<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" ?>
<rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:tp="http://telpress.it/xsd/newspaper" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"   >
	<channel>
	<atom:link href="http://gimbe.telpress.it/rss.php?l=1" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<title>Rassegna online.</title>
	<link>http://gimbe.telpress.it</link>
	<description>Rassegna online</description>
	<language>it</language>
	<lastBuildDate>Wed, 15 Apr 2026 16:10:02 +0200</lastBuildDate>
	<image>
		<url>http://gimbe.telpress.it/configuration/images/PDF/1/logo.png</url>
		<title>Rassegna online</title>
		<link>http://gimbe.telpress.it</link>
	</image>
	<item>
		<title><![CDATA[Monasterace, valorizzare il patrimonio storico ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041502928708256.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041502928708256.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 25 di <b>"GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" </b>  del 15 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 08:52:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="55614" Sales="5414" Printing="3902" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041502928708256.PDF"><![CDATA[GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041502928708256.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Monasterace, valorizzare il patrimonio storico   Domenica scorsa in paese un gruppo di corsisti, docenti e soci della Fondazione Gimbe  «Siamo onorati di ospitarvi». È stato accolto così dal sindaco Carlo Murdolo, domenica scorsa, il gruppo di quarantacinque studenti, docenti e soci della Fondazione Gimbe. Nelle sue parole orgoglio e soddisfazione per l’ennesima iniziativa che conferma l’obiettivo di trasformare l’antico borgo, a rischio spopolamento, in un centro di scambio culturale e  di valorizzazione del patrimonio storico.  Una strategia di rigenerazione urbana come motore per lo sviluppo locale e per il turismo che ha richiamato, nel centro storico, ricercatori provenienti da tutta Italia vincitori di una borsa di studio dedicata alla metodologia della ricerca clinica.  Una settimana di alta formazione promossa dalla Fondazione Gimbe che attraverso un bando nazionale ha selezionato studenti under 22 giunti da tutto il paese, ai quali nel percorso formativo della durata di una settimana, attraverso attività pratiche, lavori di gruppo, con l’ausilio di esperti,  sarà insegnato loro gli interventi efficaci per migliorare la qualità delle decisioni sanitarie, per ridurre le diseguaglianze dei territori e soddisfare maggiormente i bisogni di salute dei cittadini in modo efficace.  Murdolo ha aggiunto: «Il modulo avente ad oggetto “metodologie nella ricerca medica” si inserisce nel sistema di formazione medica pensato per tutte le professioni sanitarie. I 45 corsisti hanno profili professionali sanitari diversi e arrivati da ben 17 regioni diverse. Monasterace diventa meta dell’alta formazione medica».  ---End text---  Author: Imma Divino  Heading:   Highlight:   Image:Monasterace I corsisti del convegno -tit_org- Monasterace, valorizzare il patrimonio storico   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Imma Divino</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041502928708256.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Gimbe: «Su Ssn una delega senza risorse e con tante criticità» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041501702004137.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041501702004137.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" </b>  del 15 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 04:50:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="23000" Sales="5467" Printing="8785" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041501702004137.PDF"><![CDATA[QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041501702004137.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Gimbe: «Su Ssn una delega senza risorse e con tante criticità»   LA SANITÀ  »Il disegno di legge sulla riforma del Servizio sanitario nazionale, senza mettere sul piatto risorse aggiuntive, ambisce a potenziare sia l'ospedale sia il territorio. Non fa alcun cenno alla prevenzione e apre spazi alla sanità privata».  Questi i motivi della netta bocciatura che arriva dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ascoltato dalla Commissione del Senato nell'ambito dell'esame del ddl sulla riorganizzazione dell'assistenza territoriale e ospedaliera. «Il testo conferma la consapevolezza sulla necessità di attuare riforme strutturali. Ma ha detto - emergono numerose criticità che non solo compromettono la possibilità di raggiungere gli obiettivi dichiarati, ma rischiano di generare effetti negativi sull'equità nell'accesso alle cure».  ---End text---  Author: Redazione  Heading: LA SANITÀ  Highlight:   Image: -tit_org- Gimbe: «Su Ssn una delega senza risorse e con tante criticità»   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>REDAZIONE</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041501702004137.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Intervista a Luciano Floridi - «AI al fianco dei medici Attenti alle disparità» = «L'AI riesce a vedere cose che sfuggono ai medici Ma attenti alle disparità» ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149206497.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149206497.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 25 di <b>"CORRIERE DELLA SERA" </b>  del 15 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="1750000" Sales="231167" Printing="182710" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149206497.PDF"><![CDATA[CORRIERE DELLA SERA]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149206497.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Il filosofo Floridi  «AI al fianco dei medici Attenti alle disparità»   «L’AI riesce a vedere cose che sfuggono ai medici Ma attenti alle disparità» Luciano Floridi: funziona meglio nei Paesi ricchi  a pagina 25  L’intervista  di Mario Garofalo  L  a medicina è una scienza in larga parte statistica, per questo l’intelligenza artificiale ha acceso grandi entusiasmi tra i ricercatori. A frenarli interviene, ora, con un saggio sulla salute globale curato per i Quaderni di San Giorgio della Fondazione Cini, il filosofo Luciano Floridi. L’esperto di etica dei sistemi, che già in passato si è collocato tra «ottimisti» e «catastrofisti», avverte che l’AI, pur essendo una risorsa, rischia di accentuare le disuguaglianze.  Perché questo allarme? «L’AI funziona bene dove ci sono dati di alta qualità, infrastrutture digitali solide e personale formato: in poche parole, dove c’è già una “buona sanità”. Purtroppo, come dice il proverbio, “piove sul bagnato”: i modelli si addestrano su dati di Paesi ricchi e lì funzionano meglio, fanno del bene a chi ne ha meno bisogno».  Eppure l’AI nella sanità promette più rivoluzioni che in altri settori.  «È una promessa reale, ma la parola “rivoluzione” potrebbe essere fuorviante. L’AI non cambierà la medicina come gli antibiotici o i vaccini.  Farà qualcosa di diverso: renderà possibile gestire una complessità che nessun medico, per quanto brillante, può affrontare da solo. Milioni di cartelle cliniche, migliaia di variabili, correlazioni invisibili a occhio nudo. L’intelligenza artificiale non sostituisce il medico: gli dà uno strumento che prima non aveva».  Può farci qualche esempio concreto del cambiamento in atto? «Prendiamo il tumore al colon-retto: ci sono modelli di AI che analizzano i tessuti e il profilo genetico del tumore per prevedere la risposta alla terapia e scegliere il trattamento più efficace. O la retinopatia diabetica: sistemi automatizzati leggono le immagini del fondo oculare con l’accuratezza di uno specialista, così un operatore sanitario con lo smartphone può individuare una patologia che, se non trattata, può portare alla cecità. È medicina che arriva dove prima poteva solo sperare. Sono risultati importanti, ma la medicina è fatta soprattutto di casi meno netti e più complessi».  L’AI può anche rendere le diagnosi più accurate? «In contesti specifici, sì. Un sistema addestrato su milioni di radiografie può individuare un nodulo che sfugge al radiologo stanco a fine turno.   Ma l’accuratezza dipende dalla qualità dei dati, dalla rappresentatività della popolazione, dal contesto clinico. Un modello perfetto in laboratorio può fallire in corsia, dove il paziente ha tre patologie e una storia clinica che nessun dataset contiene per intero.  L’AI non esonera il medico: gli chiede di più».  I sistemi possono perfino prevedere l’insorgenza delle patologie e la loro durata? «Possono stimare probabilità, che è cosa diversa dal prevedere. Facciamo un esempio: se un modello mi dice che ho il 40% di probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2 nei prossimi dieci anni, sta calcolando un rischio, non prevedendo il mio futuro. Il vero valore sta nel consentire interventi precoci. La sanità deve essere attrezzata per raccogliere quel segnale e tradurlo in azione».   Perché l’intelligenza artificiale non è riuscita ancora a fornire i risultati sperati? «C’è un abisso tra il laboratorio e l’ospedale. I modelli vengono sviluppati in ambienti controllati, con dati aggiornati e corretti e compiti ben definiti. Il mondo reale è un’altra cosa: in troppi ospedali il sistema informatico del pronto soccorso non comunica con quello del reparto accanto. È la differenza tra un corso di ingegneria meccanica e un’autofficina. Quando un farmaco non funziona, si può capire perché. Quando un algoritmo sbaglia, spesso non si sa. E ciò che non si capisce non si corregge».  Con l’AI si possono personalizzare le cure, adattarle al singolo paziente. Lei però sembra essere scettico, parla di una «tendenza individualistica». Perché? «È un problema di priorità:  se si destinano tutti i fondi a cura
re gli individui, come si sta facendo adesso, si perde la possibilità di curare le società. I più grandi passi avanti nella medicina li abbiamo fatti nella prevenzione: da quando abbiamo convinto tutti a lavarsi le mani, a vaccinarsi, a non fumare, a seguire una dieta corretta, le cose sono andate meglio. E sui grandi numeri l’AI può dare un contributo significativo».  Come si possono evitare i pregiudizi dell’AI in medicina, come ad esempio la sottorappresentazione delle donne e delle minoranze? «L’AI eredita molti dei pregiudizi dai dati. Se addestro un modello cardiologico su un campione non rappresentativo, funzionerà peggio per chi non è rappresentato. Servirebbero etichette come per gli alimenti, per sapere su chi ha lavorato il modello, bisognerebbe far partecipare le comunità ai progetti di ricerca, verificare periodicamente l’equità dei risultati».  I medici dovrebbero avere il diritto di ignorare i consigli dell’AI. Ma chi ci garantisce che non finiranno col seguirli per conformismo o per paura? «Nessuno ce lo garantisce, perciò il problema è serio. Si chiama automation bias: la tendenza a fidarsi della macchina più di quanto sia giustificato, soprattutto quando contraddirla comporta un rischio professionale. Insomma, se l’AI dice “benigno” e il medico sospetta il contrario, chi firma? La soluzione non è tecnologica, ma istituzionale.  Servono protocolli che proteggano il medico quando dissente dalla macchina con motivazione clinica documentata e sistemi che presentino la raccomandazione dell’AI come un parere, non come un verdetto. E serve una formazione che insegni ai medici non solo a usare l’AI, ma anche a dubitarne».   © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Mario Garofalo  Heading:   Highlight: ?  Pericolo cortocircuito In troppi ospedali i sistemi informatici dei vari reparti non comunicano fra loro   ?  Chi è  FILOSOFO Luciano Floridi, romano, classe 1964, è un filosofo italiano naturalizzato britannico, esperto di etica dei sistemi. Floridi ha fondato e dirige il «Digital Ethics Center» presso l’Università di Yale (Stati Uniti), è ordinario di Sociologia della cultura e della comunicazione all’Alma Mater di Bologna e presidente della Fondazione Leonardo ETS.  È lui ad aver coniato il termine «onlife», ovvero il vivere iperconnessi non distinguendo più lo stato offline da quello online  Image: -tit_org- Intervista a Luciano Floridi - «AI al fianco dei medici Attenti alle disparità»   «L’AI riesce a vedere cose che sfuggono ai medici Ma attenti alle disparità»   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Mario Garofalo</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149206497.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Dispositivi medici, tassa ai raggi X ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503150106490.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503150106490.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 35 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 15 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="88000" Sales="13753" Printing="15548" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503150106490.PDF"><![CDATA[ITALIA OGGI]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503150106490.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Dispositivi medici, tassa ai raggi X   DUBBI DI LEGITTIMITÀ DAL CONSIGLIO DI STATO  Il Consiglio di Stato ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale sul nuovo tributo di scopo applicato alle vendite dirette di dispositivi medici e diagnostici in vitro al Servizio sanitario nazionale (SSN), pari allo 0,75% del fatturato. Il prelievo è stato introdotto per finanziare il Fondo per il governo dei dispositivi medici. Con l’ordinanza n. 1588/2026, la Terza Sezione del Consiglio di Stato (presidente De Nictolis, estensore Cerroni) ha rimesso alla Consulta la valutazione delle norme che istituiscono il Fondo ex art. 15, comma 2, lett.  h), legge 53/2021, art. 28 del d.lgs. 137/2022 e art. 24 del d.lgs.  138/2022, evidenziando possibili contrasti con gli artt. 3 e 53 della Costituzione, in relazione ai principi di ragionevolezza, uguaglianza e caPalazzo Spada, sede pacità contributiva.  La questione riguarda le imprese che producono o commercializzano dispositivi medici e diagnostici, in particolare quelle che vendono direttamente al SSN. La normativa prevede che tali operatori contribuiscano al finanziamento del sistema di governo dei dispositivi versando una quota del fatturato generato dalle vendite alla sanità pubblica. Secondo il CdS, tuttavia, il nuovo contributo si  inserisce in un quadro già caratterizzato da numerosi prelievi settoriali, con il rischio di determinare un effetto cumulativo che trasformi la logica della tassazione di scopo in un sistema di imposizione ripetuta su una platea limitata di operatori, senza una valutazione puntuale del fabbisogno effettivo e della reale capacità contributiva del settore.  Il prelievo colpisce inoltre esclusivamente i fornitori che vendono direttamente alla committenza pubblica, escludendo sia i produttori che non operano con il SSN sia gli operatori attivi solo nel mercato privato o accreditato, pur beneficiando delle attività di regolazione finanziate dal Fondo. Quindi, far partecipare il settore ai costi dell’apparato pubblico di regolazione richiesto dai regolamenti UE 2017/745 e 2017/746 e la concreta struttura del tributo, si traduce del Consiglio di stato in un onere selettivo difficilmente conciliabile con i principi costituzionali richiamati.  La rimessione alla Consulta non sospende l’efficacia della disciplina, ma evidenzia rilevanti criticità del meccanismo di finanziamento settoriale. L’ accoglimento delle questioni sollevate potrebbe incidere sull’intero impianto del contributo e sui relativi atti attuativi.  ---End text---  Author: NICOLA FUOCO  Heading: DUBBI DI LEGITTIMITÀ DAL CONSIGLIO DI STATO  Highlight:   Image:Palazzo Spada, sede del Consiglio di stato -tit_org- Dispositivi medici, tassa ai raggi X   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Nicola Fuoco</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503150106490.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Cure ai senza tetto ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149006491.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149006491.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 36 di <b>"ITALIA OGGI" </b>  del 15 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Sperimentazione al via in 15 città</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="88000" Sales="13753" Printing="15548" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149006491.PDF"><![CDATA[ITALIA OGGI]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149006491.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[L’annuncio del decreto arriva dal ministro Schillaci  Cure ai senza tetto Sperimentazione al via in 15 città  n arrivo misure per garantire il diritto alla salute anche alle persone senza fissa dimora. Sono allo studio programmi sperimentali nelle città metropolitane dedicati alla presa in carico sanitaria delle persone senza tetto. L’annuncio delle misure e del decreto arriva dal ministro della sanità, Orazio Schillaci, in audizione alla Camera alla Commissione parlamentare sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie. E anticipa una rete integrata tra servizi sanitari, medici di medicina generale, servizi sociali ed enti del terzo settore, con particolare attenzione alle persone in condizioni di grave vulnerabilità e ai minori.  Il provvedimento prevede linee di indirizzo per modelli innovativi di assistenza integrata con l'obiettivo di garantire progressivamente il diritto alla salute anche a chi è privo di residenza anagrafica e spesso escluso dai servizi sanitari di base. Le città coinvolte sono Roma, Milano, Torino, Genova,  I  Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Venezia, Reggio Calabria, Cagliari, Sassari, Palermo, Catania e Messina. Le risorse saranno ripartite tra le amministrazioni interessate e l'attuazione sarà subordinata all'intesa in  Il ministro Orazio Schillaci Conferenza Stato-Regioni. «Le linee di indirizzo definiscono criteri di accesso, priorità per le persone in maggiore vulnerabilità e modalità di monitoraggio e rendicontazione dei risultati, per garantire omogeneità ed efficacia su tutto il territorio nazionale» ha concluso Schillaci. Il programma prevede una rete integrata tra servizi sanitari, medici di medicina generale, servizi sociali ed enti del terzo settore, con particolare attenzione alle persone in condizioni di grave vulnerabilità e ai minori.  È prevista inoltre una relazione annuale al Parlamento sui risultati, inclusi accessi, prestazioni erogate e costi sostenuti. «La relazione – spiega ancora il ministro - sarà comprensiva del numero di persone senza fissa dimora iscritte negli elenchi delle Aziende sanitarie locali, del numero e della tipologia delle prestazioni erogate, delle criticità che sono eventualmente state riscontrate in attuazione dei Programmi operativi e dei costi che sono stati effettivamente sostenuti».  Il ministro Schillaci ha aggiornato i dati sulle Case di Comunità: al 31 dicembre 2025 sono 781 le strutture attive con almeno un servizio. Emerge però un forte divario geografico: il Nord guida la classifica con 375 centri (197 a Nord-Est, 178 a Nord-Ovest), seguito dal Centro con 143. Restano indietro il Sud (7) e le Isole (19).  ---End text---  Author: MARIA MANTERO  Heading:   Highlight:   Image:Il ministro Orazio Schillaci -tit_org- Cure ai senza tetto   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Maria Mantero</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149006491.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[I costi sociali si tagliano investendo in salute ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149106492.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149106492.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 17 di <b>"MF" </b>  del 15 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="201000" Sales="56855" Printing="40828" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149106492.PDF"><![CDATA[MF]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149106492.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[I costi sociali si tagliano investendo in salute  Italia sta vivendo una trasformazione demografica significativa: la popolazione invecchia e cresce il numero di persone over 65, una quota che oggi rappresenta circa il 25% del totale.  Questo cambiamento, se da un lato testimonia i progressi della sanità, dall’altro genera pressioni crescenti sul sistema previdenziale e sulla spesa sanitaria. La spesa per pensioni assorbe circa il 16% del pil, mentre il Servizio Sanitario Nazionale deve far fronte a una domanda sempre più elevata di cure legate a malattie croniche e all’invecchiamento.  In questo contesto, l’esercizio fisico emerge come un fattore strategico non solo per la salute e la qualità della vita del singolo, ma anche per la sostenibilità del welfare.  Considerare la persona nella sua globalità significa andare oltre l’età anagrafica. La medicina dello sport ha introdotto il concetto di età biologica, parametro che permette di valutare la reale capacità funzionale dell’individuo e il suo stato di efficienza fisiologica. Conoscere queste informazioni significa poter orientare interventi mirati, con azioni di prevenzione e predizione atte a prevenire il peggioraL’  mento di condizioni croniche e mantenere più a lungo l’autonomia della popolazione anziana, riducendo così l’impatto economico sulla sanità e sulle pensioni.  Proprio grazie agli studi e alle metodologie sviluppati dalla medicina dello sport oggi è possibile monitorare con strumenti scientifici non solo i parametri clinici ma anche quelli funzionali delle persone. Questi dati possono e devono diventare una risorsa preziosa per il dibattito istituzionale, suggerendo criteri innovativi nella gestione dei servizi sanitari, previdenziali e sociali, e contribuendo a politiche più coerenti con le reali esigenze della popolazione.  L’esercizio fisico, quando prescritto correttamente, al pari di un farmaco, dallo specialista in medicina dello sport, rappresenta uno dei principali fattori di prevenzione contro numerose patologie croniche che incidono sulla qualità della vita e aumentano i costi sociali.  La diffusione della sedentarietà costituisce oggi un rischio crescente, mentre promuovere stili di vita attivi consente di ridurre l’insorgenza  di malattie, alleggerire la pressione sul sistema sanitario e ritardare il ricorso a prestazioni previdenziali.  Valutare la capacità funzionale e investire nella prescrizione dell’esercizio fisico come strumento di prevenzione significa guardare alla salute come a un vero investimento sociale: ogni persona più autonoma e in buona salute contribuisce a contenere spese pubbliche e a sostenere un sistema di welfare più equilibrato. In questo senso, l’esercizio fisico non è solo attività ricreativa, ma uno strumento concreto di sviluppo sociale ed economico.  Investire nella cultura della prevenzione e nel benessere mentale e fisico significa favorire una società più consapevole e responsabile, capace di affrontare le sfide legate alla longevità. Politiche integrate, che combinino educazione motoria, valutazioni clinico-funzionali e promozione di stili di vita sani, possono rappresentare la chiave per ridurre costi sociali e pensionistici, migliorando allo stesso tempo la qualità della vita degli italiani. (riproduzione riservata) *presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana  ---End text---  Author: MAURIZIO CASASCO  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- I costi sociali si tagliano investendo in salute   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>MAURIZIO CASASCO</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503149106492.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Cambiare modello di cura per una sanità davvero efficiente ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503148806493.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503148806493.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 16 di <b>"SOLE 24 ORE" </b>  del 15 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="770000" Sales="120223" Printing="61990" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503148806493.PDF"><![CDATA[SOLE 24 ORE]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503148806493.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Cambiare modello di cura per una sanità davvero efficiente   Cittadini & salute   Salvatore Bocchetti  S  i può avere facilmente un’idea del grosso tagliando necessario al Servizio sanitario nazionale recandosi per qualche ora presso il Pronto soccorso di un qualsiasi grande ospedale delle nostre città: in un colpo solo vedremmo l’invecchiamento dei nostri connazionali, quelli che erano molto giovani quando le mutue vennero trasformate prima in Unità sanitarie locali e poi in aziende sanitarie, poi gli immigrati (quasi sempre senza la tessera sanitaria, e spesso senza nemmeno i documenti in regola a cominciare dal permesso di soggiorno), infine chi è incappato in incidenti traumatici, stradali innanzitutto, e poi i pazienti con problemi cardiologici acuti. Uno spaccato della nuova società italiana, costituita per lo più da ultrasessantacinquenni più o meno fragili e da immigrati giovani che usano il Pronto soccorso per tutti le loro necessità sanitarie, anche quelle del tutto ordinarie non avendo altre possibilità.  Ovviamente, nella foto di gruppo del punto di ingresso emergenziale dell’ospedale dobbiamo mettere medici e infermieri costantemente sotto pressione, attese troppo spesso lunghe ed estenuanti, vere e proprie situazioni di crisi e, fortunatamente, anche tantissimi esempi di dedizione al proprio lavoro e di risposta pronta alle difficoltà più gravi che una persona può trovarsi a dover fronteggiare nello stato di maggiore debolezza, cioè proprio quelle che riguardano la salute e la sopravvivenza stessa.  Sappiamo bene che si parla più facilmente di quello che non funziona, e purtroppo gli episodi non mancano. Ma non occorrono gli esempi negativi per rendersi conto che è proprio l’enorme cambiamento della società italiana da quando il Servizio sanitario nazionale venne istituito all’origine delle attuali difficoltà. Così come non ci si può nascondere che la divaricazione tra chi può permettersi assistenza sanitaria privata, attraverso la previdenza integrativa garantitagli dal proprio contratto di lavoro o con la possibilità di sostenere assicurazioni onerose, e chi non può che rivolgersi al servizio pubblico si allarga sempre di più, mentre sale a livelli preoccupanti il numero delle persone del tutto escluse dalle cure.  Qui è importante sottolineare, anche per evitare equivoci nell’opinione pubblica, che il privato convenzionato e il sistema sanitario pubblico sono due facce della stessa medaglia ed è assolutamente interesse comune preservare, rinnovandolo, un asset pubblico che pressoché nessun Paese al mondo ha, poiché dalle sue difficoltà, che generano discredito, ci rimettono non solo i cittadini ma anche i privati convenzionati. Dobbiamo tutti fare quadrato per difendere l’impostazione universale e in gran parte gratuita della nostra sanità superando le attuali difficoltà e salvando un modello di assistenza che non ha eguali nel mondo.  Come? Troppo spesso le polemiche politiche tra maggioranza e opposizione si riducono allo scontro sui fondi, che per chi non è al governo sono sempre insufficienti mentre chi in quel momento guida l’esecutivo deve far fronte a mille richieste e, anche quando riesce a mettere sulla sanità alcuni miliardi in più, appare sempre con il braccino corto. Ma qui è tempo di un ragionamento più in profondità: tocca al mondo sanitario dire che non è (soltanto) questione di risorse, quanto piuttosto di modello organizzativo che non funziona come dovrebbe. Oggi la medicina è organizzata per singole prestazioni: il medico di medicina generale non filtra più i pazienti come faceva una volta ma prescrive subito esami costosi anche dove magari non ve ne sarebbe bisogno, esami che poi vanno fatti vedere a uno specialista, una prassi complessiva che alimenta le liste d’attesa mentre le moderne macchine che sono in grado di scandagliare ogni millimetro del corpo umano vengono utilizzate pressoché soltanto negli orari sindacali. Se aggiungiamo che il ricorso talvolta inappropriato agli esami in eccesso deriva anche da un clima più conflittuale del necessario tra i pazienti, le loro fam
iglie e gli operatori sanitari, clima che genera la cosiddetta medicina difensiva, ecco che il quadro è più chiaro.  Bisogna dunque cambiare modello di cura, passando dalla singola prestazione a una presa in carico unitaria del malato da parte del Servizio sanitario nazionale: da questo punto di vista fa ben sperare il lavoro del Tavolo tecnico sulla “umanizzazione delle cure e il benessere organizzativo” istituito dal ministro Schillaci per scrivere il decreto attuativo delle norme contenute nella legge di bilancio 2025 che, per la prima volta, prevedevano un cambio di paradigma nel percorso di cura. Il decreto avvierà infatti la sperimentazione presso le aziende sanitarie: al netto di un lessico che sarebbe meglio non usare poiché sono i comportamenti “umani” degli operatori sanitari che tengono oggi in piedi un servizio pubblico sfilacciato proprio da un non adeguato modello organizzativo, si tratta di un passaggio davvero importante, una vera e propria rivoluzione dal basso, l’unica che può legare territorio e ospedale, malati, medici e infermieri in un nuovo patto per la salute, l’unico possibile per la salute stessa del Paese.  Ceo Zaccanti Spa  © RIPRODUZIONE RISERVATA  ---End text---  Author: Salvatore Bocchetti  Heading:   Highlight:   Image: -tit_org- Cambiare modello di cura per una sanità davvero efficiente   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>Salvatore Bocchetti</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503148806493.PDF</guid>
	</item>
	<item>
		<title><![CDATA[Un contratto per le forniture sanitarie svela il sistema 5% del collega di Conte = Ecco il contratto: il 5% al collega di Conte ]]></title>
		<link>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503154606499.PDF</link>
		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503154606499.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 9 di <b>"VERITÀ" </b>  del 15 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Un documento e una testimonianza provano il sistema con cui Di Donna ed Esposito, avvocati vicini all'ex premier, si proponevano durante il Covid come facilitatori di finanziamenti pubblici e affari con Invitalia e il Commissario, in cambio di sostanziose provvigioni</p>]]></description>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 06:16:00 +0200</pubDate>
		<argument order=""><![CDATA[]]></argument>
		<category domain=""><![CDATA[POLITICA SANITARIA]]></category>
		<subcategory domain=""><![CDATA[]]></subcategory>
		<source Readership="279450" Sales="27768" Printing="55890" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503154606499.PDF"><![CDATA[VERITÀ]]></source>
		<tp:url><![CDATA[]]></tp:url>
		<tp:attach_fn>http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503154606499.PDF</tp:attach_fn>
		<tp:ocr><![CDATA[Un contratto per le forniture sanitarie svela il sistema 5% del collega di Conte   Ecco il contratto: il 5% al collega di Conte  Un documento e una testimonianza provano il sistema con cui Di Donna ed Esposito, avvocati vicini all’ex premier, si proponevano durante il Covid come facilitatori di finanziamenti pubblici e affari con Invitalia e il Commissario, in cambio di sostanziose provvigioni  n Un contratto, che La Verità mostra in queste pagine, potrebbe avvalorare la scottante ricostruzione di due imprenditori  sulle presunte proposte indecenti che avrebbero ricevuto da un team di legali in stretti rapporti con l’ex premier Giuseppe Conte. I denunciati, nella Commissione parlamentare per la  gestione del Covid, hanno raccontato che gli avvocati Luca Di Donna (che collaborava con Conte nello studio del professor Guido Alpa) e (...) segue a pagina 9  Segue dalla prima pagina di GIACOMO AMADORI  (...) Gianluca Maria Esposito, in piena pandemia, si offrivano come risolutori di problemi in cambio di sostanziose percentuali sul fatturato ottenuto grazie alla loro (millantata?) capacità di intercedere presso Palazzo Chigi, ai tempi in cui l’inquilino era Giuseppi.  Un’ipotetica attività di lobbying che li ha fatti finire sul registro degli indagati della Procura di Roma con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di influenze illecite.  GLI AFFARI MASCHERINE Dario Bianchi, titolare della romana Jc Electronics Italia, ha spiegato che Di Donna gli avrebbe chiesto il 10% per sbloccare la fornitura di milioni di mascherine alla struttura commissariale all’epoca guidata da Domenico Arcuri.  Un altro imprenditore, l’umbro Giovanni Buini, della Ares safety, con i magistrati di Roma e con gli onorevoli commissari, ha rivelato che, ai tempi del Covid, non riuscendo a mettersi in contatto con Arcuri per parlare direttamente con lui di dispositivi di protezione, era stato dirottato da un amico su Di Donna ed Esposito.  «Di Donna mi disse di essere il braccio destro del presidente del Consiglio (Giuseppe Conte, ndr) e di avere buoni rapporti con la struttura commissariale», ha spiegato Buini a Palazzo San Macuto. I due legali avrebbero fatto firmare all’imprenditore un accordo per il riconoscimento di una commissione per la mediazione del 5% e poi lo avrebbero convocato nello studio di Alpa (il maestro di Conte).  Buini in commissione ha confessato l’imbarazzo: «Io mi sono trovato questo foglio davanti e l’ho firmato. Ma se tornassi indietro non lo rifarei. Purtroppo in quella circostanza, introdotto da un amico, per non fargli fare una figuraccia, ho siglato questo foglio». Di cui non avrebbe mai ricevuto una copia. In ogni caso, dopo pochi giorni, Buini avrebbe spedito, via pec, la disdetta del contratto.  Risultato? L’11 maggio 2020, l’imprenditore ha ricevuto una mail dal braccio destro di Arcuri, Antonio Fabbrocini, che gli annunciava il benservito «per mutate sopravvenute esigenze della struttura commissariale».  IL MODUS OPERANDI Ma veniamo all’acc o rd o che confermerebbe i racconti di Bianchi e Buini. Il contratto (su carta intestata al «Prof.  Luca Di Donna, ordinario di diritto Privato Sapienza» e al «Prof. Gianluca Maria Esposito, ordinario di diritto Amministrativo Sapienza») è stato trasmesso il 30 marzo 2020 alla società Jarvit dell’i mprenditore calabrese Francesco Alcaro, allora trentaquattrenne, il quale era alla ricerca di finanziamenti da parte di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del ministero dell’Economia, all’epoca guidata proprio da Arcuri.  Il testo, allegato all’informativa inviata alla Procura dagli uomini del Nucleo investigativo dei carabinieri, rivela come i due professionisti si offrissero di gestire i rapporti con il ministero dello Sviluppo economico (di cui Esposito è stato per anni uno dei direttori generali) e con Invitalia.  Alla Verità A l ca ro aveva spiegato di non aver cercato lui la coppia di professionisti, ma che erano stati loro a proporsi, anche se non è chiaro come fossero venuti a conos
cenza del suo nominativo e dei rapporti che questi aveva con Invitalia. Nelle sette pagine del contratto è indicata la specialità della casa: «Un supporto qualificato» nell’ambito della «realizzazione di un contratto di sviluppo per il tramite di lnvitalia Spa-ministero Sviluppo economico».  Per raggiungere l’obiettivo, l’accordo predisposto da Di Donna ed Esposito prevedeva cinque «fasi», tra cui «scouting ed esame preliminare», «assistenza amministrativa nella predisposizione del business plan e del progetto» e «assistenza legale nella procedura amministrativa presso lnvitalia». In cambio i due chiedevano questo corrispettivo: «Per tutte le attività professionali descritte nel presente incarico al professionista è riconosciuto un compenso determinato in una percentuale pari al 5%, oltre oneri di legge (rimborso spese forfettario, Iva e Cassa avvocati), da calcolarsi sul totale del valore dell’operazione».  Un cinque per cento da pagare, però, soltanto «alla data del relativo decreto di concessione del contributo pubblico». In pratica i clienti pagavano a risultato raggiunto. Una  condizione che lascia intendere come i nostri fossero sicuri di chiudere l’affare.  IL RACCONTO Il racconto di Alcaro davanti all’allora procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e al pm Fabrizio Tucci è molto interessante.  A verbale, il 29 dicembre 2020, l’imprenditore spiega come fosse iniziato il rapporto con i consulenti: «Sono stato contattato da Di Donna per telefono, credo anche con una comunicazione mail, insieme a un altro avvocato, che a questo punto potrebbe essere l’avvocato Esposito. I due mi dissero che conoscevano la mia azienda e che avrebbero potuto aiutarmi per ottenere un finanziamento da Invitalia. Essi, nella sostanza, conoscevano l’esistenza di due brevetti industriali in seno alla mia azienda e l’esistenza di  un progetto industriale, relativo all’intelligenza artificiale e alla salute».  Alcaro firmò il contratto di consulenza e ai magistrati riferì alcuni interessanti dettagli della trattativa: «Ricordo che i due mi dissero che il progetto andava presentato entro 4/5 giorni dalla data del contatto, cosa assai complicata per la complessità dell’opera, e che comunque a loro andava bene qualsiasi tipo di progetto».  Il verbale prosegue svelando lo strano comportamento dei consulenti: «Poi i due sparirono e io mi feci seguire da altri professionisti ai quali comunicai l’esistenza di questo contratto e i medesimi mi suggerirono, per la sua particolare onerosità e per il fatto che sarei stato legato a loro per tutti i rapporti futuri che avrei avuto con Invitalia, di recedere dal contratto, cosa che feci immediatamente con pec».  I nuovi consulenti avrebbero def i n i to l ’ ac c o rd o persino «vessatorio» e «lesivo per l’azienda stessa».  I DUBBI DEI CARABINIERI Successivamente A l ca ro invia in Procura una memoria che non convince gli investigatori, i quali nella loro informativa annotano: «Nella relazione, Alcaro, evidentemente temendo di venire coinvolto in un procedimento penale, ha fortemente mitigato il tenore delle proprie affermazioni (davanti ai magistrati, ndr), evitando qualunque riferimento alle frasi proferite dalla coppia Esposito/Di Donna […] in ordine al fatto che la domanda per il finanziamento e la complessa documentazione necessaria avrebbe dovuto essere presentata entro 4 o 5 giorni e che sarebbe andato bene qualsiasi tipo di progetto».  In effetti Alcaro, riferendosi alla trattativa con i due legali, scrive: «Ci hanno fatto perdere tempo nelle registrazioni su Invitalia, telefonate, valutazioni e fatto firmare un contratto infruttuoso. Il rapporto si è dissolto nel nulla, non ci sono stati più contatti con il Prof. Di Donna passati quei “fatidici 4/5 giorni” che avevamo a disposizione per concludere l’iter». Quindi puntualizza, probabilmente per il timore evidenziato dai carabinieri: «Non ho mai ricevuto promesse per l’ottenimento del finanziamento Invitalia attraverso canali preferenziali».  L’INCOERENZA DEI PM La Commissione Covid non lo ha ancora convocato e sarà interessante capire quale versione 
sceglierà di offrire dalla cattedra di Palazzo San Macuto. Nel frattempo, Di Donna e Esposito sono stati archiviati dall’accusa di traffico di influenze, mentre per lo stesso reato e in una vicenda analoga, quella per la compravendita di 800 milioni di mascherine da parte della Struttura commissariale, la Procura di Roma ha chiesto il conflitto di attribuzioni davanti alla Consulta. Il motivo? Verificare la legittimità costituzionale della riforma del reato di traffico di influenze voluta dal ministro Carlo Nordio.  Da una parte il pm Fabrizio Tucci e l’aggiunto Stefano Pesci hanno chiesto l’archiviazione di Di Donna, Esposito e di altri indagati in due procedimenti, dall’altra lo stesso Tucci e Ielo, in apparente violazione del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, hanno sollevato la questione di costituzionalità nel procedimento gemello 37684/2020 a carico di Andrea Tommasi ed altri presunti trafficanti di influenze illecite. Nella memoria del 2 dicembre 2024 Ielo e Tucci scrivono che la modifica dell’articolo 346 bis della legge No rd io non rispetterebbe l’articolo 12 della Convenzione di Strasburgo perché escluderebbe «quel nucleo minimo di condotte» che, secondo gli inquirenti capitolini, andrebbero perseguite. In questo modo la Procura si sarebbe opposta a una sorta di cancellazione mascherata della fattispecie. Ma lo avrebbe fatto solo in questo caso e non in quello di Di Donna ed Esposito.   Noi, nelle scorse settimane, abbiamo provato a chiedere conto a Tucci di una tale differenza di interpretazione per una materia praticamente identica e il pm ci ha rimandato all’aggiunto. Pesci ci ha risposto: «Nulla so di questioni di costituzionalità in altri procedimenti». E poi ci ha domandato, spiazzandoci: «Ma è stata da noi sollecitata?». In pratica sembra che alla Procura di Roma la mano destra non sappia quello che fa la sinistra e che le decisioni vengano prese a compartimenti stagni.  Quando abbiamo fatto presente che il doppio registro era stato adottato da uno stesso pm e abbiamo inviato l’istanza che questi aveva firmato con Ielo, Pesci ha replicato: «L’articolo 53 del codice di procedura penale dà piena autonomia di scelta al pm di udienza». Cioè a Tucci. Che, però, come detto non ci ha voluto parlare.  Auspichiamo che la Commissione parlamentare presieduta dal senatore Marco Lisei faccia piena luce su tale evidente disparità di trattamento convocando i pubblici ministeri interessati affinché chiariscano perché nel caso di Tommasi & C. abbiano sollevato la questione di costituzionalità, mentre in quello degli avvocati amici di Conte abbiano chiesto l’archiviazione.  ---End text---  Author: GIACOMO AMADORI  Heading:   Highlight: L’imprenditore rivelò che ai «mediatori» non fregava alcunché del tipo di progetto   Il caso fu archiviato, ma per lo stesso reato la procura di Roma si rivolse alla Consulta    NERO SU BIANCO Il contratto della consulenza di Di Donna ed Esposito  Image:PROVA Il contratto presentato da Esposito e Di Donna LEGAMI A sinistra, l’avvocato Luca Di Donna, affiliato allo studio di Guido Alpa; in alto, l’ex premier Giuseppe Conte [Ansa]; in basso, un nostro articolo di ottobre 2021 -tit_org- Un contratto per le forniture sanitarie svela il sistema 5% del collega di Conte      Ecco il contratto: il 5% al collega di Conte   -sec_org-
]]></tp:ocr>
		<tp:writer>GIACOMO AMADORI</tp:writer>
		<guid isPermaLink="true">http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/15/2026041503154606499.PDF</guid>
	</item>
	</channel>
</rss>