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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Seicentomila sardi sono senza un dottore ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501948003643.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501948003643.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"NUOVA SARDEGNA" </b>  del 25 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Professione in drastico calo e l'isola detiene il record nazionale negativo con il - 40%</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 04:37:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Seicentomila sardi sono senza un dottore  Professione in drastico calo e l’isola detiene il record nazionale negativo con il - 40%  Sassari La medicina territoriale in Sardegna attraversa una crisi senza precedenti, una vera e propria emergenza sanitaria che sta desertificando l'assistenza di base, specialmente nei piccoli centri, ma che ormai lambisce anche le città. La fotografia scattata dagli ultimi dati disponibili è quella di un sistema al collasso, dove il tradizionale modello del medico di famiglia, figura di prossimità per eccellenza, sta rapidamente scomparendo.   A certificare la gravità della situazione sono i numeri. Secondo il report della Fondazione Gimbe, la Sardegna detiene un triste primato nazionale: negli ultimi cinque anni si è registrato un calo del 40,3% dei medici di famiglia.  Si tratta della diminuzione più alta mai registrata in Italia, un dato che evidenzia una contrazione verticale della presenza medica sul territorio.  Traducendo le percentuali in cifre concrete, il vuoto organico appare enorme. Rispetto al fabbisogno stimato  per garantire una copertura adeguata della popolazione, che dovrebbe prevedere circa 1.120 medici di base, nell'isola ne mancano all'appello 451. Attualmente, i medici di medicina generale in servizio sono appena 669. Questo deficit strutturale è il risultato di un'onda lunga prevedibile da tempo, causata principalmente dalla “gobba pensionistica” del 2020 (il pensionamento per ragioni anagrafiche di una quota massiccia di professionisti), a cui si sono aggiunti pochi nuovi ingressi e carichi di lavoro crescenti, aggravati ulteriormente dal periodo pandemico.  L'impatto di queste carenze sulla popolazione è devastante. Considerando un massimale medio (prudenziale) di 1.200 assistiti per ogni medico mancante, si calcola che circa 541mila cittadini sardi risultino tecnicamente privi del proprio medico di famiglia. Un dato che restituisce la dimensione reale del problema: più di un terzo della popolazione isolana non ha un punto di riferimento sanitario stabile e accessibile sul proprio territorio. (lu.so.)  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Una sala d’attesa del pronto soccorso piena di pazienti che aspettano di essere visitati -tit_org- Seicentomila sardi sono senza un dottore   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Endometriosi: diagnosi in ritardo = Endometriosi tra diagnosi in ritardo e differenze territoriali ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501764205801.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"QUOTIDIANO DI SICILIA" </b>  del 25 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Servizio a pagina 4</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 05:59:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Chi dice donna dice tanto  Endometriosi: diagnosi in ritardo Servizio a pagina 4   Endometriosi tra diagnosi in ritardo e differenze territoriali   L’ultimo report dell’Osservatorio Gimbe sul tema ha evidenziato numerose criticità nell’approccio alla malattia  ROMA - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. “Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari”. Tutto ciò emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe intitolato “Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali”, che ha analizzato le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia.  L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 20242025, approvato in Conferenza StatoRegioni. Come accennato, secondo le  stime epidemiologiche internazionali, interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 20212023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, “un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra sette e dieci anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche”.  Permangono marcate differenze tra Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione di Percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri  specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse realtà istituzionali hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta.  Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure.  L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche.   Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle
 d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia.   Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è dunque ritenuto necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Endometriosi: diagnosi in ritardo  Endometriosi tra diagnosi in ritardo e differenze territoriali   -sec_org-
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		<title><![CDATA[I medici di base contro la riforma: «Distrugge professione e Servizio» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501816105284.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501816105284.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"AVVENIRE" </b>  del 25 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 05:33:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[SANITÀ  I medici di base contro la riforma: «Distrugge professione e Servizio»   SANITÀ  M  edico condotto, di base, di famiglia, medico di medicina generale e di prossimità: la varietà delle definizioni che questa figura ha assunto nel tempo danno idea di come, forse più di qualsiasi altra categoria sanitaria, questo profilo professionale si sia sempre evoluto in stretta relazione con le trasformazioni della società che doveva assistere. Oggi il “camice bianco” da sempre più vicino alle comunità potrebbe cambiare nuovamente profilo, passando da medico convenzionato – ossia libero professionista in regime di convenzione con le Asl – a medico “dipendente” o “d’azienda”, come l’hanno definito alcuni sindacati in reazione alla bozza di un decreto destinato a rivoluzionare la medicina territoriale entro il mese di maggio, presentata giovedì scorso alle Regioni dal ministro della Salute, Orazio Schillaci.  L’obiettivo dichiarato è trasformare il medico di base da libero professionista convenzionato in un dipendente del Servizio sanitario nazionale, seppur su base volontaria. Una «componente stabile del modello organizzativo» delle Case di Comunità: le strutture multidisciplinari finanziate dal Pnrr che dovrebbero diventare pienamente operative entro giugno 2026, sebbene al 31 dicembre 2025 fossero solo 781 le strutture con almeno un servizio e 66 le strutture pienamente operative, a fronte delle circa 1.715 programmate.  La riforma cambierebbe anche la remunerazione: non più legata esclusivamente al numero di assistiti, ma basata sulla partecipazione alla rete territoriale e sulla presa in carico dei pazienti più fragili e cronici. Schillaci punta così a trasformare la medicina generale in una specializzazione ad hoc, pagata alla stregua di altre più blasonate e attrattive, a fronte di un vuoto di oltre 5.700 medici di medicina generale.  Il piano, però, ha innescato una reazione a catena di critiche e perplessità, a partire dai sindacati che hanno chiesto anche l’intervento della presidente del Consiglio. La maggior parte ha lamentato la mancanza di coinvolgimento degli interessati. Per Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri, la riforma è «inefficace, inutile e dannosa», soprattutto perché il professionista diventa un «medico dell’azienda», spinto dunque a tutelare gli interessi di questa. «I medici di famiglia ci sono già – ha continuato – e possono sin da oggi entrare nelle Case di comunità perché hanno debiti orari». Ancora più dura la posizione della Federazione italiana medici di Medicina generale, che parla di un provvedimento «inattuabile e pericoloso per i pazienti».  ---End text---  Author: ELISA CAMPISI  Heading: SANITÀ  Highlight: Dipendenti pubblici e il perno della medicina generale spostato sulle Case di Comunità: questi alcuni contenuti della riforma Schillaci che non piace ai sindacati  Image: -tit_org- I medici di base contro la riforma: «Distrugge professione e Servizio»   -sec_org-
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		<tp:writer>ELISA CAMPISI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La sanità ostaggio dei sindacati ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501806905320.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501806905320.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 3 di <b>"FOGLIO" </b>  del 25 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Le ipocrisie di destra e di sinistra sull 'autonomia dei medici di famiglia</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 05:34:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[La sanità ostaggio dei sindacati Le ipocrisie di destra e di sinistra sull’autonomia dei medici di famiglia  C’  è qualcosa di surreale nella scena consumata alla Conferenza delle regioni. Il ministro Schillaci presenta le linee guida di una riforma della medicina generale definita urgente, storica, non più rinviabile. Le regioni di centrodestra applaudono. Quelle di centrosinistra chiedono di vedere il testo. Peccato che il testo, a oggi, non esista ancora: dopo oltre un anno di discussione, circola uno schema di princìpi, non una bozza di articolato. E’ un dettaglio che dice molto sullo stato reale della riforma e su un sistema politico che da decenni discute di medicina territoriale senza riuscire a cambiarla davvero. Il paradosso più vistoso è un altro. Il centrodestra, storicamente paladino della libera professione, del rapporto fiduciario medico-paziente, dell’autonomia del medico di famiglia dalla dipendenza pubblica, è oggi il promotore di una riforma che introduce, sia pure in forma selettiva e graduata, il rapporto di lavoro dipendente per i medici di medicina generale. Il centrosinistra, che per decenni ha sostenuto che i medici di base dovessero essere dipendenti del Ssn come gli altri  professionisti sanitari, oggi frena, chiede tempo, vuole vedere l’articolato. Gli schieramenti si sono invertiti.  La spiegazione è meno ideologica di quanto sembri. Il centrodestra governa molte regioni e sa che aprire un conflitto frontale con i sindacati dei medici di famiglia è politicamente costoso. Meglio una riforma morbida, graduale, “selettiva”, che cambia la sostanza senza dirlo troppo ad alta voce. Il centrosinistra, dal canto suo, governa alcune delle regioni più esposte al problema delle liste d’attesa e della carenza di medici di base: sa che qualsiasi riforma strutturale porterà costi organizzativi e resistenze sindacali. Meglio aspettare. Nel mezzo, i cittadini: quelli che non trovano un medico di base, quelli che aspettano settimane per una visita, quelli che al Pronto soccorso ci vanno perché non hanno alternative territoriali. La riforma di Schillaci ha almeno il merito di non fingere che il problema non esista e di aprire un doppio canale: convenzione riformata e dipendenza selettiva. La vera domanda è se esista la volontà politica di percorrere questa strada fino in fondo.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- La sanità ostaggio dei sindacati   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Medici di famiglia nella Pa ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501817005273.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501817005273.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 29 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 25 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Assunti come dipendenti pubblici, ma in maniera graduale</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 05:33:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="88000" Sales="13753" Printing="15548" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501817005273.PDF"><![CDATA[ITALIA OGGI]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il ministro della salute Schillaci illustra la riforma. Forti critiche da sindacati e associazioni  Medici di famiglia nella Pa Assunti come dipendenti pubblici, ma in maniera graduale  edici di famiglia come dipendenti pubblici, ma con una procedura «graduale, selettiva e programmata» e su base volontaria. La convenzione rimane il modello ordinario, ma verrà ridefinita. Cambiano i criteri di remunerazione dei medici, da «assistito» a «obiettivo».  Fulcro del progetto le case di comunità, che diventeranno il luogo strutturale dell’assistenza territoriale. È quanto prevede la bozza di riforma della medicina generale presentata dal ministro della Salute Orazio Schillaci in Conferenza Stato-Regioni. Un testo che è stato fortemente contestato da praticamente tutte le associazioni di categoria.  Il testo. La riforma nasce «per garantire la piena operatività delle case di comunità». Si predispone un cambio di paradigma, superando l’idea che la medicina generale possa evolversi «solo attraverso l’Accordo collettivo nazionale». Il nuovo sistema prevede un doppio canale: la convenzione riformata (canale ordinario) e la dipendenza selettiva (canale per le funzioni  M  territoriali strutturate).  Il passaggio sulla dipendenza è quello più delicato e, infatti, nello schema riepilogativo del decreto si precisa che: «il decreto non trasforma, in una prima fase, tutta la medicina generale in dipendenza. Introduce una dipendenza selettiva, programmata e non generalizzata». Inoltre: «il canale dipendente non riguarda l’intera medicina generale e non vi è trasformazione generalizzata e automatica del sistema». Nella fase transitoria, le aziende e gli enti del Ssn potranno assumere a tempo indeterminato i medici già operanti nella medicina generale, ma solo se in possesso di una specializzazione.  Altro aspetto critico riguarda la convenzione riformata. Vengono introdotti obblighi strutturali minimi e cambia la modalità di remunerazione, che passa da assistito a obiettivo.  Al centro del nuovo sistema, come detto, ci saranno le case di comunità. L’attività al loro interno, chiarisce il decreto, non è più solo incentivata, ma «diventa componente stabile del modello organizzativo».  Le reazioni. La riforma è stata contestata da gran parte  delle associazioni di categoria.  La Snami si dichiara favorevole al doppio canale, ma aggiunge che «la dipendenza oggi non è percorribile». Secondo la Fimmg, il decreto «distrugge il medico di famiglia». La Federazione contesta l’assunzione di specializzati: «In molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre prospettive o abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità». Critiche anche dalla Cimo-Fesmed, dalla Fmt e persino dalla capogruppo al Senato di Forza Italia Stefania Craxi.  La proposta, infine, è stata contestata ieri anche dal presidente dell’Enpam Alberto Oliveti. A margine dell’approvazione del bilancio, Oliveti ha sottolineato il «rischio di instabilità in caso di passaggio alla dipendenza di una parte non prevedibile dei suoi attuali e futuri contribuenti».  ---End text---  Author: MICHELE DAMIANI  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Medici di famiglia nella Pa   -sec_org-
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		<tp:writer>Michele Damiani</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Invalidi over 70, al 2028 la nuova valutazione ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501817105274.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501817105274.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 22 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 25 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 05:33:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Invalidi over 70, al 2028 la nuova valutazione  la nuova valutazione Rinviata al 2028, al termine di un anno di sperimentazione (il 2027), la nuova «valutazione multidimensionale unificata» per l’accertamento dell’invalidità delle persone over70 affetti da una patologia cronica, di cui al dlgs n. 29/2024. Lo precisa l’Inps nel messaggio n. 1377/2026, a seguito della proroga del dl n. 200/2025 (decreto Milleproroghe), convertito dalla legge n. 26/2026. Dal prossimo 1° giugno, tuttavia, nelle province destinatarie della sperimentazione della riforma della disabilità (dlgs n. 62/2024), le persone over70 dovranno seguire il nuovo iter per la richiesta di accertamento sia della condizione di disabilità sia dell’invalidità civile.  Invalidità e accertamento. Il dlgs n. 29/2024 prevede una nuova procedura, c.d. valutazione multidimensionale unificata per le persone anziane over70 ai fini dell'accesso alle prestazioni d’invalidità civile, nonché per l'accesso ai servizi sociali e sociosanitari. Tale valutazione avviene attraverso i «Punti unici di accesso» (Pua) con sede presso le strutture del Ssn, denominate «Case della comunità». La nuova valutazione si applica nei confronti delle persone anziane in possesso congiuntamente dei seguenti requisiti: aver compiuto 70 anni d’età; essere affette da almeno una patologia cronica; trovarsi in condizioni cliniche caratterizzate, anche in base all'età, da una progressiva riduzione delle normali funzioni fisiologiche, suscettibili di aggravarsi con l'invecchiamento e di determinare il rischio di perdita dell'autonomia nelle attività fondamentali della vita quotidiana, anche in considerazione delle specifiche condizioni sociali, ambientali e familiari.  Più tempo. Il Milleproroghe, come detto, ha stabilito che il nuovo iter di valutazione entrerà in vigore: dal 1° gennaio 2027, in via sperimentale, nei territori dove c’è già la sperimentazione della riforma della disabilità (dlgs n. 62/2024); dal 1° gennaio 2028 su tutto il territorio nazionale. Fino ad allora, alle persone anziane over70 affetti da una patologia cronica e ingravescente si applica la tutela prevista dalle norme sull’accertamento della disabilità previgenti alla riforma.  Le novità operative. Pertanto, dal 1° giugno 2026, per gli anziani over70 che avviano l’iter di riconoscimento della condizione di disabilità (legge n. 104/1992) e/o delle prestazioni d’invalidità civile, è prevista la seguente procedura (circolare Inps n. 42/2025): presentazione del certificato medico introduttivo; abbinamento del certificato medico introduttivo alla domanda per l’accertamento sanitario dello stato d’invalidità civile, cecità civile, sordità, sordocecità e condizione di disabilità, che va presentata a cura dell’interessato o per il tramite degli intermediari autorizzati entro 90 giorni dal rilascio del certificato medico introduttivo; accertamento sanitario da parte delle commissioni mediche delle Asl; validazione dell’esito dell’accertamento da parte dell’Inps entro 60 giorni; invio del verbale all’interessato e riconoscimento dell’eventuale prestazione economica.  Daniele Cirioli _____© Riproduzione riservata _____  n  ---End text---  Author: Daniele Cirioli  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Invalidi over 70, al 2028 la nuova valutazione   -sec_org-
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		<tp:writer>DANIELE CIRIOLI</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Il video del delirio della sanità di Fico = Delirio in ospedale a Napoli Ecco la sanità di Fico ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501815805293.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 14 di <b>"LIBERO" </b>  del 25 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Un video del Cardarelli mostra i malati abbandonati nei corridoi del pronto soccorso: attese infinite prima di essere visitati. E scarseggia il personale</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 05:33:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[E SI È TENUTO LE DELEGHE...   Il video del delirio della sanità di Fico   IL PENTASTELLATO SI È TENUTO PURE LE DELEGHE  Delirio in ospedale a Napoli Ecco la sanità di Fico Un video del Cardarelli mostra i malati abbandonati nei corridoi del pronto soccorso: attese infinite prima di essere visitati. E scarseggia il personale  Accattatevillo: tradotto dal napoletano, l’avete voluto, tenetevelo e tanti auguri… Se qualcuno chiede all’intelligenza artificiale cosa ha fatto e cosa non ha fatto Roberto Fico da che (...) segue a pagina 14  segue dalla prima  PIETRO SENALDI (...) è presidente della Regione Campania, la risposta dell’algoritmo è che il politico grillino non è, e non è mai stato, presidente della Regione Campania. A domanda ripetuta, il computer si scoccia e, per dribblare le insistenze, si offre di tracciare il bilancio di un “ipotetico” Fico governatore. Sulle prime, si prova una sensazione di rivincita del giornalista in carne e ossa sul cervello informatico che lo scimmiotta. Poi, quando si approfondisce la domanda, scartabellando archivi e appendendosi al telefono, da Mondragone fino giù a Palinuro, per poi inerpicarsi nel Sannio, ci si deve arrendere: l’intelligenza artificiale è più brava di noi; è più concreta, non si ferma alla forma, va diritta al sodo.  Fico in effetti è ufficialmente presidente della Regione Campania. Ha il pennacchio da quattro mesi. Il punto è che, nella pratica, non ha fatto nulla; quindi, è come se non lo fosse. Anche perché le altre forze del campo largo, dal Pd alla lista del defenestrato Vincenzo De Luca, fino ai blanditi e remunerati con assessorati verdi e sinistri, non lo hanno aiutato. Lezione campana a futura memoria.  Di peggio, lo hanno punito per la sua tracotanza, tratto caratteristico del politico pentastellato: non sa fare nulla ma non si fida di nessuno e si atteggia a fenomeno.  Il neo governatore, che prima di diventare presidente della Camera non aveva mai lavorato e una volta nominato ha continuato con le antiche abitudini, si è ritagliato per sé le deleghe a Bilancio, Sanità e Fondi europei e nazionali. Un viceré borbonico aveva meno potere di quanto se ne è riservato lui. Solo che il Che Guevara di Posillipo non aveva calcolato che la Regione non è come il Parlamento. Non ti puoi imboscare, devi lavorare, specie se ti sei tenuto quasi tutta la cassa.  Bene, anzi male: per onestà va riconosciuto che il governatore grillino ha ereditato una sanità che era la peggiore dello Stivale, come scandali, qualità, numeri e disservizi cronici. Con lui non è migliorata. Un video registrato  ieri all’ospedale Cardarelli, la cattedrale sanitaria campana, documenta una realtà da bolgia dantesca. Pazienti ammassati, rumore, parenti che si fanno i fatti loro, guardie costrette a improvvisarsi infermieri per mancanza di personale. Nessun distanziamento, nessuna suppellettile di conforto ai malati disseminati come i cocci di un vaso rotto, assenza di strumenti per chiamare il personale, per non parlare di flebo o bocchette per l’ossigeno. Il salone del pronto soccorso di quello che dovrebbe essere il  primo ospedale del Sud è stato trasformato in un labirinto di stanze improvvisate, con strutture modulari piazzate con la scusa di garantire la privacy - inesistente - di chi soffre e attende che di fatto servono solo per nascondere, almeno a prima vista, lo sfascio  e le barelle buttate lì. La sintesi: un carnaio. Sempre meglio, forse, dell’altra grande struttura sanitaria pubblica cittadina, l’Ospedale del Mare, all’ingresso orientale della città, vicino all’uscita della Napoli-Salerno. Da anni intorno al suddetto nosocomio  circola una storia inquietante. Va specificato che la diceria al momento non ha portato ad alcuna inchiesta giudiziaria. Di recente però essa è stata rilanciata dalla stampa locale, la quale racconta che, causa sovraffollamento, ci sarebbe una sorta di mercato nero delle barelle, con tariffe di qualche centinaio di euro a notte e qualche decina all’ora.  Quel che è certo è che la decisione dell’ex governatore De Luca di accentrare la sanità regionale nei
 capoluoghi, lasciando sguarniti diversi presidi territoriali, ha incrementato il sovraffollamento nelle strutture napoletane.  Non solo, gli accessi al pronto soccorso in Campania rispetto al numero di abitanti sono circa il 20% in più rispetto alla media nazionale (380 ogni mille abitanti contro 310). La sanità regionale inoltre non è totalmente uscita dal commissariamento, il che ha bloccato per anni il piano di rientro sanitario.  Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, tuttavia ha recentemente dato il via libera ai finanziamenti e quindi d’ora in poi Fico non avrà scuse. Le prime due emergenze sono quelle dell’organico, con una stima di duemila medici e settemila infermieri mancanti, circa il 20% del personale che sarebbe necessario, e quella dei posti letti, che sono 19mila mentre ne servirebbero almeno 22mila. Toc toc, Fico? Il presidente, siamo felici per lui, gode di ottima salute e al momento pensa ad altro.  È impegnato a fermare il progetto di costruire un centro di raccolta profughi a Castel Volturno, in ottemperanza al piano del governo di far sorgere un campo in ogni regione, in modo da scaricare su tutto il territorio nazionale la gestione dei migranti. Sono previsti 120 ospiti, ma Fico non ne vuol sapere. «Questa decisione è scellerata e documenta il fallimento delle politiche migratorie del governo», si lamenta la sinistra che amministra la Campania. Curiosi questi del campo largo: dicono che è disumano costruire i centri in Albania, ma se ne vuoi mettere uno a casa loro si mettono a strillare come neppure il bestiame da macello.  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: PIETRO SENALDI  Heading:   Highlight:   Image:In alto a sinistra Roberto Fico, governatore della Campania (Ansa); le altre tre immagini sono tratte da un video appena girato all’interno del pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli, la cattedrale sanitaria campana, che documenta una bolgia con malati abbandonati nei corridoi -tit_org- Il video del delirio della sanità di Fico  Delirio in ospedale a Napoli Ecco la sanità di Fico   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Case di comunità attive tutti i giorni I medici contro il ministro Schillaci = Case di comunità aperte h24 tutti i giorni Medici contro Schillaci ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/25/2026042501807705312.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 10 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" </b>  del 25 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 05:34:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[Case di comunità attive tutti i giorni I medici contro il ministro Schillaci   LA RIFORMA DELLA SANITÀ   LA SANITÀ Braccio di ferro ministro-sindacati  Case di comunità aperte h24 tutti i giorni Medici contro Schillaci   In Conferenza Stato-Regioni la bozza che cambia il volto della medicina territoriale: più rapporti di dipendenza  a riforma della sanità che il ministro Orazio Schillaci si appresta a presentare non convince i medici. Il nodo riguarda soprattutL  to le case di comunità aperte h24 e tutti i giorni. Sulla questione interviene anche Claudio Cricelli, presidente della Simg, che giudica le nuove norme «un colpo di mano inutile».  alle pagg. X e XI    iforma della medicina generale: il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha presentato alla Stato-Regioni una bozza di decreto-legge che punta a ridisegnare la rete delle cure e a rendere effettivo il nuovo modello di sanità territoriale previsto con le Case e ospedali di Comunità. Secondo questo progetto il medico di base lavorerà all’interno di queste strutture, che saranno aperte 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, con una équipe multiprofessionale.  La convenzione resta il canale ordinario, ma viene riformata con nuovi obblighi organizzativi. È prevista anche una dipendenza selettiva per le funzioni territoriali più strutturate. Le Regioni saranno chiamate a definire il fabbisogno di attività nelle Case della Comunità, le priorità territoriali, i presidi e le funzioni da coprire. Saranno introdotti strumenti digitali per migliorare la gestione dei pazienti e la comunicazione tra medici e pazienti.  LA RIVOLUZIONE Gli obiettivi della Previsti nuovi riforma sono rafforzare l’assistenza obblighi anche primaria e la presa in carico dei pa- per i dottori zienti cronici e fra- in convenzione gili, garantire la continuità delle cu- Il nodo: attuare re e la integrazione il modello Pnrr multiprofessionale, ridurre il carico burocratico e migliorare l’efficienza del sistema sanitario.  La bozza di riforma è ancora in fase di discussione e sono attesi ulteriori sviR  luppi. La convenzione dunque resta il canale ordinario, ma riformata con nuovi obblighi organizzativi: i sindacati sono in rivolta e lungo tutto lo Stivale la Fimmg, il principale sindacato di categoria, boccia la fuga in avanti del ministro.  Far funzionare davvero le Case della Comunità è la mission della bozza di decreto-legge condivisa dal ministro della Salute con le Regioni che punta a fare della medicina territoriale una chiave per la «svolta» e la «profonda innovazione» del Servizio Sanitario Nazionale. Il ministro parla infatti di «un confronto positivo e costruttivo, su un tema fondamentale come quello della medicina generale di cui si discute da tempo e che ora, a pochi mesi dalla chiusura del Pnrr, assume una rilevanza strategica».  Il testo supera l’idea che l’evoluzione della medicina generale possa passare esclusivamente attraverso l’Accordo collettivo nazionale e introduce una disciplina nazionale di cornice. Il focus si sposta così da un modello centrato prevalentemente sul rapporto individuale a uno che valorizza anche la funzione territoriale organizzata del medico.  Il nuovo impianto si fonda su un assetto a doppio canale. Da una parte c’è la convenzione riformata, destinata a rimanere il modello ordinario della medicina generale che mantiene in piedi il rapporto fiduciario anche della pediatria di libera scelta. Dall’altra viene introdotta una dipendenza selettiva, pensata per coprire le funzioni territoriali strutturate. L’obiettivo dichiarato è mantenere la capillarità della medicina generale, ma al tempo stesso garantire un presidio stabile nei contesti in cui servono funzioni più organizzate e continuative.  Dalla Campania il vicesegretario regionale vicario della Fimmg Luigi Sparano spiega le ragioni della bocciatura della ipotesi di riforma: «Con la riforma Schillaci – avverte - sono a rischio 3.500 posti di lavoro in Campania, più di 35.000 in tutta Italia. Così si smantella la medicina di prossimità».  «Prima ancora di discutere di modelli organizzativi - dice Sparano - il 
ministro Schillaci dovrebbe dire con chiarezza cosa accadrebbe alle migliaia di collaboratori di studio che oggi rendono possibile il lavoro quotidiano dei medici di famiglia. In Campania un passaggio alla dipendenza dei medici di medicina generale rischierebbe di cancellare circa 3.500 posti di lavoro. Su scala nazionale parliamo di oltre 35.000 lavoratrici e lavoratori che potrebbero essere espulsi dal sistema. È questo il primo dato, concreto e drammatico, dal quale partire».  Una riforma costruita, aggiunge il sindacalista, «senza un vero confronto con le rappresen- LA PROTESTA tanze di categoria «Non siamo non potrà mai avere la nostra appro- uno sportello vazione, perché non sarà mai cen- o un turno trata realmente sul ma una relazion problema e non produrrà alcuna profonda soluzione concrecon le famiglie» ta. Non si può pensare di riscrivere la medicina generale ignorando chi ogni giorno tiene in piedi l’assistenza di prossimità».  Per Fimmg Campania, il nodo non è  soltanto contrattuale. «Il pensiero va ben oltre la dipendenza – sottolinea Sparano – perché quel modello farebbe scomparire il medico di famiglia così come i cittadini lo conoscono. E rischierebbe anche di farlo scomparire in massa, viste le dimissioni che una trasformazione forzata o snaturante potrebbe provocare. La medicina generale non è uno sportello, non è una stanza dentro una struttura muraria, non è un turno orario. È una relazione personale, costruita nel tempo, fondata sulla conoscenza delle famiglie, dei territori, delle fragilità sociali e sanitarie». Secondo Fimmg Campania, trasformare il medico di medicina generale in una figura dipendente da una struttura rischia di cancellarne il ruolo professionale e intellettuale. «Il medico di famiglia – aggiunge Sparano – garantisce uguaglianza sociale e accesso alle cure pubbliche a prescindere dal reddito. È spesso il primo presidio per chi non ha strumenti, risorse o possibilità di orientarsi nel sistema. Se questa funzione viene compressa dentro un modello burocratico e centralizzato, si perde il cuore della sanità pubblica territoriale».  Il sindacato richiama anche il valore della medicina di iniziativa, della prevenzione e della conoscenza dei territori. «La Campania – osserva Sparano – non è tutta uguale. Non lo sono le aree interne, le periferie urbane, i piccoli comuni, le isole, i quartieri ad alta vulnerabilità sociale. Lo stesso vale per l’Italia intera». Una difesa strenua, dunque, dell’attuale modello che vede come il fumo negli occhi strutture fisiche e orari rigidi ribadendo che prevenzione, screening, vaccinazioni, presa in carico dei cronici e intercettazione precoce del disagio funzionano perché esiste una relazione stabile tra le persone assistite e il proprio medico.  Proprio dalla Campania arrivano in queste ore i primi stanziamenti di risorse per far funzionare i servizi di cura attivati dalle Asl con il Pnrr. «Ho dato mandato alla Direzione generale per la Tutela della salute di procedere al riparto di 98 milioni di euro per il reclutamento del personale per il potenziamento dell’assistenza sanitaria territoriale», spiega in una nota il governatore Roberto Fico: «L’intervento è funzionale all’attuazione del nuovo modello organizzativo dell’assistenza territoriale, in coerenza con gli standard nazionali e con gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».  ---End text---  Author: ETTORE MAUTONE  Heading: LA RIFORMA DELLA SANITÀ  Highlight: LA PROTESTA  «Non siamo uno sportello o un turno ma una relazione profonda con le famiglie»   LA RIVOLUZIONE  Previsti nuovi obblighi anche per i dottori in convenzione Il nodo: attuare il modello Pnrr  Image:a  aper g  di Medici di famiglia in rivolta contro il modello delle Case di comunit -tit_org- Case di comunità attive tutti i giorni I medici contro il ministro Schillaci      Case di comunità aperte h24 tutti i giorni Medici contro Schillaci   -sec_org-
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