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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Dove sono finiti i medici di base? ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060401640004694.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 24 di <b>"ALTROCONSUMO" </b>  del 04 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>È emergenza medici di famiglia, in costante diminuzione e saturi di assistiti. con conseguenze sulla qualità dell'assistenza e sull'equità del sistema sanitario. le cause e le possibili soluzioni.</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 05:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[DOVE SONO FINITI I MEDICI DI BASE? È emergenza medici di famiglia, in costante diminuzione e saturi di assistiti. Con conseguenze sulla qualità dell’assistenza e sull’equità del sistema sanitario. Le cause e le possibili soluzioni.  di Lorenza Resuli  I  medici di base stanno scomparendo. Lo avevamo denunciato in una nostra inchiesta del 2023, che già allora fotografava una vera “desertificazione” di questi professionisti in molte zone del Paese. Negli anni questa criticità non ha fatto che peggiorare, fino a diventare oggi un’emergenza cronica in quasi tutte le regioni italiane. Eppure il medico di medicina generale è da sempre il pilastro del Servizio sanitario nazionale. Una figura chiave non a caso definita “medico di base” e spesso chiamata ancora “medico di famiglia”, a sottolineare il  valore di un professionista che conosce la storia del paziente e intercetta i suoi bisogni, garantendo la continuità terapeutica. Ogni cittadino ha diritto a un medico di base, principale punto di accesso ai servizi e alle prestazioni dei Lea (Livelli essenziali di assistenza).  Ma oggi questo diritto è a rischio.  La crescente carenza di medici di famiglia, infatti, pesa su più fronti: sui pochi professionisti rimasti, ormai saturi di pazienti e a rischio di burnout; sugli assistiti, costretti a lunghe attese, spostamenti e visite sempre più veloci; e sull’intero sistema sanitario, che senza il filtro della medicina generale vede  aumentare la pressione sui pronto soccorso. Come siamo arrivati a questo punto? PERCHÉ I MEDICI DI BASE SONO SEMPRE MENO Negli ultimi anni il numero dei medici di medicina generale ha continuato a calare in tutte le regioni. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Fondazione Gimbe, tra il 2019 e il 2024 ne sono “spariti” ben 5.197 su 42.009 (14%) senza essere rimpiazzati e oggi ce ne sono 5.700 in meno rispetto al fabbisogno. Il problema colpisce ormai quasi tutto lo Stivale e in alcune zone non è eccessivo parlare di estinzione  di questa figura. E la situazione è destinata a peggiorare, visto che i medici “pubblici” italiani sono tra i più anziani d’Europa e che oltre 8.200 di loro raggiungeranno l’età della pensione entro il 2028.  Chi li sostituirà? Sulla carta il ricambio generazionale dovrebbe compensare queste uscite. Ma anche se tutte le borse di studio finanziate tra il 2022 e il 2025 fossero portate a termine, le nuove leve non riuscirebbero a coprire i pensionamenti attesi entro il 2028 e le carenze stimate al 1° gennaio 2025, con un buco di oltre 2.700 medici.  Il paradosso italiano è che da noi i camici bianchi non mancano: abbiamo 4,1 medici ogni 1.000 abitanti, più della media europea (3,7). Ma i medici di famiglia sono pochi rispetto alla popolazione.  Nel 2023 ne contavamo circa 100  ogni 100.000 abitanti, contro 300 del Portogallo, 200 dell’Irlanda, 180 dei Paesi Bassi, 140 di Austria e Francia, 115 della Svizzera. Il nodo, allora, è la scarsa attrattiva della medicina generale, spesso scartata a priori perché la formazione è meno retribuita, le possibilità di libera professione limitate, i carichi di lavoro elevati e sempre più complessi. Inoltre, il medico di base è un libero professionista convenzionato con il Ssn, costretto a sostenere i costi dello studio e del personale.  EFFETTI COLLATERALI PESANTI PER I MEDICI...  La carenza di medici si traduce in un aumento del numero di assistiti per professionista. Oggi il “massimale” per ogni medico di base è fissato a 1.500 pazienti, ma può salire fino a 1.800 e, in certi casi, fino a 2.000. Secondo il ministero della Salute, nel 2023 a livello nazionale circa la metà dei medici superava il limite. In questo scenario non solo viene meno il principio della libera scelta del medico di base per la difficoltà a reperirne uno libero, ma i medici si ritrovano a lavorare in condizioni limite, anche a causa dell’aumento costante degli assistiti anziani e cronici. Con un esercito di pazienti da seguire, quanto può durare una visita? Nel nostro Paese, in media 9-10 minuti, di cui una buona parte però assorbita dalla burocrazia.  Visite più lung
he aumenterebbero  la fiducia degli assistiti e ridurrebbero il rischio di burnout per i medici, non remoto se sono costretti a produrre diagnosi “a nastro”. Il tempo permette di instaurare una relazione medicopaziente che comprenda anche la dimensione psicosociale, importante quanto quella biologica.  ... E PER I PAZIENTI Medici di base introvabili o lontani da casa e visitelampo a fronte di tempi di attesa sempre più lunghi per essere ricevuti. Tutti effetti collaterali della carenza di medici di base. Quando il tempo per le visite è ridotto all’osso, non vengono sacrificati solo gli aspetti relazionali, ma anche la prevenzione e l’educazione sanitaria. La consultazione si concentra giocoforza sul sintomo e sul problema immediato, con scarsa attenzione al contesto complessivo del paziente, ridotto a “oggetto di prestazioni” non sempre risolutive.  Le visite brevi aumentano le prescrizioni farmacologiche anche inappropriate e riducono la capacità del paziente di comprendere la natura dei suoi disturbi. Il rischio è che, inascoltato e confuso, cerchi poi conferme altrove, imbarcandosi in una sfilza di prestazioni a pagamento spesso inutili. Eppure lo dice anche la legge: il tempo della comunicazione tra medico e paziente costituisce tempo di cura. Tanto più in un Paese come l’Italia, dove il livello di  alfabetizzazione sanitaria è molto basso. Le persone con una scarsa cultura sanitaria, che appartengono spesso alle categorie più fragili, richiederebbero più tempo da parte del medico, ma paradossalmente ricevono visite più brevi per la “legge dell’assistenza inversa”: chi ha più bisogno, meno riceve.  CI VOGLIONO SOLUZIONI UMANE E STRUTTURALI Il tempo e l’ascolto sono parte integrante della cura: servono a costruire fiducia, migliorare l’assistenza e favorire il rispetto delle terapie prescritte. Permette di personalizzare le indicazioni e prevenire errori e incomprensioni, soprattutto nei contesti più fragili. Questo approccio da un lato aumenta la soddisfazione di pazienti e medici, dall’altro riduce prestazioni inutili e contenziosi.  Ma l’ascolto richiede tempo e condizioni organizzative adeguate.  Il problema, allora, non è solo come si cura, ma anche con quali risorse.  Nell’approfondimento disponibile su impegnatiacambiare.  org prospettiamo una serie di misure concrete per far fronte all’emergenza. Qui ci limitiamo a sottolineare che urgono decisioni politiche rapide, investimenti mirati e un cambiamento culturale che renda la professione più appetibile.  La formazione va riorganizzata e valorizzata. È giusto ridurre il numero di assistiti, ma anche aumentare i compensi ai medici con i pazienti più complessi. Il carico burocratico deve essere alleggerito per lasciare più tempo ai pazienti.  E le Case della Comunità, previste dal Pnrr per potenziare l’assistenza territoriale? Oggi i medici di base, già saturi di pazienti, difficilmente possono dedicare tempo a queste strutture: se non si cambia rotta, rischiano di restare vuote.  ---End text---  Author: l r.  Heading:   Highlight: QUANTI MEDICI DI FAMIGLIA MANCANO IN OGNI REGIONE Ecco una stima del numero di medici di base mancanti al 1° gennaio 2025. Basilicata, Molise e Sicilia sono escluse dal grafico perché qui non sono state registrate carenze di questi professionisti.  Lombardia  1.540  Veneto  747  Campania  643  Emilia-Romagna  502  Piemonte  463  Toscana  394  Lazio  358  Puglia  279  Marche  161  Friuli Venezia Giulia  156  Sardegna  143  Liguria  116  Prov. Aut. di Bolzano  80  Prov. Aut. di Trento  53  Calabria  43  Valle d’Aosta  15  Abruzzo  12  Umbria  12  Dati: elaborazione Gimbe su dati Sisac   1.540  Il numero di medici di base mancanti al 1° gennaio 2025 solo in Lombardia (dati Gimbe)   8.200  Il numero di medici di base che, secondo le stime del Gimbe, raggiungerà l’età della pensione entro il 2028   73 ANNI  Il limite massimo d’età per esercitare la professione   COME OTTIMIZZARE LO SCARSO TEMPO DELLE VISITE LAMPO In un sistema già sotto pressione, anche il comportamento degli assistiti può contribuire a sfruttare nel miglior modo possibile 
lo scarso tempo a disposizione durante la visita.  1. Prepararsi in anticipo alla visita, individuando sintomi, dubbi e domande.  2. Parlare subito del problema più complesso, accettando eventualmente un altro appuntamento per affrontare altri disturbi.  3. Comunicare in modo chiaro e sintetico, aiutandosi magari con degli appunti.  4. Chiedere chiarimenti e insistere se qualcosa continua a essere poco comprensibile.  5. Dire con sincerità cosa si è disponibili o meno a fare e, nel caso, chiedere se esiste un’alternativa a un farmaco o a un esame che non convincono.  6. Essere consapevoli che nessun medico è tenuto a prescrivere quanto indicato da altri professionisti: prescrivere è un atto clinico fatto in scienza e coscienza, non un atto burocratico. Considerare il medico di base alla stregua di un passacarte rischia di compromettere il rapporto di fiducia e la qualità delle cure che si ricevono.  Image: -tit_org- Dove sono finiti i medici di base?   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Medici di base, nel Sannio mancano cento unità ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403194407838.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 20 di <b>"MATTINO BENEVENTO" </b>  del 04 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 08:08:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[I nodi della sanità  Medici di base, nel Sannio mancano cento unità  Non ancora individuate quest’anno `Fortore e Medio calore sono le zone le carenze riferite alle varie aree meno ambite dai camici bianchi  `  L’ASSISTENZA  Luella De Ciampis Si consolida la carenza di medici di Medicina generale nel Sannio, con un contingente di almeno 100 unità in meno rispetto alle reali necessità, nonostante non siano state ancora definite le zone carenti per l’anno in corso. dati sono in linea con quelli dell’intero territorio regionale dove la fondazione Gimbe, avvalendosi delle risultanze dell’indagine Sisac, struttura interregionale dei sanitari convenzionati, ha evidenziato 870 figure carenti. La Campania, quindi, continua a registrare un primato negativo nella disponibilità di medici di base che, sempre secondo le stime, perderanno altre 1.147 unità nei prossimi quattro anni. A livello locale, sono state messe in campo diverse strategie per colmare i vuoti esistenti, sia dall’Asl che dalla Regione Campania.   I CONCORSI  Sono state infatti immesse in servizio nuove leve e banditi concorsi per ulteriori assunzioni, per ridurre le criticità ormai cronicizzate nella copertura degli ambulatori soprattutto nei distretti più periferici, inclusi i servizi di guardia medica, con un organico che presenta vuoti significativi e una mole oraria notevole da coprire per i medici in servizio. La Regione Campania ha pubblicato le assegnazioni per gli incarichi vacanti del Ruolo unico di assistenza primaria al fine di immettere in servizio il più alto numero possibile di professionisti, oltre ad aver bandito il concorso regionale per l’ammissione al corso di formazione specifica in Medicina generale, per garantire un ricambio generazionale a lungo termine. Nel mese di gennaio, la Regione aveva assegnato 23 incarichi ai medici di Medicina generale det territorio sannita, con l’obbligo di aprire gli ambulatori nei comuni indicati dagli organi regionali. Di questi, nella fase immediatamente successiva 21 accettarono l’incarico, ma già allora ne mancavano all’appello  una decina per arrivare ai 32 da rimpiazzare in quanto, alcune zone, soprattutto nelle aree del Fortore e del Medio calore, non sono state oggetto di scelta da parte dei professionisti.   I PENSIONAMENTI  Tuttavia, negli ultimi mesi ci sono stati ulteriori pensionamenti, nonostante siano state registrate alcune conferme di permanenza in servizio degli over 70 fino al compimento del 72esimo anno di età. In quest’ottica, sia i medici di Medicina generale che i pediatri di Libera scelta, per effetto dei provvedimenti consentiti dal Pnrr, mirati a migliorare le criticità esistenti, possono continuare a lavorare oltre i 70 anni, su base volontaria, mantenendo la convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Nel mese di maggio le carenze per la copertura dei presidi di assistenza primaria a ciclo orario, ex guardia medica, hanno toccato quota 100 anche se il servizio si riesce a garantire comunque facendo ricorso alle sostituzioni e, in qualche caso, per effetto dell’adesione dei medici allo svolgimento del ruolo unico. Si tratta di un modello organizzativo, introdotto con la convenzione della Medicina generale, che consente al medico di famiglia di completare l’orario settimanale di lavoro prestando servizio nei presidi di guardia medica oppure nelle case di comunità.   LE CARENZE  La carenza riguarda anche i pediatri di Libera scelta e quindi, la Regione Campania, ha provveduto a effettuare il reclutamento di tre pediatri a tempo determinato da destinare agli ambulatori di Benevento, San Leucio del Sannio e Montesarchio. Da tempo, c’era la consapevolezza che tra il 2025 e il 2026 si sarebbe verificata la famigerata “gobba” pensionistica, facendo i conti con l’età dei professionisti attualmente in servizio, che darà seguito all’esodo di una buona percentuale di medici fino alla fine dell’anno in corso cui, in base base stime ufficiali, sia a livello regionale che nazionale, si aggiunge il dato di una crescente disaffezione alla professione da parte dei giovani medici.  © RIPRODU
ZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Luella De Ciampis  Heading:   Highlight: PREOCCUPANO ANCHE I PROFESSIONISTI CHE VANNO IN PENSIONE IN QUANTO NON SI RIESCE A RIMPIAZZARLI IN TEMPI ACCETTABILI  Image: -tit_org- Medici di base, nel Sannio mancano cento unità   -sec_org-
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		<tp:writer>Luella De Ciampis</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Fine vita, la legge ai box: si torna in Commissione = Fine vita, legge in cerca di chiarezza ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403143506301.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 23 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 04 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Partisani, Picariello e intervento di Musio a pagina 23</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 06:29:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fine vita, la legge ai box: si torna in Commissione Partisani, Picariello e l’intervento di Musio a pagina 23   Fine vita, legge in cerca di chiarezza   Passa la proposta del centrodestra di un supplemento di tempo per nuovi emendamenti che cerchino di aprire la strada a una prima approvazione entro la pausa estiva. Ma per le opposizioni è solo una strategia dilatoria  E  ffetto Craxi sul fine vita. La neo capogruppo di Forza Italia ha chiesto e ottenuto un prosieguo di discussione e un conseguente ritorno in Commissione del testo, che peraltro al momento nemmeno c’è. Non è più, infatti, il testo Zanettin (Fi) – Zullo (Fdi) e non è di nuovo il testo Bazoli (Pd) che – se non si fosse proceduto al rinvio – sarebbe ridiventato la base di discussione per effetto di un accordo tutto da riscrivere nella maggioranza. Ma l’ipotesi è stata bocciata ieri dal Senato.  Clima surriscaldato, ieri, nel giorno del ritorno in aula che era stato fissato con un tentativo di mediazione di Ignazio La Russa, rivelatosi un po’ una forzatura. «Il Parlamento è sovrano. Io il mio lavoro l'ho fatto: quello di convincere tutti che fosse corretto portarlo in Aula. Poi la democrazia è questa», afferma con una punta di rammarico il presidente del Senato. Stefania Craxi assicura di avere le migliori intenzioni: «La richiesta di tornare in Commissione sul fine vita non è una strategia dilatoria.  Saremmo i primi a denunciarla, se lo fosse. Noi di Forza Italia abbiamo scelto di riportare questo dossier al centro della discussione. E questa discussione deve essere libera». Forza Italia si ritaglia quindi un tentativo di mediazione: «Il testo Bazoli, che contiene elementi per me personalmente condivisibili e che recepisce parti importanti della giurisprudenza costituzionale, è difficilmente in grado di trovare una maggioranza in quest'Aula. Suscita, infatti, non poche riserve anche nella parte più credente della stessa opposizione. Il testo Zanettin-Zullo, invece, non è ancora pronto per l'Aula. Noi stessi presenteremo emendamenti per costruire una mediazione possibile.  Non un lavoro infinito ma un lavoro contingentato che ci permetta di tornare in quest'aula prima dell'estate con un testo il più possibile condiviso», promette la capogruppo di Fi.  Conferma uno dei due relatori Ignazio Zullo, di Fdi: «È arrivata da Forza Italia la richiesta di riapertura dei termini per presentare emendamenti.  Le opposizioni che si schierano contro la sospensiva, dimostrano di non volere una legge il più possibile condivisa con un tentativo di strumentalizzazione ideologica del provvedimento. Tornare in commissione, con tempi più celeri possibili, credo sia una cosa giusta e utile», assicura.  Ma se l’iniziativa di Fi allontana al momento la prospettiva di una convergenza della maggioranza, non apre nemmeno spiragli con l’opposizione. Anzi. Alfredo Bazoli difende il suo testo: «Questa è una proposta di legge già approvata alla Camera nella scorsa legislatura, un testo equilibrato, tanto - aggunge rivolto alla capogruppo di Fi - che il suo collega  presidente di Fi alla Camera ha presentato un testo identico. Ed è rispettosa dei requisiti della Corte costituzionale», dice, riferendosi a una proposta dell’esponente “liberal” di Forza Italia Enrico Costa. «Avete chiesto e ottenuto quasi 100 audizioni, poi un comitato ristretto, che è riuscito a partorire un testo in palese contrasto con le sentenze della Corte costituzionale. Per 7 mesi non avete convocato la commissione e oggi ci chiedete di tornarci: oggi questo vuol dire affossare la legge», conclude fra gli applausi scroscianti dai banchi delle opposizioni. Non meno dura Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato, di M5s, critica in particolare per l’esclusione, nel testo attuale della maggioranza del servizio sanitario nazionale: «Ma a cosa pensate, alle cliniche della morte private? Ma anche diversi altri punti sono estremamente contraddittori. Questa legge andrà fatta, prima o poi. Non prendere questa decisione, oggi, condanna tanti malati terminali alla solitudine».  Alla fine con 88 voti favorevoli, 59
 contrari, nessun astenuto l’aula del Senato ha accolto la richiesta di sospensiva presentata dal capogruppo di FdI Lucio Malan sull’esame  del ddl Bazoli. «La maggioranza ha affossato la proposta di tutte le opposizioni, è la dimostrazione che questa destra non vuole una legge che garantisca un fine vita dignitoso, seguendo quello che già la Corte costituzionale ha spiegato» interviene, da San Giovanni Rotondo, la segretaria del Pd Elly Schlein: «Lo trovo vergognoso, è indegno, gravissimo e vergognoso».  Con l’assottigliarsi dei tempi si fa strada l’ipotesi del nulla di fatto di legislatura. C’è chi lo auspica apertamente, come l’associazione Provita, che approva la nuova sospensiva, ma proprio con l’auspicio che una legge non vi sia, sia pur nei ristretti paletti indicati dalla Consulta e quelli aggiunti dalla maggioranza sulla messa a disposizione delle cure palliative, «perché qualsiasi legge sul suicidio medicalmente assistito è una norma di morte, anche se edulcorata come un fantomatico “male minore”», sostiene l’associazione presieduta da Toni Brandi.  Nelle prossime settimane si capirà di più di quello che al momento assomiglia tanto a un gioco delle parti, in vita dell’ormai non lontano ritorno alle urne. A complicare la discussione ieri mattina una nuova polemica si è aperta con l'audizione del presidente dell’Istituto superiore di Sanità Rocco Bellantone e del presidente del Cnr Andrea Lenzi, sui dispositivi per l'autosomministrazione dei farmaci per il suicidio assistito, la cui disponibilità apre nuovi interrogativi e necessità di serio approfondimento.  ---End text---  Author: ANGELO PICARIELLO  Heading: Passa la proposta del centrodestra di un supplemento di tempo per nuovi emendamenti che cerchino di aprire la strada a una prima approvazione entro la pausa estiva. Ma per le opposizioni è solo una strategia dilatoria  Highlight: Comincia ma si ferma subito il dibattito nell’aula del Senato: su richiesta della maggioranza, la discussione prosegue in Commissione per cercare i necessari punti di convergenza che però sembrano molto lontani  Image:L’aula del Senato all’inizio della seduta di ieri -tit_org- Fine vita, la legge ai box: si torna in Commissione Fine vita, legge in cerca di chiarezza   -sec_org-
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		<tp:writer>ANGELO PICARIELLO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Mossa del centrodestra, nuovo stop al fine vita Schlein: così lo affossano FI: proposta entro l'estate ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403144406298.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403144406298.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 04 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 06:29:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Senato, il rinvio in Commissione  Mossa del centrodestra, nuovo stop al fine vita Schlein: così lo affossano FI: proposta entro l’estate  ROMA Si ferma di nuovo l’iter della  legge sul fine vita, approdata ieri in Senato e, con i voti della maggioranza, rinviata in Commissione. Parlano di «pietra tombale» per un provvedimento «di civiltà» dall’opposizione: lo dice il capogruppo del Pd Francesco Boccia, mentre il collega Alfredo Bazoli, che ha scritto il testo presentato con il sostegno di tutto il campo largo, parla di «volontà di seppellire il provvedimento». Dal centrodestra replica Stefania Craxi, capogruppo di FI — partito più favorevole nella maggioranza alla legge —: «Non c’è strategia dilatoria: saremmo i primi a denunciarla. Lavoreremo e presenteremo emendamenti al testo per riportare la proposta di legge in Aula prima dell’estate».  Ma naturalmente lo scontro frontale si è acceso. Elly Schlein è durissima: «È vergognoso. La maggioranza ha affossato la nostra proposta di tutte le opposizioni per una legge sul fine vita, è la dimostrazione che questa destra non vuole una legge che garantisca un fine vita dignitoso seguendo quello che già la Corte Costituzionale ha spiegato». Ma Stefania Craxi ribatte che il testo Bazoli, che pure lei dice di condividere, «difficilmente» avrebbe avuto un voto favorevole.  Ma soprattutto, da FI non si vuole arrivare ad un muro contro muro tutto politico, visti i fortissimi dubbi nel centrodestra. L’unico modo per arrivare a un risultato è appunto cercare  di mettere da parte le logiche di partito e lasciare «libertà di coscienza» ai parlamentari, a partire dai propri.  Ci sono comunque ancora grossi ostacoli da superare, primo fra tutti quello del Servizio sanitario nazionale. Deve o no avere un ruolo nelle procedure e nei costi che portano al fine vita? Una parte della destra è contraria in ogni caso, FI è favorevole mettendo assieme anche un rafforzamento delle strutture per le cure palliative. Ieri in audizione dall’Iss è arrivato uno stop sulla possibilità di usare macchinari  ad hoc. Si vedrà.  Ma il tempo stringe, e il punto di incontro per la mediazione quando sembra a un passo torna ad allontanarsi. Con scandalo di tutta l’opposizione, da IV ad AVs, da Azione al M5S è condanna totale del rinvio: «La maggioranza scappa, ma le persone continuano a soffrire», punta il dito Stefano Patuanelli. Allarga le braccia il presidente Ignazio La Russa: «Io ci ho provato a portare la legge, ma il Parlamento è sovrano».  Paola Di Caro  ---End text---  Author: Paola Di Caro  Heading:   Highlight: La polemica L’opposizione va all’attacco Il presidente La Russa: «Io ci ho provato a portare la legge, ma il Parlamento è sovrano»   L’iter ? Ieri il Senato ha approvato la richiesta di sospensiva avanzata dal capogruppo di FdI Lucio Malan sul ddl per il fine vita: i sì sono stati 88, i no 59, nessun astenuto ? Il testo torna quindi in Commissione.  Dura la leader del Pd Elly Schlein: «Trovo vergognoso e indegno che la destra abbia affossato una proposta che porta la firma dei senatori di tutte le opposizioni, sono anni che proviamo a farla passare»  Image: -tit_org- Mossa del centrodestra, nuovo stop al fine vita Schlein: così lo affossano FI: proposta entro l’estate   -sec_org-
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		<tp:writer>Paola Di Caro</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità in carcere: un infermiere ogni seicento detenuti ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403142606308.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403142606308.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"DUBBIO" </b>  del 04 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 06:29:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[IL "COINA" CERTIFICA LA DEBACLE: POCHI ADDETTI, QUADRUPLICATO IL RISCHIO DI MALATTIE INFETTIVE, VIOLAZIONI DEI PROTOCOLLI, CARENZE IGIENICHE   Sanità in carcere:   un infermiere ogni seicento detenuti   DAMIAMO AUPRANDI   E notte. Nel carcere "Antimo Graziano Bellizzi" di Avellmo ci sono seicento detenuti. Il personale sanitario in servizio: due infermieri. Quando uno di loro è malato o in ferie, rimane uno solo. Un unico professionista per seicento reclusi, distribuiti su più padiglioni, in una struttura che inancaanche di acqua corrente nelle ore notturne. Non ñ una situazione eccezionale. Succede con regolarità, ed è documentata nell'indagine che il Coina, Sindacato delle Professioni Sanitarie, ha svolto sul tema della sanità penitenziaria.   Il dato più duro dell'indagine è semplice da enunciare e difficile da metabolizzare. hi alcune realtà, durante i turni notturni, i fine settimana e i periodi festivi, si arriva al rapporto di un solo infermiere ogni seicento detenuti. Non è un'eccezione. E la norma strutturale di un sistema sanitario penitenziario che non regge più da anni. Il tasso di sovraffollamento medio degli istituti italiani ha raggiunto il 130,6"/o secondo i dati del Coina, ma il ÕÕÏ Rapporto di Antigone "Tutto chiuso", presentato il 19 maggio scorso, aggiorna quella cifra al 139,1%, con 64.436 detenuti a fronte di soli 46.318 posti effettivamente disponibili. Settantatré istituti superano il 150% di occupazione. Otto sfondano il 200%. Lucca è al 240%, Foggia al 225%, San Vittore al 210%.   Su questi numeri che crescono si innesta il collasso della sanità interna. Gli infermieri che lavorano nelle carceri sono sempre meno rispetto ai posti previsti in organico, e quelli che ci sono svolgono turni che in qualsiasi altro contesto sanitario sarebbero considerati illegali. Il   rischio di aggressioni fisiche è quotidiano. Il rischio di contrarre malattie infettive è quadruplicato rispetto ai reparti ospedalieri ordinari. hi molti casi, come ad Avelline, la struttura nongarantisce nemmeno le condizioni igìeniche minime per operare m sicurezza. Il Coina non lavora su stime: i dati sono raccolti istituto per istituto, turno per turno, incrociando le segnalazioni degli iscritti con i riscontri del Garante Nazionale. Marco Ccccarelli, Segretario Nazionale del sindacato, usa parole precise: «Siamo davanti a un massacro silenzioso e lo Stato ne è complice».                           . \ E CINQUECENTO                   L ' A   ' O   La violenza nelle carceri italiane non è un tema nuovo. Ma il modo m cui il Coina la quantifica rispetto al personale sanitario aggiunge una dimensione che i dati ufficiali non catturano. Secondo il sindacato, incrociate con i dati del Garante Nazionale, le aggressioni al personale sanitario ammontano a circa 4.500 ogni anno . Sputi, minacce, spinte, pugni. La parte visibile è solo una piccola frazione. L'ottanta per cento non viene denunciato: gli infermieri pcnitcnziari hanno smesso di farlo perché il sistema non reagisce. Hanno accettato che fare un turno significhi accettare anche questo.   L'indagine scende nel dettaglio dei singoli istituti. A Foggia, al 225% di sovranOtlamento secondo il rapporto Antigone, il sessanta per cento degli infermieri in organico subisce aggressioni fisiche dirette almeno una volta t'anno. Pugni, schiaffi, lanci di oggetti. Con una carenza di personale del quarantacinque per cento, il Coina scrive che la sicurezza «è ufficialmente azzerata». A Napoli, a Poggioreale, ci sono oltre 2.200 detenuti. Un singolo infermiere gestisce fino a quattrocento pazienti. Nell'ottantacinque per cento dei casi di somministrazione farmacologica effettuatasenza agenti della polizia penitenziaria, il personale subisce minacce o intimidazioni gravi.   A Milano, San Vittore registra il 230% di sovraffollamento. Su 1.100 detenuti, la sproporzione con il corpo infermieristico ha prodotto un aumento del 45% degli eventi critici nell'ultimo anno . Il 75% dei turni diurni conta aggressioni verbali o fisiche . Opera, pur in regime di alta sicurezza, con soli 31 infermieri su 
56 previsti ha visto crescere del 20% le aggressioni mirate verso il personale sanitario. A Torino, nel Lorusso e Cutugno, il tasso di humout e assenteismo per stress correlato è al 35%. A Roma, a Regina Coeli, con il sovraffollamento al 191%, il 40% degli interventi sanitari si svolge ³ï pre-   senza di pazienti conpatologie psichiatriche che sfociano in aggressioni. A Rebibbia, il rapporto infermi ere/detenuto di 1 a 250 ha prodotto un aumento del 30% degli infortuni sul lavoro. A Pisa, il 50% delle prestazioni nell'area Sai awienesotto minaccia costante. A Pistoia, con il sovraffollamento al 170%, le aggressioni legate alla richiesta di psicofarmaci sono aumentate del 35%.   Non è solo violenza interpersonale, II Coina segnala anche il crollo dei protocolli di profilassi. Il sovraffollamento sopra il 200% trasforma le celle m incubatori infetti vi. Il rischio di esposizione a tubercolosi, epatiti croniche e HIV per il personale sanitario è quadruplicato rispetto ai reparti ospedalieri. Ad Avellino, lamancanza di acqua conente nelle ore notturne non è un semplice disservizio. Secondo i parametri dell'OMS e ciò che emerge nelle relazioni del Garante, è una violazione dei protocolli intemazionali di biosicurezza.   1 .\OI ß IM-'ERMIERE PER SEICENTO ÎÎECLL 'SI. LA !'Ø:\Ñ². { !\E CAÍÍAÍ\ ÎfSCE i 'W UGM ÑÅ.\Þ U confronto con il resto d'Europa è netto. Secondo i dati del Consiglio d'Europa ñ le linee guida QMS "Health in Prisons", in Francia e Spagna il rapporto medio è di un infermiere ogni 80-100 detenuti. In Italia la media èia 600. Eppure il Ministero della Salute, competente sulla sanità penitenziaria dal 2008, non ha mai avvicinato quegli standard nemmeno nelle piante organiche teoriche, II Coina sostiene che questo dato configura ima violazione dei trattati intemazionali sul diritto alla salute e sulla sicurezza dei lavoratori.   Gli istituti perminori aggiungono un capitolo a parte. La popolazione nei penitenziari minorili è cresciuta del cinquanta per cento. Al Bocearía di Milano e al Ferrante Aporti di Torino, negli ultimi dodici mesi le aggressioni fisiche ai danni del personale sanitario sono aumentate   del sessanta per cento. Al Gasai del Marmo di Roma, teatro di incendi e devastazioni, gli eventi traumatici per il personale sanitario sono quadruplicati. Il carcere minorile, che dovrebbe avere una funzione rieducativa, funziona come puro contenimento.   Il Coina ha presentato al governo tré richieste. La prima è un piano straordinario di assunzioni perportare il rapporto almeno ala 150, eliminando i tumi in solitària. La seconda è l'istituzione di scorte sanitarie obbligatorie durante la somministrazione delle terapie e i tumi notturni. La terza è un'indennità di rischio penitenziario specifica per chi lavora nelle carceri. Se non ci saranno risposte dai ministri PiantedosieSchillaci,diceCeccarelli, il sindacato proclamerà lo stato di agitazione nazionale,   Come è noto, nel 2025 ci sono stati 82 suicidi e altri 26 nei primi mesi di quest'anno, Nel 2025 nelle carceri italiane sono morti complessivamente 254 detenuti. Quasi metà della popolazione detenuta assume sedativi o ipnotici. Più del 60% trascorre quasi l'intera giornata chiuso in cella. Le aggressioni tra detenuti sono aumentate del 73% tra il 2021 e il 2025. In questo contesto, il sindacato che rappresenta chi cura i detenuti parla di «massacro silenzioso». È una definizione forte. Ma anche i numeri lo sono.   -tit_org- Sanità in carcere: un infermiere ogni seicento detenuti   -sec_org-
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		<tp:writer>DAMIANO ALIPRANDI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[I virus nascosti del Sistema sanitario ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403143306303.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403143306303.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"FOGLIO" </b>  del 04 Jun 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L 'Europa ricorda che le vulnerabilità italiane non riguardano solo le liste d'attesa</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 06:29:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[I virus nascosti del Sistema sanitario L’Europa ricorda che le vulnerabilità italiane non riguardano solo le liste d’attesa  Q  uasi un italiano su dieci ha rinunciato nel 2024 a cure di cui aveva bisogno. Non per scelta, ma perché l’attesa era troppo lunga o il costo troppo alto. Secondo la Commissione europea, la quota di cittadini che rinunciano alle cure è salita dal 6,3 per cento del 2019 al 9,9 per cento del 2024: quasi sei milioni di persone. Il problema più evidente, come dicevamo, sono le liste d’attesa, oggi indicate dal 6,8 per cento degli italiani come causa della mancata cura, contro il 2,8 per cento di cinque anni fa. Ma dietro alle attese si nasconde una questione più profonda: la crescente difficoltà di accesso al Servizio sanitario nazionale. Sempre più spesso chi può permetterselo si rivolge al privato, mentre chi non dispone delle stesse risorse aspetta o rinuncia. Non a caso la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie italiane raggiunge il 23,7 per cento del totale, quasi dieci punti sopra la media europea.  A pesare sono anche le disuguaglianze territoriali. Il Mezzogiorno continua a registrare maggiori difficoltà nell’erogazione dei servizi, alimentando una mobilità sanitaria che trasferisce pazienti e risorse verso il centro-nord. Un divario che si perpetua e che nessuna riforma è ancora riuscita a colmare davvero. Sul sistema grava, inoltre, la carenza di personale. Mancano infermieri, diminuiscono i medici di famiglia, molte specializzazioni restano scoperte. Intanto la popolazione invecchia e aumenta il bisogno di cure continuative e assistenza territoriale. La Commissione europea riconosce gli sforzi avviati con il Pnrr, la riforma dell’assistenza territoriale e il piano sulle liste d’attesa. Ma avverte che gli investimenti da soli non bastano se non vengono accompagnati da una strategia capace di rafforzare il personale, migliorare l’organizzazione e garantire un accesso più equo alle cure.  Da una parte, quello della Commissione europea è l’ennesimo riconoscimento di come il Sistema sanitario italiano continui a garantire cure di qualità. Al tempo stesso, conferma quanto sia sempre più difficile garantire queste cure a tutti. E quando l’accesso diventa il problema, è il principio stesso di universalità del Servizio sanitario nazionale a essere messo alla prova.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- I virus nascosti del Sistema sanitario   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Flessibilita sui conti con ricatto bruxelles apre ma Meloni avra le mani legate = Sanità a pezzi e salari da fame record Lile smonta gli spot di Meloni ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403143706307.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403143706307.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"NOTIZIA GIORNALE" </b>  del 04 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 06:29:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="40500" Sales="9000" Printing="7500" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403143706307.PDF"><![CDATA[NOTIZIA GIORNALE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità a pezzi e salar! da fame record LUe smontagli spot di Meloni   diRAFFAELLAMALITO   Con un debito alle stelle tí una crescita asfittica, le raccomandazioni   all'Italia della Commissione europea contenute nel pacchetto del semestre uè sono dei richiami pesantissimi al nostro Paese su tutti i fronti: politiche salariali, fisco, lotta all'cvasionc, sanità, disuguaglianze economi   che. Con tutta una serie di record negativi iti a nella ti dal governo Meloni. L'Italia, scrive Bruxelles, è il Paese che, assieme a Ungheria e Sluvacchia, presenta an cora squilibri macroeconomici. Nei prossimi anni le finance pubbliche italiane saranno sottoposte a "significative pressioni riscali", anche per effetto dei costi legati   all'invecchiamento della popolazione. Bruxelles rileva inoltre che, mentre gli investimenti pubblici sono aumentati rispetto al periodo p re-pan dem i a anche grazie al Pnrr, la spesa per alcuni settori che favoriscono la crescita, tra cui istruzione e sanità, è diminuita rispetto al 2019 in rapporto alla spesa   complessiva. L'accesso all'assistenza sanitaria in Italia è peggiorato negli ultimi anni, con liste d'attesa sempre più lunghe per i servizi sanitari pubblici e spese ë carico dei pazienti che superano significativamente la media De, con notevoli disparità territoriali nell'erogazione dell'assistenza sanitaria, non-   che carenze di personale sanitario. E se le destre continuano a suonare la grancassa della propaganda  s u II Occupazione, la Commissione europea scrive che la "qualità strutturalmente bassa del lavoro", inclusi "bassi salari", problemi di sicurezza occupazionale e di carriera e disuguaglianze di genere, resta uno dei principali ostacoli per l'Italia È richiede "un'azione decisa". L'Italia è tra gli Stati mèmbri in cui "i salari reali sono diminuiti di più dal 2019". Secondo la Commissioni;, oltre alla bassa crescita della produttività, la stagnazione salariale i aggravata da "dumping contrattuale", ritardi nei rinnovi dei contratti e scarso utilizzo della contrattazione di secundo livello, soprattutto tra le Pmi e nel Mezzogiorno. L'esecutivo Ile rileva inoltre che la quota di lavoratori a tempo determinato resta "tra le più elevate dell'Unione europea" e che l'Italia continua a registrare una delle quote più alte di part-time   e contratti temporanei involtintari, che colpiscono in misura sproporzionata donne, giovani e   migranti. Le transizioni dai contratti temporanei a quelli permanenti restano "ben al di sotto della media Uè", La Commissione sottolinea inoltre che la partecipazione  e  l'occupazione femminile presentano "i maggiori divari dell'Ue rispetto a quelle maschili", una situazione trainata dal Sud, dove si registra anche la minore copertura dei servizi per l'infanzia. 11 sistema fiscale italiano continua a basarsi in larga misura sulla tassazione del lavoro. II cuneo nscale resta sopra la media europea per i lavoratori single con salario medio e nel 202S e ulteriormente aumentato. Secondo Bruxelles, i regimi speciali per i lavoratori autonomi e il crescente ricorso a forme temporanee di tassazione piatta dell'Irpef rendono il sistema nscale "altamente complesso", ne indeboli scono la progressività ed erodono la base   imponibile, con conseguenti perdite significative di gettito. La Commissione osserva infine che l'evasione nscale rimane elevata, in particolare sull'Iva e tra i lavoratori autonomi. Allo stesso tempo, avverte Bruxelles, le recenti misure assimilabili a condoni nscali rischiano di avere effetti controproducenti sul rispetto degli obblighi tributari. Nonostante i rerenti miglioramenti, i rischi di povertà ed esclusione sociaìe restano relativamente elevaci in Italia, in particolare tra i bambini e le famiglie, mentre ìe disparità territoriali continuanti ad ampliarsi. La povertà assoluta ha raggiunto negli ultimi anni livelli storicamente elevati, interessando 1'8,4% delle famiglie nel 2024, compreso il 13,8% dei bambini, Nel documento si afferma inoltre che il regime di reddito minimo riformato, r'Assegno di inclusione", ha ridotto "adeguatezza e 
copertura", ·   Contentino   da Bruxelles   Un po'   di flessibilità   ma con le mani   legate   -tit_org- Flessibilita sui conti con ricatto bruxelles apre ma Meloni avra le mani legate Sanità a pezzi e salari da fame record Lile smonta gli spot di Meloni   -sec_org-
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		<tp:writer>RAFFAELLA MALITO</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Fine vita, iter bloccato al Senato Schlein: "Affossano la legge" Accolta la richiesta di Fdl: il ddl torna in commissione Forza Italia: non è una strategia dilatoria. Ma le opposizioni insorgono ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403143406300.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403143406300.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 23 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 04 Jun 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 06:29:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1455000" Sales="146420" Printing="122131" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/06/04/2026060403143406300.PDF"><![CDATA[REPUBBLICA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Fine vita, iter bloccato al Senato Schlein: “Affossano la legge”   Accolta la richiesta di FdI: il ddl torna in commissione Forza Italia: non è una strategia dilatoria. Ma le opposizioni insorgono  di GABRIELLA CERAMI ROMA  l disegno di legge sul fine vita arriva nell’emiciclo del Senato solo per qualche minuto. Nel giorno in cui un’altra persona, Lucia, sceglie il viaggio verso la Svizzera per porre fine alle sue sofferenze, l’Aula di palazzo Madama vota a favore della richiesta presentata da Fratelli d’Italia per far tornare nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità il ddl a firma del senatore Pd Alfredo Bazoli e sostenuta da tutti i partiti di opposizione.  «L’obiettivo è tornare in Aula prima dell’estate con un testo condiviso, la richiesta di tornare in commissione non è una strategia dilatoria», garantisce la capogruppo di Forza Italia al Senato Stefania Craxi. All’esame della commissione ce n’è anche un altro, firmaI  to dalla maggioranza e su cui gli azzurri hanno chiesto e ottenuto la riapertura dei termini per depositare gli emendamenti, entro il 9 giugno, e dunque modificarlo. Ed è su questo disegno di legge che i partiti di governo intendono lavorare, anche se un’intesa complessiva ancora non c’è.  Forza Italia ragiona su una proposta di modifica che prevede l’impiego su base gratuita e volontaria, includendo quindi l’obiezione di coscienza, di un dottore di medicina generale che somministri il farmaco del fine vita. Sarebbe questo il punto di caduta a cui lavorano gli azzurri, ma i dubbi tra gli alleati sono molti, compresi quelli di  costituzionalità.  Tanto che il sospetto, tra i partiti di opposizione, è che la legge non sarà mai approvata. Almeno non in questa legislatura. «La maggioranza ha affossato la nostra proposta, la proposta di tutte le opposizioni», sottolinea Elly Schlein: «Questa destra non vuole una legge sul fine vita dignitoso, è vergognoso che la destra l’abbia affossata, tra l’altro nel giorno in cui Lucia, una donna di Trieste, è dovuta andare all’estero per avere risposte».  E la senatrice M5s, vicepresidente di palazzo Madama, Mariolina Castellone, rimarca che «quando non vuole prendere decisioni  scomode, la maggioranza prende tempo». Su questa scia anche Marco Lombardo di Azione: «Uno stucchevole gioco al rimpallo delle responsabilità per non rimanere con il cerino in mano. Tutto questo mentre le persone continuano ad affrontare la morte davanti a malattie inguaribili in perfetta solitudine». Il fronte delle opposizioni è compatto. Anche Italia viva, con Annamaria Furlan, contesta «la scelta di bloccare il confronto parlamentare su una materia che riguarda diritti fondamentali della persona e che il Paese aspetta da troppo tempo». E Peppe De Cristofaro, capogruppo al Senato di Avs, ironizza: «Perché  questo ennesimo rinvio, dopo mesi di ostruzionismo? Vorrei ricordare che l’ostruzionismo è una tecnica parlamentare a tutela delle opposizioni, non della maggioranza». Anche i capigruppo dem di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, bollano il rinvio come un «espediente ed ennesima foglia di fico per una destra che non sa assumersi le proprie responsabilità di fronte al Paese».  I due firmatari del testo di maggioranza gettano acqua sul fuoco.  Pierantonio Zanettin invita a non desistere: «Nessun intento ostruzionistico o dilatorio da parte del centrodestra. Semplicemente proseguirà il lavoro in commissione».  Forza Italia presenterà degli emendamenti, assicura, «alla ricerca di una più ampia convergenza in conformità delle indicazione della Corte costituzionale».  FdI, per bocca di Ignazio Zullo, è convinta che «tornare in commissione, con tempi più celeri possibili, sia una cosa giusta e utile» per migliorare il ddl. Tuttavia il timore resta. Filomena Gallo e Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni chiedono infatti che «questa ennesima falsa partenza non si traduca in un rinvio sine die».   ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: ‘GABRIELLA CERAMI  Heading:   Highlight: Il sospetto che la norma non sarà mai approvata in questa legislatura “La maggio
ranza non si assume le sue responsabilità”  Image:Un sit-in per il fine vita davanti a Montecitorio a Roma -tit_org- Fine vita, iter bloccato al Senato Schlein: “Affossano la legge”  Accolta la richiesta di Fdl: il ddl torna in commissione Forza Italia: non è una strategia dilatoria. Ma le opposizioni insorgono   -sec_org-
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