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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Seniores ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052801905602079.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052801905602079.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 6 di <b>"CONQUISTE DEL LAVORO" </b>  del 28 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 03:42:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[SENIORES  rento: sanità sempre più a pagamento “Siamo sempre più davanti ad un diritto alla salute legato alla capacità di spesa delle famiglie e in molti sono costretti a scegliere se aspettare o pagare. Più che l’espandersi del privato accreditato, preoccupa la sanità a pagamento, un fenomeno che amplia le disuguaglianze, mina i principi di universalità ed equità del sistema sanitario nazionale". Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, osservando i dati sulla ‘povertà sanitaria’ in Trentino. Per Gimbe nel 2026 la spesa della provincia autonoma per prestazioni sanitarie da privati sarà di circa 79 milioni di euro. In Alto Adige di 29 milioni, circa 55 euro procapite. “Numeri contenuti”, ma non scevri da dati relativi a spesa delle famiglie, liste di attesa, rinuncia alle prestazioni. Infatti, se nel 2024 il privato convenzionato ha ottenuto il 20% della spesa sanitaria pubblica (28,7 miliardi di euro), la spesa privata è stata di oltre 47 miliardi di euro, di cui 41 miliardi a carico delle famiglie. Dunque, un sistema che “non garantisce un accesso equo alle cure”. Se definanziamento del SSN e carenza di personale contribuiscono a rivolgersi al privato accreditato, è “l’espansione della sanità a pagamento nel privato accreditato e intramoenia, che mostra la crescente spesa a carico delle famiglie ed amplia le diseguaglianze”. Il sistema di accreditamento, volto ad  T  integrare il pubblico, non garantisce tempi adeguati, costringendo i cittadini a rivolgersi al privato a pagamento, aumentando la spesa per le famiglie. Da qui che il privato accreditato “è un valore aggiunto quando è pienamente integrato nella programmazione pubblica e contribuisce a garantire i Lea. Non lo è se privilegia prestazioni semplici e remunerative, lasciando al pubblico quelle più complesse”. Quindi, per Gimbe “più che ridimensionare il privato accreditato, ormai parte del ssn, occorre riequilibrare il sistema, investendo nel pubblico e governando meglio l’integrazione con il privato”.  Un anello per una longevità in salute Un dispositivo da indossare, come un anello, rileva costantemente i parametri biometrici, così da assicurare alla persona che lo porta massima forma e giovinezza. E’ l’ultima frontiera del biohacking (hackeraggio biologico), una sorta di ‘biologia fai da te’, volta a controllare l’organismo per ottimizzarne il funzionamento fisico e mentale, nonché prevenire la malattia, attraverso la riprogrammazione di abitudini e stili di vita. E’ l'Oura ring (anello Oura dal nome della ditta finlandese produttrice) che come spiega il dottor Emanuele De Nobili, 56 anni studioso di longevità  che lo indossa dal 2021, è nato per studiare il sonno nelle varie fasi e permette di valutare prontezza, variazione di frequenza cardiaca, energia, resilienza ed altri parametri. Ha anche sensori che misurano i passi e le calorie consumate. Infatti, i pilastri del biohacking sono alimentazione, integrazione, attività fisica, gestione del sonno e dello stress. Misurando vari dati, tra cui sonno, attività fisica, parametri ematici, composizione corporea e facendo una serie di test, si cerca di ottimizzare la performance, migliorando le funzioni a livello di vitalità fisica, psichica e neurologica. L’obiettivo è sentirsi in forma in ogni aspetto della vita, cercando di raggiungere il 100% anche su memoria, umore, voglia di vivere. Dunque, una sorta di medicina funzionale, preventiva, personalizzata, definita anche medicina della healthspan (longevità in salute). Per De Nobili, bioackting “non presenta controindicazioni, ma deve essere usato con moderazione, perché se il dispositivo non rileva i dati in modo ottimale dà risultati falsati, condizionando la vita. L’a nello trasmette i dati dell'utente al medico per migliorare la salute generale, ma solo se ci si affida a un professionista, non con il fai da te. Il biohacker (hacker della biologia) - rimarca - deve essere un medico, che raccolti i dati è in grado di fare un’anamnesi ed impostare una dieta, supportato da un nutrizionista, volta a modificare lo stile di vita”.  Ilea
na Rossi  ---End text---  Author: Ileana Rossi  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Seniores   -sec_org-
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		<tp:writer>Ileana Rossi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[«Fondo sanità? Benvenuti nel Paese reale» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052803112107104.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052803112107104.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" </b>  del 28 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 07:13:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Fondo sanità? Benvenuti nel Paese reale»   | LACORAZZA  «Dopo sette anni di governo Bardi e della destra, oggi si scopre, insieme all'Assessore regionale Latronico, come Alice nel Paese delle Meraviglie, che c'è un problema del Fondo Sanitario, sia in termini di quantità che di criteri di riparto. Benvenuti nel Paese reale. Nel Paese che da quattro anni è guidato da Giorgia Meloni, da un governo “amico”». Lo dichiara il capogruppo del PD in Consiglio regionale, Piero Lacorazza, che aggiunge: «Qualcosa sul piano politico non torna, così come non tornano i conti rispetto alla Caporetto del Presidente Bardi e dell'assessore Latronico: 60.000 lucani che rinunciano alle cure; 130 milioni di euro pagati dalla Regione per far curare i lucani fuori; 50 milioni di media di deficit negli ultimi tre anni coperti per due terzi con soldi che dovevano essere destinati per imprese e lavoro Questi numeri non hanno precedenti».  «E a questi numeri - sottolinea Lacorazza - si aggiunge la confusione, altro che riforma, della medicina territoriale e della continuità assistenziale che da oltre un anno e mezcorazza zo (Dgr 600/2024) chiedevamo di discutere per tempo. Non ci sono alibi per il Presidente Bardi e per l'assessore Latronico che, oggi, come Alice nel Paese delle Meraviglie, scoprono che c'è un problema sul Fondo Sanitario. Nei primi mesi di questa legislatura, quindi non ora, abbiamo depositato una proposta di legge sul Fondo Sanitario per discutere in Consiglio regionale, per provare a trovare convergenze ed unirci in una battaglia; ma tutto è stato politicamente 'insabbiato' nel tentativo di prendere tempo. Ma ora come Alice nel Paese della Meraviglie si scopre il problema? Eppure nella IV commissione consiliare competente è stato posto il tema con molta nettezza. È stato evidenziato come il rapporto tra i fondi programmati e stanziati, ricorda anche la Fondazione Gimbe, registra differenze e che l'aumento nominale delle risorse per la sanità rischia di essere un pannicello comunque stretto. Intanto si è dispersa la proposta di Latronico di variare il parametro demografico per avere più fondi e ci pare ridimensionata la portata dell'applicazione del criterio di un riparto che aiutasse territori poco densamente popolati».   pogrupem: o che rima...»  ---End text---  Author: Redazione  Heading:    LACORAZZA  Highlight: Il capogruppo dem: «Altro che riforma...»  Image:Piero Lacorazza -tit_org- «Fondo sanità? Benvenuti nel Paese reale»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Tutti gli imbrogli da smascherare ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052802956808655.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052802956808655.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 5 di <b>"REPUBBLICA SALUTE" </b>  del 28 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 11:17:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Tutti gli imbrogli da smascherare   Inciuci per saltare le liste d’attesa. Bugie per non pagare i ticket. Accesso a prestazioni senza averne diritto. La lista delle pratiche illecite non penalmente perseguibili è lunga. E toglie risorse indispensabili per curare gli italiani. Ecco come  di N I N O C A RTA B E L LOT TA  on tutta la cattiva gestione delle risorse sanitarie finisce nelle aule dei tribunali. Accanto a corruzione, frodi e illeciti amministrativi, interessi negli appalti e negli acquisti di beni e servizi, esiste infatti un’enorme area grigia, fatta di comportamenti opportunistici, consuetudini distorte e pratiche tollerate che erodono preziose risorse e compromettono l’equità d’accesso al Servizio Sanitario Nazionale (Ssn). Dai favoritismi nelle liste d’attesa alle false autocertificazioni per ottenere esenzioni ticket, fino all’utilizzo improprio di credenziali sanitarie altrui per accedere a prestazioni o prescrizioni: una galassia di pratiche “minori”, ma capaci di alterare il funzionamento del Ssn.  Per questo, ridurre il problema alla sola dimensione giudiziaria è un errore di prospettiva.  Il recente restringimento del perimetro delle condotte penalmente perseguibili – dopo la riforma Nordio e la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio – rende ancora più evidente la necessità di spostare l’attenzione anche su tutto ciò che reato non è, ma che continua a produrre danni al Ssn. Molte distorsioni nell’uso delle risorse pubbliche nascono infatti da azioni quotidiane ormai normalizzate nel segno di “così fan tutti”, che finiscono per compromettere appropriatezza, efficienza ed equità del sistema sanitario. Sul piano professionale, il tema dell’appropriatezza è cruciale. Prescrizioni inutili, esami ripetuti senza reale indicazione clinica, ricoveri evitabili: pratiche che non configurano automaticamente un illecito, ma che sottraggono comunque risorse a chi ne ha davvero bisogno.  In un sistema pubblico, ogni prestazione inutile occupa tempo, personale e spazi che potrebbero essere destinati ad altri pazienti.  Ma il fenomeno non riguarda soltanto professionisti, organizzazioni o processi amministrativi. Anche sul fronte dei cittadini esistono comportamenti che alterano il corretto funzionamento del sistema: dall’indebita fruizione delle esenzioni ticket mediante dichiarazioni non veritiere, all’utilizzo di identità o credenziali sanitarie altrui per ottenere prestazioni, prescrizioni o altri benefici. A questo si aggiungono favoritismi che consentono ad alcuni pazienti di aggirare criteri di priorità e appropriatezza nell’accesso a visite, esami o prestazioni ad alto costo. In questi casi il danno non è soltanto economico, anzi, spesso non è nemN  meno facilmente quantificabile.  Le conseguenze più pesanti ricadono sull’organizzazione dei servizi e, soprattutto, sulle liste d’attesa. Ogni accesso indebito, ogni prestazione ottenuta senza averne diritto, ogni favore concesso fuori dalle regole sottrae spazio a chi aspetta sulla base di un reale bisogno clinico. Si altera così uno dei princìpi cardine di un sistema sanitario universalistico: dare priorità a chi ha maggiore necessità di cura. Il risultato? Difficoltà crescenti nell’accesso ai servizi e frustrazione diffusa tra i cittadini. E soprattutto aumentano le diseguaglianze: quando il sistema non riesce più a garantire tempi adeguati, chi può permetterselo si rivolge al privato e paga, gli altri restano in coda.  Così il diritto alla tutela della salute scivola lentamente verso un modello sempre più condizionato dal reddito.  Per affrontare davvero il problema serve un cambio di paradigma. Non basta aumentare controlli e sanzioni, perché una larga parte delle distorsioni si colloca al di fuori delle condotte sanzionabili. Occorre invece intervenire sull’appropriatezza delle prestazioni, rafforzare monitoraggio e trasparenza, ridurre le aree di discrezionalità e promuovere una maggiore responsabilità nell’utilizzo dei servizi sanitari.  Il Ssn è un bene comune. Ha certamente bisogno di maggiori risorse – innanzitutto per valorizzare il personale san
itario – ma la sua sostenibilità dipende anche dai gesti quotidiani di chi ci lavora e di chi ne usufruisce. Continuare a parlare di frodi e abusi solo quando emergono scandali giudiziari significa trascurare la parte più ampia e silenziosa del problema. Perché le piccole storture quotidiane, quando diventano sistemiche, logorano la capacità del Ssn di garantire cure tempestive ed eque.  In una fase in cui la spesa pubblica per la Sanità resta inchiodata al 6,4 per cento del Pil ogni utilizzo improprio delle risorse diventa un lusso che il sistema non può più permettersi. E mentre il Ssn continua a perdere capacità di risposta, aumentano sia le rinunce alle cure sia la spesa privata delle famiglie, che nel 2024 ha superato i 41 miliardi di euro. Ignorare sprechi, inappropriatezze e comportamenti opportunistici equivale ad accettare, lentamente ma progressivamente, l’indebolimento della Sanità pubblica e l’aumento delle diseguaglianze sociali e territoriali.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: NINO CARTABELLOTTA  Heading:   Highlight: NINO CARTABELLOTTA Presidente della Fondazione Gimbe.  Medico specialista in Gastroenterologia e in Medicina Interna   Bisogna ridurre le aree di discrezionalità e rafforzare il monitoraggio per garantire trasparenza  Image: -tit_org- Tutti gli imbrogli da smascherare   -sec_org-
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		<tp:writer>NINO CARTABELLOTTA</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Cure palliative, c'è bisogno di ridurre le disparità territoriali ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052803135406165.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052803135406165.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 19 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 28 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 06:17:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[DOMENICA LA “GIORNATA NAZIONALE DEL SOLLIEVO”  Cure palliative, c’è bisogno di ridurre le disparità territoriali  As cu Ter Fim  «Io mi prendo cura» è il messaggio della XXV giornata nazionale del sollievo che si celebra domenica 31 maggio. L’iniziativa vuole promuovere una cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale per tutti coloro che sono alle prese con malattie inguaribili, ma non per questo incurabili. Istituita nel 2001, la giornata è figlia dell’impegno che dal 1975 conduce la Fondazione Gigi Ghirotti onlus, nata dalla volontà di mantenere vivo il ricordo del giornalista, morto di tumore e autore di reportage sulle condizioni di emarginazione vissute negli ospedali soprattutto dai malati gravi.  Ecco perché la giornata, ha sottolineato il ministro della Salute Orazio Schillaci «ci vede tutti impegnati nel dare concretezza al messaggio di Gigi Ghirotti che richiamava l’attenzione sulla necessità di dare un volto sempre più umano al Servizio sanitario nazionale». Infatti il prendersi cura è un atteggiamento che non può mancare mai soprattutto nelle professioni sanitarie, ma anche da parte di tutti coloro che sono vicini alle persone che soffrono, siano essi familiari, volontari o cappellani. Il tema dell’umanizzazione è al centro degli obiettivi delle cure palliative, vero snodo del sollievo fisico, psichico, spirituale, che la giornata sottolinea. Enti promotori sono il ministero della Salute, la Fondazione Gigi Ghirotti e la Conferenza delle Regioni e Province autonome, con l’adesione di: Ufficio nazionale di Pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana, Associazione medici cattolici italiani (Amci),  Associazione religiosa istituti socio-sanitari (Aris), Società italiana cure palliative (Sicp), Federazione cure palliative (Fcp), Federazione Terzo settore Lazio, Federsanità, Anci, Fiaso, Fnomceo, Fnopi, Fofi, Fimmg, Federfarma. In Italia la legge 38/2010 ha promosso la diffusione delle cure palliative, ma lo stesso ministro ammette che c’è ancora da lavorare «per ridurre le persistenti disparità territoriali». La Fondazione Ghirotti ricorda che solo un terzo degli adulti che ne hanno bisogno riesce a ottenere in modo tempestivo le cure palliative. Situazione ancora peggiore in ambito pediatrico dove solo un minore su 4 accede a cure palliative adeguate.  Pertanto la Fondazione Ghirotti rivolge un appello alle istituzioni perché si concretizzi il processo di umanizzazione delle cure, come sancito dal nuovo Piano nazionale delle cronicità; si attui la partecipazione attiva delle associazioni di tutela delle persone con malattie croniche e delle loro famiglie ai processi decisionali del ministero della Salute; si monitori lo stato di attuazione dei piani di potenziamento delle reti di cure palliative incluse nei Lea; si acceleri l’approvazione della proposta di legge (n.2659/2025) che promuove il valore fondamentale della dimensione spirituale della cura all’interno delle reti di cure palliative. Tra le molte iniziative promosse in occasione della giornata si segnala la presentazione, oggi alle 14,30 alla Sala MediCinema del Policlinico Gemelli di Roma, del progetto Violet “Prendersi cura della qualità di vita nelle pazienti oncologiche”, dedicato alla promozione di percorsi integrati di prevenzione, benessere e supporto alle terapie, con l’obiettivo di accompagnare le pazienti lungo il percorso di cura, con attenzione alla qualità della vita. (En.Ne.)  ---End text---  Author: en ne  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Cure palliative, c'è bisogno di ridurre le disparità territoriali   -sec_org-
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		<tp:writer>en ne</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La medicina generale tra difese corporative e tendenze accentratrici ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052803135806169.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052803135806169.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"DOMANI" </b>  del 28 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 06:17:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[La medicina generale tra difese corporative e tendenze accentratrici  meno giovani tra noi ricordanoil  “medico della mutua”,  asserragliato nel proprio ambulatorio per molte ore al giorno a smaltire una sala dattesa costantemente piena a cui si accedeva senza alcuna prenotazione, nella certezza che, avendo iltempodi attendere, si sarebbe stati comunque visitati. 1 medici tolleravano  questasituazioneanche perché erano pagati “a notula”: più prescrizioni facevano, più guadagnavano. Oggi gli ambulatori sono più ordinati, in molti casi sono presenti segretarie e infermiere (più le prime delle seconde) e alla visitasi accede perappuntamento, spesso dopo molti giorni di attesa. È quasi inevitabile uscire dal consulto con indicazioni per  esami e visite che, a loro volta sono  spesso disponibili solo dopo settimaneo  mesi dalla prenotazione. Chi puòe, troppo spesso, anche chi non può si rivolge direttamente al privato.  Uno scontro di potere Ie attese non sono però l'unico problema della medicina generale.  Linvecchiamentodella popolazione, lincessante evoluzione tecnologica ela  crescente disaffezione dei mediciverso questadisciplina ne impongono un  radicale mutamento.   Oltre agli onnipresenti problemi di cassa, loscoglio principale alla  modernizzazione della medicina  generale il contrastotrale organizzazioni sindacali dei medici, le regioni e il ministero della Salute  sull'autonomia dei medici e sul loro  ruolo allinterno delle Case di comunita (Cdc) che dovrebbero essere il fulcro della futura medicina territoriale.  Imedici rivendicano con forza il diritto di organizzare autonomamente il proprio lavoro, con la eventuale disponibilita a concordare obiettivi specifici (e relativa remunerazione aggiuntiva) coni distrettieleregioni. 1  ministero e le regioni ritengono invece  che turtii medici debbano essere tenuti a fornire prestazioni aggiuntive alla dlassica visita ambulatoriale, da effetruarsialmeno in parte allinterno delle Cdc. Se i medici sottolineano che questorapporto deve essere “funzionale”, le istituzioni ne evidenziano il carattere  “strutturale’. In altre parole, gli uni  desiderano continuare a lavorare nei  propriambulatori fuori dallecdc gli altri vorrebbero vederli presenti anche allinternodi queste nuove strut giungendo a ipotizzare la possibilita di unrapportodi dipendenza dal Servizio  sanitario nazionale.   L’autonomianon è tutto Tra le paroledordine dei sindacati spicca 1alibera scelta del medico, a garanzia del rapporto di fiducia tra medico e  cittadino. Concetto condivisibile, in  ‘teoria, ma reso vano dal fatto che oggi sempre più persone non riescono neppurea trovareun medico nelle cui liste iscriversi. È comparsa anche la parola «professionalismo» per indicare ‘una qualita del lavoro caratterizzata da «@utonomia organizzativa,  responsabilita professionale e sapere specifico», in contrasto con l'approccio pubblico-burocratico che, aloro parere,  connoterebbe la medicina delle Cdc.   Ieregioni sottolineano, invece, la fondamentale importanza diaprirsi a  unattivita multidisciplinare e  multiprofessionale, evidenziando che non è più possibile fornire una risposta efficace ai bisogni dei cittadini  lavorando individualmente. Le Cdc rappresenterebbero il luogo elettivo per questo approccio congiunto, in cui«non  i lavora più “in serie” (un professionista.  dopo l'altro), ma “in parallelo” (un professionista accanto all'altro) e“in modointrecciato” (un professionista  insiemeall'altro)».   Léquipe di base dovrebbe comprendere, oltre al medico di medicina generale, linfermiere, l'assistente sociale il personaleamministrativo. A seconda dei casi verrebbero poi integrati i medici specialisti, gli infermieri di comunita, i fisioterapisti e via dicendo. In questo modello, la vicinanza fisica degli operatori e la possibilità di un confronto quotidiano, anche informale, sarebbero elementi essenziali per la riuscita del progetto. Il fatto che tuttii professionisti  coinvolti, tranne uno, il medico di  medicina generale, abbiano un contratto di dipendenza potrebbe invece rendere difficile la condiv
isione degli obiettivi e Tesercizio delle attivita di indirizzo edi controllo del lavoro.  L’interesse dei cittadini Restanoaperti anchealtri temi  importanti, come il passaggio della formazione dei medici di medicina generale dai corsi regionali autogestiti  dai sindacati, all'università; la  disponibilita di strumentazione  diagnostica di base negli ambulatori la  telemedicina. E difficile che si riesca a  ricomporre il contrasto in tempi brevi, malestremizzazione delle posizioni non  aiuta. Da un lato, è evidente che non sarà né possibile né opportuno portare tutti i  medici allinterno delle Cdc anche se saranecessario costruire modalita molto piustringenti delle attuali sull'organizzazione sugli obiettivi e sulla  valutazione del lavoro dei medici di  medicina generale.  Dallaltro, è altrettanto chiaro che la difesaa oltranza della figura del medico di famiglia come unicoe totale responsabile dell'organizzazione e dei contenuti del proprio lavoro è ormai anacronisticae non è più compatibile con la complessità della medicina  moderna e con le necessità dei cittadini.  Resta la speranza che di questi ultimi  noncisi dimentichi, riducendo il tuttoa unalotta tra la difesa corporativa di molti privilegi e l'aspirazioneaun  controllo verticistico dei servizi sanitari.  ---End text---  Author: DANIELE COEN  Heading:   Highlight:   Image:Lo scoglio principale  alla modernizzazione della medicina generale è il  contrasto tra le  organizzazioni  sindacali dei medici, le regioni e il  ministero della  Salute sull'autonomia dei medici e sul loro ruolo all'interno delle Case di comunità (Cdc)  che dovrebbero essereil fulcro della futura medicina territoriale -tit_org- La medicina generale tra difese corporative e tendenze accentratrici   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Ebola, chirurga di MSF torna a Roma dal Congo ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052803129906158.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 28 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 06:17:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[IN CONTATTO CON UN MALATO  Ebola, chirurga di MSF torna a Roma dal Congo  È IN ARRIVO in Italia dal Congo una chirurga di Medici Senza Frontiere che ha operato un bambino con una ferita da arma da fuoco e successivamente risultato infetto dal virus Ebola. La dottoressa non ha sintomi ma, come rileva il ministero della Salute, sono “necessarie la quarantena e la sorveglianza attiva”. La chirurga sarà in isolamento per 21 giorni all’Istituto Spallanzani di Roma. L’operazione è avvenuta nel centro di salute di Salamat, nella provincia dell’Ituri, dove gli scontri tra gruppi armati non statali e forze governative si sono intensificati, causando lo sfollamento interno di quasi un milione di persone. Proprio il mix di guerre e povertà sta alimentando l’epidemia in corso.   q  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Ebola, chirurga di MSF torna a Roma dal Congo   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Terapie digitali: primo sì alla rimborsabilità del Ssn ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/28/2026052803130206161.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 28 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 06:17:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[La legge alla camera  Terapie digitali: primo sì alla rimborsabilità del Ssn  App, sensori, dispositivi indossabili con software intelligenti fino ai videogiochi. Per curarsi ci sono anche le nuove terapie digitali che possono aiutare a trattare gli effetti di malattie come la depressione, le dipendenze, l’Adhd o patologie metaboliche come diabete, ipertensione e obesità. All’estero sono sul mercato da anni e sono già prescritte dai medici. Ora anche l’Italia fa un primo passo importante con l’approvazione ieri all’unanimità alla Camera del testo unico sulle terapie digitali che prevede anche il percorso per inserirle tra i livelli essenziali di assistenza e dunque rimborsate dal Ssn. La proposta, che ora deve passare al Senato, definisce innanzitutto cosa sono le terapie digitali e prevede che sia istituito presso il ministero della Salute un Comitato nazionale per le terapie digitali disponendo anche che queste, in quanto ricomprese nella categoria dei dispositivi medici, rientrino nell’ambito di applicazione del Programma nazionale di Health technology assesment. Infine per l’avvio al rimborso si prevede di effettuare «le necessarie valutazioni ai fini dell’inserimento delle terapie digitali nei livelli essenziali delle prestazioni». Per Simona Loizzo deputata della Lega e capogruppo in commissione Affari Sociali questa legge «è una vera rivoluzione, un cambio di paradigma, la nuova frontiera che rende i nostri pazienti più performanti e dialoganti con i sistemi di cura, ottenendo anche una riduzione del 30% dei ricoveri».  —Marzio Bartoloni  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marzio Bartoloni  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Terapie digitali: primo sì alla rimborsabilità del Ssn   -sec_org-
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		<tp:writer>Marzio Bartoloni</tp:writer>
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