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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Il Pd: fondi per gli ospedali, Marsilio lasci stare Mattarella ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051503235407226.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"CENTRO" </b>  del 15 May 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il senatore Fina: «Il presidente della Regione se la prenda con il suo governo»</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 06:53:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[LA LETTERA AL QUIRINALE » LITE SULLA SANITÀ   n Pd: fondi per gli ospedali, Marsilio lasci stare Mattarelfc   II senatore Fina: «II presidente della Regione se la prenda con il suo governo»   di Pietro Lambertini   R L'AQUILA   La lettera-appello di Marsilio a Mattarella per avere più fondi per la sanità abruzzese produce la prima reazione ma non quella attesa dal governatore di Fratelli d'Italia: «II nodo è politico», dice il senatore Pd Michele Fina, «il governo Meloni non sta facendo una vera scelta di rifìnanziamento del Servizio sanitario nazionale». E Fina prevede una sanità in ritirata: «Le analisi sul Dpf 2026 indicano ima spesa sanitaria ferma al 6,4% del Pii fino al 2029, con un divario cumulato tra fabbisogno e finanziamento pubblico di 30,6 miliardi nel triennio 2027-2029. Cimbe avverte che. senza risorse aggiuntive, le Regioni saranno spinte a due sole strade: tagliare servizi o aumentare le tasse (come ha già fatto l'Abruzzo, senza diminuire i problemi della sanità)».   Il presidente della Regione Marco Marsilio ha scritto una lettera di due facciate al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedergli di assecondare la sua battaglia per cambiare le regole di ripartizione del Fondo sanitario nazionale, una battaglia che ha incrociato già la Conferenza delle Regioni. Adesso il criterio è quello demografi   co: più residenti uguale più soldi. E l'Abruzzo dei paesi sparsi nell'entroterra esce penalizzato da questa logica. È una questione da quasi 3 miliardi di euro, a tanto ammonta la dotazione per l'Abruzzo e un terzo serve per il personale degli ospedali. «La questione delle aree interne è reale», dice Fina, «ma la presidenza della Repubblica non può diventare Ü soggetto istituzionale su cui la destra cerca di scaricare le responsabilità della destra stessa. È vero che il riparto del Fondo sanitario penalizza territori interni come quelli abruzzesi. Ma è falso fingere che il problema nasca oggi o che si risolva scrivendo al Quirinale».   Nella lettera a Mattarella, Marsilio dice che «il timore di determinare un diritto alla salute diseguale per i cittadini, come lei ha giustamente evidenziato, si è già manifestato a detrimento delle aree interne e più periferiche». E aggiunge: «Fino ad oggi, il 98,5% del Fondo è stato ripartito in ba-   se al numero degli abitanti, scelta che ine vitab Umente ha contribuito a penalizzare le aree interne e i tenitori marginali rispetto alla centralità delle città e degli agglomerati urbani a maggiore densità abitativa».   L'appello di Marsilio arriva da un Abruzzo con 83 milioni di disavanzo sanitario e posto sotto il controllo del governo Meloni che ha ordinato un Programma operativo 2026-2028 da rispettare al centesimo per azzerare il deficit in tré anni. «Il Programma operativo 2026-2028 non rilancia il sistema, ma lo riduce», dice il senatore Dem, «il piano contiene circa 170 milioni di riduzione della spesa sanitaria nel triennio 2026-2028, con tagli a investimenti, personale, dispositivi medici, farmaceutica e medicina territoriale. In particolare: oltre 30 milioni sugli investimenti, più di 48 milioni sul personale, 36 milioni su dispositivi medici e farmaceutica, 12 milioni in meno per i medici di medicina generale».   Secondo Fina, «il parere sul Programma         operativo 2026-2028 dei ministeri della Salute e dell'Economia contiene prescrizioni vincolanti per la Regione, non semplici raccomandazioni. Un commissariamento nei fatti», dice il senatore, «perché i tavoli ministeriali impongono correzioni, tempi e risposte puntuali. Quindi: Marsilio scrive   a Mattarella, ma intanto la sua sanità regionale è sotto prescrizioni ministeriali, con disavanzi, tagli e tasse». Qui, il piano della discussione diventa squisita   mente politico: «II presidente   della Regione dovrebbe spiegare agli abruzzesi», attacca Fina, «perché la sanità è arrivata a questo punto dopo anni di governo della destra. La sanità abruzzese non ha bisogno di lettere scenografiche. Ha bisogno di medici, infermieri, pronto soccorso che funzionano, liste d'attesa più brevi, ospedali
 finanziati davvero e medicina territoriale nelle aree inteme».   E se Marsilio riuscisse a strappare più soldi al governo amico? «Il punto», osserva il senatore, «non è solo quanto cresce il Fondo in valore assoluto, ma quanto pesa rispetto ai bisogni, all'inflazione sanitaria, al personale, all'invecchiamento e al Pii. Nel 2025 la spesa sanitaria è indicata al 6,3% del Pii; nel 2026 al 6,4%;   poi resta congelata al 6,4% fino al 2029. Siamo passati», contìnua Fina, «da 4 a 6 milioni di persone che rinunciano alle cure tra 2023 e 2024 ; la destra vuole una sanità a misura del portafoglio, noi difendiamo la sanità universalistica di Tina Anselmi. IlPdsostiene da tempo un piano pluriennale per portare progressivamente la spesa sanitaria verso il 7-7,5% del Pii, sbloccare le assunzioni, affrontare liste d'attesa e personale». Fina conclude: «La sanità abruzzese non ha bisogno dell'autonomia differenziata voluta dalla maggioranza che, pro-   ðã³î sul tema del diritto alla cura, cristallizza la spaccatura inaccettabile fra Nord e Sud. La verità è che Marsilio, frustrato dai recenti dati della classifica dei presidenti delle Regioni che lo danno in fondo con solo il 33% dei consensi, cerca un capro espiatorio e ha pensato bene di trovarlo nel presidente Mattarella».   »   UNA QUESTIONE CHE VALE TRÉ MILIARDI DI EURO   II governatore chiede di cambiare i criteri della ripartizione del Fondo sanitario nazionale   »LA REPLICA DEI DEM   È vero che l'Abruzzo è penalizzato, ma è Giorgia Meloni anón rifinanziare il settore: in arrivo tagli nonostante le tasse   COSI SUL CENTRO DI IERI                   QUIRINALE »SOLDI PER GLI OSPEDALI   I/appello a Mattarella:   «Più fondi alla nostra sanità»   Marsilio al presidente della Repubblica: il diritto al lasalute non può essere diseguale   dÌ^'troLanibwtinr   > t ' Acuir                             I] 11 : 1 IrtR ' ;lppL·l]tl il   ' KIUl   pn^kJrnu·   é         Libri Ik ' . -   f ,   u Mailarclla   é   IJ iiiiìmf ijj ik'tL-miiÎijjÎUii JiciCEi     t . i   i   ' iti si - lier i dlladjj mfk'ih.i lîinsL   H   . i il iiroblfm.i, t   o » l ; i   é       - '                     é   é   É iü die L   '     friti^rio ÎÎdb drniütírjfiíi: put ft . ' si -               ;     pin soIJi- -           ;   J   ii   i . il I-iimlo Å' ºÉ.ÉÉÉÉ ip..r[¡[[.irih.isr.i    iij  m·rrn[.·i·l.   LA LETTERA DEL GOVERNATORE   tì I« PriU - »       RJpdAba   il Fondo sanitario non si può dividere in baseal numero degli abitanti Cosi si penalizzano le aree interne rispetto alla centralità delle città   Nell'illustrazione di Gabriele Cappi la lettera contestata, i I se n atore delPd   Michele Fina e il presidente Marco Marsilio diFdl   -tit_org- Il Pd: fondi per gli ospedali, Marsilio lasci stare Mattarella   -sec_org-
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		<tp:writer>Pietro Lambertini</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Quando Silvia verrà In molti vedono Salis alla guida del centrosinistra. Lei non lo esclude. Ma, per ora, è meglio che faccia la sindaca ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051502245001514.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 18 di <b>"VENERDÌ DI REPUBBLICA" </b>  del 15 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 03:03:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[MASSIMO GIANNINI  Quando Silvia verrà In molti vedono Salis alla guida del centrosinistra.  Lei non lo esclude.  Ma, per ora, è meglio che faccia la sindaca   Per Posta MASSIMO GIANNINI  B  uongiorno Giannini, vorrei che la smetteste tutti di tirare Silvia Salis per la giacchetta.  È la sindaca di Genova, l’abbiamo eletta con convinzione perché abbiamo visto in lei una persona animata da voglia di fare, competente, seria e impegnata.  Se i vari leader del campo largo avessero parlato e agito come lei, forse non avremmo questo terribile governo. Allora, cari signori, rimboccatevi le maniche e prendete Salis a esempio, ma lasciatele svolgere il suo incarico. Genova ne ha bisogno dopo decenni di amministrazioni incapaci, distratte e interessate solo a grandi opere dimenticandosi della città e dei cittadini. Quanto a quelli che la denigrano anche per le scarpe, che guardino prima se stessi o quei signori sulle cui ostentazioni nessuno ha mai nulla da ridire.  Francesca L.   Cara Francesca, è molto bello che lei nutra stima e fiducia per la sindaca della sua città. Non è poi così usuale, in tempi di odio contro le “caste” e di anti-politica. Detto questo, non mi è bene chiaro a chi sia indirizzata la sua invettiva. Chi tira la giacchetta a Silvia Salis? Ho avuto modo di dialogare con lei in due diversi dibattiti televisivi e ne ho apprezzato a mia volta la serietà e la preparazione. Nonostante la sua brevissima esperienza da sindaca di Genova, ha carisma e ambizione.  Anch’io, come lei, trovo odiosi gli attacchi sessisti che riceve e le critiche becere sulle sue Manolo  Blahnik: a un politico, di qualunque colore, chiedo la competenza, non la marca delle scarpe. E anch’io, come lei, ritengo che debba occuparsi della sua città, che guida da appena dieci mesi. Ma è una risorsa, è giovane, ed è anche donna: basta questo, perché se ne parli come una possibile candidata premier del centrosinistra.  Lei stessa, in un’intervista a Bloomberg, si è lasciata scappare che se le offrissero questa opportunità la prenderebbe in considerazione.  Come vede,almeno in questo caso, la giacchetta se l’è tirata da sola. n  Per i grandi manager le regole non valgono  Gentile Giannini, tempo addietro si prendeva la pensione in base all’ultimo stipendio percepito, poi riferita alla media dell’ultimo anno lavorativo, adesso sull’intero periodo lavorativo. Prima esisteva la scala mobile che recuperava parte dell’inflazione; adesso non vengono rinnovati i contratti di lavoro nei tempi dovuti. Ma tutto questo non vale per i grandi manager di Stato.  La signora Di Foggia, che tramite Cdp ha utilizzato i miei risparmi postali (remunerati a zero interessi), non solo non dovrebbe andare all’Eni, ma neanche avere i 7,5 milioni di fine rapporto. Secondo le norme adottate per le altre categorie lavorative, avendo prestato la sua attività per 3 anni a circa 150 mila euro mensili, avrebbe titolo a “solo” 450 mila euro.  Mi amareggia questo ritorno allo “schiavismo economico”.  Ugo Apollonio Gentile Ugo, stipendi e bonus dei manager, nel pubblico e nel privato, sono uno schiaffo alla giustizia sociale.  E pensioni e salari sono da anni terreno di una sconsiderata macelleria sociale. Ma sappiamo che il sistema previdenziale non può reggere con questi tassi di demografia, così come non potrebbe reggere un sistema salariale basato sul ripristino della vecchia scala mobile. Servono vere riforme, che producano buona occupazione (integrando i migranti) e buona contrattazione (recuperando il fiscal drag). Ma serve un governo coraggioso. E non c’è n’è traccia. n  Ma il ministro Valditara come andava a scuola?  Caro Massimo, a proposito di Valditara che boccia Renzo e Lucia, mi ricorda Tremonti, quando disse con sprezzante sarcasmo contro il più grande poeta d’Italia e, per me, del mondo e di tutti i tempi: “Domani metterete la Divina Commedia nel panino”. Ma questi ministri come andavano a scuola? Domenico Fasano Caro Domenico, il ministro dell’Istruzione ha il pregio di disorientarmi. Alterna supercazzole (come l’umiliazione che aiuta la crescita) e ragionevolez
ze (come il divieto di cellulare in classe). La sua uscita sul programma di letteratura dei licei, che ai Promessi sposi dovrebbe preferire Beppe Fenoglio, Cesare Pavese e Primo Levi, mi aveva quasi conquistato. Poi però ha aggiunto anche «i gialli, i fantasy e le sceneggiature». E così mi ha  rassicurato: restiamo al genere “supercazzole”. n  È una vergogna la mancia agli avvocati per i rimpatri  Caro Giannini, una mancia agli avvocati che incoraggiano il rimpatrio degli immigrati.  Ma che vergogna! Francesco Palumbo Caro Francesco, per fortuna il cosiddetto “bonus remigrazione” – che avrebbe trasformato gli avvocati in cottimisti per conto del governo è stato parzialmente neutralizzato dalla moral suasion di Mattarella.  Ma la vergogna rimane. E con le sue grottesche implicazioni tecnicogiuridiche (il presidente della Repubblica costretto a firmare nello stesso momento un primo decreto incostituzionale convertito dal Parlamento e un secondo decreto correttivo varato dal Consiglio dei  ministri) ha finito per sporcare anche le mura del Quirinale. n  Il sacco della sanità rende felici i privati  Caro Giannini, il rapporto della Fondazione Gimbe boccia la manovra del governo come “un’illusione contabile”. Draghi, grazie ai fondi del Pnrr, aveva riordinato la sanità territoriale.  Case della Comunità per l’assistenza primaria, con standard di una Casa ogni 40/50.000 abitanti, ospedali di Comunità per cure intermedie, percorsi assistenziali integrati per cronicità e fragilità, sostenibilità e riduzione degli accessi impropri in pronto soccorso. Ebbene, solo 66 Case della Comunità su 1.700 funzionano e solo un quarto degli ospedali di Comunità ha avviato almeno un servizio. I soldi del Pnrr ci sono, ma non vengono spesi! E se non li spendiamo entro giugno dovremo addirittura restituirli all’Ue.  Un altro tassello verso la privatizzazione, a vantaggio di Angelucci, Rotelli e Sansavini? ! Lanfranco Mancini (Firenze) Caro Lanfranco, in questa rubrica ce ne occupiamo quasi ogni settimana: il “sacco della sanità” è uno dei peggiori delitti politici commessi dai governi in questi ultimi vent’anni.  Oggi siamo all’anno zero. E come dice lei: i signori della sanità privata – che ormai pesa per oltre 43 miliardi, pari al 25 per cento della spesa totale – sentitamente ringraziano. n  ---End text---  Author: MASSIMO GIANNINI  Heading: Per Posta MASSIMO GIANNINI  Highlight:   Image: -tit_org- Quando Silvia verrà In molti vedono Salis alla guida del centrosinistra. Lei non lo esclude. Ma, per ora, è meglio che faccia la sindaca   -sec_org-
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		<tp:writer>Massimo Giannini</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Medici di famiglia, l'accordo ancora non c'è ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051501843005542.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 15 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 05:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Medici di famiglia, l’accordo ancora non c’è  «A  ncora una volta senza una soluzione condivisa», dice la Fimmg, Federazione italiana dei medici di famiglia, che ieri per la seconda volta in quattro giorni ha incontrato il ministro della Salute Orazio Schillaci al tavolo sulla riforma della medicina territoriale con Regioni e sindacati. Poteva essere un incontro risolutivo, ma è ancora stallo, anche se un testo pronto c’è e il governo ha fretta di licenziarlo, soprattutto dopo aver ottenuto il via libera dalle  Regioni. Il decreto Schillaci potrebbe essere chiuso già la prossima settimana per arrivare poi in Consiglio dei ministri, scongiurando il rischio di non centrare gli obiettivi del Pnrr sulla sanità. La Fimmg, contraria all’uso di un decreto, ha ribadito la propria «disponibilità a collaborare attraverso strumenti negoziali, più rapidi ed efficaci rispetto a un percorso legislativo, per aiutare governo e Regioni». Resta però il no alla possibilità per le Regioni di assumere  i medici di base in caso di carenza e all’obbligo di un minimo di 6 ore settimanali di lavoro nelle Case di comunità ideate per i pazienti meno gravi, due delle novità della riforma.  Per il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (FdI), «il tavolo è un grande passo in avanti e una prova di maturità da parte di tutti». E si dice «pronto a raggiungere un accordo con i medici già entro mercoledì».  Claudia Voltattorni  ---End text---  Author: Claudia Voltattorni  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Medici di famiglia, l’accordo ancora non c’è   -sec_org-
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		<tp:writer>Claudia Voltattorni</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Hantavirus sotto controllo, ma tanti dubbi sul focolaio ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051501841005554.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051501841005554.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"LIBERO" </b>  del 15 May 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Rassicurazioni dall'Oms e da Schillaci sui contagi. L'Argentina nega di essere stata all'origine dell'infezione dei turisti</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 05:27:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[MISSIONE SCIENTIFICA NELLA DISCARICA DI USHUAIA  Hantavirus sotto controllo, ma tanti dubbi sul focolaio Rassicurazioni dall’Oms e da Schillaci sui contagi. L’Argentina nega di essere stata all’origine dell’infezione dei turisti  ¦ «A nome dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), a nome dei passeggeri ora tornati a casa e a nome di tutte le famiglie del mondo che hanno guardato quest’isola con speranza: grazie. Dal profondo del mio cuore, grazie». In una lettera aperta il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha ringraziato ieri gli abitanti di Tenerife per aver dimostrato «coraggio morale», accattando di aiutare le persone a bordo dell’MV Hondius, la nave da crociera in viaggio dall’Argentina a Capo Verde in cui è scoppiato il focolaio di hantavirus.  Secondo gli ultimi dati ufficiali, tre passeggeri della Hondius sono deceduti(una coppia olandese e una donna tedesca), mentre altri sei sono risultati positivi al virus Andes – l’unico ceppo di hantavirus in grado di trasmettersi da persona a persona – e altri due casi sono sospetti. «La situazione è sotto controllo. Sul tema Hantavirus al momento non c’è da predisporre nulla più di quanto non sia già stato previsto nel piano pandemico già approvato dalle Regioni», ha detto ieri l’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso a margine dell’AI Forum FIASO – Next Health 2026.  Rassicurazioni sono arrivate anche dal ministro della Salute italiano Orazio Schillaci. «I cittadini devono stare tranquilli, non è il Covid, è qualcosa che si conosce. Tutte le quattro persone oggi in Italia, presenti sul volo Johannesburg-Amsterdam del 25 aprile, sono asintomatiche, seguite con attenzione. I test finora disponibili  hanno dato esito negativo. Anche i due casi segnalati ieri a Milano e Messina sono negativi ai test», ha detto Schillaci durante il question time alla Camera.  Nel frattempo restano ancora molte domande senza risposta sull’esplosione del focolaio di hantavirus, e in particolare su come la coppia olandese, che ha manifestato i primi sintomi prima di morire e contaminare gli altri passeggeri della MV Hondius, possa essersi infettata. Si è parlato molto di una discarica nei pressi di Ushuaia, di una sessione di birdwatching dei due olandesi all’origine della contaminazione. Ma non vi è ancora certezza su questa versione. Una missione scientifica argentina verrà organizzata la prossima settimana a Ushuaia proprio per verificare l’eventuale presenza in loco di roditori portatori dell’hantavirus, hanno annunciato ieri le autorità sanitarie locali.  «L’idea è quella di prelevare campioni (di roditori) la prossima settimana», ha dichiarato alla stampa a Ushuaia Juan Petrina, epidemiologo della provincia della Terra del Fuoco, senza specificare quanti roditori dovranno essere catturati. Dopo le analisi, «i risultati dovrebbero essere pronti entro quattro settimane», ha aggiunto Petrina. La città turistica di Ushuaia, da cui è salpata il 1° aprile la nave da crociera, nega da due settimane di essere stata all’origine del contagio dei passeggeri olandesi. Secondo le autorità locali, gli hantavirus sono assenti dalla provincia argentina da quando la loro segnalazione è stata resa obbligatoria trent’anni fa.  ---End text---  Author: MAURO ZANON  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Hantavirus sotto controllo, ma tanti dubbi sul focolaio   -sec_org-
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		<tp:writer>MAURO ZANON</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Riforme, naufragio tra i veti = I veti delle corporazioni affondano le riforme Caos sanità: medici di famiglia e persino il sottosegretario Gemmato si schierano contro l 'organizzazione delle case di comunità voluta dal ministro Schillaci Anche la PA è u]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051501840705567.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051501840705567.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" </b>  del 15 May 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Sanità, sul riassetto il sottosegretario si schiera contro il ministro</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 05:27:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="23000" Sales="5467" Printing="8785" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051501840705567.PDF"><![CDATA[QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’INCHIESTA Corporazioni sulle barricate: addio al cambiamento  Riforme, naufragio tra i veti Sanità, sul riassetto il sottosegretario si schiera contro il ministro   IL FOCUS I grandi cambiamenti promessi dal governo restano semplici slogan  I veti delle corporazioni affondano le riforme   Caos sanità: medici di famiglia e persino il sottosegretario Gemmato si schierano contro l’organizzazione delle case di comunità voluta dal ministro Schillaci Anche la PA è un rebus: che fine hanno fatto le norme su merito e burocrazia?  e grandi svolte annunciate a suo tempo dal governo Meloni restano, per ora, soltanto degli slogan. E se le riforme non vanno in porto, è anche a causa delle faide interne alla maggioranza di governo e alla resistenza delle corporazioni. Due esempi su tutti. Contro la riforma della sanità si sono schierati non solo i medici di famiglia, ma persino il sottosegretario Gemmato. E anche la riforma della PA sembra ormai su un binario morto.  a pagina VIII  L    Incompiuta”, nella storia della musica, è la Sinfonia n. 8 in si minore di Franz Schubert: due movimenti invece di quattro, un capolavoro interrotto a metà, sospeso tra promessa e rinuncia. Ecco, se qualcuno cercasse una colonna sonora per il governo Meloni, potrebbe partire da lì. Perché mai come oggi l’esecutivo che rivendica il proprio record di durata sembra essersi accomodato nella più classica delle paludi italiane: la stabilità senza riforme, la navigazione senza approdo, il moto perpetuo apparente. Una lunga legislatura trasformata in un voyage autour de ma chambre, un viaggio attorno alla propria stanza mentre il Paese aspetta ancora le grandi svolte annunciate.  Prendete la riforma della Pubblica amministrazione firmata dal ministro Paolo Zangrillo. Doveva rivoluzionare il merito nella macchina statale, superare il catenaccio burocratico, introdurre valutazioni vere per le carriere dirigenziali. Vi sembra poco? Ma che fine ha fatto? Per non parlare della riforma della medicina territoriale finita in lockdown, moribonda ancora prima di nascere. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha incontrato i sindacati dei medici di base, già pronti allo stato di agitazione. Ma il punto non è nemmeno più lo scontro con le corporazioni. Quelle, in Italia, fanno il loro mestiere da decenni. Il punto è che contro la riforma della Salute si è ritrovato mezzo governo. Prima qualche voce di Antonio Tajani e di Forza Italia. Poi il colpo di teatro: a osteggiare il progetto è spuntato addirittura il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, cioè il primo coinquilino politico del ministro, peraltro dello stesso partito della premier.  Una scena da commedia all’italiana: il ministro propone la riforma e il suo vice gli sega la sedia da sotto.  Se non sono d’accordo loro, figuriamoci il Parlamento.  Più che riforme sembrano finte sul ring. La fotografia di un Paese dove ogni riforma Orazio Schillaci Il ministro della Salute ne viene an“L’  nunciata come epocale e poi si arena nella palude dell’inazione. Inerzia, paralisi, ristagno. La politica italiana continua a confondere la sopravvivenza con il governo. Ma governare non significa restare in piedi. Significa decidere, rompere equilibri, assumersi costi. Altrimenti si resta fermi ai titoli, agli slogan, alle conferenze stampa.  Giorgia Meloni ama rivendicare le “vittorie di tappa”. Il Pil che tiene, lo spread che non esplode, i mercati tranquilli. Tutto legittimo. Ma il problema è che la politica non è una cronometro a squadre. È il Giro d’Italia. E nel ciclismo le tappe contano poco se alla fine la maglia rosa la indossa qualcun altro. Qui il rischio è che il governo celebri i propri sprint mentre gli italiani perdono la corsa vera: quella contro il declino della sanità pubblica, della macchina amministrativa, della capacità stessa dello Stato di funzionare.  Eppure la posta in gioco è enorme. La riforma della medicina generale misura la reale capacità del governo di sfidare interessi consolidati, clientele, rendite di posizione.  In una parola: le corporazioni. Da anni si ripete che il modello d
el medico di famiglia convenzionato non regge più l’urto dell’invecchiamento della popolazione, delle cronicità, delle liste d’attesa, delle emergenze territoriali. Ma ogni volta che si arriva al dunque prevale l’inerzia. O la paura. Perché si voterà nel 2027 e la politica italiana ha sempre avuto una carne molto vulnerabile alle pressioni elettorali. I medici curano i mutuati, certo. Ma soprattutto orientano consenso, reti sociali, territori. E piegarsi ai desiderata delle categorie è un attimo.  La riforma prevede un cambio di paradigma: i medici di famiglia non più liberi professionisti convenzionati ma dipendenti del Servizio sanitario nazionale, inseriti stabilmente nelle Case della comunità finanziate dal Pnrr. La Meloni, l’altro giorno al Senato, non l’ha neanche citata. Oggi i medici di base percepiscono circa 91 el governo Meloni euro l’anno per assistito. Gestiscono autonomamente studio, orari e organizzazione. Domani dovrebbero garantire 38 ore settimanali di servizio, divise tra ambulatorio tradizionale e presenza nelle strutture territoriali pubbliche. Tradotto: meno autonomia, più integrazione nel sistema sanitario. Ed è precisamente qui che si scatena la guerra. La Fimmg ha già dichiarato lo stato di agitazione accusando il governo di voler smantellare il rapporto fiduciario tra medico e paziente. I sindacati denunciano una riforma calata dall’alto, senza confronto, destinata — sostengono — ad allontanare ancora di più i giovani dalla professione. E qualche ragione ce l’hanno pure. Perché la medicina generale è diventata poco attrattiva: migliaia di pensionamenti in arrivo, bandi deserti, intere regioni del Nord senza medici sufficienti.  Nemmeno l’innalzamento dell’età pensionabile fino a 73 anni è bastato a colmare i vuoti.  In certe aree trovare un medico di famiglia è ormai più difficile che trovare un taxi sotto la pioggia a Ferragosto.  Però sarebbe ipocrita fermarsi qui. Perché proprio il Covid ha mostrato tutte le fragilità della sanità territoriale italiana. Durante la pandemia i medici di famiglia hanno retto l’urto spesso senza protezioni, senza personale, senza strumenti. Hanno pagato un tributo altissimo in termini di vite umane e burnout professionale. Ma l’epidemia ha anche rivelato un sistema frammentato, scoordinato, incapace di fare rete. Il territorio era stato lentamente svuotato: meno medici, meno infermieri, meno continuità assistenziale. E quando il virus ha sfondato la porta, il re era nudo.  Da qui nasce il progetto delle Case della Comunità: 1.288 strutture previste dal Pnrr con circa 2 miliardi di investimenti.  Dovrebbero diventare il cuore della medicina di prossimità: medici di base, infermieri, specialisti, telemedicina, prevenzione, screening, presa in carico delle Paolo Zangrillo Il ministro per la Pubblica Amminis cronicità. Nei centri hub si immagina assistenza dodici ore al giorno, continuità notturna, percorsi dedicati per diabete, cuore, polmone. Un piccolo ospedale diffuso senza pronto soccorso, pensato per evitare accessi inutili e ridurre il collasso delle corsie.  Bellissimo sulla carta. Poi arriva la realtà italiana. Le strutture si costruiscono, soprattutto grazie ai fondi europei. Ma dopo bisogna riempirle di persone. E qui il castello comincia a scricchiolare. L’Ocse certifica che l’Italia ha 5,4 medici ogni mille abitanti, ben sopra la media europea. Ma sugli infermieri siamo agli ultimi posti: appena 6,9 ogni mille abitanti, il 20% sotto la media Ue.  Un sistema monco, sbilanciato, in apnea.  Nursing Up parla apertamente di “deserto formativo”: troppi medici prescrittori, troppo pochi professionisti capaci di seguire la cronicità e il territorio. Tradotto: rischiamo di inaugurare cattedrali sanitarie senza il clero necessario per celebrarne i riti quotidiani.  Il paradosso è che tutto questo accade mentre il governo rivendica quotidianamente «stabilità». Ma che cosa se ne fa il Paese della stabilità se resta immobile? A che serve celebrare i record di durata se poi le riforme decisive finiscono nel congelatore appena una lobby alza la voce? Vale per la sanit
à e vale anche per la pubblica amministrazione.  La riforma Zangrillo, almeno sulla carta, prova a scardinare un sistema paralizzato da automatismi, valutazioni fasulle e progressioni inesistenti. Basta leggere un dato: il 98% dei dipendenti pubblici risulta “eccellente”. Un miracolo statistico degno di Lourdes. Il disegno di legge introduce nuovi criteri di valutazione, sviluppo interno della carriera, percorsi più severi per la dirigenza.  Perfino l’idea rivoluzionaria che un dirigente debba occuparsi davvero delle persone che gestisce. Apriti cielo.  Anche qui resistenze, sospetti, trincee corporative. Schubert almeno ebbe il pudore di lasciare incompiuta la sua sinfonia.  La politica italiana invece continua a spacciare le prove d’orchestra per il concerto finale.  ---End text---  Author: CLAUDIO MARINCOLA  Heading:   Highlight:   Image:rima qualche voce di Antonio pressioni elettorali. I med di Forza Italia. Poi il colpo mutuati, certo. Ma a osteggiare il progetto è orientano consenso, addirittura il sottoseterritori. E piegarsi a alla Salute Marcello delle categorie è un at o, cioè il primo coinquiliLa riforma preved co del ministro, peraltro di paradigma: i medic sso partito della premier.  non più liberi profes na da commedia all’itavenzionati ma di Servizio sa ministro propone la zionale, e il suo vice gli bilment edia da sotto.  della c ono d’accornanzi figuriamoPnrr amento.  l’alt e riforrano Se sul l’ odi se ni Orazio Schillaci Il ministro della Salute nel governo Meloni n da automatismi, valu progressioni inesis re un dato: il 98 pubblici risulta miracolo statist des. Il disegno d nuovi criteri d luppo interno d corsi più severi Perfino l’idea r un dirigente davvero d gesti Anc sos po alm re d piu La p vece ciar Paolo Zangrillo Il ministro per la Pubblica Amministrazione nel governo Meloni stra  torio era stato lentamente svuotameno medici, meno infermieri, o continuità assistenziale. E ndo il virus ha sfondato la porre era nudo.  a qui nasce il progetto delle della Comunità: 1.288 tture previste dal Pnrr con a 2 miliardi di investimenti.  rebbero diventare il cuore a medicina di prostà: medici di , infermieri, ialisti, teleicina, enzioscreeg, a a -tit_org- Riforme, naufragio tra i veti   I veti delle corporazioni affondano le riforme Caos sanità: medici di famiglia e persino il sottosegretario Gemmato si schierano contro l ’organizzazione delle case di comunità voluta dal ministro Schillaci Anche la PA   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Infermieri, al via tre lauree e sì alle ricette Medici di famiglia, riforma ancora in salita ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051501837505535.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 15 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 05:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Infermieri, al via tre lauree e sì alle ricette Medici di famiglia, riforma ancora in salita   Sanità In Gazzetta i decreti del Mur I sindacati dei camici bianchi contrari alla dipendenza  Dopo quella triennale che apre le porte alla professione arrivano tre nuove lauree specialistiche per gli infermieri già dal prossimo anno accademico. Con la possibilità per chi si laurea di poter fare ricette prescrivendo dispositivi legati all’assistenza infermieristica come materiali per le medicazioni o presidi per le stomie a cominciare da sacche e cateteri. Sono stati infatti appena pubblicati in Gazzetta ufficiale i decreti del Mur che istituiscono le tre nuove lauree magistrali in Scienze  infermieristiche su cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure neonatali e pediatriche, e cure intensive e nell'emergenza.  L’obiettivo, come evidenziano i decreti, è che i laureati sviluppino competenze «avanzate per assumere ruoli di leadership nel management sanitario e socioassistenziale». Ma non solo: è previsto che, al termine del percorso di studi magistrale, il futuro infermiere avrà acquisito anche le competenze per «prescrivere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili, tecnologie specifiche o altro, necessari a garantire continuità e sicurezza delle cure nell’infermieristica di famiglia e comunità». Una svolta questa nella formazione che punta a rendere più attrattiva questa professione colpita da gravi carenze.  Intanto continua il confronto sulla riforma dei medici di famiglia tra i sindacati da una parte e il Governo e le Regioni dall’altra: i primi  continuano a fare muro contro il decreto e soprattutto sull’ipotesi di prevedere a fianco alla convenzione attuale anche la dipendenza per riempire le Case di comunità. I secondi - dal ministro della Salute Schillaci alle Regioni - spingono invece per portare in porto la riforma per avere più flessibilità lì dove ci sono più carenze. Per provare a trovare un accordo con i sindacati ci sarà un nuovo round la prossima settimana, ma sembra difficile che si arrivi subito dopo in consiglio dei ministri. «Prevediamo al massimo entro mercoledì, di raggiungere un accordo con i medici di medicina generale, in collaborazione con le Regioni», ha spiegato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato.  Che il giorno prima aveva sottolineato la contrarietà di Fdi, il suo partito, alla dipendenza, a meno che non si tratti di una extrema ratio, Insomma la partita è ancora aperta.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marzio Bartoloni  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Infermieri, al via tre lauree e sì alle ricette Medici di famiglia, riforma ancora in salita   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Macché fine vita: tagliate le liste d'attesa = La sanità targata Schlein parte dai suicidi ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/15/2026051501837205536.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"VERITÀ" </b>  del 15 May 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il segretario dem attacca: «Sei milioni di italiani non riescono a curarsi». Poi però, invece di avanzare proposte serie per migliorare il sistema e le condizioni di questi cittadini, impegna il partito sul diritto a uccidersi, che tocca una percentuale residuale di persone</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 05:27:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[MACCHÉ FINE VITA: TAGLIATE LE LISTE D’ATTESA   La Schlein si lamenta perché «6 milioni di cittadini non riescono a curarsi nella sanità pubblica». Invece di proporre soluzioni, specie nelle regioni a guida Pd, spinge per un presunto diritto non previsto nella Costituzione e che interessa qualche centinaio di persone   ALLA SINISTRA NON PREME LA SALUTE BENSÌ FARCI PAGARE I SUICIDI DI STATO   La sanità targata Schlein parte dai suicidi  Il segretario dem attacca: «Sei milioni di italiani non riescono a curarsi». Poi però, invece di avanzare proposte serie per migliorare il sistema e le condizioni di questi cittadini, impegna il partito sul diritto a uccidersi, che tocca una percentuale residuale di persone  n «Ci sono 6 milioni di italiani che non riescono a curarsi nella sanità pubblica». Lo ha detto Elly Schlein nell’intervista di ieri al Corriere della Sera. E dopo aver giurato che, quando nel 2027 sarà eletta presidente del Consiglio, (...) segue a pagina 7 MASSIMO GANDOLFINI a pagina 6  Segue dalla prima pagina di MAURIZIO BELPIETRO (...) penserà lei a risolvere il problema, la segretaria del Pd si dedica al suicidio assistito. Non so se il disegno di legge patrocinato dal Partito democratico faccia parte di una qualche strategia per ridurre le liste d’attesa, sta di fatto che di proposte concrete della sinistra, per consentire a 6 milioni di italiani di curarsi con la sanità pubblica, al momento non se ne vedono. Mentre si vede benissimo che l’opposizione vuole far approvare una legge che estenda la possibilità di togliersi la vita con l’aiuto dello Stato. Al momento, approfittando di una sentenza della Corte costituzionale che ha creato un vuoto normativo, alcune Regioni già consentono di ricevere assistenza per suicidarsi. Ma la sinistra vorrebbe che questa pratica divenisse legge nazionale e che dunque tutte, senza alcun distinguo sulle condizioni del paziente, fossero obbligate a somministrare quella che un po’ ipocritamente qualcuno chiama «la dolce morte».  Si tratta di una battaglia che i radicali portano avanti da anni e di cui l’associazione Luca Coscioni si è fatta portabandiera. Un suo esponente, l’ex eurodeputato Marco Cappato, per evidenziare l’arretratezza  della legislazione italiana ha anche accompagnato in Svizzera, nel viaggio verso la fine, un uomo tetraplegico. Per questo il Comune di Milano lo ha insignito dell’Ambrogino d’oro, onorificenza concessa a personalità che per impegno civico, sociale, culturale o scientifico hanno contribuito a rendere migliore la città.  Non si sa come Cappato, aiutando un uomo a suicidarsi, abbia potuto rendere migliore la metropoli lombarda, ma a sinistra - che a Milano è maggioranza probabilmente non si fanno queste domande o, forse, ritengono che contribuire al decesso di una persona che intenda togliersi la vita sia un passo verso la civiltà.  Sta di fatto che il Pd ha sposato la battaglia dei radicali e vuole che il suicidio assistito sia passato dalla mutua, come gli antibiotici, il vaccino e la pastiglia per la pressione.  Lo ha chiarito bene Francesco Boccia, capogruppo del Partito democratico in  Senato, dove il 3 giugno si voterà sulla materia. Per lui e per la sua parte politica la «dolce morte» deve essere a cura del Servizio sanitario nazionale, ovvero se ne deve fare carico il contribuente, con l’istituzione di apposite sale all’interno degli ospedali. Immaginate un po’ come dovrebbero essere organizzate le corsie: se si gira a destra si va verso il reparto di neonatologia, mentre a sinistra si finisce in quello di tanatologia, dove si somministra il veleno che deve porre fine a una vita. Tutto ciò all’insegna della civiltà, dove chiunque intenda porre fine alla propria esistenza non ha che da fare domanda e sottoporsi a visita medica, per poi essere instradato verso la sala dell’addio.   È una battaglia in difesa dei diritti, spiegano a sinistra. Sarà, ma l’opposizione è specialista nel fare campagne per le minoranze ignorando le maggioranze.  Ci sono, come dice Schlein, 6 milioni di italiani che fanno la fila per curarsi e magari aspettano ann
i per sottoporsi a un esame o a un intervento? Invece di occuparsene, l’argomento è rinviato a quando la compagna segretaria sarà a Palazzo Chigi. In pratica, al posto di occuparsi del diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, la sinistra si agita per garantire il diritto alla morte, che nella Carta non trova alcun cenno nonostante i giudici della legge dicano il contrario.  Il suicidio assistito, invece che 6 milioni di italiani, come dice Elly, riguarda poche centinaia se non decine di persone? Non importa: il Parlamento ha l’obbligo di occuparsene, perché - come sostiene Ilaria Cucchi di Alleanza Verdi e Sinistra «il Paese ha bisogno di una legge sul fine vita che garantisca uguali diritti a tutti i cittadini e a tutte le cittadine». E di qualche misura che assicuri assistenza sanitaria a chiunque, quando ne parlerà? Quando saremo al governo, è la risposta.  Come spiega la segretaria del Pd, «abbiamo tutto in testa e la sanità è al primo posto». C’è da preoccuparsi.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: MAURIZIO BELPIETRO  Heading: ALLA SINISTRA NON PREME LA SALUTE BENSÌ FARCI PAGARE I SUICIDI DI STATO  Highlight: È questa la strategia della sinistra per risolvere la grana delle liste d’attesa?   Sulle misure concrete per la Salute, Elly dice di aver «tutto in testa» C’è da preoccuparsi  Image: -tit_org- Macché fine vita: tagliate le liste d'attesa    La sanità targata Schlein parte dai suicidi   -sec_org-
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