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		<title><![CDATA[Liste di attesa infinite, medici e pediatri introvabili: la sanità italiana non sta affatto bene ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503169406559.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"avvenire.it" </b>  del 05 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 06:25:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Liste di attesa infinite, medici e pediatri introvabili: la sanità italiana non sta affatto benedi Vito SalinaroL'Agenas registra piccoli progressi «ma, nei primi 4 mesi del 2026, in ritardo quasi 2 milioni di visite ed esami». E la Fondazione Gimbe: mancano 500 pediatriAscoltaGoogle preferred source3 min di lettura5 giugno 2026Liste di attesa infinite, medici e pediatri introvabili: la sanità italiana non sta affatto beneRisultano ancora molto elevate le liste di attesa nel nostro PaeseMancano i medici di famiglia, circa 5.700 in meno. Mancano i pediatri, 500 in meno. E le ancora lunghe liste di attesa hanno impedito, nei primi quattro mesi dell’anno, l’erogazione di quasi due milioni di visite mediche ed esami nei tempi massimi previsti. A leggere gli ultimi dati dell’Agenas (Agenzia nazionale dei servizi sanitari regionali) e della Fondazione Gimbe - e fatto salvo qualche incoraggiante segnale rispetto al passato - si fa fatica a recepire l’ottimismo del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che parla di un «trend positivo, frutto dell’impegno di migliaia di professionisti e delle misure adottate in questi mesi». Anche perché la pagella italiana della sanità è fresca di bocciatura da parte della Commissione europea. Il giudizio di Bruxelles è senza appello: «L’accesso all’assistenza sanitaria in Italia – si legge nelle raccomandazioni appena indirizzate a Roma – è peggiorato negli ultimi anni, con liste d’attesa sempre più lunghe per i servizi sanitari pubblici e spese a carico dei pazienti che superano significativamente la media Ue, notevoli disparità territoriali nell'assistenza sanitaria, nonché carenze di personale sanitario».Per la Commissione, dunque, «l'attuazione della riforma sanitaria territoriale del 2022», dovrebbe proseguire garantendo «la messa in funzione di tutte le nuove strutture (centri sanitari di comunità e ospedali di comunità)», con il necessario «personale sanitario», la «piena implementazione di sistemi sanitari digitali interoperabili per garantire la continuità dell’assistenza» e «un finanziamento costante per la telemedicina e i servizi di assistenza domiciliare». Bruxelles richiama l’esecutivo anche sulla «carenza di personale sanitario», e sulla «piena attuazione del piano di gestione delle liste d'attesa, superando le carenze della Piattaforma».Non un bel battesimo proprio per la “Piattaforma” sulle liste di attesa, presentata non più tardi di venerdì scorso dall’Agenas, con una serie di indicazioni: nel primo quadrimestre 2026 risultano effettuate oltre il tempo massimo, oltre 1,2 milioni di visite e 688.500 esami diagnostici come Tac, risonanze ed ecografie, per un totale di poco meno di due milioni. In questo arco di tempo, tuttavia, si registra «una diffusa tendenza al miglioramento», con la quota di rispetto dei tempi che sale al 78,7% per le visite (dal 76%) e all’84,7% per gli esami diagnostici (dall’83%). 16 regioni su 21 mostrano buoni risultati per le visite e 15 su 21 per gli esami. Ma Abruzzo, provincia di Trento, Sicilia e Valle d'Aosta vedono segni negativi in entrambi i casi. In miglioramento costante la Liguria e buoni risultati in grandi regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. La Puglia mostra progressi, ma con percentuali inferiori alla media. Tra i nodi delicati, c'è quello dell'appropriatezza delle prescrizioni. In sei regioni del (Lazio, Molise, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria) si registra un uso molto elevato del codice di priorità “non urgente” per le prime visite, che in Basilicata arriva all’85,5% e in Campania all’80,1%, contro valori come il 7,8% della Toscana e l'8,2% del Piemonte. «Questo dato – sottolinea il direttore generale Agenas, Angelo Tanese – non è coerente con l'effettuazione di una prima visita o di un esame che non sia di controllo. È stato avviato un confronto per comprenderne le cause».Altro dato critico: la dispersione delle ricette. Solo il 50% delle prime visite prescritte e il 54% degli esami si traduce in prestazioni erogate. In pratica, una ricetta su 
due si perde. Secondo Agenas, «una quota di mancata presa in carico tra 25% e 30% può essere fisiologica, il resto necessita di approfondimenti». Secondo il presidente dell'Associazione Chirurghi ospedalieri italiani, Vincenzo Bottino, «quando la media delle ricette utilizzate è così bassa significa che una parte rilevante della domanda esce dal perimetro pubblico». In alcune aree, precisa, «il fattore tempo è decisivo» e i pazienti provvedono nel privato perché «una colonscopia tardiva può cambiare la storia clinica». La Piattaforma sarà in aggiornamento continuo. Il ministro Schillaci parla comunque di «un passaggio storico» e di «un cambio di metodo che assicura più trasparenza, coordinamento, capacità di intervento». A patto però che si riescano a superare delle criticità. Cittadinanzattiva, per esempio, segnala la mancanza di dati disaggregati per singola Asl e di informazioni sul fenomeno delle “agende chiuse”, cioè «l'impossibilità di prenotare alcune prestazioni, che ci viene segnalato da moltissimi cittadini in riferimento a singole aziende».Come detto, anche i pediatri sono ormai merce rara. E questo nonostante il drastico calo delle nascite dell'ultimo ventennio. In Italia mancano almeno 497 medici di questa specialità, quasi l’80% dei quali in Lombardia, Piemonte e Veneto. E la situazione sembra destinata a peggiorare perché entro il 2029 andranno in pensione 1.547 medici e non è possibile prevedere se saranno sostituiti dalle nuove leve. Oggi i pediatri di famiglia sono poco più di 6mila. Con questi numeri, fa sapere la Fondazione Gimbe, l’applicazione della bozza di riordino dell'assistenza primaria proposta dal ministero della Salute, che vorrebbe estendere fino ai 18 anni l'assistenza pediatrica, sembra irrealizzabile: per darle concretezza servirebbero oltre 3.500 pediatri in più.Per i cittadini le difficoltà cominciano al momento della scelta del medico: «Procedure complesse, risposte non sempre tempestive dalle Asl, pediatri con un numero elevato di assistiti e, in alcune aree, impossibilità per le famiglie di iscrivere i figli a un pediatra di famiglia», dice il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta. La situazione della pediatria è aggravata poi dalle criticità della medicina generale: in teoria ogni pediatra potrebbe avere in cura al massimo mille bambini e ragazzi (sebbene il massimo ottimale sia considerato 850). Oggi queste deroghe rischiano di essere la norma. Ancora Gimbe: «Con la grave carenza di oltre 5.700 medici di medicina generale, molti ragazzi che escono dall'assistenza pediatrica al raggiungimento dei 14 anni, rischiano di non trovare un medico di medicina generale disponibile. Di conseguenza, le deroghe ai massimali diventano sempre più frequenti, alimentando un circolo vizioso che aumenta il sovraccarico dei pediatri di libera scelta, riducendo qualità e accessibilità dell'assistenza».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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due si perde. Secondo Agenas, «una quota di mancata presa in carico tra 25% e 30% può essere fisiologica, il resto necessita di approfondimenti». Secondo il presidente dell'Associazione Chirurghi ospedalieri italiani, Vincenzo Bottino, «quando la media delle ricette utilizzate è così bassa significa che una parte rilevante della domanda esce dal perimetro pubblico». In alcune aree, precisa, «il fattore tempo è decisivo» e i pazienti provvedono nel privato perché «una colonscopia tardiva può cambiare la storia clinica». La Piattaforma sarà in aggiornamento continuo. Il ministro Schillaci parla comunque di «un passaggio storico» e di «un cambio di metodo che assicura più trasparenza, coordinamento, capacità di intervento». A patto però che si riescano a superare delle criticità. Cittadinanzattiva, per esempio, segnala la mancanza di dati disaggregati per singola Asl e di informazioni sul fenomeno delle “agende chiuse”, cioè «l'impossibilità di prenotare alcune prestazioni, che ci viene segnalato da moltissimi cittadini in riferimento a singole aziende».Come detto, anche i pediatri sono ormai merce rara. E questo nonostante il drastico calo delle nascite dell'ultimo ventennio. In Italia mancano almeno 497 medici di questa specialità, quasi l’80% dei quali in Lombardia, Piemonte e Veneto. E la situazione sembra destinata a peggiorare perché entro il 2029 andranno in pensione 1.547 medici e non è possibile prevedere se saranno sostituiti dalle nuove leve. Oggi i pediatri di famiglia sono poco più di 6mila. Con questi numeri, fa sapere la Fondazione Gimbe, l’applicazione della bozza di riordino dell'assistenza primaria proposta dal ministero della Salute, che vorrebbe estendere fino ai 18 anni l'assistenza pediatrica, sembra irrealizzabile: per darle concretezza servirebbero oltre 3.500 pediatri in più.Per i cittadini le difficoltà cominciano al momento della scelta del medico: «Procedure complesse, risposte non sempre tempestive dalle Asl, pediatri con un numero elevato di assistiti e, in alcune aree, impossibilità per le famiglie di iscrivere i figli a un pediatra di famiglia», dice il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta. La situazione della pediatria è aggravata poi dalle criticità della medicina generale: in teoria ogni pediatra potrebbe avere in cura al massimo mille bambini e ragazzi (sebbene il massimo ottimale sia considerato 850). Oggi queste deroghe rischiano di essere la norma. Ancora Gimbe: «Con la grave carenza di oltre 5.700 medici di medicina generale, molti ragazzi che escono dall'assistenza pediatrica al raggiungimento dei 14 anni, rischiano di non trovare un medico di medicina generale disponibile. Di conseguenza, le deroghe ai massimali diventano sempre più frequenti, alimentando un circolo vizioso che aumenta il sovraccarico dei pediatri di libera scelta, riducendo qualità e accessibilità dell'assistenza».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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		<title><![CDATA[Pediatri di libera scelta, entro il 2029 nelle Marche in 48 raggiungeranno l’età pensionabile ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060502913209121.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"centropagina.it" </b>  del 04 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nelle Marche mancano 13 pediatri di libera scelta. A stimare la carenza al 1Â° gennaio 2025 Ã¨ la Fondazione Gimbe</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 12:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.centropagina.it/attualita/pediatri-libera-scelta-entro-2029-marche-48-pensionamenti/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nelle Marche mancano 13 pediatri di libera scelta. A stimare la carenza al 1Â° gennaio 2025 Ã¨ la Fondazione Gimbe. In Italia ne mancano almeno 497. I numeri delle Marche collocano la regione a metÃ  classifica, in testa c’Ã¨ la Lombardia (186 pediatri mancanti) che insieme al Piemonte e al Veneto conta il maggior numero di carenze, mentre la regione che ne conta meno Ã¨ la Sardegna (1 pediatra di libera scelta mancante). Per quanto riguarda il numero di assistiti secondo Gimbe nelle Marche il dato Ã¨ superiore alla media nazionale: 926 assistiti per ogni pediatra contro i 917 della media nazionale. L’altro dato messo in evidenza dalla Fondazione Ã¨ il fatto che il numero delle carenze Ã¨ destinato a crescere per effetto del pensionamento dei medici: la stima Ã¨ che entro il 2029 nella nostra regione 48 pediatri di libera scelta raggiungeranno i 70 anni.PiÃ¹ basso della media nazionale il dato della popolazione tra i 6 e i 13 anni seguita da un pediatra di libera scelta che nelle Marche si attesta al 76,6%, mentre la media nazionale Ã¨ di 82,9%. Sulla bozza di riforma del ministro della salute Schillaci per portare l’assistenza pediatrica fino a 18 anni, il Gimbe evidenzia che per essere attuata richiederebbe almeno 3.500 pediatri in piÃ¹ su scala nazionale.Giuseppe Pino CicioneIl dottore Giuseppe Cicione, pediatra di libera scelta e segretario provinciale Fimp – Federazione Italiana Medici Pediatri spiega che Â«nelle Marche il dato delle carenze si Ã¨ ridotto a 9 perchÃ© quattro sono state coperte e quelle rimaste riguardano zone dell’interno, dove la popolazione pediatrica Ã¨ piÃ¹ scarsaÂ».Secondo il pediatra Â«nelle Marche non c’Ã¨ una situazione critica, quando ci sono carenze si trova comunque il modo di dare una risposta anche con incarichi temporanei o deroghe ai massimali degli assistitiÂ». Â«Nella nostra regione al rilevamento del 31 marzo AST di Fermo e Ascoli il numero di pediatri Ã¨ sufficiente, molti non raggiungono il massimale e con il calo delle nascite gli stessi massimali si abbassano costantemente. Ã? vero che mancavano 13 pediatri (4 AST Ancona, 3 AST Macerata, 6 AST Pesaro/ Urbino, carenze pubblicate sul BUR del 31 Marzo. Sono state accettate 2 carenze AST Ancona e 2 AST Pesaro/ Urbino, nessuna AST MacerataÂ».Il pediatra evidenzia che Â«oggi i pochi pediatri disponibili scelgono i grandi centri, ma nel giro di un anno avremo molti neo-pediatri e di certo saranno ricoperte anche le zone piÃ¹ disagiate. Il rapporto Gimbe fa una fotografia del numero dei pediatri senza tener conto della forte denatalitÃ Â».    Cicione si dice Â«favorevole alla bozza di riforma per l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni: l’Oms definisce etÃ  pediatrica gli organismi in crescita da zero a 18 anni, Ã¨ nell’interesse dei ragazzi. Molti genitori al compimento del 14esimo anno chiedono a noi pediatri di poter prolungare l’assistenza sino a 16, questa Ã¨ la cartina di tornasole che il rapporto fiduciario instaurato nel corso degli anni Ã¨ consolidatoÂ».   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Annalisa Appignanesi</tp:writer>
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		<tp:ocr><![CDATA[Di Annalisa Appignanesi - 4 Giugno 2026Nelle Marche mancano 13 pediatri di libera scelta. A stimare la carenza al 1Â° gennaio 2025 Ã¨ la Fondazione Gimbe. In Italia ne mancano almeno 497. I numeri delle Marche collocano la regione a metÃ  classifica, in testa c’Ã¨ la Lombardia (186 pediatri mancanti) che insieme al Piemonte e al Veneto conta il maggior numero di carenze, mentre la regione che ne conta meno Ã¨ la Sardegna (1 pediatra di libera scelta mancante). Per quanto riguarda il numero di assistiti secondo Gimbe nelle Marche il dato Ã¨ superiore alla media nazionale: 926 assistiti per ogni pediatra contro i 917 della media nazionale. L’altro dato messo in evidenza dalla Fondazione Ã¨ il fatto che il numero delle carenze Ã¨ destinato a crescere per effetto del pensionamento dei medici: la stima Ã¨ che entro il 2029 nella nostra regione 48 pediatri di libera scelta raggiungeranno i 70 anni.PiÃ¹ basso della media nazionale il dato della popolazione tra i 6 e i 13 anni seguita da un pediatra di libera scelta che nelle Marche si attesta al 76,6%, mentre la media nazionale Ã¨ di 82,9%. Sulla bozza di riforma del ministro della salute Schillaci per portare l’assistenza pediatrica fino a 18 anni, il Gimbe evidenzia che per essere attuata richiederebbe almeno 3.500 pediatri in piÃ¹ su scala nazionale.Giuseppe Pino CicioneIl dottore Giuseppe Cicione, pediatra di libera scelta e segretario provinciale Fimp – Federazione Italiana Medici Pediatri spiega che Â«nelle Marche il dato delle carenze si Ã¨ ridotto a 9 perchÃ© quattro sono state coperte e quelle rimaste riguardano zone dell’interno, dove la popolazione pediatrica Ã¨ piÃ¹ scarsaÂ».Secondo il pediatra Â«nelle Marche non c’Ã¨ una situazione critica, quando ci sono carenze si trova comunque il modo di dare una risposta anche con incarichi temporanei o deroghe ai massimali degli assistitiÂ». Â«Nella nostra regione al rilevamento del 31 marzo AST di Fermo e Ascoli il numero di pediatri Ã¨ sufficiente, molti non raggiungono il massimale e con il calo delle nascite gli stessi massimali si abbassano costantemente. Ã? vero che mancavano 13 pediatri (4 AST Ancona, 3 AST Macerata, 6 AST Pesaro/ Urbino, carenze pubblicate sul BUR del 31 Marzo. Sono state accettate 2 carenze AST Ancona e 2 AST Pesaro/ Urbino, nessuna AST MacerataÂ».Il pediatra evidenzia che Â«oggi i pochi pediatri disponibili scelgono i grandi centri, ma nel giro di un anno avremo molti neo-pediatri e di certo saranno ricoperte anche le zone piÃ¹ disagiate. Il rapporto Gimbe fa una fotografia del numero dei pediatri senza tener conto della forte denatalitÃ Â».    Cicione si dice Â«favorevole alla bozza di riforma per l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni: l’Oms definisce etÃ  pediatrica gli organismi in crescita da zero a 18 anni, Ã¨ nell’interesse dei ragazzi. Molti genitori al compimento del 14esimo anno chiedono a noi pediatri di poter prolungare l’assistenza sino a 16, questa Ã¨ la cartina di tornasole che il rapporto fiduciario instaurato nel corso degli anni Ã¨ consolidatoÂ».   
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		<title><![CDATA[Sempre meno pediatri in Calabria, carichi in aumento e assistenza a rischio ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503254007505.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cosenzaok.it" </b>  del 05 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Carenza di specialisti e pensionamenti in crescita, il sistema pediatrico regionale sotto pressione, con territori vicini ai limiti di copertura</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 07:25:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.cosenzaok.it/sempre-meno-pediatri-in-calabria-carichi-in-aumento-e-assistenza-a-rischio]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Carenza di specialisti e pensionamenti in crescita, il sistema pediatrico regionale sotto pressione, con territori vicini ai limiti di coperturaCalabria - In Italia il sistema dell’assistenza pediatrica mostra segnali di crescente difficoltà, con una carenza stimata di almeno 497 pediatri di libera scelta (PLS) e un ricambio generazionale sempre più incerto. Il problema, secondo i dati del Ministero della Salute e della Fondazione GIMBE, è destinato ad aggravarsi nei prossimi anni con oltre 1.547 pensionamenti entro il 2029. Se a livello nazionale le criticità si concentrano soprattutto in alcune regioni del Nord, la Calabria presenta comunque elementi di fragilità strutturale che rischiano di incidere sull’equità dell’assistenza pediatrica.Nel territorio calabrese il rapporto tra pediatri e assistiti resta vicino ai limiti fissati dall’Accordo Collettivo Nazionale, che prevede un massimo ottimale di 1 pediatra ogni 850 bambini. Tuttavia, in diverse aree della regione il numero medio di assistiti per pediatra arriva a circa 919 bambini, superiore alla media nazionale.Un dato che evidenzia una pressione costante sui professionisti, anche se ancora sotto la soglia massima di 1.000 assistiti prevista in assenza di deroghe.Più critica la situazione della copertura: in Calabria si stima che circa il 77,1% dei minori tra 6 e 13 anni sia seguito da un pediatra di libera scelta, contro una media nazionale dell’82,9%, segnale di una maggiore transizione verso i medici di medicina generale o di difficoltà nell’accesso al servizio.Come nel resto del Paese, anche in Calabria il tema centrale resta il ricambio generazionale. Nei prossimi anni una quota significativa di pediatri raggiungerà l’età pensionabile, mentre non è possibile stimare con certezza quanti giovani specialisti sceglieranno la pediatria di famiglia rispetto all’attività ospedaliera. Secondo le stime nazionali, il sistema formativo ha aumentato le borse di specializzazione in pediatria, ma questo non garantisce automaticamente la copertura dei territori.Il quadro che emerge è quello di un sistema sotto tensione: da un lato il calo delle nascite riduce progressivamente il bacino degli assistiti, dall’altro aumentano pensionamenti e difficoltà organizzative che rischiano di lasciare scoperti interi ambiti territoriali. In Calabria, dove il rapporto tra domanda e offerta è già vicino ai limiti, la sfida sarà garantire continuità assistenziale ai minori e ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso al pediatra di famiglia.Segui CosenzaOkTestata giornalisticaRegistrata presso il tribunale di Crotone n.45/2017Registro Operatori della Comunicazione n°8041Direttore Responsabile: Antonio GaetanoCosenzaOk è parte di                                            NotiziaOk NetworkBRIEFING S.R.L.                                                                - P.IVA IT02076060793                                                                                        INT. SAN LEONARDO 13, 88900 CROTONE, KR, ITCOPYRIGHT © 2026 Tempo di caricamento:                72ms. Memoria:                18MB   
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	<item>
		<title><![CDATA[Sanità, Rossi e Valle (PD) sulla carenza di pediatri ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060502901908972.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060502901908972.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"freenovara.it" </b>  del 05 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Torino -&nbsp;&quot;Il nuovo report della Fondazione Gimbe, che stima una carenza nazionale di 500 pediatri di libera scelta e colloca il Piemonte tra le regioni con le criticit&agrave; pi&ugrave; gravi, purtroppo non ci sorprende.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 11:14:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="50" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060502901908972.PDF"><![CDATA[freenovara.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.freenovara.it/politica/piemonte/sanit%C3%A0-rossi-e-valle-pd-sulla-carenza-di-pediatri]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Torino - "Il nuovo report della Fondazione Gimbe, che stima una carenza nazionale di 500 pediatri di libera scelta e colloca il Piemonte tra le regioni con le criticità più gravi, purtroppo non ci sorprende. È l'ennesima impietosa certificazione del fallimento delle politiche sanitarie dell'attuale Giunta regionale, sorda a ogni nostro sollecito e a ogni campanello d'allarme". Lo dichiarano in una nota congiunta il Segretario Regionale del Partito Democratico del Piemonte, Domenico Rossi, e il vicepresidente della commissione sanità in Consiglio Regionale, Daniele Valle.	"Avevamo denunciato con forza questa situazione già nell'ottobre del 2025, durante la nostra conferenza regionale sul diritto alla salute. In quell'occasione – ricordano Rossi e Valle – avevamo portato all'attenzione della Giunta e dell'opinione pubblica i dati drammatici del rapporto Gimbe, che posizionava inequivocabilmente il Piemonte come la seconda regione peggiore d'Italia per numero di pediatri di libera scelta ogni mille abitanti. Un dato allarmante che richiedeva un'azione tempestiva, ma da allora non è cambiato nulla, anzi, la situazione si è incancrenita nel totale disinteresse di chi governa la nostra Regione".	"Lasciare ampie zone del nostro territorio sguarnite dell'assistenza pediatrica di base significa negare un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione ai cittadini più vulnerabili, scaricando sulle famiglie l'angoscia e i costi del privato, o costringendole a intasare i pronto soccorso per patologie curabili sul territorio. Non possiamo rassegnarci a derubricare questa situazione come una fatalità inevitabile: si tratta di un'assenza totale di programmazione. Non c'è più tempo per la retorica, pretendiamo investimenti immediati per rendere nuovamente attrattiva la professione, incentivare i giovani medici e coprire le zone carenti. La tenuta della sanità pubblica – concludono gli esponenti dem – si misura dalla capacità di prendersi cura del futuro delle nostre comunità".   
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		<title><![CDATA[In Italia mancano circa 500 pediatri di famiglia, il ricambio generazionale resta un’incognita. Report GIMBE  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503031609281.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503031609281.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"insalutenews.it" </b>  del 05 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Bologna, 5 giugno 2026 - In Italia mancano almeno 497 pediatri di libera scelta e quasi l’80% delle carenze si concentra in tre grandi Regioni del Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto. In alcune aree si supera il massimale di 1.000 assistiti per pediatra; entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri e non c’è alcuna</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 12:53:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="1422" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503031609281.PDF"><![CDATA[insalutenews.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.insalutenews.it/in-salute/in-italia-mancano-circa-500-pediatri-di-famiglia-il-ricambio-generazionale-resta-unincognita-report-gimbe/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=in-italia-mancano-circa-500-pediatri-di-famiglia-il-ricambio-generazionale-resta-unincognita-report-gimbe]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Bologna, 5 giugno 2026 – In Italia mancano almeno 497 pediatri di libera scelta e quasi l’80% delle carenze si concentra in tre grandi Regioni del Nord: Lombardia, Piemonte e Veneto. In alcune aree si supera il massimale di 1.000 assistiti per pediatra; entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri e non c’è alcuna certezza sul ricambio generazionale. Riforma Schillaci: l’assistenza pediatrica fino a 18 anni richiederebbe ad oggi oltre 3.500 pediatri in più per garantire standard assistenziali adeguati.Secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, il pediatra di libera scelta (PLS) – cd. pediatra di famiglia – è il medico preposto alla tutela della salute di bambini e ragazzi da 0 a 13 anni. Ad ogni bambino, sin dalla nascita, deve essere assegnato un PLS per garantire l’accesso a servizi e prestazioni inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).“Tuttavia in molte aree del Paese – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si registrano criticità ricorrenti: procedure complesse, risposte non sempre tempestive da parte delle Aziende Sanitarie Locali (ASL), pediatri con un numero troppo elevato di assistiti e, in alcune aree, impossibilità per le famiglie di iscrivere i propri figli a un pediatra di famiglia. Una situazione che crea disagi e rischia di compromettere la continuità dell’assistenza pediatrica, soprattutto per i bambini più piccoli e quelli più fragili”.Per approfondire dimensioni e cause del problema, la Fondazione GIMBE ha analizzato le dinamiche che regolano l’inserimento dei PLS nel SSN e le relative criticità, stimando l’entità delle carenze di PLS nelle Regioni italiane. “È importante – spiega Cartabellotta – chiarire due aspetti metodologici: innanzitutto, le stime delle carenze sono state effettuate su base regionale, mentre il fabbisogno reale di PLS viene definito a livello regionale in relazione agli ambiti territoriali carenti; inoltre, non è possibile stimare con precisione il ricambio generazionale, perché non è possibile conoscere in anticipo quanti nuovi specialisti in pediatria sceglieranno la carriera di PLS anziché quella ospedaliera”.DINAMICHE E CRITICITÀFasce di etàSino al compimento del 6° anno di età, i bambini devono essere obbligatoriamente assistiti da un PLS; tra i 6 e i 13 anni compresi i genitori possono invece scegliere tra il PLS e il medico di medicina generale (MMG). Al compimento del 14° anno, l’assistenza del PLS termina automaticamente, salvo proroghe fino ai 16 anni nei casi di patologie croniche o disabilità documentate. Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2025 i bambini nella fascia 0-5 anni, con iscrizione obbligatoria al PLS, erano oltre 2,4 milioni. Superavano invece i 4 milioni i minori tra 6 e 13 anni, che potrebbero essere seguiti dal PLS o dal MMG, in base alle preferenze dei genitori e alla disponibilità locale di professionisti.Quadro demograficoIl progressivo calo delle nascite sta modificando in modo significativo la platea degli assistiti dei PLS. I dati ISTAT documentano infatti una costante riduzione del numero di bambini di 0-5 anni, fascia per la quale l’iscrizione al PLS è obbligatoria: tra il 1° gennaio 2019 e il 1° gennaio 2025 si registrano circa 420 mila assistiti in meno per i PLS.“La riduzione della popolazione 0-5 anni – osserva Cartabellotta – ha determinato, su scala nazionale, una contrazione del fabbisogno teorico di PLS di circa 500 unità nel periodo considerato. Tuttavia, il calo demografico non si traduce immediatamente in una riduzione proporzionale del carico assistenziale”.Nel 2024 si sono registrati in Italia 370.444 nuovi nati, mentre 566.971 adolescenti hanno compiuto 14 anni. Considerato che l’82,9% dei bambini e ragazzi tra 6 e 13 anni risulta ancora iscritto ai PLS, si stima che nel 2024 oltre 470 mila assistiti siano transitati dai pediatri ai medici di medicina generale. A fronte di circa 370 mila nuovi nati iscritti ai PLS, il saldo 2024 per 
la pediatria di libera scelta registra quindi circa 100 mila assistiti in meno.Massimale di assistitiL’ultimo Accordo Collettivo Nazionale (ACN), in vigore dal 18 marzo 2026, ha confermato il limite massimo di 1.000 assistiti per ciascun PLS già stabilito dal precedente accordo. Le deroghe sono consentite solo temporaneamente e in presenza di particolari criticità organizzative o carenze territoriali. Oltre i 1.000 assistiti, l’unica eccezione ammessa riguarda l’iscrizione dei fratelli di bambini già in carico allo stesso pediatra.“Il vero nodo – sottolinea il Presidente – è che con la grave carenza di oltre 5.700 MMG, già evidenziata da una nostra precedente analisi, molti ragazzi che escono dall’assistenza pediatrica al raggiungimento dei 14 anni rischiano di non trovare un MMG disponibile. Di conseguenza, le deroghe ai massimali diventano sempre più frequenti, alimentando un circolo vizioso che aumenta il sovraccarico dei PLS, riducendo qualità e accessibilità dell’assistenza pediatrica”.Ambiti territoriali carentiL’inserimento di nuovi pediatri nel SSN avviene dopo che la Regione, o un soggetto da essa individuato, ha identificato gli ambiti territoriali carenti, ovvero le aree in cui è necessario rafforzare l’assistenza pediatrica e garantire una presenza più capillare degli studi dei PLS. Secondo l’ultimo ACN, il fabbisogno viene calcolato sulla base del rapporto ottimale di 1 PLS ogni 850 bambini, o frazione superiore a 450.Nel calcolo si considera la popolazione residente sotto i 14 anni, sottraendo i bambini tra 6 e 13 anni già iscritti a un medico di medicina generale. In assenza di accordi integrativi regionali, si assume che il 70% della popolazione tra 6 e 13 anni possa essere assistita dai PLS.“Con il nuovo ACN – spiega Cartabellotta – il fabbisogno di PLS viene stimato in modo più aderente alla realtà assistenziale, perché considera anche i bambini tra 6 e 13 anni effettivamente seguiti dai pediatri, che in precedenza erano esclusi dal computo. Questo consente di programmare il numero dei PLS sulla base degli assistiti realmente in carico e non della sola popolazione 0-5 anni”.PensionamentiSecondo i dati 2025 forniti dalla Federazione Italiana dei Medici Pediatri (FIMP), tra il 2025 e il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta, per raggiunti limiti di età, pari a 70 anni (salvo deroghe): dai 218 PLS della Campania ai 2 PLS in Valle d’Aosta.Nuovi PLSIl numero di borse di studio per la scuola di specializzazione in pediatria, stabile per un decennio, è aumentato in maniera significativa negli ultimi 6 anni: da 496 borse nell’anno accademico 2017-2018 a 854 nel 2024-2025, con un picco di 973 nell’anno accademico 2020-2021.“Tuttavia – osserva Cartabellotta – non è possibile prevedere quanti specialisti in pediatria sceglieranno la pediatria di famiglia anziché quella ospedaliera. Per questo non possiamo sapere se le nuove leve saranno sufficienti a garantire un ricambio generazionale adeguato e omogeneo tra le Regioni, né a colmare le carenze già oggi presenti”.STIMA DELLE CARENZE DI PEDIATRINumero di assistiti per PLSSecondo le rilevazioni della Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (SISAC), al 1° gennaio 2025 risultavano attivi 6.284 PLS, con quasi 5,8 milioni di assistiti: il 41,9% nella fascia 0-5 anni (2,42 milioni) e il 58,1% nella fascia 6-13 anni (3,35 milioni). Complessivamente, l’82,9% della popolazione ISTAT tra 6 e 13 anni risulta seguita da un PLS, con marcate differenze regionali: dal 94% della Toscana al 56,3% della Sardegna. In termini assoluti, la media nazionale è di 917 assistiti per PLS: superano il massimale di 1.000 assistiti il Piemonte (1.126), la Provincia Autonoma di Bolzano (1.114) e il Veneto (1.018).“Con questi livelli di saturazione – spiega Cartabellotta – il principio della libera scelta rimane solo sulla carta: in molte aree del Paese trovare un pediatra disponibile sta diventando sempre più 
difficile, se non impossibile. E il problema non riguarda più soltanto le zone montane o periferiche, ma anche molte grandi città. In altri termini, la realtà assistenziale può essere molto più critica di quanto suggeriscano le medie regionali”.Trend 2019-2024Secondo i dati SISAC nel 2019 i PLS in attività erano 7.373, ovvero 1.089 in più rispetto al 1° gennaio 2025. “La riduzione del 15% dei pediatri di famiglia – commenta Cartabellotta – supera ampiamente gli effetti del calo delle nascite e dimostra che il problema non può essere spiegato solo dalla dinamica demografica. Da un lato diminuiscono i PLS in attività, dall’altro continua a crescere il numero di bambini e ragazzi che restano in carico ai pediatri, anche per le difficoltà di iscrizione ai MMG, con progressivo aumento degli assistiti nella fascia 6-13 anni per i PLS”.Stima delle carenze di PLS al 1° gennaio 2025“La nostra stima – spiega Cartabellotta – fotografa il fabbisogno di PLS a livello regionale, ma non permette di individuare le singole zone carenti, che dipendono da variabili locali come densità abitativa, distribuzione della popolazione pediatrica, caratteristiche geografiche e accessibilità degli ambulatori”.Per garantire qualità dell’assistenza, prossimità degli studi e reale libertà di scelta, la Fondazione GIMBE ha utilizzato il rapporto ottimale di 1 PLS ogni 850 assistiti utilizzando le rilevazioni SISAC al 1° gennaio 2025. Il risultato è una carenza complessiva di 497 PLS, con forti squilibri regionali.Il 78,7% delle carenze si concentra infatti in tre sole grandi Regioni del Nord, in peggioramento rispetto al 1° gennaio 2024: Lombardia (186), Piemonte (109), Veneto (96). Al contrario, in cinque Regioni (Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Puglia e Umbria) non si rilevano carenze, poiché la media di assistiti per PLS è inferiore a 850. Anche questo dato risulta in peggioramento perché al 1° gennaio 2024 le Regioni senza carenze erano nove.“Inevitabilmente – precisa Cartabellotta – la carenza stimata in termini di media regionale tende a sottostimare eventuali carenze locali anche molto critiche, soprattutto nelle aree interne, montane e a bassa densità abitativa, ma ormai sempre più frequenti anche nelle grandi città metropolitane”.LA BOZZA DI RIFORMALa bozza di riordino dell’assistenza primaria rafforza il ruolo dei PLS nella rete dell’assistenza territoriale prevista dal DM 77: in particolare, i pediatri dovrebbero garantire almeno 6 ore settimanali, per 48 settimane l’anno, nelle Case della Comunità, con possibilità per le Regioni di aumentare tale quota in relazione ai bisogni locali. La proposta interviene anche sull’età dell’assistenza pediatrica: il rapporto con il PLS verrebbe esteso fino ai 18 anni.“Nel complesso – commenta il Presidente – la riforma punta a rafforzare l’integrazione dei PLS nella rete territoriale e a garantire maggiore continuità assistenziale durante l’età evolutiva. Tuttavia, il rischio è che resti un riassetto prevalentemente organizzativo se non verrà accompagnata da risorse adeguate, criteri omogenei di attuazione tra le Regioni e indicatori di monitoraggio capaci di misurare i reali benefici per bambini, adolescenti e famiglie”.Inoltre, mantenendo il rapporto ottimale di 850 assistiti, oggi sarebbero necessari oltre 3.500 PLS aggiuntivi per garantire la copertura dell’intera popolazione tra 0 e 18 anni: 811 per prendere in carico i 690 mila minori di 6-13 anni oggi assistiti dai MMG e 2.721 per la fascia 14-17 anni.“L’ipotesi di estendere l’assistenza pediatrica fino alla maggiore età – chiosa Cartabellotta – senza modificare il rapporto ottimale e il massimale di assistiti non è realistica. Per evitare un ulteriore sovraccarico lavorativo e preservare la qualità dell’assistenza, soprattutto per i bambini più piccoli, oggi servirebbero circa 4.000 pediatri in più: quasi 500 per colmare le carenze già esistenti e oltre 3.500 per garantire la presa in carico dell’intera fascia 0-18. E questo senz
a considerare l’impatto economico della misura, visto che la quota capitaria riconosciuta ai PLS è circa doppia rispetto a quella del MMG”.“Nonostante il calo delle nascite – spiega Cartabellotta – Lombardia, Piemonte e Veneto continuano a registrare rilevanti carenze di PLS. Al di là dei numeri, tuttavia, la distribuzione capillare sul territorio resta fortemente condizionata da variabili locali e richiede una programmazione molto più accurata. Le Regioni devono poter disporre di stime affidabili sul numero di specialisti che intraprendono effettivamente la carriera di PLS, integrate con le proiezioni demografiche sulla denatalità. Parallelamente, è indispensabile completare la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR, sviluppando modelli organizzativi orientati al lavoro in team multidisciplinari capaci di valorizzare appieno le potenzialità della trasformazione digitale, oltre a riforme e accordi sindacali coerenti con gli obiettivi di ricambio generazionale e con la necessità di garantire una presenza capillare dei PLS sul territorio”.   
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		<title><![CDATA[PD Piemonte: “Carenza di pediatri un’emergenza ignorata” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060502901708974.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"laprovinciadibiella.it" </b>  del 05 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>PD Piemonte: "Carenza di pediatri un''emergenza ignorata". A intervenire sulla questione Domenico Rossi, e Daniele Valle.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 11:14:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://laprovinciadibiella.it/attualita/pd-piemonte-carenza-di-pediatri-unemergenza-ignorata/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[A intervenire sulla questione Domenico Rossi, e Daniele Valle.PubblicatoilDiSanità, Rossi e Valle (PD): “Carenza pediatri, Gimbe conferma l’emergenza piemontese. La Giunta ha ignorato gli allarmi”.“Il nuovo report della Fondazione Gimbe, che stima una carenza nazionale di 500 pediatri di libera scelta e colloca il Piemonte tra le regioni con le criticità più gravi, purtroppo non ci sorprende. È l’ennesima impietosa certificazione del fallimento delle politiche sanitarie dell’attuale Giunta regionale, sorda a ogni nostro sollecito e a ogni campanello d’allarme”.Lo dichiarano in una nota congiunta il Segretario Regionale del Partito Democratico del Piemonte, Domenico Rossi, e il vicepresidente della commissione sanità in Consiglio Regionale, Daniele Valle.“Avevamo denunciato con forza questa situazione già nell’ottobre del 2025, durante la nostra conferenza regionale sul diritto alla salute. In quell’occasione – ricordano Rossi e Valle – avevamo portato all’attenzione della Giunta e dell’opinione pubblica i dati drammatici del rapporto Gimbe, che posizionava inequivocabilmente il Piemonte come la seconda regione peggiore d’Italia per numero di pediatri di libera scelta ogni mille abitanti. Un dato allarmante che richiedeva un’azione tempestiva, ma da allora non è cambiato nulla, anzi, la situazione si è incancrenita nel totale disinteresse di chi governa la nostra Regione”.“Lasciare ampie zone del nostro territorio sguarnite dell’assistenza pediatrica di base significa negare un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione ai cittadini più vulnerabili, scaricando sulle famiglie l’angoscia e i costi del privato, o costringendole a intasare i pronto soccorso per patologie curabili sul territorio. Non possiamo rassegnarci a derubricare questa situazione come una fatalità inevitabile: si tratta di un’assenza totale di programmazione. Non c’è più tempo per la retorica, pretendiamo investimenti immediati per rendere nuovamente attrattiva la professione, incentivare i giovani medici e coprire le zone carenti. La tenuta della sanità pubblica – concludono gli esponenti dem – si misura dalla capacità di prendersi cura del futuro delle nostre comunità”.Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina FacebookEmanuele Ramella Pralungo in cabina di regia PNRR a Palazzo ChigiIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento *Nome *Email *Sito webSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.Copyright © 2024 laprovinciadibiella.it S.r.l. - P.IVA: 02654850029 - ROC: 30818Reg. Tribunale di Biella n. 582 del 30/06/2014 - Direttore responsabile: Cesare MaiaRedazione: Via Vescovado, n. 5 - 13900 Biella - Tel. 015 32383 - Fax 015 31834La testata fruisce dei contributi diretti editoria d.lgs. 70/2017Servizi informatici e concessionaria di pubblicità: Diario del Web S.r.l.   
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		<title><![CDATA[Piemonte tra le regioni più colpite: mancano 109 pediatri di famiglia - Newsnovara.it ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060502908409169.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"newsnovara.it" </b>  del 05 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L''allarme della Fondazione Gimbe: quasi l''80% della carenza nazionale si concentra tra Piemonte, Lombardia e Veneto. Entro il 2029 previsti oltre 1.500 pensionamenti in tutta Italia</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 12:20:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="75" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060502908409169.PDF"><![CDATA[newsnovara.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.newsnovara.it/2026/06/05/leggi-notizia/argomenti/sanita-10/articolo/piemonte-tra-le-regioni-piu-colpite-mancano-109-pediatri-di-famiglia-2.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Piemonte si conferma una delle regioni italiane maggiormente in difficoltà sul fronte della pediatria territoriale. Secondo l'ultima analisi della Fondazione Gimbe, nella regione mancano attualmente 109 pediatri di libera scelta, un dato che colloca il Piemonte tra le aree più colpite del Paese insieme a Lombardia e Veneto.A livello nazionale la carenza stimata è di 497 pediatri, con quasi l'80% dei posti vacanti concentrato proprio nelle tre grandi regioni del Nord. Una situazione che rischia di aggravarsi nei prossimi anni a causa dei pensionamenti e delle difficoltà nel garantire un adeguato ricambio generazionale.L'analisi della Fondazione Gimbe evidenzia come, nonostante il continuo calo delle nascite registrato in Italia, molte famiglie incontrino sempre maggiori difficoltà nel trovare un pediatra disponibile. In diverse aree del Paese sono già stati raggiunti o superati i limiti massimi di assistiti per medico, con inevitabili ripercussioni sulla qualità dell'assistenza.A preoccupare è soprattutto il futuro. Secondo le stime elaborate dalla fondazione guidata da Nino Cartabellotta, entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta, mentre restano forti incertezze sulla capacità del sistema di sostituirli con nuove figure professionali.Il Piemonte si trova quindi ad affrontare una criticità strutturale che riguarda l'intera medicina territoriale. Negli ultimi anni, infatti, la regione ha già dovuto fare i conti con la carenza di medici di medicina generale e con crescenti difficoltà nell'organizzazione dei servizi sanitari di prossimità.Secondo Gimbe, l'ipotesi di estendere l'assistenza pediatrica fino ai 18 anni appare al momento difficilmente sostenibile: per attuarla servirebbero migliaia di professionisti aggiuntivi rispetto agli organici attuali.L'allarme lanciato dalla fondazione riporta dunque al centro il tema della programmazione sanitaria e della necessità di garantire alle famiglie piemontesi un accesso capillare ai servizi pediatrici, soprattutto nelle aree periferiche e montane dove reperire un pediatra è già oggi particolarmente complesso.Redazione   
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		<title><![CDATA[In Piemonte mancano 109 pediatri di famiglia - Ossolanews.it ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503032209267.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ossolanews.it" </b>  del 05 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L''allarme della Fondazione Gimbe: quasi l''80% della carenza nazionale si concentra tra Piemonte, Lombardia e Veneto. Entro il 2029 previsti oltre 1.500 pensionamenti in tutta Italia</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 12:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.ossolanews.it/2026/06/05/leggi-notizia/argomenti/sanita-14/articolo/piemonte-tra-le-regioni-piu-colpite-mancano-109-pediatri-di-famiglia.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Piemonte si conferma una delle regioni italiane maggiormente in difficoltà sul fronte della pediatria territoriale. Secondo l'ultima analisi della Fondazione Gimbe, nella regione mancano attualmente 109 pediatri di libera scelta, un dato che colloca il Piemonte tra le aree più colpite del Paese insieme a Lombardia e Veneto.A livello nazionale la carenza stimata è di 497 pediatri, con quasi l'80% dei posti vacanti concentrato proprio nelle tre grandi regioni del Nord. Una situazione che rischia di aggravarsi nei prossimi anni a causa dei pensionamenti e delle difficoltà nel garantire un adeguato ricambio generazionale.L'analisi della Fondazione Gimbe evidenzia come, nonostante il continuo calo delle nascite registrato in Italia, molte famiglie incontrino sempre maggiori difficoltà nel trovare un pediatra disponibile. In diverse aree del Paese sono già stati raggiunti o superati i limiti massimi di assistiti per medico, con inevitabili ripercussioni sulla qualità dell'assistenza.A preoccupare è soprattutto il futuro. Secondo le stime elaborate dalla fondazione guidata da Nino Cartabellotta, entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta, mentre restano forti incertezze sulla capacità del sistema di sostituirli con nuove figure professionali.Il Piemonte si trova quindi ad affrontare una criticità strutturale che riguarda l'intera medicina territoriale. Negli ultimi anni, infatti, la regione ha già dovuto fare i conti con la carenza di medici di medicina generale e con crescenti difficoltà nell'organizzazione dei servizi sanitari di prossimità.Secondo Gimbe, l'ipotesi di estendere l'assistenza pediatrica fino ai 18 anni appare al momento difficilmente sostenibile: per attuarla servirebbero migliaia di professionisti aggiuntivi rispetto agli organici attuali.L'allarme lanciato dalla fondazione riporta dunque al centro il tema della programmazione sanitaria e della necessità di garantire alle famiglie piemontesi un accesso capillare ai servizi pediatrici, soprattutto nelle aree periferiche e montane dove reperire un pediatra è già oggi particolarmente complesso.Redazione   
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		<title><![CDATA[Gimbe promuove il Molise: niente carenza di pediatri di famiglia. Ma trovare specialisti per gli ospedali resta un’impresa ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060502955308502.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"primonumero.it" </b>  del 05 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il nuovo report della Fondazione Gimbe fotografa una situazione nazionale critica, con quasi 500 pediatri di libera scelta mancanti e forti squilibri soprattutto al Nord. Il Molise è tra le poche regioni senza carenze. Ma il dato riguarda gli ambulatori territoriali: nei reparti ospedalieri la ricerca di pediatri continua invece a essere una delle emergenze più difficili da affrontare.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 09:08:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.primonumero.it/2026/06/gimbe-promuove-il-molise-niente-carenza-di-pediatri-di-famiglia-ma-trovare-specialisti-per-gli-ospedali-resta-unimpresa/1530900858/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il nuovo report della Fondazione Gimbe fotografa una situazione nazionale critica, con quasi 500 pediatri di libera scelta mancanti e forti squilibri soprattutto al Nord. Il Molise è tra le poche regioni senza carenze. Ma il dato riguarda gli ambulatori territoriali: nei reparti ospedalieri la ricerca di pediatri continua invece a essere una delle emergenze più difficili da affrontare.--PARTIAL--   
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		<title><![CDATA[Astrid Marsoner: „Ärztemangel könnte weiter steigen“ ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060502925608221.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060502925608221.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"rainews.it" </b>  del 05 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Die Präsidentin der Südtiroler Ärztekammer warnt vor Versorgungslücken bei Ärzten wegen der Gemeinschaftshäuser, vor allem im ländlichen Raum.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 08:28:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.rainews.it/tgr/tagesschau/audio/2026/06/astrid-marsoner-arztemangel-konnte-weiter-steigen-556f5df7-a87f-4ffe-91be-6273c7d9cf60.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Die Präsidentin der Südtiroler Ärztekammer, Astrid Marsoner, sieht die neuen Gemeinschaftshäuser mit Skepsis. Zwar könnten die Einrichtungen in größeren Zentren durchaus sinnvoll sein, derzeit gebe es aber noch zu viele offene Fragen. Die Unsicherheit könne dazu führen, dass sich der Ärztemangel in Südtirol weiter verschärft, sagt Marsoner im Morgengespräch auf Rai Südtirol.„Im Moment gibt es viel mehr Unklarheiten als Sicherheiten“, kritisierte Marsoner. Viele Hausärztinnen und Hausärzte wüssten nicht, welche Aufgaben sie künftig übernehmen sollen, welche Vertragsbedingungen gelten oder wie die neuen Strukturen personell besetzt werden.Besonders kritisch sieht die Ärztekammer die Auswirkungen auf kleinere Gemeinden. Schon heute sei es schwierig, Ärztinnen und Ärzte für abgelegene Gebiete zu gewinnen. Die neuen Gemeinschaftshäuser könnten diesen Trend verstärken.„Das ist unsere größte Befürchtung, dass es zu einer weiteren Ausdünnung der Peripherie kommt“, sagte Marsoner. Hausärzte könnten ihre Praxen vermehrt in die Nähe der Gemeinschaftshäuser verlegen, während kleinere Orte an medizinischer Versorgung verlieren.Die Warnung kommt zu einem Zeitpunkt, an dem Südtirol bereits mit einem zunehmenden Ärztemangel konfrontiert ist. Nach Angaben des Forschungsinstituts Gimbe fehlen derzeit 17 Kinderärztinnen und Kinderärzte. Gleichzeitig steht in den kommenden Jahren eine große Pensionierungswelle bevor.Marsoner befürchtet, dass die Unsicherheit rund um die Gemeinschaftshäuser junge Mediziner zusätzlich abschrecken könnte. „Wenn junge Kolleginnen und Kollegen nicht wissen, welche Bedingungen sie erwarten, dann wandern sie in andere Fachrichtungen oder ins Ausland ab“, sagt sie.Unklar sei außerdem, woher das Personal für die neuen Einrichtungen kommen soll. Der Fachkräftemangel betreffe das gesamte Gesundheitswesen. „Wir können uns die Ärzte ja nicht drucken“, sagte Marsoner.Grundsätzlich sei die Idee einer stärkeren Zusammenarbeit im Gesundheitswesen nachvollziehbar und zu befürworten, sagt Marsoner. Bevor die Gemeinschaftshäuser flächendeckend ausgebaut werden, brauche es jedoch klare Regeln und verlässliche Rahmenbedingungen für die niedergelassenen Ärztinnen und Ärzte.   
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		<tp:writer>kk/ni</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Sanità privata, 41.3 miliardi spesi dai cittadini e 12 miliardi di ricavi. AISI: "I numeri non ingannino" - Rietinvetrina ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503035809431.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060503035809431.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"rietinvetrina.it" </b>  del 05 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 13:43:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.rietinvetrina.it/sanita-privata-41-3-miliardi-spesi-dai-cittadini-e-12-miliardi-di-ricavi-aisi-i-numeri-non-ingannino/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[“Artigianato in Dimora”: Atelier temporanei in luoghi senza tempo, Labro 6 e 7 giugnoSanità privata, 41.3 miliardi spesi dai cittadini e 12 miliardi di ricavi. AISI: “I numeri non ingannino”Birra del Borgo avvia la procedura sindacale per la cessazione dell’attività: oltre 22 milioni di euro di perdite e ricavi dimezzati in quattro anniConcerto degli allievi della scuola di canto “Opus Musik” di Silvia CostanziPakistana truffa 83enne reatino. Napoletana tenta truffa tramite WhatsApp. Casertano truffa 60enne. Denunciati in treGrave incidente frontale a Canetra. Secondo scontro in poche oreAcconciatura “stupefacente”. Donna arrestata dalla Polizia StradaleIncidente stradale a CanetraContigliano, Impegno Civico risponde alla Maggioranza: “Da parte nostra parole chiare su Villa Franceschini”Passo Corese, nella notte pestato un ragazzo. SI-AVS: “Necessario quanto prima istituire Commissariato di Polizia”Villa Franceschini, Comune di Contigliano: “Basta disinformazione”Circolo PD Contigliano: “Vogliono cambiare destinazione a Villa Franceschini”Interrogazione del consigliere Vassallo sul rilascio Certificato Regolare Esecuzione lavori “Cammino di Francesco”Noi per la Sebastiani: Inizia la nostra interlocuzione con Enti e attori del territorio. Primo incontro con la presidente CuneoA Castelnuovo di Farfa rinasce la squadra di calcioLazio Pianeta Sci, cinque reatini premiati: V. Foster Tirabassi, A. Chiaretti, F. Antonicoli ed i fratelli Ranalli“Campoloniano Marathon by Night 2026”: vincono Leonardo Grilli e Norma Pasia?VIDEO – A TU PER TU – Parliamo del Festival “Terre d’Acqua, Pietra e Cammini” con Simone Miccadei e Roberto Angeletti?VIDEO – Parata del 2 giugno – Rieti 2026?VIDEO – A TU PER TU – Ospite in studio Chiara Mestichelli, vicesindaco e assessore a Turismo e Sport del Comune di Rieti?RETE SOLIDALE – Ospiti in studio Pino Strinati e Nanina Colore?VIDEO – A TU PER TU – Giovanni Grillo sulla Commissione Sanità con il DG Maccari: liste d’attesa, Pronto Soccorso e Robot Da VinciSEI TU IL REPORTER – “Davanti alla ASL dopo il nuovo asfalto continuano a mancare i posteggi per disabili”SEI TU IL REPORTER – “Come ogni primavera nei Cammini di san Benedetto e san Francesco erba altissima e quest’anno anche uno sbarramento”SEI TU IL REPORTER – “In via Cintia concerto di pianelle. La pavimentazione appena posata già è rotta”SEI TU IL REPORTER di Rietinvetrina – “Vandalizzato lo specchio stradale tra via delle Fontanelle e largo Bonfante”SEI TU IL REPORTER di Rietinvetrina – Dopo i lavori PNRR via dei Salici è una piscinaDal 5 al 28 giugno 2026, quattro fine settimana tematici promossi dalla V Comunità MontanaIl Montepiano Reatino presenta quattro weekend a giugno tra natura, borghi, cammini ed enogastronomia, Miccadei: “Ogni Comune custodisce un patrimonio specifico”“Morning Club” La Mattera, domenica 24 maggio in via Emilio Greco, 4Sabato 23 maggio BIBITO apre a Rieti: convenienza e rapidità per famiglie e settore HorecaMorning Club torna: domenica 24 maggio colazione, brunch e musica in vinileLa sanità privata italiana continua a crescere a vista d’occhio, ma la fotografia economica del settore è più complessa di quanto spesso venga rappresentato nel dibattito pubblico. I numeri confermano l’aumento del ricorso dei cittadini a visite specialistiche, diagnostica, riabilitazione, ma mostrano anche una realtà chiamata a sostenere costi crescenti, investimenti tecnologici, fabbisogno di personale qualificato e nuove responsabilità organizzative. Secondo l’8° Rapporto della Fondazione GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, nel 2024 la spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini ha raggiunto 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa sanitaria totale. Parallelamente, l’Area Studi Mediobanca, nell’
ultimo report sui maggiori operatori sanitari privati in Italia, evidenzia che i 34 principali operatori del comparto, con fatturato individuale superiore a 100 milioni di euro, hanno registrato nel 2023 12 miliardi di euro di ricavi, in crescita del 5,7% sul 2022 e del 15,5% rispetto al 2019.CRESCONO I SERVIZI PRIVATI, NON SOLO I FATTURATIL’aumento della spesa privata e dei ricavi dei principali operatori conferma una tendenza ormai strutturale: sempre più cittadini si rivolgono al privato per prestazioni specialistiche, diagnostiche, riabilitative e assistenziali. Non si tratta solo di un dato economico, ma di un cambiamento profondo nei comportamenti sanitari delle famiglie e nell’organizzazione dell’offerta. “I dati confermano una trasformazione già evidente a chi opera quotidianamente nel settore – dichiara la Presidente AISI Karin Saccomanno – cresce il numero di cittadini che si rivolgono alle strutture private per visite specialistiche, esami diagnostici, percorsi riabilitativi e servizi sanitari territoriali. Questo aumento delle richieste impone investimenti costanti in tecnologie, organizzazione, qualità delle prestazioni e capacità di risposta.”IL FALSO MITO DEI PROFITTI FACILIL’analisi di Mediobanca consente però di leggere anche l’altra faccia della crescita. Il giro d’affari è in aumento, ma la redditività non corre allo stesso ritmo. Nel comunicato di presentazione del report, l’Area Studi Mediobanca sottolinea infatti che il giro d’affari è in rialzo, mentre la redditività, pur in miglioramento, resta ancora sotto i livelli del 2019. “Esiste ancora la convinzione che la crescita della sanità privata equivalga automaticamente ad alti livelli di profitto», osserva il Direttore Generale AISI Giovanni Onesti. «La realtà è molto diversa. I ricavi crescono, ma crescono contemporaneamente anche il costo del personale, gli investimenti tecnologici, la digitalizzazione, gli adeguamenti normativi, la sicurezza e la formazione. Guardare solo al fatturato significa non vedere la complessità economica e gestionale che sostiene ogni prestazione sanitaria.”COSTI, PERSONALE E TECNOLOGIE: LE OMBRE DELLA CRESCITALa crescita del comparto privato (accreditato e puro) richiede capitali, competenze e programmazione. L’articolazione del settore, che comprende ospedalità privata, diagnostica, riabilitazione, assistenza agli anziani, poliambulatori e servizi territoriali, rende sempre più rilevante la capacità delle strutture di investire senza perdere equilibrio economico. Secondo Mediobanca, la ricerca sui maggiori operatori sanitari privati analizza i gruppi con fatturato superiore a 100 milioni di euro e approfondisce le dinamiche più recenti e prospettiche della sanità italiana, con focus anche su assistenza agli anziani e diagnostica. Proprio questi ambiti mostrano quanto la crescita del settore sia legata a tecnologie, personale, modelli organizzativi e investimenti continui.DIGITALIZZAZIONE E TELEMEDICINA: GLI INVESTIMENTI CHE CAMBIANO IL SETTORELa crescita della sanità privata non si misura soltanto attraverso ricavi e volumi di attività. Una parte sempre più significativa delle risorse viene oggi destinata alla trasformazione digitale delle strutture, allo sviluppo della telemedicina, all’integrazione dei dati clinici e all’adozione di strumenti innovativi a supporto dei percorsi assistenziali. Non a caso, questi temi sono stati al centro della 4ª Assemblea Nazionale AISI, che ha riunito a Roma oltre 100 professionisti, manager sanitari e rappresentanti istituzionali per discutere il futuro dell’assistenza sanitaria tra innovazione tecnologica, Fascicolo Sanitario Elettronico, intelligenza artificiale e integrazione tra ospedale e territorio. “La trasformazione digitale non rappresenta più una scelta facoltativa per le strutture sanitarie – evidenzia il Direttore Generale AISI Giovanni Onesti – telemedicina, interoperabilità dei dati, intelligenza artificiale e nuovi modelli organizzativi richiedono investimenti importanti e competenze sem
pre più specializzate. Sono strumenti indispensabili per migliorare l’accessibilità delle cure, l’efficienza dei servizi e la continuità assistenziale, ma comportano anche un significativo impegno economico e gestionale per gli operatori del settore.” Per AISI, la crescita della sanità privata passa inevitabilmente attraverso la capacità di innovare e di accompagnare la transizione digitale del sistema sanitario, investendo in tecnologie, formazione e nuovi modelli assistenziali capaci di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e caratterizzata da una crescente domanda di servizi sanitari.INNOVAZIONE E COMPETENZE: LA VERA SFIDA DA VINCERE E SUBITOTelemedicina, intelligenza artificiale applicata ai percorsi di cura, digitalizzazione dei processi, nuove tecnologie diagnostiche e formazione continua stanno cambiando il modo in cui vengono erogati i servizi sanitari privati. “Per essere competitivi oggi non basta erogare prestazioni –  sottolinea il Segretario Generale AISI Fabio Vivaldi – occorre investire continuamente nelle persone, nelle competenze professionali, nella formazione, nell’innovazione tecnologica e nella qualità organizzativa. Il personale qualificato è uno dei fattori decisivi della sanità privata dei prossimi anni, insieme alla capacità di usare le tecnologie per migliorare appropriatezza, sicurezza e continuità dei percorsi.”LE LUCI DEL SETTORELe luci sono rappresentate dalla crescita dei servizi, dalla capacità di intercettare richieste sempre più numerose, dagli investimenti in innovazione, dalla modernizzazione delle strutture e dallo sviluppo di nuovi modelli organizzativi. I dati Mediobanca confermano un comparto in espansione, con ricavi cresciuti rispetto al periodo pre-pandemico, mentre i dati GIMBE mostrano il peso ormai rilevante della spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini. Per AISI, questi numeri dimostrano che la sanità privata non può essere letta come un fenomeno marginale o accessorio, ma come una componente sempre più rilevante dell’offerta sanitaria italiana.LE OMBRE DA AFFRONTARELe ombre riguardano invece la sostenibilità della crescita: aumento dei costi operativi, difficoltà nel reperire personale qualificato, investimenti richiesti dalla trasformazione digitale, pressione normativa, aggiornamento tecnologico continuo e redditività non sempre proporzionale all’aumento dei ricavi. Il dato Mediobanca sulla redditività ancora inferiore ai livelli del 2019 è centrale perché smentisce l’idea di un settore automaticamente ad alta marginalità. La crescita esiste, ma richiede equilibrio tra qualità, sicurezza, innovazione e sostenibilità economica.LA PROPOSTA DI AISI: PIÙ DATI, PIÙ PROGRAMMAZIONE, MA SOPRATTUTTO MENO PREGIUDIZIPer AISI il confronto e l’analisi sulla sanità privata deve partire da dati reali e verificabili, non da rappresentazioni semplificate. L’associazione ritiene necessario promuovere una lettura più matura del settore, capace di distinguere tra crescita dei ricavi, sostenibilità economica, qualità delle prestazioni e investimenti necessari per rispondere alle nuove richieste dei cittadini. “I numeri raccontano, senza dubbio alcuno, luci e ombre», conclude la Presidente AISI Karin Saccomanno. «Da una parte troviamo un settore che cresce, investe e innova. Dall’altra emergono costi più alti, responsabilità crescenti e sfide organizzative sempre più complesse. Per questo serve un dibattito serio, fondato su studi autorevoli e dati verificabili, capace di superare luoghi comuni e di riconoscere il ruolo della sanità privata nella trasformazione del sistema sanitario italiano.”Così nella nota AISI – Associazione Imprese Sanitarie IndipendentiBy 3P Comunicazione Srls P.Iva 01201100573| Sito realizzato da FDesign Centro gestione privacy Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza online e per attivare tutte le funzionalità del sito. Cliccando su "Accetto" aderisci alla nostra politica sui cookie.Quando v
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		<title><![CDATA[Pediatri, Umbria tiene ma futuro è a rischio - Umbria TV ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/05/2026060502022503430.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"umbriatv.com" </b>  del 04 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 04:17:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Mentre l’Italia affronta una grave carenza di pediatri, l’Umbria per ora respinge la crisi con una media di 834 assistiti per medico, sotto la soglia nazionale e senza carenze strutturali. Emerge dall’ultima ricerca della Fondazione Gimbe. Entro il 2029 ben 12 professionisti andranno in pensione e, con l’ipotesi della riforma di estendere l’assistenza fino a 18 anni, il sistema rischia un sovraccarico insostenibile anche sul territorio locale.© Umbria Televisioni S.R.L. Via Monteneri, 37 06129 Perugia - P.IVA 00496230541 | Powered by Rubidia   
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