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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Condizione di vita dei più fragili: la Cisl Pensionati di Grosseto chiede investimenti e accordi locali ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/09/2026050902397400004.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"corrieredimaremma.it" </b>  del 08 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 00:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://corrieredimaremma.it/news/attualita/448367/condizione-di-vita-dei-piu-fragili-la-cisl-pensionati-di-grosseto-chiede-investimenti-e-accordi-locali.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Giovanni Ramiri08 Maggio 2026, 12:14Emergenze sociali, come l'invecchiamento della popolazione e il disagio giovanile, richiedono maggiori investimenti. Ne è convinta la Cisl Federazioni Pensionati di Grosseto, che chiede un confronto con i Comuni del territorio, il Coeso e l'Azienda Usl Toscana sud est per parlare delle condizioni di vita complessive della cittadinanza, in particolare dei più fragili come gli anziani, i giovani e i non autosufficienti.“Servono nuovi investimenti - spiega Massimo Sbrilli, segretario generale della Cisl Fnp di Grosseto - per far fronte alle attuali emergenze sociali, che riguardano la popolazione più anziana e i giovani e che ricadono, chiaramente, su tutto il tessuto sociale. La scarsità di risorse non consente lo sviluppo e l’attuazione di politiche che si facciano carico delle urgenze e delle carenze strutturali e rischia, quindi, di mortificare e rendere vano il confronto anche a livello locale tra il sindacato e i vari soggetti pubblici”.Sono di questi giorni i dati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate sui redditi dichiarati nel 2025, dai quali emerge ancora una volta il dato storico sull’evasione fiscale tra i 72 e 100 miliardi, tra i più alti in Europa. “Ancora una volta - aggiunge Cesare Nigrelli, referente della Fnp per la contrattazioni socio-sanitaria - i lavoratori dipendenti e pensionati si fanno carico dell’84,6% del reddito complessivo dichiarato e solo il 4% dei contribuenti dichiara redditi pari o superiore a 70.000 euro annui. Emerge anche, dall’analisi della Fondazione Gimbe, il gap tra fabbisogno stimato e risorse disponibili, che al momento arriverebbe all’astronomica cifra di 30,6 miliardi nel 2027-2029. La strategia richiede un approccio strutturale che leghi la lotta all'evasione al finanziamento diretto della sanità pubblica e delle politiche sociali”.“Sono necessari dunque - conclude Sbrilli - accordi a livello territoriale con Comuni e Regioni per una fiscalità locale equa, dove il recupero dell'evasione, come i tributi comunali non versati, venga vincolato ad atti sociosanitari. In sintesi, occorre spostare la narrazione dalla mancanza di fondi alla scelta politica di recuperare risorse, dove queste sono nascoste (evasione) o sprecate (sussidi al privato, cattiva organizzazione) investendole direttamente nella dignità lavorativa e nella salute pubblica”.
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		<title><![CDATA[Sanità piemontese al collasso: il 23 maggio la protesta contro Regione e privatizzazioni ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/09/2026050902397500005.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"giornalelavoce.it" </b>  del 08 May 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Liste d’attesa infinite, 352 mila cittadini che rinunciano alle cure e ospedali senza personale: sindacati, medici e associazioni tornano in piazza accusa...</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 00:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/698734/sanita-piemontese-al-collasso-il-23-maggio-la-protesta-contro-regione-e-privatizzazioni.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Comitato piemontese per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure torna in piazza a tre anni esatti dalla prima grande mobilitazione in difesa della sanità pubblica regionale, che aveva coinvolto migliaia di persone tra ordini professionali, associazioni, cittadinanza attiva e società civile.La nuova manifestazione è in programma per sabato 23 maggio alle ore 14 davanti al Grattacielo della Regione Piemonte. Da lì partirà il corteo che raggiungerà Piazza Carducci, accanto all’ospedale delle Molinette, il più grande presidio sanitario d’Italia e uno dei maggiori d’Europa.La mobilitazione è stata presentata questa mattina nella sede dell’ANAAO, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il segretario generale della CGIL Piemonte, Giorgio Airaudo, la segretaria regionale di Anaao Assomed Piemonte, Chiara Rivetti, il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Torino, Guido Giustetto, insieme ai rappresentanti degli ordini professionali, dell’associazionismo e della società civile che compongono il Comitato.Al centro della protesta ci sono le criticità del sistema sanitario piemontese: ritardi nell’attuazione del PNRR, carenza di personale, crescita delle liste d’attesa, aumento della spesa sanitaria privata delle famiglie e il rischio di privatizzazione dei servizi territoriali.Secondo i dati illustrati durante l’incontro, delle 82 Case di Comunità previste dal PNRR soltanto 69 saranno completate entro i termini utili per ottenere i finanziamenti, mentre meno della metà sarà realmente operativa. Inoltre, le strutture non garantiranno più l’apertura continuativa prevista inizialmente — 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 — ma funzioneranno prevalentemente dalle 8 alle 20 nei giorni feriali, con una sola struttura aperta per distretto durante i festivi e nei fine settimana.Situazione analoga per gli Ospedali di Comunità: dei 27 previsti, solo 17 saranno completati entro giugno, mentre gli altri slitteranno oltre il 2026. Preoccupa inoltre la possibilità che alcune strutture vengano affidate a soggetti privati, a partire da tre ospedali torinesi, uno nel Cuneese e uno nel Verbano.Pesante anche il quadro relativo al personale sanitario. In Piemonte mancherebbero oltre 10 mila operatori tra medici, infermieri e OSS. Tra il 2023 e il 2024 sarebbero stati assunti appena 80 infermieri in tutta la regione e un solo tecnico di radiologia, mentre lo SPRESAL avrebbe perso 25 ispettori.Sul fronte sociosanitario, risultano 9 mila persone in attesa di convenzione RSA e altre 15 mila in attesa di assistenza domiciliare. Secondo i dati della Fondazione Gimbe citati durante la conferenza, sarebbero invece 352 mila i piemontesi che hanno rinunciato alle cure, con un incremento del 47% tra il 2023 e il 2024.«Pensiamo che la Regione non abbia difeso la sanità pubblica in questi tre anni e che oggi tocchi nuovamente ai cittadini difenderla direttamente», ha dichiarato Giorgio Airaudo. «Per questo partiremo dal Grattacielo della Regione e arriveremo alle Molinette: vogliamo abbracciare simbolicamente il più grande presidio sanitario piemontese».Molto duro anche l’intervento di Chiara Rivetti, che ha puntato l’attenzione sull’impoverimento del servizio pubblico e sul crescente ricorso alla sanità privata: «La sanità privata rischia di ampliare ulteriormente le disuguaglianze, perché può permettersela solo chi ha un lavoro stabile o sufficienti risorse economiche».Guido Giustetto ha invece concentrato il proprio intervento sulle condizioni di lavoro dei professionisti sanitari e sulla crisi della medicina territoriale. «Il problema non è che in Italia manchino i medici. I medici ci sono, ma non vengono messi nelle condizioni di lavorare bene e, appena possibile, lasciano il Servizio sanitario nazionale o scelgono altre strade», ha spiegato.Secondo il presidente dell’Ordine dei Medici di Torino, la professione è oggi schiacciata da un peso burocratico e organizzativo sempre più gravoso. «I nuov
i medici - ha specificato - si trovano immediatamente sommersi da 1.500 pazienti, senza il tempo necessario per costruire un rapporto di cura adeguato. Questo genera una forte sofferenza professionale e morale».Giustetto ha inoltre denunciato una situazione di «totale confusione» sulla riorganizzazione della medicina territoriale e sul ruolo futuro delle Case di Comunità. «Oggi molti medici non sanno concretamente quale sarà il loro lavoro all’interno di queste strutture. Manca una governance chiara del sistema sanitario regionale».Infine, il presidente dell’Ordine ha richiamato il tema della qualità dell’assistenza. «Dobbiamo difendere il tempo della cura contro il tempo dell’abbandono e della frettolosità. Senza tempo per ascoltare e prendere davvero in carico i pazienti, aumenta anche il rischio di inappropriatezza e di medicina difensiva».   
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Liborio La Mattina</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità territoriale, Legacoop: 5,8 milioni rinunciano alle cure ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/09/2026050902397200006.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/05/09/2026050902397200006.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"sanita33.it" </b>  del 08 May 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 00:16:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.sanita33.it/studi-e-analisi/7529/sanita-territoriale-legacoop-5-8-milioni-rinunciano-alle-cure.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[08 Maggio 2026Al convegno promosso al ministero della Salute, Legacoop rilancia il “Progetto Salute” per rafforzare assistenza territoriale, domiciliarità e integrazione sociosanitariaIn Italia 5,8 milioni di cittadini hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, mentre circa un terzo delle risorse del Pnrr Salute risulta finora utilizzato. È il quadro illustrato da Legacoop durante il convegno “La cooperazione nell’organizzazione della medicina territoriale del Servizio sanitario nazionale”, promosso al ministero della Salute.Secondo Legacoop, il sistema sanitario è sottoposto a una crescente pressione dovuta alla carenza di personale, con oltre 60mila infermieri mancanti e migliaia di medici carenti, all’invecchiamento della popolazione e al peso burocratico che grava sull’attività clinica.“La tenuta del Servizio sanitario nazionale si gioca oggi sul territorio. Non basta costruire strutture: dobbiamo renderle operative, integrate e capaci di prendere in carico le persone in modo continuativo”, ha dichiarato Simone Gamberini, presidente di Legacoop.Nel corso dell’iniziativa è stato presentato il “Progetto Salute”, modello che punta a costruire una filiera integrata della cura attraverso la messa in rete di sanità, welfare e mutualità. Tra gli obiettivi indicati figurano il rafforzamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo della telemedicina e del telemonitoraggio, l’integrazione tra servizi sanitari e sociali e la costruzione di reti territoriali basate su modelli cooperativi.“Abbiamo investito sulle Case e sugli Ospedali di Comunità, ma la vera sfida è farle funzionare. Senza organizzazione, personale e modelli innovativi, il rischio è avere contenitori vuoti mentre cresce il numero di cittadini che rinunciano alle cure”, ha aggiunto Gamberini.Secondo Legacoop, il rafforzamento della sanità territoriale rappresenta una priorità per garantire prossimità, equità di accesso e sostenibilità del sistema, con un ruolo centrale affidato ai medici di medicina generale e alle équipe multiprofessionali.“All’interno del Progetto Salute vogliamo costruire una filiera cooperativa della salute integrata, capace di unire sanità, sociale e mutualità in un modello di welfare di comunità”, ha concluso Gamberini.All’evento sono intervenuti, tra gli altri, Filippo Anelli, presidente FNOMCeO, Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe, Massimo Fabi, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, e Silvestro Scotti, segretario generale Fimmg.
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