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		<title><![CDATA[Tempo (quasi) scaduto: le promesse di Schillaci alla prova dei fatti - AboutPharma ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/23/2026042302951908464.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"aboutpharma.com" </b>  del 23 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Salute, i dossier che accompagneranno l’azione del Governo nel 2026: dalla gestione della spesa farmaceutica al nodo delle liste d’attesa</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 11:23:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.aboutpharma.com/sanita-e-politica/tempo-quasi-scaduto-le-promesse-di-schillaci-alla-prova-dei-fatti/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Chi Siamo | Contatti | Lavora con noi | ShopL’atto di indirizzo per il 2026 redatto dal ministero della Salute – la bussola politica e amministrativa che orienta le azioni del Governo in ambito sanitario – si inserisce in una linea di continuità con il documento dell’anno precedente.Più che indicare una svolta, il testo firmato da Orazio Schillaci lo scorso 16 gennaio aggiorna la rotta tracciata negli ultimi anni. Prevenzione, valorizzazione dei dati sanitari, innovazione tecnologica e sostenibilità economica del Servizio sanitario nazionale rappresentano i pilastri attorno ai quali ruoterà l’azione del Governo da qui al prossimo dicembre.Con un passaggio ulteriore verso l’operatività: questo almeno negli auspici. Smaltita la fase più intensa degli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), i tempi sono maturi per mettere a regime le riforme avviate dal 2022.Il primo elemento che emerge dal documento riguarda il ruolo della prevenzione nelle politiche sanitarie.L’atto di indirizzo richiama la necessità di rafforzare le strategie, in chiave primaria e secondaria: attraverso la promozione di stili di vita più adeguati, il potenziamento dei programmi di screening e il miglioramento degli strumenti di diagnosi precoce. In linea anche con le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, si punta in primis a ridurre l’impatto delle malattie croniche non trasmissibili.L’obiettivo è duplice. Da un lato migliorare lo stato di salute della popolazione, dall’altro contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario riducendo l’incidenza e la gravità delle malattie croniche (diabete e obesità sono in cima alla lista). In un Paese caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione, d’altra parte, la prevenzione risulta essere lo strumento più efficace per contenere il fabbisogno assistenziale.“Siamo fermi al cinque per cento: dobbiamo aumentare la quota del Fondo sanitario nazionale che vi è destinata”, ha affermato il ministro della Salute all’apertura degli Stati Generali di Napoli, a giugno scorso: rilanciando la necessità di “un patto tra istituzioni e cittadini” per aumentare consapevolezza e partecipazione. “Se la sanità è proattiva, può individuare i rischi prima che si trasformino in patologie”, è stato il sunto di un altro suo recente intervento: questa volta all’incontro annuale della Rete Cardiologica Irccs.L’ex rettore dell’Università di Roma Tor Vergata è convinto che il miglioramento della qualità delle cure non possa prescindere dall’integrazione tra medicina del territorio, servizi di prevenzione e strutture ospedaliere. Si spiega così lo spazio previsto per il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica.La pandemia da Covid-19 ha evidenziato l’importanza di adeguati sistemi di monitoraggio per intercettare l’insorgenza di nuovi rischi sanitari. Non è da leggere pertanto come un caso la scelta di investire nella raccolta sistematica dei dati epidemiologici: utili tanto sul fronte della profilassi infettivologica quanto (con risultati visibili nel tempo) della riduzione di impatto delle malattie croniche.Se per migliorare le performance sul lato della prevenzione occorre rafforzare la sorveglianza epidemiologica, per mantenere gli archivi in ordine è necessario compiere un profondo lavoro di valorizzazione dei dati.Negli ultimi anni la digitalizzazione del sistema sanitario è diventata una delle priorità dell’agenda politica. Il Fascicolo elettronico, la telemedicina (il 2026 sarà quello del lancio del portale nazionale?) e i sistemi informativi regionali producono una quantità crescente di informazioni.Di conseguenza il tema non è più soltanto quello della loro raccolta, ma anche di una sapiente integrazione e di un corretto utilizzo. In questo contesto, assume un ruolo centrale l’Ecosistema dei dati sanitari, destinato a collegare le indicazioni provenienti dai diversi sistemi informativi del Servizio sanitario nazionale.
L’obiettivo è creare un’infrastruttura capace di mettere in relazione gli output clinici dei pazienti con quelli amministrativi e di programmazione. Una maggiore integrazione delle può avere effetti significativi su diversi livelli. Vista dagli ambulatori, consente ai professionisti di accedere a dati più completi sul percorso di cura dei pazienti. Sul piano organizzativo, permette di migliorare la programmazione dei servizi e individuare le inefficienze.Il tema della governance dei dati assume inoltre un valore strategico nella tutela dell’appropriatezza delle cure. L’analisi di tutte le informazioni (cliniche e amministrative) può infatti contribuire a individuare comportamenti prescrittivi non appropriati e a orientare le politiche sanitarie in modo più mirato.Da qui l’entusiasmo di Schillaci, secondo cui “l’Ecosistema dei dati rappresenta un traguardo significativo per il nostro sistema sanitario”.Nelle 32 pagine che compongono l’atto di indirizzo per il 2026, ampio spazio è stato dato anche al tema della sostenibilità.Negli ultimi anni la spesa ha registrato una crescita significativa, soltanto in parte alimentata dagli investimenti straordinari legati alla pandemia e al Pnrr. Secondo le stime del ministero dell’Economia e delle Finanze, la spesa sanitaria pubblica si attesta a 136,5 miliardi di euro.Ma il rapporto tra spesa e prodotto interno lordo, dopo il picco registrato durante l’emergenza pandemica (6,3 per cento), si è progressivamente ridotto (6,1 nel 2024-2025). “Dietro l’aumento dei miliardi, si cela un imponente e costante definanziamento – denuncia da tempo Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe –. Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi”.Numeri che rendono ancora più delicato l’equilibrio tra sostenibilità finanziaria e accesso alle innovazioni terapeutiche. Il tema riguarda in particolare l’introduzione di nuovi farmaci ad alto contenuto tecnologico, che spesso comportano costi rilevanti per il sistema. Non a caso negli ultimi anni si è intensificato il dibattito sul ruolo degli strumenti di Health technology assessment (Hta) e sui modelli di negoziazione dei prezzi dei farmaci innovativi.L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha più volte sottolineato la necessità di trovare un punto di equilibrio tra accesso rapido all’innovazione e sostenibilità della spesa pubblica. Il tema è tornato al centro del confronto istituzionale anche nelle scorse settimane, quando Schillaci ha chiesto chiarimenti sull’andamento della spesa registrato tra il 2024 e il 2025.Nessuna rivoluzione alle porte, ma il messaggio è arrivato chiaro in via del Tritone. Si punterà sulla flessibilità per coniugare un’innovazione che appare senza confini con la finitezza delle risorse.Un’altra delle sfide incombenti riguarda l’attuazione delle riforme previste dal Pnrr. Gran parte degli investimenti degli ultimi anni si è concentrata sulla trasformazione dell’assistenza territoriale: con la realizzazione delle Case della comunità, degli Ospedali di comunità e delle Centrali operative territoriali.Il passaggio successivo – quello richiamato implicitamente dall’atto di indirizzo – riguarda la messa a regime di queste strutture. Secondo il ministro, la rimodulazione della missione?6 ha permesso di incrementare gli stanziamenti per telemedicina e assistenza domiciliare. Strumenti che – se pienamente attivati – possono alleggerire la pressione sugli ospedali e favorire risposte più rapide ai bisogni di salute. Ma urgono modelli organizzativi, personale e risorse stabili nel tempo.Senza questi elementi, il rischio è che le infrastrutture realizzate con i fondi europei non riescano a produrre gli effetti attesi in termini di accesso alle cure e riduzione della pressione sugli ospedali. Ipotesi tutt’altro che remota, alla luce del recente monitoraggio condotto dal
l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) sull’attuazione del DM 77/2022.Anche su questo fronte, la Fondazione Gimbe ha di recente riacceso i riflettori. A luglio scorso, fatta eccezione per le Centrali operative territoriali, delle 1.723 Case della Comunità programmate soltanto 218 (12,7 per cento) avevano attivato tutti i servizi previsti. Di queste, 46 (2,7 per cento) disponevano di personale medico e infermieristico.Capitolo ospedali di comunità: a fronte di 592 strutture programmate, 153 (26 per cento) sono state dichiarate attive (2.716 posti letto). Va meglio invece sul fronte dell’assistenza domiciliare integrata, al momento garantita in tutte le Regioni tranne che in Sicilia.Tra le criticità più evidenti, rimane poi quella delle liste d’attesa. Il tema è diventato uno dei principali indicatori delle difficoltà organizzative del sistema sanitario, oltre che motivo di insoddisfazione da parte dei cittadini.Tempi lunghi per visite specialistiche ed esami diagnostici incidono sulla fiducia nei confronti del sistema pubblico e alimentano il ricorso al privato. L’atto di indirizzo ribadisce la necessità di rafforzare gli strumenti di monitoraggio e gestione delle liste, con lo scopo di migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie.Negli ultimi mesi il Governo (seguito da diverse Regioni) ha adottato diversi provvedimenti per affrontare il problema: tra cui interventi normativi e piattaforme di monitoraggio delle agende di prenotazione.L’obiettivo è rendere più trasparente la gestione di queste ultime e individuare eventuali squilibri nell’offerta di servizi tra territori e strutture sanitarie. Vero è anche però che la riduzione delle liste d’attesa richiede un approccio integrato: tra potenziamento del personale sanitario, utilizzo delle tecnologie digitali e revisione dei modelli organizzativi. Sul primo fronte, persistono diverse criticità strutturali.Le organizzazioni sindacali dei medici segnalano una carenza significativa di personale negli ospedali e nei servizi territoriali che rischia di limitare l’efficacia degli interventi organizzativi.Il sindacato Anaao-Assomed ha più volte sottolineato come la penuria di camici bianchi rappresenti uno dei fattori che contribuiscono all’allungamento dei tempi di attesa. Da qui il monito: “Senza un rafforzamento stabile degli organici e interventi sulle condizioni di lavoro del personale sanitario, le misure adottate rischiano di produrre effetti limitati nel medio periodo”.La questione delle liste d’attesa si intreccia con quella più ampia degli equilibri territoriali del servizio sanitario.Il tema richiama il dibattito sul riparto del Fondo nazionale tra le Regioni e sulle disuguaglianze nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea). Dove l’offerta di servizi è più fragile, i tempi di accesso alle prestazioni tendono ad allungarsi. E la risposta ai bisogni di cura si sposta sempre più spesso verso altre aree del Paese, alimentando la migrazione sanitaria.In questo contesto si aggiunge la volontà del ministero della Salute di rafforzare l’assistenza ospedaliera di alta complessità. Come indicato nel decreto firmato da Schillaci a gennaio, l’obiettivo è sviluppare centri di terzo livello anche in aree dove oggi non esistono strutture con tale capacità.Del novero faranno parte realtà (anche private) individuate sulla base di criteri omogenei che tengono conto della complessità dei casi trattati, della qualità dell’assistenza, della mobilità interregionale, dell’attività di ricerca e del contributo alla formazione. Previste risorse dedicate per le funzioni di rilievo nazionale.Da un lato consolidare i servizi territoriali per ridurre le criticità e le liste d’attesa, dall’altro potenziare le strutture ospedaliere di punta, assicurando che tutti i cittadini abbiano accesso alle cure più complesse senza dover necessariamente spostarsi: in questo modo Schillaci punta a garantire maggiore equità e un sistema più sost
enibile.Tag: case di comunità / dm 77 / liste d'attesa / malattie cardiovascolari / piattaforma nazionale di telemedicina / pnrr / prevenzione / sanita territoriale / screening oncologici / spesa farmaceutica /L'INFORMAZIONE OGNI GIORNOno studio condotto dall’Università di Torino mette a nudo gli oneri economici che gravano sui pazienti oncologici italiani. Tra prestazioni private per bypassare le liste d’attesa e spese logistiche, la tossicità finanziaria emerge come un fattore prognostico che incide sulla qualità della vita e sull’equità delle cureSi attendono le motivazioni dell’Agenzia dopo che entrambi i farmaci erano stati autorizzati a livello europeoQUICK LINKS Contenuto realizzato in partnershipSEGUICI SUAP-DATEGLANCECONTATTINOTE LEGALIAboutPharma è un brand di Helyx S.r.l.Milano: Via Eritrea 21 – 20157 Tel +39 02 2772 991 (sede legale)Roma: Viale dell’Arte, 25 – 00144www.aboutpharma.com – info@aboutpharma.com – PEC helyx.srl@legalmail.it – P. IVA 07106000966AboutPharma – Testata online registrata al Tribunale di Milano n°385/11-12-2014   
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		<title><![CDATA[A EXPOSANITÀ 2026, SOLUZIONI PER SEGUIRE LO SVILUPPO DI UNA SANITÀ SEMPRE PIÙ TECNOLOGICA E PERSONALIZZATA | AgenSalute ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/23/2026042302969508608.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"agensalute.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Bologna, 22.04.2026 - Ha aperto oggi, entrando subito nel vivo della questione, Exposanità2026, la fiera che da oltre 40 anni è il punto di</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:14:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Bologna, 22.04.2026 – Ha aperto oggi, entrando subito nel vivo della questione, Exposanità2026, la fiera che da oltre 40 anni è il punto di riferimento del mondo della sanità e del settore sociosanitario. La tecnologia è la grande protagonista dei 200 convegni che si alternano tra i padiglioni. Dall’Intelligenza Artificiale applicata alla diagnosi assistita, alla medicina personalizzata e all’analisi predittiva, passando per le soluzioni della telemedicina che riducono le distanze territoriali, fino alla nuova generazione di dispositivi diagnostici indossabili, l’innovazione digitale traccia la strada per la sanità del futuro, offrendo soluzioni – Planning Solutions, come recita il claim – che hanno il compito di rispondere a una grande sfida: il digitale salverà la salute come diritto universale?È questo il tema affrontato nel convegno inaugurale “Sfide socio-sanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura”, che ha dato il via alla prima giornata.Tra i primi ostacoli che il nostro Servizio sanitario nazionale deve affrontare, certamente la mancanza strutturale di fondi. Con il 3,1% di deficit del Pil, sarà difficile immaginare nuovi finanziamenti. A questo ha provato a rispondere l’Assessore alle Politiche per la Salute dell’Emilia Romagna, Massimo Fabi: «Non esiste una soluzione unica. La prima scelta è culturale e politica: investire sulla promozione della salute e sulla prevenzione. Prevenire è meglio che curare, salva vite e rende il sistema più sostenibile. Poi c’è il rafforzamento concreto della sanità territoriale. L’Emilia-Romagna è tra le regioni benchmark sugli obiettivi della Missione 6 del PNRR: passeremo da 140 a 192 Case della Comunità, con 600 posti letto in più negli Ospedali di Comunità, investimenti in tecnologie innovative e digitalizzazione. Oggi il 92% dei cittadini aderisce al Fascicolo Sanitario Elettronico», spiega Fabi, che oltre a essere medico reumatologo vanta una lunga esperienza manageriale come Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.Un altro tema centrale di Exposanità2026 – come di tutte le precedenti edizioni del Salone – è quello delle risorse umane, che tengono letteralmente in piedi il nostro Servizio Sanitario. «Abbiamo 68.500 operatori, di cui 28.000 infermieri: non sono ancora sufficienti, ma stiamo lavorando per rafforzare il sistema e valorizzare chi ci lavora. Il 2025 è stato un anno difficilissimo, con un sottofinanziamento senza precedenti: la spesa era quasi doppia rispetto alle risorse disponibili. Per evitare il collasso abbiamo chiesto sacrifici ai cittadini: addizionale IRPEF, IRAP, bollo auto e reintroduzione del ticket sui farmaci. Scelte dolorose, ma necessarie. Non solo per salvare il sistema: nei prossimi tre anni investiremo 135 milioni nel Fondo regionale per la non autosufficienza, che arriva a 600 milioni, più del fondo nazionale. Infine – chiude l’assessore – un passaggio chiave: l’accordo integrativo regionale con la medicina generale, che rappresenta una leva fondamentale per rafforzare i servizi territoriali e avvicinare la sanità ai cittadini».Concorde anche Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, secondo il quale «il Servizio Sanitario Nazionale si trova oggi di fronte a tre criticità principali. La prima è appunto il finanziamento: negli ultimi anni si è creato un divario significativo rispetto alla media europea, con circa 700 euro in meno di spesa pubblica pro capite, che si traducono in oltre 40 miliardi complessivi. La seconda riguarda le diseguaglianze, che non sono più solo territoriali tra Nord e Sud, ma sempre più trasversali: tra aree urbane e periferiche, tra diverse condizioni socio-economiche e generazionali. Questo si riflette in un dato preoccupante: milioni di persone rinunciano alle cure. La terza criticità è il personale. Non manca tanto il numero di medici, quanto la capacità del sistema pubblico di trattenerli, a causa di una scarsa attrattività e condizioni di lavoro difficili. A questi problemi si aggiunge un uso ine
fficiente delle risorse: da un lato si registra un eccesso di prestazioni inappropriate, dall’altro una carenza grave in ambiti fondamentali come la prevenzione. Infine, c’è il tema dell’innovazione: la tecnologia avanza rapidamente, ma il sistema fatica ad adattarsi, anche per limiti normativi, organizzativi e di competenze digitali. Basti pensare che meno del 50% degli italiani ha competenza digitale di base, mentre i Paesi scandinavi stanno all’80%, la media europea intorno al 60%. Solo il 45% degli italiani ha dato il consenso al trattamento dei dati del proprio Fascicolo Sanitario Elettronico, l’Emilia-Romagna raggiunge il top col 92%, ma molte regioni del Sud stanno sostanzialmente al 3-4%, la Calabria addirittura al due».Ma la soluzione c’è: «Per affrontare queste sfide non basta aumentare le risorse: è necessario utilizzarle meglio, ridurre le diseguaglianze e rendere il sistema più attrattivo, moderno e capace di integrare l’innovazione. E naturalmente, la formazione».La tecnologia digitale e le competenze, dicevamo: «Oggi ad Exposanità abbiamo parlato di come digitale e Intelligenza artificiale possano avere un impatto importante sul sistema sanitario e come questo possa essere veramente un fattore determinante per il futuro. Il problema sono le competenze», è intervenuto il manager Andrea Fortuna, partner PwC Italia, Healthcare Pharmaceuticals & Life Sciences Leader. «In Italia l’AI in sanità è già usata in diversi progetti pilota, ma non è ancora parte strutturale del sistema. Il limite principale non è tecnologico, ma di competenze, organizzazione e capacità di cambiamento delle aziende sanitarie. Senza una regia chiara rischia di aumentare la complessità invece di semplificare. Il vero obiettivo è portare i progetti pilota dalla sperimentazione alla scala, integrandole nei processi clinici e amministrativi. La tecnologia deve comunque restare uno strumento a supporto di medici e pazienti, non una loro sostituzione».Un altro aspetto emerso nel convegno è l’importanza di una medicina che sia più vicine e, perché no, proattiva. In che direzione possiamo andare, ce lo fa intravedere il professor Giuseppe Andreoni, ordinario al Dipartimento di Design del Politecnico di Milano dove è Direttore del Laboratorio “Tecnologia e Design per la Sanità (TeDH)”: «La medicina si sta evolvendo verso la cosiddetta medicina delle “5 P”: predittiva, preventiva, personalizzata, partecipatoria e psicosociale. L’obiettivo è passare da un approccio reattivo (curare la malattia) a uno proattivo (prevenirla e anticiparla), considerando la salute come benessere complessivo della persona. Questo è possibile grazie alla medicina di precisione, che integra dati genetici, clinici e comportamentali per costruire profili personalizzati e modelli predittivi».Come fare? Grazie alle nuove tecnologie, naturalmente: «Le tecnologie stanno cambiando ruolo: dai wearable (indossabili), si passa a soluzioni più integrate – “phygital” e sistemi embedded – che vanno oltre l’indossabile per essere ancora più integrati all’interno del nostro corpo in una simbiosi tra fisiologia e tecnologia. Oppure i gemelli digitali: modelli virtuali del paziente che replicano perfettamente i suoi dati e la sua fisiologia». C’è un aspetto che è particolarmente determinante, in questo cambio di paradigma di una salute che viene indagata prima di diventare malessere, ed è «la medicina partecipatoria», spiega Andreoni, «che coinvolge attivamente il cittadino nella gestione della propria salute, mettendo a disposizione dell’individuo delle tecnologie che egli stesso può utilizzare in maniera semplice ma efficace per misurare alcuni processi o parametri fisiologici e orientare le scelte relative allo stato di salute – per esempio tramite chioschi diagnostici e piattaforme di monitoraggio -, rappresentando un modello fondamentale per il futuro».Sono intervenuti inoltre: Franco Baraldi, consigliere di BolognaFiere, Ivo A. Nardella Presidente e AD Gruppo Tecniche Nuove, Elena Menichini, Confindustria Dispositivi Medici, Barbara
 Mangiacavalli, presidente FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), Piero Ferrante, presidente FNOFI (Federazione Nazionale Ordini Fisioterapisti), Giuseppe Jurman, Fondazione Bruno Kessler, Antonio Vittorino Gaddi – SIT (Società Italiana Telemedicina), Alessandro Palombo, ISS CN IATIS (Centro Nazionale Intelligenza Artificiale e Tecnologie Innovative per la Salute) e Irene Aprile, Fondazione Don Gnocchi.Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloEditore Fabio Rollo  |  Via dell’Ospedaletto Marziale, 28 – 00189 Roma  |  P.Iva 15302271000© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati.Quotidiano telematico reg. Tribunale di Roma n.13/2026 del 29 gennaio 2026Direttore Responsabile: Alessandro CozzaEditore: FaroPress di Fabio RolloEditore FaroPress di Fabio Rollo  |  Via dell’Ospedaletto Marziale, 28 – 00189 Roma  |  P.Iva 15302271000© 2026 FaroPress Network – AgenSalute | Tutti i diritti sono riservati.   
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		<title><![CDATA[“Idee per la Sinistra” ha scelto Claudia Ferrari presidente e Vittorio Silva vice ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/23/2026042302947408563.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilpiacenza.it" </b>  del 23 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Elette le cariche sociali. «Ripartiamo da dialogo e partecipazione»</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 12:45:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.ilpiacenza.it/politica/idee-per-la-sinistra-ha-scelto-claudia-ferrari-presidente-e-vittorio-silva-vice.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[«Vogliamo favorire il dibattito pubblico e la partecipazione attiva dei cittadini sui temi politici che incidono sulla vita delle persone, e vogliamo farlo ‘da sinistra’, ovvero dalla prospettiva di chi ritiene che giustizia sociale e uguaglianza siano la chiave per attraversare questi tempi in cui – per dirla con Gramsci – il vecchio mondo sembra morire e il nuovo tarda ad arrivare». Così Claudia Ferrari, neoeletta presidente dell’associazione politico-culturale “Idee per la Sinistra”, spiega le motivazioni che hanno portato alla nascita del sodalizio, che ha formalizzato cariche sociali, obiettivi e prospettive. Ferrari, sindaco del Comune di Sarmato, sarà affiancata dal vicepresidente Vittorio Silva, dal tesoriere Maurizio Molinelli e da un Consiglio direttivo eterogeneo per età ed esperienze, che mette insieme persone che intendono la politica nel senso più ampio del termine.«Siamo convinti – prosegue la presidente – che sia necessario partire dalla conoscenza e dal dialogo per favorire una partecipazione attiva. Chiariamo subito un punto: questo non è un partito e non intende sostituirsi ad alcuna formazione politica, né essere legato a scadenze elettorali. È uno spazio aperto a tutte e tutti coloro che vogliono rilanciare, in termini di idee, il campo della sinistra, senza timore di utilizzare una parola che ha consentito a milioni di persone di emanciparsi e contribuire alla costruzione di decenni di pace e crescita, pur tra molte difficoltà».PROSSIMO APPUNTAMENTODopo gli incontri che hanno approfondito i temi della sanità pubblica – con il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta - e dell’Europa - con Pier Luigi Bersani – il prossimo appuntamento, previsto per il mese di maggio, sarà dedicato al tema delle migrazioni e delle politiche ad esse connesse. Per informazioni sull’associazione o per iscriversi è possibile contattare Idee per la Sinistra tramite le pagine Instagram e Facebook oppure via mail all’indirizzo ideeperlasinistrapc@gmail.com .CONSIGLIO DIRETTIVOClaudia Ferrari, presidente; Vittorio Silva, vicepresidente; Maurizio Molinelli, tesoriere.Consiglieri: Nino Beretta, Paolo Cammi, Maria Beatrice Cazzola, Alberto Gorra, Mariagrazia Granata, Maurizio Migliavacca, Mattia Motta, Marcello Petrini, Fausta Pizzaghi, Pierluigi Quaranta, Federico Sichel, Virginia Zilli.            
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		<title><![CDATA[Dall'IA alla robotica: perché le tecnologie possono rendere più sostenibile il Ssn   ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/23/2026042302948908550.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilsole24ore.com" </b>  del 23 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Finanziamento, diseguaglianze nell''accesso alle cure ed emergenza personale. Ecco le principali criticità del Servizio sanitario nazionale</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 12:35:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[ServizioServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùExposanità 2026Dall'IA alla robotica: perché le tecnologie possono rendere più sostenibile il Ssn Finanziamento, diseguaglianze nell'accesso alle cure ed emergenza personale. Ecco le principali criticità del Servizio sanitario nazionaledi Redazione Salute23 aprile 2026Genetic research and Biotech science Concept. Human Biology and pharmaceutical technology on laboratory background. Radiologist using digital x-ray human body holographic scan projection 3D rendering. jittawit.21 - stock.adobe.com3' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comI punti chiaveIl nodo dei fondi e il ruolo della prevenzioneL'emergenza del personale sanitario A Exposanità soluzioni e tecnologie in vetrinaAscolta la versione audio dell'articolo3' di letturaEnglish VersionTranslated by AI.For feedback, please contact english@ilsole24ore.comLa robotica nella riabilitazione dei pazienti che hanno subito traumi e ischemie, le terapie digitali per migliorare gli stili di vita dei pazienti e la prevenzione soprattutto negli over 65, i dispositivi medici indossabili che ci misurano i parametri più importanti e infine la telemedicina per accorciare le distanze con i pazienti ma soprattutto l'intelligenza artificiale che può aiutare medici e personale sanitario non solo nell'attività clinica, ma anche nella programmazione e nella gestione. Eccole le tecnologie più dirompenti che se utilizzate bene possono diventare preziose alleate per rendere più sostenibile il Servizio sanitario alle prese ogni giorno di più con una domanda di salute che cresce sempre e risorse non sufficienti. Questo uno dei temi al centro della nuova edizione di Exposanità, la fiera che da oltre 40 anni è il punto di riferimento del mondo della sanità e del settore sociosanitario e che in questi giorni riunisce a Bologna migliaia di addetti ai lavori, esperti e aziende.Il nodo dei fondi e il ruolo della prevenzioneTra i primi ostacoli che il nostro Servizio sanitario nazionale deve affrontare, certamente la mancanza strutturale di fondi. Con il 3,1% di deficit sul Pil appena certificato dall'Unione europea, sarà difficile immaginare finanziamenti significativi per la Sanità già nella prossima manovra di bilancio. A questo ha provato a rispondere l'Assessore alle Politiche per la Salute dell'Emilia Romagna, Massimo Fabi che ha partecipato al convegno inaugurale di Exposanità: «Non esiste una soluzione unica. La prima scelta è culturale e politica: investire sulla promozione della salute e sulla prevenzione. Prevenire è meglio che curare, salva vite e rende il sistema più sostenibile. Poi c'è il rafforzamento concreto della sanità territoriale. L'Emilia-Romagna è tra le regioni benchmark sugli obiettivi della Missione 6 del PNRR: passeremo da 140 a 192 Case della Comunità, con 600 posti letto in più negli Ospedali di Comunità, investimenti in tecnologie innovative e digitalizzazione. Oggi il 92% dei cittadini aderisce al Fascicolo Sanitario Elettronico», spiega Fabi, che oltre a essere medico reumatologo vanta una lunga esperienza manageriale come Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.Loading...L'emergenza del personale sanitarioUn altro tema centrale di Exposanità2026 - come di tutte le precedenti edizioni del Salone - è quello delle risorse umane, che tengono letteralmente in piedi il nostro Servizio Sanitario. Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, anche lui presente a Bologna «il Servizio Sanitario Nazionale si trova oggi di fronte a tre criticità principali. La prima è appunto il finanziamento: negli ultimi anni si è creato un divario significativo rispetto alla media europea, con circa 700 euro in meno di spesa pubblica pro capite, che si traducono in oltre 40 miliardi complessivi. La seconda riguarda le diseguaglianze, che non sono più solo territoriali tra Nord e Sud, ma sempre più trasversali: tra aree urbane e periferiche
, tra diverse condizioni socio-economiche e generazionali. Questo si riflette in un dato preoccupante: milioni di persone rinunciano alle cure. La terza criticità è il personale. Non manca tanto il numero di medici, quanto la capacità del sistema pubblico di trattenerli, a causa di una scarsa attrattività e condizioni di lavoro difficili». Preoccupazioni che sono state condivise dalla presidente dell'Ordine delle professioni ìnfermieristiche (Fnopi) Barbara Mangiacavalli che ha chiesto «coraggio e visione» nella costruzione di carriere con più responsabilità per gli infermieri che ora potranno anche formarsi con le nuove lauree specialistiche, così come il presidente dell'Ordine dei fisioterapisti (Fnofi) Piero Ferrante che invita a favorire le competenze e la formazione del personale all'impiego delle nuove tecnologie A Exposanità soluzioni e tecnologie in vetrinaCome detto la tecnologia è la grande protagonista dei 200 convegni e workshop che si alternano per la 24esima edizione di questa manifestazione fieristica di Exposanità (BolognaFiere dal 22 al 24 maggio) che ha oltre 40 anni di storia e che vede tra i padiglioni esposte anche tante nuove applicazioni tecnologiche e soluzioni per i pazienti proposte dalle circa 400 aziende coinvolte. Dall'Intelligenza Artificiale applicata alla diagnosi assistita, alla medicina personalizzata e all'analisi predittiva, passando per le soluzioni della telemedicina che riducono le distanze territoriali, fino alla nuova generazione di dispositivi diagnostici indossabili, l'innovazione digitale sta tracciando sempre di più la strada per la sanità del futuro, offrendo soluzioni - “Planning Solutions”, come recita il claim di questa edizione- che hanno il compito di rispondere a una grande sfida: il digitale salverà la salute come diritto universale non solo nell'attività clinica ma anche nella gestione e nell'organizzazione della nostra Sanità? A Bologna in questi giorni le prime risposte.NewsletterSanità24, la newsletter sul settore sanitarioScopri di piùPROMO ABBONAMENTO1 anno di abbonamento al Sole a 69€! Accesso illimitato al sito de Il Sole 24 OreScopri di piùRiproduzione riservata ©ArgomentiServizio Sanitario Nazionaleintelligenza artificialeEmilia RomagnaBolognaParmaLoading...   
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ecnologia è la grande protagonista dei 200 convegni e workshop che si alternano per la 24esima edizione di questa manifestazione fieristica di Exposanità (BolognaFiere dal 22 al 24 maggio) che ha oltre 40 anni di storia e che vede tra i padiglioni esposte anche tante nuove applicazioni tecnologiche e soluzioni per i pazienti proposte dalle circa 400 aziende coinvolte. Dall'Intelligenza Artificiale applicata alla diagnosi assistita, alla medicina personalizzata e all'analisi predittiva, passando per le soluzioni della telemedicina che riducono le distanze territoriali, fino alla nuova generazione di dispositivi diagnostici indossabili, l'innovazione digitale sta tracciando sempre di più la strada per la sanità del futuro, offrendo soluzioni - “Planning Solutions”, come recita il claim di questa edizione- che hanno il compito di rispondere a una grande sfida: il digitale salverà la salute come diritto universale non solo nell'attività clinica ma anche nella gestione e nell'organizzazione della nostra Sanità? A Bologna in questi giorni le prime risposte.NewsletterSanità24, la newsletter sul settore sanitarioScopri di piùPROMO ABBONAMENTO1 anno di abbonamento al Sole a 69€! Accesso illimitato al sito de Il Sole 24 OreScopri di piùRiproduzione riservata ©ArgomentiServizio Sanitario Nazionaleintelligenza artificialeEmilia RomagnaBolognaParmaLoading...   
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		<title><![CDATA[Sanità pubblica e privata: come cambia l’equilibrio ]]></title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 08:16:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[sanità privataPubblicato il                23.04.26                        di Marco Del Monte                                        Aggiornato il                22.04.26La sanità pubblica e privata in Italia non sono più soltanto due ambiti distinti dell’offerta sanitaria. Sempre più spesso rappresentano due componenti intrecciate dello stesso percorso di cura. Il Servizio sanitario nazionale resta il fondamento del diritto alla salute, ma l’aumento della domanda assistenziale, l’invecchiamento della popolazione e la difficoltà di accesso a molte prestazioni stanno modificando il rapporto tra cittadini, strutture pubbliche e soggetti privati accreditati. In questo scenario, più che una contrapposizione ideologica, emerge una trasformazione progressiva degli equilibri del sistema.La sanità pubblica e privata in Italia non sono più soltanto due ambiti distinti dell’offerta sanitaria.Il Servizio sanitario nazionale, istituito nel 1978, continua a fondarsi sui principi di universalità, uguaglianza ed equità. Questo impianto mantiene un valore centrale nel sistema italiano: le prestazioni essenziali devono essere garantite a tutti, gratuitamente o con partecipazione alla spesa tramite ticket nei casi previsti.Accanto a questa cornice, però, si osserva una difficoltà crescente nel tradurre il diritto alla salute in accesso tempestivo e uniforme alle cure. Cittadinanzattiva segnala che liste d’attesa, carenza di personale e disomogeneità territoriali continuano a compromettere l’effettivo esercizio di questo diritto.Uno dei fattori più rilevanti è il cambiamento demografico. Secondo Istat, al 1° gennaio 2026 gli over 65 in Italia sono 14 milioni 821 mila, pari al 25,1% della popolazione, mentre gli ultra ottantacinquenni hanno raggiunto quota 2 milioni 511 mila. Questo dato indica una crescita strutturale del bisogno di monitoraggio, diagnostica, continuità assistenziale e gestione delle patologie croniche.In questo quadro, le liste d’attesa non appaiono come un problema isolato. Rappresentano piuttosto uno degli indicatori più visibili di una pressione più ampia sul sistema, tanto che il Ministero della Salute continua a considerarle una priorità nazionale e richiama sia il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa sia le misure introdotte con il decreto-legge n. 73 del 2024.Le liste d’attesa non incidono solo sull’organizzazione dei servizi. Incidono soprattutto sulla concreta possibilità di curarsi in tempi compatibili con il bisogno clinico. Quando l’attesa si prolunga, aumenta il rischio che il cittadino rinvii una valutazione, ritardi un approfondimento diagnostico o rinunci del tutto alla prestazione.In questa direzione si inserisce anche il dato richiamato dal rapporto Eurispes-Enpam 2023, secondo cui oltre un terzo degli italiani ha dichiarato di aver rinunciato a cure o prestazioni per indisponibilità delle strutture e per i tempi di attesa.Questo dato, letto insieme al Rapporto civico sulla salute 2025, mostra come il problema non riguardi solo l’efficienza organizzativa, ma l’accesso effettivo alla cura.Di fronte alla difficoltà del circuito pubblico di assorbire tutta la domanda nei tempi richiesti, il privato accreditato assume un ruolo sempre più rilevante. Le misure più recenti sulle liste d’attesa vanno nella direzione di rafforzare il monitoraggio, migliorare i sistemi di prenotazione e potenziare l’offerta assistenziale. Questo conferma che il tema non è marginale, ma centrale nell’attuale governo del sistema sanitario.Dentro questo scenario, il privato accreditato tende a configurarsi sempre meno come semplice supporto occasionale e sempre più come componente stabile della risposta alla domanda di salute. Questa non è una definizione istituzionale, ma una lettura coerente con il quadro normativo e con le analisi che descrivono un ampliamento progressivo del suo peso nell’offerta sanitaria.Un indicatore particolarmente significativo è l
a spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini. Secondo GIMBE, nel 2024 la spesa out-of-pocket ha raggiunto 41,3 miliardi di euro e rappresenta il 22,3% della spesa sanitaria totale. La stessa analisi sottolinea che questa quota si mantiene sopra il 15%, soglia che l’Oms considera critica per accessibilità ed equità.Questo dato aiuta a leggere il fenomeno in modo più completo. Non cresce solo il ruolo del privato accreditato all’interno del sistema, ma cresce anche il ricorso dei cittadini a prestazioni pagate di tasca propria. Quando il tempo di accesso diventa il principale discrimine, la domanda tende infatti a spostarsi verso i canali percepiti come più disponibili e immediati.Osservando insieme questi elementi, emerge una traiettoria abbastanza chiara. Il Ssn resta il fondamento del diritto alla salute, ma la difficoltà crescente di accesso sta ampliando il ruolo del privato accreditato e della spesa diretta delle famiglie. Più che una sostituzione immediata del pubblico, si osserva una ridefinizione progressiva dell’equilibrio tra pubblico e privato.La questione centrale, allora, non è se il privato debba collaborare con il pubblico. Questa collaborazione è già parte del sistema. Il punto è capire se la crescita di questi canali stia rafforzando la capacità del Ssn di garantire i cittadini oppure se stia accompagnando, lentamente, uno spostamento stabile dei percorsi di cura fuori dal canale pubblico ordinario. È in questa domanda che si concentra una parte importante del futuro della sanità italiana.Devi fare il login per lasciare un commento. Non sei iscritto ?VideoContenuti in esclusiva, approfondimenti e aggiornamenti sulle principali notizie. La raccolta settimanale delle notizie scelte per te.PubblicitàÉchangez avec nos fff175147  membresTutti gli argomentiPubblicitàDiventare InfermiereStudentiInfermieriSpecializzazioniLibera ProfessioneOSSIZEOS MEDIA GROUPQuotidiano - Registrato al tribunale di Rimini n.4 del 12/09/13Direttore ResponsabileIZEOS SRL | ROC 26157 REA : RN331812   
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		<tp:ocr><![CDATA[ Pubblicato il 23.04.26 di Marco Del Monte Aggiornato il 22.04.26Condividi Via EmailCondividi Via FacebookCondividi Via TwitterCondividi Via LinkedinCondividi Via PinterestCommentaLa sanità pubblica e privata in Italia non sono più soltanto due ambiti distinti dell’offerta sanitaria. Sempre più spesso rappresentano due componenti intrecciate dello stesso percorso di cura. Il Servizio sanitario nazionale resta il fondamento del diritto alla salute, ma l’aumento della domanda assistenziale, l’invecchiamento della popolazione e la difficoltà di accesso a molte prestazioni stanno modificando il rapporto tra cittadini, strutture pubbliche e soggetti privati accreditati. In questo scenario, più che una contrapposizione ideologica, emerge una trasformazione progressiva degli equilibri del sistema.Il Ssn resta il pilastro della tutela della salutedivisa infermiereIl Servizio sanitario nazionale, istituito nel 1978, continua a fondarsi sui principi di universalità, uguaglianza ed equità. Questo impianto mantiene un valore centrale nel sistema italiano: le prestazioni essenziali devono essere garantite a tutti, gratuitamente o con partecipazione alla spesa tramite ticket nei casi previsti.Accanto a questa cornice, però, si osserva una difficoltà crescente nel tradurre il diritto alla salute in accesso tempestivo e uniforme alle cure. Cittadinanzattiva segnala che liste d’attesa, carenza di personale e disomogeneità territoriali continuano a compromettere l’effettivo esercizio di questo diritto.La pressione sul sistema sanitario è in aumentoUno dei fattori più rilevanti è il cambiamento demografico. Secondo Istat, al 1° gennaio 2026 gli over 65 in Italia sono 14 milioni 821 mila, pari al 25,1% della popolazione, mentre gli ultra ottantacinquenni hanno raggiunto quota 2 milioni 511 mila. Questo dato indica una crescita strutturale del bisogno di monitoraggio, diagnostica, continuità assistenziale e gestione delle patologie croniche.In questo quadro, le liste d’attesa non appaiono come un problema isolato. Rappresentano piuttosto uno degli indicatori più visibili di una pressione più ampia sul sistema, tanto che il Ministero della Salute continua a considerarle una priorità nazionale e richiama sia il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa sia le misure introdotte con il decreto-legge n. 73 del 2024.Liste d’attesa e accesso reale alle cureLe liste d’attesa non incidono solo sull’organizzazione dei servizi. Incidono soprattutto sulla concreta possibilità di curarsi in tempi compatibili con il bisogno clinico. Quando l’attesa si prolunga, aumenta il rischio che il cittadino rinvii una valutazione, ritardi un approfondimento diagnostico o rinunci del tutto alla prestazione.In questa direzione si inserisce anche il dato richiamato dal rapporto Eurispes-Enpam 2023, secondo cui oltre un terzo degli italiani ha dichiarato di aver rinunciato a cure o prestazioni per indisponibilità delle strutture e per i tempi di attesa.Questo dato, letto insieme al Rapporto civico sulla salute 2025, mostra come il problema non riguardi solo l’efficienza organizzativa, ma l’accesso effettivo alla cura.Il ruolo crescente del privato accreditatoDi fronte alla difficoltà del circuito pubblico di assorbire tutta la domanda nei tempi richiesti, il privato accreditato assume un ruolo sempre più rilevante. Le misure più recenti sulle liste d’attesa vanno nella direzione di rafforzare il monitoraggio, migliorare i sistemi di prenotazione e potenziare l’offerta assistenziale. Questo conferma che il tema non è marginale, ma centrale nell’attuale governo del sistema sanitario.Dentro questo scenario, il privato accreditato tende a configurarsi sempre meno come semplice supporto occasionale e sempre più come componente stabile della risposta alla domanda di salute. Questa non è una definizione istituzionale, ma una lettura coerente con il quadro normativo e con le analisi che descrivono un ampliamento progressivo del su
o peso nell’offerta sanitaria.La spesa diretta delle famiglie è un altro segnale chiaroUn indicatore particolarmente significativo è la spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini. Secondo GIMBE, nel 2024 la spesa out-of-pocket ha raggiunto 41,3 miliardi di euro e rappresenta il 22,3% della spesa sanitaria totale. La stessa analisi sottolinea che questa quota si mantiene sopra il 15%, soglia che l’Oms considera critica per accessibilità ed equità.Questo dato aiuta a leggere il fenomeno in modo più completo. Non cresce solo il ruolo del privato accreditato all’interno del sistema, ma cresce anche il ricorso dei cittadini a prestazioni pagate di tasca propria. Quando il tempo di accesso diventa il principale discrimine, la domanda tende infatti a spostarsi verso i canali percepiti come più disponibili e immediati.Un equilibrio che si sta ridefinendoOsservando insieme questi elementi, emerge una traiettoria abbastanza chiara. Il Ssn resta il fondamento del diritto alla salute, ma la difficoltà crescente di accesso sta ampliando il ruolo del privato accreditato e della spesa diretta delle famiglie. Più che una sostituzione immediata del pubblico, si osserva una ridefinizione progressiva dell’equilibrio tra pubblico e privato.La questione centrale, allora, non è se il privato debba collaborare con il pubblico. Questa collaborazione è già parte del sistema. Il punto è capire se la crescita di questi canali stia rafforzando la capacità del Ssn di garantire i cittadini oppure se stia accompagnando, lentamente, uno spostamento stabile dei percorsi di cura fuori dal canale pubblico ordinario. È in questa domanda che si concentra una parte importante del futuro della sanità italiana.
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		<title><![CDATA[Idee per la Sinistra: Ferrari presidente, Silva vice "Ripartiamo da dialogo e partecipazione" - piacenzasera.it ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/23/2026042302960208691.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"piacenzasera.it" </b>  del 23 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Idee per la Sinistra: Ferrari presidente, Silva vice. “Ripartiamo da dialogo e partecipazione” - “Vogliamo favorire il dibattito pubblico e la</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:05:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.piacenzasera.it/2026/04/idee-per-la-sinistra-ferrari-presidente-silva-vice-ripartiamo-da-dialogo-e-partecipazione/642782/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Idee per la Sinistra: Ferrari presidente, Silva vice. “Ripartiamo da dialogo e partecipazione” – “Vogliamo favorire il dibattito pubblico e la partecipazione attiva dei cittadini sui temi politici che incidono sulla vita delle persone, e vogliamo farlo ‘da sinistra’, ovvero dalla prospettiva di chi ritiene che giustizia sociale e uguaglianza siano la chiave per attraversare questi tempi in cui – per dirla con Gramsci – il vecchio mondo sembra morire e il nuovo tarda ad arrivare”. Così Claudia Ferrari, neoeletta presidente dell’associazione politico-culturale “Idee per la Sinistra”, spiega le motivazioni che hanno portato alla nascita del sodalizio, che ha formalizzato cariche sociali, obiettivi e prospettive.               Ferrari, sindaca del Comune di Sarmato, sarà affiancata dal vicepresidente Vittorio Silva, dal tesoriere Maurizio Molinelli e da un Consiglio direttivo eterogeneo per età ed esperienze, che mette insieme persone che intendono la politica nel senso più ampio del termine. “Siamo convinti – prosegue la presidente – che sia necessario partire dalla conoscenza e dal dialogo per favorire una partecipazione attiva. Chiariamo subito un punto: questo non è un partito e non intende sostituirsi ad alcuna formazione politica, né essere legato a scadenze elettorali. È uno spazio aperto a tutte e tutti coloro che vogliono rilanciare, in termini di idee, il campo della sinistra, senza timore di utilizzare una parola che ha consentito a milioni di persone di emanciparsi e contribuire alla costruzione di decenni di pace e crescita, pur tra molte difficoltà”.                                              PROSSIMO APPUNTAMENTODopo gli incontri che hanno approfondito i temi della sanità pubblica – con il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – e dell’Europa – con Pier Luigi Bersani – il prossimo appuntamento, previsto per il mese di maggio, sarà dedicato al tema delle migrazioni e delle politiche ad esse connesse. Per informazioni sull’associazione o per iscriversi è possibile contattare Idee per la Sinistra tramite le pagine Instagram e Facebook oppure via mail all’indirizzo ideeperlasinistrapc@gmail.com.               CONSIGLIO DIRETTIVOClaudia Ferrari, presidente; Vittorio Silva, vicepresidente; Maurizio Molinelli, tesoriere.               Consiglieri: Nino Beretta, Paolo Cammi, Maria Beatrice Cazzola, Alberto Gorra, Mariagrazia Granata, Maurizio Migliavacca, Mattia Motta, Marcello Petrini, Fausta Pizzaghi, Pierluigi Quaranta, Federico Sichel, Virginia Zilli.   
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		<title><![CDATA[Idee per la Sinistra: Ferrari presidente, Silva vice “Ripartiamo da dialogo e partecipazione” ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/23/2026042302874708716.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"piacenzasera.it" </b>  del 23 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Idee per la Sinistra: Ferrari presidente, Silva vice. “Ripartiamo da dialogo e partecipazione” - “Vogliamo favorire il dibattito pubblico e la</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:30:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Da Exposanità nuove soluzioni umano-centriche per il diritto alla cura  ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/23/2026042301832605575.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/23/2026042301832605575.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"tecnicaospedaliera.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Si è aperta questa mattina l’edizione 2026 di Exposanità, in corso alla Fiera di Bologna fino al 24 aprile, con la sessione inaugurale “Sfide sociosanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura”.</p>]]></description>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 05:29:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.tecnicaospedaliera.it/da-exposanita-nuove-soluzioni-umano-centriche-per-il-diritto-alla-cura/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[In un contesto sanitario attraversato da trasformazioni strutturali e organizzative si è aperta questa mattina l’edizione 2026 di Exposanità, in corso alla Fiera di Bologna fino al 24 aprile, con la sessione inaugurale “Sfide sociosanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura”.L’invecchiamento della popolazione, la crisi vocazionale delle professioni sanitarie, la sostenibilità economica dei sistemi e le criticità nella territorializzazione delle cure delineano uno scenario complesso.Alla base dei lavori l’interrogativo esteso ai numerosi professionisti presenti in sala: il digitale può davvero contribuire a salvaguardare la salute come diritto universale?Una consapevolezza condivisaAl centro una consapevolezza condivisa: l’innovazione tecnologica, da sola, non è una panacea. Eppure, in un quadro di complessità s’inserisce la ricerca di soluzioni nuove, capaci di coniugare progresso tecnologico e principi costituzionali, tra tutti il diritto alla salute.Custodire la saluteDopo il taglio del nastro, al via i lavori del convegno con i saluti istituzionali di Franco Baraldiper BolognaFiere e di Ivo A. Nardella, presidente del Gruppo Tecniche Nuove. Entrambi hanno sottolineato il ruolo della manifestazione come piattaforma di confronto tra istituzioni, industria e comunità scientifica.Queste le parole di Ivo Nardella: «Partecipo con la convinzione ereditata da mio padre – fondatore del Gruppo editoriale Tecniche Nuove – ovvero che non si debbano curare i malati, ma cercare di mantenere le persone in buona salute. È una consapevolezza a cui stiamo arrivando gradualmente un po’ tutti, perché in un Paese come l’Italia che invecchia costantemente, mantenere la salute il più a lungo possibile è un obiettivo focale.Avere la possibilità di accedere a nuove tecnologie per una salute migliore, a prescindere dal reddito, è un obiettivo che l’Italia deve porsi tra le priorità. Ci auguriamo che i quasi 20.000 visitatori attesi in fiera in questi giorni riusciranno a trovare nelle tecnologie abilitanti esposte, possibili soluzioni in grado di migliorare la loro vita».Mercato e impreseIl primo panel del convegno, dedicato alle dinamiche del mercato e delle imprese, ha registrato gli interventi di Elena Menichini per Confindustria Dispositivi Medici e di Andrea Fortuna per PwC.Le loro riflessioni hanno evidenziato come l’innovazione tecnologica stia ridisegnando il settore della cura, ma anche come restino aperte questioni cruciali legate agli investimenti, alla regolazione e all’accesso equo alle nuove soluzioni.La sessione sulle sfide sociosanitarie è stata il cuore della sessione inaugurale.A introdurre la centralità dell’essere umano nella cura è stato l’assessore alle politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna Massimo Fabi che, dopo aver evidenziato il bisogno di una reciprocità tra politiche governative e pianificazione per la sostenibilità del Ssn, ha aggiunto: «non è lo strumento che guida la qualità della relazione di cura ma la relazione stessa. Il guardarsi negli occhi tra chi cura e chi viene curato non è sostituibile da macchine. L’invito è a essere flessibili e a usare il buon senso nel contesto delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale».Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe è intervenuto sulle principali criticità che affliggono il Ssn. «Il dato certo è che il nostro sistema sanitario è largamente sottofinanziato. Per risollevare le sorti della sanità pubblica, è necessario ritrovare l’universalismo e l’equità d’accesso che si sono persi. Altro tema importante è investire sui criteri d’appropriatezza che siamo in grado di definire ma non ancora concretamente di applicare».Sfide per le professioniPoi è stata la volta della presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli, che ha ribadito l’importanza di soluzioni umano-centriche nelle sfide poste alle professioni di cura dalla digitalizzazione.«In
 questi anni abbiamo ridisegnato la professione infermieristica. Serve avere coraggio e mettere al centro il cittadino non come slogan ma realmente con i suoi bisogni di cura e assistenza. Per quanto riguarda le tecnologie, c’è bisogno di governare la rivoluzione digitale. Diversamente, come categoria, la subiremo. Ci sono pratiche ripetitive e ridondanti nell’assistenza infermieristica. Occorre capire e individuare da parte degli infermieri quale sia il proprio valore aggiunto per un esito di cura più efficace».A fare eco le parole di Piero Ferrante, presidente Fnofi. «Il mondo si è stravolto, il panorama epidemiologico è cambiato, il nostro Paese è il primo in Europa per longevità ma chiediamoci come vivono i nostri anziani. I cittadini ci chiedono competenze e nuove richieste di salute. In uno studio dell’Oms del 2019 il 45% degli italiani evidenziava bisogni riabilitativi che vedeva risolti solo con la fisioterapia. Bisogna invece lavorare su interventi di prevenzione. L’IA è una manna dal cielo quando però essa viene governata. Serve coraggio e fare squadra tra tutte le professioni sanitarie».Cornice del convegno i temi attuali e delicati quali la carenza di personale, in particolare quello infermieristico, la crescente domanda di cura e le disuguaglianze territoriali che richiedono risposte sistemiche.Alle numerose criticità evidenziate ha provato a fornire risposte e ragionamenti l’ultima sessione, dedicata appunto alle soluzioni. L’intervento di Giuseppe Jurman della Fondazione Bruno Kessler, per esempio, ha messo in evidenza alcune applicazioni concrete dell’IA generativa relativa al caso del carcinoma renale e del tumore alla laringe con due conseguenze positive: il miglioramento della diagnosi e la riduzione dei costi a carico del Ssn.Le opportunità offerte dalla telemedicinaA seguire i contributi di Antonio Vittorino Gaddi, Alessandro Palombo, Giuseppe Andreoni e Irene Aprile hanno delineato un panorama in cui telemedicina, intelligenza artificiale, data science e tecnologie digitali avanzate diventano strumenti concreti per migliorare l’accesso, l’efficienza e la qualità delle cure.«La telemedicina è fatta dall’insieme di tutti gli attori della medicina, inclusi i pazienti. Bisogna ridurre l’entropia del sistema. Metteremo le radici per la nuova sanità tecnologica, seguendo le linee guida e contribuendo a scriverle. Non si può non partire dai bisogni reali manifestati dalla gente, però bisogna mostrare e insegnare come funzionano gli strumenti tecnologici», queste le riflessioni di Antonio Vittorino Gaddi della Società Italiana Telemedicina.Il convegno inaugurale di Exposanità 2026 si configura come un momento di sintesi e riflessione sul futuro. Tra interrogativi aperti e prospettive innovative, il messaggio è chiaro: garantire il diritto alla salute richiede un equilibrio tra visione politica, competenze professionali e innovazione tecnologica. Una sfida che non può essere rimandata e richiede un lavoro oltre che un impegno interprofessionale.Il digitale può essere un acceleratore potente, a patto che venga inserito in strategie sanitarie che mettano al centro la persona con i suoi bisogni, in un’ottica umano-centrica.      Abbonati a Tecnica Ospedaliera   
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		<tp:writer>Deborah Annolino</tp:writer>
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