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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Gimbe: il gap tra spese e risorse salirà ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042902039103570.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042902039103570.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"DOMANI" </b>  del 29 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 04:19:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe: il gap tra spese  e risorse salirà  Nel triennio 2027-2029, secondo l'analisi della  fondazione Gimbe sui dati contenuti nel  documento di finanza pubblica 2026, il divario tra previsioni di spesa sanitaria per erogare i livelli essenziali di assistenza e le risorse disponibili ammonterà a 30,6 miliardi.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Gimbe: il gap tra spese e risorse salirà   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità, niente svolta: il " gap " tra spesa e fondi vale 30 mld ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042901706504328.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"FATTO QUOTIDIANO" </b>  del 29 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 04:42:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[AUDIZIONI/2 GIMBE: DEFINANZIAMENTO SCELTA POLITICA  Sanità, niente svolta: il “gap” tra spesa e fondi vale 30 mld  I  n valore assoluto i numeri crescono, in rapporto al Pil però la spesa sanitaria resterà costante a lungo. Tradotto: difficile aspettarsi una svolta nel finanziamento del Servizio sanitario nazionale, a stare al Documento di finanza pubblica il gap tra fabbisogno stimato e risorse disponibili al momento arriverebbe all’astronomica cifra di 30,6 miliardi nel 2027-2029. Le analisi sono della Fondazione Gimbe, ieri in audizione alla Camera, ma i numeri sono quelli inseriti dal governo nel Dfp.  Premessa: nel documento di bilancio non c’è il “quadro programmatico”, cioè quello che considera le misure che Meloni e soci inseriranno nella manovra d’autunno e, con la guerra nel Golfo, fare previsioni è impossibile. Anche così, però, la traiettoria è indicativa: considerando l’inflazione, la spesa reale salirà molto lentamente.  In percentuale quella sanitaria resterà ferma al 6,4% del Pil (+0,1 sul 2025) dal 2026 al 2029, con una crescita media del 2,4% a fronte di un Pil nominale (che ingloba l’inflazione) che nello stesso periodo sale in media del 2,7%. In numeri assoluti, si capisce anche meglio l’andazzo. La spesa sanitaria prevista sale costantemente: 148,5 miliardi nel 2026, 151,2 nel 2027, 155 nel 2028 e 159,4 miliardi nel 2029. Questo è in teoria il fabbisogno reale, ma difficilmente il fondo nazionale seguirà di pari passo. Solo quest’anno, per esempio, la spesa è prevista salire di quasi 7 miliardi rispetto al  2025, arrivando a 148,5 miliardi. “Considerando che l’ultima manovra ha fissato per il 2026 il fondo sanitario nazionale a 143,1 miliardi, la previsione di spesa sanitaria non è realistica senza aumentare i disavanzi regionali”, ha spiegato il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, che parla di una “scelta politica precisa”. È probabile che si assisterà a una riedizione di quanto avvenuto lo scorso anno, con il consuntivo chiuso con 3 miliardi in meno rispetto alle stime fatte solo in autunno. È facile immaginare che anche le nuove previsioni “siano riviste al ribasso”.  A ogni modo, senza interventi, la progressione continuerà. Il gap tra Fondo sanitario nazionale e spesa sanitaria, che era di 3 miliardi nel 2023, è salito a 4,3 miliardi nel 2024, quando la Corte dei Conti ha certificato un disavanzo delle Regioni superiore a 1,5 miliardi. La forbice poi si allargherà a 7,1 miliardi nel 2027, 10,1 miliardi nel 2028 e 13,4 miliardi nel 2029. Di fatto, un definanziamento strutturale del Servizio sanitario che aumenta nel tempo e toccherà alle Regioni decidere se far salire le tasse e i disavanzi e/o ridurre i servizi. Nel 2026, buona parte dell’aumento del finanziamento è stato assorbito da rinnovi contrattuali, farmaci, tariffe, prestazioni presso privati accreditati e dispositivi medici.  Il governo s’è impegnato a ridurre le liste d’attesa, ma con questi numeri servono risorse ingenti. E non pare aria.  CDF  ---End text---  Author: CDF  Heading:   Highlight:   Image:i -tit_org- Sanità, niente svolta: il “ gap ” tra spesa e fondi vale 30 mld   -sec_org-
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		<tp:writer>CDF</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Ultimo maggio = Deficit, il valzer del decimale: quando l'Istat smentisce il governo sul 3% ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042902165901718.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042902165901718.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"MANIFESTO" </b>  del 29 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 03:32:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[La conferenza stampa di Giorgia Meloni e i minisitri Calderone e Mantovano al termine del Consiglio dei ministri foto Angelo Carconi/Ansa  Solo altri bonus e sussidi alle imprese.  No al salario minimo, sì a quello «giusto».  Il solito decreto lavoro di ogni primo maggio quest’anno è più vuoto che mai.  Il governo non ha soldi e spera in una deroga al patto di stabilità, dopo averlo firmato, per un finale di legislatura meno mesto. Arriva una novità per timidi aumenti contrattuali, ma non retroattivi  pagine 2 e 3   DEBITO IN AUMENTO AL 138,6%, STIPENDI CROLLATI DEL 7,8% SANITÀ DEFINANZIATA PER INSEGUIRE CLAUSOLE UE E SPESE MILITARI  Deficit, il valzer del decimale: quando l’Istat smentisce il governo sul 3%  II L’insofferenza del governo Meloni rispetto alle autorità indipendenti, e ai controlli costituzionali, ha una ragione. È stata dimostrata ieri dal presidente Francesco Mari Chelli e da Giovanni Savio, direttore per la contabilità Nazionale, entrambi dell’Istat, nell’audizione sul documento di finanza pubblica (Dfp) alle commissioni bilancio di Camera e Senato. L’esecutivo ha fatto passare l’idea per cui la sua politica di austerità abbia mancato di un nonnulla il rientro anticipato di un anno dalla procedura europea di infrazione per deficit eccessivo. È stato il valzer del decimale: il rapporto tra deficit e Pil doveva essere sotto al 3%, ma è rimasto al 3,1% come avevano preannunciato dall’Istat e dall’Eurostat.  La realtà è diversa. «L’Italia avrebbe dovuto registrare un valore del 2,94% del rapporto deficit/Pil, che sarebbe l’unico valore  che avrebbe potuto portare il paese al di fuori della procedura Ue per deficit eccessivo» ha detto Savio. Non bastava allora il 2,99%, come ha insistito per settimane il governo, ma il 2,94%. Il tutto per attivare la clausola del patto di stabilità e aumentare la spesa militare di altri 14,9 miliardi contenuto nel piano europeo Safe.  Di buon mattino, nella sala del mappamondo della Camera, ieri è diventato evidente la ragione per cui il governo non ha potuto ancora - realizzare un progetto aberrante, moralmente oltre che politicamente. E sta parlando d’altro per evitare di ammettere di avere mancato i suoi obiettivi e avere sbagliato i calcoli. Questa non è solo una questione di dati tecnici, ma di incapacità di governare i conti pubblici.  Nessuno ha chiesto all’esecutivo di fare una corsa dissennata per  tagliare un effimero traguardo.  Meloni & Co. lo hanno fatto per fare, presumibilmente, una legge finanziaria di manica larga e presentarsi alle elezioni dell’anno prossimo elargendo qualche bonus in più. Ma non hanno detto che l’austerità continuerà fino al 2031 e spremerà il paese come un limone. Lo dimostrano i dati sulla spesa sanitaria della Corte dei Conti. Nel 2025 la spesa sanitaria è stata inferiore di 2 miliardi rispetto a quanto preventivato. In rapporto al Pil è calata dal 6,4 al 6,3%. Questo definanziamento, che produce effetti  drammatici sulla popolazione, è anche dovuto all’austerità. E scaricherà sulle amministrazioni regionali un peso enorme. Analizzando i dati, la fondazione Gimbe ieri ha detto che ci saranno solo due strumenti per evitare i «piani di rientro»: tagliare i servizi e aumentare le imposte.  Altro dato importante. Il progetto meloniano di rientrare nel deficit convenuto non è fallito per la guerra dell’(ex) alleato Trump contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio 2026, ma prima: nel 2025. Le cause sono: i bonus edilizi post-pandemia voluti dal governo Conte 2 e i crediti di imposta per la transizione 4.0. Lo si è letto nella relazione dell’Istat e in quella della Corte dei Conti udita ieri sul Dfp. Ma anche per la mancanza di investimenti, un altro degli effetti di una politica del «rigore» imperniato sia sul criterio della «spesa netta» che  sull’accumulo degli «avanzi primari» di bilancio.  Dai dati Istat risulta che l’austerità del governo Meloni, che ha firmato il nuovo patto di stabilità nel 2023, non serve a diminuire il debito pubblico. Nonostante i tagli da 12 miliardi all’anno imposti dall’Ue al governo, il debito pubblico è au
mentato di 20 miliardi di euro e crescerà dal 137,1% al 138,6% nel 2026. Senza una crescita significativa non se ne esce. Ora è tra lo 0,4 e lo 0,5% del Pil. Se la crisi energetica prosegue, e senza i residui apporti di un Pnrr agli sgoccioli a giugno, sarà recessione.  Sui salari e sul fisco il bilancio emerso dalle audizioni non è stato meno drammatico. In quattro anni il governo ha fatto politiche regressive che non sono state pensate per recuperare l’inflazione cumulata, né la storica debolezza dei salari. Per l’Istat, in quattro anni,  dal 2021 al 2025, i salari sono calati del 7,8%, mentre la pressione fiscale è arrivata al record del 43,1%.  Lo scenario è destinato a peggiorare. In vista del consiglio dei ministri di domani sui rimedi all’aumento dei carburanti l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha invitato a fare «interventi mirati». Si teme uno «choc inflazionistico» che colpirà redditi bassi. Bisogna fare il contrario di quanto ha fatto fin’ora il governo che ha elargito bonus a pioggia a chi ha un Suv e chi ha solo un ciclomotore 50. Lo stesso ha sostenuto Bankitalia che ha invitato a investire sulla «crescita della produttività» senza la quale «la prudenza nella gestione dei conti pubblici non sarà sufficiente». I soldi da mettere sulla «produttività» non ci sono, né può ottenerli dai tagli, mentre la produzione industriale è al lumicino. È il circolo vizioso in cui si trova Meloni. ro. ci.  ---End text---  Author: ROBERTO CICCARELLI  Heading:   Highlight: Audizioni impietose sulla finanza pubblica e la crisi energetica  Image: -tit_org- Ultimo maggio Deficit, il valzer del decimale: quando l’Istat smentisce il governo sul 3%   -sec_org-
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		<tp:writer>ROBERTO CICCARELLI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Medicina generale, la riforma corre sul doppio binario ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042902949208547.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042902949208547.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"medicoepaziente.it" </b>  del 29 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 07:28:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="0" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042902949208547.PDF"><![CDATA[medicoepaziente.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://medicoepaziente.it/2026/medicina-generale-la-riforma-corre-sul-doppio-binario/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Medicina generale, la riforma corre sul doppio binario   Mantenere la Convenzione con nuovi obblighi o diventare dipendenti del SSN, sono le opzioni offerte al MMG dalla bozza di decreto presentata dal ministro della Salute alla Conferenza delle Regioni   Q 27 aprile 2026 alessanctro visca Ü professione   II processo di riforma della medicina di famiglia, di cui si discute da anni, ha subito un'accelerazione improvvisa. In una riunione straordinaria dei governatori presso la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha presentato lo schema di un decreto legge che intende portare in Parlamento entro il mese di maggio.   Il decreto contiene una sostanziale riforma del rapporto di lavoro e del calcolo della reinunerazione dei medici di medicina generale. Dopo l'approvazione, a gennaio, del disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento del SSN, alla base dell'urgenza che motiva il decreto c'è la necessità di rendere operative le Case di Comunità per rispettare le scadenze previste dal Pnrr, che le ha finanziate.   Il 30 giugno 2026 infatti scade il termine previsto per l'attivazione delle nuove strutture e allo stato attuale delle 1.715 Case di comunità programmate solo 66 sono pienamente operative e altre 781 funzionano con un solo servizio (dati GIMBE, dicembre 2025).   Il decreto è quindi la strada scelta dal governo per superare la carenza di medici nelle Case di comunità e propone ai MMG una doppia opzione: rimanere liberi professionisti convenzionati (con nuove regole) o passare, su base volontaria, allo status di dipendenti pubblici del SSN. I medici che rimarranno in rapporto di convenzione avranno l'obbligo di una presenza organizzata (un certo numero di ore settimanali) all'interno delle Case di Comunità. Inoltre, il compenso non sarà più basato esclusivamente sul numero di assistiti (quota capitaria), ma sarà in parte agganciato al raggiungimento di specifici obiettivi di salute e agli esiti delle cure.   Lo schema del decreto presentato dal ministro della Salute è visibile qui (fonte Quotidiano sanità] Le reazioni delle organizzazioni dei medici   In attesa del testo definitivo del decreto, che sarà presentato in Parlamento, le prime reazioni delle organizzazioni sindacali e professionali dei medici sono, in linea generale, fortemente negative.   Filippo Anelli, presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici), che pure aveva definito "condivisibile" rimpianto della legge delega per la riorganizzazione del SSN, parla di "una riforma fatta senza i medici e senza i cittadini." In un intervento a Rainews24 Anelli ha affermato:   LL la riforma mette in discussione un principio fondamentale per questo tipo di assistenza. Oggi   il medico di famiglia è il medico del cittadino, il medico della persona die lo sceglie e come ottica quella di tutelare la sua salute. Diversamente, diventerebbe il medico dell'azienda, di clii eroga le prestazioni, tutelando l'interesse aziendalistico."   E ha aggiunto:   L L il problema delle Case di comunità non sono i medici di famiglia, il problema è che in questi   tré anni non si è deciso quali servizi erogare e soprattutto non si sono messe le risorse per assumere tutte le professionalità mancanti".   vedi anche l'intervista al presidente dell'Ordine dei medici di Milano, Roberto Carlo Rossi   Ancora più dura la reazione della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) secondo cui la riforma proposta da Schillaci: "distrugge la figura e il ruolo del medico di famiglia." Secondo il sindacato gli accordi integrativi firmati in 17 Regioni dimostrano che ci sono già gli strumenti per "fare evolvere la Medicina Generale in linea con il DM77 senza snaturarne la figura e mettendo a rischio l'assistenza della Medicina Generale ai pazienti."   Inoltre l'introduzione di nuovi vincoli e percorsi di carriera secondo la Finmmg potrebbe spingere i giovani in formazione a prendere altre strade con il rischio di aggravare ulteriormente la carenza di medici di famiglia.   Una maggiore
 apertura arriva dallo Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani) che si dichiara favorevole a un sistema che preveda il doppio canale organizzativo.Tuttavia Snami ritiene che "la dipendenza del medico di famiglia non sia una strada realisticamente percorribile." come ha spiegato Federico Di Renzo, addetto stampa:   molti giovani colleghi non dispongono oggi di un percorso specialistico già definito e immediatamente spendibile in un modello dipendente. Allo stesso tempo, i medici   conveììzionati ancora lontani dalla pensione dovrebbero chiudere studi professionali costruiti negli anni, con il rischio concreto di aumentare ulteriormente la carenza assistenziale sui territori"   Sulla stessa linea lo Smi, Sindacato medici italiani: "Bene il doppio canale - afferma Pina Onotri, segretario generale dello Smi - ma è necessario risolvere le criticità prima della promulgazione del Decreto Legge. No ad accelerazioni senza il confronto con la categoria".   Secondo Alessandro Rossi, presidente nazionale SIMG, Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie:   L L II punto non è solo dove lavoreranno i medici di famiglia, ma quale modello di assistenza vogliamo costituire. Esistono due possibili visioni: una die vede le Case di Comunità come strumenti per smaltire la domanda sanitaria e alleggerire gli ospedali, e un'altra, die è quella che sosteniamo, che le considera il luogo della presa m carico proattiva della cronicità. Proprio questo secondo modello potrebbe garantire un reale miglioramento degli esiti di salute e una maggiore sostenibilità del sistema."   Contraria all'impostazione della riforma ánchela Cimo-Fesmed, che rappresenta i medici ospedalieri:   secondo il sindacato, la dipendenza dei medici di famiglia rischia di creare un conflitto diretto tra professionisti per risorse già scarse, destabilizzando il sistema sanitario. Preoccupazioni anche sull'effettiva capacità delle Case di comunità di reggere il nuovo modello senza un adeguato rafforzamento di personale e servizi.   Un rilievo che arriva anche da Antonio Magi, segretario generale del SUMAI Assoprof, sindacato degli specialisti ambulatoriale:   L L si continua a ignorare ciò che realmente manca per rendere operativa la riforma prevista dal DM 77 e dalPNRR: il potenziamento della specialistica ambulatoriale interna convenzionata. È qui che si gioca la vera partita. Senza una presenza struttiirata e adeguatamente finanziata degli specialisti sul territorio, le Case della Comunità restano contenitori vuoti.   Altri nodi da sciogliere: carriere e previdenza   Nelle reazioni delle organizzazioni dei medici c'è preoccupazione anche per altri aspetti dell'impostazione proposta dal ministro Schillaci. Secondo la Fimmg "il decreto subordina l'accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili":   pertanto "l'intera generazione di medici di medicina generale attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata".   "In molte Regioni del Nord, — segnala ancora la Fimmg — la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare m un sistema che non îïòå loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità".   Toni preoccupati anche nei commenti che arrivano dall'Enpam, l'Ente previdenziale autonomo di medici. In sintesi, il timore è che la riforma possa destabilizzare il sistema previdenziale autonomo dei medici, mettendo a rischio la certezza dei trattamenti futuri per chi resta e complicando il percorso pensionistico per chi sceglie la dipendenza.   Alberto Oliveti, presidente dell'Enpam, in una lettera a Quotidiano Sanità, parla di "rischio di instabilità in caso di passaggio alla dipendenza di una pa
rte non prevedibile dei suoi attuali e futuri contribuenti. L'Ente infatti vive della contribuzione obbligatoria da lavoro autonomo dei suoi iscritti e portarne una parte alla dipendenza significa alterare in modo definitivo l'equilibrio tra contributi (ridotti) e prestazioni (immutate) di un sistema gestito a ripartizione."   Aggiornamento del 28 aprile 2026   Dopo lo schema presentato la scorsa settima è stato pubblicato da Quotidiano Sanità anche una bozza del testo del Decreto, che contiene, tra l'altro l'istituzione immediata della Scuola di specializzazione per la medicina generale e la salvaguardia degli obblighi contributivi Enpam, l'estensione fino a 18 dell'asssistenza pediatrica.         -tit_org- Medicina generale, la riforma corre sul doppio binario   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Città di Castello, il Tribunale del malato arriva in Comune: «Più vicini ai cittadini» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042901906602069.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 40 di <b>"MESSAGGERO UMBRIA" </b>  del 29 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 03:45:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Città di Castello, il Tribunale del malato arriva in Comune: «Più vicini ai cittadini»  L’INIZIATIVA  CITTÀ DI CASTELLO Cittadinanzattiva Umbria porta il Tribunale per i diritti del malato a Città di Castello. Da domani, tutti i giovedì e i martedì, dalle 9,30 alle 12, sarà attivo l’ufficio in corso Cavour, nei locali dello Sportello del cittadino-Ufficio relazioni con il pubblico. Qui sarà possibile ricevere informazioni e supporto per tutelare il proprio diritto alla salute. In un momento di profonda trasformazione della sanità umbra, nonostante l’impegno della Regione - spiegano da Cittadinanzattiva - il volume delle prestazioni arretrate resta una delle criticità più sentite con circa 72mila prestazioni inevase nel Servizio sanitario regionale ed il 12,2 per cento degli umbri che hanno rinunciato alle cure per motivi economici o logistici, in base al rapporto Gimbe 2025.  «Per la prima volta il Tribunale esce dagli ospedali ed arriva direttamente sul territorio», puntualizzano Carla Mariotti, segretaria regionale Cittadinanzattiva, ed il referente comprensoriale Luigino Orazi. «Essere all’interno del Comune significa offrire un punto di riferimento facile da raggiungere e gratuito per tutti coloro che non riescono a prenotare una visita o non ricevono risposte tangibili», aggiunge Mariotti.  «L’iniziativa consolida il nostro impegno nelle politiche sanitarie regionali, ancora in ritardo sulle Case di comunità, previste dal Pnrr, che per carenza di personale faticano a diventare pienamente operative.  La recente relazione della Corte dei Conti 2025-2026 sulla Regione Umbria ha confermato un disavanzo sanitario che condiziona pesantemente le assunzioni di medici e infermieri».  Da ultimo Mariotti mette in evidenza che «la disponibilità del sindaco Luca Secondi si è  dimostrata centrale: l’apertura dello sportello rappresenta un esempio concreto di come le istituzioni ed il Terzo Settore possano lavorare insieme per dare risposte efficaci alla crescente domanda di assistenza ed informazione da parte degli umbri».  Per Luca Secondi, per gli assessori Benedetta Calagreti (Politiche sociali) e Rodolfo Braccalenti (Innovazione digitale) «si rafforza ulteriormente la rete dei punti di ascolto e di recepimento delle istanze provenienti dalla comunità locale».  Richieste, concludono, «che si riferiscono a questioni d’importanza vitale come la sanità e la tutela della salute. Le istituzioni faranno la propria parte mettendo a disposizione strutture, personale preparato a dando il supporto necessario agli operatori dell’associazione».  W. Rond.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: «UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER CHI HA BISOGNO DI AIUTO ANCHE PER PRENOTARE UNA VISITA»  Image:I rappresentanti di Cittadinanzattiva con la giunta comunale -tit_org- Città di Castello, il Tribunale del malato arriva in Comune: «Più vicini ai cittadini»   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Sanità a pezzi: mancano 30 miliardi, le cure sono a rischio ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042901988904064.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"NOTIZIA GIORNALE" </b>  del 29 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Nessuna inversione di tendenza: la spesa sanitaria rimarrà congelata al 6,4% del Pil fino al 2029</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 04:30:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="40500" Sales="9000" Printing="7500" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042901988904064.PDF"><![CDATA[NOTIZIA GIORNALE]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[¿ÌRAFFAELLAMALITO   Sanità a pezzi: mancano 30 miliardi, le cure sono a rischio   Nessuna inversione di tendenza: la spesa sanitaria rimarrà congeìata al 6,4% del Pii fino al 20i   rispetto ai 138.335 miiiom de] 2024, "L i n cremen to di 3.204 milioni tra il 2024 e il 2025 - spiega ii presidente della Fondazione Cimbe Nino Cartabetlotta - è moito inferiore aile previsioni dello scorso ottobre: infatti, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica stimava una spesa sanitaria di 144,021 milioni, quasi 2,5 miliardi in più rispetto a quella del consuntivo 2025. Un segnala evidente di quanto le previsioni siano instabili e avvengano sempre al ribasso". Per il 2026, ¡l Dfp suma un rapporto spesa sanitaria/Pii al 6.4%, in lieve aumento rispetto al 6.3% del 2025. [n valore assoluto, la spesa sanitaria prevista è di Î48.522 milioni, L-un un incremento di 6.983 milioni (+4,9%) rispetto à²Ãàïïî precedente, "Considerando thè l'ultima manovra ha rissato per il 2026 ii fondo sanitario nazionale a 143,1 miliardi, la previsione di spesa sanitaria non è realistica senza aumentare i disavanzi regionali, Ovvero, come per i! con   suntivo 2025, - conclude - tale previsione sarà rivista al ribasso" Non solo. Nel triennio 2027-2029 il divario tra previsioni di spesa sanitaria per erogare i livelli essenziali di assistenza e le risorse disponibili ammonta a 30,6 miliardi. In assenza di consistenti   investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilanciti questo squilibrio non potrà che scaricarsi sui bilanci delle Regioni, costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i serviïi, spiega Gimbe. Il gap tra Fondo sanitario nazionale e spesa sanitaria, pari a circa 3 miliardi nel 2023, è salito a 4.3 miliardi nel 2024, anno in cui la Corte dei Conti ha già certificato un disavanzo delle Regioni superiore a 1.5 mi i i ardi. E la forbice e destinata ad ampliarsi ulteriormente: 7,1 miliardi nel 2027. 10,1 miliardi nel 2028el3.4miliardinel2029."ln assenza di consistenti, ma poco realistici, investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio co mm en ta Car ta belletta - questo scarto è una bomba a orologeria   per i bilanci delle Ragioni".·   La sanità non è una priorità di questo governo. Lo conferma la Fondazione GÌ m be, analizzando i dati contenuti nei Documento di finanza pubblica (Dfp). "Le analisi sul Documento di Finanza Pubblica 2026 non riìevano alcuna inversione di tendenza della spesa sanitaria che rimane le mìa al 6,4% del Pii fino 2029" Di contro, "a fronte di una crescita media annua dei Pii nominale del 2,6%, per i! triennio 2027-2029 il Dfp 2026 stima un incremento della spesa sanitaria solo del 2,37%". Dietro l'apparente stabilità nella quota di Prodotto interno lordo destinata alla sanità quindi "si nasconde un quadro esposto a revisioni al ribasso", Nello specifico, per il 2025 il Dfp certifica un rapporto spesa sanitaria/Pii pari al 6,3%, invariato rispetto al 2024, In valore assoluto, ne! 2025 la spesa sanitaria ammonta a 141,539 milioni, con una crescita del 2.5%   -tit_org- Sanità a pezzi: mancano 30 miliardi, le cure sono a rischio   -sec_org-
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		<tp:writer>RAFFAELLA MALITO</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Il Pd lancia la sfida a Rocca campo largo per la Regione = Il Pd vuole la Regione "Campo larghissimo contro il bis di Rocca" ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042902165801717.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042902165801717.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 43 di <b>"REPUBBLICA ROMA" </b>  del 29 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>I dem chiamano a raccolta le opposizioni e guidano un fronte che va dai 5S a Azione le prime voci sul nome del candidato alla presidenza: in lizza ci sono Di Biase e Leodori</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 03:32:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il Pd lancia la sfida a Rocca campo largo per la Regione   I dem chiamano a raccolta le opposizioni e guidano un fronte che va dai 5S a Azione le prime voci sul nome del candidato alla presidenza: in lizza ci sono Di Biase e Leodc   II Pd vuole la Regione "Campo larghissimo contro il bis di Rocca"   Da Azione fino al M5S le opposizioni si uniscono al Partito democratico L'ex governatore Zingaretti "L'alternativa è possibile"     MARINA DE GHANTUZ CUBBE   Via ai lavori per soffiare la Regione al centrodestra del governatore Francesco Rocca. Ieri il Pd del Lazio ha convocato tutti i dem per fare il punto sulle prossime elezioni. Ma non è tutto: oltre al Partito democratico, c'erano anche tutte le forze di opposizione. In Regione, da Azione ai 5S, sarà campo larghissimo. E già circolano le prime voci sul candidato presidente: è corsa adue tra la deputata Michela Di Biase e il segretario regionale Daniele Leodori. A     MARINA DE GHANTUZ CUBBE   La foto con tutti i capìgruppo d'opposizione immortala il cammino unitario delle forze di centrosinistra che in Regione Lazio si oppongono al governo di Francesco Rocca. Sul palco del centro congressi in via Frentani, all'iniziativa promossa dai dem parlano solo esponenti del Pd, ma lo scatto è anche con il pentastellato Adriano Zuccaia, Alessio D'Amato di Azione, Claudio Marotta di See, Marietta Tidei di Italia Viva.   Per questo, il segretario del Pd Lazio Daniele Leodori sottolinea che «la coalizione dovrà fare lo sforzo di immaginare la nostra regione da qui ai prossimi anni senza paura». La giornata serve anche a   gurare «un grande percorso programmatico che duri tutto questo anno». Che la coalizione di centrosinistra tenga e arrivi alle prossime elezioni ad oggi è una convinzione solida, le presenze in sala lo dimostrano.   L'unità è l'indicazione politica anche del segretario romano Enzo Foschi, ma la foto tutti insieme ancora non c'è: «Nella Capitale c'è qualche difficoltà in più ad andare insieme, ma in questi anni ho visto una grande volontà di procedere in questa dìrezione e ciò che ci unisce è molto più di ciò che ci divide » . La Festa dell'unità a Villa Laz-   zaroni dal 13 al 20 giugno, continua Foschi che cita l'ex segretario Pd Lazio Bruno Astorre, sarà «un luogo e un momento dove il dibattito per costruire un percorso unitario continuerà».   «La nostra coalizione sta riuscendo ad essere non solo "il cartello" delle opposizioni ma anche la forza che riesce acostruìre un'alternativa», aggiunge il responsabile Enti locali e deputato Claudio Mancini. Il capogruppo dem in consiglio regionale Mario Ciarla attacca il governo Meloni, parla dei giovani come di antìcorpì adifesa della democrazìa. Poi la Regione Lazio: «I consiglieri regionali di maggioranza non sono stati in grado di ottenere nessun risultato degno di nota». Il governo del Lazio è accusato di «operazioni dì maquillage» a dispetto delle «liste d'attesa chilometriche». Al contrario, «il buon governo di Gualtieri a Roma dimostra che le cose possono cambiare». Anche nel Lazio, continua Ciarla, bisogna andare avanti: «Siamo pronti a governare la Regione, insieme».   Lo definisce «il filo doppio» quello tra «il governo Meloni e quello di Rocca nel Lazio e però, come ha detto il referendum costituziona   le, hanno entrambi fallito», aflbnda la coordina trice della segreteria nazionale Pd e consìglìera regionale Marta Bonafoni.   Agli interventi politici si alternano quelli tecnici: Luca Bianchi, direttore generale di Svimez, sottolinea che nel Lazio la povertà colpisce il 7% della popolazione anche se aumenta l'occupazione: «Vuoi dire che è stato creato lavoro povero», aggiunge Bianchi. Pierciro Galeone, direttore Istituto per la finanza e l'economia locale, ha analizzato la spesa del Pnrr in Regione mentre Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe la situazione della sanità o meglio «dell'involuzione della sistema sanitario regionale». Francesca Danese del Forum Terzo settore pone l'accento sulla difficoltà nell'avere un tetto sopra la testa non solo per chi è economicamente fragile, ma anche per la fascia
 grìgia.   Da Bruxelles, l'ex presidente del Lazio NicolaZìngarettìplaude all'iniziativa: «Rimettiamoci in cammino, per rilanciare una bella storia comune e per costruire un futuro migliore del presente. L'alternativa anche nel Lazio è possibile», scrive l'eurodeputato mentre in platea   ci sono il vicecapo di gabinetto del sindaco Gualtieri Giulio Bugarini, la deputata Pd Michela Di Biase e, tra gli altri, assessori comunali Pino Battaglia e Maurizio Veloccia oltre alle consigliere regionali Eleonora Mattia, Sarà Battisti, Michela Califano e Emanuela Droghei e al consigliere Luciano Nobili di Iv. Presenti anche il segretario della Cgil Roma e Lazio Natale Di Cola, il direttore di Confcommercìo Romolo Guasco, Giuseppe Biazzo di Unindustria Lazio.   -tit_org- Il Pd lancia la sfida a Rocca campo largo per la Regione   Il Pd vuole la Regione “Campo larghissimo contro il bis di Rocca”   -sec_org-
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		<tp:writer>MARINA DE GHANTUZ CUBBE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Suicidio assistito, il secondo caso in Liguria ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042903172506572.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"DOMANI" </b>  del 29 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 05:50:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Suicidio assistito, il  secondo caso in Liguria  Aveva 66 anni, era paralizzato e ha deciso di  morire. Martedì un uomo ligure si è autosomministrato il farmaco fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale. Per riuscirci, ha dovuto aspettare dieci mesi e diffidare per due volte la Asl. È il secondo caso della  Liguria. În Italia, invece, è il quindicesimo ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza sul caso Cappato/Antoniani. L'uomo si è detto felice di andarsene nel proprio letto, «dopo una lunga  attesa». I   6B6enne ha in un primo momento contattato Marco Cappato per chiedere aiuto ad andare a morire in Svizzera. Una volta ricevute le informazioni sulla possibilità di  ottenere quell'aiuto in Italia, ha presentato richieste al Servizio sanitario.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:ASSDCM.ZIGNE  K  :  È stato sequito dall’Associazione Luca Coscioni -tit_org- Suicidio assistito, il secondo caso in Liguria   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Giovani pazienti dal pediatra fino a 18 anni. E medici di famiglia inquadrati come dipendenti pubblici ma su base volontaria = Dal pediatra fino a 18 anni ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042903172406571.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042903172406571.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 36 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 29 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Si alza l'età di esclusiva. con un costo di oltre 500 milioni</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 05:50:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[di consumo e tradu per i produttori: nu e nuove specializza Il sistema Apofrui integrato che affian sociale. Tutti i soci ca costante, grazie tutti gli areali intere dove tutto è comin Trentino alla Sicilia    Medicina generale, la riforma corre. Dipendenza solo volontaria, esclusi impatti sull’Enpam  Dal pediatra fino a 18 anni Si alza l’età di esclusiva, con un costo di oltre 500 milioni  iovani pazienti dal pediatra fino a 18 anni, un corso di specializzazione universitario in medicina generale e una riorganizzazione del sistema basata su un doppio canale. Il primo riguarda la convenzione, che rimane cardine del modello, ma che sarà revisionata. Il secondo passa invece dall’inquadramento dei medici di famiglia come dipendenti pubblici, ma solo su base volontaria e senza effetti sugli obblighi nei confronti dell’Enpam.  Sono questi i pilastri della riforma dell’assistenza primaria, il piano di revisione della medicina generale sostenuto dal ministro della salute Orazio Schillaci. L’intervento normativo sarà realizzato tramite decreto-legge.  Pediatria. Il testo recepisce le richieste avanzate dalle associazioni di categoria, che da tempo chiedevano la possibilità di mantenere gli assistiti in carico fino ai 18 anni. Oggi, i pediatri possono seguire cittadini fino ai 14 anni, con estensione a 16 in casi particolari, mentre l’assistenza esclusiva riguarda i bamG  bini fino ai 6 anni. La riforma innalza proprio l’età di esclusiva.  Una modifica destinata ad avere effetti immediati sull’organizzazione del servizio. Al 1° gennaio 2025 risultavano iscritti 6.284 pediatri, con 5.763.534 assistiti, di cui 2.356.230 in età di esclusiva. Con la riforma, i pazienti in carico ai pediatri salirebbero a 8.590.767. Secondo il testo, ciò comporterebbe un maggiore costo annuo pari a 523.701.108 euro e renderebbe necessario l’inserimento di ulteriori 1.300 professionisti.  Sempre sul fronte della pediatria, aumenta anche il massimale di assistiti per ciascun medico: si passerà da 1.000 a 1.500 pazienti, equiparando così il limite previsto per i medici di medicina generale.  Nuovo sistema. Il fulcro della riforma sono le Case di comunità, destinate a diventare il centro dell’assistenza territoriale. È proprio attorno a queste strutture che viene costruita la revisione del sistema, articolata su due binari: da una parte la convenzione riformata, dall’altra «la dipendenza selettiva per le funzioni territoriali strutturate, quale canale programmato, non generalizzato e prioritariamente orientato al presidio delle Case della comunità». Si tratta dell’aspetto che ha suscitato le maggiori critiche nelle ultime settimane, tanto che il testo introduce alcuni correttivi rispetto alle prime bozze circolate.  Viene infatti specificato che il canale della dipendenza sarà attivato esclusivamente su base volontaria. Inoltre, il documento chiarisce che «restano fermi gli obblighi di contribuzione all’Enpam previsti dalla legislazione vigente». Un tema particolarmente delicato, sul quale nei giorni scorsi era intervenuto anche il presidente dell’Enpam, Alberto Oliveti, evidenziando i possibili rischi per la sostenibilità della Cassa previdenziale.  Le altre misure. Tra le ulteriori novità compare l’istituzione di una «scuola di specializzazione universitaria di medicina generale di durata quadriennale», anche se il testo non fornisce ancora dettagli operativi.  Prevista inoltre la revisione del sistema di remunerazione: verrà progressivamente superato il modello basato sulle attività a ore, in favore della «definizione di una tariffa nazionale per assistito».  ---End text---  Author: MICHELE DAMIANI  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Giovani pazienti dal pediatra fino a 18 anni. E medici di famiglia inquadrati come dipendenti pubblici ma su base volontaria   Dal pediatra fino a 18 anni   -sec_org-
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		<tp:writer>Michele Damiani</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Riforma medici famiglia: obbligo del pediatra fino a 18 anni di età ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042903172106568.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042903172106568.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 29 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 05:50:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Riforma medici famiglia: obbligo del pediatra fino a 18 anni di età   La bozza di decreto Tra le misure il doppio canale e la specializzazione universitaria di 4 anni  Dal pediatra si andrà dalla nascita fino al diciottesimo anno d’età. È questa l’ultima novità che compare nella bozza di decreto legge di riforma dei medici di famiglia che il ministero della Salute guidato da Orazio Schillaci ha inviato alle Regioni con l’obiettivo - dopo una condivisione con i governatori - di arrivare in consiglio dei ministri a maggio. Gli scogli per arrivare in porto non mancano non solo per la contrarietà dei camici bianchi, ma anche perché nello stesso centrodestra c’è chi non è favorevole alla riforma come Forza Italia. Ma l’obiettivo di fondo - si veda il Sole 24 ore di ieri - resta quello di “popolare” anche di medici di famiglia le oltre mille Case di comunità finanziate con 2 miliardi dal Pnrr che apriranno a fine giugno.  Il fulcro della riforma è il nuovo ruolo che acquisteranno i medici di famiglia che, chiamati ad avere un peso centrale nelle nuove Case di comunità, potranno scegliere tra un rapporto di lavoro convenzionato come oggi e la dipendenza dal Ssn, un “doppio canale” che rappresenta la prima grande novità, insieme all'arrivo della Specializzazione universitaria di 4 anni in Medicina generale.  La convenzione che sarà riformata resta il canale ordinario del sistema, che garantisce al cittadino la possibilità di scegliere il proprio medico di base che dovrà comunque, attraverso un «debito organizzativo minimo», garantire un minimo di ore nelle Case di comunità (l’ipotesi è sei ore a settimana), mentre la dipendenza sarà mirata per le funzioni più strutturate all'interno delle Case di comunità, in particolare quelle più grandi (Hub) per garantire turni e copertura oraria lunga ed è dunque pensata come un canale «selettivo, programmato e non generalizzato» e soprattutto «su base volontaria, nei limiti della programmazione regionale».  Insomma, le Case di comunità diventano una componente centrale del sistema e non una attività “accessoria”, ed i medici sono chiamati a garantirne il pieno funzionamento. In quest'ottica cambia anche la struttura dello stipendio del medico: oltre alla quota base, arrivano infatti anche una quota Case della comunità, una quota risultato ed una quota prevenzione. C’è poi come detto l’assistenza dal pediatra fino ai 18 anni (oggi ma solo su richiesta si può arrivare al massimo fino ai 16 anni). Al 1° gennaio 2025 risultavano iscritti ai 6.284 pediatri di libera scelta in servizio 5.763.534 assistiti. L’innalzamento dell’età, si spiega nella bozza, avrebbe l’effetto immediato di ritardare l'iscrizione dell'assistito al medico di famiglia, «rendendo meno critico il ricambio generazionale della categoria» vista l'attuale carenza di medici di base. Tuttavia - rileva ancora il testo - ciò «genererebbe un maggiore costo annuo pari a 523.701.108 euro/anno e la necessità di inserire sul territorio ulteriori 1.300 pediatri».   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marzio Bartoloni  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Riforma medici famiglia: obbligo del pediatra fino a 18 anni di età   -sec_org-
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		<tp:writer>Marzio Bartoloni</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Millecinquecento infortuni al giorno Aumentano le malattie professionali ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/29/2026042903172606569.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"STAMPA" </b>  del 29 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Isindacati:"Piùrisorsesuprevenzione e sicurezza sul posto di lavoro"</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 05:50:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Millecinquecento infortuni al giorno Aumentano le malattie professionali I sindacati: “Più risorse su prevenzione e sicurezza sul posto di lavoro”  Millecinquecento infortuni in un giorno, due mortali. La contabilità della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro conferma il dramma degli incidenti e delle morti bianche, a cui si affiancano i dati sugli impegni economici messi in campo. Su quest’ultimi i sindacati richiamano all’attenzione, chiedendo di aumentare risorse e investimenti. A meno di una settimana dal primo maggio - affermano - solo lo 0,4% delle risorse del Fondo sanitario nazionale è destinato alla prevenzione e alla sicurezza negli ambienti lavorativi.  Stando al rapporto di Anmil, nei primi due mesi del 2026 sono stati denunciati 91.912 incidenti sul luogo di lavoro (+2,6% sul 2025). Rispetto all’anno scorso, i decessi sono diminuiti del 26,1% (102 contro le 138 dell’anno prima). Aumentate del 14,2% le malattie professionali. L’analisi condotta da Uil, invece, stima poi che i Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro ricevono solo il 10,4% di quanto gli spetterebbe in base ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) alla sanità pubblica.  «L’Inail ha molte risorse - ha dichiarato la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David -, ma non le investe come dovrebbe sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori». Per la Cgil bisognerebbe potenziare le Asl insieme alla medicina di prevenzione sul territorio.  La dignità della persona sta al centro delle priorità  anche della Cisl, che ha richiamato a un «impegno univoco e diffuso per contrastare infortuni, malattie professionali e morti sul lavoro». Il rischio - si legge in una nota - va affrontato con innovazione, tecnologia e competenze unite alle rappresentanze sindacali.  Oltre alla prevenzione, un aspetto migliorabile è infine quello dei controlli, specialmente nel settore agricolo. «Il recente rapporto dell’Ispettorato nazionale del lavoro - ha commentato Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil segnala un tasso di irregolarità dell’82% a livello nazionale e un incremento del 7,8% delle violazioni accertate in ambito prevenzionistico. Il quadro complessivo, oltreché motivo di preoccupazione, rappresenta anche uno stimolo ad agire con maggiore incisività». R.E. —  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight: 91.912  Gli incidenti sul luogo di lavoro denunciati nei primi due mesi del 2026  Image: -tit_org- Millecinquecento infortuni al giorno Aumentano le malattie professionali   -sec_org-
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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