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	<title>Rassegna online.</title>
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		<title><![CDATA[Al via la sesta edizione del Master in “Organizzazione e Management delle strutture e dei servizi sanitari” dell’Università di Palermo ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/11/2026041102939008347.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilfattonisseno.it" </b>  del 11 Apr 2026 </p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 10:24:00 +0200</pubDate>
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		<source Readership="3619" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/11/2026041102939008347.PDF"><![CDATA[ilfattonisseno.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://www.ilfattonisseno.it/2026/04/al-via-la-sesta-edizione-del-master-in-organizzazione-e-management-delle-strutture-e-dei-servizi-sanitari-delluniversita-di-palermo/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[ ilfattonisseno.itAl via la sesta edizione del Master in “Organizzazione e Management delle strutture e dei servizi sanitari” dell’Università di PalermoRedazione |4-5 minutiHa preso il via la sesta edizione del Master di II livello in Organizzazione e Management delle strutture e dei servizi sanitari (Or.Ma.S.S.S.) dell’Università degli Studi di Palermo, progettato nell’ambito di un accordo quadro con l’Istituto Superiore di Sanità e col patrocinio della Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (FIASO) e della Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM).Il Master, coordinato dal prof. Walter Mazzucco, Ordinario di Igiene generale ed applicata e Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Ateneo di Palermo, si propone di formare esperti in management sanitario, preparandoli a ricoprire ruoli dirigenziali apicali e di coordinamento nelle aziende ospedaliere, sanitarie e sociosanitarie e negli enti assistenziali pubblici e privati.Alla giornata inaugurale hanno partecipato per l’Università degli Studi di Palermo il Presidente della Scuola di Medicina, prof. Marcello Ciaccio, e il Direttore del Dipartimento PROMISE – Promozione della Salute, Materno-Infantile, di Medicina Interna e Specialistica di Eccellenza “G. D’Alessandro”, prof. Antonio Carroccio, per il Ministero della Salute il Direttore Generale delle Professioni Sanitarie del Servizio Sanitario, dott.ssa Gabriella Mainolfi, e il Direttore Generale per la Comunicazione del Ministero della Salute, dott. Giovanni Migliore, il Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità, dott. Andrea Piccioli, la Direttrice Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, dott.ssa Maria Grazia Furnari, il delegato della Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (FIASO), dott. Walter Messina, e il Presidente della Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (S.I.M.M), dott. Mattia Altini.Sono intervenuti, in qualità di docenti, Walter Ricciardi, Professore Ordinario di Igiene Generale ed Applicata presso l’U.C.S.C. di Roma, Immediate Past President della World Federation of Public Health Association, già Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, già Presidente della European Public Health Association; Mattia Altini, Direttore Generale presso l’Azienda Usl di Modena, Presidente della Società Italiana di Leadership e Management in Medicina; Silvio Brusaferro, Professore Ordinario di Igiene Generale ed Applicata presso l’Università degli Studi di Udine, già Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità; Americo Cicchetti, Direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, già Commissario di Age.Na.S. e già Direttore Generale della Programmazione del Ministero della Salute; Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE.«L’obiettivo del Master è quello di accrescere e approfondire le conoscenze e le competenze professionali in tema di management dei servizi e delle strutture sociosanitarie, declinandole nel contesto dell’organizzazione sanitaria, dei processi clinico-assistenziali, nonché dell’allocazione delle risorse, nella prospettiva della sostenibilità e delle decisioni basate sulle evidenze – spiega il prof. Walter Mazzucco – Il Master Or.Ma.S.S.S. è stato il primo, in Italia, a consentire ai partecipanti di conseguire in unica soluzione il Diploma di esperto in Organizzazione e Management delle Strutture e dei Servizi Sanitari e l’Attestato di formazione manageriale (ai sensi dell’articolo 21, commi 1 e 2, della Legge n. 118 del 05/08/2022 e dell’art. 1, comma 4, lettera c) del decreto legislativo 4 agosto 2018 n. 171, nonché degli articoli 15 e 16 quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n 502). Il percorso formativo – conclude il docente – è incardinato nel Dipartimento PROMISE dell’Università di Palermo e si avvale di un’ampia rete formativa, che include numerose aziende sanitarie e ospedali
ere, tra cui l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone”». 
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		<title><![CDATA[La nuova banca dati nazionale dei medici specialisti: una risposta sistematica tra carenze strutturali e la ricerca di soluzioni d’urgenza  ]]></title>
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		<description><![CDATA[<p style='color:#069;font-size:11px;font-style:italic;'><a href='http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/11/2026041103220908082.PDF' target="_blank" ><img src='http://gimbe.telpress.it/images/help/PDF_16.png' align="left" border='0'/></a> Estratto da pag. 1 di <b>"ilsicilia.it" </b>  del 11 Apr 2026 </p><p style='color:#444;font-size:11px;'>Istituita l''8 aprile 2026 la nuova banca dati nazionale dei medici specialisti, un’anagrafe dinamica realizzata dal Ministero della Salute in collaborazione con Istat e Co.Ge.A.P.S. per monitorare in tempo reale il fabbisogno del personale sanitario e per ottimizzare le assunzioni e la programmazione del SSN.</p>]]></description>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 09:34:00 +0200</pubDate>
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		<category domain=""><![CDATA[GIMBE]]></category>
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		<source Readership="458" Sales="0" Printing="0" url="http://gimbe.telpress.it/news/2026/04/11/2026041103220908082.PDF"><![CDATA[ilsicilia.it]]></source>
		<tp:url><![CDATA[https://ilsicilia.it/la-nuova-banca-dati-nazionale-dei-medici-specialisti-una-risposta-sistematica-tra-carenze-strutturali-e-la-ricerca-di-soluzioni-durgenza/]]></tp:url>
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		<tp:ocr><![CDATA[Cronache localiIl NetworkÈ stata istituita l’8 aprile 2026 la nuova banca dati nazionale dei medici specialisti, un’anagrafe dinamica realizzata dal Ministero della Salute in collaborazione con Istat e Co.Ge.A.P.S. per monitorare in tempo reale il fabbisogno del personale sanitario. Il sistema, operativo con effetto immediato, incrocerà i dati sulle certificazioni professionali e la distribuzione territoriale per ottimizzare le assunzioni e la programmazione del Servizio Sanitario Nazionale. L’attivazione della nuova banca dati nazionale dei medici specialisti, non è un mero aggiornamento burocratico, ma una risposta sistematica a una pressione demografica che ha raggiunto livelli critici. Il sistema sanitario si trova in una fase di transizione complessa con l’uscita massiccia dei professionisti appartenenti alla fascia d’età più elevata e richiederà una mappatura costante delle competenze. L’analisi dei flussi attuali evidenzia una sanità con forti discrepanze a livello regionale. Sebbene il numero di laureati sia in aumento, la strozzatura nel percorso di specializzazione ha rallentato per anni l’immissione di nuove risorse nei reparti ospedalieri. La nuova banca dati proverà a superare questa criticità, fornendo una visione in tempo reale della distribuzione territoriale delle diverse discipline mediche. I numeri ufficiali confermano la necessità di questo strumento: la carenza di medici di medicina generale ha superato le 5.700 unità (dato GIMBE, marzo 2026), con un carico assistenziale che supera abbondantemente i parametri di efficienza previsti. Oltre a un’analisi dettagliata non solo del quadro nazionale, proveremo a delineare la situazione specifica della Regione Sicilia. L’isola, infatti, rappresenta un osservatorio privilegiato per comprendere come l’insularità e le dinamiche migratorie dei professionisti sanitari stiano ridefinendo la tenuta dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) nel Sud Italia.  La centralizzazione delle informazioni sui medici specialisti è il pilastro su cui poggia la nuova strategia di monitoraggio. Per la prima volta, i dati della FNOMCeO, del sistema formativo universitario e del Co.Ge.A.P.S. confluiscono in un’unica piattaforma gestita dal Ministero della Salute e dall’Istat. Questo sistema permette di incrociare lo status giuridico del medico con la sua effettiva attività specialistica e la sua localizzazione geografica. Secondo i dati Istat di aprile 2026, gli specialisti attivi in Italia sono circa 217.000, ma la loro distribuzione non è omogenea. Discipline come la Medicina d’Urgenza e l’Anestesia presentano vuoti d’organico che arrivano al 30% in alcune aree del Paese. La banca dati dovrebbe consentire di identificare non solo dove mancano i medici, ma anche quali competenze specifiche siano necessarie per rispondere alle patologie prevalenti in determinati territori. Sono riportati i dati dei medici specialisti attivi nel sistema sanitario pubblico e privato per specializzazione prevalente esercitata, riferiti al 31 dicembre 2023 e 2024. I dati sono diffusi per genere, classi di età e regione dove è svolta l’attività lavorativa, per tutte le specializzazioni mediche riconosciute e aggregati per area di specializzazione.(Riferimento Dati: Ministero della Salute / Istat – Comunicato 01-08 Aprile 2026 Medici specialisti attivi)Ministero della Salute: dati medici specialistiDati Istat: Istat – Statistiche sui professionisti della salute- Medici specialisti attivi   L’inserimento della Sicilia nella nuova banca dati nazionale evidenzia una situazione di particolare complessità che riflette, in modo amplificato, le criticità strutturali del Paese. La regione non deve solo gestire il ricambio generazionale dei propri medici, ma deve farlo all’interno di una cornice di insularità che rende la distribuzione delle risorse umane un fattore determinante per la sopravvivenza dei presidi periferici. La geografia d
ella carenza: i numeri dei posti vacanti Secondo i dati estratti dal monitoraggio delle reti ospedaliere regionali aggiornati al primo trimestre 2026, la Sicilia presenta una pianta organica teorica che sulla carta appare sufficiente, ma che nella pratica soffre di un “tasso di vacanza” reale vicino al 22% per quanto riguarda l’area delle emergenze. Nelle province di Caltanissetta, Agrigento e Trapani, il deficit di medici specialisti in Medicina d’Accettazione e d’Urgenza (MECAU) ha raggiunto punte del 45% in alcuni presidi ospedalieri di base. Questo significa che quasi un medico su due manca all’appello nei turni di pronto soccorso, costringendo le direzioni sanitarie a una gestione acrobatica dei turni che spesso esorbita i limiti previsti dalla normativa sull’orario di lavoro. Il drenaggio verso il settore privato e la mobilità passiva Un dato numerico di estremo rilievo che emerge dall’incrocio tra la banca dati nazionale e le anagrafi regionali riguarda la migrazione dei professionisti. Nel solo biennio 2024-2025, circa il 14% dei medici specialisti siciliani sotto i 50 anni ha scelto di lasciare il rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario Regionale. Di questi, il 60% si è spostato verso strutture private accreditate della stessa regione, attratto da regimi di lavoro meno usuranti, mentre il restante 40% ha alimentato la mobilità verso il Nord Italia o l’estero.Questo fenomeno genera un doppio danno economico: la Regione investe nella formazione di specialisti che, una volta pronti, prestano la loro opera fuori dal sistema pubblico o addirittura fuori dai confini regionali, alimentando indirettamente la spesa per la mobilità passiva dei pazienti (circa 220 milioni di euro annui per la Sicilia).  L’impatto sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) I dati Agenas 2025 indicano che la Sicilia fatica a mantenere i punteggi minimi di efficienza in alcune aree grigie della specialistica. In particolare, la cardiologia interventistica e la chirurgia vascolare mostrano tempi di attesa superiori alla media nazionale del 18%. La nuova banca dati evidenzia come questa lentezza non sia dovuta a una mancanza di macchinari, ma a una distribuzione “a macchia di leopardo” degli specialisti.Mentre le aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina godono di una copertura che sfiora il 92%, le aree interne e le isole minori soffrono di una carenza cronica. In queste zone, la presenza di “medici gettonisti” o di personale reclutato tramite cooperative esterne ha raggiunto un costo stimato per le casse regionali di oltre 45 milioni di euro nel 2025, una cifra che la nuova programmazione ministeriale punta a ridurre drasticamente attraverso la stabilizzazione dei percorsi formativi regionali. Verso una gestione dinamica La Sicilia sta cercando di rispondere a questi dati attraverso l’attivazione di bandi specifici per le zone disagiate, offrendo incentivi economici e di carriera. Tuttavia, il monitoraggio del 2026 suggerisce che senza una riforma dei tetti di spesa per il personale e una maggiore attrattività dei contratti pubblici, la banca dati nazionale continuerà a registrare un travaso costante di competenze verso settori più remunerativi, lasciando la rete ospedaliera pubblica regionale in una condizione di cronica sofferenza. (Riferimento Dati: Rapporto Agenas 2025)RIFERIMENTO: Agenas – Monitoraggio Reti Ospedaliere Regionali Portale statistico Agenas: https://stat.agenas.it/web/index.php?r=public%2Findex&report=30 La carenza dei medici di famiglia non è più una previsione statistica, ma una realtà documentata che incide direttamente sulla qualità dell’assistenza territoriale. Il rapporto della Fondazione GIMBE del 17 marzo 2026 traccia un quadro estremamente preoccupante: la mancanza di oltre 5.700 medici di medicina generale si traduce in una scopertura che interessa milioni di cittadini, privandoli del primo e più importante punto di contatto con il Servizio Sanitario
 Nazionale. L’impatto sulla quotidianità del cittadino Per la cittadinanza, questa dinamica si manifesta innanzitutto come una progressiva perdita del diritto alla scelta. In molte aree del Paese, specialmente nelle zone rurali e nelle periferie delle grandi città, il cittadino che deve cambiare medico o il giovane che compie 18 anni si trova di fronte a un “blocco delle iscrizioni”: i medici attivi hanno già raggiunto il massimale di 1.500 assistiti e non possono accettare nuovi pazienti. Questo trasforma il diritto alla salute in una corsa burocratica, costringendo spesso le famiglie a spostarsi di molti chilometri per trovare uno studio medico con posti disponibili, rompendo quel legame di prossimità che è alla base della medicina territoriale. La saturazione degli studi medici ha ripercussioni immediate sui tempi di attesa per una semplice ricetta o per un consulto telefonico. Con un carico di 1.383 assistiti per medico (media nazionale che nasconde picchi locali ben superiori), il tempo medio che un professionista può dedicare a ogni singolo paziente si riduce drasticamente. La medicina generale, che dovrebbe basarsi sull’ascolto e sulla prevenzione, rischia di trasformarsi in una “medicina prescrittiva” rapida, dove la velocità sostituisce l’approfondimento clinico. Per il cittadino, ciò significa una percezione di abbandono e la difficoltà di trovare risposte a sintomi lievi che, se trascurati, possono evolvere in patologie croniche.  La pressione sui Pronto Soccorso e il fenomeno della “medicina d’attesa” L’effetto più visibile e drammatico della crisi territoriale è l’affollamento dei reparti di emergenza ospedaliera. Senza un filtro efficace sul territorio, il paziente che non riesce a contattare il proprio medico o che trova lo studio chiuso per l’impossibilità di trovare sostituti (fenomeno in crescita nel 2026) finisce inevitabilmente in Pronto Soccorso.I dati dei monitoraggi ministeriali indicano che oltre il 65% degli accessi nei presidi d’urgenza è classificato come “codice bianco” o “codice verde”, ovvero situazioni che avrebbero dovuto trovare soluzione in un ambulatorio di medicina generale. Questo genera un circolo vizioso: i cittadini attendono ore negli ospedali per problemi non urgenti, sottraendo risorse a chi è in pericolo di vita, mentre i medici ospedalieri, già stremati dalla mancanza di specialisti, si ritrovano a svolgere compiti di medicina primaria. Il risultato per la cittadinanza è la nascita della cosiddetta “medicina d’attesa”: lunghi mesi per una visita specialistica e lunghe ore per una consulenza urgente, con un conseguente aumento dello stress sociale e degli episodi di violenza verso il personale sanitario.  Disuguaglianze sociali e rinuncia alle cure Infine, la carenza dei medici di base colpisce in modo sproporzionato le fasce più deboli della popolazione. Il cittadino con maggiori risorse economiche può sopperire alle carenze del pubblico rivolgendosi alla sanità privata per esami e visite. Tuttavia, per gli anziani con polipatologie e per le famiglie a basso reddito, il medico di medicina generale resta l’unica bussola per orientarsi nel sistema. La sua assenza o il suo sovraccarico portano a un fenomeno registrato con preoccupazione dai report del 2026: la rinuncia alle cure. Molti cittadini smettono di fare prevenzione o di monitorare malattie croniche come il diabete o l’ipertensione semplicemente perché l’accesso al servizio è diventato troppo complesso.Questa dinamica non solo abbassa l’aspettativa di vita in salute della popolazione, ma prepara un’esplosione di costi futuri per il SSN, che si troverà a gestire pazienti in condizioni cliniche molto più gravi di quanto sarebbero state se fossero stati seguiti correttamente sul territorio. (Riferimento Dati: Fondazione GIMBE – Rapporto 17 Marzo 2026  / Dati Istat su salute e servizi sanitari) LINK AL DOCUMENTO: Rapporto GIMBE – Focus crisi dei medici di famiglia  L’integrazione tra la gestione strategica di Agenas e l’anagrafe formativa del Co.Ge.A.P.S. rappresenta il motore qualitativo della sanità italiana nel 2026. La convenzione sottoscritta il 26 gennaio 2026  ha definito i nuovi standard per l’Educazione Continua in Medicina (ECM), trasformando l’aggiornamento da obbligo formale a strumento di pianificazione dinamica. Risolvendo una situazione di stallo, che rischiava di paralizzare l’intero sistema dell’Educazione continua in Medicina, che coinvolge oltre un milione e mezzo di professionisti sanitari.La Convenzione regolamenta il sistema di acquisizione, archiviazione, controllo, gestione ed elaborazione dei dati necessari per la certificazione dei crediti formativi e la predisposizione degli strumenti per la gestione e lo sviluppo dei dossier formativi, individuali e di gruppo, che permettono ai professionisti di costruirsi una formazione “su misura” e calibrata secondo le loro necessità. Stabilisce, inoltre, i ruoli del Consorzio e dell’Agenzia e regola la parte finanziaria, sbloccando così i fondi per la formazione continua previsti dalla Legge.L’obiettivo di questa collaborazione è garantire che l’anagrafe dei medici non sia solo una lista di nomi, ma un database di competenze verificate. Attraverso il Co.Ge.A.P.S., il Ministero può ora monitorare in tempo reale quanti specialisti abbiano acquisito competenze in tecnologie avanzate, come la chirurgia robotica o la gestione della telemedicina. Questo livello di dettaglio è essenziale per la riorganizzazione prevista dal PNRR, che punta sulla digitalizzazione della cura. Agenas, dal canto suo, utilizza questi dati per valutare le performance delle strutture sanitarie regionali. Se un ospedale vanta un alto numero di specialisti ma i dati Co.Ge.A.P.S. indicano un basso aggiornamento nelle discipline di riferimento, il sistema genera un alert sulla qualità potenziale delle cure. Questo meccanismo di trasparenza permette di orientare i fondi per la formazione laddove le lacune sono più evidenti, assicurando che i 1,5 milioni di professionisti sanitari italiani siano allineati ai migliori standard internazionali. La certificazione delle competenze diventa così il parametro principale per la mobilità del personale e per l’assegnazione degli incarichi di alta specializzazione. (Riferimento Dati: Convenzione Agenas/Co.Ge.A.P.S. 26 Gennaio 2026) Comunicato stampa Stipula della Convenzione Agenas/Co.Ge.A.P.SLINK AL DOCUMENTO: Agenas – Agenas e Co.Ge.A.P.S per il futuro dell’Educazione Continua in MedicinaLa determinazione del numero di posti per le scuole di specializzazione è l’unico strumento a lungo termine per riequilibrare il sistema. Per l’anno accademico 2025/2026, il Ministero ha fissato il limite a 14.575 unità. Questo calcolo non è arbitrario, ma deriva dalla necessità di coprire le uscite previste per il triennio 2026-2028, durante il quale si verificherà il picco massimo di pensionamenti per i medici nati negli anni ’60. Secondo il sindacato Anaao Assomed, la vera criticità risiede nel disallineamento tra i posti banditi e le scelte dei giovani medici. Nonostante l’aumento complessivo dei contratti di formazione, branche essenziali come la Medicina d’Urgenza continuano a registrare una quota di posti non assegnati che sfiora il 20%. La nuova banca dati serve proprio a monitorare questi “buchi” formativi per permettere al Ministero di rimodulare l’offerta, eventualmente introducendo incentivi per le specialità meno richieste ma fondamentali per il funzionamento dei pronto soccorso. (Riferimento Dati: Gazzetta Ufficiale /  Proroga dei termini per lo scorrimento delle graduatorie degli idonei al corso di formazione specifica in medicina generale del triennio 2025-2028  Serie Generale n.30 del 06-02-2026)LINK AL DOCUMENTO: Gazzetta Ufficiale – Programmazione Formazione Medica  In attesa che la nuova programmazione formativa produca i suoi effetti — processo che rich
iede un ciclo di almeno cinque anni per ogni singolo specialista — il sistema sanitario italiano si trova costretto a ricorrere a misure di natura eccezionale.Lo strumento principale per evitare la paralisi di interi reparti, specialmente nelle aree di frontiera e nei presidi ospedalieri periferici, è rappresentato dalla gestione dei professionisti formati all’estero.  La portata del Decreto Milleproroghe 2026 Il Consiglio dei Ministri con l’approvazione del decreto-legge Milleproroghe 2026, e convertito in legge n. 26/2026, in vigore dal 1° marzo 2026, prevedeva tra le misure più rilevanti in ambito sanitario, la proroga – dal 31 dicembre 2025 al 31 dicembre 2027 – della deroga al riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie conseguite all’estero.La misura è contenuta all’articolo 2, comma 8-bis della Legge Flussi (legge 187/2024), pubblicata in Gazzetta Ufficiale, e si fonda sul meccanismo introdotto dall’articolo 13 del decreto-legge n. 18 del 2020. Viene contestualmente prorogata anche la disciplina dell’articolo 15, commi 1 e 4, del decreto-legge n. 34 del 2023, che consente l’esercizio temporaneo di professioni mediche e sanitarie in base a qualifiche ottenute fuori dai confini nazionali.La norma ha modificato il termine precedentemente fissato e permette alle strutture sanitarie, sia pubbliche che private, di reclutare medici e infermieri sulla base della sola iscrizione all’ordine del Paese di provenienza, bypassando temporaneamente il lungo iter di riconoscimento formale del titolo (la cosiddetta “equipollenza”) presso il Ministero della Salute. L’estensione contenuta nel decreto non riguarda solo il settore pubblico, ma apre una finestra fondamentale per le RSA e le cliniche convenzionate, anch’esse colpite da una carenza di organico che mette a rischio gli standard di sicurezza. Il legislatore ha previsto che i contratti stipulati sotto questa deroga possano avere una durata massima legata alla fine dello stato emergenziale di organico, fornendo una copertura legale solida alle aziende sanitarie che, in assenza di candidati nei concorsi ordinari, devono procedere con l’ingaggio di medici extracomunitari.  Le sessioni d’esame e le misure compensative Parallelamente alla deroga temporanea, il Ministero della Salute ha attivato un percorso di stabilizzazione attraverso le sessioni d’esame programmate per aprile 2026. Queste “misure compensative”, che si svolgono tra il 15 e il 23 aprile, sono destinate ai professionisti che intendono ottenere il riconoscimento definitivo della loro qualifica in Italia. L’iter prevede prove attitudinali rigorose che spaziano dalla conoscenza della normativa sanitaria nazionale alle competenze cliniche specifiche. I dati ministeriali indicano che la domanda di partecipazione a queste sessioni è cresciuta del 25% rispetto all’anno precedente, segno che molti medici stranieri, inizialmente giunti in Italia come soluzione temporanea, stanno cercando di integrarsi stabilmente nel tessuto del SSN. La banca dati nazionale gioca qui un ruolo chiave, monitorando quali professionisti abbiano superato le prove e possano essere dunque “convertiti” da personale in deroga a personale strutturato. L’impatto numerico e la tenuta del sistema Senza l’apporto dei medici stranieri, il deficit operativo del settore pubblico sarebbe insostenibile.  Le stime ufficiali di aprile 2026 indicano che i medici con titolo estero attualmente impiegati superano le 25.000 unità. In regioni come la Calabria e la Sicilia, il contributo di questi professionisti è diventato strutturale: in alcuni pronto soccorso, la componente di medici stranieri (molti dei quali provenienti dall’area caraibica o dall’Est Europa) copre oltre il 40% dei turni di guardia. Il Decreto Milleproroghe 2026 ha inoltre introdotto una clausola di monitoraggio semestrale: le Regioni devono comunicare al Ministero il numero esatto di professionisti in deroga impiegati, suddivi
si per specializzazione. Questo flusso di dati alimenta la grande anagrafe nazionale Istat-Ministero, permettendo di capire in quali territori la dipendenza dai titoli esteri sia più marcata. La sfida nel 2026 è garantire che questa “soluzione d’urgenza” non diventi un alibi per rallentare la programmazione nazionale, ma rimanga un ponte necessario verso la piena autosufficienza del sistema sanitario italiano, prevista non prima del 2030. (Riferimento Dati: Decreto Milleproroghe 2026 / Avviso Ministero Salute Aprile 2026 / Report Agenas sull’impiego di personale extra-UE) LINK AL DOCUMENTO: Ministero della Salute – Riconoscimento titoli e misure compensative RIFERIMENTO NORMATIVO: Gazzetta Ufficiale – Testo del Decreto Milleproroghe 2026Le aziende siciliane non posso più aspettare, serve un intervento che combatta concretamente la crisi energetica che sta colpendo il tessuto produttivo dell’Isola.Salvo Tomarchio è l’ospite della puntata n.360 di Bar Sicilia. Ex assessore della giunta Trantino, l’esponente di FI sbarca a Sala d’Ercole nel 2024.La 63^ puntata de La Buona Salute è dedicata all’oncologia ortopedica. Abbiamo visitato l’Ospedale Giglio di Cefalù, oggi punto di riferimento nazionaleVi abbiamo accompagnato tra le stanze di 19 splendidi Castelli di Sicilia alla scoperta delle bellezze dei territori siciliani. Un viaggio indimenticabile attraverso la storia, la cultura, l’enogastronomia e l’economia locale, raccontata dai protagonisti di queste realtà straordinarie.Copyright © ilSicilia | aut. Tribunale di Palermo n.11 del 29/09/2015 Editore: Mercurio Comunicazione Soc. Coop. A.R.L.Direttore Editoriale: Maurizio ScaglioneDirettore Responsabile: Maria Calabresep.zza Sant’Oliva, 9 – 90141 – Palermo – 091335557P.IVA: 06334930820Mercurio Comunicazione Società Cooperativa a r.l. è iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione al numero 26988Sito gestito da La Digitale srl – info@ladigitale.it   
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