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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Sanità lombarda col fiato grosso ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/09/2026060902134800325.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/09/2026060902134800325.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 09 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>In crisi il glorioso Istituto dei Tumori di via Venezian</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 02:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Davanti a essa (dati Gimbe) ci sono Regione Veneto, Toscana, Emilia, Trentino e Piemonte  Sanità lombarda col fiato grosso In crisi il glorioso Istituto dei Tumori di via Venezian  rilevatori di efficienza della sanità lombarda traballano, nonostante l’impennata dell’ospedale di Niguarda, inserito nella top 10 di tutte le specialità italiane nella classifica di Newsweek-salute. L’eccezionalità non basta alla Regione per fare passi avanti nella classifica del ministero redatta dalla Fondazione Gimbe, che rileva organizzazione ed efficienza. Davanti alla Lombardia c’è sempre la Regione Veneto, seguita da Toscana, Emilia, Trentino e Piemonte. Il modello lombardo sembra aver esaurito la vecchia spinta dopo la politica delle eccellenze dell’era Formigoni (con l’apertura ai privati accreditati che ha fatto nascere i colossi Humanitas e Ieo, e rafforzato San Raffaele, Monzino e Il m Galeazzi). La sintesi ave dei sindacati è impietosa: medicina nel terecc ritorio allo sbando, ca( se di Comunità non pervenute, medici di accr famiglia introvabili.  ic Mentre la sanità è r sempre più in affanno, fioriscono a Milano i presidi sanitari privati che fanno cassa sugli esami urgenti, resi impossibili dalle lunghe liste d’attesa nel pubblico: sempre più cittadini pagano di tasca propria per curarsi in tempo.  Il caso più esposto alle proteste, con le bandiere sindacali issate davanti all’ingresso, è quello del glorioso Istituto  I  dei Tumori di via Venezian.  Qui si concentrano disfunzioni organizzative e gestionali che hanno spinto le organizzazioni  sindacali a chiedere una conciliazione, fatto mai avvenuto prima, al prefetto di Milano e un’audizione al Consiglio regionale. Una conflittualità che si riassume nella perdita di budget e prestazioni, nella diminuzione di interventi nelle sale operatorie, nei ritardi  nelle nomine dei primari e nell’eccesso di autoreferenzialità attribuito alla direzione generale. Una situazione mai vista prima, ha scritto il delegato di Sdb, Antonio Condorelli, che sui cartelli affissi all’ingresso dell’istituto imp denuncia «manallo canza di dialogo p e di strategie».  in Ogni decisione sembra aprire sem un caso, come la Mila soppressione di fa una struttura di riferimento nazionale per le malattie rare o le scelte nel reparto di Anatomia patologica, al centro di tensioni tra medici, dove sono stati denunciati perfino «errori diagnostici gravi», e «imperdonabili ritardi nella refertazione».  L’Istituto dei tumori, per  una sanità lombarda che aspira a tornare nei piani alti della classifica, non è un ospedale di conflitti ma di altra professionalita. Qui si è fatta la storia dell’oncologia nazionale e mondiale, quando Bucalossi, Veronesi, Bonadonna, Ventafridda e decine di grandi medici hanno costruito un modello di cura e di assistenza che ha fatto scuola: sono nate qui le linee guida nella lotta al cancro, i protocolli di chemioterapia adiuvante, il linfonodo sentinella, la cura definitiva del linfoma di Hodgkin, la terapia del dolore e il primo comitato di etica medica.  La conflittualità, che rischia di degenerare tra proteste sindacali, ricorsi e vertenze legali, dovrebbe essere estranea al suo ruolo di ricerca e di cura. La nascita del nuovo ospedale che diventerà con il neurologico Besta la «Città della salute» nell’ara Falck di Sesto San Giovanni, rischia di avere le gomme a terra prima ancora del trasloco da via Venezian. Al convegno Airc, l’Associazione sulla ricerca del cancro, qualcuno ha ventilato l’ipotesi di riportare l’Istituto dei tumori con altri Ircs sotto il controllo del governo centrale, sottraendolo alla Regione «per il ruolo strategico di interesse nazionale». Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana ha risposto con un deciso no per evitare «il centralismo sanitario e la violazione dell’autonomia regionale» che nella sanità concentra l’80 per cento delle risorse di bilancio. La mano della politica, quando c’è e interviene, sembra invadere maldestramente il campo, senza capire quel che funziona e merita di essere rafforzato e quel che non funziona e va ridimensionato. 
 I dati della classifica sull’efficienza delle Regioni nella sanità pubblica segnalano un problema per la maggioranza di Centrodestra, che si aggiunge alle frizioni tra Fratelli d’Italia e l’assessore Guido Bertolaso.  Trent’anni fa una retrocessione della saniio tà lombarda dietro alon tre cinque regioni sarebbe stata inimmaginabile e al centro di dibattiti e polemiche. Nooa nostante questo, ogni he giorno negli ospedali si compiono miracoli: sono dovuti all’eccezionalità di medici, clinici e infermieri che si sfiancano per garantire prestazioni all’altezza per un esercito di pazienti, spesso in lista d’attesa, o spesso disorientati da scelte di una politica regionale non sempre altezza delle aspettative.  ---End text---  Author: DARIO TONINELLI  Heading:   Highlight: Il modello lombardo sembra aver esaurito la vecchia spinta dopo la politica delle eccellenze dell’era Formigoni (con l’apertura ai privati accreditati che ha fatto nascere i colossi Humanitas e Ieo, e rafforzato San Raffaele, Monzino e Galeazzi)   La sintesi dei sindacati è impietosa: medicina nel territorio allo sbando, case di Comunità non pervenute, medici di famiglia introvabili. Mentre la sanità è sempre più in affanno, fioriscono a Milano i presidi sanitari privati che fanno cassa sugli esami urgenti  Image:Macchinari per la diagnostica oncologica -tit_org- Sanità lombarda col fiato grosso   -sec_org-
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		<tp:writer>DARIO TONINELLI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La tragedia di Modena e noi famiglie lasciate sole ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/09/2026060903169206557.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/09/2026060903169206557.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 20 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 09 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[La tragedia di Modena e noi famiglie lasciate sole   Scripta manent  G  entile direttore, giro qualche considerazione nella mia doppia veste di familiare e figura professionale.  Purtroppo, anche noi in famiglia abbiamo corso grossi rischi in relazione alla grave patologia psichiatrica di mio figlio e nel 2021 e 2024 è stata necessaria una nostra denuncia alla quale non è seguita alcuna risposta terapeutica da parte dei servizi se non la carcerazione. La tragedia di Modena scuote tutti perché mette insieme dolore, paura e una domanda difficile, si poteva evitare? Nella vita quotidiana prevedere con certezza un gesto estremo è spesso molto più complesso di quanto sembri dopo i fatti. Da quello che emerge pubblicamente, El Koudri aveva avuto contatti con i servizi di salute mentale e poi aveva interrotto le cure. Questo apre un tema reale e delicato, cosa succede quando una persona fragile rifiuta il percorso terapeutico, sparisce dai radar o non ha più una rete familiare e sociale capace di contenerla? È importante distinguere ed evitare un collegamento automatico tra disturbo psichico e violenza. La grandissima maggioranza delle persone con sofferenza mentale non è violenta ed è molto più spesso vittima di isolamento, stigma e abbandono. Ma esiste una minoranza di situazioni ad alta complessità aggravate da dipendenze, isolamento, deterioramento sociale, rifiuto delle cure, assenza di controlli periodici dove il sistema oggi mostra limiti evidenti. Ed è qui che la soluzione è necessaria. Ci sono almeno alcuni nodi che molte famiglie e operatori denunciano da anni: servizi territoriali sovraccarichi e con poco personale, continuità terapeutica fragile dopo le dimissioni o dopo l’interruzione delle cure, difficoltà a intervenire quando una persona rifiuta tutto ma mostra un progressivo deterioramento, famiglie lasciate sole a gestire situazioni ingestibili… Molti familiari chiedono oggi non un ritorno ai manicomi che sarebbe un errore storico, ma strumenti più efficaci di presa in carico continuativa, monitoraggio e intervento terapeutico precoce nei casi gravi con una presa in carica assertiva e proattiva come peraltro definito nel Pansm (Piano di azione nazionale per la salute mentale) 2025-2030. Il tema dell’aderenza alle cure va affrontato senza ipocrisie. Se una persona interrompe ogni contatto, i servizi hanno margini limitati finché non avviene una crisi conclamata. Quindi sì, qualcosa probabilmente va ripensato: più prevenzione, più supporto alle famiglie, maggiore continuità assistenziale, interventi domiciliari intensivi con equipe multidisciplinari… Il punto difficile è trovare equilibrio tra libertà individuale, diritto alla cura e tutela della collettività. Ed è un equilibrio che oggi, in molte situazioni, appare troppo vulnerabile e insicuro.  Lunedi 18 maggio, dopo 6 anni di lotte e numerosi rischi corsi anche da noi familiari, è stata riconosciuta l’incapacità totale di intendere e volere, la non imputabilità e l’avvio a Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) per due anni di mio figlio F. che si è trovato nuovamente in carcere, luogo sicuramente non idoneo per una patologia psichiatrica così grave.  Il problema è che in tutto questo tempo la sua capacità di mentalizzazione è ormai persa. Ora è in piena fase maniacale e in carcere vi è stata grossa difficoltà a stabilizzarlo con la necessità di tre Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) extraospedalieri. La storia di mio figlio è davvero vergognosa in quanto la sua diagnosi di Adhd (Disturbo da deficit di attenzione e iperattività) - Dop (Disturbo oppositivo provocatorio) è nota dall’età pediatrica. Il disturbo borderline ha avuto un riscontro precoce (a 16 anni) e da 5 anni, come professionista, ho ripetutamente segnalato nei quattro Tso a cui è stato sottoposto che ha anche un disturbo bipolare tipo I , ora finalmente riconosciuto da valido Ctu (Consulente tecnico d’ufficio).  Qui il tema grave da considerare è anche quello della mancata transizione dai servizi di neuropsichiatria infantile al Csm (Centro salute mentale). F. 
a 18 anni si è potuto sospendere la terapia farmacologica con metilfenidato e la Uonpia (Unità operativa di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza) / Centro Adhd pediatrico a cui è in carico non ha potuto effettuare un efficace passaggio a Centro Adhd Adulti e Cps (Centro psico-sociale) / Serd (Servizio per le dipendenze).  Noi non abbiamo ricevuto supporto neanche come familiari, economicamente sono a carico nostro in regime privatistico tre psicoterapeuti ma è stato un investimento per una buona integrazione del trauma per tutti noi familiari. Noi per F. in qualche modo riusciamo a rimanere “un porto sicuro”, e la misura di sicurezza è stata disposta a tutela degli altri e della sua stessa incolumità. Ma in situazioni in cui non vi sono queste possibilità? Chiara Gori Specialista in Neurologia - Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Collaboratore AIFA APS (Associazione Italiana Famiglie ADHD) Collaboratore Famiglie in Rete Salute Mentale  ---End text---  Author: Chiara Gori  Heading: Scripta manent  Highlight:   Image: -tit_org- La tragedia di Modena e noi famiglie lasciate sole   -sec_org-
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		<tp:writer>Chiara Gori</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Disagio mentale e fragilità modello limbiate ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/09/2026060903169506556.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/09/2026060903169506556.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 37 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 09 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nel Milanese via a LiberaMente  DISAGIOMENTALE EFRAGILITÀ MODELLOLIMBIATE  L’articolo «Salute mentale, manca la cura» di Chiara Daina (BN, 26 maggio) ha documentato che in Italia 850 mila persone sono seguite dai Servizi di salute mentale, ma che 6 milioni di adulti non accedono ai Servizi pubblici, restando senza diagnosi e cure adeguate; e che nel passaggio dalla neuropsichiatria infantile ai centri per adulti si perde il 40-60% dei pazienti. La situazione rispetto alla transizione è ancora più grave per le persone con disabilità intellettiva e autismo come evidenziato nel Piano operativo regionale autismo 2024-2028 (Regione Lombardia) e nelle Linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità sull’Autismo (2025) che forniscono indicazioni operative di trattamento e presa in carico.  Nel 2020 Marco Bertelli, su World Psychiatry, richiamava l’attenzione sul limitato sviluppo di Servizi per persone con compromissioni comunicative, intellettive e adattive, considerate erroneamente solo «psico-organiche». Manca addirittura una formazione specifica nelle scuole di specializzazione in Psichiatria. Le difficoltà intellettive continuano a discriminare l’accesso alle cure, nonostante le persistenti incertezze sul concetto di intelligenza. Perché uno psichiatra dovrebbe occuparsi di queste condizioni complesse? Il bisogno è elevato e la letteratura internazionale indica una prevalenza di disturbi mentali del 30-50% nelle persone con disabilità intellettiva e autismo, superiore a quella della popolazione generale, e conferma la necessità di percorsi diagnostici dedicati ed équipe multidisciplinari specializzate.  È quanto è stato avviato a Limbiate, nella Struttura complessa disabilità di Asst Brianza diretta da Sergio Terrevazzi. Qui sono attivi percorsi residenziali per pazienti con gravi disabilità ed elevati bisogni di assistenza: le famiglie portano un carico di dolore e difficoltà che impediscono le cure al domicilio. Di recente è nato anche un Servizio ambulatoriale di secondo livello, di supporto ai Centri di Salute Mentale di Asst Brianza finalizzato alla diagnosi e la presa in carico multidisciplinare di persone con disabilità e autismo che vivono in famiglia. I servizi hanno sede a Mombello, frazione di Limbiate, storicamente nota per l’Ospedale Psichiatrico «Antonini».  Attualmente si stanno sviluppando altri Servizi per la cura, come la Casa di Comunità e il futuro Ospedale di Comunità, tutte realtà che configurano una «cittadella della salute», come sostiene il sindaco Antonio Romeo in una visione progettuale condivisa e sostenuta dalle direzioni strategiche di Asst Brianza e Asst Rhodense. Non manca un lavoro di sensibilizzazione: il 12-13-16 giugno nel Parco dell’ex-manicomio avrà luogo il primo Festival LiberaMente, con eventi culturali, scientifici e istituzionali per valorizzare l’area e sostenere i progetti.  *Psichiatra, Asst Brianza  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Jacopo Santambrogio  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Disagio mentale e fragilità modello limbiate   -sec_org-
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		<tp:writer>Jacopo Santambrogio</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La tassa sulla salute viola i patti con la Svizzera ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/09/2026060903169406555.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/09/2026060903169406555.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 26 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 09 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[La tassa sulla salute viola i patti con la Svizzera   UNO STUDIO DEL CANTON TICINO SUL PRELIEVO DA APPLICARE AI FRONTALIERI  La cosiddetta “tassa sulla salute” per i frontalieri torna al centro del dibattito politico e giuridico dopo la perizia commissionata dal Consiglio di Stato ticinese al professor Pascal Hinny, ordinario di diritto tributario all’Università di Friburgo. Lo studio conclude che il prelievo previsto dalla normativa italiana non può essere considerato un semplice contributo sanitario, bensì una vera e propria imposta. Si tratta di una qualificazione che, secondo il giurista svizzero, comporta una violazione degli accordi fiscali vigenti tra Svizzera e Italia.  La misura trae origine dalla legge di bilancio italiana per il 2024. In particolare, i commi 237, 238 e 239 dell’articolo 1 hanno introdotto un “contributo di compartecipazione al Servizio sanitario nazionale” destinato ai residenti in Italia che lavorano in Svizzera e utilizzano il Servizio sanitario nazionale italiano.  La norma interessa i cosiddetti “vecchi frontalieri”, i lavoratori disciplinati  dall’articolo 9 del nuovo Accordo tra Italia e Svizzera sulla fiscalità dei frontalieri, applicabile dal 1° gennaio 2024. Il legislatore italiano ha previsto che le regioni di confine possano fissare annualmente una quota compresa tra il 3% e il 6% del salario netto percepito in Svizzera, con un minimo di 30 euro e un massimo di 200 euro per ogni mese lavorato Formalmente, la legge italiana definisce il prelievo come un “contributo di compartecipazione al Servizio sanitario nazionale”. Tuttavia, secondo l’analisi giuridica commissionata dal Cantone Ticino, la natura effettiva del tributo sarebbe diversa. La conclusione dello studio condotto dal prof. Hinny determina che l’applicazione della “tassa sulla salute” rappresenterebbe una violazione dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri o della Convenzione per evitare le doppie imposizioni tra Svizzera e Italia. Infatti, poiché la Convenzione disciplina in modo esaustivo il diritto di imposizione dei redditi da attività lucrativa svolta in Svizzera dai “vecchi frontalieri” e  attribuisce il diritto di imposizione esclusivamente alla Svizzera, dal punto di vista della Confederazione, la riscossione unilaterale della “tassa sulla salute” sullo stesso reddito da lavoro da parte di enti territoriali italiani costituisce una violazione degli accordi.  Il Consiglio di Stato ticinese ha accolto le conclusioni della perizia e ha annunciato che discuterà la questione con le autorità federali svizzere. Successivamente, il Governo cantonale dovrà decidere come comportarsi riguardo al versamento dei ristorni fiscali destinati all’Italia. La posizione ticinese appare chiara: se il prelievo dovesse essere qualificato come imposta e applicato ai frontalieri, si configurerebbe una violazione degli accordi internazionali vigenti. Resta ora da capire quale sarà la posizione ufficiale della Confederazione svizzera e se il confronto con l’Italia porterà a una modifica della normativa oppure a un contrasto interpretativo tra i due Stati.  ______© Riproduzione riservata _____  n  ---End text---  Author: SAMUELE VALENTE  Heading: UNO STUDIO DEL CANTON TICINO SUL PRELIEVO DA APPLICARE AI FRONTALIERI  Highlight:   Image: -tit_org- La tassa sulla salute viola i patti con la Svizzera   -sec_org-
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		<tp:writer>SAMUELE VALENTE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La destra rinvia ancora sul Fine vita E il ddl Bazoli finisce nel limbo ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/09/2026060903168206559.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/09/2026060903168206559.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"NOTIZIA GIORNALE" </b>  del 09 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Alla Camera Fratelli d'Italia seppellisce il disegno di legge Ignorati otto anni di moniti della Corte Costituzionale</p>]]></description>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 06:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[La destra rinvia ancora sul Fine vita E il ddl Bazoli finisce nel limbo   Alia Camera Fratelli d'Italia seppellisce ¡I disegno di legge ignorati otto anni di moniti della Corte Costituzionale   di GIULIO CAVALLI   II 3 giugno 2026, mentre a Palazzo Madama l'Aula seppelliva il disegno di legge sul fine vita con 88 voci favorevoli e 39 contrari, in Svizzera moriva Lucia, triestina di 80 anni. Aveva una degenerazione corti co-basale, malattia neurodegenerativa che le toglieva il corpo pezzo per pezzo. Aveva chiesto di morire in Italia, e l'Italia le aveva risposto prima con un e poi con i! silenzio: l'azienda sanitaria del Friuli l'aveva giudicata fuori dai requisiti, contro la sua documentazione medica. Stessa giornata, due facce dello stesso Paese.   SOSPENSIVA   11 voto porta la firma di Fratelli d'ita lia: una questione sospensiva che rispedisce il testo del senatore Alfredo Bazoli (Pd) nelle commissioni Giustizia e Sanità, da dove era parato. Quella mattina la conferenza dei capigruppo aveva calendarizzato l'esame all'unanimità. Poi la maggioranza si è tirata indietro, e il presidente del Senato Ignazio La Russa (Fdl) si è smar   cato: "II Parlamento ñ sovrano". Bagoli da parte sua l'ha chiamala col suo nome: "Non prendete in giro gli italiani, questo voto serve solo ad affossare la legge".   PROMESSE E RINVII   In questa storia le cronologia parla. La Corte costituzionale chiede una legge dal 2018. con l'ordinanza 207, poi con la sentenza 242 del 2019 sul caso Cappato-Dj Fabo, poi ancora con la 135 del 2024. Otto anni di moniti, il testo della maggioranza, a prima firma Pierantodio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fdl), giace in commissione dal luglio 2025 senza che si sia mai aperto l'esame degli emendamenti. Il termine, nssato al 17 luglio, era già slittato. Come tutto il resto.   E quando una Regione prova a colmare il vuoto, il governo la ferma; la legge della Toscana sul suicidio assistito è stata impugnata da Palazzo Chigi. Il testo del centrodestra, intanto, restringe il requisito fissato dalla Consulta. Dove la Corte scrive "rrattamen-   e il presidente delta commissione Sanità, Francesco Zarfini (Fdl), ripete di volere una buona legge "senza invadere il campo dell'eutanasia". Solo che la prudenza, qui, somiglia parecchio a una scusa per rinviare.   LA BEFFA   E poi c'è la beffa tecnica. 11 presidente del Cnr Andrea Lenzi ha trasmesso un documento in cui nega l'esistenza di dispositivi con marchio Ce per l'autosoméç i n is trazione del farmaco a chi è immobilizzato. Solo che a marzo 2026 quel dispositivo, a comando oculare, lo aveva costruito proprio il Cnr per LIberil, 55enne toscana con sclerosi multipla. In pratica l'ente nega ciò che l'ente ha fatto.   CORRENTE ALTERNATA   Sul fine vita la maggioranza si scopre devòtissima: evoca argini contro ['"eutanasia di Stato", Eppure lo stesso governo è sordo a Papa Leone XIV quando il Pontefice lo incalza sui temi scomodi. Sul riarmo, che il Papa chiama tradimento dei popoli e denaro versato nelle "tasche dei mercanti di morte" Sui migranti, banco di prova della giustizia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha intanto giudicato gli impegni Nato sul riàã³òø "significativi e sostenibili". Cattolici quando conviene, laicissimi quando il Vangelo costa un voto,   Le critiche più dure le firmano i diretti interessati. Marco Cappato ñ l'avvocata Filomena Gallo, dell'Associazione Luca Coscio ni. ricordano che in Italia l'aiuto medico a morire è legale da sette anni, dalla prima pronuncia della Consulta, Francesco Boccia (Pd) cita il Rapporto Eurispes: i favorevoli sono il 70 per cento. Numeri che la politica conosce e finge di non vedere. Manca un anno al voto. La legislatura si chiuderà, il ddl si perderà, ñ qualcuno ricomincerà da capo. Che questo governo non avrchhc legiferato su) fine vita lo sapevano tutti. Ingenuo chi ci ha creduto. ·   LAURO TESTO   La proposta di legge della maggioranza Zanettm-Zullo giace i n commissione da luglio 2025 senza essermai stata discussa   -tit_org- La destra rinvia ancora sul Fine vita E il ddl Bazoli finisce ne
l limbo   -sec_org-
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