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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Riforma medicina generale, Schillaci: "componente stabile del modello organizzativo" - AboutPharma ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402872108805.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"aboutpharma.com" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il Ministro Schillaci presenta la riforma della medicina generale: medici dipendenti su base volontaria, Case di Comunità e nuovo sistema di remunerazione.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:20:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.aboutpharma.com/sanita-e-politica/riforma-medicina-generale-medici-dipendenti-case-comunita/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Chi Siamo | Contatti | Lavora con noi | ShopLe prime linee di riforma della medicina generale cominciano a essere tracciate. Nella riunione straordinaria dei governatori presso la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ieri il ministro della Salute, Orazio Schillaci, è intervenuto per illustrare la bozza di decreto legge che   potrebbe arrivare entro maggio.La riforma mira a fare della medicina territoriale una chiave per la “svolta” e la “profonda innovazione” del Servizio sanitario nazionale, è rendere il ruolo dei medici di base una “componente stabile del modello organizzativo” delle case di Comunità.Per i medici di medicina generale, che sono oggi convenzionati con le Asl, si prevede la possibilità, su base volontaria, di diventare dipendenti pubblici, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Non si tratta dunque di un obbligo ma di un percorso programmato e progressivo: il testo infatti non cancella la convenzione, anche per andare incontro alle tante rimostranze già avanzate nelle scorse settimane, ma introduce un sistema misto, che potrebbe essere in futuro sempre più esteso.Altro capitolo di possibile scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagati in base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili.Realizzate con i fondi del Pnrr, al 31 dicembre 2025, erano 781 le Case di Comunità attive con almeno un servizio funzionante in Italia, a fronte di circa 1.715 strutture programmate. L’obiettivo del ministro arrivare entro il 30 giugno 2026 alla piena operatività. Il nuovo sistema che prevede di alleggerire il carico di lavoro sugli ospedali, potenziando strutture intermedie sul territorio all’interno delle quali i cittadini troveranno équipe multidisciplinari che prevedono anche pediatri, infermieri, specialisti ambulatoriali, psicologi, assistenti sociali.In Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero è diminuito di ben 5.197 unità, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. Una carenza nota e dovuta anche alla scarsa attrattività di questa branca. Per questo il progetto di Schillaci punta, spiegano dal ministero, a nobilitare la medicina generale, rendendola una vera e propria specializzazione ad hoc, pagata alla stregua di altre, più ‘blasonate’.La bozza di decreto è stata recepita in modo complessivamente positivo, al netto delle differenze politiche. Il prossimo appuntamento è calendarizzato tra una decina di giorni, nel frattempo si attende la risposta dei sindacati di categoria, divisi sul tema, con alcuni pronti a dar battaglia. Ma, come ha spiegato oggi il ministro ai presidenti di regione, “non possiamo perdere un’occasione storica per l’Italia”.“Un confronto positivo e costruttivo, su un tema fondamentale come quello della medicina generale di cui si discute da tempo e che ora, a pochi mesi dalla chiusura del Pnrr, assume una rilevanza strategica”, ha commentato Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.“La presenza del ministro – chiarisce Fedriga – in Conferenza non è scontata perciò lo ringrazio per aver condiviso i principi guida che ispirano il riordino della medicina territoriale. Apprezziamo il dialogo aperto e ci rendiamo disponibili a dare il nostro contributo, consapevoli che abbiamo davanti l’obiettivo comune di dare piena attuazione alle Case di comunità. Ora aspettiamo di conoscere il testo del decreto e di esaminarlo a livello tecnico in commissione Salute, per poi procedere velocemente nell’unica direzione che serve, quella del rafforzamento dei servizi di salute per i cittadini”.Dura la reazione dei medici di medic
ina generale. Un provvedimento “che distruggerà il medico di famiglia” “mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti”, afferma in una nota la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), che chiede l’intervento della presidente del Consiglio. “È inaccettabile che una riforma di questa portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell’oscurità del mancato confronto istituzionale”, sostiene la Fimmg, che contesta almeno due “contraddizioni tecniche” contenute nello schema circolato nelle ultime ore.La prima è che “il decreto subordina l’accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili”: pertanto “l’intera generazione di medici di medicina generale attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata”.La seconda riguarda i medici giovani ed esporrebbe al rischio di “un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili”. Infatti, spiega il sindacato, “in molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità”. Il risultato, secondo Fimmg, sarebbe una “grave carenza” che “produrrà accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, peggioramento delle disuguaglianze territoriali”.Tag: Conferenza delle Regioni / massimiliano fedriga / medici di Medicina generale / Ministero della Salute / orazio schillaci /L'INFORMAZIONE OGNI GIORNOno studio condotto dall’Università di Torino mette a nudo gli oneri economici che gravano sui pazienti oncologici italiani. Tra prestazioni private per bypassare le liste d’attesa e spese logistiche, la tossicità finanziaria emerge come un fattore prognostico che incide sulla qualità della vita e sull’equità delle cureSi attendono le motivazioni dell’Agenzia dopo che entrambi i farmaci erano stati autorizzati a livello europeoQUICK LINKS Contenuto realizzato in partnershipSEGUICI SUAP-DATEGLANCECONTATTINOTE LEGALIAboutPharma è un brand di Helyx S.r.l.Milano: Via Eritrea 21 – 20157 Tel +39 02 2772 991 (sede legale)Roma: Viale dell’Arte, 25 – 00144www.aboutpharma.com – info@aboutpharma.com – PEC helyx.srl@legalmail.it – P. IVA 07106000966AboutPharma – Testata online registrata al Tribunale di Milano n°385/11-12-2014   
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		<title><![CDATA[Sanità, scoppia la protesta: il decreto Schillaci divide medici e politica - Cronaca nazionale Roma - Abruzzo24ore ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403068409600.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"abruzzo24ore.tv" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Cronaca nazionale Roma - 24/04/2026 15:23 - Il progetto di riforma della medicina territoriale punta a rafforzare le Case di Comunità, ma solleva forti critiche tra i medici di base e le...</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 15:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.abruzzo24ore.tv/news/Sanita-scoppia-la-protesta-il-decreto-Schillaci-divide-medici-e-politica/213290.htm]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il progetto di riforma della medicina territoriale punta a rafforzare le Case di Comunità, ma solleva forti critiche tra i medici di base e le organizzazioni di categoriaSi accende il confronto sul cosiddetto decreto Schillaci, la riforma della sanità territoriale presentata dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che mira a ridefinire il ruolo dei medici di medicina generale. Il provvedimento, illustrato in sede di Conferenza delle Regioni, punta a rendere i medici di base una componente strutturale delle Case di Comunità, con la possibilità – su base volontaria – di diventare dipendenti del Servizio sanitario nazionale.L’obiettivo dichiarato è quello di costruire una sanità “più efficiente e vicina ai cittadini”, in particolare alle fasce più fragili, attraverso un rafforzamento della rete territoriale. Il decreto, atteso entro il mese di maggio, non elimina l’attuale sistema di convenzione con le Asl, ma introduce un modello ibrido, destinato progressivamente a espandersi.Uno dei punti più delicati riguarda il sistema di remunerazione: dall’attuale compenso basato sul numero di assistiti si passerebbe a un criterio legato alla partecipazione attiva nella rete sanitaria territoriale e alla gestione dei pazienti cronici.Il piano si inserisce nel contesto degli investimenti del Pnrr, che ha già finanziato la realizzazione delle Case di Comunità. Secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 2025, risultano attive 781 strutture su un totale di circa 1.715 previste, con l’obiettivo di completare la rete entro il 30 giugno 2026. Questi presidi dovrebbero integrare diverse figure professionali, tra cui pediatri, infermieri, specialisti, psicologi e assistenti sociali, con l’intento di alleggerire la pressione sugli ospedali.Tuttavia, la riforma si inserisce in un quadro già critico. Secondo la Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di base e il numero è in costante calo: tra il 2019 e il 2024 si è registrata una diminuzione di 5.197 unità, con un carico medio di 1.383 pazienti per medico, superiore agli standard ottimali.Proprio per contrastare questa crisi, il ministero intende valorizzare la medicina generale, trasformandola in una vera e propria specializzazione riconosciuta. Una scelta che, nelle intenzioni, dovrebbe rendere la professione più attrattiva per le nuove generazioni.Nonostante l’apertura delle Regioni, che hanno accolto la bozza con prudente favore, il fronte dei medici di base appare fortemente critico. La Fimmg ha definito il progetto “inattuabile e pericoloso”, denunciando l’assenza di confronto e parlando di una riforma che rischia di “distruggere il medico di famiglia”.Tra le principali criticità evidenziate, vi è il rischio di escludere una parte significativa dei professionisti attualmente in servizio, a causa dei requisiti legati alla specializzazione. Inoltre, secondo il sindacato, i giovani medici potrebbero essere spinti ad abbandonare la medicina territoriale, aggravando ulteriormente la carenza soprattutto nelle aree più fragili.Il timore è quello di un effetto domino sul sistema sanitario: aumento degli accessi impropri al Pronto Soccorso, difficoltà nella gestione delle patologie croniche e crescita delle disuguaglianze territoriali.Il confronto resta aperto, con un nuovo passaggio previsto nei prossimi giorni tra governo, Regioni e rappresentanze di categoria. Una partita decisiva per il futuro dell’assistenza sanitaria in Italia.   
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		<title><![CDATA[Arriva il decreto Schillaci, medici di base in rivolta - Salute e Benessere  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403053809482.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"altoadige.it" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Alto Adige è il quotidiano online di Bolzano continuamente aggiornato, con foto e video, su cronaca, politica, sport, cultura, spettacoli ed economia</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 14:53:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[http://www.altoadige.it/salute-e-benessere/arriva-il-decreto-schillaci-medici-di-base-in-rivolta-1.4349035]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Un medico di famiglia al centro dell'assistenza territoriale, motore delle Case di Comunità che stanno aprendo in tutta Italia e con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il Servizio sanitario nazionale. Questo l'obiettivo del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha illustrato oggi in Conferenza delle Regioni la bozza di decreto legge che porta il suo nome e che punta, soprattutto "a fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili". Per farlo, la strada scelta è quella di un decreto legge che potrebbe arrivare entro maggio.Come già annunciato in passato dal ministro, il cuore della riforma che punta a fare della medicina territoriale una chiave per la "svolta" e la "profonda innovazione" del Servizio Sanitario Nazionale, è rendere il ruolo dei medici di base una "componente stabile del modello organizzativo" delle case di Comunità. Per questi professionisti, oggi convenzionati con le Asl, prevede la possibilità, su base volontaria, di diventare dipendenti pubblici, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Questo rapporto di dipendenza sarà però su base volontaria. Non si tratta di un obbligo ma di un percorso programmato e progressivo: il testo non cancella la convenzione, anche per andare incontro alle tante rimostranze già avanzate nelle scorse settimane, ma introduce un sistema misto, che potrebbe essere in futuro sempre più esteso.Altro capitolo di possibile scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagati in base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili.Realizzate con i fondi del Pnrr, al 31 dicembre 2025, erano 781 le Case di Comunità attive con almeno un servizio funzionante in Italia, a fronte di circa 1.715 strutture programmate. L'obiettivo del ministro arrivare entro il 30 giugno 2026 alla piena operatività. Il nuovo sistema che prevede di alleggerire il carico di lavoro sugli ospedali, potenziando strutture intermedie sul territorio all'interno delle quali i cittadini troveranno équipe multidisciplinari che prevedono anche pediatri, infermieri, specialisti ambulatoriali, psicologi, assistenti sociali.In Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero è diminuito di ben 5.197 unità, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. Una carenza nota e dovuta anche alla scarsa attrattività di questa branca. Per questo il progetto di Schillaci punta, spiuegano dal minitero, a nobilitare la medicina generale, rendendola una vera e propria specializzazione ad hoc, pagata alla stregua di altre, più 'blasonate'.Entro maggio, si apprende, è auspicato il via libera delle Regioni al testo del decreto, che aspettano di avere quello definitivo. Intanto oggi la bozza è stata recepita in modo complessivamente positivo, al netto delle differenze politiche.Il prossimo appuntamento è calendarizzato tra una decina di giorni, nel frattempo si attende la risposta dei sindacati di categoria, divisi sul tema, con alcuni pronti a dar battaglia. Ma, come ha spiegato oggi il ministro ai presidenti di regione, "non possiamo perdere un'occasione storica per l'Italia".Dura reazione dei medici di medicina generale alla bozza di riforma della professione elaborata dal ministro della Salute. Un provvedimento "che distruggerà il medico di famiglia" "mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti", afferma in una nota la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg), che chiede l'intervento della presidente del Consiglio."È inaccettabile che una riforma di questa portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell'oscurità del mancato confronto istituzionale", so
stiene la Fimmg, che contesta almeno due "contraddizioni tecniche" contenute nello schema circolato nelle ultime ore. La prima è che "il decreto subordina l'accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili": pertanto "l'intera generazione di medici di medicina generale attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata".La seconda riguarda i medici giovani ed esporrebbe al rischio di "un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili". Infatti, spiega il sindacato, "in molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità". Il risultato, secondo Fimmg, sarebbe una "grave carenza" che "produrrà accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, peggioramento delle disuguaglianze territoriali".   
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		<title><![CDATA[Arriva il decreto Schillaci, medici di base in rivolta - Sanità  ]]></title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 14:29:00 +0200</pubDate>
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 portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell'oscurità del mancato confronto istituzionale", sostiene la Fimmg, che contesta almeno due "contraddizioni tecniche" contenute nello schema circolato nelle ultime ore. La prima è che "il decreto subordina l'accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili": pertanto "l'intera generazione di medici di medicina generale attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata".La seconda riguarda i medici giovani ed esporrebbe al rischio di "un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili". Infatti, spiega il sindacato, "in molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità". Il risultato, secondo Fimmg, sarebbe una "grave carenza" che "produrrà accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, peggioramento delle disuguaglianze territoriali".Riproduzione riservata © Copyright ANSA   
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		<tp:writer>di Livia Parisi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Arriva il decreto Schillaci, medici di base in rivolta ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403052809492.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ansa.it" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Dipendenti pubblici, su base volontaria, perno delle case di comunità. La protesta: "Distrugge la professione" (ANSA)</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 14:57:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1074704" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403052809492.PDF"><![CDATA[ansa.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2026/04/24/arriva-il-decreto-schillaci-medici-di-base-in-rivolta_a196a437-1c42-4c60-a1bf-6048f5587bfc.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Un medico di famiglia al centro dell'assistenza territoriale, motore delle Case di Comunità che stanno aprendo in tutta Italia e con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il Servizio sanitario nazionale. Questo l'obiettivo del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha illustrato oggi in Conferenza delle Regioni la bozza di decreto legge che porta il suo nome e che punta, soprattutto "a fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili". Per farlo, la strada scelta è quella di un decreto legge che potrebbe arrivare entro maggio.Come già annunciato in passato dal ministro, il cuore della riforma che punta a fare della medicina territoriale una chiave per la "svolta" e la "profonda innovazione" del Servizio Sanitario Nazionale, è rendere il ruolo dei medici di base una "componente stabile del modello organizzativo" delle case di Comunità. Per questi professionisti, oggi convenzionati con le Asl, prevede la possibilità, su base volontaria, di diventare dipendenti pubblici, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Questo rapporto di dipendenza sarà però su base volontaria. Non si tratta di un obbligo ma di un percorso programmato e progressivo: il testo non cancella la convenzione, anche per andare incontro alle tante rimostranze già avanzate nelle scorse settimane, ma introduce un sistema misto, che potrebbe essere in futuro sempre più esteso. Altro capitolo di possibile scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagati in base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili. Realizzate con i fondi del Pnrr, al 31 dicembre 2025, erano 781 le Case di Comunità attive con almeno un servizio funzionante in Italia, a fronte di circa 1.715 strutture programmate. L'obiettivo del ministro arrivare entro il 30 giugno 2026 alla piena operatività. Il nuovo sistema che prevede di alleggerire il carico di lavoro sugli ospedali, potenziando strutture intermedie sul territorio all'interno delle quali i cittadini troveranno équipe multidisciplinari che prevedono anche pediatri, infermieri, specialisti ambulatoriali, psicologi, assistenti sociali. In Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero è diminuito di ben 5.197 unità, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. Una carenza nota e dovuta anche alla scarsa attrattività di questa branca. Per questo il progetto di Schillaci punta, spiuegano dal minitero, a nobilitare la medicina generale, rendendola una vera e propria specializzazione ad hoc, pagata alla stregua di altre, più 'blasonate'. Entro maggio, si apprende, è auspicato il via libera delle Regioni al testo del decreto, che aspettano di avere quello definitivo. Intanto oggi la bozza è stata recepita in modo complessivamente positivo, al netto delle differenze politiche. Il prossimo appuntamento è calendarizzato tra una decina di giorni, nel frattempo si attende la risposta dei sindacati di categoria, divisi sul tema, con alcuni pronti a dar battaglia. Ma, come ha spiegato oggi il ministro ai presidenti di regione, "non possiamo perdere un'occasione storica per l'Italia".                          La protesta dei medici di base: "La riforma distrugge la professione"                         Dura reazione dei medici di medicina generale alla bozza di riforma della professione elaborata dal ministro della Salute. Un provvedimento "che distruggerà il medico di famiglia" "mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti", afferma in una nota la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg), che chiede l'intervento della presidente del Consiglio."È inaccettabile che una riforma di questa
 portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell'oscurità del mancato confronto istituzionale", sostiene la Fimmg, che contesta almeno due "contraddizioni tecniche" contenute nello schema circolato nelle ultime ore. La prima è che "il decreto subordina l'accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili": pertanto "l'intera generazione di medici di medicina generale attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata".La seconda riguarda i medici giovani ed esporrebbe al rischio di "un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili". Infatti, spiega il sindacato, "in molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità". Il risultato, secondo Fimmg, sarebbe una "grave carenza" che "produrrà accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, peggioramento delle disuguaglianze territoriali".Riproduzione riservata © Copyright ANSA   
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		<tp:writer>di Livia Parisi</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Riforma Schillaci: i medici di famiglia diventano dipendenti pubblici - Calabria Diretta News ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402968208610.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402968208610.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"calabriadirettanews.com" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La riforma Schillaci punta a trasformare la medicina territoriale introducendo il contratto da dipendente per i medici di base e potenziando le Case di Comunità</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:20:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="624" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402968208610.PDF"><![CDATA[calabriadirettanews.com]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.calabriadirettanews.com/2026/04/24/riforma-schillaci-i-medici-di-famiglia-diventano-dipendenti-pubblici/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il futuro della sanità italiana passa attraverso una profonda riorganizzazione della medicina territoriale, con l’obiettivo di rendere il medico di base il motore centrale delle Case di Comunità.Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha illustrato alla Conferenza delle Regioni la bozza del decreto legge che porta il suo nome, un provvedimento che mira a garantire un’assistenza più efficiente e vicina ai cittadini, specialmente ai soggetti più fragili.Il cuore del progetto risiede nell’integrazione stabile dei medici di medicina generale nel modello organizzativo delle Case di Comunità. La novità più rilevante riguarda il rapporto di lavoro: per i professionisti, attualmente convenzionati con le Asl, si apre la possibilità di optare per un contratto da dipendente pubblico, equiparato a quello dei medici ospedalieri. Tale passaggio avverrà su base esclusivamente volontaria, senza cancellare il sistema della convenzione, ma inaugurando un modello misto che potrebbe espandersi progressivamente nei prossimi anni.La riforma propone un cambiamento significativo anche sul fronte economico. Il superamento del pagamento basato esclusivamente sul numero di assistiti è uno dei punti cardine della bozza. La nuova struttura retributiva dovrebbe legarsi alla partecipazione attiva nella rete territoriale e alla presa in carico effettiva di pazienti cronici e fragili. Questo approccio punta a valorizzare la qualità del servizio e l’integrazione con le équipe multidisciplinari, composte da pediatri, infermieri, specialisti, psicologi e assistenti sociali.L’obiettivo del ministero è nobilitare la medicina generale, rendendola una specializzazione a tutti gli effetti e aumentando l’attrattività di una branca che negli ultimi anni ha sofferto una crisi profonda. Secondo i dati della Fondazione Gimbe, tra il 2019 e il 2024 il numero di medici di base è diminuito di 5.197 unità, portando a una carenza complessiva di oltre 5.700 professionisti. Attualmente, ogni medico segue in media 1.383 assistiti, superando il livello ottimale e rendendo sempre più difficile per i cittadini l’accesso alle cure primarie.La tabella di marcia del ministro Schillaci è serrata. Il decreto legge potrebbe approdare in Consiglio dei Ministri entro maggio, con l’auspicio di ottenere il via libera definitivo dalle Regioni in tempi brevi. Entro il 30 giugno 2026 si punta alla piena operatività delle Case di Comunità, strutture intermedie pensate per alleggerire il carico di lavoro degli ospedali. Al 31 dicembre 2025 risultavano attive 781 strutture con almeno un servizio funzionante, su un totale di 1.715 programmate attraverso i fondi del Pnrr.Nonostante l’accoglienza complessivamente positiva da parte dei presidenti di Regione, restano da sciogliere i nodi legati alle posizioni dei sindacati di categoria, che appaiono divisi e pronti al confronto sui dettagli del testo. In merito all’urgenza della riforma, il ministro Schillaci ha dichiarato durante l’incontro: «Non possiamo perdere un’occasione storica per l’Italia». L’intento è accelerare i tempi per fornire una risposta concreta alla carenza di personale e alla necessità di un’assistenza territoriale più capillare.Trattiamo temi prettamente legati alla nostra regione, la Calabria, cercando di descrivere tutte le realtà della nostra terra, dalla politica al costume. La nostra punta di diamante è  un'informazione dettagliata e costante attraverso il sito internetContattaci: calabriadirettanews@gmail.comCalabria Diretta News  S.A.S.reg. trib. Cosenza 10/10/2020 n°1816©  Copyright Calabria Diretta News - Partita IVA 03595570783   
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		<tp:writer>Redazione CDN</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Borse, Europa in rosso, corrono petrolio e gas ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402887608848.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402887608848.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"eurogiornale.com" </b>  del 24 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:34:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="1" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402887608848.PDF"><![CDATA[eurogiornale.com]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://eurogiornale.com/borse-europa-in-rosso-corrono-petrolio-e-gas/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Le europee iniziano in ribasso l'ultima seduta della settimana, nel segno dell'incertezza per le sorti del conflitto in Medio Oriente. Milano cede circa lo 0,7%, in linea con Parigi; giù di mezzo punto Londra, poco sotto la parità FrancoforteRaiNews - Economia e finanza 24 Aprile 2026Economia e finanza Borse e mercatiMercatiBorse, Europa in rosso, corrono petrolio e gasLe europee iniziano in ribasso l'ultima seduta della settimana, nel segno dell'incertezza per le sorti del conflitto in Medio Oriente. Milano cede circa lo 0,7%, in linea con Parigi; giù di mezzo punto Londra, poco sotto la parità Francoforte24/04/2026Chiara MericoAndamento MercatipixabayAndamento MercatiLe Borse europee iniziano in ribasso l'ultima seduta della settimana, nel segno dell'incertezza per le sorti del conflitto in Medio Oriente. Milano cede circa lo 0,7%, in linea con Parigi; giù di mezzo punto Londra, poco sotto la parità Francoforte.Recuperano in chiusura di una seduta segnata dalla volatilità le Borse asiatiche. L'indice Nikkei di Tokyo guadagna circa un punto percentuale, sulla parità Hong Kong e Seoul.Chiusura negativa ieri per Wall Street, con il Dow Jones che ha archiviato la seduta in calo dello 0,36% e il Nasdaq in ribasso dello 0,89%, mentre ha chiuso in rialzo del 2,06% l'indice S&P 500 Vix, a segnalare l'aumento della volatilità.Non si arresta la corsa dei prezzi del petrolio. Questa mattina il Brent, greggio di riferimento per il mercato europeo, sfiora i 106 dollari al barile, mentre il Wti viene quotato attorno ai 96 dollari al barile. In crescita ad Amsterdam anche il prezzo del gas, sopra i 45 euro al megawattora.    Borsa    MilanoFonte: www.rainews.it
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Sanità, la Regione Lazio assume oltre 1600 infermieri nel 2026 ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402878408740.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402878408740.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"frosinonetoday.it" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Oltre 1600 assuzioni per il 2026. Il Pd attacca: "La Regione si è arresa". Rocca: "Stanno distorcendo la realtà"</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:06:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="13640" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402878408740.PDF"><![CDATA[frosinonetoday.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.frosinonetoday.it/politica/piano-assunzioni-infermieri-regione-lazio-2026.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Nuovi infermieri in arrivo a Roma e nel Lazio. La Regione ha autorizzato, per il 2026, l’assunzione di 1.611 unità, per un costo complessivo annuale di 74 milioni di euro. A fornire i numeri a RomaToday è la stessa Regione.Nei giorni scorsi il tema è stato al centro di un acceso botta e risposta tra la consigliera regionale del Pd, Eleonora Mattia e il presidente della Regione Francesco Rocca, dopo che Luigi Baldini, presidente di Enpapi (Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica) aveva annunciato con soddisfazione l’assunzione a tempo indeterminato di mille infermieri, già inseriti nelle graduatorie regionali, nelle Asl di Roma e del Lazio.“La strada intrapresa è quella corretta – era stato il commento di Baldini -. Resta fondamentale continuare su questo binario, garantendo stabilità lavorativa e valorizzando anche il contributo della libera professione. Siamo pronti a collaborare con la Regione per rendere la sanità del Lazio più attrattiva, partendo dal riconoscimento di chi, con sacrificio e dedizione, ha scelto di servire il Paese”.Il Pd: “Rocca si è dovuto arrendere”A commentare a stretto giro la notizia era stata la dem Mattia: “Volevano far arrivare gli infermieri dal Cile mentre le nostre graduatorie erano bloccate nei cassetti – era stato l’attacco -. Ci dicevano che non c’erano alternative, che dovevamo rassegnarci. Era una bugia e oggi lo abbiamo dimostrato. Dopo la nostra interrogazione e una pressione politica senza sosta, la giunta Rocca ha dovuto cedere: mille infermieri del Lazio saranno finalmente assunti a tempo indeterminato. Non è un regalo, è una conquista”. E ancora: “Non abbasseremo la guardia finché ogni singola graduatoria non sarà scorsa e la sanità non tornerà a essere un diritto garantito per tutti, non un privilegio per pochi”.La replica di RoccaParole alle quali ha subito replicato Rocca: "Mi sono arreso davanti a tanta capacità di storpiare la realtà. Non è la prima volta che Mattia ci stupisce con le sue dichiarazioni fuori da ogni contesto. Gli infermieri assunti sono migliaia e non mille, stiamo scorrendo le graduatorie". E poi: “Mi stupisce anche il fatto che lei non ricordi di avere sostenuto una maggioranza che ha governato 10 anni e fatto diminuire il personale. Basta guardare le statistiche: da quando ci sono io quante assunzioni abbiamo fatto e le migliaia di unità di personale in più, oltre alle sostituzioni dei pensionamenti. Mi sembra proprio che Mattia cerchi ogni modo per trovare visibilità ma non gliela diamo: non va ascoltata”.Quanti infermieri ha assunto la RegioneA questo proposito la Regione ha fornito gli ultimi numeri aggiornati sulle assunzioni: sono 1611 per il 2026, per un costo di 74 milioni. E sono aggiuntive alle assunzioni per sostituire eventuali ulteriori cessazioni/dimissioni che interverranno rispetto al personale già in servizio presso le Asl.Complessivamente, nel biennio 2025-26 è stata autorizzata l'assunzione di 2.048 infermieri per un costo complessivo pari a circa 94 milioni di euro. Mentre dal 2023 al 2026 si contano complessivamente 5782 infermieri. Nel 2023 gli infermieri in servizio nel Lazio erano 23.884; mentre a fine 2025, questo valore è salito a 24.998.La carenza di infermieriChe nella Regione ci fosse carenza di infermieri lo aveva già sottolineato l’ultimo report di Gimbe, presentato a ottobre 2025. Nel documento si segnalava come nel Lazio la percentuale di lavoratori e lavoratrici dipendenti ogni mille abitanti fosse tra le più basse d’Italia: 3.95%, a fronte di una media nazionale del 4.70%.Come sta la Sanità nel Lazio: dalla carenza dei medici di base alla rinuncia alle cure, i numeriSi tratta di figure che sono essenziale anche per “popolare” le case della comunità. Non a caso lo Spallanzani ha di recente avviato, su mandato della Regione, il primo programma formativo regionale per infermieri di famiglia e di comunità per 120 lavoratrici e lavoratori, selezionati dalle Asl di Roma e di tutto il Lazio.            
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Lazio senza infermieri, dalla Regione un piano da 74 milioni per assumere nuovo personale. I numeri ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403029009218.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403029009218.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"frosinonetoday.it" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Oltre 1600 assuzioni per il 2026. Il Pd attacca: "La Regione si è arresa". Rocca: "Stanno distorcendo la realtà"</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:33:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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	<item>
		<title><![CDATA[Una malattia invisibile, un diritto negato: il caso endometriosi in Italia  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402969308609.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402969308609.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"galileonet.it" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>L''endometriosi è sottodiagnosticata e gestita in modo disomogeneo. Il report GIMBE chiede un approccio uniforme e multidisciplinare</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:20:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="2623" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402969308609.PDF"><![CDATA[galileonet.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.galileonet.it/una-malattia-invisibile-un-diritto-negato-il-caso-endometriosi-in-italia/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[E’ più comune di quanto si pensi. L’endometriosi, malattia infiammatoria cronica spesso invalidante, nel mondo interessa il 10% delle donne in età riproduttiva e in Italia, nel triennio 2021-2023, si stima ci siano stati 9.300 nuovi casi l’anno. Un dato calcolato per difetto perché si riferisce alle donne che sono state ospedalizzate, senza tener conto dei casi meno gravi gestiti in ambulatorio. Non solo è una patologia sottostimata: le donne che ne soffrono possono contare su assistenza e servizi sanitari molto diversi fra loro, a seconda della regione dove vivono. Il risultato è che, per avere una diagnosi, le donne devono aspettare 7-10 anni dalla comparsa dei sintomi e iniziare quindi trattamenti appropriati, prolungando le ripercussioni della malattia sulla propria vita. L’endometriosi, infatti, non colpisce solo il corpo. A causa del dolore cronico, chi ne soffre ne subisce un notevole impatto sociale, psicologico (con ansia e depressione), ma anche economico. È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio GIMBE “Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali”.Regione che vai, assistenza che troviSe da un lato si nota una crescente considerazione a livello istituzionale con l’inserimento dell’endometriosi, insieme a epilessia e obesità, nel nuovo Piano Nazionale Cronicità (ancora non pubblicato in Gazzetta Ufficiale), così come l’inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del III e IV stadio della malattia, il report mette in luce ulteriori criticità. A livello territoriale è presente un’elevata eterogeneità: a marzo 2026 solo sette Regioni (Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia) presentano sia Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) sia reti cliniche attive. Nelle altre Regioni risultano parziali (5) o assenti (8). In generale, i centri specializzati, importanti per trattare soprattutto le forme più severe della malattia, non sono distribuiti uniformemente sul territorio nazionale e spesso non sono inseriti in reti strutturate che riescano a garantire in maniera funzionale tra loro il primo, secondo e terzo livello di cura.Le fasi precoci non sono tutelateL’ulteriore nodo che emerge riguarda le esenzioni (codice 063 nell’elenco dei LEA) che vengono applicate a un insieme di visite mediche ed esami diagnostici specifici solo per le fasi più gravi della patologia. È una scelta che “esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore”, afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE. Problematica che alcune regioni (Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Toscana, Sicilia) hanno cercato di migliorare ampliando l’offerta dei servizi con risorse proprie.L’endometriosi e il ritardo di diagnosiDal report emerge quindi la necessità di applicare concretamente un approccio integrato lungo tutto il percorso di diagnosi e trattamento. Poiché “l’endometriosi richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese, garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”, conclude Cartabellotta.Credits immagine: Kinga Howard su Unsplash   
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		<tp:writer>Redazione Galileo</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Non c’è due senza tre…nta! La Salute tiene banco in tutta Italia ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402892208858.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ideaginger.it" </b>  del 24 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:37:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="0" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402892208858.PDF"><![CDATA[ideaginger.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ideaginger.it/progetti/non-c-e-due-senza-tre-nta-la-salute-tiene-banco-in-tutta-italia.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Quello che non si insegna (ma serve a tutti). Tipo: come orientarsi tra fake news, bufale e “me l’ha detto internet”.Da anni La Salute tiene banco entra nelle scuole. Per i 30 anni di GIMBE abbiamo deciso di festeggiare così: portiamo la salute tra i banchi, ancora una volta.Nel prossimo anno scolastico vorremmo realizzare 7 nuovi incontri in giro per l’Italia, per studentesse e studenti degli ultimi anni delle superiori. Dacci una mano!Da dove partiamoTutto è cominciato a Bologna nel 2022 con un’idea semplice: parlare di sanità e salute a scuola, ma senza far venire voglia di guardare l’orologio ogni due minuti. Non lezioni teoriche, ma strumenti per orientarsi.Poi è successo quello che succede quando una cosa funziona: qualcuno ha iniziato a parlarne. E qualcun altro ha chiesto: “Venite anche da noi?”.Risultato: in 4 anni abbiamo coinvolto oltre 240 classi e incontrato più di 9.000 studentesse e studenti in giro per l’Italia.Cosa succede in aulaParliamo di scelte che incidono sulla salute (nostra e del pianeta), di come funziona davvero il Servizio Sanitario Nazionale (quello che diamo per scontato, finché non ne abbiamo bisogno) e di come orientarsi tra informazioni, fake news e contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Non nozioni da imparare a memoria, ma competenze per la vita.E succede quasi sempre così: si parte con un po’ di scetticismo, si finisce con domande, discussioni… e con il tempo che spesso non basta.Cosa vogliamo fare (e perché abbiamo bisogno di te)Il problema, ormai, è questo: le scuole continuano a scriverci. E no, non abbiamo i fondi per dire sì a tutte. Per questo vorremmo festeggiare il trentennale di GIMBE così: realizzando 7 nuovi incontri durante il prossimo anno scolastico, tra ottobre 2026 e marzo 2027 per cominciare a rispondere a richieste che non vorremmo più lasciare in sospeso. Senza effetti speciali, portando l’educazione alla salute dove serve davvero. In altre parole: ogni donazione trasforma un “Non ancora…” in un “Stiamo arrivando!”.Non abbiamo scelto un’unica area: vogliamo portare il progetto in tutta Italia, seguendo le richieste delle scuole e arrivando anche dove non siamo mai stati. E se hai un territorio nel cuore, puoi dircelo: più segnalazioni riceve, più ci impegneremo per raggiungerlo.Cosa succede grazie al tuo contributoGrazie al tuo contributo, le richieste diventeranno incontri:    contatteremo le scuole che ci scrivono, mettendo insieme insegnanti, dirigenti, calendari, spazi e classi con incastri degni di Tetris    realizzeremo i 7 incontri tra ottobre 2026 e marzo 2027, organizzando un calendario sostenibile su più territori    faremo arrivare i nostri giovani e freschi docenti dove più servono, con treni, aerei, monopattini… e l’entusiasmo necessario a rispondere anche alle domande più difficili    manterremo aggiornati i materiali didattici, perché spiegare bene cose complesse è più difficile di quanto sembriPerché ogni incontro non nasce per caso: si prepara, si costruisce, e poi succede davvero. E ogni donazione ci aiuta a dire sì a una scuola in più.Chi siamo (promesso: breve)Da 30 anni GIMBE si occupa di una cosa semplice da dire e meno da fare: che le decisioni sulla nostra salute siano basate sulla scienza, non sulle opinioni. Con questo progetto aggiungiamo un pezzo importante: partire prima.Perché se la salute si costruisce con le scelte di ogni giorno, allora vale la pena iniziare a scegliere bene da subito.È così che nasce La Salute tiene banco. E, a giudicare da quante scuole ci stanno chiedendo di partecipare o di fare il bis, è una cosa che serve. Parecchio.
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Decreto Schillaci, cosa cambia? Dagli orari agli stipendi fino alle pensioni, tutte le novità. E i medici di base protestano ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402910709187.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402910709187.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilmattino.it" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il provvedimento mira a rafforzare la sanità territoriale e a ridurre la pressione sugli ospedali attraverso il potenziamento delle strutture di prossimità, e lo fa intervenendo direttamente sulla figura del medico di famiglia</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:27:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="435241" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402910709187.PDF"><![CDATA[ilmattino.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ilmattino.it/primopiano/sanita/decreto_schillaci_cosa_cambia_medici_stipendi_pensioni_orari_proteste_in_che_consiste_ultime_notizie-9493127.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Medici di famiglia al centro dell'assistenza territoriale, motore delle Case di Comunità che stanno aprendo in tutta Italia e con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il Servizio sanitario nazionale. Questo l'obiettivo del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha illustrato ieri in Conferenza delle Regioni la bozza di decreto legge che porta il suo nome e che punta, soprattutto «a fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili». Per farlo, la strada scelta è quella di un decreto legge che potrebbe arrivare entro maggio. Ma proprio questo impianto di riforma ha già innescato proteste e forti critiche da parte della categoria dei medici di medicina generale, che temono un cambiamento profondo del proprio ruolo e del modello organizzativo. Il provvedimento, infatti, mira a rafforzare la sanità territoriale e a ridurre la pressione sugli ospedali attraverso il potenziamento delle strutture di prossimità, ma lo fa intervenendo direttamente sulla figura del medico di famiglia.  APPROFONDIMENTI            Sanità, primi progressi sulle liste d’attesa                   La riforma Come già annunciato in passato dal ministro, il cuore della riforma che punta a fare della medicina territoriale una chiave per la «svolta» e la «profonda innovazione» del Servizio Sanitario Nazionale, è rendere il ruolo dei medici di base una «componente stabile del modello organizzativo» delle case di Comunità. Per questi professionisti, oggi convenzionati con le Asl, prevede la possibilità, su base volontaria, di diventare dipendenti pubblici, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Questo rapporto di dipendenza sarà però su base volontaria. Non si tratta di un obbligo ma di un percorso programmato e progressivo: il testo non cancella la convenzione, anche per andare incontro alle tante rimostranze già avanzate nelle scorse settimane, ma introduce un sistema misto, che potrebbe essere in futuro sempre più esteso. Altro capitolo di possibile scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagati in base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili. Realizzate con i fondi del Pnrr, al 31 dicembre 2025, erano 781 le Case di Comunità attive con almeno un servizio funzionante in Italia, a fronte di circa 1.715 strutture programmate. L'obiettivo del ministro arrivare entro il 30 giugno 2026 alla piena operatività. Il nuovo sistema che prevede di alleggerire il carico di lavoro sugli ospedali, potenziando strutture intermedie sul territorio all'interno delle quali i cittadini troveranno équipe multidisciplinari che prevedono anche pediatri, infermieri, specialisti ambulatoriali, psicologi, assistenti sociali. In Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero è diminuito di ben 5.197 unità, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. Una carenza nota e dovuta anche alla scarsa attrattività di questa branca. Per questo il progetto di Schillaci punta, spiuegano dal minitero, a nobilitare la medicina generale, rendendola una vera e propria specializzazione ad hoc, pagata alla stregua di altre, più 'blasonate'. Entro maggio, si apprende, è auspicato il via libera delle Regioni al testo del decreto, che aspettano di avere quello definitivo. Intanto ieri la bozza è stata recepita in modo complessivamente positivo, al netto delle differenze politiche. Il prossimo appuntamento è calendarizzato tra una decina di giorni, nel frattempo si attende la risposta dei sindacati di categoria, divisi sul tema, con alcuni pronti a dar battaglia. Ma, come ha spiegato il ministro ai presidenti di regione, «non possiamo perdere un'occasione storica per l'Italia».  Le proteste La 
riforma, però, ha aperto un fronte di forte contrapposizione con i medici di medicina generale. Le principali critiche riguardano la trasformazione del rapporto di lavoro, letta come un primo passo verso una progressiva "pubblicizzazione" della categoria. Pur essendo volontario, il passaggio alla dipendenza viene considerato da una parte dei medici un cambiamento destinato a ridurre nel tempo l'autonomia professionale e a modificare il ruolo del medico di famiglia, storicamente basato su un rapporto diretto con i pazienti. Criticata anche la revisione del sistema di remunerazione, che secondo i sindacati rischia di spostare l'attività dalla relazione con il paziente a una logica di obiettivi, prestazioni e presa in carico organizzata nelle strutture territoriali. Sul piano organizzativo pesa inoltre la carenza di medici di medicina generale, con carichi di lavoro in aumento e una professione sempre meno attrattiva per le nuove generazioni. Una condizione che, secondo le rappresentanze della categoria, rende difficile affrontare una riforma di questo tipo senza un confronto più ampio. Non meno rilevante il nodo previdenziale. Il passaggio alla dipendenza pubblica comporterebbe un cambio di regime pensionistico: dai contributi versati nell'attuale sistema separato si passerebbe a quello dei dipendenti pubblici. Per i sindacati, questo potrebbe penalizzare soprattutto chi è vicino alla pensione o ha maturato la carriera con le regole attuali, alimentando incertezza e preoccupazioni economiche.   
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Decreto Schillaci, cosa cambia? Dagli orari agli stipendi fino alle pensioni, tutte le novità. E i medici di base protestano ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403032209250.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilmessaggero.it" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il provvedimento mira a rafforzare la sanità territoriale e a ridurre la pressione sugli ospedali attraverso il potenziamento delle strutture di prossimità, e lo fa intervenendo direttamente sulla figura del medico di famiglia</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:42:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.ilmessaggero.it/salute/medicina/decreto_schillaci_cosa_cambia_medici_stipendi_pensioni_orari_proteste-9493103.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Medici di famiglia al centro dell'assistenza territoriale, motore delle Case di Comunità che stanno aprendo in tutta Italia e con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il Servizio sanitario nazionale. Questo l'obiettivo del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha illustrato ieri in Conferenza delle Regioni la bozza di decreto legge che porta il suo nome e che punta, soprattutto «a fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili». Per farlo, la strada scelta è quella di un decreto legge che potrebbe arrivare entro maggio. Ma proprio questo impianto di riforma ha già innescato proteste e forti critiche da parte della categoria dei medici di medicina generale, che temono un cambiamento profondo del proprio ruolo e del modello organizzativo. Il provvedimento, infatti, mira a rafforzare la sanità territoriale e a ridurre la pressione sugli ospedali attraverso il potenziamento delle strutture di prossimità, ma lo fa intervenendo direttamente sulla figura del medico di famiglia.        La riforma Come già annunciato in passato dal ministro, il cuore della riforma che punta a fare della medicina territoriale una chiave per la «svolta» e la «profonda innovazione» del Servizio Sanitario Nazionale, è rendere il ruolo dei medici di base una «componente stabile del modello organizzativo» delle case di Comunità. Per questi professionisti, oggi convenzionati con le Asl, prevede la possibilità, su base volontaria, di diventare dipendenti pubblici, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Questo rapporto di dipendenza sarà però su base volontaria. Non si tratta di un obbligo ma di un percorso programmato e progressivo: il testo non cancella la convenzione, anche per andare incontro alle tante rimostranze già avanzate nelle scorse settimane, ma introduce un sistema misto, che potrebbe essere in futuro sempre più esteso. Altro capitolo di possibile scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagati in base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili. Realizzate con i fondi del Pnrr, al 31 dicembre 2025, erano 781 le Case di Comunità attive con almeno un servizio funzionante in Italia, a fronte di circa 1.715 strutture programmate. L'obiettivo del ministro arrivare entro il 30 giugno 2026 alla piena operatività. Il nuovo sistema che prevede di alleggerire il carico di lavoro sugli ospedali, potenziando strutture intermedie sul territorio all'interno delle quali i cittadini troveranno équipe multidisciplinari che prevedono anche pediatri, infermieri, specialisti ambulatoriali, psicologi, assistenti sociali. In Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero è diminuito di ben 5.197 unità, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. Una carenza nota e dovuta anche alla scarsa attrattività di questa branca. Per questo il progetto di Schillaci punta, spiuegano dal minitero, a nobilitare la medicina generale, rendendola una vera e propria specializzazione ad hoc, pagata alla stregua di altre, più 'blasonate'. Entro maggio, si apprende, è auspicato il via libera delle Regioni al testo del decreto, che aspettano di avere quello definitivo. Intanto ieri la bozza è stata recepita in modo complessivamente positivo, al netto delle differenze politiche. Il prossimo appuntamento è calendarizzato tra una decina di giorni, nel frattempo si attende la risposta dei sindacati di categoria, divisi sul tema, con alcuni pronti a dar battaglia. Ma, come ha spiegato il ministro ai presidenti di regione, «non possiamo perdere un'occasione storica per l'Italia».  Le proteste La riforma, però, ha aperto un fronte di forte contrapposizione con i medici di medicin
a generale. Le principali critiche riguardano la trasformazione del rapporto di lavoro, letta come un primo passo verso una progressiva "pubblicizzazione" della categoria. Pur essendo volontario, il passaggio alla dipendenza viene considerato da una parte dei medici un cambiamento destinato a ridurre nel tempo l'autonomia professionale e a modificare il ruolo del medico di famiglia, storicamente basato su un rapporto diretto con i pazienti. Criticata anche la revisione del sistema di remunerazione, che secondo i sindacati rischia di spostare l'attività dalla relazione con il paziente a una logica di obiettivi, prestazioni e presa in carico organizzata nelle strutture territoriali. Sul piano organizzativo pesa inoltre la carenza di medici di medicina generale, con carichi di lavoro in aumento e una professione sempre meno attrattiva per le nuove generazioni. Una condizione che, secondo le rappresentanze della categoria, rende difficile affrontare una riforma di questo tipo senza un confronto più ampio. Non meno rilevante il nodo previdenziale. Il passaggio alla dipendenza pubblica comporterebbe un cambio di regime pensionistico: dai contributi versati nell'attuale sistema separato si passerebbe a quello dei dipendenti pubblici. Per i sindacati, questo potrebbe penalizzare soprattutto chi è vicino alla pensione o ha maturato la carriera con le regole attuali, alimentando incertezza e preoccupazioni economiche.                                © RIPRODUZIONE RISERVATA                            Salute - Newsletter                            Ogni Giovedì gli aggiornamenti su Salute e Benessere                            Iscriviti e ricevi le notizie via email   
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		<title><![CDATA[Sanità, riforma Orazio Schillaci: medici di base nelle Case di comunità e svolta sulla medicina territoriale - Il Tirreno ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402896009076.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"iltirreno.it" </b>  del 23 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il ministro presenta l''impianto della riforma: «Non possiamo perdere un''occasione storica per l''Italia». Le anticipazioni</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 12:49:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="219564" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402896009076.PDF"><![CDATA[iltirreno.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.iltirreno.it/toscana/2026/04/24/news/medici-di-famiglia-le-novita-con-il-decreto-schillaci-dal-ruolo-delle-case-di-comunita-allo-stipendio-1.100860915]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Ammodernare il Servizio sanitario nazionale, senza intaccarne i principi, ma puntando sempre di più sul rafforzamento della medicina territoriale e sul coinvolgimento, nelle Case di comunità, dei medici di medicina generale». È l'obiettivo del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha illustrato alle Regioni l'impianto della sua riforma con la volontà di «fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, soprattutto ai più fragili», riporta la nota del ministero della Salute che prosegue indicando la strada, «si va verso un decreto-legge che sarà ora condiviso con le Regioni». «Non possiamo perdere un'occasione storica per l'Italia», ha detto il ministro nell'incontro odierno. Il ministro punta a fare della medicina territoriale una chiave per la «svolta» e la «profonda innovazione» del Servizio Sanitario Nazionale.Come già anticipato dal ministro Orazio Schillaci, il fulcro della riforma è rafforzare la medicina territoriale, considerata decisiva per una vera trasformazione del Servizio sanitario nazionale. In particolare, si vuole rendere i medici di famiglia una presenza strutturale all’interno delle Case di Comunità. Per questi professionisti, oggi legati alle Asl tramite convenzione, si apre la possibilità – su base volontaria – di diventare dipendenti pubblici, con un contratto simile a quello dei medici ospedalieri. Non si tratta di un obbligo: il sistema attuale non viene eliminato, ma affiancato da un modello misto che potrebbe progressivamente ampliarsi.Le Case di Comunità, finanziate con il Pnrr, al 31 dicembre 2025 erano 781 con almeno un servizio attivo, su circa 1.715 previste. L’obiettivo indicato dal ministero è arrivare alla piena operatività entro il 30 giugno 2026. Questo modello mira a ridurre la pressione sugli ospedali, potenziando le strutture intermedie sul territorio, dove opereranno équipe multidisciplinari composte anche da pediatri, infermieri, specialisti, psicologi e assistenti sociali.Un altro nodo delicato riguarda i compensi: attualmente i medici sono retribuiti in base al numero di assistiti, mentre in futuro si ipotizza un sistema legato maggiormente al lavoro svolto nella rete territoriale, alla gestione dei pazienti cronici e all’assistenza delle persone più fragili.Resta però il problema della carenza di medici di base: secondo la Fondazione Gimbe, in Italia ne mancano oltre 5.700, con difficoltà crescenti per i cittadini nel trovare un medico, soprattutto nelle regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il numero è calato di oltre 5.000 unità e ogni medico segue mediamente più di 1.300 pazienti, superando la soglia ideale. Una situazione legata anche alla scarsa attrattività della professione. Proprio per questo, il piano punta a valorizzare la medicina generale, trasformandola in una vera specializzazione, con un trattamento economico paragonabile a quello delle altre discipline.Il via libera delle Regioni al decreto è atteso entro maggio, anche se si attende ancora il testo definitivo. La prima accoglienza della bozza è stata nel complesso positiva, pur con differenze politiche.Il confronto proseguirà nei prossimi giorni, mentre si attendono le posizioni dei sindacati di categoria, che appaiono divisi e in alcuni casi pronti allo scontro. Ma, come ha sottolineato il ministro, si tratta di un passaggio cruciale: non coglierlo significherebbe perdere un’opportunità importante per il Paese.La novità   
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		<title><![CDATA[Decreto Schillaci, i medici di famiglia diventano dipendenti pubblici: cosa cambia e quando ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402917709117.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lacnews24.it" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il testo mira a riformare la sanità territoriale: i dottori potranno diventare dipendenti del Servizio sanitario nazionale su base volontaria e lavorare nelle Case di Comunità. Dura reazione ella Fimmg: «La riforma distrugge la professione»</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:06:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="4177" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402917709117.PDF"><![CDATA[lacnews24.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.lacnews24.it/sanita/decreto-schillaci-i-medici-di-famiglia-diventano-dipendenti-pubblici-cosa-cambia-e-quando-wz65jfgq]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il decreto Schillaci accelera sulla riforma della sanità territoriale e punta a rivoluzionare il ruolo dei medici di famiglia in Italia. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha presentato in Conferenza delle Regioni una bozza del provvedimento che potrebbe arrivare già entro maggio, con l’obiettivo dichiarato di rendere il sistema sanitario «più efficiente e vicino ai cittadini». Medici di base al centro delle Case di Comunità Il cuore del decreto riguarda proprio i medici di medicina generale. La riforma li trasforma in una componente stabile delle nuove strutture territoriali, le Case di Comunità, che stanno nascendo in tutta Italia grazie ai fondi del Pnrr. Qui, i medici di famiglia diventerebbero il motore dell’assistenza di prossimità, lavorando in team con altri professionisti sanitari. Da convenzionati a dipendenti (ma su base volontaria) La novità più rilevante è la possibilità, per i medici oggi convenzionati con le ASL, di diventare dipendenti pubblici del Servizio sanitario nazionale. Si tratta però di una scelta volontaria: il decreto non impone alcun obbligo ma introduce un sistema misto. Il decreto Schillaci mira a rafforzare l’assistenza territoriale, ridurre la pressione sugli ospedali e garantire cure più accessibili, soprattutto nelle aree interne e per le fasce più fragili della popolazione. Se approvato nei tempi previsti, il provvedimento potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più significativi per la sanità italiana degli ultimi anni, ridefinendo il ruolo dei medici di famiglia e il rapporto tra cittadini e sistema sanitario. Quando entra in vigore Il governo punta a varare il decreto entro maggio. I prossimi passaggi saranno decisivi per capire tempi e modalità di attuazione di una riforma che potrebbe incidere concretamente sulla vita di milioni di italiani. Decreto Schillaci, il nodo della remunerazione Altro capitolo di possibile scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagati in base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili.  In Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero è diminuito di ben 5.197 unità, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. Una carenza nota e dovuta anche alla scarsa attrattività di questa branca. Per questo il progetto di Schillaci punta, spiuegano dal minitero, a nobilitare la medicina generale, rendendola una vera e propria specializzazione ad hoc, pagata alla stregua di altre, più 'blasonate'.  Medici di base: «La riforma distrugge la professione» Dura reazione dei medici di medicina generale alla bozza di riforma della professione elaborata dal ministro della Salute. Un provvedimento «che distruggerà il medico di famiglia, mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti», afferma in una nota la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg), che chiede l'intervento della presidente del Consiglio. «È inaccettabile che una riforma di questa portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell'oscurità del mancato confronto istituzionale», sostiene la Fimmg, che contesta almeno due «contraddizioni tecniche» contenute nello schema circolato nelle ultime ore. La prima è che «il decreto subordina l'accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili»: pertanto «l'intera generazione di medici di medicina generale attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata». La seconda riguarda i medici giovani ed esporrebbe al rischio di «
un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili». Infatti, spiega il sindacato, «in molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità». Il risultato, secondo Fimmg, sarebbe una «grave carenza che produrrà accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, peggioramento delle disuguaglianze territoriali».   
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		<title><![CDATA[MEDICI DI BASE IN RIVOLTA  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042403043509395.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"mondoprofessionisti.it" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La bozza del decreto Schillaci di riforma prevede la possibilità per i medici di famiglia di diventare dipendenti pubblici, ma su base volontaria. Dura la reazione della categoria.</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 14:35:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.mondoprofessionisti.it/primo-piano/medici-di-base-in-rivolta/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Dura reazione dei medici di medicina generale alla bozza di riforma della professione elaborata dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che prevede il passaggio a dipendenza “volontaria” per i medici di famiglia, con doppio canale (convenzione e dipendenza), per mettere a regime le case di comunità che stanno aprendo in tutta Italia.Arriva il decreto Schillaci, medici di base in rivolta Un provvedimento “che distruggerà il medico di famiglia” “mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti”, afferma in una nota la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg), che chiede l’intervento della presidente del Consiglio. “È inaccettabile che una riforma di questa portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell’oscurità del mancato confronto istituzionale”. Cosa prevede il decreto Un medico di famiglia al centro dell’assistenza territoriale, motore delle Case di Comunità che stanno aprendo in tutta Italia e con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il Servizio sanitario nazionale. Questo l’obiettivo del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha illustrato in Conferenza delle Regioni la bozza di decreto legge che punta, soprattutto “a fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili”.Medicina territoriale al centro  Per farlo, la strada scelta è quella di un decreto legge che potrebbe arrivare entro maggio. Come già annunciato in passato dal ministro, il cuore della riforma che punta a fare della medicina territoriale una chiave per la “svolta” e la “profonda innovazione” del Servizio Sanitario Nazionale, è rendere il ruolo dei medici di base una “componente stabile del modello organizzativo” delle case di comunità. Per questi professionisti, oggi convenzionati con le Asl, prevede la possibilità, su base volontaria, di diventare dipendenti pubblici, cioè di avere un rapporto di lavoro subordinato come gli ospedalieri. Questo rapporto di dipendenza sarà però su base volontaria. Non si tratta di un obbligo ma di un percorso programmato e progressivo: il testo non cancella la convenzione, anche per andare incontro alle tante rimostranze già avanzate nelle scorse settimane, ma introduce un sistema misto, che potrebbe essere in futuro sempre più esteso.La questione remunerazione Altro capitolo di possibile scontro potrebbe essere la remunerazione: oggi i medici vengono pagati in base al numero di pazienti, in futuro dovrebbero esser remunerati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili.I dubbi della Fimmg La Federazione Italiana Medici di Medicina Generale contesta almeno due “contraddizioni tecniche” contenute nello schema del decreto circolato nelle ultime ore. La prima è che “il decreto subordina l’accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili”: pertanto “l’intera generazione di medici di medicina generale attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata”.La seconda riguarda i medici giovani ed esporrebbe al rischio di “un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili”. Infatti, spiega il sindacato, “in molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità”. Il risultato, secondo Fimmg, sarebbe una “grave carenza” che “produrrà accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, peggioramento delle disuguaglianze territoriali”.Medici territoriali: strada sbagliata, ferma opposizione “F
erma opposizione” anche da parte della Federazione dei Medici Territoriali: “I giovani medici scappano da questa straordinaria professione – spiega il Segretario nazionale Francesco Esposito. E ora si rilancia la dipendenza, cioè burocratizzare ancora di più il nostro lavoro, già schiacciato da decine di compiti onerosi e impropri. Questo decreto – conclude Esposito – aumenterà l’effetto fuga dalla medicina di famiglia e, cosa peggiore, può contribuire a distruggere la capillarità degli studi medici soprattutto nei piccoli centri, in quelli montani e più isolati, dove c’è una popolazione più anziana con maggiore incidenza di pazienti con cronicità e fragilità”. Le Case di Comunità Realizzate con i fondi del Pnrr, al 31 dicembre 2025, erano 781 le Case di Comunità attive con almeno un servizio funzionante in Italia, a fronte di circa 1.715 strutture programmate. L’obiettivo del ministro è arrivare entro il 30 giugno 2026 alla piena operatività. Il nuovo sistema che prevede di alleggerire il carico di lavoro sugli ospedali, potenziando strutture intermedie sul territorio all’interno delle quali i cittadini troveranno équipe multidisciplinari che prevedono anche pediatri, infermieri, specialisti ambulatoriali, psicologi, assistenti sociali.La carenza di medici In Italia, secondo recenti dati della Fondazione Gimbe, mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero è diminuito di ben 5.197 unità, tanto che ognuno segue in media 1.383 assistiti, oltre il livello ottimale. Una carenza nota e dovuta anche alla scarsa attrattività di questa branca.Per questo il progetto di Schillaci punta, spiegano dal ministero, a nobilitare la medicina generale, rendendola una vera e propria specializzazione ad hoc, pagata alla stregua di altre, più “blasonate”. Entro maggio, si apprende, è auspicato il via libera delle Regioni al testo del decreto, che aspettano di avere quello definitivo.     
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		<tp:writer>Luigi Pio Berliri</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Riforma dell’assistenza sanitaria: medici di famiglia perno delle case di comunità ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/24/2026042402910609186.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"rainews.it" </b>  del 24 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il ministro Schillaci: “Dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, soprattutto ai più fragili”</p>]]></description>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:27:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.rainews.it/articoli/2026/04/riforma-dellassistenza-sanitaria-medici-di-famiglia-perno-delle-case-di-comunita-e102584a-c970-427f-bcd7-808702ca5064.html]]></tp:url>
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]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Redazione di Rainews</tp:writer>
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