<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?>
<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:tp="http://telpress.it/xsd/newspaper" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"   >
	<channel>
	<atom:link href="http://gimbe.telpress.it/rss.php?l=1" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<title>Rassegna online.</title>
	<link>http://gimbe.telpress.it</link>
	<description>Rassegna online</description>
	<language>it</language>
	<lastBuildDate>Sun, 10 May 2026 16:10:01 +0200</lastBuildDate>
	<image>
		<url>http://gimbe.telpress.it/configuration/images/PDF/1/logo.png</url>
		<title>Rassegna online</title>
		<link>http://gimbe.telpress.it</link>
	</image>
	<item>
		<title><![CDATA[Il ricambio non basta a coprire le carenze ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001864602707.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001864602707.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"CORRIERE SALUTE" </b>  del 10 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 04:59:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1734000" Sales="288235" Printing="254214" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001864602707.PDF"><![CDATA[CORRIERE SALUTE]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001864602707.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Il ricambio non basta a coprire le carenze  Rimarremo senza medico di famiglia? A oggi i dati sono impietosi: secondo il Rapporto della Fondazione Gimbe, a fronte di 8 mila dottori che entro il 2028 raggiungeranno il limite di età per la pensione (70 anni, salvo deroghe), cala il numero di giovani medici che scelgono questa professione, orientandosi verso opportunità professionali più vantaggiose. Una «spia rossa» già accesa da anni in alcune Regioni, dove i candidati al concorso nazionale per il corso di formazione specifica in  Medicina Generale sono inferiori rispetto ai posti disponibili. E poi, spiega Nino Cartabellotta, presidente Gimbe: «Il 20% degli iscritti abbandona il percorso formativo durante il triennio, chiaro segnale del progressivo calo di attrattività della professione, soprattutto al Nord. Inoltre, sempre più mmg scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni.  Così le nuove leve non riusciranno a compensare le attuali carenze e i pensionamenti attesi».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Il ricambio non basta a coprire le carenze   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001864602707.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Medicina generale La discussione sul nuovo assetto ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001864502710.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001864502710.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"CORRIERE SALUTE" </b>  del 10 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 04:59:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1734000" Sales="288235" Printing="254214" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001864502710.PDF"><![CDATA[CORRIERE SALUTE]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001864502710.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Medicina generale La discussione sul nuovo assetto  Per rispondere alla carenza di dottori, negli anni si sono adottati vari rimedi, quali deroghe al tetto massimo di assistiti per dottore e aumento dell’età pensionabile a 73 anni. «Soluzioni “tampone” non risolvono la crisi» commenta Nino Cartabellotta.  «Peraltro, il dibattito sulla riforma della medicina generale sembra entrare in una nuova fase con l’ipotesi di introdurre una forma di dipendenza su base volontaria e maggiori obblighi organizzativi per il mmg, che acquisisce un ruolo strutturale  nelle Case di Comunità e una partecipazione più vincolante alla rete dei servizi. Tuttavia, il rischio è introdurre nuovi obblighi e non risolvere le criticità di fondo: carenza di personale, nodi organizzativi e scarsa attrattività della professione. Senza una riforma organica che ripensi formazione, modelli organizzativi e integrazione multi-professionale, si rischia che aumenti il carico burocratico senza migliorare l’assistenza ai cittadini».  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Medicina generale La discussione sul nuovo assetto   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001864502710.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Medici di famiglia (e pazienti) in crisi = I pazienti : «Dottore, perché non mi ascolti?» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863402711.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863402711.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"CORRIERE SALUTE" </b>  del 10 May 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Diverse persone si lamentano dei propri dottori, che però sono sempre meno e oberati da obblighi burocratici e altre difficoltà. Che cosa si può davvero chiedere loro e che cosa invece non è giusto pretendere</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 05:00:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1734000" Sales="288235" Printing="254214" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863402711.PDF"><![CDATA[CORRIERE SALUTE]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863402711.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Medici di famiglia (e pazienti) in crisi Diverse persone si lamentano dei propri dottori, che però sono sempre meno e oberati da obblighi burocratici e altre difficoltà. Che cosa si può davvero chiedere loro e che cosa invece non è giusto pretendere   I pazienti: «Dottore, perché non mi ascolti?»   C’è chi è senza medico di famiglia da mesi e deve rivolgersi alla guardia medica per una semplice ricetta; chi vorrebbe maggiore empatia e più flessibilità negli orari di ambulatorio; chi chiede informazioni più chiare su ricette, referti e percorsi terapeutici  S  e abbiamo un problema di salute il nostro primo riferimento è il medico di famiglia, che valuta cosa fare e, qualora occorra, prescrive sulla ricetta del Servizio sanitario nazionale le prestazioni necessarie (esami diagnostici, farmaci, visite specialistiche, ecc). Talvolta basta essere ascoltati e rassicurati, dato che ci fidiamo del dottore che abbiamo scelto; altre volte capita di lamentarsi: non risponde a telefono; non fa visita a casa; l’ambulatorio è aperto solo poche ore al giorno. Da parte loro, i medici di famiglia lamentano troppa burocrazia, che sottrae tempo alle visite e alla «relazione di cura» con gli assistiti, molti anziani e con più malattie croniche, quindi con bisogni complessi. In media ogni medico assiste quasi 1.400 pazienti (si arriva anche a 1.800), ben oltre il rapporto ottimale di 1.200 assistiti per dottore.  Abbiamo ascoltato le «ragioni» degli uni e degli altri: evitare incomprensioni reciproche serve a migliorare il rapporto di fiducia e, di conseguenza, a curarci meglio. Ma che cosa possiamo chiedere e che cosa non dobbiamo  pretendere? Di seguito le risposte alle domande più frequenti, per esempio: quali sono giorni e orari di apertura dell’ambulatorio? La visita va prenotata? Il dottore è reperibile nel corso della giornata? Se stiamo male è tenuto a visitarci a casa? Può rifiutarsi di prescrivere farmaci o esami? Intanto, cresce il numero di persone rimaste senza medico di famiglia. Cosa fare? Quanti ne mancano? Il ricambio generazionale riuscirà a «coprire» le carenze e i pensionamenti attesi? continua alla pagina seguente    SEGUE DALLA PAGINA PRECEDENTE  lata. Siamo costretti a rivolgerci alla guardia medica solo di notte, o andare al Pronto Soccorso, lontano chilometri, anche per una semplice ricetta. Non è forse un nostro diritto avere un medico di famiglia?».  Anche Maria abita in un piccolo Comune rurale, ma in provincia di Roma: «Ho 78 anni e sono sola; il mio dottore è andato in pensione il mese scorso e devo scegliere il sostituto, ma sono disponibili solo medici a 15-20 chilometri di distanza: senza macchina e con i mezzi pubblici che scarseggiano, come faccio a curarmi?».  Elena di Bari: «Il medico di mio padre, che ha la demenza senile e gravi patologie croniche, riceve solo su appuntamento in orari molto “rigidi”, che purtroppo coincidono con le sue sedute di riabilitazione, fondamentali per la mobilità. Ho chiesto un po’ di flessibilità o un appuntamento extra-orario per poter parlare della terapia, ma nulla».  Giovanni di Palermo: «Ho 82 anni e gravi problemi alle articolazioni che mi rendono quasi impossibile camminare; ho chiesto al mio medico di famiglia di venire a visitarmi a casa per un forte dolore intercostale, ma mi ha risposto che devo recarmi in ambulatorio poiché non sono allettato. Trovo umiliante dover dipendere da un’ambulanza privata, a pagamento, solo per farmi ascoltare il torace. Non  ho diritto a essere curato dignitosamente a casa mia?».  Rosetta di Campobasso: «Mi sento un po’ persa; ho problemi di udito e, durante l’ultima visita, il mio medico di famiglia è stato molto sbrigativo e parlava a bassa voce mentre scriveva al computer, senza guardarmi. Sono uscita dallo studio che non avevo capito bene come prendere le nuove medicine e le varie dosi. Ho provato a chiedere di scrivere in modo più chiaro, ma ha risposto che era già tutto scritto sulla ricetta».  Sono solo alcune testimonianze - raccolte dal nostro giornale e dal Pit Salute (Progetto integrato di Tutela) di Cittadinanzattiv
a - di persone rimaste senza dottore o che, quando ce l’hanno, lamentano difficoltà nel rapporto col medico di famiglia.  Non si tratta di «voci» isolate, come rileva il Rapporto civico sulla salute 2025 dell’organizzazione di tutela dei diritti dei pazienti: l’assistenza  «di prossimità» rimane critica e, in quest’ambito, la percentuale più alta di segnalazioni dei cittadini riguarda proprio i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta.  «Il Rapporto evidenzia come il medico di medicina generale oggi sia schiacciato da un sovraccarico insostenibile di pazienti e di burocrazia»  premette Valeria Fava, responsabile «Politiche della salute» di Cittadinanzattiva.  Quali sono i principali disagi segnalati dagli assistiti? «Innanzitutto, la difficoltà a ottenere appuntamenti tempestivi o consulti urgenti — riassume Fava —. Episodi come l’invito a rivolgersi al Pronto Soccorso per urgenze  domiciliari testimoniano un corto circuito nella gestione delle cronicità e delle fragilità. Dalle segnalazioni che ci arrivano, poi, talvolta emergono criticità nella comunicazione tra medico e assistito (per esempio, informazioni poco chiare sui percorsi di cura e sui referti), anche perché spesso lo svolgimento delle pratiche burocratiche, come evidenziano gli stessi medici, finisce con l’erodere quel tempo di relazione con il paziente che, per legge, è considerato tempo di cura».  C’è poi lo smarrimento di persone, soprattutto anziane, rimaste senza dottore, che non riescono a trovarne un altro vicino casa (si veda l’articolo a destra).  «Il dato sull’accessibilità fisica è preoccupante — sottolinea Fava —. Se nei grandi e medi centri il cittadino riesce a raggiungere il medico ancora agevolmente, c’è una percentuale non irrilevante di persone che vivono in una  condizione di vera “desertificazione sanitaria”. In particolare, nelle aree disagiate, dover percorrere trenta chilometri per una visita medica rappresenta una barriera insormontabile, specialmente per gli anziani soli che non guidano. Questo isolamento trasforma la prevenzione in un lusso e l’assistenza in un miraggio».  Un’altra nota dolente è l’elevato numero di assistiti per ogni dottore. In base all’Accordo Collettivo Nazionale (ACN), che regola i rapporti di lavoro tra Servizio Sanitario Nazionale e medici di medicina generale (l’ultimo relativo al triennio 2022-24 e rinnovato a gennaio, ndr), il rapporto «ottimale» dovrebbe essere di un medico di famiglia ogni 1.200 assistiti, in modo da garantire la distribuzione capillare dei dottori sul territorio, la vicinanza degli ambulatori e il diritto di ogni assistito a scegliere il medico di famiglia tra i professionisti che operano in convenzione con l’Asl.  Molte volte, però, non è così.  In ogni caso, come stabilisce l’ACN, il numero massimo di assistiti per medico di famiglia non deve superare 1.500 pazienti, con la possibilità di arrivare fino a 1.800, tramite deroghe a livello locale, per far fronte alla carenza di dottori. Una soglia che spesso viene superata.  Osserva Fava: «Il massimale di 1.500 o 1.800 pazienti per medico impedisce una presa in carico reale, specialmente di fronte all’aumento delle patologie croniche legate all’invecchiamento. Senza strumenti organizzativi adeguati, come personale di segreteria o infermieri, il medico di famiglia non riesce più a garantire quella medicina di prossimità necessaria. Serve un cambio di passo urgente per fare in modo che il primo punto di accesso al Servizio sanitario nazionale continui a rappresentare una porta aperta sulle necessità della comunità — sottolinea la rappresentante di Cittadinanzattiva —. La sofferenza dei medici si riflette direttamente sulla sicurezza dei pazienti, creando disuguaglianze territoriali che colpiscono le persone più vulnerabili. È necessario reinvestire nel rapporto medicopaziente e nelle strutture di supporto, umane e tecnologiche, per garantire l’assistenza in modo equo a ogni persona» suggerisce Fava.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Maria Giovanna Faiella  Heading:   Highlight: ?  L’invito a rivolgersi al Pronto S
occorso per urgenze domiciliari testimonia un corto circuito nella gestione   ?  30 chilometri la distanza che si può arrivare a percorrere, per una visita medica in aree disagiate  Image:Le principali richieste dei pazienti ai medici di famiglia Appuntamenti tempestivi e poter contattare il dottore per consulti urgenti Informazioni comprensibili sui percorsi di cura e sui referti Alternative chiare in caso di assenza o turni ridotti del medico Fonte: Cittadinanzattiva – Rapporto civico sulla salute 2025  Quanti sono gli anziani in Italia (dati in milioni) Over 80  Over 65 1985  7,29  1985  1,4  2025  14,58  2025  4,58  2035  17,36* 2035  5,39*  Over 65 e over 80 sul totale della popolazione  Over 65  Over 80  34,5%  34,1%  30%  30% 25%  24,7% 20%  21,9% 19,5%  15%  16,5%  15%  12,9% 10%  11,8%  5% 0  2,5%  1985  4%  1995  4,9%  2005  6,6%  2015  7,8%  2025  Fonte: Fondazione Gimbe - Rapporto sui medici di medicina generale (MMG), 2026 (Elaborazione dati Istat) *stima  9,3%  2035  2045  2055 Corriere della Sera -tit_org- Medici di famiglia (e pazienti) in crisi     I pazienti : «Dottore, perché non mi ascolti?»   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Maria Giovanna Faiella</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863402711.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[I medici in difficoltà «Oberati da burocrazia e numero eccessivo di assistiti» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863502712.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863502712.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"CORRIERE SALUTE" </b>  del 10 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 05:00:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1734000" Sales="288235" Printing="254214" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863502712.PDF"><![CDATA[CORRIERE SALUTE]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863502712.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[I medici in difficoltà «Oberati da burocrazia e numero eccessivo di assistiti»   Le «ragioni» dei dottori  L  o sanno bene i dottori: il tempo di comunicazione con il paziente è «tempo di cura». Quel tempo che scarseggia sempre più. I motivi? Molteplici. E anche i medici di famiglia «soffrono». In Italia ne mancano oltre 5.700 e, per far fronte alla carenza, c’è chi arriva ad avere oltre 1.800 assistiti, tra cui molti anziani con due o più malattie croniche, quali ipertensione, diabete, bronchite cronica, scompenso cardiaco.  Intanto, i pazienti spesso si lamentano perché gli ambulatori sono aperti solo poche ore al giorno. Chiarisce Alessandro Rossi, presidente Società Italiana Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg): «Il lavoro del medico di famiglia va ben oltre l’orario di presenza in ambulatorio. Non compiliamo solo ricette o certificati di malattia o di invalidità, ma parliamo coi pazienti a telefono quanto serve, perché il tempo fa parte della relazione di cura. Rispondiamo ai messaggi, via email o whatsapp, facciamo visite domiciliari non solo  per eventi acuti ma anche per controllare pazienti fragili allettati; aggiorniamo le cartelle cliniche. Ma siamo anche oberati di carichi di lavoro amministrativi, tra adempimenti burocratici da assolvere, per esempio una serie di indicatori di prestazioni chiesti dalle Asl per i controlli sull’appropriatezza prescrittiva e resoconti che di volta in volta ci vengono chiesti — sottolinea il medico —. Tutto questo tempo può essere stimato, per ciascun professionista, da  un minimo di 2 ore a un massimo di 4 al giorno, tutti i giorni. Ed è tempo sottratto alla relazione di cura».  Se da un lato si vive più a lungo, dall’altro sono aumentate le condizioni croniche, come rilevano i dati Istat e il recente rapporto della Fondazione Gimbe sui medici di famiglia in Italia. «L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato — sottolinea Nino Cartabellotta, presidente Gimbe —. Di conseguenza, un massimale di 1.500/1.800 assistiti per dottore, adeguato al quadro demografico sino agli anni Novanta, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro con ripercussioni su accesso alle cure e qualità dell’assistenza».  «La sfida che oggi la medicina generale deve affrontare è governare condizioni anche molto complesse che riguardano pazienti cronici, fragili, che spesso vivono da soli — conferma il dottor Rossi —.  Sono loro che riempiono i nostri ambulatori cercando risposte ai propri bisogni, che possono essere diversi pur avendo la stessa malattia».   Risposte «su misura»  Il dottor Rossi fa l’esempio di due pazienti col diabete: «I primo non è in sovrappeso, ha una famiglia che lo assiste, va spesso dal medico e fa controlli regolari; l’altro è obeso, fuma, non fa i controlli periodici e non ha una rete familiare. Anche se entrambi hanno gli stessi valori di emoglobina glicata e assumono le medesime terapie, sono diversi i loro profili di rischio e richiedono una presa in carico differente.   In un’ottica di medicina proattiva, il medico di famiglia pianifica controlli periodici “tarati” sulla persona e poi valuta gli esiti di salute».  Sono le risposte «su misura» che ogni paziente vorrebbe, ma da solo il medico di famiglia non ce la fa.  Soluzioni possibili? Intanto, dice il presidente Simg, «molto del lavoro burocratico che svolgiamo potrebbe essere fatto da personale amministrativo messo a disposizione della Casa di Comunità, dove il medico di famiglia potrebbe lavorare col supporto dell’infermiere e in collaborazione con altri specialisti coinvolti. Dove è stato già sperimentato questo tipo di presa in carico delle cronicità si sono registrati migliori esiti di salute in termini di minore morbilità, numero di ricoveri diminuito, meno decessi, e anche risparmi economici per il Servizio sanitario».  C’è un’altra emergenza che investe l’assistenza di prossimità: sempre più cittadini hanno difficoltà a trovare il medico di famiglia, soprattutto n
elle Regioni più popolose.  Non solo: i disagi aumentano per chi vive in zone del Paese difficili da raggiungere e mal collegate, dove non bastano gli incentivi economici per «attrarre» i giovani medici che dovrebbero sostituire  quelli andati in pensione.  «Circa un quarto della popolazione vive in aree interne e piccoli Comuni, dove il più vicino ambulatorio del medico di famiglia si può trovare anche a 10-20 chilometri di distanza — sottolinea Mariagiovanna Amoroso, segretaria regionale di Simg Puglia —. Il paradosso è che in queste aree disperse si concentrano le persone che avrebbero più bisogno di cure, cioè anziani, fragili e con malattie croniche, i cui figli spesso sono emigrati; pertanto, non possono contare su familiari che li accompagnino in studio e si prendano cura di loro».   Controlli che «saltano»  Le conseguenze di non avere un dottore vicino casa? Sintetizza Amoroso: «Problemi di salute non intercettati in tempo, quindi diagnosi fatte in ritardo; pazienti con malattie croniche, quali scompenso cardiaco, diabete, bronchite cronica, che peggiorano poiché “saltano” i controlli, interrompono le terapie o non le seguono correttamente, quindi sono più soggetti a riacutizzazioni e ricoveri che avrebbero potuto essere evitati (con risparmi per il Ssn). La presenza del medico di famiglia è fondamentale anche nei piccoli centri: se viene meno, vacilla l’intero sistema dell’assistenza di prossimità».  Da parte loro, i (pochi) medici di famiglia che lavorano in aree disagiate diventano «itineranti», cioè «coprono» più Comuni o Comunità montane o rurali, come racconta ancora Amoroso: «Diversi medici visitano due giorni in un Comune, due in un altro, un giorno in un altro ancora, ma inevitabilmente dei territori possono rimanere scoperti. E poi, il sovraccarico di lavoro per i dottori che restano può diventare insostenibile: ci sono colleghi che arrivano persino a seguire fino a cinquemila assistiti, come nel caso della dottoressa Maddalena Carta, che a soli 38 anni è venuta a mancare».  «A causa della carenza di medici di famiglia — riprende il dottor Rossi — oggi capita che i giovani medici non abbiano finito il corso di formazione o, addirittura, siano agli inizi del percorso e già abbiano un certo numero di assistiti da seguire, in alcuni casi raggiungendo il massimale di pazienti in poche settimane. È un po’ come dire a un giovane medico, appena specializzato in cardiochirurgia, di effettuare un intervento al cuore. Nella medicina generale, come per altre discipline mediche, occorrono competenze specifiche che si acquisiscono con la formazione, la pratica, l’esperienza».  E poi, sottolinea il presidente Simg: «In Italia non mancano i medici se non in alcune discipline, tra cui la nostra. Occorre, quindi, rendere più attrattivo l’ingresso al corso di formazione (equiparandolo ad altre specializzazioni nel riconoscimento professionale e anche economico) e valorizzare il percorso lavorativo con possibilità di avanzamenti di carriera, per esempio perché si hanno specifiche competenze o si coordina l’attività delle Aggregazioni funzionali territoriali, con riconoscimenti economici legati a funzioni, competenze e obiettivi di salute raggiunti».  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Redazione  Heading: Le «ragioni» dei dottori  Highlight: ?  Bisogni complessi La popolazione invecchia e aumentano le malattie croniche, ma si riduce il tempo per i pazienti   Riforma Ogni iscritto al Ssn ha diritto ad avere il medico di famiglia scegliendolo tra i dottori in convenzione con l’Asl. Con la riforma della Medicina Generale proposta dal ministro della Salute Orazio Schillaci, il Mmg non «sparirà» ma è previsto «il rafforzamento del suo ruolo nell’ambito della medicina territoriale».  Il cuore della Riforma è il «doppio canale»: i Mmg potranno continuare a lavorare in regime di convenzione ma «riformata» (devono svolgere, tra l’altro, pure attività programmate nelle Case di Comunità) oppure scegliere la dipendenza dal Ssn, «selettiva», per garantire la loro presenza nelle CdC. È prevista inoltre l’istituzione dell
a specializzazione universitaria in Medicina Generale, della durata di quattro anni.    ?  Medicina di iniziativa Il dottore pianifica controlli periodici tarati sulla persona e poi valuta gli esiti di salute   11,3  milioni gli over 65 che hanno almeno una malattia cronica (Istat)  8,1  milioni gli anziani che soffrono di due o più malattie croniche (Istat)  8  mila i pensio namenti di mmg attesi entro il 2028 per limite di età:70 anni  20  per cento gli iscritti al corso di formazione in medicina generale che lo abbandonano   ?  Il ricambio Occorre rendere più attrattivo l’ingresso al corso di formazione specifico  Image: -tit_org- I medici in difficoltà «Oberati da burocrazia e numero eccessivo di assistiti»   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863502712.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[AGGIORNATO - Medici di famiglia (e pazienti) in crisi = I pazienti : «Dottore, perché non mi ascolti?» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863202713.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863202713.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"CORRIERE SALUTE" </b>  del 10 May 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Diverse persone si lamentano dei propri dottori, che però sono sempre meno e oberati da obblighi burocratici e altre difficoltà. Che cosa si può davvero chiedere loro e che cosa invece non è giusto pretendere</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 05:00:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1734000" Sales="288235" Printing="254214" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863202713.PDF"><![CDATA[CORRIERE SALUTE]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863202713.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Medici di famiglia (e pazienti) in crisi Diverse persone si lamentano dei propri dottori, che però sono sempre meno e oberati da obblighi burocratici e altre difficoltà. Che cosa si può davvero chiedere loro e che cosa invece non è giusto pretendere   I pazienti: «Dottore, perché non mi ascolti?»   C’è chi è senza medico di famiglia da mesi e deve rivolgersi alla guardia medica per una semplice ricetta; chi vorrebbe maggiore empatia e più flessibilità negli orari di ambulatorio; chi chiede informazioni più chiare su ricette, referti e percorsi terapeutici  S  e abbiamo un problema di salute il nostro primo riferimento è il medico di famiglia, che valuta cosa fare e, qualora occorra, prescrive sulla ricetta del Servizio sanitario nazionale le prestazioni necessarie (esami diagnostici, farmaci, visite specialistiche, ecc). Talvolta basta essere ascoltati e rassicurati, dato che ci fidiamo del dottore che abbiamo scelto; altre volte capita di lamentarsi: non risponde a telefono; non fa visita a casa; l’ambulatorio è aperto solo poche ore al giorno. Da parte loro, i medici di famiglia lamentano troppa burocrazia, che sottrae tempo alle visite e alla «relazione di cura» con gli assistiti, molti anziani e con più malattie croniche, quindi con bisogni complessi. In media ogni medico assiste quasi 1.400 pazienti (si arriva anche a 1.800), ben oltre il rapporto ottimale di 1.200 assistiti per dottore.  Abbiamo ascoltato le «ragioni» degli uni e degli altri: evitare incomprensioni reciproche serve a migliorare il rapporto di fiducia e, di conseguenza, a curarci meglio. Ma che cosa possiamo chiedere e che cosa non dobbiamo  pretendere? Di seguito le risposte alle domande più frequenti, per esempio: quali sono giorni e orari di apertura dell’ambulatorio? La visita va prenotata? Il dottore è reperibile nel corso della giornata? Se stiamo male è tenuto a visitarci a casa? Può rifiutarsi di prescrivere farmaci o esami? Intanto, cresce il numero di persone rimaste senza medico di famiglia. Cosa fare? Quanti ne mancano? Il ricambio generazionale riuscirà a «coprire» le carenze e i pensionamenti attesi? continua alla pagina seguente    SEGUE DALLA PAGINA PRECEDENTE  R  acconta al Corriere Salute una lettrice di Roma: «Mia madre, anziana e allettata, si è sentita male e ho chiamato il medico in orario di ambulatorio per chiedergli di visitarla (lo studio è nella strada adiacente); ha risposto di chiamare il Pronto Soccorso».  Un altro lettore che vive in Campania: «Chiamo il medico di famiglia negli orari di ambulatorio - appena due ore al giorno - ma non risponde, nemmeno alle email: se non riesco ad andare allo studio, come faccio a chiedergli un consulto?».  Antonio vive in un piccolo Comune rurale dell’Ogliastra, in Sardegna: «Nel mio paese il medico di famiglia è venuto a mancare mesi fa e da allora siamo senza assistenza. L’Asl ha fatto dei bandi, ma nessuno vuole venire a lavorare qui perché è una zona troppo isolata. Siamo costretti a rivolgerci alla guardia medica solo di notte, o andare al Pronto Soccorso, lontano chilometri, anche per una semplice ricetta. Non è forse un nostro diritto avere un medico di famiglia?».  Anche Maria abita in un piccolo Comune rurale, ma in provincia di Roma: «Ho 78 anni e sono sola; il mio dottore è andato in pensione il mese scorso e devo scegliere il sostituto, ma sono disponibili solo medici a 15-20 chilometri di distanza: senza macchina e con i mezzi pubblici che scarseggiano, come faccio a curarmi?».  Elena di Bari: «Il medico di mio padre, che ha la demenza senile e gravi patologie croniche, riceve solo su appuntamento in orari molto “rigidi”, che purtroppo coincidono con le sue sedute di riabilitazione, fondamentali per la mobilità. Ho chiesto un po’ di flessibilità o un appuntamento extra-orario per poter parlare della terapia, ma nulla».  Giovanni di Palermo: «Ho 82 anni e gravi problemi alle articolazioni che mi rendono quasi impossibile camminare; ho chiesto al mio medico di famiglia di venire a visitarmi a casa per un forte dolore intercostale, ma mi ha risposto che devo recarmi 
in ambulatorio poiché non sono allettato. Trovo umiliante dover dipendere da un’ambulanza privata, a pagamento, solo per farmi ascoltare il torace. Non  ho diritto a essere curato dignitosamente a casa mia?».  Rosetta di Campobasso: «Mi sento un po’ persa; ho problemi di udito e, durante l’ultima visita, il mio medico di famiglia è stato molto sbrigativo e parlava a bassa voce mentre scriveva al computer, senza guardarmi. Sono uscita dallo studio che non avevo capito bene come prendere le nuove medicine e le varie dosi. Ho provato a chiedere di scrivere in modo più chiaro, ma ha risposto che era già tutto scritto sulla ricetta».  Sono solo alcune testimonianze - raccolte dal nostro giornale e dal Pit Salute (Progetto integrato di Tutela) di Cittadinanzattiva - di persone rimaste senza dottore o che, quando ce l’hanno, lamentano difficoltà nel rapporto col medico di famiglia.  Non si tratta di «voci» isolate, come rileva il Rapporto civico sulla salute 2025 dell’organizzazione di tutela dei diritti dei pazienti: l’assistenza  «di prossimità» rimane critica e, in quest’ambito, la percentuale più alta di segnalazioni dei cittadini riguarda proprio i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta.  «Il Rapporto evidenzia come il medico di medicina generale oggi sia schiacciato da un sovraccarico insostenibile di pazienti e di burocrazia»  premette Valeria Fava, responsabile «Politiche della salute» di Cittadinanzattiva.  Quali sono i principali disagi segnalati dagli assistiti? «Innanzitutto, la difficoltà a ottenere appuntamenti tempestivi o consulti urgenti — riassume Fava —. Episodi come l’invito a rivolgersi al Pronto Soccorso per urgenze  domiciliari testimoniano un corto circuito nella gestione delle cronicità e delle fragilità. Dalle segnalazioni che ci arrivano, poi, talvolta emergono criticità nella comunicazione tra medico e assistito (per esempio, informazioni poco chiare sui percorsi di cura e sui referti), anche perché spesso lo svolgimento delle pratiche burocratiche, come evidenziano gli stessi medici, finisce con l’erodere quel tempo di relazione con il paziente che, per legge, è considerato tempo di cura».  C’è poi lo smarrimento di persone, soprattutto anziane, rimaste senza dottore, che non riescono a trovarne un altro vicino casa (si veda l’articolo a destra).  «Il dato sull’accessibilità fisica è preoccupante — sottolinea Fava —. Se nei grandi e medi centri il cittadino riesce a raggiungere il medico ancora agevolmente, c’è una percentuale non irrilevante di persone che vivono in una  condizione di vera “desertificazione sanitaria”. In particolare, nelle aree disagiate, dover percorrere trenta chilometri per una visita medica rappresenta una barriera insormontabile, specialmente per gli anziani soli che non guidano. Questo isolamento trasforma la prevenzione in un lusso e l’assistenza in un miraggio».  Un’altra nota dolente è l’elevato numero di assistiti per ogni dottore. In base all’Accordo Collettivo Nazionale (ACN), che regola i rapporti di lavoro tra Servizio Sanitario Nazionale e medici di medicina generale (l’ultimo relativo al triennio 2022-24 e rinnovato a gennaio, ndr), il rapporto «ottimale» dovrebbe essere di un medico di famiglia ogni 1.200 assistiti, in modo da garantire la distribuzione capillare dei dottori sul territorio, la vicinanza degli ambulatori e il diritto di ogni assistito a scegliere il medico di famiglia tra i professionisti che operano in convenzione con l’Asl.  Molte volte, però, non è così.  In ogni caso, come stabilisce l’ACN, il numero massimo di assistiti per medico di famiglia non deve superare 1.500 pazienti, con la possibilità di arrivare fino a 1.800, tramite deroghe a livello locale, per far fronte alla carenza di dottori. Una soglia che spesso viene superata.  Osserva Fava: «Il massimale di 1.500 o 1.800 pazienti per medico impedisce una presa in carico reale, specialmente di fronte all’aumento delle patologie croniche legate all’invecchiamento. Senza strumenti organizzativi adeguati, come personale di segreteria o infermieri, il medico di famiglia non riesce pi
ù a garantire quella medicina di prossimità necessaria. Serve un cambio di passo urgente per fare in modo che il primo punto di accesso al Servizio sanitario nazionale continui a rappresentare una porta aperta sulle necessità della comunità — sottolinea la rappresentante di Cittadinanzattiva —. La sofferenza dei medici si riflette direttamente sulla sicurezza dei pazienti, creando disuguaglianze territoriali che colpiscono le persone più vulnerabili. È necessario reinvestire nel rapporto medicopaziente e nelle strutture di supporto, umane e tecnologiche, per garantire l’assistenza in modo equo a ogni persona» suggerisce Fava.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Maria Giovanna Faiella  Heading:   Highlight: ?  L’invito a rivolgersi al Pronto Soccorso per urgenze domiciliari testimonia un corto circuito nella gestione   ?  30 chilometri la distanza che si può arrivare a percorrere, per una visita medica in aree disagiate  Image:Le principali richieste dei pazienti ai medici di famiglia Appuntamenti tempestivi e poter contattare il dottore per consulti urgenti Informazioni comprensibili sui percorsi di cura e sui referti Alternative chiare in caso di assenza o turni ridotti del medico Fonte: Cittadinanzattiva – Rapporto civico sulla salute 2025  Quanti sono gli anziani in Italia (dati in milioni) Over 80  Over 65 1985  7,29  1985  1,4  2025  14,58  2025  4,58  2035  17,36* 2035  5,39*  Over 65 e over 80 sul totale della popolazione  Over 65  Over 80  34,5%  34,1%  30%  30% 25%  24,7% 20%  21,9% 19,5%  15%  16,5%  15%  12,9% 10%  11,8%  5% 0  2,5%  1985  4%  1995  4,9%  2005  6,6%  2015  7,8%  2025  Fonte: Fondazione Gimbe - Rapporto sui medici di medicina generale (MMG), 2026 (Elaborazione dati Istat) *stima  9,3%  2035  2045  2055 Corriere della Sera -tit_org- AGGIORNATO - Medici di famiglia (e pazienti) in crisi     I pazienti : «Dottore, perché non mi ascolti?»   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Maria Giovanna Faiella</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863202713.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Cosa è giusto chiedere e cosa ingiusto pretendere ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863802715.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863802715.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"CORRIERE SALUTE" </b>  del 10 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 05:00:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1734000" Sales="288235" Printing="254214" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863802715.PDF"><![CDATA[CORRIERE SALUTE]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863802715.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Cosaègiustochiedere ecosaingiustopretendere   Giorni e orari di apertura dello studio, visite in ambulatorio e a domicilio, prescrizioni di farmaci e altre prestazioni specialistiche, reperibilità (telefonica e non), che fare se il dottore va in pensione  L  a relazione tra medico di famiglia e paziente (che lo sceglie) si basa sulla fiducia reciproca, e aiuta anche a curarci meglio. Ma cosa possiamo chiedere al dottore e cosa, invece, non dobbiamo pretendere? Ecco cosa sapere su diritti e doveri di ciascuno, in base a quanto stabilito dall’Accordo Collettivo Nazionale (e al buon senso degli uni e degli altri).   Giorni e orari  In quali giorni e per quante ore possiamo trovare il dottore in ambulatorio? Il medico di famiglia deve garantire l’apertura per 5 giorni a settimana, preferibilmente dal lunedì al venerdì, per almeno due fasce pomeridiane o mattutine, e comunque sempre il lunedì, secondo un orario «congruo» che dipende dal numero degli assistiti, ovvero: almeno 5 ore a settimana fino a 500 pazienti; 10 ore a settimana da 501 a mille pazienti; 15 ore a settimana da 1001 a 1.500 assistiti; 18 ore se ha fino a 1.800 pazienti. Il dottore è tenuto a comunicare all’Asl e agli assistiti le modalità di organizzazione dell’ambulatorio e i relativi orari di apertura, per esempio con un cartello affisso in studio.  «Si tratta degli orari di apertura minima dell’ambulatorio  e rappresentano solo un aspetto organizzativo di una parte dell’attività quotidiana del medico — chiarisce Alessandro Dabbene, vicesegretario nazionale della Fimmg, Federazione italiana medici di medicina generale —. L’assistenza ai pazienti, infatti, comprende anche altre attività: telefonica, domiciliare, nelle Rsa-Residenze sanitarie  assistenziali, lettura di email (e risposte), invio di ricette elettroniche, redazione di piani terapeutici, ecc.».   Appuntamenti  La visita in ambulatorio va prenotata? Dipende dal medico di famiglia. «Prendere l’appuntamento è una prassi che si è diffusa durante la pandemia per evitare assembramenti — ricorda il dottor Luigi Galvano, segretario provinciale di Simg Palermo (Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie) —. Nella Convenzione della medicina generale si raccomanda ai dottori di ricevere su appuntamento, salvo diversa valutazione del medico».   Risposta alle chiamate  Il dottore dev’essere reperibile durante le ore di apertura dello studio, ma non bisogna pretendere che risponda sempre a telefono. «Se sta visitando non può rispondere, quindi le telefonate vengono gestite tramite personale che svolge funzioni di segreteria — dice il dottor Galvano —.  Di solito, si ricontattano i pazienti al termine delle visite oppure, se un assistito ha chiamato per un consiglio urgente, viene ricontattato tra una visita e l’altra».   Email e altri contatti  Se invece lo studio medico non ha un/una segretario/a? «In caso di mancata risposta telefonica, perché il medico è impegnato con altri pazienti, gli si può mandare un’email o, per comunicazioni urgenti, un messaggio via sms o whatsapp, così potrà rispondere appena possibile» consiglia Galvano.  Quanto alle modalità di «contattabilità» al di fuori delle fasce orarie in cui l’ambulatorio è aperto, sono disciplinate dagli Accordi integrativi regionali; ma anche dalle scelte di ogni singolo dottore, che può decidere, per esempio, di dare il numero di cellulare personale ai pazienti più «fragili» per essere contattato in caso di necessità.  Dice ancora il dottor Galvano: «Se, per esempio, il medico sta effettuando una visita a casa di un paziente e non può rispondere a telefono, gli si può mandare un messaggio per comunicazioni urgenti. In caso di difficoltà a reperire il proprio dottore, invece, si può chiamare il numero 116117, nelle Regioni in cui è già attivo: risponde alle richieste di cure mediche non urgenti».   Sabato, festivi, notturni  Se chiamiamo il dottore di sabato o nei giorni festivi è tenuto a rispondere? In generale il medico di famiglia si può contattare anche il sabato mattina, dalle 8 alle 10, per richieste non differi
bili, cioè non urgenti ma non rinviabili al lunedì, quando riapre l’ambulatorio.  Se in un giorno festivo o prefestivo o nelle ore notturne (dalle 20 alle 8) dovesse capitare un problema di salute non urgente ma non rimandabile, suggerisce il dottor Dabbene, «si contatta il medico di continuità assistenziale (ex guardia medica) la cui sede può trovarsi, in base all’organizzazione locale, nella Casa di Comunità o nel distretto o nella sede di riferimento dell’AFT-Aggregazione funzionale territoriale o altrove».   Prescrizioni  Il medico di famiglia può rifiutarsi di prescrivere esami o farmaci consigliati dallo specialista? «Sì, se non è convinto, poiché ogni dottore agisce secondo scienza e coscienza — risponde il dottor Galvano —. Per esempio, può capitare che un assistito decida autonomamente di farsi visitare da uno specialista il quale, non essendo informato sui farmaci che il paziente prende, prescrive su ricetta bianca una terapia che può interferire con le medicine assunte. In questo caso il medico di famiglia può rifiutare di “trascriverla” sul ricettario del Ssn».  Ci sono poi prestazioni che il medico di famiglia non può prescrivere direttamente a carico del Servizio sanitario, come nel caso di medicinali che possono essere prescritti solo per specifiche malattie con «Nota Aifa» (Agenzia italiana del farmaco) o in base a un piano terapeutico redatto dallo specialista.   «Dottor Google»  Se leggiamo su Internet di una nuova cura per la nostra malattia, possiamo chiedere al dottore di prescriverla? «Fermo restando che il medico non prescrive sotto dettatura — puntualizza Galvano — le informazioni reperite su Internet o da fonti non mediche vanno sempre discusse col dottore, che valuta sia la validità della terapia su basi scientifiche ma anche se è idonea per il suo assistito».   Visite a casa  Quando possiamo chiedere al dottore una visita a casa? Rientrano nei compiti e obblighi del medico di famiglia le visite domiciliari, su richiesta dell’assistito che ha un improvviso peggioramento di una malattia cronica o un problema di salute acuto ed è (davvero) impossibilitato a recarsi in ambulatorio. In base a quanto stabilisce l’ACN, la visita va fatta «di norma nel  corso della stessa giornata o entro le 12 del giorno successivo, compreso il sabato». In ogni caso la richiesta della visita a domicilio va discussa col proprio dottore, che conosce l’assistito e la sua storia clinica, quindi, oltre alla gravità del problema di salute, può valutare se il paziente è trasportabile «in sicurezza»; se, invece, sospetta, in base ai sintomi riferiti, un infarto o un ictus, consiglierà di chiamare subito il 118. Per i pazienti allettati o non in grado di recarsi in ambulatorio, che usufruiscono dell’assistenza domiciliare programmata o integrata (si veda in alto a sinistra), il medico pianifica visite periodiche a domicilio.   Se va in pensione  Chi comunica che il medico sta per andare in pensione? Di norma il dottore è tenuto a dare il preavviso all’Asl  che, a sua volta, deve comunicarlo ai pazienti, come ribadisce anche il nuovo Accordo Collettivo Nazionale. In ogni caso, dice Galvano: «È buona regola che sia lo stesso dottore ad avvertire i propri pazienti, dopo un rapporto di fiducia durato anni; inoltre, è tenuto a consegnare la cartella clinica all’assistito o al nuovo dottore».  Maria Giovanna Faiella © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Maria Giovanna Faiella  Heading:   Highlight: Accordi ? Il medico di famiglia lavora come libero professionista in convenzione con il Ssn. Il suo rapporto di lavoro è regolato da Accordo collettivo nazionale (ACN), Accordi integrativi regionali e Accordi attuativi definiti dalla singola Asl   1500 il tetto massimo  degli assistiti che non dovrebbe superare ciascun medico di famiglia in base all’ACN, salvo deroghe locali   ?  Se è in ferie o malato o in caso di assenza, il dottore è tenuto a nominare un suo sostituto e deve comunicarlo ai pazienti  Image:Apertura ambulatorio I nuovi Mmg dal 2025  5 giorni  Dal 2025 unica modalità di convenzione per i nuovi ingressi è il «
ruolo unico di assistenza primaria»  a settimana  per almeno due fasce pomeridiane o mattutine, e comunque aperto il lunedì  Chi è  Il medico di medicina generale (Mmg) è un libero professionista che lavora in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale  Che tipo di contratto ha  Il suo rapporto di lavoro è regolato dall’Accordo Collettivo nazionale (o Convenzione) della medicina generale, dagli Accordi integrativi regionali e dagli Accordi attuativi de?niti a livello di singola Asl  Ore settimanali Almeno  5 ore  Almeno  10 ore Almeno  15 ore Almeno  18 ore  Quanti Mmg mancano  Numero assistiti  38 ore settimanali ?no a 500  42.009  Che cosa fanno Svolgono attività per i propri assistiti e per l’Asl (continuità assistenziale, in AFT o in Case di Comunità) pari a  nel 2019  Quanti ne sono stati persi  Man mano che aumenta il numero di assistiti viene rimodulata l’attività oraria  36.812  nel 2024 (-14,1%)  da 501 a 1.000 da 1.001 a 1.500 ?no a 1.800  Fonti: Accordo Collettivo Nazionale della Medicina generale, gennaio 2026 (relativo al triennio 2022-24) *Elaborazione GIMBE su dati SISAC, stima 1/1/ 2025  5.716*  Pensionamenti  (limite di età 70 anni, salvo deroghe)  8.180 entro il 2028  Corriere della Sera -tit_org- Cosa è giusto chiedere e cosa ingiusto pretendere   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Maria Giovanna Faiella</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001863802715.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[L'Hantavirus sbarca in Italia Quattro sotto osservazione: erano in aereo con la donna poi morta per il morbo ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001981003903.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001981003903.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"LIBERO" </b>  del 10 May 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Le persone in quarantena sono a Firenze, Padova, Calabria e Campania Il ministero: «Non hanno sintomi, la persona infetta era lontana da loro» L'Oms: ad alto rischio i passeggeri della nave, da monitorare per 42 giorni</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 06:07:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="253000" Sales="20497" Printing="56602" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001981003903.PDF"><![CDATA[LIBERO]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001981003903.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[IL FOCOLAIO SULLA NAVE DA CROCIERA: TRE I DECESSI  L’Hantavirus sbarca in Italia Quattro sotto osservazione: erano in aereo con la donna poi morta per il morbo Le persone in quarantena sono a Firenze, Padova, Calabria e Campania Il ministero: «Non hanno sintomi, la persona infetta era lontana da loro» L’Oms: ad alto rischio i passeggeri della nave, da monitorare per 42 giorni  ¦ Le autorità sanitarie mondiali si mostrano per nulla preoccupate, ma è inutile negare che - visti i precedenti - il timore serpeggia. Quattro persone sono arrivate in Italia dopo aver preso il volo della compagnia aerea Klm in coincidenza per Roma su cui era salita per pochi minuti la donna olandese affetta da Hantavirus (variante Andes), poi ricoverata e morta in Sudafrica. L’affaire della MV Hondius, la nave da crociera battente bandiera olandese partita lo scorso 3 aprile dall’Argentina e a bordo della quale è esploso un focolaio del morbo che ha causato finora tre decessi, tocca dunque anche l’Italia. «I quattro passeggeri sono stati rintracciati, le informazioni inviate alle Regioni che procederanno ad avviare tutte le procedure di sorveglianza attiva: ci risulta che non abbiano sintomi, la passeggera che poi è deceduta era seduta in una fila lontana ed è stata a bordo del volo per poco tempo»: così ha dichiarato Mara Campitiello, capo del Dipartimento della prevenzione e delle emergenze sanitarie del ministero della Salute.  Le Regioni coinvolte, ha fatto sapere il ministero, sono Calabria, Campania, Toscana, Veneto. Per uno dei quattro passeggeri - una donna residente a Firenze, per la quale il contatto sarebbe avvenuto durante le operazioni di imbarco, e non risulterebbe essere stato  né ravvicinato né prolungato è scattata la sorveglianza sanitaria. «Abbiamo attivato i protocolli previsti e preso contatto con la signora, posta in regime di quarantena precauzionale in attesa degli accertamenti clinici necessari a verificare l’eventuale contrazione del virus», ha fatto sapere la Regione Toscana.  Si trova in quarantena, a Padova, anche un cittadino sudafricano arrivato a Venezia da Amsterdam il 26 aprile scorso, anch’egli fra i passeggeri che a Johannesburg si sono imbarcati sull’aereo a bordo sul quale era salita per pochi minuti prima del decollo la donna poi deceduta. «Non presenta alcun sintomo e gode di buona salute» afferma il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani.  Anche Federico, 25enne calabrese, era presente su quel volo, e ora è in quarantena.  «Sto bene, non ho sintomi - ha detto al Tg1 -. Sono rientrato in Italia per un periodo di ferie, faccio il marittimo. Mi ha contattato il ministero e poi la Asl,dovrò stare in quarantena: isolamento, misurare la temperatura il giorno e la sera e qualora dovessi avere uno dei sintomi, il più comune è la febbre, di ricontattarli. Non sono  preoccupato perché, da come mi hanno detto, ho un basso rischio di contagio del virus».  Sia i governi che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno ribadito più volte in questi giorni che il rischio per la popolazione generale a livello mondiale resta molto basso, perché il virus in questione si trasmette principalmente attraverso il contatto con urine e escrementi di ratti.   Per il ceppo andino il contagio da uomo a uomo è in effetti possibile, ma avviene in rari casi. «Questo non è un altro Covid-19, il rischio attuale per la salute pubblica derivante dall’Hantavirus rimane basso» ha rassicurato il segretario generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. E però la stessa Oms ha poi rimarcato che, in ogni caso, i passeggeri che si trovavano sulla nave sono da considerare «soggetti ad alto rischio», e per loro è consigliabile un periodo di isolamento di 42 giorni, equivalenti all’incubazione della malattia.  Secondo funzionari argentini citati da Associated Press, tutto sarebbe partito da una sessione di birdwatching cioè l’osservazione naturalistica degli uccelli - della coppia olandese (che poi si è ammalata ed è morta) in ISOLAM una discarica nei pressi di Ushuaia, a sud-est dell’Argentina. I due si sarebbero recati in qu
esta discarica per osservare per l’appunto alcuni uccelli selvatici opportunisti e necrofagi, ovvero che si nutrono (anche) di carogne. Fra i volatili che “frequentano” la zona, figurano il Caracara meridionale o Carancho (Caracara plancus), un grande rapace che si ciba di piccoli animali (compresi roditori), oltre che di carogne e prede rubate ad altri uccelli; il più piccolo Caracara chimango (Milvago chimango), che si nutre di insetti e carcasse; e poi i Gabbiani di Magellano (Leucophaeus scoresbii), che come i nostri gabbiani reali frequentano abitualmente le discariche cittadine.  Secondo quanto comunicato sempre dall’Oms, ad oggi  In Ingh in 24 sa isolati struttu per il C  sulla nave MV Hondius sono stati registrati in totale otto casi di Hantavirus, sei confermati e due probabili, inclusi tre decessi (due confermati e uno probabile), con un tasso di mortalità del 38%. Due voli di evacuazione medica provenienti da Capo Verde, con a bordo due pazienti sintomatici confermati e un caso sospetto, sono atterrati nei Paesi Bassi il 6 e il 7 maggio. Quattro ENTO pazienti sono attualmente ricoverati in ospedale: uno in terapia intensiva a Johannesburg, in Sudafrica, due in diversi ospedali nei Paesi Bassi e uno a Zurigo.  La MV Hondius arriverà oggi a Tenerife, la più grande delle Isole Canarie, e farà scendere prima di tutto i passeggeri di nazionalità spagnola, che verranno posti in quarantena. Tra i 151 turisti ancora a bordo non sono emersi nuovi casi di Hantavirus. Anche la Gran Bretagna adotterà misure precauzionali nei confronti dei suoi cittadini, che sarebbero 24, che erano a bordo della nave: verranno tenuti in isolamento in un ospedale nel nordovest del Paese già utilizzato ai tempi del Covid. La MV Hondius proseguirà poi il suo viaggio verso i Paesi Bassi.   hilterra aranno n una ra usata Covid  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: MAURO ZANON  Heading:   Highlight: Itinerario della nave MV Hondius 1  1 APRILE  4 27 APRILE  Ushuaia, Argentina  2  Ascension Island  5 3 MAGGIO  13-15 APRILE  Praia, Capo Verde  Tristan da Cunha  3 3  3 24 APRILE Sant’Elena  6 6 MAGGIO  Isole Canarie, Spagna   ISOLAMENTO  In Inghilterra in 24 saranno isolati in una struttura usata per il Covid  Image:Nella foto a destra in alto, la MV Hondius, nave da crociera polare della compagnia Oceanwide Expeditions battente bandiera olandese: era partita lo scorso 3 aprile dall’Argentina e a bordo è esploso un focolaio di Hantavirus che ha causato finora tre decessi.  Sotto, una tabella che mostra le tappe del viaggio della nave.  Qui a sinistra, l’arrivo ad Amsterdam di tre persone che erano a bordo della nave: sono state prelevate in aeroporto e subito messe in stato di quarantena Oceano Atlantico Settentrionale  6  5  AFRICA 4 3  2  ARGENTINA 1  Oceano Atlantico Meridionale -tit_org- L’Hantavirus sbarca in Italia Quattro sotto osservazione: erano in aereo con la donna poi morta per il morbo   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>MAURO ZANON</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001981003903.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Hantavirus, isolati in quattro in Italia «Ma non è il Covid» = Hantavirus, l'allerta in Italia Quattro persone in quarantena ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001981903896.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001981903896.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"MESSAGGERO" </b>  del 10 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 06:07:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="689000" Sales="62550" Printing="67716" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001981903896.PDF"><![CDATA[MESSAGGERO]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001981903896.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Sbarcati a Roma: sono in quarantena  HANTAVIRUS, ISOLATI IN QUATTRO IN ITALIA «MA NON È IL COVID»   Hantavirus, l’allerta in Italia Quattro persone in quarantena   Il contatto con la passeggera deceduta sul volo Klm è avvenuto il 25 aprile ma la segnalazione è stata inviata al nostro Paese venerdì. Il passaggio da Fiumicino  `  Evangelisti a pag. 4  IL CASO  ROMA Quando Mirjam Schilperoord, 69 anni, olandese, sale sull’aereo della Klm all’aeroporto di Johannesburg, diretto ad Amsterdam, è il 25 aprile. È la moglie di Leo, l’ornitologo settantenne che con una semplificazione viene definito “paziente zero” dell’epidemia di Hantavirus che si è diffusa sulla nave da crociera MV Hondius, salpata da Ushuaia (Argentina) il primo aprile. Il marito è morto l’11 aprile sull’imbarcazione, lei è scesa in una tappa nell’isola di Sant’Elena il 24 aprile, da lì ha raggiunto il Sudafrica, e sta provando a tornare in patria sul volo della compagnia di bandiera olandese. Ma anche Mirjam sta male, presenta i sintomi dell’Hantavirus molto forti, tanto che l’equipaggio decide di farla scendere (successivamente morirà). Ricordiamoci la data: è il 25 aprile e su quel Boeing ci sono anche quattro passeggeri diretti in Italia, dopo lo scalo ad Amsterdam. Sono dunque venuti a contatto con la donna eppure l’allarme, con i nomi e cognomi, al Ministero della Salute italiano, arriva solo l’8 maggio. I quattro sono in Italia dal 26 aprile, dove sono sbarcati con un volo Amsterdam-Roma Fiumicino e fino a ieri, poiché non presentano sintomi, hanno condotto una vita normale.   TESTIMONIANZA  Uno è un sudafricano, sbarcato a Venezia, che si trovava a Padova per lavoro e si è messo autonomamente in contatto con le autorità sanitarie. Un’altra è una donna,  anche lei di origine straniera, che vive a Firenze. Infine, ci sono un napoletano e un giovane della provincia di Reggio Calabria.  Quest’ultimo, Federico Amaretti, che lavora come marittimo, ha raccontato al Tg1: «Il volo da Johannesburg è partito in ritardo e il comandante ci ha informato che era dovuto al fatto che una passeggera era stata sbarcata perché si era sentita male. Ero in uno degli ultimi sedili, la signora non l’ho vista. In queste ore sono stato contattato dal Ministero della Salute e dall’azienda sanitaria della Calabria. Mi hanno detto di restare in isolamento e di misurare costantemente la febbre. Lunedì un  medico verrà a farmi delle analisi. Comunque sto bene, non ho sintomi». Nelle ultime 24 ore tutte le aziende sanitarie interessate si sono mobilitate e i quattro sono in quarantena, con una formula che viene definita fiduciaria, perché non esiste l’obbligo in quanto il rischio non è catalogato come alto. Domani il Ministero della Salute pubblicherà una circolare su come trattare i casi sospetti di Hantavirus, aggiornata alle ultime indicazioni dell’Ecdc (l’ente europeo per la salute). Tutti e quattro sono o saranno sottoposti al test, ma comunque per fortuna non ci sono sintomi. Per alcuni le aziende sanitarie hanno chiesto anche ai familiari e ai contatti stretti di restare in regime di isolamento fiduciario. Resta un  problema di fondo: il contatto avviene il 25 aprile, l’informazione all’Italia viene inviata solo l’8 maggio. Se uno dei quattro fosse stato contagiato e avesse sviluppato dei sintomi, i buoi sarebbero già stati ampiamente a diversi chilometri dalla stalla. Spiega Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento della prevenzione del Ministero della Salute: «I passeggeri sono stati rintracciati. Le informazioni sono state inviate alle Regioni che procederanno ad avviare tutte le procedure di sorveglianza anche attiva. Erano seduti in una fila lontana dalla passeggera che è deceduta successivamente. E ci risulta anche che la passeggera sia stata a bordo dell’aereo per poco tempo. Non c’è allarme». Preoccupato l’esponente di Azione, Alessio D’Amato: «Condividendo le valutazioni di rischio basso dell’Oms e dell’Ecdc, ma la macchina ministeriale della sorveglianza e della prevenzione è partita con ritardo». Ma come si stanno muovendo le rispettive regioni? Partiamo 
 dal Veneto. Racconta il presidente della Regione, Alberto Stefani: «Il cittadino straniero è collaborativo, non presenta alcun sintomo e gode di buona salute. Il contatto con la persona deceduta non è stato né ravvicinato, né prolungato. Per questo è considerato soggetto a basso rischio. In via precauzionale potrà sottoporsi nelle prossime ore a un test previsto dal ministero della Salute». In Toscana il presidente Eugenio Giani fa sapere che «il contatto sarebbe avvenuto durante le operazioni di imbarco e non risulterebbe né ravvicinato né prolungato». Situazione simile in Campania. Infine, c’è il caso della Calabria con la testimonianza del giovane di Reggio. Dunque, nessun allarme, ma come spiegano tutti gli esperti, è giusto vigilare. Dice il professor Gianni Rezza, epidemiologo: «Ritengo che abbiano fatto bene per estrema precauzione a prendere queste misure di isolamento, di quarantena, tuttavia si tratta di una misura proprio precauzionale perché il rischio che si sviluppi una malattia è estremamente basso». Il virus è già stato sequenziato in Svizzera e non ci sono stati sostanziali mutamenti.  Mauro Evangelisti  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Mauro Evangelisti  Heading:   Highlight: I numeri  8  I contagi complessivi registrati sulla nave  3  I decessi accertati per hantavirus  40%  Il tasso di mortalità del ceppo  60  I sottotipi identificati nel mondo  45  I giorni massimi di incubazione   LA PAROLA  Hantavirus  L’hantavirus è un virus trasmesso soprattutto dai roditori infetti, come topi e ratti, attraverso saliva, urine ed escrementi. Le persone possono contagiarsi respirando particelle contaminate presenti nell’aria oppure entrando in contatto con superfici sporche. Il ceppo Andes, individuato nel focolaio della nave da crociera Hondius, è  l’unico conosciuto capace anche se raramente - di trasmettersi da persona a persona dopo contatti molto stretti e prolungati. I sintomi iniziali assomigliano spesso a quelli di una forte influenza. Nei casi più gravi il virus può colpire polmoni, cuore e reni provocando insufficienza respiratoria e complicazioni anche mortali.    DUE SONO STRANIERI E SI TROVANO IN VENETO E TOSCANA, UNO VIVE A NAPOLI UN GIOVANE CALABRESE: «ISOLATO, MA STO BENE»  Image:Lo sbarco adAmsterdam dei passeggeri del volo Klm da Johannesburg -tit_org- Hantavirus, isolati in quattro in Italia «Ma non è il Covid»   Hantavirus, l’allerta in Italia Quattro persone in quarantena   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Mauro Evangelisti</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001981903896.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Fine vita, legge a rischio appello Pd: subito in aula ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001983903884.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001983903884.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 20 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 10 May 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>I capigruppo dem Boccia e Braga chiedono alla maggioranza di evitare il rinvio finale del testo in commissione. L'incognita FI</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 06:07:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1455000" Sales="146420" Printing="122131" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001983903884.PDF"><![CDATA[REPUBBLICA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001983903884.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Fine vita, legge a rischio appello Pd: subito in aula I capigruppo dem Boccia e Braga chiedono alla maggioranza di evitare il rinvio finale del testo in commissione. L’incognita FI  ROMA  artedì prossimo, alla riunione dei capigruppo di palazzo Madama, il Pd chiederà di portare subito in aula il disegno di legge sul fine vita. Perché accada — perché davvero il testo possa lasciare la palude della commissione Giustizia — servono i voti del centrodestra. O almeno di una parte. Per queM  sto i presidenti dei gruppi dem di Camera e Senato Chiara Braga e Francesco Boccia fanno appello alla maggioranza: «Non è più tempo di rinvii, il parlamento si assuma le sue responsabilità». E del resto, da settimane, di fine vita si parla con insistenza anche dentro Forza Italia, per effetto delle sollecitazioni dall’alto di Marina Berlusconi. Votare sì alla calendarizzazione, per gli azzurri, sarebbe il primo vero banco di prova per dimostrare se fanno sul serio. «Se davvero i forzisti fossero intenzionati a passare dalle parole ai fatti, avremmo risolto tutti i problemi», chiosa il presidente dei senatori dem. «È il momento della verità», aggiunge Braga.  Lo snodo è cruciale. Se la proposta di calendarizzare il provvedimento venisse bocciata, il testo rimarrebbe in commissione Giustizia.  Per settimane? Mesi? Mentre la legislatura volge al termine. È sempre più concreto il rischio che cali il sipario — definitivamente — su un iter infinito di false partenze, tentativi di  mediazione, ostruzionismi palesi e a volte celati. Le date: il disegno di legge a prima firma di Alfredo Bazoli è all’esame della commissione Giustizia del Senato da febbraio 2024 (il  deposito risale persino al 2022). Nel mezzo sono state svolte un centinaio di audizioni, un numero monstre.  A luglio 2025 un comitato ristretto, tra le varie proposte, ha adottato un testo unificato, relatori l’azzurro Pierantonio Zanettin e il meloniano Ignazio Zullo. Intanto i contenuti sono stati modificati in maniera significativa. «In peggio», spiega Boccia: «Inaccettabile prevedere un comitato etico ed escludere il Servizio sanitario nazionale: il diritto di scegliere non può essere riconosciuto solo a chi se lo può permettere economicamente». Ma il problema è a monte: quasi un anno dopo, si è ancora lì, in commissione. L’ultima mediazione è stata tentata dalla neo-capogruppo azzurra Stefania Craxi. Un altro mese è passato senza risultati. Gli ostacoli posti dalla destra a volte sono sottili, procedurali: una settimana fa la discussione è stata congelata per l’assenza dei pareri del governo. E così il vuoto legislativo rimane dov’è, tamponato dalle delibere regionali, che rendono il suicidio assistito davvero possibile solo in alcune zone d’Italia. «Un’evidente disparità territoriale», dice Boccia. Il ritardo rispetto alla Corte Costituzionale è enorme. «Sono passati sette anni dal 2019, quando la Consulta ha stabilito in una sentenza rivoluzionaria i criteri per accedere al fine vita», ricorda Braga. Il malato dev’essere tenuto in vita da un sostegno vitale, affetto da una patologia irreversibile, afflitto da intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche. Ma capace di prendere decisioni consapevoli. «Chi ha fatto questo percorso — aggiunge la capogruppo di Montecitorio — finora è passato da una trafila crudele di fatiche burocratiche».  Boccia sottolinea un altro aspetto: «A chiedere un intervento è anche una parte del mondo cattolico che capisce, a differenza della destra, l’urgenza di riconoscere dignità a chi fa una scelta così dolorosa». Ora tocca (anche) alla maggioranza offrire risposte: «Lo Stato — conclude il presidente dei senatori dem — non si può girare dall’altra parte davanti alla sofferenza dei suoi cittadini».  ---End text---  Author: SERENA RIFORMATO  Heading:   Highlight: i personaggi Francesco Boccia È il capogruppo dei senatori del Partito democratico Chiara Braga È la capogruppo del Partito democratico alla Camera dei deputati  Image:MATTARELLA L’omaggio in via Caetani a Moro e alle vittime del terrorismo Il presidente della Repubblica Sergio Mattarel
la ha deposto ieri una corona di fiori in via Caetani nel luogo dove fu ritrovato il corpo del leader della Dc Aldo Moro.  Era il 9 maggio del 1978. Poi in Senato si è svolta la giornata in ricordo delle vittime del terrorismo con Ignazio La Russa Lorenzo Fontana -tit_org- Fine vita, legge a rischio appello Pd: subito in aula   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>SERENA RIFORMATO</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001983903884.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Intervista a Giovanni Rezza  - Rezza: giuste precauzioni ma non è il contagio Covid = Rezza "Giusto cautelarsi contagio più difficile ma la malattia è letale" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001982603887.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001982603887.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 13 di <b>"REPUBBLICA" </b>  del 10 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 06:07:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1455000" Sales="146420" Printing="122131" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001982603887.PDF"><![CDATA[REPUBBLICA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001982603887.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Rezza: giuste precauzioni ma non è il contagio Covid   L’esperto   Rezza “Giusto cautelarsi contagio più difficile ma la malattia è letale”   L’infettivologo era uno degli esperti in prima linea durante l’ultima pandemia: “Stavolta il rischio è basso”  A a pagina 13    iovanni Rezza è professore di Igiene al San Raffaele di Milano.  Per anni ha guidato le Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, prima di diventare il capo della Prevenzione del ministero alla Salute. È infettivologo ed epidemiologo ed è stato tra coloro che hanno deciso come affrontare la pandemia del coronavirus.  La decisione di isolare quattro persone in Italia è preoccupante? «No, perché sono tutte asintomatiche, sane e sembra che non abbiano avuto contatti stretti e prolungati con la persona malata, rimasta a bordo pochi minuti. Le misure sono giuste, ispirate alla massima precauzione. In generale il rischio globale legato all’Hantavirus rimane molto basso».  Non c’è il rischio di un’altra pandemia come con il Covid? «Molto probabilmente no, in quanto non è stata dimostrata la trasmissione pre sintomatica e inoltre essendo l’Hantavirus molto aggressivo i malati vengono facilmente identificati e isolati. Non sono quindi in grado di trasmettere l’infezione, che tra l’altro fatica di più a passare da una persona  G  all’altra».  Quando avviene la trasmissione dell’Hantavirus da da uomo a uomo? «Ci sono pochi studi disponibili, visto che negli anni passati abbiamo osservato solo un paio di focolai in Argentina, dove c’è stata trasmissione inter umana. Però va ricordato sempre che le epidemie sono state contenute con misure di sanità pubblica, come appunto l’isolamento».  Chi trasmette il virus? «Secondo quanto riportano i Cdc di Atlanta sembrerebbe che solo coloro che hanno i sintomi, nelle prime fasi della malattia, contagerebbero altre persone. Soprattutto in presenza di quelli che vengono definiti super spreader, cioè super diffusori, persone più  contagiose di altre».  Potrebbe esserci stato un superspreader sulla nave Mv Hondius ? «È compatibile con la distribuzione dei tempi di incubazione, in quanto il primo caso avrebbe sviluppato i sintomi verso la fine della prima settimana di aprile, gli altri casi tra l’ultima settimana di aprile e la prima di maggio. Si è creata una condizione un po’ unica: una persona già infetta è salita a bordo di una nave, cioè dentro un ambiente chiuso e affollato in cui sono frequenti i contatti ravvicinati e prolungati. La trasmissione del virus avviene per via respiratoria».  Normalmente quanto è lunga l’incubazione della malattia? «La durata è variabile, addirittura è stato riportato un periodo di 42 giorni, però nella maggior parte dei casi è compresa tra le due e le quattro settimane».  Quanti tipi di Hantavirus ci sono? «Abbiamo quelli europei, che danno sindromi renali con una letalità dall’1 al 10%, e quelli americani, come in questo caso, che invece danno sindromi polmonari gravi con una letalità superiore al 30%.  L’Hantavirus con cui abbiamo a che fare adesso viene chiamato Andes, ed è l’unico per il quale sia stata dimostrata una trasmissione inter umana. Gli altri non riescono a passare da una persona all’altra». — MI.BO.   ©RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: MICHELE BOCCI  Heading: L’esperto  Highlight:   Image:L’esperto  Giovanni Rezza, infettivologo, in prima linea durante l’epidemia di Covid EPA/ELTON MONTEIRO -tit_org- Intervista a Giovanni Rezza  - Rezza: giuste precauzioni ma non è il contagio Covid     Rezza “Giusto cautelarsi contagio più difficile ma la malattia è letale”   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Michele Bocci</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001982603887.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Hantavirus, allarme in Italia Rezza: "Giusto isolarli" = Hantavirus, l'allarme arriva in Italia Quattro persone sotto sorveglianza ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001982403889.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001982403889.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 31 di <b>"STAMPA" </b>  del 10 May 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>PAOLORUSSO—PAGINAT9 sull'aereo sono venute in contatto conuna delle vittime. Il ministero della Salute: "Rischi molto bassi inEuropa'</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 06:07:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="837000" Sales="79093" Printing="95214" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001982403889.PDF"><![CDATA[STAMPA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001982403889.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[I 4 PASSEGGERI SOTTO SORVEGLIANZA  Hantavirus, allarme in Italia Rezza: “Giusto isolarli” PAOLO RUSSO — PAGINA 19   Hantavirus, l’allarme arriva in Italia Quattro persone sotto sorveglianza  Sull’aereo sono venute in contatto con una delle vittime. Il ministero della Salute: “Rischi molto bassi in Europa”  L’allarme Hantavirus sbarca anche in Italia con 4 passeggeri atterrati da noi tra il 25 e il 26 aprile dopo essere stati a bordo dell’aereo della compagnia olandese Klm. Lì è rimasta per poco tempo la moglie della prima vittima del contagio, deceduta poi il giorno dopo in Sudafrica sempre a causa del virus. I quattro, dopo essere transitati da Roma, hanno raggiunto le rispettive località di lavoro o residenza: Firenze, dove è già in quarantena la direttrice di origine straniera di un hotel a cinque stelle, Padova, dove insegna un prof anche lui di origine non italiana, mentre gli altri due si trovano a Torre del Greco e a Reggio Calabria.  Il ministero della Salute informa con una nota di aver «attivato le procedure previste di valutazione del rischio, sorveglianza e coordinamento sanitario, in linea con i protocolli nazionali e internazionali». Di che cosa si tratti esattamente ce lo spiega Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento prevenzione del ministero che segue h24 la vicenda. «Noi abbiamo acquisito i dati e li abbiamo trasmessi alle Regioni di competenza affinché sia avviata la sorveglianza delle quattro persone venute a contatto con la contagiata. Questo nel principio di massima cautela, che consiste nell’autoisolamento e nel controllo quotidiano da parte dell’Asl di appartenenza delle loro condizioni di salute. Ma il pericolo che si possano essere contagiati è bassissimo perché il virus si trasmette solo con contatti molto stretti e prolungati, mentre in questo caso la donna poi deceduta è stata fatta scendere prima del decollo dall’aereo diretto da Johannesburg ad Amsterdam proprio per le sue precarie condizioni di salute». Anche se - ammette la stessa Campitiello - un contatto un po’ più ravvicinato c’è stato in fase di imbarco, così come è innegabile il ritardo da parte di Klm nella trasmissione dell’elenco dei passeggeri, visto che noi lo abbiamo avuto solo venerdì», ossia quasi due settimane dal contatto dei quattro con la signora olandese con visibili sintomi da contagio.  Ora, come spiegano sempre dal ministero della Salute, la palla va alle Regioni, perché per passare dall’autoisolamento alla quarantena obbligatoria serve un’ordinanza del ministro della Salute della quale al momento non si vede la necessità, visto che i quattro passeggeri del volo Klm sono tutti asintomatici e che in assenza di sintomi la trasmissione dell’Hantavirus da uomo a uomo fino ad oggi non è stata mai rilevata.  La Toscana però ha deciso di seguire la strada della massima cautela mettendo in quarantena la donna residente a Firenze e avviando il tracciamento dei suoi contatti. «Siamo in attesa degli accertamenti per verificare la presenza del virus», ha fatto sapere il presidente della Regione Eugenio Giani. Anche se, va detto, l’incubazione del virus può durare fino a sei, anche sette settimane.  Il che significa che bisognerà aspettare ancora un mesetto prima di dichiarare i quattro completamente fuori pericolo, mentre i virologi danno praticamente per certo che in questi giorni in cui hanno circolato liberamente non possono aver contagiato nessuno, proprio perché non presentano sintomi, in assenza dei quali il virus non si trasmette.  Del resto - come ricorda sempre la nota ministeriale - «le valutazioni condivise a livello internazionale dall’Oms e dall’Ecdc ( il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) indicano attualmente un rischio basso per la popolazione generale a livello mondiale e molto basso in Europa”.  Le autorità spagnole fanno sapere che la nave da crociera Hondius, sulla quale sono stati riscontrati i casi di contagio, arriverà a Tenerife, dove sbarcherà e metterà in quarantena prima di tutti i passeggeri spagnoli, mentre l’imbarcazione proseguirà poi per l’Olanda dove v
erranno prese misure analoghe.  Tra i 151 turisti ancora a bordo, di ben 23 diverse nazionalità, non sono comunque emersi nuovi casi di Hantavirus dopo i tre decessi e gli otto contagi che hanno scatenato un allarme che non c’è. —  ---End text---  Author: PAOLO RUSSO  Heading:   Highlight: S La vicenda  1  Il contagio a bordo La nave da crociera MV Hondius parte il 1º aprile da Hushuaia diretta a Tenerife. Tra l’11 aprile e il 2 maggio a bordo si registrano casi di hantavirus. Tre passeggeri muoiono, altri otto vengono contagiati  2  La diffusione Due nuovi casi sospetti: un inglese che vive a Tristan da Cuhna ed era salito a bordo della Hondius, e una spagnola di Alicante che aveva viaggiato in aereo con una persona contagiata  3  La sorveglianza Il ministero della Salute attiva la sorveglianza attiva su 4 passeggeri di un volo Klm per Roma su cui era salita per pochi minuti una passeggera della nave MV Hondius, poi morta di hantavirus  Image:REUTERS/STRINGER  L’allarme La nave da crociera MV Hondius a Capo Verde in partenza per Tenerife Il paziente zero L’ornitologo olandese Leo Schilperoord, 77 anni, era in viaggio con la moglie Mirjam, 69, morta pochi giorni dopo di lui -tit_org- Hantavirus, allarme in Italia Rezza: “Giusto isolarli” Hantavirus, l'allarme arriva in Italia Quattro persone sotto sorveglianza   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>paolo russo</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001982403889.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[L'hantavirus atterra a Fiumicino Quattro in quarantena Regioni in allerta ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001983303882.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001983303882.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"TEMPO" </b>  del 10 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 06:07:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="38083" Sales="7112" Printing="14649" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001983303882.PDF"><![CDATA[TEMPO]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001983303882.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[RISCHIO SANITARIO  L’hantavirus atterra a Fiumicino Quattro in quarantena Regioni in allerta  ••• Quattro persone sono arrivate in Italia con il volo Klm in coincidenza per Roma sul quale, per pochi minuti, era salita una donna poi ricoverata per hantavirus a Johannesburg e lì deceduta. Lo ha fatto sapere il ministero della Salute, che ha acquisito i recapiti dei quattro passeggeri e ha trasmesso le informazioni alle Regioni di competenza: Calabria, Campania, Toscana e Veneto, che hanno attivato le procedure di sorveglianza attiva. I quattro passeggeri «sono stati tutti rintracciati e ci risulta che non abbiano sintomi», ha rassicurato Maria Rosaria Campitiello, capo dipartimento della prevenzione del ministero, spiegando al Tg1 che «erano seduti in una fila lontana dalla passeggera che successivamente è deceduta, e ci risulta anche che la passeggera sia stata a bordo del volo per poco tempo». L’assessore alla Salute della Regione Toscana, Monia Monni, ha fatto sapere di aver preso contatto «con la nostra concittadina, attualmente domiciliata a Firenze», che è stata «posta in regime di quarantena precauzionale». La Calabria ha attivato le procedure di sorveglianza per un uomo che risulta «completamente asintomatico». Si tratta di un 25enne che ieri sera ha dichiarato al Tg1: «Sto bene, non ho sintomi». Ha poi aggiunto: «Faccio il marittimo, ho preso il volo il 25 sera da Johannesburg ad Amsterdam, per rientrare a casa in ferie. Poi da Amsterdam ho preso il volo per Roma, quindi ho cambiato aereo e sono rientrato a Reggio Calabria». La Asl, ha detto il giovane, «mi ha detto che dovrò stare in quarantena, isolamento, misurare la temperatura il giorno e la sera e qualora dovessi avere uno dei sintomi, il più comune è la febbre, di ricontattarli; lunedì verrà il medico a farmi delle analisi». A Padova è in quarantena un cittadino sudafricano, arrivato a Venezia il 26 aprile scorso. «È collaborativo, non presenta alcun sintomo e gode di buona salute», ha assicurato il governatore Alberto Stefani. Anche la persona in quarantena in provincia di Napoli non manifesterebbe alcuna sintomatologia riconducibile a un contagio da hantavirus. Il ministero della Salute ha ribadito che «le valutazioni condivise a livello internazionale dall’Oms e dall’Ecdc indicano attualmente un rischio basso per la popolazione generale a livello mondiale e molto basso in Europa». Sempre attraverso il ministero della Salute si è appreso che sulla nave MV Hondius dal 6 maggio è presente anche un medico italiano dello staff sanitario Ecdc, salito a bordo a supporto delle attività assistenziali legate all’emergenza. La nave da crociera colpita da un focolaio di hantavirus è attesa domenica in un porto di Tenerife, alle isole Canarie, con arrivo previsto alle prime ore del mattino. «Saranno effettuati controlli sanitari sui passeggeri e sull’equipaggio, dopodiché inizierà lo sbarco», ha fatto sapere Mónica García, ministro spagnolo della Salute. Tutti coloro che sbarcheranno saranno sottoposti a un controllo medico per assicurarsi che non presentino alcun sintomo. A bordo ci sono persone di oltre 20 nazionalità diverse. Sia gli Stati Uniti che il Regno Unito hanno accettato di inviare aerei per evacuare i propri cittadini. Alcuni membri dell'equipaggio, così come la salma di un passeggero deceduto, non sbarcheranno ma rimarranno a bordo, mentre la Hondius salperà poi alla volta dei Paesi Bassi, dove sarà sottoposta a disinfezione.  SIL. TEM.  ---End text---  Author: SIL.TEM.  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- L’hantavirus atterra a Fiumicino Quattro in quarantena Regioni in allerta   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>SIL.TEM.</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/10/2026051001983303882.PDF</guid>
	</item>
	</channel>
</rss>