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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title>Rassegna online</title>
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		<title><![CDATA[Una settimana di studi con Gimbe ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/19/2026041901666204939.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/19/2026041901666204939.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 15 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD ED. REGGIO CALABRIA" </b>  del 19 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 08:02:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[MONASTERACE Collaborazione tra Comune e Fondazione nell’ambito del progetto “M.O.R.E”  Una settimana di studi con Gimbe   Ricercatori da tutta Italia giunti per la “Summer School di Metodologia della ricerca clinica”  di VINCENZO RACO  MONASTERACE - Monasterace, e il suo borgo, sempre trainati dal progetto “M.O.R.E. - Monasterace - Open Resource - Experience”, finanziato dal PNRR nel 2021.  In questo contesto, l’amministrazione comunale, guidata da Carlo Murdolo, ha avviato una proficua collaborazione con la Fondazione Gimbe, organizzazione non-profit che ha lo scopo di favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche e partner del piano progettuale fin dal 2021. Grazie a questa partnership è nata la Summer School Metodologia della ricerca clinica, che per una settimana ha visto a Monasterace 45 giovani ricercatori provenienti da tutta Italia e selezionati tramite un bando nazionale per l’assegnazione di borse di studio a copertura delle spese di partecipazione, incluse quelle di viaggio e soggiorno. Una scuola che ha fornito, per una settimana, attraverso un percorso fatto di lezioni frontali, ai giovani ricercatori le conoscenze, le competenze e gli strumenti necessari per perfezionare la ricerca, le conoscenze e le competenze e gli strumenti necessari per perfezionare la ricerca e la conoscenza attraverso un percorso formativo, articolato in due webinar e in un corso resiSoddis il sind Carlo M  denziale intensivo.  Per Murdolo questo è un percorso focale per il futuro del borgo e del comune ionico: «Abbiamo in atto dei piani di lavoro con le Accademie della Belle Arti di Catanzaro e Reggio Calabria e un piano triennale di scavi con le Università di Vienna e Genova, oltre tanti progetti in cantiere sul piano culturale per riqualificare il borgo, su cui stanno nascendo diversi Bad en Breakfast con circa sessanta posti letto. Il percorso intrapreso è ottimo». In futuro non sono escluse altre collaborazioni importanti nel solco della rinascita del borgo.   sfatto daco Murdolo  ---End text---  Author: VINGENZO RACO  Heading:   Highlight: Soddisfatto il sindaco Carlo Murdolo  Image:Il sindaco Carlo Murdolo -tit_org- Una settimana di studi con Gimbe   -sec_org-
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		<tp:writer>VINGENZO RACO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Lo spazio europeo dei dati sanitari: una sfida per l'italia ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/19/2026041902022303236.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/19/2026041902022303236.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 8 di <b>"CORRIERE SALUTE" </b>  del 19 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 05:37:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[LOSPAZIOEUROPEO DEIDATISANITARI: UNASFIDAPERL’ITALIA   Unterrenocrucialenonsoloperlapromozione dellasalutemaancheperlacrescitaeconomica  M  olti sostengono che i dati rappresenteranno il «nuovo petrolio».  I dati sanitari, da questo punto di vista, hanno un valore inestimabile per la ricerca, la qualità delle cure ma anche per lo sviluppo di nuovi farmaci e dispositivi.  Il modo in cui i singoli Paesi dell’Unione Europea daranno attuazione al Regolamento sullo Spazio Europeo dei Dati Sanitari (Ehds), sarà cruciale per la promozione della salute ma anche per la crescita economica: questa sarà una sfida di sistema.  Ma il tempo è una variabile decisiva. Non si tratta semplicemente di recepire una norma europea: in gioco c’è la capacità di costruire un modello nazionale capace di trasformare dati, competenze e infrastrutture in leve concrete per la governance, la ricerca e l’innovazione.  Occorre incidere sui contenuti e sulle scelte operative. In passato l’Italia non sempre è riuscita a orientare questi passaggi strategici.  Per evitare che anche questa diventi un’occasione mancata, è necessario superare ogni approccio passivo o meramente burocratico.  Non basta adeguarsi: bisogna contribuire alla costruzione delle regole, attraverso una presenza qualificata e continua nei tavoli europei.  Le basi, tuttavia, non mancano.  L’Italia dispone di competenze, infrastrutture e capacità già sviluppate, in particolare nell’uso secondario dei dati.  La sfida non è quindi inventare ex novo, ma mettere a sistema ciò che esiste e valorizzarlo nei contesti decisionali europei.  Per riuscirci servono tre elementi: fiducia, collaborazione e qualità delle relazioni.  L’attuazione dell’Ehds non può essere il risultato di iniziative isolate, ma di un ecosistema capace di operare come una rete integrata.  Diventa quindi essenziale costruire uno spazio stabile di confronto tra istituzioni, università, ricerca, industria, imprese innovative e associazioni di pazienti.  La qualità di queste connessioni determinerà la capacità dell’Italia di trasformare una trasformazione normativa in un vantaggio competitivo. Servono piattaforme operative che favoriscano un dialogo continuo e consentano di arrivare preparati alle scadenze europee, contribuendo in modo coordinato alla definizione delle soluzioni.  La sfida non è solo tecnica o normativa, ma culturale e organizzativa: costruire una comunità capace di trasformare l’Ehds da obbligo regolatorio in leva strategica per il Servizio sanitario nazionale.  Soltanto così l’Italia potrà cogliere appieno questa opportunità e posizionarsi tra i Paesi più avanzati in questa transizione.  *Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale Facoltà di Economia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Campus di Roma  ---End text---  Author: Americo Cicchetti*  Heading:   Highlight: ?  Non basterà adeguarsi, bisognerà contribuire alla costruzione delle regole attraverso una presenza qualificata e continua nei tavoli continentali  Image: -tit_org- Lo spazio europeo dei dati sanitari: una sfida per l’italia   -sec_org-
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		<tp:writer>Americo Cicchetti*</tp:writer>
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		<title><![CDATA[La "clinica Crosetto", le analisi e la riforma della sanità militare = La grande riforma della sanita militare Cosi la "clinica Crosetto" puo sfruttarla ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/19/2026041902016103226.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/19/2026041902016103226.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 7 di <b>"DOMANI" </b>  del 19 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Il ministro ha puntato sulla riforma del sistema sanitario dellesercito che crea le basi per lingresso di soggetti privati Suamoglie è da poco entrata nella proprietà di un poliambulatorio accreditato. Traisociun imprenditore in affari conla Difesa</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 05:37:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<tp:ocr><![CDATA[FATTI  La “clinica Crosetto”, le analisi elariformadella sanita militare   LA REPLICA DEL MINISTERO DELLA DIFESA: «NESSUN CONFLITTO D'INTERESSI»  La grande riforma della sanita militare Cosi la “clinica Crosetto” puo sfruttarla Il ministro ha puntato sulla riforma del sistema sanitario dellesercito che crea le basi per lingresso di soggetti privati Suamoglie è da poco entrata nella proprietà di un poliambulatorio accreditato. Traisociun imprenditore in affari conla Difesa  STEFANO VERGINE a pagina7    Mettere i medici  militarial servizio anchedeicivili,cosidaabbatterelelistedattesadel Servizio sanitario nazionale.Equestaunadelle novità pitisponsorizzate della riforma della sanita militare voluta dal ministro della Difesa, Guido Crosetto.Analizzandoil decreto  legislativo si scopre pero che cè anche unaltro aspetto: della riforma potrebbero beneficiare i poliambulatori privati. E chi è da poco diventata proprietaria di un poliambulatorio privato? Sua moglie, un amico del ministro e un imprenditore attivo  nel settore della difesa.  Per comprendere la questione bisogna chiarire come funzionalasanità perimilitari, cioècarabinieri, esercito, aeronautica  e marina. Attualmente, un apPpartenente a questi corpi si rivolgeai medici militari perfarsi attestare l'idoneità al servizio, mentre per curarsio fare esami devesolitamenteusciredallacasermae passarecometutti attraversoil Serviziosanitarionazionale (Ssn). La riforma prevede che i medici militari potranno dorain poi fornireailoro colleghierelativi familiarianche servizi di sanita pubblica, riducendocosiil caricodilavoroincapo alSsn.  Vistocomestato organizzatofinora il sistema, il problema & cheallinternodelle forzearmate attualmente i dottori sono quasi tutti specializzatiin medicinadellavoroolegale. Pochissimi quelli di medicina generale,  ancoramenoglispecialisti Daltronde, finoranon cenerastato  bisogno. Cosa farà d'ora in poi  un militare o un suo familiare che vuole farsi visitare da un ‘medico di medicina generale o  da uno specialista? La rete di poliambulatori  La riforma prevede che il ministero della Difesa possa sviluppare«unsistema di poliambulatori da autorizzare all'esercizio  dell'attività sanitaria, ed eventualmente da accreditare presso il Ssn» con stipula di accordi contrattuali con le Asl. In pratica viene creata una rete nazionale di poliambulatori militari,  che possono operare come se  fossero strutture Ssn, intercettandoi fondi del sistemasanitario pubblico. Questi poliambulatori operano attraverso Difesa Servizi Spa, società in-house del ministero. Su questo punto la riforma prevede anche che, inmancanzadi personale interno, i poliambulatori militari possano reclutare sanitari provenienti da strutture esterne, pagati con fondi pubblici; ecco perché un poliambulatorio privato potrebbe beneficiare della  riforma. Cè poi un altro potenziale vantaggio. Il decreto legislativo introduce per medici e psicologi militari la possibilita di svolgerelalibera professione  allinterno delle strutture militari, ma con una specificita: se gli spazi militari non sonoadeguati,silegge, «ilministerodella Difesapuostipulareconvenzioni conla Difesa Servizi Spa, enti pubblici e soggetti privati convenzionati con il Ssp». Insomma, poliambulatori privati accreditati potranno ricevere medici militari che esercitanolalibera professione e, per questo  servizio, verranno rimborsati con soldi pubblici. La riforma  crea insomma le condizioni af finché soggetti privati della sanità, in particolare poliambulatori giaaccreditati con Ssn, possano accedere al mercato della sanita militare apertaai civili  La clinica della moglie Per questi motivi colpisceil fatto che Gaia Saponaro, moglie di Crosetto, sia diventata da poco azionistadi unasocieta proprietaria diun poliambulatorioche dal 2024 è accreditato conil Ssn.  Limpresaéla AXOSIL Il poliambulatorio—dotatodi specialisti divario genere, dagli ortopedici ai cardiologi, dagli osteopati ai gastroenterologi—sichiamainvece Centro Medico Flaminio, si trova appunto in zona Flami  nio.aRoma, cittadovehasedeil ministero della Difesa,
 lo Stato rmaggioreenumerosi presidi sanitari militari. Saponaro ha comprato per 73.200 euro il 24 per cento della societa nel giugno del 2025, sei mesi prima dell'approvazione in via preliminare della riforma da parte del Consigliodei ministri.Insiemea lei sono entrati nella A80 come azionisti altri quattro soci: Giada Srl e Cmb Srl, con il 25  per cento a testa; Human Medicasrl,conil2percento;labritannica Ginevra Ltd, con il 24 per  cento. Ginevraé stata fondataa Londra da Giancarlo Innocenzi Botti, ex sottosegretario e compagno di partito di Crosetto 15 anni fa in Forza Italia, gia socio del figlio del ministro, Alessandroinunaltraimpresaitaliana (Entheos Worldwide) ora in liquidazione. Cmb è di Eugenio  Bartoleschi, unchirurgoviterbese specializzato in ortopedia.   HumnanMedicaécontrollatada  Fabio Cantarella, direttore di unaclinicadimedicina estetica a Fiuggi, che vanta partnership conil Circolo canottieri Roma, il CircolocanottieriAnieneelaDiplomatic and International  Golf Association. Giada Srl è invecedi proprieta diGianlucaFera, imprenditore che controlla anche altre imprese in Italia.  Tra queste dal 2023 cé anchela T2S1], specializzata in servizi di ingegneria peril settoredelladifesa. Ia societa vanta tra i suoi clienti più importanti Leonardo, Mbda e Thales Alenia Space.  Sono tutti gruppi a controllo pubblico. Fino al 2022 Crosetto  Îi ha rappresentati come presidentedi Aiad Iassociazione industriale di categoria. Oggi il  suo ministero è uno dei clienti  principali di queste aziende.  Come possiamo escludere che un poliambulatorio privato beneficera della riforma? Il ministero della Difesa ci ha risposto precisando che con la riforma «il sistema resta pubblico e sottocontrollo, non viene esternalizzato ai poliambulatori privati. Quelli militari, in caso di carenza di personale, possonoavvalersi di professionisti esterni tramite convenzioni dirette con singoli medici o psicologi,  nontramiteaffidamentiastrutture private. Non è corretto affermare che i poliambulatori “reclutino strutture” o chei privati vengano automaticamente finanziati: i rimborsi pubblid nonsonogeneralizzati madipendonodaspecificiaccordi,accreditamenti e dalla programmazione sanitaria regionale».  ORIPRODUZIONE  RISERVATA  ---End text---  Author: STEFANO VERGINE  Heading:   Highlight:   Image:Il ministro della Difesa Guido Crosetto con Gaia Saponaro, sua moglie FOTO ANSA -tit_org- La “clinica Crosetto”, le analisi e la riforma della sanità militare  La grande riforma della sanita militare Cosi la “clinica Crosetto” puo sfruttarla   -sec_org-
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		<tp:writer>STEFANO VERGINE</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Inteligenza artificiale salute reale = L'Ai che cura Diagnosi veloci e salute: ora può cambiare tutto ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/19/2026041902021603233.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/19/2026041902021603233.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 2 di <b>"L'IDENTITÀ" </b>  del 19 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 05:37:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
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		<source Readership="0" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/19/2026041902021603233.PDF"><![CDATA[L'IDENTITÀ]]></source>
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		<tp:ocr><![CDATA[Art direction di GIANLUCA PASCUTTI  GIOVANNI VASSO  alle pagine 2 e 3   L’Ai che cura Diagnosi veloci e salute: ora può cambiare tutto  D  iciamoci la verità: tutti ne parlano, ma ancora pochi, pochissimi, hanno capito a che cosa possa mai servire davvero quest’intelligenza artificiale. C’è chi ne parla come di un nuovo salto in avanti che porterà i computer a dominare le nostre esistenze. C’è chi, invece, teme che si tratti di un’altra scusa per tagliare migliaia e migliaia di posti di lavoro, a rischio obsolescenza. E poi c’è chi, come il comparto medico e quello farmaceutico, hanno capito come utilizzare gli algoritmi: per provare, riprovare, confrontare e analizzare, sperimentare e trovare nuove cure, nuove soluzioni e più tempestive diagnosi per i pazienti di tutto il mondo.  Il mondo, tutti noi, non ha ancora capito come utilizzare e soprattutto a cosa possa (davvero) servire l’intelligenza artificiale. Il dubbio, nei mesi scorsi, è venuto persino ai manager e ai (tanti) Lupi di Wall Street di fronte all’enorme massa di miliardi mossa per sviluppare progetti sempre nuovi e acquisti in serie di chip e altri prodotti hi-tech per supportare le piattaforme degli algoritmi. Per nostra fortuna, però, ci sono i medici e i  ricercatori che, prima degli altri, sono riusciti a dare un senso alla nuova mirabolante invenzione tecnologica. Usare gli algoritmi consente di analizzare milioni e milioni di dati, in tempi tanto veloci che a un uomo, forse, servirebbero due vite. Consente, vieppiù, di risparmiare in termini di costi: si può sperimentare già su carta, pardon su “digitale”, e così si possono individuare e scegliere fin da subito i filoni di ricerca più promettenti e perseguirli, poi, anche in laboratorio. L’intelligenza artificiale, quindi, consente di fare un lavoro preziosissimo: separare il grano dal loglio.  E consente di risparmiare tempo, denaro. E, forse, tantissime vite umane.  Una delle applicazioni più promettenti dell’Ai in campo medico è rappresentata dalla diagnostica. Gli algoritmi, che riescono a valutare informazioni a getto praticamente continuo, potrebbero darci una mano, importante, sul fronte della prevenzione. Che, come sappiamo, è tutto quando si parla di malattie. Anche di quelle gravi come, purtroppo, sono i tumori. Come riporta Panorama, per esempio, a Milano c’è un progetto sperimentale che è davvero interessantissimo. In pratica, l’intelligenza artificiale è stata implementata all’analisi mammografiche. L’iniziativa del Centro Humanitas promette di arrivare addirittura alla medicina predittiva. In pratica, analizzando le lastre e confrontandole con le banche dati delle pazienti, i sistemi informatici potrebbero anticipare, fino a 24 mesi prima, una diagnosi di tumore al seno. Si tratta di un passo avanti epocale. Contestualmente, però, siamo pure di fronte a un problema di natura legale e giuridica. Al di là delle possibilità di errore che ogni diagnosi, persino quelle digitali, porta con sé, c’è il tema del trattamento e delle cure sanitarie. Si può curare un paziente sano oggi perché, domani, potrebbe incorrere nell’insorgenza di una patologia seria? E come? Ecco, dunque, le implicazioni dell’intelligenza artificiale anche nel diritto. La necessità di capire, di fare delle leggi serie e concrete, di tenere conto di ogni possibile risvolto. Che tocca il diritto alla salute, ma pure quello della libertà, finché possibile, di terapia. Per giungere, poi, alle possibili conseguenze sulla sfera più intima e religiosa dell’individuo. Come ci si pone, rispetto a quanto si crede di più sacro, davanti a un’ipotesi del genere? In Italia c’è un dibattito forte che si trascina, animando le coscienze, fin dai tempi di Eluana Englaro.  Un problema, questo, che dovranno porsi pure a Bari. Già, perché la Regione Puglia ha avviato il progetto Genoma che punta a uno screening genetico dei nuovi nati in tutto il territorio, per ricercare eventuali predisposizioni a malattie e patologie di ogni tipo. Un progetto che punta a diventare un modello da  concretizzare in tutto il Paese. Ma anche qui i temi di
 natura etica restano e il diritto ha bisogno di affrontare, fin da subito, l’argomento. Tenendo ben presente che occorre contemperare il diritto alla salute con quello alla buona salute e alle terapie efficaci e giuste.  L’intelligenza artificiale, dunque, può aiutare i medici e i ricercatori. Ma necessita di essere “normata” come dicono quelli che la sanno lunga. E’ necessario fissare delle leggi, dei paletti, per far sì che un’opportunità potenzialmente immensa come è appunto quella fornita dall’utilizzo degli algoritmi (anche) per la salute, si trasformi in un pantano giuridico, legale e giudiziario.  Un altro ambito, fondamentale, in cui l’Ai potrebbe cominciare a dire la sua riguarda la donazione degli organi. Un altro argomento di capitale importanza per la salute. Mai più casi come quello del piccolo Domenico a Napoli. In Lombardia si sta provando ad affidare proprio agli algoritmi la gestione del processo. A cominciare da quella delle liste, fino alle compatibilità in modo da garantire standard più elevati nella conservazione degli organi e nel loro utilizzo finale.  L’Ai, intanto, continua a essere usata e con molto successo in ambito farmaceutico. La ricerca non si ferma mai. E il lavoro degli algoritmi consente ai ricercatori di risparmiare tempo, evitando progetti inutili e alle aziende è utile a risparmiare denari e capitali, aiutando chi prende le decisioni a investirli là dove è più giusto, e fruttifero (quindi utile) impiegarli.  ---End text---  Author: GIOVANNI VASSO  Heading:   Highlight: Da Milano a Bari, una raffica di progetti e modelli molto promettenti Ma restano i nodi delle leggi che ancora mancano  Image:(©Imagoeconomica) -tit_org- Inteligenza artificiale salute reale L’Ai che cura Diagnosi veloci e salute: ora può cambiare tutto   -sec_org-
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		<tp:writer>GIOVANNI VASSO</tp:writer>
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		<title><![CDATA[Riforma della sanità, tensione In Liguria Bocciata la proposta stilata dalla super Asl ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/19/2026041902016203223.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/19/2026041902016203223.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 11 di <b>"SECOLO XIX" </b>  del 19 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>La Regione respinge il progetto per recuperare personale «Non accentra abbastanza». Allo studio la nuova versione</p>]]></description>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 05:37:00 +0200</pubDate>
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		<tp:ocr><![CDATA[Riforma della sanità, tensione in Liguria Bocciata la proposta stilata dalla super Asl La Regione respinge il progetto per recuperare personale «Non accentra abbastanza». Allo studio la nuova versione  Roberto Sculli / GENOVA  L  a riforma è stata approvata e la fusione delle cinque Asl liguri è formalmente operativa dal 1° gennaio di quest’anno. Il percorso per passare alla teoria alla pratica, tuttavia, si sta rivelando piuttosto accidentato. Tanto che una prima bozza di piano di riordino delle funzioni che si intendono accorpare, messo a punto dall’Azienda tutela della salute, cui fanno riferimento le vecchie Asl e motore dell’operazione di efficientamento, è stata respinta al mittente (e con toni piuttosto perentori). Tanto che una seconda versione è in lavorazione proprio in questi ultimi giorni. Tuttavia, a risultare già evidente, è che i tempi della riforma rischiano di non essere per nulla quelli attesi.  La corrispondenza risale ai primi di aprile e vede il direttore generale dell’Area Salute e servizi sociali della Regione Liguria, Paolo Bordon, replicare per iscritto a un documento di una cinquantina di pagine inviato solo pochi giorni prima dai vertici di Ats, la super Asl diretta da Marco Damonte Prioli. Nella cinquanta pagine di proposta è contenuto quello che, agli occhi di Ats, è (era) un ragionevole piano di gestione transitoria del disegno, che, nelle intenzioni della Regione, attraverso la legge 12 del 2025, deve eliminare qualsiasi ridondanza di funzioni tra quelle che, fino al 2025, erano aziende con un elevato grado di autonomia gestionale. La finalità è chiara: tagliare dove si può, sopratutto negli uffici, e concentrare più risorse sulla mission principale, cioè la fornitura di servizi sanitari di qualità.  Dire, però, non è fare. E la prima proposta di Ats, che si trova a far da cuscinetto tra i desiderata della politica, trasmessi energicamente dal dipartimento Salute, e le esigenze delle periferie, chiamate in pratica a reinventarsi dopo decenni, cercava di tenere assieme le due esigenze. La chiave di lettura principale era quella di calare il nuovo assetto sulla situazione attuale, che la riforma non ha potuto cancellare con un colpo di penna. In parole povere: alle funzioni corrispondono persone, e queste svolgono delle funzioni. E se è vero che l’idea è di accorparle, il processo - secondo la visione delle ex Asl e di Ats - va necessariamente fatto per  gradi. Perché non tutte le figure dei circa 27 mila lavoratori del comparto in Liguria possono essere considerate intercambiabili, anzi.  Ecco quindi che la prima bozza aveva tra le chiavi di lettura quella di considerare le età degli interessati molti sono over 60 - e quindi la prospettiva di un pensionamento in tempi non troppo lunghi. E la possibilità di far ruotare le professionalità in ruoli compatibili con la formazione e percorso lavorativo. Tendendo comunque a un’organizzazione molto più leggera, fondata su un totale di strutture capaci di surrogare alle precedenti attive nelle singole Asl, ben più numerose e frastagliate.  La risposta di Bordon, tuttavia, non è stata tenera. Secondo il direttore di dipartimento quello elaborato da  Ats, in prima battuta, era nella sostanza una fotografia dell’esistente, non in linea con gli obiettivi della riforma e con un «impianto che, allo stato, risulta poco innovativo e non consente di apprezzare in modo puntuale né il reale ridisegno organizzativo né gli effetti operativi attesi in termini di accentramento delle funzioni e recupero di efficienza».  Nella medesima lettera, che risale al 4 aprile, Bordon ha chiesto l’invio di una nuova proposta «entro 10 giorni», affinché sia valutata dalla Cabina di regia, vale a dire l’organismo deputato a gestire il riordino e composto dall’assessore ligure alla Sanità Massimo Nicolò, dagli stessi Bordon e Damonte Prioli, oltre a quelli dell’Azienda ospedaliera metropolitana, diretta da Monica Calamai, dai rappresentanti dell’ospedale Gaslini e dal vertice di Liguria Salute. Quest’ultimo è vacante da quando, agli inizi di marzo, l’uomo voluto alla guid
a dell’ex Alisa, e uno dei punti di riferimento della riforma, ha salutato la Liguria - era stato nominato  solo il 24 dicembre scorso accettando un incarico in Veneto come direttore generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana. Un avvicendamento lampo di una figura chiave che non ha certo agevolato il percorso.  Tra gli obiettivi fissati dalla parte politica, e trasmessi da Bordon, c’è in primis - recita ancora la lettera del direttore generale - «il recupero di risorse umane conseguibile per ciascuna attività, in conseguenza del nuovo modello organizzativo».  Secondo indiscrezioni il target di personale da recuperare ruoterebbe attorno al migliaio di unità. E in tempi rapidi.  La partita è ancora apertissima. E mentre la “base” inizia ad alzare i toni (si veda la comunicazione sindacale riportata a centro pagina ndr), l’ente di piazza De Ferrari, in una nota, si dice fiducioso di riuscire a trovare una soluzione. «Regione Liguria precisa che i lavori sono tuttora in corso. Il primo documento a cui si fa riferimento non costituiva un vero e proprio progetto di revisione, ma un testo preliminare sottoposto all’attenzione del dipartimento Salute per una prima valutazione. Eventuali sviluppi saranno comunicati quando il percorso sarà più definito».—  ---End text---  Author: Roberto Sculli  Heading:   Highlight:   Image:Un’infermiera trasporta un paziente all’ospedale Galliera -tit_org- Riforma della sanità, tensione In Liguria Bocciata la proposta stilata dalla super Asl   -sec_org-
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		<tp:writer>Roberto Sculli</tp:writer>
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