse andare nella direzione tracciata da Bucci sarebbe la fine di ciò che fino a oggi abbiamo conosciuto. Auspichiamo che la Giunta regionale non segua la follia leghista e lasci la linea governativa al proprio destino e ascolti invece la Fondazione Gimbe e le numerose voci critiche che si sono levate contro l’autonomia differenziata in materia di sanità”, concludono i dem.   
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		<title><![CDATA[Autonomia, Stefani: “Andiamo avanti. Obiettivo una sanità migliore per i veneti” - La Piazza Web ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102961608687.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lapiazzaweb.it" </b>  del 11 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il presidente del Veneto rilancia la riforma: “Strumento previsto dalla Costituzione, non uno spacca-Italia”</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 11:10:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.lapiazzaweb.it/news/attualita/703369/autonomia-stefani-andiamo-avanti-obiettivo-una-sanita-migliore-per-i-veneti.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Regione del Veneto torna a difendere con decisione il percorso verso l’autonomia differenziata, rivendicando la scelta come opportunità istituzionale e non come fattore di divisione del Paese.A ribadirlo è il presidente della Regione Alberto Stefani, intervenuto in merito ai rilievi della Fondazione Gimbe emersi durante un’audizione in Commissione Affari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa relativi alla riforma.Stefani ha respinto l’idea che l’autonomia possa “spaccare l’Italia”, sostenendo invece che si tratti di uno strumento previsto dalla Costituzione e già scelto dal Veneto per rafforzare l’efficienza dei servizi, in particolare nel settore sanitario.Il nodo centrale, secondo il presidente, è il miglioramento della sanità regionale, con l’obiettivo di renderla più vicina ai cittadini e più aderente ai bisogni dei territori. “I veneti hanno diritto a una sanità migliore”, ha affermato, sottolineando come l’autonomia non comporti sottrazione di risorse ad altre regioni ma una diversa organizzazione delle competenze.Nel suo intervento, Stefani ha richiamato anche il principio di equità, sostenendo che esso non debba tradursi in un livellamento verso il basso dei servizi pubblici. La riforma, ha aggiunto, consente alle Regioni di assumersi maggiori responsabilità oppure di mantenere un ruolo più centrale dello Stato nella gestione delle risorse.   
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		<tp:writer>Alessia Scarpa</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Autonomia differenziata in sanità, Anelli: «La cura non può dipendere da dove si risiede» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102878008763.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ledicola.it" </b>  del 11 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 11:30:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’autonomia differenziata in sanità rischia di acuire le già profonde differenze tra le regioni aumentando le disuguaglianze, a vantaggio dei privatiAutonomia differenziata in sanità, Anelli: «La cura non può dipendere da dove si risiede»Saverio RicciSaverio Ricci11 Giugno 2026 – Lettura: 2 minutiSeguici suGoogle DiscoverFonti preferiteautonomia differenziatacurefilippo anelliitaliasalutesanitàDal rispetto dei livelli essenziali di assistenza, alla mobilità sanitaria, dalla percentuale di rinuncia alle prestazioni da parte dei cittadini, alle forti differenze in termini di personale, a cominciare dai medici di famiglia e dagli infermieri. L’autonomia differenziata in sanità rischia di acuire le già profonde differenze tra le regioni aumentando le disuguaglianze, a tutto vantaggio dei privati. È l’allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe durante l’audizione del presidente Nino Cartabellotta davanti alla commissione Affari Costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa delle Regioni Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.La conseguente richiesta è stata quella di sospendere l’iter o di subordinarlo a una moratoria «fino all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso ed equità».Il temaUn problema che interessa in particolar modo il territorio del Mezzogiorno. Non a caso, in una nota inviata al governo già ad inizio aprile, il presidente della giunta regionale pugliese Antonio Decaro, insieme al suo collega campano Roberto Fico, avevano espresso «parere sfavorevole alla devoluzione di funzioni in assenza di garanzie strutturali su finanziamento, perequazione e tutela dei diritti fondamentali». Posizione condivisa anche da Filippo Anelli, medico pugliese presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri: «La Fondazione Gimbe coglie un punto essenziale – spiega – il tema non è negare in astratto l’autonomia differenziata, ma impedire che la sua applicazione concreta, in Regioni che partono da condizioni profondamente diverse, finisca per ampliare ulteriormente i divari già esistenti».Particolarmente delicato, a suo avviso, è il tema della mobilità sanitaria. «Il diritto del cittadino di scegliere dove curarsi – continua Anelli – non può trasformarsi in un fattore di sperequazione tra territori, né può tradursi in un aggravio fiscale per le Regioni più penalizzate. La libertà di cura e di scelta del luogo di cura appartiene ai diritti fondamentali della persona e deve essere garantita dall’intera Repubblica».Cosa fare allora? «Prima di dare attuazione alle intese – conclude Anelli – occorre omogeneizzare le condizioni minime di partenza: personale, posti letto, dotazioni tecnologiche, strumenti diagnostici, capacità di presa in carico e accessibilità ai servizi. Senza questo passaggio preliminare, l’autonomia rischia di diventare non uno strumento di efficienza, ma un moltiplicatore delle disuguaglianze. Il diritto alla salute è un diritto di cittadinanza. Non può dipendere dalla Regione di residenza, dalla capacità fiscale del territorio o dalla maggiore o minore attrattività di un sistema sanitario regionale».
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		<title><![CDATA[Autonomia differenziata in sanità, Gimbe chiede di sospendere l’iter: “Cure essenziali a rischio” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061103219508094.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"nursetimes.org" </b>  del 11 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Autonomia differenziata in sanità, Fondazione Gimbe chiede di sospendere l''iter: "Cure essenziali a rischio"</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 08:41:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://nursetimes.org/autonomia-differenziata-in-sanita-gimbe-chiede-di-sospendere-liter-cure-essenziali-a-rischio]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Autonomia differenziata in sanità, Fondazione Gimbe chiede di sospendere l'iter: "Cure essenziali a rischio"--PARTIAL--   
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		<tp:writer>Redazione Nurse Times</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Autonomia differenziata: allarme Gimbe sanità, ma il Veneto «tira dritto» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/11/2026061102942808371.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"veronasera.it" </b>  del 11 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Dibattito riacceso sull''autonomia differenziata dopo l''audizione di Gimbe: la fondazione avverte rischi di disuguaglianze nella sanità, mentre il Veneto difende il suo percorso e le eccellenze nei Lea.</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 09:45:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[La Fondazione chiede la sospensione dell’iter per il rischio di aumentare le disuguaglianze, ma la Regione e la Lega difendono la riforma come strumento di efficienzaSi è riacceso il dibattito sull'autonomia differenziata dopo l'audizione della Fondazione Gimbe in Commissione Affari Costituzionali del Senato. Al centro del confronto ci sono gli schemi di pre-intesa sottoscritti da quattro regioni, tra cui il Veneto, per ottenere maggiori competenze in materia di tutela della salute.La Fondazione Gimbe ha espresso forti perplessità sulla sovrapponibilità delle richieste avanzate da territori che presentano performance sanitarie e contesti demografici profondamente diversi, sottolineando come, prima di procedere, sia indispensabile garantire che i diritti siano uniformemente esigibili su tutto il territorio nazionale.Nell'analisi presentata da Gimbe, il Veneto si distingue come la regione con il punteggio più elevato nel Nuovo Sistema di Garanzia 2023, raggiungendo 288 punti nel monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), superando Piemonte, Lombardia e Liguria. Anche i dati sulla mobilità sanitaria premiano il territorio veneto, che nel 2023 ha registrato un saldo positivo di 212,1 milioni di euro, pari a 44 euro pro capite, dimostrando una forte capacità di attrarre pazienti da altre zone d'Italia. Inoltre, il Veneto vanta la percentuale più bassa di cittadini che rinunciano alle prestazioni sanitarie, pari al 7,9%, contro il 10,3% della Lombardia e il 10,1% della Liguria.Nonostante queste eccellenze, il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta ha avvertito che il trasferimento di ulteriori competenze, come la gestione autonoma del personale o l'istituzione di fondi sanitari integrativi regionali, rischia di accentuare la competizione tra regioni e di spingere i cittadini verso il settore privato. La Fondazione ha quindi chiesto di sospendere l’iter fino alla definizione e al finanziamento dei Livelli Essenziali di Prestazione (Lep) sanitari.Ma ai rilievi di Gimbe, il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha replicato ribadendo la volontà di proseguire nel percorso intrapreso. «La riforma sull’autonomia non è uno “spacca Italia”, ma un’opportunità che la Costituzione riconosce ai territori - ha commentato Stefani - Il Veneto ha deciso di coglierla e per questo tiriamo dritto senza esitazioni. I veneti hanno diritto a una sanità migliore, sempre più vicina ai territori e alle esigenze delle persone. L’autonomia è uno strumento per raggiungere questo obiettivo, senza togliere niente a nessuno. Voglio ribadire un principio: equità non significa livellare verso il basso la qualità dei servizi. Stiamo parlando della salute delle persone. La riforma Calderoli non esclude nessuno: ciascuna regione può scegliere se assumersi più responsabilità o lasciare che a gestire risorse e a prendere decisioni sia Roma. Noi, ancora una volta, faremo gli apripista».E anche il senatore veronese della Lega Paolo Tosato vede nell'autonomia una risposta concreta alle attuali disparità. «Il nostro obiettivo è una sanità migliore, senza livellare verso il basso la qualità dei servizi - ha detto Tosato - L’autonomia differenziata è una risposta a queste esigenze ed è prevista dalla Costituzione proprio nell’ottica di debellare le disuguaglianze. L’autonomia infatti responsabilizza le regioni che chiedono di gestire direttamente competenze e risorse. Il controllo sui Livelli Essenziali di Assistenza resta saldamente in capo allo Stato e saranno previsti meccanismi di perequazione che garantiscano equità. Significa soltanto una cosa: rispettare le specificità dei singoli territori, dunque essere più vicini alle esigenze dei cittadini». Per Tosato, dunque, la sfida non è quella di creare divisioni, ma di valorizzare la capacità amministrativa locale sotto il monitoraggio centrale dello Stato.VeronaSera è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato.© Riproduzione riservata   
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