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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Accade Ora ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202910209200.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"accadeora.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[-(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Questo sito contribuisce alla audience di Magazine-Italia.it | © Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna© 2023 AccadeOra. All Rights Reserved.Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[L'endometriosi e le celebrità che stanno rompendo i tabù sulla malattia cronica ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202902409014.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"adnkronos.com" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>In Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:38:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Le donne famose che hanno trasformato il dolore in consapevolezzaL’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio.Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie 'Girls', ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa.Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata.Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L'attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi.Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta.   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:45:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Appia News ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:47:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Cagliari Live Tv ]]></title>
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		<tp:ocr><![CDATA[Cagliari Live TvLa nuova Web TV di Cagliari Live(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)authorSee author's postsIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento *Nome *Email *Sito webSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.Indirizzo email:Cagliari Live di Garau SalvatoreVia Su Pirastu San Sperate SUTel. 3477722578infocagliarilive@gmail.cominfocagliarilive@pec.itP. Iva 03859880928Testata Giornalistica iscritta al tribunale di Cagliari con numero 11/2021Iscrizione R.O.C. n° 36901Direttore Responsabile Maria Laura ScifoSostieni il nostro lavoro con una donazione   
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Save my name, email, and website in this browser for the next time I comment.   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202912009110.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"canaledieci.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le</p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Città dì ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203022509287.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cittadi.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:58:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Citta di Napoli ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:09:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Comunicazione Nazionale ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:46:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Corriere della Sardegna ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203047509549.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"corrieredellasardegna.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrieredellasardegna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Corriere di Ancona ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202898109067.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"corrierediancona.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[-(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@corrierediancona.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Corriere di Palermo ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:52:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? | Corriere Flegreo ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:39:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Cronache della Calabria ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202909109205.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronachedellacalabria.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:46:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedellacalabria.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Cronache del Mezzogiorno ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202896909071.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronachedelmezzogiorno.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:55:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Questo sito contribuisce alla audience di "Radio Napoli Centro". Testata giornalistica iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronachedelmezzogiorno.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star?  ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:26:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Cronache di Bari ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203037709455.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronachedibari.com" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:48:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Cronache di Milano ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202911309183.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronachedimilano.com" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:38:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Cronache di Trento e Trieste ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203038709445.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"cronacheditrentoetrieste.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:46:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@cronacheditrentoetrieste.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? | CrotoneNews ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202913509105.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"crotonenews.com" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[Unisciti al canale Telegram di CrotoneNews per essere sempre aggiornato (Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203021909293.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"entilocali-online.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Cookie policyIscriviti alla newsletter per restare aggiornato sulle principali novità degli Enti LocaliIl settimanale di approfondimento dedicato al mondo degli Enti LocaliIl mensile di informazione e approfondimento dedicato ai Revisori degli Enti Locali.Il mensile di approfondimento sulle tematiche dei Servizi Pubblici applicati agli Enti LocaliIl mensile di informazione e approfondimento in materia di armonizzazione dei sistemi contabili.Il quindicinale di approfondimento professionale in materia di riscossione ed entrate locali.Il mensile di approfondimento dedicato alla digitalizzazione all'interno degli Enti LocaliIl mensile di approfondimento sulle tematiche della fiscalità erarialeIl mensile di aggiornamento in materia di personale ed incarichi applicati agli Enti LocaliIl mensile di approfondimento sulla privacy e sicurezza informatica nelle Pubbliche Amministrazioni e nelle loro Società pubbliche.Centro Studi Enti Locali, l’editore di Entilocali online, da oltre vent’anni è al fianco degli Enti Locali, della Pubblica Amministrazione, delle Società Pubbliche e dei Revisori. I nostri interventi formativi, consulenziali ed editoriali sono destinati specificatamente al vasto mondo degli operatori pubblici e privati.Il nostro team di esperti è specializzato nel fornire assistenza e consulenza a 360° alle Amministrazioni ed Enti pubblici, alle Società epartecipate e ai rispettivi Revisori.Siamo specializzati nell’erogazione di interventi formativi e di aggiornamento a catalogo o creati su misura per la realtà con cui collaboriamo.Realizziamo pubblicazioni e riviste specializzate su tutti i principali aspetti che possono interessare Pubbliche Amministrazioni, Enti Locali e Società partecipate.Scopri la normativa sulla privacy e l’informativa sul trattamento dei dati personali.Non sei ancora abbonato?Iscriviti alla newsletter per restare aggiornato sulle principali novità degli Enti Locali(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la
 conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Siamo al fianco di Enti e realtà pubbliche e private. Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere aggiornato sulle principali novità di settoreISSN 2532-2087 | Testata registrata al Tribunale di Pisa, n. 5/2013   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - ForumItalia.info ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203038309457.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"forumitalia.info" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:48:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Gazzetta di Genova ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:26:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Sanità territoriale: il report GIMBE mette il timbro sul fallimento di Bardi e Latronico ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203021509305.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"giornaledibasilicata.com" </b>  del 16 Apr 2026 </p>]]></description>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.giornaledibasilicata.com/2026/04/sanita-territoriale-il-report-gimbe.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Non servono più cartomanti o profeti per dirlo. C’è un altro timbro della Fondazione GIMBE: la sanità territoriale in Basilicata è ferma, la riforma è rimasta sulla carta e la Giunta Bardi ha fallito.La Basilicata è agli ultimi posti  in Italia proprio sul terreno più importante: quello dell’assistenza sanitaria di prossimità. I numeri parlano da soli: 19 Case della Comunità programmate e nessuna attiva, 5 Ospedali di Comunità previsti e zero attivati. Zero.Da anni denunciamo esattamente questo: senza personale, organizzazione e una rete territoriale vera, la riforma sarebbe rimasta solo sulla carta. Oggi GIMBE conferma che avevamo ragione: tanti annunci, nessun risultato.La verità è che la Basilicata ha avuto a disposizione le risorse e l’occasione storica del PNRR, ma questa Giunta non è stata capace di trasformarle in servizi reali. E oggi il ritardo è così grave da rendere evidente che una grande occasione è stata gestita malissimo, mentre i cittadini continuano a non vedere alcun beneficio concreto.I lucani stanno già pagando questo fallimento. Lo pagano con i ritardi, con i servizi che non partono, con la difficoltà di curarsi vicino casa e soprattutto con il portafoglio. È inaccettabile continuare a pagare due volte: prima con le tasse e poi di tasca propria per ottenere visite ed esami in tempi ragionevoli.Anche sul Fascicolo sanitario elettronico la Basilicata resta indietro: documenti disponibili sotto la media nazionale e appena il 7% dei cittadini che ha espresso il consenso alla consultazione, contro una media italiana del 44%. È il segno di una Regione in ritardo sia sulle strutture sia sull’innovazione.C’è poi un dato politico che pesa come un macigno. Tra il 2019 e il 2025, i medici di medicina generale in regione si sono ridotti quasi del 20%. Entro il 2028, inoltre, altri 107 medici raggiungeranno l’età pensionabile. Non è una coincidenza da ignorare: è la prova che mentre questa destra governa, il sistema sanitario lucano cade a  pezzi anno dopo anno.E il punto ormai è anche più ampio: non stanno solo indebolendo la sanità pubblica - per partecipare contestualmente ai banchetti di inaugurazione degli ospedali privati -  stanno rendendo questa terra sempre meno vivibile. Se mancano medici, se i servizi non partono, se per curarsi bisogna aspettare troppo o andare fuori regione, il messaggio che passa è devastante: in Basilicata restare diventa più difficile. Così non fanno scappare soltanto i professionisti, ma spingono sempre più lucani a cercare altrove cure, sicurezza e futuro.Bardi e Latronico non possono più nascondersi dietro le solite rassicurazioni. I dati li smentiscono. La Basilicata è in fondo alla classifica perché in questi anni è mancata una guida seria e appassionata alle problematiche delle lucane e dei lucani. Serve un cambio immediato, servono servizi veri e non propaganda, serve una Regione che garantisca cure accessibili senza costringere i cittadini a rivolgersi al privato per avere ciò che il pubblico dovrebbe assicurare.Il report GIMBE non è solo una bocciatura tecnica. È l’atto di accusa definitivo contro una gestione che ha sprecato tempo, risorse e credibilità, mentre i cittadini lucani sono stati lasciati soli.Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)   
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		<title><![CDATA[Sanità territoriale e anziani: la sfida futura della salute ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202882208904.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"greenplanner.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il 24,7% degli italiani ha più di 65 anni. Le Case della Comunità del Pnrr sono operative solo al 4%. A che punto è la medicina territoriale</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 10:57:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="30000" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202882208904.PDF"><![CDATA[greenplanner.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.greenplanner.it/2026/04/22/anziani-medicina-territoriale-servizio-sanitario/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il sistema sanitario italiano è stato costruito per una popolazione diversa da quella che esiste oggi. La crescita degli anziani soli, la diffusione delle patologie croniche e la fragilità sociale stanno rendendo inadeguato un modello centrato sull’ospedale e sulla prestazione episodica. La risposta è la medicina territoriale – ma trasformarla da enunciato a realtà è la sfida che il Paese non ha ancora vintoQuando un anziano che vive solo non riesce a gestire una patologia cronica, la strada più accessibile rimane il pronto soccorso. Non perché sia la risposta giusta, ma perché è l’unica certa.Questo corto circuito – il territorio che non intercetta, l’ospedale che assorbe ciò che non dovrebbe – è il sintomo più visibile di un sistema sanitario che fatica ad adattarsi a una domanda profondamente cambiata.Il modello prestazionale su cui è stato costruito il Servizio sanitario nazionale era efficace in una fase storica diversa: popolazione più giovane, bisogni prevalentemente acuti, famiglie in grado di assorbire parte del carico assistenziale.Oggi nessuna di queste condizioni regge più. Le patologie croniche richiedono continuità, non episodicità. La solitudine degli anziani richiede prossimità, non distanza.Inoltre, la progressiva riduzione delle reti familiari scarica sul sistema pubblico una domanda che non trova risposta adeguata né in ospedale né, troppo spesso, sul territorio.Il medico di medicina generale è diventato, di fatto, il primo e spesso unico punto di riferimento sanitario e sociale per una quota crescente di pazienti.Non solo per la gestione clinica delle cronicità, ma per l’intercettazione di bisogni che riguardano la fragilità, la solitudine, le condizioni di vita. È una funzione che va ben oltre la tradizione prescrittiva della medicina generale italiana e che richiede strumenti, tempo e organizzazione che oggi mancano in larga parte del territorio nazionale.Alessandro Rossi, presidente nazionale della Società Italiana di Medicina Generale, ha messo in evidenza il rischio di un collasso progressivo della professione: senza una visione unitaria e innovativa, la medicina generale rischia di essere schiacciata da un carico di lavoro che include sempre più compiti impropri, con un tempo clinico eroso dalla burocrazia e dalla frammentazione organizzativa.Il punto non è solo quantitativo – il ricambio generazionale dei medici di famiglia è in ritardo rispetto ai pensionamenti previsti – ma qualitativo: serve una ridefinizione del ruolo, non solo un reintegro numerico.La risposta strutturale individuata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stata ambiziosa: 2 miliardi di euro per l’attivazione di 1.288 Case della Comunità entro la metà del 2026.Nella versione aggiornata con i contratti regionali, il numero programmato è salito a 1.715. Strutture multidisciplinari dove medici di famiglia, infermieri, specialisti e servizi sociali lavorano insieme, con un punto unico di accesso per i cittadini.I dati al 31 dicembre 2025 raccontano però un’altra storia. Su 1.715 Case della Comunità previste, solo 781 – il 45,5% – avevano attivato almeno un servizio.Le strutture pienamente operative, con personale completo e tutti i servizi garantiti, erano appena 66: il 3,9% del totale. La Fondazione Gimbe ha definito la situazione una potenziale “missione impossibile”, con il rischio concreto di consegnare ai cittadini strutture vuote a fronte di un debito scaricato sulle generazioni future.Le differenze territoriali aggravano il quadro. In dieci regioni, tra cui Lazio e Puglia, al giugno 2024 non risultava operativa nemmeno una Casa della Comunità. Le regioni più avanzate – Lombardia ed Emilia-Romagna – mostrano che dove il modello funziona, i risultati ci sono: migliore presa in carico, riduzione degli accessi impropri al pronto soccorso, maggiore appropriatezza delle risposte. Ma sono eccezioni in un panorama ancora frammentato.Il problema non è solo edilizio. A
nche tra le strutture con almeno un servizio attivo, la maggioranza non dispone della presenza medica e infermieristica prevista dalla normativa.Il Pnrr non prevede risorse per il finanziamento del personale necessario – stimato in oltre 16.500 figure tra amministrativi, medici e infermieri – che dovrebbe essere reperibile dal 2027 attraverso una riorganizzazione dell’assistenza sanitaria. Un meccanismo che molti operatori del settore definiscono fragile.Secondo i dati Istat, al 1° gennaio 2025 la popolazione italiana con 65 anni e più ammonta a 14 milioni 573mila persone, pari al 24,7% del totale.Gli ultraottantacinquenni hanno raggiunto i 2 milioni 422mila, il 4,1% della popolazione, di cui il 65% è composto da donne. Tra i 9,7 milioni di persone sole, quelle con 65 anni e più ammontano già a 4,6 milioni.Le proiezioni Istat al 2050 amplificano la portata della sfida. La quota di over 65 salirà dall’attuale 24,3% al 34,6%, mentre la popolazione in età lavorativa scenderà al 54,3%.Gli anziani soli passeranno dagli attuali 4,6 milioni a oltre 6,5 milioni, con una riduzione parallela dei caregiver familiari – sempre meno numerosi e sempre più anziani – e un aumento delle richieste ai servizi pubblici.Un sistema sanitario che non si adatta a questa traiettoria non è solo inefficiente: è destinato a non reggere.Crediti immagine: DepositphotosGreenPlanner vuole informare, educare e formare le persone perché abbiano impatto positivo su società, biosfera ed economia.Edizioni Green Planner è un'azienda associata ad Assobenefit.   
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		<tp:writer>Redazione Green Planner</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Il Corriere di Bologna ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202912109111.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilcorrieredibologna.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:09:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="3" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202912109111.PDF"><![CDATA[ilcorrieredibologna.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://ilcorrieredibologna.it/endometriosi-da-whoopi-goldberg-a-giorgia-soleri-quando-a-parlarne-sono-le-star/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredibologna.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<tp:writer>Redazione-web</tp:writer>
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	<item>
		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Il Corriere di Firenze ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203037909453.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilcorrieredifirenze.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:47:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="5" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203037909453.PDF"><![CDATA[ilcorrieredifirenze.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://ilcorrieredifirenze.it/endometriosi-da-whoopi-goldberg-a-giorgia-soleri-quando-a-parlarne-sono-le-star/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@ilcorrieredifirenze.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Il Giornale di Torino ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203022909291.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilgiornaleditorino.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:58:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:writer>Redazione-web</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Carenza medici di base, l’allarme di Errico: “Campania maglia nera, serve intervento di Fico” - Il Sannio Quotidiano ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203222208064.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilsannioquotidiano.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>“La Campania si conferma tra le regioni più in difficoltà sul fronte dell’assistenza medica territoriale, con un quadro che rischia di aggravarsi nei prossimi anni”. A lanciare l’allarme è il consigliere regionale di Forza Italia Fernando Errico, componente della Commissione Sanità, alla luce dei dati diffusi dalla Fondazione Gimbe sulla carenza di medici di Medicina</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 07:50:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.ilsannioquotidiano.it/2026/04/22/carenza-medici-di-base-lallarme-di-errico-campania-maglia-nera-serve-intervento-di-fico/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=carenza-medici-di-base-lallarme-di-errico-campania-maglia-nera-serve-intervento-di-fico]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[“La Campania si conferma tra le regioni più in difficoltà sul fronte dell’assistenza medica territoriale, con un quadro che rischia di aggravarsi nei prossimi anni”. A lanciare l’allarme è il consigliere regionale di Forza Italia Fernando Errico, componente della Commissione Sanità, alla luce dei dati diffusi dalla Fondazione Gimbe sulla carenza di medici di Medicina GeneraleL’articolo completo su Il Sannio Quotidiano di oggi – Acquista qui la tua copia   
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		<tp:writer>Redazione Il Sannio Quotidiano</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - News sulla città di Roma ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203042109355.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lacittadiroma.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:25:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://lacittadiroma.it/endometriosi-da-whoopi-goldberg-a-giorgia-soleri-quando-a-parlarne-sono-le-star/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "OndAzzurra". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 4874. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@lacittadiroma.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Giornata della salute delle donne: perché siamo diverse  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202113000204.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lastampa.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Le donne si prendono cura di figli, mariti, genitori anziani. Facendo risparmiare la società e il sistema sanitario. Ma salute della donna è anche medicina di …</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 01:51:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.lastampa.it/salute/2026/04/22/news/giornata_della_salute_delle_donne_perche_siamo_diverse-425297321/?ref=-BH-I0-P-S1-T1]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[In EvidenzaSezioniEdizioni LocaliLa voce de La StampaServiziLe donne si prendono cura di figli, mariti, genitori anziani. Facendo risparmiare la società e il sistema sanitario. Ma salute della donna è anche medicina di genere: spesso i sintomi sono diversi rispetto agli uomini, e si arriva tardi alla diagnosiQuest’anno la giornata nazionale della salute della donna cade il 22 aprile. E ne parliamo perché salute della donna vuol dire salute di una piccola o grande comunità. Cominciando da se stessa, certo, anche se spesso le donne tendono a prendersi cura degli altri più che di se stesse, e allargandosi a figli, compagni e mariti, fratelli e sorelle, genitori anziani. E lo fanno anche da anziane. La donna, indipendentemente dal fatto che lavori o meno, si prende cura con competenza, facendo risparmiare un bel po’ di soldi al Sistema sanitario che sull’assistenza domiciliare annaspa.Dicevamo che spesso le donne si trascurano e arrivano a una diagnosi in ritardo: secondo l’Osservatorio Gimbe possono servire fino a 10 anni per una diagnosi di endometriosi, e l’assistenza poi varia da una regione all’altra. In altri casi la diversità biologica gioca brutti scherzi e i sintomi di alcune malattie, come alcune patologie reumatologiche o persino i sintomi di un infarto, sono diversi rispetto a quelli degli uomini e non vengono riconosciuti immediatamente. In altri casi ancora, poi, ci sono i disturbi tipicamente femminili: i dolori mestruali per esempio, secondo una recente indagine Censis-Assosalute – colpiscono il 91.9% delle donne, da sempre (41,1%) a di tanto in tanto (51.7%), incidendo negativamente sulla qualità complessiva della vita, da molto (16%) ad abbastanza (54,9%). Disturbi ricorrente affrontati da sole, curandosi con farmaci da banco suggeriti da medico o farmacista. E continuando a scappare al lavoro, dividendosi tra quello, casa, scuola e famiglia di provenienza: equilibriste di professione.Ma la salute delle donne comincia dall’infanzia, ed è per questo che l’Istituto superiore di Sanità, in occasione della giornata, ha messo a punto consigli divisi per età della vita, dall’infanzia alla menopausa. I punti cruciali sono stili di vita corretti, nutrizione equilibrata con le 5 porzioni al giorno di frutta e verdura e 2-3 di latte, yogurt e latticini per il calcio, e adeguata attività fisica, almeno un’ora al giorno di camminata veloce o gioco attivo per mantenere muscoli ed equilibrio: tutti elementi fondamentali per ridurre il rischio di malattie croniche come obesità, diabete, osteoporosi e squilibri ormonali. Con consigli alimentari dettagliati per ogni età, dall’infanzia e l’adolescenza in cui il fabbisogno di calcio e vitamina D è elevato, perché si costruisce il patrimonio osseo, fino alla menopausa, in cui Il calo degli estrogeni aumenta il rischio di perdita ossea e riduzione della massa muscolare. Passando per periodi particolari come la gravidanza e l’allattamento. E non dimenticando le malattie sessualmente trasmesse e l’Hiv, per le quali l’Iss ha un telefono verde che il 22 aprile resterà attivo eccezionalmente dalle 9 alle 19 (800861061).Salute delle donne è anche offrire una rete di servizi, per non lasciare sola chi ha bisogno. In questa rete medici di medicina generale e farmacie sono i due capisaldi. “Accogliere chi ha una richiesta di salute è il nostro compito – spiega Angela Margiotta, presidente di Farmaciste Insieme – così come è fondamentale dedicare tempo, creare consapevolezza e costruire quella che chiamiamo alfabetizzazione sanitaria, ovvero una scelta ponderata dei farmaci per i piccoli disturbi, perché li consigliamo noi o il medico e non internet. E il fatto che la nostra categoria sia all’80% femminile è importante per creare un rapporto immediato. E se serve, io esco dal bancone per eliminare quel distacco fisico e far sentire vicinanza a chi chiede aiuto”.E fa lo stesso Michela Guiducci, medico di Medicina generale Simg, che ha 1600 pazienti nella zona residenziale della Bald
uina a Roma. “La qualità della cura nasce dalla relazione che si instaura con la persona che viene in studio – racconta all’incontro organizzato da Assosalute – e per questo serve tempo e serve ascolto. Molti pazienti sono anziani e hanno bisogno di raccontarsi, il medico non deve occuparsi soltanto dei loro disturbi ma della loro qualità di vita complessiva, della solitudine che affligge molti, delle difficoltà nella gestione quotidiana quando non sono più autonomi”. In una parola la cura deve essere umana, perché donne e uomini devono essere toccati, guardati negli occhi, ascoltati:  si guarisce un individuo, non un insieme di sintomi.GEDI News Network S.p.A.         Via Ernesto Lugaro n. 15 - 10126 Torino - P.I. 01578251009 Società soggetta all'attività di direzione e        coordinamento di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi        mezzo e l'adattamento totale o parziale.   
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		<title><![CDATA[Giornata della salute delle donne: perché siamo diverse - La Stampa ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202133700255.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lastampa.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Le donne si prendono cura di figli, mariti, genitori anziani. Facendo risparmiare la società e il sistema sanitario. Ma salute della donna è anche medicina di …</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 01:54:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Quest’anno la giornata nazionale della salute della donna cade il 22 aprile. E ne parliamo perché salute della donna vuol dire salute di una piccola o grande comunità. Cominciando da se stessa, certo, anche se spesso le donne tendono a prendersi cura degli altri più che di se stesse, e allargandosi a figli, compagni e mariti, fratelli e sorelle, genitori anziani. E lo fanno anche da anziane. La donna, indipendentemente dal fatto che lavori o meno, si prende cura con competenza, facendo risparmiare un bel po’ di soldi al Sistema sanitario che sull’assistenza domiciliare annaspa.			Bisogna curare meglio le donne		di Daniela Minerva, 			06 Marzo 2026Dicevamo che spesso le donne si trascurano e arrivano a una diagnosi in ritardo: secondo l’Osservatorio Gimbe possono servire fino a 10 anni per una diagnosi di endometriosi, e l’assistenza poi varia da una regione all’altra. In altri casi la diversità biologica gioca brutti scherzi e i sintomi di alcune malattie, come alcune patologie reumatologiche o persino i sintomi di un infarto, sono diversi rispetto a quelli degli uomini e non vengono riconosciuti immediatamente. In altri casi ancora, poi, ci sono i disturbi tipicamente femminili: i dolori mestruali per esempio, secondo una recente indagine Censis-Assosalute – colpiscono il 91.9% delle donne, da sempre (41,1%) a di tanto in tanto (51.7%), incidendo negativamente sulla qualità complessiva della vita, da molto (16%) ad abbastanza (54,9%). Disturbi ricorrente affrontati da sole, curandosi con farmaci da banco suggeriti da medico o farmacista. E continuando a scappare al lavoro, dividendosi tra quello, casa, scuola e famiglia di provenienza: equilibriste di professione.			Donne e salute, così le associazioni delle pazienti guidano il cambiamento		di Elisa Manacorda			24 Marzo 2026Ma la salute delle donne comincia dall’infanzia, ed è per questo che l’Istituto superiore di Sanità, in occasione della giornata, ha messo a punto consigli divisi per età della vita, dall’infanzia alla menopausa. I punti cruciali sono stili di vita corretti, nutrizione equilibrata con le 5 porzioni al giorno di frutta e verdura e 2-3 di latte, yogurt e latticini per il calcio, e adeguata attività fisica, almeno un’ora al giorno di camminata veloce o gioco attivo per mantenere muscoli ed equilibrio: tutti elementi fondamentali per ridurre il rischio di malattie croniche come obesità, diabete, osteoporosi e squilibri ormonali. Con consigli alimentari dettagliati per ogni età, dall’infanzia e l’adolescenza in cui il fabbisogno di calcio e vitamina D è elevato, perché si costruisce il patrimonio osseo, fino alla menopausa, in cui Il calo degli estrogeni aumenta il rischio di perdita ossea e riduzione della massa muscolare. Passando per periodi particolari come la gravidanza e l’allattamento. E non dimenticando le malattie sessualmente trasmesse e l’Hiv, per le quali l’Iss ha un telefono verde che il 22 aprile resterà attivo eccezionalmente dalle 9 alle 19 (800861061).			Medicina di genere, la legge c’è ma nessuno ci bada		di Elisa Manacorda			06 Marzo 2026Salute delle donne è anche offrire una rete di servizi, per non lasciare sola chi ha bisogno. In questa rete medici di medicina generale e farmacie sono i due capisaldi. “Accogliere chi ha una richiesta di salute è il nostro compito – spiega Angela Margiotta, presidente di Farmaciste Insieme – così come è fondamentale dedicare tempo, creare consapevolezza e costruire quella che chiamiamo alfabetizzazione sanitaria, ovvero una scelta ponderata dei farmaci per i piccoli disturbi, perché li consigliamo noi o il medico e non internet. E il fatto che la nostra categoria sia all’80% femminile è importante per creare un rapporto immediato. E se serve, io esco dal bancone per eliminare quel distacco fisico e far sentire vicinanza a chi chiede aiuto”. 			Se c’è da prescrivere l’antibiotico, la dottoressa lo fa meglio		di Elisa Manacorda			03 Aprile 2026E fa lo stesso Michela Guiducci, medico di Medicina generale Simg, che ha 1600 pazienti nella zona residenziale della Balduina a Roma. “La qualità della cura nasce dalla relazione che si instaura con la persona che viene in studio – racconta all’incontro organizzato da Assosalute – e per questo serve tempo e serve ascolto. Molti pazienti sono anziani e hanno bisogno di raccontarsi, il medico non deve occuparsi soltanto dei loro disturbi ma della loro qualità di vita complessiva, della solitudine che affligge molti, delle difficoltà nella gestione quotidiana quando non sono più autonomi”. In una parola la cura deve essere umana, perché donne e uomini devono essere toccati, guardati negli occhi, ascoltati:  si guarisce un individuo, non un insieme di sintomi.   
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202912409114.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"lospecialegiornale.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>In Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:10:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Check out other tags:© Magazine | Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005 | Direttore Responsabile Giuseppe Montagna.   Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@magazine-italia.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203034509423.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"mantovauno.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Mantovauno.it ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 15:29:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? – Media Duemila ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:47:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:39:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Notiziario Flegreo ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:56:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Check out other tags:Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziarioflegreo.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Notiziedi.it ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203029809212.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"notiziedi.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[-(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. © All Rights Reserved, Notiziedi.it | Questo sito contribuisce alla audience di "Magazine". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. 32 del 26.04-2005. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@notiziedi.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Report Gimbe su endometriosi, 'fino a 10 anni per una diagnosi'. ]]></title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 04:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Report Gimbe su endometriosi, 'fino a 10 anni per una diagnosi'.                          22/04/2026 02:00 | AdnKronos |                22/04/2026 02:00 | AdnKronos |              12345		 				       	Roma, 21 apr. (Adnkronos Salute) - L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa il 10% delle donne in età riproduttiva a livello globale, con rilevanti conseguenze su qualità della vita, fertilità e partecipazione sociale. "Tuttavia, in Italia la malattia è ampiamente sotto-diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari". È quanto emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Gimbe 'Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali', che analizza le evidenze scientifiche disponibili e l’assetto organizzativo nelle Regioni e Province autonome. Il report è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia. "L’endometriosi rappresenta un problema di salute pubblica ancora sottostimato – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – perché la diagnosi arriva spesso dopo anni di sofferenza e l’assistenza resta profondamente disomogenea sul territorio nazionale".L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. "Si tratta di un riconoscimento importante – osserva Cartabellotta – che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti".Epidemiologia e ritardi diagnostici. Secondo le stime epidemiologiche internazionali, l’endometriosi interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva. In Italia, le analisi basate sui dati ospedalieri indicano un’incidenza di 0,76 casi per 1.000 donne tra 15 e 50 anni nel triennio 2021-2023, pari a circa 9.300 nuovi casi l’anno. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, "un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche". "Un ritardo di tale entità – sottolinea Cartabellotta – significa anni di dolore, peggioramento della qualità di vita e aumento del rischio di complicanze. Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale".Disuguaglianze regionali nell’assistenza. Permangono marcate differenze tra le Regioni nell’organizzazione dell’assistenza: approvazione formale di Percorsi diagnostico-terapeutici Assistenziali (Pdta) e di reti cliniche regionali, distribuzione non omogenea di centri specialistici di riferimento e modalità di accesso alle prestazioni in esenzione. In particolare, la rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Pdta sia di reti cliniche attive, mentre in molte altre risultano parziali o assenti. Negli ultimi anni diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, tra cui Sicilia, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Puglia, Sardegna, Veneto e Valle d’Aosta. Tuttavia, tali iniziative non sempre si traducono in un miglioramento concreto dell’accesso alle cure. "Il quadro resta molto eterogeneo – spiega Cartabellotta – con Regioni che hanno sviluppato reti cliniche e percorsi strutturati e altre dove l’organizzazione dell’assistenza è ancora frammentaria".Esenzioni e accesso alle prestazioni. L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita tra le malattie croniche esenti
 con il Dpcm sui Lea del 2017. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II). Peraltro, si tratta di diritti non ancora pienamente esigibili: il 22 settembre 2025 il Tar del Lazio ha infatti dichiarato illegittimo il decreto ministeriale sulle tariffe. Per evitare un vuoto normativo, gli effetti dell’annullamento sono stati differiti di 365 giorni, ma permane il rischio concreto di una revisione dell’intero impianto, con possibili ricadute negative sulle tutele per le pazienti. L’elenco delle prestazioni diagnostiche in esenzione evidenzia un perimetro limitato solo alle fasi avanzate di malattia: sono incluse indagini ecografiche semestrali e ulteriori accertamenti, come il clisma opaco, in presenza di specifiche indicazioni cliniche. "Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche – osserva Cartabellotta – che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore".Solo alcune Regioni hanno ampliato l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. "Nel complesso – osserva Cartabellotta – emerge una tutela 'a geometria variabile': il riconoscimento formale dell’esenzione non garantisce un accesso reale e uniforme alle prestazioni".Le priorità per ridurre le diseguaglianze. Per migliorare la presa in carico dell’endometriosi è necessario sviluppare reti cliniche regionali strutturate, rendere operativi i Pdta, rafforzare l’integrazione tra assistenza territoriale e ospedaliera, garantire un accesso uniforme alle prestazioni esenti e ridurre il ritardo diagnostico. "I dati – spiega Maria Giovanna Labbate, amministratrice delegata di Gedeon Richter Italia – evidenziano l’urgenza di passare dalle dichiarazioni di intenti a modelli operativi concreti. Come azienda da anni impegnata nella salute della donna, sappiamo che la disomogeneità territoriale non è solo un problema organizzativo, ma una disuguaglianza che si misura in anni di diagnosi mancate e qualità di vita compromessa. Per questo crediamo in un approccio integrato, in cui clinici, istituzioni e associazioni di pazienti collaborino lungo tutto il percorso di diagnosi e di cura. Investire sull'endometriosi significa investire sulla salute pubblica e noi siamo pronti a fare la nostra parte»."L’endometriosi – conclude Cartabellotta – richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alla vigilia della Giornata Nazionale della Salute della Donna, questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico".           22/04/2026 02:00            AdnKronos   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star?  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203061809660.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"oglioponews.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - OndAzzurra.com ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203030809274.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ondazzurra.com" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:54:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Check out other tags:© All Rights Reserved, OndAzzurra.com © | Tutti I Diritti Sono Riservati | Registro Stampa del Tribunale di Napoli n. 4874 | Direttore Responsabile:Emilia Velardi ColasantiVia Ceneda, 39 – 00183 (Roma)direzione@ondazzurra.com+39 06 892 811 98 Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail   
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		<tp:writer>Redazione-web</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La sanità umbra secondo il Pd. Asl unica a Foligno? Meglio di no  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203025709319.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"passaggimagazine.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:09:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://passaggimagazine.it/la-sanita-umbra-secondo-il-pd-asl-unica-a-foligno-meglio-di-no/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[di Marina SereniA poco più di un anno dalla fine della legislatura é ormai chiaro che la sanità rappresenti uno dei principali fallimenti del governo della destra. Dopo la drammatica e amara esperienza della pandemia era legittimo sperare che tutta la politica, al di là e oltre le distinzioni politiche, scegliesse la strada del rilancio del SSN da accompagnare con le necessarie riforme. E invece il Governo Meloni ha di nuovo imboccato la strada del definanziamento della sanità, diminuendo ogni anno la spesa sanitaria in rapporto al Pil fino al 6,1 % (con un trend che addirittura scende negli anni successivi sotto la cifra anche simbolica del 6%). Continuare da parte del governo a rivendicare di aver impegnato risorse importanti in valori assoluti, cosa che nessuno nega, significa tenere in poca considerazione l’intelligenza degli italiani, molti dei quali, quotidianamente, sperimentano sulla loro pelle le difficoltà di accesso alle cure nella sanità pubblica.Chi può permetterselo si rivolge sempre più spesso alla sanità privata, soprattutto per le visite specialistiche e gli esami diagnostici, mentre 6 milioni di persone nel 2025 sono state costrette a rinunciare a prestazioni importanti per ragioni economiche. Nonostante queste criticità il SSN resta un enorme patrimonio di professionalità e qualità e, soprattutto di fronte a malattie gravi, rappresenta una garanzia di equità straordinariamente importante.Ma oggi, senza un cambiamento vero in termini di investimenti, questo patrimonio rischia di andare perduto. Rischiamo, senza nemmeno una discussione pubblica esplicita, un cambio di modello: da quello universalistico disegnato dalla legge 833/78 ad un modello fondato sulle assicurazioni che farebbe tornare l’Italia alla frammentazione e alle diseguaglianze delle vecchie mutue. Ecco perché non possiamo retrocedere dalla battaglia per raggiungere progressivamente almeno la media europea del 7-7,5% di spesa sanitaria rispetto al Pil. Questo sarà necessariamente un obiettivo prioritario del programma che la coalizione progressista porterà alle prossime elezioni politiche. Toccherà a noi – per citare Elly Schlein nel suo recente intervento alla Camera – attuare la Costituzione sul diritto fondamentale alla salute.Ma torniamo al bilancio del Governo Meloni. Non solo meno fondi per la sanità pubblica, ma anche zero riforme. Infatti, mentre la legge sulle liste d’attesa è ancora priva di alcuni decreti attuativi e non ha prodotto alcun beneficio per i cittadini, in Parlamento sono in discussione tre leggi delega – professioni sanitarie, farmaceutica, organizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera – che non aggrediscono nessuno dei nodi strutturali della sanità italiana e che anzi possono aprire la strada a rischi di “controriforma” rispetto all’impianto della legge istitutiva del SSN.Intanto una riflessione critica sullo strumento: sono tutti disegni di legge in cui la delega è molto vaga e sui quali non sarà possibile un reale confronto in Parlamento. Dopo l’approvazione della legge, infatti, i decreti attuativi passeranno alle commissioni competenti per un semplice parere, rimanendo in realtà uno spazio molto limitato per incidere. Delle tre deleghe la più insidiosa a noi sembra la terza che prefigura l’istituzione di Ospedali di Terzo livello (eccellenze nazionali e sovranazionali, che passano sotto il controllo diretto del Ministero anziché delle Regioni); ospedali elettivi (prevalentemente privati accreditati senza pronto soccorso cui viene indicato e garantito il collegamento con il PS più vicino); una delega praticamente in bianco su salute mentale e dipendenze (dopo che da poco sono stati fatti i nuovi Piani Nazionali Salute Mentale e Dipendenze, migliorati grazie al contributo delle Regioni e dei professionisti); solo buone intenzioni sulla dimensione  territoriale, mentre la parola “prevenzione” non compare mai (lecito aspettarsi un ridimensionamento dell’impianto del DM77). Una delega “ospedalocentrica”, che va esattamente nella direzione opposta a
 quello che servirebbe. Tra l’altro il tutto, come sempre, ad invarianza di spesa. Quindi anche qui – come sulle liste di attesa – si immaginano riforme a costo zero! Non è un caso che i sindacati siano stati tutti molto critici su questa proposta, che le Regioni abbiano chiesto di sospendere l’esame del ddl, che la Fondazione Gimbe abbia suggerito il ritiro del provvedimento e l’apertura di una sera discussione tra tutti i soggetti interessati. Accompagneremo la nostra dura opposizione in Parlamento alla mobilitazione nel Paese insieme a tutti i soggetti che vogliono difendere il diritto costituzionale alla salute e rilanciare la nostra sanità pubblica.L’Umbria e il piano regionale: da dove ripartireE l’Umbria, in questo contesto? Ci sono pochi dubbi sul fatto che il centrosinistra abbia vinto le ultime elezioni regionali anche e forse soprattutto grazie alla cattiva prova della Giunta Tesei sulla sanità e grazie ad una mobilitazione del Patto Avanti che ha battuto molto sul tema della salute nei cinque anni di opposizione. Proprio per questo le aspettative dei cittadini umbri per un miglioramento sostanziale nella qualità e quantità dei servizi sanitari e sociosanitari erano e sono a tutt’oggi molto alte. E molto alta è l’aspettativa per il nuovo Piano Sociosanitario Regionale al quale meritoriamente la Presidente Proietti e la nuova Giunta stanno lavorando e che dovrebbe vedere la luce nelle prossime settimane. Questo fondamentale atto di programmazione regionale manca da troppo tempo, i bisogni di salute delle persone che vivono in Umbria sono cambiati e l’emergenza pandemica, aggravata dall’incuria e dall’approssimazione della Giunta Tesei, ha messo in evidenza fragilità vecchie e nuove con le quali misurarsi. Il nuovo Piano Sociosanitario Regionale deve dunque rappresentare la visione strategica e indicare le priorità per la sanità dell’Umbria nei prossimi anni.Non essendo ancora noti i contenuti del Piano, e leggendo dai giornali locali più o meno corrette anticipazioni, vorrei esprimere alcune considerazioni, anche guardando al panorama nazionale.Innanzitutto: al centro del nuovo PSSR devono essere poste le domande di salute della popolazione di una delle Regioni in cui, nonostante tutti i problemi, la qualità della sanità pubblica è ancora molto elevata. Grazie ai professionisti che vi lavorano, e grazie ad una cultura dei servizi che risale al passato meno recente, la sanità umbra ha perso sì terreno ma ha ancora una buona intelaiatura da cui ripartire.Su quali priorità e innovazioni puntare?Positivamente la Giunta Regionale ha già anticipato alcune iniziative, come il rilancio della Salute Mentale e l’adozione di modelli innovativi di presa in carico di alcune disabilità, su cui intende investire nuove risorse ed energie, mentre sono state inaugurate alcune delle Case della Comunità previste dal PNRR. Bene, sono convinta che la nuova sanità territoriale e di prossimità debba rappresentare il “pezzo forte” del nuovo Piano. Per tante ragioni: perché siamo la seconda regione più anziana d’Italia, perché anche le famiglie umbre si sono fatte più piccole, perché i dati epidemiologici ci dicono che anche nella nostra regione le cronicità toccano grandi numeri e richiedono una presa in carico complessiva, che parte dal domicilio e viene resa possibile da una forte integrazione tra sociale e sanitario. E poi perché alle vecchie fragilità si sono aggiunte le “nuove”, quelle che riguardano gli adolescenti, le donne vittime di violenza, le marginalità legate a povertà e immigrazione, la solitudine di tante persone e famiglie alle prese con le disabilità gravi e la non autosufficienza. Bisogni di salute e di cura che non si risolvono con l’ospedale ma con una robusta innovazione e un forte investimento sul territorio e sulle comunità. Il coinvolgimento pieno di tutte le risorse che si muovono nel territorio e all’interno della comunità – dai medici di medicina generale agli specialisti, dagli infermieri a tutte le altre professioni sanitarie e sociosanitarie, da
gli amministratori locali agli Enti del Terzo Settore – è la precondizione per realizzare in Umbria una sanità di prossimità fondata sull’appropriatezza delle risposte e sull’uso ottimale delle risorse disponibili.No all’Asl unica e alla drastica riduzione dei Distretti E’ interessante vedere come l’esigenza di attuare il DM 77 e dare certezze per il funzionamento delle Case della Comunità abbia portato alcune Regioni come l’Emilia Romagna, la Toscana, la Puglia a investire su percorsi di concertazione con le Organizzazioni Sindacali e a siglare nuovi Accordi Integrativi Regionali con i Medici di Medicina Generale. Ed è indispensabile ricordare che coprogrammazione e coprogettazione con il Terzo Settore dovrebbero diventare la regola e non l’eccezione anche per far funzionare al meglio le Case della Comunità e i diversi nodi di una rinnovata sanità territoriale. In questa prospettiva capirei poco – devo essere sincera – l’idea di una unica Asl territoriale e magari di una drastica riduzione del numero dei Distretti sociosanitari che, in questo nuovo contesto, dovrebbero a mio avviso diventare il luogo di governo di tutte le risorse territoriali.Far funzionare bene i servizi del territorio significa d’altra parte anche far funzionare bene gli ospedali. Ed è compito della politica animare un dibattito pubblico che renda questa parte del Piano non meno interessante di quella che dovrà riguardare la rete ospedaliera. Qui ci sono alcune certezze e alcuni problemi da risolvere. Le certezze sono le due Aziende Ospedaliere di Perugia e Terni, che devono garantire le prestazioni più complesse con i mezzi più avanzati, e il rapporto con l’Università degli Studi di Perugia, che deve e può contribuire a rendere la sanità umbra sempre più attrattiva per i professionisti migliori.Terni, nuove idee sull’ospedale del futuroTra i problemi da risolvere c’è la costruzione del nuovo ospedale di Terni, tema che nel dibattito politico diviene caldo anche per l’atteggiamento polemico e non collaborativo del Sindaco Bandecchi nei confronti della Regione. La Presidente Proietti ha ereditato dalla precedente Giunta Regionale una montagna di bugie e di confusione sul tema del nuovo ospedale di Terni. Come è ora chiaro ed evidente, la precedente Giunta Tesei non aveva né un progetto ne’ le risorse per dare finalmente il via alla costruzione del nuovo ospedale di Terni. E si capisce che l’insistenza sull’ipotesi del project financing era funzionale solo a coprire l’assenza di una risposta reale e concreta. Quindi bisognava e bisogna ripartire da qui. I primi passi della nuova Giunta vanno nella direzione giusta. E’ molto importante che la Presidente Proietti abbia ribadito la volontà di dare a Terni un nuovo Ospedale, che sia stata incaricata una società specializzata per un approfondimento sui possibili siti della nuova struttura, che si sia avviata la ricerca delle importanti risorse pubbliche necessarie per realizzarla. Ora ci sono le condizioni per passare al progetto, chiamando a raccolta anche competenze che, in Italia e all’estero, stanno elaborando nuove idee sull’ospedale del futuro. Il nuovo nosocomio di Terni nascerà in piena rivoluzione tecnologica e digitale ed è opportuno che il progetto abbia l’ambizione di creare una struttura all’altezza delle nuove opportunità che il progresso scientifico e tecnologico ci offre. Il Comune di Terni, anziché minacciare e insultare continuamente la Presidente della Regione e l’intelligenza dei ternani, dovrebbe disporsi a collaborare a questo percorso, sicuramente complesso ma anche affascinante non solo per la città ma per l’intera regione.C’è poi da ridisegnare le vocazioni e gli obiettivi del resto della rete ospedaliera, che deve rispondere ai bisogni di salute di un territorio piccolo ma articolato. In passato l’Umbria ha chiuso e riconvertito diversi piccoli ospedali, creando in qualche caso nel territorio delle vere e proprie eccellenze, come fu ad esempio per la Riabilitazione di Trevi. Oggi mi sembra che il tema sia, anche alla luce
 di una certa carenza di professionisti che è purtroppo un dato nazionale, far sì che la rete dei DEA (Dipartimento Emergenza e Accettazione) di primo livello e degli altri presidi ospedalieri possa raccogliere adeguatamente le patologie che non necessitano del ricorso alle Aziende Ospedaliere e integrarle pienamente con una rinnovata e più ampia offerta di servizi dal territorio. Per le due città capoluogo, inoltre, avere nelle vicinanze dei presidi che possono assorbire una domanda di prestazioni meno complesse può essere una necessità, al fine di non intasare i posti letto delle due Aziende. In questo senso, solo per lanciare una suggestione, non escluderei che l’attuale ospedale di Pantalla e il costruendo nuovo ospedale di Narni-Amelia possano entrare direttamente a far parte delle due Aziende di Perugia e Terni.Un Pd rispettoso del pluralismoConcludo con una considerazione sulla politica e sul Pd. In questi anni a livello nazionale, grazie all’impulso di Elly Schlein, il Partito Democratico ha fatto della difesa del diritto alla salute e della sanità pubblica un tratto identitario, dialogando con tutti gli attori del mondo della sanità, ascoltando i cittadini e il Terzo Settore, elaborando proposte concrete di riforma e di rilancio. A questo sforzo nazionale è corrisposta anche in Umbria una forte mobilitazione diffusa che ha contribuito non poco alla vittoria elettorale del 2024. Oggi il PD è al governo della Regione ed è il partito di maggioranza relativa della coalizione. Abbiamo la responsabilità di sostenere con proposte e iniziativa politica lo sforzo di cambiamento in cui è impegnata la Giunta Regionale su molti terreni, e primo fra tutti quello della sanità e delle politiche per la salute. Ma ciò richiede a mio avviso un cambio di passo del Pd umbro. Innanzi tutto per chiudere davvero la complicata vicenda del congresso regionale e includere nella direzione politica tutte le anime del partito in uno spirito unitario e rispettoso del pluralismo. Le ultime elezioni europee e anche il risultato del referendum hanno dimostrato che la coalizione progressista può essere competitiva a Terni, i rapporti tra le forze del Patto Avanti a livello cittadino sono positivi. Ma le sfide che dobbiamo affrontare a Terni, verso le prossime elezioni amministrative, richiedono una totale sintonia e collaborazione tra i diversi livelli di direzione politica del Pd per non ripetere gli errori del passato che hanno portato a Palazzo Spada un personaggio pericoloso e squalificato come Bandecchi.In secondo luogo il Pd può e deve intensificare la sua azione per promuovere e organizzare una fase di partecipazione e discussione vera e larga sulla sanità e sulle altre priorità dell’azione di governo regionale.Il nuovo Piano Socio Sanitario Regionale rappresenta una grande occasione per un dialogo approfondito sugli obiettivi da raggiungere, un confronto che deve coinvolgere tutta la comunità regionale, le competenze, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, il Terzo Settore, gli amministratori locali. Alex Langer diceva sempre che la conversione ecologica dell’economia si sarebbe realizzata quando fosse diventata desiderabile per i cittadini. Noi sappiamo che la maggior parte dei cittadini umbri apprezza e considera desiderabile la sanità pubblica ma dobbiamo sconfiggere la sfiducia e la rassegnazione con cui purtroppo molti oggi reagiscono di fronte alle difficoltà di accesso e alle inefficienze. La storia dell’Umbria, e della sinistra umbra, ci dice che possiamo avere la forza e le capacità di rilanciare e rinnovare un modello di sanità e di welfare fondato sulla solidarietà, sulla valorizzazione delle competenze, sull’integrazione sociosanitaria, sulla partecipazione democratica.   
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		<tp:writer>Chiara</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La sanità umbra secondo il Pd. Asl unica a Foligno? Meglio di no  ]]></title>
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		<tp:ocr><![CDATA[di Marina SereniA poco più di un anno dalla fine della legislatura é ormai chiaro che la sanità rappresenti uno dei principali fallimenti del governo della destra. Dopo la drammatica e amara esperienza della pandemia era legittimo sperare che tutta la politica, al di là e oltre le distinzioni politiche, scegliesse la strada del rilancio del SSN da accompagnare con le necessarie riforme. E invece il Governo Meloni ha di nuovo imboccato la strada del definanziamento della sanità, diminuendo ogni anno la spesa sanitaria in rapporto al Pil fino al 6,1 % (con un trend che addirittura scende negli anni successivi sotto la cifra anche simbolica del 6%). Continuare da parte del governo a rivendicare di aver impegnato risorse importanti in valori assoluti, cosa che nessuno nega, significa tenere in poca considerazione l’intelligenza degli italiani, molti dei quali, quotidianamente, sperimentano sulla loro pelle le difficoltà di accesso alle cure nella sanità pubblica.Chi può permetterselo si rivolge sempre più spesso alla sanità privata, soprattutto per le visite specialistiche e gli esami diagnostici, mentre 6 milioni di persone nel 2025 sono state costrette a rinunciare a prestazioni importanti per ragioni economiche. Nonostante queste criticità il SSN resta un enorme patrimonio di professionalità e qualità e, soprattutto di fronte a malattie gravi, rappresenta una garanzia di equità straordinariamente importante.Ma oggi, senza un cambiamento vero in termini di investimenti, questo patrimonio rischia di andare perduto. Rischiamo, senza nemmeno una discussione pubblica esplicita, un cambio di modello: da quello universalistico disegnato dalla legge 833/78 ad un modello fondato sulle assicurazioni che farebbe tornare l’Italia alla frammentazione e alle diseguaglianze delle vecchie mutue. Ecco perché non possiamo retrocedere dalla battaglia per raggiungere progressivamente almeno la media europea del 7-7,5% di spesa sanitaria rispetto al Pil. Questo sarà necessariamente un obiettivo prioritario del programma che la coalizione progressista porterà alle prossime elezioni politiche. Toccherà a noi – per citare Elly Schlein nel suo recente intervento alla Camera – attuare la Costituzione sul diritto fondamentale alla salute.Ma torniamo al bilancio del Governo Meloni. Non solo meno fondi per la sanità pubblica, ma anche zero riforme. Infatti, mentre la legge sulle liste d’attesa è ancora priva di alcuni decreti attuativi e non ha prodotto alcun beneficio per i cittadini, in Parlamento sono in discussione tre leggi delega – professioni sanitarie, farmaceutica, organizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera – che non aggrediscono nessuno dei nodi strutturali della sanità italiana e che anzi possono aprire la strada a rischi di “controriforma” rispetto all’impianto della legge istitutiva del SSN.Intanto una riflessione critica sullo strumento: sono tutti disegni di legge in cui la delega è molto vaga e sui quali non sarà possibile un reale confronto in Parlamento. Dopo l’approvazione della legge, infatti, i decreti attuativi passeranno alle commissioni competenti per un semplice parere, rimanendo in realtà uno spazio molto limitato per incidere. Delle tre deleghe la più insidiosa a noi sembra la terza che prefigura l’istituzione di Ospedali di Terzo livello (eccellenze nazionali e sovranazionali, che passano sotto il controllo diretto del Ministero anziché delle Regioni); ospedali elettivi (prevalentemente privati accreditati senza pronto soccorso cui viene indicato e garantito il collegamento con il PS più vicino); una delega praticamente in bianco su salute mentale e dipendenze (dopo che da poco sono stati fatti i nuovi Piani Nazionali Salute Mentale e Dipendenze, migliorati grazie al contributo delle Regioni e dei professionisti); solo buone intenzioni sulla dimensione  territoriale, mentre la parola “prevenzione” non compare mai (lecito aspettarsi un ridimensionamento dell’impianto del DM77). Una delega “ospedalocentrica”, che va esattamente nella direzione opposta a
 quello che servirebbe. Tra l’altro il tutto, come sempre, ad invarianza di spesa. Quindi anche qui – come sulle liste di attesa – si immaginano riforme a costo zero! Non è un caso che i sindacati siano stati tutti molto critici su questa proposta, che le Regioni abbiano chiesto di sospendere l’esame del ddl, che la Fondazione Gimbe abbia suggerito il ritiro del provvedimento e l’apertura di una sera discussione tra tutti i soggetti interessati. Accompagneremo la nostra dura opposizione in Parlamento alla mobilitazione nel Paese insieme a tutti i soggetti che vogliono difendere il diritto costituzionale alla salute e rilanciare la nostra sanità pubblica.L’Umbria e il piano regionale: da dove ripartireE l’Umbria, in questo contesto? Ci sono pochi dubbi sul fatto che il centrosinistra abbia vinto le ultime elezioni regionali anche e forse soprattutto grazie alla cattiva prova della Giunta Tesei sulla sanità e grazie ad una mobilitazione del Patto Avanti che ha battuto molto sul tema della salute nei cinque anni di opposizione. Proprio per questo le aspettative dei cittadini umbri per un miglioramento sostanziale nella qualità e quantità dei servizi sanitari e sociosanitari erano e sono a tutt’oggi molto alte. E molto alta è l’aspettativa per il nuovo Piano Sociosanitario Regionale al quale meritoriamente la Presidente Proietti e la nuova Giunta stanno lavorando e che dovrebbe vedere la luce nelle prossime settimane. Questo fondamentale atto di programmazione regionale manca da troppo tempo, i bisogni di salute delle persone che vivono in Umbria sono cambiati e l’emergenza pandemica, aggravata dall’incuria e dall’approssimazione della Giunta Tesei, ha messo in evidenza fragilità vecchie e nuove con le quali misurarsi. Il nuovo Piano Sociosanitario Regionale deve dunque rappresentare la visione strategica e indicare le priorità per la sanità dell’Umbria nei prossimi anni.Non essendo ancora noti i contenuti del Piano, e leggendo dai giornali locali più o meno corrette anticipazioni, vorrei esprimere alcune considerazioni, anche guardando al panorama nazionale.Innanzitutto: al centro del nuovo PSSR devono essere poste le domande di salute della popolazione di una delle Regioni in cui, nonostante tutti i problemi, la qualità della sanità pubblica è ancora molto elevata. Grazie ai professionisti che vi lavorano, e grazie ad una cultura dei servizi che risale al passato meno recente, la sanità umbra ha perso sì terreno ma ha ancora una buona intelaiatura da cui ripartire.Su quali priorità e innovazioni puntare?Positivamente la Giunta Regionale ha già anticipato alcune iniziative, come il rilancio della Salute Mentale e l’adozione di modelli innovativi di presa in carico di alcune disabilità, su cui intende investire nuove risorse ed energie, mentre sono state inaugurate alcune delle Case della Comunità previste dal PNRR. Bene, sono convinta che la nuova sanità territoriale e di prossimità debba rappresentare il “pezzo forte” del nuovo Piano. Per tante ragioni: perché siamo la seconda regione più anziana d’Italia, perché anche le famiglie umbre si sono fatte più piccole, perché i dati epidemiologici ci dicono che anche nella nostra regione le cronicità toccano grandi numeri e richiedono una presa in carico complessiva, che parte dal domicilio e viene resa possibile da una forte integrazione tra sociale e sanitario. E poi perché alle vecchie fragilità si sono aggiunte le “nuove”, quelle che riguardano gli adolescenti, le donne vittime di violenza, le marginalità legate a povertà e immigrazione, la solitudine di tante persone e famiglie alle prese con le disabilità gravi e la non autosufficienza. Bisogni di salute e di cura che non si risolvono con l’ospedale ma con una robusta innovazione e un forte investimento sul territorio e sulle comunità. Il coinvolgimento pieno di tutte le risorse che si muovono nel territorio e all’interno della comunità – dai medici di medicina generale agli specialisti, dagli infermieri a tutte le altre professioni sanitarie e sociosanitarie, da
gli amministratori locali agli Enti del Terzo Settore – è la precondizione per realizzare in Umbria una sanità di prossimità fondata sull’appropriatezza delle risposte e sull’uso ottimale delle risorse disponibili.No all’Asl unica e alla drastica riduzione dei Distretti E’ interessante vedere come l’esigenza di attuare il DM 77 e dare certezze per il funzionamento delle Case della Comunità abbia portato alcune Regioni come l’Emilia Romagna, la Toscana, la Puglia a investire su percorsi di concertazione con le Organizzazioni Sindacali e a siglare nuovi Accordi Integrativi Regionali con i Medici di Medicina Generale. Ed è indispensabile ricordare che coprogrammazione e coprogettazione con il Terzo Settore dovrebbero diventare la regola e non l’eccezione anche per far funzionare al meglio le Case della Comunità e i diversi nodi di una rinnovata sanità territoriale. In questa prospettiva capirei poco – devo essere sincera – l’idea di una unica Asl territoriale e magari di una drastica riduzione del numero dei Distretti sociosanitari che, in questo nuovo contesto, dovrebbero a mio avviso diventare il luogo di governo di tutte le risorse territoriali.Far funzionare bene i servizi del territorio significa d’altra parte anche far funzionare bene gli ospedali. Ed è compito della politica animare un dibattito pubblico che renda questa parte del Piano non meno interessante di quella che dovrà riguardare la rete ospedaliera. Qui ci sono alcune certezze e alcuni problemi da risolvere. Le certezze sono le due Aziende Ospedaliere di Perugia e Terni, che devono garantire le prestazioni più complesse con i mezzi più avanzati, e il rapporto con l’Università degli Studi di Perugia, che deve e può contribuire a rendere la sanità umbra sempre più attrattiva per i professionisti migliori.Terni, nuove idee sull’ospedale del futuroTra i problemi da risolvere c’è la costruzione del nuovo ospedale di Terni, tema che nel dibattito politico diviene caldo anche per l’atteggiamento polemico e non collaborativo del Sindaco Bandecchi nei confronti della Regione. La Presidente Proietti ha ereditato dalla precedente Giunta Regionale una montagna di bugie e di confusione sul tema del nuovo ospedale di Terni. Come è ora chiaro ed evidente, la precedente Giunta Tesei non aveva né un progetto ne’ le risorse per dare finalmente il via alla costruzione del nuovo ospedale di Terni. E si capisce che l’insistenza sull’ipotesi del project financing era funzionale solo a coprire l’assenza di una risposta reale e concreta. Quindi bisognava e bisogna ripartire da qui. I primi passi della nuova Giunta vanno nella direzione giusta. E’ molto importante che la Presidente Proietti abbia ribadito la volontà di dare a Terni un nuovo Ospedale, che sia stata incaricata una società specializzata per un approfondimento sui possibili siti della nuova struttura, che si sia avviata la ricerca delle importanti risorse pubbliche necessarie per realizzarla. Ora ci sono le condizioni per passare al progetto, chiamando a raccolta anche competenze che, in Italia e all’estero, stanno elaborando nuove idee sull’ospedale del futuro. Il nuovo nosocomio di Terni nascerà in piena rivoluzione tecnologica e digitale ed è opportuno che il progetto abbia l’ambizione di creare una struttura all’altezza delle nuove opportunità che il progresso scientifico e tecnologico ci offre. Il Comune di Terni, anziché minacciare e insultare continuamente la Presidente della Regione e l’intelligenza dei ternani, dovrebbe disporsi a collaborare a questo percorso, sicuramente complesso ma anche affascinante non solo per la città ma per l’intera regione.C’è poi da ridisegnare le vocazioni e gli obiettivi del resto della rete ospedaliera, che deve rispondere ai bisogni di salute di un territorio piccolo ma articolato. In passato l’Umbria ha chiuso e riconvertito diversi piccoli ospedali, creando in qualche caso nel territorio delle vere e proprie eccellenze, come fu ad esempio per la Riabilitazione di Trevi. Oggi mi sembra che il tema sia, anche alla luce
 di una certa carenza di professionisti che è purtroppo un dato nazionale, far sì che la rete dei DEA (Dipartimento Emergenza e Accettazione) di primo livello e degli altri presidi ospedalieri possa raccogliere adeguatamente le patologie che non necessitano del ricorso alle Aziende Ospedaliere e integrarle pienamente con una rinnovata e più ampia offerta di servizi dal territorio. Per le due città capoluogo, inoltre, avere nelle vicinanze dei presidi che possono assorbire una domanda di prestazioni meno complesse può essere una necessità, al fine di non intasare i posti letto delle due Aziende. In questo senso, solo per lanciare una suggestione, non escluderei che l’attuale ospedale di Pantalla e il costruendo nuovo ospedale di Narni-Amelia possano entrare direttamente a far parte delle due Aziende di Perugia e Terni.Un Pd rispettoso del pluralismoConcludo con una considerazione sulla politica e sul Pd. In questi anni a livello nazionale, grazie all’impulso di Elly Schlein, il Partito Democratico ha fatto della difesa del diritto alla salute e della sanità pubblica un tratto identitario, dialogando con tutti gli attori del mondo della sanità, ascoltando i cittadini e il Terzo Settore, elaborando proposte concrete di riforma e di rilancio. A questo sforzo nazionale è corrisposta anche in Umbria una forte mobilitazione diffusa che ha contribuito non poco alla vittoria elettorale del 2024. Oggi il PD è al governo della Regione ed è il partito di maggioranza relativa della coalizione. Abbiamo la responsabilità di sostenere con proposte e iniziativa politica lo sforzo di cambiamento in cui è impegnata la Giunta Regionale su molti terreni, e primo fra tutti quello della sanità e delle politiche per la salute. Ma ciò richiede a mio avviso un cambio di passo del Pd umbro. Innanzi tutto per chiudere davvero la complicata vicenda del congresso regionale e includere nella direzione politica tutte le anime del partito in uno spirito unitario e rispettoso del pluralismo. Le ultime elezioni europee e anche il risultato del referendum hanno dimostrato che la coalizione progressista può essere competitiva a Terni, i rapporti tra le forze del Patto Avanti a livello cittadino sono positivi. Ma le sfide che dobbiamo affrontare a Terni, verso le prossime elezioni amministrative, richiedono una totale sintonia e collaborazione tra i diversi livelli di direzione politica del Pd per non ripetere gli errori del passato che hanno portato a Palazzo Spada un personaggio pericoloso e squalificato come Bandecchi.In secondo luogo il Pd può e deve intensificare la sua azione per promuovere e organizzare una fase di partecipazione e discussione vera e larga sulla sanità e sulle altre priorità dell’azione di governo regionale.Il nuovo Piano Socio Sanitario Regionale rappresenta una grande occasione per un dialogo approfondito sugli obiettivi da raggiungere, un confronto che deve coinvolgere tutta la comunità regionale, le competenze, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, il Terzo Settore, gli amministratori locali. Alex Langer diceva sempre che la conversione ecologica dell’economia si sarebbe realizzata quando fosse diventata desiderabile per i cittadini. Noi sappiamo che la maggior parte dei cittadini umbri apprezza e considera desiderabile la sanità pubblica ma dobbiamo sconfiggere la sfiducia e la rassegnazione con cui purtroppo molti oggi reagiscono di fronte alle difficoltà di accesso e alle inefficienze. La storia dell’Umbria, e della sinistra umbra, ci dice che possiamo avere la forza e le capacità di rilanciare e rinnovare un modello di sanità e di welfare fondato sulla solidarietà, sulla valorizzazione delle competenze, sull’integrazione sociosanitaria, sulla partecipazione democratica.   
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		<tp:writer>Chiara</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Primopiano24 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203022409286.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"primopiano24.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:58:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[-(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Primo Piano 24 |  direttore editoriale Susy Miraglia  Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore  vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@primopiano24.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202892809046.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianodibari.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:49:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202916909127.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"quotidianodifoggia.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:17:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie 'Girls', ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L'attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)Pubblicato il 22 Aprile 2026CLICCA QUIE ACQUISTA LE TUECOPIE ARRETRATERegistrazione Tribunale di Foggia 13/87.Non ha un account?   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Radio Napoli Centro ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203039109449.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"radionapolicentro.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:47:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Check out other tags:Radio Napoli Centro Testata Giornalistica Iscritta al registro Stampa del Tribunale di Napoli al n. 3144 il 13 ottobre 1982. Direttore Responsabile Giovanni Lucianelli. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@radionapolicentro.it per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Giornata della salute delle donne: perché siamo diverse - la Repubblica ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202117400232.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"repubblica.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Le donne si prendono cura di figli, mariti, genitori anziani. Facendo risparmiare la società e il sistema sanitario. Ma salute della donna è anche medicina di …</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 01:52:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.repubblica.it/salute/2026/04/22/news/giornata_della_salute_delle_donne_perche_siamo_diverse-425297321/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Quest’anno la giornata nazionale della salute della donna cade il 22 aprile. E ne parliamo perché salute della donna vuol dire salute di una piccola o grande comunità. Cominciando da se stessa, certo, anche se spesso le donne tendono a prendersi cura degli altri più che di se stesse, e allargandosi a figli, compagni e mariti, fratelli e sorelle, genitori anziani. E lo fanno anche da anziane. La donna, indipendentemente dal fatto che lavori o meno, si prende cura con competenza, facendo risparmiare un bel po’ di soldi al Sistema sanitario che sull’assistenza domiciliare annaspa.			Bisogna curare meglio le donne		di Daniela Minerva, 			06 Marzo 2026Dicevamo che spesso le donne si trascurano e arrivano a una diagnosi in ritardo: secondo l’Osservatorio Gimbe possono servire fino a 10 anni per una diagnosi di endometriosi, e l’assistenza poi varia da una regione all’altra. In altri casi la diversità biologica gioca brutti scherzi e i sintomi di alcune malattie, come alcune patologie reumatologiche o persino i sintomi di un infarto, sono diversi rispetto a quelli degli uomini e non vengono riconosciuti immediatamente. In altri casi ancora, poi, ci sono i disturbi tipicamente femminili: i dolori mestruali per esempio, secondo una recente indagine Censis-Assosalute – colpiscono il 91.9% delle donne, da sempre (41,1%) a di tanto in tanto (51.7%), incidendo negativamente sulla qualità complessiva della vita, da molto (16%) ad abbastanza (54,9%). Disturbi ricorrente affrontati da sole, curandosi con farmaci da banco suggeriti da medico o farmacista. E continuando a scappare al lavoro, dividendosi tra quello, casa, scuola e famiglia di provenienza: equilibriste di professione.			Donne e salute, così le associazioni delle pazienti guidano il cambiamento		di Elisa Manacorda			24 Marzo 2026Ma la salute delle donne comincia dall’infanzia, ed è per questo che l’Istituto superiore di Sanità, in occasione della giornata, ha messo a punto consigli divisi per età della vita, dall’infanzia alla menopausa. I punti cruciali sono stili di vita corretti, nutrizione equilibrata con le 5 porzioni al giorno di frutta e verdura e 2-3 di latte, yogurt e latticini per il calcio, e adeguata attività fisica, almeno un’ora al giorno di camminata veloce o gioco attivo per mantenere muscoli ed equilibrio: tutti elementi fondamentali per ridurre il rischio di malattie croniche come obesità, diabete, osteoporosi e squilibri ormonali. Con consigli alimentari dettagliati per ogni età, dall’infanzia e l’adolescenza in cui il fabbisogno di calcio e vitamina D è elevato, perché si costruisce il patrimonio osseo, fino alla menopausa, in cui Il calo degli estrogeni aumenta il rischio di perdita ossea e riduzione della massa muscolare. Passando per periodi particolari come la gravidanza e l’allattamento. E non dimenticando le malattie sessualmente trasmesse e l’Hiv, per le quali l’Iss ha un telefono verde che il 22 aprile resterà attivo eccezionalmente dalle 9 alle 19 (800861061).			Medicina di genere, la legge c’è ma nessuno ci bada		di Elisa Manacorda			06 Marzo 2026Salute delle donne è anche offrire una rete di servizi, per non lasciare sola chi ha bisogno. In questa rete medici di medicina generale e farmacie sono i due capisaldi. “Accogliere chi ha una richiesta di salute è il nostro compito – spiega Angela Margiotta, presidente di Farmaciste Insieme – così come è fondamentale dedicare tempo, creare consapevolezza e costruire quella che chiamiamo alfabetizzazione sanitaria, ovvero una scelta ponderata dei farmaci per i piccoli disturbi, perché li consigliamo noi o il medico e non internet. E il fatto che la nostra categoria sia all’80% femminile è importante per creare un rapporto immediato. E se serve, io esco dal bancone per eliminare quel distacco fisico e far sentire vicinanza a chi chiede aiuto”. 			Se c’è da prescrivere l’antibiotico, la dottoressa lo fa meglio		di Elisa Manacorda			03 Aprile 2026E fa lo stesso Michela Guiducci, medico di Medicina generale Simg, che ha 1600 pazienti nella zona residenziale della Balduina a Roma. “La qualità della cura nasce dalla relazione che si instaura con la persona che viene in studio – racconta all’incontro organizzato da Assosalute – e per questo serve tempo e serve ascolto. Molti pazienti sono anziani e hanno bisogno di raccontarsi, il medico non deve occuparsi soltanto dei loro disturbi ma della loro qualità di vita complessiva, della solitudine che affligge molti, delle difficoltà nella gestione quotidiana quando non sono più autonomi”. In una parola la cura deve essere umana, perché donne e uomini devono essere toccati, guardati negli occhi, ascoltati:  si guarisce un individuo, non un insieme di sintomi.   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202912509115.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"shmag.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:10:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.shmag.it/lifestyle/benessere/22_04_2026/endometriosi-da-whoopi-goldberg-a-giorgia-soleri-quando-a-parlarne-sono-le-star/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=endometriosi-da-whoopi-goldberg-a-giorgia-soleri-quando-a-parlarne-sono-le-star]]></tp:url>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202897009068.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"spotandweb.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:55:00 +0200</pubDate>
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		<tp:writer>Mario Modica</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Riforma dell’assistenza territoriale in ritardo, pochi servizi operativi nel 2025 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202961208690.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"tecnicaospedaliera.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Riforma assistenza territoriale: pochi servizi nelle Case e negli Ospedali di Comunità, criticità sul FSE e rischi per i target PNRR 2026</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 09:30:00 +0200</pubDate>
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		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.tecnicaospedaliera.it/riforma-dellassistenza-territoriale-in-ritardo-pochi-servizi-operativi-nel-2025-lanalisi-di-fondazione-gimbe/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del Pnrr Missione Salute per avvicinare la sanità ai cittadini, è ancora ben lontana dall’essere realmente operativa. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante. Sul fronte digitale, il Fascicolo Sanitario Elettronico rimane ancora incompleto e poco utilizzato per il mancato consenso all’utilizzo dei dati, in particolare nel Mezzogiorno.L’Osservatorio Gimbe sul Ssn prosegue il monitoraggio indipendente sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr. «Abbiamo analizzato – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – i risultati raggiunti al 30 dicembre 2025 e le criticità che continuano a frenare la riforma dell’assistenza territoriale. L’obiettivo è duplice: fornire ai cittadini un quadro oggettivo, al riparo da letture strumentali, e lanciare un monito a Governo e Regioni sui potenziali rischi che gli inaccettabili ritardi accumulati avranno sulla rendicontazione finale del prossimo 30 giugno».Riforma dell’assistenza territorialeA quattro anni dall’adozione del DM 77, la riforma dell’assistenza territoriale procede a rilento, con marcate diseguaglianze regionali, in particolare nell’attivazione e nella piena operatività di Case e Ospedali di Comunità. Lo confermano i dati elaborati dalla Fondazione Gimbe estratti dal report Agenas sul monitoraggio del DM 77, aggiornati al 31 dicembre 2025.«Il potenziamento dell’assistenza territoriale è la chiave per decongestionare ospedali e pronto soccorso e garantire una sanità di prossimità. Tuttavia, i dati ufficiali trasmessi dalle Regioni restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali, a pochi mesi dalla scadenza del Pnrr siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo. E il ritmo di attivazione di Case e Ospedali di comunità rimane troppo lento». La riorganizzazione dell’assistenza territoriale definita dal DM 77 prevede la realizzazione di 1.715 Case della Comunità (CdC), 657 Centrali Operative Territoriali (COT) e 594 Ospedali di Comunità (OdC). Di queste strutture, le risorse del Pnrr finanziavano inizialmente 1.350 CdC, 600 COT e 400 OdC. Nel novembre 2023 i target sono stati rivisti al ribasso: le CdC si sono ridotte a 1.038, le COT a 480 e gli OdC a 307.«In altri termini, le risorse del Pnrr coprono solo una parte delle strutture programmate per la piena attuazione della riforma dell’assistenza territoriale». Le Case della ComunitàAl 31 dicembre 2025, su 1.715 CdC programmate, per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto dal DM 77. «Per oltre un terzo delle strutture programmate non esiste alcun dato pubblico: né sulla loro reale esistenza, né sullo stato di avanzamento».Per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio: di queste solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori: presenza di équipe multi-professionali, punto unico di accesso, assistenza domiciliare, specialistica ambulatoriale, servizi infermieristici, sistema di prenotazione collegato al CUP, integrazione con i servizi sociali, partecipazione della comunità, oltre a servizi diagnostici di base, continuità assistenziale e punto prelievi solo nelle CdC principali (hub).«Considerata la rilevanza di ciascuno di questi servizi la loro presenza parziale non solo indebolisce le funzioni delle Case della Comunità, ma rende le strutture poco attrattive per i cittadini che non trovano tutte le risposte adeguate ai bisogni assistenziali». Infine, delle 285 CdC con tutti i servizi obbligatori attivi, solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, grazie alla presenza di personale medico (H 24 7/7 giorni nelle CdC principali e almeno 12 ore/die per 6/7 giorni nelle secondarie) e infermieristico (almeno 12 ore/die per 7/7 giorni nelle CdC principali e per 6/
7 giorni in quelle secondarie). La media nazionale del 45,5% delle CdC con almeno un servizio dichiarato attivo è superata da 10 Regioni: dal 49,7% della Toscana al 100% della Valle d’Aosta. Le rimanenti 11 si collocano al di sotto del valore nazionale: dal 38,5% della Provincia autonoma di Trento sino alla Basilicata e alla Provincia autonoma di Bolzano, dove non risulta attiva alcuna CdC.Limitando l’analisi alle CdC con tutti i servizi dichiarati attivi, la media nazionale scende al 12,8% per quelle prive di personale medico e infermieristico e al 3,9% per quelle pienamente funzionanti, di cui oltre la metà si concentra in Lombardia (n. 22) ed Emilia Romagna (n. 15). Le differenze regionali non dipendono solo dal completamento delle strutture, ma soprattutto dalla disponibilità di personale: in tutte le Regioni, a eccezione di Valle d’Aosta, Molise e Abruzzo, la quota di CdC pienamente operative è sempre inferiore rispetto a quelle con tutti i servizi attivi. «Anche dove tutti i servizi vengono dichiarati attivi le Case della Comunità restano, nei fatti, scatole vuote: senza personale sanitario non possono funzionare».Ospedali di comunità Al 31 dicembre 2025, dei 594 Ospedali di Comunità programmati, solo 163 (27,4%) risultano avere almeno un servizio attivo, per un totale di oltre 2.900 posti letto.In valori assoluti, i numeri più alti si registrano in Veneto (n. 47), Lombardia (n. 30), Emilia-Romagna (n. 24) e Toscana (n. 17). Altre 13 Regioni hanno attivato almeno un OdC: dagli 8 dell’Umbria a 1 in Calabria, Campania e Piemonte. Quattro Regioni restano invece ferme a quota zero: Basilicata, Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta. A fronte di una media nazionale del 27%, le differenze territoriali sono marcate: il Molise, con soli 2 OdC programmati, raggiunge il 100%, mentre all’estremo opposto quattro Regioni non ne hanno attivato alcuno; le altre si collocano in un intervallo molto ampio, dal 2% della Campania al 75% della Provincia Autonoma di Trento.«Questi numeri certificano che sugli Ospedali di Comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli “pienamente funzionanti” entro il 30 giugno appare una missione impossibile». Per essere pienamente operativi, gli OdC devono infatti garantire presenza medica per almeno 4,5 ore al giorno per 6 giorni su 7, assistenza infermieristica continuativa (7/24), la figura del case manager, posti letto dedicati a pazienti con demenza o disturbi comportamentali e spazi per la riabilitazione motoria.Centrali Operative Territoriali Le COT, strutture chiave per coordinare la presa in carico dei pazienti e integrare l’assistenza sanitaria e sociosanitaria, risultano attivate in tutte le Regioni e il target europeo di 480 è già stato raggiunto. Al 31 dicembre 2025, su 657 COT programmate, 625 risultano pienamente funzionanti. «Rispetto alla fotografia scattata da Agenas tre mesi fa, è plausibile che il quadro sia migliorato. Tuttavia, l’attivazione di Case della Comunità e Ospedali di Comunità procede con una lentezza inaccettabile, a velocità diverse tra le Regioni e frenata dalla mancata attivazione di tutti i servizi e dalla carenza di personale». Infatti, tra giugno e dicembre 2025, a fronte di un incremento di 121 Case della Comunità con almeno un servizio attivo, quelle con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi sono 51 (42,2%) e quelle anche con presenza medica e infermieristica solo 20 (16,5%).Per gli Ospedali di Comunità, nello stesso periodo, l’incremento è stato ancora più contenuto: solo 10 strutture attivate, per un totale di 205 posti letto. A fronte di tali ritardi, nel question time al Senato del 29 settembre 2025 il ministro Tommaso Foti aveva fornito rassicurazioni sul raggiungimento dei target minimi previsti entro il 30 giugno 2026.Tuttavia, lo scorso 20 febbraio ha annunciato la convocazione di due
 cabine di regia con i presidenti delle Regioni perché “il passo era ancora troppo lento”, ha proposto l’istituzione di un tavolo tecnico e ipotizzato il commissariamento delle Regioni inadempienti. Nel frattempo, è stato approvato il disegno di legge delega sulla riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera, che prevede una revisione di modelli e standard del DM 77. «Auspichiamo che tale revisione non determini una revisione al ribasso degli standard solo al fine di rendere compatibile la riforma dell’assistenza territoriale con le difficoltà di attuazione».Fascicolo Sanitario Elettronico: documenti ancora incompletiIl FSE 2.0 è il pilastro della trasformazione digitale del Ssn: il Pnrr destina un investimento di € 1,38 miliardi per creare un ecosistema digitale interoperabile di dati sanitari su scala nazionale. «Il 31 marzo è scaduto il termine per l’adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il Fse. Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni: senza una interoperabilità reale, il Fse resta un’infrastruttura incapace di generare benefici concreti per l’assistenza sanitaria». Al 30 settembre 2025, secondo i dati del portale Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste dal DM 7 settembre 2023. Il livello di completezza varia dai 17 documenti dell’Emilia-Romagna agli 11 della Puglia. Al 30 settembre 2025, solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fse da parte di medici e operatori del Ssn, con forti disomogeneità regionali: dal 2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Tra le Regioni del Mezzogiorno, solo la Puglia supera la media nazionale (44%), raggiungendo il 75%.«Se nemmeno la metà dei cittadini consente l’accesso al proprio Fse non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo. Colmare divari così ampi richiede alla politica interventi immediati: nel Mezzogiorno pesano analfabetismo digitale, scarsa fiducia sulla sicurezza dei dati e una limitata percezione dell’utilità del Fse».«A soli tre mesi dalla rendicontazione finale della Missione Salute del Pnrr l’obiettivo di rendere Case e Ospedali di Comunità “pienamente funzionanti”, requisito indispensabile per raggiungere i target,resta ancora molto lontano, con avanzamenti lenti e inaccettabili diseguaglianze regionali. Pesano i ritardi strutturali, l’attivazione parziale dei servizi e la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico; per le Case della Comunità anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia, figura chiave dell’assistenza territoriale.Ecco perché, a tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale. Il primo rischio, da evitare a ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi.Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini, lasciando in eredità solo scatole vuote e una digitalizzazione frammentata e incompleta, a fronte di un indebitamento scaricato sulle generazioni future. E sprecando, di fatto, la più grande occasione per il Ssn di costruire una sanità territoriale efficiente e accessibile per i cittadini».      Abbonati a Tecnica Ospedaliera   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? – TELELASER.TV ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203050909587.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"telelaser.tv" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:26:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://telelaser.tv/2026/04/22/endometriosi-da-whoopi-goldberg-a-giorgia-soleri-quando-a-parlarne-sono-le-star/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[TELELASER.TVdi            tvlaser@tin.it          ·                                            22/04/2026(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie 'Girls', ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L'attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)Tag: adnkronosultimora12/01/2026 di          tvlaser@tin.it     · Published 12/01/202628/01/2026 di          tvlaser@tin.it     · Published 28/01/202619/03/2026 di          tvlaser@tin.it     · Published 19/03/2026Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento *Nome *Email *Sito webSeguici:Altrosan francesco d'assisi                        pastore e martire[trustindex-feed-instagram]TELELASER.TV © 2026. Tutti i diritti riservati.Powered by  - Progettato con il tema Hueman   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? – TELELASER.TV ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203049709591.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"telelaser.tv" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:27:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[TELELASER.TVdi            tvlaser@tin.it          ·                                            22/04/2026(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie 'Girls', ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L'attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)Tag: adnkronosultimora25/02/2026 di          tvlaser@tin.it     · Published 25/02/202603/02/2026 di          tvlaser@tin.it     · Published 03/02/202619/03/2026 di          tvlaser@tin.it     · Published 19/03/2026Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento *Nome *Email *Sito webSeguici:Altrosan francesco d'assisi                        pastore e martire[trustindex-feed-instagram]TELELASER.TV © 2026. Tutti i diritti riservati.Powered by  - Progettato con il tema Hueman   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, report Gimbe: fino a 10 anni per una diagnosi  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203175907761.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"tg24.sky.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Leggi su Sky TG24 l''articolo Endometriosi, report Gimbe: fino a 10 anni per una diagnosi</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 07:23:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2026/04/21/endometriosi-diagnosi-report-gimbe]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Il 22 aprile è la Giornata Nazionale della Salute della Donna. Un'occasione per parlare anche di prevenzione e dell'importanza di garantire il diritto alla salute, soprattutto per quanto riguarda le patologie cosiddette invisibili. Tra queste, l'endometriosi.L’endometriosi è una patologia cronica spesso invalidante che colpisce circa una donna su dieci in età riproduttiva in tutto il mondo, con conseguenze sulla qualità della vita e sulla fertilità. "In Italia questa malattia è ampiamente sotto diagnosticata e caratterizzata da forti diseguaglianze regionali nell’organizzazione dei servizi sanitari", così sottolinea il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe "Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali" (realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia). L’endometriosi è stata inclusa tra le patologie croniche nel nuovo Piano nazionale della Cronicità (Pnc) 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. "Si tratta di un riconoscimento importante che consente di inquadrare l’endometriosi nelle strategie nazionali per la gestione delle cronicità. Ma senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni, il rischio è che resti un passaggio formale, privo di ricadute concrete per le pazienti", sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione.In Italia, secondo gli ultimi dati, ogni anno vengono registrati 9.300 nuovi casi di endometriosi. Si tratta tuttavia di una sottostima rilevante, perché i dati si basano prevalentemente sui casi ospedalizzati, ovvero le forme più gravi. Secondo Gimbe, "un ulteriore nodo critico è rappresentato dal ritardo diagnostico, stimato in Italia tra 7 e 10 anni dall’esordio dei sintomi, a causa della variabilità clinica, dell’assenza di test diagnostici specifici e delle difficoltà di accesso a valutazioni specialistiche", sottolinea Cartabellotta. Un ritardo che per le donne si concretizza in anni di dolori e rischio di complicanze. "Ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale", afferma il presidente della Fondazione.Tra i problemi sottolineati dal report, proprio quello delle differenze regionali. La rilevazione aggiornata a marzo 2026 conferma un quadro frammentato: solo alcune Regioni – tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia – dispongono sia di Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali sia di reti cliniche attive. Negli ultimi anni, diverse Regioni hanno approvato leggi o provvedimenti specifici sull’endometriosi, ampliando l’offerta con risorse proprie: estensione dell’esenzione per le forme lievi e supporto psicologico gratuito in Valle d’Aosta; copertura di alcuni farmaci ormonali in Emilia-Romagna; crioconservazione ovocitaria gratuita in condizioni selezionate in Toscana; misure di facilitazione per l’accesso ai farmaci in Sicilia. L’endometriosi negli stadi III e IV, quelli più avanzati, è stata inserita, con il Dpcm sui Lea del 2017, tra le malattie croniche esenti. Tuttavia, l’effettiva operatività dell’esenzione è stata possibile solo dal 30 dicembre 2024, dopo l’aggiornamento del nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale. Le prestazioni garantite comprendono principalmente visite di controllo ed esami diagnostici mirati, ma non coprono le forme meno gravi della malattia (stadi I e II). "Si tratta di un pacchetto di prestazioni diagnostiche che esclude le fasi precoci della malattia, non copre la complessità clinica dell’endometriosi e lascia in parte scoperta la gestione del dolore", sottolinea Cartabellotta."L’endometriosi richiede modelli organizzativi multidisciplinari e percorsi assistenziali omogenei su tutto il Paese. Garantire diagnosi tempestive e cure appropriate non è solo un obiettivo clinico, ma un diritto da assicurare alle donne in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Questo deve tradursi in una priorità concreta, non solo in un impegno simbolico", conclude Cartabellotta.Per il consumatore clicca qui per i Moduli, Condizioni c
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		<title><![CDATA[L'Ucraina sceglie Torino per formare i propri medici  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203031709267.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"torinocronaca.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Per dieci giorni al Sant''Anna per affrontare emergenze ostetriche e gravidanze a rischio</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:53:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://torinocronaca.it/news/torino/626244/l-ucraina-sceglie-torino-per-formare-i-propri-medici.html]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[L’ospedale Sant’Anna di Torino, centro europeo di riferimento per ginecologia-ostetricia e oncologica, ospita dal 20 al 27 aprile un team multidisciplinare di sei esperti ucraini. La scelta è del professor Volodymyr Artyomenko, referente ucraino per Ostetricia e Ginecologia al Ministero della Salute, che ha contattato la professoressa Chiara Benedetto per un training su emergenze intrapartali e gravidanze a rischio. Powered by     Fondazione Medicina a Misura di Donna ETS, in collaborazione con l’ospedale Sant’Anna, il Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino e la Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia (diretta dal professor Luca Marozio), sostiene il percorso di dieci giorni che adotta il modello “Training The Trainers”. Obiettivo: rafforzare competenze da diffondere in Ucraina, segnata dalla guerra.   Quando curarsi costa troppo: ecco cos'è la “tossicità finanziaria” dei tumori     Spese invisibili, redditi in calo e cure a rischio: i dati di Torino accendono l’allarme sulla sanità realeLo stage si svolge principalmente al REC – Research and Educational Center for Obstetrics and Gynaecology, centro di simulazione universitario con accreditamento internazionale. Prevede percorsi personalizzati su parto vaginale operativo ecoguidato, distocia di spalla, parto podalico, prolasso di funicolo, cardiotocografia, ecografia in travaglio, inversione uterina, atonia e emorragia post-partum.Il programma integra simulazioni con visite in reparti di degenza, terapia intensiva materna-neonatale, sale parto, cesarei e ambulatori per gravidanze a rischio e supporto psicologico. Strumenti: role play, casi clinici, algoritmi, audit e check-list per trasmettere know-how.“Questo evento sarà particolarmente importante e proficuo dal punto di vista formativo: tutti avremo molto da insegnare e imparare insieme. In più ci tengo a sottolinearne la rilevanza simbolica” dichiara Luca Marozio.“Per la Fondazione Medicina a Misura di Donna ETS, che da anni investe in alta formazione, ricerca, innovazione tecnologica e umanizzazione della cura, questo progetto rappresenta una sintesi particolarmente significativa della propria missione: sostenere una medicina capace di coniugare eccellenza clinica, sicurezza, relazione e attenzione alla persona. L’attività formativa al REC, con programmi di simulazione in ostetricia e ginecologia, costituisce già oggi uno degli assi strategici più rilevanti del lavoro condiviso con l’Università di Torino e con l’ospedale Sant’Anna” afferma Chiara Benedetto, Presidente della Fondazione.    Salute donna, consulenze gratuite al Sant’Anna: due giornate dedicate alla prevenzione     Telefono aperto per informazioni su endometriosi e tumori: l’iniziativa rientra nella Open Week nazionale“L’esperienza che l’ospedale Sant’Anna di Torino mette a disposizione dei professionisti ucraini rappresenta un esempio concreto di come la sanità piemontese sappia coniugare eccellenza clinica, formazione e solidarietà internazionale. In un contesto complesso come quello che sta vivendo l’Ucraina, contribuire alla formazione di medici e operatori sanitari significa offrire un supporto reale, capace di generare ricadute dirette sulla qualità delle cure e sulla sicurezza delle donne e dei neonati. Il Sant’Anna si conferma un punto di riferimento a livello europeo nella formazione in ambito ostetrico-ginecologico e nella gestione delle emergenze, e questa iniziativa rafforza ulteriormente il ruolo del Piemonte come interlocutore qualificato nei percorsi di cooperazione sanitaria internazionale. Progetti come questo dimostrano che investire in formazione avanzata e simulazione clinica non è solo una scelta strategica per il nostro sistema sanitario, ma anche un modo per costruire relazioni, condividere competenze e promuovere una cultura della cura che supera i confini nazionali” dichiara Federico Riboldi (Assessore alla Sanità della Regione
 Piemonte).“Mettiamo a disposizione della delegazione ucraina le eccellenze dell’ospedale Sant’Anna. Siamo orgogliosi di essere stati individuati dal Ministero della Salute ucraino per la formazione dei loro professionisti in un momento di grande difficoltà del loro Paese a causa della guerra” dichiara Adriano Leli (Direttore generale AO OIRM - Sant’Anna).   Endometriosi in Italia: diagnosi fino a 10 anni di ritardo e forti disuguaglianze regionali     Il report Gimbe evidenzia una patologia ancora sottostimata e un’assistenza sanitaria frammentata tra le Regioni, con differenze significative nell’accesso a diagnosi e cure“Questo progetto nasce dall'incontro tra competenze che Torino ha costruito nel tempo e un bisogno reale, urgente, che viene da lontano. Come Università siamo orgogliosi che il Ministero della Salute ucraino abbia scelto il nostro Ateneo come partner formativo in un momento così difficile per il loro Paese: è la conferma che investire in eccellenza clinica e didattica produce un valore che va ben oltre i confini locali” aggiunge Cristina Prandi, Rettrice dell’Università di Torino.“Assistenza clinica, ricerca e formazione sono i migliori ingredienti che la nostra sanità piemontese e la nostra Università degli Studi di Torino in collaborazione possono garantire ai professionisti arrivati dall’Ucraina. Esportare il nostro know-how in un Paese che vive ormai da tempo un periodo di grande fragilità è un modo per sostenere ed aiutare il loro popolo” dichiara Livio Tranchida (Direttore generale AOU Città della Salute e della Scienza di Torino).   
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		<tp:writer>Antonella Rea</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Venezia 24 ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042203035009424.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"venezia24.com" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto [...]</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:40:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://venezia24.com/endometriosi-da-whoopi-goldberg-a-giorgia-soleri-quando-a-parlarne-sono-le-star/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. Questo sito contribuisce alla audience di "Forum Italia". Testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del Tribunale di Napoli al nr. N. 5292 del 2/4/2002. Alcuni testi citati o immagini inserite sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore vogliate comunicarlo via e-mail all'indirizzo segnalazioni@venezia24.com per provvedere alla conseguente rimozione o modificazione.   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202917809116.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"vicenzareport.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:11:00 +0200</pubDate>
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		<tp:url><![CDATA[https://www.vicenzareport.it/adnkronos-news/endometriosi-da-whoopi-goldberg-a-giorgia-soleri-quando-a-parlarne-sono-le-star/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)MMpubblicità di Monica Milano-via Lombardia,10-36015 Schio (VI)-P.Iva 04449720244-C.F. MLN MNC 67L58 L840M-REA VI-404849-Vicenzareport, Reg. Trib. VI n. 1290 del 28-06-2013   
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? - Vipiù ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202913209106.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"vipiu.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:09:00 +0200</pubDate>
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		<title><![CDATA[Endometriosi, da Whoopi Goldberg a Giorgia Soleri: quando a parlarne sono le star? ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202908909207.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"wesud.it" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>(Adnkronos) - L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e</p>]]></description>
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		<tp:ocr><![CDATA[(Adnkronos) –L’endometriosi è una malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci, ma continua a essere poco riconosciuta, spesso minimizzata e diagnosticata con anni di ritardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe lo conferma: in Italia possono servire fino a dieci anni per ottenere una diagnosi, con differenze regionali che incidono pesantemente sul diritto alla salute. In questo scenario, un ruolo decisivo lo hanno avuto negli ultimi anni le testimonianze pubbliche di attrici, cantanti, modelle e figure note che hanno scelto di raccontare la propria esperienza, contribuendo a rompere un tabù che per decenni ha confinato il dolore femminile nel silenzio. Tra le prime a parlarne apertamente c’è stata Whoopi Goldberg, attrice e conduttrice statunitense, che ha più volte insistito sull’importanza di informare le giovani donne sui sintomi della malattia. Emma Roberts, attrice americana, ha raccontato come l’endometriosi abbia inciso sulla sua fertilità, portandola alla decisione di congelare i propri ovuli. Lena Dunham, sceneggiatrice e protagonista della serie ‘Girls’, ha documentato un percorso lungo e doloroso, culminato in un’isterectomia totale a 31 anni. Amy Schumer, comica e attrice, ha condiviso sui social i dettagli del suo intervento chirurgico, che ha comportato la rimozione di utero e appendice per trattare un’endometriosi particolarmente estesa. Nel mondo della musica, Halsey, cantante statunitense, ha raccontato più volte le difficoltà di convivere con il dolore cronico durante i tour e i numerosi interventi chirurgici affrontati negli anni. Cyndi Lauper, icona pop, ha spiegato di aver sofferto a lungo prima di ricevere una diagnosi corretta, invitando le donne a non ignorare i segnali del proprio corpo. La modella britannica Alexa Chung, figura di riferimento nella moda internazionale, ha usato i social per normalizzare visite mediche e procedure laparoscopiche, contribuendo a rendere la conversazione più aperta e meno stigmatizzata. Anche in Italia alcune figure pubbliche hanno portato il tema al centro del dibattito. Giorgia Soleri, attivista e influencer, ha contribuito in modo decisivo a far entrare endometriosi e vulvodinia nel discorso politico, chiedendo riconoscimento e tutele. L’attrice Laura Torrisi ha raccontato le sue operazioni e la resilienza necessaria per affrontare la quotidianità con una malattia cronica. Anche Guenda Goria ha condiviso sui social il proprio percorso chirurgico e l’impatto emotivo della diagnosi. Le loro testimonianze hanno un tratto comune: mostrano come l’endometriosi sia un’invalidità spesso invisibile, in cui il dolore viene minimizzato o scambiato per un “normale dolore mestruale”. In un panorama in cui la diagnosi arriva ancora troppo tardi, queste voci hanno avuto il merito di trasformare un’esperienza individuale in una questione collettiva. Parlare di endometriosi è un gesto politico, culturale e sociale che può cambiare la vita di chi, per anni, non si è sentita creduta. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)                Seguici anche sul nostro canale                Telegram   
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