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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Innovazioni, IA e diritto alla cura le sfide della sanità da oggi in Fiera ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042201689505025.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 48 di <b>"REPUBBLICA BOLOGNA" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 05:07:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Innovazioni, IA e diritto alla cura le sfide della sanità da oggi in Fiera  di MARCO MERLINI  re giorni alla ricerca di soluzioni per una nuova programmazione del servizio sanitario nazionale. È questo il filo conduttore della fiera biennale Exposanità che da oggi a venerdì sarà ospitata nei padiglioni di BolognaFiere. «Tutte le strutture pubbliche hanno storicamente difficoltà a realizzare investimenti – spiega Chiara Gibertoni, direttore generale del Policlinico Sant’Orsola - C’è però un aspetto distintivo del nostro sistema: quando arriva un’innovazione, arriva per tutti. A differenza di altri Paesi considerati all’avanguardia, il fatto di poter accedere alle innovazioni senza distinzioni di reddito è un elemento che ci caratterizza e ci nobilita».  La tre giorni della fiera si aprirà  T  con un convegno in programma oggi alle 10,30 dal titolo “Sfide socio-sanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura”, al quale parteciperanno tra gli altri l’assessore regionale alla salute Massimo Fabi, il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta e Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale delle professioni infermieristiche.  In alcuni focus e workshop dedicati si parlerà delle applicazioni dell’intelligenza artificiale negli ambiti della cardiologia, dell’oncologia e del management sanitario. Al centro dei confronti anche le criticità legate alla mancanza di personale: in Emilia-Romagna mancano almeno 4.000 infermieri e Modena e Reggio sono le province che pagano dazio in maniera maggiore. Saranno in tutto cinque le grandi aree tematiche di Exposanità 2026: da hospital a diagnostica, da terza età a sanità digitale e horus. Proprio nel contesto di quest’ultimo si svolgerà Living Lab, “Autonomia per la casa”, un’area dove saranno ricreati spazi, come la cucina, con arredi e tecnologie accessibili e sicuri. Tra le novità, i Rehab Awards, un premio inedito dedicato ai professionisti della riabilitazione e alle aziende del settore.  ---End text---  Author: îÎ MARCO MERLINI  Heading:   Highlight:   Image:T  Torna Exposanità, sino a venerdì -tit_org- Innovazioni, IA e diritto alla cura le sfide della sanità da oggi in Fiera   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Exposanità apre i battenti in Fiera Tre giorni dedicati alla salute ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202195102017.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202195102017.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 50 di <b>"RESTO DEL CARLINO BOLOGNA" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 03:43:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="174972" Sales="31348" Printing="22732" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202195102017.PDF"><![CDATA[RESTO DEL CARLINO BOLOGNA]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Exposanità apre i battenti in Fiera Tre giorni dedicati alla salute   Dal rilancio del Servizio sanitario nazionale all’intelligenza artificiale, tanti eventi, ospiti e dibattiti  Una nuova programmazione del Servizio sanitario nazionale per salvarne il carattere universalistico ed egalitario, ’patrimonio insostituibile’ del sistema di welfare italiano. E’ questo il tema al centro di ExpoSanità 2026, che apre oggi a BolognaFiere e durerà fino a venerdì.  ’Planning Solutions’ il claim della manifestazione, che affronterà tutti i nodi cruciali della sanità italiana: dalle nuove frontiere aperte dalla tecnologia (intelligenza artificiale, telemedicina, robotica, ausili indossabili), ai temi cardine per il rinnovo del Servizio sanitario nazionale (prossimità di cura e la cronicità, dalla prevenzione all’ingegneria clinica, dalla disabilità, all’ortopedia e alla riabilitazione).  Al convegno inaugurale, oggi alle 10.30, intitolato ’Sfide sociosanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura’, interverranno l’assessore regionale allalute Massimo Fabi, il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, la presidente della Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche, Barbara Mangiacavalli, Piero Ferrante per la Federazione nazionale ordini fisioterapisti, Giuseppe Jurman della Fondazione Bruno Kessler, Antonio Vittorino Gaddi della Società italiana telemedicina, Alessandro Palombo del Centro nazionale intelligenza artificiale  e tecnologie innovative per la salute, Giuseppe Andreoni del Politecnico di Milano TeDH e Irene Aprile della Fondazione Don Gnocchi. Cinque i saloni tematici: Hospital, Diagnostica, Terza Età, Sanità Digitale e Horus.  Quattordici iniziative speciali, con un focus sull’IA.  Tra le novità Rehab Awards, premio che vuole valorizzare i professionisti della riabilitazione e le aziende del settore. Exposanità vedrà anche la partecipazione del Comitato Italiano Paralimpico con atleti e tecnici.  Domani, alle 11, sarà presente la campionessa di pattinaggio Francesca Lollobrigida, ospite di Bauerfeind Italia, vincitrice di due ori alle Olimpiadi di MilanoCortina.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image:Domani ospite Francesca Lollobrigida -tit_org- Exposanità apre i battenti in Fiera Tre giorni dedicati alla salute   -sec_org-
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		<title><![CDATA[«Campania maglia nera per carenza di medici di base Serve intervento straordinario di Fico» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042202932008398.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 4 di <b>"SANNIO QUOTIDIANO" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 08:38:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Sanità, Errico (Forza Italia)  «Campania maglia nera per carenza di medici di base Serve intervento straordinario di Fico»  ]]></tp:ocr>
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		<title><![CDATA[Svolta sui fondi sanitari: c'è la legge per tracciare un tesoro da 9 miliardi ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042201772905911.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042201772905911.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"GIORNALE" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 05:45:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[SANITÀ Arriva l’obbligo di pubblicare i bilanci  Svolta sui fondi sanitari: c’è la legge per tracciare un tesoro da 9 miliardi   Pepe (Covip): «Serve più trasparenza, se il sistema funziona alleggeriamo le liste d’attesa»  Operazione trasparenza sui fondi sanitari: d’ora in avanti saranno obbligati a pubblicare i bilanci, rendendo finalmente leggibile la gestione delle risorse in entrata e in uscita. Un passaggio che può apparire naturale, ma che rappresenta in realtà una novità per un settore cresciuto rapidamente negli ultimi anni ma senza un livello uniforme di trasparenza. Accanto a fondi seri che hanno agevolato l’accesso alle cure degli iscritti, è cresciuto un sottobosco di società di mutuo soccorso o cooperative che non hanno mai reso conto del proprio operato.  Il percorso che ha portato all’approvazione della norma non è stato lineare. Nel corso dell’iter parlamentare, spiega Mario Pepe, presidente della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), si è assistito a una vera e propria «colata lavica di emendamenti». Segno della complessità degli interessi coinvolti e delle diverse sensibilità presenti nel comparto. Alla fine, tuttavia, ha prevalso l’esigenza di introdurre regole più chiare in un ambito che intercetta risorse rilevanti e interessi diffusi. A vigilare sui fondi, almeno per ora, non sarà la Covip, come previsto in una prima versione del decreto Pnrr. Tuttavia l’obbligo di pubblicazione dei bilanci rappresenta comunque un primo passaggio concreto verso il riordino del settore e una maggiore responsabilizzazione degli operatori. «È un passo importante: la scelta sulle ulteriori evoluzioni dell’assetto di vigilanza spetta al legislatore. La Covip è pronta» sottolinea Pepe.  IL TESORETTO SANITARIO Le dimensioni dei fondi spiegano bene la necessità dell’intervento. I circa 320 fondi sanitari gestiscono, secondo le stime, risorse vicine a 9 miliardi di euro, a fronte di circa 18 milioni di iscritti. Le contribuzioni versate godono di benefici fiscali, determinando per lo Stato un mancato gettito stimato in oltre 3 miliardi di euro.  «Non si tratta di un intervento punitivo – sottolinea Pepe – ma della naturale evoluzione di un comparto che, beneficiando stabilmente di incentivi fiscali, entra fisiologicamente nell’orbita dell’interesse generale. L’orizzonte realistico per la piena attuazione del nuovo assetto è di circa tre anni: non uno  choc regolatorio, ma un percorso graduale, già avviato».  La pubblicazione dei bilanci consentirà anche di fare luce su alcune dinamiche finora poco comprensibili. In dieci anni, gli iscritti sono passati da circa 6 a oltre 16 milioni, mentre la spesa media pro capite è diminuita di circa il 40%. Un dato che impone una riflessione: si tratta di una riduzione delle prestazioni, di una diversa composizione della platea o di inefficienze nella gestione? «Il punto – osserva Pepe – è che nel tempo si è sviluppato un sistema molto eterogeneo. Accanto a realtà solide, esistono soggetti che non sempre garantiscono una copertura sanitaria adeguata. Serve maggiore trasparenza sui flussi finanziari e sulle prestazioni effettivamente erogate. L’obiettivo non è colpire qualcuno, ma rendere il sistema leggibile, comparabile e verificabile».  Un altro nodo riguarda la forte disomogeneità tra i diversi fondi: differenze significative nei rimborsi, nelle prestazioni coperte e nelle condizioni di accesso. Un quadro che rende difficile per gli iscritti orientarsi e valutare l’effettiva qualità delle coperture.  MENO LISTE D’ATTESA In prospettiva, il rafforzamento della trasparenza potrà produrre effetti anche sul funzionamento complessivo del sistema sanitario. Una sanità integrativa più solida e trasparente può contribuire a una migliore integrazione con il Servizio sanitario nazionale, con possibili effetti di alleggerimento su una parte della domanda oggi concentrata sul sistema pubblico, in particolare sul fronte delle liste d’attesa. La riforma si inserisce, inoltre, in un contesto demografico sempre più sfidante: nei prossimi dieci anni la popolazione anziana è desti
nata a crescere in modo significativo, aumentando la domanda di prestazioni sanitarie e assistenziali.  LE CURE ODONTOIATRICHE Un ambito particolarmente rilevante è quello delle cure odontoiatriche, oggi escluse dai Livelli essenziali di assistenza (Lea), che potrebbero trovare nei fondi integrativi uno strumento di maggiore diffusione e accessibilità.  L’obiettivo di fondo resta quello di ampliare l’accesso alle cure.  Nel 2024 circa 6 milioni di italiani (pari al 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a visite o esami medici, in aumento rispetto al 7,6% del 2023, soprattutto a causa dei costi elevati e dei tempi di attesa. In questo quadro, il rafforzamento e il riordino della sanità integrativa possono rappresentare un tassello importante per migliorare l’equità e la sostenibilità complessiva del sistema.  ---End text---  Author: Maria Sorbi  Heading:   Highlight:   Image:GLI ISCRITTI Oltre 18 milioni di italiani hanno un fondo sanitario integrativo -tit_org- Svolta sui fondi sanitari: c’è la legge per tracciare un tesoro da 9 miliardi   -sec_org-
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		<tp:writer>Maria Sorbi</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Riforma Ssn, mancano le risorse ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042201774205904.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 31 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 05:45:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[AUDIZIONI  Riforma Ssn, mancano le risorse  Una riforma anche condivisibile nei contenuti, ma che rischia di rimanere solo sulla carta vista la mancanza di risorse. È quanto affermato da Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale medici, chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), intervenuto ieri in audizione al Senato, presso la X Commissione sul ddl delega «Riorganizzazione e potenziamento assistenza sanitaria». Oltre alla Fnomceo, è intervenuta anche la Federazione nazionale degli infermieri (Fnopi).  Secondo Anelli, la clausola di invarianza (articolo 3, comma 3) rischia di «vanificare gli obiettivi di riforma, trasferendo oneri sulle regioni e compromettendo l’erogazione uniforme dei Lea». Da qui la proposta della Fnomceo di istituire, a decorrere dall’anno 2027, un Fondo speciale per la riorganizzazione del Ssn.  Le relazioni tecniche di accompagnamento ai decreti legislativi, inoltre, dovranno includere una stima analitica degli oneri destinati prioritariamente alla componente professionale, con riferimento ai fabbisogni minimi individuati e indicare le modalità di accesso prioritario al Fondo.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Riforma Ssn, mancano le risorse   -sec_org-
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		<title><![CDATA[Altro stop ai medici pro-migranti ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042201773005908.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"LIBERO" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 05:45:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[BOLOGNA  Altro stop ai medici pro-migranti  ¦ Fornivano certificati medici falsi per evitare il rimpatrio di extracomunitari giunti illegalmente nel nostro Paese. Ora per le tre dottoresse di Ravenna la situazione processuale si aggrava ancora di più. Ieri il tribunale del Riesame di Bologna ha confermato le misure cautelari interdittive dalla professione, sospensione per dieci mesi, decise dal Gip di Ravenna per le tre dottoresse indagate nell’ambito dell’inchiesta sui certificati anti-rimpatrio.  I giudici, dopo l’udienza del 16 aprile, hanno depositato la decisione con cui viene respinto l’appello delle difese, le motivazioni saranno disponibili nelle prossime settimane. Degli otto indagati, tutti medici del reparto di malattie infettive avevano impugnato l’ordinanza solo i tre che hanno la posizione ritenuta allo stato più grave. Per gli altri cinque era scattato, anche qui per 10 mesi, il divieto di occuparsi dei certificati per l’idoneità ai cpr, centri di permanenza per i rimpatri. L’inchiesta della Procura (Pm Daniele Barberini e Angela Scorza) è per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio.  In pratica grazie a quei certificati artefatti, i migranti venivano giudicati sanitariamente non idonei alla permanenza nei Centri di identificazione e rimpatrio e quindi restavano nel nostro Paese pur non avendone titolo.  ---End text---  Author: Redazione  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Altro stop ai medici pro-migranti   -sec_org-
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	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Liste d'attesa, troppe ricette Il Lazio doppia il Veneto = Liste d'attesa, troppe ricette: nel Lazio il doppio del Veneto ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042201772805910.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042201772805910.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 12 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 22 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Marzio Bartoloni —a pag. 12 Sanità. Tra le Regioni c'è una grande forbice sul tasso di prescrizioni per visite ed esami: il costo dell'inappropriatezza vola a 20 miliardi. Il ministro Schillaci punta a governare meglio la domanda</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 05:45:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[sanitÀ  Liste d’attesa, troppe ricette Il Lazio doppia il Veneto Marzio Bartoloni —a pag. 12   Eccesso di richieste. In Regioni come Lazio ed Emilia Romagna i pazienti si fanno prescrivere dal proprio medico quasi il doppio di visite ed esami di veneti e toscani  Liste d’attesa, troppe ricette: nel Lazio il doppio del Veneto Sanità. Tra le Regioni c’è una grande forbice sul tasso di prescrizioni per visite ed esami: il costo dell’inappropriatezza vola a 20 miliardi. Il ministro Schillaci punta a governare meglio la domanda  Chi abita nel Lazio, in Emilia o Puglia si vede prescrivere in media dal proprio dottore quasi il doppio di visite ed esami di veneti, toscani e liguri. Per i primi si conta ogni anno più di una ricetta (escluse quelle per i farmaci) per ogni abitante neonati compresi: una pioggia di prescrizioni non del tutto giustificabile visto che sembra difficile che gli altri connazionali abbiano bisogno di meno controlli perché più in salute. Sono dunque tutte indispensabili queste ricette? Il dubbio è più che legittimo e una cosa è certa: un eccesso di richieste magari non necessarie per fare una Tac, una risonanza, una ecografia o una visita cardiologica – per citare le prestazioni ambulatoriali più gettonate – ingolfa il sistema e dunque allunga ancora di più le liste d’attesa, lo spettro di ogni italiano che bussa al Servizio sanitario.  I dati del flusso della tessera sanitaria attraverso la quale passano tutte le prestazioni del Ssn fotografano una forbice che racconta da sola quanto pesi la cosiddetta inappropriatezza (le prescrizioni appunto non necessarie se non addirittura inutili). Nel Lazio nel 2025 si sono registrate 1.569,5 ricette per visite ed esami ogni mille abitanti (praticamente 1,6 per residente) contro le 889,7 del Veneto. Tra le Regioni al top per numero di ricette – ben sopra una per abitante - ci sono poi Emilia Romagna (1.481,5 ogni mille), Puglia (1.328,4), Umbria  (1.319,3) e Abruzzo (1.229). Tra le più “virtuose” – quelle dove i medici prescrivono meno di una ricetta per abitante – ci sono appunto Veneto (889,7), Toscana (916,4), Liguria (966,3), mentre Valle d’Aosta (1.008,8) e Piemonte (1.020,1) sono poco sopra questa soglia. «Il 20% delle visite e degli esami richiesti in Italia è considerato inappropriato.  Si tratta di un eccesso prescrittivo che costa circa 20 miliardi l’anno», ha ribadito nei giorni scorsi il ministro della Salute Orazio Schillaci.  Che delle liste d’attesa ha fatto la sua priorità numero uno e dopo aver fatto approvare ormai due anni fa un decreto che è intervenuto non senza qualche difficoltà sull’offerta di cure - dalle aperture nei week end degli ambulatori agli straordinari del personale sanitario - ora vuole provare a mettere nel mirino anche la domanda di cure che appunto, come dimostrano i dati delle Regioni, non sempre è appropriata.  Certo i numeri non spiegano tutto: dal peso delle grandi città dove si prescrive di più magari con ricette che arrivano via mail dopo aver mandato un messaggino al proprio dottore al fatto che diversi italiani vanno dal privato, ma si fanno fare comunque la ricetta per farsi rimborsare la prestazione dalle casse sanitarie. Un punto quest’ultimo su cui i tecnici del ministero vorrebbero fare chiarezza. Ma è indubbio che come un toro da prendere per le due corna la risposta alle liste d’attesa non può essere solo quella di aumentare l’offerta, ma anche di governare la domanda. Da qui la spinta del ministero con l’Iss che sta pubblicando in questi giorni una ventina di linee guida e buone pratiche per le visite e gli esami più richiesti (si veda il Sole 24 ore del 14 aprile), si tratta di indicazioni a cui i medici dovrebbero attenersi per prescrivere meglio.  Una moral suasion questa a cui associare anche controlli più mirati e possibili ispezioni: proprio nei prossimi giorni partirà infatti l’Organismo di controllo e verifica sull’assistenza sanitaria al ministero previsto appunto dal decreto del Governo - che dovrà vigilare sulle liste d’attesa e intervenire lì dove ci sono i colli di bottiglia o le anomalie più
 grandi. Ma una grande mano la darà anche l’avvio della Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa che a meno di nuove frenate delle Regioni comincerà a pubblicare i dati sui tempi di attesa di ogni singola prestazione da metà maggio: si partirà dal dato regionale. Incrociando i tempi di attesa con l’incidenza delle prescrizioni si capirà a esempio dove c’è un problema di offerta - lì dove le attese sono lunghe ma l’incidenza delle ricette non è alto - oppure di domanda poco appropriata con tante ricette e code lunghe. Di questo e soprattutto del coinvolgimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità il ministro Schillaci comincerà a parlare con le Regioni in un incontro fissato già per domani.   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Marzio Bartoloni  Heading:   Highlight: 1.569,5  nel lazio Le ricette mediche per visite ed esami per mille abitanti nel 2025  Image:adobestock  Eccesso di richieste. In Regioni come Lazio ed Emilia Romagna i pazienti si fanno prescrivere dal proprio medico quasi il doppio di visite ed esami di veneti e toscani La graduatoria Prescrizioni mediche per visite ed esami per mille abitanti.  Anno 2025 0  1.000  Lazio  1.569,5  Emilia R.   1.481,5  Puglia  1.328,4  Umbria  1.319,3  Abruzzo  1.229,0  P.A. Trento  1.181,8  Lombardia  1.129,4  Friuli V.G.   1.126,9  Campania  1.114,7  Marche  1.113,5  Molise  1.092,3  Sardegna  1.085,4  Sicilia  1.061,8  P.A. Bolzano  1.056,7  Basilicata  1.036,7  Calabria  1.031,7  Piemonte  1.020,1  Valle d'Aosta 1.008,8 Liguria  966,3  Toscana  916,4  Veneto  889,7  Fonte: flusso tessera sanitaria  2.000 -tit_org- Liste d’attesa, troppe ricette Il Lazio doppia il Veneto  Liste d’attesa, troppe ricette: nel Lazio il doppio del Veneto   -sec_org-
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		<tp:writer>Marzio Bartoloni</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Se il dirigente medico diventa direttore sanitario «privato» ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/22/2026042201773105909.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 41 di <b>"SOLE 24 ORE ESPERTO RISPONDE" </b>  del 22 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 05:45:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[[24][626120]  Se il dirigente medico diventa direttore sanitario «privato»   A cura di  Marcello Tarabusi  Nel 2025, un medico ha svolto la sua attività come dipendente, con la qualifica di dirigente medico nella disciplina di Igiene e sanità pubblica di una struttura sanitaria pubblica. Entro il 31 dicembre 2025, questo soggetto ha cessato il rapporto di lavoro dipendente, per poi aprire, a gennaio 2026, la partita Iva, in regime forfettario, assumendo la carica di direttore sanitario di un istituto medico privato. Per i primi cinque anni di questa nuova attività, tale soggetto può applicare l’imposta sostitutiva nella misura ridotta del 5 per cento? Pur in assenza di precedenti specifici, è ragionevole ritenere che il medico in questione possa applicare l'imposta sostitutiva nella misura ridotta del 5% per i primi cinque anni di attività in regime forfettario.  Tale regime, introdotto dalla legge di Stabilità per il 2015 (n. 190/2014), prevede l'applicazione di un'imposta sostitutiva del 15% sui redditi derivanti dall'esercizio di arti e professioni, con la possibilità, appunto, di fruire di un'aliquota agevolata del 5% per i primi cinque anni di attività.  Condizione (tra le altre) per godere dell'aliquota ridotta è che «l'attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo» (articolo 1, comma 65, lettera b, della legge di Stabilità per il 2015). A tale requisito l'amministrazione riconosce finalità antielusiva, «poiché mira ad evitare che il beneficio possa essere fruito da soggetti che si limitino a modificare la sola veste giuridica dell’attività esercitata in precedenza» (paragrafo 5 della circolare 10/E/2016 e paragrafo 2.2.2 della circolare 17/E/2012, richiamato dalla prima).  Perché un'attività possa dirsi "mera prosecuzione" di un’altra precedentemente svolta, essa deve rivolgersi alla medesima clientela e deve richiedere le medesime competenze lavorative. Al riguardo, la circolare 17/E/2012, al paragrafo 2.2.2, precisa che vi è «sostanziale continuità» se l'attività viene svolta «nello stesso luogo, nei confronti degli stessi clienti ed utilizzando gli stessi beni dell'attività precedente»; la circolare 10/E/2016, al paragrafo 5, sottolinea, poi, che la continuità «non sussiste quando la nuova attività o il mercato di riferimento sono diversi».  Inoltre, la circolare 17/E/2012, al paragrafo 2.2.2, rileva che costituisce mera continuazione quella di «un medico lavoratore dipendente specializzato in ortopedia che voglia avviare una attività di medico libero professionista anche in altra branca della medicina che, però, abbia come bacino di utenza quello in precedenza coperto dalla attività svolta sotto forma di lavoro dipendente e considerando come clienti anche i pazienti che in precedenza curava nell'ambito della attività di lavoro dipendente».  Tanto premesso, pare che nella fattispecie prospettata non possa ravvisarsi una mera prosecuzione, sulla scorta delle seguenti considerazioni.  In primo luogo, le attività di dirigente medico pubblico e di direttore sanitario di struttura privata sono radicalmente differenti per natura, statuto giuridico e ambito di riferimento. La dirigenza medica nell'ambito del Servizio sanitario nazionale - regolata dall'articolo 15 del Dlgs 502/1992 e successive norme integrative, modificative e attuative - è un ufficio cui si accede mediante concorso pubblico. Il contenuto del ruolo, delle funzioni e della responsabilità del singolo dirigente è definito dalla legislazione relativa alla dirigenza medica pubblica, dagli atti aziendali che regolano la singola Asl o Ats, o un’altra struttura sanitaria pubblica. La figura del direttore sanitario di struttura sanitaria privata, invece, è sempre stata collegata a un «dottore in medicina e chirurgia, che assume la direzione tecnica dell'istituto che si intende aprire o mantenere in esercizio» (articolo 83 del Rd 45/1901). Inoltre, in base all'articolo 4, comma 2, della legge 412/1991, le istituzioni sanitarie private «sono 
sottoposte al regime di autorizzazione e vigilanza di cui all’articolo 43 della legge 833/1978 (legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale, ndr) e devono avere un direttore sanitario o tecnico, che «risponde personalmente dell’organizzazione tecnica e funzionale dei servizi e del possesso dei prescritti titoli professionali da parte del personale che ivi opera». Pertanto, sono le singole leggi regionali, e i relativi provvedimenti attuativi, a dettare requisiti, ruoli e funzioni dei direttori sanitari delle strutture private.  Va poi tenuto presente che né l'attività di dirigente medico pubblico, né quella di direttore sanitario in struttura privata hanno a oggetto diretto l'erogazione di prestazioni medicosanitarie ai pazienti, bensì attività di direzione e organizzazione. In particolare, tornando al caso prospettato, l'attività come dipendente svolta fino al 2025 comporta funzioni di sanità pubblica, sorveglianza epidemiologica, vigilanza su strutture sanitarie e controllo ambientale; mentre l'attività di direzione sanitaria comporta una funzione interna all'istituto, rivolta al corretto funzionamento dell’ente, senza poteri pubblici, ma con obblighi di controllo, organizzazione e qualità. Come "clienti", ossia come "mercato di riferimento" delle due attività, non s’intendono, quindi, i pazienti destinatari delle prestazioni sanitarie dell'Asl/Ats, o dell'istituto privato, ma gli enti in quanto tali.  Per tali ragioni, si ritiene che - nel caso prospettato - non vi possa essere alcuna "mera prosecuzione" tra le due attività, in sé considerate.  Maggiore cautela dovrebbe esercitarsi, tuttavia, nell'ipotesi in cui, nell'esercizio della direzione sanitaria, sia previsto anche lo svolgimento di prestazioni medico-sanitarie ai pazienti dell'istituto privato: in tal caso, laddove la clientela di riferimento della struttura privata fosse in prevalenza sovrapponibile all'ambito territoriale di pertinenza dell'istituto pubblico, ex datore di lavoro, potrebbe essere ravvisabile - in base ai criteri dettati dalla circolare 17/E/2012 una forma di continuità.  ---End text---  Author: Marcello Tarabusi  Heading: A cura di  Marcello Tarabusi  Highlight:   Image: -tit_org- Se il dirigente medico diventa direttore sanitario «privato»   -sec_org-
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		<tp:writer>Marcello Tarabusi</tp:writer>
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